Bernie Sanders

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Bernie Sanders
Bernie Sanders in January 2016 by Gage Skidmore (cropped).jpg

Senatore degli Stati Uniti per il Vermont
In carica
Inizio mandato 3 gennaio 2007
Predecessore Jim Jeffords

Presidente della Commissione sugli Affari dei Veterani del Senato degli Stati Uniti
Durata mandato 3 gennaio 2013 –
3 gennaio 2015
Predecessore Patty Murray
Successore Johnny Isakson

Membro della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti
per il distretto unico del Vermont
Durata mandato 3 gennaio 1991 –
3 gennaio 2007
Predecessore Peter Plympton Smith
Successore Peter Welch

Sindaco di Burlington (Vermont)
Durata mandato 6 aprile 1981 –
4 aprile 1989
Predecessore Gordon Paquette
Successore Peter Clavelle

Dati generali
Partito politico Liberty Union
(fino al 1979)
Indipendente (1979-2015)
Democratico (dal 2015)[1]
Tendenza politica Progressista
Socialista democratico
Alma mater Università di Chicago
Professione Saggista, ex regista, ex carpentiere
Firma Firma di Bernie Sanders

Bernard Sanders, detto Bernie (New York, 8 settembre 1941), è un politico statunitense, senatore per lo Stato del Vermont e già componente della Camera dei rappresentanti.

È un esponente indipendente affiliato al Partito Democratico e si qualifica come un socialista democratico[2]. Dagli anni cinquanta, ovvero dal periodo della persecuzione anticomunista e antisocialista del maccartismo, è stato l'unico membro del Congresso ad autodefinirsi espressamente «socialista» e non genericamente progressista o liberal.

Laureato in scienze politiche presso l'Università di Chicago, in gioventù fu un attivista del movimento per i diritti civili; prima di intraprendere l'attività politica, ha lavorato come carpentiere e come regista. Già sindaco di Burlington e in seguito cofondatore del Congressional Progressive Caucus, Sanders è un propugnatore del modello nordico e un sostenitore delle posizioni dell'economista post-keynesiano Warren Mosler, uno dei principali autori della «teoria della moneta moderna»[3][4]. Nella sua carriera politica ha inoltre promosso azioni a sostegno dei diritti degli omosessuali, delle minoranze etniche e dei disoccupati; si è opposto alla guerra in Iraq ed è contrario alla pena di morte.

È stato uno dei candidati alle primarie del Partito Democratico in previsione delle elezioni presidenziali del 2016.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Bernie Sanders in Afghanistan

Sanders è nato nel 1941 a Brooklyn, New York. Suo padre, Elias Sanders, era un venditore di vernici ebreo e polacco emigrato negli Stati Uniti nel 1921 a 17 anni;[5] sua madre, Dorothy Sanders (nata Glassberg), era nata a New York da madre russa e padre polacco, entrambi ebrei.[6] Molti dei parenti del padre che erano rimasti in Polonia furono uccisi durante la Shoah.[7] Ha un fratello maggiore, Larry (n. 1934), attuale Portavoce della Salute del Partito Verde di Inghilterra e Galles.[8]

Da bambino visse sull'East 26th Street nel quartiere di Midwood, sempre a Brooklyn, dove frequentò anche le elementari.[9] Successivamente passò ad una scuola ebrea pomeridiana e celebrò il suo Bar mitzvah nel 1954. A detta del fratello, alla famiglia non mancavano cibo o vestiti, ma "cose più difficili da procurare, come delle tendine o un tappeto". Passò poi alla James Madigon High School, dove fu capitano della squadra di atletica leggera[10] e partecipò alle sue prime elezioni, quelle del presidente del corpo studentesco, perdendo.[8]

Dopo un anno, il 1959-1960, al Brooklyn College si trasferì all'Università di Chicago dove nel 1964 si laureò in Scienze politiche;[11] tuttavia, si è spesso definito come uno studente mediocre, giudicando la sua classe come noiosa e irrilevante.[12] In quegli anni aveva nel frattempo perso la madre (1959) e il padre (1962).

Dopo la laurea trascorse prima un po' di tempo nel kibbutz israeliano di Shaar HaEmekim,[13] e poi svolse diverse attività a New York, come lo psichiatra, l'insegnante o il falegname.[12] Nel 1968, però, lasciò la grande Mela per trasferirsi in Vermont, a detta sua perché "catturato dalla vita rurale",[6] dove riprese la professione di carpentiere aggiungendovi anche quella di regista, scrittore, autore di materiale scolastico e giornalista occasionale per il The Vermont Freeman.[14]

Nel 1979 realizzò un documentario di mezz'ora sul sindacalista Eugene V. Debs chiamato Eugene V. Debs: Trade Unionist, Socialist, Revolutionary, 1855–1926.[15]

Nel 1987, mentre era sindaco di Burlington, registrò un album di talking blues, chiamato We Shall Overcome, insieme a trenta musicisti del Vermont.[16] L'anno dopo, invece, appare in un cameo nel film Ancora insieme, interpretando un uomo che distribuisce caramelle ai bambini intenti a fare dolcetto o scherzetto.[17]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Sanders con la moglie Jane

Sanders si è sposato due volte:

  • con Deborah Shilling, con cui è stato sposato dal 1964 al 1966 e da cui non ha avuto figli;[6]
  • con Jane O'Meara, con cui è sposato dal 1988 e della quale ha adottato i tre figli avuti dal precedente marito.[6]

Ha anche un figlio, Levi, nato nel 1969 dalla sua vecchia fidanzata Susan Campbell Mott.[12]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Sanders ha spesso evitato di parlare dell'argomento religione e si descrive come un «ebreo secolare senza forti legami con la religione organizzata»[18][19][11], ma comunque «fiero di essere ebreo»[20]; non è quindi molto praticante, infatti non va regolarmente in sinagoga e ha spesso lavorato il giorno di Rosh haShana, il capodanno ebraico.
La moglie Jane, invece, è cattolica, e Sanders ha spesso espresso parole di forte stima e apprezzamento nei confronti di papa Francesco,[21] che ha poi brevemente incontrato nell'aprile 2016 dopo un colloquio in Vaticano sui temi dell'ambiente[22] (affrontati anche dal pontefice nell'enciclica Laudato si').

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Attivismo giovanile[modifica | modifica wikitesto]

Mentre era ancora uno studente a Chicago, Sanders si unì all'affiliazione giovanile del Partito Socialista d'America[23] e fu attivo nel movimento per i diritti civili degli afroamericani come studente organizzatore per il Congress of Racial Equality e lo Student Nonviolent Coordinating Committee.[7] Protestò inoltre contro i numerosi episodi di razzismo nell'Università di Chicago organizzando settimane di sit-in (fino a spingere il Rettore dell'Università George Wells Beadle ad aprire un'indagine interna)[24] e una volta anche contro la brutalità poliziesca, per poi accorgersi solo in un secondo momento di essere stato pedinato da una macchina della CPD che in seguito provvide agli arresti.[25] Sempre da attivista prese parte alla storica marcia su Washington organizzata da Martin Luther King e sentì in prima persona il famoso discorso dell'I have a dream.[7]

Fu anche un oppositore della guerra del Vietnam (nella quale non fu soggetto alla leva obbligatoria perché già troppo vecchio per essere arruolato) e un sostenitore dell'obiezione di coscienza; tuttavia, pur opponendosi alla guerra, non ha mai criticato coloro che hanno combattuto ed è un grande propugnatore dei diritti dei veterani.[26]

Gli inizi nel Liberty Union Party[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni settanta cominciò a dedicarsi totalmente alla politica, un impegno la cui importanza egli sintetizzò nella frase:

(EN)

« A guy named Adolf Hitler won an election in 1932. He won an election, and 50 million people died as a result of that election in World War II, including 6 million Jews. So what I learned as a little kid is that politics is, in fact, very important.[20] »

(IT)

« Un tale che si chiamava Adolf Hitler vinse un'elezione nel 1932. Vinse un'elezione e 50 milioni di persone morirono nella seconda guerra mondiale come risultato di questa elezione, inclusi 6 milioni di ebrei. Perciò quello che ho imparato da ragazzino è che, in realtà, la politica è molto importante. »

(Bernie Sanders)

Nel 1971 aderì al Liberty Union Party, un partito pacifista che lottava contro la guerra del Vietnam. Si candidò due volte come governatore del Vermont (1972 e 1976) e due come senatore (1972 e 1974).[27] Pur venendo sempre sconfitto, ottenne dei buoni risultati, come il terzo posto alle elezioni senatoriali del 1974 (dietro il democratico Patrick Leahy, ancora in carica, e il repubblicano Richard W. Mallary)[28] o gli 11.000 voti alle elezioni governatoriali del 1976. Tuttavia, nel 1977 lasciò ufficiosamente il partito.

Sindaco di Burlington (1981-1989)[modifica | modifica wikitesto]

Sanders a Burlington nel 2015

Nel 1979 divenne ufficialmente un indipendente.

Nel 1980 il trentanovenne Sanders decise di candidarsi come sindaco di Burlington. Il suo sfidante principale era il democratico sindaco uscente Gordon Paquette, caratterizzatosi durante il suo mandato per le frequenti collaborazioni con i Repubblicani, che avevano dunque rinunciato a presentare un loro candidato.[29] Gli altri candidati o si ritirarono (come il progressista Greg Guma del Citizens Party,[30] che poi scrisse un libro sull'amministrazione Sanders)[31] o semplicemente non furono mai numericamente vicini a Paquette e Sanders (gli indipendenti Richard Bove e Joe McGrath).[32] Lo slogan di Sanders era "Burlington is not for sale" ("Burlington non è in vendita")[33] e promise, se eletto, di bloccare i progetti dell'imprenditore Antonio Pomerleau, che mirava a costruire sulle rive del lago Champlain una serie di hotel e uffici di lusso (i due in futuro diventeranno comunque amici)[34]; Paquette invece previde la rovina di Burlington in caso di vittoria del suo sfidante.[35] La campagna di Sanders era sostenuta da molteplici volontari, tra cui professori universitari e poliziotti.[35] Il risultato fu sorprendente: Bernie Sanders batté Paquette per appena dieci voti e divenne, nel 1981, sindaco di Burlington.[36][32] Fu poi rieletto altre tre volte, battendo sia avversari democratici che repubblicani, nel 1983 (col 52%),[37] nel 1985 (56%)[38] e nel 1987 (nuovamente 56%).[39]

Da sindaco, realizzò la sua promessa elettorale, bloccando i progetti di Pomerleau e facendo costruire sulle rive del lago Champlain, al posto di strutture lussuose, case abitabili, parchi e spazi verdi che sono lì ancora oggi.[33] Rese inoltre la città il primo esempio americano di community land trust[40] e attivò progetti di ristrutturazione urbana; fece poi abbassare le tariffe dei cittadini sulla TV locale[6] e condusse lui stesso, dal 1986 al 1988, un programma su una televisione ad accesso pubblico chiamato Bernie speaks with the Community.[41] Infine, rivitalizzò la squadra locale di baseball, i Vermont Reds.[6] Dal punto di vista prettamente politico, definendosi socialista, riunificò e stabilizzò il partito progressista, il futuro Vermont Progressive Party, che divenne il suo principale alleato in consiglio comunale,[42] e continuò ad interessarsi della situazione politica nazionale, criticando la politica estera statunitense dell'epoca[43] e ospitando in città un discorso del linguista ed anarchico Noam Chomsky, che introdusse personalmente.[44]

Nel 1986 si ricandidò come governatore del Vermont dopo dieci anni dall'ultimo tentativo. Il risultato fu però lo stesso, con un terzo posto e il 14,4% di voti, dietro alla governatrice democratica uscente Madeleine Kunin e al vice-governatore repubblicano Peter P. Smith.[45]

Nel 1989, dopo quattro mandati, decise di non ricandidarsi per un quinto. La sua amministrazione è oggi universalmente giudicata come positiva, tanto che già nel 1987 Sanders fu inserito dall'U.S. News & World Report nella loro lista dei migliori sindaci d'America.[46]

Camera dei rappresentanti[modifica | modifica wikitesto]

Sanders impegnato in un discorso al Senato nel 2010

Nel 1988 si candidò alla Camera dei rappresentanti, ma perse le elezioni di misura.

Ci riprovò con successo nel 1990, sempre da indipendente, battendo Peter P. Smith, suo ex-avversario durante le elezioni del 1986 per il ruolo di governatore del Vermont, diventando il primo indipendente a essere eletto alla Camera e venendo anche definito come "il primo socialista" a riuscirvi. Gli elettori lo riconfermarono per altri sette mandati con elevate percentuali di voto. Nel 2005, durante l'ultimo dei suoi mandati alla Camera dei rappresentanti, Sanders avallò l'approvazione di un provvedimento che tutela i produttori e i rivenditori di armi da fuoco da eventuali conseguenze legali nel caso in cui qualcuno si serva dei loro prodotti per commettere omicidi o altre azioni illecite[47]. Dopo essere stato aspramente criticato per il suo voto, egli difese la propria presa di posizione affermando: «Se qualcuno possiede una pistola e questa finisce nelle mani di un assassino e l'assassino uccide qualcun altro, riterreste responsabile il produttore della pistola? Non più di quanto considerereste responsabile una casa produttrice di martelli nel caso in cui qualcuno colpisse qualcun altro in testa con un martello»[47]. In varie circostanze, Sanders ha dichiarato di essere favorevole a limitare il libero utilizzo delle armi da fuoco, promuovendo in particolar modo la messa al bando delle armi semiautomatiche[47].

Senato[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2006 decise di candidarsi al Senato e riuscì a vincere con oltre il 65% delle preferenze: durante il suo primo mandato si oppose agli sgravi fiscali per i redditi più alti concessi dal presidente George W. Bush, tenendo un discorso in aula di otto ore e mezza.[48] Nel 2012 fu riconfermato per un secondo mandato con il 71% dei voti.

Elezioni presidenziali del 2016[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni primarie del Partito Democratico del 2016 (Stati Uniti d'America).

In previsione delle elezioni presidenziali del 2016, Bernie Sanders si è candidato alle primarie del Partito Democratico in competizione con l'ex first lady ed ex Segretario di Stato Hillary Clinton, sostenuta dalla larga maggioranza degli esponenti del partito.[1][49]

Sanders durante un comizio per le primarie del Partito Democratico

Sanders si è presentato con un programma politico articolato nei seguenti punti:[48][50][51]

  • istituzione di un sistema sanitario pubblico e universalistico;
  • reviviscenza del Glass-Steagall Act del 1933, provvedimento che introdusse una separazione netta fra banche di risparmio e banche d'investimento, con l'obiettivo dichiarato di tutelare i risparmiatori dai rischi connessi alla speculazione finanziaria;
  • sviluppo di un sistema universitario pubblico interamente gratuito, finanziato attraverso imposte sulle operazioni di borsa;
  • istituzione di un salario minimo orario di 15 dollari;
  • introduzione del divieto per lobby e grandi finanziatori di intrattenere determinati rapporti con coloro che ricoprono cariche pubbliche e con i candidati alle competizioni elettorali, con conseguente istituzione di una forma di finanziamento pubblico dell'attività politica al fine di «risanare la democrazia» e di «permettere a chiunque di candidarsi a un pubblico ufficio, senza dover elemosinare denaro dai più ricchi e dai più potenti».

Lo slogan prescelto per la campagna elettorale è «A future to believe in» («Un futuro in cui credere»), a cui si è poi aggiunto l'hashtag #feelthebern, diffusosi spontaneamente fra i sostenitori di Sanders.[52]

Nell'aprile del 2015, all'annuncio della sua candidatura, i primi sondaggi d'opinione attribuivano a Sanders il 4% dei consensi a livello nazionale, una quota superiore rispetto ai concorrenti minori Martin O'Malley, Jim Webb, Lincoln Chafee e Lawrence Lessig, ma lontana dal 75% accreditato a Hillary Clinton; il vicepresidente Joe Biden – non ancora formalmente candidato – era stimato intorno al 12% delle preferenze.[53] Nell'arco di poche settimane, il senatore del Vermont è in grado di incrementare notevolmente i propri consensi, fino a raggiungere il 33% (contro il 52% della sua principale avversaria) in una rilevazione divulgata a ottobre;[54][55] anche il disimpegno di Biden, mossa caldeggiata dalla dirigenza del partito nella prospettiva di rafforzare Hillary Clinton, contribuì a lanciare Sanders come unica alternativa credibile all'ex first lady.[56]

Logo della campagna elettorale

Prima del voto, i toni della campagna democratica sono stati molto pacati e rispettosi,[57] in netta antitesi alla campagna violenta fatta di insulti personali e provocazioni attuata nel partito repubblicano dal miliardario Donald Trump.[58][59][60] Lo stesso Sanders si è rifiutato di attaccare la Clinton sullo scandalo delle e-mail,[57] preferendo concentrarsi sul rapporto poco chiaro con Wall Street e con le grandi banche d'affari.[61]

Il 1º febbraio 2016 le votazioni hanno inizio nell'Iowa con il metodo dei caucus; malgrado i sondaggi vedano Hillary Clinton in netto vantaggio, i due candidati raggiungono un sostanziale pareggio: 49,8% per Clinton e il 49.6% per Sanders, che conquista così 21 delegati contro i 23 dell'ex-segretario, che tuttavia ottiene tutti e sette i superdelegati, i quali scelgono senza vincoli incrementando la distanza rispetto alla volontà popolare;[62] il terzo candidato invece, l'ex governatore del Maryland Martin O'Malley, si ferma ad un ininfluente 0.5% ritirandosi dalla corsa.[63] Da questo momento le primarie democratiche saranno una sfida diretta Clinton/Sanders, come quella del 2008 Obama/Clinton.

Pochi giorni dopo, nelle primarie del New Hampshire, Sanders vince con 22 punti di distanza, ottenendo 15 delegati.[64] Il 20 febbraio, nel caucus del Nevada, perde per 6 punti percentuale, ottenendo 15 delegati contro i 20 della sua sfidante. Dopo i primi tre voti, dunque, il numero dei delegati è in sostanziale pareggio, mentre i super-delegati portano in vantaggio l'ex-segretario di Stato.[65]

ll 27 febbraio 2016, nelle primarie della Carolina del Sud, Sanders subisce una forte sconfitta. Si tratta di uno stato povero del sud i cui rapporti con la famiglia Clinton sono solidi dai tempi della Presidenza di Bill. I risultati, nonostante i sondaggi pronosticassero venti punti di svantaggio, sono di gran lunga peggiori: 73.5% (271.367 voti) per Hillary Clinton contro il 26.5% (95.840) di Sanders, che ammette subito la sconfitta congratulandosi con l'ex first Lady, che in un sol colpo conquista ben 39 delegati a 14.[66]

Sanders a Los Angeles

Il 1° marzo 2016, nel Super Tuesday che prevede votazioni in 13 Stati, Sanders esce sconfitto pressoché ovunque, vincendo solo in quattro Stati: il suo Vermont (86%), il Minnesota (61%), il Colorado (59%) e l'Oklahoma (52%). In tutti gli altri, ossia Alabama, Arkansas (Stato di Bill Clinton), Georgia, Massachusetts, Samoa Americane, Tennessee, Texas e Virginia, sono sconfitte con ampio distacco.[67] In totale Clinton conquista quindi 518 delegati contro i 367 del senatore socialista, che incrementano il vantaggio a circa 200 delegati (escludendo i superdelegati locali, quasi tutti schierati con Clinton).[68] Il risultato è dovuto soprattutto alle minoranze nere e ispaniche che sostengono la Clinton e che spesso risultano determinanti nelle elezioni.[69] Tuttavia, nonostante la prospettiva di ritiro, Sanders decide di continuare.

Nelle primarie del 5 marzo, il MegaTuesday, Sanders vince tre primarie su quattro: in Kansas (67.7%), nel Maine (64.3%) e nel Nebraska (57.1%); tuttavia nelle primarie più importanti, nello stato della Louisiana, Clinton trionfa col 71.1%.[70] Pochi giorni dopo vince anche in Michigan (49,7%) ma perde in Mississippi (16,5%)[71] e nelle piccole Isole Marianne Settentrionali (34,4%).[72]

Il 15 marzo, il secondo SuperTuesday, vede la Clinton imporsi in tutti e cinque gli Stati votanti (Carolina del Nord, Florida, Illinois, lo Stato del presidente uscente Barack Obama, Missouri e Ohio), ma senza mai imporsi veramente e arrivando spesso in situazione di sostanziale pareggio (il risultato più alto è infatti il 64,4% in Florida).[73] Il 21 marzo escono però i risultati del "Democrats Abroad", le primarie degli elettori all'estero svoltesi ad inizio mese, che danno Sanders vincitore col 69%.[74]

Dopo aver perso anche in Arizona il 22 marzo,[75] inanella una serie di sette vittorie consecutive (di cui sei caucus) con alte percentuali in Idaho, Utah (sempre il 22 marzo),[76] Alaska, Hawaii, Washington (26 marzo),[77] Wisconsin (5 aprile)[78] e Wyoming (9 aprile).[79]

Alle primarie dello Stato di New York del 19 aprile, però, nonostante un acceso dibattito televisivo con la sua sfidante in cui sembrava aver raccolto ulteriori consensi grazie alle 7 vittorie consecutive e all'attacco diretto alla Clinton sui suoi legami con le banche e sulle sue idee su Israele, la sanità e il salario minimo,[80] ottiene solo il 42% dei voti, guadagnando 85 delegati contro i 104 della Clinton.[81] Il super-martedì del 26 aprile invece vince solo nello Stato di Rhode Island, con le primarie semichiuse,[82] perdendo alle primarie chiuse in Connecticut, Delaware, Marylande Pennsylvania.[83] Ottiene un altro successo il 3 maggio alle primarie aperte dell'Indiana,[84] perde quattro giorni dopo in Guam[85] e vince nuovamente nella Virginia Occidentale il 10 maggio.[86] Il 17 maggio ottiene un'altra vittoria alle primarie in Oregon ma perde per lo 0,3% in Kentucky.[87] Il 4 giugno invece Clinton trionfa col 86% nel piccolo caucus delle Isole Vergini, lasciando Sanders al 12% (il peggior risultato della sua campagna);[88] il giorno dopo poi il senatore perde anche a Porto Rico.[89] Il Super Tuesday del 7 giugno si rivela essere la fine della corsa alle primarie per Sanders, che vince solo negli stati del Montana e del Dakota del Nord perdendo anche nell'importante Stato della California (che metteva in palio 550 delegati), facendo così diventare Hillary Clinton la prevista candidata alle elezioni presidenziali.[90] Tuttavia, nonostante la praticamente certa sconfitta, annuncia di voler continuare la campagna fino alla convention di luglio.[91] La campagna si chiude infine il 14 giugno con le votazioni nel distretto di Columbia, vinte dalla Clinton con il 78,7%.[92]

Sostenitori di Sanders prima di un discorso

Sostenitori[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i sondaggi il suo consenso è maggiore tra i giovani elettori: i suoi sostenitori più accesi usano mostrarsi con ciocche di capelli tinte di bianco in suo onore.[48]

Fra le personalità pubbliche che hanno manifestato il loro sostegno («endorsement») a Sanders si annoverano, tra gli altri, il leader dei laburisti britannici Jeremy Corbyn,[93] l'ex ministro delle finanze greco Gianīs Varoufakīs,[94] il politico spagnolo Pablo Iglesias Turrión[95], il linguista Noam Chomsky (con il quale aveva già collaborato da sindaco di Burlington trent'anni prima),[96] il medico e attivista Patch Adams,[97] i cantautori Neil Young e Art Garfunkel, gli attivisti Erin Brockovich[98] e Richard Stallman,[99] i registi Quentin Tarantino, Spike Lee e Michael Moore,[100] gli attori Danny DeVito,[101] Viggo Mortensen,[102] Mark Ruffalo, Justin Long, Mia Farrow[103] e Susan Sarandon,[104] l'informatico Steve Wozniak[105] e la modella Emily Ratajkowski.[106]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Kathleen Ronayne, Sanders declares as Democrat in NH primary, in Burlington Free Press, 5 novembre 2015. URL consultato l'11 febbraio 2016.
  2. ^ (EN) Lisa Lerer, Where's the outrage over AIG bonuses?, in The Politico, 16 luglio 2009. URL consultato il 9 febbraio 2016.
  3. ^ Stephanie Kelton nominata Economista Capo della Commissione Bilancio al Senato Usa, in memmt.info, 27 dicembre 2014. URL consultato l'11 febbraio 2016.
  4. ^ MMT: Bernie Sanders apre un nuovo fronte per il Partito Democratico USA, in memmt.info, 17 gennaio 2015. URL consultato l'11 febbraio 2016.
  5. ^ (EN) Bernie Sanders’ ancestral town in Poland kvells over his Iowa performance, su Jewish Telegraphic Agency, 2 febbraio 2016. URL consultato il 9 maggio 2016.
  6. ^ a b c d e f (EN) Mark Leibovich, The Socialist Senator, su The New York Times, 21 gennaio 2007. URL consultato il 9 maggio 2016.
  7. ^ a b c (EN) Amita Kelly, 5 Things You Should Know About Bernie Sanders, su National Public Radio, 29 aprile 2015. URL consultato il 9 maggio 2016.
  8. ^ a b Redazione ANSA, Larry Sanders, 'mio fratello ce la farà, su ANSA, 22 febbraio 2016. URL consultato il 9 maggio 2015.
  9. ^ (EN) Jason Horowitz, Bernie Sanders’s ‘100% Brooklyn’ roots are as unshakable as his accent, su The New York Times, 24 luglio 2015. URL consultato il 9 maggio 2016.
  10. ^ (EN) Philip Bump, The untold story of Bernie Sanders, high school track star, su The Washington Post, 29 gennaio 2016. URL consultato l'11 maggio 2016.
  11. ^ a b (EN) CNN Library, Bernie Sanders Fast Facts, su CNN, 19 febbraio 2016. URL consultato il 9 maggio 2016.
  12. ^ a b c (EN) Margaret Talbot, The Populist Prophet, su The New Yorker, 12 ottobre 2015. URL consultato il 9 maggio 2016.
  13. ^ Sanders, il kibbutz, l’educazione ebraica e la questione palestinese, in La Stampa, 5 febbraio 2016. URL consultato il 13 febbraio 2016.
  14. ^ (EN) Bernard Sanders, Cuba: the Other Side of the Story (PDF), su The Vermont Freeman, 29 marzo 1969. URL consultato il 9 maggio 2016.
  15. ^ (EN) Bernard Sanders, Eugene V. Debs: Trade Unionist, Socialist, Revolutionary, 1855–1926, su YouTube, 1979. URL consultato il 9 maggio 2016.
  16. ^ (EN) Daniel Nussbaum, Sanders Folk Album 'We Shall Overcome', su Breitbart News, 1° febbraio 2016. URL consultato il 9 maggio 2016.
  17. ^ (EN) Joe Blevins, Bernie Sanders has appeared in not one, but two low-budget rom-coms, su The A.V. Club, 5 febbraio 2016. URL consultato il 9 maggio 2016.
  18. ^ (EN) Harry Bruinius, Rise of Trump and Sanders: Does religion still matter in politics?, in The Christian Science Monitor, 29 gennaio 2016. URL consultato l'11 febbraio 2016.
  19. ^ (EN) Melinda Henneberger, How the presidential campaign got religion, in Bloomberg News, 15 settembre 2015. URL consultato l'11 febbraio 2016.
  20. ^ a b (EN) Linna Feldmann, Bernie Sanders: 'I’m proud to be Jewish', in The Christian Science Monitor, 11 giugno 2015.
  21. ^ Bernie Sanders: "Con Papa Francesco per cambiare il mondo", su L'Huffington Post, 15/04/2016. URL consultato il 9 maggio 2016.
  22. ^ Sanders ha incontrato il Papa per 5 minuti: "Un vero onore". Bergoglio: solo un "gesto di cortesia", su RaiNews, 16 aprile 2016. URL consultato il 9 maggio 2016.
  23. ^ (EN) Michael Kruse, Bernie Sanders Has a Secret, su Politico, July 09, 2015. URL consultato l'11 maggio 2016.
  24. ^ (EN) Jasper Craven, Can Sanders' civil rights experience at U. of C. translate on campaign trail?, su Chicago Tribune, 26 agosto 2015. URL consultato l'11 maggio 2016.
  25. ^ (EN) Sam Frizell, The Radical Education of Bernie Sanders, su TIME, 26 maggio 2015. URL consultato l'11 maggio 2016.
  26. ^ (EN) Steve Vogel, Bernie Sanders on frontline for veterans, su The Washington Post, 14 aprile 2013. URL consultato l'11 maggio 2016.
  27. ^ (EN) Sen. Bernie Sanders (I-Vt.), su Roll Call, 08 settembre 2014. URL consultato il 17 maggio 2016.
  28. ^ (EN) VT US Senate 1974, su Our Campaigns, 03 febbraio 2004. URL consultato il 17 maggio 2016.
  29. ^ (EN) Greg Guma, The People's Republic, 1989, p. 33.
  30. ^ (EN) Greg Guma, The People's Republic, 1989, p. 38.
  31. ^ (EN) Greg Guma, "The People's Republic: Vermont and the Sanders Revolution" on goodreads, su goodreads. URL consultato il 28 maggio 2016.
  32. ^ a b (EN) Burlington, VT Mayor 1981, su Our Campaigns, 31 luglio 2015. URL consultato il 28 maggio 2016.
  33. ^ a b (EN) David Reynolds, Democracy Unbound: Progressive Challenges to the Two Party System, 1997, p. 162.
  34. ^ (EN) Scott Wheeler, Tony Pomerleau Celebrates 90 Years of Life, su Northland Journal, 28 settembre 2008. URL consultato il 28 maggio 2016.
  35. ^ a b (EN) Greg Guma, The People's Republic, 1989, p. 40-41.
  36. ^ (EN) Greg Guma, The People's Republic, 1989, p. 42.
  37. ^ (EN) Burlington, VT Mayor 1983, su Our Campaigns, 23 gennaio 2009. URL consultato il 28 maggio 2016.
  38. ^ (EN) Burlington, VT Mayor 1985, su Our Campaigns, 23 gennaio 2009. URL consultato il 28 maggio 2016.
  39. ^ (EN) Burlington, VT Mayor 1987, su Our Campaigns, January 23, 2009. URL consultato il 28 maggio 2016.
  40. ^ (EN) Peter Dreier and Pierre Clavel, Bernie’s Burlington: What Kind of Mayor Was Bernie Sanders?, su The Huffington Post, 06 aprile 2016. URL consultato il 28 maggio 2016.
  41. ^ (EN) Bernie Speaks with the Community, su 17 Town Meeting. URL consultato il 28 maggio 2016.
  42. ^ (EN) Russel Banks, Bernie Sanders, the Socialist Mayor, su The Atlantic, 05 ottobre 2015. URL consultato il 28 maggio 2016.
  43. ^ (EN) Zaid Jilani, Bernie Sanders Has Been Against CIA's Role in Destroying Democracy Since His Early Days in Politics (Video), su ALTERNET, 18 marzo 2015. URL consultato il 28 maggio 2016.
  44. ^ (EN) Peoples War, Bernie Sanders + Noam Chomsky: Deciphering Foreign Policy Jargon part 1/2, su YouTube, 23 giugno 2015. URL consultato il 28 maggio 2016.
  45. ^ (EN) Madeleine Kunin, When Bernie Sanders ran against me in Vermont, su The Boston Globe, 5 febbraio 2016. URL consultato il 28 maggio 2016.
  46. ^ (EN) Colman McCarthy, When Bernie Sanders' Socialism, in The Washington Post, 1° aprile 1989. URL consultato il 28 maggio 2016.
  47. ^ a b c (EN) Eric Bradner, Bernie Sanders wants to 'bring us to the middle' on guns, CNN Politics, 5 luglio 2015. URL consultato il 4 marzo 2016.
  48. ^ a b c Marco Valsania, Chi è Bernie Sanders: il veterano socialista che guida la «rivoluzione giovane» anti-Hillary, in Il Sole 24 ORE, 5 febbraio 2016. URL consultato l'11 febbraio 2016.
  49. ^ (PT) Leia Mais, Um "socialista democrático" no caminho de Hillary Clinton, su DW, 10 luglio 2015. URL consultato il 17 maggio 2016.
  50. ^ (EN) Reclaim Our Democracy From the Billionaire Fossil Fuel Lobby, berniesanders.com. URL consultato il 22 maggio 2016.
  51. ^ (EN) 5 Reasons Glass-Steagall Matters, berniesanders.com. URL consultato il 22 maggio 2016.
  52. ^ LinkPop, "Feel the Bern": e Sanders ha già vinto la sfida per lo slogan più bello, su Linkiesta, 19 aprile 2016. URL consultato il 10 maggio 2016.
  53. ^ (EN) MULawPoll, April Poll, su Twitter, 20 agosto 2015. URL consultato il 19 maggio 2016.
  54. ^ (EN) Rebecca Kablan, Clinton widens lead over Sanders in new poll, su CBSNews, 21 settembre 2015. URL consultato il 19 maggio 2016.
  55. ^ (EN) Patrick Healy and Giovanni Russonello, Poll Shows Hillary Clinton Maintaining Lead Over Bernie Sanders, su The New York Times, 12 novembre 2015. URL consultato il 19 maggio 2016.
  56. ^ Marco Valsania, Joe Biden annuncia: escludo di candidarmi, su Il Sole 24 ORE, 22 ottobre 2015. URL consultato il 19 maggio 2016.
  57. ^ a b Federico Rampini, Confronto tra i candidati democratici: Sanders vince per il fair play, ma la Clinton batte tutti, in La Repubblica, 14 ottobre 2015. URL consultato il 19 maggio 2016.
  58. ^ redazione web, Usa 2016, Trump usa toni volgari su campagna Clinton del 2008, su LaPresse, 22 dicembre 2015. URL consultato il 19 maggio 2016.
  59. ^ Giampiero Gramaglia, Repubblicani, tutte le provocazioni di Trump nel dibattito in New Hampshire, su formiche, 07 febbraio 2016. URL consultato il 19 maggio 2016.
  60. ^ Marco Franco, Donald Trump, proposta shock contro il terrorismo: "Chiudiamo internet e stop ai migranti islamici", su Excite, 8 dicembre 2015. URL consultato il 19 maggio 2016.
  61. ^ Redazione ANSA, Sanders attacca Hillary, gioca carta Wall Street, su ANSA, 05 febbraio 2016. URL consultato il 19 maggio 2016.
  62. ^ Giorgio Dell'Arti, La Clinton vince a fatica ma la vera novità Usa è la sconfitta di Trump, su La Gazzetta dello Sport, 03 febbraio 2016. URL consultato il 19 maggio 2016.
  63. ^ (FR) Présidentielle américaine: le candidat démocrate Martin O'Malley jette l'éponge, in Sudinfo, 2 febbraio 2016. URL consultato il 2 febbraio 2016.
  64. ^ Federico Rampini, Primarie Usa, in New Hampshire Sanders stravince. La Clinton trema. Tra i Gop si rilancia Trump, su la Repubblica, 10 febbraio 2016. URL consultato il 27 maggio 2016.
  65. ^ Federico Rampini, Primarie Usa, Clinton vince (di poco) in Nevada, su la Repubblica, 20 febbraio 2016. URL consultato il 27 maggio 2016.
  66. ^ Redazione ANSA, Primarie democratici Usa: Hillary Clinton travolge Sanders in South Carolina, su ANSA, 28 febbraio 2016. URL consultato il 27 maggio 2016.
  67. ^ (EN) David A. Graham, Trump's Super Tuesday, su The Atlantic, Mar 2, 2016. URL consultato il 27 maggio 2016.
  68. ^ Osservatore, Elezioni Usa 2016: Clinton e Trump vincono le primarie del super tuesday, su Osservatore libero, 2 marzo 2016. URL consultato il 27 maggio 2016.
  69. ^ Giampiero Gramaglia, Chi sostiene (e chi no) Bernie Sanders fra Silicon Valley, neri e ispanici, su formiche, 12 febbraio 2016. URL consultato il 27 maggio 2016.
  70. ^ Primarie Usa 2016, i delegati stato per stato, su la Repubblica. URL consultato il 1° giugno 2016.
  71. ^ Federico Rampini, Primarie Usa: Mississippi per la Clinton, Sanders a sorpresa in Michigan, su la Repubblica, 09 marzo 2016. URL consultato il 2 giugno 2016.
  72. ^ A24, Clinton vince i caucus delle Marianne settentrionali, su America24, 12 marzo 2016. URL consultato il 1° giugno 2016.
  73. ^ (EN) David A. Fahrenthold and Rosalind S. Helderman, Politics Super Tuesday II: Clinton sweeps Florida, Illinois, Ohio and North Carolina; Rubio quits after Trump wins Florida, su The Washington Post, 15 marzo 2016. URL consultato il 02 giugno 2016.
  74. ^ Velino International, Usa 2016, Sanders batte la Clinton tra i Democratici all’estero, su il Velino, 21 marzo 2016. URL consultato il 2 giugno 2016.
  75. ^ (EN) Patrick Caldwell, Hillary Clinton Wins Arizona Primary, su Mother Jones, 22 marzo 2016. URL consultato il 13 aprile 2016.
  76. ^ (EN) Brendan O'Connor, Bernie Sanders Wins Democratic Caucuses in Both Utah and Idaho, su Gawker, 23 marzo 2016. URL consultato il 13 aprile 2016.
  77. ^ (EN) Fredreka Schouten, Three for three: Sanders wins Hawaii, Washington, Alaska, su USA Today, 27 marzo 2016. URL consultato il 13 aprile 2016.
  78. ^ Redazione Italia, Bernie Sanders vince in Wisconsin, su Pressenza, 6 aprile 2016. URL consultato il 13 aprile 2016.
  79. ^ (IT) Primarie Usa, Sanders trionfa anche in Wyoming. Ma Hillary punta tutto su New York, su La Stampa, 10 aprile 2016. URL consultato il 13 aprile 2016.
  80. ^ Maria Laura Rodotà, Sanders vince lo scontro più duro: ora per Hillary è un rivale vero, su Corriere della Sera, 15 aprile 2016. URL consultato il 20 aprile 2016.
  81. ^ Andrea S. Neri, Usa 2016. A New York Trump stravince, Clinton vince, Sanders resiste, su Euronews, 20 aprile 2016. URL consultato il 20 aprile 2016.
  82. ^ (EN) The Associated Press, Sanders Wins Democratic Presidential Primary in Rhode Island, su ABC News, 26 aprile 2016. URL consultato il 27 aprile 2016.
  83. ^ Paolo Mastrolilli, Primarie Usa, en plein per Donald Trump. Hillary Clinton raccoglie quattro vittorie, Sanders una, su La Stampa, 27 aprile 2016. URL consultato il 27 aprile 2016.
  84. ^ Orlando Sacchelli, Indiana, vince Trump e Cruz si ritira. Nuovo schiaffo di Sanders a Hillary, su Il Giornale, 4 maggio 2016. URL consultato il 4 maggio 2016.
  85. ^ (EN) Hope Yen, Sanders Nets 31 Delegates in Washington, but Loses in Guam, su ABC News, 7 maggio 2016. URL consultato l'8 maggio 2016.
  86. ^ F. Q., Elezioni Usa 2016, Sanders vince in West Virginia: “Lotterò fino alla fine per ogni voto, ma bisogna battere Trump”, su il Fatto Quotidiano, 11 maggio 2016. URL consultato l'11 maggio 2016.
  87. ^ Paolo Mastrolilli, Sanders vince in Oregon, Hillary in testa di un soffio in Kentucky, su La Stampa, 18 maggio 2016. URL consultato il 19 maggio 2016.
  88. ^ (EN) Karl de Vries, Hillary Clinton wins Virgin Islands Democratic caucuses, su CNN, 5 giugno 2016. URL consultato il 5 giugno 2016.
  89. ^ Hillary vince anche le primarie a Porto Rico, su La Stampa, 6 giugno 2016. URL consultato il 6 giugno 2016.
  90. ^ (IT) ANSA/SP, Un trionfo anche in California, su RSI, 8 giugno 2016. URL consultato il 9 giugno 2016.
  91. ^ Paolo Gallori, Primarie Usa, Obama: "Nessuno meglio di HIllary". Sanders: "Resto in corsa, con Clinton contro Trump"., su la Repubblica, 09 giugno 2016. URL consultato l'11 giugno 2016.
  92. ^ (EN) Clare Foran, Clinton takes the Capital, su The Atlantic, 14 giugno 2016. URL consultato il 21 giugno 2016.
  93. ^ (EN) Bernie Sanders, Jeremy Corbyn and their new coalitions on the left, the Guardian.co.uk.
  94. ^ (EN) Daniel Marans, Why This Top European Progressive Is Excited About Bernie Sanders, su The Huffington Post, 27 aprile 2016. URL consultato il 20 maggio 2016.
  95. ^ (EN) Pablo Iglesias on Twitter, twitter.com. URL consultato il 28 giugno 2016.
  96. ^ (EN) Inside the mind of Bernie Sanders: unbowed, unchanged, and unafraid of a good fight, in The Guardian, 19 giugno 2015. URL consultato il 20 maggio 2016.
  97. ^ (EN) Artists for Bernie, berniesanders.com. URL consultato il 20 maggio 2016.
  98. ^ (EN) Flint Water Response Perfectly Captures The Difference Between Bernie Sanders And Hillary Clinton, in Huffpost Politics, 19 gennaio 2016. URL consultato il 20 maggio 2016.
  99. ^ (EN) Bernie Sanders is running for president. He's going to have my vote., stallman.org. URL consultato il 20 maggio 2016.
  100. ^ (EN) Michael Moore, My Endorsement of Bernie Sanders, michaelmoore.com.
  101. ^ (EN) Danny DeVito stumps for Bernie Sanders: ‘I’m feeling the Bern!’ – video, The Guardian.co.uk. URL consultato il 16 maggio 2016.
  102. ^ Cannes 2016: Viggo Mortensen appoggia Bernie Sanders, su Kikapress, 17 maggio 2016. URL consultato il 20 maggio 2016.
  103. ^ Usa 2016, chi votano i vip: da Katy Perry a Chuck Norris, su LaPresse, 02 febbraio 2016. URL consultato il 6 giugno 2016.
  104. ^ Chiara Pizzimenti, Hillary vicina alla nomination grazie a molta (ma non tutta) Hollywood, su Vanity Fair, 27 aprile 2016. URL consultato il 20 maggio 2016.
  105. ^ (EN) Steve Wozniak on Twitter, twitter.com. URL consultato il 20 maggio 2016.
  106. ^ Usa, l'endorsement di Emily Ratajkowski: scende in campo per Bernie Sanders, Repubblica.it, 6/2/2016.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN3760459 · LCCN: (ENn79136413 · ISNI: (EN0000 0001 1436 871X · GND: (DE120571803 · BNF: (FRcb16248189z (data)