Presidenza di James Knox Polk

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Presidenza James Knox Polk
James Polk restored.jpg
Dagherrotipo del presidente Polk verso la fine del suo mandato.
StatoStati Uniti Stati Uniti
Capo del governoJames Knox Polk
(Partito Democratico)
Giuramento4 marzo 1845
Governo successivo4 marzo 1849
Left arrow.svg Presidenza Tyler Presidenza Taylor Right arrow.svg

« Lo definirono il Napoleone Bonaparte dei comizi e questa abilità oratoria, unità alle conoscenze della moglie Sarah Polk, gli assicurò una brillante carriera politica[1]. »

La presidenza di James Knox Polk ebbe inizio il 4 marzo del 1845 con la cerimonia d'inaugurazione e relativo insediamento del presidente degli Stati Uniti d'America e terminerà il 4 marzo del 1849. James K. Polk, un quarantanovenne esponente del Partito Democratico, assunse il suo nuovo ruolo nella qualità di 11º presidente degli Stati Uniti d'America dopo aver sconfitto il candidato del Partito Whig Henry Clay alle elezioni presidenziali del 1844.

Polk lascerà l'incarico dopo un solo mandato, adempiendo così ad un impegno preso solennemente nel corso della campagna elettorale; gli succederà il Whig Zachary Taylor. Strettamente alleata ed interconnessa con la presidenza di Andrew Jackson la nuova amministrazione rifletterà pienamente la sua adesione agli ideali della "democrazia jacksoniana" e del cosiddetto "destino manifesto". Gravemente provato nel fisico morirà appena 3 mesi dopo aver lasciato l'incarico.

Polk viene spesso considerato l'ultimo presidente di forte caratura prima della guerra di secessione americana e quindi della presidenza di Abraham Lincoln, avendo saputo centrare durante i suoi quattro anni di permanenza alla Casa Bianca tutti i principali obiettivi di politica interna e di politica estera stabiliti e propugnati nel corso della propria campagna elettorale.

L'amministrazione Polk si rivelerà particolarmente influente negli affari esteri e la sua presidenza vedrà le prime grandi espansioni degli Stati Uniti d'America in direzione degli Stati del Pacifico. Dopo che il Messico rigettò l'annessione texana il presidente riuscirà ad ottennere una vittoria schiacciante nella guerra Messico-Stati Uniti, il che portò alla cessione messicana di quasi tutti i futuri Stati Uniti sud-occidentali.

Minaccerà inoltre lo stato di belligeranza permanente con l'impero britannico per arrivare ad avere il controllo dell'Oregon Country, raggiungendo infine un accordo secondo cui entrambe le nazioni accettarono di suddividersi la regione all'altezza del 49º parallelo Nord. Il presidente saprà realizzare anche i suoi obiettivi nelle principali questioni interne; assicurò una sostanziale riduzione delle tariffe sostituendo la "tariffa nera del 1842" con la tariffa Walker del 1846, che soddisfaceva gli Stati meno industrializzati del suo nativo Sud rendendo meno costosi sia l'importazione che, attraverso la concorrenza, i beni domestici.

Costruirà inoltre un sistema di tesoreria indipendente che è durato fino al 1913, supervisionò la fondazione dell'United States Naval Academy e dello Smithsonian Institution, la posa della prima pietra all'innovativo Monumento a Washington ed infine l'emissione del primo francobollo statunitense.

Il presidente non si occuperà da vicino delle elezioni presidenziali del 1848, anche se le azioni compiute influenzeranno pesantemente il prosieguo della competizione. Il generale Taylor, che aveva prestato servizio nel corso della guerra messicana, conquisterà la nomina presidenziale Whig e giungerà a sconfiggere il candidato preferito di Polk, il senatore Lewis Cass.

Gli studiosi specializzati in materia lo valutano in modo favorevole inserendolo nelle liste dei più grandi presidenti per la sua capacità promozionale, per essere stato capace di ottenere il sostegno necessario alla realizzazione di tutti i maggiori progetti fissati dal proprio programma; tuttavia non manca di venire anche criticato per aver trascinato il paese nella guerra contro i messicani e per aver esacerbato le divisioni settarie e regionalistiche. Polk è giudicato come uno dei presidenti più coerenti e dediti al nazionalismo della storia degli Stati Uniti d'America e allo stesso tempo uno dei meno noti e politicamente ambiziosi tra quelli davvero importanti[2].

La classifica storica dei presidenti degli Stati Uniti d'America inserisce la sua amministrazione in una posizione medio alta, tanto più se paragonato ai più suoi immediati successori tutti valutati agli ultimi posti.

La firma autografa del presidente Polk.

Elezioni presidenziali del 1844[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1844.

Nei primi mesi dell'anno l'ex presidente Martin Van Buren rappresentava ancora la scelta più probabile per i Democratici, rimanendo il leader in "pol position" per la Nomination, mentre Polk sperava di poter diventare almeno il candidato alla Vicepresidenza[3]; s'impegnò quindi inizialmente in una delicata e minuziosa campagna pre-elettorale per essere il suo compagno di corsa[4].

Tuttavia, mentre era tenuto in grande considerazione e ampiamente supportato, Van Buren dovette affrontare l'opposizione dei Sudisti che temevano le sue opinioni consierate troppo libertarie sul tema scottante della schiavitù; inoltre la sua gestione del grande Panico del 1837 suscitò anche l'opposizione dei "conservatori imprenditoriali"[4].

La potenziale acquisizione della Repubblica del Texas da parte della presidenza di John Tyler sconvolgerà definitivamente la gara presidenziale; mentre Van Buren e il capofila del Partito Whig Henry Clay contrastarono con toni accesi l'annessione e una potenziale guerra contro il Messico sul territorio conteso[5], Polk e l'ex presidente Andrew Jackson sostennero invece fortemente l'annessione texana[6]. Deluso dalla posizione intransigente di Van Buren, Jackson decise quindi di appoggiare Polk come candidato presidenziale ufficiale del Partito, anche se Polk stesso rimaneva alquanto scettico sul fatto che potesse riuscire ad ottenere la nomina[7].

Mentre la Convention nazionale Democratica iniziava il 27 di maggio, la questione chiave riguardò il fatto se si sarebbe dovuto adottare una regolamentazione interna che imponesse al candidato di ricevere il voto di almeno i 2/3 dei delegati totali[8]; con il contributo determinante degli Stati del Sud la mozione venne approvata, ponendo di fatto in ta modo fine alla possibilità della nomina di Van Buren a causa del forte rifiuto nei suoi riguardi espresso da una minoranza irremovibile ma significativa di delegati[9].

Manifesto che annuncia una celebrazione a Lancaster (Pennsylvania) in onore della "gloriosa vittoria" ottenuta da Polk alle elezioni.

Van Buren ottenne la maggioranza relativa al primo scrutinio, ma non riuscì a conquistare il quorum necessario tanto che il supporto nei suoi confronti svanì nei successivi scrutini[9]. All'8° ballottaggio Polk ottenne 44 preferenze su 266 e immediatamente il sostegno a tutti gli altri candidati tranne Polk, Lewis Cass e Van Buren, si dissipò in un nulla di fatto[10]. Subito dopo diversi delegati si alzarono per parlare a favore di Polk[10]. Van Buren, rendendosi conto di non avere più alcuna possibilità diede quindi anch'egli il suo appoggio a Polk, che vinse nel turno seguente.

In tal modo è diventato il primo candidato "dark horse" a conquistare una Nomination presidenziale della maggiore forza politica nazionale[11]. Dopo che il senatore Silas Wright, stretto alleato di Van Buren, declinò la nomina a Vicepresidente la Convention scelse di affiancargli l'ex senatore George M. Dallas della Pennsylvania[12].

Dopo aver appreso della sua nomina Polk promise di servire solo per la scadenza di un mandato, credendo che ciò lo avrebbe aiutato ad ottenere l'appoggio dei leader Democratici come Cass, Wright, John Calhoun, Thomas Hart Benton e James Buchanan, che mantenevano tutti forti aspirazioni presidenziali[13][14].

Evito inoltre accuratamente di prendere posizione sulla Tariffa del 1842 basata su un forte protezionismo, ma fece altresì ricorso allo Stato chiave della Pennsylvania usando la retorica favorevole alle tariffe protettive[15]; a New York, un altro degli Stati chiave incerti, la campagna elettorale di Polk fu notevolmente aiutata dalla candidatura governatoriale di Wright, che riuscì a unire le fazioni Democratiche newyorkesi[15]. Il Partito abolizionista Liberty nominò James Gillespie Birney del Michigan[16]. I delegati alla Convention nazionale Whig elessero H. Clay già al 1º scrutinio.

Nonostante il fatto che Polk fosse stato il Presidente della Camera, l'uomo di punta di Andrew Jackson nella "Bank War" e il governatore del Tennessee gli oratori Whig lo disdegnarono semplicemente, schernendolo con il ritornello "chi è James K. Polk?" in riferimento alla sua relativa oscurità politica rispetto a Van Buren o a Clay[17]. I Whig coprirono la nazione con centinaia di migliaia di volantini anti-Polk, accusandolo di essere un burattino nelle mani del "potere negriero" e un radicale che avrebbe distrutto gli Stati Uniti nella sua volontà di procedere a forza con l'annessione del Texas[11].

Mappa dei risultati delle elezioni presidenziali del 1844 per contea; in blu le vittorie di Polk.

Polk vinse le elezioni, ricevendo 170 voti dei grandi elettori a fronte dei 105 accumulati da Clay e una maggioranza del 49,5% del voto popolare; perse invece sia il suo stato di nascita, la Carolina del Nord, sia il suo stato di residenza, il Tennessee. Conquistò la Pennsylvania e New York, dove Clay risultò sconfitto grazie ai suffragi determinanti ottenuti da Birney[18]. Se avesse vinto New York Clay avrebbe sconfitto Polk con un sottile margine di appena 6 voti nel Collegio elettorale[11].

Durante il periodo di transizione il presidente uscente John Tyler cercò di completare le pratiche per l'annessione del Texas. Mentre il Senato aveva bocciato un precedente trattato che avrebbe inglobato la Repubblica texana, Tyler tentò di far approvare una risoluzione comune attraverso entrambe le camere del Congresso[19].

L'inaugurazione di Polk raffigurata dal The Illustrated London News.

A causa dei forti disaccordi inerenti la possibilità di estedere la schiavitù nel West, il senatore Benton del Missouri e il Segretario di Stato uscente Calhoun dissentirono sul modo migliore di procedere all'annessione e Polk rimase coinvolto nei negoziati messi in atto per rompere l'impasse risultante[19]. Con l'aiuto determinante del Presidente eletto la risoluzione venne infine ammessa all'attenzione senatoriale.

Con una mossa a sorpresa compiuta solamente due giorni prima dell'insediamento presidenziale del proprio successore, Tyler estese al Texas un'offerta formale di annessione[20].

Inaugurazione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Insediamento del presidente degli Stati Uniti d'America.

La cerimonia d'inaugurazione si tenne sul Portico orientale del Campidoglio (Washington); al giuramento solenne presiedette il presidente della Corte suprema Roger Brooke Taney. Questa fu la prima inaugurazione presidenziale ad essere annunciata dal telegrafo e ad essere mostrata in un'illustrazione di giornale (nel The Illustrated London News)[21].

Il discorso, scritto con l'aiuto di Amos Kendall, fu un messaggio di speranza e fiducia. Con 4.476 parole è il secondo discorso inaugurale più lungo (dietro solo a quello pronunciato da William Henry Harrison quattro anni prima); in esso vennero sottolineati i principi della democrazia jacksoniana che avevano guidato l'intera carriera politica di Polk e le posizioni del Partito Democratico che avrebbero dominato la sua amministrazione[22].

Uno dei temi principali fu quello dell'espansione ad Occidente della nazione; precisò quanto fosse importante l'ammissione della Repubblica del Texas nell'Unione e osservò che gli americani si stavano trasferendo in terre sempre più ad Ovest (territorio dell'Alta California e territorio dell'Oregon). Dichiarò:

« Ma ottant'anni fa la nostra popolazione era confinata a Ovest dalla cresta della catena montuosa degli Appalachi (a seguito del Proclama reale del 1763). In quel periodo - nel corso della vita, potrei dire, di alcuni dei miei ascoltatori - il nostro popolo, aumentando fino a molti milioni ha riempito la valle orientale del fiume Mississippi, salendo avventurosamente il Missouri verso le sue vette e già si è impegnato a stabilire la benedizione dell'autogoverno nelle valli i cui fiumi sfociano nell'Oceano Pacifico[23]. »

Partiti politici:
      Democratico

Dipartimento /
Funzione
Foto Nome Data
Presidente  
Polkpolk.jpg
James Knox Polk 1845 - 1849
Vicepresidente  
George Mifflin Dallas 1848 crop.png
George M. Dallas 1845 - 1849
Segretario di Stato  
James Buchanan.jpg
James Buchanan 1845 - 1849
Segretario al Tesoro   Robert John Walker cph.3a01283.jpg Robert John Walker 1845 - 1849
Segretario alla Guerra  
William L. Marcy - Brady-Handy.jpg
William Marcy 1845 - 1849
Procuratore generale  
JYMason.jpg
John Young Mason 1845 - 1846
 
NClifford.jpg
Nathan Clifford 1846 - 1848
 
Isaac Toucey - Brady-Handy.jpg
Isaac Toucey 1848 - 1849
Direttore generale delle poste  
Cave Johnson.jpg
Cave Johnson 1845 - 1849
Segretario alla Marina  
George Bancroft by Plumbe, 1846.jpg
George Bancroft 1845 - 1846
 
JYMason.jpg
John Young Mason 1846 - 1849

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gli eventi salienti della presidenza Polk saranno:

1845
1846
1847
1848
1849

Gabinetto ministeriale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Gabinetto degli Stati Uniti d'America e Governo federale degli Stati Uniti d'America.

Il presidente governerà avvalendosi dell'aiuto del suo intero gabinetto, in cui pose sempre una grande fiducia; questo si riunirà regolarmente due volte alla settimana e Polk e i suoi membri durante questi incontri discuteranno apertamente su tutti i principali problemi all'ordine del giorno[24].

Nonostante questa sua forte dipendenza dal governo il presidente si occuperà anche delle minuzie dei vari Dipartimenti, in particolare per quanto riguarda l'ambito più prettamente militare[25].

Nel selezionare il nuovo gabinetto Polk prestò estrema attenzione al consiglio datogli dall'ex presidente Andrew Jackson, quello cioè di evitare come la peste individui che fossero direttamente interessati alla presidenza, sebbene deciderà di nominare James Buchanan per la cruciale e prestigiosa posizione di Segretario di Stato[26][27].

Scriverà poi sia a Martin Van Buren che a Silas Wright per poter ottenere una buona raccomandazione con l'intento di nominare un accettabile newyorkese alla carica di Segretario al Tesoro e i due gli segnaleranno inizialmente Azariah Cutting Flagg[28].

Opterà inizialmente di nominare il senatore Robert John Walker del Mississippi alla posizione di Procuratore generale[28]; Cave Johnson, un amico intimo e alleato di Polk, sarebbe stato invece scelto per la posizione di Direttore generale delle poste[28].

Sebbene il presidente fosse personalmente vicino al Segretario alla Marina uscente John Young Mason, proverà a sostituirlo a causa dell'insistenza dimostrata da Jackson nel ritenere che nessuno degli appartenenti alla precedente presidenza di John Tyler dovesse essere confermato[28]. Al suo posto incaricherà quindi George Bancroft, uno storico che aveva avuto un ruolo cruciale nella Nomination di Polk durante le elezioni presidenziali del 1844[28].

Il gabinetto ministeriale. Seduti (da sinistra): John Young Mason, William Marcy, James Knox Polk, Robert John Walker; dietro (in piedi) Cave Johnson e George Bancroft; James Buchanan è assente.

Per il posto di Segretario alla Guerra il presidente cercherà in un primo tempo di nominare Andrew Stevenson della Virginia, dando in tal maniera al potenziale governo tre leader degli Stati schiavisti e tre capi appartenenti invece a quelli liberi[28]. Tali scelte incontreranno l'approvazione di Jackson, che Polk incontrerà per l'ultima volta nel gennaio del 1845 in quanto l'ex presidente morirà nel giugno seguente[28];

Messaggio di nomina del nuovo Gabinetto.

Tuttavia dopo che la notizia della selezione di Buchanan fu fatta trapelare il Vicepresidente George M. Dallas (un suo acerrimo rivale) e una sfilza di Sudisti insistettero sul fatto che Walker dovesse ricevere una posizione più prestigiosa al Tesoro[29]. Il presidente cercherà invece di nominare Bancroft come scelta di compromesso al Tesoro mentre incaricherà Mason in qualità di Procuratore Generale e un esponente di punta dello Stato di New York, William Marcy, come Segretario alla Guerra[29].

Polk intenderà l'incarico dato a Marcy come un inganno perpetrato nei confronti di Van Buren il quale rimarrà - com'era del tutto ovvio attendersi - assai indispettito oltre che decisamente indignato per la mossa fatta, in parte anche a causa dell'affiliazione di Marcy con la corrente politica rivale degli "Hunker"[29]; nonostante ciò egli saprà emergere molto presto come uno dei membri più abili e leali dell'amministrazione[24].

Il presidente contribuirà quindi ulteriormente a far infuriare Van Buren scegliendo infine Walker per il Tesoro[30]. Questi era difatti, assieme a Buchanan, uno dei più importanti tra i leader Democratici[24]. Sebbene Polk rispettasse l'opinione di Buchanan e quet'ultimo giocasse un ruolo decisivo all'interno della compagine i due avranno comunque modo di scontrarsi spesso sia in materia di politica estera che per quanto concerne i vari incarichi rappresentativi e diplomatici[31].

Il presidente avrà l'occasione di pensare più di una volta di licenziare Buchanan dall'ufficio poiché sospettava che avesse posto tutte le proprie aspirazioni ed ambizioni presidenziali al suo personale servizio - con l'intenzione di avvantaggiarsene sempre più - ma il Segretario di Stato riuscirà comunque ogni volta a convincerlo del contrario[32].

Dopo lo scoppio della guerra Messico-Stati Uniti infine attuerà un cospicuo rimpasto governativo, spedendo Bancroft nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda come corriere diplomatico, spostando Mason alla sua vecchia posizione di segretario alla Marina e nominando al contempo con pieno successo Nathan Clifford come Procuratore generale[33].

La bandiera degli Stati Uniti d'America a 27 stelle all'inizio della presidenza Polk.

Programmi e successi[modifica | modifica wikitesto]

Secondo una storia raccontata decenni dopo da George Bancroft il presidente stabilì quattro obiettivi chiaramente definiti per la sua amministrazione[34]:

Mentre i suoi obiettivi di politica interna rappresentarono la continuità con le passate politiche Democratiche il completamento con pieno successo dei progetti che si assegnò nell'ambito degli affari esteri verrà a costituire il primo importante guadagno territoriale americano dopo il Trattato Adams-Onís del 1819[34].

Nomine giuridiche[modifica | modifica wikitesto]

Il presidente realizzerà tre nomine alla Corte suprema degli Stati Uniti d'America mentre si troverà in carica, una delle quali sarà però respinta dal Senato[35]:

Nome Seggio Stato Inizio servizio
attivo
Termine servizio
attivo
Robert Cooper Grier Pennsylvania Pennsylvania 4 agosto 1846 31 gennaio 1870
Levi Woodbury New Hampshire New Hampshire 20 settembre 1845[36] 4 settembre 1852
Stemma originario adottato dal Dipartimento degli Interni, in uso fino alla conclusione della presidenza di William Howard Taft nel 1913.

Polk eleggerà anche otto giudici federali, uno per la Corte di Washington e gli altri sette per vari tribunali distrettuali[37].

Nome Circuito Inizio servizio
attivo
Termine servizio
attivo
James Dunlop Washington D.C. Washington D.C. 3 ottobre 1845[38] 27 novembre 1855[39]
Nome Corte
distrettuale
Inizio servizio
attivo
Termine servizio
attivo
John White Brockenbrough Virginia Virginia Occidentale 14 gennaio 1846 4 maggio 1861
Isaac Hopkins Bronson Florida Florida 8 agosto 1846 13agosto 1855[40]
John James Dyer Iowa Iowa 3 marzo 1847 14 settembre 1855
John Kintzing Kane Pennsylvania Pennsylvania Orientale 17 giugno 1846 21 febbraio 1858
William Marvin Florida Meridionale 3 marzo 1847 1º luglio 1863
Andrew Galbraith Miller Wisconsin Wisconsin 12giugno 1848 1º gennaio 1873[41]
John Charles Watrous Texas Texas 29 maggio 1846 19 aprile 1870[42]

Dipartimento degli Interni[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Dipartimenti dell'Esecutivo federale degli Stati Uniti d'America.

Uno degli ultimi atti di Polk come presidente è stato firmare il disegno di legge per la creazione del Dipartimento degli Interni (il 3 marzo del 1849); questa fu la prima posizione istituita in un nuovo gabinetto fin dai primi giorni della Repubblica. Polk nutrì seri dubbi sul fatto che il governo federale potesse "usurpare" il potere sulle terre pubbliche dei diversi Stati federati.

Tuttavia la consegna di tale legislazione nel suo ultimo giorno intero in carica non gli diede il tempo materiale di trovare motivi costituzionali per imporre un veto o anche molto più semplicemente di redigere un messaggio ufficiale in proposito, cosìcché controfirmerà il progetto dandogli in tal modo una piena validità effettiva[43].

La bandiera degli Stati Uniti d'America a 30 stelle inaugurata nel 1848.

Nuovi Stati ammessi nell'Unione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Regioni degli Stati Uniti d'America, Suddivisioni degli Stati Uniti d'America e Stati per data di entrata negli Stati Uniti d'America.

Saranno 3 i nuovi Stati federati ammessi nell'Unione nel corso della presidenza Polk:

  • Texas Texas - Dal 29 dicembre del 1845 in qualità di 28º Stato federato;
  • Iowa Iowa - Dal 28 dicembre del 1846 in qualità di 29º Stato federato;
  • Wisconsin Wisconsin - Dal 29 maggio del 1848 in qualità di 30º Stato federato.
Mappa dell'Oregon Country/Columbia, che il Trattato dell'Oregon ha definitamente diviso tra americani e britannici all'altezza del 49º parallelo Nord. Il distretto si estendeva dal 42° al 54° 40' parallelo Nord; la parte più pesantemente contestata è quella evidenziata. Il centro della regione è attraversato dal fiume Columbia.

Politica estera[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia della politica estera statunitense, Cronologia degli eventi principali che hanno portato alla guerra di secessione americana e Origini della guerra di secessione americana.

Relazioni con l'impero britannico: partizione dell'Oregon[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Evoluzione territoriale degli Stati Uniti d'America, Regioni storiche degli Stati Uniti d'America e Presidenza di John Tyler § Relazioni con l'impero britannico.

A partire dalla firma del Trattato del 1818 la regione denominata Oregon Country si era venuta a trovare sotto l'occupazione e il controllo congiunto dell'impero britannico e degli Stati Uniti.

Mappa del fiume Columbia e dei suoi affluenti, che mostra i confini politici moderni e le relative città.

Le precedenti amministrazioni si erano già offerte di suddividere la regione lungo il 49º parallelo Nord, il che non risultò però essere inizialmente accettabile per gli inglesi in quanto mantenevano forti interessi commerciali lungo tutto il corso del fiume Columbia[44]; la partizione proposta da questi ultimi divenne invece inaccettabile per Polk in quanto avrebbe eccessivamente premiato i contendenti con la quasi totalità dello stretto di Puget ed in più con tutte le aree canadesi poste a Nord del Columbia[44].

L'ambasciatore Edward Everett aveva già tentato di proporre una nuova soluzione che avrebbe suddiviso la gran parte del territorio sulla linea del 49º parallelo, pur conferendo la strategica isola di Vancouver agli inglesi; il mandato della presidenza di John Tyler però ebbe a terminare prima che i negoziati potessero iniziare a procedere speditamente in tal senso[45].

Sebbene le parti cercassero un compromesso che fosse accettabile per entrambi, ciascuna di esse considerò il territorio un importante vantaggio geopolitico che avrebbe avuto un ruolo consistente nel determinare la potenza predominante nell'America settentrionale[44].

Localizzazione dell'Isola di Vancouver.

Al momento del suo insediamento il presidente annunciò che avrebbe considerato il reclamo americano su quella terra come "chiaro e indiscutibile", provocando come diretta conseguenza le minacce di una guerra da parte dei maggiori leader britannici se Polk si fosse azzardato a voler prendere il controllo sull'intera regione[45].

Nonostante la retorica presidenziale decisamente aggressiva e il desiderio di annessione di tutto il territorio Polk considerò un'eventuale guerra contro gli inglesi assai imprudente e soprattutto inutile; pertanto con la collaborazione del Segretario di Stato James Buchanan farà subito avviare le trattative[46].

Come già avevano fatto i suoi predecessori anche Polk propose nuovamente una divisione netta all'altezza del 49º parallelo, ma la sua proposta venne immediatamente rigettata dall'agente diplomatico inglese Sir Richard Pakenham[47]. A seguito di questo rifiuto il presidente interromperà tutte le negoziazioni in corso per ritornare alla richiesta espressa dalla piattaforma programmatica Democratica "All Oregon" la quale reclamava l'intero territorio fino alla linea del 54° 40' parallelo Nord che segnava il confine meridionale dell'America russa.

La proposizione 54° 40° o lotta! diverrà un popolare grido di battaglia tra i Democratici. Questo slogan però, sebbene spesso associato a Polk, era la posizione dei suoi rivali interni, che volevano che il presidente si dimostrasse intransigente nell'acquisire il territorio dell'Oregon così come lo era stato nei confronti dell'annessione texana; esso è etichettato impropriamente al tempo dell'elezione del 1844, sebbene non sia arrivato fino all'anno successivo[48].

Buchanan rimase alquanto diffidente nei confronti di una guerra su due fronti (a Sud contro i messicani e a Nord contro gli inglesi), ma Polk sembrerà disposto a rischiare un conflitto simultaneo con entrambi i paesi al fine di perseguire il raggiungimento di un accordo favorevole[49].

Verso la fine del 1845 inizieranno i preparativi per dare ai britannici un preavviso di un anno (così come veniva espressamente richiesto nel Trattato del 1818) seguendo l'intenzione dell'amministrazione di porre fine una volta per tutte all'occpazione congiunta della regione[50]. Quando il Segretario di Stato per gli affari esteri e del Commonwealth George Hamilton Gordon, IV conte di Aberdeen apprese del progetto respinto da Pakenham richiese agli Stati Uniti di poter riaprire i negoziati bilaterali[51].

Il presidente rifiuterà di avanzare una proposta alternativa, pur lasciando aperta la possibilità di una contro-offerta da parte britannica[51]; su sollecitazione di Buchanan Polk accetterà infine il progetto secondo cui, se gli inglesi avessero offerto un accordo simile a quello proposto a suo tempo da Everett, egli avrebbe preso seriamente in considerazione la possibilità di presentarlo all'attenzione del Senato[52].

Le trattative in corso susciteranno un acceso dibattito al Congresso[53]; mentre gli occidentali come Lewis Cass continuarono a pretendere tutto l'Oregon il presidente cominciò a subire sempre più crescenti pressioni da parte dei meridionali come John Calhoun i quali temettero che un conflitto aperto con gli inglesi avrebbe finito con l'interferire significativamente con il commercio del cotone[52].

Il 49º parallelo Nord segna la linea di demarcazione Nord-Occidentale della nazione, porzione signficativa del Confine tra il Canada e gli Stati Uniti d'America.

Poco dopo la caduta del secondo governo di Robert Peel, questi assieme ad Aberdeen cercarono d'intessere più strette relazioni con gli Stati Uniti come parte di un riorientamento dell'economia del Regno Unito in direzione del libero scambio[54].

Nel marzo del 1846 Polk permetterà a Buchanan d'informare l'ambasciatore americano nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda Louis McLane che l'amministrazione avrebbe guardato con favore ad una proposta britannica basata su una ripartizione all'altezza del 49º parallelo[55].

A giugno Pakenham presenterà un'offerta la quale chiederà una linea di confine stabilizzata esattamente sul 49º parallelo, con l'eccezione per l'isola di Vancover (rimasta integralmente agli inglesi) e la garanzia dei - seppur limitati - diritti di navigazione sul fiume Columbia[56]. Il presidente e la maggior parte del gabinetto ministeriale furono subito pronti ad accettare ma Buchanan, con una sorprendente inversione di marcia, inizierà invece ad esortare a chiedere il controllo dell'intero territorio[56].

Il territorio dell'Oregon (colorato in blu) dopo la promulgazione del Trattato dell'Oregon; gli odierni Stati fedrati di Washington, Oregon e Idaho - oltre a parte del Montana e dello Wyoming - sono indicati dalla linea tratteggiata.

Ma dopo essere riuscito a vincere la riluttanza del proprio segretario di Stato e finanche di molti senatori alleati Polk sottoporrà il trattato completo all'approvazione del Senato[57]; la ratifica ufficiale giungerà con un voto di 41 contro 14[57]. Dopo interi anni di sterili negoziati gli statunitensi e i britannici avevano finalmente risolto la questione portando a buon fine il tanto sospirato Trattato dell'Oregon[57].

La ferrea volontà presidenziale di rischiare il tutto per tutto fino allo scatenamento di una guerra contro gli anglo-canadesi aveva spaventato molti, ma le sue difficoltose tattiche negoziali riusciranno in breve termine a conquistarsi l'appoggio dell'opinione pubblica nei riguardi delle concessioni offerte e dei guadagni acquisiti (in particolare per quanto concernente il fiume Columbia); una vittoria questa che un presidente assai più conciliante non avrebbe mai né saputo né tantomeno potuto riuscire a conquistare[57].

Mappa della regione dello Stato di Washington (colorata in rosso) bagnata dallo stretto di Puget (in nero). Le varie contee sono delimitate dalla linea tratteggiata.

La porzione del territorio dell'Oregon in tal modo acquisita verrà in seguito a formare gli Stati federati degli Stati Uniti d'America di Stato di Washington, Oregon e Idaho oltre che a parte degli Stati del Montana e dello Wyoming; i confini stabiliti dal Trattato costituiscono ancora oggi la porzione più importante Nord-Occidentale del Confine tra il Canada e gli Stati Uniti d'America.

Annessione del Texas[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Annessione texana, Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1844 § Regole di discussione e controversie sull'annessione del Texas e Presidenza di John Tyler § Progetto di annessione del Texas e abortita candidatura del 1844.

La rivoluzione autonomista contro i messicani aveva permesso ai bianchi americani di ottenere l'indipendenza del Texas nel 1836 i quali costituirono subito dopo la Repubblica del Texas; molti texani erano emigrati statunitensi direttamente collegati alla madrepatria ed un gran numero di americani cercarono fin da subito di far diventare questa nuova regione parte integrante dell'Unione.

Dopo aver accolto con soddisfazione e compiacimento la vittoria di Polk alle elezioni presidenziali del 1844 l'uscente presidenza di John Tyler proseguì nella sua esortazione al Congresso per far approvare una risoluzione congiunta che proponesse l'immediata annessione texana (nota come Trattato Tyler-Texas), su cui il Presidente eletto si era dimostrato favorevole per tutto il corso della propria campagna elettorale[58].

La bandiera del Texas detta "Lone Star" il vessillo verrà adottato ufficialmente dalla neonata Repubblica del Texas il 25 gennaio del 1839 e rimarrà identico a quello dello Stato federato moderno anche dopo l'annessione texana)[59].

L'adesione dell'Assemblea congressuale a questa proposta avverrà il 28 febbraio del 1845. La prima decisione importante richiesta al neo presidente sarà quindi quella di prendere una decisione a tale riguardo, ossia se richiamare o meno l'emissario di Tyler in Texas il quale portava con sé un'offerta di annessione basata su quell'Atto emanato dal Congresso[60].

Sebbene vi fosse nei poteri costituiti di Polk anche quello di far tornare indietro l'inviato, egli scelse invece di consentirgli di continuare nell'opera intrapresa con la speranza che i texani accettassero velocemente il progetto di unificazione[61].

Il presidente manterrà anche l'ambasciatore in quel territorio, Andrew Jackson Donelson, che poté in tal modo continuare nel suo tentativo di convincere i maggiori leader texani ad accettare l'annessione secondo i termini già proposti dall'amministrazione Tyler[62].

Sebbene il sentimento prevalente dell'opinione pubblica favorisse l'idea annessionista alcuni dirigenti della nuova Repubblica non sembrarono apprezzare granché i termini assai rigidi richiesti loro; essi offrirono difatti un ben scarso margine di manovra, soprattutto nel campo delle terre pubbliche da dover obbligatoriamente concedere al governo federale[63].

Nel luglio del 1845 tuttavia una Convention tenutasi ad Austin accolse la proposta ufficiale e passò quindi alla sua ratifica. che sarà uficializzata a novembre (Risultati su Wikisource)[64]; a dicembre Polk firmerà una risoluzione la quale annetteva il Texas facendolo in tal maniera diventare il 28º Stato dell'Unione[52].

L'annessione texana avrebbe molto velocemente condotto ad un forte aumento delle tensioni bilaterali col confinante Stato messicano in quanto esso non aveva mai riconosciuto l'indipendenza della regione precedentemente rimasta sempre sotto il suo diretto controllo.

Mappa del Messico nel 1845 con la Repubblica del Texas, la Repubblica dello Yucatan e le parti sottoposte a contenzioso tra Messico e Texas in rosso scuro; in grigio scuro la regione Occidentale californiana. Il Messico dichiarò di possedere legittimamente la totalità del territorio texano.

Guerra contro il Messico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra Messico-Stati Uniti.

« Gli americani agirono d'astuzia: schierarono l'esercito lungo la frontiera e alla prima scaramuccia messicana dichiararono di essere stati attaccati[65]. »

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

L'evento più importante della presidenza fu senza alcun'ombra di dubbio il conflitto creatosi con il Messico. Sebbene proprio gli Stati Uniti fossero stati la 1ª nazione a riconoscere il nuovo paese a seguito della guerra d'indipendenza del Messico contro l'impero spagnolo nel 1821 le relazioni diplomatiche tra i due cominceranno a deteriorarsi ed acuirsi sempre più già a partire dalla prima metà degli anni 1830[66].

Tra i decenni 1830 e 1840 gli Stati Uniti, come anche l'impero britannico e la Monarchia di luglio francese, cercarono di approfittarne per stipulare un accordo di risarcimento col nuovo paese per presunte svariate azioni di "pirateria" commesse sia da semplici cittadini che dalle autorità messicane, incluso il sequestro di navi americane[66].

Localizzazione del territorio dell'Alta California tra il 1804 e il 1848.

Seppure le due parti in causa avessero accosentito alla creazione di un consiglio congiunto per poter regolare in via definitiva le diverse rivendicazioni e reclami ancor prima dell'entrata in carica della presidenza Polk, un gran numero di americani non temettero di accusare apertamente il governo messicano di aver agito in perfetta malafede nel suo proposito di risolvere le richieste a lui fatte[66]. Da parte sua il Messico vide gli americani come desiderosi niente di più che d'acquisire per sé l'intera regione dell'Alta California oltre che di presentare diritti d'indennità del tutto pretestuosi ed esagerati[66].

La zona contesa è quella tratteggiata.

I rapporti, per tali ragioni già assai travagliati, verranno ulteriormente messi alla prova ed infiammati dall'ipotesi di annessione della neonata Repubblica Texana, dal momento che il Messico continuava a considerare la regione come una parte integrante della loro nazione[67]; ad aggiungere altra legna sul fuoco vi fu la rivendicazione texana su tutte le terre situate a Nord del fiume Rio Grande, mentre i messicani sostennero invece che il vero confine si trovasse all'altezza del più settentrionale fiume Nueces[68].

Anche se i pionieri colonizzatori e gli immigrati americani in genere avessero una popolazione numerosa più del doppio ed un fatturato commerciale regionale ben 13 volte superiore all'intera economia del Messico, quest'ultimo non sembrò affatto essere disposto a rinunziare passivamente ai suoi diritti sul territorio texano, anche se ciò avesse improrogabilmente significato lo scoppio di un vero e proprio conflitto armato col vicino bellicoso[69]. A seguito della ratifica texana all'annessione sia i messicani che gli americani cominceranno sempre più a considerate l'ipotesi di una guerra come una possibilità altamente probabile[67].

Il presidente inizierà di conseguenza i preparativi di belligeranza per prevenire una potenziale esplosione di violenza ai bordi del confine texano; l'invio di un'armata sotto la guida del generale Zachary Taylor (futuro vincitore delle elezioni presidenziali del 1848) completò la situazione prebellica[70].

Il generale Zachary Taylor, vincitore delle elezioni presidenziali del 1848 e successore di Polk.

A Taylor, cosiccome anche al Commodoro David Conner dell'United States Navy, verrà inizialmente ordinato di evitare qualsiasi provocazione che avrebbe potuto accendere le micce; ma allo stesso stesso tempo si ingiunse loro di preparare i propri uomini per una pronta risposta a qualsiasi violazione messicana della pace[70].

Oltre alle sue ambizioni nei riguardi del Texas Polk temette che gli inglesi o una qualche altra potenza europea avrebbero potuto alla fine riuscire a stabilire il loro controllo sulla California se questa avesse continuato a rimanere nelle mani dei messicani[71]; il presidente sperò così che una dimostrazione di forza da parte dell'esercito statunitense sotto il comando di Taylor e Conner potesse giungere ad evitare una guerra in campo aperto e pertanto a condurre verso dei negoziati col governo messicano[70].

Verso la fine del l845 Polk invierà l'agente diplomatico John Slidell direttamente in Messico affidandogli l'incarico di acquistare la California ad un prezzo variabile compreso tra i 20 e 40 milioni di dollari[72]; Slidell arriverà a Città del Messico a dicembre[73]. Sebbene il presidente del Messico José Joaquín de Herrera si dimostrasse subito aperto ai negoziati le credenziali dell'emissario statunitense gli vennero rifiutate in una concitata riunione del consiglio dei ministri del suo governo[73].

Proprio in quel frangente la compagine governativa crollò, in gran parte a causa della volontà di aprire le trattative, poiché la possibilità di vendere vaste porzioni del territorio nazionale suscitò rabbia e sdegno tra le élite del paese oltre che tra ampi strati della stessa popolazione[74]. Herrera verrà quindi sostituito dal generale Mariano Paredes y Arrillaga; la prima conseguenza diretta sarà la riscrittura della Carta Costituzionale[74].

Il corso del fiume Rio Grande separa attualmente il Messico (a Sud) dagli Stati Uniti (a Nord)

Mentre il successo delle trattative con il quantomai instabile governo messicano sembrarono apparire agli occhi dei più sempre meno probabile il Segretario alla Guerra William Marcy ordinerà a Taylor di avanzare fino alle sponde del Rio Grande in assetto da battagla[74].

Il presidente inizierà quindi i preparativi volti a sostenere un potenziale nuovo governo messicano guidato dal generale in esilio Antonio López de Santa Anna con la speranza sempre accesa che questi si sarebbe dimostrato più disponibile e propenso a vendere alcune parti della regione californiana[75].

Polk verrà consigliato da Alejandro Atocha, uno dei più stretti collaboratori di Santa Anna, sul fatto che solo l'incombente minaccia di un'esplosione bellica avrebbe permesso al governo messicano quel margine di manovra indispensabile per vendere pacificamente le zone del Messico Occidentale tanto desiderate dagli Stati Uniti[75].

Nel marzo del 1846 Slidell abbandonerà definitivamente Città del Messico dopo che il governo gli rifiutò la richiesta di poter essere ricevuto formalmente in qualità di rappresentante americano[76]. Tornato a Washington a maggio esporrà compiutamente la propria opinione in merito alla questione fattasi sempre più bollente: i negoziati col governo messicano non sarebbero mai riusciti ad ottenere ciò che ci si proponeva[77].

Il presidente considererà il trattamento riservato al suo diplomatico come un grave insulto rivolto all'intera nazione e "motivo ampiamente sufficiente per scatenare una guerra"; si preparò pertanto a richiedere al congresso una formale dichiarazione di belligeranza[78].

Sito dell'incidente di Thornton, causa scatenante della Guerra Messico-Stati Uniti.

Nel frattempo già dalla fine di marzo Taylor aveva raggiunto le rive del Rio Grande e fece accampare la sua armata appena otrepassato il fiume, a Matamoros (Tamaulipas)[75]. Nella prima metà di aprile, dopo che il generale messicano Pedro de Ampudia intimò a Taylor di ritornarsene indietro verso il Nueces, il comandante statunitense darà il via ad un blocco serrato della cittadina entro la quale si erano piazzati[77].

Una schermaglia avvenuta sul lato settentrionale del Rio Grande tra il 25 e il 26 di aprile si concluderà con la morte di 11 soldati americani e la cattura di 49 prigionieri (più 6 feriti)[79]; passerà alla storia come l'incidente di Thornton[77].

Mentre l'amministrazione stava chiedendo all'Assemblea congressuale una dichiarazione di guerra Polk ricevette la notizia dello scoppio delle ostilità[77]; in un messaggio rivolto ai membri di entrambe le Camere il presidente spiegherà la decisione presa d'inviare Taylor al Rio Grande, dichiarando che il Messico aveva invaso il territorio americano attraversando per primo il fiume[80].

Polk sosterrà pertanto che esisteva già nei fatti uno stato di guerra e fece pressioni preché il Congresso gli concedesse il potere di concludere con la piena soddisfazione degli Stati Uniti la situazione venutasi a creare[80]; il messaggio sarà implicitamente concepito per presentare la guerra come una difesa giusta e necessaria del paese contro un vicino che aveva a lungo tormentato i principali interessi americani[81].

Il giovane deputato Abraham Lincoln si opporrà alle mire espansioniste di Polk e condannerà la sua ostinata ricerca di un casus belli contro il Messico. Vincerà le elezioni presidenziali del 1860 diventano così il 1º presidente del Partito Repubblicano.

Non mancò neppure di far notare che Slidell aveva acconsentito di recarsi in terra straniera col volonteroso proposito di negoziare un riconoscimento dell'annessione texana, non esplicitò invece che cercò anche di comprare la California[81].

La dichiarazione di guerra del 13 maggio del 1846.

Alcuni esponenti di rilievo del Partito Whig, tra cui un giovane membro della Camera dei Rappresentanti di nome Abraham Lincoln, sfidarono apertamente la versione degli eventi così com'era stata raccontata dal presidente[82]; cionostante la Camera approverà con una maggioranza schiacciante una risoluzione che autorizzava Polk a richiamare in servizio attivo nell'United States Army almeno 50.000 volontari[83].

Al Senato intanto gli oppositori alla guerra guidati da John Calhoun metteranno anche loro in discussione la ricostruzione dei fatti data da Polk[84]; ma anche qui vi sarà il pieno accoglimento della risoluzione bellica con un risultato di 40 favorevoli contro 2; questo momento segnerà l'inizio della guerra Messico-Stati Uniti[84] la quale porterà in poco meno di 2 anni a più di 17.300 tra feriti e uccisi da parte americana a fronte delle 25.000 vittime messicane[85].

Molti aspiranti oppositori alla guerra temettero che ciò avrebbe finito per costare loro tanto in termini politici quanto soprattutto elettorali, visto che potevano sempre essere considerati nemici del patriottismo per non aver voluto sostenere lo sforzo bellico[80].

Nel gennaio del 1848 i Whig conquisteranno il voto della Camera attaccando Polk in un emendamento ad una risoluzione che elogiava il generale Taylor per il servizio da questi prestato in una "guerra inutilmente e incostituzionalmente iniziata solamente per volere del Presidente degli Stati Uniti"[86]; la risoluzione tuttavia verrà stralciata durante i lavori di commissione.

Mappa panoramica della guerra col Messico:

     Territorio conteso

     Territorio statunitense nel 1848

     Territorio messicano nel 1848

     Cessione messicana a seguito del trattato di Guadalupe Hidalgo

Avvio delle ostilità[modifica | modifica wikitesto]

L'8 maggio del 1846 Taylor guiderà le forze statunitensi nell'inconcludente battaglia di Palo Alto, il primo vero grande scontro in campo aperto[87]; ma già il giorno successivo condurrà invece l'esercito alla vittoria nella battaglia di Resaca de la Palma raggiungendo l'obiettivo di eliminare ogni possibilità d'incursione messicana in territorio americano[87].

Nel frattempo a Winfield Scott, già Comandante generale dell'esercito e futuro candidato alle elezioni presidenziali del 1852, verrà offerta anche la posizione di guida direttiva della campagna militare[88].

Il presidente, il Segretario alla Guerra William Marcy e Scott cocordarono una strategia in base alla quale si sarebbe dovuto cercare di conquistare l'intero Messico settentrionale per poter in seguito perseguire un accordo di pace il più possibile a loro favorevole[88].

Tuttavia Polk e Scott sperimenteranno una reciproca sfiducia fin dall'inizio del loro rapporto pubblico, in gran parte a causa dell'aperta affiliazione del generale ai Whig e della sua precedente rivalità con gli uomini della presidenza di Andrew Jackson[89].

Inoltre il presidente cercherà di assicurarsi sul fatto che sia i Whig che i Democratici giungessero a servire in posizioni importanti nel Teatro messicano, offendendosi quando invece Scott si permetterà di suggerirgli diversamente e facendolo ulteriormente irritare opponendosi allo sforzo condotto da Polk nel tentativo di aumentare il numero dei generali in servizio attivo[90].

Localizzazione del territorio di Santa Fe de Nuevo México.

A seguito di tali incomprensioni il presidente finirà con l'ordinare al proprio comandante di rimanersene a Washington, lasciando così al solo Taylor il comano delle operazioni[87]. Polk ordinerà anche al Commodoro Conner di permettere a Santa Anna di rientrare in patria, inviando poi una spedizione guidata da Stephen Watts Kearny in direzione di Santa Fe (Nuovo Messico)[91].

Già l'anno precedente il presidente, temendo la possibilità sempre presente di un intervento francese o britannico in loco, aveva mandato in terra californiana il tenente Archibald H. Gillespie dell'United States Marine Corps con l'ordine di fomentare una ribellione filo-statunitense che potesse essere utilizzata come scusa per giustificare una veloce annessione forzata di quel territorio[92].

Il generale Stephen Watts Kearny il 15 agosto del 1846 proclamerà nella piazza di Las Vegas (Nuovo Messico) il territorio appena conquistato parte degli Stati Uniti ed assumerà le funzioni di 1º governatore del Nuovo Messico.

Dopo l'incontro con Gillespie il capitano dell'esercito John Charles Frémont (futuro 1° candidato ufficiale del Partito Repubblicano alle elezioni presidenziali del 1856) guiderà personalmente i coloni statunitensi dell'Alta California con l'intento di rovesciare la guarnigione messicana a Sonoma in quella che diverrà nota come "rivolta di Bear Flag"[93].

Nell'agosto del 1846 ingenti forze americane sotto la guida di Kearny riusciranno a conquistare Santa Fe, capitale della provincia Santa Fe de Nuevo México[94]. Kearny entrerà in città senza dover sparare un solo colpo, dopo che il governatore messicano Manuel Armijo si trovò costretto a fuggire dalla regione[95]. All'incirca nello stesso periodo il Commodoro Robert Field Stockton sbarcherà a Los Angeles proclamando la liberazione dall'oppressione messicane e l'istituzione della Repubblica della California[94].

John Charles Frémont negli anni 1840. Sarà il 1° candidato ufficiale per il Partito Repubblicano alle elezioni presidenziali del 1856.

A seguito della repressione di un tentativo di rivolta il controllo militare sulle due province messicane settentrionali diverrà effettivo[96]; tuttavia il Teatro Occidentale si sarebbe dimostrato un grattaccapo politico per il presidente poiché una disputa sorta tra Frémont e Kearny - il generale di brigata aveva difatti umiliato Frémont facendolo arrestare per sottoporlo alla corte marziale - porterà ad una rottura tra Polk e il potente senatore del Missouri (suocero di Frémont) Thomas Hart Benton[97].

Crescente resistenza interna[modifica | modifica wikitesto]

Al momento dello scoppio della guerra essa godette del sostegno praticamente di tutta la nazione[98]. Tuttavia il deputato Whig Columbus Delano (futuro ministro durante la presidenza di Ulysses S. Grant) non mancherà di accusare Polk di rendere il confronto bellico un "vile lavoro meccanico" con conseguente diffusione di un deciso rifiuto Whig nei confronti del conflitto[98].

Nell'agosto del 1846 il presidente farà richiesta al Congresso di uno stanziamento di 2 milioni di dollari come acconto per il potenziale acquisto della Californa[99]. La richiesta non farà che accendere ancor più gli animi e l'opposizione alla guerra in quanto Polk non aveva ancora mai reso pubblico il proprio desiderio di annettere porzioni consistenti del Messico, a parte le terre rivendicate a suo tempo dalla Repubblica del Texas[99].

In aggiunta un deputato Democratico di prima nomina, David Wilmot della Pennsylvania, proporrà un emendamento al disegno di legge presentato il quale avrebbe voluto vietare l'istituto schiavista in ognuna delle nuove terre acquisite[100]: quest'evento parlamentare inietterà come un veleno il dibattito sulla schiavitù negli Stati Uniti d'America all'interno della guerra messicana[100].

La proposta di stanziamento, con l'emendamento Wilmot allegato, verrà approvato alla Camera dei rappresentanti con un voto di 87 contro 64; il progetto però avrà vita assai breve al Senato ove sarà lasciato decadere[101].

I Democratici avrebbero dovuto pagare un prezzo notevolmente alto per la crescente resistenza alla guerra e l'uscita in primo piano del problema rappresentato dallo schiavismo, dal momento che avevano perduto la maggioranza alla Camera nelle elezioni di medio termine del 1846. All'inizio del 1847 tuttavia il presidente riuscirà a far promulgare una legge la quale istituiva nuovi reggimenti e alla fine otterrà anche l'approvazione del finanziamento che intendeva usare per comprare la California[102].

Conclusione del conflitto[modifica | modifica wikitesto]

A luglio l'ufficiale dell'United States Navy Alexander Slidell Mackenzie sarà inviato ad incontrare Santa Anna per offrire la proposta d'acquisto della Baia di San Francisco e altre parti dell'Alta California da pagare direttamente a lui[103]. Il generale messicano ritornerà in patria a settembre per esprimere in una pubblica dichiarazione che avrebbe combattuto patriotticamente contro gli americani[104].

Accerchiamento e conquista di Monterrey nella battaglia di Monterrey (19-24 settembre del 1846).

Quando il tentativo di fare il doppio gioco da parte di Santa Anna diventerà del tutto scoperto e con la dirigenza politico-militare avversaria che rifiuterà sdegnosamente un'offerta di cessazione delle ostilità Polk ordinerà uno sbarco a Veracruz, il più importante tra i porti del Golfo del Messico[104]. Nella battaglia di Monterrey svoltasi nel settembre del 1846 Taylor sconfiggerà le foze guidate da Ampudia, ma permise loro di ritirarsi in ordine senza accanirsi contro di loro; questo con grande costernazione del presidente[105].

A Taylor verrà ordinato di mantenersi nelle immediate vicinanze di Monterrey, mentre Polk dovrà scegliere - seppur con molta riluttanza - Scott per guidare l'attacco a Veracruz[106]; sebbene il presidente continuasse a diffidare del suo generale Marcy e gli altri membri del gabinetto ministeriale prevalsero su Polk per selezionare al comando l'ufficiale più anziano dell'esercito allora disponibile[107].

Poiché una marcia a tappe forzate via terra da Monterrey fino a Città del Messico risultava essere del tutto inverosimile, inanzitutto a causa del terreno estremamente accidentato[108], Polk deciderà invece che un'armata sarebbe sbarcata a Veracruz per poi marciare compatta verso la capitale nemica[109].

Nel marzo del 1847 il presidente apprenderà che Taylor aveva ignorato gli ordini proseguendo in direzione Sud e conquistando la città di Saltillo[110]; respingerà poi una più consistente forza messicana agli ordini di Santa Anna nella battaglia di Buena Vista[110].

Taylor otterrà il plauso generale e verrà acclamato per il risultato conseguito, ma il Teatro generale delle ostilità era pur tuttavia rimasto inconcludente e Polk interpreterà quest'atteggiamento come se egli volesse fare ben poco per porre termine al conflitto grazie ad uno scontro decisivo[110].

Mentre Taylor stava ancora combattendo contro Santa Anna Scott sbarcherà a Veracruz e dopo un assedio durato dal 9 al 29 marzo avrà il pieno controllo della città[111]. Dopo questa vittoria il presidente invierà Nicholas Philip Trist, capo della segreteria del Dipartimento di Stato, a negoziare un accordo di pace con i leader messicani[111].

Localizzazione dell'Istmo di Tehuantepec a Sud-Est di Veracruz.

A Trist sarà espressamente ordinato di cercare la cessione dell'Alta California, di tutto il territorio di Santa Fe de Nuevo México e della Penisola di Bassa California, oltre al riconoscimento del fiume Rio Grande come confine meridionale texano ed infine anche il diritto di accesso americano attraverso l'Istmo di Tehuantepec[112]; verrà inoltre autorizzato ad effettuare un pagamento fino a 30 milioni di dollari in cambio di queste concessioni[112].

Il 18 aprile del 1847 Scott sconfiggerà Santa Anna nella battaglia di Cerro Gordo[113]; la vittoria si rivelerà determinante in quanto aprirà la via ad una marcia diretta contro Città del Messico[113]; tra il 19 e il 20 di agosto riuscirà ad ottenere altre due schiaccianti vittorie sia nella battaglia di Contreras che nella battaglia di Churubusco[114].

Grazie a questi successi ottenuti su una forza avversaria maggiormente numerosa l'armata di Scott potrà posizionarsi per mettere sotto uno stretto stato d'assedio la capitale messicana[114]. Santa Anna riuscirà a negoziare una tregua, mentre il ministro per gli affari Esteri José Fernando Ramírez diede la comunicazione ufficiale che erano pronti per avviare le trattative[115].

Il generale Winfield Scott. Sarà il candidato ufficiale per il Partito Whig alle elezioni presidenziali del 1852

Le due delegazioni rimarranno tuttavia molto distanti sui termini dell'accordo; il Messico si dimostrerà difatti pronto a cedere parti dell'Alta California, ma rifiuterà recisamente di accettare il confine del Rio Grande[116]. Mentre i negoziati cercarono comunque di proseguire - seppur a singhiozzo - Scott conquisterà la capitale a seguito della battaglia di Città del Messico dell'8-15 di settembre[117].

Negli Stati Uniti nel frattempo comincerà ad emergere un acceso dibattito politico sulla quantità di territorio messicano che avrebbero dovuto cercare di ottenere, con i Whig come Henry Clay che sostennero si dovesse risolvere esclusivamente la questione del confine texano, laddove invece alcuni fautori dell'espansionismo più radicale propugnarono addirittura l'annessione forzosa dell'intero Messico[118].

Estremamente frustrato dalla mancanza di progressi palpabili nel negoziato di pace e turbato dalle voci che avevano iniziato a circolare sul fatto che Trist sarebbe stato disposto anche a trattare sul confine del Rio Grande il presidente intimerà a Trist di ritornarsene a Washington[119]. Polk deciderà quindi di occupare militarmente grandi porzioni del territorio settentrionale messicano in attesa di una nuova offerta di pace che potesse risultare maggiormente vantaggiosa[120].

Alla fine del 1847 il presidente verrà a conoscenza del tentativo congiunto di Scott e Trist di corrompere i funzionari messicani a suon di bustarelle con l'intento di riaprire i negoziati, così come dell'aver sottoposto al giudizio della Corte marziale un intimo amico del presidente, l'avvocato ed esperto di speculazione Gideon Johnson Pillow[121].

Indignato soprattutto da quest'ultimo fatto Polk richiederà a Scott di recarsi immediatamente da lui per fornirgli le dovute spiegazioni; lo sostituirà nel Teatro di guerra con William Orlando Butler[121].

Resa messicana e trattato di Guadalupe Hidalgo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Trattato di Guadalupe Hidalgo.

Il 16 settembre del 1847 Manuel de la Peña y Peña aveva frattanto preso il posto di Santa Anna in qualità di capo dello Stato; lui e i suoi alleati moderati dimostreranno subito la ferma volontà di riaprire i negoziati, ed esattamente sulla base dei termini che il presidente aveva trasmesso a Trist[122].

A novembre quest'ultimo ricevette l'ordine dal presidente di recarsi da lui[122]; dopo un breve periodo d'indecisione e con l'appoggio sia di Scott che del governo messicano (venuto a conoscenza del richiamo di Trist) il diplomatico deciderà di avviare un nuovo confronto con la dirigenza avversaria[122].

Poiché Polk non aveva in programma di nominare un altro per sostituirlo Trist penserà che - in una tale occasione - non avrebbe potuto perdere l'opportunità di cercare di porre finalmente termine al conflitto a condizioni notevolmente favorevoli[122]; seppur indignato per questa decisione, considerata ancora prematura, il presidente deciderà di concedere al proprio plenipotenziario ancora un po' di tempo per organizzare al meglio un trattato[123].

Per tutto il mese successivo di gennaio Trist s'incontrerà regolarmente con i funzionari e gli altri vertici messicani a Guadalupe Hidalgo, una piccola cittadina poco a Nord della capitale[124]; il diplomatico parrà disposto a consentire al Messico di mantenere il controllo della Bassa California, mentre negozierà con successo l'inclusione dell'importante porto di San Diego nella cessione dell'Alta California[124].

La delegazione messicana accetterà quindi di riconoscere il confine del fiume Rio Grande, mentre da parte sua Trist acconsentirà a che gli Stati Uniti stralciassero le loro precedenti rivendicazioni contro il governo messicano[124].

L'Unione e i territori al momento dell'entrata in carica di Polk
L'Unione e i territori al momento del termine del mandato di Polk

Le due parti concorderanno inoltre il diritto dei messicani residenti in tutto il territorio annesso di lasciarlo liberamente o in alternativa di assumere la cittadinanza statunitense; la responsabilità americana nel prevenire le incursioni indiane transfrontaliere; la protezione delle proprietà ecclesiastiche presenti in maniera massiccia a Sud-Ovest e a Nord-Est ed infine il pagamento di 15 milioni di dollari a titolo di parziale risarcimento al Messico[124].

Il 2 di febbraio Trist e la delegazione messicana sottoscriveranno il trattato di Guadalupe Hidalgo[124]. Polk riceverà il documento il 19 seguente[125]; mentre continuava ad essere irato con il suo inviato per aver disatteso i suoi ordini sia il presidente che la maggioranza del gabinetto ministeriale accetterà senza riserve i termini dell'accordo appena raggiunto[125].

Tra la parte dissenziente minoritaria continuò però ad esservi il Segretario di Stato James Buchanan il quale pretendeva ancora più terre da sottomettere e il Segretario al Tesoro Robert John Walker, che invece vedeva con favore l'annessione unilaterale di tutto il Messico[125].

Sebbene anche Polk manifestasse il desiderio di ottenere una regione maggiore si dimostrerà tuttavia ansioso di concludere al più presto in maniera più che accettabile il conflitto, ragionevolmente soddisfatto della quantità di territorio ceduto; il trattato verrà quindi sottoposto all'attenzione del Senato[126].

La ratifica richiedeva una maggioranza di 2/3 e rimarrà incerta a causa dell'opposizione dimostrata da vari senatori, compresi quelli che si opponevano all'annesione di qualsivoglia territorio fino a quel momento rimasto sotto la giurisdizione messicana[127].

Il 10 di marzo l'aula concederà il proprio via libera con un voto di 38 a fronte di 14 contrari con i favorevoli e gli oppositori distribuiti in modo uniforme su linee partigiane e geografiche[128]. Il Senato vi apporterà anche alcune modifiche tanto che il presidente si preoccuperà del fatto che il governo messicano avrebbe potuto rifiutarle[129]; tuttavia il 7 di giugno Polk apprenderà invece che esso lo aveva accolto interamente.

La Cessione messicana, esclusa l'annessione texana, consistette negli odierni Stati federati di California, Nevada, Utah, gran parte dell'Arizona, circa la metà del Nuovo Messico, 1/4 del Colorado e una piccola porzione dello Wyoming. Sotto in marroncino chiaro l'Acquisto Gadsden.

Così si pose fine alla guerra[130]: con l'acquisizione della Repubblica della California il presidente aveva soddisfacentemente raggiunto tutti e 4 i principali obiettivi che la sua amministrazione si era fin dall'inizio proposta[130]. La cessione messicana aggiungerà pertanto 600.000 miglia quadrate al teritorio statunitense, compresa la costa dei neonati Stati del Pacifico nella sua intera lunghezza[130].

Gli odierni Stati federati della California, del Nevada, dello Utah, di gran parte dell'Arizona e porzioni del Nuovo Messico, del Colorado ed infine dello Wyoming erano tutti inclusi in questa Cessione. Il trattato riconoscerà anche in modo definitivo l'annessione texana e il pieno controllo americano sulla regione contesa posta tra il Rio Grande e il Nueces: il Messico a sua volta riceverà i 15 milioni[124].

La guerra era costata la vita a circa 14.000 americani e a 25.000 messicani, con una spesa complessiva per lo sforzo bellico pari a 100 milioni di dollari[130]; una stima solo approssimativa del costo totale: questo include i pagamenti al Messico in cambio dei territori ceduti. I fondi solo militari stanziati nel corso della campagna bellica furono di 63.605.621 di dollari[131].

A questo conflitto parteciparono anche i giovani ufficiali George McClellan (futuro avversario di Abraham Lincoln alle elezioni presidenziali del 1864) e Ulysses S. Grant (fututo vincitore alle elezioni presidenziali del 1868). Nel dicembre del 1853 poi, all'inizio della presidenza di Franklin Pierce, l'ambasciatore James Gadsden riuscirà a portare a buon fine l'acquisto Gadsden, accorpando così altre 30.000 miglia quadrate (l'area diverrà infine parte dell'Arizona e del Nuovo Messico) e venendo in tal maniera a stabilire i confini moderni degli Stati Uniti d'America continentali.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cronologia degli eventi principali che hanno portato alla guerra di secessione americana e Origini della guerra di secessione americana.

Polk farà pubblicare il proclama ufficiale della cessazione delle ostilità il 4 di luglio, anniversario del Giorno dell'Indipendenza[132]. Il compito immediatamente successivo sarà quello di istituire i governi territoriali nella regione conquistata, fatto questo complicato dal già aspro dibattito in corso sulla schiavitù[132].

Il Compromesso del Missouri (1820) aveva risolto il problema della portata geografica della pratica schiavista all'interno dei territori compresi nell'acquisto della Louisiana (1804) proibendola a settentrione del 36° 30' parallelo di latitudine Nord; il presidente cercherà di estendere questa linea all'interno delle nuove acquisizioni[132].

Polk sosterrà un progetto di legge per l'organizzazione territoriale ideato dal senatore John Middleton Clayton il quale avrebbe vietato la schiavitù nel territorio dell'Oregon, mentre taceva del tutto sulla questione per quanto riguardava la California e il Nuovo Messico[133]; pur approvato inizialmente dal Senato sarà invece sconfitto alla Camera grazie al gruppo Sudista guidato da Alexander Hamilton Stephens della Georgia e futuro Vice della secessionista presidenza di Jefferson Davis[134].

Una misura separata per estendere la linea del Compromesso fino alla costa dell'Oceano Pacifico verrà anch'essa sconfitta alla Camera, questa volta però da un'alleanza bipartisan di Nordisti[135]. Mentre l'ultima sessione congressuale prima delle elezioni presidenziali del 1848 si concludeva il presidente firmerà la Legge territoriale già fatta approvare dall'assemblea la quale stabilirà i confini dell'Oregon e ne proibì la schiavitù al suo interno[136].

Polk temette che l'incapacità di riuscire ad offrire un governo organizzato al Nuovo Messico e in particolare alla California avrebbe potuto portare a breve termine all'indipendenza di quelle regioni ancora molto remote[137]. Quando il Congresso si riunirà nuovamente a dicembre concentrerà i suoi sforzi sull'immedita concessione della sovranità statale alla California, evitando in tal maniera la questione riguardante il progettato emendamento Wilmot[137].

Tuttavia il problema assai divisivo riguardante lo schiavismo riuscirà a bloccare sul nascere qualsiasi legislazione chiara in materia; il presidente lascerà l'ufficio temendo che gli Stati Uniti avrebbero finito col perdere i territori Occidentali conquistati nel corso della propria amministrazione[138].

Il Compromesso del 1850 avrebbe poi tentato di risolvere una gran parte delle questioni lasciate in sospeso dalla presidenza Polk, compresa l'ammissione definitiva della California in qualità di Stato federato e la contemporanea creazione del territorio del Nuovo Messico e del territorio dello Utah.

Galvanizzati dalla schiacciante vittoria nella guerra contro il Messico i "Knights of the Golden Circle" nel corso della prima metà degli anni 1850 proporranno una "mappa del Golden Circle" con le sue possibili suddivisioni. Gli Stati Nordisti liberi sono qui segnati in verde pallido, mentre la prevista Confederazione Sudista del "potere negriero" - la quale avrebbe dovuto prendere possesso con la forza di tutto il Centroamerica - viene mostrata in verde scuro.

Ultima tra le conseguenze che portò la guerra messicana vi sarà anche lo sviluppo del movimento detto "Knights of the Golden Circle", estremisti meridionali del concetto di "Destino manifesto". Il "Golden Circle" sarà una proposta del 1850 non realizzata per espandere il numero degli Stati schiavisti.

Essa prevedeva l'annessione di diverse aree - il Messico, l'America centrale, il settentrione dell'America Latina, la Capitaneria generale di Cuba e il resto dei Caraibi - negli Stati Uniti per aumentare notevolmente il numero di federazioni praticanti lo schiavismo (solamente il Messico avrebbe dovuto essere suddiviso in 25 nuovi Stati schiavisti) e quindi rafforzare in maniera decisiva il "potere negriero" che teneva in piedi le classi superiori meridionali.

A seguito della sentenza espressa dalla Corte Suprema nel caso Dred Scott contro Sandford (1857) aumentò molto l'agitazione Nordista contro la schiavitù; i "Cavalieri del Cerchio Dorato" quindi inizieranno a sostenere che il Sud avrebbero dovuto separarsi dal resto dell'Unione ed entrare in una nuova Confederazione la quale avrebbe dovuto subito invadere il Centroamerica con l'esplicita volontà di annettere l'"Area del Cerchio d'Oro" per espandere enormemente il "potere negriero" Sudista[139].

Relazioni con la Colombia[modifica | modifica wikitesto]

L'ambasciatore presidenziale nella Repubblica della Nuova Granada, Benjamin Alden Bidlack, negozierà nel dicembre del 1846 il Trattato Mallarino-Bidlack col governo colombiano[140]. Sebbene l'inviato diplomatico avesse inizialmente cercato solamente di far rimuovere le tariffe daziarie sui prodotti statunitensi egli, assieme al nuovo ministro degli Esteri sudamericano Manuel María Mallarino, finirà col negoziare un accordo molto più ampio che approfondì i legami militari e commerciali tra i due paesi[140].

L'odierna linea della Panama Railway (Mappa interattiva), che segue il Canale di Panama.

Il trattato consentirà inoltre anche la costruzione della Panama Railway[141] che doveva correre parallela all'istmo di Panama. In un'epoca di viaggi molto lent e assai faticosi via terra l'accordo offrirà agli Stati Uniti una rotta la quale permetterà di viaggiare più rapidamente tra le sue coste Orientali ed Occidentali[141]; in cambio di questo favore Bidlack accetterà il patto secondo cui gli americani avrebbero dovuto garantire la sovranità dei colombiani sull'intero territorio corrispondente all'odierno Panama[140].

La ratifica avverrà in entrambe le nazioni entro il 1848[141]. Ciò contribuirà a garantire una più forte influenza americana nella regione, poiché l'amministrazione cercò in tal modo di assicurarsi che l'impero britannico non avrebbe dominato l'America centrale[141]. Gli Stati Uniti avrebbero in seguito fatto uso del trattato come giustificazione per dare il via a numerosi interventi militari in Centroamerica per tutto il resto della seconda metà del XIX secolo[140].

Cuba e relazioni con l'impero spagnolo[modifica | modifica wikitesto]

Tra maggio e luglio del 1848 il presidente autorizzerà il proprio ambasciatore in Spagna Romulus Mitchell Saunders ad avviare i negoziati per l'acquisto della Capitaneria generale di Cuba dandogli il via libera nel proporre in cambio un'offerta fino a 100 milioni di dollari, al tempo una somma sbalorditiva per un territorio, pari a 2,77 miliardi attuali[142].

L'isola cubana si trovava vicina alle coste meridionali dell'Unione ed oltretutto praticava la schiavitù, pertanto quest'idea era assai gradita ai Sudisti ma dispiaceva molto nel Nord. L'impero spagnolo stava tuttavia realizzando ancora enormi profitti a Cuba (in particolare con la canna da zucchero, la melassa, il rum e il tabacco), quindi il governo iberico finirà col respingere la proposta e le aperture in tal senso di Saunders[143].

Seppur ansioso di acquisire l'isola Polk rifiuterà di dare il proprio sostegno attivo per contribuire alla spedizione di filibusta organizzata da Narciso López il quale aveva l'intenzione d'invadere Cuba e scacciarvi con la forza gli spagnoli, grazie anche agli aiuti provenienti dagli Stati Sudisti[144].

Dagherrotipo della Casa Bianca nel 1846.

Affari interni[modifica | modifica wikitesto]

All'epoca in cui Polk divenne presidente la popolazione totale nazionale era raddoppata ogni due decenni a partire dalla guerra d'indipendenza americana ed aveva oramai raggiunto la parità demografica con la Gran Bretagna[145]; si videro continui miglioramenti tecnologici, tra cui l'espansione della ferrovia ed un maggior uso del telegrafo[145].

Questo decisivo miglioramento nell'ambito delle comunicazioni e la demografia crescente (il Censimento degli Stati Uniti d'America del 1840 dava 17.069.453 abitanti complessivi con un + 32,7% rispetto al Censimento del 1830 inclusi 2.487.355 schiavi) contribuirono a fare degli Stati Uniti sempre più una potenza militare ed alimentarono anche in maniera considerevole la spinta verso una progressiva espansione in direzione del West[34].

Un assegno firmato dal presidente.

Politica fiscale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Economia degli Stati Uniti d'America.

Nel suo discorso inaugurale il neopresidente ivitò il Congresso a ristabilire il "Sistema del Tesoro indipendente" il base al quale i fondi governativi erano detenuti dal Tesoro e non nelle banche o in altre istituzioni finanziarie[146]. La precedente presidenza di Martin Van Buren (1837-1841) aveva già stabilito un sistema del tutto simile, ma questo era stato abolito nel corso della presidenza di John Tyler (1841-1845)[147].

Dopo essere riuscito ad ottenere il denestare del senatore Dixon Hall Lewis, presidente del Comitato Finanze del Senato Polk sarà in grado di spingere in direzione dell'approvazione della Independent Treasury Act, controfirmandola il 6 agosto del 1846[148].

L'Atto previde che le entrate pubbliche (la totalità dei fondi ricevuti dal governo) dovessero essere trattenute nel Palazzo del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti d'America oltre che nelle sotto-tesorerie sparse nelle varie città, rimanendo quindi ben separate sia dalle banche private che da quelle statali[148].

Tale sistema sarebbe rimasto in vigore immutato fino alla promulgazione della Federal Reserve Act nel 1913 all'inizio della presidenza di Thomas Woodrow Wilson (1913-1921)[149]. L'altra importante iniziativa interna fu quella dell'abbassamento delle tariffe doganali, poiché il presidente sostenne che esse avrebbero dovuto essere tanto alte quanto necessario per garantire l'operatività governativa federale[146].

Sebbene avesse inizialmente assunto una posizione ambivalente sul tema durante la campagna elettorale delle elezioni presidenziali del 1844 - questo per ottenere i voti del Nord - Polk si era a lungo opposto ad uno spiccato protezionismo e considerò la tutela degli interessi manufatturieri come ingiusta nei confronti delle altre attività economiche[150].

Il Segretario al Tesoro Robert John Walker, su precisa direttiva del presidente, elaborerà una tariffa nuova e notevolmente più bassa, che verrà presentata all'Assemblea congressuale[150]; dopo intense campagne di gruppo di pressione da parte di entrambe le parti il disegno di legge finirà con l'essere approvato dalla Camera dei Rappresentanti e - con un risultato dai margini assai ristretti che richiese al Vicepresidente George M. Dallas la sua diretta votazione per poter rompere la situazione di pareggio - successivamente anche al Senato[151].

Nel 1846 Polk controfirmerà la tariffa Walker, riducendo in maniera sostanziale i tassi fissati dalla tariffa sostenuta dal Partito Whig appena 4 anni prima[152]. La nuova legge abbandonerà l'"imposta ad valorem" per fissare al suo posto tassi indipendenti dal valore monetario del prodotto messo in commercio[153].

L'abbassamento tariffario si rivelerà essere molto popolare al Sud e all'Ovest; verrà tuttavia avversato da molti protezionisti degli Stati Uniti d'America nord-orientali, in particolar modo da quelli della Pennsylvania[153]. La riduzione delle tariffe statunitensi e l'abrogazione delle Corn Laws britanniche porterà velocemente ad un vero e proprio boom economico nel commercio bilaterale anglo-americano[149].

Veto alla Rivers and Harbors[modifica | modifica wikitesto]

L'Assemblea congressuale promulgherà la Rivers and Harbors Bill nel 1846 per fornire 500.000 dollari da destinare alla messa in sicurezza di fiumi e porti, ma il presidente porrà il veto al progetto; esso avrebbe previsto migloramenti strutturali interni finanziati a livello federale, soprattutto per i piccoli scali. Polk ritenne che la norma fosse incostituzionale poiché favoriva ingiustamente determinate aree a scapito di altre, compresi tutti quei porti che non avevano alcuno scambio commerciale con l'estero.

Il presidente ritenne pertanto che queste fossero problematiche da lasciare in toto alle amministrazioni locali e non avessero alcuna inerenza con il governo federale; temette inoltre che il passaggio di una tale legge avrebbe finito con l'incoraggiare i legislatori a concorrere per ottenere favori per i loro centri d'origine, un tipo di corruzione che avrebbe "significato il destino per la virtù della Repubblica"[154]. A questo proposito seguirà pedissequamente il proprio eroe Andrew Jackson, che aveva a sua volta posto il veto alla Maysville Road Bill nel 1830 con motivazioni in larga parte analoghe[155].

Mappa che mostra quali aree avrebbero o meno permesso la schiavitù sulla base della proposta Wilmot del 1846. Lo Stato di New York (nel 1799) e il New Jersey (nel 1804) avevano già adottato leggi che liberavano gradualmente le persone schiavizzate, ma alcune di loro continuarono a rimanere schiave in entrambi fino al 1824 (a NY) e il 1865 (nel NJ). I territori e gli Stati che non avevano specificamente vietato la schiavitù sono di colore rosso/rosa.

Schiavitù[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Abolizionismo negli Stati Uniti d'America, Cronologia degli eventi principali che hanno portato alla guerra di secessione americana, Origini della guerra di secessione americana e Presidenza di Zachary Taylor § Crisi settarie.

Proprio come aveva già fatto in precedenza la presidenza di Andrew Jackson anche Polk considererà il problema della schiavitù negli Stati Uniti d'America come una questione del tutto secondaria rispetto a fatti ben più importanti come l'espansione territoriale e la politica economica[156].

Tuttavia il dibattito nei riguardi dello schiavismo inizierà a diventare sempre più acceso e combattuto tra posizioni fortemente polarizzate proprio a partire dagli anni 1840 e le politiche apertamente espansionistiche del presidente non faranno altro che aumentare la divisione fino a toccare il punto di rottura tra i favorevoli all'abolizionismo negli Stati Uniti d'America al Nord e i sostenitori dell'istituto schiavista al Sud[156].

Ritratto del congressista Democratico David Wilmot.

Per tutto il corso della sua amministrazione molti abolizionisti non mancheranno di criticare aspramente il presidente, arrivando al punto di considerarlo un mero eassai docile strumento nelle mani del "potere negriero"; per loro la diffusione della schiavitù sarebbe stata la vera ragione principale per cui sostenne l'annessione texana ed in seguito la guerra Messico-Stati Uniti[157].

Il progetto di emendamento Wilmot, presentato all'attenzione dell'Assemblea congressuale dal neodeputato Democratico David Wilmot della Pennsylvania l'8 agosto del 1846 (dopo soli due mesi dall'inizio del conflitto messicano) mirava a vietare lo schiavismo ovunque in qualsiasi territorio che avrebbe potuto essere acquisito dai messicani. Polk, e con lui molti altri Sudisti, si dimostreranno assai critici nei riguardi della misura (la quale riuscirà inizialmente a passare alla Camera ma non al Senato).

Il presidente sosterrà invece la necessità di estendere la linea del Compromesso del Missouri verso Ovest fino a giungere alle coste dell'Oceano Pacifico. Ciò avrebbe consentito di praticare la schiavitù al di sotto della linea di latitudine 36° 30' Nord anche ad Ovest del Missouri, mentre l'avrebbe proibita al di sopra[158].

Sebbene Polk si opponesse al progetto Wilmot si ritroverà costretto a condannare anche la crescente agitazione del Sud sulla questione, arrivando a condannare sia i leader Nordisti che quelli Sudisti di tentare di utilizzare il contrasto periodicamente risorgente sul tema a meri fini di propaganda elettorale e per ottenerne guadagni ed interessi politici esclusivamente personali[159].

Corsa all'oro[modifica | modifica wikitesto]

Mappa delle maggiori città interessate dal setaccio dei siti auriferi californiani nel corso della "Grande corsa all'oro", iniziata proprio al termine della presidenza Polk.

« Un emigrante svizzero installatosi nella valle del fiume Sacramento scoprì dell'oro nel liquido che pompava col suo mulino ad acqua e scatenò la corsa dei pionieri provenienti da tutto il mondo; in pochi mesi un villaggio di pescatori, San Francisco, si avviò a diventare una frenetica città di traffici e commerci con una popolazione di 100.000 abitanti[160]. »

Le prime notizie provenienti da fonti autorevoli riguardanti la scoperta dell'oro nel suolo della California non giungeranno a Washington fino a dopo le elezioni presidenziali del 1848, quando oramai Polk era un'"Anatra zoppa". Gli avversari politici non avevano mancato di affermare che la regione fosse troppo lontana per essere utile e che non valeva il prezzo pagato[161].

Un manifesto che invita gli immigrati a trasferirsi a San Francisco se volevano divenire ricchi con estrema facilità: la corsa all'oro californiana era appena iniziata.

Il Presidente uscente fu assai lieto della notizia, vedendola come una conferma della sua posizione favorevole all'espansionismo territoriale; riferirà più volte dell'avvenuta scoperta nel suo ultimo Discorso sullo stato dell'Unione annuale di dicembre. Poco dopo arrivarono i campioni reali dell'oro californiano e Polk invierà un messaggio speciale all'Assemblea congressuale sull'argomento[162].

Il messaggio, confermando però anche i rapporti meno seri e maggiormente portati all'entusiasmo e all'esagerazione, indurrà in breve tempo un gran numero di persone a trasferirsi sulla West Coast, sia dagli Stati federati dell'interno che da altri paesi sia europei che sudamericani, contribuendo così a stimolare e potenziare sempre più la "Grande corsa all'oro californiana e l'immigrazione conseguente[163].

Si tratterà della 1ª autentica migrazione di massa della storia contemporanea.

Elezioni presidenziali del 1848[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1848.

Onorando il suo impegno a servire per un solo mandato Polk rifiutò di cercare la ricandidatura. Col presidente incumbent fuori dalla competizione il Partito Democratico rimase frammentato lungo le corrispondenti linee geografiche, con i senatori Lewis Cass e John Calhoun a rappresentare rispettivamente i principali candidati occidentali e meridionali[164]. Anche l'ex presidente Martin Van Buren manterrà un forte sostegno negli Stati Uniti d'America nord-orientali[164].

Polk favorirà privatamente Cass come suo successore, ma resistette all'ipotesi di rimanere strettamente coinvolto nella campagna elettorale[127]. Alla Convention nazionale, che durò dal 22 al 25 di maggio, l'invio di un messaggio presidenziale ribadirà l'assoluto rifiuto nei riguardi della possibilità di venire riconfermato[165]; James Buchanan, Cass e il giudice associato della Corte suprema Levi Woodbury emergeranno come i principali contendenti in campo[165].

Cass guiderà già dopo il 1º scrutinio e lentamente riuscirà ad ottenere un sempre più ampio consenso fino a quando non raggiungerà la nomina al 4º scrutinio[165]; gli sarà affiancato William Orlando Butler, che aveva sostituito Winfield Scott come comandante generale a Città del Messico[165]. La nomina di Cass verrà egualmente avversata da molti nordisti e meridionali, ognuno dei quali lo vide come insufficientemente impegnato nella loro posizione sulla questione della schiavitù[165].

Durante il corso della guerra Messico-Stati Uniti i generali Zachary Taylor e Scott usciranno allo scoperto come forti candidati del Partito Whig, insieme al senatore pacifista Thomas Corwin e al leader di lungo corso Henry Clay[166]; mentre il conflitto proseguiva il livello di apprezzamento nei confronti di Taylor da parte dell'opinione pubblica crebbe tanto da fargli annunciare nel 1847 che non avrebbe rifiutato la presidenza[166].

La Convention nazionale Whig ebbe luogo l'8 di giugno con Taylor, Clay, Scott e il senatore del Massachusetts Daniel Webster che emergevano come candidati principali[167]; dopo il 1° ballottaggio Taylor condusse per poco su Clay, ma continuò a crescere fino a quando non conquistò la Nomination al 4º scrutinio[167]. Clay ebbe modo di lamentarsi della scelta fatta, in quanto l'ideologicamente ambiguo Taylor non aveva ancora mai articolato chiaramente le sue preferenze politiche[167].

Anche Polk criticherà privatamente la selezione, affermando che il generale "è assolutamente non qualificato"[168]. Gli sarà affiancato l'ex membro del Congresso Millard Fillmore dello Stato di New York[167].

A New York una fazione Democratica anti schiavista nota come "Barnburners" sostenne fortemente la proposta Wilmot e di converso respinse in toto Cass[169]; accompagnati anche da altri colleghi provenienti da vari Stati tennero una Convention nominando l'ex presidente M. Van Buren come loro candidato[169]. Sebbene questi non fosse stato particolarmente noto per le sue opinioni libertarie mentre era presidente, egli abbracciò pienamente in tale occasione la causa dell'abolizionismo negli Stati Uniti d'America[169]. Era nato il Free Soil Party.

Mappa dei risultati delle elezioni presidenziali del 1848 per contea.

Polk fu sorpreso e deluso dalla conversione politica del suo ex alleato e si preoccupò della divisione a cui poteva condurre un Partito organizzato interamente attorno alla questione abolizionista[169]; gli sarà affiancato Charles Francis Adams, Sr., figlio dell'ex presidente e noto Whig John Quincy Adams. Taylor conquisterà il 47,3% dei suffragi del voto popolare e la maggioranza dei grandi elettori, dando così il controllo della presidenza ai Whig; Cass si fermerà invece al 42,5%, mentre Van Buren avrà il 10,1%, più di ogni altro candidato presidenziale di terze parti fino in quel momento[170].

Nonostante il dibattito sempre più polarizzante sulla schiavitù sia Taylor che Cass vinsero un mix di Stati del Nord e del Sud; tuttavia gran parte del sostegno di Van Buren provenne dai Democratici Nordisti[170]. Polk fu molto deluso dal risultato dato che aveva una bassa opinione di Taylor, vedendo il generale come una persona con assai scarso giudizio e ben poche opinioni personali profonde[170].

Polk si sentì "straordinariamente sollevato" per essere finalmente libero dai doveri pubblici; purtroppo per lui l'ancor giovane ex presidente avrà il tempo per vivere solo il tempo necessario per godersi alcuni mesi di pensione. I 103 giorni tra l'uscita dal suo ufficio e la morte sono il periodo più breve intercorso dell'intera storia presidenziale[171].

Statue raffiguranti i primi 3 presidenti del Democratico: James Knox Polk, Andrew Jackson e Andrew Johnson (anche se quest'ultimo sarà affiliato all'"Union Party" assieme ad Abraham Lincoln.

Reputazione storica[modifica | modifica wikitesto]

La reputazione storica di Polk era in gran parte costituita dagli attacchi fatti contro di lui al suo tempo. I politici Whig avranno in seguito l'occasione di affermare che fosse stato avvolto da una meritata oscurità. Si dice che Sam Houston, 1º governatore del Texas, abbia osservato che Polk era "una vittima dell'uso dell'acqua al posto della ben più maschile bevanda alcolica"[172]. Il senatore Thomas Corwin dell'Ohio ha osservato; "James K. Polk, del Tennessee? Dopo quello, chi è più al sicuro?"

Gli storici Repubblicani del XIX secolo hanno ereditato questa visione; Polk era infatti una figura di compromesso tra i Democratici del Nord - come David Wilmot e Silas Wright - e i proprietari di piantagione del Sud guidati da John Calhoun. I Nordisti pensavano che quando non riuscivano a fare a modo loro era perché il presidente rappresentava lo strumento degli schiavisti, dall'altro lato i conservatori del Sud insistevano sul fatto che lui fosse invece il burattino dei Democratici del Nord sostenitori dell'Abolizionismo negli Stati Uniti d'America.

Questi punti di vista si rifletterono a lungo anche nella letteratura e quindi nel giudizio storico, almeno fino a quando Arthur M. Schlesinger Jr. e Bernard DeVoto cominciarono a sostenere che Polk non era mai stato nella mani di nessuno, ma che anzi stabilì con costanza e cocciutaggine i propri obiettivi tanto da riuscire a raggiungerli e ad archiviarli tutti in una maniera più che positiva (almeno secondo il proprio unto di vista)[173].

Polk è ora riconosciuto per essere stato, non solo come il presidente più forte tra la presidenza di Andrew Jackson e la presidenza di Abraham Lincoln, ma anche quello che ha fatto degli Stati Uniti una nazione che allargata dalla costa dell'Oceano Atlantico a quella dell'Oceano Pacifico.

Quando iniziarono i primi rilevamenti per una classifica storica dei presidenti degli Stati Uniti d'America nel 1948 Polk si classificò al 10º posto nel sondaggio d'opinione condotto da A. M. Schlesinger, mentre successivamente si posizionò 8° nel 1962, 11° nel 1996, ancora 11° undicesimo nel 2002, risalendo fino alla 9ª posizione nel più recente sondaggio commissionato dal The Wall Street Journal nel 2005, ed infine 12° nella ricerca condotta da C-SPAN nel 2009 e 14° nel 2017.

I biografi nel corso degli anni hanno sia ridimensionato che rivalutato la portata dei successi di Polk e della sua eredità, in particolare i suoi ultimi due.

« Vi sono tre ragioni principali per cui James K. Polk merita il riconoscimento di presidente americano significativo e influente", ha scritto Walter Borneman: "1° ha raggiunto gli obiettivi del suo mandato presidenziale esattamente come li aveva definiti; 2° è stato l'amministratore più decisivo prima della guerra di secessione americana e 3° ha notevolmente ampliato il potere esecutivo della presidenza, in particolare i suoi poteri di guerra, il suo ruolo come Comandante in capo e la sua supervisione del ramo esecutivo[174]. »

Il presidente Harry Truman riassunse questo stesso punto di vista dicendo che Polk era stato "un grande presidente, disse quello che intendeva fare e lo fece fino in fondo"[175]. Mentre l'eredità di Polk assume così molte forme e sfumature la più notevole rimane quella direttamente connessa alla mappa degli Stati Uniti d'America continentali, la cui ampiezza è aumentata di quasi 1/3. "Guardare quella mappa" - conclude Robert Merry - "e comprendete l'estensione occidentale e sud-occidentale inclusa in essa; ciò significa vedere la grandezza e vastità dei successi presidenziali di Polk"[176].

Sebbene vi fossero forze potenti in campo che costringevano gli americani a spingersi in direzione degli Stati del Pacifico alcuni storici, come ad esempio Gary Kornblith, hanno ipotizzato che una eventuale presidenza di Henry Clay (se questi fosse riuscito a vincere alle elezioni presidenziali del 1844 avrebbe con molta probabilità visto l'indipendenza permanente sia della Repubblica del Texas che della Repubblica della California[177].

Tuttavia l'aggressivo espansionismo di Polk è stato criticato innanzitutto per motivi eminentemente etici; credeva nel concetto di "Destino manifesto" ancor più di quanto non lasciasse superficialmente intendere. Riferendosi alla guerra Messico-Stati Uniti il generale Ulysses S. Grant dichiarerà che:

« ero aspramente avverso all'annessione del Texas e fino ad oggi considero la guerra che ne costituì il risultato come una delle più ingiuste mai combattute da una nazione più forte contro una più debole: era l'istanza di una Repubblica che seguiva il pessimo esempio delle peggiori monarchie europee, nel considerare la propria aspirazione e desiderio di acquisire territori addizionali[178]. »

I politici di maggior spicco Whig, tra cui Abraham Lincoln e prima ancora di lui John Quincy Adams, sostenevano che l'annessione texana e la conseguente Cessione messicana non fecero altro che rafforzare le fazioni Sudiste più estreme del "Potere negriero"[179].

Le condizioni insoddisfacenti relative allo status della schiavitù nei territori acquisiti durante l'amministrazione Polk condurranno di lì a poco al Compromesso del 1850, uno dei fattori principali dell'iniziale Storia del Partito Repubblicano e più tardi dello scoppio della Guerra civile[180].

Il presidente assieme alla First lady Sarah Polk.
Ritratto ufficiale del presidente in un dipinto di George Peter Alexander Healy.
Ritratto ufficiale di Sarah Polk in un dipinto di George Henry Durrie.
La tomba del presidente a Nashville.
Un Francobollo dedicato al presidente del 1938.
Il "James K Polk building" a Nashville.
Un Dollaro presidenziale del 2011 con l'effigie di Polk.
Un ritratto del presidente.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mario Francisi Storia dei presidenti americani Tascabili Newton 1996, pag. 29
  2. ^ The Overlooked President fpresso il TheDailyBeast.com
  3. ^ Merry p. 43-44
  4. ^ a b Merry p. 50-53
  5. ^ Merry p. 75
  6. ^ Merry p. 68-69
  7. ^ Merry p. 80
  8. ^ Merry, pg. 84-85
  9. ^ a b Merry, pg. 87-88
  10. ^ a b Merry, pg. 92-94
  11. ^ a b c James K. Polk: Campaigns and Elections, Miller Center of Public Affairs, Univdersity of Virginia. URL consultato il 28 aprile 2017.
  12. ^ Merry, pg. 94-95
  13. ^ Merry, pp. 103-104
  14. ^ Haynes, pp. 61–2
  15. ^ a b Merry, pg. 99-100
  16. ^ Presidential Elections, su history.com, A+E Networks. URL consultato il 27 aprile 2017.
  17. ^ Merry, pg. 96-97
  18. ^ Merry, pg. 109-111
  19. ^ a b Merry, pg. 120-124
  20. ^ Merry, pg. 127-128
  21. ^ The 15th Presidential Inauguration: James K. Polk, March 4, 1845, Joint Congressional Committee on Inaugural Ceremonies. URL consultato il 27 aprile 2017.
  22. ^ Mark E. Byrnes, James K. Polk: A Biographical Companion, Santa Barbara, California, ABC-CLIO, 2001, ISBN 1-57607-056-5. URL consultato il 29 aprile 2017.
  23. ^ Inaugural Address of James Knox Polk, in Avalon Project, New Haven, Connecticut, Lillian Goldman Law Library, Yale Law School. URL consultato il 29 aprile 2017.
  24. ^ a b c Merry, pg. 134-135
  25. ^ Merry, pg. 269-270
  26. ^ Merry, pg. 114-117
  27. ^ Siegenthaler, pp. 104-106
  28. ^ a b c d e f g Merry, pg. 117-119
  29. ^ a b c Merry, pg. 124-126
  30. ^ Merry, pg. 127
  31. ^ Merry, pg. 134, 220-221
  32. ^ Merry, pg. 439-440
  33. ^ Merry, pg. 282
  34. ^ a b c Merry, pg. 131-132
  35. ^ U.S. Senate: Supreme Court Nominations: 1789-Present, su www.senate.gov. URL consultato il 28 aprile 2017.
  36. ^ Formalmente nominato il 23 dicember del 1845, entrerà in carca solo il 3 gennaio del 1846.
  37. ^ Judges of the United States Courts, in Biographical Directory of Federal Judges, Federal Judicial Center. URL consultato il 3 aprile 2009 (archiviato dall'url originale il 30 luglio 2016).
  38. ^ Formalmente nominato il 23 dicembre del 1845, sarà confermato dal Senato il 3 febrraio del 1846.
  39. ^ A causa della struttura unica della Corte del Circuito degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia l'elevazione di James Dunlop a capo del tribunale da parte della presidenza di Franklin Pierce è considerata un incaricato separato.
  40. ^ Il 23 febbraio del 1847 il Distretto della Florida fu suddiviso in Tribunale settentrionale e meridionale; Bronson verrà riassegnato a quello settentrionale.
  41. ^ Il 30 giugno del 1870 il Distretto del Wisconsin fu suddiviso in Tribunale orientale e occidentale; Miller verrà riassegnato a quello orientale.
  42. ^ Il 21 febbraio del 1857 il Distretto del Texas fu suddiviso in Tribunale orientale e occidentale; Watrous verrà riassegnato a quello orientale.
  43. ^ Borneman, pp. 334-45
  44. ^ a b c Merry, pg. 168-169
  45. ^ a b Merry, pg. 170-171
  46. ^ Merry, pg. 173-175
  47. ^ Merry, pg. 190
  48. ^ Borneman, p. 164, 173
  49. ^ Merry, pg. 190-191
  50. ^ Merry, pg. 206
  51. ^ a b Merry, pg. 196-197
  52. ^ a b c Merry, pg. 211-212
  53. ^ Merry, pg. 213-217
  54. ^ Merry, pg. 224-225
  55. ^ Merry, pg. 225-227
  56. ^ a b Merry, pg. 263-264
  57. ^ a b c d Merry, pg. 266-267
  58. ^ Merry, p. 136
  59. ^ Flags of Texas, su Handbook of Texas Online, Texas State Historical Association. URL consultato il 3 giugno 2016.
  60. ^ Merry, p. 137
  61. ^ Merry, pg. 136-137
  62. ^ Merry, pg. 148-151
  63. ^ Merry, pg. 151-157
  64. ^ Merry, pg. 158
  65. ^ Mario Francini Storia dei presidenti americani Tascabili Newton 1996, pag. 30
  66. ^ a b c d Merry, pg. 184-186
  67. ^ a b Merry, pg. 176-177
  68. ^ Merry, pg. 187
  69. ^ Merry, pg. 180
  70. ^ a b c Merry, pg. 188-189
  71. ^ Ronald C. Lee, Jr., Justifying Empire: Pericles, Polk, and a Dilemma of Democratic Leadership, in Polity, vol. 34, nº 4, Estate 2002, p. 526, JSTOR 3235415.
  72. ^ Merry, pg. 193-194
  73. ^ a b Merry, pg. 209-210
  74. ^ a b c Merry, pg. 218-219
  75. ^ a b c Merry, pg. 238-240
  76. ^ Merry, pg. 232-233
  77. ^ a b c d Merry, pg. 240-242
  78. ^ Haynes, p. 129
  79. ^ Bauer, K.J., 1974, The Mexican War, 1846–1848, New York: Macmillan, ISBN 0803261071
  80. ^ a b c Merry, pg. 244-245
  81. ^ a b Lee, pgs. 517-518
  82. ^ Mark E. Neely, Jr., "War And Partisanship: What Lincoln Learned from James K. Polk," Journal of the Illinois State Historical Society, Sept 1981, Vol. 74 Issue 3, pp 199–216
  83. ^ Merry, pg. 245-246
  84. ^ a b Merry, pg. 246-247
  85. ^ Official DOD data Archiviato il 28 febbraio 2014 in Internet Archive.
  86. ^ House Journal, 30th Session (1848) pp.183–184
  87. ^ a b c Merry, pg. 259-260
  88. ^ a b Merry, pg. 256-257
  89. ^ Merry, pg. 253-254
  90. ^ Merry, pg. 258-259
  91. ^ Merry, pg. 262
  92. ^ Merry, pg. 295-296
  93. ^ Merry, pg. 302-304
  94. ^ a b Merry, pg. 293-294
  95. ^ Merry, pg. 298-299
  96. ^ Merry, pg. 304-306
  97. ^ Merry, pg. 423-424
  98. ^ a b Merry, pg. 255-256
  99. ^ a b Merry, pg. 283-285
  100. ^ a b Merry, pg. 286-289
  101. ^ Merry, pg. 290-291
  102. ^ Merry, pg. 343-349
  103. ^ Merry, pg. 278-279
  104. ^ a b Merry, pg. 309-310
  105. ^ Merry, pg. 311-313
  106. ^ Merry, pg. 318-20
  107. ^ Siegenthaler, pg. 139-140
  108. ^ Merry, pg. 314
  109. ^ Merry, pg. 336
  110. ^ a b c Merry, pg. 352-355
  111. ^ a b Merry, pg. 358-359
  112. ^ a b Merry, pg. 360-361
  113. ^ a b Merry, pg. 363-364
  114. ^ a b Merry, pg. 381-382
  115. ^ Merry, pg. 383-384
  116. ^ Merry, pg. 384-385
  117. ^ Merry, pg. 387-388
  118. ^ Merry, pg. 394-397
  119. ^ Merry, pg. 386
  120. ^ Merry, pg. 403-404
  121. ^ a b Merry, pg. 407-409
  122. ^ a b c d Merry, pg. 397-400
  123. ^ Merry, pg. 420-421
  124. ^ a b c d e f Merry, pg. 424-425
  125. ^ a b c Merry, pg. 426-427
  126. ^ Merry, pg. 428-429
  127. ^ a b Merry, pg. 430-431
  128. ^ Merry, pg. 434-435
  129. ^ Merry, pg. 436-437
  130. ^ a b c d Merry, pg. 448-450
  131. ^ Smith, II 266-67.
  132. ^ a b c Merry, pg. 452-453
  133. ^ Merry, pg. 454,
  134. ^ Merry, pg. 456-457
  135. ^ Merry, pg. 458-459
  136. ^ Merry, pg. 460-461
  137. ^ a b Merry, pg. 465-466
  138. ^ Merry, pg. 468-470
  139. ^ Woodward, Colin American Nations: A History of the Eleven Rival Regional Cultures of North America New York:2011 Penguin Page 207
  140. ^ a b c d pp. 19–20 Conniff, Panama and the United States: The Forced Alliance, University of Georgia Press, 2001.
  141. ^ a b c d pp. 27–33 Randall, Colombia and the United States: Hegemony and Interdependence, University of Georgia Press, 1992.
  142. ^ Federal Reserve Bank of Minneapolis Community Development Project. "Consumer Price Index (estimate) 1800–". Federal Reserve Bank of Minneapolis. Retrieved January 2, 2017.
  143. ^ David M. Pletcher, The Diplomacy of Annexation: Texas, Oregon, and the Mexican War (1973) pp. 571–74.
  144. ^ Tom Chaffin, "Sons of Washington": Narciso López, Filibustering, and U.S. Nationalism, 1848-1851, University of Pennsylvania Press, Spring 1995, p. 79, JSTOR 3124384.
  145. ^ a b Merry, pg. 132-133
  146. ^ a b Merry, pg. 206-207
  147. ^ Siegenthaler, pg. 121-122
  148. ^ a b Merry, pg. 273
  149. ^ a b Merry, pg. 276-277
  150. ^ a b Siegenthaler, pg. 113-114
  151. ^ Siegenthaler, pg. 115-116
  152. ^ Miller Center of Public Affairs, American President: A Reference Resource Key Events in the Presidency of James K. Polk, millercenter.org, 2013 (archiviato dall'url originale il 6 giugno 2013).
  153. ^ a b Merry, pg. 274-276
  154. ^ Yonatan Eyal, The Young America movement and the transformation of the Democratic Party (2007) p. 63
  155. ^ Mark Eaton Byrnes, James K. Polk: a biographical companion (2001) p. 44
  156. ^ a b Merry, pg. 129-130
  157. ^ Haynes, p. 154
  158. ^ From the Wilmot Proviso to the Compromise of 1850, su americaslibrary.gov, Library of Congress. URL consultato il 21 febbraio 2016.
  159. ^ Merry, pg. 356-358
  160. ^ Mario Francini Storia dei presidenti americani Tascabili Newton 1996, pp. 29-30
  161. ^ Woodworth, pp. 319–320
  162. ^ Woodworth, pp. 320–321
  163. ^ Woodworth, p. 321
  164. ^ a b Merry, pg. 376-377
  165. ^ a b c d e Merry, pg. 446-447
  166. ^ a b Merry, pg. 374-375
  167. ^ a b c d Merry, pg. 447-448
  168. ^ Siegenthaler, pg. 152-153
  169. ^ a b c d Merry, pg. 455-456
  170. ^ a b c Merry, pg. 462-463
  171. ^ James K. Polk: Life After the Presidency, Miller Center of Public Affairs, University of Virginia. URL consultato il 29 aprile 2017.
  172. ^ Borneman, p. 11.
  173. ^ Schlesinger, pp.439–455; quote from Corwin (who became a Republican) on p. 439
  174. ^ Borneman, p. 353.
  175. ^ Truman, Harry S., and Robert H. Ferrell, Off the Record: The Private Papers of Harry S. Truman, Letter to Dean Acheson (unsent), August 26, 1960 (University of Missouri Press, 1997), p. 390.
  176. ^ Robert W. Merry, A Country of Vast Designs, James K. Polk, the Mexican War, and the Conquest of the American Continent, Simon & Schuster, 2009, p. 477.
  177. ^ Rethinking the Coming of the Civil War: A Counterfactual Exercise, in The Journal of American History, vol. 90, nº 1, June 2003, JSTOR 3659792.
  178. ^ Ulysses S Grant Quotes on the Military Academy and the Mexican War from Fadedgiant.net Archiviato il 7 marzo 2015 in Internet Archive.
  179. ^ Stephenson, Nathaniel Wright. Texas and the Mexican War: A Chronicle of Winning the Southwest. Yale University Press (1921), pg. 94–95.
  180. ^ Holt, Michael F. The Political Crisis of the 1850s (1978).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Walter R. Borneman, Polk: The Man Who Transformed the Presidency and America, Random House, 2008, ISBN 978-1-4000-6560-8.
  • Bergeron, Paul H. The Presidency of James K. Polk. 1986. ISBN 0-7006-0319-0.
  • Chaffin, Tom. Met His Every Goal? James K. Polk and the Legends of Manifest Destiny (University of Tennessee Press; 2014) 124 pages;
  • De Voto, Bernard. The Year of Decision: 1846. Houghton Mifflin, 1943.
  • Dusinberre, William. Slavemaster President: The Double Career of James Polk 2003. ISBN 0-19-515735-4
  • Dusinberre, William. "President Polk and the Politics of Slavery". American Nineteenth Century History 3.1 (2002): 1–16. ISSN 1466-4658 (WC · ACNP). Argues he misrepresented strength of abolitionism, grossly exaggerated likelihood of slaves' massacring white families and seemed to condone secession.
  • Eisenhower, John S. D. "The Election of James K. Polk, 1844". Tennessee Historical Quarterly. 53.2 (1994): 74–87. ISSN 0040-3261 (WC · ACNP).
  • Sam W. Haynes, James K. Polk and the Expansionist Impulse, New York, Longman, 1997, ISBN 978-0-673-99001-3.
  • Kornblith, Gary J. "Rethinking the Coming of the Civil War: a Counterfactual Exercise". Journal of American History 90.1 (2003): 76–105. ISSN 0021-8723 (WC · ACNP). Asks what if Polk had not gone to war?
  • Leonard, Thomas M. James K. Polk: A Clear and Unquestionable Destiny. 2000. ISBN 0-8420-2647-9.
  • McCormac, Eugene Irving. James K. Polk: A Political Biography to the End of a Career, 1845–1849. Univ. of California Press, 1922. (1995 reprint has ISBN 0-945707-10-X.) hostile to Jacksonians
  • Merry, Robert W. A Country of Vast Designs: James K. Polk, the Mexican War, and the Conquest of the American Continent (New York: Simon & Schuster, 2009. xiv, 576 pp.) ISBN 978-0-7432-9743-1
  • Morrison, Michael A. "Martin Van Buren, the Democracy, and the Partisan Politics of Texas Annexation". Journal of Southern History 61.4 (1995): 695–724. ISSN 0022-4642 (WC · ACNP). Discusses the election of 1844. online edition
  • Paul; James C. N. Rift in the Democracy. (1951). on 1844 election
  • Pletcher, David M. The Diplomacy of Annexation: Texas, Oregon, and the Mexican War (1973), standard the study of Polk's foreign policy
  • Sellers, Charles. James K. Polk, Jacksonian, 1795–1843 (1957) vol 1 online; and James K. Polk, Continentalist, 1843–1846. (1966) vol 2 online; long scholarly biography
  • Seigenthaler, John. James K. Polk: 1845–1849. 2003. ISBN 0-8050-6942-9, short popular biography
  • Silbey, Joel H., A Companion to the Antebellum Presidents 1837-1861, Wiley, 2014. pp 195–290
  • Smith, Justin Harvey. The War with Mexico, Vol 1. (2 vol 1919), full text online.
    • Smith, Justin Harvey. The War with Mexico, Vol. 2. (2 vol 1919). full text online; Pulitzer prize; still the standard source

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

  • Cutler, Wayne, et al. Correspondence of James K. Polk. 1972–2004. ISBN 1-57233-304-9. Ten vol. scholarly edition of the complete correspondence to and from Polk.
  • Polk, James K. The Diary of James K. Polk During His Presidency, 1845–1849 edited by Milo Milton Quaife, 4 vols. 1910. Abridged version by Allan Nevins. 1929, online

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]