Pacifismo

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Simbolo della pace, ideato dal grafico inglese Gerald Holtom nel 1958 per la campagna contro gli armamenti nucleari. Rappresenta la sovrapposizione delle lettere N e D (Nuclear Disarmament) del codice nautico delle segnalazioni con le bandiere a mano.
« Se guerra ci sarà per molto tempo ancora, forse per sempre, il superamento della guerra rimarrà il nostro fine più nobile e l'ultima conseguenza della civiltà cristiano-occidentale. »
(Hermann Hesse[1])

Il pacifismo è il rifiuto della guerra e l'impegno a favore della pace[2]. Il termine si riferisce a un ampio spettro di posizioni, che vanno dalla specifica condanna della guerra a un approccio totalmente nonviolento alla vita.

In definitiva, il pacifismo può avere basi etiche (la convinzione che la guerra sia moralmente sbagliata) oppure pragmatiche (la convinzione che la guerra non sia mai efficace).
Il pacifismo si esprime in un ampio ventaglio di posizioni, da quell più moderate a quelle più estremiste. Esistono difatti specifiche concezioni di pacifismo fondate essenzialmente su credenze religiose (e quindi su basi fondamentalmente etiche), oppure su ideologie politiche (con combinazioni variabili di etica e pragmatismo)[3].

Ideologia[modifica | modifica sorgente]

Nella antica Cine la guerra veniva considerata qualcosa a cui si doveva ricorrere solo quando assolutamente necessario, come dimostra L'arte della guerra di Sun Tzu[4]. Nel Daodejing troviamo diversi versi pacifisti:

« Ecco che son le belle armi:

strumenti del malvagio che le creature han sempre detestati. Per questo non rimane chi pratica il Tao. Il saggio, che è pacifico, tiene in pregio la sinistra, chi adopra l’armi tiene in pregio la destra. Ecco che son l’armi: strumenti del malvagio non strumenti del saggio, il quale li adopra solo se non può farne a meno. Avendo per supreme pace e quiete, ei vince ma non se ne compiace, chi se ne compiace gioisce nell’uccidere gli uomini. Ora chi gioisce nell’uccidere gli uomini non può attuare i suoi intenti nel mondo. »

(Daodejing 31)

L'enciclopedia Treccani considera Charles-Irénée Castel de Saint-Pierre come il primo pacifista occidentale[5]. Egli scrisse Il progetto di pace perpetua che influenzò Jean-Jacques Rousseau, Immanuel Kant e molti altri pensatori dell'illuminismo, può essere considerata come la prima visione dell'unificazione europea, ispiratrice sia della Società delle Nazioni nel 1919 che dell'ONU.

Immanuel Kant, nella sua opera Progetto per la pace perpetua, afferma che la pace può esistere solamente se avviene la diffusione degli Stati liberali, cioè di stati in cui i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario sono suddivisi e c'è la supremazia del Parlamento. Secondo questo filosofo, lo stato liberale, basato su libertà e diritto, è la contrapposizione alla sopraffazione ed alla violenza. Altro motivo è il fatto che se è il parlamento a decidere di fare la guerra, ed il parlamento rappresenta il popolo, tale decisione verrà presa solo quando inevitabile.

Il rifiuto, comune a tutti i sostenitori del pacifismo, a prescindere dalle differenti motivazioni, riguarda la guerra, ovvero quel contenzioso organizzato tra etnie, stati, culture, gruppi sociali, che sia condotto con la forza. E ciò indipendentemente da giustificazioni economiche, territoriali, e ovviamente da quelle imperialistiche volte all'ottenimento di superiorità o dominio in forma esplicita o nascosta. Pacifista è il sostenitore della pace "senza se e senza ma", anche quando l'azione bellica sia giustificata per il suo carattere "preventivo", e quest'ultimo aspetto è diventato dagli ultimi decenni del XX secolo uno degli argomenti più dibattuti. Da ciò l'opposizione all'uso delle armi indipendentemente dalle motivazioni e dai soggetti che l'hanno deciso, anche perché nella più parte dei casi in soggetti posti "in guerra" possono non condividere tale decisione, sicché il "recare morte" può essere motivato da ragioni di necessità (per esempio economiche). Ciò significa innanzitutto due cose:

  • che chi fa la guerra reca morte senza motivazioni personali;
  • che per la gran parte a subire le conseguenze della guerra sono popolazioni civili inermi per "danni collaterali".

Su tutte le altre forme di violenza bisognerebbe soffermarsi caso per caso, con il rischio di generalizzare e dunque di banalizzare il concetto. In questo senso, è bene evitare di effettuare un qualsivoglia parallelo tra le situazioni di guerra e i conflitti interpersonali, aspetto, questo, piuttosto fuorviante in seno alle discussioni sulle opportunità delle varie strategie di risoluzione dei conflitti. L'unica somiglianza riscontrabile tra un conflitto bellico ed uno interpersonale risiede nella constatazione che - come in politica internazionale - la maggior parte dei conflitti interpersonali non si risolve affatto con la violenza, ma in modi pacifici (a patto di accettare di considerare le minacce un mezzo pacifico).

In altre parole, non solo il pacifista ritiene che la pace sia un'opzione migliore dal punto di vista morale: egli/ella ritiene anche che sia sempre la soluzione più efficace, funzionale, ovvero - banalmente - la più conveniente da tutti i punti di vista, qualora l'obiettivo da risolvere sia un conflitto.

Strategie e lotte pacifiste[modifica | modifica sorgente]

Pacifista trascinato dalla polizia di San Francisco durante le proteste contro la guerra in Iraq, marzo 2003

Un elemento importante da considerare è la varietà e il grado di efficacia delle strategie di lotta pacifiste, infatti è opinione abbastanza diffusa che, a parte il celebre esempio del Mahatma Gandhi, non ci siano esempi rilevanti di pacifismo efficiente dopo di lui. In realtà tale opinione, basata anche sull'imponenza quasi mitica conseguita dall'attività del Mahatma, è stata spesso smentita. Strategie pacifiche e non-violente efficaci, per quanto non imponenti, hanno dato spesso i risultati sperati, anche in contesti non certo facili e contro avversari considerati tra i più crudeli e sanguinari criminali della storia. Alcuni esempi:

  1. Durante il XIX secolo, nell'Ungheria dominata dall'Austria, le chiese protestanti subirono una dura repressione. Ai processi contro vescovi e pastori arrestati, gli studenti fecero manifestazioni di solidarietà, in totale silenzio e vestiti di nero. Il popolo intero fece resistenza nonviolenta per l'indipendenza del paese. Furono boicottati i prodotti austriaci; nessuno pagò le tasse. Nel 1866, l'imperatore Francesco Giuseppe introdusse la coscrizione militare per la guerra contro la Prussia: nessuno si presentò. Nel 1867 l'Ungheria ottenne l'indipendenza anche grazie ai "disertori" (e quindi in barba ad una diffusa definizione militarista di patriottismo), disertori che oggi chiameremmo semplicemente obiettori di coscienza
  2. Sempre nel XIX secolo, la Norvegia ottenne l'indipendenza dalla Svezia con mezzi esclusivamente non violenti, soprattutto per la fondamentale mediazione di Fridtjof Nansen, in seguito Premio Nobel per la pace.
  3. Nel 1936 la pressione dei pacifisti indusse il senato degli Stati uniti di incaricare la Commissione Nye di indagare sull'intervento americano nella prima guerra mondiale. Dall'ichiesta risultò che fu essenzialmente determinato dalla pressione dei fabbricanti di armi e dalle banche che avevano finanziato gli inglesi e volevano rientrare dei loro investimenti.
  4. Durante la seconda guerra mondiale, all'indomani dell'occupazione tedesca della Norvegia, le scuole opposero resistenza non violenta ai nazisti. I tedeschi imposero un loro statuto didattico nel 1941: gli insegnanti scioperarono, supportati da genitori, alunni e dalle chiese. Più di mille insegnanti furono arrestati e inviati nei campi di concentramento, nel nord del paese. Centinaia furono torturati, ma pochissimi cedettero. Nel 1942 gli arrestati vennero rilasciati e quello stesso autunno le scuole riaprirono senza i programmi nazisti.
  5. In Danimarca, sempre durante il nazismo, quando furono proclamate le leggi razziali, tutto il popolo si oppose. Quando fu impartito l'ordine di scrivere "Jude" sulle vetrine dei negozi ebrei, tutti i negozianti - anche i non ebrei - lo scrissero. Quando fu imposta la stella gialla agli ebrei, tutta la popolazione, a cominciare dal Re, fece altrettanto. Alla fine, la Danimarca può vantare la percentuale e il numero di ebrei deportati nei campi di concentramento più bassa della II guerra mondiale.
  6. Ibrahim Rugova fondò il suo partito dopo che, nella primavera del 1989, l'allora presidente della Serbia Slobodan Milošević decise con atto unilaterale di abolire l'autonomia del Kosovo. I kosovari di etnia albanese dichiararono allora l'indipendenza dando vita ad un proprio, non riconosciuto governo, in grado di garantire servizi che il governo serbo non intendeva più assicurare (ad esempio in rapporto allo stato sociale e al mantenimento delle tradizioni linguistiche locali). Creatore di un governo ombra del Kosovo, e divenuto interlocutore credibile presso i paesi occidentali, Rugova portò avanti la propria lotta per l'indipendenza del Kosovo con metodi non violenti: per questo fu soprannominato il Gandhi dei Balcani. Per la sua azione diplomatica, riconosciuta dai maggiori governi occidentali, fu premiato nel 1998 con il premio alla libertà di pensiero intitolato ad Andrej Sakharov.

Gli esempi citati appartengono a situazioni sostanzialmente già precipitate, il che non fa giustizia all'idea di pacifismo nella sua totalità, poiché alla soluzione di conflitti già avviati, bisogna aggiungere due tipi contesti tutt'altro che marginali:

  1. Quelli in cui i mezzi non violenti (diplomazia, manifestazioni, trattati e quant'altro) hanno evitato 'in via preventiva' il conflitto. Questa porzione di eventi va considerata la maggior forza, anche se la meno eclatante, del pacifismo come soluzione di conflitti "latenti" o imminenti.
  2. Quelli in cui l'uso della guerra si è dimostrato incapace di risolvere il conflitto (l'esempio Israele-Palestina è sin troppo paradigmatico, ma quello dell'Iraq non si discosta poi tanto da tale modello), mettendo semplicemente a nudo la complessa rete di interessi economici che ruota attorno all'industria bellica.

Il pacifismo oggi[modifica | modifica sorgente]

La tensione tra sostenitori della pace e sostenitori del conflitto armato è oggi sostituita da una forma di contrasto apparentemente più tenue, ma in realtà molto simile.
A livello prettamente terminologico, la storica figura del "guerrafondaio", ovvero colui che traeva immediati vantaggi politici, personali od economici dalla guerra e dalle sue conseguenze (sospensione dei diritti, commesse di armi o altre forniture militari), o che semplicemente abbracciava ideologie militariste e magari evoluzioniste, sembra essere del tutto scomparsa - magari solo dal dibattito pubblico - alla fine della seconda guerra mondiale, sostituita da quella più sottile del sostenitore del "male necessario", ovvero colui che considera determinate situazioni (violazioni dei fondamentali diritti umani per fare un esempio) esclusivamente - e dolorosamente - risolvibili con un conflitto armato.
Tutto ciò sposta apparentemente il dibattito su un terreno del tutto nuovo.

Oggigiorno il pacifismo riesce a guadagnare sempre più consensi grazie anche alla presa di coscienza da parte della popolazione mondiale. La quale comprende ormai che un'ipotetica guerra nucleare porterebbe alla fine del pianeta.Ciò è ampiamente dimostrato dalle sempre più numerose manifestazioni, da parte di gente comune e politici, che si svolgono nelle principali città del pianeta ogni qual volta che scoppia un conflitto armato.[senza fonte]

Difesa civile non armata e nonviolenta[modifica | modifica sorgente]

Con le Sentenze della Corte costituzionale n. 164 del 1985 e n. 228 del 2004 si è sancito che il dovere Costituzionale dei cittadini della Difesa della Patria, può venire svolto in maniera equivalente con modalità diverse e/o estranee alla Difesa militare.

Con DPCM del 18 febbraio 2004 è stato istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri un Comitato di consulenza per la difesa civile non armata e nonviolenta (DCNAN)[6].

I vari ambiti di intervento dei peacekeeper, detti anche operatori di pace[7]:

  • prevenzione dei conflitti;
  • edificazione della pace;
  • mantenimento della pace;
  • assistenza umanitaria;
  • consolidamento della pace.

Esempi sono i Corpi Civili di Pace, i Caschi Bianchi. [8]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Fonte: Ervino Pocar, Cronologia premessa a Il lupo della steppa (H. Hesse), ISBN 88-04-46035-0, pag. 24
  2. ^ Pacifism sulla Stanford Encyclopedia of Philosophy. Pacifism is a commitment to peace and opposition to war.
  3. ^ Andrea Salvatore, Il pacifismo, Roma, Carocci, 2010. ISBN 978-88-430-5433-6.
  4. ^ Andrew Fiala, Practical Pacifism, New York, Algora Publishing, 2004.
  5. ^ Pacifismo in "Enciclopedia dei ragazzi"
  6. ^ http://www.serviziocivile.gov.it/smartFiles_Data/b77792b9-3b3d-4c5a-bb1a-508e32fc9372_DCNAN%2030%20gen%2006.pdf
  7. ^ http://www.pacedifesa.org/public/documents/I%20Quaderni_n.1.08.pdf
  8. ^ Introduzione

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]