Presidenza di Andrew Johnson

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Presidenza Andrew Johnson
President Andrew Johnson standing.jpg
Il presidente A. Johnson.
StatoStati Uniti Stati Uniti
Capo del governoAndrew Johnson
(Democratico (National Union Party))
Giuramento15 aprile 1865
Governo successivo4 marzo 1869
Left arrow.svg Presidenza Lincoln Presidenza Grant Right arrow.svg

La presidenza di Andrew Johnson ebbe inizio il 15 aprile del 1865 quando, dopo essere stato eletto alla carica di Vicepresidente degli Stati Uniti d'America 42 giorni prima sotto la presidenza di Abraham Lincoln, fu costretto a succedergli come Presidente degli Stati Uniti d'America a seguito dell'assassinio del presidente da poco rieletto. Essa si concluderà il 4 marzo del 1869.

Il 17º presidente prima dello scoppio della guerra di secessione americana apparteneva al Partito Democratico e diventò il compagno di corsa di Lincoln durante le elezioni presidenziali del 1864 per il nuovo "Partito di unione nazionale", sostenuto dagli esponenti del Partito Repubblicano e dai "War Democrat" (i democratici rimasti fedeli all'Unione). Entrò nelle sue piene funzioni pochi giorni dopo il termine della guerra civile; l'intera sua presidenza rimarrà fortemente inficiata dalle conseguenze del conflitto. Gli succederà il repubblicano, nonché eroe di guerra, Ulysses S. Grant.

Originario del Tennessee, cercò di favorire un rapido ristabilimento degli Stati secessionisti in seno all'Unione; implementò l'Era della Ricostruzione nella forma di una serie di proclami i quali condussero a tenere convenzioni ed elezioni per riformulare i propri governi civili locali. I suoi piani non contemplarono però alcuna protezione a favore degli ex schiavi afroamericani e per questo entrò in pieno contrasto con le volontà del Congresso degli Stati Uniti d'America a netta predominanza repubblicana.

Quando i sudisti rimisero ai principali posti di comando molti dei loro vecchi leader e fecero promulgare i cosiddetti Codici neri per deprivare nuovamente i liberti di gran parte dei diritti civili garantiti costituzionalmente, i repubblicani del Congresso rifiutarono di far insediare i legislatori di quegli Stati; stabilirono inoltre distretti militari federali in tutto il Profondo Sud. Johnson si avvalse del proprio diritto di veto contro tali proposizioni, ma i repubblicani non ne tennero in minimo conto, fissando in tal maniera un modello per l'intera durata della presidenza.

Frustrato dalle continue azioni oppositive di Johnson il Congresso propose il XIV emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America, il quale venne ratificato nel 1868. Ma quando il conflitto tra i diversi rami del governo crebbe, il Congresso fece promulgare la Tenure of Office Act (1867), limitando notevolmente i poteri di Johnson nel far sostituire i funzionari di Gabinetto. Siccome Johnson persistette nel tentativo di far licenziare il Segretario alla Guerra Edwin McMasters Stanton, venne sottoposto a richiesta di Impeachment dalla Camera rei Rappresentanti con l'intento di rimuoverlo dalla carica; fu a stento salvato dalla decisione del Senato di "non luogo a procedere".

La firma autografa del presidente A. Johnson.

In politica estera gli anni della sua presidenza hanno veduto l'acquisto dell'Alaska (venduta dall'impero russo) e la fine dell'intervento francese in Messico. Dopo aver definitivamente rotto ogni tipo di rapporto collaborativo con i repubblicani e non avendo stabilito il propria partito sotto la bandiera dell'"Unione nazionale" Johnson cercò attivamente la nomina democratica per essere candidato alle elezioni presidenziali del 1868; gli sarà invece preferito Horatio Seymour. Anche se è stato tenuto in grande considerazione dagli storici della Dunning School le ricerche più recenti classificano Johnson tra i peggiori presidenti americani per i suoi frequenti scontri con il Congresso, la forte opposizione ai diritti federalmente garantiti per gli ex schiavi ed infine per la sua generale inefficacia come presidente.

Successione[modifica | modifica wikitesto]

Il giuramento avvenuto la mattina del 15 aprile.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Assassinio di Abraham Lincoln.

La sera del 14 aprile del 1865, nell'imminenza dei giorni di chiusura del conflitto fratricida che aveva contrapposto per 4 anni il Nord al Sud, Lincoln subì un attentato e rimase ferito mortalmente; l'autore era John Wilkes Booth, un simpatizzante confederato. L'aggressione fu parte di una cospirazione atta ad assassinare, oltre al presidente, anche lo stesso Johnson e il segretario di Stato William H. Seward: il tutto in quella stessa nottata.

Seward sopravvisse miracoloosamente, mentre Johnson sfuggì all'attacco a causa del fatto che il suo sicario, George Atzerodt, pensò ad ubriacarsi invece di uccidere il Vicepresidente. Leonard James Farwell, impiegato all'United States Patent and Trademark Office e presente al Teatro Ford al momento del'aggressione nonché socio pensionante alla "Kirkwood House", corse subito ad avvertire Johnson; questi si precipito al capezzale di Lincoln e gli rimase accanto per qualche tempo. All'uscita promise che i responsabili avrebbero pagato il fio della loro colpa[1].

Il presidente morirà alle 7:22 della mattina seguente. Il giuramento solenne di Johnson si ebbe tra le 10 e le 11 alla presenza del presidente della Corte Suprema Salmon Portland Chase e di gran parte del Gabinetto governativo precedente. Il comportamento del neoeletto venne descritto dai quotidiani dell'epoca come "solenne e dignitoso"[2]; presiederà alle cerimonie funebri svoltesi a Washington, dopo di che il corpo del proprio predecessore venne fatto trasportare a Springfield (Illinois) per la sepoltura[3].

Su proposta del Procuratore generale James Speed Johnson premise ad una commissione militare di far processare i presunti colpevoli; il dibattimento durato 6 settimane culminò nella condanna alla pena di morte per 4 degli imputati e con sentenze minori per gli altri implicati[4]. Gli eventi inerenti all'assassinio provocarono speculazioni successive riguardanti proprio Johnson e ciò che i cospiratori avrebbero potuto a che fare con lui.

Nella vana speranza di potersi ancora salvare la vita Atzerodt, dopo la cattura, parlò molto dell'organizzazione e messa a punto del crimine, ma non disse altresì mai nulla per indicare che il tentato assassinio di Johnson avrebbe potuto essere solamente uno stratagemma per sviare le indagini. I teorici della cospirazione indicano che proprio il giorno dell'assassinio Booth si recò alla "Kirkwood House" (oggi "1111 Pennsylvania Avenue") e lasciò un messaggio indirizzato al vicepresidente, sarà ricevuto dal segretario privato William A. Browning; vi sarebbe stato scritto: "Are you at home? Don't wish to disturb you. J. Wilkes Booth"[5].

Il "Ticket" Lincoln-Johnson nella campagna per le Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1864.

Affiliazione partigiana[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Abraham Lincoln § Ricostruzione e Abraham Lincoln § Rielezione nel 1864.

La successione di Johnson lasciò un ex democratico del Sud nell'ufficio di presidente al termine di una sanguinosa guerra civile la quale aveva avuto come causa scatenante proprio la vittoria di Lincoln, un repubblicano settentrionale, nelle elezioni presidenziali del 1860. Johnson assunse diversi incarichi prima dello scoppio della guerra[6], per diventare uno dei più importanti unionisti meridionali dopo il suo inizio[7].

Durante le elezioni presidenziali del 1864 la campagna elettorale Repubblicana si svolse tutta a favore del "ticket presidenziale" associato al "National Union"; la Convention nazionale del 7-8 giugno 1864 a Baltimora nominò Johnson come candidato alla vicepresidenza nel tentativo di ottenere il supporto anche degli "War Democrat"[8]. Anche se non dichiarò mai esplicitamente di essere repubblicano[9] appena entrò in carica riuscì ad avere l'approvazione sia dei radicali che dei moderati[10].

Tuttavia la politica nei riguardi del Sud assunta nel corso dell'Era della Ricostruzione alienò molti repubblicani a Johnson i quali preferivano un atteggiamento fortemente discriminatorio contro gli ex ribelli[11]. Le ripetute scelte presidenziali di protezione verso gli Stati sudisti oltre che la sua alleanza con William H. Seward finirono con l'allontanargli anche gli stessi democratici[12]. Invece di schierarsi apertamente con una delle due parti il presidente provò a formare un nuovo Partito costituito dagli elementi più conservatori di entrambe le fazioni[13].

Nell'agosto del 1866 Johnson tenne una convenzione dei propri sostenitori a Filadelfia; questa approvò il suo programma e il presidente paragonò le risoluzioni adottate come "una seconda Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti d'America"[14]. Quando il mandato stava oramai volgendo al suo termine naturale Johnson perseguì la Nomination democratica, ma la sua alleanza con Lincoln e le decisioni da egli prese gli avevano creato attorno una folta schiera di nemici che gli creeranno il vuoto attorno[15].

Fine della guerra civile[modifica | modifica wikitesto]

Johnson entrò in carica dopo la resa di Robert Edward Lee a seguito della Battaglia di Appomattox, ma gli eserciti confederati rimasero in campo. Il 21 aprile del 1865, con l'appoggio unanime del suo governo, ordinò a Ulysses S. Grant di ribaltare un armistizio concluso tra William Tecumseh Sherman e il Confederato Joseph Eggleston Johnston. L'armistizio aveva incluso politiche come il riconoscimento dei governi statali confederati[16].

Il 2 maggio emise un proclama che offriva 100.000 dollari di ricompensa per la cattura del presidente confederato Jefferson Davis, che molti pensavano fosse stato coinvolto nell'assassinio di Abraham Lincoln. Davis fu catturato il 10 maggio. Alla fine di quello stesso mese la forza finale confederata ancora in campo si arrendeva e Johnson presiedette una sfilata militare trionfale a Washington, accanto al proprio Gabinetto e ai generali della nazione[17].

A poco meno di due mesi dalla sua entrata in carica Johnson si era coltivato la reputazione di uno che si sarebbe dimostrato duro nei riguardi degli sconfitti e la stima nei suoi confronti tra i Repubblicani del Congresso rimarrà inizialmente alta[18].

Partiti politici:
      Repubblicano       National Union Party

Dipartimento /
Funzione
Foto Nome Data
Presidente  
Andrew Johnson photo portrait head and shoulders, c1870-1880-Edit1.jpg
Andrew Johnson 1865 - 1869
Vicepresidente Vacante 1865 - 1869
Segretario di Stato  
William Seward, Secretary of State, bw photo portrait circa 1860-1865.jpg
William H. Seward 1865 - 1869
Segretario al Tesoro  
Hugh McCulloch.png
Hugh McCulloch 1865 - 1869
Segretario alla Guerra  
Edwin McMasters Stanton Secretary of War.jpg
Edwin McMasters Stanton 1865 – 1867
 
Ulysses S Grant by Brady c1870-restored.jpg
Ulysses S. Grant 1867 - 1868
 
John M Schofield by CM Bell, c1860s.JPG
John Schofield 1868 - 1869
Procuratore generale  
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James Speed 1865 – 1866
 
Hon. Henry Stanberry, Ohio - NARA - 526547.jpg
Henry Stanberry 1866 - 1868
 
William M. Evarts - Brady-Handy.jpg
William Maxwell Evarts 1868 - 1869
Direttore generale delle poste  
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William Dennison 1865 – 1866
 
AWRandall.jpg
Alexander Williams Randall 1866 - 1869
Segretario alla Marina  
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Gideon Welles 1865 - 1869
Segretario degli Interni  
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John Palmer Usher 1865
 
James-Harlan.jpg
James Harlan 1865 - 1866
 
Orville Hickman Browning - Brady-Handy.jpg
Orville Hickman Browning 1866 - 1869

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gli avvenimenti salienti della presidenza A. Johnson saranno;

1865
1866
1867
1868
1869

Assumendo il mandato Johnson promise di continuare e di far portare ad attuazione le politiche di chi lo aveva preceduto, tenne pertanto in vigore il Gabinetto di Lincoln.

Gabinetto ministeriale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Gabinetto degli Stati Uniti d'America e Governo federale degli Stati Uniti d'America.

Presto il Segretario di Stato Seward rappresentò uno dei membri più influenti dell'intera compagine e il nuovo presidente gli permise di perseguire una politica estera tutta volta all'espansionismo. All'inizio Johnson si fidò del "Segretario alla Guerra" Stanton per poter svolgere le proprie politiche di "Ricostruzione"; queste ottennero il parere favorevole anche del "Segretario alla Marina" Welles e di quello del Tesoro McCullough[19].

Ebbe una stima minore nei confronti di Dennison, di Speed e di Harlan[20]; tutti e tre finirono col dimettersi nel giugno del 1866, dopo che il presidente aveva rotto tutti i rapporti con i repubblicani del Congresso[21]. Il sostituto di Speed, Stanberry, emerse come uno dei membri più importanti del Gabinetto, prima di dimettersi a sua volta per poter più agevolmente prendere le difese di Johnson durante il procedimento di Impeachment avviato contro di lui[22].

Sospese inoltre Stanton dopo il sorgere di seri disaccordi legati alla Ricostruzione, in via del tutto provvisoria lo fece sostituire con il General of the Army (Stati Uniti d'America) nordista Grant; questa decisione portò infine lo stesso Grant all'obbligo di difendersi da una richiesta di Impeachment[23]. Dopo che quest'ultimo lasciò Johnson propose la carica a William Tecumseh Sherman - che però rifiutò decisamente - e a Lorenzo Thomas il quale accetterà[24]. Ma proprio durante il processo di messa in stato d'accusa decise invece di nominare Schofield, come una via di compromesso rivolta ai moderati repubblicani[25].

Nomine giuridiche[modifica | modifica wikitesto]

Johnson nomino 9 giudici federali durante la sua presidenza, tutti appartenenti ai tribunali distrettuali; non riuscirà invece a eleggerne nessuno per servire nella Corte Suprema.

Nome Corte Inizio servizio
attivo
Termine servizio
attivo
Samuel M. Blatchford New York New York Meridionale 3 maggio 1867[26] 4 marzo 1878
George Seabrook Bryan Carolina del Sud Carolina del Sud 12 marzo 1866 1º settembre 1886
George Washington Brooks Carolina del Nord Carolina del Nord 19 agosto 1865[27] 6 gennaio 1882[28]
Daniel Clark New Hampshire New Hampshire 27 luglio 1866 2 gennaio 1891
Elmer Scipio Dundy Nebraska Nebraska 9 aprile 1868 28 ottbre 1896
John Erskine Georgia Georgia Settentrionale
Georgia Meridionale
10 luglio 1865[27] 25 aprile 1882
1º dicembre 1883
Edward Fox Maine Maine 31 maggio 1866 14 dicembre 1881
Robert Andrews Hill Mississippi Mississippi Meridionale
Mississippi Settentrionale
1º maggio 1866 1º agosto 1891
Charles Taylor Sherman Ohio Ohio Settentrionale 2 marzo 1867 25 novembre 1872

Nell'aprile del 1866 il Procuratore generale Henry Stanberry fu chiamato a riempire il posto vacante lasciato alla Corte Suprema dalla morte di John Catron, ma il Congresso lo bocciò promulgando appositamente per l'occasione la Judicial Circuits Act[29].

Per garantire che Johnson non riuscisse a fare ulteriori nomine, l'Atto stabilì anche che la Corte si sarebbe ridotta dopo un successivo abbandono dall'ufficio. Il presidente nominò inoltre il suo amico di Greeneville Samuel Milligan presso la Corte di cassazione, dove servì dal 1868 fino alla sua morte avvenuta nel 1874[30].

Nome Inizio servizio
attivo
Termine servizio
attivo
Samuel Milligan 1868 1874

Emendamenti costituzionali[modifica | modifica wikitesto]

Quest'ultima disposizione sarà successivamente ratificata il 3 febbraio del 1870, diventando quindi il XV emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America[31].

Stati riammessi nell'Unione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Regioni degli Stati Uniti d'America e Suddivisioni degli Stati Uniti d'America.
Il territorio del Nebraska dal 1854 al 1867.

     Parte del Nebraska passato al territorio del Dakota, 1861

     Parte del Nebraska passato al territorio del Colorado, 1861

     Parte del Nebraska passato al territorio dell'Idaho, 1863

     Parte del territorio del Nebraska che divenne lo stato del Nebraska, 1867

     Parte del Dakota annesso dal Nebraska, 1882

Ammissione del Nebraska[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Evoluzione territoriale degli Stati Uniti d'America e Regioni storiche degli Stati Uniti d'America.

Nel giugno del 1866 gli elettori del territorio del Nebraska approvarono di stretta misura un progetto costituzionale; una delle sue disposizioni limitò il diritto di voto ai maschi bianchi. Una proposta di ammissione venne poi introdotta nel Congresso, ove fu adottata poco prima che la sessione si chiudesse a fine luglio e nonostante alcune resistenze da parte dei repubblicani i quali si opposero alla clausola del suffragio esclusivamente bianco; i democratici invero si dimostrarono prudenti nel concedere la cittadinanza ad un'altra "fortezza repubblicana". Il presidente pose il veto mentre il Congresso si aggiornò[34].

La questione venne rinnovata poco dopo la riunione congressuale avvenuta a dicembre. Questa volta tuttavia un emendamento proposto dal senatore George Franklin Edmunds condizionò nei suoi effetti l'accettazione da parte del territorio di un divieto delle restrizioni di voto sulla base della razza o del colore della pelle umana. Esso trovò il sostegno dei radicali e degli altri repubblicani che sperarono d'imporre condizioni simili anche agli ex Stati confederati[34].

Provocò però la reazione infuocata dai democratici e di Johnson, che si opposero alla condizione adducendo motivazioni costituzionali; sostennero che il governo federale non poteva infrangere il potere degli Stati di stabilire autonomamente le proprie qualifiche per il suffragio. La questione divenne ben presto un affare inerente al federalismo nazionale, ma anche una guerra aperta tra il presidente e il Congresso; nonostante le obiezioni la legge di ammissione del Nebraska venne adottata nel gennaio del 1867. Johnson mise il veto sulla misura entro la fine del mese[34].

Meno di 2 settimane dopo entrambe le camere votarono per ignorare del tutto i rilievi mossi dal presidente. I legislatori territoriali accettarono rapidamente la condizione imposta, eliminano così le restrizioni razziali sul diritto di voto.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stati per data di entrata negli Stati Uniti d'America.

Nebraska Nebraska - Dal 1º marzo del 1867 in qualità di 37° Stato federato.

Il Nebraska divenne il 1° (e a tutt'oggi l'unico) Stato ad essere ammesso negli Stati Uniti d'America nonostante un veto presidenziale che pesava sul suo capo[34].

Un assegno firmato dal presidente A. Johnson.

Altre politiche interne[modifica | modifica wikitesto]

Nel giugno del 1866 il presidente controfirmerà la Southern Homestead Act, ritenendo che la legislazione avrebbe aiutato i bianchi poveri; circa 28.000 crediti fondiari vennero in tal maniera brevettati con successo, anche se assai pochi ex schiavi ne beneficiarono. La malversazione a danno dello Stato fu dilagante e gran parte della terra migliore rimase loro vietata; sarà invece riservata come borse di studio per veterani di guerra o dirigenti delle ferrovie[35].

Nel giugno 1868, Johnson firmò una legge delle otto ore approvata dal Congresso che stabiliva una giornata lavorativa di otto ore per i lavoratori e i meccanici impiegati dal governo federale.[36]. Sebbene il presidente avesse già dichiarato in precedenza ai membri di una delegazione del "Workingman's Party" a Baltimora di non potersi impegnare direttamente in tale legislazione tuttavia disse anche che avrebbe fortemente favorito il "minor numero di ore in linea con gli interessi di tutti"[37].

Secondo l'autore Richard F. Selcer le buone intenzioni che staano dietro la legge verranno quasi "immediatamente frustrate" dal momento che i salari furono ridotti nella loro generalità di almeno il 20%[36].

Medaglia indiana della pace assegnata in memoria del presidente.

Ricostruzione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Era della Ricostruzione.

Con la fine della guerra civile Johnson dovette affrontare la questione inerente il governo degli ex Stati ribelli. Lincoln aveva autorizzato la formazione di governi lealisti in Virginia, Arkansas, Louisiana e Tennessee, controllati oerciò in grsn parte dall'Unione; sostenne inoltre il "Piano del 10%": se almeno il 10% degli elettori di qualsiasi Stato ribelle avessero fatto approvare il futuro giuramento di fedeltà sarebbe stato loro consentito di auto-governarsi. Molti radicali del Congresso degli Stati Uniti d'America considerarono ciò troppo indulgente. La Wade-Davis Bill la quale richiedeva alla maggioranza degli elettori di pronunciare il solenne giuramento di fedeltà alla nazione passò in entrambe le Camere congressuali nel 1864, ma Lincoln vi pose il proprio veto[38].

Al momento della successione il Congresso consisteva in 3 fazioni principali: i repubblicani radicali che cercavano di estendere il diritto di voto e gli altri diritti civili a tutti gli afroamericani, credendo che i liberti avrebbero potuto essere indotti a votare per loro come gratitudine per avergli concesso l'emancipazione; inoltre i voti neri avrebbero potuto mantenere i repubblicani al potere tenendo fuori da ogni influenza tutti i democratici del Sud. Furono nella ferma convinzione che i Confederati dovessero essere severamente punti[39].

Poi c'erano i repubblicani moderati i quali cercarono di mantenere i potenziali democratici unionisti a livello nazionale con l'intento d'impedire agli ex ribelli di riassumere il controllo politico; non furono eccessivamente entusiasti all'idea di concedere il suffragio agli ex schiavi come invece reclarono i radicali, sia per le proprie preoccupazioni locali dirette sie perché credettero che i liberali avrebbero con molta probabilità utilizzato male il diritto di voto[40].

Infine i democratici del Nord i quali tentarono di favorire il restaur incondizionato degli Stati del Sud; non sostennero il suffragio afroamericano in quanto avrebbe potuto inacciare il controllo democratico del Sud[41].

Ricostruzione presidenziale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ulysses S. Grant § Rapporti con Johnson.

A Johnson fu inizialmente lasciato solo ad inventarsi una politica di ricostruzione senza alcun intervento legislativo in quanto il Congresso non ebbe in programma di ruinirsi nuovamente fino a dicembre[42]. A seguito della guerra civile i sudisti furono disposti ad accettare grandi cambiamenti come il suffragio degli ex schiavi in cambio di un rapido ed organizzato ritorno all'unità nazionale; per il presidente gli Stati del Sud non avevano mai veramente abbandonato l'Unione e con la ribellione definitivamente sconfitta pensò che il Sud dovesse riprendere il proprio posto come partner uguale sotto la Costituzione degli Stati Uniti d'America[43].

Nonostante le motivazioni addotte da molti afroamericani e repubblicani del Congresso Johnson considerò la questione del suffragio come relativa ai singoli Stati e non fu per nulla interessato ad utilizzare i poteri federali per imporre cambiamenti essenziali sul Sud sconfitto[44].

Decise pertanto di organizzare i governi statali in tutto il meridione, imponendo assai poche condizioni. Il 9 maggio del 1865 riconobbe Francis Harrison Pierpont quale governatore della Virginia, mentre il 29 di maggio nominò William Woods Holden come governatore della Carolina del Sud; successivamente elesse governatori unionisti per gli altri ex Stati confederati. Non ebbe riguardo rispetto alle loro precedenti affiliazioni politiche o ideologiche, concentrandosi invece solo sulla loro specchiata fedeltà all'Unione[45].

Il presidente offre il perdono ai ribelli invitandoli direttamente alla Casa Bianca (Harper's Weekly del 14 ottobre 1865).

Chiese che i governatori incoraggiassero la ratifica del XIII emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America, la rinuncia alle ordinanze di secessione e al debito confederato. Tali azioni crearono presto un terreno di sfida tra i leader repubblicani i quali giustamente temettero che il presidente cercasse di porre fine alla Ricostruzione prima che il Congresso si tornasse a riunire[46].

Oltre a ripristinare rapidamente i governi statali Johnson tentò anche di ripristinare la proprietà e i diritti civili dei meridionali bianchi. Il 29 di maggio offrì un'amnistia alla maggior parte degli ex confederati; l'ordine non comprese gli alti funzionari militari e civili, i criminali di guerra e quelli con proprietà imponibili maggiori di 20.000 dollari. Perdonò tuttavia numerosi individui che cercarono direttamente presso di lui la clemenza. A settembre fece annullare un ordine del "Freedmen's Bureau" il quale aveva concesso la terra abbandonata agli ex schiavi che avessero iniziato a coltivarla; Johnson invece ritenne che quella proprietà dovesse ritornare ai loro proprietari precedenti[47].

I governatori del Sud nominati dal presidente istituirono convenzioni statali che organizzarono nuovi governi ed indirono le elezioni; in queste gli ex secessionisti emersero trionfanti. I governi così installatisi iniziarono fin da subito ad approvare rigorosi "Codici neri" i quali altro non fecero che ristabilire virtualmente la schiavitù; Johnson si rifiutò d'interferire credendo fermamente che tali questioni fossero di competenza statale piuttosto che federale[48].

Con il rapido ripristino del Sud il programma di ricostruzione presidenziale del 1865 estinse ogni speranza di far valere la richiesta del diritto di voto per i neri, ché i bianchi meridionali non riuscirono più ad accettare tali modifiche nello "status quo" pre-guerra che si stava realizzando[49].

Scontro con il Congresso[modifica | modifica wikitesto]

Il Congresso, riprese le proprie funzioni, si rifiutò di accogliere nel suo seno i congressisti provenienti dal Sud ed eletti di governi istituiti sotto Johnson[50]; ma in altre questioni fu riluttante a fronteggiare il presidente e inizialmente cercò solo di ottimizzare le politiche da lui attuate[51]. Secondo il biografo Trefousse "se c'era un momento in cui Johnson avrebbe potuto giungere ad un accordo con i moderati del Partito Repubblicano, era il periodo successivo al ritorno del Congresso"[52].

Il presidente non fu granché allegro nel constatare le azioni quantomai provocatorie degli Stati sudisti e non approvò il continuo controllo da parte dell'élite (sociologia) antebellica; ma non lo dichiarò pubblicamente credendo che i meridionali avessero il diritto e la piena legittimità di agire in quella maniera, anche se questa venisse considerata ingiusta. Entro la fine di gennaio del 1866 si convinse che la vittoria di uno scontro contro i repubblicani radicali fosse necessaria per i propri piani politici, sia per il successo della ricostruzione che per la rielezione nel 1868[53].

Avrebbe preferito che il conflitto sorgesse sugli sforzi legislativi atti ad affrancare gli afroamericani a Washington, una proposta che era già stata sconfitta in gran parte attraverso un referendum indetto per i soli bianchi. Un progetto di legge in tal senso fu approvato dalla Camera ma, con delusione di Johnson, fatto bloccare al Senato prima che egli stesso potesse mettervi il diritto di veto[54].

Il presidente grazie al diritto di veto getta il "Freedmen's Bureau" a calci fuori dalla Casa Bianca. Illustrazione di Thomas Nast.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Movimento per i diritti civili degli afroamericani (1865-1896).

Il senatore Lyman Trumbull, capo dei repubblicani moderati e presidente del comitato giudiziario, fu ansioso di raggiungere un accordo di compromesso col presidente; avviò pertanto attraverso il Congresso un disegno di legge per estendere le funzioni del "Freedmen's Bureau" oltre il periodo previsto per la sua abolizione nel 1867 ed un primo progetto sui diritti civili, per concedere la cittadinanza statunitense a tutti i neri liberati. I due s'incontrarono più volte e Trumbull si convinse che il presidente avrebbe controfirmato le sue misure[55].

Ma questi invece si oppose ad entrambe adducendo la motivazione che fossero palesi violazioni dell'autonomia e della sovranità degli Stati; le due proposte inoltre risultarono impopolari tra i bianchi meridionali, che Johnson sperava di poter presto includere nella sua nuova formazione politica. Il presidente ottenne la propria vittoria il 18 febbraio del 1866, scatenando la soddisfazione dei bianchi del Sud e la rabbia perplessa dei legislatori repubblicani; egli si considerò ancor più giustificato quando la richiesta d'ignorare il suo veto fallì al Senato il giorno seguente[56].

Johnson credette che i radicali si sarebbero a questo punto ritrovati isolati e sconfitti e che i moderati si sarebbero senza più alcuna esitazione schierati dalla sua parte; con comprese invece che anche i moderati volevano veder trattati gli afroamericani in una maniera equanime[57].

Il 22 febbraio, data del Presidents' Day, Johnson declamò un discorso improvvisato davanti ai sostenitori che avevano marciato sulla Casa Bianca chiedendogli un messaggio in onore di George Washington. Il comizio durò un'ora ed il presidente invece di commemorare uno dei primi Padri fondatori si riferì a se stesso per più di 200 volte; ma ancora più dannoso per lui fu il parlare anche di "uomini ancora contrari all'Unione" nei cui confronti non poteva estendere la mano dell'amicizia che aveva invece porto al Sud[58][59].

Quando venne invogliato dalla folla presente a dire chi fossero Johnson nominò Thaddeus Stevens, Charles Sumner e l'abolizionista Wendell Phillips; li accusò di star tramando per commettere il suo assassino. I repubblicani a questo punto considerarono un tal comportamento come un'esplicita dichiarazione di guerra, mentre un alleato democratico stimò che un simile discorso fosse alla fine costato al Partito non meno di 200.000 voti nelle elezioni di medio termine del settembre seguente[60].

Vignetta satirica di Thomas Nast precedente alle elezioni di medio termine del 1866. Il presidente (raffigurato come re), osserva il suo Gran Visir, il Segretario di Stato William H. Seward il quale segnala l'esecuzione avvenuta dell'avversario di Johnson, il deputato Thaddeus Stevens, con la testa sul blocco. Dietro di questi un certo numero di avversari di Johnson attendono l'esecuzione, compreso lo stesso Nast (con sketchbook). Seward è di nuovo visto, nell'inserto, con la scritta "vuoi il presidente o il re Andrew Johnson?" con le ferite riportate a seguito dell'attentato da lui subito la notte stessa dell'assassinio di Abraham Lincoln.

Sebbene i moderati firmarono convinti la Civil Rights Act (1866) Johnson ruppe con loro in maniera decisiva quando si prese il diritto di porvi il veto il 27 di marzo. Nel messaggio inviato per l'occasione spiegò di opporsi alla misura in quanto questa avrebbe conferito la cittadinanza ai liberati in un momento in cui 11 Stati su 36 non erano adeguatamente rappresentati nel Congresso: concluse affermando che essi subivano una discriminazione a favore degli afroamericani e dei bianchi nordisti[61][62].

Nel giro di 3 settimane il Congresso aveva scavalcato il suo veto, fu la prima volta che ciò venne realizzato su un grande avvenimento della storia degli Stati Uniti d'America[63]. Proprio il veto posto sulla legge per i diritti civili viene molto spesso visto come uno degli errori fondamentali della presidenza Johnson; il fatto convinse anche i moderati che non vi era alcuna speranza di poter lavorare proficuamente con lui. Lo storico Eric Foner interpreta il caso come "il disastroso errore di calcolo della sua carriera politica".

Secondo Stewart il veto fu solo il primo di molti altri errori e fece porre in risalto un tono di confronto e scontro perpetuo con il Congresso il quale ha prevalso poi per tutto il resto della sua presidenza[64]; quando il Congresso promulgò la Freedmen's Bureau Act per la seconda volta e il presidente lo ribaltò, il suo veto questa volta venne fatto annullare senza tanti complimenti[65].

Nonostante questa vittoria anche alcuni repubblicani che avevano sostenuto gli obiettivi della legge sui diritti civili cominciarono a dubitare che il Congresso possedesse davvero il potere costituzionale di trasformare tali proposte in legislazione federale a cui si sarebbero dovuti piegare gli Stati[66][67]. L'esperienza incoraggiò sia i radicali che i moderati a ricercare garanzie costituzionali per imporre i diritti dei neri piuttosto che affidarsi a maggioranze politiche temporanee[68].

Alla fine del 1865 il "Comitato misto per la Ricostruzione" propose un emendamento costituzionale il quale affermasse che a nessun cittadino avrebbe mai potuto essere proibito il diritto di voto sulla base della "razza" di appartenenza da parte di uno Stato; se ciò si fosse verificato quello Stato non verrebbe più considerato ai fini della sua rappresentanza[69]. Approvato dalla Camera venne invece bloccato al Senato dalla coalizione radicale capeggiata da Charles Sumner, considerando la proposta come un "compromesso sbagliato" laddove i democratici si opposero alla concessione dei diritti civili per i neri[70].

L'attenzione si rivolse quindi ad un progetto del deputato John Armor Bingham che avrebbe consentito al Congresso di salvaguardare "la parità di protezione della vita, della libertà e della proprietà" di tutti i cittadini; questa proposta non trovò il tempo di passare alla Camera[70]. Nell'aprile del 1866 il "Comitato misto" trasmise al Congresso una 3° proposta, un compromesso accuratamente negoziato che combinava elementi sia del 1° che del 2° progetto, affrontando inoltre le questioni del debito Confederato e del diritto di voto per i suoi ex appartenenti[70].

La Camera approvò la risoluzione alcune settimane dopo inviandone il testo così raggiunto al Senato; qui venne discussa furono proposte varie modifiche, per essere adottata l'8 di giugno con un voto di 33 a 11. La Camera ratificò e modifiche apportate dal Senato il giorno 13 con un voto di 138 a 36. Una risoluzione concorrente che chiedeva al presidente di trasmettere la proposta di una 14° modifica costituzionale ai dirigenti dei vari Stati fu approvata quello stesso giorno[71].

Johnson si oppose fermamente alla proposta di un XIV emendamento, ch'egli considerò come un rifiuto delle azioni poste in essere dalla propria amministrazione; utilizzò tutta la sua influenza per far cadere la misura. Nonostante ciò il nuovo emendamento passò il vaglio di entrambe e camere congressuali entro giugno e fu formalmente proposto agli Stati. Né l'emendamento né la risoluzione comune che lo proponeva richiesero l'approvazione presidenziale prima di passare agli Stati[72].

In estate, quando i lavori congressuali si sarebbero aggiornati, il metodo addottato da Johnson di ripristinare gli ex Stati sudisti nell'Unione da parte del dirigente esecutivo e senza alcuna salvaguardia per i liberti, entrò in una fase di profonda difficoltà[73].

Risultati elettorali per il 40º Congresso: rosso-Repubblicani; blu-Democratici; giallo-Indipendenti.

Elezioni di medio termine del 1866[modifica | modifica wikitesto]

Di fronte all'opposizione congressuale il presidente cercò di far aumentare il numero dei propri sostenitori nelle elezioni di metà mandato. Nell'agosto del 1866 Johnson tenne la "National Union Convention" utilizzando la stessa etichetta adottata dagli stessi repubblicani nel corso della campagna per le Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1864[74]. Dopo la convenzione intraprese una vigorosa campagna partendo per un giro di conferenze, comizi e dibattiti, conosciuto come "Swing Around the Circle".

Il viaggio, compresi i discorsi pronunziati a Chicago, Saint Louis (Missouri), Indianapolis e Columbus (Ohio) si dimostrò politicamente disastroso, col presidente che faceva confronti controversi e molto poco appropriati tra se stesso e Gesù Cristo e impegnandosi in confronti polemici con i disturbatori via via presenti; questi scambi verbali - a volte anche decisamente accesi - intaccarono irrimediabilmente la dignità della sua presidenza. I repubblicani vinsero con una larga maggioranza, aumentando fino ad arrivare a costituire i 2/3 dell'intero Congresso; potendo così cominciare a stabilire piani autonomi per l'Era della Ricostruzione[75].

Un fumetto che raffigura la perdita di forza politica di Johnson nel corso del "Swing Around the Circle"; man mano che avanza la sua forza rimpicciolisce.

Johnson accuserà gli stessi democratici di non dare un adeguato sostegno al proprio movimento[76].

Ricostruzione dei Radical[modifica | modifica wikitesto]

Anche dopo la vittoria repubblicana nelle elezioni del 1866 Johnson ritenne di continuare ad essere in una posizione forte. Il XIV emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America non fu ratificato da nessuno degli Stati meridionali o confinanti ad eccezione del Tennessee il quale venne in tal maniera riconsegnato ufficialmente all'Unione entro luglio[77].

Ritornato ad operare a dicembre un Congresso rinvigorito iniziò i propri lavori legislativi i quali saranno però spesso sottoposti al veto presidenziale; il Nebraska sarà ammesso all'Unione scavalcando il veto. Il veto di Johnson su un disegno di legge sull'ammissione del territorio del Colorado fu invece sostenuto; un buon numero di senatori convennero sul fatto che un distretto con una popolazione di 300.000 abitanti non fosse ancora degno di essere trasformato in un Stato[78].

Nel gennaio del 1867 il deputato Thaddeus Stevens introdusse una legislazione per far sciogliere gli Stati del Sud e ricostituirli in 5 distretti militari sottoposti alla legge marziale; gli Stati avrebbero quindi ricominciato da zero il loro cammino tenendo convenzioni costituzionali. Gli afroamericani avrebbero potuto votare e diventare delegati, mentre al contrario gli ex confederati ne sarebbero stati impossibilitati. Nel corso del procedimento il Congresso aggiunse al disegno che al ripristino nell'Unione avrebbe seguito la ratifica dello statuto del XIV emendamento e il completamento del processo di aggiunta alle Costituzioni nazionali[79].

Johnson e i meridionali tentarono un compromesso sulla base del quale il Sud avrebbe accolto una versione modificata dell'emendamento senza la squalifica degli ex confederati e col suffragio nero limitato. I repubblicani però insistettero sulla linearità dell'emendamento ed ogni possibilità d'accordo svanì. Il presidente scelse di vederlo direttamente il 2 marzo del 1867; il Congresso lo approvò in via definitiva quello stesso giorno[80]. Promulgò inoltre una legislazione che facesse riavviare i lavori congressuali immediatamente invece di dover attendere fino al dicembre successivo[81].

Mappa dei 5 distretti posti sotto il controllo dei militari stabiliti dalla First Reconstruction Act del 1867.

     1° - Virginia Virginia

     2° - Carolina del Nord Carolina del Nord - Carolina del Sud Carolina del Sud

     3° - Florida Florida - Georgia Georgia - Alabama Alabama

     4° - Mississippi Mississippi - Arkansas Arkansas

     5° - Texas Texas - Louisiana Louisiana

La 2° legge sulla Ricostruzione stabilì la nomina di comandanti militari per i 5 distretti che coprivano tutto l'ex Stato confedrato tranne il Tennessee. Dopo essersi consultato con Ulysses S. Grant il presidente nominò i generali John Schofield, Daniel Sickles, John Pope, Edward Ord e Philip Henry Sheridan[82].

Una delle prime azioni intraprese dal 40'° Congresso fu quella di far approvare la 2° legge sulla Ricostruzione, scavalcano così ancora una volta il veto di Johnson. L'Atto previde la registrazione solo di quegli elettori che avrebbero potuto dimostrare la loro fedeltà all'Unione, nonché la convocazione i convenzioni statali per creare nuoi governi[83]. Il Procuratore generale Henry Stanberry però affermò che i governi istituti dal presidente piuttosto che quelli militari fatti costituire dal Congresso avessero il potere supremo nel Sud[84].

Estremamente irritato dalla sfida posta il Congresso si riunì a luglio per far passare la 3° legge sulla Ricostruzione. L'Atto stabilì la supremazia dei governi militari dando loro il potere di rimuovere i funzionari statali dall'ufficio[85]; dopo che il Segretario alla Guerra Edwin M. Stanton si oppose alla decisione di Johnson di porre il veto sul procedimento questi decide di rimuoverlo dall'incarico, mettendo in scena una battaglia che avrebbe consumato gran parte della 2ª metà della sua amministrazione[86].

Il Congresso approvò il 4° Atto di Ricostruzione il 27 febbraio del 1868. Quando Johnson nuovamente si rifiutò di firmarlo il Congresso scavalcò il presidente e lo fece diventare legge già l'11 di marzo[87]; esso dovette essere sottoposto alla ratifica delle nuove costituzioni statali nel Sud con l'approvazione della maggioranza di coloro che votavano piuttosto che (come s'era già verificato in precedenza) della maggioranza dei registrati al voto[88]. L'approvazione di quest'Atto produsse i risultati che il Congresso andava cercando.

Entro il 21 di luglio 7 Stati meridionali (Arkansas, Florida, Carolina del Nord, Louisiana, Carolina del Sud, Alabama e Georgia) adottarono nuove carte costituzionali, formarono nuovi governi e ratificarono il XIV emendamento, aprendo così la strada alla loro riammissione nell'Unione. La Virginia attenderà fino all'ottobre del 1869, seguita da Mississippi e Texas nel 1870[87].

Johnson (a sinistra) mentre in veste di Mercuzio desidera l'esplosione di una pestilenza su entrambe le Camere del Congresso degli Stati Uniti d'America, mentre Romeo Montecchi (William H. Seward) si china su di lui.

Messa in stato d'accusa[modifica | modifica wikitesto]

Disaccordi con Stanton e sua rimozione[modifica | modifica wikitesto]

Il 2 marzo del 1867 l'assemblea congressuale approvò la Tenure of Office Act sul diritto di veto presidenziale in risposta alle dichiarazioni rilasciate da Johnson durante la campagna del 1866 in cui disse che aveva in programma di licenziare i segretari del proprio Gabinetto che non si fossero dimostrati d'accordo con le sue opinioni[89].

Questo disegno di legge, che richiedeva l'approvazione del Senato per la rimozione dei ministri durante il mandato del presidente che li nominò fino ad un mese dopo le nuove elezioni fu immediatamente controverso, con alcuni senatori che dubitarono fortemente sulla sua costituzionalità o che i suoi termini fossero applicabili a Johnson, la cui chiave di governo era costituita da esponenti della passata presidenza di Abraham Lincoln[90].

Il Segretario alla Guerra Edwin M. Stanton era un uomo capace e laborioso, ma difficile da gestire[91]. Il presidente il quale ammirava entrambe queste sue qualità finì però col rimanerne esasperato; Stanton, in combinazione con il Comandante generale dell'esercito statunitense Grant, lavorava per indebolire la politica presidenziale diretta a favorire quanto più possibile il Sud all'interno della sua stessa amministrazione[92].

Johnson prese in considerazione la possibilità di licenziare Stanton, ma continuò a rispettarlo per il suo servizio svolto in tempo di guerra; Stanton da parte sua temeva di lasciar permettere al presidente di nominare il proprio successore e si rifiutò di dimettersi, nonostante i suoi gravi dissapori espressi pubblicamente. Il nuovo Congresso si riunirà per alcune settimane nel marzo del 1867, poi venne rinviato, non prima però di lasciarsi alle spalle un Comitato della Camera con un'assunzione piena di poteri giudiziari; esso fu incaricato di riferire se vi fossero dei motivi sufficienti e validi per imputare Johnson[93].

Fumetto politico. Il presidente concede il perdono a Jefferson Davis (poi imprigionato a Fort Monroe) mentre Thaddeus Stevens e Wendell Phillips sono in sottofondo. Il dialogo è frutto degli scambi polemici sconsiderati svoltisi tra Johnson e i suoi oppositori durante il suo viaggio del 1866, lo "Swing Around the Circle".

Questa commissione si riunì debitamente, esaminò i conti bancari del Presidente e convocò i membri del Gabinetto per testimoniare. Quando un tribunale federale rilasciò su cauzione il precedente presidente confederato Jefferson Davis il 13 maggio (era stato catturato poco dopo la guerra), il comitato esaminò se Johnson ne avesse impedito l'accusa. Apprese così che Johnson era desideroso di farlo scagionare. Una maggioranza bipartisan votò pertanto un'accusa di impeachment; la commissione venne sospesa il 3 di giugno[94].

Più tardi il presidente e Stanton si scontrarono sulla questione se gli ufficiali militari posti al comando del Sud potessero scavalcare le autorità civili. Johnson ebbe dalla sua parte il Procuratore generale Henry Stanberry il quale espresse un parere a sostegno della sua posizione che non in realtà non avrebbero potuto. Il presidente cercò di rintracciare Stanton per indurlo a difendendere la posizione assunta, o di contro, per costringerlo a mostrarsi contrario alla decisione di Gabinetto. Stanton allora iniziò ad evitare le riunioni e finanche le comunicazioni scritte[95].

Quando il Congresso si riunirà nuovamente a luglio approverà un "Atto di Ricostruzione" in perfetta antitesi con la posizione di Johnson, attese il suo veto solo per farlo annullare e si sciolse. Oltre a chiarire i poteri dei generali la legislazione privò anche il presidente del controllo dell'esercito nel Sud. Con il Congresso in pausa fino a novembre Johnson decise di licenziare Stanton e degradare uno dei comandanti militari, il generale Philip Henry Sheridan, che aveva estromesso con la forza il governatore del Texas James W. Throckmorton per installare al suo posto un sostituto con un assai scarso sostegno popolare, Elisha M. Pease[96].

All'inizio fu scoraggiato da una forte obiezione di Grant. Il 5 agosto il presidente chiederà comunque formalmente le dimissioni di Stanton; il segretario rifiutò. Johnson lo sospese in attesa della prossima riunione del Congresso, così come prescritto e consentito dalla Tenure of Office Act; Grant accettò di fungere da sostituto temporaneo mentre continuava in contempranea a guidare anche l'Esercito[97].

Grant, sotto pressione, eseguirà l'ordine di Johnson di trasferire Sheridan e un altro dei comandanti del distretto, Daniel Edgard Sickles, che aveva irritato Johnson seguendo con fermezza il piano del Congresso. Sickles e Sheridan verranno sostituiti rispettivamente da Edward Canby e da Winfield Scott Hancock. In seguito il presidente volle sostituire Edward Ord con Alvan Cullem Gillem e John Pope con George G. Meade[98]. Emetterà anche un proclama ufficiale tramite il quale veniva concesso il perdono alla maggior parte dei confederati, esentando solo coloro che si erano insediati sotto la Confederazione o che avevano prestato servizio in un ufficio federale prima della guerra e avevano quindi violato i loro giuramenti di fedeltà[99].

Anche se i Repubblicani espressero con tutta la rabbia possibile il loro disappunto nei riguardi di tali azioni le elezioni locali del 1867 in generale andarono a beneficiare gli avversari. Nessun seggio congressuale fu eletto direttamente, ma i Democratici presero il controllo dell'Assemblea Generale dell'Ohio permettendo in tal modo di far mettere in dubbio la rielezione uno dei più forti oppositori di Johnson, il senatore Benjamin Wade. Gli elettori dell'Ohio, del Connecticut e del Minnesota nel frattempo respinsero le proposte di garanzia del diritto di voto agli afroamericani[99].

I risultati avversi fermarono momentaneamente le proposte repubblicane volte a mettere in difficoltà il presidente il quale da par suo rimase letteralmente esaltato dai risultati[100]. Tuttavia, una volta che il Congresso si riunì a novembre, il Comitato Giudiziario si invertì e approvò una risoluzione di impeachment contro Johnson. Dopo un lungo dibattito sull'eventualità che il Presidente avesse commesso un qualche crimine o delitto di alto tradimento - ciò costituiva la procedura costituzionale standard - la risoluzione fu sconfitta dalla Camera dei rappresentanti il 7 dicembre del 1867 con un voto di 57 contro 108[101].

"The Situation", un fumetto editoriale di Harper's Weekly mostra il Segretario alla Guerra Edwin M. Stanton - con alle sue spalle il Comandante generale dell'esercito statunitense Ulysses S. Grant - che prende di mira con un cannone etichettato "Congress" contro Lorenzo Thomas e il presidente Johnson. I colpi inflitti sono la "Tenure of Office Bill" e le palle di cannone sul pavimento "Justice".

Johnson notificò al Congresso la sospensione di Stanton e la nomina provvisoria di Grant. Nel gennaio 1868 il Senato disapprovò la sua azione e reintegrò Stanton aprendo così un contenzioso; il Presidente avrebbe in tal modo violato la Tenure of Office Act. Grant si fece da parte nonostante l'obiezione espressa da Johnson, causando una rottura completa tra di loro. Stantn venne licenziato definitivamente, inizialmente Lorenzo Thomas sarà nominato al suo posto[102].

Ma l'ex ministro rifiuterà con decisione di lasciare il suo ufficio e il 24 di febbraio la Camera incriminerà il Presidente per aver intenzionalmente violato la Legge con un voto di 128 contro 47. Successivamente essa adotterà ben 11 risoluzioni di messa in stato d'accusa, per la maggior parte riferite al fatto della presunta violazione legislativa sull'aver messo in dubbio la legittimità del Congresso[103].

Procedimento[modifica | modifica wikitesto]

Il 5 di marzo il processo per impeachment iniziò nell'aula del Senato; durerà quasi 3 mesi. I dirigenti dell'assemblea congressuale George Sewall Boutwell, Benjamin Butler e Thaddeus Stevens agirono come i procuratori ufficiali della Camera, mentre William Maxwell Evarts, Benjamin Robbins Curtis e l'ex Procuratore generale Henry Stanberry furono i consiglieri del presidente; il presidente della Corte Suprema Salmon Portland Chase ricoprì il ruolo di presidente della Corte di Giustizia[104]. La difesa fece essenzialmente affidamento sulla disposizione legale della Tenure of Office Act che l'avevano resa applicabile solo alle persone incaricate dell'attuale amministrazione; poiché era stata la presidenza di Abraham Lincoln ad aver nominato Stanton la difesa sostenne che Johnson non aveva affatto violato l'Atto e che inoltre il presidente manteneva tutti i diritti di testare la costituzionalità di un Atto congressuale[105].

La risoluzione di impeachment contro il presidente firmata dai membri della Camera dei rappresentanti.

Il legale di Johnson insitette in particolar modo sul fatto ch'egli non si fosse in nessun modo preparato per apparire in una luce favorevole al processo né commentò mai pubblicamente il procedimento e, ad eccezione di un paio d'interviste che concederà ad aprile, fondamentalmente ne rispettò le consegne[106].

Il presidente cercherà di manovrare per ottenere un'assoluzione piena; ad esempio prometterà al senatore dell'Ohio James Wilson Grimes che non avrebbe più interferito con gli sforzi di Ricostruzione adottati dalla maggioranza dei congressisti. Grimes riferirà quindi ad un gruppo di moderati, molti dei quali votarono infine per l'assoluzione, ch'egli credeva che il presidente avrebbe mantenuto la parola data. Johnson promise anche d'installare l'assai rispettato John Schofield in qualità di Segretario alla Guerra[107].

Il senatore del Kansas Edmund Gibson Ross ricevette assicurazioni sul fatto che le nuove carte costituzionali d'influeenza Radical ratificate nella Carolina del Sud e nell'Arkansas sarebbero state trasmesse al Congresso senza più frapporvi alcun indugio; un'azione quest'ultima che avrebbe dato a lui e agli altri senatori la copertura politica per eprimersi favorevolmente nella votazione per l'assoluzione[108].

Uno dei motivi per cui molti senatori rimasero riluttanti davanti alla possibilità di rimuovere il presidente fu che il suo successore avrebbe dovuto essere stato in questo caso Benjamin Wade, il Presidente pro tempore del Senato degli Stati Uniti d'America; questi, un'"anatra zoppa" che lascerà l'incarico nei primi mesi del 1869, fu al tempo un Radical che sosteneva misure come il suffragio femminile, ponendosi così al di fuori di qualsiasi seppur pallida reale influenza politica in gran parte della nazione[109][110]. Non da ultimo Wade venne visto anche come un ostacolo alle ambizioni di Grant[111].

Dopo l'attivazione della propria opera di convincimento Johnson rimase fiducioso del risultato ancor prima del verdeto finale e nei giorni immediatamente precedenti alla votazione i giornali riferirono che Stevens e i suoi Radical avevano rinunziato al loro proposito. Il 16 maggio il Senato voterà il 16° articolo di messa in stato d'accusa accusando il presidente d'aver licenziato Stanton in violazione del mandato della Tenure of Office of Act dopo che il Senato ne aveva già annullato la sospensione[108].

In 35 voteranno per la colpevolezza contro 19 innocentisti, venendo così a mancare per un solo voto la maggioranza dei 2/3 richiesta per la condanna ufficiale ai sensi della Costituzione; 7 senatori Repubblicani (oltre a Grimes e E. G. Ross anche Lyman Trumbull, William Pitt Fessenden, Joseph Smith Fowler, John Brooks Henderson e Peter Godwin Van Winkle) si espressero per l'assoluzione. Con Stevens amaramente deluso dal risultato il Senato si aggiornò per la Convention nazionale Repubblicana delle elezioni presidenziali del 1868; Grant verrà scelto come candidato presidente[112].

Ricostruzione delle fasi del dibattimento sulla richiesta di Impeachment (16 maggio 1868).

Il Senato tornerà il 26 di maggio per votare il 2° e 3° articolo con l'identico risultato di 35 contro 19; di fronte a tal esito gli avversari di Johnson rinunziarono e respinsero la prosecuzione del procedimento[113][114]. Stanton cedette il suo ufficio il 26 di maggio e l'aula senatoriale confermerà Schofield[115]. Quando il presidente nominerà Stanberry per farlo ritornare alla sua precedente posizione di Procuratore generale - dopo averlo fedelmente servito come capo del gruppo difensivo - il Senato rifiuterà però di confermarlo[116].

Sia in quel momento che più tardi verranno espresse accuse di corruzione palese la quale avrebbe dettato l'esito processuale. Anche quando era ancora in corso il Rappresentante Butler fece iniziare lo svolgimento di un'indagine, condusse audizioni controverse per rilasciare infine un rapporto, mai raccolto né controfirmato da nessun altro membro dell'assemblea congressuale; Butler focalizzerà la propria attenzione sul "Astor House Group" con base a New York, presumibilmente guidato dal "boss politico" locale nonché giornalista Thurlow Weed[117].

Si fecero trapelare indiscrezoni secondo cui quest'organizzazione avrebbe raccolto ingenti somme di denaro dagli interessi corporativistici derivati dalla produzione e smercio di whisky attraverso l'avvocato di Cincinnati Charles Woolley con l'intento esplicito di corrompere i sennatori e farli in tal maniera schierare a favore di Johnson. Butler giungerà al punto di imprigionare Woolley all'interno del Campidoglio quando egli si rifiuterà di rispondere alle domande, ma non riuscì mai a provare l'avvenuta corruzione[118].

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Il voto finale mantenne il principio secondo cui il Congresso non avrebbe potuto rimuovere il presidente dal'incarico semplicemente perché i suoi membri non si trovavano d'accordo sulla politia da lui adottata, sullo stile e la maniera di amministrazione dell'ufficio; ma ciò non significò che il presidente conservasse integri tutte le sue prerogative e poteri di governo. Per il resto del suo mandato (meno di un anno) Johnson fu semplicemente una nullità senza alcuna influenza sulla politica pubblica[119].

Cercherà di mantenere l'impegno preso di evitare qualsivoglia tipo d'interferenza sulla poliitca di Ricostruzione, ma a giugno porrà nuovamente il veto alla riammissione di certi Stati del Sud (tutti ad eccezione del Mississippi, del Texas e della Virginia) sulla base del fatto che gli Atti di Ricostruzione erano incostituzionali. L'assemblea cogressuale non tarderà ad annullare anche questo veto, così come quello posto su una legge la quale avrebbe negato i voti dei Grandi elettori a quegli Stati che non erano ancora stati riorganizzati[120].

Il Congresso verrà aggiornato a luglio; sebbene avesse dato le disposizioni necessarie per una riconvocazione a settembre Johnson avrebbe di certo fatto di tutto per continuare a sfidare le sue politiche e pertanto non fu pi riconvocato fino a dopo le elezioni presidenziali del 1868[121].

Gli Stati Uniti dopo l'incorporazione del dipartimento dell'Alaska.

Politica estera[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia della politica estera statunitense.

Poco dopo aver assunto l'incarico di presidente Johnson giunse ad un accordo con il Segretario di Stato William H. Seward ful fatto che non vi sarebbe stato alcun cambiamento di rilievo nella conduzione della politica estera; nella pratica ciò significò che Seward avrebbe continuato a gestire le cose esattamente nel modo in cui aveva già precedentemente fatto durante la presidenza di Abraham Lincoln. Seward e Abraham Lincoln erano stati rivali per la nomina nelle elezioni presidenziali del 1860; il vincitore sperava che Seward gli succedesse come presidente nel 1869[122].

Relazioni con il Secondo impero francese: Messico[modifica | modifica wikitesto]

All'epoca dell'ingresso di Johnson si verficò l'intervento francese in Messico con invio consistente di truppe; mentre molti politici si erano lasciati andare a dichiarazioni estremamente bellicose - facendo udire un tintinnio di sciabole - sulla questione messicana Seward preferì intraprendere invece un'operazione di tranquilla diplomazia, avvertendo i francesi attraverso i canali diplomatici che la loro presenza in Messico non era né gradita né tantomeno accettabile[123].

Sebbene il presidente preferisse un approccio più aggressivo Seward riuscirà a persuaderlo a seguire il suo esempio; nell'aprile del 1866 il governo francese infine informò Seward che le sue truppe sarebbero state portate a casa gradualmente, il tutto per concludersi entro il novembre del 1867.

L'America russa nel 1860.

Relazioni con l'impero russo: Alaska[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Acquisto dell'Alaska.

Seward si rivelò essere un deciso espansionista e pertanto cercherà sempre nuove opportunità per conquistare nuovi territori. Nel 1867 il governo dell'impero russo vide la sua colonia nordamericana (l'America russa, corrispondente all'odierna Alaska) come una responsabilità finanziaria notevole e temette di perderne sempre più il controllo con l'arrivo degli insediamenti americani. Incaricò pertanto il suo ministro a Washington, il barone Eduard de Stoeckl, di negoziare una vendita.

De Stoeckl lo fece abilmente, portando Seward ad aumentare la sua offerta da 5 milioni di dollari (per coincidenza, il minimo su cui che la Russia aveva istruito de Stoeckl ad accettare) a 7 milioni; poi riuscirà anche ad ottennere un'aggiunta di 200.000 dollari, sollevando varie obiezioni nazionali. Questa somma di equivale a 123 milioni in termini attuali. Il 30 marzo del 1867 de Stoeckl e Seward firmarono il trattato, lavorando rapidamente mentre il Senato stava per aggiornarsi[124].

Vignetta satirica di Thomas Nast che prende in giro l'acquisto dell'Alaska. Il Segretario di Stato William H Seward strofina una crema rinfrescante (l'Alaska) sulla testa del presidente febbrile (e combattuto), Andrew Johnson. Sullo sfondo, "i vantaggi" sono il dominio sugli eschimesi e, nel manifesto, lo zio Sam è inseguito dall'orso bianco.

Johnson e il suo ministro porteranno quindi il documento già firmato all'ufficio del Presidente della Camera solo per sentirsi rispondere che non c'era tempo sufficiente per occuparsi della questione prima dell'aggiornamento. Il presidente allora convocherà il Senato per una sesione speciale il 1° di aprile; l'accordo potrà così venire approvato con 37 voti favorevoli contro 2[125].

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Incoraggiato dal questo successo Seward cercherà anche altre acquisizioni altrove. Il suo unico successo fu la conquista di una pretesa americana sulla disabitata isola di Wake nel bel mezzo dell'Oceano Pacifico, che sarebbe stata dichiarata ufficialmente appartenente agli Stati Uniti d'America solo nel 1898. Si avvicinò alle Indie occidentali danesi quando la Danimarca accettò di vendere e la popolazione locale approvò il trasferimento in un plebiscito; ma il Senato non votò mai questo trattato il quale giunse pertanto alla sua scadenza naturale[126].

Un altro tentativo di trattato che finirà con un nulla di fatto sarà la "convenzione di Johnson-Clarendon", negoziata in accordo con l'"Alabama Claims", per i danni subiti dalle spedizioni navali dell'Unione da parte di razziatori della marina confederata di costruzione britannica. Negoziato dall'ambasciatore nel Regno Unito - l'ex senatore del Maryland Reverdy Johnson - verso la fine del 1868 rimarrà del tutto ignorato dal Senato durante il resto del mandato del presidente[127][128].

L'accordo verrà respinto dopo che egli lasciò l'incarico e l'amministrazione della presidenza di Ulysses S. Grant in seguito avrà il merito di negoziare termini notevolmente migliori con il governo di Sua Maestà.

Vignetta satirica di Harper's Weekly. "Addio a tutta la mia grandezza"; A. Johnson col mantello reale e piangente per non essere riuscito a farsi ricandidare.

Elezioni presidenziali del 1868 e transizione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1868.

Il comandante generale dell'esercito statunitense Ulysses S. Grant emergerà come il più probabile candidato presidenziale Repubblicano durante i 2 anni precedenti l'elezione; sebbene avesse accettato di sostituire Edwin McMasters Stanton in qualità di Segretario alla Guerra, si separerà con decisione da Johnson per quanto riguardava sia la Ricostruzione da adottare che altre problematiche[129].

Il sostegno dato a Grant sarà talmente forte che molti membri dell'Assemblea congressuale saranno riluttanti a mettere in difficoltà il presidente a causa del timore che questi potesse impedisse all'eroe di guerra di entrare in lizza[130]; la Convention nazionale lo sceglierà infine all'unanimità, affiancandogli il Presidente della Camera Schuyler Colfax. A causa dell'incapacità del Congresso di condannare Johnson la piattaforma programmatica non approverà il suffragio universale maschile[131].

Avendo fallito nel tentativo di costruire una propria personale formazione politica nel luglio del 1868 il presidente incumbent cercherà la nomina da parte della Convention nazionale Democratico svoltasi a New York; rimarrà assai popolare tra i bianchi del Sud ed anzi riuscirà ad accrescere ancor più nella stima meridonale facendo pubblicare - proprio poco prima della Convention - un "pardon" ufficiale il quale poneva fine alla possibilità di intentare dei procedimenti penali contro qualsiasi confederato non già incriminato, con la conseguenza che solo Jefferson Davis e pochi altri avrebbero potuto ancora essere processati[132].

Al 1º scrutinio, Johnson si trovava in 2ª posizione subito dietro l'ex membro della Camera dei Rappresentanti per l'Ohio George Hunt Pendleton, che era già stato il suo avversario Democratico per la Vicepresidenza alle elezioni presidenziali del 1864. Il sostegno nei suoi confronti proveniva principalmente dal Sud, ma questo cadde mentre le schede passavano al vaglio dei delegati[133].

Al 22° ballottaggio l'ex governatore di New York Horatio Seymour verrà nominato, mentre il presidente uscente ricevette in tutto solamente 3 suffragi e tutti provenienti dal suo Stato di nascita, il Tennessee[134]; il sostegno più forte a Seymour è venuto dai banchieri e dai finanzieri del Nord che si sono opposti fortemente a Pendleton e hanno favorito l'adozione del sistema aureo[135].

Per la carica Vicepresidenziale sceglieranno Frank P. Blair Jr., che prometteva di usare l'esercito per distruggere i governi Repubblicani del Sud che, disse, erano guidati da "una razza di zingari bianchi e negri semi-barbari" i quali non cercavano altro che di "sottoporre le donne bianche al loro desiderio sfrenato di lussuria"[136].

La piattaforma abbracciò idealmente la presidenza di Johnson, ringraziandolo per i suoi "sforzi patriottici" nel "resistere alle aggressioni del Congresso sui diritti costituzionali degli Stati e del popolo". Ma questi rimase comunque notevolmente amareggiato dal risultato tanto che alcuni dei suoi più accesi sostenitori suggerirono la formazione di un 3° Partito nazionale[137].

Gli agenti più vicini a Seymour cercarono attivamente l'appoggio presidenziale, anche se egli rimase a lungo in silenzio nei riguardi della campagna elettorale; fino ad ottobre inoltrato, con il voto già avvenuto in alcuni Stati, menzionò esplicitamente il candidato Democratico davanti ad un pubblico, ma nonostante ciò non lo sostenne mai[138].

Grant vinse prendendo il 52,7% del voto popolare e 214 dei 294 Grandi elettori; la tornata elettorale vedrà una nuova ondata di violenza attraversare l'intero Sud, mentre il Ku Klux Klan e altri gruppi affini al terrorismo cercheranno ancora una volta di sopprimere il voto nero. Seymour vinse la Georgia e la Louisiana, ma i restanti ex stati confederati che erano stati restaurati nell'Unione andarono a Grant. Quest'ultimo portava con sé anche la maggior parte degli stati del Nord, anche se Seymour vinse il proprio Stato di New York[139].

Johnson ebbe motivo per rammaricarsene, in parte a causa del loro acceso contrasto scoppiato a seguito dell'"affare Stanton". Nel suo messaggio annuale tenutosi a dicembre sollecitò l'abrogazione della Tenure of Office Act e dichiarò ai legislatori che se avessero ammesso i loro colleghi del Sud a partire dal 1865 tutto si sarebbe risolto per il meglio[138].

Il giorno di Natale emise un'ultima amnistia, concedendo così la copertura a tutti incluso Jefferson Davis; nei suoi ultimi mesi di ufficio approvò le dovute condanne per i "crimini di guerra", tra cui quella assegnata al dottor Samuel Mudd, giudicato colpevole - seppur in una modalità di fatti alquanto controversa - per il coinvolgimento nell'assassinio di Abraham Lincoln (aveva aggiustato la gamba rotta di John Wilkes Booth) e imprigionato a Fort Jefferson (Florida) in Dry Tortugas[138].

A febbraio il Congresso degli Stati Uniti d'America approverà il XV emendamento[140]. Il 3 di marzo seguente ospitò un grande ricevimento pubblico nel suo ultimo giorno intero in carica. Grant aveva fatto sapere che non era disposto ad entrare nello stesso Landò di Johnson, come era consuetudine alla cerimonia d'insediamento del presidente degli Stati Uniti d'America; egli si rifiuterà pertanto di prendere parte all'inaugurazione del successore[141].

Nonostante uno sforzo dell'ultimo minuto condotto dal Segretario di Stato William Seward per sollecitare un cambiamento di mentalità, trascorse la mattinata del 4 marzo concludendo gli affari dell'ultimo minuto e poco dopo lo scoccare del mezzogiorno lasciò definitivamente la Casa Bianca[142]. Cominciava così la presidenza di Ulysses S. Grant.

L'ex presidente con l'abito della massoneria (1869).
Il monumento eretto sulla tomba del presidente a Greeneville.

Giudizi storici e eredità[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Classifica storica dei presidenti degli Stati Uniti d'America.

Secondo Castel "gli storici della presidenza di Johnson tendevano a concentrarsi sull'esclusione di praticamente tutto il resto tranne che il suo ruolo in quell'evento titanico che fu rappresentato dall'Era della Ricostruzione"[143].

Durante il resto del XIX secolo vi saranno assai poche valutazioni storiche di Johnson e della sua presidenza. Le memorie dei Nordisti che avevano avuto a che fare con lui, come il Vicepresidente Henry Wilson e il senatore del Maine James Blaine, lo dipinsero come un ostinato borghese che tentò di favorire il Sud nella Ricostruzione, ma che rimase frustrato dall'opposizione congressuale[144].

Secondo lo storico Howard K. Beale nel suo articolo di giornale sulla storiografia della Ricostruzione: "gli uomini del dopoguerra erano più preoccupati di giustificare la propria posizione di quanto non fossero davanti alla scrupolosa ricerca della verità." Lo storico e deputato dell'Alabama Hilary Herbert e i suoi collaboratori hanno presentato un'accusa del Sud sulle politiche del Nord, tanto che la storia politica di H. Wilson è stata relativamente breve"[145].

La svolta del XX secolo ha visto le prime valutazioni storiche significative di Johnson. A guidare l'ondata è stato lo storico vincitore del premio Pulitzer James Ford Rhodes, che ha scritto dell'ex presidente[144]:

« Johnson ha agito in accordo con la sua natura. Aveva una forza intellettuale ma ha dovuto operare in mezzo a due visioni diametralmente opposte. Ostinato piuttosto che fermo, gli sembrava indubbiamente che seguire i consigli e fare concessioni rappresentasse una debolezza. In ogni caso, dal suo messaggio di veto alla legge sui diritti civili si può dedurre che non cedette mai alle imposizioni congressuali.

I senatori e i rappresentanti moderati (che costituivano la maggioranza del National Union Party) gli chiesero solo un leggero compromesso; la loro azione era davvero una supplica affinché si unisse a loro per preservare il Congresso e il paese dalla politica dei Radical... La sua lite furibonda con l'Assemblea parlamentare ha impedito la riammissione nell'Unione con termini generosi dei membri della scomparsa Confederazione... Il suo orgoglio di opinion leader, il suo desiderio di controbattere e lottare sempre e comunque lo accecava davanti al vero benessere del Sud e dell'intero paese[146]. »

Rodhes attribuì le colpe di Johnson alle sue debolezze personali e lo incolpò per i problemi del Sud postbellico[145]. Altri storici dell'inizio del XX secolo come John William Burgess, Thomas Woodrow Wilson (che in seguito divenne a sua volta presidente) e William Archibald Dunning - tutti meridionali - concordarono con Rhodes, credendo che Johnson fosse imperfetto e politicamente inetto, ma concludendo che aveva cercato di portare a termine i piani di Abraham Lincoln per il Sud sostanzialmente in buona fede[147].

L'autore e giornalista Jay Tolson suggerisce che Wilson "descrive la Ricostruzione come un programma vendicativo che ferisce anche i Sudisti pentiti mentre avvantaggia gli opportunisti settentrionali, i cosiddetti Carpetbagger, oltre ai cinici meridionali bianchi, o Scalawag, che hanno sfruttato le alleanze con i neri per ottenerne un guadagno politico"[148].

Mentre Rhodes e la sua scuola scrivevano, anche un altro gruppo di storici (la cosiddetta Dunning School) si stava preparando alla completa riabilitazione di Johnson, usando per la prima volta fonti primarie come le sue carte, fornite dalla figlia Martha prima della sua morte avvenuta nel 1901, assieme ai Diari dell'ex segretario alla Marina degli Stati Uniti d'America, Gideon Welles, i quali verranno pubblicati per la prima volta nel 1911"[145][149].

I volumi risultanti, come The Impeachment and Trial of President Andrew Johnson (1903) di David Miller De Witt, lo presentarono molto più favorevolmente di quelli che avevano cercato di condannarlo senza alcuna attenuante. Nella History of the Reconstruction Period di James Schouler l'autore ha accusato Rhodes di essere "del tutto ingiusto nei confronti di Johnson", pur ammettendo che l'ex presidente si era creato da solo molti dei suoi problemi attraverso mosse politiche da parfetto inetto[150][151].

Questi lavori hanno avuto un loro effetto; sebbene gli storici continuassero a considerare Johnson come un profondo incapace che ha sabotato la sua presidenza grazie ai molteplici difetti, hanno visto le sue politiche di Ricostruzione fondamentalmente corrette. Una serie di biografie molto favorevoli uscite tra la fine degli anni 1920 e l'inizio degli anni 1930 che "glorificarono Johnson e condannarono i suoi nemici" non fece che accelerare questa tendenza[152][153].

Beale si chiese nel 1940 "non è il momento di studiare la storia della Ricostruzione senza aver prima assunto, almeno inconsciamente, che i "carpetbaggers" e i Repubblicani bianchi meridionali fossero malvagi, che i neri fossero degli analfabeti incompetenti e che l'intero Profondo Sud bianco fosse debitore e grato ai restauratori della "supremazia del potere bianco"?"[152]

Nonostante questi dubbi la visione favorevole di Johnson sopravvisse per qualche tempo. Nel 1942 Van Heflin interpretò l'ex presidente come un combattente per la Democrazia nel film di Hollywood intitolato Tennessee Johnson. Nel 1948 un sondaggio d'opinione fatto svolgere da Arthur Schlesinger Sr. lo ritenne tra i presidenti di media caratura; nel 1956 un altro di Clinton L. Rossiter lo nominò come uno dei dirigenti esecutivi quasi alla vetta della classifica[153].

Eric Foner nota che al momento di questi sondaggi "l'Era della Ricostruzione che seguì la guerra civile fu considerata come un periodo di corruzione e di malgoverno causato soprattutto dal riconoscimento del diritto di voto ai neri"[154]. Gli storici precedenti, incluso Beale, ritenevano che il denaro guidasse gli eventi e avesse visto la Ricostruzione innanzitutto come una lotta economica opportnistica; hanno anche accettato, per la maggior parte, che la riconciliazione tra Nord e Sud avrebbe invece dovuto essere la priorità assoluta[155].

Negli anni 1950 la storiografia iniziò a concentrarsi sulla centralità dell'esperienza afroamericana (il "Neoabolizionismo"); rifiutarono pertanto completamente ogni pretesa di inferiorità nera, che aveva segnato molte precedenti opere storiche, e vide il Movimento per i diritti civili degli afroamericani (1865-1896) in via di sviluppo come una seconda Ricostruzione; alcuni scrittori hanno dichiarato che speravano che il loro lavoro sull'era postbellica avrebbe aiutato a portare avanti la causa dei diritti civili[156].

Questi autori simpatizzarono con i Repubblicani Radical per il loro desiderio di aiutare l'afroamericano e considerarono Johnson insensibile nei confronti del liberto. In un certo numero di lavori dal 1956 in poi di storici come Fawn McKay Brodie, l'ex presidente fu dipinto come un sabotatore di successo degli sforzi per migliorare il destino del liberto. Questi volumi includevano importanti biografie di Thaddeus Stevens e Edwin McMasters Stanton[157]. La Ricostruzione fu sempre più vista come uno sforzo nobile per integrare gli schiavi liberati nella società produttiva[145][154].

All'inizio del XXI secolo Johnson è tra quelli comunemente menzionati come i peggiori presidenti di tutti i tempi. Secondo Glenn W. Lafantasie, che ritiene la presidenza di James Buchanan la peggiore in assoluto, "Johnson è un dei favoriti a piazzarsi nel fondo a causa del suo Impeachment... il suo completo maltrattamento della politica di Ricostruzione... la sua personalità irruenta e il suo enorme senso di importanza personale, quasi al limite della patologia"[158]. Tolson suggerisce che "Johnson è ai giorni nostri disprezzato per aver resistito alle politiche radicali repubblicane volte a garantire i diritti e il benessere degli afroamericani appena emancipati"[145].

Gordon-Reed nota che Johnson, insieme ai suoi contemporanei Franklin Pierce e Buchanan, sono generalmente elencati tra i 5 peggiori presidenti, ma afferma che "non ci sono mai stati momenti più difficili nella vita di questa nazione. I problemi che questi uomini dovevano affrontare erano enormi e solamente la difficoltà insita nella successione alla presidenza di Abraham Lincoln può render loro pienamente guistizia"[159].

Trefousse ritiene che l'eredità di Johnson sia "il mantenimento della supremazia bianca; la sua spinta verso i conservatori del Sud che minavano la Ricostruzione fu l'eredità lasciata alla nazione, un individuo che avrebbe procurato un sacco di guai al paese ancora per le generazioni a venire"[160]. Gordon-Reed afferma:

« conosciamo i risultati dei fallimenti di Johnson - che la sua testardaggine pretestuosa, il suo razzismo meschino e crudele, la sua comprensione primitiva, arretrata e strumentale della Carta costituzionale sminuiscono la sua capacità di leadership illuminata e lungimirante quando quelle qualità erano così disperatamente necessarie.

Allo stesso tempo però la storia di Johnson ha una qualità miracolosa: il povero ragazzo che è sistematicamente salito alle vette, è caduto in disgrazia, e che poi ha combattuto per tornare ad una posizione d'onore nel paese. Nel bene e nel male, solo in America - come si suol dire - la storia di Johnson potrebbe svolgersi nel modo in cui è stata realizzata[161]. »

Nel 2002 lo storico Castel ha preso una posizione severa nei riguardi della visione della presidenza di Johnson, dicendo che "egli ha sofferto di gravi difetti sia di mente che di carattere"; secondo lui "mancava nettamente di flessibilità e abilità" e ha preso decisioni affrettate senza ancuna lungimiranza. Castel ha detto anche che la presidenza di Johnson è fallita perché era un Democratico che guidava un governo controllato dai Repubblicani del Nord.

Dal momento che Johnson non è stato eletto Presidente non ha neppure mai avuto l'autorità politica e morale necessaria sul Congresso. Johnson non si rese mai conto che la guerra civile era in realtà un'autentica 2° Rivoluzione e che il potere federale aveva oramai soppiantato i diritti di autonomia degli Stati federati. Inoltre Johnson riteneva che i neri fossero inferiori costituzionalmente ai bianchi americani, una visione comune per la maggior parte di loro durante la sua presidenza. Sebbene avesse ottenuto il più alto incarico "si dimostrò completamente incapace di usarlo in modo efficace e vantaggioso"[162].

itratto ufficiale del preidente di Eliphalet Frazer Andrews.
Busto di A. Johnson.
Emissioni di francobolli che ritaggono Abraham Lincoln, Johnson e Ulysses S. Grant (1938).
Il dollaro presidenziale con l'effigie di A. Johnson.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]