Deportazione degli indiani

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Tragitti di trasferimenti meridionali

La deportazione degli indiani fu una politica di pulizia etnica del XIX secolo[1][2][3][4] operata dal governo federale degli Stati Uniti d'America al fine di trasferire le tribù di nativi americani che vivevano ad est del Mississippi nelle terre ad ovest. L'Indian Removal Act fu trasformato in legge dal presidente Andrew Jackson il 26 maggio 1830.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

A partire dalla presidenza di Thomas Jefferson, la politica statunitense aveva permesso ai nativi americani di rimanere ad est del Mississippi venendo assimilati o "civilizzati". Il piano originario era di convincere i nativi ad adottare uno stile di vita agricolo sedentario, in gran parte dovuto al "decremento della materia prima che rese la caccia insufficiente per vivere".[5] L'idea di Jefferson era che assimilandoli nella cultura agricola, sarebbero diventati economicamente dipendenti dal commercio con i bianchi, ed avrebbero quindi condiviso la terra in cambio di beni.[6] In una lettera del 1803 indirizzata a William Henry Harrison, Jefferson espose questo concetto. Viene anche proposta l'idea di spingere oltre il Mississippi coloro che non si adeguavano alle tradizioni dei bianchi.[5]

C'è una lunga storia di terre acquistate dai nativi, solitamente tramite trattati ed a volte con la coercizione. All'inizio del XIX secolo il concetto di "scambio di terra" iniziò ad essere incluso nei contratti di cessione del terreno. I nativi avrebbero rinunciato alle terre ad est in cambio di un appezzamento altrettanto grande ad ovest del fiume Mississippi. Quest'idea fu proposta nel 1803 da Jefferson, ma non fu applicata prima del 1817, quando i Cherokee accettarono di cedere molta terra in cambio di un latifondo nell'odierno Arkansas. A questo seguirono a breve molti trattati di questo tipo, ed il concetto fu inserito nella politica migratoria del presidente Andrew Jackson tramite l'Indian Removal Act del 1830.[7]

Piano di Calhoun[modifica | modifica wikitesto]

Sotto la presidenza James Monroe, il segretario della guerra John Calhoun pensò al primo piano per il trasferimento degli indiani. Alla fine del 1824 Monroe approvò i progetti di Calhoun e, in uno speciale messaggio diretto al senato il 27 gennaio 1825, chiese la creazione del territorio dell'Arkansas e del territorio indiano. Gli indiani stanziati ad est del Mississippi avrebbero volontariamente scambiato le proprie terre con altre ad ovest del fiume. Il senato accettò la richiesta di Monroe e chiese a Calhoun di redigere una proposta di legge, affossata nella Camera dei Rappresentanti dalla delegazione della Georgia. Il presidente John Quincy Adams adottò la politica Calhoun–Monroe ed era deciso a rimuovere gli indiani con mezzi non violenti, ma la Georgia si rifiutò di accettare la richiesta di Adams e lo obbligò a firmare un trattato con Creek e Cherokee per mostrare alla Georgia le proprie intenzioni. Quando Jackson divenne presidente concordò sul fatto che gli indiani avrebbero dovuto essere convinti con la forza a barattare le proprie terre.[8]

Indian Removal Act[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Indian Removal Act.
Galleria delle Cinque Tribù Civilizzate. I ritratti furono eseguiti tra il 1775 ed il 1850.

Andrew Jackson divenne presidente degli Stati Uniti d'America nel 1829, e con il suo insediamento la politica del governo nei confronti degli indiani diventò più aspra.[9] Jackson abbandonò la politica dei predecessori che volevano trattare i nativi come nazioni diverse.[9] Attuò invece in modo aggressivo i piani per spostarli tutti ad ovest del Mississippi.[9] Su richiesta di Jackson il Congresso degli Stati Uniti d'America aprì un aspro dibattito su una proposta di legge relativa al trasferimento degli indiani.[9] Alla fine la proposta di legge fu accettata di misura. Il senato la approvò con 28 voti a 19, la camera 102 a 97. Jackson firmò la legge il 30 giugno 1830.[9]

Nel 1830 la maggior parte delle "Cinque Tribù Civilizzate" (Chickasaw, Choctaw, Creek, Seminole e Cherokee) vivevano ad est del Mississippi come avevano fatto per migliaia di anni. L'Indian Removal Act del 1830 applicò lo nuove leggi nei confronti degli indiani, che chiedevano lo spostamento ad ovest delle popolazioni native. Anche se non autorizzava l'uso della violenza per convincere le tribù, autorizzava il presidente a negoziare con loro degli scambi di terra.

Choctaw[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 settembre 1830 i Choctaw firmarono il trattato di Dancing Rabbit Creek e divennero il primo popolo ad essere deportato. L'accordo rappresentò uno dei più grossi trasferimenti di terra firmati tra Stati Uniti e nativi americani non indotti dalla guerra. Secondo il trattato, i Choctaw rinunciavano alle loro terre natali rendendole disponibili per la colonizzazione del territorio del Mississippi. Quando i Choctaw raggiunsero Little Rock, un capo Choctaw definì il percorso un "sentiero di lacrime e morte".[10]

Alexis de Tocqueville, filosofo francese, offre una testimonianza del trasferimento dei Choctaw mentre si trovava a Memphis, in Tennessee, nel 1831:

« Nell'intera scena vi era un'aria di rovina e distruzione, qualcosa tradiva un finale ed irrevocabile addio; non si poteva guardare senza sentire il proprio cuore straziato. Gli indiani erano tranquilli, ma cupi e taciturni. Vi era uno che parlava inglese e gli chiesi perché i Chactas stessero lasciando la propria terra. "Per essere liberi", rispose, non ci poteva essere altra motivazione. Noi ... guardiamo l'espulsione ... di uno dei più celebri ed antichi popoli americani. »
(Alexis de Tocqueville, Democracy in America[11])

Cherokee[modifica | modifica wikitesto]

Anche se l'Indian Removal Act statuiva il carattere volontario lo spostamento delle tribù, fu spesso oggetto di abusi dagli ufficiali governativi. L'esempio più famoso è il trattato di New Echota. Fu negoziato e firmato da un piccolo gruppo di membri della tribù Cherokee, non dal loro capo, il 29 dicembre 1835. Portò allo spostamento forzoso della tribù nel 1838.[12] Circa 4000 Cherokee morirono durante la marcia, oggi nota col nome di Sentiero delle lacrime. Il missionario Jeremiah Evarts consigliò ai Cherokee di presentare il proprio caso di fronte alla Corte Suprema degli Stati Uniti d'America. La corte di Marshall decise che le tribù native erano nazioni sovrane (Cherokee contro la Georgia, 1831), e le leggi statali non vigevano sul territorio dei nativi (Worcester contro la Georgia, 1832).[13]

Alcuni stati, come la Georgia nel 1830, approvarono una legge che proibiva ai bianchi, privi di un permesso statale, di vivere sul territorio dei nativi dopo il 31 marzo 1831. Questa legge fu approvata per giustificare il trasferimento dei missionari bianchi che aiutavano i nativi a resistere al provvedimento.

Seminole[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1835 i Seminole si rifiutarono di abbandonare le proprie terre in Florida, dando il via alla seconda guerra seminole. Osceola guidò i Seminole nella lotta contro il processo di trasferimento. Stanziati nelle Everglades della Florida, Osceola ed i suoi uomini utilizzarono attacchi a sorpresa per sconfiggere l'esercito statunitense in molte battaglie. Nel 1837 Osceola fu catturato con l'inganno su ordine del generale T.S. Jesup, quando Osceola si presentò un bandiera bianca per negoziare la pace.[14] Morì in prigione. Alcuni Seminole si inoltrarono nelle Everglades, mentre altri si trasferirono ad ovest. Il trasferimento li spinse sempre più a est, e numerose furono le guerre combattute.

Muscogee (Creek)[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il trattato di Fort Jackson ed il trattato di Washington i Muscogee furono confinati in una sottile striscia di terra nell'odierna Alabama centro-orientale. In seguito all'Indian Removal Act, nel 1832 il consiglio Creek firmò il trattato di Cusseta, cedendo agli Stati Uniti la terra rimasta loro ad est del Mississippi, ed accettando lo spostamento nel territorio indiano. Molti Muscogee furono spostati nel territorio indiano seguendo il Sentiero delle lacrime del 1834, anche se alcuni rimasero indietro.

(EN)

« Friends and Brothers – By permission of the Great Spirit above, and the voice of the people, I have been made President of the United States, and now speak to you as your Father and friend, and request you to listen. Your warriors have known me long. You know I love my white and red children, and always speak with a straight, and not with a forked tongue; that I have always told you the truth ... Where you now are, you and my white children are too near to each other to live in harmony and peace. Your game is destroyed, and many of your people will not work and till the earth. Beyond the great River Mississippi, where apart of your nation has gone, your Father has provided a country large enough for all of you, and he advises you to remove to it. There your white brothers will not trouble you; they will have no claim to the land, and you can live upon it you and all your children, as long as the grass grows or the water runs, in peace and plenty. It will be yours forever. For the improvements in the country where you now live, and for all the stock which you cannot take with you, your Father will pay you a fair price ... »

(IT)

« Amici e Fratelli – Col permesso del Grande Spirito, e per voce del popolo, sono stato nominato Presidente degli Stati Uniti d'America, ed ora vi parlo come Padre ed amico, e vi chiedo di ascoltarmi. I vostri guerrieri mi conoscono da tempo. Sapete che amo i miei figli bianchi e rossi, e che parlo sempre chiaramente, e non con lingua biforcuta; che vi ho sempre detto la verità ... Dove siete ora, voi ed i miei figli bianchi siete troppo vicini gli uni agli altri per vivere in armonia e pace. Il vostro habitat è distrutto, e molti di voi non lavoreranno mai la terra. Oltre il grande fiume Mississippi, dove parte del vostro popolo si è diretto, il vostro Padre vi ha fornito una nazione abbastanza grande per voi, e vi suggerisce di trasferirvi lì. Lì i vostri fratelli bianchi non vi daranno fastidio; non reclameranno la vostra terra, e potrete vivere tra voi e coni vostri figli, finché l'erba cresce e l'acqua scorre, in pace e abbondanza. Sarà vostro per sempre. Per le cose fatte nel terreno dove ora vivete, e per tutte le cose che non potete portare con voi, il vostro Padre vi pagherà un prezzo onesto ... »

(Presidente Andrew Jackson rivolto ai Creek, 1829[9])

Chickasaw[modifica | modifica wikitesto]

A differenza di altre tribù che scambiarono le proprie terre, i Chickasaw avrebbero ricevuto ben 3 milioni di dollari dagli Stati Uniti d'America in cambio delle terre poste ad est del Mississippi.[15] Nel 1836 i Chickasaw si accordarono per l'acquisto della terra in precedenza tolta ai Choctaw dopo cinque anni di aspro dibattito. Pagarono ai Choctaw 530 000 dollari per la parte più occidentale della terra Choctaw. Il primo gruppo di Chickasaw si trasferì nel 1837. I 3 milioni promessi dal governo statunitense ai Chickasaw furono pagati solo 30 anni dopo.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine le cinque tribù furono trasferite nel nuovo territorio indiano nell'odierno Oklahoma ed in parte del Kansas. Alcune nazioni native resistettero più duramente alla migrazione forzata. Tra questi vi furono un gruppo di Cherokee stanziato in Carolina del Nord, un gruppo di Choctaw nel Mississippi, i Seminole in Florida ed i Creek ad Atmore in Alabama.

Spostamenti meridionali[modifica | modifica wikitesto]

Nazione Popolazione ad est del Mississippi prima del trattato di deportazione Trattato di deportazione
(anno della firma)
Anni di maggior emigrazione Numero totale degli emigrati o trasferiti con la forza Numero di coloro rimasti nel sudest Morti durante la deportazione Morti durante la guerra
Choctaw 19554 [16] + bianchi dei Choctaw + 500 schiavi neri Dancing Rabbit Creek (1830) 1831–1836 12500 7000 [17] 2000–4000+ (Colera) nessuno
Creek 22700 + 900 schiavi neri [18] Cusseta (1832) 1834–1837 19600 [19] 100 3500 (malattia dopo la deportazione)[20] ? (Seconda guerra Creek)
Chickasaw 4914 + 1156 schiavi neri Pontotoc Creek (1832) 1837–1847 oltre 4000 100 500–800 nessuno
Cherokee 21500
+ 2000 schiavi neri
New Echota (1835) 1836–1838 20000 + 2000 schiavi 1000 2000–8000 nessuno
Seminole 5000 + schiavi fuggitivi Payne's Landing (1832) 1832–1842 2833 [21] 250–500 [22] 700 (Seconda guerra seminole)

Molte cifre sono arrotondate.

Il Nord[modifica | modifica wikitesto]

Le tribù del territorio del nord-ovest erano molto più piccole e frammentate rispetto alle Cinque Tribù Civilizzate, per cui trattati ed emigrazione furono più complicati. Gruppi di Shawnee, Odawa, Potawatomi, Sauk e Meskwaki (Fox) firmarono trattati e furono spostati nel territorio indiano. Nel 1832 un capo Sauk chiamato Falco Nero riportò un gruppo di Sauk e Fox nelle loro terre natie in Illinois. Durante la guerra di Falco Nero lo United States Army e le milizie dell'Illinois sconfissero Falco Nero ed il suo esercito.[23]

Anche gli Irochesi avrebbero dovuto essere oggetto di trasferimento, e il trattato di Buffalo Creek stabilì i termini del loro spostamento in Wisconsin e Kansas. La compagnia che avrebbe dovuto acquistare la terra si ritirò dall'accordo, ed i successivi trattati del 1842 e del 1857 ridiedero agli Irochesi buona parte della loro terra. Solo la riserva di Buffalo Creek non fu resa, ed una piccola parte fu poi riacquistata oltre un secolo dopo per la costruzione di un casino.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Robert E. Greenwood PhD, Outsourcing Culture: How American Culture has Changed From "We the People" Into a One World Government, Outskirts Press, 2007, pp. 97.
  2. ^ Rajiv Molhotra, American Exceptionalism and the Myth of the American Frontiers in Rajani Kannepalli Kanth (a cura di), The Challenge of Eurocentrism, Palgrave MacMillan, 2009, pp. 180, 184, 189, 199.
  3. ^ Paul Finkelman and Donald R. Kennon, Congress and the Emergence of Sectionalism, Ohio University Press, 2008, pp. 15,141,254.
  4. ^ Ben Kiernan, Blood and Soil: A World History of Genocide and Extermination from Sparta to Darfur, Yale University Press, 2007, pp. 328, 330.
  5. ^ a b Thomas Jefferson, President Thomas Jefferson to William Henry Harrison, Governor of the Indiana Territory,, 1803. URL consultato il 12 marzo 2009.
  6. ^ William Clark: Indian diplomat Jay Buckley, University Oklahoma Press, 2008, pag 193
  7. ^ Prucha (1994), pp. 146–165.
  8. ^ Mahon, John K., History of the Second Seminole War: 1835–1842, University of Florida Press, 1985, pp. 57, 72.
  9. ^ a b c d e f Sharyn Kane & Richard Keeton, As Long as Grass Grows in Fort Benning – The Land and the People, SEAC. URL consultato il 7 agosto 2010.
  10. ^ Sandra Faiman-Silva, Choctaws at the Crossroads, University of Nebraska Press, 1997, p. 19, ISBN 978-0803269026.
  11. ^ Alexis de Tocqueville, Tocqueville and Beaumont on Race, 1835-1840. URL consultato il 28 aprile 2008.
  12. ^ Hoxie, Frederick (1984). A Final Promise: The Campaign to Assimilate the Indians, 1880–1920. Lincoln: University of Nebraska Press.
  13. ^ Robert Remini, Andrew Jackson and his Indian Wars, p. 257.
  14. ^ http://community-2.webtv.net/The-Johnz/BIOGRAPHYONTHE/
  15. ^ Jesse Burt & Bob Ferguson, The Removal in Indians of the Southeast: Then and Now, Nashville, Abingdon Press, 1973, pp. 170–173, ISBN 0-687-18793-1.
  16. ^ Foreman, p. 47 n.10 (1830 censimento).
  17. ^ Molte migliaia emigrarono ad ovest dal 1844–1849; Foreman, pp. 103–4.
  18. ^ Foreman, p. 111 (1832 censimento).
  19. ^ Remini, p. 272.
  20. ^ Russell Thornton, "Demography of the Trail of Tears", p.85.
  21. ^ Prucha, p. 233.
  22. ^ Cifra bassa di Prucha, p. 233; Cifra alta di Wallace, p. 101.
  23. ^ Lewis, James. "The Black Hawk War of 1832", Abraham Lincoln Digitization Project, Northern Illinois University, p. 2D. Acceduto il 12 luglio 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Anderson, William L., ed. Cherokee Removal: Before and After. Athens, Georgia: University of Georgia Press, 1991. ISBN 0-8203-1482-X.
  • Ehle, John. Trail of Tears: The Rise and Fall of the Cherokee Nation. New York: Doubleday, 1988. ISBN 0-385-23953-X.
  • Foreman, Grant. Indian Removal: The Emigration of the Five Civilized Tribes of Indians. Norman, Oklahoma: University of Oklahoma Press, 1932, 11th printing 1989. ISBN 0-8061-1172-0.
  • Jahoda, Gloria. The Trail of Tears: The Story of the American Indian Removals 1813-1855. Holt, Rinehart and Winston. New York. 1975. ISBN 0-03-014871-5.
  • Prucha, Francis Paul. The Great Father: The United States Government and the American Indians. Volume I. Lincoln, Nebraska: University of Nebraska Press, 1984. ISBN 0-8032-3668-9.
  • Prucha, Francis Paul. American Indian Treaties: The History of a Political Anomaly. University of California Press, 1994. ISBN 0-520-20895-1.
  • Remini, Robert V. Andrew Jackson and his Indian Wars. New York: Viking, 2001. ISBN 0-670-91025-2.
  • Satz, Ronald N. American Indian Policy in the Jacksonian Era. Pubblicato inizialmente a Lincoln, Nebraska: University of Nebraska Press, 1975. Ripubblicato a Norman, Oklahoma: University of Oklahoma Press, 2002. ISBN 0-8061-3432-1 (edizione 2002).
  • Thornton, Russell. American Indian Holocaust and Survival: A Population History Since 1492. Norman, Oklahoma: University of Oklahoma Press, 1987. ISBN 0-8061-2074-6.
  • Wallace, Anthony F.C. The Long, Bitter Trail: Andrew Jackson and the Indians. New York: Hill and Wang, 1993. ISBN 0-8090-1552-8 (paperback); ISBN 0-8090-6631-9 (hardback).
  • Zinn, Howard. "A People’s History of the United States: American Beginnings to Reconstruction". Vol. 1. New York: New, 2003. ISBN 978-1-56584-724-8.