Presidenza di Thomas Jefferson

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Presidenza Thomas Jefferson
Jefferson Portrait West Point by Thomas Sully.jpg
Il presidente Jefferson in un dipinto di Thomas Sully
StatoStati Uniti Stati Uniti
Capo del governoThomas Jefferson
(Partito Democratico-Repubblicano)
Giuramento4 marzo 1801
Governo successivo4 marzo 1809
Left arrow.svg Presidenza J. Adams Presidenza Madison Right arrow.svg

«Se per entrare in paradiso dovessi essere costretto ad appartenere a un partito politico, rinuncerei ad entrarvi... Sebbene la volontà della maggioranza debba sempre imporsi, questa volontà dev'essere ragionevole per potersi considerare giusta. Ogni divergenza di opinioni non è una diversità di princìpi.»

(T. Jefferson[1])

La presidenza di Thomas Jefferson ebbe inizio il 4 marzo del 1801 con l'inaugurazione e relativo insediamento del presidente degli Stati Uniti d'America e terminò il 4 marzo del 1809. Jefferson assunse l'incarico di presidente degli Stati Uniti d'America dopo essere riuscito a battere il presidente John Adams suo predecessore alle elezioni presidenziali del 1800.

In questa competizione elettorale il Partito Democratico-Repubblicano spazzò via il Partito Federalista avversario, inaugurando così una generazione di predominio nella politica americana. Dopo aver servito per due mandati consecutivi a Jefferson succederà il Segretario di Stato James Madison, anch'egli affiliato ai Democratici-Repubblicani. Entrò in carica ben deciso a far marcia indietro sul programma Federalista degli anni 1790. La sua Amministrazione ridusse le tasse, le spese governative e il debito pubblico e abrogò gli Alien and Sedition Acts.

Negli affari di politica estera i principali sviluppi furono il gigantesco acquisto della Louisiana dal Primo Impero francese nel 1803, un embargo contro il commercio con il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda e la stessa Francia, ed il peggioramento delle relazioni con la Gran Bretagna, mentre gli Stati Uniti cercavano di rimanere neutrali nel bel mezzo delle guerre napoleoniche che stavano travolgendo l'intero continente europeo.

Stabilì la United States Military Academy, usò la United States Navy per proteggere il naviglio mercantile dai pirati degli Stati barbareschi del Nordafrica e sviluppò un piano per proteggere i porti degli Stati Uniti da un'eventuale invasione straniera mediante l'utilizzo di piccole cannoniere (progetto che si rivelerà però del tutto inutile quando scoppierà la guerra anglo-americana). Autorizzò inoltre la spedizione di Lewis e Clark per esplorare il Territorio della Louisiana e il Nord-ovest Pacifico.

Nel corso del suo secondo mandato l'attenzione del presidente si concentrò sul procedimento penale a carico dell'ex Vicepresidente Aaron Burr accusato di alto tradimento - ma che si concluse con un'assoluzione piena - e sulla questione dello schiavismo, in particolare la Tratta atlantica degli schiavi africani la cui importazione dall'estero venne abolita (vedi abolizione della tratta degli schiavi). Nel 1806 denunciò il commercio internazionale di schiavi come una "violazione dei diritti umani" e chiese al Congresso di criminalizzarlo; verrà così approvata l'anno seguente a legge che vieta l'importazione di schiavi (Act Prohibiting Importation of Slaves).

La firma autografa del presidente Jefferson.

Le crescenti tensioni tra Stati Uniti e Gran Bretagna dominarono invece gli ultimi anni della presidenza, quando la Royal Navy comincerà ad intimorire i marinai delle navi americane fino al punto di attaccarle apertamente. Jefferson rifiutò la prospettiva di una guerra, usando al suo posto le minacce economiche e gli embarghi, che alla fine danneggiarono più gli stessi Stati Uniti che l'impero britannico. Le dispute continueranno anche dopo che Jefferson lasciò l'ufficio, portando alla fine alla Guerra anglo-americana del 1812.

Jefferson, la cui reputazione è diminuita e si è diffusa negli anni, è stato memorizzato in molti modi. È, come risultato del suo contributo nel plasmare la filosofia politica repubblicana della nazione, costantemente inserito a primi posti nelle indagini degli storici accademici e degli scienziati politici o dell'opinione pubblica, come uno dei presidenti più stimati della nazione (vedi classifica storica dei presidenti degli Stati Uniti d'America).

Elezioni presidenziali del 1800[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1800.

«Siamo tutti Federalisti, siamo tutti Repubblicani»

(T. Jefferson[2].)

Jefferson era già stato candidato alle elezioni presidenziali del 1796 come Repubblicano-Democratico, ma finì secondo nel conteggio dei grandi elettori dietro al Federalista John Adams; seguendo le regole allora in vigore, questo risultato lo fece diventare di diritto Vicepresidente[3].

In tale ruolo si oppose fermamente al programma Federalista, inclusi gli Alien and Sedition Acts, e la nazione divenne così sempre più polarizzata tra i due schieramenti. Jefferson e Adams furono ancora una volta i principali candidati presidenziali dei loro rispettivi partiti anche alle elezioni presidenziali del 1800 e Aaron Burr si ritrovò candidato alla Vicepresidenza[4].

I risultati elettorali.

La campagna elettorale del presidente incumbent fu sostanzialmente indebolita dalle tasse impopolari e dalle feroci lotte interne al proprio partito politico sulle azioni da lui adottate nella Quasi-guerra[5]. I Repubblicani-Democratici accusarono i Federalisti di essere segretamente favorevoli alla monarchia, mentre questi ultimi accusarono Jefferson di essere un libertino senza dio schiavo dei francesi[6].

Sotto il sistema elettorale in vigore in quel momento i membri del Collegio elettorale avevano il permesso di votare per due nomi contemporaneamente per la carica di presidente; qualsiasi legame sarebbe stato infine deciso in un'elezione contingente nella Camera dei Rappresentanti. Jefferson e Burr ricevettero 73 voti elettorali, mentre Adams concluse al terzo posto con 65 preferenze[7].

La Camera, ancora controllata dai Federalisti, tenne la seduta decisiva nel febbraio del 1801 per scegliere tra Jefferson e Burr; sebbene alcuni Federalisti preferissero Burr, il loro leader Alexander Hamilton optò fortemente a favore di Jefferson. Al trentaseiesimo scrutinio un numero sufficiente di membri federalisti del Congresso si astenne dal voto per consentirgli di vincere[8].

Jefferson considerò il successo ottenuto come "la seconda rivoluzione americana", e sperò di trasformare il paese limitando al massimo i compiti del Governo federale e indebolendo il potere delle élite[9].

Inaugurazione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Insediamento del presidente degli Stati Uniti d'America.

La prima cerimonia inaugurale della nuova presidenza si tenne il 4 marzo del 1801, essa fu la prima a svolgersi nella nuova capitale della nazione Washington[10]. Quella mattina una compagnia di artiglieria a Capitol Hill sparò una salva di colpi di cannone per dare il benvenuto allo spuntar del giorno; per la prima volta il neo-presidente consegnò una copia del proprio discorso ad un giornale - il National Intelligencer - affinché fosse pubblicato e reso disponibile subito dopo essere stato pronunciato[11].

Saranno 1.721 parole lette nell'"Old Senate Chamber" del Senato al Campidoglio. Jefferson non fu un forte oratore e il pubblico riuscì a malapena a catturare il senso di quello che veniva detto, una richiesta decisa di unità nazionale. Il discorso venne quindi ampiamente ristampato e celebrato dai Democratici-Repubblicani in tutto il paese come una chiara dichiarazione dei principali assunti del partito politico[12].

Il giuramento presidenziale venne amministrato dal Presidente della Corte Suprema John Marshall[10]. Il presidente uscente John Adams aveva lasciato la capitale quello stesso giorno e pertanto non sarà presente alla cerimonia[13].

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

«T. Jefferson: un gentiluomo in grado di calcolare un'eclissi, valutare una proprietà, legare un'arteria, progettare un edificio, dibattere una causa in aula, domare un cavallo, ballare un minuetto e suonare il violino»

(John Fitzgerald Kennedy, 1961[14])

Gli avvenimenti salienti della presidenza Jefferson saranno i seguenti:

1801
Gli Stati Uniti fino al 1802.
1802
1803
1804
Gli Stati Uniti nel 1805.
1805
1806
1807
1808
1809

Gabinetto ministeriale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Gabinetto degli Stati Uniti d'America e Governo federale degli Stati Uniti d'America.
Partiti politici

      Democratico-Repubblicano       Federalista       Indipendente

Dipartimento Incarico Ritratto Nome Mandato
Inizio Termine
1840s US presidential seal.png Presidente  
Reproduction-of-the-1805-Rembrandt-Peale-painting-of-Thomas-Jefferson-New-York-Historical-Society 1.jpg
Thomas Jefferson 4 marzo 1801 4 marzo 1809
US Vice Presidents Seal 1948 EO illustration.jpg Vicepresidente  
Vanderlyn Burr.jpg
Aaron Burr 4 marzo 1801 4 marzo 1805
 
George Clinton by Ezra Ames.jpg
George Clinton 4 marzo 1805 4 marzo 1809
US Department of State seal letterhead.png Segretario di Stato   LeviLincoln.gif Levi Lincoln Senior 5 marzo 1801 1º maggio 1801
  Jm4.gif James Madison 2 maggio 1801 3 marzo 1809
US-DeptOfTheTreasury-Seal-AltColorsShaded.svg Segretario al Tesoro  
Samuel Dexter.jpg
Samuel Dexter 4 marzo 1801 13 maggio 1801
 
AlbertGallatin.jpeg
Albert Gallatin 14 maggio 1801 4 marzo 1809
Seal of the United States Department of War.png Segretario alla Guerra  
Henry Dearborn by Gilbert Stuart.jpeg
Henry Dearborn 5 marzo 1801 4 marzo 1809
Flag of the United States Attorney General.svg Procuratore generale  
LeviLincoln.gif
Levi Lincoln Senior 5 marzo 1801 3 marzo 1805
 
John Breckinridge (1760-1806).jpg
John Breckinridge 7 agosto 1805 14 dicembre 1806
 
Rodneycaesara3.jpg
Caesar Augustus Rodney 20 gennaio 1807 4 marzo 1809
Seal of the United States Department of the Post Office.svg Direttore generale delle poste  
Joseph Habersham.png
Joseph Habersham 4 marzo 1801 28 novembre 1801
 
Gideon Granger.jpg
Gideon Granger 28 novembre 1801 4 marzo 1809
Seal of the United States Department of the Navy (1879-1957).png Segretario alla Marina  
Benjamin Stoddert SecNavy.jpg
Benjamin Stoddert 4 marzo 1801 31 marzo 1801
 
Robert Smith SecNavy.jpg
Robert Smith 27 luglio 1801 4 marzo 1809

Entro il luglio del 1801 il presidente completò le nomine per il suo Gabinetto, composto dal Segretario di Stato James Madison, dal Segretario al Tesoro Albert Gallatin, dal Segretario alla Guerra Henry Dearborn, dal Procuratore generale Levi Lincoln Senior e dal Segretario alla Marina Robert Smith.

Dopo la decisione presa di perseguire la presidenza nelle elezioni contingenti Aaron Burr venne escluso da qualsiasi ulteriore ruolo nell'Amministrazione. Jefferson cercherà sempre di assumere scelte collettive con i propri ministri e l'opinione di ciascun membro venne richiesta prima che il presidente si pronunciasse sulle questioni più importanti[15].

Gallatin e Madison rimasero particolarmente influenti all'interno del Gabinetto; detennero difatti le due posizioni più importanti e continuarono quindi a fungere da "luogotenenti" chiave di Jefferson[16].

Patrocinio e federalisti[modifica | modifica wikitesto]

Quando Adams entrò in carica nel 1797, condusse molti dei sostenitori del presidente uscente George Washington nella sua nuova Amministrazione; di conseguenza il Governo federale subì ben pochi cambiamenti durante questo passaggio di consegne, la prima transizione presidenziale della storia degli Stati Uniti d'America. Con l'elezione di Jefferson nel 1800 vi fu invece un vasto trasferimento di potere tra le parti, non più quindi semplicemente una transizione tra presidenti[17].

Come fu entrato in carica il neoeletto assunse ed utilizzò ampiamente il potere di nomina per ricoprire molte posizioni governative che erano state a lungo detenute dagli esponenti del Partito Federalista. Jefferson cercò di resistere alle richieste dei suoi compatrioti del Partito Democratico-Repubblicano di rimuovere in massa tutti i Federalisti dalle loro cariche, ma sostenne che fosse suo pieno diritto sostituire gli alti funzionari governativi, compresi quelli del Gabinetto federale[18].

Sostituì inoltre anche gli incaricati federali di basso rango che avevano dimostrato un comportamento scorretto o quanto meno troppo partigiano. Il rifiuto del presidente di richiedere una sostituzione completa degli incaricati federali sotto un sistema di spoils system verrà seguito anche dai suoi diretti successori almeno fino all'elezione della presidenza di Andrew Jackson nel 1828[19].

Nomine giuridiche[modifica | modifica wikitesto]

Fonti:[20][21]

# Nome Seggio Stato Succeduto a Nomina Conferma Inizio
servizio attivo
Termine
servizio attivo
1 William Johnson Carolina del Sud Carolina del Sud Alfred Moore 22 marzo 1804 24 marzo 1804 26 marzo 1804 4 agosto 1834
2 Henry Brockholst Livingston New York New York William Paterson 13 dicembre 1806 17 dicembre 1806 10 novembre 1806[22] 18 marzo 1823
3 Thomas Todd Virginia Virginia Carica istituita 28 febbraio 1807 2 marzo 1807 3 marzo 1807 7 febbraio 1826
Il giudice associato della Corte suprema William Johnson ebbe una filosofia giudiziaria ferocemente indipendente.

Il presidente nominerà tre persone alla Corte Suprema durante il proprio mandato; il primo posto vacante sorse a causa delle dimissioni di Alfred Moore. Determinato a nominare un esponente del Partito Democratico-Repubblicano proveniente da uno degli Stati federati non ancora rappresentati Jefferson selezionò William Johnson (giurista), un giovane avvocato che in precedenza aveva prestato servizio come giudice d'appello nella Carolina del Sud[23].

Dopo la morte di William Paterson (giudice) avvenuta nel 1806 il presidente chiamò a succedergli Henry Brockholst Livingston, un giudice della Corte Suprema dello Stato di New York; dopo che il Congresso aggiunse un ulteriore seggio alla massima Corte con il Seventh Circuit Act of 1807, Jefferson chiese ai singoli parlamentari le loro raccomandazioni su come riempire il posto vacante[24].

Sebbene l'esponente della Camera dei Rappresentanti George Washington Campbell del Tennessee sia emerso come la scelta più popolare al Congresso, Jefferson non volle però alla fine scegliere un membro ancora in carica. Nominò invece Thomas Todd, classificatosi secondo in popolarità, che aveva servto come capo della Corte d'appello del Kentucky[25].

Il presidente sperò che le sue nomine avrebbero indebolito l'influenza del Partito Federalista sulla Corte Marshall; ma, con la parziale eccezione di Johnson, le sue nomine tesero invero a sostenere le decisioni del presidente della Corte John Marshall[26].

William Cranch divenne uno dei giudici federali più longevi della storia statunitense, servendo ininterrottamente per quasi 50 anni.
# Nome Circuito Nomina Conferma Inizio servizio
attivo
Termine servizio
attivo
1 William Kilty Distretto di Columbia Distretto di Columbia 6 gennaio 1802 26 gennaio 1802 23 marzo 1801[27][28] 27 gennaio 1806
2 Henry Potter 6 gennaio 1802 26 gennaio 1802 9 maggio 1801[27][29] 7 aprile 1802
3 Dominic Augustin Hall 6 gennaio 1802 26 gennaio 1802 1º luglio 1801[27][28] 1º luglio 1802[30]
4 Edward Harris 27 aprile 1802 29 aprile 1802 3 maggio 1802[29] 1º luglio 1802[30]
5 Nicholas Battalle Fitzhugh Distretto di Columbia Distretto di Columbia 21 novembre 1803 25 novembre 1803 25 novembre 1803[29] 31 dicembre 1814
6 William Cranch Distretto di Columbia Distretto di Columbia 21 febbraio 1806 24 febbraio 1806 24 febbraio 1806[31] 1º settembre 1855
7 Allen Bowie Duckett Distretto di Columbia Distretto di Columbia 28 febbraio 1806 3 marzo 1806 17 marzo 1806[29] 19 luglio 1809

Jefferson elesse infine anche sette magistrati del circuito giudiziario e nove giudici distrettuali.

# Nome Corte Nomina Conferma Inizio servizio
attivo
Termine servizio
attivo
1 David Leonard Barnes Rhode Island Rhode Island 6 gennaio 1802 26 gennaio 1802 30 aprile 1801[27] 3 novembre 1812
2 William Stephens Georgia Georgia 6 gennaio 1802 26 gennaio 1802 22 ottobre 1801[27] 13 ottobre 1818
3 Henry Potter Carolina del Nord Carolina del Nord 6 aprile 1802 7 aprile 1802 7 aprile 1802 20 dicembre 1857
4 Charles Willing Byrd Ohio Ohio 1º marzo 1803 3 marzo 1803 3 marzo 1803 25 agosto 1828
5 John Samuel Sherburne New Hampshire New Hampshire 22 marzo 1804 24 marzo 1804 26 marzo 1804 2 agosto 1830
6 Dominic Augustin Hall Distretto del territorio di Orleans 30 novembre 1804 30 novembre 1804 11 dicembre 1804 30 aprile 1812
7 Matthias Burnett Tallmadge New York New York 20 dicembre 1805 23 dicembre 1805 12 giugno 1805[32] 9 aprile 1814[33]
8 Pierpont Edwards Connecticut Connecticut 21 febbraio 1806 24 febbraio 1806 24 febbraio 1806 5 aprile 1826
9 James Houston Maryland Maryland 19 aprile 1806 21 aprile 1806 21 aprile 1806 8 giugno 1819

Negli ultimi giorni della sua presidenza Adams aveva nominato numerosi giudici federali per poter ricoprire le posizioni create dalla legge Midnight Judges Act del 1801; i Repubblicani-Democratici rimasero altamente indignati per la nomina di questi "giudici di mezzanotte", quasi tutti schierati politicamente[34].

Jefferson e i suoi alleati cercarono di rovesciare la disposizione, in parte perché non credevano che le nuove posizioni giudiziarie fossero necessarie e in parte per indebolire l'influenza degli avversari sui tribunali. I Federalisti si opposero con veemenza a questo piano sostenendo invero che il Congresso non aveva il potere di abolirle in quanto già occupate; alla fine, nonostante queste obiezioni, i Rep-Dem approveranno una nuova Judiciary Act entro l'anno seguente, che in gran parte ripristinò la struttura che aveva prevalso prima del 1801[35].

L'amministrazione di Jefferson si rifiuterà inoltre di consegnare le relative commissioni ad alcuni degli incaricati che avevano già ottenuto la conferma dal Senato, ma che non avevano ancora assunto formalmente la carica; uno di essi, William Marbury, citò in giudizio il Segretario di Stato James Madison per costringerlo a consegnargliela. Nel caso Marbury contro Madison del 1803 la Corte Suprema sentenziò contro il primo, ma stabilì anche il precedente della revisione giudiziaria, rafforzando in tal maniera lo stesso sistema del potere giudiziario federale[35].

Con una predominanza Federalista anche dopo il passaggio del Judicial Act, i sostenitori del presidente imposero l'impeachment contro John Pickering e il giudice associato della Corte Suprema Samuel Chase. I membri del Congresso federalista vi si opposero fortemente, criticandoli come attacchi all'indipendenza della magistratura[36].

Pickering, che spesso presiedeva i casi mentre si trovava in stato di ubriachezza, venne condannato nel 1804; tuttavia l'azione contro Chase si rivelò ben più difficile. Mentre si trovava in servizio questi aveva espresso frequentemente tutto il suo scetticismo sulla democrazia, prevedendo che la nazione sarebbe "sprofondata nell'Oclocrazia", pur non si era dimostrato incompetente nello stesso modo del collega. Diversi senatori jeffersoniani si unirono quindi ai Federalisti per opporsi alla sua rimozione, tanto che Chase rimase sul proprio seggio fino alla morte avvenuta nel 1811[37].

Sebbene i Federalisti non avrebbero mai riguadagnato il potere politico che avevano tenuto durante gli anni 1790 la Corte Marshall continuò a riflettere quegli ideali fino alla metà degli anni 1830[38].

Emendamenti costituzionali[modifica | modifica wikitesto]

In risposta al legame intercorrente del Collegio elettorale degli Stati Uniti d'America che si era venuto a creare tra lo stesso Jefferson e Burr in occasione delle elezioni presidenziali del 1800 il Congresso decise di far approvare un emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti d'America il quale previde una procedura rinnovata per l'elezione del Presidente e del suo Vicepresidente sottoponendolo alle legislature statali per la ratifica di rito a partire dal dicembre del 1803[39].

Il XII emendamento venne così ratificato dal numero richiesto di Stati federati (cioè 13) entrando in tal modo far parte della Carta costituzionale nel giugno seguente[39].

Il nuovo stato dell'Ohio.

Nuovi Stati ammessi nell'Unione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Evoluzione territoriale degli Stati Uniti d'America, Regioni storiche degli Stati Uniti d'America, Suddivisioni degli Stati Uniti d'America e Stati per data di entrata negli Stati Uniti d'America.

Un nuovo Stato, l'Ohio, venne ammesso nell'Unione mentre Jefferson si trovava in carica. La data esatta rimane incerta; il 30 aprile del 1802 il 7º Congresso approvò un atto "che autorizzava gli abitanti dell'Ohio a formare una Costituzione e un governo statale per la sua successiva ammissione nell'Unione". Il 19 febbraio successivo fu invece promulgato un atto ulteriore "che prevedeva l'esecuzione delle leggi degli Stati Uniti nello Stato dell'Ohio".

Non pare tuttavia che sia mai stata fissata una data formale per l'avvio della sovranità; la data ufficiale non sarà stabilita fino al 1953, quando l'83º Congresso approvò una risoluzione congiunta che designò il 1º marzo del 1803 come il termine ultimo di ammissione[40]. Si trattò del primo Stato creato a partire dal Territorio del nord-ovest.

Affari interni[modifica | modifica wikitesto]

Democrazia jeffersoniana[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la rivoluzione americana molti Federalisti sperarono che il sistema sociale sarebbe in gran parte rimasto così com'era stato durante l'era delle Tredici colonie, ma Jefferson si dimostrerà invece ben deciso a rompere radicalmente con l'ordinamento sociale preesistente[41]; sostenne quindi una filosofia politica che gli storici avrebbero in seguito denominato democrazia jeffersoniana, caratterizzata dalla fede nel modello di vita del ruralismo dei possidenti del Sud e da tutta una serie di rigidi limiti dati al Governo federale.

In un mondo in cui ben pochi credevano nella democrazia e nell'egualitarismo la visione di Jefferson dell'uguaglianza politica per gli uomini bianchi si distinse da quella di molti tra gli altri Padri fondatori degli Stati Uniti d'America i quali per lo più proseguirono nella credenza secondo cui solamente i ricchi e i potenti avrebbero dovuto accollarsi il compito di guida della nazione[42].

Sotto la pressione dei suoi Democratici-Repubblicani gli Stati federati accolsero sempre più l'idea del suffragio universale dei maschi bianchi adulti, eliminando in tal maniera i prerequisiti del possesso di una qualche proprietà privata. L'espansione del diritto di voto e la mobilitazione della "gente comune" assicurarono sul fatto che anche tutti coloro che si erano sempre ritrovati al di fuori della classe sociale dell'élite aristocratica-intellettuale-economica avessero da allora in poi avuto la stessa possibilità di diventare funzionari governativi; questo in special modo negli Stati Uniti d'America nord-orientali[43].

Prima del 1790 la campagna elettorale veniva considerata come "un'interferenza" sul diritto di ogni cittadino di pensare e votare in modo indipendente; senza alcuna concorrenza per gli incarichi posti in palio l'affluenza degli aventi diritto rimase spesso relativamente bassa, a volte inferiore al 5% degli "ammissibili al voto"[44]. Con l'avvento del sistema bipartitico molte regioni videro la partecipazione degli elettori salire fino al 20% entro il decennio 1790 e all'80% durante la presidenza Jefferson. L'autore Wood scrive che "secondo gli standard dell'inizio del XIX secolo l'America possedeva la politica elettorale maggiormente rivolta al popolo del mondo"[45].

"We the People", preambolo della Costituzione degli Stati Uniti d'America.

L'egualitarismo dell'epoca si estese anche oltre il semplice diritto di voto, poiché la pratica della servitù debitoria regredì costantemente e le tradizionali gerarchie in materia di occupazione e istruzione cominciarono a venire messe seriamente in discussione[46]; in un riflesso della sua stessa fede nell'egualitarismo il presidente ruppe con molti dei precedenti stabiliti dalla presidenza di George Washington prima e dalla presidenza di John Adams poi.

Jefferson prese a ricevere i visitatori senza più tenere conto né dando alcun riguardo allo status sociale, interruppe la consuetudine di tenere discorsi al Congresso di persona ed infine impose un cerimoniale assai meno formale agli eventi e ricevimenti della Casa Bianca[47].

In reazione all'espansione della franchigia anche i Federalisti iniziarono ad adottare tecniche partigiane, come l'organizzazione locale del partito politico, i giornali "di parte" e l'istituzione di società ausiliarie atte a collaborare e propagandare gli interessi particolari di alcuni gruppi e categorie[48].

I Federalisti accettarono pacificamente il trasferimento del potere esecutivo ai Democratici-Repubblicani nel 1800, sebbene la maggior parte dei suoi leader continuò a sperare vivamente che si sarebbe trattato solo di "un'anomalia" temporanea; in molti continuarono a prestare il loro servizio negli uffici statali o locali, seppur alcuni eminenti voci tra loro come quelle di John Jay e Charles Cotesworth Pinckney si siano a questo punto ritirate a vita privata[49].

Riflettendo i timori di altri giovani ambiziosi Federalisti John Quincy Adams ebbe l'occasione di far notare che "l Partito Federalista è stato completamente e irrevocabilmente abbandonato... non potrà mai più riprendersi e non sarà mai riportato in vita"[50].

Mentre la presidenza di Jefferson proseguiva lungo il cammino che si era propriamente assegnata la predizione di Adams avrà modo di dimostrarsi assai accurata; da questo momenti in poi i Federalisti lottarono sempre più faticosamente per poter continuare a competere anche al di fuori dalla Nuova Inghilterra[51].

Politica fiscale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Crisi della Nullificazione § Antefatti e contesto storico 1787 - 1816.
L'Indian Peace Medal dedicata al presidente.

Gran parte del piano iniziale di Jefferson si concentro sull'annullamento del programma federalista degli anni 1790; subito dopo essere entrato in carica abrogò le restanti disposizioni degli Alien and Sedition Acts e concesse il perdono a tutte e dieci le persone che erano state perseguite in base ad essi[52]. Cominciò quindi anche a smantellare il sistema fiscale di Hamilton, questo con l'aiuto del Segretario al Tesoro Albert Gallatin[53].

L'Amministrazione di Jefferson eliminò pertanto l'accisa sulla produzione e rivendita di whisky oltre ad altre imposte dopo aver chiuso gli "uffici inutili" e ridotto tutti gli "inutili costi e stabilimenti"[54][55]. Dopo l'abrogazione di queste tasse oltre il 90% delle entrate federali provenivano esclusivamente da un dazio all'importazione[56]; nonostante la precedente opposizione presidenziale all'istituzione di una banca nazionale Gallatin persuase Jefferson a mantenere operativa la Prima banca degli Stati Uniti d'America[57]. Con l'abolizione del programma federalista molti americani ebbero così ben pochi contatti diretti con il governo federale, ad eccezione dell'United States Postal Service[58].

L'obiettivo finale dell'Amministrazione era quello abolire il debito nazionale, che riteneva essere intrinsecamente pericoloso ed immorale[56]; sebbene Gallatin e Jefferson non trovassero lo spreco del governo federale tanto quanto si aspettavano i loro tagli fiscali e le condizioni economiche favorevoli che persistevano per gran parte della presidenza permisero loro di gestire favorevolmente le eccedenze di bilancio[59]. Jefferson ridusse anche le unità del l'United States Army e dell'United States Navy, ritenendoli in gran parte non necessari in tempo di pace[60]. Trasformò quest'ultima in una flotta composta da cannoniere economiche usate solo per la difesa, con l'idea che non avrebbero provocato ostilità all'estero[54].

La sua Amministrazione licenziò numerosi soldati, lasciando l'esercito con soli 3.350 ufficiali e i soldati arruolati[56]. Alla fine dei suoi due termini Jefferson aveva abbassato il debito nazionale da $ 83 milioni fino a portarlo a $ 57 milioni[61]. Nel 1806, credendo che il paese avrebbe presto abolito il suo debito nazionale, il presidente propose di allargare l'esercito e approvare un emendamento costituzionale per consentire esplicitamente al Congresso di spendere fondi per miglioramenti interni (opere pubbliche) e l'istruzione, ma queste proposte non furono prese in considerazione[62]. Quello stesso anno l'assemblea parlamentare autorizzò invece la costruzione della National Road, un percorso progettato per collegare la costa orientale a Saint Louis, sebbene la costruzione sulla strada non iniziò prima del 1811[63].

Controversia Yazoo[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del XIX secolo gran parte della "frontiera americana" (quel vasto spazio di territorio che verrà di lì a poco conosciuto come il West) rimaneva soggetta alla rivendicazioni concorrenti dei coloni, degli speculatori terrieri e dei Nativi americani degli Stati Uniti d'America. Le terre Yazoo (Yazoo lands) della Georgia occidentale non fecero eccezione a questo stato di cose ed anzi giunsero ad emergere puntualmente come una delle questioni di maggior attrito durante l'Amministrazione in corso[64].

In quello che divenne noto come "lo scandalo della terra Yazoo" lo Stato federato georgiano si era impegnato in una massiccia truffa immobiliare vendendo autonomamente ampi tratti di terra; questo prima di far approvare retroattivamente una legislazione la quale invalidò la totalità delle sovvenzioni concesse[65].

Con il patto siglato nel 1802 il Governo federale acquistò la Georgia occidentale (le odierne unità statali dell'Alabama e del Mississippi), accettò quindi di far estinguere tutte le pregresse rivendicazioni dei Nativi presenti da sempre nella regione ed infine anche di risolvere tutte le richieste di coloro che si erano ritrovati defraudati nello scandalo[66].

Il giovane piantatore sudista John Randolph in un ritratto di Gilbert Stuart.

A partire dal 1804 il presidente tentò di risarcire equanimemente i truffati concedendo alcune delle terre acquisite attraverso l'accordo, ma il membro del Congresso John Randolph riuscì a mobilitare l'opposizione alla proposta, criticandola come "un esplicito omaggio alla speculazione"[67].

L'incidente segnò l'avvio di una faziosità localistica tutta interna al Partito Democratico-Repubblicano e che sarebbe risultata assai problematica sia per Jefferson che per la successiva Presidenza di James Madison, in quanto il gruppo denominato "tertium quids" di Randholp non si astenne dal criticare ferocemente ed in una maniera assai "libera" i presidenti del loro stesso partito politico[68].

Le polemiche scatenatisi sulle terre Yazoo sarebbero proseguite fino al 1814, quando l'Assemblea congressuale accoglierà alla fine la richiesta di cominciare a risarcire i ricorrenti in giudizio[69].

Spedizioni esplorative[modifica | modifica wikitesto]

Ancor prima dell'acquisto della Louisiana avvenuto nel 1803 la presidenza aveva cominciato a pianificare una spedizione esplorativa che avrebbe dovuto toccare i territori ad Ovest del fiume Mississippi[70]. Jefferson considerò sempre molto importante per i nuovi Stati Uniti stabilire una "rivendicazione di scoperta" nell'Oregon Country documentando e stabilendovi una presenza colonica prima che gli europei (nello specifico l'impero britannico e l'impero russo) potessero affermarvi a loro volta un qualche forte diritto d'insediamento[71].

Il presidente sperò anche che la prevista spedizione avrebbe finito con lo scoprire il tanto ricercato Passaggio a nord-ovest in direzione dell'Oceano Pacifico, il che avrebbe notevolmente promosso gli affari e i trattati commerciali a favore della nazione[72].

Nel 1804 nominò quindi il proprio segretario personale Meriwether Lewis, affiancato da William Clark, in qualità di leader di una spedizione da dirigersi risolutamente a Occidente e che prese collettivamente il nome di Corps of Discovery[73][74].

Jefferson scelse Lewis come capo della spedizione piuttosto che qualcuno in possesso di migliori credenziali scientifiche a causa della sua riconosciuta esperienza militare nelle zone boschive oltre che della "familiarità con i modi e il carattere indiani"[75].

Il presidente possedette inoltre la più vasta collezione di libri al mondo - per quel tempo - sui temi della geografia e della storia naturale del continente dell'America settentrionale e ancor prima della messa a punto organizzativa della spedizione non mancò d'insegnare a Lewis le scienze della mappatura, della botanica, della storia naturale, della mineralogia, dell'astronomia e dell'arte della navigazione[76].

Finalmente nel maggio del 1804 il "Corpo di scoperta" composto da circa 40 uomini poté mettersi in marcia partendo da Saint Louis viaggiando lungo il corso del fiume Missouri[77]. Guidati provvidenzialmente da Sacajawea e da diverse tribù native incontrate lungo il percorso la spedizione, seguendo il fiume Columbia, giunse alla vista della costa oceanica nel novembre del 1805.

Dopo aver atteso per tutti i mesi invernali il disgelo primaverile diede il via al viaggio di ritorno il giorno 22 marzo del 1806 per far quindi ritorno alla base di partenza il 23 di settembre, portando seco una ricchezza di conoscenza scientifica e geografica del vasto territorio del West fino ad allora del tutto sconosciuto ed aggiungendovi inoltre informazioni preziose inerenti alle molte tribù indiane con cui venne in contatto[78].

Due mesi dopo il presidente rilasciò la sua prima dichiarazione pubblica di fronte all'Assemblea congressuale riassumendo in un'unica frase il pieno successo ottenuto prima di affermare la piena giustificazione delle spese sostenute[72]. l'American Philosophical Society divenne infine il deposito di molte delle nuove scoperte, inclusi fossili, semi e piante assieme a specie del tutto nuove[79].

Localizzazione dell'odierna Astoria, all'estremità settentrionale dell'Oregon.

Nel 1808 l'uomo d'affari John Jacob Astor I fondò una compagnia di compravendita transcontinentale per il commercio delle pellicce e tre anni più tardi contribuì alla fondazione di Fort Astoria (l'odierna Astoria (Oregon), il primo insediamento statunitense sulla West Coast[80]. Oltre al "Corps of Discovery" Jefferson organizzerà personalmente anche altre spedizioni dirette a Occidente, alcune delle quali si trovarono a viaggiare anche attraverso il territorio del Vicereame della Nuova Spagna[81].

Williiam Dunbar e George Hunter guideranno una spedizione sul fiume Ouachita, Thomas Freeman e Peter Custis dirigeranno verso il Red River (Mississippi) (la spedizione del Red River), Zebulon Pike comanderà la spedizione Pike che porta il suo nome arrivando nelle Montagne Rocciose e di qui negli Stati Uniti sud-occidentali[82]. Tutte le spedizioni esplorative inviate durante la presidenza Jefferson produssero una ricca messe d'informazioni relative alla "Frontiera americana"[82].

Ebbe quindi così il suo inizio la grande epopea del West, la "Frontiera".

I cadetti di West Point mentre prestano giuramento (2009).

National Military Academy[modifica | modifica wikitesto]

Il presidente sentì fortemente la necessità d'istituire un'università militare nazionale in grado di formare un corpo ingegneristico ufficiale e competente (il futuro Genio militare) il quale non avrebbe perciò più dovuto affidarsi a fonti straniere per ottenere scienziati d'ingegneria di alto livello[83].

Un'accademia ad hoc avrebbe anche aiutato a sostituire molti degli ufficiali federali che Jefferson non aveva esitato a licenziare non appena entrato nel pieno delle proprie funzioni[84]. Il presidente quindi controfirmò la legislazione apposita del Military Peace Establishment Act il 16 marzo del 1802, fondando in tal modo la United States Military Academy di West Point (New York).

La nuova legge definì in 29 sezioni tutto un insieme di regolamentazioni e limiti per i militari[85].

Politica estera[modifica | modifica wikitesto]

Mappa illustrativa della costa del Nordafrica in cui furono attivi gli Stati barbareschi.

Prima guerra barbaresca[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Prima guerra barbaresca.

«Jefferson reagì drasticamente ai ripetuti atti di pirateria compiuti dagli Stati barbareschi i quali danneggiavano i traffici marittimi e nel 1805 inviò una squadra sulle coste libiche, costringendo così i pirati a rispettare le imbarcazioni mercantili statunitensi[86]

Per decenni prima dell'entrata in carica di Jefferson i pirati della costa barbaresca del Nordafrica affacciata sul Mar Mediterraneo (nelle odierne Algeria, Tunisia e Libia) continuarono ad andare all'abbordaggio contro le navi della marina mercantile provenienti dall'America, catturando le imbarcazioni, conducendo al saccheggio i carichi di valore, riducendo i membri degli equipaggi in uno stato di schiavitù e chiedendo infine enormi riscatti per la loro liberazione[87].

Prima della guerra d'indipendenza americana le navi mercantili americane vennero in un certo qual modo protette dai pirati barbareschi grazie all'influenza militare della Royal Navy e diplomatica dell'impero britannico, la una tal protezione ebbe termine una volta che le Tredici colonie acquisirono una propria autonomia[88].

La Naval Act che provvide ad armare la United States Navy.

Nel 1794, in risposta agli attacchi e alle aggressioni divenute sempre più frequenti, il Congresso aveva già fatto approvare una disposizione legislativa la quale autorizzava la concessione del pagamento di un tributo agli Stati barbareschi. Allo stesso tempo l'Assemblea parlamentare promulgò la legge Naval Act del 1794 la quale diede il via alla costruzione di sei fregate, che divennero rapidamente la base su cui si fonderà l'United States Navy (le sei fregate originali della US Navy).

Verso la fine degli anni 1790 la neonata repubblica degli Stati Uniti d'America aveva oramai stipulato dei trattati bilaterali praticamente con tutti gli Stati barbareschi, ma proprio alcune settimane prima che s'insediasse la nuova amministrazione Jefferson partendo da Tripoli si cominciò ad assaltare le navi statunitensi di passaggio nel Golfo della Sirte con l'intento di strappare con la forza e la minaccia delle armi un ulteriore esigente tributo[89].

Il presidente fu dapprincipio riluttante a lasciarsi coinvolgere in un qualsiasi tipo di conflitto internazionale, ma ad un certo punto credette che una "dimostrazione muscolare" avrebbe potuto alla fine dare come risultato quello di scoraggiare gli "Stati dei barbari" dal chiedere eventuali riscatti a ripetizione. Diede quindi ordine alla nuova marina militare nazionale di far rotta in direzione del Mar Mediterraneo, entrarvi attraversando lo Stretto di Gibilterra e da qui avviarvi un'operazione di difesa contro la pirateria, dando così inizio alla prima guerra barbaresca[90].

Ritratto del tenente Stephen Decatur.

Gli sforzi iniziali messi in campo dall'amministrazione risulteranno essere in gran parte inefficaci tanto che nel 1803 la fregata USS Philadelphia (1799) venne sequestrata con tutto il carico e gli uomini a bordo per essere trasferita al porto di Tripoli e da qui nei mercati (compresi quelli degli schiavi)[91].

Nella notte del 16 febbraio dell'anno seguente il tenente Stephen Decatur guidò con pieno successo un distaccamento degli United States Marine Corps in un'incursione al porto tripolitano; a bordo della Checchia tripartita catturato in precedenza e ribattezzato USS Intrepid (1798) ingannarono le guardie del Philadelphia riuscendo ad avvicinarsi abbastanza vicino da poter salire a bordo[92].

L'incendio della USS Philadelphia (1799) in un dipinto di Edward Moran.

Gli uomini di Decatur presero d'assalto la nave sopraffacendo con facilità i marinai tripolitani. Con il supporto del fuoco delle navi da guerra americane diedero quindi alla fiamme la nave impedendo in tal maniera il suo utilizzo da parte del nemico. Il militare venne trasformando in un sol colpo in un eroe ed assurse ad una fama nazionale[93].

«Il bombardamento di Tripoli del 1804 rappresentò il primo intervento militare americano al di fuori del territorio nazionale[94]

Conseguentemente Tunisi e Algeri si ritrovarono costrette a rompere le loro alleanze con Tripoli se non volevano subire la stessa sorte. Il presidente ordinerà anche cinque distinti bombardamenti navali su Tripoli i quali come diretta conseguenza giunsero a ristabilire per un certo periodo la sicurezza delle rotte mediterranee[95]; questo sebbene il Governo federale continuasse a pagare gli altri Stati barbareschi almeno per tutto il tempo rimanente dell'amministrazione Jefferson[96].

Acquisto della Louisiana[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Acquisto della Louisiana.

Il presidente ritenne che l'espansione verso il West potesse giocare un ruolo assai importante nel promuovere la sua personale visione di una repubblica composta da agricoltori yeoman. Nel momento in cui Jefferson assunse la carica i pionieri avevano già iniziato ad insediarsi ad Ovest del fiume Mississippi, sebbene ancora vaste aree di territorio rimasero libere e abitate solamente dai nativi americani degli Stati Uniti d'America[97].

Le aree (in verde scuro) della Louisiana spagnola intorno al 1803. Ad Ovest di essa vi era la Comanderia generale delle province interne del Vicereame della Nuova Spagna, a Nord-ovest il contestato (tra impero britannico, impero spagnolo e impero russo) Oregon Country ed infine nella parte Sud-orientale la Florida spagnola.

Molti autorevoli dirigenti nazionali, in particolare negli Stati Uniti nord-occidentali, favorirono un'ulteriore espansione territoriale con la speranza di poter arrivare nel breve periodo all'annessione della Louisiana spagnola[98]. Jefferson ritenne che la debolezza dimostrata dall'impero spagnolo nel tenere sotto il proprio controllo la regione rendesse l'acquisizione statunitense solamente una questione di tempo, sempre che l'impero britannico non se ne impadronisse a sua volta per primo[99].

Le speranze espansionistiche furono temporaneamente infrante quando l'imperatore dei francesi Napoleone Bonaparte fece pressioni sugli spagnoli per far trasferire l'intera provincia oltremare al primo Impero francese; questo a seguito del Trattato di Aranjuez (1801) firmato nel 1801[98]. Sebbene le forti pressioni subite abbiano certamente avuto un loro ruolo nella conclusione del trattato internazionale, gli spagnoli credettero anche che il controllo francese sulla vasta regione della Louisiana avrebbe aiutato a proteggere il Vicereame della Nuova Spagna dalle mire statunitensi[99].

I sogni napoleonici sul ristabilimento di un impero coloniale nell'America del Nord minacciarono di riaccendere le tensioni della "Quasi-guerra" recentemente conclusasi, ma la situazione di continua insurrezione presente a Saint-Domingue con la rivoluzione haitiana in pieno svolgimento e le rinnovate ostilità tra francesi e inglesi nel continente europeo alla fine convinsero l'imperatore a rinunciare ai propri piani colonialistici oltreoceano[98].

Nel 1802 il presidente invierà i suoi rappresentanti di fiducia James Monroe e l'avvocato Robert Livingston nella capitale francese con la speranza di riuscire ad acquistare la città di New Orleans e le aree costiere adiacenti. Con somma sorpresa della delegazione statunitense Napoleone rese invece subito disponibile l'intero Territorio ad un prezzo totale di 15 milioni di dollari statunitensi; la maggior parte dei contemporanei pensò che si trattasse di un'opportunità eccezionale, mettendo pertanto da parte quasiasi riserva costituzionale[100].

Il Segretario di Stato James Madison diede le sue personali rassicurazioni sul fatto che l'acquisto s'inserisse perfettamente all'interno anche della più severa interpretazione costituzionale a riguardo; il Senato concesse quindi rapidamente la propria ratifica e la Camera dei Rappresentanti autorizzò immediatamente il relativo finanziamento[101].

L'acquisto della Louisiana nel 1803 ammontò a 827.987 miglia quadrate (2.144.480 km quadrati), raddoppiando di fatto le dimensioni degli Stati Uniti d'America; è possibile vedere gli attuali Stati federati che la ricoprivano.

L'acquisto, conclusosi positivamente nel dicembre del 1803, segnò la fine delle ambizioni francesi nell'America settentrionale ed assicurò il controllo statunitense fino al corso del "Grande fiume" Mississippi[102]; con questa acquisizione le dimensioni dei nuovi Stati Uniti d'America quasi raddoppiarono ed il Segretario al Tesoro Albert Gallatin si vide costretto a chiedere prestiti alle banche straniere per poter finanziare il pagamento a Napoleone[103].

Sebbene l'acquisto della Louisiana si rivelasse essere molto popolare, alcuni esponenti del Partito Federalista non mancarono di criticarlo; il deputato Fisher Ames sosterrà l'opinione secondo cui: "dobbiamo spendere il poco denaro che abbiamo per una quantità di terra di cui ne abbiamo già fin troppa"[104][105].

Cospirazione Burr[modifica | modifica wikitesto]

Non più considerato per la riconferma nella carica di Vicepresidente alle prossime elezioni presidenziali del 1804 Aaron Burr corse per ottenere l'incarico di Governatore di New York già nel mese di aprile. In seguito alla sua sconfitta in quella competizione sfidò il leader del Partito Federalista Alexander Hamilton a battersi in un duello contro di lui, dopo averlo accusato apertamente di aver espresso commenti altamente diffamatori nei suoi riguardi[106].

Targa alla memoria apposta nel sito ove si svolse il duello tra i due uomini politici.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Duello Burr-Hamilton.

L'11 di luglio seguente quindi Burr ferirà mortalmente l'avversario a Weehawken nel New Jersey)[107]. Hamilton si era rivelato essere uno dei maggiori fattori chiave nella perdita di Burr della corsa governatoriale[107], facendo delle osservazioni alquanto insensibili e pungenti; credendo che il proprio "senso dell'onore" fosse stato gravemente offeso il Vicepresidente incumbent non aveva esitato a sfidare l'avversario nel duello che risulterà poi mortale all'ex Segretario al Tesoro della Presidenza di George Washington.

Burr venne perciò incriminato di omicidio sia nello Stato di New York che nel New Jersey (ove il duello era proibito), costringendolo pertanto a fuggirsene fino in Georgia, seppur continuerà a presiedere il Senato durante tutto il processo di impeachment stabilito contro uno dei giudici associati della Corte Suprema, Samuel Chase (il quale si risolverà in un nulla di fatto). Le due incriminazioni vennero pertanto "lasciate tranquillamente cadere"[107].

A seguito della sua caduta in disgrazia le ambizioni presidenziali risultarono essere definitivamente concluse; ma fu prontamente segnalato dall'ambasciatore britannico che egli aveva invero tutta l'intenzione di "effettuare una separazione della parte più occidentale degli Stati Uniti" (all'altezza dei Monti Appalachi).

Il presidente vi credette talmente tanto che nel novembre del 1806 le voci che Burr stesse tramando in vari modi con alcuni degli Stati federati più Occidentali con lo scopo di creare un "impero indipendente" si erano oramai fatte sempre più insistenti. Si dichiarò che propugnasse l'idea di dare il via ad una sollevazione popolare o ad atti di pirateria volti alla conquista di ampie porzioni del territorio sotto l'influenza dell'impero spagnolo e quindi alla penetrazione armata nel Vicereame della Nuova Spagna.

Vi furono inoltre numerose segnalazioni inerenti uomini che procedevano a tappe forzate al reclutamento di una sorta di esercito personale di Burr, oltre che alla raccolta di armamenti sia difensivi che offensivi e alla costruzione d'imbarcazioni atte alla traversata del Golfo del Messico.

La città meridionale di New Orleans parve inizialmente trovarsi in una situazione di particolare vulnerabilità, ma ad un certo punto il generale statunitense presente in loco, James Wilkinson - un agente segreto che faceva il doppio gioco a favore degli spagnoli - decise di scoprire tutte la carte di Burr, catturandolo e facendolo mettere velocemente ai ferri.

Il presidente intanto emise un avviso di proclama secondo cui alcuni cittadini statunitensi avrebbero - del tutto illegalmente - complottato con l'intento d'impossessarsi delle proprietà spagnole. Sebbene Burr fosse stato oramai del tutto screditato a livello nazionale, Jefferson temette fortemente per l'unità nazionale stessa. In un rapporto indirizzato al Congresso del gennaio 1807 il presidente dichiarò la colpevolezza di Burr in tutta la faccenda essere "al di là di ogni possibile dubbio".

A marzo il supposto cospiratore venne fatto arrestare in quel di New Orleans e di lì a poco processato per Alto tradimento dall'Alta corte di Richmond (Virginia) la quale in tal occasione venne diretta dal Presidente della Corte Suprema John Marshall. Il 13 di giugno successivo il presidente venne direttamente citato in giudizio dall'accusato per fargli rilasciare dei documenti che ne favorissero la difesa[108].

Jefferson affermò quindi di non provare alcun senso di lealtà nei confronti di Burr e concesso il rilascio di ben pochi documenti tra quelli che ne erano stati richiesti, invocando il proprio "privilegio esecutivo"[108]. Il presidente si rifiuterà categoricamente anche di apparire nell'aula del procedimento giudiziario in corso[108].

Il caso, fin dall'inizio dimostratosi assai debole per quanto riguardava le tesi dell'accusa governativa, si concluderà con l'assoluzione del sospettato. Il tutto condusse però alla completa rovina della reputazione di Burr, non permettendogli mai più di organizzare un'altra avventura sovversiva[109].

L'ex Vice di Jefferson in seguito morirà nella sua residenza privata di Staten Island nell'ottobre del 1836[110].

Florida e Haiti: spagnoli e francesi[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del 1802, quando apprese che l'imperatore dei francesi Napoleone Bonaparte intendeva riconquistare un punto d'appoggio a Saint-Domingue e nella Louisiana francese, il presidente proclamò solennemente la neutralità statunitense in relazione alla rivoluzione haitiana; venne permesso comunque - almeno inizialmente - al contrabbando di guerra di "continuare a fluire verso gli ex schiavi negri ribelli attraverso i soliti canali mercantili e l'amministrazione avrebbe ripetutamente rifiutato tutte le richieste francesi di assistenza, crediti o prestiti"[111].

Quando le preoccupazioni di Jefferson cominciarono a riguardare più da vicino gli equilibri di potere nei Caraibi "le implicazioni commerciali e di geopolitica" attivate dai piani napoleonici ben presto accrebbero di gran lunga tutte le sue paure davanti all'ipotesi di una nuova nazione guidata dagli schiavi in rivolta[112].

Dopo che venne proclamata, da parte della neonata repubblica haitiana, la totale indipendenza dal Primo Impero francese nel 1804 il presidente rifiuterà però di riconoscere Haiti in qualità di seconda repubblica indipendente dell'America[113]; in parte sperò in tal maniera di poter ottenere il sostegno di Napoleone per l'acquisizione della Florida spagnola[114].

I proprietari di schiavi sudisti si spaventarono fino al terrore di fronte alle notizie di avvenuti massacri di bianchi della classe dei piantatori europei perpetrati dai neri, sia durante che dopo l'esplosione della ribellione; il Congresso dominato dai rappresentanti schiavisti del profondo Sud rimase perciò decisamente ostile alle aspirazioni libertarie degli haitiani[115].

Temettero fortemente che il successo della rivoluzione nell'isola non avrebbe fatto altro che incoraggiare una sommossa degli schiavi del tutto simile nell'intera America meridionale spagnolo. Lo storico Tim Matthewson fa notare che Jefferson alla fine "accettò supinamente la politica del Sud, l'embargo del commercio isolano e il non riconoscimento del nuovo Stato, l'attiva difesa dello schiavismo internamente e la denigrazione radicale di Haiti all'estero"[116].

Secondo lo storico George Herring invece "la diplomazia della Florida rivela Jefferson al suo livello peggiore; la sua brama di conquistare nuovi territori ha prevalso sulla sua preoccupazione nei riguardi del principio di Libertà"[117]. Il rifiuto di riconoscere ufficialmente Haiti contribuì altresì ben poco per portare avanti l'obiettivo dichiarato del presidente di acquisire sia la Florida orientale che la Florida occidentale le quali continuarono a rimanere sotto il diretto controllo spagnolo.

Localizzazione del fiume Perdido al confine tra la Florida e l'Alabama.

Jefferson sostenne che l'acquisto della Louisiana si era esteso in direzione Ovest fino a raggiungere il fiume Rio Grande ed aveva - come sua diretta conseguenza - incluso anche la Florida occidentale fino all'estremità del fiume Perdido. Sperò di utilizzare questa affermazione, insieme alla pressione francese, per arrivare a costringere gli spagnoli a vendere l'intera penisola della Florida[118].

Nel 1806 riuscì ad ottenere l'approvazione da parte dell'Assemblea congressuale di un prestito di 2 milioni da usare nelle trattative di compravendita; a questo punto anche i fautori più entusiasti dell'espansionismo pensarono di autorizzare il presidente ad inglobare l'intero territorio canadese sotto la dominazione dell'impero britannico, anche con la forza se necessario[119].

In quest'ultimo caso però, a differenza di quello della Louisiana, le dinamiche della politica europea lavorarono chiaramente contro Jefferson; Napoleone aveva difatti tentato di allearsi con gli USA contro gli spagnoli per vedere cosa avrebbe potuto ottenere in cambio, mentre a partire dal 1805 la Spagna europea era oramai entrata a far parte dell'alleanza filo-francese. Gli spagnoli non desiderarono quindi affatto dover cedere la Florida la quale faceva parte della sua influenza contro gli Stati Uniti in piena espansione.

La rivelazione sul tentativo di corruzione e relativa tangente che il presidente offrì ai francesi per ottenerne l'appoggio alle proprie rivendicazioni provocheranno non poca indignazione, giungendo ad indebolire di fatto l'autorità di Jefferson in questo campo; in seguito si troverà quindi costretto ad abbandonare completamente l'idea di acquistare la Florida[120].

Relazioni con i nativi americani: impero britannico[modifica | modifica wikitesto]

In linea con il suo pensiero risalente all'Età dei lumi il presidente adottò una politica di assimilazione culturale nei confronti dei Nativi americani degli Stati Uniti d'America la quale diverrà presto nota con la dicitura di "programma di civilizzazione", il che includeva la sicurezza e la pace alla "Frontiera" (il West) dei nuovi Stati Uniti, la stipulazione di alleanze e trattati internazionali oltre che l'incoraggiamento all'agricoltura.

Jefferson sostenne che le tribù indiane dovessero effettuare acquisti federali tramite il credito, trattenendo le loro terre come garanzia per il rimborso. Svariate tribù accettarono, compresi gli Shawnee guidati da "Black Hoof" Catecahassa, il popolo Creek e i Cherokee[121].

Nonostante ciò il presidente continuerà a sognare una nazione transcontinentale tanto che via via diventerà sempre più scettico nei riguardi degli sforzi di assimilazione intrapresi; mentre la sua presidenza proseguiva cominciò a dare sempre più una maggior priorità alla colonizzazione bianca dei territori Occidentali rispetto all'assimilazione pacifica[122].

Quando assunse il potere presidenziale il capo Shawnee Tecumseh e suo fratello Tenskwatawa stavano compiendo una serie di incursioni contro gli insediamenti colonici nella Valle dell'Ohio, utilizzando munizioni fornite dai commercianti britannici canadesi.

Nel tentativo di formare una Confederazione indiana nel Territorio del nord-ovest i due risoluti fratelli sarebbero stati una continua fonte di frustrazione e pericolo per i coloni statunitensi. Le nazioni indiane seguiranno Tenskwatawa (il "Profeta" Shawnee e suo fratello) il quale aveva una visione di purificazione della sua società da attuarsi attraverso l'espulsione forzosa dei "figli dello Spirito malvagio" (i coloni americani)[123].

L'apparente successo conseguito dalle tattiche di guerriglia dei nativi diedero all'impero britannico la speranza di poter giungere a creare una nazione satellite indiana in ampie porzioni del territorio dell'America settentrionale[124]. La prosecuzione serrata di tali incursioni diverranno presto una delle principali cause della successiva guerra anglo-americana scoppiata nel 1812[125].

Medaglione ufficiale dell'Anti-Slavery Society, 1795.

Abolizione della tratta degli schiavi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Abolizione della tratta degli schiavi, Cronologia degli eventi principali che hanno portato alla guerra di secessione americana e Origini della guerra di secessione americana.

«Poco prima di ritirarsi a vita privata nelle sue terre fece varare una legislazione che proibiva l'importazione degli schiavi africani: si trattava del primo progresso in una questione già altamente controversa[94]

Nel corso del decennio 1790 molti leader antischiavisti erano giunti a credere che l'istituzione dello schiavismo si sarebbe prevedibilmente estinta in tutta la nuova nazione entro un futuro oramai prossimo. Queste speranze si basarono in larga parte sull'onda dell'entusiasmo seguito all'abolizione della schiavitù praticamente in tutti gli Stati federati della Nuova Inghilterra e anche oltre, oltre che sul declino - ritenuto del tutto irreversibile - dell'importazione di schiavi nel profondo Sud[126].

La Costituzione degli Stati Uniti d'America aveva incluso una disposizione attraverso la quale veniva impedito al Congresso di far emanare una qualsiasi legislazione che vietasse l'importazione e l'acquisto di schiavi attraverso la tratta atlantica degli schiavi africani per i 20 anni seguenti, cioè fino al 1808[127].

Nel corso degli anni immediatamente precedenti all'ingresso di Jefferson alla presidenza il timore crescente nei confronti di possibili ribellioni di schiavi portò a far calare di molto l'entusiasmo nei riguardi dell'abolizione in tutto il Sud; molti Stati anzi iniziarono a mettere in atto dei Codici neri progettati espressamente per "regolamentare il comportamento" degli afroamericani liberi[128].

Durante il suo mandato il presidente rimase assai deluso dal fatto che la generazione più giovane non stava facendo più nulla per abolire la schiavitù; ma in gran parte riuscì in qualche modo ad evitare il problema fino al 1806, quando riuscirà a convincere l'Assemblea congressuale a bloccare l'importazione straniera di schiavi nell'intero Territorio dell'acquisto della Louisiana appena inglobato[129].

Vedendo che nel 1808 il divieto costituzionale ventennale di porre fine al commercio schiavista internazionale sarebbe giunto alla sua naturale scadenza già a dicembre del 1806, nel suo rituale messaggio presidenziale di fine anno al Congresso, richiese espressamente l'adozione di una legge che lo vietasse. Non esiterà quindi a denunciare il commercio di schiavi come la perpetrazione di un serie di "violazioni dei diritti umani che sono state così a lungo protratte sugli abitanti inoffensivi dell'Africa e sulle quali la moralità, la reputazione e gli interessi migliori del nostro paese sono stati a lungo desiderosi di proscrivere"[130].

Il presidente controfirmò la legge ed il commercio internazionale degli schiavi africani divenne illegale a tutti gli effetti a partire dal gennaio del 1808; il commercio legale aveva fino ad allora una media annuale di 14.000 schiavi; il contrabbando illegale al ritmo di circa un migliaio di schiavi all'anno proseguirà ancora per decenni[131].

Secondo l'opinione dello storico contemporaneo del periodo in questione John Chester Miller: "I due principali risultati della presidenza di Jefferson sono stati l'acquisto della Louisiana e l'abolizione della tratta degli schiavi"[132].

Relazioni con le potenze europee e Embargo Act[modifica | modifica wikitesto]

Il commercio internazionale statunitense esplose dopo le guerre rivoluzionarie francesi a partire dai primi anni 1790, in larga parte perché i suoi trasporti mercantili furono autorizzati a fungere da vettori neutrali nei riguardi delle varie potenze europee in lotta tra loro[133].

Sebbene gli inglesi cercassero di restringere considerevolmente i rapporti commerciali con la Prima Repubblica francese, essi tollerarono tuttavia ampiamente gli scambi realizzati dagli Stati Uniti con la Francia continentale e le sue colonie subito dopo la firma del Trattato di Jay nel 1794[134]. Il presidente favorì una politica di decisa neutralità nelle guerre europee e fu fortemente impegnato nel sostenere il principio della "libertà di navigazione" per tutte le navi neutrali[135].

La Terza coalizione del 1803-06 (verdi-francesi, blu-inglesi).

All'inizio del proprio mandato Jefferson fu in grado di mantenere relazioni cordiali sia con i francesi che con gli inglesi, ma i rapporti con il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda cominciarono a deteriorarsi rapidamente a partire dal 1805[136]. Avendo un gran bisogno di marinai la Royal Navy pose sotto sequestro centinaia di imbarcazioni statunitensi reclutando a forza da esse almeno 6.000 uomini, facendo mandare con quest'azione in collera gli americani[137].

Gli inglesi iniziarono allora ad imporre un blocco navale sull'intero continente europeo (il blocco Continentale) caduto nella mani di Napoleone Bonaparte, ponendo in tal maniera bruscamente termine alla precedente politica di tolleranza nei confronti della navigazione statunitense. Sebbene gli inglesi abbiano restituito molti dei beni sequestrati che non erano destinati ai porti del Primo Impero francese, il blocco britannico colpì gravemente la libertà commerciale provocando un immenso sdegno in tutta la nuova nazione d'oltreoceano[138].

Il Primo Impero francese e suoi alleati dal 1804 al 1812.

A parte le preoccupazioni affaristiche gli statunitensi rimasero indignati per quello che interpretarono come un attacco diretto contro l'onorabilità nazionale. In risposta ad una tale situazione il presidente raccomando un'ulteriore espansione dell'United States Navy e il Congresso fece promulgare la legislazione conosciuta come Non-importation Act la quale limitò molte - anche se non proprio tutte - le importazioni britanniche[139].

Per poter riuscire a ristabilire relazioni quanto più possibile pacifiche James Monroe lavorò per negoziare il Trattato Pinkney-Monroe del 1806 il quale avrebbe rappresentato un'estensione del precedente Trattato di Jay[140]. Jefferson da parte sua non aveva mai fatto nulla per favorire quest'ultimo in quanto aveva di fatto impedito agli Stati Uniti di applicare sanzioni contro l'impero britannico, conseguentemente respinse anche il progetto di accordo Monroe-Pinckney.

Le tensioni bilaterali s'intensificarono ancor più a causa dell'affare Chesapeake-Leopard, uno scontro navale avvenuto nel giugno del 1807 tra un'imbarcazione statunitense e una britannica che terminò con la morte o la messa in stato d'arresto di un numero considerevole di marinai americani. A partire dal decreto di Milano del dicembre successivo i francesi cominciarono a mettere sotto sequestro tutte le navi che continuavano a commerciare con gli inglesi, lasciando così le spedizioni statunitensi assai vulnerabili agli attacchi di entrambe le maggiori potenze navali contrapposte[141].

Come reazione agli attacchi perpetrati contro la libera navigazione l'Assemblea congressuale approvò l'Embargo del 1807, progettato per costringere le due parti in lotta a rispettare la neutralità statunitense tagliando tutte le spedizioni verso la Gran Bretagna o la Francia. Quasi immediatamente i grandi commercianti d'oltreoceano cominciarono a rivolgersi al contrabbando per poter riuscire a spedire le loro merci in Europa[142].

Sfidando i suoi propri principi sulla limitazione dell'attività del Governo federale il presidente prese ad utilizzare le forze armate per far rispettare l'embargo. Sia l'esportazione che l'importazione calarono così in maniera massiccia tanto che la situazione venutasi a creare finirà con il rivelarsi particolarmente impopolare nella Nuova Inghilterra[143]. Nel marzo del 1809 l'Assemblea congressuale sostituì l'embargo con la legislazione Non-Intercourse Act la quale consentì la prosecuzione degli scambi commerciali con le nazioni europee ad accezione di Francia e Gran Bretagna[144].

La maggior parte degli storici ritiene che l'embargo deciso a Jefferson sia stato alla fine del tutto inefficace quand'anche non dannoso per gli interessi statunitensi[145]. Persino gli alti funzionari dell'Amministrazione lo considerarono come una "politica imperfetta", seppur designato come sicuramente preferibile allo scatenamento di una guerra aperta[146]. Appleby descrive la strategia adottata come "la politica meno efficace" dell'intera presidenza, laddove invece J. Ellis la considera una "genuina sventura"[147]. Altri, tuttavia, lo descrivono come una misura innovativa e non violenta che ha aiutato la Francia nella sua guerra con la Gran Bretagna, preservando al contempo la neutralità americana[148].

Jefferson credette che il fallimento dell'embargo fosse dovuto essenzialmente ai mercanti egoisti che dimostrarono per l'occasione una completa mancanza di "virtù repubblicana"; sostenne che, se l'embargo fosse stato pienamente osservato, avrebbe di certo evitato la successiva guerra anglo-americana[149] del 1812.

Scadenze elettorali[modifica | modifica wikitesto]

Elezioni presidenziali del 1804[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1804.

Come avevano già fatto prima di lui entrambi i suoi predecessori, anche Jefferson corse per ottenere un secondo mandato. L'elezione del 1804 fu la prima a tenersi dopo la ratifica del XII emendamento, che istituì l'attuale sistema elettorale in cui si vota preliminarmente in maniera separata rispettivamente per la presidenza e la vicepresidenza.

Con Aaron Burr che conservò ben poche poche possibilità di venire nuovamente nominato, il caucus del partito Democratico-Repubblicano al Congresso scelse il governatore di New York George Clinton come compagno di corsa del presidente incumbent. Il Partito Federalista nominerà invece Charles Cotesworth Pinckney come presidente e Rufus King in qualità di vice.

Caricatura del presidente (il gallo) con la schiava Sally Hemings (la gallina).

I Federalisti attaccarono il presunto ateismo di Jefferson, il suo sostegno all'ampliamento del sistema di democrazia popolare e soprattutto la relazione intima intrattenuta con la schiava Sally Hemings; ne fecero il fulcro della loro campagna elettorale, sostenendo che la relazione di Jefferson con una donna ridotta in schiavitù era altamente intrisa d'ipocrisia dato il continuo sostegno presidenziale alla prosecuzione della pratica dello schiavismo[150].

I risultati del 1804.

I Repubblicani-Democratici godettero di un netto vantaggio nell'organizzazione partitica di base, mentre i Federalisti e la loro etica del governo d'élite stavano diventando sempre più impopolari[151].

Jefferson vinse in tutti gli Stati federati disponibili eccetto che in Connecticut e Delaware, prendendo così 162 dei 174 grandi elettori[152].

Elezioni presidenziali del 1808[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1808.

Jefferson, il quale riteneva che gli incumbent non dovessero servire indefinitamente, seguì il precedente della tradizione a due termini stabilito da George Washington e quindi rifiutò di cercare una terza riconferma; approvò invece la candidatura del suo fidato consulente nonché amico personale James Madison. L'assertiva politica estera del presidente creò non poche critiche tra le "terze parti" capeggiate da John Randolph[153].

Egli, assieme ad altri potenti leader del Partito Democratico-Repubblicano contrari a Madison, tra cui Samuel Smith e William Duane, si raccolsero quindi attorno alla potenziale candidatura di James Monroe[154]. Inoltre lo stesso vicepresidente in carica George Clinton, che aveva nuovamente accettato la nomina alla vicepresidenza, annunciò la propria entrata in campo.

I risultati del 1808.

Ci volle tutto il prestigio e la capacità fascinatrice di Jefferson per convincere i dissidenti a non dividere il partito davanti alla profonda disistima provata nei riguardi di Madison[155]; questi dovette comunque affrontare le sfide interne e alla fine sconfisse il Federalista Charles Cotesworth Pinckney riuscendo ad ottenere 122 dei 176 grandi elettori all'appuntamento elettorale del 1808[156].

Reputazione storica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Classifica storica dei presidenti degli Stati Uniti d'America.
Carellata dei "grandi americani": Benjamin Franklin, George Washington, John Adams, Thomas Paine e Thomas Jefferson - 1876).

L'autore Meacham afferma che Jefferson è stata la figura più influente della repubblica democratica nel suo primo mezzo secolo, seguito dagli adepti presidenziali James Madison, James Monroe, Andrew Jackson e Martin Van Buren[157].

La sua reputazione è però notevolmente diminuita durante la guerra di secessione americana a causa del suo sostegno ai diritti degli Stati. Alla fine del XIX secolo questa eredità complessiva fu ampiamente criticata; i conservatori sentivano che la sua filosofia aveva portato al movimento populista di quell'epoca, mentre i progressisti cercavano un Governo federale più attivista di quello consentito dalla democrazia jeffersoniana[158].

Entrambi i gruppi videro Alexander Hamilton rivendicato dalla storia - piuttosto che Jefferson - e la presidenza di Thomas Woodrow Wilson descrisse persino Jefferson come "un grande uomo, ma non un grande americano"[159].

Negli anni 1930 il presidente tornò ad essere considerato con una maggior stima; la presidenza di Franklin Delano Roosevelt e i Democratici del New Deal hanno quindi celebrato le sue lotte a favore dell'"uomo comune" e lo hanno rivendicato come fondatore del loro Partito politico. Jefferson divenne un simbolo della democrazia americana nell'incipiente Guerra fredda e i decenni 1940 e 1950 videro lo zenith della sua reputazione popolare[160].

A seguito del movimento per i diritti civili degli afroamericani (1954-1968) la presa di posizione del presidente sullo schiavismo fu sottoposta ad una nuova serrata critica, in particolare dopo che i test del DNA svolti alla fine degli anni 1990 giunsero a sostenere le accuse che avesse avuto una relazione con la schiava Sally Hemings[161].

Notando l'enorme produzione di libri accademici su Jefferson usciti negli ultimi anni lo storico Gordon Wood riassume i dibattiti infuocati sulla statura politica di Jefferson nel modo che segue: "Anche se molti storici e altri biografi sono imbarazzati per le sue contraddizioni e hanno cercato di farlo cadere dal piedistallo democratico... la sua posizione, anche se tremolante, sembra ancora al sicuro"[162].

I sondaggi di storici e politologi classificano generalmente Jefferson come uno dei migliori presidenti, spesso appena dopo i primi tre (George Washington, Abraham Lincoln e Franklin Delano Roosevelt). La ricerca condotta dagli studiosi presidenziali del "Siena Research Institute", iniziata nel 1982, lo ha costantemente classificato come uno dei cinque migliori presidenti della storia degli Stati Uniti d'America[163] e un sondaggio della Brookings Institution del 2015 tra i membri dell'American Political Science Association lo ha considerato come il quinto più grande presidente di tutti i tempi[164].

Busto che ritrae il presidente, opera di Moses Jacob Ezekiel.
Statua del presidente opera dello scultore Alexander Galt.
Il volto del presidente scolpito sul Monte Rushmore.
Serie da due dollari del 1976.
Il dollaro presidenziale con l'effigie del presidente.
Donald Trump assieme al politico nordcoreano Kim Yong-chol con alle spalle, il dipinto del presidente Jefferson opera di Rembrandt Peale (foto di Shealah Craighead).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Citato in Mario Francini Storia dei presidenti americani Tascabili Newton 1996, pp. 18-19
  2. ^ Citato in Robert Dallek JFK, una vita incompiuta Mondadori 2004, pag. 359
  3. ^ Wood, 2009, pp. 211–212.
  4. ^ Wood, 2009, pp. 277–278.
  5. ^ Bernstein, 2003, pp. 126–28; McCullough, 2001, p. 556.
  6. ^ McCullough, 2001, pp. 543–44.
  7. ^ Wood, 2009, pp. 278–279.
  8. ^ Wood, 2009, pp. 283–285.
  9. ^ Appleby, 2003, pp. 4–5
  10. ^ a b Inauguration of President Thomas Jefferson, 2001, Joint Congressional Committee on Inaugural Ceremonies. URL consultato il 22 gennaio 2009 (archiviato dall'url originale il 20 gennaio 2009).
  11. ^ Kevin J. Hayes, The First Inaugural Address, in The Road to Monticello: The Life and Mind of Thomas Jefferson, Oxford University Press US, 2008, ISBN 978-0-19-530758-0.
  12. ^ Peterson, 1970, pp. 655–59.
  13. ^ Appleby, 2003, pp. 5–6
  14. ^ Citato in Robert Dalleck JFK, una vita incompiuta Mondadori 2004, pag. 361.
  15. ^ Appleby, 2003, pp. 37–41
  16. ^ McDonald, 1976, pp. 36–38
  17. ^ Appleby, 2003, pp. 31-33
  18. ^ Appleby, 2003, pp. 34-36
  19. ^ Appleby, 2003, pp. 37-39
  20. ^ Judges of the United States Courts, in Biographical Directory of Federal Judges, Federal Judicial Center. URL consultato il 3 aprile 2009 (archiviato dall'url originale il 30 luglio 2016).
  21. ^ Federal Judicial Center, su fjc.gov.
  22. ^ Formalmente nominato il 13 dicembre del 1806, confermato dall'Aula del Senato il 17 seguente ed entrato in carica il 16 gennaio del 1807.
  23. ^ Abraham, 2008, pag. 68
  24. ^ Abraham, 2008, pp. 68-69
  25. ^ Abraham, 2008, pag. 69
  26. ^ Abraham, 2008, pp. 69-70
  27. ^ a b c d e Formalmente nominato il 6 gennaio del 1802, confermato dall'Aula senatoriale il 26 seguente; entrato in carica quello stesso giorno.
  28. ^ a b Nominato presidente.
  29. ^ a b c d Nominato giudice associato.
  30. ^ a b Carica abolita.
  31. ^ Nominato presidente dopo aver precedentemente prestato servizio come giudice associato dello stesso tribunale.
  32. ^ Formalmente nominato il 20 dicembre 1805, confermato dall'Aula senatoriale il 23 seguente, entrato in carica il 17 gennaio del 1806.
  33. ^ Riassegnato al Distretto Settentrionale di New York a partire dal 9 aprile del 1814.
  34. ^ Wood, 2009, pp. 419–420.
  35. ^ a b Appleby, 2003, pp. 7–8, 61–63
  36. ^ Appleby, 2003, pp. 65-66
  37. ^ Appleby, 2003, pp. 67-68
  38. ^ Appleby, 2003, pag. 69
  39. ^ a b David C. Huckabee, Ratification of Amendments to the U.S. Constitution (PDF), in Congressional Research Service reports, Washington D.C., Congressional Research Service, The Library of Congress, 30 settembre 1997.
  40. ^ Clearing up the Confusion surrounding Ohio's Admission to Statehood
  41. ^ Appleby, 2003, pp. 68-69
  42. ^ Appleby, 2003, pp. 1–5
  43. ^ Wood, 2009, p. 330.
  44. ^ Wood, 2009, p. 160.
  45. ^ Wood, 2009, p. 302.
  46. ^ Wood, 2009, pp. 344–348.
  47. ^ Wood, 2009, pp. 288–289.
  48. ^ Wood, 2009, pp. 305–06.
  49. ^ Wood, 2009, pp. 303–305.
  50. ^ Wood, 2009, pag. 306.
  51. ^ Wood, 2009, pp. 312–313.
  52. ^ McDonald, 1976, pp. 41–42
  53. ^ Peterson, 2002, p. 41.
  54. ^ a b Wood, 2010, p. 293.
  55. ^ Bailey, 2007, p. 216.
  56. ^ a b c McDonald, 1976, pp. 42–43
  57. ^ Wood, 2009, pp. 293–296.
  58. ^ Wood, 2009, p. 293.
  59. ^ McDonald, 1976, pp. 42–44
  60. ^ Chernow, 2004, p. 671.
  61. ^ Meacham, 2012, p. 387.
  62. ^ McDonald, 1976, pp. 130–131
  63. ^ Wood, 2009, p. 482.
  64. ^ McDonald, 1976, pp. 45–46
  65. ^ McDonald, 1976, pp. 46–47
  66. ^ McDonald, 1976, pp. 47–48
  67. ^ McDonald, 1976, pag. 87
  68. ^ McDonald, 1976, pag. 88
  69. ^ George R. Lamplugh, Yazoo Land Fraud, su Georgia Encyclopedia. URL consultato il 20 novembre 2017.
  70. ^ Wood, 2009, pp. 376–377.
  71. ^ Ambrose, 1996, pp. 154, 450.
  72. ^ a b Ambrose, 1996, p. 418.
  73. ^ Ambrose, 1996, p. 76.
  74. ^ Rodriguez, 2002, pp. 112, 186.
  75. ^ Ambrose, 1996, pag. 54.
  76. ^ Ambrose, 1996, pag. 76, 80.
  77. ^ Wood, 2009, pp. 378–379.
  78. ^ Fritz, 2004, p. 3.
  79. ^ Ambrose, 1996, p. 126.
  80. ^ Wood, 2009, pp. 381–382.
  81. ^ Wood, 2009, p. 382.
  82. ^ a b Editor's: Trey Berry, Pam Beasley, and Jeanne Clements (2006), The Forgotten Expedition, 1804–1805: The Louisiana Purchase Journals of Dunbar and Hunter, Editors Introduction, p. xi.
  83. ^ Scythes, 2014, pp. 693–94.
  84. ^ Wood, 2009, pp. 292–293.
  85. ^ Scythes, 2014, pp. 422–23.
  86. ^ Mario Francini Storia dei presidenti americani Tascabili Newton 1996, pp. 19-20
  87. ^ Fremont-Barnes, 2006, p. 36.
  88. ^ Fremont-Barnes, 2006, p. 32.
  89. ^ Wood, 2009, pp. 634–636.
  90. ^ Wood, 2009, pp. 636-637.
  91. ^ Wood, 2009, pp. 637-638.
  92. ^ Wood, 2009, pp. 638-639.
  93. ^ Wood, 2009, pag. 639.
  94. ^ a b Mario Francini Storia dei presidenti americani Tascabili Newton 1996, pag. 20
  95. ^ Bernstein. 2003, p. 146.
  96. ^ Fremont-Barnes, 2006, pp. 32–36.
  97. ^ Wood, 2009, pp. 357–359.
  98. ^ a b c Appleby, 2003, pp. 63–64
  99. ^ a b Wood, 2009, pp. 366–367.
  100. ^ Wilentz, 2005, p. 108.
  101. ^ Rodriguez, 2002, p. 97.
  102. ^ Ellis, 2008, p. 208.
  103. ^ Appleby, 2003, pp. 64–65
  104. ^ Wood, 2009, pp. 369–370.
  105. ^ Wood, 2009, pp. 372–373.
  106. ^ Wood, 2009, pp. 383–384.
  107. ^ a b c Banner (1972), p. 34.
  108. ^ a b c June 13, 1807: Thomas Jefferson subpoenaed in Aaron Burr's treason trial, in This Day in History, A&E Television Networks. URL consultato il 20 febbraio 2017.
  109. ^ Meacham (2012), pp. 405, 419–22.
  110. ^ http://archive.spectator.co.uk/article/15th-october-1836/7/colonel-aaron-burr-died-at-his-residence-on-staten
  111. ^ Matthewson, Tim. "Jefferson and Haiti", The Journal of Southern History 61, no. 2 (May 1995), p. 221.
  112. ^ Matthewson (1995), pp. 226–27.
  113. ^ Appleby, 2003, pp. 78–79
  114. ^ Herring (2008), p. 107.
  115. ^ Matthewson (1996), p. 22.
  116. ^ Matthewson, Tim. "Jefferson and the Non-recognition of Haiti", American Philosophical Society 140, no. 1 (March 1996), p. 22.
  117. ^ Herring (2008), p. 108.
  118. ^ Wood, 2009, pag. 374.
  119. ^ Wood, 2009, pag. 375.
  120. ^ Herring (2008), p. 109.
  121. ^ TJF: President Jefferson and the Indian Nations
  122. ^ Appleby, 2003, pp. 107–10
  123. ^ John Sugden, Tecumseh: A Life (1999), p. 144.
  124. ^ Dwight L Smith, "A North American Neutral Indian Zone: Persistence of a British Idea", Northwest Ohio Quarterly (1989) 61 (2–4): 46–63.
  125. ^ Timothy D. Willig, Restoring the Chain of Friendship: British Policy and the Indians of the Great Lakes, 1783–1815 (2008)
  126. ^ Wood, 2009, pp. 523-525.
  127. ^ Wood, 2009, pp. 526-527.
  128. ^ Wood, 2009, pp. 533–534.
  129. ^ Wood, 2009, pp. 537–538.
  130. ^ Dumas Malone, Jefferson and the President: Second Term, 1805–1809 (1974), pp. 543.
  131. ^ Dumas Malone, Jefferson and the President: Second Term, 1805–1809 (1974), pp. 544.
  132. ^ Miller, John Chester, The wolf by the ears: Thomas Jefferson and slavery (1980), p. 142.
  133. ^ McDonald, 1976, pp. 4–5
  134. ^ McDonald, 1976, pp. 56–57
  135. ^ Wood, 2009, pp. 622–626.
  136. ^ McDonald, 1976, pp. 100–101
  137. ^ Robert E. Cray, "Remembering the USS Chesapeake: The politics of maritime death and impressment." Journal of the Early Republic (2005) 25#3 pp. 445–74. online
  138. ^ Wood, 2009, pp. 640–641.
  139. ^ Wood, 2009, pp. 641-642.
  140. ^ McDonald, 1976, pp. 132–133
  141. ^ Wood, 2009, pp. 644–649.
  142. ^ Jeffrey A. Frankel, "The 1807–1809 Embargo Against Great Britain." Journal of Economic History (1982) 42#2 pp. 291–308. in JSTOR
  143. ^ Wood, 2009, pp. 652-655.
  144. ^ Wood, 2009, pp. 656-657.
  145. ^ Cogliano, 2008, p. 250; Meacham, 2012, p. 475.
  146. ^ Wood, 2009, pp. 650–651.
  147. ^ Appleby, 2003, p. 145; Ellis, 1996, p. 237.
  148. ^ Hayes, 2008, pp. 504–05; Kaplan, 1999, pp. 166–68.
  149. ^ Hayes, 2008, pp. 504–05; Peterson, 1960, pp. 289–90.
  150. ^ Appleby, 2003, pp. 79-81
  151. ^ Appleby, 2003, pp. 88-89
  152. ^ Appleby, 2003, pp. 89-90
  153. ^ Appleby, 2003, pp. 122–24
  154. ^ McDonald, 1976, pp. 96–97
  155. ^ James Madison: Campaigns and Elections, Miller Center of Public Affairs, University of Virginia. URL consultato il 29 aprile 2017.
  156. ^ Larry Sabato e Howard Ernst, Encyclopedia of American Political Parties and Elections, Infobase Publishing, 1º gennaio 2009, pp. 302–04.
  157. ^ Meacham, 2012, p. xix.
  158. ^ Bernstein, 2003, pag. 191; Appleby, 2003, pag. 132.
  159. ^ Bernstein, 2003, pag. 192; Appleby, 2003, pag. 133.
  160. ^ Bernstein, 2003, pp. 192–94; Appleby, 2003, pp. 135–36.
  161. ^ Cogliano, 2008, p. 12; Appleby, 2003, p. 136, 140; Bernstein, 2003, pp. 194–97.
  162. ^ Gordon S. Wood. "Revealing the Total Jefferson," The New York Review of Books. June 23, 2016.
  163. ^ Siena Poll: American Presidents, Siena Research Institute, 6 luglio 2010. URL consultato il 30 ottobre 2015 (archiviato dall'url originale il 6 luglio 2010).
  164. ^ Rottinghaus, Brandon and Justin S. Vaughn, Measuring Obama against the great presidents, Brookings Institution, 13 febbraio 2015. URL consultato il 30 ottobre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Adams, Henry. History of the United States of America during the Administrations of Thomas Jefferson. Library of America edition, (1986). Classic in-depth history.
  • Joyce Appleby, Thomas Jefferson, Times Books, 2003.
  • Channing, Edward. The Jeffersonian System, 1801–1811 (1906) full text online, older scholarly survey
  • Cunningham, Noble E., Jr. The Jeffersonian Republicans in Power: Party Operations 1801–1809 (1963), highly detailed party history
  • Cunningham, Noble E., Jr. The Process of Government Under Jefferson (1978)
  • McDonald, Forrest. The Presidency of Thomas Jefferson (1987), intellectual history approach to Jefferson's presidency
  • Malone, Dumas. Jefferson the President: First Term 1801–1805; v. 5: Jefferson the President: Second term, 1805–1809; v.6: The Sage of Monticello (1948–70), the standard scholarly biography; short bio by Malone; a standard scholarly biography
  • Peterson, Merrill D. Thomas Jefferson and the New Nation: A Biography (1986), long, detailed biography by leading scholar; online edition; also excerpt and text search; a standard scholarly biography
  • Peterson, Merrill D. ed. Thomas Jefferson: A Reference Biography. (1986), long essays by scholars
  • Smelser, Marshall. The Democratic Republic: 1801–1815 (1968), standard scholarly history of presidencies of Jefferson and Madison
  • Wilentz, Sean. The Rise of American Democracy: Jefferson to Lincoln. (2005), broad-scale interpretation of political history

Relazioni estere[modifica | modifica wikitesto]

  • Cogliano, Francis D. Emperor of Liberty: Thomas Jefferson's Foreign Policy (Yale University Press, 2014). 320 pp. online review
  • Kaplan, Lawrence. Jefferson and France (Yale University Press, 1967)
  • Kaplan, Lawrence. Entangling Alliances with None: American Foreign Policy in the Age of Jefferson (Kent State University Press, 1987).
  • LaFeber, Walter. “Jefferson and an American Foreign Policy,” in Jeffersonian Legacies, ed. Peter S. Onuf (1993), pp. 370–91;
  • Rodriguez, Junius, ed. The Louisiana Purchase: An Encyclopedia (2002)
  • Tucker, Robert W. and David C. Hendrickson. Empire of Liberty: The Statecraft of Thomas Jefferson (1992), best guide to foreign policy excerpt and text search, diplomatic history

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàLCCN (ENsh85140423