Diritto di voto

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Il diritto di voto è il diritto che assicura a un individuo la possibilità di manifestare la propria volontà durante un'elezione. In molti Stati del mondo è un diritto costituzionale.

Prima dell'introduzione del suffragio universale il diritto di voto era limitato per censo (suffragio censitario) o per cultura (suffragio capacitorio).

Parallelismo dell'elettorato attivo e passivo[modifica | modifica wikitesto]

La Corte europea dei diritti dell'uomo ricostruisce il diritto di voto - riconosciuto dall'articolo 3 del primo Protocollo alla CEDU - come cardine per due diritti che sono la doppia faccia della stessa medaglia: il diritto di votare e quello di competere per essere eletti.

Si tratta del cosiddetto parallelismo dell'elettorato attivo e dell'elettorato passivo[1], che nella dottrina costituzionale italiana è fatto risalire a due diverse norme: l’articolo 48 (diritto di voto) e l’articolo 51 (accesso alle cariche elettive) della Costituzione.

Storia del diritto di voto in Italia[modifica | modifica wikitesto]

In Italia il diritto di voto nel 1861 era riservato ai soli cittadini maschi di età superiore ai 25 anni e di elevata condizione sociale. Nel 1881 il Parlamento approvò l'estensione del diritto di voto e fu ammessa anche la media borghesia; inoltre il limite d'età fu abbassato a 21 anni.

Nel 1912, su proposta di Giovanni Giolitti, il Parlamento approvò l'estensione del diritto di voto a tutti i cittadini maschi a partire dai 21 anni di età che avessero superato con buon esito l'esame di scuola elementare e tutti i cittadini di età superiore ai trenta anni indipendentemente dal loro grado di istruzione. Il suffragio universale maschile vero e proprio è stato introdotto con la legge n. 1985/1918, che ha ammesso al voto tutti cittadini maschi di età superiore ai ventuno anni, nonché i cittadini di età superiore ai diciotto anni che avessero prestato il servizio militare durante la prima guerra mondiale.

Il voto alla donne è stato invece riconosciuto nel 1945[2]. La Costituzione repubblicana detta alcuni principi fondamentali in materia di voto, stabilendo che esso è personale, eguale, libero e segreto e che il suo esercizio è un «dovere civico»[3]. Questa disposizione va interpretata nel senso che la Costituzione proibisce il voto per procura, vietando così la possibilità di delegare ad altri il proprio diritto di voto e il voto plurimo, cioè la possibilità che il voto di ognuno abbia una valore numerico superiore a quello di un altro. È altresì nullo ogni patto con cui un elettore si obbliga a votare in un certo modo[2].

Dagli anni '90[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente in Italia il voto è un diritto di tutti i cittadini con almeno 18 anni d'età. Solo per l'elezione del Senato è richiesta l'età minima di 25 anni. Il voto è ritenuto un dovere etico e morale, ma dal mero punto di vista giuridico l'obbligo e le eventuali conseguenze giuridiche per gli inadempienti sono cessate a seguito dell'abrogazione del dpr n.361 del 30 marzo 1957, nel 1993:

«art. 4: L’esercizio del voto è un obbligo al quale nessun cittadino può sottrarsi senza venir meno ad un suo preciso dovere verso il Paese[...]
L’elettore che non abbia esercitato il diritto di voto, deve darne giustificazione al sindaco [...]. L’elenco di coloro che si astengono dal voto (…)senza giustificato motivo è esposto per la durata di un mese nell’albo comunale. [...] Per il periodo di cinque anni la menzione ‘non ha votato’ è iscritta nei certificati di buona condotta»

(artt. 4 e 115, dpr n.361 del 30 marzo 1957)

Resta l'art. 48 della Costituzione (il voto è un dovere civico), ma nella pratica è un diritto anche liberamente non esercitabile. Ciò vale per tutte le tipologie di consultazioni elettorali (enti locali, Parlamento, Unione Europea, referendum abrogativo), poiché la disposizione abrogata e l'art. 48 cui dava attuazione sono nel titolo IV della Carta Fondamentale[4]; prima di allora l'assenza al voto doveva essere motivata in forma scritta al sindaco del comune di residenza[5], e poteva ad esempio essere valutata negativamente ai fini del superamento di un bando di concorso pubblico.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nella XVI legislatura il disegno di legge n. 3617 (d'iniziativa dei senatori Marco Perduca e Donatella Poretti, recante Adeguamento del diritto elettorale politico alle esigenze di trasparenza della vita pubblica) affermava, nella relazione introduttiva, che il principio di coincidenza di elettorato attivo ed elettorato passivo rappresenta il proprium dell’ordinamento elettorale nostrano sin dalle sue più risalenti tradizioni
  2. ^ a b Diritto di voto, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  3. ^ http://www.initalia.rai.it/costituzione.asp?contId=203
  4. ^ in materia di elettorato attivo, l’articolo 48, secondo comma, della Costituzione ha, poi, carattere universale ed i princìpi, con esso enunciati, vanno osservati in ogni caso in cui il relativo diritto debba essere esercitato”, sentenza della Corte costituzionale presieduta da Aldo Sandulli, n.96, 2 luglio 1968
  5. ^ Quando il non voto era sanzionato, su Libertà e Giustizia, 11 giugno 2011. URL consultato il 27 Aprile 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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