Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1860

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1860
Stato Stati Uniti Stati Uniti
Data 6 novembre
Affluenza 81, 2%[1] % (+ 2,3 %)
1860 Abraham Lincoln O-40.png John Breckinridge 1860.jpg John-bell-brady-handy-cropped.jpg
Candidati Abraham Lincoln John C. Breckinridge John Bell
Partito Repubblicano Democratici Sudisti Constitutional Union
Voti 1.865.908
39,8 %
848.019
18,1 %
590.901
12,6 %
Grandi elettori 180 72 39
ElectoralCollege1860.svg
Presidente uscente
James Buchanan (Partito Democratico)
Left arrow.svg 1856 1864 Right arrow.svg

Le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America nel 1860 furono la 19° tornata elettorale quadriennale per la scelta del presidente e del vicepresidente degli Stati Uniti d'America; si svolsero martedì 6 novembre e videro la vittoria dei candidati del Partito Repubblicano Abraham Lincoln e Hannibal Hamlin.

Il Collegio elettorale fu composto da 303 grandi elettori, basandosi sui dati del censimento del 1850; la maggioranza era quindi di 152 voti. I voti per i quattro principali concorrenti diedero i seguenti risultati: Lincoln (180), John C. Breckinridge (72), John Bell (39) e infine Stephen A. Douglas (12).

La vittoria di Lincoln condusse all'immediata secessione di sette Stati federati, tutti appartenenti al Profondo Sud i quali giunsero a costituire gli Stati Confederati d'America nel febbraio dell'anno seguente. Le ulteriori azioni del neopresidente portarono quattro altri Stati sudisti ad aderire alla Confederazione allo scoppio della guerra di secessione americana.

La nazione si era trovata gravemente divisa nel corso degli anni 1850 sulle questioni riguardanti la produzione e le imposte sul cotone oltre che sui diritti dei proprietari di schiavi; il presidente uscente, il democratico James Buchanan e il suo predecessore Franklin Pierce erano stati uomini del Nord con spiccate simpatie nei confronti del Sud. Buchanan raccomandò al giudice della Corte suprema Robert Cooper Grier di votare a favore della schiavitù nel caso Dred Scott contro Sandford del 1857. Questo era risultato talmente impopolare da costare la ricandidatura a Buchanan, permettendo al contempo al neonato Partito Repubblicano di conquistare la maggioranza alla Camera dei rappresentanti nel 1858 e il pieno controllo del Congresso degli Stati Uniti d'America nel 1860; Buchanan venne così costretto a ritirarsi. Tali eventi spaccarono i democratici in una fazione settentrionale e una meridionale; nacque infine un "Constitutional Union Party".

Di fronte agli avversari politicamente divisi i Repubblicani si poterono assicurare la maggioranza dei Grandi elettori, insediando Lincoln alla Casa Bianca seppur senza essere riusciti ad ottenere alcun sostegno dal Sud; le divisioni degli avversari non furono comunque di per sé risolutive per assicurarsi la conquista della presidenza. Lincoln ricevette meno del 40% dei voti popolari, ma ebbe maggioranze assolute in Stati determinanti.

Questa elezione segnò la fine del predominio politico del Sud sulla nazione. Tra il 1789 e il 1860 i meridionali avevano espresso il presidente degli Stati Uniti, il presidente della Camera e il presidente pro-tempore del Senato per circa i due terzi del tempo; inoltre a partire dal 1791 gran parte della Corte suprema era del Sud[2]. Nel periodo di transizione, tra l'elezione e l'insediamento di Lincoln, gli Stati schiavisti proclamarono la loro separazione dall'Unione. Le manovre militari e le contese per il possesso delle fortificazioni sparse nel territorio confederato culminarono nella battaglia di Fort Sumter; la situazione precipitò in aperta guerra civile; il conflitto durò fino al 1865. Le elezioni presidenziali del 1860 furono l'ultima di una serie di cinque consecutive in cui il presidente uscente non riuscì a farsi ricandidare dal proprio partito.

Nella cartina a fianco: in rosso gli Stati vinti da Lincoln/Hamlin; in verde da Breckinridge/Lane; in arancio da Bell/Everett e in blu da Douglas/Johnson.

Nomination[modifica | modifica wikitesto]

Le Convention nazionali per indicare i candidati presenziali per le elezioni di novembre si rivelarono insolitamente tumultuose, ciò fu dovuto in particolare al fatto che i democratici si spaccarono nettamente sulle posizioni da adottare; la frattura condusse pertanto alla tenuta di convenzioni rivali.

Il "South Carolina Institute" a Charleston (Carolina del Sud). L'istituto ha ospitato la Convention nazionale democratica del 23 aprile-3 maggio e la Convention secessionista di dicembre.[3]

Democratici Nordisti[modifica | modifica wikitesto]

«In un'atmosfera di tensione, estrema incertezza e di caos imminente - a seguito del raid di John Brown contro Harpers Ferry - i delegati della Convention Democratica cominciarono ad affluire nella Carolina del Sud poco dopo la metà di aprile; il loro partito politico era rimasto l'ultima grande organizzazione nazionale esistente. L'unica alternativa era la vittoria di un partito puramente sezionale come quello Repubblicano e in tal caso ben difficilmente - a loro parere - l'unità federale avrebbe potuto essere preservata.»

(Raimondo Luraghi[4].)

I candidati alla Nomination tra i Democratici rimasti fedeli all'Unione furono inizialmente i seguenti:

Convention nazionale Democratica di Charleston.

«Questa capitale del profondo Sud sembrava incarnare ancora pienamente il XVIII secolo e simboleggiare gli ideali della signorile e agiata élite dei grandi proprietari di piantagione che la abitava. Andava fiera della sua tradizione[5]

La Convention nazionale democratica si tenne inizialmente all'"Institute Hall" di Charleston (Carolina del Sud) tra il 23 aprile e il 3 maggio; i delegati sudisti si prepararono a un'accesa disputa sul programma politico da presentare. Il giudice William Waightstill Avery propose, ma senza trovare molto successo, un documento politico che includeva una dichiarazione esplicita pro-schiavitù[6]. Si presentarono sei candidati, ma anche altri tre ricevettero voti: I. Toucey del Connecticut, J. A. Pearce e J. Davis (futuro presidente degli Stati Confederati d'America). Douglas, un moderato sulla questione della schiavitù e propugnatore della "sovranità popolare", dopo lo spoglio della prima votazione si classificò al primo posto, non fu però abbastanza per assicurargli la nomina, per la dura opposizione degli schiavisti[7].

I cosiddetti "Fire-Eaters", cioè gli estremisti favorevoli alla schiavitù, come il giornalista William Lowndes Yancey e i rappresentanti dell'Alabama furono tra coloro che abbandonarono per primi la convenzione; furono seguiti dai delegati della Florida, della Georgia, della Louisiana, del Mississippi, della Carolina del Sud, del Texas, a cui si aggiunsero tre dei quattro delegati dell'Arkansas e da uno dei tre del Delaware[8]. Al 57° ballottaggio Douglas rimaneva ancora in vantaggio, ma non riuscì ad ottenere la Nomination. Il 3 maggio, in uno stato di profondo scoramento, i delegati concordarono di porre termine alle votazioni e di aggiornare la Convention.

Votazioni per la presidenza di Charleston
Votazione 10° 11° 12° 13° 14° 15° 16° 17° 18° 19° 20° 21° 22° 23° 24° 25°
S A. Douglas 145 147 148 149 149 149 150 150 150 150 150 150 149 150 150 150 150 150 150 150 150 150 152 151 151
J. Guthrie 36 36 42 37 38 40 39 39 41 40 40 40 40 41 41.5 42 42 41.5 41.5 42 42 42 42 42 42
R. M. T. Hunter 42 42 36 42 41 41 41 40 40 39 38 38 28 27 26 26 26 26 26 26 26 26 25 25 35
J Lane 6 6 6 6 6 7 6 6 6 5 6 6 20 20 21 20 20 20 20 20 20 20 19 19 9
D. S Dickinson 7 7 7 5 5 3 4 5 1 4 4 4 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 2 2
A. Johnson 12 12 12 12 12 12 11 11 12 12 12 12 12 12 12 12 12 12 12 12 12 12 12 12 12
I. Toucey 2 2 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0
J. Davis 2 1 1 1 1 0 1 1 1 2 2 2 2 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1
A. Pearce 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0
Votazioni per la presidenza di Charleston
Votazione 26° 27° 28° 29° 30° 31° 32° 33° 34° 35° 36° 37° 38° 39° 40° 41° 42° 43° 44° 45° 46° 47° 48° 49° 50°
Douglas 151 151 151 151 151 151 152 152 152 152 151 151 151 151 151 151 151 151 151 151 151 151 151 151 151
Guthrie 41 43 42 42 45 48 48 48 48 47.5 48 65 66 67 67 67 67 66 66 66 66 66 66 66 66
Hunter 25 25 25 25 25 32 22 22 22 22 22 16 16 16 16 16 16 16 16 16 16 16 16 16 16
Lane 9 8 8 8 6 6 15 15 13 13 13 12 13 12 12 13 13 13 13 13 13 13 13 14 14
Dickinson 12 12 13 13 13 3 3 3 5 5 5 6 5.5 6 5.5 5 5 5 5 5 5 5 5 4 4
Johnson 12 12 12 12 11 11 11 11 11 12 12 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0
Davis 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 0 0 0 0 0 1 1 1 1 1 1 1 1
Votazioni per la presidenza di Charleston
Votazione 51° 52° 53° 54° 55° 56° 57°
Douglas 151 151 151 151 151 151 151
Guthrie 66 66 66 61 66 66 66
Hunter 16 16 16 21 16 16 16
Lane 14 14 14 16 14 14 14
Dickinson 4 4 4 2 4 4 4
Davis 1 1 1 1 1 1 1
Poster per la campagna presidenziale di Douglas e Johnson

Si ritrovarono nuovamente al "Front Street Theater" di Baltimora il 18 giugno. Questa volta tutti i rappresentanti meridionali abbandonarono la sala quando si resero conto che la Convention non avrebbe adottato una risoluzione a sostegno dell'estensione della schiavitù nei territori del West. Alcuni considerarono Horatio Seymour come un buon candidato di compromesso; egli scrisse però una lettera al direttore del suo giornale locale dichiarando senza riserve che non si considerava disponibile a essere candidato, né a presidente né a vicepresidente[9].

Votazioni per la presidenza di Baltimora
Votazione
Douglas 173 181
Guthrie 9 6
J. C. Breckinridge 5 7
H. Seymour 1 0
T. S Bocock 1 0
D. S. Dickinson 1 0
H. A. Wise 1 0

Dopo due ulteriori votazioni i democratici rimasti elessero Douglas, affiancato da Benjamin Fitzpatrick (senatore dell'Alabama)[10]; quest'ultimo rifiutò la proposta, cosicché la nomina venne dirottata su Herschel Vespasian Johnson (ex governatore della Georgia). Era il 23 giugno[11].

Votazioni per la vicepresidenza
Votazione
Fitzpatrick 199
Democratic Party (United States)
Candidati del Partito Democratico, 1860
Stephen A. Douglas Herschel V. Johnson
per Presidente per Vice Presidente
Stephen A Douglas - headshot.jpg
Herschel V. Johnson cph.3a02862.jpg
Senatore per l'Illinois
(1847-1861)
41°
Governatore della Georgia
(1853-1857)
Alla "Maryland Institute Hall" di Baltimora (abbattuta nel 1907) i delegati che abbandonarono Charleston candidarono Breckinridge prima della votazione secessionista di Richmond[12].

Democratici Sudisti[modifica | modifica wikitesto]

I candidati democratici sudisti furono i seguenti:

I secessionisti di Charleston si riunirono a Richmond (Virginia) l'11 giugno, ma quando gli altri democratici si ritrovarono a Baltimora si ricongiunsero ad essi (con l'eccezione dei rappresentanti del Sud Carolina e della Florida, che rimasero a Richmond). Dopo che la Convention sostituì queste due delegazioni il 18 giugno, i Sudisti se ne andarono ancora una volta, ora accompagnati da quasi tutti i delegati meridionali oltre che dal precedente presidente di Convention, il diplomatico Caleb Cushing (ex membro del governo di Franklin Pierce). Questo gruppo s'incontrò immediatamente all'"Institute Hall", sotto la presidenza dello stesso Cushing. Adottarono in toto la piattaforma pro-schiavista[13] respinta a Charleston e nominarono il vicepresidente in carica John C. Breckinridge alla candidatura presidenziale, affiancato da Joseph Lane[14]. Yancey e alcuni altri, tutti appartenenti al Profondo Sud, si incontrarono il 28 giugno a Richmond insieme alle delegazioni di Florida e Sud Carolina; questa Convention finì con l'approvare le nomine di Breckinridge e Lane[12].

Cimeli della campagna democratica sudista.
Votazioni per la presidenza dei Sudisti
Votazione
Breckinridge 81
Dickinson 24
Candidati del Partito Democratico Sudista, 1860
John C. Breckinridge Joseph Lane
per Presidente per Vice Presidente
John C Breckinridge-04775-restored.jpg
JosephLane.png
14º Vicepresidente
(1857-1861)
Senatore per l'Oregon
(1859-1861)

Oltre ai democratici sudisti, i candidati Breckinridge/Lane furono sostenuti anche da James Buchanan. Il prestigio di lunga data del presidente nel suo Stato d'origine, la Pennsylvania, assicurò che Breckinridge sarebbe stato il principale candidato democratico in quella popolosa regione. Breckinridge fu l'ultimo vicepresidente in carica che conquistò la candidatura fino a quella di Richard Nixon nelle elezioni del 1960.

Repubblicani[modifica | modifica wikitesto]

Il "Wigwam" a Chicago (qui nel 1905), sede della Convention Repubblicana.
I candidati repubblicani furono inizialmente i seguenti:

* William H. Seward, senatore per lo Stato di New York.

«Sulle sponde del grande lago Michigan l'imponente città andava dilatandosi a velocità vertiginosa. Case, fabbriche e fragore di macchinari, bestiame da macello, moli di carico e scarico, ponti ferrati, ciminiere a perdita di vista. Banche, mercati e magazzini, treni merci e passeggeri, officine e proletariato, prodotti agricoli della rivoluzione industriale[15]

La Convention nazionale repubblicana si riunì al "Wingam" di Chicago il 16 maggio, subito dopo che i democratici erano stati costretti a sospendere la propria; con gli avversari in profondo disaccordo e un possibile successo negli Stati Uniti d'America nord-orientali si sentirono fiduciosi. William H. Seward venne subito considerato come uno dei principali candidati, seguito da Abraham Lincoln, Salmon P. Chase e Edward Bates[16]. La riunione attirò l'interesse di una moltitudine di cittadini curiosi che affollarono l'edificio. Tra le delegazioni, elette dai singoli Stati, mancavano quelle di tutto il Sud schiavista; rimasero assenti la Carolina del Nord, la Carolina del Sud, il Tennessee, l'Arkansas, la Georgia, l'Alabama, il Mississippi, la Louisiana e la Florida[17].

Con il procedere dei lavori si vide che Seward, Chase e Bates avevano ciascuno delle fazioni contrarie. I delegati si preoccuparono per il fatto che Seward fosse troppo identificato con l'ala più radicale del Partito; le sue mosse successive verso il centro gli alienarono infine proprio i radicali. Chase, un ex democratico, aveva fatto allontanare molti degli vecchi appartenenti al Partito Whig dalla sua coalizione democratica alla fine degli anni 1840; si era anche opposto all'aumento dei dazi doganali richiesti insistentemente dagli uomini d'affari del Nord e subì la critica da parte della sua stessa delegazione dell'Ohio. Bates descrisse le proprie posizioni nei riguardi dell'estensione della schiavitù nei territori dell'Ovest e sui diritti costituzionali uguali garantiti a tutti i cittadini, opinioni che gli alienarono i sostenitori nei cosiddetti Stati cuscinetto e tra i conservatori del Sud. I tedeschi americani del Partito si opposero infine a Bates a causa della sua passata associazione con il Know Nothing, un partito anti-immigrazione.

Lincoln venne rappresentato dai suoi amici Leonard Swett, Ward Hill Lamon e David Davis. Durante la notte tra il 17 e il 18 maggio essi operarono freneticamente per assicurarsi i delegati anti-Seward. Dimostrarono che Lincoln aveva già il maggior sostegno dopo Seward, il che riuscì a persuadere alcuni; stilarono anche un accordo con Simon Cameron, che aveva riconosciuto di non avere alcuna possibilità di conquistare la nomina. Cameron controllava la delegazione della Pennsylvania e propose il suo sostegno in cambio della promessa di una posizione di governo per se stesso e il controllo dei finanziamenti federali nello Stato. Lincoln non volle però stilare un simile accordo; da Springfield (Illinois) telegrafò immediatamente a Davis: "Io non autorizzo nessun affare e non sarò vincolato da nessuno"[18].

Nonostante questa restrizione Davis riuscì a raggiungere un accordo con Cameron, il che lo portò alla nomina a segretario alla Guerra nella prima presidenza di Abraham Lincoln.

"Lincoln, Hamlin, And Liberty".

Dal momento che risultava essenziale trascinare dalla propria parte il West e poiché Lincoln era riuscito a conquistarsi una reputazione nazionale di aperto moderato grazie ai numerosi dibattiti e comizi a cui aveva dato un apporto sostanziale, egli divenne ben presto il principale candidato alla Nomination; ottenne la nomina già alla terza votazione il 18 maggio[19].

Votazione per la presidenza[20]
Candidato Stato Ripetizione
William H. Seward New York 173 184 180 111
A. Lincoln Illinois 102 181 231 349
S. Cameron Pennsylvania 51 2 0 0
S. P. Chase Ohio 49 43 25 2
E. Bates Missouri 48 35 22 0
W. L. Dayton New Jersey 14 10 1 1
J. McLean Ohio 12 8 5 1
J. Collamer Vermont 10 0 - -
B. Wade Ohio 3 0 - -
J. M. Read Pennsylvania 1 0 - -
C. Sumner Massachusetts 1 0 - -
J. C. Frémont California 1 0 - -
C. M. Clay Kentucky - 2 1 1

Dopo aver visto Lincoln vicinissimo ai 233 voti necessari al terzo ballottaggio, la delegazione dell'Ohio spostò quattro voti da Chase a Lincoln; questo fece ottenere la maggioranza a Lincoln e molti altri a quel punto spostarono su di lui il voto. A Lincoln fu affiancato il senatore Hannibal Hamlin del Maine, dopo che questi riuscì ad avere la meglio su Cassius M. Clay, un proprietario di piantagioni anti-schiavista.

Medaglione della campagna elettorale con la foto di Lincoln.
Votazioni per la vicepresidenza
Nominato Stato
H. Hamlin Maine 194 367
C. M. Clay Kentucky 100 86
J. Hickman Pennsylvania 57 13
A. H- Reeder Pennsylvania & Kansas 51 0
N. Banks Massachusetts 39 0
H. W. Davis Maryland 8 0
S. Houston Texas 6 0
William L. Dayton New Jersey 3 0
John Meredith Read, Sr. Pennsylvania 1 0
Republican Party (United States)
Candidati del Partito Repubblicano, 1860
Abraham Lincoln Hannibal Hamlin
per Presidente per Vice Presidente
Lincoln-heslerlg.jpg
Hannibal Hamlin, photo portrait seated, c1860-65.jpg
Deputato per l'Illinois
(1834-1844)
26°
Governatore del Maine
(1857)
Il programma politico nazionale repubblicano.

«Il programma dichiarava nettamente e con chiarezza che l'Unione era intangibile, che ogni proposta secessionista doveva essere considerata un progetto di alto tradimento. Nulla era concesso al Mezzogiorno[21]

La piattaforma politica[22][23] prometteva di non interferire con la schiavitù presente negli Stati, ma si opponeva fermamente a quella nei territori dell'Ovest; assicurava inoltre l'istituzione di dazi protezionisti a sostegno dell'industria e del proletariato, una legge detta Homestead Act che accordasse ai coloni i terreni liberi in Occidente e il finanziamento di una linea ferroviaria transcontinentale[24]. Non si fece invece alcuna menzione del mormonismo, condannato a chiare lettere nella precedente piattaforma del 1856, della Fugitive Slave Act, delle leggi sulla libertà personale o della decisione di Dred Scott contro Sandford[25].

Mentre i seguaci di Seward rimasero inizialmente delusi per la nomina di un semi-sconosciuto proveniente dall'Ovest, in seguito si radunarono dietro a Lincoln; i più tenaci fautori dell'abolizionismo tuttavia non condivisero la scelta di uno dichiaratamente moderato[26][27].

Constitutional Union Party[modifica | modifica wikitesto]

«Uomini degli Stati a metà strada tra il settentrione e il profondo Sud: Kentucky, Maryland, Virginia e Tennessee i quali in caso di frattura dell'Unione e di conflitto paventavano di diventare campi di battaglia e, pur essendo sudisti, non erano cotonieri; rappresentavano i gruppi più moderati tra i meridionali[28]

I candidati del "Constitutional Union" furono inizialmente i seguenti:

Il "Constitutional Union Party" venne costituito dagli ex appartenenti ai Know Nothing e del Partito Whig che non furono disposti a confluire né nei Repubblicani né con i Democratici; i suoi membri sperarono di scongiurare la secessione ventilata dagli Stati del Sud evitando il tema della schiavitù[29].

Manifesto elettorale di Bell e Everett.
Votazioni per la presidenza
Votazione
John Bell 68.5 138
Sam Houston 57 69
John J. Crittenden 28 1
Edward Everett 25 9.5
William A. Graham 22 18
John McLean 21 1
William C. Rives 13 0
John M. Botts 9.5 7
William L. Sharkey 7 8.5
William L. Goggin 3 0

S'incontrarono all'"Eastside District Courthouse" di Baltimora ed elessero già alla seconda votazione J.Bell il quale sopravanzò il governatore texano S. Houston; gli fu affiancato E. Everett per acclamazione alla Convention del 9 maggio, una settimana prima di Lincoln[30]. Bell era un ex Whig che si era opposto sia alla Kansas-Nebraska Act sia alla Costituzione di Lecompton. Everett era stato preside dell'Università di Harvard e segretario di Stato durante la presidenza di Millard Fillmore.

Cimeli della campagna elettorale Constitutional Union.
Candidati del Partito Constitutional Union, 1860
John Bell Edward Everett
per Presidente per Vice Presidente
John Bell (1).jpg
Edward Everett.jpg
Ex senatore per il Tennessee
(1847-1859)
Ex senatore per il Massachusetts
(1853-1854)
Campaign
John Bell and Edward Everett, Constitutional Union Party.jpg

La piattaforma politica del Partito sostenne un compromesso che cercava di salvare l'integrità della nazione con lo slogan: "L'Unione così com'è e la Costituzione così com'è"[31]. Una volta insediatosi Lincoln e chiamata la milizia Bell sostenne con molta tranquillità la secessione del proprio Stato; nel 1863 Everett invece presenziò alla cerimonia d'inaugurazione del nuovo cimitero approntato subito dopo la battaglia di Gettysburg

Liberty Union Party[modifica | modifica wikitesto]

Il candidato del "Liberty Union Party" fu:

Il "Liberty Union Party", formatosi nel 1860, rappresentò quanto ancora rimaneva del precedente "Liberty Party" degli anni 1840, nel 1848 la maggior parte dei suoi aderenti si era ritrovata dietro la bandiera del Free Soil Party, che a sua volta era poi confluito quasi interamente nel Partito Repubblicano nel 1854. Un convegno di un centinaio di delegati si tenne alla "Convention Hall" di Syracuse il 29 agosto. I rappresentanti provenivano da New York, Pennsylvania, New Jersey, Michigan, Illinois, Ohio, Kentucky e Massachusetts; molti dei delegati erano donne. G. Smith, un acceso fautore dell'abolizionismo e già presidente del "Liberty Party" nel 1848, inviò una missiva in cui affermava che la propria salute era stata talmente incerta da costringerlo a non allontanarsi da casa da due anni a quella parte. Egli rimaneva tuttavia popolare tra le file del Partito in quanto aveva a suo tempo ispirato alcuni dei sostenitori di John Brown a scagliare il raid compiuto contro l'arsenale di Harpers Ferry. Smith inviò 50 dollari di donazione per contribuire a pagare la campagna elettorale nei vari Stati.

Vi fu una competizione tra i sostenitori di G. Smith e quelli dell'abolizionista William Goodell per quanto riguardava la Nomination. Nonostante la sua dichiarazione riguardo alla malattia, Smith conquistò la candidatura e venne affiancato da Samuel McFarland della Pennsylvania.

In Ohio una lista di grandi elettori impegnata con Smith concorse con il nome di "Union Party"[32].

People's Party[modifica | modifica wikitesto]

Il "People's Party" fu una libera associazione di sostenitori di S. Houston. Il 20 aprile la nuova formazione tenne quella che definì una convenzione nazionale e candidò il governatore sul sito della battaglia di San Jacinto; non fu eletto un candidato vicepresidente in quanto si attendevano di ottemperare a tale compito negli incontri successivi. In alcune città degli Stati Uniti nord-orientali, come a New York il 30 maggio, si svolsero riunioni di massa, ma nonostante ciò non riuscirono a trovare un candidato adatto. Houston si ritirò il 16 agosto, convinto che la sua presenza avrebbe favorito i repubblicani; sollecitò invece una candidatura unificata per contrastare Lincoln[33][34].

Gli sfidanti Repubblicano e Democratico del Nord.

Un'elezione frammentata[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di James Buchanan § Elezioni presidenziali del 1860 e Abraham Lincoln § Elezioni del 1860 e secessione.

«Il mito della lotta pro o contro la schiavitù aveva di fatto ipnotizzato tutti gli esponenti politici del momento, fornendo così ai Repubblicani il cemento per obliterare tutte le crepe che li dividevano: Charles Sumner e John Andrew conducevano una campagna apertamente abolizionista e scopertamente antisudista[35]

Nel corso della loro campagna elettorale sia Bell che Douglas sostennero che ad un'eventuale elezione di Lincoln non sarebbe necessariamente seguita la secessione; tuttavia gli alti ufficiali dell'esercito leali all'Unione in Virginia, Kansas e Carolina del Sud avvertirono al contrario il candidato repubblicano di effettivi preparativi militari in corso.

I secessionisti riversarono il loro sostegno dietro a Breckinridge nel tentativo di forzare i candidati anti-repubblicani a coordinare i loro grandi elettori per ribaltare le elezioni oppure di far scegliere il presidente alla Camera dei rappresentanti, dove avrebbero votato ancora i deputati eletti nel 1858, prima che le maggioranze repubblicane elette nel 1860 si insediassero, col 37º Congresso.

L'eroe messicano Winfield Scott suggerì a Lincoln di assumere i poteri di comandante generale dell'esercito statunitense prima della cerimonia d'insediamento; tuttavia lo storico Bruce Chadwick osserva che Lincoln e i suoi consiglieri ignorarono del tutto i diffusi allarmi e le minacce di secessione bollandoli come semplici "truffe elettorali".

Durante la campagna elettorale gli "Wide Awakes", un club in di attivisti composto da giovani uomini repubblicani apparve nelle città di tutto il Nord; indossavano spesso uniformi costituite da berretti a visiera e mantelli corti e portavano lanterne. Qui il candidato presidenziale A. Lincoln (a sinistra) è vestito proprio come loro. Gira l'angolo della Casa Bianca sventando i tentativi degli altri tre candidati di intrufolarsi furtivamente. James Buchanan, all'estrema destra, cerca di trascinare John C. Breckinridge dalla finestra mentre si lamenta: "farò tutto il possibile per aiutarti, Breck, ma la mia forza sta venendo meno e temo che mi si butti fuori prima che possa farti entrare". Breckinridge si dispera "...sono troppo debole per alzarmi - e saremo costretti a sciogliere l'Unione". Nel centro S. A. Douglas cerca di sbloccare la porta assieme a J. Bell il quale sussurra: "sbrigati Douglas! Apri la porta, così che io possa entrare, prima che il guardiano [cioè Lincoln ] arrivi". Douglas si lamenta del fatto che nessuna delle tre chiavi che ha in mano (etichettate "Nomination regolare", "Non Intervento" e "Kansas-Nebraska Act") riesca a sciogliere la serratura: "è meglio che vada, perché il vecchio Abe mi sta cercando con un bastone appuntito".

La votazione nel profondo Sud non risultò essere monolitica come la mappa del collegio elettorale farebbe supporre. Economicamente, culturalmente e politicamente il Sud era composto da tre regioni; negli Stati del "Sud Superiore", più tardi conosciuti come "Stati cuscinetto" insieme al territorio del Kansas, i voti popolari unionisti costituivano la maggioranza in tutti e quattro, anche se vennero ripartiti tra Lincoln, Douglas e Bell. Negli Stati del Sud "medio" si ebbe una maggioranza unionista divisa tra Douglas e Bell in Virginia e nel Tennessee; nella Carolina del Nord e nell'Arkansas Bell e Douglas assieme si avvicinarono alla maggioranza. Il Texas fu l'unico stato sudista in cui Breckinridge si affermò con convinzione. In tre dei sei Stati del "profondo Sud", gli unionisti Bell e Douglas ottennero maggioranze sia nella Georgia che nella Louisiana o vi si avvicinarono (in Alabama). Breckinridge vinse nettamente solo negli altri tre Stati del profondo sud: Carolina del Sud, Florida e Mississippi[36]; questi ultimi furono tra i quattro Stati del Sud con la più bassa popolazione di bianchi americani; insieme detenevano solo il 9% del totale dei bianchi sudisti[37].

Tra gli stati schiavisti, i tre con le più alte percentuali di affluenza furono quelli con i risultati più sbilanciati. Il Texas, con il 5% della popolazione totale del Sud secessionista, scelse al 75% Breckinridge. Kentucky e Missouri, con un quarto della popolazione totale, scelsero candidati unionisti per il 73%, tra Bell, Douglas e Lincoln; in confronto i sei stati del profondo Sud, che rappresentarono un quarto dei votanti confederati, si divisero, con il 57% di Breckinridge contro il 43% degli altri due candidati. I quattro Stati che furono ammessi nella Confederazione dopo la battaglia di Fort Sumter rappresentarono quasi la metà della sua intera popolazione e votarono una stretta maggioranza combinata del 53% per i candidati pro-Unione.

Negli undici Stati che più tardi dichiararono secessione dall'Unione, e controllati da eserciti confederati, Lincoln si presentò solo in Virginia, dove ricevette 1.929 voti (l'1,15%). Non sorprende che la stragrande maggioranza dei voti ricevuti da Lincoln siano stati espressi nelle contee di confine di quello che sarebbe diventato presto lo Stato della Virginia Occidentale; qui Lincoln raccolse 1.832 voti su 1.929. Non ottenne invece alcun voto in 121 delle 145 contee (di cui 31 tra le 50 che avrebbero formato la Virginia Occidentale). Ricevette un voto in tre contee e 10 voti o meno in nove delle 24 contee laddove ottenne dei voti. I migliori risultati di Lincoln si ebbero in gran parte nelle quattro contee che facevano parte dell'estremo settentrione dello Stato, una regione che da molto tempo si sentiva lontana dalla capitale Richmond e che era economicamente e culturalmente molto più legata ai suoi vicini Ohio e Pennsylvania. La Contea di Hancock diede il miglior risultato per Lincoln: lo votò oltre il 40% degli aventi diritto e finì secondo con solo otto voti meno di Breckinridge. Tra i 97 voti espressi per Lincoln nei confini statali dopo il 1863 93 vennero espressi nelle quattro contee lungo il Potomac corrispondenti al litorale costiero di Portsmouth.

Alcune delle differenze fondamentali tra le elezioni moderne e quelle della metà del XIX secolo sono che in quel periodo non vi fu alcuna segretezza nel voto, che i candidati risultarono gli unici responsabili della stampa e della distribuzione delle schede elettorali con su i propri nomi (un servizio tipicamente realizzato da parte di editori di giornali sostenitori) e che per distribuire i voti validi per le elezioni presidenziali in uno Stato i candidati ebbero bisogno di cittadini ammissibili a votare in quel particolare Stato che si impegnassero a votare per il candidato. Ciò significava che anche se un elettore avesse avuto accesso a una scheda per Lincoln la scelta a suo favore in una contea fortemente pro-schiavistica avrebbe comportato (almeno) l'ostracismo sociale (ovviamente votare per Breckinridge in una contea abolizionista metteva l'elettore davanti allo stesso rischio). In dieci Stati schiavisti meridionali nessun cittadino si impegnò pubblicamente a votare per Abraham Lincoln. Nella maggior parte della Virginia nessun editore si sarebbe mai arrischiato a stampare le schede elettorali con il nome di Lincoln.

Nei quattro stati schiavisti che non si separarono (Missouri, Kentucky, Maryland e Delaware) Lincoln giunse quarto, tranne che in Delaware (dove arrivò terzo). All'interno dei quindici Stati schiavisti Lincoln ottenne solo due contee su 996, la quella di Saint Louis e la contea di Gasconade[36]. Nelle elezioni presidenziali del 1856 il candidato repubblicano non aveva ricevuto alcun voto in dodici dei quattordici Stati schiavisti dove vigeva il voto popolare (gli stessi Stati delle elezioni del 1860 più il Missouri e la Virginia).

Risultati[modifica | modifica wikitesto]

Risultati per contea indicanti la percentuale per il candidato vincente. Le tonalità di rosso sono per Lincoln (repubblicano), quelle di blu per Douglas (democratico unionista), quelle di verde per Breckinridge (democratico sudista), quelle di giallo per Bell (Constitutional Union) e infine le sfumature di viola sono per "Fusione democratica". La Carolina del Sud non partecipò alle votazioni popolari.

«Sebbene la campagna elettorale si svolgesse senza incidenti, l'atmosfera d'intensa emotività che la avviluppava fu predominante. Il Mezzogiorno era pieno di voci assurde circa imminenti insurrezioni di schiavi e massacri di bianchi; mentre le folle settentrionali tremavano alla minaccia che la "schiavocrazia" e il potere negriero stesse per estendersi con l'intento di sottomettere gli Stati liberi[38]»

Le elezioni presidenziali si svolsero martedì 6 novembre e furono degne di nota per l'esagerato frazionamento in un paese che presto si sarebbe dissolto nella guerra civile. La partecipazione al voto sfiorò l'81,2%, la più alta nella storia americana sino a quel tempo e la 2° più alta della Storia degli Stati Uniti d'America nel suo complesso (superata solo nelle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1876)[39][40].

Tutti e 6 i presidenti eletti fino al momento che Andrew Jackson riuscì ad ottenere la riconferma nelle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1832 erano stati presidenti a lungo termine, gli ultimi 4 però con un voto popolare al di sotto del 51%[41]. Solo Franklin Pierce aveva ottenuto una maggioranza statistica nel voto popolare pari al 50,83%.

Lincoln vinse con meno del 40% del voto popolare a livello nazionale, trascinando dalla sua parte Stati posti sopra la linea Mason-Dixon e a Nord del fiume Ohio, oltre agli stati della California e dell'Oregon nel Far West. A differenza di tutti i precedenti presidenti eletti Lincoln non riuscì ad ottenere la preferenza in nessuno degli Stati schiavisti e, anzi, non fu neppure presente al ballottaggio negli Stati Uniti meridionali della Carolina del Sud, della Carolina del Nord della Georgia, della Florida, dell'Alabama, del Tennessee, del Mississippi, dell'Arkansas, della Louisiana e del Texas.

Fu il primo presidente eletto a non essere presente con una lista in tutti gli Stati, un record che da allora in poi è stato uguagliato solo 3 volte, ma mai nella stessa misura in quanto a dimensioni del fenomeno. Nelle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1892 Grover Cleveland non fu presente nel Colorado, nell'Idaho, in Kansas, nel Dakota del Nord e nello Wyoming, mentre Harry Truman nelle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1948 e Lyndon B. Johnson nelle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1964 non lo furono in Alabama.

La vittoria repubblicana risultò dalla concentrazione di suffragi realizzati negli stati liberi, che messi assieme controllarono la maggioranza dei "Grandi elettori"[42]. La strategia di Lincoln rimase deliberatamente focalizzata, in collaborazione con il presidente del Partito Thurlow Weed, sull'espansione in quegli Stati in cui John Charles Frémont aveva già vinto nelle Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1856. New York rappresentò uno Stato critico, avendo a disposizione bel 35 grandi elettori, l'11,5% del totale; con l'aggiunta della Pennsylvania (27) e dell'Ohio (23) un candidato avrebbe potuto raccogliere più della metà (85) dei voti necessari nel Collegio elettorale degli Stati Uniti d'America.

L'organizzazione giovanile dei "Wide Awakes" ebbe il merito di far ampliare massicciamente la registrazione alle liste elettorali e, anche se Lincoln non era presente nella maggior parte degli stati meridionali, gli aumenti di popolazione negli stati liberi avevano ben oltrepassato quelli visti negli stati schiavisti già da molti anni prima di questa elezione; quindi gli stati liberi dominavano nel Collegio elettorale nazionale complessivo già da parecchio tempo[43].

La divisione nel Partito Democratico si rivelò in alcuni casi direttamente responsabile della vittoria di Lincoln[44], tuttavia gran parte del voto anti-repubblicano venne "sprecato" proprio negli Stati del Sud dove Lincoln non era nemmeno presente; un solo avversario a livello nazionale sarebbe riuscito al massimo a privare i repubblicani della California, dell'Oregon e di 4 grandi elettori del New Jersey, il cui totale di 11 voti non avrebbe comportato alcuna differenza nel risultato finale[45].

Ogni altro Stato andato a Lincoln venne vinto con una netta maggioranza. Nei tre Stati di New York, Rhode Island e New Jersey dove i voti anti-Lincoln si sono uniti in "Ticket di fusione", questi ne vinse comunque 2 ed ebbe il bottino diviso nel New Jersey[46]. Anche se l'opposizione avesse formato delle coalizioni in tutti gli Stati Lincoln avrebbe ancora ricevuto 169 voti elettorali, sempre più dei 152 richiesti[47][48].

Così come Lincoln, anche Breckinridge e Bell non riuscirono a conquistare nessun grande elettore al di fuori delle rispettive zone d'influenza. Mentre Bell si ritirò nella propria attività familiare sostenendo tranquillamente la secessione del suo Stato, Breckinridge servì come generale negli Stati Confederati d'America; concluse con 72 voti e 11 Stati schiavisti su 15. Egli si piazzò 2° a distanza con il 18% del voto popolare nazionale, ma accumulò tra il 50 e il 75% nei primi 7 Stati che proclamarono la secessione.

Conquistò inoltre 9 degli 11 Stati che alla fine si separarono, oltre agli Stati cuscinetto nella guerra di secessione americana Delaware e Maryland, perdendo solo la Virginia e il Tennessee. Breckinridge ricevette invece ben poco sostegno negli stati liberi, mostrando una certa forza solo in California, Oregon, Pennsylvania e Connecticut.

Bell conquistò 3 Stati schiavisti (Tennessee, Kentucky e Virginia) e perdette il Maryland per soli 722 voti popolari, finì tuttavia 3° in tutti gli altri Stati schiavisti vinti da Breckinridge o Douglas. Ottenne tra il 45 e il 47% in Maryland, nel Tennessee e nella Carolina del Nord e tra il 36 e il 40% nel Missouri, in Arkansas, nella Louisiana, in Georgia e nella Florida. Sperò di ottenere il sostegno degli ex Whig, ma la maggioranza di loro preferì schierarsi con Lincoln[49]. Ad eccezione dei buoni piazzamenti ottenuti negli Stati di Everett (Massachusetts e California) Bell ricevette negli stessi Stati liberi meno preferenze di Breckinridge e, di conseguenza, arrivò ultimo nel voto popolare nazionale con il 12%.

Douglas fu l'unico candidato a vincere voti elettorali sia negli Stati schiavisti che in quelli liberi (Missouri e New Jersey). Il suo elettorato fu il più diffuso geograficamente; concluse al 2º posto nel voto popolare con il 29,5%, ma rimase ultimo tra i "Grandi elettori". Egli raggiunse una quota del 28-47% negli stati del Medio-Atlantico, nel Midwest e nel West Trans-Mississippi, ma scivolò al 19-39% nella Nuova Inghilterra. Al di fuori della sua regione prese tra il 15 e il 17% del totale dei voti popolari negli Stati schiavisti del Kentucky, dell'Alabama e della Louisiana, il 10% o meno nei 9 Stati schiavisti restanti. Douglas, con la sua "Dottrina Norfolk" promise di mantenere l'Unione con la forza se gli Stati avessero proceduto alla separazione. Il voto popolare per Lincoln e Douglas combinato è stato il 70% del totale.

«L'elezione di Lincoln produsse nella classe dirigente del Sud la stessa impressione che, dopo il 1945, avrebbe provocato in America l'elezione di un presidente comunista. Impedire allo schiavismo di estendersi significava condannarlo all'inevitabile estinzione in una federazione dominata dagli Stati liberi: e poiché la schiavitù era considerata il baluardo più sicuro dell'ordine socio-politico, Lincoln fu visto come un pericoloso sovversivo[50]

Candidato Stato Partito Voti[51] % voti Vittorie Grandi Elettori Candidato
Vicepresidente
Abraham Lincoln Illinois Partito Repubblicano 1.865.908 39,8% 18 180 Hannibal Hamlin
John Cabell Breckinridge Kentucky Democratici sudisti 848.019 18,1% 11 72 Joseph Lane
John Bell Tennessee Constitutional Union Party / Whig 590.901 12,6% 3 39 Edward Everett
Stephen Arnold Douglas Illinois Democratici (nordisti) 1.380.202 29,5% 1 12 Herschel Vespasian Johnson
Altri 531 0 0 0
Totale 4.685.561 100,0% 303

Fonti: Atlante delle Elezioni Presidenziali degli Stati Uniti, di Dave Leip (Dave Leip's Atlas of U.S. Presidential Elections. Retrieved July 27, 2005.); Archivio nazionale degli Stati Uniti (National Archives and Records Administration). Il voto popolari esclude la Carolina del Sud dove gli elettori furono scelti dai legislatori statali.

Voto popolare
Lincoln
  
39,82
Douglas
  
29,46
Breckinridge
  
18,10
Bell
  
12,61
Altri
  
0,01
Voto elettorale
Lincoln
  
59,41
Breckinridge
  
23,76
Bell
  
12,87
Douglas
  
3,96

Geografia dei risultati[modifica | modifica wikitesto]

1860 Electoral Map.png

Risultati per Stato[modifica | modifica wikitesto]

Fonte: Walter Dean Burnham[52].

Stati vinti da Lincoln/Hamlin
Stati vinti da Breckinridge/Lane
Stati vinti da Bell/Everett
Stati vinti da Douglas/H. V. Johnson.
Abraham Lincoln
Repubblicano
Stephen Douglas
Democratico Nordista
John Breckinridge
Democratico Sudista
John Bell
Constitutional Union
Fusione
anti-Repubblicana
Totale
per Stato
Stato federato Voti
elettorali
# % Voti
elettorali
# % Voti
elettorali
# % Voti
elettorali
# % Voti
elettorali
# % Voti
elettorali
#
Alabama Alabama 9 non presente 0001361813,618 15,1 - 0004866948,669 54,0 9 27.835 30,9 - non presente 90.122 AL
Arkansas Arkansas 4 non presente 5.357 9,9 - 28.732 53,1 4 20.063 37,0 - non presente 54.152 AR
California California 4 38.733 32,3 4 37.999 31,7 - 33.969 28,4 - 9.111 7,6 - non presente 119.812 CA
Carolina del Nord Carolina del Nord 10 non presente 2.737 2,8 - 48.846 50,5 10 45.129 46,7 - non presente 96.712 NC
Carolina del Sud Carolina del Sud 8 senza voto popolare senza voto popolare senza voto popolare 8 senza voto popolare senza voto popolare - SC
Connecticut Connecticut 6 43.488 58,1 6 15.431 20,6 - 14.372 19,2 - 1.528 2,0 - non presente 74.819 CT
Delaware Delaware 3 3.822 23,7 - 1.066 6,6 - 7.339 45,5 3 3.888 24,1 - non presente 16.115 DE
Florida Florida 3 non presente 223 1,7 - 8.277 62,2 3 4.801 36,1 - non presente 13.301 FL
Georgia Georgia 10 non presente 11.581 10,9 - 52.176 48,9 10 42.960 40,3 - non presente 106.717 GA
Illinois Illinois 11 172,171 50,7 11 160.215 47,2 - 2.331 0,7 - 4.914 1,4 - non presente 339,631 IL
Indiana Indiana 13 139.033 51,1 13 115.509 42,4 - 12.295 4,5 - 5.306 1,9 - non presente 272.143 IN
Iowa Iowa 4 70.302 54,6 4 55.639 43,2 - 1.035 0,8 - 1.763 1,4 - non presente 128.739 IA
Kentucky Kentucky 12 1.364 0,9 - 25.651 17,5 - 53.143 36,3 - 66.058 45,2 12 non presente 146.216 KY
Louisiana Louisiana 6 non presente 7.625 15,1 - 22.681 44,9 6 20.204 40,0 - non presente 50.510 LA
Maine Maine 8 62.811 62,2 8 29.693 29,4 - 6.368 6,3 - 2.046 2,0 - non presente 100.918 ME
Maryland Maryland 8 2.294 2,5 - 5.966 6,4 - 42.482 45,9 8 41.760 45,1 - non presente 92.502 MD
Massachusetts Massachusetts 13 106.684 62,9 13 34.370 20,3 - 6.163 3,6 - 22.331 13,2 - non presente 169.548 MA
Michigan Michigan 6 88.481 57,2 6 65.057 42,0 - 805 0,5 - 415 0,3 - non presente 154.758 MI
Minnesota Minnesota 4 22.069 63,4 4 11.920 34,3 - 748 2,2 - 50 0,1 - non presente 34.787 MN
Mississippi Mississippi 7 non presente 3.282 4,7 - 40.768 59,0 7 25.045 36,2 - non presente 69.095 MS
Missouri Missouri 9 17.028 10,3 - 58.801 35,5 9 31.362 18,9 - 58.372 35,3 - non presente 165.563 MO
New Hampshire New Hampshire 5 37.519 56,9 5 25.887 39.3 - 2.125 3,2 - 412 0,6 - non presente 65.943 NH
New Jersey New Jersey 7 58.346 48,1 4[53] non presente 3[54] non presente - non presente - 62.869[55] 51,9 -[56] 121.215 NJ
New York New York 35 362.646 53,7 35 non presente - non presente - non presente - 312.510 46,3 -[57] 675.156 NY
Ohio Ohio 23 231.709 52,3 23 187.421 42,3 - 11.406 2,6 - 12.194 2,8 - non presente 442.730 OH
Oregon Oregon 3 5.329 36,1 3 4.136 28,0 - 5.075 34,4 - 218 1,5 - non presente 14.758 OR
Pennsylvania Pennsylvania 27 268.030 56,3 27 16.765 3,5 -[58] non presente 12.776 2,7 - 178.871[59] 37,5 -[60] 476.442 PA
Rhode Island Rhode Island 4 12.244 61,4 4 7.707[61] 38,6 - non presente non presente non presente 19.951 RI
Tennessee Tennessee 12 non presente 11.281 7,7 - 65.097 44,6 - 69.728 47,7 12 non presente 146.106 TN
Texas Texas 4 non presente 18 0,0 - 47.454 75,5 4 15.383 24,5 - non presente 62.855 TX
Vermont Vermont 5 33.808 75,8 5 8.649 19,4 - 1.866 4,2 - 217 0,5 - non presente 44.644 VT
Virginia Virginia 15 1.887 1,1 - 16.198 9,7 - 74.325 44,5 - 74.481 44,6 15 non presente 166.891 VA
Wisconsin Wisconsin 5 86.110 56,6 5 65.021 42,7 - 887 0,6 - 161 0,1 - non presente 152.179 WI
Stati Uniti Stati Uniti: 303 1.865.908 39,8 180 1.004.823 21,5 12 669.148 14,3 72 590.901 12,6 39 554.250 11,8 0 4.685.030 US
MAGGIORANZA
GRANDI ELETTORI:
152
Cerimonia d'inaugurazione della presidenza di Abraham Lincoln (4 marzo del 1861).

Innesco per la guerra civile[modifica | modifica wikitesto]

«L'ira popolare esplose a Charleston (Carolina del Sud): delegazioni di protesta furono inviate a Washington. Comizi infiammati vennero tenuti alla folla che si stipava nelle strade. Una Convention venne immediata convocata onde esaminare la possibilità di una secessione[62]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di James Buchanan § Venti di secessione e Presidenza di Abraham Lincoln § Periodo di transizione.

L'elezione di Lincoln costituì la causa immediata di secessione dei primi 7 Stati del Sud (SC, MS, FL, AL, GA, LA, TX), che costituirono la Confederazione nel febbraio del 1861. L'acquisizione del Kansas come Stato libero e la resistenza militare adottata dalla Presidenza di Abraham Lincoln sulla Confederazione portarono alla secessione di altri 4 Stati (VA, NC, TN, AR) dopo il maggio del 1861.

Lincoln fu il candidato del Partito Repubblicano con una piattaforma politica contraria all'espansione della schiavitù nell'Ovest, si rifiutò di riconoscere il diritto alla secessione e si oppose alla cessione delle proprietà federali negli Stati del Sud. Numerosi storici hanno esplorato le ragioni per cui tanti bianchi americani meridionali hanno adottato il secessionismo nel 1860, dopo trent'anni di controversie tra Stati del Nord e del Sud per le tariffe di protezione, la spesa federale e i diritti civili (non permettendo agli schiavi di rimanere uniti alle proprie famiglie residenti in alcuni Stati del Nord).

Le tariffe vennero riscosse sulle importazioni del Sud per proteggere le industrie del Nord, le imposte furono addebitate sul cotone del Sud ma non sulla lana settentrionale, le spese federali imposte 3 a 1 sui fari di navigazione del Nord rispetto alla linea costiera più lunga del Sud; infine nel 1859 scoppiò una rivolta antischiavista in Virginia fomentata dagli abolizionisti[63][64].

Bertram Wyatt-Brown sostiene che i secessionisti desideravano la necessità dell'indipendenza come se essa fosse una questione d'onore. Non potevano più tollerare gli atteggiamenti dei settentrionali che consideravano la proprietà di schiavi come un grande peccato e i politici del Nord che insistevano per fermare la diffusione della schiavitù[65][66].

Avery Craven sostiene che i secessionisti credevano che la strategia di Lincoln comportasse un progetto a lungo termine che avrebbe inglobato il sistema sociale nel suo complesso, con migliaia di meridionali che erano lavoratori dipendenti e con oltre 2 milioni di schiavi residenti in famiglie private, come era per quasi la metà della popolazione di molti Stati del Sud nel 1860[67].

Questa situazione non avrebbe mai potuto essere risolta attraverso il processo democratico e pertanto collocò "le grandi masse degli uomini, sia al Nord che al Sud, nell'impotenza completa prima della deriva bellica"[68].

«Il 20 di dicembre approvò all'unanimità un'ordinanza dichiarante che la Carolina del Sud considerava rescissi i suoi legami con gli altri Stati federati degli Stati Uniti d'America e si proclamava "Repubblica indipendente". Lo stesso giorno migliaia di cittadini si strappavano l'un l'altro l'edizione straordinaria a caratteri cubitali: "L'Unione è sciolta!"[69]

Gli storici concordano nel negare l'esistenza di una cospirazione sudista per distruggere l'Unione, tutto fu difatti compiuto alla luce del giorno in quanto il Sud non aveva mai fatto mistero delle proprie intenzioni e i vari governi statali avevano già da tempo preso misure che rientravano nell'ambito dei diritti degli Stati legalmente loro riconosciuti[70].

In tale situazione si stanzieranno somme per addestrare ed armare la milizia; vi furono stretti contatti tra i diversi governi e i parlamenti meridionali: si dibatté ampiamente la prospettiva sui giornali e in pubblici comizi. La bomba esplosa non si rivelerà pertanto affatto inattesa: si può anzi affermare che il secessionismo era nato prima nel Nord al tempo della conferenza di Hartford[71].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Voter Turnout in Presidential Elections, in The American Presidency Project, UC Santa Barbara.
  2. ^ John M. Murrin, Paul E. Johnson, James M. McPherson, Alice Fahs, Gary Gerstle, Emily S. Rosenberg e Norman L. Rosenberg, Liberty Equality Power: A History of the American People, Volume I: To 1877, 6th, Boston, Wadsworth, Cengage Learning, p. 403, ISBN 0-495-91587-4.
  3. ^ Lossing, Benson John. Pictorial history of the civil war in the United States of America, Volume 1 (1866) Poughkeepsie, NY. Free ebook. viewed January 26, 2012. Bolters met at St. Andrew's Hall.
  4. ^ Storia della guerra civile americana BUR 1994, Vol. I, pp. 156, 158
  5. ^ Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana BUR 1994, Vol. I, pp. 156-157
  6. ^ Documento, su ushist.com.
  7. ^ Heidler, David S. Pulling the Temple Down: The Fire-Eaters and the Destruction of the Union ISBN 0-8117-0634-6, p. 149. Jefferson Davis, a relative moderate, saw this coalition of the Deep South with Douglas's enemies in the Buchanan administration as potentially dangerous, and called for abandoning a platform as the Whigs had in 1840, just settling on an agreed-to candidate. The moderates, principally found in Alabama and Georgia, were outvoted in caucus.
  8. ^ Bruce Catton, The Coming Fury, Garden City, New York, Doubleday & Co., Inc., 1961, pp. 37–40.
  9. ^ Official proceedings of the Democratic national convention, held in 1860, at Charleston and Baltimore
  10. ^ Democratic Party Platform of 1860, su presidency.ucsb.edu.
  11. ^ Congressional Quarterly's Guide to U.S. Elections, Washington, DC, Congressional Quarterly, Inc., 1985, pp. 45–46, 169, ISBN 0-87187-339-7.
  12. ^ a b Freehling, William W., The Road to Disunion: Secessionists Triumphant, Vol.2. Oxford University, 2007, p. 321
  13. ^ Democratic Party Platform (Breckinridge Faction) of 1860
  14. ^ Heidler, p. 157. Baltimore's Institute Hall, not be confused with Charleston's Institute Hall also used by the walk-out delegations.
  15. ^ Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana BUR 1994 Vol. I, pp. 162-163
  16. ^ George O. Seilhamer, Leslie's History of the Republican Party: Vol. 1: Narrative and Critical History, 1856-1898. New York: L.A. Williams Publishing and Engraving Co., 1898; pg. 55.
  17. ^ Proceedings of the Republican National Convention held at Chicago, May 16, 17 and 18, 1860, Albany, NY, Weed, Parsons, and Company, 1860, p. 42.
  18. ^ The Complete Papers And Writings Of Abraham Lincoln, p. 792.
  19. ^ Lavern Marshall Hamand, Ward Hill Lamon: Lincoln's Particular Friend, in Doctoral thesis, Graduate College of the University of Illinois, 1949.
  20. ^ Proceedings of the Republican national convention held at Chicago, May 16, 17 and 18, 1860, in Internet Archive. URL consultato il 4 agosto 2015.
  21. ^ Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana BUR 1994 Vol. I, pp. 167-168
  22. ^ Republican National Platform, 1860, su Central Pacific Railroad Photographic History Museum, CPRR.org, 13 aprile 2003. URL consultato il 17 aprile 2015.
  23. ^ Republican Party Platform of 1860, su presidency.ucsb.edu.
  24. ^ Republican Party National Platform, 1860 Reported from the Platform Committee by Judge Jessup of Pennsylvania and adopted unanimously by the Republican National Convention held at Chicago on May 17, 1860. Broadside printing by The Chicago Press & Tribune, May, 1860
  25. ^ Rhodes (1920) 2:420
  26. ^ Rhodes (1920) 2:429
  27. ^ Dale Baum, The Civil War Party System: The Case of Massachusetts, 1848–1876, Chapel Hill, The University of North Carolina Press, 1984, p. 49, ISBN 0-8078-1588-8.
  28. ^ Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana BUR 1994 Vol. I, pag. 169
  29. ^ Schulten, Susan (2010-11-10). "How (And Where) Lincoln Won". New York Times, November 10, 2010. Retrieved from https://opinionator.blogs.nytimes.com/2010/11/10/how-and-where-lincoln-won/.
  30. ^ Lossing, Benson John, Pictorial History of the Civil War in the United States of America, Volume 1 (1866) Poughkeepsie, NY. Free ebook. viewed January 26, 2012. p. 29 Bolters met at St. Andrew's Hall.
  31. ^ Getting the Message Out! Stephen A. Douglas Archiviato il 20 gennaio 2015 in Internet Archive.
  32. ^ Our Campaigns – US President – Liberty (Union) National Convention Race – Aug 30, 1860, su ourcampaigns.com.
  33. ^ POLITICAL MOVEMENTS.; THE HOUSTON MASS MEETING. Large Gathering of the People in Union-Square--Washington statue Illuminated. The Hero of San Jacinto Nominated for the Presidency. Speeches, Address, Resolutions, Music, Fireworks, Guns, and Fun, in The New York Times, 30 maggio 1860.
  34. ^ Letter from Sam Houston Withdrawing from the Canvass, in The New York Times, 3 settembre 1860.
  35. ^ Raimondo Lurgahi Storia della guerra civile americana BUR 1994 Vol. I, pp. 171-172
  36. ^ a b HarpWeek 1860 Election Overview, su elections.harpweek.com. URL consultato il 20 marzo 2011.
  37. ^ Freehling, William W., The Road to Disunion: Volume II. Secessionists Triumphant, 1854–1861, Oxford University Press, 2004, p. 447.
  38. ^ Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana BUR 1994 Vol. I, pp. 173-174.
  39. ^ The 1876 election had a turnout of 81.8%, slightly higher than 1860. Between 1828 and 1928: Voter Turnout in Presidential Elections: 1828–2008, in The American Presidency Project, UC Santa Barbara. URL consultato il 9 novembre 2012.
  40. ^ Data between 1932 and 2008: Table 397. Participation in Elections for President and U.S. Representatives: 1932 to 2010 (PDF), in U.S. Census Bureau, Statistical Abstract of the United States: 2012, U.S. Census Bureau. URL consultato il 5 novembre 2017 (archiviato dall'url originale il 23 settembre 2015).
  41. ^ http://www.uselectionatlas.org/RESULTS/ Statistica
  42. ^ Chadwick, Bruce. “Lincoln for President: an unlikely candidate, an audacious strategy, and the victory no one saw coming” (2009) Ch. 10 The Eleventh Hour. p. 289 ISBN 978-1-4022-2504-8
  43. ^ Ziegler-McPherson, Christina A.; Selling America : Immigration Promotion and the Settlement of the American Continent, 1607-1914, pp. 34-36 ISBN 1440842094
  44. ^ e.g., the 1912 Catholic Encyclopedia, vol, 15, p. 171
  45. ^ New Jersey's Vote in 1860, NY Times, 26 dicembre 1892.
  46. ^ Allan Nevins, The Emergence of Lincoln: Prologue to Civil War (1950), p. 312
  47. ^ Potter, The impending crisis, 1848–1861 (1976) p. 437
  48. ^ Luthin, The First Lincoln Campaign p. 227
  49. ^ Davies, Gareth and Zelizer, Julian E.; America at the Ballot Box: Elections and Political History, pp. 65-66 ISBN 0812291360
  50. ^ Giampiero Carocci Storia della guerra civile americana Tascabili Newton 1996, pag. 31.
  51. ^ Il numero di voti esclude la Carolina del Sud dove i Grandi Elettori erano scelti dal parlamento e non dal voto popolare
  52. ^ Presidential ballots, 1836–1892 (Johns Hopkins University Press, 1955) pp 247–57.
  53. ^ 4 degli elettori impegnati con Lincoln sono stati eletti per Breckinridge e gli elettori di Bell finirono dietro a tutti gli altri candidati. Dubin, Michael J., United States Presidential Elections, 1788–1860: The Official Results by County and State, McFarland & Company, 2002, p. 187
  54. ^ Sono stati eletti i 3 grandi elettori Douglas. Dubin, Michael J., United States Presidential Elections, 1788–1860: The Official Results by County and State, McFarland & Company, 2002, p. 187
  55. ^ Il voto di fusione utilizzato qui è il voto per il grande elettore sulla lista, che è stato impegnato con Douglas. Dubin, Michael J., United States Presidential Elections, 1788–1860: The Official Results by County and State, McFarland & Company, 2002, p. 187
  56. ^ La fusione consistette in 3 elettori impegnati con Douglas e 2 ciascuno a Breckinridge e Bell. Tuttavia in alcune contee sono apparsi elettori diversi per Breckinridge e Bell, con conseguenti risultati più bassi per loro e un risultato elettorale diviso. Sono stati eletti i 3 Grandi elettori di Douglas e 4 di quelli promessi a Lincoln. Gli elettori di Breckinridge e Bell completarono dietro tutti gli altri candidati. Dubin, Michael J., United States Presidential Elections, 1788–1860: The Official Results by County and State, McFarland & Company, 2002, p. 187
  57. ^ La lista degli elettori venne promessa a 3 diversi candidati: 18 a Douglas, 10 a Bell e 7 a Breckinridge. Dubin, Michael J., United States Presidential Elections, 1788–1860: The Official Results by County and State, McFarland & Company, 2002, p. 187
  58. ^ Non tutti i sostenitori di Douglas accettarono l'"accordo di Reading" e stabilirono un "Ticket" separato solo per lui. Questa lista comprese i 12 candidati elettorali di Douglas sul "Ticket" di Reading più altri 15 che lo sostennero. Questo fu solitamente indicato come il "Ticket" Straight Douglas. Così 12 candidati elettorali si presentarono su 2 schede iverse, Reading e Straight Douglas. Dubin, Michael J., United States Presidential Elections, 1788–1860: The Official Results by County and State, McFarland & Company, 2002, p. 188
  59. ^ Questo voto è elencato sotto la colonna Fusion e non nella colonna Breckinridge come fanno tante altre fonti, perché il "Ticket" si impegnò con uno dei due candidati in base al risultato nazionale. Inoltre la scheda fu quasi ugualmente divisa tra i sostenitori di Breckinridge e quelli di Douglas. Dubin, Michael J., United States Presidential Elections, 1788–1860: The Official Results by County and State, McFarland & Company, 2002, p. 188
  60. ^ Il Partito Democratico scelse la sua lista di elettori prima della Convenzione Nazionale di Charleston. Poiché questo fu deciso prima della divisione del Partito sia i sostenitori di Douglas che quelli di Breckinridge reclamarono il diritto che il loro uomo fosse considerato il candidato ufficiale e il sostenitore della lista elettorale. Alla fine la sede statale elaborò un accordo: se uno dei candidati avrebbe potuto vincere le elezioni nazionali con il voto elettorale della Pennsylvania allora tutti i suoi voti elettorali sarebbero andati a quel candidato. Dei 27 candidati elettorali 15 risultarono sostenitori di Breckinridge, mentre i restanti 12 sostennero Douglas. Questo è stato spesso definito come "accordo elettorale Reading" perché fu in quella città che il Partito statale lo approvò. Dubin, Michael J., United States Presidential Elections, 1788–1860: The Official Results by County and State, McFarland & Company, 2002, p. 188
  61. ^ Il "Ticket" Douglas in Rhode Island venne sostenuto dagli elettori di Breckinridge e Bell. Dubin, Michael J., United States Presidential Elections, 1788–1860: The Official Results by County and State, McFarland & Company, 2002, p. 188
  62. ^ Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana BUR 1994 Vol. I, p. 175
  63. ^ E. Merton Coulter, The Confederate States of America, 1861--1865: A History of the South, 1950, p. 13. URL consultato il 3 ottobre 2017.
  64. ^ Mary A. Decredico, "Sectionalism and the Secession Crisis," in John b. Boles, ed., A Companion to the American South (2004) pp. 240
  65. ^ Decredico, p. 243
  66. ^ Wyatt-Brown, Bertram. Yankee Saints and Southern Sinners (1990)
  67. ^ Avery Craven, The Growth of Southern Nationalism, 1848–1861, 1953. ISBN 978-0-8071-0006-6, pp. 391, 394.
  68. ^ Avery Craven, The Growth of Southern Nationalism, 1848–1861, 1953. ISBN 978-0-8071-0006-6, pag. 396.
  69. ^ Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana BUR 1994 Vol. I, p. 176
  70. ^ Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana BUR 1994 Vol. I, p. 178
  71. ^ Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana BUR 1994 Vol. I, pp. 178-179

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàLCCN (ENsh2010108115