Massacro di Colfax

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Coordinate: 31°31′00.88″N 92°42′42.3″W / 31.51691°N 92.71175°W31.51691; -92.71175

Massacro di Colfax
parte dell'Era della Ricostruzione
ColfaxMassacre.jpg
Raccolta dei morti dopo l'avvenuto massacro, pubblicato su Harper's Weekly il 10 maggio del 1873.
Data13 aprile 1873
LuogoColfax (Louisiana)
CausaRazzismo negli Stati Uniti d'America
Esitopiù di 150 vttime afroamericane
Schieramenti
Voci di rivolte presenti su Wikipedia

Il massacro di Colfax (Louisiana) (fino agli anni 1950 denominato dagli storici tumulto o rivolta di Colfax) si verificò la domenica di Pasqua 13 aprile del 1873 nel territorio della Parrocchia di Grant, quando circa 150 afroamericani vennero uccisi da sudisti banchi; fu il caso più cruento di carneficina a sfondo razziale nel corso dell'Era della Ricostruzione.

Il massacro rappresenta un esempio della determinazione di alcuni oppositori alle Ricostruzione di riconquistare l'autorità di cui godevano prima della guerra di secessione. Tra i neri l'incidente sarà a lungo ricordato per essere la prova che in ogni grande confronto si ritrovavano in una situazione di partenza fatalmente svantaggiata[1].

Sulla scia dell'appuntamento elettorale del 1872 per il governatore della Louisiana e dei relativi uffici locali un folto gruppo di bianchi armati di fucili e un piccolo cannone assoldato dal Partito Democratico sopraffecero i liberti del Partito Repubblicano e la milizia statale (anch'essa nera) finendo con l'occupare la sede del palazzo di giustizia distrettuale[1][2].

La maggior parte delle vittime venne uccisa a sangue freddo dopo essersi arresa; altri 50 furono assassinati più tardi quella notte stessa dopo essere stati tenuti prigionieri per diverse ore. Le stime sul numero effettivo dei morti variano e non si dimostrarono mai certe, passando da un minimo di 62 ad un massimo di 153; rimasero sul terreno anche tre assalitori. Le cifre furono difficili da determinare soprattutto perché i corpi vennero in gran parte gettati nel fiume o rimossi per una frettolosa sepoltura. Si spargeranno anche voci sull'esistenza di fosse comuni.

Lo storico Eric Foner ha descritto il massacro come il peggior esempio di violenza motivata dal razzismo negli Stati Uniti d'America durante gli anni immediatamente successivi al 1865[1]. Lo Stato federato della Louisiana sperimentò i più alti decessi in quello che fu uno dei numerosi atti di violenza politica e broglio elettorale durante e subito dopo l'accesa campagna elettorale governatoriale. Foner scrive che "... ogni elezione [in Louisiana] tra il 1868 e il 1876 fu caratterizzata da violenza dilagante e frode pervasiva"[3].

Sebbene l'Assemblea legislativa statale, in cui predominavano i "fusionisti" antigovernativi - la quale controllava sia le operazioni elettorali che la validità del voto espresso tramite un "consiglio amministrativo" - in un primo momento dichiarò John McEnery e la sua lista Democratica come vincente alla fine si verificò una spaccatura interna, con la fazione avversaria che proclamò invece vincente il Repubblicano William Pitt Kellogg. Un magistrato federale di New Orleans stabilì quindi che la legislatura a maggioranza Repubblicana era legittimata ad insediarsi ufficialmente nei rispettivi seggi[4].

Il procedimento giudiziario e la conseguente condanna di alcuni esecutori materiali della strage ai sensi degli Enforcement Acts (nello specifico la Civil Rights Act (1871)) proseguì il proprio iter in appello giungendo all'attenzione della Corte Suprema. In una sentenza chiave, quella sul caso Stati Uniti contro Cruikshank (1876)[5], si stabilì che le protezioni garantite dal XIV emendamento non si applicavano alle azioni degli individui, bensì solamente a quelle dei governi statali. A seguito di ciò il Governo federale si trovò improvvisamente del tutto impossibilitato a perseguire penalmente le azioni dell'organizzazione paramilitare della White League, che a partire dal 1874 aveva cominciato a creare delle proprie sottosezioni nell'intero territorio statale.

L'intimidazione e la discriminazione attraverso il linciaggio e la segregazione razziale da parte di tali società segrete affiliate e/o eredi del disciolto Ku Klux Klan[non chiaro, traduzione approssimativa? La segregazione razziale non era dovuta a "societa' segrete"; la White League non era una societa' segreta] si riveleranno strumentali - autentici bracci armati - al Partito Democratico per riconquistare con la forza il controllo politico del parlamento statale verso la fine degli anni 1870. Tra la fine del XX e l'inizio del XXI secolo gli storici hanno prestato una rinnovata attenzione ai tragici eventi di Colfax e al susseguente caso che portò alla sentenza della Corte Suprema, oltre che al significato da dare loro nell'ambito della storia degli Stati Uniti d'America di quei decenni.

Contesto nazionale e statale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Teatro Trans-Mississippi della guerra di secessione americana § Texas e Louisiana.

Nel 1864, dopo che l'esercito dell'Unione occupò la Louisiana, solo a pochi neri fu permesso di votare nello Stato, sulla base del servizio militare svolto nell'United States Colored Troops, del pagamento delle tasse e della pregiudiziale costituita dall'"idoneità intellettuale". Vi era un'ampia fascia di popolazione di colore libere, specialmente a New Orleans, che erano loro stessi proprietari e avevano già partecipato e servito nelle milizie statali ancor prima della Guerra di secessione americana[6].

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Era della ricostruzione § Panoramica, Storia del Partito Repubblicano (Stati Uniti d'America) § Era della ricostruzione e Linciaggio negli Stati Uniti d'America § Ricostruzione (1865-77).

Nel marzo del 1865 il piantatore unionista James Madison Wells divenne il governatore della Louisiana. Inizialmente si oppose al "voto negro"; mentre l'ex legislatura dominata dai confederati approvava i codici neri i quali limitavano i diritti dei liberti, Wells iniziò a propendere per consentire ai neri di votare e di privarne nel contempo temporaneamente gli ex secessionisti ribelli. Per realizzare tutto ciò programmò una nuova Convention costituzionale per il 30 luglio del 1866[7].

Essa dovette però essere posticipata a causa del massacro di New Orleans avvenuto proprio quel giorno, in cui i bianchi armati attaccarono i neri che stavano partecipando ad una parata a sostegno della Convention stessa. Anticipando i prevedibili guai che ne potevano derivare il sindaco di New Orleans John T. Monroe fece immediata richiesta al comandante militare locale di sorvegliare la città e proteggere la Convention[8].

Le forze dell'Union Army non risposero con sufficiente prontezza prima che si verificasse la strage. Un gran numero di neri fu aggredito dai bianchi armati di mazze e armi; l'esito fu di 38 morti, 34 neri e quattro bianchi e più di 40 feriti, per la maggior parte neri[9].

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Andrew Johnson § Ricostruzione.

Quando la presidenza di Andrew Johnson incolpò del massacro l'agitazione politica creata dai Repubblicani, una popolare reazione nazionale contro le politiche assunte da Andrew Johnson portò gli elettori ad eleggere un Congresso a forte maggioranza Repubblicana nelle elezioni di metà mandato del 1866[10].

Passò quindi la Civil Rights Act (1866) scavalcando il veto apposto dal presidente degli Stati Uniti d'America. In precedenza il Freedmen's Bureau e gli eserciti occupanti avevano impedito ai sudisti che i "Black Codes", che avevano limitato i diritti dei liberti e degli altri neri (comprese le loro scelte di lavoro e luoghi di vita) entrassero in vigore[11].

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Movimento per i diritti civili degli afroamericani (1865-1896) § Ricostruzione.

Il 16 luglio del 1866 l'Assemblea congressuale estese la durata e le competenze dell'ufficio del "Freedmen", anche questo passando al di sopra del veto di Johnson. Il 2 marzo del 1867 venne approvato il primo dei Reconstruction Acts il quale ordinava che ai neri venissero concessi tutti i relativi diritti civili e che gli Stati Uniti meridionali ricostruiti sottoponessero a ratifica il XIV emendamento prima della loro pronta riammissione nell'Unione[12].

Nell'aprile del 1868 una coalizione biraziale in Louisiana aveva eletto una legislatura statale a maggioranza Repubblicana, ma la violenza aumentò esponenzialmente poco prima delle elezioni autunnali; quasi tutte le vittime furono afroamericani e alcuni dei bianchi uccisi saranno degli attivisti Repubblicani. Gli insorti assalirono anche fisicamente gli uomini o bruciarono le loro case per scoraggiarli dall'esprimere il proprio diritto di voto. Il presidente Johnson impedì al governatore Repubblicano di usare le milizie statali o le United States Armed Forces per sopprimere i gruppi ribelli, come i cosiddetti "Cavalieri della Camelia Bianca"[13].

Parrocchia di Grant[modifica | modifica wikitesto]

Localizzazione di Colfax (Louisiana), nella Parrocchia di Grant.

Anche le elezioni nella parrocchia di Winn e nella Parrocchia di Rapides furono contrassegnate da violenze diffuse. L'area era residenza di una combinazione di grandi piantagioni e agricoltori di sussistenza; prima della guerra, gli afroamericani vi avevano lavorato come schiavi. William Smith Calhoun, un importante piantatore, possedeva terra per 14.000 acri (57 km2) in tutta l'area. Ex schiavista, viveva con una donna mulatta in stato di Common law (vedi mescolanza razziale). Era arrivato a sostenere l'uguaglianza politica dei neri[13].

Il giorno dell'Election Day delle elezioni presidenziali del 1868 a novembre guidò un gruppo di liberti a votare. L'urna si trovava originariamente in un negozio di proprietà di John Hooe, che minacciò di sottoporre a fustigazione tutti i neri che avessero tentato di votare. Calhoun dispose che le urne venissero trasferite all'interno della proprietà di un Repubblicano. I Repubblicani ottennero 318 voti e i Democratici 49. Un gruppo di bianchi lanciò le urne nel fiume e fece arrestare Calhoun per presunta frode elettorale. Con il ballottaggio annullato il Democratico Michael Ryan rivendicò una vittoria schiacciante[13].

Dopo che il commissario elettorale Hal Frazier, un Repubblicano nero, fu ucciso da bianchi, Calhoun redasse una disegno di legge per creare una nuova parrocchia civile tra le due già preesistenti - la Parrocchia di Grant - la quale approvò la legislatura Repubblicana. Essendo un grande piantatore Calhoun pensò che avrebbe in tal modo avuto una maggior influenza politica nella nuova giurisdizione, che aveva una maggioranza nera. Altre ne furono create ad hoc dalla legislatura dello Stato Repubblicana per cercare di sviluppare il proprio supporto politico[13].

Azioni federali intraprese contro il Klan[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia del Ku Klux Klan § Resistenza e Presidenza di Ulysses S. Grant § Ricostruzione e diritti umani e civili.

Subito dopo l'insediamento della Presidenza di Ulysses S. Grant nel 1869 si cominciarono ad attuare pressioni per riuscire ad ottenere la promulgazione del XV emendamento (ratificato poi il 3 febbraio del 1870); esso garantiva che i neri, molti dei quali erano schiavi appena liberati, avrebbero avuto la piena cittadinanza e pertanto anche il diritto di voto.

Il Ku Klux Klan (KKK) e altri gruppi ribelli proseguirono con i loro violenti attacchi ed uccisero decine di neri nella Carolina del Sud, in Georgia, Mississippi e altrove con l'intento dichiarato di scoraggiare il loro suffragio nelle elezioni di metà mandato del 1870. Il 31 di maggio di quell'anno il Congresso approvò un Enforcement Act basato sia sul XIV emendamento che sul successivo. Lo seguì il Ku Klux Klan Act (Civil Rights Act (1871)), emanato il 20 aprile del 1871.

Il presidente degli Stati Uniti d'America Ulysses S. Grant fece uso di questa autorità per sospendere il mandato dell'habeas corpus e usare l'United States Army per sopprimere con la forza la violenza terrorista del Klan[13].

Ward e la milizia statale afroamericana[modifica | modifica wikitesto]

Il governatore della Louisiana uscente Henry Clay Warmoth lottò strenuamente per mantenere l'equilibrio politico nello Stato federato della Louisiana.

Tra gli incarichi da lui emessi installò William Ward, un veterano di guerra dell'Union Army, in qualità di comandante della "Compagnia A, 6º Reggimento di fanteria, Milizia dello Stato della Louisiana", una nuova unità militare terrestre da fondare nella Parrocchia di Grant (Grant Parish) per aiutare a controllare le violenze sia lì che in altre parrocchie civili della vallata del Red River (Mississippi).[14].

Ward, nato schiavo nel 1840 a Charleston (Carolina del Sud), aveva imparato a leggere e scrivere mentre svolgeva il compito di servitore di un maestro a Richmond (Virginia). Nel 1864 fuggì e andò a Fort Monroe, ove si unì all'esercito dell'Unione e prestò il proprio servizio fino alla resa definitiva del generale secessionista Robert Edward Lee.[15].

Verso il 1870 giunse a Grant Parish, dove aveva un amico; rapidamente divenne attivo tra i neri locali nel Partito Repubblicano. Dopo la sua avvenuta nomina Ward reclutò altri liberti per le sue forze, molti dei quali erano stati anch'essi veterani di guerra.[16].

Elezioni del 1872[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1872 ed Era della ricostruzione § Razzismo, segregazione, violenza sessuale, linciaggio e terrorismo.

Occupazione del palazzo di giustizia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Era della Ricostruzione § Violenze.

Temendo che i Democratici avrebbero tentato d'impadronirsi con la forza delle istituzioni locali i neri cominciarono a costruire trincee tutt'attorno al tribunale distrettuale e si esercitarono alla vigilanza; gli impiegati d'ufficio Repubblicani rimasero all'interno trascorrendovi la nottata. In tal maniera mantennero il possesso della città per tre settimane[17].

Il giorno 28 di marzo Nash, Cazabat, Hadnot e altri "fusionisti" bianchi anti-governativi richiesero ai propri sostenitori di armarsi e raccogliersi con lo scopo di riconquistare l'edificio a partire dal 1° di aprile. La banda venne così reclutata dalla vicina Parrocchia di Winn, ma si unirono ai loro sforzi anche molti provenienti dalle parrocchie civili circostanti.

A questo punto i Repubblicani guidati da Shaw, Register, Flowers assieme ad altri presero ad organizzare un posse comitatus di afroamericani ach'essi armati con l'intento di difendere il palazzo di giustizia[13]. I Repubblicani neri Lewis Meekins e William Ward, il capitano della milizia di Stato nonché veterano di guerra dell'United States Colored Troops, fecero irruzione nelle abitazioni dei leader dell'opposizione: il giudice William R. Rutland, Bill Cruikshank e Jim Hadnot.

Vennero scambiati dei colpi d'arma da fuoco per la prima volta il 2 e poi ancora il 5 di aprile; ma i fucili da caccia in dotazione risulteranno troppo imprecisi per poter produrre danni gravi. Le due parti presero allora ad organizzare dei "negoziati di pace". Le trattative s'interruppero bruscamente quando un bianco prese a sparare uccidendo un nero, Jesse McKinney, descritto come uno "spettatore"[13].

Un ennesimo scontro sporadico esplose il giorno 6, concludendosi con i bianchi in fuga inseguiti dai neri. Con i disordini propagatisi per tutta la comunità, donne e bambini neri si unirono agli uomini asserragliati all'interno del tribunale per cercare protezione. W. Ward, comandante della compagnia A, 6º Reggimento di Fanteria, Milizia dello Stato federato della Louisiana, con sede a "Grant Parish" (la parrocchia di Grant), era stato eletto in qualità di rappresentante statale nella lista Repubblicana[16].

Inviò una missiva urgente al Governatore della Louisiana William Pitt Kellog chiedendo l'invio d'immediati rinforzi e affidò la lettera a William Smith Calhoun per la consegna; questi s'imbarcò rapidamente nel vaporetto "LaBelle" il quale faceva la spola lungo il Red River (Mississippi), ma fu catturato da Paul Hooe, Hadnot e Cruikshank: gli ordinarono di mandare a dire ai negri di abbandonare le posizioni e consegnarsi.

I difensori però rifiutarono di andarsene, anche se continuamente minacciati dall'organizzazione paramilitare comandato da Nash. Per poter reclutare il maggior numero di uomini nel corso delle crescenti tensioni politiche egli aveva contribuito ad ampliare le voci secondo cui i neri si stavano preparando per uccidere tutti gli uomini bianchi e a prendere le loro donne con la violenza sessuale[18].

L'8 di aprile il quotidiano anti-governativo Daily Picayune di New Orleans distorse - con grave pregiudizio - gli eventi tramite il seguente titolo:

«LA RIVOLTA NELLA PARROCCHIA DI GRANT. SPAVENTOSE ATROCITA COMMESSE DAI NEGRI. NESSUN RISPETTO MOSTRATO NEI RIGUARDI DEI MORTI[19]

Tali notizie razziste fasulle fecero il giro della zona e finirono con l'attizzare e attrarre ancora più bianchi da tutto il territorio regionale per unirsi alla banda terrorista di Nash; si trattava nella totalità dei casi di esperti veterani secessionisti. Si appropriarono di un cannone da quattro libbre il quale aveva la capacità di esplodere grossi proiettili di ferro. Come disse Dave Paul, membro attivo del Ku Klux Klan:

«Ragazzi, questa è un lotta per la supremazia bianca![20]»

Pur soffrendo di tubercolosi e reumatismi l'11 di aprile il capitano Ward prese un battello a vapore a New Orleans per cercare il necessario aiuto armato direttamente da Kellogg. Non ebbe modo pertanto di trovarsi in loco per vivere i successivi eventi[21]

Massacro[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Ulysses S. Grant § Massacro di Colfax.

Cazabat aveva ordinato a Nash, già eletto d'ufficio al ruolo di sceriffo, di stroncare quella che lui definiva una rivolta. Questi organizzò un gruppo paramilitare armato di bianchi assistito da ex ufficiali veterani degli Stati Confederati d'America dalla parrocchia di Rapides, Winn e dalla parrocchia di Catahoula. Non spostò le forze così assoldate verso il tribunale fino allo scoccare del mezzogiorno della domenica di Pasqua: era il 13 di aprile.

Nash guidò così più di 300 razzisti bianchi, la maggior parte a cavallo e armati di fucili; secondo quanto riferito avrebbe intimato ai difensori di arrendersi e uscire senza opporre alcuna resistenza. Quando si vide respinta al mittente la propria proposta diede alle donne e ai bambini accampati all'esterno 30 minuti di tempo per andarsene il più velocemente possibile. Subito dopo ebbero inizio le sparatorie.

I combattimenti proseguirono per diverse ore con ben poche vittime; ma quando i paramilitari manovrarono il cannone sul retro dell'edificio alcuni dei difensori, presi dal panico, si diedero alla fuga tentando di salvarsi. All'incirca 60 di questi ultimi vennero sorpresi all'interno della vicina fitta boscaglia mentre cercavano di attraversare a guado il fiume. Nash mandò loro incontro un gruppo a cavallo il quale ne trucidò la maggior parte sul colpo.

Nel frattempo veniva costretto sotto la minaccia delle armi un prigioniero nero a dare fuoco al tetto del tribunale. A questo punto dall'interno fu fatta issare una doppia bandiera bianca in segno di resa, una prodotta con una maglietta e l'altra con la pagina di un libro. Si fecero interrompere le sparatorie.

Il gruppo di Nash si avvicinò ordinando a tutti coloro che si arrendevano di gettare le armi e uscire a braccia alzate: quello che accadde subito dopo continua a rimanere oggetto di discussione. Secondo quanto riferito da alcuni bianchi James Hadnot fu colpito e ferito da qualcuno che si trovava ancora all'interno del tribunale. Seguendo la versione dei fatti afroamericana invece:

«Gli uomini nel tribunale stavano impilando i loro fucili quando i bianchi si avvicinarono e Hadnot fu colpito da dietro da un membro sovraeccitato della sua stessa banda di criminali[22]»

Morirà poco più tardi, dopo essere stato imbarcato a valle da un battello di passaggio[23].

L'indomani il gruppo terrorista bianco reagì con l'omicidio di massa degli uomini di colore; moriranno neri per un numero di 40 volte maggiore rispetto ai bianchi: gli storici descrivono l'evento come un'autentica strage. Gli ex militari secessionisti presero a sparare all'impazzata assassinando uomini disarmati i quali cercavano di nascondersi nelle diverse stanze del tribunale; quelli che tentarono la fuga verso l'esterno furono volutamente fatti calpestare dai cavalli[24].

I primi cadaveri cominciarono a venire gettati nel fiume. Circa in 50 sopravvissero quel pomeriggio e vennero pertanto fatti prigionieri; più tardi in quella stessa notte subirono un'esecuzione sommaria ad opera dei loro carcerieri in completo stato di ubriachezza. Solamente un nero del gruppo, Levi Nelson, si salvò: fu colpito da Cruikshank ma riuscì tuttavia a strisciare via inosservato. Successivamente costituì uno dei principali testimoni del Governo federale contro coloro che vennero incriminati per gli attacchi omicidi[25].

Kellogg inviò i colonnelli della milizia statale Theodore DeKlyne e William Wright a Colfax con i mandati esecutivi per trarre in arresto una cinquantina di aggressori e far insediare - frutto di una lista di compromesso - nuovi ufficiali locali. I due inviati si trovarono davanti le rovine ancora fumanti del tribunale e molti dei cadaveri che erano stati colpiti con un colpo alla nuca[13].

Descrissero un corpo completamente carbonizzato, il cranio e il volto di un altro schiacciato fino al punto da renderne impossibile il riconoscimento, un altro aveva la gola squarciata. I sopravvissuti raccontarono che i neri scavarono una trincea attorno al palazzo di giustizia per proteggerlo da quello che interpretarono come un tentativo da parte dei Democratici bianchi di "rubare l'elezione" (vanificare cioè i legittimi risultati)[13].

Vennero attaccati dai bianchi armati di fucili, revolver e un pezzo di cannone. Quando i neri rifiutarono di andarsene il tribunale venne incendiato e i suoi difensori abbattuti a sangue freddo. Mentre i bianchi accusarono i neri di aver violato la bandiera di tregua e fomentato disordini civili, i Repubblicani replicarono che nulla di tutto ciò corrispondeva al vero: accusarono i bianchi di aver catturato e legato i prigionieri in coppia per poter meglio sparargli dietro la testa con un unico colpo risparmindo un proiettile[13].

Il 14 di aprile giunsero da New Orleans alcuni elementi della nuova forza di polizia governativa. Alcuni giorni dopo arrivarono anche due compagnie di truppe federali; si misero a dare la caccia ai responsabili, ma molti di loro avevano già trovato un provvidenziale rifugio in Texas o sulle colline. Gli agenti preposti depositarono un rapporto militare nel quale identificarono per nome le tre vittime bianche e 105 cadaveri afroamericani; segnalarono inoltre di aver recuperato da 15 a 20 corpi non identificati dalle acque del fiume[26].

Fecero infine notare la natura estremamente selvaggia della maggioranza degli assassinii compiuti, suggerendo che si fosse verificata una situazione sfuggita completamente di mano e divenuta senza alcun controllo. Il numero esatto dei morti ammazzati dalla furia omicida bianca non fu mai stabilito con precisione; due US Marshals, che visitarono il luogo delle efferatezze e che fecero seppellire le vittime, riferirono di 62 morti[27].

Un rapporto militare stilato da una commissione del Congresso nel 1875 identificò 81 afroamericani che erano stati uccisi[28], stimando inoltre tra i 15 e i 20 cadaveri che erano stati gettati nel fiume, più altri 18 sepolti in segreto: per un totale complessivo di "almeno" 105[29]. Un cartello storico statale commemorativo installato negli anni 1950 annotò i decessi: 3 bianchi e 150 negri[30].

Lo storico Eric Foner, specialista sia della guerra di secessione americana che dell'Era della Ricostruzione, ha scritto sull'evento commentando nella maniera che segue:

«L'unico caso - e uno dei più cruenti della storia - di carneficina razziale avvenuto nel corso dell'era della Ricostruzione, il massacro di Colfax, ha insegnato molte lezioni, comprese le estreme conseguenze a cui alcuni oppositori della stessa Ricostruzione sarebbero giunti per cercare di riacquistare la loro abituale autorità: il potere bianco. Tra i neri della Louisiana, l'incidente è stato a lungo ricordato come la prova che in ogni grande confronto si trovavano inevitabilmente in una situazione di svantaggio fatale[1].
L'organizzazione contro di loro si era rivelata troppo forte. In seguito il professore e legislatore statale della Ricostruzione John G. Lewis osservò: "Hanno tentato [l'autodifesa armata] a Colfax. Il risultato fu che la domenica di Pasqua del 1873, quando il sole tramontava quella notte, cadeva sui cadaveri di duecentottanta negri"[1]

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

James Roswell Beckwith, il district attorney con sede a New Orleans, inviò un telegramma urgente sull'avvenuta strage al Procuratore generale George Henry Williams; il massacro di Colfax si conquistò così velocemente i titoli in prima pagina dei giornali nazionali da Boston a Chicago[31].

Le varie forze governative inviate sul campo trascorsero intere settimane nel tentativo di far arrestare i membri dell'organizzazione paramilitare coinvolti, tanto che alla fine un totale di 97 uomini bianchi risulteranno incriminati; Beckwith ne accusò 9 e li portò in giudizio per la violazione della Enforcement Act del 1870, legislazione progettata dalla presidenza di Ulysses S. Grant a garanzia della necessaria protezione federale dei diritti civili dei liberti in base al XIV emendamento contro i gruppi dediti al terrorismo interno come il Ku Klux Klan.

Le accuse furono quelle di omicidio e relative ad una cospirazione contro i diritti da poco acquisiti dagli afroamericani; si celebreranno due procedimenti penali in successione entro il 1874. William Burnham Woods ne presiedette il primo dimostrandosi con chiarezza solidale verso i capi d'imputazione. Se vi fossero state delle condanne i colpevoli non sarebbero più stati in grado d'impugnare la sentenza davanti ad alcuna corte d'appello, secondo le regole del tempo[13].

Il procuratore tuttavia non si dimostrò essere in grado di ottenere una condanna esemplare; un uomo venne prosciolto, mentre nel caso degli altri otto venne dichiarato l'errore giudiziario. Nel successivo processo in tre furono giudicati colpevoli di ben 16 addebiti[13].

Uno dei giudici associati della Corte Suprema - Joseph Philo Bradley - tuttavia fece respingere e quindi dichiarare nulle le condanne inflitte asserendo che le accuse violavano la "state actor doctrine"[13].

Esse non erano cioè riuscite a dimostrare un movente razziale per il massacro, se non in modo alquanto vago e impreciso. "Sua sponte" (per sua iniziativa) ordinò quindi che gli uomini dovessero venire rilasciati dietro cauzione, dopo di che prontamente si resero del tutto irreperibili alla nuova inchiesta intrapresa[13][32].

Dopo che il Governo federale impugnò il caso questo sarà ascoltato dalla Corte Suprema come Stati Uniti contro Cruikshank (1875). La sentenza stabilì che l'"Enforcement Act" (che era basato sulla Bill of Rights oltre che sul XIV emendamento) si poteva applicare solamente alle azioni commesse da uno degli Stati federati e non a quelle commesse da privati o inerenti a cospirazioni private (vedi Morrison Remick Waite e la Corte Waite).

L'autorità federale non poteva pertanto permettersi di perseguire casi come le uccisioni di massa di Colfax (Louisiana). L'Alta Corte affermò che i querelanti che credevano che i loro diritti fondamentali fossero stati calpestati avevano l'obbligo di richiedere la dovuta protezione allo Stato: la Louisiana però non perseguì nessuno degli autori del massacro e la gran parte degli Stati Uniti meridionali non avrebbero perseguito mai gli uomini bianchi per le violenze razziali e gli attacchi assassini compiuti contro i neri.

Vignetta editoriale di Thomas Nast: Columbia che brandisce la spada a protezione di un uomo ferito dal venire picchiato da una folla di "White Leaguers".

La pubblicità dei fatti sopraggiunta grazie alla carta stampata e la conseguente decisione della Corte incoraggiò sostanzialmente la crescita degli organismi paramilitari bianchi razzisti. Nel maggio del 1874 Nash istituì il primo "capitolo" della White League direttamente dal proprio gruppo di "vigilantes" e presto se ne formarono altrettanti in molte aree dello Stato, così come nelle zone più a Sud di quelli vicini.

A differenza dell'ex KKK gestirono la propaganda pubblicamente e spesso in una maniera capillare. L'autorevole storico del periodo George C. Rable li descrisse come ""il braccio militare del Partito Democratico"[33].

Sorsero anche altre formazioni, ad esempio le Red Shirts, in special modo nella Carolina del Sud e nel Mississippi, Stati che mantenevano una maggioranza di popolazione di colore.

Essi utilizzarono ampiamente la violenza e l'omicidio politico nell'intento di terrorizzare la leadership esistente tra i liberti e gli esponenti bianchi del Partito Repubblicano, nonché per reprimere il diritto di voto tra i cittadini afroamericani per tutti gli anni 1870: le vittime poterono fare ben poco per cercare di difendersi.

Nell'agosto del 1874 la "Lega Bianca" - specializzata in intimidazione e ricatto - cacciò con la forza della violenza gli impiegati Repubblicani da Coushatta (Louisiana), nella parrocchia di Red River, assassinando i 6 bianchi prima che potessero lasciare lo Stato e uccidendo da 5 a 15 liberti che ne furono testimoni. Quattro delle vittime erano collegate al deputato della Camera dei Rappresentanti dell'area[34].

Gli atti di violenza diffusa servirono ad intimidire sia gli elettori che i pubblici ufficiali preposti; fu uno dei metodi principali che i Democratici bianchi sudisti usarono per riottenere il pieno controllo dell'Assemblea legislativa statale nel corso delle elezioni presidenziali del 1876 e, infine, per smantellare l'Era della Ricostruzione in tutta la Louisiana.

Memoriali[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1920 un comitato si riunì a Colfax (Louisiana) per far innalzare un monumento volto a commemorare i tre bianchi che morirono; esso si trova nel Cimitero di Colfax e recita "Eretto alla memoria degli Eroi, / Parrocchia di Stephen Decatur / James West Hadnot / Sidney Harris / Chi cadde nella Rivolta di Colfax in lotta per la Supremazia bianca"[35][36].

Il marcatore storico.

Nel 1950 la Louisiana costruì un indicatore stradale statale (highway marker) che notificò l'evento del 1873 come "Rivolta di Colfax", poiché era tradizionalmente chiamato in tale maniera all'interno della comunità bianca. Il segnalatore afferma: "In questo sito avvenne la Rivolta di Colfax, in cui furono uccisi tre uomini bianchi e 150 negri: questo evento, il 13 aprile del 1873, segnò la fine del malgoverno degli Stati Uniti meridionali da parte dei Carpetbagger"[37][35].

Il territorio è stato in seguito modificato, poiché il vecchio tribunale fu demolito; alcune aree erano oramai asfaltate, fu eretto un nuovo palazzo di giustizia. Per decenni l'evento è stato tenuto occultato nella storia locale. Senza il lavoro archeologico necessario per stabilire dove sono state sepolte alcune delle vittime le persone hanno avuto difficoltà a definire un luogo preciso per ottenere l'approvazione per un memoriale.

Ma la gravità del massacro e il conflitto politico che ha rappresentato sono di importanza statale e nazionale come parte dell'Era della Ricostruzione e della storia del razzismo negli Stati Uniti d'America.

Rinnovato interesse storico[modifica | modifica wikitesto]

L'odierna "Colfax City Hall".

Il massacro di Colfax è tra gli eventi della Ricostruzione e della storia degli Stati Uniti d'America (1865-1918) che hanno ricevuto una nuova attenzione nazionale, proprio come il massacro di Rosewood del 1923 avvenuto in Florida, a partire dalla fine del XX secolo.

Nel biennio 2007-08 sono stati pubblicati due nuovi libri sul tema: The Colfax Massacre: The Untold Story of Black Power, White Terror and the Death of Reconstruction[38][39] di Leeanna Keith[40] e The Day Freedom Died: The Colfax Massacre, the Supreme Court and the Betrayal of Reconstruction[41] del giornalista Charles Lane. Quest'ultimo in particolare ha affrontato le implicazioni politiche e legali del caso giunto davanti alla Corte Suprema, che è scaturita dall'accusa di diversi uomini appartenenti ai gruppi paramilitari bianchi. Inoltre è in preparazione un film documentario.

Nel 2007 la "Red River Heritage Association, Inc." è stata costituita come un gruppo che intendeva creare un museo a Colfax come centro per la raccolta di materiali e l'interpretazione della storia della Ricostruzione nella Louisiana in generale e in particolare nell'area del Red River (Mississippi). Nel 2008 nel 135º anniversario del massacro, un gruppo interrazziale ha commemorato l'evento; deposero corone di fiori là dove erano cadute alcune delle vittime e tennero aperto un forum per discuterne la storia[42].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Eric Foner, Reconstruction: America's Unfinished Revolution, 1863–1877, p. 437
  2. ^ Ulysses S. Grant, People and Events: "The Colfax Massacre", PBS Website, accessed Apr 6, 2008
  3. ^ Eric Foner, Reconstruction: America's Unfinished Revolution, 1863-1877, New York: Perennial Library, 1989, p. 550
  4. ^ Lane, 2008, pag. b13.
  5. ^ Scheda
  6. ^ Michael Holt, By One Vote, Lawrence, Kansas, University Press of Kansas, 2008, pp. 195.
  7. ^ Michael Holt, By One Vote, Lawrence, Kansas, University Press of Kansas, 2008, pp. 196.
  8. ^ Avery Craven, Reconstruction, Boston, Holt, Rinehart, and Winston, 1969, pp. 186.
  9. ^ Avery Craven, Reconstruction, Boston, Holt, Rinehart, and Winston, 1969, pp. 187.
  10. ^ Francis Simkins e Charles Roland, A History of the South, New York, Alfred A. Knopf, 1947, pp. 262.
  11. ^ John Ezell, The South Since 1865, New York, Macmilan, 1975, pp. 47-48.
  12. ^ J. G. Randall e David Donald, The Civil War and Reconstruction, Boston, D. C. Heath, 1961, pp. 633–34.
  13. ^ a b c d e f g h i j k l m n Lane, 2008.
  14. ^ Lane, 2008, pag. 54.
  15. ^ Lane, 2008, pag. 55.
  16. ^ a b Lane, 2008, pag. 56.
  17. ^ LeeAnna Keith, The Colfax Massacre: The Untold Story of Black Power, White Terror, & The Death of Reconstruction, New York, Oxford University Press, 2008, p. 100, ISBN 978-0-19-531026-9.
  18. ^ Keith (2007), The Colfax Massacre, p. 117
  19. ^ Lane, 2008, pag. 84.
  20. ^ Lane, 2008, pag. 91.
  21. ^ Lane, 2008, pag. 57.
  22. ^ Nicholas Lemann, Redemption: The Last Battle of the Civil War, New York: Farrar, Straus & Giroux, paperback, 2007, p.18
  23. ^ Lemann (2007), Redemption, p. 18
  24. ^ Lane, 2008, pp. 123-124.
  25. ^ Lane, 2008, pag. 124.
  26. ^ "Military Report on Colfax Riot, 1875", Congressional Record], accessed Apr 6, 2008
  27. ^ Lane, 2008, pag. 265.
  28. ^ Find a grave memorial on the Colfax Massacre has 80 names listed
  29. ^ Lane, 2008, pp. 265-66.
  30. ^ Louisiana Department of Culture, Recreation and Tourism, Colfax Riot Historical Marker, su stoppingpoints.com, 1950.
  31. ^ Lane, 2008, pag. 22.
  32. ^ Nicholas Lemann, Redemption: The Last Battle of the Civil War, New York; Farrar, Straus & Giroux, 2006, p.25
  33. ^ George C. Rable, But There Was No Peace: The Role of Violence in the Politics of Reconstruction, Athens: University of Georgia Press, 1984, p. 132
  34. ^ Eric Foner (2002),Reconstruction, p. 551
  35. ^ a b Richard Rubin, The Colfax Riot, in The Atlantic Monthly (The Atlantic Monthly), July–August 2003. URL consultato il June 2009.
  36. ^ (EN) Colfax Riot Memorial, Find a Grave.
  37. ^ Keith (2007), Colfax Massacre, p. 169
  38. ^ Google Boos
  39. ^ Scheda
  40. ^ Scheda
  41. ^ Scheda
  42. ^ LeeAnna Keith, "History is a Gift: The Colfax Massacre", Apr 17, 2008, accessed Aug 13, 2008

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Eric Foner, Reconstruction: America's Unfinished Revolution, 1863–1877, 1st, New York, Harper & Row, 1988.
  • Goldman, Robert M., Reconstruction & Black Suffrage: Losing the Vote in Reese & Cruikshank, Lawrence: University Press of Kansas, 2001.
  • Hogue, James K., Uncivil War: Five New Orleans Street Battle and the Rise and Fall of Radical Reconstruction, Baton Rouge: Louisiana State University Press, 2006.
  • Keith, Leeanna, The Colfax Massacre: The Untold Story of Black Power, White Terror, & The Death of Reconstruction, New York: Oxford University Press, 2007
  • KKK Hearings, 46th Congress, 2d Session, Senate Report 693.
  • Charles Lane, The Day Freedom Died: The Colfax Massacre, the Supreme Court, and the Betrayal of Reconstruction, New York, Henry Holt & Company, 2008, ISBN 978-1-4299-3678-1.
  • Lemann, Nicholas, Redemption: The Last Battle of the Civil War 1st ed. New York: Farrar, Straus and Giroux, 2006.
  • Rubin, Richard, "The Colfax Riot", The Atlantic, Jul/Aug 2003
  • Taylor, Joe G., Louisiana Reconstructed, 1863-1877, Baton Rouge: Louisiana State University Press, 1974, pp. 268–70.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]