John Brown (attivista)

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« Egli è un uomo di meda statura solido, snello e muscoloso, ed ha nei suoi movimenti una sveltezza felina. I suoi capelli sono color pepe e sale e irti come setole; ha una lunga e ondeggiante barba da caprone la quale gli conferisce un aspetto patriarcale: i suoi occhi sono grigi e penetranti[1]. »

Dagherrotipo di John Brown, ca. 1856

John Brown (Torrington, 9 maggio 1800Charles Town, 2 dicembre 1859) è stato un attivista fautore dell'Abolizionismo negli Stati Uniti d'America, dedito alla causa dell'Underground Railroad, che credeva e sosteneva l'insurrezione armata come l'unico modo per rovesciare l'istituzione della schiavitù negli Stati Uniti d'America..

Attirò per la prima volta l'attenzione su di sé quando guidò piccoli gruppi di volontari durante la crisi del Bleeding Kansas del 1855-1860, insoddisfatto del pacifismo propugnato dal movimento abolizionista organizzato: "questi uomini parlano e basta, ciò di cui abbiamo bisogno è invece l'azione!"

Nel maggio del 1856, assieme ai suoi sostenitori, uccise cinque coloni filo-schiavisti nel massacro del Pottawatomie, che fu la risposta al saccheggio di Lawrence da parte delle forze favorevoli allo schiavismo. Brown poi comandò nella Battaglia di Black Jack (2 giugno) e nella Battaglia di Osawatomie (30 agosto).

Nel 1859 condusse un'incursione nell'arsenale di Harpers Ferry (un'armeria federale nell'odierna Virginia Occidentale) per avviare un movimento di liberazione tra gli schiavi; sequestrò dei civili, ma sette persone rimasero uccise e più di dieci ferite. Intendeva armare gli schiavi ma l'attacco fallì: era il raid di John Brown contro Harpers Ferry.

Entro 36 ore gli uomini di Brown erano fuggiti, uccisi o catturati da agricoltori locali, truppe della milizia e United States Marine Corps guidati da Robert Edward Lee. Venne processato per tradimento contro il Commonwealth della Virginia, per l'assassinio di cinque persone e per aver incitato a una rivolta gli schiavi locali: quindi dichiarato colpevole e sottoposto all'impiccagione nel dicembre del 1859[2].

Gli storici concordano sul fatto che la sua azione abbia intensificato le tensioni che hanno portato alla secessione del Sud un anno dopo e alla Guerra di secessione americana. Il raid di Brown catturò l'attenzione della nazione intera; i sudisti temettero che fosse solo il primo di molti "complotti nordisti" atti a provocare una ribellione generale degli afroamericani che avrebbe potuto mettere in pericolo le loro vite, mentre i Repubblicani respinsero la nozione e affermarono che non avrebbero interferito con la schiavitù nel Sud.

Gli venne dedicata una canzone divenuta subito assai popolare, John Brown's Body, una marcia ed inno di battaglia informale delle truppe dell'Union Army durante la successiva guerra civile che lo ritrae come un martire. Le tattiche utilizzate lo rendono ancora oggi una figura controversa. A volte viene ricordato come un eroe e un visionario, talvolta invece vilipeso come un pazzo e un terrorista[3].

Lo storico James William Loewen esaminò i libri di testo della storia degli Stati Uniti d'America e notò che gli studiosi lo consideravano perfettamente sano di mente fino al 1890 circa, per poi essere generalmente ritratto come folle dal quel momento in poi fino a circa il 1970[4].

La firma autografa del capitano Brown.

Giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

« È indubbio che in lui l'atteggiamento abolizionista nascesse da una profonda rivolta morale, generata ad un tempo dall'educazione religiosa e dalle tradizioni della Nuova Inghilterra che dalla profonda sensibilità all'appello della solidarietà umana...
l'intransigenza puritana nei confronti del peccato lo portava però su posizioni di intolleranza moralistica che lo rendevano pronto a colpire coloro i quali ai suoi occhi apparivano ribelli alle leggi divine e perciò stesso meritevoli soltanto di distruzione »

(Raimondo Luraghi[5].)
Owen Brown Sr. (data sconosciuta).

John Brown nacque l'8 maggio del 1800 a Torrington (Connecticut), quarto degli otto figli di Owen Brown (1771-1856) e Ruth Mills (1772-1808)[6] e nipote del capitano John Brown (1728-1776)[7]; in seguito crederà di poter rintracciare i propri antenati tra i puritani inglesi del XVII secolo, con ascendenze riconducibili ai Padri Pellegrini[8].

Ritratto del riformatore sociale e predicatore abolizionista Charles Grandison Finney, uno dei leader carimatici del Secondo grande risveglio.

Quando ebbe 5 anni la famiglia si dovette trasferire a Hudson (Ohio) ove il padre aprì un'attività di industria conciaria; questi sarà un forte sostenitore dell'Oberlin College[9] fin dalle sue prime fasi, anche se col tempo diverrà sempre più critico nei confronti della concezione di "perfezione cristiana"[10] promossa dall'istituzione scolastica facente capo al metodismo e resasi già particolarmente celebre grazie alla predicazione e all'insegnamento[11][12][13] di Charles Grandison Finney[14] e di Asa Mahan[15][16].

Brown ritirò la propria appartenenza alla Chiesa congregazionalista nel corso degli anni 1840 e non si unì mai ufficialmente a nessun'altra delle confessioni cristiane, ma sia lui che il padre Owen rimarranno nonostante tutto dei credenti nell'evangelicalismo abbastanza convenzionali per il periodo in questione, tutti incentrati ed estremamente attenti nella ricerca della "rettitudine personale".

La fede religiosa del futuro capitano è abbastanza ben documentata nelle carte del reverendo Clarence Gee, un esperto della famiglia Brown, conservate nella "Hudson [Ohio] Library and Historical Society". Fin dalla più tenera età imparò a diventare un devoto lettore dei Testi sacri e fu educato a pensare e ad operare assumendo il testo biblico come ispiratore e guida[17].

A 8 anni perse la madre e per lui fu un colpo terribile, da cui non si rimise mai del tutto; da quel momento in avanti svilupperà una malinconia profonda, difesa da uno schermo di ritrosia. Il padre, risoluto abolizionista, non tardò ad insegnare anche al figlio i valori ideali della libertà: a 12 anni conobbe un bambino schiavo coetaneo, episodio che lo turbò quando ebbe a confrontare la propria condizione con la sua. John, da buon puritano qual era fu portato a pensare che quel piccolo "negro" aveva un padre, Dio: di conseguenza il proprietario di schiavi peccava contro l'Altissimo[18].

Allora giurò guerra implacabile e odio inestinguibile allo schiavismo; in questa lotta sarebbe sceso con un fiero entusiasmo e contemporaneamente con l'intolleranza di un antico crociato, con l'energia inarrestabile e il terribile moralismo di un novello Oliver Cromwell. Quando avesse avuto l'occasione di agire avrebbe di certo fatto tremare il Sud[19].

Il capofamiglia Owen ebbe per un certo lasso di tempo come apprendista Jesse R. Grant, il futuro genitore del comandante dell'Union Army Ulysses S. Grant[20]. Giunto all'età di 16 anni l'adolescente John lasciò la casa paterna per recarsi a Plainfield (Massachusetts), ove s'iscrisse ad un programma di preparazione professionale; poco più tardi si ritroverà alla Morris Academy di Litchfield (Connecticut) (fondata dal'ufficiale dell'Esercito Continentale James Morris III)[21].

Pare assodato che in questo periodo sperasse ancora di poter diventare un ministro religioso del congregazionalismo, ma i risparmi gli scarseggiarono e cominciò a soffrire di una fastidiosa infiammazione agli occhi; ciò lo costringerà ad abbandonare l'Accademia e a fare ritorno nell'Ohio. A Hudson lavorò brevemente alla conceria del padre, prima di riuscire ad aprirne una propria appena fuori la città usufruendo della collaborazione del fratello adottivo.

Le sue letture della gioventù saranno le biografie di Cromwell, dei rivoluzionari francesi, di Napoleone Bonaparte, di Spartaco e Quinto Sertorio, poi anche le Vite parallele di Plutarco; in tal modo apprese a valutare in una maniera totalmente intrisa di romanticismo la funzione creatrice delle grandi personalità storiche. Conobbe le vicende della rivoluzione haitiana (il primo Stato a maggioranza africana libero nel mondo)[22].

Si rafforzò nell'odio ai tiranni, come ai loro tempi già avevano fatto Marco Giunio Bruto e Marco Porcio Catone: ma J. Brown unì alla fierezza del rivoluzionario il sentimento moralistico e l'intransigenza implacabile del fondatore di religioni o del profeta biblico[23].

Famiglia e carriera[modifica | modifica wikitesto]

Le fondamenta superstiti del "John Brown Tannery Site".

Nel 1820 sposò Dianthe Lusk ed il loro primo figlio, John Brown Jr.[24][25][26], nacque 13 mesi più tardi. Cinque anni dopo la nuova famiglia si trasferì a New Richmond nella Contea di Crawford (Pennsylvania), dove acquistò 200 acri (all'incirca 81 ettari) di terra; ne liberò 1/8 per costruirvi una capanna di tronchi, un fienile e un laboratorio da conciatore. Il "John Brown Tannery Site"[27][28] è stato inserito nel "National Register of Historic Places"[29] nel 1978[30].

L'abitazione di John Brown a New Richmond nella Contea di Crawford (Pennsylvania).

Entro un anno giunse ad impiegare fino a 15 assistenti ed apprendisti; Brown ottenne inoltre un discreto successo finanziario tramite l'allevamento del bestiame e l'agrimensura. Riuscirà in tal modo a contribuire alla creazione di un ufficio postale e alla fondazione di una scuola locale.

Nel corso di questo periodo gestirà anche una rete commerciale inter-statale coinvolgente la compravendita di capi d'allevamento e cuoio assieme ad un parente, Seth Thompson, originario dell'Ohio Orientale.

Nel 1831 uno dei figli gli morì; Brown stesso si ammalò e le imprese che a lui facevano capo cominciarono a risentirne, lasciandolo alla fine con numerosi debiti inevasi. Nell'estate del 1832 anche la moglie morì, poco dopo aver partorito un neonato troppo precoce il quale nacque morto. Ma già il 14 giugno dell'anno seguente sposò a 33 anni la sedicenne Mary Ann Day (15 aprile 1817 - 1 maggio 1884), originaria della contea di Washington (New York)[31]: avranno 13 figli, oltre ai 7 del suo precedente matrimonio.

La "John Brown Farmhouse" a Hudson (Ohio).

Nel 1836 si verificherà un nuovo trasferimento, questa volta a Franklin Mills (cittadina successivamente ribattezzata col nome di Kent (Ohio) in onore dell'industriale ferroviario Marvin Kent). Qui prese in prestito del denaro per poter comprare alcuni terreni della zona, costruendo e gestendo una conceria affacciata sul fiume Cuyahoga usufruendo dell'apporto societario del banchiere Zenas Kent[32][33]. I due subiranno gravi perdite finanziarie a causa della vasta crisi che sopraggiunse di lì a breve, (nel 1839), la quale colpì le regioni del West ben più severamente di quanto non fece il panico del 1837.

A seguito delle forti tendenze all'indebitamento contratte nell'Ohio, molti uomini d'affari come Brown si fidarono troppo del credito e dei titoli di Stato, giungendo a pagarne le conseguenze a caro prezzo; nel corso dell'episodio che gli fece perdere la proprietà fu persino incarcerato quando tentò di mantenerne il possesso occupandola contro le pretese del nuovo proprietario.

A seguito del linciaggio di Elijah Parish Lovejoy ad opera di fanatici schiavisti J. Brown giurerà "eterna vendetta".

Come anche altri uomini determinati del suo tempo e del più recente passato provò ad attuare molti diversi modi nel tentativo di uscire dai debiti; insieme agli sforzi realizzati con la concia delle pelli e col commercio del bestiame intraprese anche l'allevamento di cavalli e pecore, l'ultimo dei quali diventò uno degli aspetti più notevoli della sua vocazione pre-pubblica.

Nel 1837[34][35], in risposta all'episodio di linciaggio negli Stati Uniti d'America avvenuto ad Alton (Illinois) del giovane reverendo del presbiterianesimo[36] Elijah Parish Lovejoy, un fervente militante dell'abolizionismo negli Stati Uniti d'America ucciso da una folla di schiavisti, Brown fece quindi in tal occasione il suo giuramento pubblico (reso celebre col nome di "giuramento di Annibale"):

« Qui, dinanzi a Dio Altissimo, in presenza di questi testimoni, da questo momento in poi giuro di portare odio eterno nei confronti dello schiavismo e consacro la mia vita alla sua definitiva e totale distruzione![37]. »

Sin dal 1839 impegnò con un solenne giuramento i figli alla lotta armata volta a distruggere definitivamente la schiavitù dall'intera nazione.

Venne dichiarato insolvente e quindi in stato di fallimento da un tribunale federale il 28 settembre del 1842 e l'anno successivo 4 dei figli moriranno di dissenteria; come Louis DeCaro Jr dimostra nel suo abbozza biografico del 2007 a partire dalla metà degli anni 1840 egli si era ricostruito una seria reputazione come esperto in lana di pecora, entrando prendo in partnership con il colonnello Simon Perkins di Akron (Ohio) le cui greggi e fattorie furono gestite dalla famiglia Brown.

La "Perkins Stone Mansion".

Alla fine Brown traslocò con i figli rimastigli in un'abitazione adiacente di fronte alla "Perkins Stone Mansion"[38] situata proprio sulla cima della "collina di Perkins". La "John Brown House"[39] di Akron è ancora di proprietà privata e viene gestita dalla "Summit County Historical Society"[40][41].

Anni cruciali in Massachusetts[modifica | modifica wikitesto]

« Egli considerava la schiavitù una vera e propria aggressione senza esclusione di colpi perpetrata da alcuni contro altri, dai malvagi contro gli innocenti ed a cui occorreva reagire di conseguenza... una guerra non provocata e ingiustificabile condotta da una porzione dei suoi cittadini contro un'altra, le cui uniche condizioni sono la prigione perpetua e la servitù senza speranza, oppure il completo genocidio »

(Raimondo Luraghi[42].)

Nel 1846 Brown e il suo socio in affari Simon Perkins si trasferirono nella città ideologicamente progressista di Springfield (Massachusetts). Qui trovò una comunità la cui leadership bianca - dalla Chiese di maggior rilevanza agli uomini d'affari più ricchi, ai suoi uomini politici più popolari, ai suoi giuristi locali e persino all'editore di uno dei giornali più influenti della nazione - fu profondamente coinvolta ed emotivamente investita nel movimento che lottava attivamente contro la pratica schiavista[43].

L'intento di Brown e Perkins sarà quello di rappresentare gli interessi dei coltivatori di lana dell'Ohio rispetto a quelli dei produttori della Nuova Inghilterra; i due organizzeranno pertanto un'operazione di commissione sulla lana. Mentre si trovava in città abitò all'indirizzo di "51 Franklin Street"[44].

Frederick Douglass conobbe e collaborò con John Brown.

Due anni prima del suo arrivo gli abolizionisti afroamericani di Springfield avevano fondato la "Sanford Street Free Church", esistente ancor oggi con la denominazione di St. John's Congregational Church[45], che diverrà in seguito una delle piattaforme sociali più importanti della nazione per i discorsi abolizionisti. A partire dal 1846 e fino al 1850 sarà un assiduo parrocchiano di questa Chiesa libera e qui assisterà ad innumerevoli conferenze abolizioniste dirette da Frederick Douglass e Sojourner Truth[46].

John Brown partecipò a molte delle conferenze indette da Sojourner Truth a sostegno dell'Underground Railroad.

Nel 1847, dopo aver pronunziato un proprio discorso alla "Free Church", Douglass trascorse un'intera nottata parlando e discutendo animatamente con Brown, dopo di che avrà l'occasione di scrivere:

"Da quella notte del 1847 trascorsa con John Brown a Springfield, mentre egli continuava a scrivere e parlare contro la schiavitù, divenni tuttavia sempre meno speranzoso in una sua abolizione pacifica.
Le mie espressioni si fecero sempre più sfumate davanti al colore delle forti impressioni di stima che mi scaturirono dal petto nei riguardi di quest'uomo
"[43].

Il capitano gli spiegò con dovizia di particolari che occorreva penetrare nel Sud alla testa di uomini armati e accendervi tra gli schiavi la fiamma dell'insurrezione, allora sarebbe stato possibile rifugiarsi tra le valli impervie e quasi inaccessibili del fiume Allegheny e condurvi la guerriglia a tempo indeterminato. Era nata in lui la decisione di scatenare contro i sudisti la guerra per bande[47].

Contemporaneamente Brown divenne profondamente coinvolto in maniera militante per trasformare la città in uno dei centri principali dell'abolizionismo attivo oltre che una delle fermate più sicure e significative dell'Underground Railroad[48][49].

Avrà anche modo d'imparare molto sull'élite mercantile del Massachusetts; mentre inizialmente considerò questa conoscenza alla stregua di una vera e propria maledizione, si sarebbe rivelata un vantaggio di non poco conto per le sue attività successive, soprattutto nel corso del Bleeding Kansas ma anche durante la preparazione del raid di John Brown contro Harpers Ferry. La comunità imprenditoriale reagì con esitazione quando Brown chiese di modificare la loro pratica altamente redditizia di vendere lana di bassa qualità in massa a prezzi estremamente contenuti.

Il futuro capitano Brown nel 1846-47 circa.
Alla destra Brown tiene in mano la bandiera della "Via del Passaggio sotterraneo", la sua controparte militante rappresentata dalla Underground Railroad[50]

Almeno in un primo tempo Brown si fidò ingenuamente, ma ben presto si rese conto ch'essi erano assai determinati a mantenere il più stretto controllo sui prezzi; inoltre alla periferia gli allevatori della Connecticut River Valley rimanevano in larga parte del tutto disorganizzati ed esitanti a cambiare radicalmente la metodologia di produzione per poter soddisfare degli standard più elevati. Nell'"Ohio Cultivator" Brown ed altri produttori si lamentarono del fatto che le tendenze agricole predominanti stavano abbassando tutti i prezzi della lana da esportazione.

In reazione a ciò tentò di compiere un ultimo sforzo volto a sorpassare l'élite mercantile cercando un'alleanza diretta con i produttori europei; ma in conclusione rimarrà decisamente deluso nell'apprendere che Oltreoceano si continuava a preferire comprare in massa le lane del Massachusetts Occidentale ai prezzi economici che qui si potevano ottenere.

Nell'agosto del 1849 Brown compì un viaggio in Inghilterra per cercare prezzi più alti per la lana di Springfield; esso si rivelerà però un autentico disastro in quanto l'azienda da lui presieduta subì una perdita di 40.000 dollari statunitensi e della quale Perkins sopportò il peso maggiore. Dirà in seguito di aver

« ispezionato tutte le fortificazioni e le opere campali europee, con l'intenzione di applicare le conoscenze acquisite alla condotta della guerriglia sui monti Appalachi[51]. »

Dopo questa ricaduta economica l'operazione della commissione sulle lane chiuse definitivamente i battenti verso la fine del 1849; successive cause legali legheranno i partner ancora per diversi anni.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Millard Fillmore § Fugitive Slave Law e Compromesso del 1850.

Prima che Brown lasciasse Sprinfield nel 1850 venne fatta approvare dalla presidenza di Millard Fillmore la Fugitive Slave Law, una disposizione che imponeva alle autorità degli Stati liberi del Nord di aiutare la cattura e il ritorno al Sud degli schiavi fuggiaschi, imponendo inoltre severe sanzioni a tutti coloro che invece operavano per aiutarne la fuga. In risposta Brown fondò un gruppo di militanza per impedire la cattura degli ex schiavi, la "League of Gileadites".

Il nome proviene dal Monte di Galaad menzionato nella Bibbia, il luogo in cui solamente i più coraggiosi appartenenti al popolo ebraico si radunavano per affrontare un nemico invasore; Brown fondò la Lega con queste parole:

« Niente è così attraente per il popolo americano come il coraggio personale. [I neri] avrebbero dieci volte il numero [di amici bianchi] di quello che hanno ora se solo fossero seriamente decisi a farsi valere per garantirsi i loro più diritti invece di scimmiottare le follie e le stravaganze perverse dei loro vicini bianchi; ovvero indulgere in uno spettacolo ozioso, in un'allegria pagana e nella lussuria[52]. »

Lasciando la città Brown ordinò alla Lega di "agire rapidamente, in silenzio ed efficacemente" a protezione degli schiavi fuggiti fino a Springfield; parole che potrebbero ben prefigurare le azioni successive da lui messe in atto[52]. Dal momento della fondazione della Lega in poi nessuna persona fu mai più ricondotta in schiavitù dalla città: Brown donerà la propria sedia a dondolo alla madre del suo amato portinaio afroamericano, Thomas Thomas, come ultimo gesto di amicizia ed affetto[43].

Alcuni narratori popolari hanno forse esagerato la sfortunata scomparsa della commissione della lana per spiegare cosa lo indusse alle ultime scelte di vita; in realtà Perkins assorbirà gran parte della perdita finanziaria tanto che la loro collaborazione continuò per moti altri anni ancora, raggiungendo quasi il pareggio nel 1854.

Il frontespizio di Appeal di David Walker.

Il periodo trascorso a Sprigfield gettò indubbiamente i semi per il futuro sostegno economico che avrebbe ricevuto dai grandi mercanti degli Stati Uniti d'America nord-orientali, introducendolo nei circoli degli abolizionisti famosi a livello nazionale come Douglass e Trouth ed includendo le fondamenta del suo primo gruppo militante anti-schiavismo[43][44].

Il monumento innalzato a Cambridge (Massachusetts) alla memoria di Charles Turner Torrey, un altro degli eroi di J. Brown morti per la causa abolizionista.

In questi stessi anni Brown contribuì anche a rendere pubblico e diffondere il discorso di David Walker (padre del futuro avvocato e politico militante per i diritti civili Edward Garrison Walker) denominato Appeal[53].

Il proprio atteggiamento personale evolvette in maniera decisa tra il 1845 e il 1850, osservando con compiacimento il successo che stava ottenendo la "ferrovia sotterranea" (l'Underground Railroad) in città e avviando la sua prima avventura all'insegna dell'organizzazione comunitaria militante in opposizione al sistema schiavistico.

Nei discorsi pronunciati in questo lasso di tempo indicherà Elijah Lovejoy e Charles Turner Torrey (giovane abolizionista di Scituate (Massachusetts) morto in prigione)[54] come del "bianchi pronti a tutto pur di aiutare i neri e sfidare gli schiavisti"[55].

A Springfield Brown trovò una comunità bendisposta che condivideva le sue passioni libertarie e ciascuna delle parti sembrò arrivare ad educare l'altra; sia con i successi che con i fallimenti scaturiti questo fu un periodo di trasformazione radicale della sua vita, che giunse a catalizzare molte delle sue ultime azioni[43].

Origini teoriche della guerriglia per bande[modifica | modifica wikitesto]

« Tutte le imprese nazionali s'iniziano da uomini ignoti e di popolo, senza potenza fuorché di fede e di volontà che non guarda a tempo e ad ostacoli »

(Giuseppe Mazzini[56].)
La "John Brown Bell" a Marlborough (Massachusetts)[57], ad imitazione della Liberty Bell[58].

Lo studio approfondito condotto dallo storico italiano della guerra civile Raimondo Luraghi ha messo in evidenza le connessioni tra il pensiero di Brown e l'ideologia volta all'insurrezione largamente presente in quegli stessi decenni nel continente europeo; egli conobbe difatti nel dettaglio le operazioni messe in atto dai resistenti nella guerra d'indipendenza spagnola contro l'Armée française di Napoleone Bonaparte e da cui originò il termine stesso di "guerriglia"[59].

Inoltre fu un sincero ammiratore sia di Giuseppe Mazzini e della carboneria che di Giuseppe Garibaldi, già discretamente celebre in tutta l'America settentrionale; la teorizzazione di Brown della "resistenza nelle montagne" ha poi delle notevoli somiglianze con ciò che venne realizzato più di un secolo dopo dai partigiani contro la Repubblica Sociale Italiana[60].

Le fonti da cui attinse l'idea della guerriglia insurrezionale sono esemplarmente dimostrate dalle imprese dei Fratelli Bandiera e di Carlo Pisacane; non era allora Utopia la sua, o non solo. Nell'Europa degli anni 1830, sotto l'impressione delle esperienze spagnole, russe e della guerra d'indipendenza greca (nel cui nome morì George Gordon Byron) il rivoluzionarismo romantico è pienamente in fiore; i media statunitensi seguivano con interesse e simpatia le vicende del movimento nazional-democratico d'Oltreoceano[61].

Il conte Carlo Angelo Bianco aveva elaborato una vasta opera intitolata Della guerra d'insurrezione per bande applicata all'Italia e aderendo poco dopo alla Giovine Italia; Mazzini lo aveva in parte parafrasato nel suo scritto Della guerra d'insurrezione conveniente all'Italia. Bianco precisò ulteriormente le sue vedute nel Manuale pratico del rivoluzionario italiano e Mazzini pubblicò un autentico regolamento in 41 articoli: Istruzione per le bande nazionali[62].

A New York viveva esule Piero Maroncelli e convertiva alla causa giovani emigrati entusiasti; ma lo stesso Mazzini aveva fatto pubblicare in un giornale abolizionista la sua Preghiera di un esule a Dio pei padroni di schiavi. Bianco da par suo sosteneva l'esigenza del più spietato "terrorismo" come arma di guerriglia, ricordando che la Bibbia attestava l'approvazione divina per tutte le azioni resesi necessarie per la liberazione del "popolo eletto"[63].

La camera da letto del capitano nel John Brown Farm State Historic Site di North Elba.

Fattoria a North Elba[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1848 Brown ebbe la notizia che le terre dei Monti Adirondack appartenenti a Gerrit Smith proponevano concessioni agli afroamericani liberi poveri; decise quindi di trasferirsi con l'intera famiglia tra i nuovi coloni. Acquisterà un appezzamento di terreno nei pressi di North Elba nelle immediate vicinanze di Lake Placid nello Stato di New York per 1 dollaro statunitense l'acro, ed ivi trascorse i successivi 2 anni[64].

Dopo essere stato giustiziato la vedova deciderà di seppellirlo in questa sua proprietà; a partire dal 1895 l'azienda è divenuta una proprietà statale, mentre la fattoria (il John Brown Farm State Historic Site) e la vicina tomba sono ora parte del National Historic Landmark[65]

« Appariva tutt'altro che un utopista; egli era invece terribilmente consapevole e lucidamente sicuro di sé e degli obiettivi che si proponeva... presto sarebbe passato alla ribalta della notorietà, diventando in breve tempo il terrore del Sud. Nel Bleeding Kansas avrebbe perso il primo figlio.[66]. »

Azioni in Kansas[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cronologia degli eventi principali che hanno portato alla guerra di secessione americana, Presidenza di Millard Fillmore § Affari interni, Presidenza di Franklin Pierce § Dibattito sulla schiavitù e Bleeding Kansas e Presidenza di James Buchanan § Bleeding Kansas.
La collera di John Brown assimilato a Mosè in un dipinto di John Steuart Curry al Metropolitan Museum of Art.

Intanto nel 1855 apprese dai suoi figli adulti già presenti nel territorio del Kansas che le loro famiglie erano completamente impreparate ad affrontare l'aggressione sudista che ci si attendeva da un momento all'altro e che le forze pro-schiavitù erano fortemente militanti.

Determinato a proteggere i suoi cari e ad opporsi ai sostenitori della schiavitù i quali ne reclamavano l'estensione anche in quella regione partì senza indugi alla volta del Kansas, arruolando un genero e facendo diverse soste solo per raccogliere fondi e armi. Come riportato dal New York Tribune Brown si fermò per partecipare a una "Convention abolizionista" che ebbe luogo nel giugno del 1855 ad Albany (New York).

Nonostante le polemiche che seguirono al piano della Convention per quanto riguardava il sostegno degli sforzi violenti a favore della causa dello "Stato libero" diverse persone presero a fornire Brown, su sua sollecitazione, di un certo supporto finanziario. Mentre si recava verso il West tuttavia trovò un maggior sostegno militante nel suo Stato di origine dell'Ohio, in particolare nella sezione della Connecticut Western Reserve fortemente anti-schiavista in cui era stato allevato.

Inizierà così ad attirare l'attenzione su di sé quando condusse piccoli gruppi di volontari durante il cosiddetto Bleeding Kansas, la guerra civile scoppiata tra fautori del "lavoro libero" affiliati al Free Soil Party e i piantatori sudisti provenienti dal confinante Missouri.

A differenza della maggior parte degli altri abitanti del Nord i quali sostenevano la resistenza pacifica alla fazione pro-schiavitù Brown chiese invece risolutamente l'adozione di azioni violente in risposta all'aggressione del Sud; credette in tal modo di dar voce e manifestare la volontà di Dio nel punire gli uomini per il peccato di possedere schiavi[67].

Nel corso del 1856 comanderà con il grado di capitano una milizia statale nella battaglia di Black Jack prima e nella battaglia di Osawatomie poi, oltre che nel Massacro del Pottawatomie[2] ove, il 24 di maggio, i suoi seguaci uccisero cinque sostenitori dello schiavismo a Pottawatomie Creek[2].

Pottawatomie[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Massacro del Pottawatomie § Discussione sul ruolo di Brown e sulle motivazioni.

« Di colpo il suo nome passò ad una sinistra notorietà e bastava la notizia del suo avvicinarsi per spargere il panico tra i simpatizzanti del Sud. Da quel momento condusse in modo aperto e implacabile la guerriglia, diventando sempre più lo spavento dei meridionali[68]. »

Si distinse subito per la recisa richiesta di non scendere a compromessi, ma di ribattere colpo su colpo; ognuna delle due parti in causa applicava oramai al "nemico" l'atroce e spietata legge del West: occhio per occhio, dente per dente. Il capitano desiderò ottenere lo scopo preciso di terrorizzare l'avversario[69].

Brown e i coloni liberi erano ottimisti sul fatto che avrebbero potuto far entrare il Kansas nell'Unione come uno Stato libero dall'imposizione della schiavitù[70]; dopo che le abbondanti nevicate invernali si sciolsero nel 1856 gli attivisti pro-schiavitù cominciarono ad attuare una feroce campagna politica per conquistare il Kansas alle loro condizioni.

La bastonatura di Charles Sumner ad opera del sudista Preston Smith Brooks avvenuta all'interno dell'Aula del Senato.

Brown rimase particolarmente colpito dal saccheggio di Lawrence avvenuto a maggio per mano dei filo-schiavisti, in cui un gruppo di sceriffi auto-nominatisi tali guidò la distruzione degli uffici del giornale locale che parteggiava per i "freesoilers" e un albergo vicino; solo uno degli attentatori appartenenti ai "ruffiani di confine" fu ucciso. Ad alimentare ulteriormente la rabbia dl capitano contribuì in modo sostanziale anche il grave episodio della bastonatura di Charles Sumner ad opera del sudista Preston Smith Brooks avvenuta all'interno dell'Aula del Senato.

Lo scrittore pro-schiavitù Benjamin Franklin Stringfellow in Squatter Sovereign scrisse che "[le forze pro-schiavitù] sono decise a respingere questa invasione del Nord e rendere il Kansas uno Stato schiavista, anche se i nostri fiumi dovessero essere coperti dal sangue delle vittime e le carcasse degli abolizionisti fossero talmente numerose sul territorio da far esplodere malattie ed epidemie a catena: non saremo scoraggiati dal nostro scopo!"[71].

Brown fu preso dall'indignazione sia a causa dalla violenza delle forze pro-schiavitù che da quella che considerava una risposta tropo debole da parte dei partigiani antischiavisti e dei coloni dello Stato Libero, che lui definiva "codardi o peggio"[72].

L'amatissimo padre, Owen Brown, morirà l'8 maggio di quell'anno; la corrispondenza indica che la famiglia ricevette la notizia della disgrazia all'incirca nello stesso periodo. Brown condusse una sorveglianza attiva sui "ruffiani" accampati nelle vicinanze e apprese che la sua famiglia era stata contrassegnata per subire una rappresaglia; inoltre gli venne data l'informazione - presumibilmente affidabile - che i vicini pro-schiavitù avevano raccolto un gruppo di uomini a tale scopo sostenendoli materialmente.

Parlando delle minacce dirette rivolte contro i suoi cari che avrebbero dovuto essere state la giustificazione dell'imminente strage il 1º governatore del Kansas Charles Lawrence Robinson avrà da dichiarare:

« Quando si sa che tali minacce erano tanto abbondanti quanto bacche blu in giugno, da entrambe le parti ed in tutto il Territorio - ma che erano considerate come poco meno importanti di una folata di vento - questa accusa difficilmente giustifica l'assassinio di mezzanotte di tutti gli uomini pro-schiavitù, sia che essi facciano o meno delle minacce... Se tutti gli uomini che si erano lasciati andare a tali minacce fossero stati uccisi nel Kansas non sarebbe stato lasciato vivo più nessuno per seppellire i morti[73]. »

Nei due anni precedenti il ​​"massacro di Pottawatomie Creek" si erano verificati otto omicidi nella regione attribuibili alla lotta politica tra schiavisti e anti-schiavisti, ma nessuno neanche lontanamente paragonabile a quel massacro; esso fu lo scontro che fece precipitare in una polveriera esplosiva il periodo più sanguinoso nella storia del "Bleeding Kansas", tre mesi di incursioni, rappresaglie e battaglie a ripetizione in cui troveranno la morte 29 persone[74].

Palmyra e Osawatomie[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Missouri nella guerra di secessione americana § Bleeding Kansas.

Una banda armata filo-sudista introdottasi illegalmente dal Missouri e guidata dal capitano Henry Clay Pate[75] catturò John Jr. e Jason e distrusse la fattoria della famiglia Brown, per partecipare poco più tardi anche al "Sacco di Lawrence". Il 2 di giugno Brown, con nove dei suoi seguaci e venti uomini locali, difese con successo una colonia dello Stato libero a Palmyra nei pressi di Baldwin City, contro un attacco di Pate (vedi la Battaglia di Black Jack). Pate e ventidue dei suoi uomini furono fatti prigionieri[76].

Dopo la cattura vennero condotti al campo base di Brown e ricevettero tutto il cibo che si poté trovare. Brown costrinse quindi Pate a firmare un accordo, scambiando la loro libertà con la promessa liberazione dei suoi due figli catturati; rilasciò Pate nelle mani del colonnello Edwin Vose Sumner; ma si infuriò nello scoprire che il rilascio dei figli venisse ritardato fino a settembre.

In agosto una compagnia composta da oltre trecento missouriani sotto il comando del maggior generale John William Reid - futuro ufficiale confederato - attraversò il Kansas e si diresse verso Osawatomie, con l'intenzione di distruggere gli insediamenti dello Stato libero e poi marciare su Topeka e Lawrence (Kansas)[77].

Il capitano nel 1856.

La mattina del 30 agosto questi spararono al figlio di Brown, Frederick, uccidendolo sul colpo e al suo vicino David Garrison, proprio alla periferia di Osawatomie. Brown, in inferiorità numerica superiore a 7 contro 1, fece appostare i suoi 38 uomini dietro le difese naturali poste lungo la strada. Sparando dalla loro copertura riuscirono ad uccidere almeno 20 uomini di Reid e a ferirne più o meno gravemente almeno altri 40[78].

Reid si raggruppò, ordinando ai suoi di scendere da cavallo e caricare gli avversari rintanati dentro i boschi. Il piccolo drappello di Brown si sparse e fuggì attraversando il "Marais des Cygnes River"; uno dei suoi uomini fu ucciso durante la ritirata e quattro furono catturati. Mentre Brown e i suoi sopravvissuti si nascondevano nella boscaglia i Missouriani saccheggiarono e diedero alle fiamme Osawatomie[79] (vedi battaglia di Osawatomie e massacro di Marais des Cygnes).

Il massacro di Marais des Cygnes perpetrato dai sudisti contro i coloni del Nord nel 1858 in un'illustrazione dell'epoca.

Nonostante fosse stato alla fine sconfitto il coraggio e l'accortezza di Brown di fronte alla schiacciante preponderanza del nemico lo innalzarono all'attenzione nazionale rendendolo di fatto un eroe per molti abolizionisti del Nord[80].

Il 7 di settembre Brown giunse a Lawrence per incontrare i leader dello Stato libero ed aiutarli a fortificarsi in vista di un temuto assalto; almeno 2.700 missouriani schiavisti stavano ancora una volta invadendo il Kansas. Il giorno 14 seguente vi fu una schermaglia alla periferia della cittadina[81].

Brown si preparò per la battaglia, ma una grave esplosione di violenza fu evitata quando il nuovo governatore John White Geary ordinò alle parti belligeranti di disarmare e sciogliersi, offrendo in cambio clemenza agli ex combattenti di entrambi gli schieramenti. Approfittando della fragile tregua il capitano lasciò quindi il Kansas con tre dei suoi figli per raccogliere denaro dai sostenitori del Nord[82].

Ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Raccolta di uomini e mezzi[modifica | modifica wikitesto]

Nel novembre del 1856 Brown era tornato ad Est e trascorse i due anni successivi nella Nuova Inghilterra impegnandosi nella raccolta di fondi per finanziare la sua impresa. Inizialmente fu nuovamente a Springfield (Massachusetts) ove ricevette numerosi contributi oltre che una lettera di raccomandazione da parte di un ricco mercante bostoniano, uno dei membri più importanti facenti capo al movimento per l'abolizionismo negli Stati Uniti d'America, George Walker[44].

Foto di Franklin Benjamin Sanborn, futuro biografo e editore delle lettere del capitano Brown (Vita e lettere di John Bronw, liberatore del Kansas e martire della Virginia, Boston 1885).

Questi era il cognato del giornalista Franklin Benjamin Sanborn (membro del Free Soil Party per il New Hampshire e il Massachusetts, scheda su Wikisouce1), segretario del "Massachusetts State Kansas Committee" (Wikisource2), il quale introdusse Brown in diversi circoli abolizionisti influenti soprattutto nell'area urbana di Boston a partire dal gennaio del 1857[83].

Amos Adams Lawrence, uno dei maggiori commercianti della città, offrì segretamente una gran quantità di denaro; anche William Lloyd Garrison, Thomas Wentworth Higginson (corrispondente ed amico della poetessa Emily Dickinson) e Theodore Parker (ministro religioso dell'Unitarianismo), l'industriale George Luther Stearns e il medico Samuel Gridley Howe sostennero l'operato fin qui svolto e le intenzioni prossime del capitano[84].

Un nutrito gruppo composto da 6 facoltosi abolizionisti - Sanborn, Higginson, Parker, Stearns, Howe e Gerrit Smith - accettarono di offrire il proprio sostegno finanziario a Brown per ampliare ed accrescere le sue attività antischiaviste; alla fine avrebbero fornito la maggior parte dei fondi necessari per poter compiere il raid di John Brown contro Harpers Ferry con il massimo dispiegamento di forze disponibili: sarebbero stati conosciuti come i "Secret Six" o "Comitato dei Sei"[85].

Spesso venne richiesto il loro aiuto senza precisare alcuno scopo specifico, tanto che continua a rimanere assai poco chiaro fino a che punto e in quale misura lo schema teorico adottato da Brown (insurrezione degli schiavi e lotta armata sulle montagna degli Appalachi) fosse effettivamente a conoscenza dei 6.

Il 7 gennaio del 1858 il Comitato s'impegnò a fornire 200 fucili Sharps e munizioni che vennero immagazzinati a Tabor (Iowa); a marzo intraprese contatti con l'anglo-canadese Charles Blair[86] residente a Collinsville (Connecticut) per procurarsi un migliaio di picche.

Ralph Waldo Emerson conobbe ed assistette alle conferenze abolizioniste del capitano.

Nei mesi immediatamente successivi continuò a raccogliere fondi a Worcester (Massachusetts), Springfield, New Haven, Syracuse (New York) e Boston; in quest'ultima città incontrò e fece conoscenza con i poeti e letterati Henry David Thoreau e Ralph Waldo Emerson. Riceverà complessivamente molte promesse ma ben pochi soldi.

Mentre si trovava in trasferta a New York venne presentato a Hugh Forbes, un mercenario inglese con una discreta esperienza come tattico militare, che si era guadagnata mentre combatteva a fianco di Giuseppe Garibaldi nel corso della prima guerra d'indipendenza italiana nell'ambito della primavera dei popoli del 1848. Brown lo assunse in qualità di supervisore dei suoi uomini e per scrivere un manuale tattico sulla guerriglia per bande da poter utilizzare come testo di addestramento[68].

Si accordarono per incontrarsi a Tabor entro l'estate. Usando lo pseudonimo di "Nelson Hawkins" Brown viaggiò attraverso il Nord-est per poi andare a far visita alla famiglia a Hudson (Ohio); il 7 di agosto giunse infine a Tabor: Forbes arrivò 2 giorni dopo. Per diverse settimane lavorarono assieme per mettere su carta un "piano ben fatto" atto a combattere con i fatti lo schiavismo presente nel profondo Sud.

I due uomini, immersi oramai nella spirale della cospirazione ideologica, non mancheranno di litigare su molti dettagli del progetto. A novembre ulteriori truppe assoldate partirono per il Bleeding Kansas. Forbes, non avendo ancora ricevuto lo stipendio pattuito, rimase oltremodo ostile nei confronti di Brown e invece di avventurarsi nel Kansas scosso da più di 3 anni dalla guerra civile si recò ad Est. Presto avrebbe minacciato di rivelare la trama cospirativa di Brown al Governo[68].

A seguito delle elezioni svoltesi in ottobre le quali videro la vittoria dei fautori dello Stato libero il Kansas parve ritrovare una qualche parvenza di tranquillità. Brown fece allora ritornare i suoi uomini in Iowa, ove li mise al corrente del piano appena stilato: fare irruzione in un arsenale federale nel territorio della Virginia, armare gli schiavi fuggiaschi e con loro intraprendere la guerriglia sui monti contro le "forze criminose dello schiavismo là imperante"[87].

La casa di William Maxson a Springdale (Iowa) (nel 1903 circa), dove vivevano e si allenavano i soci di John Brown tra il 1857 e il 1859. Lo stesso capitano viveva nella casa di John Hunt Painter[88][89][90] (un agricoltore affiliato al Quaccherismo), situata a meno di un miglio di distanza.

Nel frattempo, lasciati gli uomini a Springdale (Iowa) partì per recarsi a far visita a Frederick Douglass residente a Rochester (New York); assieme a lui discusse i propri piani e riconsiderò le critiche espresse da Forbes[91].

Si metterà quindi a scrivere una Costituzione provvisoria[92] la quale avrebbe dovuto creare un governo per un nuovo Stato da istituire nella regione da lui invasa: uno Stato libero dalla schiavitù[93]. Subito dopo, recatosi a Peterboro (New York) e a Boston, andò a discutere la questione con i "Sei Segreti".

Foto del dottor Martin Robison Delany.

In alcune lettere a loro indirizzate indicò che, insieme alle persone reclutate per la missione, sarebbe calato nel Sud equipaggiato con armi e volontari per proseguire il "lavoro iniziato nel Kansas".

Con 12 dei suoi seguaci, incluso il figlio Owen Brown, convoco il 10 di maggio a Chatham-Kent una "Convention costituzionale"[94]; la riunione, a cui parteciparono diverse dozzine di delegati incluso l'amico James Madison Bell (poeta e oratore afroamericano), fu realizzata con l'aiuto del dottor Martin Robison Delany (medico abolizionista afroamericano)[95].

Uno Stato libero per gli schiavi[modifica | modifica wikitesto]

Harriet Tubman collaborò attivamente con John Brown.

Almeno 1/3 degli abitanti della cittadina canadese erano costituiti da schiavi fuggiaschi e sarà proprio qui che Brown venne presentato ad Harriet Tubman; 34 neri e 12 bianchi si misero d'accordo per adottare la Carta costituzionale proposta.

Secondo quanto riferirà Delany durante la Convention Brown rese tutti partecipi dei suoi piani: rendere cioè il Kansas piuttosto che il Canada la tappa finale dell'Underground Railroad, il "passaggio sotterraneo" che portava a salvamento gli schiavi fatti scappare dalle piantagioni sudiste.

Le riflessioni a posteriori di Delany non paiono altresì essere del tutto affidabili; Brown oramai non guardava più in direzione del Kansas in quanto era totalmente concentrato sulla Virginia. Altre testimonianze dell'incontro svoltosi a Chatam suggeriscono e sembrano confermare il fatto che egli avesse parlato di dirigersi in massa contro il Sud per scatenare la guerriglia antischiavista[96].

Brown aveva utilizzato a lungo la terminologia della "Via del passaggio sotterraneo" fin dai tardi anni 1840, quindi rimane possibile che Delany abbia confuso le affermazioni espresse da Brown nel corso del tempo.

Foto di Richard Realf.

Indipendentemente da ciò il capitano venne comunque eletto "comandante in capo", chiamando subito dopo l'avvocato bianco John Henrie Kagi[97] alla carica di "Segretario alla Guerra". Il poeta Richard Realf[98] fu nominato "Segretario di Stato".

Elder Moore, un ministro religioso afroamericano, avrebbe dovuto fungere da Presidente fino a quando non fosse stato scelto elettivamente qualcun altro.

A.M. Chapman (parente dell'attivista Maria Weston Chapman) assunse il ruolo di Vicepresidente ad interim, mentre Delany il corrispondente segretario. Entro la prima metà del 1859 fu scritta infine anche una "Dichiarazione di libertà dei rappresentanti della popolazione schiava degli Stati Uniti d'America".

Sebbene quasi tutti i delegati apponessero la propria firma alla nuova costituzione pochissimi di loro si offrirono volontari per unirsi alle forze già raggruppate dal capitano, anche se non risulterà mai ben chiaro quanti emigrati canadesi intendessero effettivamente unirsi a Brown, questo a causa di una di poco successiva "falla nel sistema di sicurezza" che gettò provvisoriamente all'aria tutto il piano predisposto per il raid.

Ciò venne a creare una pausa nell'attività cospirativa a seguito della quale Brown perse quasi del tutto i contatti con molti dei leader canadesi. La crisi verificò quando i mercenario garibaldino Hugh Forbes cercò di fare la spia rivelando il piano al membro del Senato per il Massachusetts Henry Wilson (esponente del neonato Partito Repubblicano e futuro Vice della presidenza di Ulysses S. Grant) e ad altri, esponendo così Brown e i suoi al tradimento. "The Secret Six" temettero a questo punto che loro nomi sarebbero stati resi pubblici[96].

Howe e Higginson non vollero comunque alcun ritardo nell'esecuzione del progetto; mentre da parte loro Parker, Stearns, Smith e Sanborn insistettero sul rinvio; Stearn e Smith rappresentavano le principali fonti di finanziamento tanto che le loro parole ebbero un maggior peso. Per gettare il traditore Forbes fuori pista ed invalidare le sue affermazioni Brown tornò nel Kansas a giugno del 1858 e rimase in zona per almeno 6 mesi.

Lì riunì le proprie forze con quelle del colonnello James Montgomery, che stava conducendo delle incursioni nel Missouri contro i filo-schiavisti. Il giorno 20 di dicembre Brown guidò la sua incursione, nella quale liberò 11 schiavi, prese prigionieri 2 uomini bianchi e sottopose al saccheggio cavalli e carri dei coloni sudisti[99][100].

Ritratto dell'abolizionista Henry O. Wagoner.

Mentre attraversava Chicago il mese seguente incontrò i sostenitori abolizionisti Allan Pinkerton (investigatore privato e futura guardia del corpo di Abraham Lincoln), John Jones e Henry O. Wagoner i quali organizzarono la raccolta fondi per la trasferta fino a Detroit[101]; dopo questo passaggio acquistarono vestiti e approvvigionamenti per Brown e i suoi. La moglie di Jones, Mary, dichiarerà che le forniture inclusero anche la tuta indossata dal capitano quando questi finì per essere impiccato[102].

Il 12 marzo del 1859 s'incontrerà ancora una volta con Frederick Douglass e gli abolizionisti di Detroit George DeBaptiste, William Lambert e altri a casa di William Webb, per discutere dell'emancipazione[103]. DeBaptiste propose che i cospiratori facessero saltare in aria con l'esplosivo anche alcune delle maggiori chiese del Sud rimaste allineate con i bianchi schiavisti: il suggerimento verrà però rifiutato con decisione dallo stesso Brown il quale oppose l'idea che il suo senso di umanità avrebbe rigettato un tale spargimento di sangue non necessario[104].

Nel corso dei mesi seguenti viaggiò ininterrottamente attraverso l'Ohio, lo Stato di New York, il Connecticut e il Massachusetts per far accrescere sempre più il sostegno dell'opinione pubblica alla causa abolizionista. Il 9 di maggio tenne una conferenza pubblica a Concord (Massachusetts) a cui saranno presenti sia Amos Bronson Alcott (il padre di Louisa May Alcott) che Emerson e Thoreau; Brown riconobbe anche i "Sei Segreti".

A giugno fece la sua ultima visita alla famiglia a North Ebla, prima di partire per Harper's Ferry. Rimase una notte lungo la strada a Hagerstown (Maryland), nella Washington House a "West Washington Street". Il 30 di giugno l'hotel ebbe almeno 25 ospiti tra cui il signor "I. Smith con i figli", Oliver Smith, Owen Smith e Jeremiah Anderson, tutti di New York. Nei documenti rinvenuti nella fattoria Kennedy dopo il raid risulterà noto che Brown scrisse a Kagi che avrebbe firmato il registro dell'albergo col nome "I. Smith and Sons"[105].

John Brown nel 1859 in un dipinto di Ole Peter Hansen Balling.

Attacco al cuore del Sud[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Raid di John Brown contro Harpers Ferry e Origini della guerra di secessione americana § John Brown assalta Harpers Ferry.

Mentre iniziava a reclutare sostenitori per sferrare un "attacco decisivo" contro gli schiavisti Brown fu affiancato dall'attivista afroamericana Harriet Tubman, il "Generale Tubman" come la chiamava[106]; la sua conoscenza delle reti sotterranee e delle risorse di supporto esistenti negli Stati della Pennsylvania, del Maryland e del Delaware si rivelerà essere una risorsa inestimabile per Brown e per i suoi pianificatori[107].

Sebbene altri abolizionisti come Frederick Douglass e William Lloyd Garrison avessero finito col non appoggiare la sua tattica Brown sognò di lottare per creare un nuovo Stato per gli schiavi liberati ed intraprese gli ultimi preparativi per mettere in atto una vera e propria operazione militare; credette che dopo aver dato il via allo scontro gli schiavi della regione si sarebbero alfine ribellati portando in tal modo allo scatenamento di un'insurrezione generale in tutto il Sud[108].

Chiese a Tubman di riunire gli ex schiavi che vivevano nell'attuale Ontario meridionale e che sarebbero stati disposti ad unirsi alla sua forza combattente, incarico che ella si premurò a compiere: fu in un tale contesto che Brown scese dalla stazione di Harper's Ferry il 3 di luglio. Alcuni giorni dopo sotto il nome di Isaac Smith prese in affitto una fattoria nel confinante Maryland qui cominciò ad attendere l'arrivo delle reclute; ma esse non si materializzarono mai nei numeri che si attendeva[109].

Alla fine di agosto s'incontrò per l'ultima volta con Douglass a Chambersburg (Pennsylvania) e qui rivelò all'amico tutto il piano; Douglass non mancò di esprimere forti riserve e respinse le sue richieste perché si unisse alla missione. L'ex schiavo e futuro leader del movimento per i diritti civili degli afroamericani (1865-1896) venne in realtà probabilmente a conoscenza approfonditamente dei piani di Brown fin dai primi mesi del 1859 ed aveva già compiuto tutta una serie di tentativi atti a scoraggiare i neri dall'arruolamento[110][111].

Il capitano tra il 1858 e il 1859 si lasciò crescere una folta barba.

Alla fine di settembre Charles Blair spedì 950 picche, che arrivarono puntualmente a destinazione alla Kennedy Farm. La bozza del piano stilato da Kagi avrebbe dovuto prevedere una brigata di 4.500 uomini in armi e disposti a tutto, ma Brown ne possedeva solamente 21 (16 bianchi e 5 neri, di cui 3 liberi, uno schiavo liberato e uno fuggiasco) di età compresa tra i 21 e i 49 anni. In 12 avevano già partecipato alle incursioni svolte nel corso del Bleeding Kansas.

La sera del 16 ottobre, lasciando 3 uomini come retroguardia, Brown condusse i 16 rimanenti all'assalto dell'armeria federale cittadina; portavano con sé almeno 200 Bibbie di Beecher calibro 52 e le picche ricevute dalle società abolizioniste settentrionali.

L'arsenale, un grande complesso di edifici, conteneva più di 100.000 moschetti e fucili, che Brown aveva pianificato di sequestrare e utilizzare per armare gli schiavi locali; si diressero quindi a Sud, attirando sempre più schiavi dalle piantagioni e combattendo solo per autodifesa.

Come testimoniò la famiglia del capitano e lo stesso Frederick Douglass la sua strategia preordinata fu essenzialmente quella d'impoverire la Virginia dei suoi schiavi e conseguentemente di far crollare l'istituzione schiavista in una contea dopo l'altra; questo fino a quando il movimento di rivolta non si fosse diffuso nell'intero profondo Sud, provocando l'implosione della redditività economica dello schiavismo in quegli Stati e quindi il suo annientamento.

Inizialmente il raid si svolse secondo i piani previsti e non incontrarono nessuna resistenza entrando in città; tagliarono i fili del telegrafo e occuparono facilmente l'armeria la quale veniva sorvegliata da un unico guardiano, peraltro un civile. In seguito raccolsero degli ostaggi dalle fattorie vicine, incluso il colonnello Lewis Washington, pronipote del presidente degli Stati Uniti d'America George Washington.

S'impegnarono a diffondere anche la notizia agli schiavi locali, affermando che la loro liberazione era a portata di mano. Le cose iniziarono però ad andare storte quando un treno diretto della "Baltimore & Ohio Railroad" si avvicinò alla stazione. Il responsabile dei bagagli cercò di avvertire i passeggeri; gli uomini di Brown gli urlarono contro intimandogli di fermarsi e poi aprirono il fuoco.

Hayward Shepherd, un "negro" libero, divenne così per ironia della sorte la prima vittima della guerra di Brown contro la schiavitù; anche due degli schiavi degli ostaggi morirono nel corso del raid[112]; per qualche ragione rimasta oscura subito dopo la sparatoria Brown permise al treno di continuare la corsa. A. J. Phelps, uno dei conduttori del treno passeggeri "Through Express", inviò rapidamente un telegramma a W. P. Smith, direttore dei trasporti della linea ferroviaria "B. & O. R. R." a Baltimora:

« Monocacy, 7:05 A. M., 17 ottobre 1859.
Il treno espresso diretto ad Est, sotto la mia custodia, è stato fermato stamattina alla stazione di Harper's Ferry da un gruppo di abolizionisti armati. Hanno il possesso del ponte e dell'intera armeria federale. Io stesso assieme al responsabile dei bagagli siamo stati presi a fucilate; Hayward è ferito molto gravemente. È stato colpito in pieno petto, la palla gli è entrata nel corpo sotto la scapola sinistra ed è uscita sotto il lato sinistro del tronco[113]. »

La notizia concernente il raid giunse così a Baltimora la mattina presto e subito dopo rimbalzò fino a Washington, entro la tarda mattinata. Nel frattempo gli agricoltori locali, i commercianti e finanche la milizia accorsero prontamente bloccando i ribelli all'interno dell'arsenale cominciando a sparare dalle alture situate proprio dietro la cittadina. Alcuni locali rimasero uccisi dagli uomini di Brown.

Parte dei macchinari presenti all'interno del Fortino di John Brown all'"Harpers Ferry National Historical Park".

Attorno a mezzogiorno una compagnia di miliziani prese possesso del ponte impedendo in tal maniera ogni via d'uscita; senza più alcuna possibilità di fuga Brown trasferì i prigionieri e gli uomini rimasti accanto a lui nell'"engine house" (la casa dei motori), un piccolo edificio di mattoni posto all'ingresso dell'armeria (il fortino di John Brown). Porte e finestre vennero sbarrate, dopo di che furono aperte delle feritoie attraverso i muri presi a picconate.

Le forze oramai accerchiate intanto innalzarono una barricata all'ingresso dell'edificio; si scambiarono colpi di arma da fuoco. Brown inviò il figlio Watson ed un altro del gruppo verso l'esterno con una bandiera bianca e l'intenzione di trattare: rimarranno falciati a morte da una raffica di colpi. Esplose una furiosa sparatoria e anche l'altro figlio di Brown, Oliver, fu gravemente ferito.

Implorando di essere ucciso per porre fine alle sue sofferenze, il padre gli risponderà: "Se devi morire, muori come un uomo!" Pochi minuti dopo Oliver moriva. Gli scambi di colpi proseguiranno per l'intera giornata.

La mattina del 18 di ottobre quello che era oramai diventato per tutti il "John Brown's Fort" si trovò circondato da una compagnia dell'United States Marine Corps sotto il comando del primo tenente Israel Greene e con il colonnello Robert Edward Lee dell'United States Army alla guida generale delle operazioni[114]. L'ufficiale James Ewell Brown Stuart si avvicinò mettendosi a gridare che le loro vite sarebbero state risparmiate se solo si fossero immediatamente arresi.

Brown rifiutò sprezzantemente rispondendogli: "No, preferisco morire qui!" Stuart quindi diede un segnale; i marines utilizzarono martelli da slitta e un ariete improvvisata per abbattere la porta della sala macchine. Il tenente Greene ridusse all'angolo Brown colpendolo più volte e ferendolo al capo: in 3 minuti di azione il capitano con i sopravvissuti si ritrovarono prigionieri.

Complessivamente la banda riuscì ad uccidere 4 persone e a ferirne 9; gli uomini di Brown rimasti uccisi furono 10 (compresi i suoi due figli Watson e Oliver), in 5 riuscirono a fuggire (compreso Owen Brown), mentre 7 furono catturati assieme al capitano. Tra le vittime vi erano John Henry Kagi, Lewis Sheridan Leary e Dangerfield Newby; quelli impiccati - oltre a Brown - inclusero John Anthony Copeland Jr. e Shields Green[115].

La prigione in cui fu rinchiuso John Browm.

Prigionia e processo[modifica | modifica wikitesto]

« Questa Corte riconosce, suppongo, anche la validità della legge divina la quale m'insegna che devo usare agli altri lo stesso trattamento che desidero venga fatto a me. Essa mi ammonisce di ricordare quanti sono in catene come se io stesso fossi incatenato con loro. Ho tentato di agire secondo questi insegnamenti. Credo che essendo intervenuto come ho fatto a patrocinio dei Suoi poveri disprezzati io non abbia commesso un atto iniquo, ma giusto »

(John Brown[116][117].)

Brown e gli altri catturati[2] furono tenuti inizialmente nell'ufficio dell'armeria. Entro la giornata giunsero anche il governatore della Virginia Henry Alexander Wise, il senatore virginiano James Murray Mason e il deputato Democratico dell'Ohio Clement Vallandigham (futuro Copperheads). Sarà Mason a guidare la sessione dell'interrogatorio durato per 3 ore.

Sebbene l'attacco fosse avvenuto su un terreno di proprietà federale Wise ordinò che Brown e i suoi uomini venissero processati in Virginia, a Charles Town, la vicina capitale della contea di Jefferson (Virginia Occidentale) situata a 7 miglia ad Ovest di Harper's Ferry (forse per evitare la pressione politica del Nord sul Governo federale o nel caso improbabile di una Grazia presidenziale).

L'aula in cui si tenne il processo a carico di del capitano Brown.

Il procedimento penale ebbe inizio il 27 di ottobre, subito dopo che un medico dichiarò che Brown - ancora ferito - poteva essere sottoposto a processo. Fu accusato dell'omicidio di 4 bianchi e un nero, oltre che di cospirazione per indurre ad una rivolta di schiavi e di tradimento (reato) contro lo Stato della Virginia.

Vennero assegnati a Brown una serie di avvocati, che compresero Lawson Botts, Thomas C. Green, Samuel Chilton - di Washington - e George Henry Hoyt; ma sarà Hiram Griswold, un legale di Cleveland, a concludere l'arringa della difesa già il giorno 31.

Nella sua dichiarazione conclusiva Griswold sostenne che Brown non poteva essere riconosciuto colpevole di tradimento nei confronti di uno Stato verso il quale non doveva alcun obbligo di lealtà e di cui non aveva neppure la residenza; che il capitano stesso non aveva ucciso personalmente nessuno ed inoltre che il fallimento a cui era andato incontro il raid indicava chiaramente che non vi era stato alcun tentativo di cospirazione con gli schiavi.

Andrew H. Hunter, il procuratore distrettuale locale, presentò gli argomenti conclusivi per l'accusa.

« Se si ritiene necessario che io debba sacrificare la mia vita per l'adempimento dei fini della giustizia e mescolare il mio sangue insieme con quello dei miei figli e con quello di milioni di esseri, in questa terra di schiavi, che vedono i loro diritti calpestati da leggi malvagie, crudeli e ingiuste ebbene: Così sia! »

(John Brown[116].)
Reazioni

In tutto il Nord egli suscitò una vasta commozione e contribuì a gettar le basi della sua leggenda. Il suo tono commosse il paese intero... il mondo seguiva il dramma. Victor Hugo, combattente di quel radicalismo democratico europeo cui J. Brown per tanti versi si può assimilare, chiedeva la Grazia per il capitano...
Così egli aveva contribuito in maniera formidabile a porre l'imminente crisi sul piano della lotta ideale schiavitù-Libertà; quello che ora dominava il mondo dell'opinione pubblica era un uomo mitico e questo avrebbe contribuito ad abbattere il Sud e a portare il Nord alla vittoria.
Il ritornello: "il corpo di John Brown si decompone nella tomba, ma il suo spirito avanza!" avrebbe scandito il passo dei battaglioni nella Campagna di Vicksburg, nella Campagna di Chattanooga, nella Campagna di Atlanta, nella Marcia verso il mare di Sherman ed infine nella Campagna delle Caroline, marcianti alla rovina del Sud[118].

Il 2 di novembre, dopo un processo durato una settimana e 45 minuti di deliberazione il Grand jury dichiarò Brown colpevole di tutte e 3 le accuse mossegli contro; fu pertanto condannato alla pena di morte tramite impiccagione pubblica da eseguirsi il 2 dicembre successivo[2]. In risposta alla sentenza comminata l'intellettuale Ralph Waldo Emerson avrà modo di commentare che "John Brown renderà il patibolo glorioso come la crocifissione di Cristo".

I cadetti del "Virginia Military Institute" sotto la guida del generale Francis Henney Smith e del maggiore Thomas Jonathan Jackson (che si guadagnerà il soprannome di "Stonewall" meno di due anni dopo facendo parte delle truppe secessioniste) furono chiamati in servizio di sorveglianza come distaccamento di sicurezza nell'eventualità che i sostenitori del capitano tentassero un colpo di mano per porlo in salvo.

Durante il mese di prigionia Brown venne autorizzato ad inviare e ricevere corrispondenza. Una delle lettere gli giunse da Mahala Doyle, moglie e madre di 3 delle vittime del capitano nel massacro del Pottawatomie e recava le frasi: "la vendetta non è mia, ma confesso di sentirmi gratificata nel sentire che sei stato fermato nella tua carriera diabolica a Harper's Ferry..." In un poscritto aggiunse: "Mio figlio John Doyle di cui imploro la vita ora è cresciuto ed è molto desideroso di essere a Charles Town il giorno della tua esecuzione"[119].

Brown rifiutò di essere salvato da Silas Soule, un amico "Jayhawker" del Kansas che era riuscito in qualche modo a infiltrarsi tra il corpo di guardia del carcere della contea con l'intenzione di farlo evadere durante la notte per ricondurlo sano e salvo al Nord. Il capitano rispose che a 59 anni era oramai troppo vecchio per intraprendere una nuova vita da fuggiasco contro le autorità federali e che era ben pronto a morire da martire.

La gran parte delle lettere inviate dal prigioniero a conoscenti e familiari - e rimaste per i posteri - trasudano toni elevati di spiritualità, la ferma convinzione di essere dalla parte del giusto e la fierezza di aver compiuto ciò che riteneva in suo dovere di fare. Raccolte dalla stampa nordista e missive contribuirono a conquistare alla causa un numero crescente di sostenitori; mentre fecero simultaneamente infuriare molti bianchi sudisti.

« La pace divina regna nel mio cuore, la testimonianza della mia tranquilla coscienza mi fa sentire di non aver vissuto del tutto invano. Io confido in Dio certo che in quest'ora suggellare la mia testimonianza con il mio sangue farà molto di più a vantaggio della causa che ho cercato assiduamente di promuovere...
Gesù di Nazareth sofferse una morte quantomai tormentosa come un delinquente nelle peggiori circostanze... Pensate ai milioni di esseri calpestati che non hanno chi li consoli. Io v'impegno a non dimenticare mai il misero che piange e quelli che non hanno alcuno che li aiuti »

(John Brown[120].)

Il 1° di dicembre la moglie arrivò in treno per unirsi a lui nella prigione per il suo ultimo pasto; le venne però negato il permesso di rimanere per la notte, spingendo così Brown a perdere la calma per l'unica volta durante quello che già tra i suoi molti simpatizzanti si definiva come la "via verso il calvario".

Victor Hugo, autore de I miserabili, inviò una lettera aperta chiedendo la grazia per il capitano Brown.

Reazione di Victor Hugo[modifica | modifica wikitesto]

Victor Hugo, dal suo esilio nel Guernsey, tentò di ottenere l'assoluzione per John Brown: mandò una lettera aperta che fu pubblicata dalla stampa di entrambi i lati dell'Oceano Atlantico (e compresa nel successivo testo Atti e parole). Stilato alla "Hautesville House" il 2 dicembre del 1859, metteva in guardia contro una possibile guerra civile:

« Politicamente parlando, l'omicidio di John Brown sarebbe un peccato imperdonabile. La sua morte probabilmente consoliderà la schiavitù in Virginia, ma darà una scossa all'intera democrazia americana. Si creerebbe così in seno all'Unione una ferita che, rimanendo latente, nel lungo periodo si aprirà.
Vi siete così salvati dalla vergogna, ma avete rinunciato alla gloria. Moralmente parlando, sembra che una parte della luce umana si chiami fuori dalla vostra causa, e che le nozioni di giustizia e ingiustizia siano così nascoste nell'oscurità, aspettando il giorno in cui la luce rifulga e si vedrà l'assassinio commesso ai danni dell'emancipazione commesso nel nome stesso della libertà.
Lasciate che gli Stati Uniti d'America pensino che c'è qualcosa di più spaventoso di Caino che uccide Abele, ed è George Washington che uccide Spartaco[121]. »

Questa epistola venne inizialmente pubblicata sul London News e fu celermente riprodotta in innumerevoli copie. Dopo l'esecuzione capitale il celebre scrittore francese scrisse una serie di lettere aggiuntive sul capitano e sulla causa dell'abolizionismo negli Stati Uniti d'America[122].

I sostenitori di Brown interpretarono gli scritti di Hugo come la prova lampante del sostegno internazionale alla causa contro lo schiavismo. Il commento maggiormente pubblicizzato che raggiunse l'americano medio dall'Europa sarà un opuscolo del 1861 intitolato John Brown par Victor Hugo il quale includeva una breve biografia del capitano e la ristampa di 2 delle lettere scritte da Hugo a favore di Brown, compresa quella del 9 di dicembre[123].

Il frontespizio dell'opuscolo ritraeva un impiccato ed era un'incisione realizzata dallo stesso scrittore: il capitano era in un brevissimo lasso di tempo divenuto quantomai celebre proprio a causa della condanna subita[124].

Le conseguenze immediate del sacrificio di John Brown furono enormi. Le campane suonate a morto dalla Nuova Inghilterra fino a Chicago e i cannoni sparati a salve in omaggio al martire; i comizi tenuti alla presenza di decine di migliaia di persone commosse e indignate; in poco tempo ritratti, opuscoli e canzoni popolari circolarono massivamente. Il capitano era diventato un'Idea: e quest'idea stava suscitando nel Nord migliaia di uomini risoluti, pronti a dar la vita per la causa della distruzione della schiavitù[125]
Gli ultimi momenti prima dell'esecuzione, quadro del Museo DeYoung, 1884

Morte e conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

La mattina del 2 dicembre John Brown lasciò un breve messaggio come testamento spirituale; esso si rivelerà acutamente profetico:

« Io, John Brown, sono abbastanza sicuro che i crimini di questa terra colpevole non saranno mai eliminati se non con il sangue. Mi ero, come ora penso, fino ad oggi vanamente lusingato che si sarebbe potuto verificare senza troppo spargimento di sangue[2]. »

Lesse devotamente la propria Bibbia e scrisse un'ultima lettera indirizzata alla moglie, la quale includeva anche il proprio testamento civile. Scoccate le ore 11 del mattino fu scortato dalla prigione attraverso due ali di folla composte da oltre 2.000 soldati armati, fino a giungere a pochi isolati di distanza in un piccolo campo là ove erano state erette le forche.

Tra i partecipanti vi furono il futuro generale confederato "Stonewall" Jackson e il giovane attore John Wilkes Booth, il futuro ideatore dell'assassinio di Abraham Lincoln (quest'ultimo avendo preso in prestito una divisa da miliziano per poter ottenere l'ammissione all'esecuzione)[126]. Il poeta nazionale Walt Whitman (già famoso per Foglie d'erba e di lì a poco infermiere impegnato nell'assistenza dei feriti dell'Union Army) in Year of Meteors ne descrisse accuratamente l'evento[127].

Brown fu accompagnato dallo sceriffo e dai suoi assistenti, ma da nessun ministro religioso in quanto aveva costantemente respinto il clero filo-schiavista. Poiché la regione era in preda all'isteria collettiva molti dei nordisti presenti, compresi i giornalisti, si trovavano in una situazione di costante pericolo, ed era assai improbabile che un ecclesiastico abolizionista avrebbe potuto essere al sicuro se solo avesse cercato di fargli visita[128].

Primo piano della statua inaugurata nel 1933 dedicata al capitano.

« Ho richiesto che mi si risparmi ogni presa in giro, o preghiere ipocrite dette per me, quando sarò pubblicamente assassinato: e che i miei soli assistenti religiosi siano dei poveri piccoli ragazzi e ragazze schiavi, trasandati, cenciosi, a testa e a piedi nudi; guidati da qualche vecchia madre schiava dai capelli grigi. Addio![129]. »

Scelse così di non ricevere alcun servizio religioso né in carcere né tanto meno sul patibolo. Fu impiccato alle 11:15 e dichiarato morto alle 11:50, dopo 35 minuti di agonia; il suo corpo venne posto in una bara di legno con il cappio ancora avvolto attorno al collo. La cassa fu quindi issata su un treno in partenza per inviarla alla sua casa di famiglia a New York per la sepoltura[130].

Al Nord intanto si svolgevano grandi riunioni e celebrazioni commemorative, si suonarono le campane delle chiese, si spararono colpi di cannone e scrittori famosi come Emerson e Thoreau si unirono a molti altri nordisti per lodare apertamente Brown[131].

« La questione della schiavitù negli Stati Uniti d'America, nel clima reso rovente dal caso Brown, avrebbe fornito la cornice al quadro, e insieme il cemento capace di unire esteriormente il tutto e di coalizzare interessi disparati e persino divergenti in un solo terribile blocco che avrebbe alla fine stritolato il Sud. »

(Raimondo Luraghi[132])

Dopo la sua morte, avvenuta poco prima della Guerra di secessione americana, John Brown, soprannominato il Capitano per aver militato con tale grado militare nella milizia dello Stato del Kansas (di sentimenti anti-sudisti) dei freesoilers affiliati al Free Soil Party[133], venne acclamato come un eroe.

Indagine del Senato[modifica | modifica wikitesto]

Il John Brown Wax Museum ad Harper's Ferry.

Conseguenze del raid[modifica | modifica wikitesto]

Si ritiene che l'azione compiuta contro Harper's Ferry abbia fatto molto per preparare la nazione verso una guerra civile[134]. I proprietari di schiavi del Sud, ascoltando le prime notizie inerenti il fatto che centinaia di abolizionisti fossero rimasti coinvolti nel raid, furono altresì sollevati che il risultato si dimostrasse così poco organizzato; eppure temettero che altri avessero potuto emulare il gesto di Brown per cercare di guidare una rivolta generale di schiavi[135].

America the Beautiful Quarters, serie celebrativa da 1/4 di dollaro del 2016 che ritrae il fortino di John Brown.

In tutto il profondo Sud s'iniziò a riorganizzare il decrepito sistema della milizia statale; questo, ben consolidatosi entro il 1861, divenne una forza armata pronta e disponibile: il Confederate States Army. Ciò rese i secessionisti inizialmente molto meglio preparati allo scontro rispetto al Nord[136].

Gli esponenti sudisti del Partito Democratico denunciarono l'incursione come una conseguenza inevitabile della piattaforma politica del neonato Partito Repubblicano, che associarono strettamente con le tesi portate avanti dall'abolizionismo negli Stati Uniti d'America. Alla luce delle imminenti elezioni presidenziali del 1860 i Repubblicani cercarono di allontanarsi il più possibile da Brown, condannando il raid e condannando il suo leader come un folle fanatico[136].

Come spiega lo storico Daniel W. Crofts il capitano ottenne il successo postumo di polarizzare l'accesa sfida politica: "l'incursione di Brown è riuscita brillantemente, ha difatti guidato un cuneo attraverso la già provvisoria e fragile opposizione Repubblicana ed ha contribuito ad intensificare la polarizzazione sezionale che presto ha diviso il Partito Democratico e l'Unione stessa."[136].

Molti abolizionisti del Nord presero subito a considerare Brown come un martire il quale si era sacrificato per i peccati della nazione; poco dopo l'evento William Lloyd Garrison pubblicò una colonna in The Liberator giudicando l'assalto di Brown come "ben intenzionato, ma tristemente fuorviato" e "un'impresa così selvaggia e futile come questa"[137].

Il celebre giornalista tuttavia ne difese il personaggio dai detrattori della carta stampata sia settentrionale che meridionale, giungendo a dichiarare che coloro che sostenevano i principi della rivoluzione americana non avrebbero mai potuto opporsi in modo coerente al raid di Brown. Il giorno in cui il capitano subì l'impiccagione Garrison ribadì il punto della questione a Boston: "ogni qualvolta che iniziavo a parlare o a scrivere, non potevo non augurare il massimo successo possibile a tutte le insurrezioni di schiavi"[138][139].

Al termine della guerra civile Frederick Douglass avrà l'occasione di scrivere: "il suo zelo nei confronti della causa della mia razza era molto più grande del mio - era come il sole ardente davanti alla mia luce sbiadita - la mia era limitata dal tempo, la sua distesa verso le sconfinate rive dell'eternità. Io potevo vivere per lo schiavo, mentre lui ha saputo morire in nome della sua libertà"[140].

Statua del 1911 in marmo bianco a grandezza naturale alla memoria di John Brown a Kansas City (Kansas).

Eredità[modifica | modifica wikitesto]

« Su e giù per l'intero conflitto
marciarono lo Zio Tom e il vecchio John Brown.
Uno, un fantasma: l'altro, una figura mitica;
e quale era falso e quale vero
e quale fu tra i due il più possente
neppure la più saggia Sibilla seppe mai stabilire
perché entrambi erano ugualmente reali. »

(Henry David Thoreau[141])

Molti dei futuri leader del movimento per i diritti civili degli afroamericani (1865-1896) - Martin Robison Delany, Henry Highland Garnet, Frederick Douglass, Harriet Tubman - all'epoca dei fatti conoscevano e rispettavano Brown: le attività commerciali degli afroamericani in tutto il Nord tennero abbassate le serrande in segno di lutto il giorno della sua esecuzione[142].

Poco dopo la sua morte lo stesso Victor Hugo predisse che "avrebbe aperto una fenditura latente che avrebbe finito con il separare l'Unione"; molti poeti e letterati risposero all'evento con la loro ispirazione.

Nel 1863 Julia Ward Howe scrisse quello che sarebbe rapidamente divenuto l'inno maggiormente popolare della guerra civile, The Battle Hymn of the Republic, sulle note di John Brown's Body e che includeva la frase "come morì per rendere santi gli uomini, lasciamoci morire per rendere gli uomini liberi", assimilando il sacrificio di Brown a quello di Gesù Cristo[143].

Gli scrittori continuano a discutere vigorosamente sulla personalità, la sanità, le motivazioni, la moralità e la relazione di Brown con l'abolizionismo[3]; ad esempio, nel suo postumo The Impending Crisis, 1848-1861 (1976) David Potter sostenne che l'effetto emotivo del raid di John Brown contro Harpers Ferry superò di gran lunga l'effetto filosofico dei dibattiti Lincoln-Douglas e non fece altro che riaffermare la profonda divisione socio-culturale esistente tra Nord e Sud.

Malcolm X fu un ammiratore del capitano Brown.

Malcolm X disse che i bianchi americani non potevano unirsi alla sua "Organization of Afro-American Unity" del nazionalismo nero, ma che "se John Brown fosse ancora vivo oggi, forse lui potremmo anche accettarlo"[144].

In seguito lo si volle descrivere come un fanatico monomaniacale o all'opposto come un autentico eroe. Nel 1931 le "United Daughters of the Confederacy" e i "Sons of Confederate Veterans" eressero un monumento a Heyward Spencer, l'uomo di colore libero che divenne la prima fatale vittima del raid, rivendicandolo come "rappresentante dei negri a noi vicini, che non avrebbero imbracciatole armi contro il Sud"[145].

Verso la metà del XX secolo alcuni studiosi erano ancora abbastanza convinti che John Brown fosse un fanatico e un assassino, mentre alcuni afroamericani sostenevano una visione decisamente più positiva dell'uomo[146][147]; il giornalista Richard Owen Boyer considera Brown "un americano che ha dato la sua vita per raggiungere l'obiettivo che milioni di altri americani potessero un giorno essere ugualmente liberi". Altri hanno espresso giudizi altrettanto positivi[148][149][150].

Diverse opere riguardanti Brown pubblicate nel primo scorcio del XXI secolo sono notevoli per la completa assenza di ostilità che ha caratterizzato invece opere del tutto simili un secolo prima (quando le visioni di Lincoln erano state ormai de-empatizzate e avevano subito un forte regresso dopo la fine dell'Era della Ricostruzione tramite le Leggi Jim Crow e la conseguente segregazione razziale negli Stati Uniti d'America[151].

Il giornalista e scrittore documentarista Ken Chowder considera Brown un "testardo... egoista, ipocrita e talvolta ingannevole, eppure... in certi momenti, un grande uomo" e sostiene che egli sia stato adottato sia dalla sinistra politica che dalla destra e che le sue azioni vennero fatte "ruotare" per adattarsi alla visione del mondo predominante in vari momenti della storia americana[3].

Gli autori Toledo (2002), Peterson (2002), DeCaro (2002, 2007), Reynolds (2005) e Carton (2006) apprezzano criticamente la storia di Brown, ponendosi così decisamente lontano dalle opinioni degli scrittori precedenti[152]; il passaggio ad una prospettiva di apprezzamento su Brown sposta molti storici bianchi verso la visione a lungo sostenuta dagli studiosi neri come William Edward Burghardt Du Bois, Benjamin Arthur Quarles e Lerone Bennett, Jr.[153]

John Brown che libera un giovane schiavo, statua eretta alla memoria nel 1935 a New York.

Storiografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli storici affermano che l'incursione contribuì all'aumento di tensioni che, un anno dopo con l'elezione di Lincoln presidente fortemente antischiavista, sfoceranno nella secessione degli stati schiavisti del Sud e nella conseguente guerra di secessione americana:

  • Il biografo Richard Owen Boyer disse che era un Americano che diede la sua vita perché milioni di suoi concittadini potessero essere liberi;[154]
  • Il biografo Stephen B. Oate lo descrisse come criticato come un sognatore folle ... (ma) in realtà uno degli esseri umani più acuti della sua generazione;[155]
  • Il biografo David S. Reynolds gli diede il merito di aver iniziato la guerra di secessione o meglio di aver ucciso la schiavitù e mette in guardia i colleghi che non la pensano come lui dal guardarsi bene dall'identificarlo come terrorista.[156] Egli lo vede come l'ispiratore del movimento per i diritti civili un secolo più tardi, argomentando la medesima idea sopra esposta;[157]
  • Lo storico Paul Finkelman lo prende in considerazione nelle sue ricerche come un semplice membro di un mondo violento e attesta che Brown è "un cattivo tattico, stratega, pianificatore e generale - ma che non è pazzo";[154]
  • Il biografo Louis A. DeCaro Jr., che ha chiarito molti punti della vita precedente e la carriera pubblica, conclude che nonostante egli fosse abolizionista soltanto perché equiparava la schiavitù col peccato, la sua lotta contro la schiavitù era molto più personale e religiosa di quanto lo fosse per molti abolizionisti, proprio come il suo rispetto e l'affetto per i neri era molto più personale e religioso di quanto non lo fosse per la maggior parte dei nemici della schiavitù;[158]
  • Lo storico e documentarista Louis Ruchames scrive: L'azione di Brown fu frutto di un grande idealismo e ciò gli conferisce un posto accanto ai grandi liberatori dell'umanità;[159]
  • Il biografo Otto Scott, introducendo la sua opera, scrive a proposito di Brown: Nei tardi anni 1850 un nuovo tipo di assassino politico appare negli Stati Uniti. Costui non viene per uccidere i buoni ma i cattivi... i suoi propositi sono gli stessi dei suoi predecessori più remoti: costringere la nazione ad una nuova linea politica attraverso il meccanismo del terrore;[160]
  • Il criminologo James N. Gilbert scrive: "Gli atti di Brown sono conformi alle attuali definizioni di terrorismo, e le sue predisposizioni psicologiche sono coerenti con il modello terroristico;"[161]
  • Il romanziere Bruce Olds lo chiama fanatico, ... ossessionato, ... uno zelota, e ... psicologicamente squilibrato;
  • Il giornalista Ken Chowder afferma che egli è testardo ... egoista, a tratti perfido; e ... talvolta certo un grande uomo; Chowder aggiunge che Brown è stato adottato come vessillo sia dalla destra che dalla sinistra, e le sue azioni servono a far fare un testacoda alla concezione del mondo dell'America;[154]
La tomba di John Brown nel 2009.
  • L'avvocato Brian Harris scrisse: In qualunque modo si osservino le conseguenze di Harper's Ferry, e per coloro per cui fu semplicemente un'azione fallimentare che si è conclusa con le evitabili morti di innocenti, non potranno notare che essa ha senz'altro avuto il merito di essere stata posta in essere per i più nobili dei motivi. Ciò non si può dire per la sadica strage di Pottawatomie. Quest'ultima non è stata di alcuna utilità, ma è servita solo per sfogare la rabbia di un vecchio, e ciò va a scapito dell'immagine di Brown. L'intolleranza: società divise sotto processo. Wildy, Simmonds & Hill, 2008;
  • Ci fu anche una Lega Rivoluzionaria intitolata a John Brown organizzata nel 1969 a Houston, in Texas che lavorò con il People's Party II e la Mexican American Youth Organization nella Rainbow Coalition. Giovani gruppi radicali bianchi, neri e messicani-americani (chicani) lavorarono per migliorare le loro comunità di origine. Sia il People's Party II che la John Brown Revolutionary League parteciparono in un assedio armato contro la polizia di Houston il 26 luglio del 1970. Carl Hampton, leader del People's Party II (che più tardi diventerà il movimento delle Pantere Nere) fu ucciso negli scontri. Bartee Haile, leader del JBRL was fu ferito. 400 supporter, in gran parte neri, furono arrestati poco dopo gli scontri;[senza fonte]
  • Il documentarista e scrittore Ken Chowder lo definisce il padre del terrorismo americano;[162]
  • I Weathermen, in quello che viene considerato il loro "manifesto politico", gli dedicano un paragrafo: John Brown è per noi un esempio di dedizione, di fiducia nel potere del popolo di influenzare la storia, di volontà di rischiare il tutto per tutto per la causa della liberazione.[163]

Nelle arti[modifica | modifica wikitesto]

La condanna a morte di John Brown fornì agli abolizionisti una causa per cui combattere, un martire a cui rifarsi. D'ora in poi, egli diventerà un esempio da seguire per i combattenti, e ispirerà una canzone che diventerà l'inno della causa dell'Unione:

John Brown's body lies a-mold'ring in the grave.
His soul goes marching on.
(Il corpo di John Brown giace nella tomba.
La sua anima marcia tra noi.)
John Brown's Body
conosciuta in origine come la canzone di John Brown, recitata dai soldati dell Unione a partire dalla Campagna di Vicksburg e poi durante la Campagna di Atlanta e nel corso della Marcia verso il mare di Sherman
John Brown's body lies a-mouldering in the grave; (3X)
His soul's marching on!
(Coro)
Glory, glory, hallelujah! Glory, glory, hallelujah!
Glory, glory, hallelujah! his soul's marching on!
He's gone to be a soldier in the army of the Lord! (3X)
His soul's marching on!
(Coro)
John Brown's knapsack is strapped upon his back! (3X)
His soul's marching on!
(Coro)
His pet lambs will meet him on the way; (3X)
They go marching on!
(Coro)
They will hang Jeff Davis to a sour apple tree! (3X)
As they march along!
(Coro)
Now, three rousing cheers for the Union; (3X)
As we are marching on!
(Dalla Biblioteca del Congresso[164])
Il fantasma di John Brown che imprigiona in una gabbia per canarini l'ex presidente secessionista Jefferson Davis in abiti muliebri. Ai suoi piedi gli schiavi appena liberati danzano felici (1865).
Versione di William Weston Patton
Old John Brown's body lies moldering in the grave,
While weep the sons of bondage whom he ventured all to save;
But tho he lost his life while struggling for the slave,
His soul is marching on.
John Brown was a hero, undaunted, true and brave,
And Kansas knows his valor when he fought her rights to save;
Now, tho the grass grows green above his grave,
His soul is marching on.
He captured Harper's Ferry, with his nineteen men so few,
And frightened “Old Virginny” till she trembled thru and thru;
They hung him for a traitor, they themselves the traitor crew,
But his soul is marching on.
John Brown was John the Baptist of the Christ we are to see,
Christ who of the bondmen shall the Liberator be,
And soon thruout the Sunny South the slaves shall all be free,
For his soul is marching on.
The conflict that he heralded he looks from heaven to view,
On the army of the Union with its flag red, white and blue.
And heaven shall ring with anthems o'er the deed they mean to do,
For his soul is marching on.
Ye soldiers of Freedom, then strike, while strike ye may,
The death blow of oppression in a better time and way,
For the dawn of old John Brown has brightened into day,
And his soul is marching on

Fiction[modifica | modifica wikitesto]

I due ritratti cinematografici più famosi di Brown sono stati entrambi interpretati dall'attore Raymond Massey. Il film del 1940 I pascoli dell'odio, interpretato da Errol Flynn e Olivia de Havilland, dipingeva Brown in modo completamente antipatico come un pazzo vigliacco; Massey ha aggiunto a questa impressione rappresentandolo con uno sguardo dagli occhi selvaggi. La pellicola ha dato l'impressione di non opporsi alla schiavitù, fino al punto di far dire ad un personaggio della "Mammy", dopo una battaglia particolarmente feroce: "il signor Brown ci ha promesso la libertà, ma... se questa è la libertà, non ne desidero alcuna".

Massey ritraeva Brown di nuovo nel poco noto e a basso budget I sette ribelli, in cui non era solo il personaggio principale, ma bensì anche raffigurato in un modo molto più sobrio e simpatetico[165].

Massey insieme a Tyrone Power e Judith Anderson ha poi recitato nell'acclamata lettura drammatica del 1953 del poema John Brown's Body (poema) (1928), vincitore del premio Pulitzer per la poesia a Stephen Vincent Benét. Tre attori in abito formale hanno recitato in una presentazione di due ore del poemetto. La produzione ha girato per 60 città in 28 differenti Stati[166].

Nel 1938-40 il pittore John Steuart Curry dipinse Tragic Prelude, un murale di Brown con in mano una pistola e una Bibbia, posizionato nel Campidoglio (Topeka).

Frederick Douglass argued against John Brown's plan to attack the arsenal at Harpers Ferry, di Jacob Lawrence.

Nel 1941 l'artista afroamericano Jacob Lawrence illustrò la vita di Brown in The Legend of John Brown, una serie di 22 dipinti a guazzo. Nel 1977 queste erano in condizioni così fragili da non poter essere esposte e il Detroit Institute of Arts dovette commissionare a Lawrence di ricreare le serie come serigrafia.

Il risultato è stato un portfolio in edizione limitata di 22 stampe a mano, pubblicate con un poema, John Brown di Robert Hayden, commissionato appositamente per il progetto.

Sebbene Brown fosse stato un argomento popolare per molti pittori The Legend of John Brown fu la prima serie a esplorare la sua eredità da una prospettiva afroamericana[167]. Altri dipinti come The Last Moments of John Brown di Hovenden immortalano una storia apocrifa, in cui una donna nera offre al condannato Brown il suo bambino da baciare mentre va verso la forca. Probabilmente è stato un racconto inventato dal giornalista James Redpath[168].

Brown è stato anche oggetto di numerose opere letterarie; molti poeti americani hanno scritto poesie su Brown, tra cui John Greenleaf Whittier, Louisa May Alcott e Walt Whitman[169]. Il poeta polacco Cyprian Kamil Norwid scrisse due poesie lodando Brown: "John Brown" e il più noto "Do obywatela Johna Brown" ("A Citizen John Brown")[170].

Marching Song (1932) è invece un'opera inedita sulla leggenda di John Brown scritta da Orson Welles[171]. Il romanzo biografico del 1998 su John Brown, Cloudsplitter, di Russell Banks è stato finalista del premio Pulitzer; è narrata dal punto di vista del figlio sopravvissuto, Owen Brown[172].

Il romanzo di James McBride del 2013 The Good Lord Bird racconta la storia di John Brown attraverso gli occhi di un giovane schiavo, Henry Shackleford, che accompagna Brown ad Harper's Ferry. Il romanzo ha vinto il National Book Award 2013 per la narrativa[173].

Tra le altre opere letterarie che lo vedono come protagonista abbiamo:

Influenze[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Citato in Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana BUR 1994, pag. 128
  2. ^ a b c d e f Territorial Kansas Online: John Brown (1800-1859)
  3. ^ a b c Ken Chowder. "The Father of American Terrorism". American Heritage. February/March 2000.
  4. ^ James Loewen, Lies My Teacher Told Me (New York: The New Press1995, 2007) pp. 173-203
  5. ^ Storia della guerra civile americana BUR 1994, pag. 128-129
  6. ^ Owen and Ruth Brown, from the West Virginia Archives and History
  7. ^ Si è fatta la speculazione secondo cui il nonno era lo stesso John Brown dei Lealisti (Rivoluzione americana) durante Rivoluzione americana il quale passò del tempo in prigione con il famigerato Claudius Smith, presumibilmente per furto di bestiame, che lui e Smith usavano per nutrire le truppe britanniche affamate. Tuttavia, questo va contro la storia della famiglia Brown e le notizie accertate sugli Humphrey, a cui i Brown erano direttamente collegati (la nonna materna di John Brown era una Humphrey). Lo stesso Brown scrisse nella sua lettera autobiografica del 1857 che sia i suoi nonni che quelli della prima moglie erano soldati nell'Armata Continentale [che venne a stabilire nella sua "Famiglia Humphreys in America" ​​(1883)], osservando che il nonno di John Brown, il capitano John Brown (nato il 4 novembre 1728), era un capitano della milizia che morì all'inizio della guerra d'indipendenza americana. Suo figlio, Owen Brown era invece un conciatore e un rigoroso evangelico che odiava la schiavitù e insegnava il "mestiere della libertà" a suo figlio.
  8. ^ Franklin Sanborn. "John Brown in Massachusetts", The Atlantic, April 1872.
  9. ^ Ohio History Central, Asa Mahan, su ohiohistorycentral.org, 1º luglio 2005. URL consultato il 27 marzo 2008.
  10. ^ I. Birth and Early Education, in Memoirs of Charles G. Finney, Gospel truth, 1868..
  11. ^ "Charles Grandison Finney", Electronic Oberlin Group, Oberlin College
  12. ^ JUSTIFICATION BY FAITH by Charles G. Finney, su www.charlesgfinney.com.
  13. ^ Charles G. Finney, "Letters to Professing Christians Lecture VI: Sanctification By Faith", 1837.
  14. ^ Charles Grandison Finney-born place, Ohio History Central. URL consultato il ottobre 2008..
  15. ^ John Brown and the Oberlin Lands, from the West Virginia Archives and History
  16. ^ Oberlin College Archives, Biography: Asa Mahan (1799-1889), su oberlin.edu, 30 marzo 2003. URL consultato il 27 marzo 2008.
  17. ^ Autobiografia manoscritta edita da F. B. Sanborn, Boston 1885. Citato in Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana BUR 1994, pag. 128
  18. ^ Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana BUR 1994, pag. 128-129
  19. ^ Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana BUR 1994, pag. 129
  20. ^ Ulysses S Grant, Memoirs and Selected Letters, (The Library of America, 1990) ISBN 978-0-940450-58-5
  21. ^ John Brown profile Archiviato l'8 dicembre 2008 in Internet Archive., pabook.libraries.psu.edu; accessed August 29, 2015.
  22. ^ Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana BUR 1994, pag. 129-130
  23. ^ Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana BUR 1994, pag. 130
  24. ^ Google Books, su books.google.com.
  25. ^ Lousi Decaro, Archivio
  26. ^ John Brown Jr.
  27. ^ John Brown Farm, Tannery & Museum Index
  28. ^ John Brown Farm, Tannery & Museum Visiting
  29. ^ Sito del National Park Service
  30. ^ National Historic Landmarks & National Register of Historic Places in Pennsylvania, CRGIS: Cultural Resources Geographic Information System. Nota: Essa include John C. Shields, National Register of Historic Places Inventory Nomination Form: John Brown Tannery Site (PDF), su dot7.state.pa.us, n.d.. URL consultato il 19 agosto 2012.
  31. ^ Blackmar, Frank Wilson, Kansas: A Cyclopedia of State History, Embracing Events, Institutions, Industries, Counties, Cities, Towns, Prominent Persons, Etc., Standard Publishing Company, 1912, p. 244.
  32. ^ Zenas Kent su Find a Grave
  33. ^ James F. Caccamo, John Brown: A Brief Chronology, su Historical Archives, Hudson Library & Historical Society, 2007. URL consultato il 21 giugno 2015 (archiviato dall'url originale il 20 ottobre 2007).
  34. ^ Winthrop S. Gilman Dead: An Original Abolitionist and Successful Business Man and Banker, in The New York Times, 5 ottobre 1884.
    «Winthrop Sargent Gilman, head of the banking house of Gilman, Son Co., of No. 62 Cedar-street, this city, died at his Summer home in Palisades, Rockland County, N.Y., on Friday, age 76. Mr. Gilman was known as a business ...».
  35. ^ Elijah Parish Lovejoy Was Killed By a Pro-slavery Mob, Library of Congress. URL consultato il 7 giugno 2008.
    «On November 7, 1837, Elijah Parish Lovejoy was killed by a pro-slavery mob while defending the site of his anti-slavery newspaper, The Saint Louis Observer.».
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Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

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