Presidenza di William Henry Harrison

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Presidenza William Henry Harrison
William Henry Harrison daguerreotype.jpg
Dagherrotipo del presidente W. H. Harryson tratto da un ritratto del 1841[1].
StatoStati Uniti Stati Uniti
Capo del governoWilliam Henry Harrison
(Partito Whig)
Giuramento4 marzo 1841
Governo successivo4 aprile 1841
Left arrow.svg Presidenza Van Buren Presidenza Tyler Right arrow.svg

La presidenza di William Henry Harrison ebbe inizio il 4 marzo del 1841 con il discorso d'inaugurazione e relativo insediamento del presidente degli Stati Uniti d'America e si concluse prematuramente il 4 di aprile di quello stesso anno: morirà - si disse allora - di polmonite a seguito dell'infreddatura presa nel corso della cerimonia inaugurale svoltasi sulla sommità del Campidoglio di Washington; ma molto più probabilmente di febbre tifoide.

Durata esattamente un mese di tempo, fu la più corta amministrazione presidenziale dell'intera storia degli Stati Uniti d'America - prima della presidenza di Zachary Taylor (16 mesi) e della Presidenza di James A. Garfield (200 giorni) - e la 1ª volta in cui s'interruppe bruscamente un mandato. Dovette prendere il suo posto il Vicepresidente in carica iniziando così la presidenza di John Tyler e stabilendo un precedente importante.

Harrison fu l'ultimo presidente ad essere nato con la cittadinanza britannica e il 1° a morire in carica; questa provocherà una breve crisi costituzionale, la cui risoluzione lasciò però irrisolte le questioni inerenti la linea di successione presidenziale fino alla promulgazione del XXV emendamento della Costituzione nel 1967 durante la presidenza di Lyndon B. Johnson.

Sarà il nonno del 23º presidente Benjamin Harrison (1889-1893). Al tempo fu il Presidente eletto degli Stati Uniti d'America più anziano (67 anni)[2]; a causa dell'estrema brevità della sua amministrazione gli studiosi e gli storici spesso rinunciano ad elencarlo nella classifica storica dei presidenti degli Stati Uniti d'America.

La firma autografa del presidente Harrison.

Elezioni presidenziali del 1840[modifica | modifica wikitesto]

Poster della campagna elettorale del 1840.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1840.

Harrison fu per la 2ª volta il candidato ufficiale del Partito Whig (dopo le elezioni presidenziali del 1836) e affrontò quindi nuovamente il presidente incumbent Martin Van Buren anche nell'appuntamento elettorale di 4 anni dopo. Venne scelto tra la schiera dei membri più controversi del partito come Henry Clay e Daniel Webster e basò tutta la propria campagna elettorale facendo sfoggio del suo curriculum militare e sulla debolezza dell'economia degli Stati Uniti d'America, causata inanzitutto dal grande "Panico del 1837". In una manovra atta ad incolpare Van Buren della presente depressione economica nazionale i Whigs lo soprannominarono "Van Ruin" (Signor Rovina)[3].

Gli esponenti del Partito Democratico ridicolizzarono Harrison chiamandolo "Granny Harrison, il generale in sottoveste", questo perché si dimise provvidenzialmente dall'United States Army prima che la Guerra anglo-americana avesse termine. Quando domandarono retoricamente agli elettori se Harrison avrebbe dovuto essere eletto, i Democratici si chiesero quale nome avesse Harrison se pronunciato al contrario: "No Sirrah" (termine arcaicizzante usato da William Shakespeare per riferirsi ad individui di rango inferiore)[4].

Ne minimizzarono la personalità trattandolo come un vecchio uomo di provincia, fuori dal campo di battaglia e dal tempo attuale, uno che preferirebbe sempre "sedersi nella sua capanna di legno a bere il sidro più duro" piuttosto che occuparsi dell'amministrazione del paese. Questa strategia si ritorse però contro di loro quando Harrison e John Tyler, il suo candidato alla Vice-Presidenza, adottarono proprio la capanna di legno e il sidro come simboli della loro campagna. Ne tappezzarono i muri e li inserirono su striscioni e manifesti, con bottiglie di sidro a forma di capanne di legno, il tutto per collegare i candidati all'uomo comune[4].

Mappa dei risultati elettorali, in rosso gli Stati vinti da Harrison.

Sebbene Harrison fosse originario di una ricca famiglia della Virginia che praticava la schiavitù negli Stati Uniti d'America la sua campagna lo promosse come un umile uomo di frontiera nello stile reso popolare da Andrew Jackson. Al contrario i Whig presentarono Van Buren come un ricco elitario. Un esempio memorabile è stata la Gold Spoon Oration che il rappresentante Whig della Pennsylvania Charles Ogle pronunciò consegnandola poi a tutte le sedi locali del Partito. Il discorso ridicolizzò abbondantemente l'elegante stile di vita concessosi dal presidente Van Buren alla Casa Bianca e le sue spese più che sontuose[4][5][6].

Una canzoncina Whig in cui la gente sputava succo di tabacco mentre cantava "wirt-wirt" mostrò anche la radicale differenza tra i due avversari: "Old Tip indossava un cappotto fatto a mano, non aveva camicia arruffata: wirt-wirt; ma Matt ha il piatto d'oro ed è un piccolo schizzinoso: wirt-wirt!"[7]

"Tippecanoe and Tyler Too" (info file)
Versione lunga

Gli esponenti Whig si vantarono dei passati successi militari conseguiti da Harrison e della sua reputazione di eroe della battaglia di Tippecanoe. Lo slogan della campagna, "Tippecanoe and Tyler, Too" (Tip e Ty), divenne uno dei più famosi della politica americana[7]. Il candidato Whig risulterà vincitore riuscendo ad ottenere una maggioranza schiacciante nel collegio elettorale degli Stati Uniti d'America, 234 grandi elettori contro i soli 60 di Van Buren, sebbene il voto popolare arrivò ad essere molto più ravvicinato. Harrison ricevette il 53% del voto popolare contro il 47% di Van Buren, con un margine di meno di 150.000 voti di differenza[8].

La presidenza più corta[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Presidenti degli Stati Uniti d'America per durata.

Quando Harrison giunse a Washington voleva dimostrare con i fatti di essere ancora il tenace "eroe di Tippecanoe" del 1811 e di essere un uomo molto più colto e riflessivo rispetto al ritratto caricaturistico che gli venne assegnato rappresentata durante la campagna della Guerra di Tecumseh.

Inaugurazione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Insediamento del presidente degli Stati Uniti d'America.

Prestò il solenne giuramento d'ufficio giovedì 4 di marzo, un giorno fatalmente freddo e umido[9]. Non indossava né un soprabito né un cappello, cavalcò sul dorso del proprio destriero per tutta la durata della cerimonia piuttosto che scegliere la carrozza chiusa che gli era stata offerta; pronunziò anche il più lungo discorso inaugurale della storia americana[9] (Testo completo su Wikisource.

Composto di 8.445 parole gli ci vollero quasi 2 ore di tempo per poter riuscire a leggere tutto fino in fondo, sebbene il suo amico e collega Whig Daniel Webster lo avesse precedentemente modificato a lungo. Dopo essere diventato il 1° capo di Stato a farsi fotografare, Harrison percorse le strade a seguito della parata inaugurale[10] e quella sera stessa parteciperà a 3 diversi veglioni arricchiti da colpi di cannone a salve[11][12], di cui uno al "Carusi's Saloon" ribattezzato per l'occasione "Tippecanoe". Con un prezzo d'entrata di 10 dollari a persona (pari a 232 dei giorni noostri) arrivò ad attirare più di 1.000 ospiti[13].

L'indirizzo inaugurale era una dichiarazione dettagliata dell'agenda preordinata del Partito Whig, essenzialmente un ripudio delle politiche createsi nella presidenza di Andrew Jackson prima e nella presidenza di Martin Van Buren poi. Il neopresidente promise di ristabilire la Seconda banca degli Stati Uniti e di far estendere la sua capacità di credito emettendo moneta cartacea (il Sistema americano di Henry Clay)[14].

S'impegnò a fare riferimento costantemente al giudizio del Congresso sulle maggiori questioni legislative, con un uso assai parsimonioso del proprio potere di veto; inoltre di invertire radicalmente lo Spoils system (il mecenatismo esecutivo) tanto praticato da Andrew Jackson. Promise infine di utilizzare il patronaggio e la raccomandazione solo per produrre uno staff qualificato e non per cercare di migliorare la propria posizione all'interno dell'esecutivo[15].

La bandiera degli Stati Uniti d'America a 26 stelle in uso nel 1841.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Gabinetto degli Stati Uniti d'America e Governo federale degli Stati Uniti d'America.

Gli avvenimenti salienti della presidenza W. H. Harrisono saranno:

1841
Partiti politici

      Whig

Dipartimento Incarico Ritratto Nome Mandato
Inizio Termine
1840s US presidential seal.png Presidente  
William Henry Harrison MET DT1670.jpg
William Henry Harrison 4 marzo 1841 4 aprile 1841
US Vice Presidents Seal 1948 EO illustration.jpg Vicepresidente  
10 John Tyler 3x4.jpg
John Tyler 4 marzo 1841 4 aprile 1841
US Department of State seal letterhead.png Segretario di Stato  
Daniel Webster.jpg
Daniel Webster 4 marzo 1841 4 aprile 1841
US-DeptOfTheTreasury-Seal-AltColorsShaded.svg Segretario al Tesoro  
ThomasEwingSr.jpg
Thomas Ewing 4 marzo 1841 4 aprile 1841
Seal of the United States Department of War.png Segretario alla Guerra  
JBell.jpg
John Bell 7 marzo 1841 5 aprile 1841
Flag of the United States Attorney General.svg Procuratore generale  
John J. Crittenden.jpg
John Jordan Crittenden 4 marzo 1841 4 aprile 1841
Seal of the United States Department of the Post Office.svg Direttore generale delle poste  
Francis Granger.jpg
Francis Granger 4 marzo 1841 4 aprile 1841
Seal of the United States Department of the Navy (1879-1957).png Segretario alla Marina  
GEBadger-portrait.jpg
George Edmund Badger 4 marzo 1841 4 aprile 1841

Nella sua qualità di leader dei Whigs e di uomo politico potente (oltre ad essere un candidato presidenziale frustrato a pieno titolo), H. Clay si attese di avere un'influenza sostanziale nella formazione e conduzione della neonata amministrazione. Ignorò la propria piattaforma di rovesciamento del sistema di "fare bottino" (il "chi vince piglia tutto" predicato da Jackson).

Clay cercò di influenzare le azioni di Harrison prima e durante la sua breve presidenza, specialmente nel mettere in evidenza le sue preferenze per gli uffici del Gabinetto e altre nomine presidenziali. Il presidente però respinse la sua aggressività dicendo: "Mr. Clay, tu dimentichi che sono IO il Presidente"[16]. La disputa si intensificò quando Harrison nominò Daniel Webster, l'arci-rivale di Clay per il controllo del Partito Whig e suo avversario dichiarato, come Segretario di Stato; sembrò a prima vista voler concedere ai sostenitori di Webster alcune posizioni di mecenatismo molto ambite.

L'unica concessione di Harrison a Clay fu quella di nominare il suo protetto John J. Crittenden alla carica di Procuratore generale; ma nonostante questo la contesa continuò imperterrita fino alla morte prematura del Presidente.

Ma Clay non era l'unico a sperare di beneficiare dell'elezione di Harrison. Orde di candidati alle cariche d'ufficio si riversarono alla Casa Bianca, che rimeneva allora aperta a tutti coloro che volevano avere un incontro con il Presidente. La maggior parte degli affari di Harrison durante la sua presidenza comportarono ampi obblighi sociali - una parte inevitabile della sua posizione elevata e del suo arrivo a Washington - e il ricevimento dei visitatori venuti da ogni parte del paese. Lo attesero a tutte le ore del giorno e riempirono perennemente i saloni dell'"Executive Mansion"[10].

Il presidente si ritrovò a scrivere in una lettera datata 10 marzo: "sono talmente infastidito dalla moltitudine che mi chiama che non posso dare alcuna attenzione a qualsiasi mia attività"[17]. Tuttavia inviò un certo numero di nomine per l'ufficio al Senato nonché di conferme durante il suo mese in carica.

Il nuovo 27º Congresso aveva convocato una sessione straordinaria allo scopo di confermare il gabinetto di Harrison e altri importanti candidati dal momento che alcuni di loro arrivarono dopo l'aggiornamento dei lavori congressuali del 15 di marzo; ciò nonostante il suo successore John Tyler alla fine sarebbe stato costretto a compiere molte nuove scelte tra i selezionati di Harrison[18].

Il presidente prese molto seriamente e a cuore la promessa fatta di rinnovare alla radice le nomine dirigenziali, visitando personalmente ciascuno dei 6 dipartimenti esecutivi per osservare le sue operazioni ed emettere tramite Webster un ordine esecutivo a tutti loro indicando che il voler continuare la propaganda della campagna elettorale da parte dei dipendenti sarebbe ormai stata considerata un valido motivo di licenziamento immediato.

Come aveva già fatto con Clay Harrison resistette alle pressioni di "patronato partigiano" provenienti anche da altri esponenti Whig di rilievo. Quando un gruppo arrivò nel suo ufficio il 16 di marzo per chiedere la rimozione e la cacciata immediata di tutti i Democratici da qualsiasi ufficio designato il presidente proclamò: "allora, aiutami mio Dio, mi dimetterò dal mio ufficio prima di poter essere colpevole di una simile iniquità!"[19]

Lo stesso gabinetto tentò di annullare la nomina di John Chambers come governatore dell'Iowa a favore dell'amico di Webster, il militare nonché politicante James Wilson del New Hampshire; tuttavia quando Webster provò a prendere una tale decisione in una riunione del 25 di marzo Harrison gli chiese molto semplicemente di leggere ad alta voce una sua nota appena scritta a mano (che diceva solamente: "William Henry Harrison, Presidente degli Stati Uniti d'America"). Subito dopo annunciò che "William Henry Harrison, Presidente degli Stati Uniti, vi dice, signori che, per Dio, John Chambers sarà il governatore dell'Iowa perché così ho deciso IO!"[20]

L'unico atto ufficiale presidenziale fu quello di convocare il Congresso in una sessione speciale. Henry Clay e lui si trovavarono inizialmente in disaccordo sulla necessità di una tale sessione e quando l'11 di marzo il gabinetto si rivelò equamente diviso il presidente pose il veto all'idea. Quando Clay pressò ancora una volta Harrison sulla questione il 13 di marzo il presidente respinse il suo consiglio e gli disse di non azzardarsi più di farsi vedere nei paraggi della Casa Bianca, ma di parlargli solo per iscritto[21].

Pochi giorni dopo, tuttavia, il segretario al Tesoro Thomas Ewing riferì al presidente che i fondi federali si erano talmente assottigliati che il governo non poteva continuare a operare fino alla sessione regolarmente programmata del Congresso a dicembre; così Harrison cedette e il 17 di marzo proclamò la sessione speciale nell'interesse della "condizione delle entrate e della finanza del paese". La sessione avrebbe dovuto iniziare il 31 di maggio[22][23].

La morte del presidente in una stampa dell'epoca.

Morte e funerali[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Maledizione dell'anno zero.

Il 26 di marzo il presidente si ammalò di raffreddore comune - secondo l'equivoco medico prevalente di quel tempo, si credette che la sua malattia fosse causata dal cattivo tempo che c'era il giorno della sua inaugurazione, ma l'indisposizione non si manifestò fino a più di tre settimane dopo[24]. Harrison cercò di ristabilirsi rimanendo alla Casa Bianca, ma non riuscì a trovare una stanza tranquilla a causa della folla di cercatori d'incarichi governativi che costantemente la assaliva. Anche il suo programma sociale estremamente impegnato rese il tempo di riposo limitato[10].

I dottori provarono diverse cure come l'applicazione di oppio, olio di ricino, sanguisughe e Rauvolfia serpentina, ma i trattamenti contribuirono soloamente a farlo peggiorare ulteriormente fino a che con cadde in uno stato di delirio. Spirerà nove giorni dopo, alle 12:30 di domenica 4 di aprile[25].

Il medico personale, Thomas Miller, diagnosticò la causa di morte come "una polmonite del lobo inferiore del polmone destro"[24]. Un'analisi particolareggiata condotta nel 2014, basata sulle note e i registri del Dr. Miller inerenti l'approvvigionamento idrico della Casa Bianca a valle dei liquami pubblici, ha concluso che probabilmente morì di shock settico dovuto a febbre tifoide.[26][27].

Harrison è diventato così il primo presidente degli Stati Uniti a morire in carica. Le sue ultime parole furono rivolte al suo dottore, ma si presumeva che fossero dirette al vicepresidente Tyler: "Signore, vorrei che capisse i veri principi del governo, vorrei che si realizzassero, non chiedo altro". Servì per il più breve mandato di tutti i tempi: 30 giorni, 12 ore e 30 minuti[28][29]

Il corpo del presidente verrà trasportato lungo le maggiori vie di Washington. L'afroamericano Solomon Northup darà un resoconto particolareggiato della processione nelle sue Memorie intitolate 12 anni schiavo:

«Il giorno dopo ci fu un grande corteo a Washington. Il ruggito del cannone e il rintocco delle campane riempivano l'aria, mentre molte case erano ammantate di gramaglie e le strade erano nere di gente. Con l'avanzare del giorno la processione fece la sua apparizione, avanzando lentamente attraverso l'Avenue, carrozza dopo carrozza, in una lunga successione, mentre migliaia e migliaia seguivano a piedi, muovendosi tutti al suono di una musica malinconica. Stavano portando il cadavere di Harrison nella tomba... Ricordo distintamente come il vetro della finestra si spezzasse e rimbombasse a terra, dopo ogni colpo sparato dal cannone nel cimitero[30]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Tombe dei presidenti degli Stati Uniti d'America.

Il rito funebre ebbe luogo nella cappella Wesley del metodismo a Cincinnati il 7 di aprile[31]. La sua sepoltura originale era nella "Public Vault" del Cimitero del Congresso a Washington DC, ma le sue spoglie furono in seguito traslate a North Bend (Ohio). Il "William Henry Harrison Tomb State Memorial" verrà eretto sulla tomba in suo onore[32].

Il memoriale posto all'ingresso della tomba della famiglia Harrison a North Bend (Ohio).

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

La scomparsa repentina del presidente rappresentò una cocente delusione per i Whig, che speravano di far approvare una legislazione tariffaria generale sulle entrate e di adottare misure per sostenere il Sistema americano propugnato da Henry Clay. John Tyler, il successore di Harrison nonché ex Democratico, abbandonerà velocemente tale agenda programmatica, ponendosi di fatto fuori dal Partito[33].

A causa della morte di Harrison tre presidenti prestarono servizio in un unico anno tropico - il 1841 - (Martin Van Buren fino a marzo, Harrison tra marzo ed aprile, infine Tyler). Questo fatto è accaduto solo in un'altra occasione, esattamente 40 anni dopo, quando alla presidenza di Rutherford Hayes successe la presidenza di James A. Garfield, che fu assassinato dopo appena 6 mesi. Con la morte di Garfield ebbe inizio la presidenza di Chester Arthur[34].

L'avvenimento rivelò i difetti esistenti nelle clausole della Costituzione americana inerenti la linea di successione presidenziale[35]. L'articolo II recita: "in caso di rimozione del Presidente dall'Ufficio, o per la sua morte, dimissioni o incapacità di assolvere i poteri e le funzioni del suddetto Ufficio, lo stesso incarico si attribuirà al Vice Presidente... e [il Vicepresidente] dovrà agire di conseguenza, fino a quando la Disabilità non sarà rimossa, o un nuovo Presidente venga eletto"[36].

Gli studiosi all'epoca non erano d'accordo sul fatto che il Vice in carica sarebbe dovuto diventare automaticamente presidente; la Carta costituzionale difatti non stabiliva se egli avesse potuto o meno servire per il resto del mandato della precedente amministrazione, fino alle elezioni successive, o se si dovessero invero tenere delle consultazioni elettorali di emergenza.

Il gabinetto di Harrison insistette sul fatto che Tyler era "Vicepresidente in qualità di Presidente". Dopo varie consultazioni intercorse con il Presidente della Corte Suprema Roger Brooke Taney venne deciso che se Tyler avesse prestato il giuramento solenne, avrebbe di conseguenza anche assunto il ruolo di Presidente. Tyler poté in tal modo assumere l'incarico già il 6 di aprile[33].

Il Congresso si riunirà a maggio e, dopo un breve periodo di dibattito in entrambe le camere, approvò una risoluzione che confermò Tyler come presidente per il resto del mandato di Harrison. Una volta stabilito questo precedente rimarrà in vigore fino a quando il XXV emendamento fu ratificato nel 1967, in seguito all'assassinio di John Fitzgerald Kennedy e alla successiva presidenza di Lyndon B. Johnson partita nel 1963[37].

Il XXV emendamento tratta dei punti di successione più particolareggiati, definendo le situazioni in cui il Vice può fungere da presidente in carica e in quali situazioni egli possa diventare a sua volta presidente[38].

Statua equestre del presidente a Cincinnati.

Eredità storica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Classifica storica dei presidenti degli Stati Uniti d'America.

Tra le eredità più durature di Harrison c'è la serie di trattati che contribuì a far negoziare o che controfirmò con i leader dei nativi americani degli Stati Uniti d'America durante il suo mandato in qualità di governatore del territorio dell'Indiana nel primo decennio del secolo[39]; come parte dell'accordo le tribù native cedettero ampi tratti di terra del West il che fornirà nei tempi a venire una superficie aggiuntiva per l'acquisto e l'insediamento da parte dei coloni[40][41][42].

Reputazione[modifica | modifica wikitesto]

La principale eredità politica risiede nei suoi metodi di campagna elettorale, che hanno gettato le basi per le moderne tattiche presidenziali[43].

Egli è stato il primo presidente incumbent a farsi fotografare. L'immagine venne realizzata a Washington durante la giornata inaugurale. Esistono fotografie di John Quincy Adams, Andrew Jackson e Martin Van Buren, ma queste furono scattate solo dopo che avevano già lasciato l'ufficio. L'immagine di Harrison fu anche la prima fotografia presidenziale ufficiale. Il dagherrotipo originale è andato perduto, sebbene esista almeno una prima copia negli archivi del Metropolitan Museum of Art[44].

Harrison morì quasi senza un soldo; l'Assemblea congressuale concederà pertanto alla vedova Anna Harrison una pensione di 25.000 dollari [45], un anno dell'allora stipendio di presidente (equivalente a circa 580.403 dollari odierni, a seconda della formula utilizzata). Ricevette infino il diritto di spedire lettere gratuitamente[46].

Il figlio, John Scott Harrison, rappresenterà l'Ohio alla Camera dei Rappresentanti tra il 1853 e il 1857[47].

Il nipote, Benjamin Harrison dell'Indiana, diventerà in seguito della vittoria alle elezioni presidenziali del 1888 (sotto le insegne del Partito Repubblicano) il 23º presidente degli Stati Uniti d'America quando darà il via alla presidenza di Benjamin Harrison iniziata nel 1889 e terminata nel 1893, facendo così di William e Benjamin Harrison l'unica coppia nonno-nipote dela storia presidenziale[48].

Il dollaro presidenziale con l'effigie del presidente.

Commemorazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il 19 febbraio del 2009 la United States Mint ha emesso la nona moneta nel programma del dollaro presidenziale con l'effigie di Harrison; ne sono in tal modo state coniate per un totale di 98.420.000 pezzi[49][50].

Diversi monumenti e statue pubbliche commemorative sono stati eretti nel corso del tempo in onore del presidente; esistono nel centro di Indianapolis[51], al "Piatt Park" di Cincinnati[52], nel "Tippecanoe County Courthouse"[53] di Lafayette (Indiana), nella Contea di Harrison (Indiana)[54] e finanche nella Contea di Owen (Indiana)[55]. Numerosi paesi e città portano il suo nome:

Ritratto del presidente di Bass Otis.
Il presidente, Gilbert du Motier de La Fayette e Tecumseh sulla "Tippecanoe County Courthouse" a Lafayette (Indiana).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Jennifer Schuessler, Found: Oldest Known Photo of a U.S. President (Socks and All), New York Times, 16 agosto 2017. URL consultato il 1º dicembre 2017.
    «A startlingly lifelike daguerreotype showing Harrison, made by the Boston photography studio Southworth and Hawes around 1850 and now at the Metropolitan Museum of Art, is a reproduction of an oil portrait, not of a photograph.».
  2. ^ William Henry Harrison, su whitehouse.gov. URL consultato il 29 luglio 2017.
  3. ^ Carnes, Mieczkowski, 2001.
  4. ^ a b c Carnes, Mieczkowski, 2001.
  5. ^ The Time Machine: 1840, One Hundred And Fifty Years Ago, American Heritage, April 1990. URL consultato il 21 settembre 2016 (archiviato dall'url originale l'8 febbraio 2006).
  6. ^ Bradley, Elizabeth L., Knickerbocker: The Myth behind New York, New Brusnwick, NJ, Rivergate Books, 27 maggio 2009, pp. 70–71, ISBN 978-0-8135-4516-5.
  7. ^ a b Carnes, Mieczkowski, 2001.
  8. ^ Gugin, St. Clair, 2006.
  9. ^ a b Harrison's Inauguration, American Treasures of the Library of Congress. URL consultato il 21 settembre 2009.
  10. ^ a b c "Harrison's Inauguration (Reason): American Treasures of the Library of Congress". Biblioteca del Congresso
  11. ^ Inauguration of President William Henry Harrison, 1841, Joint Congressional Committee on Inauguration Ceremonies. URL consultato il 21 gennaio 2009.
  12. ^ United States Senate, Inaugural Ball, inaugural.senate.gov, 10 giugno 2013 (archiviato dall'url originale il 25 febbraio 2016).
  13. ^ Harrison's Inauguration, American Treasures of the Library of Congress. URL consultato il 21 gennaio 2009.
  14. ^ William Henry Harrison Inaugural Address". Inaugural Addresses of the Presidents of the United States. Bartleby.com. 1989
  15. ^ "I Do Solemnly Swear...": Presidential Inaugurations". Library of Congress
  16. ^ Borneman, 2005, p. 56.
  17. ^ Letter from Harrison to R. Buchanan, Esq., March 10, 1841, su shapell.org.
  18. ^ File PDF
  19. ^ William Wesley Woollen, Biographical and historical sketches of early Indiana, Ayer Publishing, 1975, p. 51, ISBN 978-0-405-06896-6.
  20. ^ Robert Remini, Daniel Webster: The Man and His Time, W.W. Norton & Co., 1997, pp. 520–521.
  21. ^ "American History Series: The Brief Presidency of William Henry Harrison". Voice of America News.
  22. ^ Brinkley, Alan; Dyer, Davis (2004). The American Presidency. Houghton Mifflin. ISBN 978-0-618-38273-6.
  23. ^ Harrison's Proclamation for Special Session of Congress" (PDF).]
  24. ^ a b Cleaves, 1939, p. 152.
  25. ^ Cleaves, 1939, p. 160.
  26. ^ Jane McHugh e Philip A. Mackowiak, What Really Killed William Henry Harrison?, in The New York Times, 31 marzo 2014. URL consultato il 27 agosto 2014.
  27. ^ Jane McHugh e Philip A. Mackowiak, Death in the White House: President William Henry Harrison's Atypical Pneumonia, in Clinical Infectious Diseases, vol. 59, nº 7, 23 giugno 2014, DOI:10.1093/cid/ciu470, PMID 24962997.
  28. ^ "President Harrison Dies – April 4, 1841" in Presidential History. Miller Center, University of Virginia. 2008.
  29. ^ Robert A. Diamond ... Major contributors: Rhodes Cook ... (1976). Congressional Quarterly's Guide to U.S. Elections. Congressional Quarterly Inc. p. 492. ISBN 978-0-87187-072-8.
  30. ^ Twelve Years a Slave: Narrative of Solomon Northup, a Citizen of New-York, Kidnapped in Washington City in 1841, and Rescued in 1853
  31. ^ "Presidential Funerals" – White House History, in whha.org (archiviato dall'url originale il 21 ottobre 2013).
  32. ^ "Harrison Tomb". Ohio Historical Society. Archiviato dall'originale il 14 maggio 2013.
  33. ^ a b John Tyler, Tenth Vice President (1841), senate.gov. URL consultato il 18 giugno 2008.
  34. ^ Martin Kelly, Tecumseh's Curse and the US Presidents: Coincidence or Something More?, About.com. URL consultato il 9 giugno 2008.
  35. ^ United States Constitution, Article II, Cornell University Law School. URL consultato l'11 febbraio 2009.
  36. ^ The Constitution of the United States: A Transcription, U.S. National Archives and Records Administration. URL consultato il 19 settembre 2016.
  37. ^ United States Constitution, Amendment XXV, Cornell University Law School. URL consultato l'11 febbraio 2009.
  38. ^ The Constitution: Amendments 11-27, U.S. National Archives and Records Administration.
  39. ^ Gugin-St. Clair, 2006, p. 18.
  40. ^ Harrison, William Henry, (1773–1841), Biographical Directory of the United States Congress. URL consultato il 4 febbraio 2009.
  41. ^ Madison-Sandweiss, 2014, p. 47.
  42. ^ Barnhart-Riker, 1971, pp. 409–10.
  43. ^ Green, 2007, p. 100.
  44. ^ The Met Collection Database, Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 12 dicembre 2008.
  45. ^ Allan L. Damon, Presidential Expenses, in American Heritage, vol. 25, nº 4, June 1974. URL consultato il 10 febbraio 2009 (archiviato dall'url originale il 7 gennaio 2009).
  46. ^ First Lady Biography: Anna Harrison, First Ladies, 2009. URL consultato l'11 febbraio 2009.
  47. ^ Harrison, John Scott, (1804–1878), Biographical Directory of the United States Congress. URL consultato il 18 giugno 2008.
  48. ^ Calhoun, 2005, pp. 43–49.
  49. ^ The United States Mint Coins and Medals Program, su www.usmint.gov. URL consultato il 28 luglio 2016.
  50. ^ Circulating Coins Production Figures: usmint.gov, su www.usmint.gov. URL consultato il 28 luglio 2016.
  51. ^ Greiff, 2005, p. 12.
  52. ^ Statue of William Henry Harrison - Cincinnati, Ohio - American Guide Series on Waymarking.com, su www.waymarking.com. URL consultato il 28 luglio 2016.
  53. ^ Greiff, 2005, p. 243.
  54. ^ Greiff, 2005, p. 131.
  55. ^ Greiff, 2005, p. 206]
  56. ^ a b William Daniel Overman, Ohio town names, Akron, Ohio.
  57. ^ History & Photos, su VisitTippCity.org. URL consultato il 28 luglio 2016 (archiviato dall'url originale il 22 luglio 2016).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

John D. Barnhart e Dorothy L. Riker (a cura di), Indiana to 1816: The Colonial Period, The History of Indiana, I, Indianapolis, Indiana Historical Bureau and the Indiana Historical Society, 1971.
Simón Bolívar, Selected Writings of Bolívar, a cura di Bierck, Harold A. Jr., II, New York, Colonial Press, 1951, ISBN 978-1-60635-115-4. compiled by Lecuna, Vicente, translated by Bertrand, Lewis
Walter R. Borneman, 1812: The War That Forged a Nation, New York, HarperCollins (Harper Perennial), 2005, ISBN 978-0-06-053113-3.
Samuel Jones Burr, The Life and Times of William Henry Harrison, New York, R. W.Pomeroy, 1840. URL consultato il 14 settembre 2016.
Charles William Calhoun, Benjamin Harrison: The 23rd President 1889–1893, The American Presidents, vol. 23, New York, Macmillan, 2005, ISBN 978-0-8050-6952-5.
Mark C. Carnes e Yanek Mieczkowski, The Routledge Historical Atlas of Presidential Campaigns, Routledge Atlases of American History, New York, Routledge, 2001, ISBN 978-0-415-92139-8.
Freeman Cleaves, Old Tippecanoe: William Henry Harrison and His Time, New York, C. Scribner's Sons, 1939.
Arville Funk, A Sketchbook of Indiana History, Rochester, IN, Christian Book Press, 1969.
Meg Green, William H. Harrison, Breckenridge, CO, Twenty-First Century Books, 2007, ISBN 978-0-8225-1511-1.; for children
Glory-June Greiff, Remembrance, Faith and Fancy: Outdoor Public Sculpture in Indiana, Indianapolis, Indiana Historical Society Press, 2005, ISBN 0-87195-180-0.
Linda C. Gugin e James E. St. Clair (a cura di), The Governors of Indiana, Indianapolis, Indiana Historical Society Press and the Indiana Historical Bureau, 2006, ISBN 0-87195-196-7.
James Hall, A Memoir of the Public Services of William Henry Harrison, of Ohio, Philadelphia, PA, Key & Biddle, 1836. URL consultato il 14 settembre 2016.
A. J. Langguth, Union 1812: The Americans Who Fought the Second War of Independence, New York, Simon & Schuster, 2007, ISBN 978-1-4165-3278-1.
James H. Madison e Lee Ann Sandweiss, Hoosiers and the American Story, Indianapolis, Indiana Historical Society Press, 2014, ISBN 978-0-87195-363-6.
Robert M. Owens, Mr. Jefferson's Hammer: William Henry Harrison and the Origins of American Indian Policy, Norman, OK, University of Oklahoma Press, 2007, ISBN 978-0-8061-3842-8.
William Alexander Taylor e Aubrey Clarence Taylor, Ohio statesmen and annals of progress: from the year 1788 to the year 1900 ..., vol. 1, State of Ohio, 1899.

Altre letture[modifica | modifica wikitesto]

Hendrik Booraem, A Child of the Revolution: William Henry Harrison and His World, 1773–1798, Kent State University Press, 2012.
Adam Jortner, The Gods of Prophetstown: The Battle of Tippecanoe and the Holy War for the American Frontier, Oxford University Press, 2012, ISBN 978-0-19-976529-4.
Pirtle, Alfred, The Battle of Tippecanoe, Louisville, John P. Morton & Co./ Library Reprints, 1900, p. 158, ISBN 978-0-7222-6509-3. as read to the Filson Club.
Shade, William G. "'Tippecanoe and Tyler too': William Henry Harrison and the rise of popular politics." in Joel H. Silbey, ed., A Companion to the Antebellum Presidents 1837–1861 (2013) pp: 155–72.
Skaggs, David Curtis. William Henry Harrison and the Conquest of the Ohio Country: Frontier Fighting in the War of 1812 (Johns Hopkins University Press, 2014) xxii.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]