Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1864

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Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1864
Stato Stati Uniti Stati Uniti
Data 8 novembre
Affluenza 73,8[1] % (-7,4 %)
Abraham Lincoln November 1863.jpg GeorgeMcClellan.png
Candidati Abraham Lincoln George McClellan
Partito Repubblicano
("National Union Party")
Democratico
Voti 2.218.388
55 %
1.812.807
45 %
Grandi elettori 212 21
ElectoralCollege1864.svg
Presidente uscente
Abraham Lincoln (Partito Repubblicano)
Left arrow.svg 1860 1868 Right arrow.svg

Le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1864 furono la 20ª tornata elettorale quadriennale della nazione; si tennero martedì 8 novembre. Furono vinte da Abraham Lincoln, presidente in carica.

L'avversario di Lincoln fu il candidato del Partito Democratico George McClellan, generale dell'Unione ed ex Comandante generale dell'esercito statunitense. L'avversario del presidente cercò di farsi ritrarre come il "candidato della pace" che voleva porre termine il prima possibile alla guerra di secessione americana. L'esponente di maggior spicco dell'abolizionismo, l'esploratore e botanico John Charles Frémont, già candidato repubblicano alle elezioni presidenziali del 1856, dapprima si candidò sostenuto dai dissidenti repubblicani radicali del "Radical Democracy Party", poi si ritirò dalla campagna elettorale a settembre appoggiando Lincoln. Il presidente fu rieletto con un ampio margine di vantaggio.

Rispetto alle elezioni presidenziali del 1860 il Collegio elettorale si ampliò con l'avvenuta ammissione di Kansas, Virginia Occidentale e Nevada nella loro qualità di Stati liberi dalla schiavitù. Con la cruenta guerra civile ancora in pieno svolgimento, non fu conteggiato nessun voto dei Grandi elettori degli undici Stati meridionali che avevano aderito agli Stati Confederati d'America[2].

Lincoln vinse con una maggioranza di 400.000 voti popolari, in parte grazie alla recente vittoria ottenuta nella battaglia di Atlanta[3]; fu il primo presidente ad essere rieletto da quando il democratico Andrew Jackson vinse nelle elezioni presidenziali del 1832. Lincoln si insediò per la seconda volta il 4 marzo 1865; appena 42 giorni dopo cadde vittima di un attentato mortale. L'assassinio di Abraham Lincoln ebbe luogo la sera del Venerdì santo del 14 aprile e il presidente morì la mattina seguente. Il mandato della seconda presidenza di Abraham Lincoln fu il secondo più breve dell'intera storia degli Stati Uniti, preceduto solo dai 31 giorni della presidenza di William Henry Harrison.

Poiché Lincoln fu eletto come candidato ufficiale del "National Union Party", questa rappresenta l'ultima elezione presidenziale statunitense in cui vinse la sfida un candidato che non era ufficialmente affiliato né con i Democratici né con i Repubblicani.

Contesto[modifica | modifica wikitesto]

Le elezioni presidenziali del 1864 si svolsero durante la guerra di secessione. Secondo il "Miller Center of Public Affairs" dell'Università della Virginia queste elezioni rappresentarono uno degli eventi più notevoli della storia della democrazia, un fatto senza precedenti nel mezzo di una sanguinosa guerra civile[4].

Un gruppo di dissidenti repubblicani che si auto-definirono "Radical Republicans" formarono un gruppo politico denominato "Radical Democracy Party" e scelsero John Charles Frémont come proprio candidato; nel prosieguo della campagna egli si ritirò per appoggiare apertamente il programma proposto da Lincoln. Negli Stati cuscinetto nella guerra di secessione gli affiliati ai "War Democrat", democratici fedeli all'Unione e favorevoli alla guerra contro i confederati, si unirono ai repubblicani per creare il "National Union Party", con Lincoln come candidato presidente[5]. Questo costituì un nome temporaneo utilizzato con l'esplicito scopo di attrarre i democratici unionisti che non avrebbero votato repubblicano; si oppose al Partito Democratico, che includeva gli appartenenti ai "Peace Democrat" o Copperheads, contrari alla guerra.

Nomination[modifica | modifica wikitesto]

National Union Party[modifica | modifica wikitesto]

Prima delle elezioni alcuni "War Democrat" si unirono ai repubblicani per dare vita al "National Union Party"[6]. Con il risultato finale della guerra civile ancora in dubbio, alcuni leader politici come Salmon P. Chase, Benjamin Wade e Horace Greeley si opposero alla nomina di Lincoln, adducendo la motivazione ch'egli non fosse riuscito a vincerla nel corso di tre lunghi anni. Chase stesso divenne inizialmente l'unico candidato a contestare la nomina del presidente, ma si ritirò a marzo quando una serie di dirigenti repubblicani, tra cui alcuni dell'Ohio, Stato di Chase e su cui doveva fare affidamento, espresse il sostegno a Lincoln. Questi rimaneva ancora decisamente popolare tra la maggior parte dei membri del partito, cosicché il neonato "National Union Party" lo scelse per un secondo mandato alla convenzione di Baltimora, tenutasi il 7 e l'8 giugno 1864[7].

Il luogotenente generale Ulysses S. Grant

Nonostante Lincoln godesse di un ampissimo sostegno, raccolse voti anche Ulysses S. Grant, comandante generale dell'esercito statunitense, anch'egli dell'Illinois, votato dai delegati del Missouri al primo scrutinio, per poi far spostare i loro voti su Lincoln[8] e già il 9 giugno il patto venne concluso con l'accettazione da parte del presidente[9].

Il presidente Abraham Lincoln
Votazione per la presidenza
Ballottaggio Ripetizione
Abraham Lincoln 494 516
Ulysses S. Grant 22 0
Astenuti 3 3

Andrew Johnson, ex senatore democratico e governatore militare del Tennessee, fu nominato vicepresidente di Lincoln. In un primo momento però anche altri vennero presi in considerazione, tra cui l'ex senatore Daniel Stevens Dickinson, il maggiore generale Benjamin Butler, il generale William Starke Rosecrans, Joseph Holt e l'ex segretario al Tesoro e senatore newyorkese John Adams Dix.

Il programma politico comprendeva i seguenti obiettivi:

«...prosecuzione della guerra fino a quando la Confederazione non si arrenda incondizionatamente; un emendamento costituzionale per l'abolizione della schiavitù; aiuti ai disabili veterani dell'Unione; continuare la neutralità in Europa; l'esecuzione della Dottrina Monroe; l'incoraggiamento dell'immigrazione e la costruzione di una ferrovia transcontinentale. Elogiò anche l'uso di truppe composte da afroamericani e la gestione bellica della presidenza fino a questo momento[10]

Manifesto elettorale di Lincoln e Johnson.
Votazioni per la vicepresidenza
Votazione Ripetizione
A. Johnson 200 492
H. Hamlin 150 9
D. S. Dickinson 108 17
B. Butler 28 0
L. H. Rousseau 21 0
S. Colfax 6 0
A. Burnside 2 0
J. Holt 2 0
P. King 1 0
D. Tod 1 1
Candidati del National Union Party, 1864
Abraham Lincoln Andrew Johnson
per Presidente per Vice Presidente
Abraham Lincoln November 1863.jpg
President Andrew Johnson.jpg
16º Presidente degli Stati Uniti d'America
(1861-1865)
Governatore del Tennessee
(1862-1865)

Radical Democracy Party[modifica | modifica wikitesto]

Mentre la guerra proseguiva, aspramente combattuta da entrambe le parti, le opinioni all'interno del Partito cominciarono a divergere. I senatori Charles Sumner e Henry Wilson del Massachusetts desideravano che i Repubblicani promuovessero emendamenti costituzionali che proibissero la schiavitù e al contempo garantissero l'eguaglianza razziale davanti alla legge. Inizialmente non tutti i repubblicani del Nord appoggiarono tali misure.

I leader democratici sperarono che gli avversari più radicali proponessero propri candidati separati. Il giornale New York World, particolarmente interessato a minare la compattezza del "National Union Party" pubblicò una serie di articoli in cui si avanzava l'ipotesi che questo partito ritardasse la convenzione nazionale fino alla fine dell'anno, per consentire a John Charles Frémont di raccogliere i delegati necessari alla nomina. I sostenitori di Frémont a New York giunsero a fondare un giornale intitolato New Nation il quale reclamava, tra le sue principali richieste, l'annullamento della convenzione del "National Union Party".

Manifesto elettorale di Frémont e Cochrane.

La convenzione del "Radical Democracy" venne aperta nell'Ohio il 29 maggio. The New York Times riferì che la sala che gli organizzatori della convenzione avevano previsto di utilizzare era già stata prenotata da una troupe d'opera. Quasi tutti i delegati si impegnarono a sostenere Frémont, con l'eccezione della delegazione di New York, composta da "War Democrat" che sostenevano invece Grant. Nella stampa si riportarono diverse stime sul numero dei presenti; per il New York Times furono 156, ma altrove viene segnalato in 350 provenienti da 15 Stati e da Washington[11].

Un sostenitore di Grant fu nominato presidente dell'assemblea. Il programma politico fu approvato quasi senza alcuna discussione e una serie di risoluzioni che contestavano il procedimento vennero risolutamente bocciate. La nomina di Frémont fu accettata il 4 giugno; dichiarò che si sarebbe ritirato dalla campagna elettorale se la Convenzione del National Union Party avesse nominato qualcuno diverso da Lincoln. Gli fu affiancato John Cochrane[12].

Come è iniziata la guerra e come essa è vicina pubblicato dal Comitato Esecutivo del "National Union".

Democratici[modifica | modifica wikitesto]

I candidati democratici furono inizialmente i seguenti:

I democratici si divisero nettamente tra "War Democrat", favorevoli alla guerra contro i secessionisti, e i Copperheads contrari; quest'ultimo gruppo ulteriormente frammentato tra fazioni concorrenti. I cosiddetti "moderate peace democrats", che avevano fino allora sostenuto la guerra contro gli Stati Confederati d'America, come Horatio Seymour iniziarono a predicare la "saggezza derivante da una pace negoziata". Dopo la vittoria unionista alla battaglia di Gettysburg essi proposero l'avvio di trattative che avessero garantito il trionfo dell'Unione; credettero che questo fosse il miglior modo d'azione, poiché un armistizio avrebbe evitato la devastazione del Sud[13]. I più radicali fautori della pace, come Thomas Hart Seymour, dichiararono apertamente che la guerra era stata un fallimento; erano a favore della cessazione immediata di ogni ostilità senza cercare la vittoria unionista.

Il generale George B. McClellan presentò subito la propria candidatura per la nomina. Anche gli amici di Horatio Seymour insistettero per proporre il suo nome alla convenzione che si sarebbe tenuta nell'anfiteatro di Chicago tra il 29 e il 31 agosto[14]. Tuttavia, il giorno prima dell'apertura ufficiale dei lavori Seymour annunciò chiaramente che non si sarebbe candidato[15][16][17]. Anche altri candidati vennero proposti prima di essere ritirati. Lazarus W. Powell fu proposto dalla delegazione del Delaware, ma questi chiese che il proprio nome venisse depennato dal momento che credeva che il candidato dovesse venire da uno degli Stati non schiavisti[18]. Tra uno scroscio di applausi una parte della delegazione del Kentucky pose sul banco il nome dell'ex presidente Franklin Pierce[19]; la sua candidatura fu ritirata quando un delegato disse di aver ricevuto istruzioni scritte e verbali da parte di Pierce sul fatto che non voleva essere candidato[20].

Dato che all'interno del Partito vi erano divisioni sulla guerra e sulla pace, i democratici cercarono di eleggere un candidato forte che avesse la capacità di unificare le posizioni; il compromesso fu quello di nominare George McClellan (avrebbe dovuto accontentare i fautori della guerra) e George H. Pendleton, rappresentante di spicco del pacifismo. Il primo, un "War Democrat", venne scelto per imporsi sul "Copperhead" Thomas H. Seymour. Pendleton, molto vicino al pacifista Clement Vallandigham, contribuì a bilanciare il "ticket" dato che era conosciuto per essersi fermamente opposto al conflitto[21].

Votazione per la presidenza
Votazione Ripetizione Unanimità
G. B. McClellan 174 202 226
T. H. Seymour 38 24
Horatio Seymour 12 0
Charles O'Conor 1 0
Schede bianche 1 0

La convenzione adottò un programma politico improntato sulla pace[22]; il candidato alla presidenza cercò di sostenere la prosecuzione della guerra e il ripristino dell'unità nazionale con una propria relazione, ma il documento finale ufficiale, scritto in larga misura da Vallandigham, rifiutava questa posizione[23].

Votazioni per la vicepresidenza
Ripetizione Risultati
G. H. Pendleton 55 124 226
J. Guthrie 65 27 0
L. W. Powell 33 26 0
G. W. Cass 26 26 0
John Dean Caton 16 0 0
D. W. Voorhees 13 13 0
A. C. Dodge 9 9 0
J. S. Phelps 8 0 0
Astenuti 1 1 0
Manifesto elettorale di McClellan e Pendleton.
Democratic Party (United States)
Candidati del Partito Democratico, 1864
George B. McClellan George H. Pendleton
per Presidente per Vice Presidente
GeorgeMcClellan.png
GeorgeHPendleton.png
4th
Comandante generale dell'esercito statunitense
(1861-1862)
Deputato alla Camera dei rappresentanti
per l'Ohio(1857–1865)

McClellan, 37 anni al momento della convention e Pendleton, 39 anni, furono la coppia di candidati presidenziali più giovane di tutti i tempi.

Manifesto anti-McClellan di Harper's Weekly disegnato da Thomas Nast: mostra i rivoltosi sudisti che aggrediscono i bambini, i cacciatori di schiavi che inseguono gli schiavi in fuga e una donna in vendita ad un'asta di schiavi.

Appuntamento elettorale[modifica | modifica wikitesto]

Le elezioni si svolsero con una guerra in corso, non accadeva dalle elezioni del 1812 (allora fu la guerra anglo-americana).

Per gran parte dell'anno lo stesso presidente in carica credette di avere ben poche probabilità di essere rieletto. Le forze degli Stati Confederati d'America ebbero una serie di vittorie nella battaglia di Mansfield (8 di aprile), nella battaglia di Cold Harbor (31 maggio-12 giugno) e nella battaglia del cratere (30 luglio); inoltre il conflitto fratricida continuò a richiedere un elevato contributo in termini di vite umane. La prospettiva di una lunga e sempre più sanguinosa guerra interna iniziava a rendere desiderabile l'idea di una "pace a tutti i costi", proprio così come richiedevano i Copperheads.

Manifesto elettorale repubblicano: "nessuna pace con i traditori".

A causa di questa atmosfera, il generale McClellan venne quasi subito considerato molto favorito. Lincoln inoltre era messo in difficoltà dalla scissione di Frémont, che aveva iniziato una buona campagna elettorale.

Tuttavia diversi eventi politico-militari resero invece inevitabile la riconferma di Lincoln; in primo luogo i democratici dovettero affrontare i gravi dissidi interni scaturiti alla Convention nazionale del loro partito, tra fautori convinti della continuazione della guerra e pacifisti. I compromessi politici ottenuti risultarono contraddittori e gli sforzi di McClellan sembrarono incoerenti.

In secondo luogo la Convention democratica influenzò la campagna di Frémont. Questi rimase talmente sconvolto dal programma politico avversario, che descrisse come "unione con la schiavitù"; dopo tre settimane di discussioni col proprio vice Cochrane e i suoi sostenitori, si ritirò dalla gara a settembre. Nella sua dichiarazione esplicativa Frémont affermò che la vittoria della guerra civile era troppo importante per dividere il voto repubblicano; anche se continuava ad essere convinto che Lincoln non avesse avuto abbastanza "grinta ed energia guerresca", la sconfitta di McClellan diventava a quel punto la più urgente necessità. Il generale Cochrane, un "War Democrat", fu pienamente in sintonia col proprio superiore e con il ritiro. Frémont trattò con Lincoln un accordo che previde la rimozione del "ministro delle Poste" (Postmaster general) Montgomery Blair; a quel punto le probabilità di vittoria democratica si ridussero.

Infine con la campagna di Atlanta (caduta il 2 settembre) non vi fu più alcun dubbio sul fatto che il successo militare dell'Unione fosse oramai a portata di mano. Alla fine il National Union Party mobilitò l'intero apparato repubblicano oltre a quello degli "War Democrat" sotto un unico slogan: "non cambiare i cavalli nel bel mezzo di un torrente". Il partito fu galvanizzato quando il presidente cominciò a fare dell'emancipazione degli schiavi l'argomento centrale dei propri discorsi; negli Stati i Repubblicani denunciavano la perfidia dei pacifisti Copperheads[24].

Risultati per contea indicanti la percentuale del candidato vincente in ognuna di esse. Le tonalità di rosso sono per Lincoln (National Union), mentre le sfumature di blu sono per McClellan (Democratico).

Risultati[modifica | modifica wikitesto]

Poiché undici Stati del Sud avevano dichiarato la secessione dall'Unione e si erano costituiti negli Stati Confederati d'America solo 25 Stati parteciparono a questa tornata elettorale; tre nuovi Stati per la prima volta: Kansas, Virginia Occidentale e Nevada. Le parti riconquistate della Louisiana e del Tennessee scelsero i propri Grandi elettori, anche se il Congresso degli Stati Uniti d'America alla fine non conteggiò i loro voti.

McClellan vinse in tre stati: Kentucky, Delaware e il suo Stato di origine, il New Jersey. Lincoln vinse in ogni Stato che lo aveva già prescelto nelle elezioni del 1860 tranne il New Jersey e riuscì ad ottenere uno Stato vinto quattro anni prima da Stephen Douglas (il Missouri), uno conquistato da John C. Breckinridge (il Maryland) e tutti e tre gli Stati di recente ammissione. Complessivamente per Lincoln si contarono 212 voti elettorali, più che sufficienti per vincere la presidenza anche se tutti gli Stati ribelli avessero partecipato.

Lincoln risultò molto apprezzato dai soldati i quali lo raccomandarono alle loro famiglie e conoscenti[25][26]. In sette Stati fu permesso ai soldati di votare: California, Kansas, Kentucky, Maine, Michigan, Rhode Island e Wisconsin. Tra i 40.247 voti espressi dall'Union Army, Lincoln ricevette 30.503 preferenze (il 75,8%) e McClellan 9.201 (il 22,9%), mentre i restanti (543 voti) si dispersero (1,3%). Solo i soldati del Kentucky diedero a McClellan la maggioranza dei loro voti e condussero la votazione con 2.823 preferenze (il 70,3%) a fronte dei 1.194 (il 29,7%) dati al presidente[27].

Delle 1.129 contee che fecero ritorno nell'Unione, Lincoln se ne aggiudicò 728 (il 64,5%), mentre McClellan ne conquistò 400 (il 35,4%). Una contea (lo 0,1%) in Iowa vide un pareggio tra i due.

Questa fu l'ultima elezione in cui i repubblicani vinsero in Maryland fino al 1896[28].

Candidato Partito Stato Vittorie Voti % Grandi Elettori[29] Candidato vicepresidente
Abraham Lincoln (presidente uscente) "National Union Party" (Repubblicano) Illinois 22 (+2[2]) 2.218.388 55,0% 212 Andrew Johnson
George Brinton McClellan Democratico New Jersey 3 1.812.807 45,0% 21 George Hunt Pendleton
Altri 692 0 0
Totale 25 (+2) 4.031.887 100,0% 233

Fonti voto popolare:[30]; voto del Collegio Elettorale:[31].

Voto popolare
Lincoln
  
55
McClellan
  
45
Altri
  
0
Voto elettorale
Lincoln
  
91
McClellan
  
9

Gli Stati ribelli non parteciparono.

Geografia dei risultati[modifica | modifica wikitesto]

Mappa elettorale per Stato.

Risultati per Stato[modifica | modifica wikitesto]

Fonte: Walter Dean Burnham[32].

Stati vinti da Lincoln/Johnson
Stati vinti da McClellan/Pendleton

Abraham Lincoln

(Repubblicani-National Union)
George B. McClellan

(Democratici)
Totale Stati
Stato federato Voti
elettorali
# % Voti
elettorali
# % Voti
elettorali
#
Alabama Alabama 0 secessionista 0 - - 0 - - 0
Arkansas Arkansas 0 secessionista 0 - - 0 - - 0
California California 5 62.053 58,6 5 43.837 41,4 105.890 100
Carolina del Nord Carolina del Nord 0 secessionista 0 - - 0 - - 0
Carolina del Sud Carolina del Sud 0 secessionista 0 - - 0 - - 0
Connecticut Connecticut 6 44.673 51,4 6 42.285 48,6 86.958 100
Delaware Delaware 3 8.155 48,2 8.767 51,8 3 16.922 100
Florida Florida 0 secessionista 0 - - 0 - - 0
Georgia Georgia 0 secessionista 0 - - 0 - - 0
Illinois Illinois 16 189.512 54,4 16 158.724 45,6 348.236 100
Indiana Indiana 13 149.887 53,5 13 130.230 46,5 280.117 100
Iowa Iowa 8 83.858 63,1 8 49.089 36,9 132.947 100
Kansas Kansas 3 17.089 81,7 3 3.836 18,3 21.580 100
Kentucky Kentucky 11 27.787 30,2 64.301 69,8 11 92.088 100
Louisiana Louisiana 7 occupato
militarmente
0 7 - - 0 - non
conteggiati
Maine Maine 7 67.805 59,1 7 46.992 40,9 114.797 100
Maryland Maryland 7 40.153 55,1 7 32.739 44,9 72.892 100
Massachusetts Massachusetts 12 126.742 72,2 12 48.745 27,8 175.487 100
Michigan Michigan 8 91.133 55,1 8 74.146 44,9 165.279 100
Minnesota Minnesota 4 25.031 59 4 17.376 41 42.407 100
Mississippi Mississippi 0 secessionista 0 - - 0 - - 0
Missouri Missouri 11 72.750 69,7 11 31.596 30,3 104.346 100
Nevada Nevada 2 9.826 59,8 2 6.594 40,2 16.420 100
New Hampshire New Hampshire 5 36.596 52,6 5 33.034 47,4 69.630 100
New Jersey New Jersey 7 60.724 47,2 68.020 52,8 7 128.744 100
New York New York 33 368.735 50,5 33 361.986 49,5 730.721 100
Ohio Ohio 21 265.674 56,4 21 205.609 43,6 471.283 100
Oregon Oregon 3 9.888 53,9 3 8.457 46,1 18.345 100
Pennsylvania Pennsylvania 26 296.292 51,6 26 277.443 48,4 573.735 100
Rhode Island Rhode Island 4 14.349 62,2 4 8.718 37,8 23.067 100
Tennessee Tennessee 10 occupato
militarmente
10 - - 0 - - non
conteggiati
Texas Texas 0 secessionista 0 - - 0 - - 0
Vermont Vermont 5 42.419 76,1 5 13.321 23,9 55.750 100
Virginia Virginia 0 secessionista 0 - - 0 - - 0
Virginia Occidentale Virginia Occidentale 5 23.799 68,2 5 11.078 31,8 34.877 100
Wisconsin Wisconsin 8 83.458 55,9 8 65.884 44,1 149.342 100
Stati Uniti Stati Uniti: 233 2.218.388 55 212 1.812.807 45 21 4.031.887 100

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Gli Stati in rosso sono stati vinti dall'avvocato repubblicano Abraham Lincoln; quelli in blu dal generale democratico George B. McClellan.

  1. New York 0,9% (33 grandi elettori)

Di seguito sono riportati gli Stati in cui il margine di vittoria risultò essere inferiore al 5%, per un totale di 35 grandi elettori:

  1. Connecticut 2,8% (6 grandi elettori)
  2. Pennsylvania 3,5% (26 grandi elettori)
  3. Delaware 3,6% (3 grandi elettori)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Voter Turnout in Presidential Elections, in The American Presidency Project, UC Santa Barbara.
  2. ^ a b Le elezioni si svolsero anche nei distretti militari occupati dall'Unione negli Stati della Louisiana e del Tennessee, ma non vennero alla fine conteggiati come voti elettorali. Includendoli aumentano gli Stati di Lincoln da 22 a 24 e gli Stati partecipanti totali da 25 a 27. David Herbert Donald, Jean Harvey Baker e Michael F. Holt, The Civil War and Reconstruction, New York, W. W. Norton & Company, 2001, p. 427, ISBN 978-0-393-97427-0.
  3. ^ William C. Davis, Lincoln's Men: How President Lincoln became Father to an Army and a Nation, Simon and Schuster, 1999, p. 211, ISBN 0-684-83337-9.Il popolo affidò a Lincoln un altro mandato nonostante la diffusa ribellione dovuta al numero di morti nella Campagna terrestre. I repubblicani avevano già ottenuto delle vittorie nelle gare governatoriali in Ohio e in Pennsylvania attirando i voti dei soldati lontani da casa. Per riuscire a raggiungere lo stesso successo anche a livello nazionale 13 Stati dell'Unione permisero ai loro cittadini divenuti soldati di votare mentre si trovavano al fronte. Altri 4 Stati Unionisti permisero invece la votazione in assenza di "procura". "Con un margine di 3 a 1 - o forse di più - i soldati si allinearono dietro Lincoln". In ogni Stato, quelli che tornarono a casa influenzarono i loro amici e familiari. Per una spiegazione alternativa del voto dell'esercito, vedere W. Dean Burnham, "Presidential Ballots: 1836–1892", pp. 260–83. Su 40.247 voti espressi dall'Union Army in 7 stati Lincoln vinse in 6 di essi con 30.503 voti (il 75.8%)
  4. ^ Abraham Lincoln: Campaigns and Elections, in American President: A Reference Resource, University of Virginia. URL consultato il 20 novembre 2016.
  5. ^ Martis, Kenneth C., "Atlas of the Political Parties in the United States Congress, 1789–1989" ISBN 0-02-920170-5 p. 117. Complessivamente elessero 9 senatori e 25 rappresentanti in Missouri, Kentucky, Virginia Occidentale, Maryland e Delaware.
  6. ^ World Book
  7. ^ The Complete Book of U.S. Presidents
  8. ^ HarpWeek: Explore History - 1864: Lincoln v. McClellan, su elections.harpweek.com. URL consultato il 31 maggio 2010.
  9. ^ Abraham Lincoln, Letter Accepting the Presidential Nomination, Gerhard Peters and John T. Woolley, The American Presidency Project., 27 giugno 1864. URL consultato il 12 aprile 2016.
  10. ^ HarpWeek | Elections | 1864 Overview, Elections.harpweek.com. URL consultato il 12 ottobre 2013.
  11. ^ HarpWeek: Explore History, 1864: Lincoln v. McClellan, su elections.harpweek.com. URL consultato il 31 maggio 2010.
  12. ^ US President – IR Convention Race – May 31, 1864. Our Campaigns (January 13, 2008). Retrieved 2013-08-17.
  13. ^ Irving Stone, They Also Ran: The Story of the Men Who Were Defeated for the Presidency (1943)
  14. ^ The 1864 Democratic National Convention, Chicago Historical Society, 1999. URL consultato il 3 maggio 2007 (archiviato dall'url originale il 4 aprile 2007).
  15. ^ Thomas A. Bailey, The American Pageant (1956)
  16. ^ Ray Raphael, Thomas A. Bailey: Dead and Forgotten by His Publisher?, in History News Network, 26 aprile 2015. URL consultato il 29 aprile 2015.
  17. ^ The Life and Public Services of Horatio Seymour: Together with a Complete and Authentic Life of Francis P. Blair, Jr (Pg. 180)
  18. ^ Official proceedings of the Democratic national convention, held in 1864 at Chicago (Pg. 29)
  19. ^ Official proceedings of the Democratic national convention, held in 1864 at Chicago (Pg. 29-30)
  20. ^ Official proceedings of the Democratic national convention, held in 1864 at Chicago (Pg. 36)
  21. ^ George Pendleton. Ohio History Central (May 23, 2013). Retrieved 2013-08-17.
  22. ^ Democratic Party Platforms: 1864 Democratic Party Platform, su presidency.ucsb.edu.
  23. ^ George B. McClellan, Ohio History Central. URL consultato il 6 marzo 2007.
  24. ^ J. G. Randall e Richard Current, Lincoln the President: Last Full Measure, 1955, p. 307, ISBN 978-0-252-06872-0.
  25. ^ Phillip Shaw Paludan, The Presidency of Abraham Lincoln (University Press of Kansas, 1994) pp. 274–93
  26. ^ Oscar O. Winther, "The Soldier Vote in the Election of 1864," New York History (1944) 25: 440–58
  27. ^ Presidential Ballots: 1836–1892, W. Dean Burnham, pp. 260–83
  28. ^ Counting the Votes; Maryland Archiviato il 7 novembre 2017 in Internet Archive.
  29. ^ Un grande elettore del Nevada si astenne. I grandi elettori del Tennessee e della Louisiana non vennero ammessi; in caso contrario Lincoln avrebbe ottenuto 229 voti elettorali su un totale di 250.
  30. ^ Atlante delle Elezioni Presidenziali degli Stati Uniti, di Dave Leip Archiviato il 30 novembre 2008 in Internet Archive. (Dave Leip's Atlas of U.S. Presidential Elections)
  31. ^ Archivio nazionale degli Stati Uniti (National Archives and Records Administration)
  32. ^ Presidential ballots, 1836–1892 (Johns Hopkins University Press, 1955) pp. 247–57

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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