Suffragio universale

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Il suffragio universale è il principio secondo il quale tutti i cittadini di età superiore ad una certa soglia, in genere maggiorenni, senza restrizioni di alcun tipo a partire da quelle di carattere economico e culturale[1] e altre quali ceto, censo, etnia, grado di istruzione, orientamento sessuale e genere, possono esercitare il diritto di voto e partecipare alle elezioni politiche, amministrative e ad altre consultazioni pubbliche, come i referendum.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Generalmente viene considerata come iniziale la data del 1893, in cui la Nuova Zelanda introdusse, primo Stato al mondo, il suffragio universale, quindi maschile e femminile. In realtà, per quanto riguarda il suffragio femminile, almeno due precedenti vanno citati: durante la cosiddetta Epoca della libertà svedese, tra il 1718 ed il 1772, ci fu un ristretto diritto di voto per le donne; nella Repubblica di Corsica tra il 1755 ed il 1769, in virtù della costituzione promulgata da Pasquale Paoli[2].

L'Europa si mosse su questa strada nel corso dell'Ottocento: da un suffragio ristretto - per la maggior parte dei casi attribuito ad una porzione della popolazione in base a criteri censitari o relativi all'istruzione - si passò via via al suffragio universale. Si ricorda, inoltre, che la Francia nel 1792, dopo la Rivoluzione francese, introdusse il suffragio universale anche se per un periodo di tempo brevissimo. Solo dal 1946 in Italia sarà effettivo e stabile.

Da ricordare anche che nella penisola italiana, ma solo nel Granducato di Toscana, nel 1848 si concesse il suffragio ristretto maschile e femminile: unico Stato che lo concedeva allora, quantunque limitato alle classi abbienti. Giuseppe Mazzini sosteneva il suffragio universale: tuttavia durante la breve esperienza della Repubblica Romana del 1849, benché la Costituzione non lo prevedesse, il voto restò maschile per consuetudine.

Nel XX secolo, a partire dagli anni novanta è stato riconosciuto in tutto il mondo, eccetto un alcuni gruppo di paesi musulmani e Città del Vaticano.[senza fonte]

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

In base ad esso viene garantito il diritto di voto come fondamentale espressione di democrazia diretta dal basso (si ammette tuttavia che in caso di condanna per determinati reati, al condannato si possa sospendere il diritto di voto, temporaneamente o permanentemente). Storicamente si può distinguere tra il suffragio universale maschile, con restrizione al solo sesso maschile, e il suffragio universale propriamente detto, che comprende il completo suffragio femminile. Il suffragio universale è opposto al suffragio ristretto, in cui a votare sono solo coloro che rispettano certi requisiti.

Il principio di suffragio universale è correlato alle idee di volontà generale e di rappresentanza politica promosse da Jean-Jacques Rousseau: in base a questi principi, si elabora l'assunto in base al quale la rappresentanza politica trova legittimazione nella propria volontarietà.

I cittadini, nei moderni Stati democratici, sono alla base del sistema politico e col suffragio universale viene eletto l'organo legislativo di uno Stato; nelle repubbliche presidenziali, ciò avviene anche per l'elezione di un capo di Stato. Il principio del suffragio universale maschile è stato introdotto per la prima volta durante la rivoluzione francese da un "comitato di salute pubblica"

Nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Francia[modifica | modifica wikitesto]

A partire dalla Rivoluzione francese del 1789, si verificano molte insurrezioni e manifestazioni popolari per ottenere per tutti il diritto al voto, non solo nel rispetto dei principi della rivoluzione francese, ma anche per il sentimento patriottico e nazionalistico che sarebbe risultato incrementato e cementato dalla partecipazione attiva di tutta la popolazione.

1792 Breve periodo di suffragio universale maschile.

1848 Suffragio universale maschile.

1946 Suffragio universale (maschile e femminile).

Italia[modifica | modifica wikitesto]

1912 Introduzione del primo Suffragio universale maschile con la legge del 1912 fu esteso a tutti i cittadini con età maggiore dei 30, senza restrizioni, rimanendo elettori i cittadini di età inferiore, maggiorenni e con le restrizioni precedentemente in vigore. Fu applicato nelle elezioni politiche del 1913 con il tradizionale collegio uninominale a doppio turno: il primo turno si svolse il 26 ottobre e il ballottaggio del secondo turno il 2 novembre 1913.

1918 Con la legge 16 dicembre 1918 fu ampliato l'elettorato, sempre maschile, a tutti i cittadini con età maggiore ai 21 anni o che avessero prestato il servizio nell'esercito mobilitato.

1945 Il 31 gennaio del 1945, con l'Italia divisa ed il Nord sottoposto all'occupazione tedesca, il Consiglio dei ministri, presieduto da Ivanoe Bonomi, emanò un decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne (decreto legislativo luogotenenziale nº 23 del 2 febbraio 1945).

1946 Il 2 giugno e la mattina del 3 giugno 1946 ebbe luogo il referendum per scegliere fra monarchia o repubblica a cui i cittadini e le cittadine italiane votarono per la prima volta con suffragio universale.

1946 Approvata dall'Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 la Costituzione Italiana agli articoli 56 e 58 stabilisce le limitazioni di suffragio universale per le votazioni alla Camera dei Deputati, aperta a tutti i cittadini maggiorenni, e al Senato della Repubblica, a tutti i cittadini con età superiore ai 25 anni. Inoltre all'articolo 75 la costituzione stabilisce che anche i referendum siano votati a suffragio universale, con le limitazioni della Camera dei deputati. Per le elezioni regionali e locali, le limitazioni elettorali si fanno risalire all'articolo 51 della Costituzione, ma per la giurisprudenza costituzionale devono rispettare il principio di ragionevolezza[3].

Negli Stati Uniti d'America[modifica | modifica wikitesto]

"Il voto alle donne" pennant dal 20º secolo

1776 Suffragio maschile censitario, quindi non universale.

1869 Voto alle donne nel Wyoming.

1920 Suffragio compresivo delle donne (XIX emendamento della Costituzione), persistono tasse elettorali e test di alfabetizzazione che limitano un suffragio universale.

Nel 1965 il Voting Rights Act ha proibito l'accertamento di un grado minimo di cultura e di alfabetizzazione quale prerequisito per l'accesso al voto.

È nel 1966 che due sentenze della Corte Suprema ribadiscono l'incostituzionaltà sia delle prove per accertare i gradi di cultura e di alfabetizzazione per l'ammissione ai diritti politici, sia dei requisiti che chiedevano il pagamento di una tassa per essere ammessi al diritto di voto; messa in atto e ratifica del ventiquattresimo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America. Le ultime discriminazioni, che si opponevano all'esercizio pieno del suffragio universale, sono scomparse in America negli anni settanta del XX secolo, gli ultimi emendamenti sono resi definitivi e stabili nel 2006.

Regno Unito[modifica | modifica wikitesto]

È uno tra i primi paesi europei ad attuare riforme elettorali tendenti a universalizzare il voto:

1832 First Reform Bill: il voto viene allargato a tutti i cittadini maschi possessori di beni immobiliari.

1867 Second Reform Bill: la riforma permette di votare a tutti i cittadini maschi con beni immobili, e anche a tutti gli affittuari maschi della città.

1884-1885 Third Reform Bill: allarga il suffragio agli affittuari maschi nelle campagne.

1918 suffragio universale (maschile e femminile, ma per le donne solo dopo aver compiuto i 30 anni d'età).

1928 suffragio femminile (tutte le donne).

Altri stati[modifica | modifica wikitesto]

Paese Anno di passaggio
Argentina 1947
Australia 1902
Belgio 1948
Brasile 1932
Canada 1920
Cile 1949
Cuba 1934
Danimarca 1917
Ecuador 1924
Finlandia 1906[4]
Francia 1946
Germania 1919
Giappone 1946
Indonesia 1949
Irlanda 1918
Israele 1948
Italia 1946
Norvegia 1913
Nuova Zelanda 1893
Regno Unito 1928
Russia 1917
San Marino 1958
Spagna 1931
Sudafrica 1930
Svezia 1917
Svizzera 1971-1991[5]
Turchia 1923
Uruguay 1917
USA 1965.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ suffragio, Treccani
  2. ^ Thierry Ottaviani, La Corse pour les Nuls, Editions Générales, 2010, ISBN 978-2754015462
  3. ^ Incompatibilità e ragionevolezza in Diritto e giustizia, 5 luglio 2003.
  4. ^ La donna finlandese vuole essere libera di badare a sé stessa, guidafinlandia.it. URL consultato il 30 marzo 2014.
  5. ^ A livello confederale, a livello cantonale le date differiscono, ad esempio Appenzello Interno concesse il voto alle donne solo nel 1991.
  6. ^ History of Federal Voting Rights Laws: The Voting Rights Act of 1965 e successive modifiche, emendato nel 1975 e stabilizzato nel 2006, United States Department of Justice. URL consultato il 9 marzo 2015.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]