Oclocrazia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'oclocrazia (dal greco antico: ὅχλος, óchlos, moltitudine o massa, e κρατία, kratía, potere) si configura come uno stadio di governo deteriore nel quale la guida della pόlis (se si intendesse declinarne il significato in una moderna estensione, sebbene differente da quella primigenia, dello Stato) è alla mercé di volizioni delle masse.

Le fonti classiche[modifica | modifica wikitesto]

Il termine ὀχλοκρατία è formulato per la prima volta nelle Storie di Polibio, specificamente nel capitolo 4^ che compare fra i frammenti del Libro VI. La discussione dello storico greco si inserisce in una più ampia disamina della sua teoria ciclica delle forme di governo. Così si esprime infatti l'Autore:

πρώτη μὲν οὖν ἀκατασκεύως καὶ φυσικῶς συνίσταται μοναρχία, ταύτῃ δ᾽ ἕπεται καὶ ἐκ ταύτης γεννᾶται μετὰ κατασκευῆς καὶ διορθώσεως βασιλεία. μεταβαλλούσης δὲ ταύτης εἰς τὰ συμφυῆ κακά, λέγω δ᾽ εἰς τυραννίδ᾽, αὖθις ἐκ τῆς τούτων καταλύσεως ἀριστοκρατία φύεται. καὶ μὴν ταύτης εἰς ὀλιγαρχίαν ἐκτραπείσης κατὰ φύσιν, τοῦ δὲ πλήθους ὀργῇ μετελθόντος τὰς τῶν προεστώτων ἀδικίας, γεννᾶται δῆμος. ἐκ δὲ τῆς τούτου πάλιν ὕβρεως καὶ παρανομίας ἀποπληροῦται σὺν χρόνοις ὀχλοκρατία.

(Historiae. Polybius, Leipzig, Teubner 1893, libro VI, cap.4, sezione 7-10). Il grassetto è nostro.

Il termine ricorre soltanto 3 volte nell'intero corpus Polibiano, una sola volta in quello Plutarcheo (nel De Unius in republica dominatione, capitolo I), e nelle Historie Romanae di Cassio Cocceiano (libro 44^, cap. 2). Non sembrano esserci altre occorrenze nel corpus classico.

L'oclocrazia nell'anaciclosi

Questo il brano di riferimento della teoria di Polibio sulla degenerazione della democrazia:

[...] Finché sopravvivono cittadini che hanno sperimentato la tracotanza e la violenza [...], essi stimano più di ogni altra cosa l'uguaglianza di diritti e la libertà di parola; ma quando subentrano al potere dei giovani e la democrazia viene trasmessa ai figli dei figli di questi, non tenendo più in gran conto, a causa dell'abitudine, l'uguaglianza e la libertà di parola, cercano di prevalere sulla maggioranza; in tale colpa incorrono soprattutto i più ricchi. Desiderosi dunque di preminenza, non potendola ottenere con i propri meriti e le proprie virtù, dilapidano le loro sostanze per accattivarsi la moltitudine, allettandola in tutti i modi. Quando sono riusciti, con la loro stolta avidità di potere, a rendere il popolo corrotto e avido di doni, la democrazia viene abolita e si trasforma in violenta demagogia [...].[1]

Come si può vedere già nel breve inciso polibiano, l'oclocrazia è considerata come uno stadio di degenerazione della democrazia. Risulta inequivocabile che il potere del Popolo, da intendersi originariamente a guisa di corpo politico unitario, dotato di un'autocoscienza storica, si tramuti ora in potere dell'ochlos, ossia di una moltitudine disordinata e senza identità, preda degli intenti dominanti di capi che ne orientano a privati fini le opinioni instillando ed inducendo falsi desideri. La massa pertanto si illude di esercitare liberamente la propria funzione, quando invece è diventata "strumento animato" di una o più personalità, tipicamente, nella formulazione Polibiana, di alta estrazione censitaria, che la "seducono" anche distribuendo denaro e beni materiali di ogni genere. Il "popolo" (ormai disintegrato) diventa così corrotto, avido, spasmodico nella soddisfazione delle proprie pulsioni più egoistiche, cessando così di essere un popolo libero.

Altre fonti[modifica | modifica wikitesto]

J.J.Rousseau ne "Le Contrat Social" cita il termine riferendosi alla degenerazione della democrazia, nel caso di dissoluzione dello Stato (Cap. X, Libro III).

Nella filosofia politica[modifica | modifica wikitesto]

Si comprende pienamente la precipuità ed imprescindibilità della demagogia come strumento delle oclocrazie, in ossequio al malsano quanto sistematico rifiuto di una democrazia che, in quanto tale, si esercita invece attraverso il confronto, anche polemico e tensorio, fra argomenti, fondate elucidazioni (logoi) e visioni del mondo differenti. La deriva possibile e nefasta del ritorno ad un bieco tribalismo, sembrerebbe essere mitigata solo da un altrettanto ignobile regime tirannico.

È reso chiaro alla analisi storica come la nascita delle oclocrazie rappresenti il fallimento dell'idea di libertà, constantemente minacciata ed affondata dall'ignoranza, dalla vile ipertrofia del genere umano, che portano in grembo quella "bonheur végétative" di Tocquevilliana memoria. La libertà (che tende a configurarsi come idea regolativa, e perciò sempre in fieri, reca con sé infatti l'onere dell'estremo coraggio e della conoscenza, e senza di questi, essa è destinata a rimanere mera illusione; la deriva populista (ed il populismo, parola peraltro abusata odiernamente, andrebbe invece più precisamente inteso proprio come oclocrazia) trasforma la libertà in una mera bandiera propagandistica, agitata all'occorrenza e tesa ad alimentare l'ipocrisia della società e delle sue convenzioni.

Nella storia contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

L'assonanza dello spettro concettuale proprio dell'oclocrazia polibiana con il pensiero di Tocqueville in tema di dittatura della maggioranza è stata utilizzata per descrivere l’antipolitica nel XXI secolo[2]: essa opera "quando lo stato è in balìa della voluttà delle masse"[3] ed è stata definita una pratica in cui "la democrazia si trasmuta in un rito collettivo di punizione e di espiazione"[4]; in Italia ciò farebbe "rivivere un nuovo capitolo di quella che Piero Gobetti, a proposito del fascismo, chiamava autobiografia di un popolo"[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (Polibio, Le Storie, libro VI, cap. 9, nella traduzione italiana di Carla Schick, Mondadori 1955, vol.II, p. 98).
  2. ^ Massimiliano Pari, Trump? È la democrazia, bellezza!, ItaliaOggi, 27 novembre 2016.
  3. ^ Alberto Brambilla, IL FONDATORE DELLA CASALEGGIO & C. CONTRO LA DEMOCRAZIA DIRETTA, OPACT, 14 dicembre 2016.
  4. ^ Marco Cianca, Se la politica di oggi si riduce a una continua campagna elettorale, Corriere della sera, 20 dicembre 2016, secondo cui "gli alfieri dell’antipolitica, che ormai si è fatta a sua volta politica (...) danno voce alla pancia del Paese. Sono contro l’Europa, contro le banche, contro ogni forma di establishment, contro l’ondata immigratoria. Potrebbero persino allearsi, in nome di quell’oclocrazia, il governo delle plebi, che è stata evocata in questi giorni citando Polibio".
  5. ^ Ibidem.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]