Bernie Sanders

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Bernie Sanders
Bernie Sanders in January 2016 by Gage Skidmore (cropped).jpg

Senatore degli Stati Uniti
per il Vermont
In carica
Inizio mandato 3 gennaio 2007
Predecessore Jim Jeffords

Presidente della Commissione sugli Affari dei Veterani del Senato degli Stati Uniti
Durata mandato 3 gennaio 2013 –
3 gennaio 2015
Predecessore Patty Murray
Successore Johnny Isakson

Membro della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti
per il distretto unico del Vermont
Durata mandato 3 gennaio 1991 –
3 gennaio 2007
Predecessore Peter Plympton Smith
Successore Peter Welch

Sindaco di Burlington (Vermont)
Durata mandato 6 aprile 1981 –
4 aprile 1989
Predecessore Gordon Paquette
Successore Peter Clavelle

Dati generali
Partito politico Liberty Union
(fino al 1979)
Indipendente (1979-2015)
Democratico (dal 2015)[1]
Tendenza politica Progressista
Socialista democratico
Alma mater Università di Chicago
Professione Saggista, ex regista, ex carpentiere
Firma Firma di Bernie Sanders

Bernard Sanders, detto Bernie (New York, 8 settembre 1941), è un politico statunitense, senatore per lo Stato del Vermont e già componente della Camera dei rappresentanti.

È un esponente indipendente affiliato al Partito Democratico e si qualifica come un socialista democratico[2]. Dagli anni cinquanta, ovvero dal periodo della persecuzione anticomunista e antisocialista del maccartismo, è stato l'unico membro del Congresso ad autodefinirsi espressamente «socialista» e non genericamente progressista o liberal.

Laureato in scienze politiche presso l'Università di Chicago, in gioventù fu un attivista del movimento per i diritti civili; prima di intraprendere l'attività politica, ha lavorato come carpentiere e come regista. Già sindaco di Burlington e in seguito cofondatore del Congressional Progressive Caucus, Sanders è un propugnatore del modello nordico e un sostenitore delle posizioni dell'economista post-keynesiano Warren Mosler, uno dei principali autori della «teoria della moneta moderna»[3][4]. Nella sua carriera politica ha inoltre promosso azioni a sostegno dei diritti degli omosessuali, delle minoranze etniche e dei disoccupati; si è opposto alla guerra in Iraq ed è contrario alla pena di morte.

È uno dei candidati alle primarie del Partito Democratico in previsione delle elezioni presidenziali del 2016.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Bernie Sanders in Afghanistan

Sanders è nato nel 1941 a Brooklyn, New York. Suo padre, Elias Sanders, era un venditore di vernici ebreo e polacco emigrato negli Stati Uniti nel 1921 a 17 anni;[5] sua madre, Dorothy Sanders (nata Glassberg), era nata a New York da madre russa e padre polacco, entrambi ebrei.[6] Molti dei parenti del padre che erano rimasti in Polonia furono uccisi durante la Shoah.[7] Ha un fratello maggiore, Larry (n. 1934), attuale Portavoce della Salute del Partito Verde di Inghilterra e Galles.[8]

Da bambino visse sull'East 26th Street nel quartiere di Midwood, sempre a Brooklyn, dove frequentò anche le elementari.[9] Successivamente passò ad una scuola ebrea pomeridiana e celebrò il suo Bar mitzvah nel 1954. A detta del fratello, alla famiglia non mancavano cibo o vestiti, ma "cose più difficili da procurare, come delle tende o un tappeto". Passò poi alla James Madigon High School, dove fu capitano della squadra di atletica leggera[10] e partecipò alle sue prime elezioni, quelle del presidente del corpo studentesco, perdendo.[8]

Dopo un anno, il 1959-1960, al Brooklyn College si trasferì all'Università di Chicago dove, nel 1964, si laureò in scienze politiche;[11] tuttavia, si è spesso definito come uno studente mediocre, giudicando la sua classe come noiosa ed irrilevante.[12] In quegli anni aveva nel frattempo perso la madre (1959) e il padre (1962).

Dopo la laurea trascorse prima un po' di tempo nel kibbutz israeliano di Shaar HaEmekim,[13] e poi svolse diverse attività a New York, come lo psichiatra, l'insegnante o il carpentiere.[12] Nel 1968, però, lasciò la grande Mela per trasferirsi in Vermont, a detta sua perché "catturato dalla vita rurale",[6] dove riprese la professione di carpentiere aggiungendovi anche quella di regista, scrittore, autore di materiale scolastico e giornalista occasionale per il The Vermont Freeman.[14]

Nel 1979 realizzò un documentario di mezz'ora sul sindacalista Eugene V. Debs chiamato Eugene V. Debs: Trade Unionist, Socialist, Revolutionary, 1855–1926.[15]

Nel 1987, mentre era sindaco di Burlington, registrò un album di talking blues chiamato We Shall Overcome insieme a trenta musicisti del Vermont.[16] L'anno dopo, invece, appare in un cameo nel film Ancora insieme, interpretando un uomo che distribuisce caramelle ai bambini intenti a fare dolcetto o scherzetto.[17]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Sanders con la moglie Jane

Sanders si è sposato due volte:

  • con Deborah Shilling, con cui è stato sposato dal 1964 al 1966 e da cui non ha avuto figli;[6]
  • con Jane O'Meara, con cui è sposato dal 1988 e della quale ha adottato i tre figli avuti dal precedente marito.[6]

Ha anche un figlio, Levi, nato nel 1969 dalla sua vecchia fidanzata Susan Campbell Mott.[12]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Sanders ha spesso evitato di parlare dell'argomento religione e si descrive come un «ebreo secolare senza forti legami con la religione organizzata»[18][19][11], ma comunque «fiero di essere ebreo»[20]; non è quindi molto praticante, infatti non va regolarmente in sinagoga e ha spesso lavorato il giorno di Rosh haShana, il capodanno ebraico. La moglie Jane, invece, è cattolica, e Sanders ha spesso espresso parole di forte stima e apprezzamento nei confronti di papa Francesco,[21] che ha poi brevemente incontrato nell'aprile 2016 dopo un colloquio in Vaticano sui temi dell'ambiente[22] (affrontati anche dal pontefice nell'enciclica Laudato si').

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Attivismo giovanile[modifica | modifica wikitesto]

Mentre era ancora uno studente a Chicago, Sanders si unì all'affiliazione giovanile del Partito Socialista d'America[23] e fu attivo nel movimento per i diritti civili degli afroamericani come studente organizzatore per il Congress of Racial Equality e lo Student Nonviolent Coordinating Committee.[7] Protestò inoltre contro i numerosi episodi di razzismo nell'Università di Chicago organizzando settimane di sit-in (fino a spingere il Rettore dell'Università George Wells Beadle ad aprire un'indagine interna)[24] e una volta anche contro la brutalità poliziesca, per poi accorgersi solo in un secondo momento di essere stato pedinato da una macchina della CPD che in seguito provvide agli arresti.[25] Sempre da attivista prese parte alla storica marcia su Washington organizzata da Martin Luther King e sentì in prima persona il famoso discorso dell'I have a dream.[7]

Fu anche un oppositore della guerra del Vietnam (nella quale non fu soggetto alla leva obbligatoria perché già troppo vecchio per essere arruolato) e un sostenitore dell'obiezione di coscienza; tuttavia, pur opponendosi alla guerra, non ha mai criticato coloro che hanno combattuto ed è un grande propugnatore dei diritti dei veterani.[26]

Gli inizi nel Liberty Union Party[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni settanta cominciò a dedicarsi totalmente alla politica, un impegno la cui importanza egli sintetizzò nella frase:

(EN)

« A guy named Adolf Hitler won an election in 1932. He won an election, and 50 million people died as a result of that election in World War II, including 6 million Jews. So what I learned as a little kid is that politics is, in fact, very important.[20] »

(IT)

« Un tale che si chiamava Adolf Hitler vinse un'elezione nel 1932. Vinse un'elezione e 50 milioni di persone morirono nella seconda guerra mondiale come risultato di questa elezione, inclusi 6 milioni di ebrei. Perciò quello che ho imparato da ragazzino è che, in realtà, la politica è molto importante. »

(Bernie Sanders)

Nel 1971 aderì al Liberty Union Party, un partito pacifista che lottava contro la guerra del Vietnam. Si candidò due volte come governatore del Vermont (1972 e 1976) e due come senatore (1972 e 1974).[27] Pur venendo sempre sconfitto, ottenne dei buoni risultati, come il terzo posto alle elezioni senatoriali del 1974 (dietro il democratico Patrick Leahy, ancora in carica, e il repubblicano Richard W. Mallary)[28] o gli 11.000 voti alle elezioni governatoriali del 1976. Tuttavia, nel 1977 lasciò ufficiosamente il partito.

Sindaco di Burlington (1981-1989)[modifica | modifica wikitesto]

Sanders a Burlington nel 2015

Nel 1979 divenne ufficialmente un indipendente.

Nel 1980 il trentanovenne Sanders decise di candidarsi come sindaco di Burlington. Il suo sfidante principale era il democratico sindaco uscente Gordon Paquette, caratterizzatosi durante il suo mandato per le frequenti collaborazioni con i Repubblicani, che avevano dunque rinunciato a presentare un loro candidato.[29] Gli altri candidati o si ritirarono (come il progressista Greg Guma del Citizens Party,[30] che poi scrisse un libro sull'amministrazione Sanders)[31] o semplicemente non furono mai numericamente vicini a Paquette e Sanders (gli indipendenti Richard Bove e Joe McGrath).[32] Lo slogan di Sanders era "Burlington is not for sale" ("Burlington non è in vendita")[33] e promise, se eletto, di bloccare i progetti dell'imprenditore Antonio Pomerleau, che mirava a costruire sulle rive del lago Champlain una serie di hotel e uffici di lusso (i due in futuro diventeranno comunque amici)[34]; Paquette invece previde la rovina di Burlington in caso di vittoria del suo sfidante.[35] La campagna di Sanders era sostenuta da molteplici volontari, tra cui professori universitari e poliziotti.[35] Il risultato fu sorprendente: Bernie Sanders batté Paquette per appena dieci voti e divenne, nel 1981, sindaco di Burlington.[36][32] Fu poi rieletto altre tre volte, battendo sia avversari democratici che repubblicani, nel 1983 (col 52%),[37] nel 1985 (56%)[38] e nel 1987 (nuovamente 56%).[39]

Da sindaco, realizzò la sua promessa elettorale bloccando i progetti di Pomerleau e facendo costruire, sulle rive del lago Champlain, al posto di strutture lussuose, case abitabili, parchi e spazi verdi che sono lì ancora oggi.[33] Rese inoltre la città il primo esempio americano di community land trust[40] e attivò progetti di ristrutturazione urbana; fece poi abbassare le tariffe dei cittadini sulla TV locale[6] e condusse lui stesso, dal 1986 al 1988, un programma su una televisione ad accesso pubblico chiamato Bernie speaks with the Community.[41] Infine, rivitalizzò la squadra locale di baseball, i Vermont Reds.[6] Dal punto di vista prettamente politico, definendosi socialista, riunificò e stabilizzò il partito progressista, il futuro Vermont Progressive Party, che divenne il suo principale alleato in consiglio comunale,[42] e continuò ad interessarsi della situazione politica nazionale, criticando la politica estera statunitense dell'epoca[43] e ospitando in città un discorso del linguista ed anarchico Noam Chomsky, che introdusse personalmente.[44]

Nel 1986 si ricandidò come governatore del Vermont dopo dieci anni dall'ultimo tentativo. Il risultato fu però lo stesso, con un terzo posto e il 14,4% di voti, dietro alla governatrice democratica uscente Madeleine Kunin e al vice-governatore repubblicano Peter P. Smith.[45]

Nel 1989, dopo quattro mandati, decise di non ricandidarsi per un quinto. La sua amministrazione è oggi universalmente giudicata come positiva, tanto che già nel 1987 Sanders fu inserito dall'U.S. News & World Report nella loro lista dei migliori sindaci d'America.[46]

Camera dei rappresentanti e Senato[modifica | modifica wikitesto]

Sanders impegnato in un discorso al Senato nel 2010

Nel 1988 si candidò alla Camera dei rappresentanti, ma perse le elezioni di misura. Ci riprovò con successo due anni dopo. Gli elettori lo riconfermarono per altri sette mandati con elevate percentuali di voto. Nel 2005, durante l'ultimo dei suoi mandati alla Camera dei rappresentanti, Sanders avallò l'approvazione di un provvedimento che tutela i produttori e i rivenditori di armi da fuoco da eventuali conseguenze legali nel caso in cui qualcuno si serva dei loro prodotti per commettere omicidi o altre azioni illecite[47]. Dopo essere stato aspramente criticato per il suo voto, egli difese la propria presa di posizione affermando: «Se qualcuno possiede una pistola e questa finisce nelle mani di un assassino e l'assassino uccide qualcun altro, riterreste responsabile il produttore della pistola? Non più di quanto considerereste responsabile una casa produttrice di martelli nel caso in cui qualcuno colpisse qualcun altro in testa con un martello»[47]. In varie circostanze, Sanders ha dichiarato di essere favorevole a limitare il libero utilizzo delle armi da fuoco, promuovendo in particolar modo la messa al bando delle armi semiautomatiche[47].

Nel 2006 decise di candidarsi al Senato e riuscì a vincere con oltre il 65% delle preferenze: durante il suo primo mandato si oppose agli sgravi fiscali per i redditi più alti concessi dal presidente George W. Bush, tenendo un discorso in aula di otto ore e mezza[48]. Nel 2012 fu riconfermato per un secondo mandato con il 71% dei voti.

Elezioni presidenziali del 2016[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni primarie del Partito Democratico del 2016 (Stati Uniti d'America).

In previsione delle elezioni presidenziali del 2016, Bernie Sanders si è candidato alle primarie del Partito Democratico in competizione con l'ex first lady ed ex Segretario di Stato Hillary Clinton, sostenuta dalla larga maggioranza degli esponenti del partito[1][49].

Sanders si è presentato con un programma politico articolato nei seguenti punti[48][50][51]:

  • istituzione di un sistema sanitario pubblico e universalistico;
  • reviviscenza del Glass-Steagall Act del 1933, provvedimento che introdusse una separazione netta fra banche di risparmio e banche d'investimento, con l'obiettivo dichiarato di tutelare i risparmiatori dai rischi connessi alla speculazione finanziaria;
  • sviluppo di un sistema universitario pubblico interamente gratuito, finanziato attraverso imposte sulle operazioni di borsa;
  • istituzione di un salario minimo orario di 15 dollari;
  • introduzione del divieto per lobby e grandi finanziatori di intrattenere determinati rapporti con coloro che ricoprono cariche pubbliche e con i candidati alle competizioni elettorali, con conseguente istituzione di una forma di finanziamento pubblico dell'attività politica al fine di «risanare la democrazia» e di «permettere a chiunque di candidarsi a un pubblico ufficio, senza dover elemosinare denaro dai più ricchi e dai più potenti».

Lo slogan prescelto per la campagna elettorale è «A future to believe in» («Un futuro in cui credere»), a cui si è poi aggiunto l'hashtag #feelthebern, diffusosi spontaneamente fra i sostenitori di Sanders[52].

Nell'aprile del 2015, all'annuncio della sua candidatura, i primi sondaggi d'opinione attribuivano a Sanders il 4% dei consensi a livello nazionale, una quota superiore rispetto ai concorrenti minori Martin O'Malley, Jim Webb, Lincoln Chafee e Lawrence Lessig, ma lontana dal 75% accreditato a Hillary Clinton; il vicepresidente Joe Biden – non ancora formalmente candidato – era stimato intorno al 12% delle preferenze[53]. Nell'arco di poche settimane, il senatore del Vermont fu in grado di incrementare notevolmente i propri consensi, fino a raggiungere il 33% (contro il 52% della sua principale avversaria) in una rilevazione divulgata a ottobre[54][55]; anche il disimpegno di Biden, mossa caldeggiata dalla dirigenza del partito nella prospettiva di rafforzare Hillary Clinton, contribuì a lanciare Sanders come unica alternativa credibile all'ex first lady[56].

Prima del voto, i toni della campagna democratica sono stati molto pacati e rispettosi,[57] in netta antitesi alla campagna violenta fatta di insulti personali e provocazioni attuata nel partito repubblicano dal miliardario Donald Trump.[58][59][60] Lo stesso Sanders si è rifiutato di attaccare la Clinton sullo scandalo delle e-mail,[57] preferendo concentrarsi sul rapporto poco chiaro con Wall Street e con le grandi banche d'affari.[61]

Sanders durante un comizio per le primarie del Partito Democratico

Il 1º febbraio 2016 le votazioni ebbero inizio nell'Iowa con il metodo dei caucus; malgrado i sondaggi vedessero Hillary Clinton in netto vantaggio, i due candidati raggiunsero un sostanziale pareggio: 49,8% per Clinton e il 49.6% per Sanders, che conquista così 21 delegati contro i 23 dell'ex-segretario, che tuttavia ottiene tutti e sette i superdelegati, i quali scelgono senza vincoli incrementando la distanza rispetto alla volontà popolare;[62] il terzo candidato invece, l'ex governatore del Maryland Martin O'Malley, si ferma ad un ininfluente 0.5% ritirandosi dalla corsa.[63] Da questo momento le primarie democratiche saranno una sfida diretta Clinton/Sanders, come quella del 2008 Obama/Clinton.

Pochi giorni dopo, nelle primarie del New Hampshire, Sanders vince con 22 punti di distanza, ottenendo 15 delegati.[64] Il 20 febbraio, nel caucus del Nevada, perde per 6 punti percentuale, ottenendo 15 delegati contro i 20 della sua sfidante. Dopo i primi tre voti, dunque, il numero dei delegati è in sostanziale pareggio, mentre i super-delegati portano in vantaggio l'ex-segretario di Stato.[65]

ll 27 febbraio 2016, nelle primarie della Carolina del Sud, Sanders subisce una forte sconfitta. Si tratta di uno stato povero del sud, a stragrande maggioranza di voto di colore, ove molti elettori neanche conoscono il senatore bianco del lontano Vermont, mentre i rapporti con la famiglia Clinton sono solidi e antichi dai tempi della Presidenza di Bill. I risultati, nonostante i sondaggi pronosticassero venti punti di svantaggio, sono di gran lunga peggiori: 73.5% (271.367 voti) per Hillary Clinton contro il 26.5% (95.840) di Sanders, che ammette subito la sconfitta congratulandosi con l'ex First Lady che in un sol colpo conquista ben 39 delegati a 14.[66]

Il 1° marzo 2016, nel Super Tuesday che prevedeva votazioni in 13 Stati federati, Sanders uscì sconfitto pressoché ovunque, vincendo solo in quattro Stati: il suo Vermont (86%), il Minnesota (61%), il Colorado (59%) e l'Oklahoma (52%). In tutti gli altri, ossia Alabama, Arkansas (Stato di Bill Clinton), Georgia, Massachusetts, Samoa Americane, Tennessee, Texas e Virginia, sono sconfitte con ampio distacco.[67] In totale Clinton conquista allora 518 delegati contro i 367 del senatore socialista, che incrementano il vantaggio a circa 200 delegati (escludendo i superdelegati locali quasi tutti schierati con Clinton).[68] Il risultato è dovuto soprattutto alle minoranze nere e ispaniche che sostengono la Clinton e che spesso risultano determinanti nelle elezioni.[69] Tuttavia, nonostante la prospettiva di ritiro, Sanders decide di continuare.

Nelle primarie del 5 marzo, il MegaTuesday, Sanders vince tre primarie su quattro: in Kansas vince col 67.7% contro il 32.3% di Clinton così come nel caucus del Maine, supportato dall'altro senatore indipendente, l'ex governatore democratico dello stato, Angus King, dove ottiene il 64.3% contro il 35.5% e nel Nebraska dove arriva a toccare il 57.1% contro il 42.9%. Tuttavia nelle primarie più importanti, nello stato della grande Louisiana, a stragrande maggioranza di neri, Clinton trionfa col 71.1% contro il 23.2% grazie ai solidi rapporti con la comunità nera tessuta da Bill Clinton negli anni della sua Presidenza negli anni 90. Pochi giorni dopo, il caucus delle piccole Isole Marianne vedono Sanders sconfitto al 34% contro il 54%.

Il 15 marzo, il secondo SuperTuesday, con primarie 7 grandi stati, si ripete lo stesso schema di risultato. Nei grandi stati del Sud, a forte maggioranza di colore, Clinton trionfa, vincendo di misura in importanti stati a maggioranza bianca industrializzata, zoccolo duro dell'elettorato favorevole a Sanders. Tuttavia, in stati dove fino a pochi mesi prima la Clinton sembrava potesse facilmente vincere, Sanders la costringe ad estenuanti testa a testa riuscendo anche a vincere per un soffio come in Michigan: 49.8% contro 48.3% così come in Missouri dove però la Clinton è stavolta a vincere per una incollatura col 49.6% contro il 49.4%, e in Illinois, stato di cui il Presidente Obama, schierato a favore di Clinton, fu per anni senatore federale junior prima di raggiungere la Casa Bianca, dove Sanders perde col 48.7% contro il 50.5%. Negli Stati del profondo sud dove la comunità nera domina l'elettorato democratico Clinton stravincere con grande vantaggio. Trionfa col 83% in Mississippi (Sanders 16% dato peggiore) e un ottimo 66% nel whing state della Florida, stato più ricco di delegati in questa tornata, contro il 33% del senatore socialista. Effetti drenati in Carolina del Nord (Clinton 54% contro 34% di Sanders) e nell'altro whing state dell'Ohio (Clinton 56%contro 43% di Sanders) grazie a delle minoranze etniche più contenute. Alla fine della serata la forbice si allarga a 320 delegati tuttavia la vittoria in Michigan e la parità nei grandi stati del Missouri e Illinos lo inducono ad annunciare che non si sarebbe ritirato prima della Convention fiducioso della sua vittoria.

Il 22 marzo, altro Mega martedì, con le primarie in Arizona e i caucus in Idaho e Utah Sanders ottiene degli ottimi successi che invertono la tendenza negativa delle ultime sfide. Perde le primarie nello Stato più importante, l'Arizona dove Clinton vince col 58% grazie all'appoggio della comunità nera del sud lasciando Sanders fermo al 42%. Tuttavia il senatore del Vermont trionfa in Utah (79% vs 20%) e Idaho (78% vs 21%) cambiando la tendenza dell'ultimo periodo che sfocerà in importanti vittorie [70] inanellando una serie di sette vittorie consecutive (di cui sei caucus) con alte percentuali anche nel SuperTuesday Democratico del 26 marzo dove stravince in 3 grandi caucus [71] Alaska (82% a 18%), Washington (73% a 27%) e Hawaii (72% a 21%),[72]. Negli stessi giorni sono divulgati i risultati delle primarie "Democratic Abroad", tenutesi dal 1-8 marzo, ossia primarie svolte in tutto il mondo, per sondare il gradimento dei candidati democratici, che vedono Sanders stravincere ovunque col 69% conquistando tutta l'Europa (Italia, Germania, GB, Francia e Spagna), Russia, Cina, India e Brasile mentre La Clinton si ferma ad un piccolo 31% vincendo solo in Nigeria e a Santo Domingo, sottolineando l'appeal del senatore socialiste. Cruciale è la vittoria nelle grandi primarie del Wisconsin del 9 aprile, dove Sanders nonostante tutti i sondaggi ostili, vince col 57% contro il 43% di Clinton sottolineando il consenso della working class bianca del Mid East industrializzata, la più colpita dalla crisi economica del 2008, ai programmi sulle responsabilità di Wall Street[73]. Inoltre vince nella piccola Convention chiusa del Wyoming dove Sanders ottiene 57% contro il 44% di Clinton. Dopo questi successi, Sanders parla di "momentum" della sua campagna elettorale che lo porteranno a vincere la nomination democratica. Infatti la media dei sondaggi nazionali indica la distanza più bassa tra i due candidati democratici: 49% per Clinton contro 44% per Sanders con solo 5 punti di distacco (l'anno precedente superava i 70 punti) con alcuni sondaggi che danno vincente Sanders per la nomination per alcuni punti. [74]

Alle primarie dello Stato di New York del 19 aprile, però, nonostante un acceso dibattito televisivo con la sua sfidante in cui aveva sembrava aver raccolto ulteriori consensi grazie alle 7 vittorie consecutive e l'attacco diretto alla Clinton per i suoi legami con le banche e sulle sue idee su Israele, la sanità e il salario minimo,[75] ottiene solo il 42% dei voti, guadagnando 85 delegati contro i 104 della Clinton.[76] Le speranze di Sanders per la nomina si infrangono nel MegaTuesday del Mid East. Negli importanti Stati del Mid East, ove è forte l'elettorato bianco industrializzato della working classes, costituente la base di consenso di Sanders Sanders raccoglie pochi delegati. Vittoria nel solo piccolo Rhode Island col 55% contro il 43% di Clinton e quasi un pareggio in Connecticut dove Clinton col 51.7% strappa la vittoria col 46.5%. La sconfitta negli altri grandi stati più importante è netta: Maryland Clinton trionfa col 63% doppiando Sanders fermo al 33% così come nel piccolo caucus del Delaware Clinton vince 60% a 39%. Buono il risultato invece nello storico whing state della Pennsylvania dove Sanders ottiene il 44% recuperando nei sondaggi. Il risultato evidenzia che probabilmente molti elettori, pur sostenitori del senatore socialista alla fine abbiamo infine deciso di appoggiare Clinton, ormai sicura della nomina, per ricompattare il partito per la sfida di novembre contro Trump [77]. Sanders per la prima volta dall'inizio della campagna, ammette: "La sfida per vincere è finita, ma continuiamo a lottare" giudicata da tutti una ammissione alla sconfitta per la nomination concretizzatasi dopo pochi giorni nel licenziamento di centinaia di collaboratori della sua campagna. Pochi giorni dopo Sanders è ricevuto in Vaticano per partecipare ad una le toon sulle disuguaglianze venendo ricevuto persino da Papa Francesco asserendo che "insieme al Papa, cambieremo questo mondo" risultando l'unico candidato presidenziale ricevuto in vaticano.[78]

Tuttavia, il 3 maggio nelle primarie dell'Indiana (stato da anni ininfluente) Sanders, nonostante i sondaggi lo diano per finito, risorge con un 52.5% contro il 47.5% della favorita Clinton facendogli asserire che "certo, possiamo ancora vincere". Nonostante ciò la distanza per i sondaggi nazionali rimane nell'arco di 10 punti con Clinton tra 52% e Sanders fermo al 41%. [79]Quattro giorni dopo perde nel minuscolo caucus dell'isola di Guam (59.5% Clinton 40.5% Sanders) [80] mentre vince nuovamente nelle primarie dello Stato della Virginia Occidentale col 51% contro Clinton al 36%. L'effetto di immagine è ancora peggiore per l'ex Segretario che nel 2008 doppiò nello Stato proprio Obama ormai certo della nomination [81] Il 17 maggio ottiene un'altra vittoria alle primarie in Oregon ma perde per lo 0,3% in Kentucky.[82]

Logo della campagna elettorale

Sostenitori[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i sondaggi il suo consenso è maggiore tra i giovani elettori: i suoi sostenitori più accesi usano mostrarsi con ciocche di capelli tinte di bianco in suo onore[48].

Fra le personalità pubbliche che hanno manifestato il loro sostegno («endorsement») a Sanders si annoverano, tra gli altri, il leader dei laburisti britannici Jeremy Corbyn[83], l'ex ministro delle finanze greco Gianīs Varoufakīs[84], il linguista Noam Chomsky[85], il medico e attivista Patch Adams[86], i cantautori Neil Young e Art Garfunkel, gli attivisti Erin Brockovich[87] e Richard Stallman[88], i registi Quentin Tarantino, Spike Lee e Michael Moore[89], gli attori Danny DeVito[90], Viggo Mortensen[91] e Susan Sarandon[92], l'informatico Steve Wozniak[93] e la modella Emily Ratajkowski[94].

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Kathleen Ronayne, Sanders declares as Democrat in NH primary, in Burlington Free Press, 5 novembre 2015. URL consultato l'11 febbraio 2016.
  2. ^ (EN) Lisa Lerer, Where's the outrage over AIG bonuses?, in The Politico, 16 luglio 2009. URL consultato il 9 febbraio 2016.
  3. ^ Stephanie Kelton nominata Economista Capo della Commissione Bilancio al Senato Usa, in memmt.info, 27 dicembre 2014. URL consultato l'11 febbraio 2016.
  4. ^ MMT: Bernie Sanders apre un nuovo fronte per il Partito Democratico USA, in memmt.info, 17 gennaio 2015. URL consultato l'11 febbraio 2016.
  5. ^ (EN) Bernie Sanders’ ancestral town in Poland kvells over his Iowa performance, su Jewish Telegraphic Agency, 2 febbraio 2016. URL consultato il 9 maggio 2016.
  6. ^ a b c d e f (EN) Mark Leibovich, The Socialist Senator, su The New York Times, 21 gennaio 2007. URL consultato il 9 maggio 2016.
  7. ^ a b c (EN) Amita Kelly, 5 Things You Should Know About Bernie Sanders, su National Public Radio, 29 aprile 2015. URL consultato il 9 maggio 2016.
  8. ^ a b Redazione ANSA, Larry Sanders, 'mio fratello ce la farà, su ANSA, 22 febbraio 2016. URL consultato il 9 maggio 2015.
  9. ^ (EN) Jason Horowitz, Bernie Sanders’s ‘100% Brooklyn’ roots are as unshakable as his accent, su The New York Times, 24 luglio 2015. URL consultato il 9 maggio 2016.
  10. ^ (EN) Philip Bump, The untold story of Bernie Sanders, high school track star, su The Washington Post, 29 gennaio 2016. URL consultato l'11 maggio 2016.
  11. ^ a b (EN) CNN Library, Bernie Sanders Fast Facts, su CNN, 19 febbraio 2016. URL consultato il 9 maggio 2016.
  12. ^ a b c (EN) Margaret Talbot, The Populist Prophet, su The New Yorker, 12 ottobre 2015. URL consultato il 9 maggio 2016.
  13. ^ Sanders, il kibbutz, l’educazione ebraica e la questione palestinese, in La Stampa, 5 febbraio 2016. URL consultato il 13 febbraio 2016.
  14. ^ (EN) Bernard Sanders, Cuba: the Other Side of the Story (PDF), su The Vermont Freeman, 29 marzo 1969. URL consultato il 9 maggio 2016.
  15. ^ (EN) Bernard Sanders, Eugene V. Debs: Trade Unionist, Socialist, Revolutionary, 1855–1926, su YouTube, 1979. URL consultato il 9 maggio 2016.
  16. ^ (EN) Daniel Nussbaum, Sanders Folk Album 'We Shall Overcome', su Breitbart News, 1° febbraio 2016. URL consultato il 9 maggio 2016.
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