Bernie Sanders

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Bernie Sanders
Bernie Sanders in January 2016 by Gage Skidmore (cropped).jpg

Senatore degli Stati Uniti
per il Vermont
In carica
Inizio mandato 3 gennaio 2007
Predecessore Jim Jeffords

Presidente della Commissione sugli Affari dei Veterani del Senato degli Stati Uniti
Durata mandato 3 gennaio 2013 –
3 gennaio 2015
Predecessore Patty Murray
Successore Johnny Isakson

Membro della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti
per il distretto unico del Vermont
Durata mandato 3 gennaio 1991 –
3 gennaio 2007
Predecessore Peter Plympton Smith
Successore Peter Welch

Sindaco di Burlington (Vermont)
Durata mandato 6 aprile 1981 –
4 aprile 1989
Predecessore Gordon Paquette
Successore Peter Clavelle

Dati generali
Partito politico Liberty Union
(fino al 1979)
Indipendente (1979-2015)
Democratico (dal 2015)[1]
Tendenza politica Progressista
Socialista democratico
Alma mater Università di Chicago
Professione Saggista, ex regista, ex carpentiere
Firma Firma di Bernie Sanders

Bernard Sanders, detto Bernie (New York, 8 settembre 1941), è un politico statunitense, senatore per lo Stato del Vermont e già componente della Camera dei rappresentanti.

È un esponente indipendente affiliato al Partito Democratico e si qualifica come un socialista democratico[2]. Dagli anni cinquanta, ovvero dal periodo della persecuzione anticomunista e antisocialista del maccartismo, è stato l'unico membro del Congresso ad autodefinirsi espressamente «socialista» e non genericamente progressista o liberal.

Laureato in scienze politiche presso l'Università di Chicago, in gioventù fu un attivista del movimento per i diritti civili; prima di intraprendere l'attività politica, ha lavorato come carpentiere e come regista. Già sindaco di Burlington e in seguito cofondatore del Congressional Progressive Caucus, Sanders è un propugnatore del modello nordico e un sostenitore delle posizioni dell'economista post-keynesiano Warren Mosler, uno dei principali autori della «teoria della moneta moderna»[3][4]. Nella sua carriera politica ha inoltre promosso azioni a sostegno dei diritti degli omosessuali, delle minoranze etniche e dei disoccupati; si è opposto alla guerra in Iraq ed è contrario alla pena di morte.

È uno dei candidati alle primarie del Partito Democratico in previsione delle elezioni presidenziali del 2016.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Brooklyn da genitori ebrei immigrati dalla Polonia (molti parenti da parte materna furono vittime della Shoah), Sanders studiò scienze politiche all'università di Chicago e prese parte come attivista alla storica marcia su Washington organizzata da Martin Luther King, per trascorrere poi qualche tempo nel kibbutz israeliano di Shaar HaEmekim[5]. Sanders si descrive come un «ebreo secolare»[6][7].

In seguito svolse diversi lavori, fra cui il carpentiere e il regista, per poi dedicarsi totalmente alla politica, un impegno la cui importanza Sanders sintetizzò nella frase: «Un tale che si chiamava Adolf Hitler vinse un'elezione nel 1932. Vinse un'elezione e 50 milioni di persone morirono nella seconda guerra mondiale come risultato di questa elezione, inclusi 6 milioni di ebrei. Perciò quello che ho imparato da ragazzino è che, in realtà, la politica è molto importante»[8].

Inizialmente Sanders aderì al Liberty Union Party, un partito che lottava contro la guerra del Vietnam. Si candidò a diverse cariche politiche (due volte al Senato e due volte a governatore), venendo sempre sconfitto. Nel 1979 lasciò il Liberty Union Party per divenire un indipendente.

Nel 1981 fu eletto sindaco di Burlington e fu riconfermato per altri tre mandati. Nel 1988 si candidò alla Camera dei Rappresentanti, ma perse le elezioni di misura. Ci riprovò con successo due anni dopo. Gli elettori lo riconfermarono per altri sette mandati con elevate percentuali di voto. Nel 2005, durante l'ultimo dei suoi mandati alla Camera dei Rappresentanti, Sanders avallò l'approvazione di un provvedimento che tutela i produttori e i rivenditori di armi da fuoco da eventuali conseguenze legali nel caso in cui qualcuno si serva dei loro prodotti per commettere omicidi o altre azioni illecite[9]. Dopo essere stato aspramente criticato per il suo voto, egli difese la propria presa di posizione affermando: «Se qualcuno possiede una pistola e questa finisce nelle mani di un assassino e l'assassino uccide qualcun altro, riterreste responsabile il produttore della pistola? Non più di quanto considerereste responsabile una casa produttrice di martelli nel caso in cui qualcuno colpisse qualcun altro in testa con un martello»[9]. In varie circostanze, Sanders ha dichiarato di essere favorevole a limitare il libero utilizzo delle armi da fuoco, promuovendo in particolar modo la messa al bando delle armi semiautomatiche[9].

Nel 2006 decise di candidarsi al Senato e riuscì a vincere con oltre il 65% delle preferenze: durante il suo primo mandato si oppose agli sgravi fiscali per i redditi più alti concessi dal presidente George W. Bush, tenendo un discorso in aula di otto ore e mezza[10]. Nel 2012 fu riconfermato per un secondo mandato con il 71% dei voti.

Elezioni presidenziali 2016[modifica | modifica wikitesto]

Bernie Sanders nel 2007

Sanders si è candidato alle primarie del Partito Democratico, pur non avendone la tessera, in competizione con Hillary Clinton. Le prime consultazioni, svoltesi nello Stato dello Iowa con il metodo dei caucus, hanno visto i due candidati in sostanziale pareggio; nelle primarie del New Hampshire, invece, Sanders ha sconfitto la sua avversaria con ampio margine. Il 20 febbraio, nel caucus del Nevada, Sanders ha ottenuto 5.594 preferenze ma viene sconfitto dalla Clinton che invece ha ottenuto 6.241 preferenze. Il 27 febbraio 2016, nelle primarie della Carolina del Sud, viene pesantemente sconfitto dalla Clinton, ottenendo 95.977 voti. Il 1 marzo 2016, Sanders viene sconfitto dalla Clinton quasi totalmente, ottenendo in tutto 5 stati. Dopo le primarie del 5 e del 6 marzo, Sanders, ottiene altri due stati, con un totale di 8 stati. Il 12 marzo perde nelle Isole Marianne Settentrionali e il 15 marzo perde in tutti gli stati. Dopo aver perso anche in Arizona il 22 marzo,[11] inanella una serie di sette vittorie consecutive (di cui sei caucus) con alte percentuali in Idaho, Utah (sempre il 22 marzo),[12] Alaska, Hawaii, Washington (26 marzo),[13] Wisconsin (5 aprile)[14] e Wyoming (9 aprile).[15] Alle primarie chiuse di New York del 19 aprile, però, nonostante un acceso dibattito televisivo con la sua sfidante in cui aveva raccolto ulteriori consensi,[16] ottiene solo il 42% dei voti, ottenendo 85 delegati contro i 104 della Clinton.[17] Il super-martedì del 26 aprile invece vince solo nello Stato di Rhode Island, con le primarie semichiuse,[18] perdendo alle primarie chiuse in Connecticut, Delaware, Marylande Pennsylvania.[19]

Tra i punti del suo programma politico vi sono: istituzione di un sistema sanitario nazionale, riabilitazione del Glass-Steagall Act (separazione fra banche di risparmio e banche d'investimento), università pubblica gratuita finanziata con imposte sulle operazioni di borsa, salario minimo orario di 15 dollari, messa al bando di lobby e grandi finanziatori nei rapporti con i candidati[10].

Secondo i sondaggi il suo consenso è maggiore tra i giovani elettori: i suoi sostenitori più accesi usano mostrarsi con ciocche di capelli tinte di bianco in suo onore[10].

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Kathleen Ronayne, Sanders declares as Democrat in NH primary, in Burlington Free Press, 5 novembre 2015. URL consultato l'11 febbraio 2016.
  2. ^ (EN) Lisa Lerer, Where's the outrage over AIG bonuses?, in The Politico, 16 luglio 2009. URL consultato il 9 febbraio 2016.
  3. ^ Stephanie Kelton nominata Economista Capo della Commissione Bilancio al Senato Usa, in memmt.info, 27 dicembre 2014. URL consultato l'11 febbraio 2016.
  4. ^ MMT: Bernie Sanders apre un nuovo fronte per il Partito Democratico USA, in memmt.info, 17 gennaio 2015. URL consultato l'11 febbraio 2016.
  5. ^ Sanders, il kibbutz, l’educazione ebraica e la questione palestinese, in La Stampa, 5 febbraio 2016. URL consultato il 13 febbraio 2016.
  6. ^ (EN) Harry Bruinius, Rise of Trump and Sanders: Does religion still matter in politics?, in The Christian Science Monitor, 29 gennaio 2016. URL consultato l'11 febbraio 2016.
  7. ^ (EN) Melinda Henneberger, How the presidential campaign got religion, in Bloomberg News, 15 settembre 2015. URL consultato l'11 febbraio 2016.
  8. ^ (EN) Linna Feldmann, Bernie Sanders: 'I’m proud to be Jewish', in The Christian Science Monitor, 11 giugno 2015. «"A guy named Adolf Hitler won an election in 1932," the senator said. "He won an election, and 50 million people died as a result of that election in World War II, including 6 million Jews. So what I learned as a little kid is that politics is, in fact, very important"». URL consultato l'11 febbraio 2016.
  9. ^ a b c (EN) Eric Bradner, Bernie Sanders wants to 'bring us to the middle' on guns, CNN Politics, 5 luglio 2015. URL consultato il 4 marzo 2016.
  10. ^ a b c Marco Valsania, Chi è Bernie Sanders: il veterano socialista che guida la «rivoluzione giovane» anti-Hillary, in Il Sole 24 ORE, 5 febbraio 2016. URL consultato l'11 febbraio 2016.
  11. ^ (EN) Patrick Caldwell, Hillary Clinton Wins Arizona Primary, su Mother Jones, 22 marzo 2016. URL consultato il 13 aprile 2016.
  12. ^ (EN) Brendan O'Connor, Bernie Sanders Wins Democratic Caucuses in Both Utah and Idaho, su Gawker, 23 marzo 2016. URL consultato il 13 aprile 2016.
  13. ^ (EN) Fredreka Schouten, Three for three: Sanders wins Hawaii, Washington, Alaska, su USA Today, 27 marzo 2016. URL consultato il 13 aprile 2016.
  14. ^ Redazione Italia, Bernie Sanders vince in Wisconsin, su Pressenza, 6 aprile 2016. URL consultato il 13 aprile 2016.
  15. ^ Primarie Usa, Sanders trionfa anche in Wyoming. Ma Hillary punta tutto su New York, su La Stampa, 10 aprile 2016. URL consultato il 13 aprile 2016.
  16. ^ Maria Laura Rodotà, Sanders vince lo scontro più duro: ora per Hillary è un rivale vero, su Corriere della Sera, 15 aprile 2016. URL consultato il 20 aprile 2016.
  17. ^ Andrea S. Neri, Usa 2016. A New York Trump stravince, Clinton vince, Sanders resiste, su Euronews, 20 aprile 2016. URL consultato il 20 aprile 2016.
  18. ^ (EN) The Associated Press, Sanders Wins Democratic Presidential Primary in Rhode Island, su ABC News, 26 aprile 2016. URL consultato il 27 aprile 2016.
  19. ^ Paolo Mastrolilli, Primarie Usa, en plein per Donald Trump. Hillary Clinton raccoglie quattro vittorie, Sanders una, su La Stampa, 27 aprile 2016. URL consultato il 27 aprile 2016.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN3760459 · LCCN: (ENn79136413 · ISNI: (EN0000 0001 1436 871X · GND: (DE120571803 · BNF: (FRcb16248189z (data)