Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 2020

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Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 2020
Stato Stati Uniti Stati Uniti
Data 3 novembre
Donald Trump official portrait (cropped).jpg Joe Biden 2013.jpg
Candidati Donald Trump
(in pectore)
Joe Biden
(in pectore)
Partito Repubblicano Democratico
ElectoralCollege2020.svg
Presidente uscente
Donald Trump (Partito Repubblicano)
Left arrow.svg 2016 2024 Right arrow.svg

Le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 2020 si terranno il 3 novembre 2020 e saranno le 59e elezioni presidenziali della storia degli Stati Uniti. Essendo delle elezioni "indirette", gli elettori saranno chiamati ad eleggere i cosiddetti grandi elettori che il 14 dicembre 2020 si riuniranno nel Collegio elettorale per eleggere il nuovo presidente e il suo vice presidente. Se dal Collegio elettorale non risulta una maggioranza assoluta di almeno 270 voti a favore di un candidato (quorum necessario per l'elezione), a nominare il nuovo presidente sarà la Camera dei rappresentanti a maggioranza fra i tre candidati che hanno ricevuto più voti sempre nel Collegio elettorale. Il vice presidente sarà invece nominato dal Senato, eleggendolo fra i due nominativi che hanno ricevuto più voti nel Collegio elettorale.

Prima delle effettive elezioni presidenziali si avrà una serie di elezioni primarie e di caucus che hanno lo scopo di individuare il candidato di ogni partito alle elezioni. Tale fase preliminare si terrà tendenzialmente entro la prima metà del 2020. Anche questa procedura di nomina è un'elezione indiretta, nella quale gli iscritti di ogni partito nomineranno dei delegati, i quali saranno poi chiamati ad eleggere il candidato del proprio partito in una convention del singolo partito che ufficializza la nomination del candidato alla presidenza e di quello alla vice presidenza (il ticket).

Il 45° e attuale presidente Donald Trump ha annunciato che si candiderà per un secondo mandato come candidato del Partito Repubblicano. A seguito di questa candidatura, i dirigenti di questo partito di numerosi Stati hanno annunciato che nel loro territorio di competenza non si terranno le primarie e i caucus, in una dimostrazione di sostegno della candidatura di Trump[1]. Per il Partito Democratico ad oggi sono pervenute ben 27 candidature, il numero più alto mai avuto per un processo di nomina del candidato presidenziale nella storia delle elezioni presidenziali statunitensi moderne.

L’eletto presidente degli Stati Uniti d'America inizierà ufficialmente il suo mandato il 20 gennaio 2021.

Il contesto[modifica | modifica wikitesto]

Procedura[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America.

L'articolo 2 della Costituzione degli Stati Uniti d'America prevede che una persona che si voglia candidare alla presidenza debba essere cittadino statunitense dalla nascita, abbia almeno 35 anni di età e che risieda su suolo statunitense da almeno 14 anni. Solitamente il candidato cerca di ottenere la nomina da uno dei partiti politici attraverso il procedimento delle elezioni primarie, nelle quali i singoli partiti giungono alla nomina del proprio candidato. Nella maggior parte dei casi, le elezioni primarie sono delle elezioni indirette: gli iscritti di ogni partito eleggono una serie di "delegati", i quali si recheranno successivamente alla convention del proprio partito dove eleggeranno ufficialmente il proprio candidato alla presidenza e alla vice presidenza (il ticket), anche se quest'ultimo è spesso scelto direttamente dal candidato alla presidenza. Anche le elezioni presidenziali di novembre sono delle elezioni indirette: gli elettori nominano dei delegati (i grandi elettori), che successivamente si riuniranno nel Collegio elettorale ed eleggeranno direttamente il presidente e il vice presidente.

Il 25 agosto 2018, il Comitato nazionale democratico (DNC) ha fortemente limitato l'influenza dei cosiddetti "superdelegati", ovvero di quei delegati nominati automaticamente alla convention del Partito Democratico e quindi liberi di scegliere il loro candidato preferito (a differenza dei pledged delegates, ovvero di quei delegati che sono stati nominati durante il processo delle primarie e che, appunto, "promettono" di votare alla convention per un certo candidato). Da questa tornata elettorale in poi, i superdelegati (che contano circa un 15% circa del totale dei delegati alla convention) non potranno votare alla prima votazione che si terrà alla convention democratica[2][3].

Per quanto riguarda il Partito Repubblicano, alcune sezioni statali del partito hanno cancellato la loro procedura delle primarie appoggiando direttamente la ricandidatura di Donald Trump, mentre altre sezioni stanno pensando di farlo[4]. Come precedente di una tale scelta, si citano il caso della cancellazione delle primarie repubblicane durante le rielezioni di George H. W. Bush e di suo figlio George W. Bush, rispettivamente nel 1992 e nel 2004. Anche il Partito Democratico ha cancellato in precedenza le sue elezioni primarie: è successo nel 1996 per non ostacolare la ricandidatura di Bill Clinton e nel 2012 per non intralciare la nomina di Barack Obama[5][6].

Il 26 agosto 2019 lo stato del Maine ha approvato una norma che consente, sia per le elezioni primarie che per quelle generali, il sistema del voto alternativo: un sistema nel quale si prevede che l'elettore (nel caso in cui vi siano più di due candidati) abbia la possibilità di indicare un ordine di preferenza fra i candidati[7][8]. La mancata firma del governatore del Maine Janet Mills non consente che la norma venga applicata materialmente già dalle primarie democratiche del 2020 (che prenderanno inizio a marzo 2020), tuttavia la norma è valida e quindi il Maine sarà probabilmente il primo stato ad applicare il sistema del voto alternativo per le elezioni presidenziali[9]. L'applicazione di questo sistema (che il Maine e il Nebraska utilizzano da diversi anni per le elezioni dei loro rappresentanti al Congresso) potrebbe potenzialmente complicare le operazioni di scrutinio e l'interpretazione del voto popolare.

Il 22° emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti d'America non consente ad una persona di candidarsi per più di due volte alla presidenza. Questa norma, quindi, vieta agli ex presidenti Bill Clinton, George W. Bush e Barack Obama di ricandidarsi. L'ex presidente Jimmy Carter è l'unico che potrebbe ricandidarsi, dato che è stato presidente soltanto per un mandato. Tuttavia Carter ha già dichiarato di non volersi ricandidare[10]

Le tendenze demografiche[modifica | modifica wikitesto]

Da molto tempo le strategie dei partiti politici statunitensi seguono con costanza i trend demografici degli elettori. Per le elezioni presidenziali del 2020, il gruppo degli elettori di età compresa tra i 18 e i 45 anni (il cuore dell'elettorato statunitense) dovrebbe stare di poco al di sotto del 40% dell'elettorato complessivo, mentre il 30% degli elettori saranno elettori di etnia non bianca [11]. Un rapporto condotto da entrambi i partiti prevede che gli elettori afroamericani, ispanici, asiatici e di altre etnie minori, come anche gli elettori "bianchi con un diploma al college" saranno in aumento rispetto alle elezioni del 2016. Un dato che favorirebbe il Partito Democratico anche se, a causa delle differenze di collocazione geografica di queste tendenze, ciò potrebbe non limitare fortemente le possibilità di Donald Trump (o di un altro differente candidato repubblicano) di vincere le elezioni nel Collegio elettorale nonostante possa ottenere un numero di voti popolari ancora inferiore rispetto al 2016[12].

Elezioni simultanee[modifica | modifica wikitesto]

Le elezioni presidenziali del 2020 si terranno in contemporanea con le elezioni di un terzo dei componenti del Senato e di tutti i componenti della Camera dei Rappresentanti. Diversi Stati avranno poi le proprie elezioni per nominare il loro rispettivo governatore e i rappresentanti delle loro Camere. Dopo le elezioni, la Camera dei Rappresentanti procederà ad una riorganizzazione dei distretti elettorali sulla base dei risultati del nuovo censimento (che verranno pubblicati nel 2020), e a cascata un procedimento simile di riorganizzazione dei distretti elettorali si avrà anche a livello statale. Ciò a dimostrazione dell'importanza di queste elezioni presidenziali e delle contemporanee elezioni per la Camera dei Rappresentanti, per il Senato e di quelle statali. I vincitori di tali elezioni potranno procedere infatti alla modifica dei distretti elettorali, che non si potranno modificare fino al 2032. Inoltre, a causa del noto coattail effect, la vittoria del proprio candidato alla presidenza degli Stati Uniti potrebbe favorire la vittoria dei singoli candidati al Congresso e a livello statale, determinando un assetto politico stabile almeno per i prossimi quattro anni.

Candidati[modifica | modifica wikitesto]

Partito Repubblicano[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elezioni primarie del Partito Repubblicano del 2020 (Stati Uniti d'America) e Partito Repubblicano (Stati Uniti d'America).
La campagna repubblicana
Donald Trump official portrait (cropped).jpg · Mike Pence official Vice Presidential portrait (cropped).jpg
Ticket presidenziale
Donald Trump · Mike Pence
Logo
TrumpPenceKAG.png
Slogan
Keep America Great!

Donald Trump ha formalmente ufficializzato la sua ricandidatura[13][14]. La sua campagna elettorale per la sua rielezione ha già preso avvio dalla sua precedente vittoria del 2016, spingendo alcuni commentatori a sostenere che la tattica elettorale di Trump, dove quest'ultimo si è visto continuamente impegnato in manifestazioni politiche, sia possibile descriverla come una "campagna elettorale senza fine"[15]. Il 20 gennaio 2017 Trump ha ufficialmente presentato la documentazione necessaria per la sua candidatura secondo le norme del Federal Election Campaign Act[16].

Tuttavia, a partire dal successivo agosto 2017, numerosi articoli di stampa hanno sostenuto l'esistenza di una fronda interna al Partito Repubblicano per ostacolare la rielezione di Trump, soprattutto da parte dell'establishment più moderato del partito. L'allora senatore dell'Arizona John McCain dichiarò che "[i repubblicani] vedono nel suo presidente delle debolezze"[17]. Susan Collins (senatrice del Maine), Rand Paul (senatore del Kentucky) e Chris Christie (ex governatore del New Jersey) hanno tutti espresso dubbi sul fatto che effettivamente Donald Trump possa ottenere la nomination del Partito Repubblicano[18][19]. Altri commenti negativi alla sua ricandidatura sono provenuti dal senatore Jeff Flake e dall'esperto di strategia politica Roger Stone[20][21]. Tuttavia, il 25 gennaio 2019 il Comitato nazionale repubblicano (RNC) ha espresso il suo appoggio alla ricandidatura di Trump, anche se in forma non ufficiale[22].

Il primo sfidante ufficiale di Donald Trump a presentare ufficialmente la sua candidatura è stato l'ex governatore del Massachusetts Bill Weld, annunciandolo il 15 aprile 2019[23]. Bill Weld (che alle elezioni presidenziali del 2016 era il candidato alla vice presidenza per il Partito Libertario) è considerato come uno sfidante debole per via delle sue posizioni piuttosto libertarie su diversi temi, come il diritto all'aborto, sui matrimoni gay e sulla legalizzazione dell'uso di marijuana[24]. Successivamente è stato Joe Walsh, ex deputato alla Camera dei Rappresentanti e proveniente dall'Illinois, a presentare ufficialmente la sua candidatura il 25 agosto 2019, dichiarando: "Farò tutto quello che posso. Non voglio che Trump vinca. Il paese non può permettersi che lui vinca. Se non dovessi riuscirci, non lo voterò"[25]. L'8 settembre 2019 anche l'ex governatore e deputato della South Carolina Mark Sanford ha presentato la sua candidatura ufficiale[26], salvo poi ritirarla il 12 novembre successivo.[27]

Il 31 ottobre 2019 la Camera dei Rappresentanti ha votato per approvare le procedure che regoleranno le udienze pubbliche nell'ambito di un possibile impeachment nei confronti del presidente Trump, principale candidato del Partito Repubblicano, in seguito allo scoppio del caso "Trump-Ucraina". Le udienze dovrebbero prendere avvio a partire da metà novembre 2019 e potrebbero portare alla celebrazione di un processo nei confronti di Trump di fronte al Senato che potrebbe influenzare l'intera campagna elettorale.

Partito Democratico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elezioni primarie del Partito Democratico del 2020 (Stati Uniti d'America) e Partito Democratico (Stati Uniti d'America).
La campagna democratica
Joe Biden 2013.jpg · Kamala Harris official photo (cropped).jpg
Ticket presidenziale
Joe Biden  · Kamala Harris
Logo
Biden Harris logo.svg
Slogan
Build Back Better
Restore The Soul of America
Our best days still lie ahead
We are America, second to none
Anything is possible
No Malarkey!
This is America

Il candidato del Partito Democratico rimasto in corsa, quindi attualmente unico candidato per le primarie e previsto vincitore è Joe Biden[28], già Senatore per lo stato del Delaware (1973-2009) ed ex-vicepresidente degli Stati Uniti (2009-2017).

Il 6 giugno 2020, Biden raggiunge la quota di 1.991 delegati, diventando a tutti gli effetti il candidato ufficiale del Partito Democratico alla Casa Bianca.[29]

Partito Libertario[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Partito Libertario (Stati Uniti d'America).
La campagna libertaria
Jo Jorgensen (cropped).jpg · Spike Cohen Libertarian VP 2020 (cropped).png
Ticket presidenziale
Jo Jorgensen · Spike Cohen
Logo
Jo Jorgensen 2020 campaign logo 2.png

La candidata del Partito Libertario (o Libertariano) è Jo Jorgensen[30] (1957-), docente di psicologia all'Università di Clemson[31] e già candidata a vice-presidente libertaria nel 1996[32]. Jorgensen è l'unica candidata presidenziale donna nel 2020 con accesso ad almeno 270 voti dei grandi elettori[33], ed ha ricevuto il sostegno del candidato presidente libertario per le elezioni del 2012 e del 2016, Gary Johnson[34], e del primo membro libertario del Congresso[35] Justin Amash[36].

Jorgensen è stata scelta il 23 maggio 2020 come candidata del partito, dopo 4 votazioni, nonostante il candidato Jacob Hornberger avesse vinto più primarie e ricevuto più voti (nella seguente tabella dei candidati sono presenti solo i candidati che hanno superato le nominazioni):

Candidato Esperienza Stato Voti Primarie vinte Delegati al primo turno Fonti
Jo Jorgensen vedi sopra Carolina del Sud 4.578 1 (NE) 248 [37]
Jacob Hornberger Candidato indipendente per il Senato in Virginia del 2002

Candidato presidente nel 2000

Fondatore della Future of Freedom Foundation

Virginia 8.986 7

(IA, MN, MO, NY, CA, OH, CT)

236 [33][38]
Vermin Supreme 7 volte candidato presidente

Artista e attivista

Massachusetts 4.288 2

(MA, NH)

171 [33][39]
John Monds Ex presidente della contea di Grady, Georgia

NAACP

Candidato governatore della Georgia nel 2010

Georgia 1 0 147 [40][41]
Jim Gray Candidato vice presidente nel 2012

Giurista, ex presidente della Corte Superiore della Contea di Orange, California

California 42 0 98 [42]
Adam Kokesh Attivista politico anti-guerra

Candidato per il Senato dell'Arizona nel 2018

Arizona 2.728 0 77 [43][44]

Partito Verde[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Partito Verde degli Stati Uniti.
La campagna verde
Hawkins 2010 (cropped).jpg · Angela Walker (cropped).jpg
Ticket presidenziale
Howie Hawkins · Angela Walker
Logo
Hawkins Walker Logo.png

Il candidato del Partito Verde con il maggior vantaggio alle primarie del partito è il co-fondatore del partito, candidato anche per il Partito Socialista degli USA e 3 volte candidato governatore di New York Howie Hawkins, sostenuto anche dai candidati presidente del Partito Verde del 2012 e del 2016[45][46][47].

Nella seguente tabella sono indicati solo i candidati la cui campagna è stata ufficialmente riconosciuta dal Partito Verde e/o rientra nei suoi criteri[48][49][50].

Candidato Esperienza Stato Voti Primarie vinte Delegati Fonti
Howie Hawkins vedi sopra New York 5.056 19 129.5/382 [45][46][47]
Dario Hunter Ex membro del Consiglio d'Istruzione di Youngstown California 3.040 1 42.5/382 [51]
David Rolde Ex segretario del Partito Verde-Arcobaleno del Massachusetts Massachusetts 958 0 5/382 [50][52]

Partiti minori e indipendenti[modifica | modifica wikitesto]

Partito Candidato Esperienza Vice Accesso a Fonti
Partito della Costituzione Don Blankenship Dirigente del carbone in West Virginia William Mohr 14 stati[53] [54]
Partito del Socialismo e della Liberazione

con sostegno di: Partito Pace e Libertà,

Partito Unione della Libertà

Gloria La Riva Attivista californiana Leonard Peltier 3 stati [55][56]
Partito Proibizionista con Partito

Indipendente Americano

Phil Collins Ex amministratore di Libertyville, Nevada Billy Joe Parker 3 stati [57][58]
Partito dell'Alleanza Rocky De La Fuente Uomo d'affari e "candidato perenne" in Florida Darcy Richardson 2 stati [59]
Pane e Rose Jerome Segal Filosofo dal Maryland John de Graaf 1 stato [60]
Partito Marijuana Legale Ora Rudy Reyes Insegnante, archeologo e attivista californiano non ancora scelto 1 stato [61]
Partito dell'Unità d'America Bill Hammons Fondatore del partito, dal Texas Eric Bodenstab 1 stato [62]
Partito Americano della Solidarietà Brian T. Carroll Insegnante californiano Amar Patel write-in in 8 stati [63][64]
Kanye West Kanye West Rapper ... ... ...

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Republicans in three states cancel presidential nominating contests for 2020, su www.cbsnews.com. URL consultato il 1º novembre 2019.
  2. ^ Adam Levy CNN, DNC changes superdelegate rules in presidential nomination process, su CNN. URL consultato il 1º novembre 2019.
  3. ^ (EN) Astead W. Herndon, Democrats Overhaul Controversial Superdelegate System, in The New York Times, 25 agosto 2018. URL consultato il 1º novembre 2019.
  4. ^ (EN) Alex Isenstadt, Republicans to scrap primaries and caucuses as Trump challengers cry foul, su POLITICO. URL consultato il 1º novembre 2019.
  5. ^ GOP plans to drop presidential primaries in 4 states to impede Trump challengers, su www.msn.com. URL consultato il 1º novembre 2019.
  6. ^ (EN) A. B. C. News, Nevada and South Carolina GOP cancel 2020 presidential nominating contests, su ABC News. URL consultato il 1º novembre 2019.
  7. ^ Kevin MillerStaff Writer, Maine Senate passes ranked-choice voting for March presidential primaries, su Press Herald, 26 agosto 2019. URL consultato il 1º novembre 2019.
  8. ^ Michael Shepherd, BDN Staff, Maine might switch to a ranked-choice presidential election. Here's how it would look., su WGME, 28 agosto 2019. URL consultato il 1º novembre 2019.
  9. ^ (EN) Maine will use ranked-choice voting in next year’s presidential election — but not the 2020 primaries, su Bangor Daily News. URL consultato il 1º novembre 2019.
  10. ^ (EN) Jimmy Carter once thought he was nearing death. The longest-living former U.S. president just turned 95., su Washington Post. URL consultato il 1º novembre 2019.
  11. ^ (EN) Forget 2016. The Pivotal Year In Politics May Be 2020, su NPR.org. URL consultato il 1º novembre 2019.
  12. ^ (EN) Demographic shifts show 2020 presidential race could be close, su NBC News. URL consultato il 1º novembre 2019.
  13. ^ (EN) Trump hints at re-election bid, vowing 'eight years' of 'great things', su Washington Examiner, 22 gennaio 2017. URL consultato il 2 novembre 2019.
  14. ^ (EN) Trump Set To Officially Launch Reelection Bid, But Hasn't He Been Running All Along?, su NPR.org. URL consultato il 2 novembre 2019.
  15. ^ (EN) Scott Bixby, The Road to 2020: Donald Trump's Never-Ending Campaign, 19 febbraio 2017. URL consultato il 2 novembre 2019.
  16. ^ Trump breaks precedent, files as candidate for re-election on fi - azfamily.com 3TV | Phoenix Breaking News, Weather, Sport, su web.archive.org, 30 gennaio 2017. URL consultato il 2 novembre 2019 (archiviato dall'url originale il 30 gennaio 2017).
  17. ^ (EN) Jonathan Martin e Alexander Burns, Republican Shadow Campaign for 2020 Takes Shape as Trump Doubts Grow, in The New York Times, 5 agosto 2017. URL consultato il 2 novembre 2019.
  18. ^ (EN) Sen. Susan Collins not sure Trump will be 2020 GOP nominee, su www.cbsnews.com. URL consultato il 2 novembre 2019.
  19. ^ Trump May Not Seek Re-election: Rand Paul, Chris Christie, su web.archive.org, 4 novembre 2017. URL consultato il 2 novembre 2019 (archiviato dall'url originale il 4 novembre 2017).
  20. ^ Andrew Kaczynski CNN, Sen. Jeff Flake: Trump 'inviting' 2020 primary challenge by how he's governing, su CNN. URL consultato il 2 novembre 2019.
  21. ^ (EN) Roger Stone says Trump may not run in 2020, pledges to line up challenger to Pence-Haley ticket, su Washington Examiner, 19 maggio 2018. URL consultato il 2 novembre 2019.
  22. ^ (EN) The Washington Times http://www.washingtontimes.com, RNC unanimously pledges ‘undivided support’ for Trump, stops short of explicit 2020 endorsement, su The Washington Times. URL consultato il 2 novembre 2019.
  23. ^ Steve Brusk and Kate Sullivan CNN, Bill Weld officially announces he is challenging Trump for GOP nomination in 2020, su CNN. URL consultato il 2 novembre 2019.
  24. ^ (EN) Condé Nast, Bill Weld Officially Targets Trump With Long-Shot Primary Bid, su Vanity Fair. URL consultato il 2 novembre 2019.
  25. ^ Caroline Kelly and Kate Sullivan CNN, Joe Walsh to take on Trump in 2020 Republican primary, su CNN. URL consultato il 2 novembre 2019.
  26. ^ (EN) Alexander Burns, Mark Sanford Will Challenge Trump in Republican Primary, in The New York Times, 8 settembre 2019. URL consultato il 2 novembre 2019.
  27. ^ Usa 2020, Sanford non sfiderà Trump. In Iowa Buttigieg primo tra i Dem, in affaritaliani.it, 12 novembre 2019. URL consultato il 15 novembre 2019.
  28. ^ Joe Biden annuncia con un video la candidatura alla nomination Dem: "Nel 2020 in gioco l'anima dell'America"
  29. ^ Usa 2020, Biden conquista i delegati necessari per la nomination democratica: ora è ufficialmente lui lo sfidante di Trump, La Repubblica, 6 giugno 2020. URL consultato il 6 giugno 2020.
  30. ^ (EN) Jo Jorgensen Wins Libertarian Presidential Nomination on Fourth Vote | Ballot Access News, su ballot-access.org. URL consultato il 24 maggio 2020.
  31. ^ College of Behavioral, Social and Health Sciences | Faculty and Staff Profile, su www.clemson.edu. URL consultato il 24 maggio 2020.
  32. ^ Herald-Journal - Google News Archive Search, su news.google.com. URL consultato il 24 maggio 2020.
  33. ^ a b c (EN) Jo Jorgensen Wins Libertarian Party Presidential Nomination, su Reason.com, 24 maggio 2020. URL consultato il 24 maggio 2020.
  34. ^ (EN) Gov Gary Johnson, Congratulations to @Jo4liberty! You'll provide a stark contrast to the presumptive D and R nominees. Liberty has its standard-bearer for 2020. Best of luck!https://twitter.com/LPNational/status/1264394844484653057 …, su @GovGaryJohnson, 2020T20:35. URL consultato il 24 maggio 2020.
  35. ^ (EN) Justin Amash Becomes the First Libertarian Member of Congress, su Reason.com, 29 aprile 2020. URL consultato il 24 maggio 2020.
  36. ^ (EN) Justin Amash, Congratulations, @Jo4liberty! Looking forward to working with you to advance liberty and bring new people to the LP in the months and years ahead.https://twitter.com/lpnational/status/1264394844484653057 …, su @justinamash, 2020T20:28. URL consultato il 24 maggio 2020.
  37. ^ (EN) The race for the Libertarian nomination, su Spectator USA, 5 settembre 2019. URL consultato il 24 maggio 2020.
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  48. ^ (EN) Hawkins officially recognized as Green Party candidate, su Howie Hawkins for President | Angela Walker for Vice President, 24 luglio 2019. URL consultato il 24 maggio 2020.
  49. ^ "DARIO HUNTER AWARDED OFFICIAL RECOGNITION AS A GREEN, su dariohunter.com. URL consultato il 24 maggio 2020 (archiviato dall'url originale il 28 aprile 2020).
  50. ^ a b 2020 Feb 24, Officially recognized as a candidate, su www.gp.org. URL consultato il 24 maggio 2020.
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  52. ^ 2019 Dec 09, 23 Reactions, Motion to remove StateCom member David Rolde: Urgent action to protect the GRP and the GPUS, su Green-Rainbow Party. URL consultato il 24 maggio 2020.
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