Progressismo

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Il progressismo è una posizione ideologica che sostiene il mutamento della società attraverso l'attuazione di politiche riformiste ed innovatrici, perseguendo il progresso in campo sociale, politico ed economico[1][2]. Reputando gli avanzamenti negli ambiti della scienza, della tecnologia, dello sviluppo economico e dell'organizzazione sociale vitali per il miglioramento della condizione umana, il progressismo divenne molto significativo durante il secolo dei Lumi in Europa, nella convinzione che il continente stesse dimostrando come le nazioni potessero progredire da condizioni incivili alla civiltà attraverso il rafforzamento delle basi della conoscenza empirica come fondamento della società. Figure cardinali dell'Illuminismo reputavano il progresso universalmente applicabile ad ogni contesto societario, e ritenevano che le idee a supporto dello stesso si sarebbero presto diffuse dall'Europa in tutto il globo.[3]

Definizioni[modifica | modifica wikitesto]

Nella storia politica il termine appare con la rivoluzione francese del 1789, portavoce delle politiche illuministe della borghesia francese.

Secondo la definizione di Tullio De Mauro, "un partito progressista sostiene la possibilità del progresso e dell'evoluzione della società, ed è fautore di riforme che facilitino tale processo, in ambito politico – istituzionale, sociale, economico e civile".

I progressisti, infatti mirano a modificare gli assetti politici, economici e sociali tramite riforme graduali, progressive; il minimo comune denominatore è rappresentato dall'illuminismo, dall'evoluzionismo e da una visione razionale in ambito politico, sociale ed economico.

Si contrappone al conservatorismo della destra, che propugna una pratica politica conforme alla tradizione e ostile alle innovazioni, in particolare nell'ambito etico ed economico. Data questa contrapposizione, storicamente vengono definite progressiste molte forze politiche schierate a sinistra, anche se oggi vengono considerate progressiste anche quelle miranti ad una terza via (Third Way).

Negli anni il progressismo è diventato anche sinonimo di socialismo liberale e, seppur nato con origini diverse, riformismo. La tendenza è quella di unire il pensiero liberale e della proprietà privata, con le garanzie sociali offerte dal socialismo democratico. All'interno del liberalismo i progressisti sono rappresentati dal liberalismo sociale, favorevoli al libero mercato ma pure all'intervento pubblico, riforme in campo politico e sociale, così come all'interno del socialismo democratico esiste una corrente destra di socialismo liberale, incarnata da Tony Blair e Gerhard Schröder, che mira alla costruzione di un centro progressista.

I progressisti si differenziano tanto dai conservatori, legati allo status quo, come dai liberisti puri, e propugnano un'economia basata sul libero mercato ma con una forte azione sociale dello stato, volta a migliorare le condizioni di vita di aziende e persone, tramite una giusta redistribuzione della ricchezza. Tuttavia sarebbe giusto dire che i progressisti più che ai conservatori si oppongono ai retrogradi (reazionari); frequenti i casi di esponenti progressisti rispettosi della tradizione e di esponenti conservatori liberali portatori di progresso. Il progressismo si contrappone pure alle politiche comuniste, e in parte a quelle socialiste. Tuttavia vale la pena ricordare che nel corso della storia del '900 a seguito di processi politici, economici e scientifici in nome del progresso o di una nuova umanità, terminati con gravi conseguenze, si è preferito sostituire il termine progresso e progressista con termini quali modernizzazione, rinnovamento e innovazione.

Nel mondo i leader più autorevoli di questo movimento progressista sono stati John Fitzgerald Kennedy, Jimmy Carter, Tony Blair, Gerhard Schröder, Carlo Azeglio Ciampi, e vicini a queste posizioni oggi troviamo Barack Obama, Sonia Gandhi, Charles Kennedy, Jean Chrétien, José Luis Rodríguez Zapatero.

Partiti progressisti[modifica | modifica wikitesto]

Passato[modifica | modifica wikitesto]

Storicamente un grande Partito Progressista lo troviamo negli Stati Uniti, fondato da Theodore Roosevelt, che si contrappose sia ai Repubblicani che ai Democratici. Al di fuori degli USA il progressismo emerse:

Presente[modifica | modifica wikitesto]

Tali partiti sono afferenti perlopiù all'Alleanza Progressista e sono considerati alla sinistra dell'Internazionale Liberale e alla destra dell'Internazionale Socialista.

Nel mondo poi troviamo anche diversi partiti definiti progressisti o liberali, collocabili alla destra dello schieramento politico. Tuttavia tendono ad avere anche forti tendenze al nazionalismo, al populismo o a politiche economiche liberiste:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Progressismo: Definizione e significato di progressismo - Dizionario italiano - Corriere.it, su dizionari.corriere.it. URL consultato il 5 novembre 2020.
  2. ^ progressismo: significato e definizione - Dizionari, su progressismo: significato e definizione - Dizionari - La Repubblica. URL consultato il 5 novembre 2020.
  3. ^ Harold Mah, Enlightenment Phantasies, Cornell University Press, 1º gennaio 2004, p. 157, ISBN 978-1-5017-2840-2. URL consultato il 5 novembre 2020.
  4. ^ https://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/01/primarie-pd-civati-la-non-sorpresa/797391/
  5. ^ Calenda lancia il suo movimento liberal-progressista, su corrierenazionale.it, 5 settembre 2019.
  6. ^ https://www.eunews.it/2018/07/16/progressista-paneuropeo-nasce-volt-italia/107809
  7. ^ Progressista e paneuropeo, nasce Volt Italia - Eunews, su eunews.it, 16 luglio 2018. URL consultato il 25 gennaio 2020.

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