Bernie Sanders

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Bernie Sanders
Bernie Sanders.jpg

Senatore degli Stati Uniti per il Vermont
In carica
Inizio mandato 3 gennaio 2007
Predecessore Jim Jeffords

Presidente della Commissione sugli Affari dei Veterani del Senato degli Stati Uniti
Durata mandato 3 gennaio 2013 –
3 gennaio 2015
Predecessore Patty Murray
Successore Johnny Isakson

Membro della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti
per il distretto unico del Vermont
Durata mandato 3 gennaio 1991 –
3 gennaio 2007
Predecessore Peter P. Smith
Successore Peter Welch

Sindaco di Burlington
Durata mandato 6 aprile 1981 –
4 aprile 1989
Predecessore Gordon Paquette
Successore Peter Clavelle

Dati generali
Partito politico Liberty Union
(fino al 1979)
Indipendente (1979-2015; dal 2016)
Democratico (2015-2016)[1]
Tendenza politica Progressista
Socialdemocratico
Titolo di studio Laurea in Scienze politiche
Università Università di Chicago
Professione Saggista, ex regista, ex carpentiere
Firma Firma di Bernie Sanders

Bernard Sanders, detto Bernie (IPA: [ˈbɜɹni ˈsændəɹz]; New York, 8 settembre 1941), è un politico statunitense, senatore per lo Stato del Vermont e già componente della Camera dei rappresentanti.

È un esponente indipendente affiliato al Partito Democratico e si qualifica come un socialista democratico.[2] Dagli anni cinquanta, ovvero dal periodo della persecuzione anticomunista e antisocialista del maccartismo, è stato l'unico membro del Congresso ad autodefinirsi espressamente «socialista» e non genericamente progressista o liberal.[3]

Laureato in scienze politiche presso l'Università di Chicago, in gioventù fu un attivista del movimento per i diritti civili; prima di intraprendere l'attività politica, ha lavorato come carpentiere e come regista. Già sindaco di Burlington e in seguito cofondatore del Congressional Progressive Caucus, Sanders è un propugnatore del modello nordico e un sostenitore delle posizioni dell'economista post-keynesiano Warren Mosler, uno dei principali autori della «teoria della moneta moderna».[4][5] Nella sua carriera politica ha inoltre promosso azioni a sostegno dei diritti degli omosessuali, delle minoranze etniche e dei disoccupati; si è opposto alla guerra in Iraq ed è contrario alla pena di morte.

È stato uno dei candidati alle primarie del Partito Democratico in previsione delle elezioni presidenziali del 2016.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Bernie Sanders nel 1959, durante l'ultimo anno delle scuole superiori

Bernie Sanders nacque l'8 settembre 1941 nel borgo newyorkese di Brooklyn. Sua madre, Dorothy Sanders (nata Glassberg), era nata a New York da madre russa e padre polacco, entrambi ebrei;[3] suo padre, Elias Sanders, era un ebreo polacco emigrato all'età di 17 anni negli Stati Uniti, dove divenne un rappresentante di vernici.[6] Molti dei parenti del padre che erano rimasti in Polonia furono uccisi durante la Shoah.[7] Sanders ha un fratello maggiore, Larry, esponente del Partito Verde di Inghilterra e Galles.[8]

Da bambino visse sulla East 26th Street nel quartiere di Midwood, sempre a Brooklyn, dove frequentò le scuole elementari e medie.[9] Nel pomeriggio, inoltre, seguiva i tradizionali insegnamenti di religione e cultura presso un istituto ebraico; il suo Bar mitzvah fu celebrato nel 1954. A detta del fratello, alla famiglia Sanders non mancavano cibo o vestiti, ma «cose più difficili da procurare, come delle tende o un tappeto». Durante l'adolescenza fu allievo della James Madison High School, dove fu capitano della squadra di atletica leggera[10] e concorse alla sua prima competizione elettorale, quella per la presidenza del corpo studentesco, perdendo.[8]

Dopo aver frequentato l'anno accademico 1959-1960 al Brooklyn College, si trasferì all'Università di Chicago dove conseguì la laurea in scienze politiche nel 1964;[11] Sanders si è autodefinito uno studente universitario «mediocre», che riteneva le lezioni «noiose e insignificanti».[12] In quegli anni aveva nel frattempo perso la madre (1959) e il padre (1962).

Terminati gli studi, trascorse alcuni mesi nel kibbutz israeliano di Shaar HaEmekim[13] per poi fare ritorno a New York, dove prestò la propria opera come collaboratore sanitario in un ospedale psichiatrico, assistente sociale e falegname.[12] Nel 1968 decise di stabilirsi in Vermont, a suo dire perché «affascinato dalla vita rurale»,[3] e riprese la professione di carpentiere affiancandovi alcune esperienze come regista, scrittore, curatore di materiale scolastico e occasionalmente giornalista per il Vermont Freeman.[14]

Nel 1979 realizzò un documentario di mezz'ora incentrato sulla figura del sindacalista ed esponente politico socialista Eugene Victor Debs; il titolo dell'opera è Eugene V. Debs: Trade Unionist, Socialist, Revolutionary, 1855–1926.[15] Nel 1987 – mentre era sindaco di Burlington – pubblicò We Shall Overcome, un album di talking blues inciso con il contributo di trenta musicisti del Vermont.[16] L'anno dopo, invece, apparve in un cameo nel film Ancora insieme, interpretando un uomo che distribuisce caramelle ai bambini in occasione della notte di Halloween.[17]

Sanders con la moglie Jane O'Meara

Bernie Sanders si è sposato due volte:

  • con Deborah Shilling, a cui è stato legato dal 1964 al 1966 e da cui non ha avuto figli;[3]
  • con Jane O'Meara, con cui è sposato dal 1988 e della quale ha adottato i tre figli avuti dal precedente marito.[3]

Nel 1969 ha inoltre avuto un figlio, Levi, dalla sua compagna Susan Campbell Mott.[12]

Per quanto attiene alla sfera religiosa, Sanders si descrive come un «ebreo secolare senza forti legami con i culti organizzati», ma comunque «fiero di essere ebreo»; non frequenta abitualmente la sinagoga e ha spesso lavorato nella festività di Rosh haShana, il Capodanno religioso ebraico.[11][18][19][20] La moglie Jane è invece cattolica; in varie circostanze, Sanders ha espresso parole di forte stima e apprezzamento nei confronti di papa Francesco,[21] che ha poi brevemente incontrato nell'aprile 2016 dopo un convegno in Vaticano sui temi dell'ambiente, affrontati anche dal pontefice nell'enciclica Laudato si'.[22]

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Attivismo giovanile[modifica | modifica wikitesto]

Bernie Sanders in Afghanistan

Quando era un allievo dell'Università di Chicago, Sanders si unì all'affiliazione giovanile del Partito Socialista d'America[23] e fu attivo nell'ambito del movimento per i diritti civili degli afroamericani come coordinatore per il Congress of Racial Equality e lo Student Nonviolent Coordinating Committee.[7] Protestò inoltre contro i ricorrenti episodi di discriminazione razziale che si verificavano nell'ambiente universitario: insieme ad altri 32 studenti, promosse il primo sit-in nella storia di Chicago, il che indusse il rettore George Wells Beadle a istruire un'indagine interna sui trattamenti discriminatori;[24] Sanders manifestò anche contro la brutalità poliziesca, incorrendo in un arresto.[25] Nell'agosto del 1963 prese parte alla storica marcia su Washington organizzata da Martin Luther King e udì in prima persona il celebre discorso dell'«I have a dream».[7]

Fu altresì un oppositore della guerra del Vietnam, nella quale non fu assoggettato alla leva obbligatoria perché già troppo anziano per essere arruolato; nondimeno, pur avversando l'uso della violenza e sostenendo l'obiezione di coscienza, non ha mai criticato coloro che hanno combattuto ed è stato un grande propugnatore dei diritti dei veterani.[26]

Gli inizi nel Liberty Union Party[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni settanta cominciò a dedicarsi totalmente alla politica, un impegno la cui importanza egli sintetizzò nella frase:

(EN)

« A guy named Adolf Hitler won an election in 1932. He won an election, and 50 million people died as a result of that election in World War II, including 6 million Jews. So what I learned as a little kid is that politics is, in fact, very important.[20] »

(IT)

« Un tale che si chiamava Adolf Hitler vinse un'elezione nel 1932. Vinse un'elezione e 50 milioni di persone morirono nella seconda guerra mondiale come risultato di questa elezione, inclusi 6 milioni di ebrei. Perciò quello che ho imparato da ragazzino è che, in realtà, la politica è molto importante. »

(Bernie Sanders)

Nel 1971 aderì al Liberty Union Party, un movimento pacifista e anticapitalista che operava a livello locale ispirandosi ai princìpi del socialismo rivoluzionario. Sanders si candidò due volte come governatore del Vermont (1972 e 1976) e in due altre occasioni come senatore (1972 e 1974);[27] pur venendo sempre sconfitto, ottenne alcuni risultati ragguardevoli, come il terzo posto alle elezioni senatoriali del 1974 (superato dal democratico Patrick Leahy, ancora in carica, e dal repubblicano Richard W. Mallary)[28] o le 11 000 preferenze conseguite alle consultazioni governatoriali del 1976. Nel 1977 si defilò dal partito, diventando formalmente un indipendente due anni più tardi.

Sindaco di Burlington[modifica | modifica wikitesto]

Sanders a Burlington nel 2015

Nel 1980 il trentanovenne Sanders decise di avanzare la propria candidatura a sindaco di Burlington, il centro abitato più popoloso del Vermont. Il primo cittadino uscente era il democratico Gordon Paquette, in carica da dieci anni, che durante il suo lungo mandato aveva costruito un saldo legame con la comunità, beneficiando di un diffuso consenso popolare. Il Partito Repubblicano – a cui Paquette aveva offerto di collaborare nell'amministrazione della città – scelse di non presentare un proprio concorrente, appoggiando la ricandidatura del sindaco in carica e rendendo quindi Sanders lo sfidante più accreditato;[29] la corsa di quest'ultimo fu inoltre agevolata dalla mossa del progressista Greg Guma, che decise di ritirarsi dalla competizione per non dividere l'elettorato di sinistra.[30][31][32]

La campagna di Bernie Sanders si giovò dell'apporto di numerosi volontari, ottenendo anche il sostegno di alcuni professori universitari, degli enti di assistenza sociale e del sindacato dei poliziotti.[33] Il suo slogan distintivo era «Burlington is not for sale» («Burlington non è in vendita»):[34] egli promise, se eletto, di bloccare i progetti dell'imprenditore Antonio Pomerleau, che mirava a costruire sulle rive del lago Champlain un complesso di edifici costituito da hotel, uffici e residenze di lusso;[35] Paquette invece previde la rovina di Burlington in caso di vittoria del suo sfidante, affermando che il programma di Sanders avrebbe arrecato detrimento allo sviluppo economico della comunità.[33] L'esito finale delle votazioni, che si svolsero nell'aprile del 1981, fu del tutto inaspettato: il candidato indipendente sconfisse Paquette con appena dieci voti di scarto, diventando sindaco della città.[36][32] Sanders fu poi rieletto per altri tre mandati biennali nel 1983 (guadagnando il 52% dei suffragi),[37] nel 1985 (55%)[38] e nel 1987 (56%),[39] rimanendo quindi in carica per otto anni consecutivi.

Una volta insediatosi come primo cittadino, egli realizzò la sua principale promessa elettorale: il piano speculativo di Pomerleau – del quale divenne comunque amico – non fu autorizzato e le rive del lago Champlain furono riqualificate con la creazione di parchi, spazi pubblici e piste ciclabili;[34] Sanders portò inoltre a compimento un programma di edilizia convenzionata, avvalendosi del primo esempio di community land trust a livello nazionale.[40] Fra il 1986 e il 1988, produsse e condusse una trasmissione televisiva ad accesso pubblico, intitolata Bernie Speaks with the Community.[41] Infine, contribuì a rivitalizzare la squadra locale di baseball, i Vermont Reds.[3]

Dal punto di vista più prettamente politico, riunificò e stabilizzò il movimento progressista, il futuro Vermont Progressive Party, che fu il suo principale alleato nel consiglio comunale.[42] Sanders intervenne altresì nel dibattito nazionale, presentandosi apertamente come un «socialista» e criticando la politica estera di Ronald Reagan.[43] Nel 1985 ospitò in città un discorso del linguista, filosofo e anarchico Noam Chomsky, che volle presentare personalmente.[44]

Nel 1986 si ricandidò come governatore del Vermont dopo dieci anni dall'ultimo tentativo infruttuoso; il risultato fu però identico, con un terzo posto e il 14,4% dei voti, alle spalle della governatrice democratica uscente Madeleine Kunin e del vicegovernatore repubblicano Peter P. Smith.[45] Nel 1989, dopo quattro mandati come primo cittadino, decise di non ripresentarsi; la sua amministrazione è stata universalmente giudicata come positiva, tanto che già nel 1987 Sanders fu annoverato dall'U.S. News & World Report nella lista dei migliori sindaci d'America.[46]

Camera dei rappresentanti[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto ufficiale di Sanders alla Camera

Nel 1988 si candidò alla Camera dei rappresentanti venendo sconfitto di stretta misura da Peter P. Smith, già suo avversario durante le consultazioni di due anni prima per il ruolo di governatore del Vermont, il quale si impose con il 41,2% delle preferenze.[47] Sanders ci riprovò con successo nel 1990, sempre contro Smith, diventando il primo indipendente a essere eletto alla Camera dopo quarant'anni (l'ultimo era stato Frazier Reams per l'Ohio)[48] e venendo altresì definito dal Washington Post come «il primo socialista» a riuscirvi.[49] L'ex sindaco di Burlington fu rieletto per altre sette volte sempre con ampio margine (tranne nel 1994, quando vinse con il 3,3% di scarto), rimanendo in carica fino al gennaio 2007, allorché divenne senatore.[50]

Durante il suo primo anno alla Camera, Sanders si alienò le simpatie di molti suoi colleghi, attaccando duramente i due partiti maggiori del sistema politico statunitense e tacciandoli di corporatocrazia.[3] Nel 1991 fu inoltre uno dei cinque fondatori del Congressional Progressive Caucus – che presiedette per otto anni – mentre seguitava a rifiutare di unirsi al Partito Democratico, conservando la propria indipendenza.[51]

Nel 1993 votò contro il Brady Handgun Violence Prevention Act, un disegno di legge che introduceva alcune restrizioni sulla libera vendita delle armi da fuoco e che comunque fu approvato.[52] L'anno successivo sostenne il Violent Crime Control and Law Enforcement Act, ritenendo necessaria la parte del provvedimento che istituiva alcune misure contro la violenza sulle donne, ma criticandone aspramente le altre parti.[53] Nel 1998 si oppose invano all'abrogazione del Glass-Steagall Act, che prevedeva la separazione fra banche d'investimento e banche di deposito.[54]

Sanders nel 2003

Sanders votò contro l'invasione irachena del 2003, schierandosi però a favore dell'Authorization for Use of Military Force Against Terrorists, successiva agli attentati dell'11 settembre 2001.[55] In seguito non lesinò attacchi alle politiche dell'amministrazione guidata da George W. Bush, contestando soprattutto i tagli ai servizi sociali[56][57] e le limitazioni alla privacy dei cittadini; a questo proposito, Sanders fu uno dei più strenui oppositori del Patriot Act, proponendo svariati emendamenti per circoscriverne gli effetti oppure abolirlo del tutto.[58][59]

Nel 2002 osteggiò il Bipartisan Campaign Reform Act, che introduceva nuove regole sui finanziamenti ai partiti,[60] e l'anno seguente fu il protagonista di un aspro dibattito con Alan Greenspan, l'allora presidente della Federal Reserve, da lui accusato di aver caldeggiato norme a favore dei più ricchi che avrebbero sfavorito la classe media, aumentato la povertà e innalzato il tasso di disoccupazione.[61]

Nel 2005, durante l'ultimo dei suoi mandati alla Camera, Sanders avallò l'approvazione del Protection of Lawful Commerce in Arms Act, un provvedimento che tutelava i produttori e i rivenditori di armi da fuoco da eventuali conseguenze legali nel caso in cui qualcuno si fosse servito dei loro prodotti per commettere omicidi o altre azioni illecite.[62] Dopo essere stato aspramente criticato per il suo voto, egli difese la propria presa di posizione affermando: «Se qualcuno possiede una pistola e questa finisce nelle mani di un assassino e l'assassino uccide qualcun altro, riterreste responsabile il produttore della pistola? Non più di quanto considerereste responsabile una casa produttrice di martelli nel caso in cui qualcuno colpisse qualcun altro in testa con un martello». In varie circostanze, Sanders ha dichiarato di essere favorevole a limitare il libero utilizzo delle armi da fuoco, promuovendo in particolar modo la messa al bando delle armi semiautomatiche.[62]

Senato[modifica | modifica wikitesto]

Nell'aprile del 2005 – a seguito dell'annuncio di Jim Jeffords, senatore in carica per il Vermont, di volersi ritirare dalla vita pubblica – Sanders presentò la sua terza candidatura alla camera alta, dopo quelle fallimentari del 1972 e del 1974. La sua campagna fu sostenuta da Chuck Schumer, responsabile elettorale del Partito Democratico (che non presentò candidati propri), dal capogruppo della minoranza Harry Reid, dal presidente del Comitato nazionale democratico e già governatore del Vermont Howard Dean, nonché dal giovane senatore Barack Obama, il quale lo accompagnò in alcuni comizi.[63]

Il 7 novembre 2006 vinse le consultazioni con quasi i due terzi dei suffragi, prevalendo sul repubblicano Richard Terrent. La sua elezione servì ai democratici – con i quali continuava a non essere politicamente schierato, ma si trovava in sintonia su molteplici punti – per conseguire la maggioranza al Senato (51 a 49) nel 110º Congresso, giacché in caso di parità il vicepresidente Dick Cheney avrebbe ovviamente votato in favore dei repubblicani.[64][65]

Registrazione del discorso di otto ore e trentaquattro minuti tenuto da Sanders contro il provvedimento fiscale promosso da Barack Obama (10 dicembre 2010)

Durante il suo primo mandato, si oppose dapprima agli sgravi fiscali per i redditi più alti concessi da George W. Bush, e in un secondo momento alle riforme economiche di Barack Obama, osteggiando la nomina di Timothy Geithner come segretario al tesoro.[66] In particolare, il 10 dicembre 2010 – contestando un nuovo provvedimento di alleggerimento fiscale, visto come una continuazione della politica di Bush – pronunciò in aula un discorso ostruzionistico della durata di otto ore e trentaquattro minuti,[67][68] conquistando apprezzamenti e ampia popolarità: da più parti gli fu chiesto di presentarsi contro Obama alle primarie democratiche del 2012, proposta da lui rifiutata.[69] Il testo del lungo intervento di Sanders fu pubblicato come libro l'anno successivo, con il titolo di The Speech: A Historic Filibuster on Corporate Greed and the Decline of Our Middle Class; il ricavato fu devoluto in beneficenza.[70]

Nel 2012 fu riconfermato per un secondo mandato di sei anni con il 71% dei voti. In seguito fu designato quale presidente della commissione sugli affari dei veterani, ruolo che ha ricoperto sino al 2015; Sanders ha fatto parte anche delle commissioni su ambiente, energia, salute, istruzione, lavoro e pensioni.[71]

Il suo operato ha ricevuto valutazioni generalmente positive: la NAACP e la NHLC, le associazioni che rappresentano rispettivamente la comunità afroamericana e quella ispanica, gli hanno attribuito giudizi ampiamente favorevoli.[72] Il periodico Forward lo ha inoltre inserito nella propria «top 5» dei migliori senatori,[73] mentre i sondaggi d'opinione del 2015 lo accreditavano di un indice di apprezzamento pari all'83%, il che lo rendeva il senatore più stimato del Paese.[74]

Primarie democratiche del 2016[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni primarie del Partito Democratico del 2016 (Stati Uniti d'America).

In previsione delle elezioni presidenziali del 2016, Bernie Sanders si candidò alle primarie del Partito Democratico in competizione con l'ex first lady ed ex segretario di Stato Hillary Clinton, sostenuta dalla larga maggioranza degli esponenti del partito.[1][75]

Sanders durante un comizio per le primarie del Partito Democratico

Sanders si presentò con un programma politico articolato nei seguenti punti:[67][76][77]

  • istituzione di un sistema sanitario pubblico e universalistico;
  • reviviscenza del Glass-Steagall Act del 1933, provvedimento che introdusse una separazione netta fra banche di risparmio e banche d'investimento, con l'obiettivo dichiarato di tutelare i risparmiatori dai rischi connessi alla speculazione finanziaria;
  • sviluppo di un sistema universitario pubblico interamente gratuito, finanziato attraverso imposte sulle operazioni di borsa;
  • istituzione di un salario minimo orario di 15 dollari;
  • introduzione del divieto per lobby e grandi finanziatori di intrattenere determinati rapporti con coloro che ricoprono cariche pubbliche e con i candidati alle competizioni elettorali, con conseguente istituzione di una forma di finanziamento pubblico dell'attività politica al fine di «risanare la democrazia» e di «permettere a chiunque di candidarsi a un pubblico ufficio, senza dover elemosinare denaro dai più ricchi e dai più potenti».

Fra le personalità pubbliche che manifestarono il loro appoggio («endorsement») a Sanders si annoverano, tra gli altri, il leader dei laburisti britannici Jeremy Corbyn,[78] l'ex ministro delle finanze greco Gianīs Varoufakīs,[79] il politico spagnolo Pablo Iglesias Turrión[80], il linguista Noam Chomsky (con il quale aveva già collaborato da sindaco di Burlington trent'anni prima),[81] il medico e attivista Patch Adams,[82] le cantanti Miley Cyrus e Belinda Carlisle il dj e producer Diplo, i cantautori Neil Young, Michael Stipe, Art Garfunkel e Graham Nash, il rapper Killer Mike, gli attivisti Erin Brockovich[83] e Richard Stallman,[84] i registi Quentin Tarantino, Spike Lee e Michael Moore,[85] gli attori Danny DeVito,[86] Viggo Mortensen,[87] Mark Ruffalo, Rosario Dawson, Justin Long, Mia Farrow[88], Susan Sarandon,[89] e Dick Van Dyke,[90], il cantante dei Green Day Billie Joe Armstrong e l'ex frontman dei Dead Kennedys Jello Biafra,[91] l'informatico Steve Wozniak,[92] i musicisti Roger Waters, Thurston Moore e Flea e la modella Emily Ratajkowski.[93]

Lo slogan prescelto per la campagna elettorale fu «A future to believe in» («Un futuro in cui credere»), a cui si è poi aggiunto l'hashtag #feelthebern, diffusosi spontaneamente fra i simpatizzanti di Sanders.[94] I suoi sostenitori più accesi, in buona parte studenti universitari e giovani lavoratori con reddito medio-basso, usavano mostrarsi con ciocche di capelli tinte di bianco in suo onore.[67]

Nell'aprile del 2015, all'annuncio della sua candidatura, i primi sondaggi attribuivano a Sanders il 4% dei consensi a livello nazionale, una quota superiore rispetto ai concorrenti minori Martin O'Malley, Jim Webb, Lincoln Chafee e Lawrence Lessig, ma lontana dal 75% accreditato a Hillary Clinton; il vicepresidente Joe Biden – non ancora formalmente candidato – era stimato intorno al 12% delle preferenze.[95] Nell'arco di poche settimane, il senatore del Vermont è in grado di incrementare notevolmente i propri consensi, fino a raggiungere il 33% (contro il 52% della sua principale avversaria) in una rilevazione divulgata a ottobre;[96][97] anche il disimpegno di Biden, mossa caldeggiata dalla dirigenza del partito nella prospettiva di rafforzare Hillary Clinton, contribuì a lanciare Sanders come unica alternativa credibile all'ex first lady.[98]

Logo della campagna elettorale

Prima del voto, i toni della campagna democratica sono stati molto pacati e rispettosi,[99] in netta antitesi alla campagna violenta fatta di insulti personali e provocazioni attuata nel partito repubblicano dal miliardario Donald Trump.[100][101][102] Lo stesso Sanders si è rifiutato di attaccare la Clinton sullo scandalo delle e-mail,[99] preferendo concentrarsi sul rapporto poco chiaro con Wall Street e con le grandi banche d'affari.[103]

Il 1º febbraio 2016 le votazioni hanno inizio nell'Iowa con il metodo dei caucus; malgrado i sondaggi vedano Hillary Clinton in netto vantaggio, i due candidati raggiungono un sostanziale pareggio: 49,8% per Clinton e il 49.6% per Sanders, che conquista così 21 delegati contro i 23 dell'ex-segretario, la quale tuttavia ottiene tutti e sette i superdelegati, i quali scelgono senza vincoli incrementando la distanza rispetto alla volontà popolare;[104] il terzo candidato invece, l'ex governatore del Maryland Martin O'Malley, si ferma ad un ininfluente 0.5% ritirandosi dalla corsa.[105] Da questo momento le primarie democratiche saranno una sfida diretta Clinton/Sanders, come quella del 2008 Obama/Clinton.

Pochi giorni dopo, nelle primarie del New Hampshire, Sanders vince con 22 punti di distanza, ottenendo 15 delegati.[106] Il 20 febbraio, nel caucus del Nevada, perde per 6 punti percentuale, ottenendo 15 delegati contro i 20 della sua sfidante. Dopo i primi tre voti, dunque, il numero dei delegati è in sostanziale pareggio, mentre i super-delegati portano in vantaggio l'ex-segretario di Stato.[107]

ll 27 febbraio 2016, nelle primarie della Carolina del Sud, Sanders subisce una forte sconfitta: si tratta di uno stato povero del sud i cui rapporti con la famiglia Clinton sono solidi dai tempi della Presidenza di Bill. I risultati, nonostante i sondaggi pronosticassero venti punti di svantaggio, sono di gran lunga peggiori: 73.5% (271.367 voti) per Hillary Clinton contro il 26.5% (95.840) di Sanders, che ammette subito la sconfitta congratulandosi con l'ex first Lady, che in un sol colpo conquista ben 39 delegati a 14.[108]

Sanders a Los Angeles

Il 1º marzo 2016, nel Super Tuesday che prevede votazioni in 13 Stati, Sanders esce sconfitto pressoché ovunque, vincendo solo in quattro Stati: il suo Vermont (86%), il Minnesota (61%), il Colorado (59%) e l'Oklahoma (52%). In tutti gli altri, ossia Alabama, Arkansas (Stato di Bill Clinton), Georgia, Massachusetts, Samoa Americane, Tennessee, Texas e Virginia, sono sconfitte con ampio distacco.[109] In totale Clinton conquista quindi 518 delegati contro i 367 del senatore socialista, che incrementano il vantaggio a circa 200 delegati (escludendo i superdelegati locali, quasi tutti schierati con Clinton).[110] Il risultato è dovuto soprattutto alle minoranze nere e ispaniche che sostengono la Clinton e che spesso risultano determinanti nelle elezioni.[111] Tuttavia, nonostante la prospettiva di ritiro, Sanders decide di continuare.

Nelle primarie del 5 marzo, il MegaTuesday, Sanders vince tre Stati su quattro: in Kansas (67.7%), nel Maine (64.3%) e nel Nebraska (57.1%); tuttavia nelle primarie più importanti, nello stato della Louisiana, Clinton trionfa col 71.1%.[112] Pochi giorni dopo vince anche in Michigan (49,7%) ma perde in Mississippi (16,5%)[113] e nelle piccole Isole Marianne Settentrionali (34,4%).[114]

Il 15 marzo, il secondo SuperTuesday, vede la Clinton imporsi in tutti e cinque gli Stati votanti (Carolina del Nord, Florida, Illinois, lo Stato del presidente uscente Barack Obama, Missouri e Ohio), ma senza mai imporsi veramente e arrivando spesso in situazione di sostanziale pareggio (il risultato più alto è infatti il 64,4% in Florida).[115] Il 21 marzo escono però i risultati del "Democrats Abroad", le primarie degli elettori all'estero svoltesi ad inizio mese, che danno Sanders vincitore col 69%.[116]

Dopo aver perso anche in Arizona il 22 marzo,[117] inanella una serie di sette vittorie consecutive (di cui sei caucus) con alte percentuali in Idaho, Utah (sempre il 22 marzo),[118] Alaska, Hawaii, Washington (26 marzo),[119] Wisconsin (5 aprile)[120] e Wyoming (9 aprile).[121]

Sostenitori di Sanders prima di un discorso

Alle primarie dello Stato di New York del 19 aprile, però, nonostante un acceso dibattito televisivo con la sua sfidante in cui sembrava aver raccolto ulteriori consensi grazie alle 7 vittorie consecutive e all'attacco diretto alla Clinton sui suoi legami con le banche e sulle sue idee su Israele, la sanità e il salario minimo,[122] ottiene solo il 42% dei voti, guadagnando 85 delegati contro i 104 della Clinton.[123] Il super-martedì del 26 aprile invece vince solo nello Stato di Rhode Island, con le primarie semichiuse,[124] perdendo alle primarie chiuse in Connecticut, Delaware, Maryland e Pennsylvania.[125] Ottiene un altro successo il 3 maggio alle primarie aperte dell'Indiana,[126] perde quattro giorni dopo in Guam[127] e vince nuovamente nella Virginia Occidentale il 10 maggio.[128] Il 17 maggio ottiene un'altra vittoria alle primarie in Oregon ma perde per lo 0,3% in Kentucky.[129] Il 4 giugno invece Clinton trionfa con l'86% nel piccolo caucus delle Isole Vergini, lasciando Sanders al 12% (il peggior risultato della sua campagna);[130] il giorno dopo inoltre il senatore perde anche a Porto Rico.[131] Il Super Tuesday del 7 giugno si rivela essere la fine della corsa alle primarie per Sanders, che vince solo negli stati del Montana e del Dakota del Nord perdendo anche nell'importante Stato della California (che metteva in palio 550 delegati), facendo così diventare Hillary Clinton la prevista candidata alle elezioni presidenziali;[132] vi fu però una piccola polemica, in quanto l'ex-Segretario di Stato si rifiutò di partecipare al dibattito previsto per "stare più a diretto contatto con gli elettori", causando la critica di Sanders.[133] Tuttavia, nonostante la praticamente certa sconfitta, annuncia di voler continuare la campagna fino alla convention di luglio.[134] La campagna si chiude infine il 14 giugno con le votazioni nel distretto di Columbia, vinte dalla Clinton con il 78,7%.[135] Come si scoprirà però in seguito da alcune mail pubblicate su WikiLeaks, le basi del Partito, ed in particolare la Presidente Debbie Wasserman Schultz, hanno favorito la candidatura dell'ex-Segretario di Stato a discapito di Sanders, con una giornalista che ha addirittura passato alla Clinton le domande che sarebbero state fatte prima di un dibattito.[136][137][138]

Il 12 luglio annuncia ufficialmente il suo endorsement alla Clinton, ritirandosi così definitivamente dalla corsa alla Casa Bianca.[139] Tuttavia, l'8 novembre a vincere le elezioni è il candidato del Partito Repubblicano Donald J. Trump.[140] Il 19 dicembre ottiene comunque un voto dal grande elettore hawaiaano David Mulinix, che decise di andare contro il risultato popolare votando Sanders anziché la Clinton.[141]

Posizioni politiche[modifica | modifica wikitesto]

Sanders si è sempre definito un socialista democratico.[2][3] Grande sostenitore del modello nordico e della teoria della moneta moderna di Warren Mosler,[5][67] la sua idea di socialismo democratico consiste nel "creare un'economia che funzioni per tutti, non solo per i più ricchi" riformando il sistema politico secondo il principio del "one person, one vote" e riconoscendo salute ed educazione come diritti fondamentali;[142] è inoltre un fermo propugnatore dei diritti LGBT[143] e di quelli per le minoranze etniche (afro-americani, ispanici etc.)[7][144] e della legalizzazione dell'aborto[145] e della cannabis,[146] nonché un oppositore della pena di morte[147] e del secondo emendamento (nonostante sia per l'innocenza dei fabbricanti d'armi).[62] Alcuni commentatori hanno però definito Sanders più come un socialdemocratico che come un socialista democratico, in quanto non vuole la completa abolizione del capitalismo e della proprietà privata.[148]

In politica estera, Sanders è sempre stato un pacifista, opponendosi ad ogni intervento militare americano ma allo stesso tempo difendendo i diritti dei veterani.[26] Durante il suo settimo mandato alla Camera si oppose all'invasione dell'Iraq del 2003, temendo che ciò avrebbe portato solo a maggiori danni con una grave perdita umana su entrambi i fronti.[149] Lodò il Presidente Obama per gli accordi di pace con Iran e Cuba;[150][151] in particolare su quest'ultimo, nel 2015, si dichiarò "contento per la fine di una Guerra Fredda durata cinquant'anni".[152] Sulla questione palestinese sostiene la soluzione dei due Stati, per "garantire al popolo palestinese una propria nazione e al popolo israeliano una vita tranquilla senza il rischio del terrorismo".[13][153] Riguardo l'ISIS, ritiene che un ruolo chiave nel conflitto debba essere svolto più dai Paesi musulmani del Medio Oriente che dagli USA, criticando duramente Stati come l'Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Kuwait ed il Qatar (in particolare quest'ultimo è stato accusato di aver speso più per l'organizzazione dei Mondiali di calcio 2022 che per combattere gli estremisti islamici);[154][155] in seguito agli attentati del 13 novembre 2015 a Parigi, ha espresso la sua paura per il crescente sentimento di islamofobia, degenerante in razzismo.[156] Infine, ha mosso aspre critiche agli ex-Segretari di Stato Henry Kissinger, giudicato come "uno dei più distruttivi della storia moderna americana",[157] e Hillary Clinton, accusata di aver ricevuto, tramite la Clinton Foundation, "molti milioni di dollari da governi stranieri, dittature [...] senza grande rispetto per i diritti degli omosessuali e delle donne" (citando come esempio nuovamente l'Arabia Saudita).[158][159]

Ambientalista, spesso anche accostato al Partito Verde,[160] Sanders è convinto che il riscaldamento globale sia un problema serio e assolutamente non da trascurare (trovandosi per questo spesso in contrasto con il Presidente Trump).[161][162] È inoltre contrario all'uso spropositato dei combustibili fossili e dell'energia nucleare, a causa degli elevati rischi che può comportare, preferendo le energie rinnovabili e definendo il suo Vermont come uno Stato modello riguardo a ciò.[163]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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