Getúlio Vargas

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Getúlio Dornelles Vargas
Getulio Vargas (1930).jpg

Presidente del Brasile
Durata mandato 3 novembre 1930 - 29 ottobre 1945
Predecessore Augusto Tasso Fragoso
Successore José Linhares

Durata mandato 31 gennaio 1951 - 24 agosto 1954
Predecessore Eurico Gaspar Dutra
Successore João Café Filho

Dati generali
Partito politico Laburista
Tendenza politica Populismo

Getúlio Dornelles Vargas (São Borja, 19 aprile 1882Rio de Janeiro, 24 agosto 1954) è stato un avvocato e politico brasiliano, presidente del Brasile per due periodi, dal 3 novembre 1930 al 29 ottobre 1945 e dal 31 gennaio 1951 al 24 agosto 1954.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato nella più antica e importante famiglia nobile del Brasile, legata all'antica casa reale del Casato di Braganza, anch'essa a sua volta collegata alla dinastia reale di Aviz, all'antichissimo casato dei Capetingi tramite il ramo della dinastia Borbone-Orléans e alla Casa d'Asburgo. Famiglia che governò il Portogallo e l'Impero del Portogallo dal 1385 al 1910 (primo impero coloniale mondiale della storia e più longevo degli imperi coloniali d'oltremare) e l'Impero del Brasile dal 1822 al 1889. Già nel 1929 Vargas venne scelto dall'Alleanza liberale come candidato alla Presidenza della Repubblica con un blando programma di riforme, ma venne sconfitto. L'anno successivo, invece riuscì ad imporsi con il sostegno di un eterogeneo movimento politico-militare, costituito da industriali, classe media e settori proletari. Fin dall'inizio il suo governo ebbe carattere autoritario e populista insieme. Emanò una serie di leggi sociali avanzate ed innovative per i lavoratori industriali urbani e, nello stesso tempo, creò una struttura sindacale di tipo corporativo, modellata su quella di analoghi regimi dei paesi fascisti europei.

Uomo della grande diplomazia internazionale, venne riconfermato presidente nel 1934, un anno dopo affrontò e sconfisse con una repressione implacabile un'insurrezione ispirata dall'Internazionale Comunista, sostenuta dall'Unione Sovietica e guidata da Luís Carlos Prestes. Per conservare il potere, nel novembre 1937 promosse un colpo di Stato instaurando lo "Stato nuovo", dittatura di orientamento fascista, centralizzata, nazionalista e industrialista. In politica estera si avvicinò all'Asse Roma-Berlino, fino a quando l'attacco giapponese di Pearl Harbor e la distruzione di navi brasiliane da parte di sottomarini italiani non lo indussero a cambiare posizione e ad allontanarsi da Hitler e Mussolini, ormai anche con idee politiche molto diverse. Nell'agosto 1942 venne dichiarata guerra all'Italia fascista.

La vittoria degli Alleati (e del Brasile) rafforzò però l'opposizione interna del Brasile, lasciando Vargas in una posizione incerta, che si concluse con la deposizione nell'ottobre 1945. Dopo cinque anni di volontario esilio nella sua città natale, ritornò sulla scena politica nel 1950 per essere nuovamente eletto presidente con l'entusiastico appoggio dei sindacati, della borghesia industriale e di settori nazionalisti dell'esercito che vedevano in lui un bastione contro la penetrazione economica Usa. Vargas creò, fra le altre cose, il monopolio del petrolio con la fondazione della Petrobrás. Una crescente opposizione dell'oligarchia e degli Usa disegnò una situazione di stallo che spinse Vargas a scegliere il suicidio. Figura carismatica anche dopo la morte, l'influenza del suo nome continuò a pesare nei destini dei brasiliani.

La rivoluzione del 1930[modifica | modifica wikitesto]

Presidente dello Stato del Rio Grande do Sul (1928-1930), Vargas si candidò alle elezioni presidenziali del 1930 per l'Alleanza Nazionale Liberale (ANL), coalizione progressista appoggiata dal Rio Grande do Sul, Minas Gerais e Paraíba, nonché dai militari tenentisti. Sconfitto dal paulista Júlio Prestes, che poteva contare sull'appoggio del presidente uscente Washington Luís Pereira de Sousa, Vargas insorse dopo l'assassinio del suo candidato vicepresidente João Pessoa (26 luglio 1930) e, con l'appoggio dei militari, rovesciò il presidente Pereira de Sousa e affidò provvisoriamente il governo a una Giunta Governativa composta da tre militari (i generali João de Deus Mena Barreto e Augusto Tasso Fragoso, e l'ammiraglio José Isaías de Noronha).

Il primo mandato presidenziale[modifica | modifica wikitesto]

Nominato presidente provvisorio il 3 novembre 1930, Vargas sciolse il Congresso Nazionale e le assemblee statali, sospese la Costituzione del 1891 e sostituì i presidenti statali con interventores federali (scelti specialmente tra le file del Movimento Tenentista). Nel 1932 soffocò la Rivoluzione Paulista, guidata dal vecchio Partito Repubblicano Paulista e dal Partito Democratico, riuniti nella Frente Única Paulista, ultimo tentativo di riscossa della vecchia oligarchia.

Nel 1933 indisse le elezioni per l'Assemblea Costituente (per la prima volta con voto femminile) che nel 1934 approvò una nuova Costituzione che lo elesse presidente costituzionale per un quadriennio. La Costituzione della II Repubblica prevedeva un sistema federale presidenziale, con un presidente eletto per quattro anni e un Congresso Nazionale bicamerale (Camera dei deputati, eletta dal popolo ogni quattro anni, e Senato Federale, con due senatori per stato eletti per otto anni), una legislazione laburista e la rappresentanza per classi.

Il colpo di Stato del 1937 e la "Costituzione polacca"[modifica | modifica wikitesto]

La radicalizzazione dello scontro politico portò alla formazione dell'Ação Integralista Brasileira (estrema destra) e dell'Aliança Nacional Libertadora, mentre nel 1935 ci fu una sollevazione militare comunista (Intentona Comunista). Deciso a rimanere al potere, ma ostacolato da queste due formazioni politiche nelle elezioni presidenziali del 1937, il 10 novembre, col pretesto di sventare un golpe comunista, sciolse il Congresso Nazionale, le assemblee statali e tutti i partiti e promulgò una nuova Costituzione autoritaria (detta dai contemporanei "Costituzione polacca", per analogia con quella del "regime dei colonnelli" di Józef Piłsudski), che istituiva l'Estado Nôvo, presidenziale (non era previsto un termine per il mandato presidenziale), centralista (furono nominati interventores in tutti gli Stati e prefetti in tutti i comuni), conservatore e corporativo (sul modello del regime portoghese di António de Oliveira Salazar e della Carta del lavoro fascista), in cui il rigore poliziesco (controllo su giustizia, stampa e propaganda) si accompagnava alle riforme sociali (salario minimo garantito, legislazione sul lavoro) e allo sviluppo economico e industriale (con l'intervento dello Stato: istituzione del Conselho Nacional do Petróleo, del Conselho Nacional de Águas e Energia Elétrica, della Companhia Siderúrgica Nacional).

Getúlio Vargas (al centro) con altri ufficiali brasiliani a San Paolo a seguito del colpo di Stato del 1930

Nel 1938 stroncò un golpe di estrema destra e nel 1942, vincendo le opposizioni dei filonazisti del suo governo, entrò in guerra contro l'Asse. Nel 1945, di fronte al crescere del malcontento popolare, permise la ricostituzione dei partiti politici (compreso quello comunista) e indisse le elezioni, ma il 29 ottobre 1945 fu deposto da un pronunciamento di militari conservatori (il generale Eurico Gaspar Dutra, suo candidato alle elezioni, e il generale Góis Monteiro).

Il periodo all'opposizione[modifica | modifica wikitesto]

Il secondo mandato[modifica | modifica wikitesto]

Rieletto presidente nazionale nel 1950 con l'appoggio del Partito Social Progressista (PSP), Vargas promosse il commercio e l'industria e diede impulso all'istruzione, imprimendo una nuova svolta nazionalista e radicale alla politica brasiliana. Nel 1953 creò la Petrobrás, l'agenzia nazionale per lo sfruttamento del petrolio, e nominò il laburista João Goulart al Ministero del Lavoro (ma dovette poi allontanarlo per le proteste dei conservatori), mentre si costituiva la principale centrale sindacale brasiliana, il Comando Generale dei Lavoratori (Comando Geral dos Trabalhadores, CGT).

Privo di una solida maggioranza parlamentare, e perciò costretto a continui equilibrismi, attaccato dal giornalista conservatore Carlos Lacerda, Vargas non riuscì a risollevare l'economia brasiliana e la corruzione del suo governo (il 5 agosto 1954 il capo della guardia presidenziale Gregório Fortunato, soprannominato O Anjo Negro l'Angelo Nero, organizzò, pare in piena autonomia, un attentato in Rua Tonelero a danno di Lacerda[1]) provocò infine un pronunciamento militare in seguito al quale egli si uccise (24 agosto 1954). Lasciò un testamento politico, in cui attaccava i gruppi antinazionalisti brasiliani ed esteri, accusandoli di essere la causa del suo insuccesso.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze brasiliane[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna)
— 1952
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana (Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana (Italia)
— Roma, 11 marzo 1953.[2]
Classe speciale della Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca (Repubblica Federale Tedesca) - nastrino per uniforme ordinaria Classe speciale della Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca (Repubblica Federale Tedesca)
— 20 maggio 1953

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (PT) Sessenta anos depois, atentado da rua Tonelero ainda gera especulações, in oglobo.globo.com, 2 agosto 2014. URL consultato il 3 ottobre 2015.
  2. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente del Brasile Successore Presidential Standard of Brazil.svg
Augusto Tasso Fragoso 1930 - 1945 José Linhares I
Eurico Gaspar Dutra 1951 - 1954 João Café Filho II
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