Movimento per i diritti civili degli afroamericani

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'analogo movimento della seconda metà del XIX secolo, vedi Movimento per i diritti civili degli afroamericani (1865-1896).
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'analogo movimento a cavallo tra il XIX secolo e il XX secolo, vedi Movimento per i diritti civili degli afroamericani (1896-1954).
Manifestanti con cartelli durante la Marcia su Washington, 1963.

Il movimento per i diritti civili, noto anche come Movimento per i diritti civili degli anni sessanta (1960s Civil Rights Movement) comprende tutti quei movimenti sociali negli Stati Uniti i cui obiettivi erano porre fine alla segregazione razziale e alla discriminazione contro gli afroamericani, per garantire il riconoscimento legale e la protezione federale dei diritti di cittadinanza elencati nella Costituzione. Questo articolo riguarda la fase del movimento tra il 1954 e il 1968, in particolare nel Sud. Generalmente, la leadership di questi movimenti era nelle mani di un esponente afroamericano, ma gran parte del sostegno politico e finanziario provenne dai sindacati (guidati da Walter Reuther), da alcune associazioni religiose e da importanti uomini politici bianchi, del calibro di Hubert Humphrey e Lyndon B. Johnson.

Il movimento è anacronisticamente attribuito agli afroamericani, anacronisticamente perché tale termine entrò nel linguaggio comune statunitense soltanto qualche decennio più tardi.

Il movimento è stato caratterizzato da importanti campagne di resistenza civile. Tra il 1955 e il 1968, gli atti di protesta non violenta e la disobbedienza civile hanno prodotto situazioni di crisi e dialoghi produttivi tra gli attivisti e le autorità governative. Imprese, governi e comunità locali, statali e federali spesso hanno dovuto rispondere immediatamente a queste situazioni che hanno evidenziato le ingiustizie affrontate dagli afroamericani. Tra le forme di protesta e/o di disobbedienza civile è degno di nota il boicottaggio degli autobus a Montgomery (1955-1956) in Alabama, così come il "sit-in" del 1960 a Greensboro in North Carolina e i vari cortei, tra cui la Marcia da Selma a Montgomery (1965) in Alabama.

Importanti traguardi raggiunti grazie a questi movimenti includono il disegno di legge Civil Rights Act del 1964,[1] che vietò la discriminazione basata sulla razza, il colore della pelle, la religione, il sesso o le origini in ogni pratica di lavoro, per non parlare della fine della diseguale registrazione degli elettori e della segregazione nelle scuole, sul posto di lavoro e nelle aree pubbliche. L'anno seguente, nel 1965, fu approvato il Voting Rights Act, che restaurò la tutela del diritto di voto esteso a tutti i cittadini americani; dello stesso anno sono anche la legge sull'immigrazione, che ha aperto un ingente flusso di immigrati provenienti da diverse aree del Nord Europa e il Fair Housing Act del 1968 che vietò la discriminazione nella vendita o la locazione di abitazioni.

Nonostante tali movimenti si siano registrati prevalentemente nel Sud, le proteste ispirarono i giovani di tutti gli Stati Uniti e del resto del mondo, guidando molte associazioni europee alle rivolte degli anni Sessanta. Molte rappresentazioni popolari del movimento sono incentrate sulla leadership e sulle predicazioni di Martin Luther King, Jr., che vinse il Premio Nobel per la Pace nel 1964 per il suo ruolo nel movimento e fu una guida ed una fonte di ispirazione per molti altri leader a venire.[2]

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Abolizionismo negli Stati Uniti d'America e Schiavitù negli Stati Uniti d'America.

     Gli Stati Confederati prima del 15 aprile 1861

     Gli Stati Confederati dopo il 15 aprile 1861

     Stati dell'Unione che permettevano la schiavitù

     Stati dell'Unione che avevano abolito la schiavitù

     Territori non ancora suddivisi in stati, sotto il controllo dell'Unione

Prima della Guerra Civile americana, quasi quattro milioni di neri non avevano diritto alla libertà né tanto meno al voto, considerato che per la quasi totalità erano ridotti in schiavitù. Soltanto gli uomini bianchi con una certa proprietà e un certo senso potevano votare e successivamente il Naturalization Act, la legge sulla naturalizzazione del 1790, limitò la cittadinanza (e con essa la partecipazione alla vita politica) ai soli bianchi.[3][4][5] A seguito della Guerra Civile, a metà dell'Ottocento, furono approvati tre emendamenti costituzionali, tra cui il 13° Emendamento del 1865, con il quale si concluse ufficialmente la schiavitù, dopo le pressioni fatte dal presidente Abramo Lincoln, successivamente assassinato per il suo operato. Il 14° Emendamento del 1868 diede la cittadinanza anche agli afroamericani e ci furono diverse proposte di riformare il Congresso per includere le popolazioni del Sud. L'altro emendamento, il 15° del 1870, diede ai cittadini afroamericani maschi il diritto di voto, tenendo conto che all'epoca le donne, sia bianche che nere, non potevano votare. Dal 1865 al 1877, negli Stati Uniti si ebbe una turbolenta "era di ricostruzione" (Reconstruction Era) cercando a tutti i costi di garantire il lavoro e i diritti a tutti i cittadini, ma soprattutto garantire i diritti civili anche ai liberti del Sud, una volta conclusasi la schiavitù. Purtroppo, molte comunità bianche, abituate alla schiavitù, resistettero ai cambiamenti sociali che, seppur radicali, non impedirono il proliferare di movimenti ribelli quali il Ku Klux Klan, i cui membri tentavano di mantenere intatta la supremazia della razza bianca.

Nel 1871, il presidente Ulysses S. Grant, l'esercito americano ed il procuratore generale Amos T. Akerman, avviarono una campagna per reprimere il KKK tramite gli Enforcement Acts (gli atti di esecuzione).[6] Alcuni Stati erano un po' riluttanti ad applicare misure federali così rigide. Ai primi anni del 1870, altri gruppi per la supremazia bianca si fecero avanti e ci si accorse della profonda spaccatura tra la comunità bianca e quella nera, specialmente delle disuguaglianze esistenti nei confronti del suffragio.[7]

Nel 1876 furono contestate le elezioni e si pose fine al periodo della Ricostruzione. Con le truppe federali allo sbaraglio e senza più l'appoggio locale, i bianchi del Sud ripresero il pieno controllo politico entro la fine del secolo, dopo aver intimidito o violentemente attaccato i neri e i loro sostenitori sia prima che a seguito delle elezioni.

Dal 1890 al 1908, gli Stati del Sud approvarono Costituzioni speciali e leggi per privare gli afroamericani del diritto di voto (disfranchise) mediante la creazione di vari ostacoli per la registrazione degli elettori. I risultati di affluenza alle urne e le opposizioni diminuirono drasticamente mentre i neri furono costretti, mano a mano, ad abbandonare la politica. Se da una parte si stavano compiendo alcuni progressi, specialmente al Nord, negli stati del Sud queste legislazioni rimasero in vigore fino alla metà degli anni Sessanta del Novecento, quando finalmente il diritto di voto, senza discriminazioni, fu esteso ovunque. Per più di 60 anni, quindi, i neri del Sud non poterono votare qualcuno che difendesse i loro interessi al Congresso o nel governo locale.[8] Per di più, dato che non potevano votare, non potevano neppure fare parte di giurie locali.

In questo periodo, il Partito Democratico dominato dai bianchi mantenne il controllo politico del Sud. Poiché la maggior parte dei suoi iscritti si dimostravano ostili nei confronti della popolazione nera, tale partito ebbe un grande successo nel Sud e rappresentò a lungo un potente blocco politico in fatto di voti al Congresso. I partiti capeggiati o sostenuti dai neri divennero insignificanti, quando il diritto di voto fu limitato e i bianchi segregazionisti presero il controllo.[9]

Nel 1901, il presidente Theodore Roosevelt invitò Booker T. Washington a cena alla Casa Bianca, facendo di lui il primo afroamericano a partecipare ad una cena ufficiale. L'invito fu aspramente criticato da politici meridionali e vari giornali. Washington convinse il presidente a nominare più neri per i posti federali nel Sud e a cercare di aumentare la leadership afroamericana nelle organizzazioni repubblicane statali. Tuttavia, questo gesto a favore dell'integrazione vide la netta opposizione dei Democratici bianchi e dei Repubblicani bianchi, entrambi straordinariamente d'accordo quando si trattava di tenere alla larga i neri dalla politica del Paese, un tentativo da essi reputato come "un'intrusione" in questioni che non li riguardavano.[10]

Eventi chiave[modifica | modifica wikitesto]

Brown vs Board of Education, 1954[modifica | modifica wikitesto]

Integrazione nella Barnard School di Washington D.C., 1955

Nella primavera del 1951, gli studenti neri in Virginia protestarono per il diseguale e segregazionista sistema educativo dello Stato. Gli studenti della Moton High School protestarono per le condizioni di sovraffollamento e la mancanza di infrastrutture e servizi.[11] Inizialmente alcuni leader locali del NAACP cercarono di convincere gli studenti a fare marcia indietro contro le leggi di Jim Crow sulla segregazione scolastica. Quando gli studenti, però, non si adeguarono alla richiesta, alla fine anche il NAACP appoggiò le loro idee e sfidò il governo con cinque casi distinti riguardanti la segregazione scolastica. In seguito, questi cinque processi furono raccolti in uno dal nome di Brown vs. Board of Education (Brown contro il Consiglio dell'Istruzione).[11]

Il 17 maggio 1954, la Corte Suprema degli Stati Uniti emise la sua decisione sul caso di Topeka, Kansas, in cui l'accusa sosteneva che l'istruzione dei bambini neri in scuole diverse da quelle dei bianchi era da ritenersi anticostituzionale. La Corte dichiarò che:

(EN)

« [...] the segregation of white and colored children in public schools has a detrimental effect upon the colored children. The impact is greater when it has the sanction of the law; for the policy of separating the races is usually interpreted as denoting the inferiority of the Negro group. »

(IT)

« [...] la segregazione tra bambini bianchi e di colore nelle scuole pubbliche ha un effetto negativo sui bambini di colore. L'impatto è maggiore quando si ha la sanzione della legge; la politica per la separazione delle razze è, di solito, interpretata come denotante l'inferiorità della comunità dei neri. »

(Corte Suprema degli Stati Uniti, "Brown v. Board of Education", 1954)

Gli avvocati del NAACP dovettero raccogliere alcune prove plausibili al fine di vincere la causa di Brown versus Board of Education. Il loro modo di affrontare il problema della segregazione scolastica fu quello di elencare vari argomenti. Uno di loro riguardava ad avere un'esposizione a contatto interrazziale in un ambiente scolastico. Si diceva che avrebbe, a sua volta, contribuito a prevenire che i bambini vivessero con le pressioni che la società esercita sulle minoranze e, pertanto, ad avere una migliore possibilità di maturare e vivere in un clima di democrazia. Inoltre, un altro argomento era in riferimento enfatico su come l'educazione comprenda "l'intero processo di sviluppo e di formazione di un essere umano, specialmente le sue abilità mentali, fisiche e morali".[12]

Risa Goluboff scrisse che l'intenzione del NAACP era quella di mostrare alla Corte che i bambini afroamericani erano vittime della segregazione scolastica e che il loro futuro era a rischio. La Corte stabilì, dunque, che sia il caso Plessy v. Ferguson (1896), che aveva stabilito lo standard "separati ma uguali", sia Cumming v. Richmond County Board of Education (1899), che aveva applicato tale norma alle scuole, erano di fatto incostituzionali.

Il governo federale presentò un amicus curiae sollecitando i giudici a considerare l'effetto che la segregazione avrebbe avuto sull'immagine dell'America nella pieno della Guerra fredda e di fronte agli occhi del mondo. Il segretario di stato Dean Acheson fu citato nel documento dopo aver affermato che "gli Stati Uniti sono sotto attacco costante nella stampa estera, alla radio straniera, ed in certi organismi internazionali come le Nazioni Unite a causa delle varie pratiche di discriminazione".[13][14]

L'anno successivo, nel caso noto come Brown II, il tribunale condannò la segregazione e scelse di eliminarla gradualmente nel corso del tempo, con ogni mezzo necessario.[15] Brown v. Board of Education di Topeka, Kansas (1954) non rovesciò il caso Plessy v. Ferguson (1896). Plessy v. Ferguson riguardava, infatti, la segregazione sui mezzi di trasporto. Brown contro. Board of Education affrontò la causa dal punto di vista dell'istruzione ma ebbe anche il merito di innescare una serie di eventi che, negli anni a seguire, portarono al completo abbandono del motto "separati ma uguali".

Il 18 maggio 1954 Greensboro, in Carolina del Nord, diventò la prima città del Sud ad annunciare pubblicamente che avrebbe rispettato la sentenza della Corte Suprema. "È impensabile", osservò Il sovrintendente del consiglio scolastico Benjamin Smith, "cercare di ovviare alle leggi degli Stati Uniti".[16] Questa positiva accoglienza per il caso Brown, insieme alla nomina del Dr. David Jones, un afroamericano, al consiglio scolastico nel 1953, convinse molti cittadini bianchi e neri che Greensboro si stava dirigendo in una direzione progressista. L'integrazione a Greensboro si verificò piuttosto pacificamente rispetto a quanto accaduto negli stati del sud, come Alabama, Arkansas e Virginia, dove una "resistenza massiccia" fu opposta da alti funzionari e vari organi dei suddetti Stati. In Virginia, alcune contee chiusero le loro scuole pubbliche, piuttosto che integrarsi con i neri, e molte scuole private cristiane bianche furono fondate solo per ospitare gli studenti che prima andavano in tali alle scuole pubbliche. Anche a Greensboro si fecero avanti tentativi di resistenza locale contro la desegregazione e nel 1969 il governo federale trovò che la città non era in conformità con il Civil Rights Act del 1964. Una transizione verso un sistema scolastico completamente integrato non cominciò fino al 1971.[16]

Anche molte città del Nord ebbero politiche di segregazione de facto, che provocarono un vasto abisso tra le risorse educative a disposizione delle comunità bianche e quelle a disposizione dei neri. Ad Harlem, New York, per esempio, nessuna nuova scuola fu costruita dopo la fine del secolo, né esisteva una sola scuola materna - nonostante la Seconda Grande Migrazione stesse causando sovraffollamento. Le scuole esistenti tendevano ad essere fatiscenti e con personale ed insegnanti inesperti. Brown aiutò a stimolare l'attivismo tra i genitori di New York City come Mae Mallory la quale, con il supporto del NAACP, avviò con successo una causa legale contro la città e lo Stato basandosi sui principi del caso Brown. Mallory e migliaia di altri genitori rafforzarono la pressione esercitata dal processo sugli organi giudiziari newyorchesi con un boicottaggio delle scuole nel 1959. Durante il boicottaggio, alcune delle prime Freedom Schools del periodo furono fondate. La città rispose alla campagna consentendo più trasferimenti agli studenti verso scuole di alto livello o storicamente per bianchi. Ora, però, la comunità afroamericana di New York doveva fare i conti, insieme agli attivisti per la desegregazione, con il problema della coesistenza pacifica con gli altri studenti bianchi.[17][18]

Rosa Parks e il boicottaggio degli autobus di Montgomery, 1955-1956[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Boicottaggio dei bus a Montgomery.

I leader dei diritti civili si focalizzarono su Montgomery, in Alabama, mettendo in evidenza le estreme forme di segregazione ivi attuate. Una delle attiviste locali, Rosa Parks, il 1º dicembre 1955 si rifiutò di cedere il suo posto su un autobus pubblico ad un passeggero bianco. Fu arrestata ma in cambio il suo gesto attirò l'attenzione dei media e le diede una certa notorietà a livello nazionale, rendendola la "madre del movimento dei diritti civili". Rosa era segretaria della divisione di Montgomery del NAACP ed era da poco tornata da un incontro presso l'Highlander Center nel Tennessee dove aveva seguito lezioni sulla strategia delle proteste non violente. In seguito all'accaduto, molti afroamericani si riunirono ed organizzarono il noto boicottaggio degli autobus di Montgomery, per chiedere una revisione della legge al fine di trattare i passeggeri allo stesso modo.[19] Dopo che la città ebbe respinto molte delle riforme suggerite dalla comunità nera, il NAACP, guidato da E. D. Nixon, si dibatté per la piena desegregazione degli autobus pubblici. Con il supporto di oltre cinquantamila afroamericani della città, il boicottaggio durò 381 giorni, finché non fu abrogata l'ordinanza locale che permetteva la segregazione di bianchi e neri sui mezzi pubblici. Il novanta percento degli afroamericani di Montgomery partecipò alle proteste, riducendo di molto le entrate del servizio dei trasporti, poiché la maggior parte dei passeggeri apparteneva alla comunità nera. Nel novembre 1956, una corte federale ordinò che gli autobus non facessero più discriminazione tra bianchi e neri e solo allora il boicottaggio cessò.[19]

I leader locali fondarono la Montgomery Improvement Association per mantenere alto il morale degli afroamericani della città e spingerli a lottare per ottenere ancora più diritti. Martin Luther King fu eletto presidente di tale organizzazione e la manifestazione degli autobus attirò l'attenzione su di li e la città. I suoi eloquenti appelli di fratellanza cristiana, mescolati all'idealismo americano, ispirarono molte comunità del Sud e di tutti gli Stati Uniti.[20]

Fine della segregazione nella scuola superiore di Little Rock, 1957[modifica | modifica wikitesto]

I soldati scortano i Little Rock Nine a scuola

A Little Rock, Arkansas, scoppiò una crisi quando il governatore Orval Faubus convocò la Guardia Nazionale, il 4 settembre 1957, per impedire l'ingresso a nove studenti afroamericani che si erano dibattuti per poter frequentare una scuola integrata, la Little Rock Central High School.[21] I nove ragazzi, detti Little Rock Nine, erano stati ammessi per via dei loro ottimi voti.

Il primo giorno di scuola, uno solo dei nove studenti si presentò perché non aveva ancora ricevuto la telefonata che la metteva in guardia circa il pericolo che correva andando a quella scuola. Fu molestata dai manifestanti bianchi al di fuori della scuola e la polizia dovette portarla via in una delle sue macchine per proteggerla. In seguito, i nove studenti dovevano chiedere un passaggio in jeep ed essere scortati fino in classe dal personale militare.

Faubus non era un segregazionista proclamato. Il Partito Democratico dell'Arkansas, che controllata la politica dello stato a quei tempi, fece pressioni sul governatore affinché rinunciasse alla sua battaglia contro la sentenza Brown v. Board of Education. Questa sua ostinazione lo portò a prendere posizione contro l'integrazione ed a scagliarsi contro il tribunale federale.

L'opposizione di Faubus fu tenuta d'occhio dall'allora presidente Dwight Eisenhower, determinato a far rispettare a tutti gli ordini dei tribunali federali. I detrattori sostenevano che il presidente fosse poco interessato alla questione della segregazione nelle scuole, tuttavia Eisenhower rispedì a casa tutti i militari federali e, per proteggere gli studenti, schierò a Little Rock la 101a Airborne Division.

Gli studenti frequentarono la scuola in condizioni difficili. Dovettero convivere con beffardi ragazzi bianchi che sputavano addosso a loro, dovettero sopportare abusi verbali e molestie per l'intero anno. Sebbene i militari li scortassero nei corridoio tra un'aula e l'altra, non appena si assentavano qualche compagno ne approfittava per prendere in giro ed attaccare i nove studenti afroamericani. Una di loro, Minnijean Brown, fu sospesa dopo aver sparso una ciotola di chili sulla testa di uno studente bianco, stufa di essere presa di mira anche a mensa. Successivamente, fu del tutto espulsa con l'accusa di aver abusato verbalmente di una studentessa bianca.[22]

Solo Ernest Green, dei Little Rock Nine, si diplomò alla Central High School. Dopo l'anno 1957-1958, la Little Rock chiuse il suo sistema scolastico pubblico completamente piuttosto che continuare con l'integrazione. Altri sistemi scolastici in tutto il Sud seguirono l'esempio.

La non-violenza[modifica | modifica wikitesto]

Durante il periodo oggi considerato come "l'era dei diritti civili degli afroamericani" ci fu un massiccio uso di proteste non violente o del tutto pacifiche.[23] Queste pratiche vengono spesso accomunate sotto il termine di pacifismo, benché il metodo della non violenza sia anche visto come un semplice tentativo di influenzare la società o di attirare l'attenzione su un tema specifico. Sebbene gli atti di discriminazione razziale si siano verificati un po' ovunque negli Stati Uniti nel corso dei secoli, forse le regioni più violente o più interessate da questo fenomeno furono gli ex stati confederati, principalmente il Sud quindi. Durante gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, la protesta non violenta di vari movimenti riuscì a rompere il muro del silenzio e dell'omertà, attirando l'attenzione nazionale e smuovendo le acque.

Al fine di prepararsi per le proteste, sia fisicamente che psicologicamente, i manifestanti ricevevano una formazione alla nonviolenza. Stando a quanto affermato dall'ex attivista Bruce Hartford, ci sono due rami principali di educazione alla nonviolenza. L'approccio filosofico implica la comprensione di questo metodo e il perché sia utile mentre il metodo tattico insegna, in ultima analisi, come essere dei veri manifestanti pacifici: come si organizza e si partecipa ad un sit-in, come ci si difende da un attacco, come restare calmi quando le persone ti insultano, ti percuotono o ti gettano addosso degli oggetti eccetera... Il metodo filosofico della nonviolenza è stato in gran parte ripreso dalla "non-cooperazione" di Mahatma Gandhi con i coloni inglesi in India. Gandhi, infatti, utilizzava questa forma di libera protesta allo scopo di attirare l'attenzione di modo che il pubblico potesse comprendere o aprire gli occhi di fronte ad una determinata situazione e potesse "intervenire in anticipo", evitare che si raggiungesse il punto di non ritorno oppure "fare pressione sui governi a sostegno delle azioni da intraprendere". Come spiega Hartford, attivisti come lui studiarono la non violenza tattica e ritennero necessario, ai fini di garantire la sicurezza interna ai vari movimenti, insegnare ai manifestanti anche la fiducia reciproca e a sostenersi a vicenda, per evitare che singoli individui potessero mandare a monte alcuni progetti.[23][24]

Per molti, il concetto di protesta non violenta era un modo di vivere, una cultura. Tuttavia, non tutti erano d'accordo con questa idea. James Forman, ex SNCC (e più tardi Black Panther) è contrario. Nella sua autobiografia, The Making of Black Revolutionaries, Forman ha rivelato il suo punto di vista sul metodo della nonviolenza, vista come "strettamente una tattica, non un modo di vivere senza limitazioni." Allo stesso modo, Robert Moses, che era anche un membro attivo dell'SNCC, riteneva che il metodo della nonviolenza fosse solo un atto pratico. Intervistato dall'autore Robert Penn Warren, Moses disse "Non c'è dubbio che egli [Martin Luther King, Jr.] abbia avuto una grande influenza sulle masse. Ma io non credo che sia nella direzione dell'amore. È in una direzione pratica...".[25][26]

Robert F. William e i dibattiti sull'importanza della non-violenza, 1958-1964[modifica | modifica wikitesto]

Sit-in, 1958-1960[modifica | modifica wikitesto]

Nel luglio 1958, il NAACP Youth Council organizzò e sponsorizzò sit-in al bancone da pranzo di un Dockum Drug Store nel centro di Wichita, Kansas. Dopo tre settimane, il movimento fece cambiare idea ai gestori del locale, convincendoli a rivedere la loro politica sulla segregazione dei posti. Poco a poco, tutti i negozi Dockum in Kansas smisero di tenere separati bianchi e neri ai tavoli. Questa idea fu seguita con successo da un altro gruppo di studenti, con un sit-in in un drug store Katz a Oklahoma City, guidati da Clara Luper.[27]

Un gruppi di studenti per lo più neri, provenienti da vari college locali, organizzò un sit-in in un Woolworth di Greensboro, nella Carolina del Nord.[28] Il 1º febbraio 1960, quattro studenti (Ezell A. Blair, Jr., David Richmond, Joseph McNeil e Franklin McCain) del North Carolina Agricultural & Technical College, un college esclusivo per gente di colore, si sedettero al bancone segregato per protestare contro la politica di Woolworth di escludere gli afroamericani dal servizio ai tavoli dei bianchi.[29] I quattro studenti acquistarono piccoli oggetti in altre parti del negozio e conservarono gli scontrini, poi andarono nella sala pranzo per chiedere da mangiare. Dopo essersi visti negare il servizio, tirarono fuori gli scontrini e le ricevute chiedendo per quale motivo i loro soldi valessero ovunque nel negozio eccetto al banco per il pranzo.[30]

I manifestanti erano stati incoraggiati a vestirsi decentemente, a sedere tranquillamente occupando ogni altro sgabello da lasciare solo a potenziali simpatizzanti bianchi. Il sit-in di Greensboro fu rapidamente seguito da altri a Richmond (Virginia),[31] Nashville (Tennessee) e ad Atlanta (Georgia).[32][33] L'effetto immediato di questi si ebbe solo a Nashville, dove centinaia di altre proteste simili, perpetuate da studenti universitari disciplinati, andarono di pari passo con altre campagne di boicottaggio.[34][35] In questo modo, l'eco delle manifestazioni raggiunse ogni angolo degli Stati Uniti, dove migliaia di studenti fecero come i loro compagni, talvolta non sempre senza intoppi che richiedessero l'intervento della polizia e della forza bruta.

La tecnica del sit-in non era nulla di nuovo sotto il sole. Nel 1939, l'avvocato afroamericano Samuel Wilbert Tucker aveva organizzato un primo sit-in nell'allora segregata Alexandria, in Virginia, presso una biblioteca. Nel corso degli anni Sessanta questa tattica si diffuse in varie nazioni.[36] In 1960 the technique succeeded in bringing national attention to the movement.[37] Il 9 marzo 1960 un gruppo di studenti dell'Atlanta University Center pubblicarono un appello per i diritti umani che finì sulle pagine dei quotidiani,[38] tra cui Atlanta Journal, Atlanta Constitution e Daily World Atlanta.[39] Noto come "Comitato per l'Appello per i Diritti Umani" (Committee on the Appeal for Human Rights o più semplicemente COAHR), il gruppo avviò un movimento studentesco in città (Atlanta Student Movement)[40] e condusse sit-in per tutto il bienno 1960-1961.[33][41] Già entro la fine del 1960 le loro iniziative si erano sparse in Nevada, Illinois e Ohio.

I manifestanti non puntavano unicamente ai posti dove mangiare, bensì anche a parchi, spiagge, biblioteche, teatri, musei ed altre strutture pubbliche. Nell'aprile 1960 gli attivisti di Atlanta furono invitati da una loro "collega", Ella Baker, che tenne una conferenza presso l'Università di Shaw, un istituto unicamente per afroamericani situato a Raleigh, in Carolina del Nord. Tale conferenza portò alla formazione dello Student Nonviolent Coordinating Committee (SNCC).[42] L'SNCC prese molto a cuore queste tattiche di scontro nonviolento e le freedom rides. Nel momento in cui la Costituzione stava cambiando a favore dello stop alla segregazione sui mezzi pubblici, alcuni giovani viaggiarono in autobus (in inglese si usa il verbo to ride) verso il Sud per invogliare la gente a sfidare chi non voleva l'applicazione di tali sentenze. Gli stati del Sud, infatti, tendevano a non rispettare le decisioni governative o quantomeno non si assicuravano che fossero effettivamente rispettate dai cittadini.[43]

Freedom Rides, 1961[modifica | modifica wikitesto]

Il diritto di voto[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Voter Education Project.

Dopo i freedom riders, i leader neri del Mississippi, quali Amzie Moore, Aaron Henry, Medgar Evers ed altri chiesero all'SNCC di aiutare gli elettori neri a registrarsi e di lavorare per ottenere la fiducia delle comunità del Sud, per avere un po' di influenza politica sullo Stato. Nel 1890 il Mississippi ratificò la sua nuova costituzione: 70 anni dopo, ancora rendeva proibitiva la partecipazione al voto per i neri, sia per le intimidazioni e le violenze che gli afroamericani potevano subire, sia perché era necessario passare attraverso una fitta burocrazia per la quale, spesso, i neri venivano del tutto esclusi dalle liste elettorali.

Negli anni Cinquanta, per la cultura della supremazia bianca impedire ai neri di votare era un atto essenziale. Nell'autunno 1961, Robert Moses, membro dell'SNCC, avviò un progetto di registrazione dei votanti a McComb. I loro sforzi furono accolti con una violenta repressione statale e locale, specialmente da filoni del Ku Klux Klan. Gli attivisti fuorno picchiati, arrestati e l'attivista Herbert Lee fu assassinato.[44]

L'opposizione dei bianchi alla partecipazione politica dei neri in Mississippi era così intensa che gli attivisti del Nord ritennero opportuno unire le forze e lavorare congiunti per avere più margini di successo. Nel 1962, i rappresentanti di SNCC, CORE e NAACP formarono il Consiglio delle Federazioni Organizzate (Council of Federated Organizations, COFO). In breve, SCLC divenne parte del COFO.[45]

Nella primavera del 1962, con i fondi del progetto Voter Education, SNCC e COFO iniziarono la registrazione degli elettori nella zona del Delta del Mississippi intorno Greenwood, Hattiesburg, Laurel e Holly Springs. Come a McComb, i loro sforzi furono accolti con feroci attacchi e arresti, pestaggi, sparatorie, incendi dolosi ed omicidi. Coloro ammessi al voto decisero di imporre un test di alfabetizzazione così alto da tagliar fuori tutti i neri, dal momento che lo standard era così alto che nemmeno uno studente di alto livello avrebbe potuto tenergli testa. Inoltre, molti padroni di casa sfrattarono alcuni neri e i datori di lavoro li licenziarono. Sebbene questi atti riducessero notevolmente l'affluenza alle urne da parte dei neri, le rivolte nazionali iniziarono a destare l'attenzione di tutto il Paese.[46]

Altre campagne simili nacquero in Louisiana, Alabama, Georgia e Carolina del sud. Nel 1963 divennero parte integrante del Movimento per i diritti civili e, dopo il passaggio del Civil Rights Act del 1964,[1] la tutela del diritto al voto e l'agevolazione nelle procedure elettorali divenne l'obiettivo principale del su citato movimento. Nel 1965 si giunse al Voting Rights Act, che impose a tutti gli stati di garantire il diritto costituzionale ed innegabile di voto a tutti i cittadini americani.

Integrazione nelle università del Mississippi, 1956-1965[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: James Howard Meredith.
James Meredith viene scortato al campus

Tutto cominciò nel 1956 quando Clyde Kennard, un afroamericano veterano della guerra in Corea, volle iscriversi al Mississippi Southern College (ora chiamato University of Southern Mississippi) ad Hattiesburg. Il Dr. William David McCain, preside dell'istituto, ricorse alla Mississippi State Sovereignty Commission, al fine di evitare il ricorso di Kennard alle organizzazioni per i diritti civili e pubbliche accuse contro le politiche segregazioniste dello stato.[47]

La commissione provò a contrastare il Movimento per i diritti civili mostrando quelli che riteneva fossero gli aspetti positivi della segregazione. Per inciso, raccolte dati sugli attivisti, li molestò legalmente e sfruttò boicottaggi economici contro di loro minacciando il loro posto di lavoro o spingendoli a perderlo. Tutto al fine di fermare il loro operato.

Kennard fu così arrestato due volte su false accuse ed infine condannato a sette anni in un carcere statale.[48] Dopo tre anni di lavori forzati, Kennard fu rilasciato sulla parola dal governatore del Mississippi Ross Barnett. I giornalisti avevano fatto luce sul caso, mostrando come lo stato trattasse con poco rispetto il cancro al colon di Kennard.[48]

Il ruolo di McCain nella faccenda è ancora da chiarirsi.[49][50][51][52] Mentre provava a respingere l'ingresso di Kennard nella scuola, McCain fece un discorso a Chicago, con un viaggio sponsorizzato dalla commissione a cui si era rivolto poco prima. McCain descrisse il desiderio dei neri di eliminare la segregazione nelle scuole del Sud come una "importazione" dal Nord. McCain disse:[49][51][52]

(EN)

« We insist that educationally and socially, we maintain a segregated society. ... In all fairness, I admit that we are not encouraging Negro voting ... The Negroes prefer that control of the government remain in the white man's hands. »

(IT)

« Insistiamo affinché si mantenga una società segregata, cul piano scolastico e sociale. In tutta franchezza, devo ammettere che non stiamo incoraggiando il diritto di voto per i neri. I neri preferiscono che il controllo del governo rimanga nelle mani dei bianchi. »

(Dr. William David McCain, 1956)

Nota: il Mississippi aveva approvato una nuova Costituzione nel 1890 che effettivamente aveva privato la maggior parte dei neri dalle campagne elettorali e dalla registrazione al voto o ai seggi. Sebbene si trattasse di una grave privazione di diritti costituzionali, autorizzata dagli emendamenti apportati dopo la Guerra di secessione, all'epoca riuscì comunque ad evitare le sentenze della Corte Suprema. Non fu prima del 1965, con l'approvazione del Voting Rights Act, che i neri del Mississippi ed altri stati del Sud poterono votare di nuovo ed essere pienamente reintegrati in ambito politico.

I soldati si recano all'università, ottobre 1962

Dunque, alle porte degli anni Sessanta il Sud ancora si ostinava a non integrare le proprie scuole.

Nel settembre del 1962 scoppiò uno scandalo. James Meredith vinse una causa legale per assicurarsi l'ammissione alla precedentemente segregata University of Mississippi. Provò ad entrare nel campus il 20 settembre, il 25 ed il 26. Ogni volta veniva respinto dal governatore Ross Barnett, che gli rispondeva:

(EN)

« No school will be integrated in Mississippi while I am your Governor. »

(IT)

« Nessuna scuola in Mississippi sarà integrata finché sarò io il tuo governatore. »

(McCain, 1962)

Una corte statunitense rimase sconcertata dall'esito della vicenda ed ordinò di arrestare Barnett ed il suo vice, Paul B. Johnson, condannandoli a pagare 10'000$ per ogni giorno in cui si erano rifiutati di ammettere Meredith.[53]

Il procuratore generale Robert Kennedy spedì sul posto un gruppo di U.S. Marshals. Il 30 settembre 1962, Meredith riuscì ad entrare nel campus, ma sotto scorta. Molti studenti bianchi (ma anche personale scolastico) si rivoltarono contro di lui quella sera stessa, lanciandogli delle pietre e sparando contro i marescialli che accompagnavano Meredith al Lyceum Hall. Due persone, tra cui un giornalista francese, rimasero vittime dell'attentato; 28 marescialli subirono colpi di arma da fuoco ed altri 160 riportarono ferite lievi. Il presidente John Fitzgerald Kennedy inviò truppe regolari al campus per risolvere la questione. Meredith poté iniziare i corsi il giorno dopo l'arrivo delle truppe.[54]

Kennard ed altri attivisti continuarono a lavorare sulla desegregazione nelle università pubbliche. Nel 1965 Raylawni Branch e Gwendolyn Elaine Armstrong divennero i primi studenti afroamericani a frequentare ufficialmente la University of Southern Mississippi. In quel periodo, McCain si impegnò a farli entrare pacificamente.[55]

Nel 2006, il giudice Robert Helfrich sentenziò che Kennard era innocente di fronte a tutte le accuse a suo carico e che la pena che scontò negli anni Cinquanta fu del tutto ingiustificata.[48]

Il movimento di Albany, 1961-1962[modifica | modifica wikitesto]

L'SCLC, che era stata criticata da alcuni studenti attivisti dopo il suo fallito coinvolgimento nelle freedom rides, investì molte delle sue risorse ed il suo prestigio in una campagna di desegregazione ad Albany, in Georgia, nel novembre 1961. King, criticato aspramente dall'SNCC per aver preso le distanze dai pericoli affrontati dalle organizzazioni locali, dopo essere stato soprannominato De Lawd (che nello slang americano significa "Il signore", traducibile con "Il signorotto"), intervenne personalmente per assistere alla campagna dello SNCC e di altre organizzazioni.

Tale campagna fu un fallimento a causa delle astute tattiche di Laurie Pritchett, capo della polizia locale, e di divisioni interne alle comunità nere. Gli obiettivi non furono chiari a sufficienza. Pritchett mantenne il controllo dei manifestanti senza ricorrere a repressioni violente ed evitando clamorose proteste che avrebbero infiammato l'opinione pubblica nazionale. Inoltre, si adoperò affinché i protestanti arrestati fossero tenuti in cella in comunità dei dintorni e non in città. Vide la presenza di King come una minaccia potenziale e perciò evitò di incastrarlo, ben sapendo che il predicatore avrebbe poi animato ancora di più le folle. King lasciò la città nel 1962, senza aver ottenuto alcun successo rilevante. Il movimento locale, tuttavia, continuò a dibattersi per la desegregazione, raggiungendo importanti traguardi negli anni seguenti.

Il presidente Kennedy, 1963[modifica | modifica wikitesto]

Marcia su Washington, 1963[modifica | modifica wikitesto]

La marcia del 1963

Asa Philip Randolph aveva programmato una marcia su Washington DC già nel 1941, per sostenere le richieste di eliminazione della discriminazione sul lavoro nel settore della difesa. Organizzò poi una marcia quando l'amministrazione Roosevelt si interessò alla questione e pubblicò l'Ordine Esecutivo 8802 per eliminare la discriminazione razziale e creare un'agenzia per assicurare il rispetto dell'ordinanza.

Randolph e Bayard Rustin furono i principali progettisti della seconda marcia proposta nel 1962. Nel 1963, l'amministrazione Kennedy inizialmente si oppose alla marcia per la preoccupazione che avrebbe avuto un impatto negativo sulla coalizione politica favorevole al passaggio della legislazione sui diritti civili. Tuttavia, Randolph e Martin Luther King erano sicuri che la marcia avrebbe, per contro, sortito l'effetto opposto. Con la marcia in arrivo, i Kennedy decisero che era importante collaborare con le comunità afroamericane per assicurarne il successo. Preoccupato per l'affluenza, il presidente Kennedy chiese aiuto a varie chiese ed associazioni religiose con l'aggiunta anche di alcuni sindacati, per garantire la sicurezza e la mobilità ai manifestanti.

La marcia si tenne il 28 agosto 1963. A differenza di quanto programmato per quella del 1941, per la quale Randolph aveva incluso solo organizzazioni capeggiate da neri, l'evento del 1963 fu uno sforzo di collaborazione di tutte le principali organizzazioni per i diritti civili, l'ala più progressista del movimento dei lavoratori e di altre organizzazioni liberali, in cui erano presenti anche bianchi. La marcia aveva sei obiettivi ufficiali:

Il discorso di Martin Luther King
  • leggi significative per i diritti civili
  • un massiccio programma di lavori federali
  • pari opportunità di lavoro ed equi stipendi
  • alloggi decenti
  • diritto di voto
  • adeguata istruzione e fine delle segregazione nelle scuole

Di questi, il principale obiettivo della marcia era l'approvazione della legge per i diritti civili che l'amministrazione Kennedy aveva proposto, dopo gli sconvolgimenti di Birmingham. L'attenzione dei media nazionali contribuì enormemente a pubblicizzare l'evento ed ebbe un forte impatto sugli Stati Uniti, mentre altri Paesi del mondo stavano a guardare. William Thomas ha raccontato che "oltre cinquecento cameramen, tecnici e corrispondenti dei maggiori network televisivi e radiofonici erano presenti per l'evento. Ci saranno state più telecamere allora che per l'ultima inaugurazione del mandato presidenziale. Una telecamera fu posizionata in cima al Monumento di Washington, dando un'idea dell'incredibile folla di gente giunta in città". Intervistando i manifestanti, mostrando i loro cartelli e ponendo loro domande specifiche, le stazioni televisive giocarono un ruolo importante nel riecheggiare l'evento in tutte le case americane. La marcia fu un successo, tuttavia non mancarono le controversie. Tra 200 e 300 mila dimostranti si riunirono al Lincoln Memorial, dove King fece il suo celebre discorso, passato alla storia come I Have a Dream ("io ho un sogno"). Mentre molti giornalisti applaudirono l'amministrazione Kennedy per gli sforzi fatti per ottenere una legislazione salda e giusta, John Lewis dell'SNCC se la prese con il governo per essersi accorto solo allora dei problemi affrontati dalla gente di colore nel Sud.

Dopo la marcia, King ed altri leader incontrarono il presidente Kennedy alla Casa Bianca. Anche se il governo appariva sinceramente intenzionato a far passare la legge per i diritti civili, non era chiaro se davvero avesse l'appoggio del Congresso oppure no. Ad ogni modo, la questione non si risolse: il 22 novembre 1963 Kennedy fu assassinato. Fortunatamente, il suo successore, Lyndon Johnson, decise di sfruttare l'occasione per mantenere viva la fiamma accesa dalla marcia e continuare con l'operato di Kennedy.

Malcolm X si unisce al movimento, 1964-1965[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Malcolm X e Potere nero.

Nel marzo 1964, Malcolm X (alias Malik El-Shabazz), rappresentante nazionale islamico, si allontanò dalle organizzazioni religiose di cui era membro e fece offerte pubbliche per poter collaborare con qualunque associazione per i diritti civili che avrebbe accettato il diritto all'autodifesa e la filosofia del nazionalismo nero (Black Nationalism). Gloria Richardson, dirigente della sezione di Cambridge (Maryland) dello SNCC, leader della ribellione di Cambridge e partecipante della Marcia su Washington, immediatamente accolse la richiesta di Malcolm. La signora Richardson, la donna più di spicco tra i leader dei diritti civili, disse al The Baltimore Afro-American che "Malcolm è molto pratico... Il governo federale si è spinto verso situazioni di conflitto in cui si richiede l'insurrezione. L'auto difesa potrebbe spingere Washington ad intervenire a breve".

Il 26 marzo 1964, mentre il Civil Rights Act stava affrontando la dura opposizione del Congresso, Malcolm tenne un incontro pubblico con Martin Luther King a Washington. Malcolm aveva tentato di stabilire un contatto con King già nel 1957, ma King lo aveva sempre ignorato. Malcolm aveva risposto definendolo uno "zio Tom" che aveva voltato le spalle ai militanti neri per poter placare la struttura governativa dei bianchi. Tuttavia, i due uomini erano "dalla parte dei buoni" durante il loro incontro faccia a faccia. Ci sono prove che King si stesse preparando a sostenere il piano di Malcolm di citare in causa gli Stati Uniti di fronte all Nazioni Unite, con l'accusa di violazione dei diritti umani contro gli afroamericani. Malcolm era convinto di dover incoraggiare i nazionalisti neri per poter ridefinire il movimento degli anni Sessanta, espanderlo e radicalmente cambiarlo.

Gli attivisti per i diritti civili divennero estremamente combattivi tra il 1963 ed il 1964, a fronte di eventi come la vanificazione delle campagne di Albany, la repressione della polizia, l'assassinio di Medgar Evers ed il terrorismo operato dal Ku Klux Klan a Birmingham. Il direttore del NAACP del Mississippi, Charles Evers (il fratello di Medgar), disse durante una conferenza del NAACP il 15 febbraio 1964 che "la non violenza non avrà effetto nel Mississippi... ce ne siamo fatti una ragione... ma se un uomo bianco sparerà ad un nero del Mississippi, noi risponderemo". La repressione dei sit-in di Jacksonville in Florida, provocò una rivolta che vide molti giovani neri lanciare bottiglie Molotov alla polizia il 24 marzo 1964. Malcolm X era molto attivo all'epoca e con i suoi discorsi avvertiva che una simile azione di sommossa sarebbe andata accentuandosi se i diritti degli afroamericani non fossero stati pienamente riconosciuti. Nel suo celebre discorso nell'aprile 1964, noto come The Ballot or the Bullet ("Il voto o la pallottola"), Malcolm lanciò un ultimatum all'America dei bianchi: "C'è una nuova strategia in atto. Questo mese saranno bottiglie Molotov, il prossimo bombe a mano e qualcos'altro il mese ancora dopo. Saranno voti, o saranno proiettili".

Come sottolineato nell'opera Eyes on the Prize, "Malcolm X ebbe un impatto profondo sul movimento per i diritti civili. Nel Sud c'era una secolare tradizione del "fai-da-te". Le idee di Malcolm X si erano ora unite a quella cultura". L'autosufficienza divenne uno scottante argomento nella convention del Partito Democratico del 1964, dove

St. Augustine, 1964[modifica | modifica wikitesto]

Mississippi Freedom Summer, 1964[modifica | modifica wikitesto]

Civil Rights Act, 1964[modifica | modifica wikitesto]

Mississippi Freedom Democratic Party, 1964[modifica | modifica wikitesto]

Martin Luther King riceve il premio Nobel, 1964[modifica | modifica wikitesto]

Il 10 dicembre 1964, King ricevette il premio Nobel per la pace, il più giovane uomo a riceverlo: aveva appena 35 anni.

Boicottaggio a New Orleans da parte della squadra di football, 1965[modifica | modifica wikitesto]

Il movimento di Selma e il Voting Rights Act del 1965[modifica | modifica wikitesto]

Movimenti per il diritto alla casa, 1966-1968[modifica | modifica wikitesto]

Assassinio di Martin Luther King e la "marcia dei poveri", 1968[modifica | modifica wikitesto]

Altri problemi[modifica | modifica wikitesto]

Guerra fredda[modifica | modifica wikitesto]

Attivisti individuali[modifica | modifica wikitesto]

Altri artisti e attivisti coinvolti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Storiografia[modifica | modifica wikitesto]

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Risorse principali[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]