Raid di John Brown contro Harpers Ferry

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Raid di John Brown contro Harpers Ferry
parte Cronologia degli eventi principali che hanno portato alla guerra di secessione americana
HWFireHouseBrown.jpg
Illustrazione di Harper's Weekly sull'assalto finale alla postazione di J. Brown
Data16- 18 ottobre 1859
LuogoHarper's Ferry (Virginia Occidentale)
Causaschiavitù negli Stati Uniti d'America
EsitoVittoria dell'United States Marine Corps
Schieramenti
Milizia della Virginia, milizia del Marylandguerriglieri
Comandanti
Effettivi
88 marines8 bianchi, 12 neri liberi, 1 schiavo, 1 schiavo fuggitivo
Perdite
1 morto e 1 ferito tra i militari, 6 morti e 9 feriti tra i civili10 uccisi, 7 feriti, 5 fuggiti
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Il raid di John Brown contro Harpers Ferry (noto anche come raid di John Brown o raid su Harper's Ferry)[1] fu un tentativo armato eseguito dal militante dell'abolizionismo negli Stati Uniti d'America John Brown nel 1859 con l'intento di dare il via ad una rivolta di schiavi, dopo aver preso possesso con la forza di un arsenale statunitense nella cittadina di Harper's Ferry nell'allora territorio della Virginia.

La banda di insurrezionalisti composta da 22 membri[2] venne sconfitta da una compagnia dell'United States Marine Corps[3] guidata dal primo tenente[4] Israel Greene[4][5]. Il colonnello Robert Edward Lee fu parte del comando generale dell'operazione volta a riconquistare l'arsenale.

Brown aveva originariamente chiesto sia ad Harriet Tubman che a Frederick Douglass, entrambi incontrati nel corso dei suoi anni trascorsi a Springfield (Massachusetts) in qualità di propagandista abolizionista, di unirsi a lui nell'incursione progettata: Tubman era però stata prevenuta da un'improvvisa malattia, mentre Douglass declinerà l'invito ritenendo tutto il piano irrimediabilmente destinato al fallimento[6].

Premesse[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cronologia degli eventi principali che hanno portato alla guerra di secessione americana e Bleeding Kansas.

Preparativi[modifica | modifica wikitesto]

Il "capitano" John Brown nel 1859.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: John Brown (attivista) § Attacco al cuore del Sud.

Brown e i suoi accoliti affittarono la Kennedy Farm[7] costituita in nient'altro che una piccola capanna di tronchi posta nelle immediate vicinanze del centro urbano[8] (a non più di 6,4 km e mezzo a Nord) e presso la comunità di Dargan nella Contea di Washington (Maryland)[9], prendendo la residenza sotto il nome il Isaac Smith.

Il gruppetto giunto con lui si rivelerà alla fine minimamente addestrato per l'azione militare che si avrebbe avuto l'intenzione di realizzare. In tutto comprendevano 18 uomini, 13 bianchi e 5 negri).

Le associazioni abolizioniste operanti nel Nord inviarono 198 fucile Sharps calibro 52 con otturatore a retrocarica (parte delle Bibbie di Beecher già utilizzate durante il Bleeding Kansas) e 950 picche (ottenute a fine settembre dal manifatturiero Charles Blair della "Collinsville Axe Co." di Collinsville (Connecticut)).

La preparazione del progetto di guerriglia richiese in tutto almeno 3 mesi. L'armeria (armi) federale costituiva un'enorme complesso di edifici che fabbricava armi di piccolo calibro per l'United States Army, dotata di un arsenale-magazzino che si pensava potesse contenere in quel momento fino a 100.000 moschetti e fucili[10].

Brown tentò di attrarre a sé il maggior numero possibile di reclute tra i "negri liberi" del Nord; in una precedente riunione tenutasi nei pressi di una cava a Chambersburg provò ad assoldare Douglass in qualità di ufficiale di collegamento con gli schiavi del Sud per provocarne un'insurrezione generale.

Fu durante questo incontro che l'ex schiavo Shields Green[11] acconsentì ad unirsi a J. Brown[12] nel suo attacco contro le istituzioni statunitensi[13]; Green dichiarò a Douglass: "credo che andrò con il vecchio", mentre quest'ultimo rifiutò indicando con chiarezza a Brown che riteneva si sarebbe trattato niente più che di una missione suicida[14].

Il piano avrebbe finito per consistere in un attacco in piena regola alla legittimità del governo federale degli Stati Uniti d'America e che "avrebbe schierato l'intero paese contro di noi... Non ne uscirai mai vivo", avvertì Douglass; ma Brown rimase irremovibile nel suo proposito di lotta armata per la liberazione degli schiavi[15].

La Kennedy Farm in cui prese alloggio Brown assieme ai suoi uomini.

La Kennedy Farm[16] cominciò presto a fungere da caserma, arsenale, deposito di rifornimenti, sala mensa, club di discussione e abitazione; si rivelò molto affollata e la vita quotidiana assai monotona. Brown si preoccupò anche di non destare alcun sospetto tra i vicini contadini; di conseguenza si rimaneva rinchiusi all'interno per tutto il giorno, senza molto da fare se non studiare, esercitarsi, discutere di politica o di religione e fare giochi di carte e partite a dama.

La nuora di Brown - Matha - faceva le veci di cuoca e governante, mentre sua figlia Anne era assegnata al "posto di guardia"; Brown intestò la fattoria alle due donne per cercare di sviare gli eventuali sospetti che inevitabilmente si sarebbero raccolti attorno ad un gruppo di soli uomini. Uscivano solamente di notte per addestrarsi e respirare un po' di aria fresca; i temporali erano i benvenuti poiché coprivano i rumori degli spari ai vicini[17].

Egli non ebbe mai in programma di fare un'incursione improvvisa e fuggire subito dopo in direzione delle montagne; piuttosto intendeva utilizzare i fucili e le picche sequestrati nell'arsenale, oltre alle armi che già aveva portato con sé, per armare gli schiavi ribelli con lo scopo precipuo di terrorizzare gli schiavisti virginiani. Credette che nella prima notte di azione da 200 a 500 schiavi neri si sarebbero uniti a lui nella "lotta di liberazione".

Sottovalutò ampiamente sia la milizia che le truppe dell'esercito regolare, ridicolizzando tutti coloro che avrebbero avuto la sventura di opporglisi con la forza. Progetto quindi di mandare dei rappresentanti nelle piantagioni dei dintorni per radunare gli schiavi alla battaglia che sarebbe inevitabilmente scoppiata. Ebbe anche in programma di tenere sotto controllo l'intera Harper's Ferry per un breve periodo, attendendosi che molti volontari sia bianchi che neri si sarebbero spontaneamente uniti a lui appena si fosse trovato sotto il fuoco nemico.

Avrebbe quindi fatto muovere rapidamente i suoi uomini verso Sud, inviando bande armate lungo la strada con il compito di liberare gli schiavi, ottenere provviste, cavalli e ostaggi con conseguente distruzione del morale degli schiavisti "peccatori". Il progetto di movimento prevedeva di seguire la linea dei Monti Appalachi fino al Tennessee meridionale e perfino di raggiungere l'Alabama - il cuore pulsante del profondo Sud - compiendo incursioni periodiche nelle pianure su entrambi i lati[18].

Conoscenza del proposito[modifica | modifica wikitesto]

Brown pagò ad Hugh Forbes 600 dollari per farlo diventare il suo supervisore e addestratore generale; si trattava di un mercenario inglese[19] il quale aveva già avuto l'occasione di servire Giuseppe Garibaldi nel corso della Prima guerra d'indipendenza italiana e durante l'Assedio di Roma (1849). Il suo Manual for the Patriotic Volunteer[20] venne rinvenuto tra i documenti di Brown poco dopo il raid. Assieme discussero sulla strategia militare da adottare e su quanto denaro fosse necessario; Forbes ne richiese di più di modo che la propria famiglia rimasta in Europa potesse unirsi a lui[21].

Non riuscendo ad ottenere quanto sperato l'avventuriero britannico inizierà ad inviare lettere minatorie ai sostenitori di Brown nel tentativo di ottenere i fondi desiderati; in mancanza di un impegno in tal senso si recò a Washington per incontrare i senatori Repubblicani William Seward (politico) e Henry Wilson. Forbes denunciò quindi Brown a Seward definendolo un "uomo pericoloso" che andava trattenuto, ma non rivelò i piani per il raid.

Forbes esporrà invece parzialmente il progetto in corso a Wilson e poi anche ad altri. Il parlamentar scrisse pertanto a Samuel Gridley Howe[22][23], un sostenitore di Brown, consigliandogli di cercare di ottenere dai suoi colleghi abolizionisti il recupero delle armi destinate all'uso nel Bleeding Kansas; a Brown venne così detto che le armi entrate in suo possesso non dovevano essere usate "per altri scopi, come si sente dire in giro"[24].

In risposta a tali avvertimenti Brown dovette così temporaneamente ritornarsene nel Kansas per cercare di riconquistare il sostegno perduto e contemporaneamente per screditare Forbes; alcuni storici ritengono che questo viaggio improvviso abbia in conclusione ritardato gravemente l'azione in programma, costando molto tempo prezioso a Brown[25].

Le stime stilate parlano di almeno 80 persone implicate che sarebbero state direttamente a conoscenza del raid pianificato in anticipo da Brown; in molti ebbero ragione di credere che egli stesse contemplando una mossa di guerriglia contro l'intero Sud schiavista. Uno di quelli che sicuramente sapeva cosa stava bollendo in pentola fu l'artista David John Gue di Springdale (Iowa)[26].

Gue era un affiliato al Quaccherismo che credeva che Brown e i suoi uomini sarebbero stati uccisi; assieme al fratello e ad un altro adepto si deciderà di mettere in guardia il governo "per proteggere Brown dalle conseguenze della sua stessa avventatezza". Inviò pertanto una lettera anonima datata 20 agosto 1859 al Segretario alla Guerra degli Stati Uniti d'America John Buchanan Floyd facente parte della presidenza di James Buchanan[27].

La lettera diceva che il "vecchio John Brown stava progettando di organizzare una rivolta degli schiavi nel Sud; affermava inoltre ch'egli possedeva un agente segreto operante in un'armeria del Maryland. Gue avvertì infine che Brown aveva programmato di entrare in Virginia con una banda di guerriglieri; l'informatore riconobbe di aver paura di rivelare la propria identità, ma chiese espressamente a Floyd di non ignorare la sua relazione per questo motivo[28].

Gue sperò che il ministro non esitasse a mandare i soldati ad Harper,s Ferry e che la maggior protezione militare riscontrata avrebbe motivato Brown a desistere dai suoi piani insurrezionali. Sebbene il presidente James Buchanan offrì a suo tempo una ricompensa di 250 dollari statunitensi per catturare Brown sembra che Floyd non collegò la lettera inviatagli con il "John Brown" divenuto sinistramente celebre nel Kansas per il massacro del Pottawatomie[29].

Sapeva inoltre assai bene che il Maryland non possedeva un'armeria (Harper's Ferry si trova difatti dall'altra parte del fiume rispetto allo Stato in questione). Floyd pensò pertanto che lo scrittore anonimo non fosse altro che un mitomane e se ne dimenticò presto; più tardi avrà l'occasione di dichiarare che "uno schema di tale malvagità ed oltraggio non poteva essere concepito da nessun cittadino degli Stati Uniti"[30].

Operazione[modifica | modifica wikitesto]

16 ottobre[modifica | modifica wikitesto]

Il 16 ottobre del 1859 alle 22.30 circa - una domenica - Brown si lasciò alle spalle 4 dei suoi uomini a fare da retroguardia, tra cui il figlio Owen Brown, il ventenne Barclay Coppock e Frank Meriam; condusse il resto alle porte della cittadina.

Qui diede l'incarico a John Cook Jr. di catturare il colonnello Lewis Washington, pronipote di George Washington[31], assalendolo nella sua vicina proprietà di "Beall-Air"[32], sequestrando poi alcuni dei suoi schiavi e impossessandosi di due reliquie appartenute al 1º presidente da lui possedute[33]: una spada - presumibilmente offerta a Washington da Federico II di Prussia - e due pistole donategli da Gilbert du Motier de La Fayette, che Brown considerava essere dei potenti talismani[34].

La squadra svolse con estrema diligenza la missione che le era stata affidata e tornò indietro attraversando l'abitazione di Allstadt, ove prese in consegna altri ostaggi; il gruppo principale diretto da Brown riuscì invece a catturare numerosi guardiani di piantagione, ma anche semplici cittadini[35]. Ci si doveva impossessare delle armi e fuggire rapidamente prima che potesse esser dato l'allarme: il raid iniziò così sotto i miglior auspici e parve procedere al meglio[36].

L'ingresso dell'arsenale di Harpers Ferry nel 1862.

Tagliarono il filo del telegrafo ed occuparono un treno della "Baltimore and Ohio Railroad"[37]. La prima vittima dell'incursione sarà però proprio un "negro libero", Hayward Shepherd, controllore dei bagagli nelle carrozze riservate agli afroamericani: non essendosi consegnato al loro "Alt!" venne preso a fucilate e ucciso[38].

Per qualche strana ragione rimasta oscura Brown decise poco dopo che il treno continuasse la sua corsa, liberando il conduttore il quale non esitò ad avvisare le autorità alla prima fermata nella stazione successiva.

Brown era sicuro che si sarebbe conquistato il sostegno degli schiavi locali, arruolandoli così nella ribellione. Ma la massiccia insurrezione preventivata non si verificò affatto, in quanto non si sparse la voce sulla rivolta in corso e neppure gli schiavi delle proprietà situate nelle immediate vicinanze ne vennero a sapere alcunché. Benché i cittadini bianchi iniziarono presto ad impugnare le armi ed ad impegnarsi in uno scontro a fuoco con i rivoltosi, gli uomini di Brown riuscirono ad impossessarsi dell'armeria entro quella stessa serata.

17 ottobre[modifica | modifica wikitesto]

I militari scopersero gli uomini di Brown la mattina del 17 ottobre; milizie locali, agricoltori e commercianti cominciarono a circondare l'armeria. Quando una compagnia della milizia occupò il ponte che attraversava il fiume Potomac qualsiasi via di fuga per gli assalitori venne interrotta.

Il fortino di John Brown in cui si asserragliarono i rivoltosi.

Nel corso della giornata 4 cittadini furono uccisi, incluso il sindaco. Comprendendo che la sua via di fuga era stata tagliata Brown prese con sé 9 dei suoi prigionieri e si trasferì nella sala macchine più piccola, che sarebbe divenuta nota come Fortino di John Brown.

Venne bloccato ogni possibile ingresso attraverso finestre e porte e furono scambiati sporadici colpi d'arma da fuoco con le forze assedianti. Ad un certo punto "il Capitano" mandò fuori il figlio Watson e Aaron Dwight Stevens[39] con una bandiera bianca, ma il primo fu ferito a morte e il secondo colpito e catturato. Il raid stava rapidamente fallendo.

Uno del gruppo, William H. Leeman, preso dal panico tenterà di fuggire attraversando il fiume a nuoto, ma venne ferito gravemente ed in seguito morirà. Durante le intermittenti riprese della sparatoria anche l'altro figlio di Brown, Oliver, risulterà essere colpito e morirà poco dopo[40].

Nel frattempo - verso le ore 15 - una compagnia di miliziani guidata dal capitano E. G. Alburtis giunse in treno da Martinsburg (Virginia Occidentale); la maggior parte dei membri erano degli impiegati della "Baltimore & Ohio Railroad". La milizia costrinse i rivoltosi ad asserragliarsi all'interno della sala-motori, ma questa riuscì ad irrompere nella guardiola e a liberare altri 2 dozzine di prigionieri. Nello scontro che ne seguì rimasero feriti 8 miliziani. In seguito Alburtis dichiarerà che avrebbe potuto porre fine al raid già in quel momento se solo avesse avuto a disposizione un numero maggiore di volontari[41].

L'allora tenente colonnello Robert Edward Lee guidò le truppe contro John Brown.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di James Buchanan § Aggravamento delle tensioni sulla questione della schiavitù.

Alle 15:30 il presidente James Buchanan ordinò ad una compagnia degli United States Marine Corps (le uniche truppe governative presenti nelle immediate vicinanze) di marciare sulla cittadina sotto il comando del Brevetto colonnello Robert Edward Lee, allora tenente colonnello del "2nd U.S. Cavalry Regiment".

Lee si trovava in congedo dal proprio reggimento di stanza nel Texas quando venne chiamato frettolosamente a dirigere il distaccamento e dovette comandarlo mentre indossava ancora i suoi abiti civili; inizialmente egli offrì il ruolo di dare l'assalto al "fortino" alle unità miliziane locali già schierate; ma entrambi i suoi comandanti rifiutarono e quindi Lee si dovette rivolgere ai marines[42].

«Con un figlio morto al suo fianco e un altro ferito, egli tastava il polso del figlio moribondo con una mano e con l'altra teneva il fucile e comandava i suoi uomini con la massima compostezza, incoraggiandoli ad essere fermi e vendere le loro vite al più caro prezzo possibile... contento, scrisse, di morire per la Verità eterna di Dio[43]

Un'illustrazione da un giornale del tempo che mostra l'interno della casa macchine immediatamente prima che la porta venisse scardinata dai reparti dei marines.

18 ottobre[modifica | modifica wikitesto]

La mattina del 18 venne inviato il tenente James Ewell Brown Stuart, che prestò servizio in qualità di aiutante di campo volontario, per negoziare una resa di Brown e dei suoi seguaci. Lee informò Israel Greene che in caso di risposta negativa avrebbe diretto i marines all'attacco.

Stuart si diresse quindi verso la parte anteriore della sala macchine e qui riferì a Brown che i suoi uomini sarebbero stati risparmiati se si fossero consegnati spontaneamente; questi rifiutò e, mentre Stuart si allontanava, segnalò un "pollice verso" a Greene e ai suoi uomini in piedi nelle vicinanze.

Poco dopo il distaccamento dei marines[44] cominciò ad esser guidato all'attacco; equipaggiati con pesanti mazze tentarono di sfondare la porta, ma i loro sforzi non sortirono alcun effetto. Greene recuperò una scala di legno ed assieme a 10 marines la utilizzò come ariete per forzare gli ingressi anteriori privi di serramenti interni. Greene sarà il 1° ad entrare e con l'aiuto di Lewis Washington identificò e individuò John Brown. In seguito egli avrà modo di raccontare quali furono gli eventi che si verificarono subito dopo:

«Più velocemente di quanto pensassi ho calato la mia spada con tutte le mie forze sulla testa di Brown. Si stava muovendo quando il colpo cadde e suppongo di non averlo colpito dove volevo, perché ricevette una profonda sciabolata nella parte posteriore del collo. Cadde privo di sensi dalla sua parte, poi rotolò sulla schiena. Aveva ancora in mano una carabina da cavalleria corta.

Penso che abbia appena fatto in tempo a sparare mentre raggiungevo nuovamente il colonnello Washington, perché il Marine che mi ha seguito nell'apertura fatta dalla scala ha ricevuto un proiettile nell'addome, a causa della quale è morto in pochi minuti. Il colpo potrebbe altresì anche essere stato fatto esplodere da qualcun altro del gruppo degli insorti, ma penso che fosse di Brown.

Istintivamente, mentre Brown cadeva, gli diedi una sciabolata nel seno sinistro. La spada che portavo era un'arma leggera e colpì qualcosa di duro - alcuni degli oggetti che Brown portava con sé - tanto che non riuscì a penetrare. La lama si è piegata in due[45]

In 3 minuti tutti i componenti la banda rimasti ancora vivi vennero fatti prigionieri. L'azione si era conclusa.

19 ottobre[modifica | modifica wikitesto]

Lee diede un resoconto degli eventi che ebbero luogo ad Harper's Ferry. Secondo i suoi appunti credeva che Brown fosse un pazzo: "il piano di fare irruzione nell'arsenale era il tentativo di un fanatico o di un pazzo". Credette anche che gli afroamericani assoldati per eseguire il raid fossero stati forzati: ""I neri, che lui ha costretto a lasciare le loro case in questo quartiere, per quanto ho potuto constatare, non gli hanno dato alcuna assistenza volontaria"[46].

Lee contribuì anche a creare il "momentaneo successo" di John Brown - attendendo quasi una giornata intera prima di decidersi ad attaccarlo - creando in tal modo panico e confusione tra i civili ed "ingrandendo" di molto le stime sul numero dei partecipanti effettivi coinvolti nel raid[46].

"Tutti i veri cristiani che credono nell'immortalità dell'anima attraverso Gesù Cristo sono invitati a pregare per il capitano John Brown".

Poco più tardi però a smentirne le conclusioni tratte vi sarà lo stesso governatore della Virginia Henry Alexander Wise il quale, dopo aver fatto affiggere manifesti invitando la popolazione a pregare per l'anima del condannato, dichiarerà:

«Si sbagliano di grosso coloro che lo considerano un pazzo... Egli è invero un uomo di mente lucida, coraggioso, forte e schietto. Egli è freddo, calmo e indomabile... mi ha ispirato una grande fiducia nella sua sincerità[47]

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

La vecchia prigione di Charles Town ove venne tenuto prigioniero J. Brown.

«Vorrei cantare di come un vecchio alto,
capelli bianchi, salì il patibolo in Virginia,
Io mi trovavo presente, serrai i denti in silenzio,
osservai. Molto accosto io t'ero, o vecchio, quando
calmo e indifferente, ma tremulo per l'età e le ferite
non pur rimarginate, salisti il patibolo.»

(Walt Whitman, Foglie d'erba[48])

Il colonnello Lee e John Stuart perlustrarono le campagne circostanti alla ricerca dei fuggiaschi che avevano partecipato all'attacco. Pochi dei soci di Brown riuscirono a mettersi in salvo e quei pochi vennero ospitati dagli abolizionisti del Nord, tra cui l'afroamericano William Still[49].

Brown fu portato in tribunale nella vicina città di Charles Town per sottoporlo ad un equo processo. Fu dichiarato colpevole di reato contro il Commonwealth della Virginia e condannato all'impiccagione, da eseguirsi il 2 di dicembre seguente.

Illustrazione del momento dell'esecuzione.

Fu testimone dell'esecuzione anche l'attore John Wilkes Booth, che in seguito avrebbe partecipato all'assassinio di Abraham Lincoln.

In quell'ultimo giorno che gli rimaneva ancora da vivere Brown scrisse il suo ultimo testamento:

L'ultimo biglietto "profetico" vergato da John Brown.

«Io, John Brown, sono ora abbastanza certo che i crimini di questa terra colpevole non saranno mai epurati se non con il sangue. Questo ora penso: vanamente mi sono lusingato che ciò potesse essere realizzato senza molto spargimento di sangue[50]

Quattro membri del raid furono giustiziati il ​​16 dicembre e altri due il 16 marzo del 1860. Nel suo ultimo discorso, al processo, Brown disse alla corte:

«... se avessi interferito così a favore dei ricchi, dei potenti, degli intelligenti, dei cosiddetti grandi, o in nome di qualcuno dei loro amici, padre, madre, fratello, sorella, moglie o figli, o verso qualcuno di quella classe, e avessi sofferto e sacrificato tutto ciò che possedevo in questo, allora sarebbe andato tutto bene; ed ogni uomo in questa corte lo avrebbe ritenuto un atto degno di ricompensa piuttosto che una punizione[51]

I meridionali coltivavano un atteggiamento ambivalente nei confronti dei loro schiavi; molti bianchi americani del profondo Sud vivevano nella paura costante di un'insurrezione generale. Paradossalmente sostenevano però anche che gli schiavi venissero trattati bene e con estremo riguardo e che pertanto fossero contenti di vivere in tale condizione. Dopo che i soldati ebbero abbandonato la città molti cominciarono in un primo tempo a temere le insurrezioni e finanche l'invasione armata da parte degli abolizionisti[52].

"John Brown, il martire" in un'illustrazione nordista.

La reazione del Sud entrò nella sua seconda fase intorno al periodo dell'esecuzione di Brown. I sudisti si dimostrarono difatti sollevati dal fatto che nessuno schiavo si fosse offerto volontario per aiutare Brown; si sentirono pertanto giustificati nelle loro affermazioni secondo cui gli schiavi erano felici così come stavano.

Dopo che i nordisti ebbero espresso tutta la loro ammirazione per le motivazioni di Brown, con alcuni che lo considerarono un autentico martire, l'opinione del Sud si evolvette in quello che lo storico James M. McPherson ha definito una "furia irragionevole"[53].

Il filosofo e poeta abolizionista Henry David Thoreau si schiererà apertamente dalla parte dell'"eroe" John Brown.

La prima reazione settentrionale tra i sostenitori dell'anti-schiavismo al raid di Brown fu un rimprovero sconcertato. William Lloyd Garrison lo ebbe a definire "errato, selvaggio e apparentemente pazzo". Ma attraverso il processo e la sua esecuzione Brown fu rapidamente trasformato in un eroe martirizzato.

Henry David Thoreau in A Plea for Captain John Brown[54] affermerà: "penso che per una volta i fucili e i revolver Sharp siano stati impiegati in una causa giusta: gli strumenti erano nelle mani di chi poteva usarli al meglio". Di Brown disse: "ha una scintilla di divinità in lui"[55] (Testo completo su Wikisource).

Anche se "era pazzo", scrisse il settimanale religioso l'Independent, "il motivo dominante della sua dimostrazione era sublime"[56].

Per il Sud Brown non era invece altro che un assassino che voleva privarli del loro sacrosanto diritto alla proprietà schiavista. Il Nord "ha giustificato e applaudito il furto, l'omicidio e il tradimento" declamò "De Bow's Review"[57].

Schiavi liberati[modifica | modifica wikitesto]

Il testamento del sindaco Beckham richiese la liberazione di Isaac Gilbert, di sua moglie e dei tre figli dopo la sua morte. Quando Edwin Coppock uccise Beckham i cinque schiavi furono liberi[58].

Vittime[modifica | modifica wikitesto]

La colonna eretta per onorare i "cittadini colorati di Oberlin (Ohio)" che morirono durante o a causa della loro partecipazione al raid di John Brown su Harper's Ferry.

Uccisi[modifica | modifica wikitesto]

  • John Henry Kagi[59], ferito a morte mentre cercava attraversava il fiume. Prima sepolto nella fossa comune a Harper's Ferry, nel 1899 in una fossa comune vicino a John Brown a North Elba.)
  • Jeremiah G. Anderson (all'età di 26 anni è stato colpito e ucciso dalla baionetta di un marine durante l'assalto finale alla casa dei motori. Il corpo venne rivendicato dal "Winchester Medical College" come cadavere da utilizzare per i corsi di medicina (ultimo luogo di riposo sconosciuto).
  • William Thompson,prima sepolto nella fossa comune a Harpers Ferry; nel 1899 in una fossa comune vicino John Brown a North Elba.
  • Dauphin Thompson (ucciso durante l'assalto finale, sepolto per la prima volta nella fossa comune a Harpers Ferry), nel 1899 in una fossa comune vicino a John Brown a North Elba.
  • Oliver Brown (all'età di 21 anni, il più giovane dei tre figli di John Brown a partecipare all'azione, fu ferito a morte il giorno 17 e morì il giorno dopo. Fu sepolto per la prima volta nella fossa comune a Harpers Ferry e ri-sepellito nel 1899 in una fossa comune vicino a John Brown a North Elba.
  • Watson Brown (all'età di 24 anni fu ferito mortalmente fuori dalla casa dei motore mentre trasportava con sé una bandiera bianca per negoziare con la milizia avversaria, morì due giorni dopo. Il suo corpo fu rivendicato dal "Winchester Medical College" come cadavere per l'insegnamento. Le truppe dell'Union Army incendiarono il college durante un attacco nel corso della guerra civile. Brown fu nuovamente sepolto nel 1882 in una tomba vicino a suo padre, a North Elba).
  • Stewart Taylor di Uxbridge (Canada). Prima sepolto nella fossa comune a Harpers Ferry; nel 1899 in una fossa comune vicino a John Brown a North Elba.
  • William Leeman, ucciso mentre cercava di fuggire attraverso il fiume. Prima sepolto nella fossa comune a Harpers Ferry, nel 1899 in una fossa comune vicino a John Brown a North Elba.
  • Lewis Sheridan Leary, un nero libero di 24 anni, è stato ferito mortalmente mentre cercava di fuggire attraverso lo Shenandoah (fiume statunitense). Era di stanza nella fabbrica dei fucili assieme con Kagi. Si presume che fosse stato sepolto nella tomba di John Brown a North Elba[60]. Un cenotafio alla memoria si trova a Oberlin (Ohio)[61].
  • Dangerfield Newby[62] (a circa 35 anni, nato in schiavitù e con un padre bianco che non era il suo padrone, gli fu dato il permesso di trasferirsi in Ohio insieme alla madre e ai suoi fratelli; ma quando cercò di ottenere la libertà per sua moglie e i figli il loro padrone rifiutò e questo fatto ispirò Newby ad unirsi al raid di Brown: fu il primo raider ucciso (il suo corpo fu mutilato, ad esempio le sue orecchie furono tagliate da qualcuno nella folla come souvenir). Prima fu sepolto ad Harpers Ferry , nel 1899 in una fossa comune vicino a John Brown a North Elba.
  • Shepherd Heyward[63] (addetto afroamericano al servizio-bagagli della stazione, sepolto nel cimitero di Winchester (Virginia) (la tomba non è contrassegnata)[64].
  • Thomas Boerly (cittadino).
  • George W. Turner (cittadino).
  • Fontaine Beckham[65] (sindaco della città).
  • Uno schiavo appartenente al colonnello Washington.
  • Uno schiavo ostaggio appartenente a John Allstad.

Si sostiene da più parti che i due schiavi si unirono spontaneamente ai guerriglieri di Brown, mentre altre versioni dei fatti invece asseriscono che Brown li costrinse a combattere (questa sarà l'opinione di Lee, vedi sopra), ma uno fu ucciso mentre cercava di fuggire attraverso il Potomac (fiume), l'altro fu ferito e più tardi morì nella prigione di Charles Town).

Feriti[modifica | modifica wikitesto]

  • Rimasero feriti 9 civili.
  • Il soldato Matthew Ruppert (colpito in faccia durante l'assalto alla sala macchine, sopravvissuto).

Catturati[modifica | modifica wikitesto]

  • John Brown, rimasto ferito. Processato, condannato e giustiziato tramite impiccagione il 2 dicembre del 1859 nella vicina città di Charles Town.
  • Aaron Dwight Stevens (ferito e catturato il 18 di ottobre. Impiccato il 16 marzo del 1860 a Charles Town. Prima sepolto nell'"Eagleswood Mansion" di Perth Amboy; nel 1899 in una fossa comune vicino a John Brown a North Elba[66].
Foto di Edwin Coppock.
  • Edwin Coppock, fratello di Barclay. All'età di 24 anni, durante il raid ha sparato e ucciso il sindaco di Harper's Ferry Fontaine Beckham; è stato poi giustiziato a Charles Town il 16 dicembre del 1859 e sepolto a Salem (Ohio).
  • John Anthony Copeland, Jr.[67][68] Un nero libero di 25 anni, si unì alla banda insieme a suo zio Lewis Sheridan Leary, catturato durante il raid e giustiziato il 16 dicembre del 1859 a Charles Town. Il "Winchester Medical College" lo utilizzerà come "cadavere didattico"[69]. L'ultimo luogo di riposo è sconosciuto; un cenotafio alla sua memoria si trova a Oberlin (Ohio)[70].
  • Shields Green (a circa 23 anni, era uno schiavo fuggito dalla Carolina del Sud. Catturato il 18 ottobre e impiccato il 16 dicembre a Charles Town. Il corpo fu rivendicato dal "Winchester Medical College". L'ultimo luogo di riposo è sconosciuto. Un cenotafio alla sua memoria si trova a Oberlin.
  • John Edwin Cook, scappato in Pennsylvania ma presto catturato. Impiccato il 16 dicembre del 1859 a Charles Town. Il corpo venne inviato a New York.
  • Albert E. Hazlett, scappato in Pennsylvania ma presto catturato. Impiccato il 16 marzo del 1860. Sepolto nell'"Eagleswood Mansion" a Perth Amboy[66]; sepolto nuovamente nel 1899 in una fossa comune vicino a John Brown a North Elba.

Gli ultimi 4 componenti la banda fuggirono e furono catturati circa sei mesi dopo

Sfuggiti alla cattura[modifica | modifica wikitesto]

Proteste contro Donald Trump a Greensboro: "John Brown vive. Zona libera dal fascismo. Distruggere il potere bianco".

Storiografia[modifica | modifica wikitesto]

Lo storico italiano della guerra di secessione americana Raimondo Luraghi afferma che vi sono buone probabilità che John Brown fosse a conoscenza dei tentativi di azione insurrezionalista messi in opera dai Fratelli Bandiera e da Carlo Pisacane nel Regno delle Due Sicilie e che si sia pertanto ispirato ad esse (divenute famose grazie ai giornali newyorkesi i quali ne parlarono al tempo diffusamente e con dovizia di particolari)[80].

Pare inoltre certo che tenesse in alta considerazione sia Giuseppe Mazzini che Giuseppe Garibaldi (quest'ultimo residente a New York tra il 1850 e il 1852). Il suo proposito si sarebbe dunque incentrato sugli ideali rivoluzionari e liberati della Carboneria italiana volti a scalzare il dominio oppressivo della Restaurazione europea nella penisola italiana[81].

La spedizione dei Mille, rimarca Luraghi "non differì sostanzialmente da quella di J. Brown, dei fratelli Bandiera e di Pisacane: le maggiori forze con cui mosse Garibaldi erano altrettanto irrilevanti di fronte al compito di abbattere l'armatissimo Regno borbonico quanto quelle dei suoi sfortunati predecessori". L'unica differenza sarebbe stata che Garibaldi si mosse quando la situazione era matura per la rivoluzione; la piccola banda d'insorti funzionò quindi da innesco per l'esplosione[82].

F. P. Sanborn, uno dei più stretti collaboratori del capitano Brown, già nel 1885 affermò con chiarezza che l'impresa era stata

«del tutto simile nelle sue caratteristiche a quella che Garibaldi avrebbe condotto sei mesi più tardi in Sicilia per rovesciare colà l'infame tirannia borbonica. L'eroe italiano riuscì e divenne dittatore dell'isola da lui conquistata; l'eroe americano fallì per il momento e fu messo a morte[83]

La pietra tombale di John Brown a North Elba.
Litografia di John Brown datata 1939.
Il "John Brown Wax Museum" ad Harper's Ferry.
Statua dedicata a John Brown nella Contea di Miami (Kansas).

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Coordinate: 39°19′23″N 77°43′49″W / 39.323056°N 77.730278°W39.323056; -77.730278