Segregazione razziale negli Stati Uniti d'America

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La segregazione razziale negli Stati Uniti d'America, come termine storico generale, comprende la segregazione o l'"ipersegregazione" di strutture, servizi ed opportunità come l'alloggio, le cure mediche, l'istruzione, l'occupazione e i trasporti secondo orientamenti allineati all'ideologia del razzismo. L'espressione si riferisce più spesso ai giorni nostri alla separazione legalmente o socialmente imposta degli afroamericani dagli altri gruppi etnici, ma si applica anche alla discriminazione generale contro le persone di colore da parte delle comunità bianche[1].

Il termine si riferisce alla separazione fisica e alla fornitura di strutture secondo il cosiddetto principio di "separati ma uguali" il quale però, nella realtà dei fatti, risultò essere assai raramente "uguale"[2]; nonché ad altre forme di discriminazione razziale (vedi razzismo negli Stati Uniti d'America) come la separazione netta dei ruoli all'interno di un'istituzione. Nelle United States Armed Forces prima degli anni cinquanta ad esempio le unità militari nere (vedi storia militare degli afroamericani) rimanevano tipicamente separate da quelle bianche, ma erano lo stesso guidate da ufficiali bianchi[3].

La segregazione giuridica nel campo dell'istruzione pubblica è stata bloccata dall'esecuzione federale di una serie di decisioni prese dalla Corte suprema degli Stati Uniti d'America a seguito della sentenza nel caso Brown contro Board of Education (1954). Tutte le segregazioni pubbliche legalmente applicate sono state abrogate dal Civil Rights Act (1964)[4], promulgato dopo le dimostrazioni di massa attuate dal movimento per i diritti civili degli afroamericani il quale ha portato l'opinione pubblica a volgersi sempre più contro la segregazione forzata.

La segregazione de facto - nella realtà dei fatti - pur senza essere sanzionata legalmente, persiste in misura diversa fino ad oggi. La segregazione razziale contemporanea viene vissuta soprattutto nei quartieri residenziali - come segregazione residenziale - ed è stata plasmata, tra gli altri fattori, da politiche pubbliche, discriminazioni ipotecarie, sui prestiti e sui tassi di mutuo[5] in ambito immobiliare.

L'ipersegregazione è una forma segregazionista consistente nel raggruppamento geografico dei differenti "gruppi razziali"; ciò avviene più di frequente in città in cui i residenti del centro sono afroamericani, mentre le periferie che circondano il nucleo interno vengono abitate da bianchi americani[6]. L'idea dell'ipersegrgazione ha ottenuto una sua credibilità a partire dal 1989 a causa degli studi di sociologia condotti da Douglas Massey e Nancy A. Denton sull'"American Apartheid", quando cioè i bianchi crearono dei veri e propri Ghetti riservati ai neri per tutta la prima metà del XX secolo, con lo scopo di isolarvi le sue sempre più crescenti popolazioni urbane[7].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Una "scuola per negri" nella Carolina del Sud (1878).
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Abraham Lincoln, Movimento per i diritti civili degli afroamericani (1865-1896) e Storia del Ku Klux Klan.

Ricostruzione nel Sud[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Andrew Johnson e Presidenza di Ulysses S. Grant.

Il Congresso degli Stati Uniti d'America promulgò i Reconstruction Acts nel 1867, la ratifica del XV emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America nel 1870 (la quale conferiva il diritto di voto agli ex schiavi) e il Civil Rights Act (1875) nel 1875 in quale vietava la segregazione razziale nell'ambito delle strutture abitative. Conseguentemente le truppe federali di occupazione negli ex Stati Confederati d'America assicurarono ai neri l'esercizio del loro diritto di voto e inoltre di eleggere i propri leader politici.

Gli emendamenti costituzionali affermarono la supremazia dello Stato nazionale e l'uguaglianza formale sotto la legge di tutti coloro che ne fecero parte; tuttavia non venne mai esplicitamente vietata la segregazione in campo scolastico[8].

Studeni bianchi di Saint Louis (Missouri) e i loro genitori dietro un cordone di polizia durante una protesta contro il loro trasferimento in una scuola aperta anche ai bambini neri (1933).

Quando il Partito Repubblicano (Stati Uniti d'America) giunse al potere negli Stati del profondo Sud dopo il 1867 creò il primo sistema d'istruzione pubblica finanziata dai contribuenti. I neri del Sud reclamarono l'istituzione di scuole pubbliche per i loro figli, sebbene non chiesero scuole integrate razzialmente. Quasi tutti i nuovi istituti scolastici rimasero segregati, con l'eccezione di alcuni a New Orleans. Dopo che i repubblicani persero il potere a metà degli anni 1870 i bianchi conservatori mantennero i sistemi pubblici scolastici, ma operarono un notevole taglio dei finanziamenti[9].

Quasi tutte le accademie private e le scuole del Sud furono strettamente segregate per "razza (categorizzazione umana)"[10]. Il gruppo protestante fautore dell'abolizionismo negli Stati Uniti d'America "American Missionary Association" sostenne l'istituzione e lo sviluppo di college neri (le Storiche università afroindiane) come l'università Fisk a Nashville e l'università Shaw a Raleigh (Carolina del Nord). In questo periodo una manciata di università settentrionali iniziarono ad accettare anche studenti neri.

Ruby Bridges a sei anni scortata dall'FBI per poter permetterle di frequentare la scuola elementare dei bianchi. New Orleans, 1960.

Le confessioni cristiane prevalenti al Nord e le loro associazioni missionarie fondarono soprattutto scuole private in territorio sudista per fornire l'istruzione secondaria agli afroamericani; esse crearono una relativamente piccola quantità di queste istituzioni. L'insegnamento fu minimo, quindi le chiese sostennero finanziariamente le scuole oltre a sovvenzionare pure i pagamenti di alcuni insegnanti. Entro il 1900 queste chiese, per lo più fondate a Nord, erano riuscite ad aprire 247 scuole per i neri del Sud; con un budget di 1 milione di dollari e impiegando 1600 professori che insegnavano ad oltre 46000 studenti[11][12].

James Howard Meredith entra all'Università del Mississippi, scortato da John Doar (a destra) e dal capo del United States Marshals Service (1962).

Tra le scuole più importanti vi furono l'Howard University, istituzione federale con sede a Washington, la già citata Università Fisk, la Clark Atlanta University, l'università Hampton ad Hampton (Virginia) e molte altre. La maggior parte dei college nel XIX secolo furono fondati negli stati ex-nordisti.

All'inizio degli anni 1870 il Nord cominciò a perdere interesse nell'impegno volto ad ulteriori sforzi nella via della ricostruzione e quando le truppe federali vennero ritirate nel 1877 i repubblicani sudisti si divisero, perdendo molto del sostegno avuto fino ad allora, riportanto in tal modo la coalizione conservatrice dei "Redeemers" al totale controllo di tutti gli Stati Uniti meridionali. Le Leggi Jim Crow segregazioniste iniziarono ad essere promulgate vero il 1880[13]. La sospensione legale dei diritti civili dei neri cominciò invece durante gli anni 1890.

Sebbene i repubblicani avessero difeso i diritti degli afroamericani nel corso della guerra di secessione americana e ciò era diventato una piattaforma per l'infuenza politica nera durante l'era della Ricostruzione una divisione interna tra gli stessi repubblicani bianchi condusse alla creazione del "Lily-white movement" con l'intenzione di rimuovere tutti gli afroamericani dalle posizioni di leadership all'interno del partito ed incitando disordini per attuare tale pratica, con l'obiettivo finale di eliminare l'influenza nera[14]. Entro il 1910 la segregazione venne fermamente stabilita nel Sud e nella maggior parte delle regioni confinanti; solo ad un piccolo numero di leader neri venne permesso di votare in tutto il Profondo Sud.[15]

Il teatro Rex per le "persone colorate" a Leland (Mississippi) nel 1937.

Era Jim Crow[modifica | modifica wikitesto]

La legittimità delle leggi che richiedeseno la segregazione dei neri venne sostenuta anche dalla Corte suprema degli Stati Uniti d'America nel caso Plessy contro Ferguson del 1896. La Corte sostenne la costituzionalità di uno statuto della Louisiana il quale richiedeva alle compagne ferroviarie di fornire servizi "separati ma uguali", ossia scompartimenti separati per passeggeri bianchi e neri, con la proibizione (rivolta sia ai bianchi che ai neri) di utilizzare vagoni ferroviari non assegnati alla propria "razza"[16].

La sentenza permise quindi la segregazione razziale, divenuta ben presto standard in tutti gli Stati Uniti meridionali; essa rappresentò l'istituzionalizzazione del periodo cosiddetto di Jim Crow. Tutti avrebbero dovuto ricevere gli stessi servizi pubblici (scuole, ospedali, prigioni ecc.) sebbene con strutture separate per ogni razza; nella pratica però i servizi e gli impianti riservati agli afroamericani furono quasi sempre di qualità inferiore rispetto a quelli riservati ai bianchi.

La maggior parte delle scuole nere ricevettero meno finanziamenti pubblici per studente se confrontati a quelli concessi alle vicine scuole bianche; la segregazione non venne mai promulgata legalmente negli Stati del Nord, anche se un sistema di fatto segregazionista crebbe nei riguardi dell'istruzione pubblica, dove quasi tutti gli studenti neri frequentarono scuole quasi totalmente nere. Nel Sud le scuole bianche ebbero allievi e insegnanti esclusivamente bianchi e viceversa.

Alcune aziende di tram non attuarono volontariamente la segregazione; ci vollero ben 15 anni perché i governi sudisti riuscissero ad abbattere la loro resistenza[17].

In almeno sei occasioni entro un lasso di tempo di 60 anni la Corte suprema dichiarò esplicitamente, o per necessità implicita, che la regola "separati ma uguali" fosse la normativa di diritto più corretta[18] sebbene, verso la fine di quest'epoca, la Corte cominciò a concentrarsi sul fatto che le strutture separate fossero effettivamente uguali.

L'abrogazione di tale legislazione fu un elemento fondamentale per il movimento per i diritti civili degli afroamericani. Nella sentanza Brown contro Board of Education del 1954 la Corte suprema bandì finalmente le strutture educative pubbliche segregate per neri e bianchi a livello statale. La Civil Rights Act (1964) annullò tutte le leggi statali e locali vigenti le quali imponevano ancora lo stato di segregazione.

"We Cater to White Trade Only" sulla finestra di un ristorante a Lancaster (Ohio) nel 1938.

Era New Deal[modifica | modifica wikitesto]

Il New Deal degli anni trenta fu del tutto segregato razzialmente; neri e bianchi assai raramente lavorarono fianco a fianco nell'attuazione del programma. Il progetto di gran lunga di maggior rilievo fu il Works Progress Administration (WPA) del 1939; esso operò in "unità segregate" ed altrettanto fece la sua affiliazione giovanile, la "National Youth Administration"[19].

I neri vennero assunti dalla WPA come supervisori del Nord, mentre tra i 10000 supervisori del Sud solo 11 furono neri[20]. Lo storico Anthony Badger sostiene che "i programmi del New Deal nel Sud sono stati sistematicamente discriminatori nei confronti dei neri e perpetuarono la segregazione"[21]. Nelle prime settimane di attività i Civilian Conservation Corps (CCC) nel Nord vennero riunificati; praticamente tutti i campi CCC presenti rimasero segregati e i neri furono strettamente limitati nei ruoli di supervisione a loro assegnati[22]. Kinker e Smith sostengono che "anche i più importanti e conosciuti tra gli esponenti del liberalismo negli Stati Uniti d'America durante il New Deal non osarono mai criticare le Leggi Jim Crow.

Un giovane uomo afroamericano che beve da una fontana riservata ai "Colored" in un terminal di tram ad Oklahoma City nel 1939[23].

Il Segretario degli Interni degli Stati Uniti d'America Harold LeClair Ickes fu uno dei più importanti sostenitori dei neri all'interno dell'amministrazione di Franklin Delano Roosevelt e del National Association for the Advancement of Colored People. Nel 1937, quando il membro del Senato degli Stati Uniti d'America per il Partito Democratico (Stati Uniti d'America) Josiah William (Carolina del Nord) lo accusò di voler abbattere le leggi segregazioniste, Ickes si ritrovò costretto a negarlo - in parte - pubblicamente: "non ho mai dissipato la mia forza contro il particolare muro di pietra della segregazione. Credo che la parete si romperà quando il negro si porterà ad un più elevato livello educativo ed economico.... Inoltre, mentre non esistono leggi di segregazione nel Nord, c'è una segregazione al Sud e possiamo anche riconoscerla."[24][25][26].

Un uomo nero entra nell'ingresso riservato ai "Colored" di un cinema (luogo) a Belzoni (Mississippi) nel 1939[27].

Le realizzazioni del New Deal sono state anche severamente criticate nel corso degli anni sessanta dagli storici della New Left, soprattutto per la sua "follia" di non aver avuto il coraggio di aggredire il capitalsmo con maggior vigore oltre che per non aver in alcuno modo aiutato i neri a raggiungere l'uguaglianza sociale. I critici sottolineano l'assenza di una filosofia riformatrice per spiegarne i suoi fallimenti, soprattutto nel campo della lotta contro i problemi sociali fondamentali; tutto ciò dimostrerebbe l'impegno volto a salvare il capitalismo e il suo rifiuto di limitare la proprietà privata. Viene rilevata inoltre una distanza dalla popolazione e l'indifferenza palese nei confronti della democrazia partecipativa, avendo aiutato invece ad accentuare maggiormente il conflitto e lo sfruttamento[28][29].

Cartello indicante la sala d'attesa riservata ai neri in un terminal degli autobus delle Greyhound Lines a Rome (Georgia) nel 1943.

Ipersegregazione[modifica | modifica wikitesto]

In uno studio datato 1988 e spesso citato Douglas Massey e Nancy Denton hanno redatto 20 misure segregazioniste ancora esistenti e ridotte a 5 dimensioni nella segregazione residenziale[30]. Dudley L. Poston e Michael Micklin sostengono che Massey e Denton "hanno portato la chiarezza concettuale nella teoria con la misurazione della segregazione individuandone 5 dimensioni"[31].

Gli afroamericani vengono in tal modo considerati segregati razzialmente a causa di tutte e 5 le dimensioni, segregazione applicata all'interno di tutti i maggiori centri cittadini statunitensi; queste cinque dimensioni sono l'uniformità, il raggruppamento, l'esposizione, la centralizzazione e la concentrazione.

L'uniformità è costituita dalla differenza tra la percentuale di una minoranza presente in una parte particolare della città rispetto al centro urbano nel suo complesso. L'esposizione è la probabilità che una minoranza ed una maggioranza entrino in contatto tra di loro; questa dimensione mostra l'esposizione ad altri gruppi minoritari mentre condividono gli stessi quartieri. Il raggruppamento spesso conduce ad un grande Ghetto e alla formazione di un'iperghettizzazione. La centralizzazione è data dal numero di persone all'interno di un gruppo minoritario che si trova nel el mezzo di una zona urbana, spesso guardato come percentuale di un gruppo di minoranza che vive nel bel mezzo di una città rispetto al resto del loro gruppo che vive altrove. La concentrazione è la dimensione che si riferisce alla quantità effettiva di territorio in cui una minoranza vive all'interno della propria città[32].

Cartello con la bandiera degli Stati Uniti d'America: "Vogliamo gli inquilini bianchi nella nostra comunità bianca", proprio di fronte alle case dedicate a Sojourner Truth, un nuovo progetto di alloggi federali a Detroit. Un tumulto venne causato dai tentativi dei vicini bianchi di impedire agli inquilini negri di muoversi.

La forma più alta di segregazione si trova all'interno di quella zona particolare, tanto maggiore quanto minore è la quantità di territorio che un gruppo minoritario controllerà.

Il modello dell'ipersegregazione ha avuto i suoi inizi al principio del XX secolo. Gli afroamericani trasferitisi in grandi città a seguito della grande migrazione afroamericana nella maggior parte dei casi presero residenza in centro, questo per una maggior facilità di ottenere impieghi di tipo industriale. Quest'afflusso di nuove popolazioni nere spinse molti bianchi americani a trasferirsi nei sobborghi, il cosiddetto "White flight" (volo bianco). Ora, mentre l'industria cominciò a spostarsi fuori dalla città i residenti afroamericani persero quei posti di lavoro stabili che li avevano condotti in zona; molti di esi però non furono in grado di lasciare il centro cittadino con la conseguenza che divennero sempre più poveri[6].

Questo stato di cose ha creato i ghetti interni cittadini i quali costituiscono il nucleo dell'ipersegregazione. Anche se la Civil Rights Act (1968) vietò la discriminazione nel campo immobiliare, le norme sociali precostituite continuarono a perpetuare una tale ipersegregazione[33]. I dati forniti dal Censimento degli Stati Uniti d'America del 2000 rilevano che 29 tra le maggiori aree metropolitane hanno mostrato un'ipersegregazione tra bianchi e neri, con Los Angeles e New York che avevano invece una segregazione riferita agli ispanici; mentre nessuna area metropolitana ha invece mostrato una presenza di ipersegregazione per gli asioamericani o i nativi americani[34].

Questioni inerenti al razzismo[modifica | modifica wikitesto]

Per la maggior parte del XX secolo rimase una credenza popolare tra molti bianchi quella che la presenza dei neri in un quartiere bianco avrebbe avuto come conseguenza il depauperamento del valore immobiliare. Il governo federale creò una politica di segregazione del paese coinvolgendo le ipoteche a basso interesse a disposizione delle famiglie attraverso la "Federal Housing Administration" (1934) e il Dipartimento degli Affari dei Veterani degli Stati Uniti d'America (dal 1930).

Le famiglie nere ebbero legittimamente diritto a tali prestiti, ma talvolta essi gli vennero negati in quanto i pianificatori dell'iniziativa etichettarono molti quartieri neri come "in declino": le regole per i prestiti non affermarono esplicitamente che le famiglie nere non potessero ottenerli, piuttosto dissero che alle famiglie provenienti da aree in declino non potevano essere concessi. La formulazione non sembrò obbligare alla segregazione, ma le conseguenze ad una tale tendenza ebbero questo effetto.

La gestione immobiliare formata come parte del New Deal rivolto a tutti gli americani per lo più colpì negativamente i residenti neri nelle aree urbane; la maggior parte delle famiglie nere viveva effettivamente all'interno dei grandi centri urbani ed occupava quasi interamente queste zone dopo la fne della seconda guerra mondiale, quando i bianchi americani cominciarono a spostarsi in direzione dei sobborghi in nuovo ampliamento.

Oltre ad incoraggire le famiglie bianche a trasferirsi verso la periferia, fornendo loro prestiti per farlo, il governo srabicò molte comunità afroamericane già stabilite facendo costruire autostrade sopraelevate che passarono proprio attraverso i loro quartieri; per costruire un'autostrada migliaia di casa unifamiliari vennero ditrutte. Poiché queste poprietà furono sommariamente dichiarate "in declino" le famiglie vennero risarcite con somme irrisorie e furono costrette negli alloggi federali chiamati "The projects".

Il presidente degli Stati Uniti d'America Thomas Woodrow Wilson (1913-21) non si oppose alle pratiche segregazioniste da parte dei capi dipartimentali autonomi della funzione pubblica, questo almeno secondo la ricerca condotta da Brian J. Cook nel suo libro intitolato Democracy And Administration: Woodrow Wilson's Ideas And The Challenges Of Public Management[35]. I bianchi e la gente nera dovettero mangiare separatamente, frequentare scuole separate, utilizzare bagni separati, panchine pubbliche, treni, autobus e perfino fontane per l'acqua divennero segregati; in alcune località oltre ai posti a sedere separati poteva essere vietato a negozi e ristoranti di servire "razze diverse".

Claudette Colvin venne arrestata a 15 anni (2 marzo 1955) per aver voluto sfidare la segregazione razziale attuata sugli autobus pubblici a Montgomery (Alabama).

La segregazione pubblica venne sfidata dai singoli cittadini in rare occasioni, ma ebbe comunque un impatto minimale sulla questione dei diritti civili; questo almeno fino al dicembre del 1955 quando a Montgomery (Alabama) Rosa Parks si rifiuto di essere spostata sul retro di un autobus per lasciare il posto ad un passeggero bianco. La disobbedienza civile attuata da Parks ebbe come effetto quello di scatenare il Boicottaggio dei bus a Montgomery; l'atto di aperta sfida contro la segregazione compiuto dalla giovane afroamericana divenne subito un simbolo importante del moderno movimento per i diritti civili degli afroamericani e un'icona internazionale della resistenza alla segregazione razziale.

La segregazione fu pervasiva anche nel campo dell'assegnazione degli alloggi. Le costituzioni statali (ad esempio quella della California) ebbero clausole che concedevano alle giurisdizioni locali il diritto di regolare dove i membri di determinate razze potessero vivere. Nel 1917 la Corte suprema degli Stati Uniti d'America nella sentenza del caso Buchanan contro Warley dichiarò incostituzionali le ordinanze locali di segregazione residenziale nelle municipalità. In risposta i bianchi ricorsero al "restrictive covenant" per cui un proprietario bianco venne vincolato da un atto formale di restrizione in determinati quartieri per impedire la vendita delle case ai neri; i bianchi che avessero violato tali accordi avrebbero potuto essere citati dai vicini "danneggiati"[36].

Nel caso Shelley contro Kraemer del 1948 la Corte suprema decise infine che tali patti fossero inapplicabili in un tribunale. Tuttavia i modelli di segregazione residenziale erano a quel tempo già stabiliti nella maggior parte delle città statunitensi e, spesso, persistono fino al presente tramite il "White flight" e il "Redlining").

Nella maggior parte delle città l'unico modo in cui i neri poterono alleviare la pressione dovuta agli affollamenti derivanti dall'aumento della migrazione fu quello di ampliare le frontiere residenziali nei quartieri circostanti precedentemente bianchi, un processo che non mancò di provocare molestie e tafferugli razziali da parte dei residenti bianchi i cui atteggiamenti intolleranti furono intensificati dai timoi che i vicini neri avrebbero causato il declino del valore degli immobili. Inoltre la crescente presenza degli afroamericani nelle città, sia nel Nord sia nel Sud, nonché la loro concorrenza con i bianchi per l'ottenimento di un alloggio, un posto di lavoro e finanche nel campo dell'influenza politica finirno con lo scatenare tutta una serie di rivolte a sfondo razziale.

Nel 1898 i cittadini bianchi di Wilmington (Carolina del Nord), offesi per il coinvolgimento degli afroamericani nell'amministrazione locale e incensati da un editoriale di un quotidiano nero, che accusava nel contempo le donne bianche di comportamento sessuale licenzioso, aggredirono in una vera e propria insurrezione centinaia di persone nere uccidendone diverse decine[37]. Sulla spinta del furore i suprematisti bianchi rovesciarono il governo cittadino ed espellendo i titolari degli uffici integrati ed istituendo infine restrizioni (basate sul test d'intelligenza) per evitare che i neri potessero votare.

Ad Atlanta nel 1906 i rapporti giornalistici i quali affermarono l'esistenza di aggressioni da parte di neri su donne bianche provocarono un'esplosione di violenza e omicidi, che lasciarono sul terreno 12 neri morti con oltre 70 feriti[38]. Un afflusso di scioperanti neri non autorizzati a East St. Louis accentuò le tensini razziali nel 1917; le voci che i neri stavano armandosi per preparare un attacco contro i bianchi provocarono numerose aggressioni da parte di folle scatenate nei quartieri neri. Il 1° di luglio dei neri spararono contro un'automobile credendo che i loro occupanti fossero stati parte degli attaccanti delle loro case, uccidendo così erroneamente due poliziotti. Il giorno seguente scoppiò una vera e propria rivolta la quale terminò solo dopo che 9 bianchi e 39 neri rimasero uccisi, con oltre 300 edifici dati alle fiamme (altre stime parlano di oltre 100 morti)[39].

Con la migrazione verso Nord di molti lavoratori neri alla fine del XX secolo si cominciò a verificarsi un attrito con gli operai bianchi. La segregazione continua ad essere un fenomeno presente nelle città; i bianchi generalmente assegnano appartamenti in affitto ai neri nelle zone più povere, veri e propri Slum. Ma mentre il razzismo dovette essere legalizzato fuori dal Sud molti nel Nord, tra cui gli appartenenti al Quaccherismo ed altri che guidarono l'Underground Railroad furono sempre ideologicamente contrari al trattamento segregazionista presente. Allo stesso modo molti bianchi meridionali finirono con l'avere rapporti più stretti con i neri piuttosto che con i ricchi bianchi settentrionali, indipendentemente dall'appartenenza politica[40].

Le Leggi contro la mescolanza razziale negli Stati Uniti d'America vietarono il matrimonio tra bianchi e non bianchi. Queste legislazioni statali in alcuni casi mirarono anche contro la mescolanza razziale tra bianchi e asioamericani o nativi americani; la legge matrimoniale dell'Utah ebbe una componente discriminatoria a partire dal 1899 e venne abrogata solo nel 1963. Essa vietò il matrimonio interrazziale tra un bianco e chiunque fosse considerato un "negro", un mulatto, un "Quadroon" (per un quarto nero), un "Octoroon" (per un ottavo nero), un mongoloide originario dall'Asia orientale od un membro della "razza Malay" (una classificazione riferentesi ai filippini). Non vennero invece imposte restrizioni matrimoniali tra i non bianchi[41].

Sala di ritrovo riservata ai marinai neri durante la prima guerra mondiale.

Durante la prima guerra mondiale i neri servirono nell'United States Armed Forces in unità segregate. I soldati neri furono poco addestrati e male attrezzati e spesso furono messi in prima linea nelle "missioni suicide": il 369° fanteria (l'ex 15° guardia nazionale di New York) si distinse e divenne famosa come l'"Harlem Hellfighters"[42][43].

Un membro nero della polizia militare su una moto davanti all'ingresso dell'"MP Colored" durante la seconda guerra mondiale.

L'esercito americano rimase ancora fortemente segregato nel corso della seconda guerra mondiale. L'United States Army Air Corps e i Marines non ebbero neri arruolati nei loro ranghi; ve ne erano invece tra i Seabees. L'esercito nel suo complesso ebbe solo 5 ufficiali afroamericani[44]; inoltre nessun afroamericano avrebbe mai ricevuto la Medal of Honor durante la guerra e i loro compiti rimasero in gran parte riservati in unità non combatteneti. I soldati neri dovettero a volte rinunciare ai propri posti nei treni per lasciare spazio ai prigionieri nazisti[44].

La guerra vide però anche i primi piloti militari neri, i Tuskegee Airmen (99º squadrone di combattimento)[45] e vide anche il segregato 183º battaglione di combattimento partecipare alla liberazione dei sopravvissuti ebrei del campo di concentramento di Buchenwald[46].

Nonostante la politica istituzionale di formazione professionale separata per i membri iscritti nelle unità tattiche, la politica dell'esercito stabilì a partire dal 1942 che i soldati bianchi e neri si allenassero nelle stesse scuole ufficiali[47][48]: questo divenne il primo esperimento formale di integrazione militare con tutti i candidati ufficiali, indipendentemente dalla "razza (categorizzazione umana)", addestrati assieme[48].

Durante la guerra 110.000 persone di origini giapponesi (fossero stati cittadini statunitensi o meno) vennero segregati in campi di internamento predisposti appositamente (vedi Internamento dei giapponesi negli Stati Uniti); furono imprigionate anche centinaia di persone di origine tedesca e italiana (vedi Internamento dei tedeschi negli Stati Uniti e Internamento degli italiani negli Stati Uniti). Mentre il programma governativo di internamento considerò praticamente tutti i giapponesi come nemici, la maggior parte dei Tedeschi americani e degli italoamericani vennero lasciati in pace e furono anzi autorizzati a servire nello sforzo bellico.

La pressione per porre fine alla segregazione razziale governativa crebbe tra gli afroamericani e i progressisti con la fine del conflitto. Il 26 luglio del 1948 il presidente degli Stati Uniti d'America Harry Truman firmò l'"ordine esecutivo 9981", ponendo così termine alla segregazione all'interno delle forze armate.

Anche la segreazione sportiva costituì una grande questione nazionale[49]. Nel 1900, appena quattro anni dopo la sentenza dei "separati ma uguali", la segregazione venne aplicata alle corse dei cavalli, uno sport che aveva visto in precedenza molti fantini neri vincere le gare del Triple Crown (ippica)[50]. Una segregazione diffusa esistette anche nel ciclismo e nell'automobilismo[50].

Nel 1890 invece la segregazione era diminuita per gli atleti afroamericani, dopo che diverse università e college degli stati settentrionali accettarono d'integrare le proprie squadre sportive[50]. Il calcio fu un altro sport che sperimentò una minima segregazione nei primi tempi[50]. Molti istituti scolastici degli Stati del Nord permisero anche agli afroamericani di giocare nelle proprie squadre di calcio[50].

La segregazione fu con molta difficoltà applicata nel pugilato[50]. Nel 1908 Jack Johnson (pugile) divenne il primo afroamericano a vincere il titolo mondiale dei pesi massimi (vedi Lista dei campioni del mondo dei pesi massimi di pugilato)[50]; tuttavia la sua vita personale (cioè i rapporti riconosciuti con donne bianche) lo resero molto impopolare tra i bianchi americani[50]. Fu solo nel 1937, quando Joe Louis sconfisse il pugile tedesco Max Schmeling, che il pubblico americano nella sua generalità avrebbe abbracciato ed accettato un afroamericano come campione del mondo[50].

Nel 1904 Charles Follis divenne il primo afroamericano a giocare per una squadra di football americano professionista, la Shelby Blues[50]; mentre le leghe professioniste accettarono d'integrare solo un numero limitato di squadre[50]. Nel 1933 tuttavia la National Football League invertì la sua politica d'integrazione limitata e fece completamente segregare l'intero campionato[50]; la barriera razziale sarebbe stata definitivamente interrotta nel 1946, quando i Los Angeles Rams comprarono Kenny Washington e Woody Strode, mentre i Cleveland Browns assunsero Marion Motley e Bill Willis[50].

Nei primi anni trenta anche la pallacanestro sarebbe stata interessata da una vera e propria discriminazione razziale[50]; neri e bianchi giocarono principalmente in leghe diverse e di solito venne proibito giocare partite interrazziali[50]. Tuttavia la grande popolarità della squadra afroamericana degli Harlem Globetrotters avrebbe contribuito ad alterare in senso positivo l'accettazione del pubblico americano nei confronti dei neri[50].

Alla fine degli anni trenta molte scuole ed università settentrionali permisero agli afroamericani di giocare nelle loro squadre[50]. Nel 1942 la barriera razziale nel basket venne rimossa dopo che Bill Jones ed altri tre giocatori aderirono alla squadra integrata dei Toledo Jim White Chevrolets associata alla National Basketball League (Stati Uniti d'America), mentre cinque membri degli "Harlem Globetrotters" andarono dai Chicago Studebaker Flyers[50].

Nel 1947 la segregazione negli sport professionistici avrebbe subito un colpo assai duro dopo che il giocatore della Negro League Jackie Robinson (giocatore di baseball) si uni ai Brooklyn Dodgers (AAFC) e contribuì ad una stagione di grande successo[50]. Alla fine del 1949 tuttavia solo 15 degli stati federati degli Stati Uniti d'America non avevano legislazioni segregazioniste[51] e soltanto 18 l'avevano bandita dalle regole per l'assegnazione di allorggi pubblici[51]. Degli stati rimanenti venti permettevano la segregazione scolastica[51], quattordici consentivano la segregazione nei trasporti pubblici[51] ed erano ancora vigenti ben trenta leggi contro la mescolanza razziale negli Stati Uniti d'America[51].

L'11 settembre del 1964 John Lennon annunciò che i Beatles non si sarebbero esibiti davanti ad un pubblico segregato a Jacksonville[52]; i funzionari cittadini cedettero dopo questa presa di posizione[52]. Un contratto per un loro concerto dell'anno seguente al Cow Palace a Daly City specificò che la band non sarebbe stata obbligata ad esibirsi davanti ad un pubblico segregato[52].

Nonostante tutti i cambiamenti legali che ebbero luogo a partire dagli anni quaranta e specialmente negli anni sessanta (vedi desegregazione) gli Stati Uniti d'America rimangono in una certa misura ancora una società segregata, con modelli abitativi, iscrizioni scolastiche, membri delle chiese, opportunità di lavoro ed ammissione universitaria che riflettono una significativa - de facto - situazione di segregazione. I sostenitori dell'azione posiriva sostengono che le persistenza di tali disparità riflette la discriminzione razziale e la durata dei suoi effetti.

Gates contro Collier fu un caso deciso nel tribunale federale il quale fece terminare il sistema del amministrazione fiduciaria a seguito del flagrante abuso sui detenuti presso il famigerato penitenziario statale del Mississippi a Parchman. Nel 1972 il giudie federale William Colbert Keady scoprì che la fattoria adibita a "lavoro carcerario" violava gli standard moderni di "decenza"; ordinò pertanto l'interruzione immediata di tutte le condizioni e le pratiche anticoncorrenziali. La segregazione razziale dei detenuti venne abolita ed anche il sistema fiduciario, che consentiva a determinati detenuti di avere potere e controllo su altri, fu abrogato del tutto[53].

Più di recente la disparità tra le composizioni razziali dei detenuti nel sistema penitenziario americano ha condotto ad una seria preoccupazione, inerente al fatto che la giustizia statunitense favorisca in realtà una nuova forma di apartheid[54].

Razzismo scientifico[modifica | modifica wikitesto]

La radice intellettuale della sentenza Plessy contro Ferguson, decisione fondamentale della Corte suprema degli Stati Uniti d'America la quale adottò la costituzionalità della segregazione razziale, fu rappresentata dalla dottrina "separati ma uguali"; tutto ciò in parte correlato alla forte presenza del razzismo scientifico in quell'epoca. Tuttavia il sostegno popolare alla decisione fu molto probabilmente il risultato delle credenze razziste fermamente asserite dalla maggioranza dei bianchi americani in quel determinato momento storico[55].

Più tardi la decisione assunta in Brown contro Board of Education (1954) respinse in toto le idee dei razzisti scientifici sulla necessità della segregazione, soprattutto in ambito scolastico; a seguito di tale sentenza le idee maggiormente popolari del razzismo scientifico svolsero un loro ruolo importante nell'attacco e nella lotta contro questa decisione giudiziaria[55].

La rivista accademica Mankind Quarterly (1961) fu un giornale di propaganda razzista scientifica. Fondato nel 1960, in parte in risposta proprio alla sentenza antisegregazionista del 1954 la quale impose la desegregazione in tutte le scuole americane[56][57]. Molti contributori della pubblicazione, gli editori e lo stesso consiglio amministrativo accolsero l'idea dell'ereditarismo accademico; la rivista non mancò di essere severamente criticata per la propria politica estremista, il tenziale antisemitismo e il suo sostegno dato alle storia dei concetti razziali nella specie umana[58].

Nel Sud[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la fine dell'era della Ricostruzione e il ritiro delle truppe federali, che seguirono il "Compromesso del 1877", i governi in mano al partito Democratico (Stati Uniti d'America) in tutti gli Stati uniti meridionali istituirono legislazioni statali per separare i gruppi razziali, soprattutto i bianchi dai neri, presentendo di fatto gli afroamericani come cittadini inferiori e forzando il potere bianco. Nel loro complesso tali direttive vennero denominate Leggi Jim Crow, dal nome del personaggio nero stereotipato Jim Crow, un menestrello inventato negli anni 1830[59]. A volte, come nella costituzione della Florida del 1885 la segregazione fu legittimata costituzionalmente.

La segregazione razziale rimase legge in gran parte del profondo Sud fino allo sviluppo del movimento per i diritti civili degli afroamericani. Tali leggi hanno consentito la egregazione nelle strutture pubblche e nei servizi, proibito il matrimonio interrazziale (vedi leggi contro la mescolanza razziale) e negato il diritto di voto sulla base discriminatoria del test d'intelligenza e del ceto sociale. Gli impatti maggiori che ebbero includono:

  • La segregazione nelle strutture comprese scuole separate, assieme ad abergi, bar, servizi igienici, parchi, cabine telefoniche, biblioteche, cinema e ristoranti, spesso con bancomat con finestre separate e per finire con le fontanelle pubbliche dell'acqua riservate ai "Colored"[60].
  • Le leggi statali che vietarono il matrimoio interrazziale (vedi mescolanza razziale) vennero fatte applicare in tutto il Sud e finanche in molti stati del Nord fin dall'epoca coloniale. Durante la Ricostruzione tali legislazioni furono abrogate in Arkansas, Louisiana, Mississippi, Florida, Texas e Carolina del Sud; solo per essere poi ripritinate a seguito della presa del potere dei democratici cosiddetti "Redeemers". La Corte suprema degli Stati Uniti d'America ne dichiarò per la prima volta la costituzionalità nel 1883; verdetto ribaltato solamente nel 1967 con la sentenza sul caso Loving contro Virginia[61].
  • Il diritto di voto dei neri fu sistematicamente limitato o negato tramite disposizioni sul suffragio, come l'introduzione dei Poll Taxes e i test di alfabetizzazione. Le scappatoie come la "clausola d'anteriorità" e la "clausola di comprensione" protessero invece il diritto di voto dei bianchi che non furono in grado di pagare l'imposta o di passare il test di alfabetizzazione. Soltanto i bianchi poterono votare alle primarie democratiche[61]. Dove e quando le persone nere riuscirono votare in un certo numero i loro voti vennero fatti annullare da una sistematica manipolazione dei confini elettorali.

Nel Nord[modifica | modifica wikitesto]

Anche nel settentrione esistette una segregazione formale. Alcuni quartieri diventarono autentici ghetti dove furono ammassati e limitati i neri, mentre al contempo le opportunità lavorative vennero negate dal sindacato, ad esempio con la lista dei "mestieri edilizi qualificati". I neri che si trasferirono al Nord con la grande migrazione afroamericana, soprattutto dopo la prima guerra mondiale, a volte poterono vivere senza lo stesso grado di oppressione sperimentato nel Sud, ma il razzismo e la discriminazione rimasero profondmente ancorati nella mente dei bianchi.

"Nonostante le azioni degli abolizionisti, la vita per i neri liberi era ben lungi dall'idilliaco, a causa del razzismo settentrionale. La maggior parte dei neri liberi viveva in enclav razziali nelle principali città del Nord: New York, Boston, Filadelfia e Cincinnati. Lì, condizioni di vita estremamente povere hanno portato a malattie e morte. In uno studio di Filadelfia del 1846 quasi tutti i neonati neri morti lo furono poco dopo la nascita. Ma anche ai neri iù benestanti venne vietato di vivere nei quartieri bianchi a causa del timore dei bianchi che ciò facesse diminuire i valori delle proprietà"[62].

Mentre risulta essere comune pensare che la segregazione fosse un fenomeno esclusivamente meridionale, la si ritrovò anche assai forte nel Nord; a Cicero (Illinois) ad esempio divenne famoso quando il sostenitore dei diritti civili Martin Luther King guidò una marcia per la promozione dell'integrazione nel campo immobiliare (definita "imparzialità razziale").

"I neri del nord sono stati costretti a vivere in una democrazia prodotta dall'uomo bianco e, pur non legalmente schiavi, sono stati soggetti alla definizione discriminatoria della loro "razza (categorizzazione umana)". Nelle loro comunità totalmente nere hanno continuato a costruire le proprie chiese e scuole e sviluppare comitati di vigilanza per proteggere i membri della comunità nera dall'ostilità e dalla violenza"[62].

Nel corso degli anni trenta tuttavia la disoccupazione professionale si concluse per molti afroamericani proprio nel Nord dopo che il Congress of Industrial Organizations, uno dei sindacati dei lavoratori leader dell'epoca, accetto d'integrare i neri nel loro seno[63].

La segregazione scolastica nel Nord rimase anch'essa una questione spinosa ed importante[64]. In Illinois, Ohio, Pennsylvania, New Jersey - le città situate nei pressi della Linea Mason-Dixon - forzarono la pratica segregazionista nonostante il fatto che le leggi statali la vietassero teoricamente[64]. Anche l'Indiana introdusse la segregazione scolastica tramite una legge statale[64].

Nel corso degli anni quaranta però le cause legali svolte col patrocinio della National Association for the Advancement of Colored People ebbero l'effetto di diminuire rapidamente le politiche segregazioniste da tutte le aree meridionali di Illinois, Ohio, Pennsylvania e New Jersey[64]. Nel 1949 l'Indiana abolì ufficialmente la propria legge riguardante la segregazione scolastica[64]. La forma più comune di segregazione presente negli stati settentrionali rimase per molto tempo quella rappresentata dalle Leggi contro la mescolanza razziale negli Stati Uniti d'America[51].

Segregazione contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

« "per quanto mi riguarda, quello che ha fatto in quei giorni - e sono stati giorni duri, nel 1937 - ha reso possibile ai negri di avere la loro possibilità di entrare nel baseball e in altri campi". »

(- Lionel Hampton su Benny Goodman[65], che ha contribuito a lanciare le carriere di molti nomi importanti nel jazz e. durante un'era di forte segregazione, ha anche guidato uno dei primi gruppi musicali razziali integrati.)

La separazione tra neri e bianchi è costantemente in declino per la maggior parte delle grandi aree metropolitane e delle città, anche se esistono differenze geografiche. Nel 2000 ad esempio l'Ufficio del censimento degli Stati Uniti d'America ha rilevato che la segregazione residenziale è in media diminuita a partire dal 1980 negli Stati Uniti occidentali e negli Stati Uniti meridionali, ma meno negli Stati Uniti d'America nord-orientali e negli Stati Uniti d'America medio-occidentali[66].

Infatti le prime 10 città più separate si trovano tutte nel Rust Belt, dove le popolazioni totali sono diminuite negli ultimi decenni[67]; nonostante questi modelli pervasivi i cambiamenti per le singole aree sono talvolta minimi ma significativi[68]. Trent'anni dopo l'era dei diritti civili gli Stati Uniti d'America rimangono una società (sociologia) separata residenzialmente ed in cui neri e bianchi vivono ancora spesso in quartieri molto diversi tra loro[68][69].

La pratica della discriminazione razziale nell'ambio degli alloggi e dei prestiti bancari nega o aumenta i costi dei servizi, l'assicurazione, l'accesso ai posti di lavoro[70] e alle cure mediche, fino ai supermercati residenziali in determinati casi[71]; il tutto assai spesso determinato da un esplicito razzismo[72]. La forma più devastante in questo senso si riferisce alla discriminazione nei mutui; i dati sui prezzi delle abitazioni e gli atteggiamenti verso l'integrazione suggeriscono che alla metà del XX secolo la segregazione era un prodotto di azioni collettive adottate dai bianchi per escludere i neri dai propri quartieri[73].

La creazione di autostrade ha prodotto in certi casi l'isolamento dei quartieri neri dai beni e servizi essenziali, molte volte divisi essi stessi dai corridoi industriali. Ad esempio il sistema autostradale interstatale di Birmingham (Alabama) ha tentato di mantenere i confini razziali che erano stati stabiliti dalla legge di urbanizzazione razziale cittadina del 1926. La costruzione di autostrade interstatali attraverso i quartieri neri in città ha portato ad una perdita di popolazione significativa in quei quartieri ed è associata ad un aumento della segregazione razziale delle zone residenziali[74].

Il desiderio di alcuni bianchi di evitare che i loro figli frequentino scuole integrate si è rivelato un fattore di "White flight" (famiglie bianche che si spostano nei sobborghi)[75] oltre alla fondazione di numerose accademie segregate e scuole private che alla maggior parte degli studenti afroamericani rimangono inaccessibili, anche se tecnicamente preparati, non essendo in grado di permettersele[76].

Studi recenti svolti a San Francisco hanno dimostrato che i gruppi di proprietari di abitazioni tendevano ad autosegregarsi con l'intento di mantenere rapporti soltanto con persone dello stesso livello d'istruzione e di "razza"[77]. Nel 1990 le barriere giuridiche che imponevano la segregazione erano state sostanzialmente sostituite da fattori indiretti, compreso il fenomeno che i bianchi pagano più dei neri per poter vivere in aree a forte prevalenza bianca[73].

La segregazione residenziale e sociale dei bianchi dai neri crea un processo di socializzazione che limita le possibilità dei bianchi di sviluppare relazioni significative con le minoranze. Tutto questo favorisce uno stile di vita segregato e conduce a sviluppare opinioni positive nei confronti del proprio gruppo di appartenenza ed altrettanto negative invece verso tutti gli altri gruppi[78].

La segregazione colpisce persone di tutti gli strati sociali. Ad esempio un sondaggio condotto nel 2000 ha scoperto che i neri suburbani a medio reddito vivono in quartieri con molti più bianchi rispetto ai poveri neri del centro. Ma i loro quartieri non sono identici a quelli dei bianchi aventi le stesse caratteristiche socioeconomiche; in particolare i neri di ceto medio tendono a vivere con vicini bianchi che risultano essere meno ricchi di loro. Mentre in senso significativo sono meno segregati dei poveri neri, le distinzioni razziali continuano ancora a produrre potentemente le diverse opzioni residenziali[79].

Il numero dei ghetti interni ipersegregati sta cominciando lentamente a diminuire. Rivedendo i dati del censimento degli Stati Uniti d'America del 2000 Rima Wilkes e John Island hanno scoperto che nove aree metropolitane che erano state ipersegregate nel 1990 non lo erano più nel 2000[80]. Solo due nuove città, Atlanta e Mobile (Alabama), sono diventate ipersegregate nello stesso periodo di tempo[80]. Ciò punta verso una tendenza di maggior integrazione nella maggior parte della nazione.

Segregazione residenziale[modifica | modifica wikitesto]

La segregazione razziale è più pronunciata nell'ambito degli alloggi. Sebbene le popolazioni statunitensi di etnie diverse possano lavorare insieme, rimane ancora molto improbabile che vivano in quartieri integrati. Questo modello differisce solo per grado nelle diverse aree metropolitane[81].

La segregazione residenziale persiste per una serie di motivi. I quartieri segregati possono essere rafforzati dalla pratica dello "steering" per cui i mediatori immobiliari indirizzano i potenziali acquirenti verso alcuni quartieri basandosi sulla loro "razza (categorizzazione umana)". Ciò si verifica quando un agente immobiliare presuppone su dove al loro cliente potrebbe piacere vivere in base al colore della pelle umana[82].

Tale discriminazione può verificarsi quando i padroni di casa esprimono la loro disponibilità ad affittare in base alla razza del richiedente, o forniscono termini e condizioni differenti per concedere l'alloggio; per esempio richiedendo che le famiglie nere paghino un deposito di sicurezza superiore rispetto alle famiglie bianche[83].

Il "Redlining" ha contribuito a preservare i modelli di vita segregati in quanto la discriminazione motivata dal pregiudizio è spesso contingente alla composizione razziale dei quartieri in cui viene richiesto il prestito e alla razza del richiedente. Gli istituti di credito hanno dimostrato, secondo i dati del 1998, di trattare in modo diverso i richiedenti di mutui afroamericani quando si acquistano case nei quartieri bianchi piuttosto che nei quartieri neri[84].

Queste pratiche discriminatorie sono illegali. Il Fair Housing Act del 1968 vieta la discriminazione abitativa in base alla razza, al colore, all'origine nazionale, alla religione, al sesso, allo stato familiare o alla disabilità. L'"Office of Fair Housing and Equal Opportunity" è incaricato di amministrarne e applicarne gli assunti. Chiunque creda di aver affrontato la discriminazione in base alla propria razza può presentare una denuncia[85].

Le famiglie sono poi trattenute o limitate dal reddito percepito. La disuguaglianza è presente anche nella forza lavoro presente nelle aree residenziali. Uno studio fornisce la seguente statistica: "il reddito medio per famiglia degli afroamericani è stato il 62% di quello dei bianchi non ispanici (27.910 dollari contro 44.504"[86]. Tuttavia i neri sono stati costretti dal sistema a rimanere in aree urbane e povere mentre i bianchi, essendo in grado di permetterselo, andavano a vivere in periferia. Queste misure forzate promuovevano i livelli di povertà dei neri e ne abbassavano il loro potere d'aquisto.

Massey e Denton propongono la tesi che la causa fondamentale della povertà tra gli afroamericani sia proprio la segregazione. Questa ha creato i ghetti urbani neri dei centri cittadini, vere e proprie "trappole di povertà", ai quali viene impedito di sfuggire alla propria condizione sociale inferiore. Talvolta si afferma che questi quartieri hanno istituzionalizzato una struttura familiare nera che è sottoposta a stigmatizzazione (scienze sociali) in quanto produce il mantenimento della situazione economica disagiata.

L'esperto di sociolinguistica William Labov[87] sostiene che la segregazione persistente mantiene inoltre l'uso dell'Inglese afro-americano vernacolare, esponendo a discriminazione i suoi parlanti. Anche se stigmatizzato i sociolinguisti che lo studiano notano che è un dialetto legittimo dell'inglese e più sistematico di tutti gli altri[88]. Arthur Spears sostiene che non esiste uno svantaggio educativo intrinseco nel parlarlo e che esiste in forme vernacolari e maggiormente standardizzate[89].

Storicamente la segregazione residenziale divideva le comunità tra la città interna nera e le periferie bianche. Questo fenomeno è dovuto al fatto che i bianchi spesso lasciano i quartieri a causa della presenza nera; non vi sono più notevoli differenze geografiche a riguardo. Le possibilità lavorative diminuiscono e la povertà cresce, i tassi di criminalità aumentano e le aziende abbandonano. Ciò crea una mancanza di occupazione nei quartieri segregati, con la perpetuazione della disuguaglianza economica[90].

Con la ricchezza e le imprese uscite dalle aree urbane la base imponibile diminuisce, il che fa peggiorare i finanziamenti per l'istruzione. Di conseguenza coloro che possono permettersi di lasciare l'area per scuole migliori fanno decadere ancor di più la base imponibile per i finanziamenti educativi. Nessuna attività vuole investire in un luogo dove non vi è un'ampia disponibilità econimica e in cui il crimine è diffuso, il che significa che le uniche cose che sono rimaste in queste comunità sono le persone povere nere con poche opportunità di occupazione o di istruzione[91].

Oggi un certo numero di bianchi sono disposti e sono in grado di pagare un premio assicurativo per vivere in un quartiere prevalentemente bianco. La residenzialità nelle aree bianche comporta anche un affitto più alto[92]. Grazie a questo fatto molti quartieri bianchi bloccano i neri che non sono disposti a pagare di più. Alcuni sociologi hanno definito questa situazione "ipersegregazione" o "apartheid americano"[7].

L'Ufficio del censimento degli Stati Uniti d'America ha, nonostante ciò[93], dimostrato che la segregazione residenziale è in declino generale dal 1980[94]. Secondo uno studio del 2012 i mercati del credito hanno permesso a una parte sostanziale di famiglie ispaniche di vivere in quartieri con meno famiglie nere, mentre una frazione di famiglie nere si è spostata in aree più integrate. L'effetto netto è però che i mercati del credito hanno incrementato la segregazione razziale[95].

A partire dal 2015 le segregazioni residenziali avevano preso nuove forme, con un minor numero di quartieri a maggioranza afroamericana, soppiantando il modello storico della città interna nera e dei sobborghi bianchi[96]. Nel frattempo in località come Washington la gentrificazione aveva portato allo sviluppo di nuovi quartieri bianchi nelle zone residenziali storicamente nere. La segregazione si verifica attraverso la prezzatura delle abitazioni nei quartieri bianchi e l'esclusione delle abitazioni a basso reddito[97] piuttosto che attraverso regole che impongono la segregazione. La segregazione nera rimane però più pronunciata; mentre c'è meno segregazione ispanica o asiatica[98][99].

Segregazione commerciale e industriale[modifica | modifica wikitesto]

Lila Ammons ha discsso il processo di costituzione di banche di proprietà nere nel corso degli anni 1880-1990, come metodo per affrontare le pratiche discriminatorie delle istituzioni finanziarie contro i cittadini afroamericani. All'interno di questo periodo descrive cinque periodi distinti che illustrano il processo di sviluppo delle banche, come segue:

1888-1928[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1851 si svolse uno dei primi incontri per avviare il processo di costituzione di banche di proprietà nere, anche se le idee e la loro attuazione non vennero utilizzate fino al 1888[100]. Vennero create circa 60 banche nere, che hanno dato ai neri la possibilità di accedere ai prestiti e alle altre esigenze bancarie che le altre banche non avrebbero offerto agli afroamericani.

1929-1953[modifica | modifica wikitesto]

Solo cinque banche furono aperte in questo periodo, mentre si videro molte banche di proprietà nere chiudere, con un periodo di vita generale di nove anni[101]. Con gli afroamericani che continuarono a migrare verso le aree urbane settentrionali, si dovette affrontare il rischio di soffrire di elevati tassi di disoccupazione, a causa delle altre minoranze che disposte a fare il lavoro che gli afroamericani avrebbero precedentemente occupato[102]. In questo momento l'intera industria bancaria rimase comunque in uno stato perenne di crisi, con le banche minori che ebbero alti tassi di fallimento, così come minori tassi di rimborso del prestito. I primi gruppi di banche cominciarono ad investire le proprie finanze nella comunità nera, principalmente in prestiti ipotecari, società fraterne e obbligazioni governative[103].

1954-1969[modifica | modifica wikitesto]

In questo periodo furono costituite circa 20 banche e si iniziò a vedere anche gli afroamericani diventare cittadini attivi, partecipando a vari movimenti sociali incentrati sull'uguaglianza economica, su migliori situazioni abitative, sui posti di lavoro maggiormente retribuiti e sulla fine della segregazione razziale della società (sociologia)[104]. Attraverso la desegregazione tuttavia queste banche non poterono più dipendere dalla comunità nera per i propri affari e furono costrette ad entrere nel libero mercato, pagando i loro dipendenti con salari competitivi e dovendo soddisfare le esigenze di tutta la società anziché semplicemente quelle della comunità nera[104].

1970-1979[modifica | modifica wikitesto]

Si assistette una deindustrializzazione urbana la quale condusse ad aumentare notevolmente il numero di banche di proprietà dei neri, con 35 nuove banche nel corso di questo periodo[105]. Anche se un tale cambiamento di economia consentì l'apertura di un maggior numero banche, gli anni settanta paralizzarono ulteriormente la comunità afroamericana, in quanto i tassi di disoccupazione aumentarono con lo spostamento del mercato del lavoro, da quello non qualificato agli impieghi governativi[106].

1980-1990[modifica | modifica wikitesto]

Approssimativamente sono state istituite circa 20 banche, tuttavia tutte le banche rimasero in concorrenza con altre istituzioni finanziarie che servivano le necessità delle persone a costi inferiori[107].

2000[modifica | modifica wikitesto]

Dan Immergluck scrive che nel 2003 le piccole imprese nei quartieri neri ricevevano ancora meno prestiti, anche dopo aver tenuto conto della densità delle imprese, delle dimensioni aziendali, del mix industriale, dei redditi di quartiere e della qualità del credito delle imprese locali[108]. Gregory D. Squires ha scritto, sempre nel 2003, che è chiaro che la razza ha influenzato a lungo e continua ad influenzare le politiche e le pratiche del settore assicurativo[109]. I lavoratori che vivono nei quartieri cittadini interni impiegano più tempo a trovare lavoro rispetto ai lavoratori suburbani, un fattore che influenza in modo sproporzionato i lavoratori neri[110].

Il libro di Rich Benjamin del 2009 Searching for Whitopia: An Improbable Journey to the Heart of White America rivela lo stato di segregazione residenziale, educativa e sociale. Nell'analizzare la segregazione razziale e di classe il libro documenta la migrazione di bianchi americani dai centri urbani alle comunità delle piccole città, extraurbane e rurali. Nel corso del XX secolo la discriminazione razziale era deliberata e intenzionale; oggi invece la divisione deriva da politiche e istituzioni che non sono più esplicitamente progettate per discriminare. Tuttavia, i risultati di tali politiche e credenze hanno impatti negativi, razziali, vale a dire segregazionisti[111].

Effetti[modifica | modifica wikitesto]

Educazione[modifica | modifica wikitesto]

La segregazione nel campo educativo fu quella con i maggiori effetti e conseguenze ed ebbe importanti ripercussioni sociali le quali continuano fino ai giorni nostri. Il pregiudizio secondo cui l'esperienza quotidiana provocasse in molti afroamericani un indebito stress tale da minare lo sviluppo cognitivo fu considerato come una tesi psicologicamente dimostrata. L'esperto in "economia dell'educazione"

Eric Alan Hanushek e i suoi co-autori hanno considerato le concentrazioni razziali presenti all'interno degli istituti scolastici rinvenendone effetti considerati largamente importanti. Gli studenti neri sembrano essere sistematicamente e fisicamente danneggiati dall'alta concentrazione di altri studenti neri nella propria scuola; tali effetti non si estendono né ai bianchi né agli ispanici e pertanto questo implicherebbe che il fatto sia correlato con le interazioni tra pari e non alla qualità scolastica[112]. Inoltre pare che l'effetto delle concentrazioni nere nelle scuole sia più grande per gli allievi neri che raggiungono alti livelli di prestazione[113].

Anche gli afroamericani provenienti da città povere che frequentano le università continuano a soffrire accademicamente a causa dello stress provocato dall'avere familiari ed amici ancora segregati nei centri cittadini[114]. L'istruzione viene utilizzata anche come mezzo per perpetuare l'ipersegregazione; gli agenti immobiliari spesso implicitamente utilizzano la composizione razziale scolastica come uno dei modi per attirare acquirenti bianchi nell'anello segregato che circonda la città interna[115].

La percentuale di bambini neri che ai giorni nostri frequentano le scuole pubbliche integrate si trova al suo livello più basso a partire dal 1968[116]. La frase "apartheid americano" è stata utilizzata in riferimento alla disparità esistente tra scuole bianche e nere; quelli che confrontano una tale disuguaglianza con il termine apartheid puntano spesso ad ottenere fondi maggiori per le scule a prevalenza nera[117].

A Chicago, per l'anno accademico 2002-03, l'87% dell'istruzione scolastica pubblica era rivolta a neri o ispanici; meno del 10% dei bambini che ne usufruivano erano bianchi americani. A Washington il 94% degli scolari elementari statali è costituito da neri o ispanici, con meno del 5% di bianchi.

L'educatore e attivista Jonathan Kozol ha approfondito molto questo argomento nel suo libro intitolato The Shame of the Nation: The Restoration of Apartheid Schooling in America[118].

Il "nuovo apartheid americano" si riferisce all'affermazione secondo cui le politiche statunitensi in materia di sostanze stupefacenti e criminalità in sostanza puntano ai neri, cioè si basano essenzialmente sulla "razza (categorizzazione umana)". La rivista radicale della sinistra (politica) Z Communications ha presentato una serie i 4 articoli su "The New American Apartheid" in cui ha tracciato paralleli tra il trattamento dei neri da parte del sistema gudiziario e l'ex regime sudafricano di apartheid.

"I carcerati occupano i gradini più bassi della scala sociale classista, ed il loro numero aumenta costantemente. Il sistema dell'istituto penitenziario (insieme alle carceri locali) è una raccolta di ghetti o di individui poveri costituiti principalmente da lavorati non specializzati, senza titoli di studio e del tutto privi di una base socio-familiare consolidata. In numero sempre crescente questo sistema è riservato alle minoranze razziali e specialmente ai neri; si tratta dello stesso segmento della società americana che ha sperimentato alcune delle riduzioni più drastiche del reddito e che sono state "mirate" per il loro coinvolgimento in questioni di droga e abuso di farmaci. Il tutto con la conseguente violenza che si estende a partire dalla mancanza dei legittimi mezzi di conseguimento degli obiettivi d'integrazione sociale"[119].

Questo articolo è stato discusso presso l'"Istituto per la giustizia minorile e penale" e dà diversi consigli scolastici che tentano di affrontare la questione della segregazione che si perpetua fino ad oggi. Nell'istruzione superiore alcuni gruppi hanno contestato le politiche razziali separatiste nei dormitori delle università. Nel 2002 la New York Civil Rights Coalition[120] ha fatto pubblicare 'The Stigma of Inclusion, Racial Paternalism and Separatism in Higher Education'; il rapporto ha sottolineato i modelli di auto-segregazione esistenti nei campus universitari, che gli autori hanno sostenuto essere stati incoraggiati dagli amministratori stessi[121][122].

A causa dell'istruzione finanziata principalmente attraverso le entrate locali e statali la sua qualità varia notevolmente a seconda della posizione geografica. In alcune aree l'istruzione viene finanziata principalmente attraverso entrate provenienti dalle imposte immobiliari; quindi in alcune aree vi è una correlazione diretta tra il prezzo delle abitazioni e la quantità di denaro destinata all'educazione della gioventù della zona[123].

Il Censimento degli Stati Uniti d'America del 2010 ha mostrato che il 27,4% di tutti gli afroamericani ha vissuto sotto la soglia di povertà, la percentuale più alta se confrontata con qualsiasi altro gruppo etnico presente[124]; pertanto in aree prevalentemente afroamericane la quantità di fondi disponibili per l'istruzione è estremmente bassa; questa situazione viene nominata "segregazione finanziaria"[123]. Questo discutibile sistema di finanziamento educativo può essere visto come una delle ragioni primarie della segregazione razziale contemporanea la quale continua inequivocabilmente a prosperare.

Nelle aree prevalente bianche con una maggiore disponibilità finanziaria questa viene incanalata in istituti d'istruzione primaria e d'istruzione secondaria, permettendo con ciò ai loro studenti di usufruire delle risorse che gli consentono di riuscire in ambito accademico e di ottenere una laurea post-secondaria. Questa pratica continua a suddivire etnicamente, socialmente ed economicamente l'intera America.

Programmi certificati alternativi sono stati introdotti in molte scuole delle aree interne cittadine e nelle zone rurali. Questi assegnano ad una persona una licenza d'insegnamento anche se non ha completato un corso di studi tradizionali con diploma magistrale; essi hanno cominciato ad entrare in vigore durante gli anni ottanta per la maggior parte degli Stati in risposta al numero sempre minore di individui che cercano di conseguire una laurea nel campo dell'istruzione[125].

Tutto il programma rimane assai controverso e "si espande a dispetto delle prove evidenti del suo carente successo... vi sono preoccupazione circa il modo in cui svolgeranno la loro attività d'insegnanti, specialmente perché è assai più probabile che finiscano nei quartieri poveri ad insegnare a studenti in situazioni particolarmente difficili"[126]. Chi usufruisce di tali certificati di laurea alternativi tende così ad insegnare agli afroamericani e alle altre minoranze etniche nelle scuole dei ghetti o nelle piccole cittadine impoverite.

Pertanto le minoranze non solo devono afrrontare la minor quantità di risorse per le loro strutture didattiche, ma anche avere gli insegnanti meno formati della nazione. Valorie Delp, una madre che risiede in una zona interna cittadina ed il cui bambino frequenta una scuola a cui sono stati assegnati insegnanti attraverso il programma di certificazione alternativo, scrive: "un insegnante conosciuto che è in questo programma ha detto di avere visioni inerenti al venire a "salvare" i bambini e la scuola e crede veramente che questa idea sia stata praticata nel suo programma. Nessuno si preoccupa mai della questione del bullismo o della possibilità di altre forme di violenza, dell'aggressività e della maleducazione, o sul fatto che non riescono a leggere nonostante siano già in 7ª classe""[127].

Delp mostra che mentre molti laureati di questi programmi di certificazione hanno intenzioni onorevoli e sono anche persone educate e intelligenti, vi è però un motivo sostanziale per cui gli insegnanti hanno tradizionalmente sempre dovuto acquisire un considerevole livello formativo prima di essere certificati ufficialmente. L'esperienza acquisita poi attraverso la vasta esperienza e il praticantato in classe li equipaggia con gli strumenti necessari per poter riuscire ad educare la gioventù odierna.

Alcune misure sono state prese per provare a dare alle famiglie meno ricche la capacità di educare i propri figli. A suo tempo il presidente degli Stati Uniti d'America Ronald Reagan ha introdotto la "Legge assistenziale per i senza fissa dimora" nel 1987[128]; essa intendeva permettere ai bambini di acquisire una formazione anche se le loro famiglie non avevano una residenza permanente.

Per Leo Stagman, un genitore afroamericano con famiglia monogenitoriale residente a Berkeley e la cui figlia aveva ricevuto un grande aiuto dalla legislazione: "durante la sua formazione lei, [la figlia di Leo] ha usufruito del programma gratuito per il pranzo e ricevuto l'assistenza secondo la legislazione sui senzatetto. So che la mia figlia è la maggior responsabile delle sue capacità, ma mi chiedo dove sarebbe andata a finire senza l'assistenza che ha ricevuto grazie alla legge. La sua laurea rappresenta il successo dell'assistenza ai sensi della presente legge "[129].

Leo poi non manca di far notare anche che "la maggior parte degli studenti che ricevono assistenza sono neri o mulatti"[129]. Vi sono stati diversi altri atti di promozione per aiutare i giovani indigenti ad ottenere il proprio successo scolastico; uno di questi è il "No Child Left Behind Act of 2001" il quale intende aumentare la responsabilità delle scuole pubbliche e dei loro insegnanti creando test standardizzati che forniscano una panoramica della capacità di succeso della scuola nell'educare i propri studenti[130].

Le scuole che hanno ripetutamente eseguito male i loro compiti si possono veder aumentata l'attenzione e l'assistenza da parte del governo federale[130]. Uno degli scopi prefissatisi dalla legge è quello di ridurre i divari di ceto sociale e d'integrazione razziale istituendo aspettative comuni per tutti gli studenti[130]. I punteggi dei test hanno dimostrato di essere migliorati per gli studenti appartenenti ad una qualche minoranza, ma stanno aumentando allo stesso tasso anche per i bambini bianchi; il presente atto ha pertanto contribuito ben poco a chiudere il divario educativo esistente tra i bambini bianchi e quelli delle minoranze[131].

Vi è stato un problema educativo con le minoranze anche a causa della paura di essere accusate di "Acting White" (il tradimento percepito da una persona della loro cultura assumendo le aspettative sociali della società bianca)[132]. Essa è una definizione difficile da individuare, però è un termine negativo prevalentemente utilizzato nei confronti di quegli afroamericani che, mostrando interesse ai propri studi, commetterebbero un tadimento nei confronti della cultura afroamericana cercando di far parte della società bianca anziché restando fedeli alle proprie radici.

Roland G. Fryer Jr. dell'Università di Harvard ha sottolineato che "c'è necessariamente un compromesso tra il fare bene e il rifiuto da parte dei suoi coetanei quando provenienti da un gruppo che ha conseguenze tradizionalmente inferiori, soprattutto quando quel gruppo entra in contatto con più outsider"[133]. Non solo vi sarebbero cause economiche e storiche per la segregazione educativa razziale, ma vi sono anche nozioni sociali che continuano ad essere ostacoli da superare prima che i gruppi minoritari possano finalmente raggiungere un succeso paritario in campo educativo.

Salute[modifica | modifica wikitesto]

Un altro impatto dell'ipersegregazione può essere rinvenuto nello stato di salute dei residenti di determinate aree. I centri cittadini maggiormente afflitti dalla povertà spesso non dispongono dell'assistenza sanitaria ben presente invece nelle aree esterne; che molti ghetti siano così isolati da altre parti della società contribuisce fortemente alla cattiva salute spesso riscontrata nei residenti delle zone interne. Le condizioni divita sovraffollate causate dall'ipersegregazione significano che la diffusione di malattie infettive, come la tubercolosi, avviene molto più frequentemente[134].

Questa situazione viene conosciuta come "ingiustizia epidemica" in quanto i gruppi rzziali confinati in una certa area rimangono colpiti molto più spesso di quelli che vivono al di fuori di quella zona.

I residenti indigenti delle città debbono affrontare anche altri fattori che hanno influenze negative sulla salute. La ricerca ha dimostrato che in tutte le principali città americane i neri ipersegregati hanno molta più probabilità di essere esposti a livelli pericolosi di tossine presenti nell'aria[135]. L'esposizione quotidiana all'inquinamento significa che gli afroamericani che vivono in queste aree si trovano a maggior rischio di malattia.

Criminalità[modifica | modifica wikitesto]

Un'area in cui l'ipersegregazione sembra avere il maggior effetto è nella violenza subita dai residenti. Il numero di crimini violenti negli Stati Uniti d'America è generalmente diminuito; il numero degli omicidi è sceso del 9% tra gli anni ottanta e novanta[136]. Nonostante ciò i tassi di criminalità nelle città inter-ipersegregate stanno aumentando. A partire dal 1993 gli uomini afro-americani hanno undici volte più probabilità di essere presi a pistolettate e nove volte più probabilità di essere assassinati rispetto ai loro coetanei bianchi americani[7].

La povertà, la disoccupazione elevata e le famiglie spezzate, tutti i fattori più prevalenti nelle città inter-ipersegregate, contribuiscono in modo significativo ai livelli disuguali della violenza subita dagli afroamericani. La ricerca ha dimostrato che più l'anello periferico bianco risulta segregato e più il tasso di crimini violenti nella città interna aumenterà, ma anche che il crimine nell'area esterna invece diminuirà[136].

Povertà[modifica | modifica wikitesto]

Uno studio rileva che la segregazione razziale residenziale di una zona aumenta i tassi metropolitani della povertà nera e delle disparità di reddito tra bianchi e neri, mentre diminuisce i tassi di povertà bianca e la disuguaglianza all'interno della popolazione bianca[137].

Famiglie monogenitoriali[modifica | modifica wikitesto]

Uno studio rileva che gli afroamericani che vivono in aree segregate metropolitane hanno una maggiore probabilità di famiglia monogenitoriale rispetto ai neri che vivono in luoghi più integrati[138].

Spesa pubblica[modifica | modifica wikitesto]

La ricerca mostra che la segregazione razziale contribuisce alle diseguaglianze nei beni pubblici. I bianchi e i neri sono molto più propensi a sostenere i candidati differenti al ruolo di sindaco rispetto ai bianchi e i neri che vivono in luoghi più integrati, il che li rende meno capaci di costruire un consenso. La mancanza di consenso conduce conseguentemente anche a bassi livelli di spesa pubblica[139].

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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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