Populismo

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il movimento rivoluzionario russo del XIX secolo, vedi Populismo russo.

Il populismo (dall'inglese populism, traduzione del russo народничество narodničestvo)[1] è considerato dalla cultura moderna italiana un atteggiamento culturale e politico che esalta in modo demagogico e velleitario il popolo, sulla base di principi e programmi generalmente ispirati al socialismo[2], in contrapposizione alle origini storiche del significato del termine. Il populismo può essere sia democratico e costituzionale, sia autoritario. Nella sua variante conservatrice è spesso detto populismo di destra.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origine del termine[modifica | modifica wikitesto]

Il termine nasce come traduzione di una parola russa: il movimento populista è stato infatti un movimento politico e intellettuale della Russia della seconda metà del XIX secolo, caratterizzato da idee socialisteggianti e comunitarismo rurale che gli aderenti ritenevano legate alla tradizione delle campagne russe.

Prende il nome dall'omonimo movimento sviluppatosi in Russia tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento che proponeva un miglioramento delle condizioni di vita delle classi contadine e degli ex servi della gleba, (affrancati nel 1861 dallo zar Alessandro II, senza che ciò significasse un effettivo miglioramento delle loro condizioni) attraverso la realizzazione di un socialismo basato sulla comunità rurale russa, in antitesi alla società industriale occidentale.

Allo stesso modo il termine può essere considerato legato al Partito del Popolo, un partito statunitense fondato nel 1892 al fine di portare avanti le istanze dei contadini del Midwest e del Sud, le quali si ponevano in conflitto con le pretese delle grandi concentrazioni politiche industriali e finanziarie, e anch'esso caratterizzato da una visione romantica del popolo e delle sue esigenze.

Un Partito del Popolo (Populist o People's party) venne fondato nel 1891 anche negli Stati Uniti da gruppi di operai e agricoltori che si battevano per la libera coniazione dell'argento, la nazionalizzazione dei mezzi di comunicazione, la limitazione nell'emissione di azioni, l'introduzione di tasse di successione adeguate e l'elezione di presidente, vicepresidente e senatori con un voto popolare diretto; sciolto dopo le elezioni presidenziali del 1908.[3]

Suo utilizzo[modifica | modifica wikitesto]

Il termine è stato riferito alla prassi politica di Juan Domingo Perón (vedi la voce peronismo e la sua recente variante di sinistra, il kirchnerismo), al bolivarismo e al chavismo, in quanto spesso fanno riferimento alle consultazioni popolari e ai plebisciti, perché il popolo decida direttamente nei limiti della Costituzione. Il movimento precursore di questa idea di democrazia può essere indicato e riconosciuto nel bonapartismo (Napoleone I e Napoleone III, in accezione cesaristica) e nella rivoluzione francese, specialmente nelle fazioni che si rifacevano alle idee politiche del filosofo Jean-Jacques Rousseau, come i giacobini.[4]

Durante la campagna presidenziale del 2008 "negli Stati Uniti l’accusa di populismo è toccata a Obama perché prometteva di difendere i lavoratori dalla delocalizzazione delle imprese (Usa Today, 20 agosto 2008), a Hillary Clinton perché schierata a difesa delle classi lavoratrici (Washington Post, 25 febbraio 2008), John Mc Cain perché ostile alle lobbies e alle corporations (Washington Post, 17 agosto 2008), Sarah Palin, e il suo linguaggio e il modo di presentarsi (Washington Post, 4 settembre 2008), George W. Bush per il suo anti-intellettualismo (Washington Post, 27 luglio 2008)"[5].

In Italia è stato spesso usato con accezione negativa, nei confronti del fascismo o del berlusconismo, e di vari movimenti leaderistici, spesso affini alla destra, il che giustificava in passato la netta presa di distanze dei partiti di massa verso la “democrazia del pubblico”[6].

Quando queste ipotesi di partecipazione e di comunicazione, che fuoriescono dalla tradizionale via del partito ideologico, si sono affermate anche nel centro-sinistra (come l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro), questi gruppi hanno spesso rifiutato l'etichetta[7] ovvero hanno rivendicato una sua accezione del termine in senso positivo, come "vicinanza al popolo e ai suoi valori": essa è stata ad esempio rivendicata da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio per il Movimento 5 Stelle.[8][9]

Gli sviluppi politici europei del secondo decennio del XXI secolo[10] vengono spesso censiti sotto questa categoria[11].

Definizione[modifica | modifica wikitesto]

La parola populismo può avere numerosi campi di applicazione ed è stata usata anche per indicare movimenti artistici e letterari, ma il suo ambito principale rimane quello della politica. In ambito letterario si intende per populismo la tendenza a idealizzare il mondo popolare come detentore di valori positivi.

Il largo uso che i politici e i media fanno del termine "populismo" ha contribuito a diffonderne un'accezione fondamentalmente priva di significato: è rilevabile infatti la tendenza - spesso a scopo denigratorio - a definire "populisti" attori politici dal linguaggio poco ortodosso e aggressivo i quali demonizzano le élite ed esaltano "il popolo". In sociologia politica, il populismo è stato definito "una relazione diretta, non tradizionale, tra le masse e il leader, che porta a quest’ultimo sia la fedeltà delle prime, sia il loro sostegno attivo nella sua ricerca del potere, e questo in funzione della capacità carismatica del leader di mobilitare la speranza e la fiducia delle masse nella rapida realizzazione delle loro aspettative sociali nel caso in cui egli acquisti un potere sufficiente”[12].

La definizione di "populismo" data dal vocabolario Treccani è "...atteggiamento ideologico che, sulla base di princìpi e programmi genericamente ispirati al socialismo, esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi. Con sign. più recente, e con riferimento al mondo latino-americano, in partic. all'Argentina del tempo di J. D. Perón (v. peronismo), forma di prassi politica, tipica di paesi in via di rapido sviluppo dall'economia agricola a quella industriale, caratterizzata da un rapporto diretto tra un capo carismatico e le masse popolari, con il consenso dei ceti borghesi e capitalistici che possono così più agevolmente controllare e far progredire i processi di industrializzazione.".

La definizione di "populismo" data dal dizionario Garzanti è : "1. atteggiamento o movimento politico, sociale o culturale che tende all'elevamento delle classi più povere, senza riferimento a una specifica forma di socialismo e a una precisa impostazione dottrinale; 2. (spreg.) atteggiamento politico demagogico che ha come unico scopo quello di accattivarsi il favore della gente; 3. (st.) movimento rivoluzionario russo della seconda metà del XIX secolo, anteriore al diffondersi del marxismo, che teorizzava il dovere degli intellettuali di mettersi al servizio del popolo".

Per alcuni tale nozione sembra essere più volta a spiegare fenomeni politici passati che non a descrivere il significato attuale del termine. Populista, oggi, è piuttosto chi accetta come unica legittimazione per l'esercizio del potere politico quella derivante dal consenso popolare. Tale legittimazione è considerata unica e di per sé sufficiente a legittimare un superamento dei limiti di diritto posti, dalla Costituzione e dalle leggi, all'esercizio del potere politico stesso. Per costoro[13], il termine non ha alcun legame con una particolare ideologia politica (destra o sinistra) e non implica un raggiro del popolo (come al contrario implica la demagogia), ma anzi presuppone un consenso effettivo del popolo stesso.

Per altri, la parola in ambito politico[14] conserva il senso dispregiativo sinonimo di demagogia[15].

Il populismo per la scienza della comunicazione[modifica | modifica wikitesto]

I movimenti e i leader populisti adottano due strategie mediatiche : "In primo luogo tendono a promettere politiche e provvedimenti di ogni genere con il chiaro intento di rassicurare i soggetti che si sentono esposti ai rischi derivanti dai cambiamenti socio-economici che potrebbero provocare una “deprivazione” rispetto alla condizione attuale o una frustrazione delle aspettative future"[16]. L’ overpromising consegue risultati soprattutto in ordine a questa seconda preoccupazione ed è la risorsa più importante a disposizione degli outsider populisti[17], ma a essa ricorrono anche i tradizionali attori politici[18].

Al contempo, i movimenti populisti mobilitano contro le élite economiche e soprattutto politiche che sono perciò additate come responsabili delle difficoltà economiche e della marginalizzazione politica del popolo stesso. La principale argomentazione da essi utilizzata è semplice, ma efficace perché immediata: se le cose vanno male è perché i rappresentanti non fanno gli interessi del popolo[19]. Inoltre le argomentazioni populiste si basano molto sulla cosiddetta politica della post-verità.

Il populismo per la scienza politica[modifica | modifica wikitesto]

Gli studiosi di scienze politiche hanno proposto diverse definizioni del termine ‘populismo'. «A ognuno la sua definizione di populismo, a seconda del suo approccio e interessi di ricerca», ha scritto Peter Wiles in Populism: Its Meanings and National Characteristics (1969), il primo testo comparativo sul populismo internazionale curato da Ernest Gellner e Ghita Ionescu. Tuttora giornalisti e studiosi di scienze politiche usano spesso il termine in maniera contraddittoria e confusa, alcuni per fare riferimento a costanti appelli alla gente che ritengono tipici di un politico o un movimento, altri per riferirsi a una retorica che essi considerano demagogica, altri infine per definire nuovi partiti che non sanno come classificare.

Negli anni diversi studiosi hanno proposto nuove definizioni del termine allo scopo di precisarne il significato. Ad esempio, nel loro volume dal titolo Twenty-First Century Populism: The Spectre of Western European Democracy, Daniele Albertazzi e Duncan McDonnell hanno definito il populismo come «una ideologia secondo la quale al "popolo" (concepito come virtuoso e omogeneo) si contrappongono delle "élite" e una serie di nemici che attentano ai diritti, i valori, i beni, l'identità e la possibilità di esprimersi del "popolo sovrano"».

Regimi come quello fascista nella persona di Benito Mussolini, quello nazista di Adolf Hitler o quello bolscevico di Joseph Stalin, sono un perfetto esempio del rapporto diretto fra il leader e le masse che si definisce populismo[20]. Ma, al di là di questo e di alcune caratteristiche retoriche, la definizione di populismo è rimasta estremamente vaga, facendone per lungo tempo una comoda categoria residuale, buona per catalogare una grande varietà di regimi difficili da classificare in maniera più precisa ma nei quali era possibile rintracciare qualche elemento comune. Questi elementi erano la retorica nazionalista ed anti-imperialista, l'appello costante alle masse, e un notevole potere personale e carismatico del leader. Questa concezione nebulosa del populismo è stata utile durante la seconda metà del Novecento per inserire in una categoria comune vari regimi, alcuni del Terzo Mondo, come quello di Juan Domingo Perón in Argentina, Gamal Abd el-Nasser in Egitto, Jawaharlal Nehru in India, che non potevano essere definiti democrazie liberali né essere classificati nella categoria del socialismo reale.

Un'altra accezione di populismo (ma neanche questa tenta di dare al termine una definizione precisa) è quella che lo rende un “contenitore” per movimenti politici di svariato tipo (di destra come di sinistra, reazionari e progressisti, e via dicendo) che abbiano però in comune alcuni elementi per quanto riguarda la retorica utilizzata. Per esempio, essi attaccano le oligarchie politiche ed economiche ed esaltano le virtù naturali del popolo (anch'esso mai definito con precisione, e forse entità indefinibile), quali la saggezza, l'operosità e la pazienza. Il populismo guadagna perciò consensi nei momenti di crisi della fiducia nella "classe politica".

Il politologo Marco Tarchi, nel saggio L'Italia populista, ricostruisce le vicende del populismo in Italia[21], dove i momenti di minima fiducia nella politica (e nei rappresentanti politici) si sono avuti con la seconda guerra mondiale e con la denuncia della corruzione del sistema politico venuta in luce a seguito delle inchieste di Mani Pulite. Tarchi si sofferma soprattutto sui due movimenti più schiettamente populisti: l'Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini (l'"uomo qualunque" contro l'"uomo politico") e la Lega Nord (il "popolo del nord" contro "Roma ladrona"). Nella politica italiana repubblicana, Guy Hermet vede in Forza Italia un esempio di «neo-populismo mediatico», ovvero una forma di demagogia che fa dei mass media il suo veicolo di diffusione.

Populismo di destra[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Populismo di destra.

Il populismo di destra combina populismo, nell'accezione sopra illustrata, e anti-elitarismo con un posizionamento sulla destra dello scacchiere politico (posizione che può variare dal centrodestra all'estrema destra). Mescola una tendenza al laissez-faire e al liberismo ("meno tasse") con alcuni elementi della Nuova Destra, il rifiuto dell'uguaglianza sociale e dell'egualitarismo (e quindi di progetti politici finalizzati al suo raggiungimento), la critica del multiculturalismo e il contrasto all'immigrazione illegale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Voce «Populismo» del Vocabolario Treccani Online
  2. ^ Enciclopedia Treccani della lingua italiana, treccani.it.
  3. ^ Voce «Populista» del Vocabolario Treccani Online
  4. ^ Bernard Crick, Populism, politics and democracy, pages 625-632 of Democratization, Volume 12, Issue 5, 2005, Special Issue: On the State of Democracy; Taylor and Francis online
  5. ^ Luciano Violante, Appunti per un'analisi del populismo giuridico, Democrazia e diritto : XLVII, 3/4, 2010, pp. 108-109.
  6. ^ B. MANIN, Principes du gouvernement représentative, Paris: Calmann-Lévy, 1995.
  7. ^ Populismo double face. Di Pietro e B., destini paralleli
  8. ^ Martina Castigliani, Grillo, confessione a eletti M5S: "Finzione politica l'impeachment di Napolitano", in Il Fatto Quotidiano, 30 ottobre 2013. URL consultato il 22 maggio 2014.
    «Noi parliamo alla pancia della gente. Siamo populisti veri. Non dobbiamo mica vergognarci. (Grillo)».
  9. ^ V-Day, Casaleggio: orgoglioso di essere un populista, su DirettaNews.it, 1º dicembre 2013. URL consultato il 22 maggio 2014.
    «Sono orgoglioso di essere un populista e di essere insieme a decine di migliaia di populisti, il potere deve tornare al popolo. (Casaleggio)».
  10. ^ http://www.lastampa.it/2016/09/05/esteri/lascesa-dei-populisti-fa-tremare-le-cancellerie-europee-cos-bruxelles-cerca-di-arginarli-cABrVCvDEtFPMVz3WIdg7K/pagina.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter
  11. ^ Javier Solana, How To Tame The Populists, pubblicato su Socialeurope.eu del 25 agosto 2016
  12. ^ G. Hermet, Les populismes dans le monde. Une histoire sociologique, XIX-XX siècle, Fayard, Paris, 2001, p. 40.
  13. ^ Sulla democrazia machiavelliana di McCormick: perché il populismo può essere democratico
  14. ^ In questo ambito vi è poi chi distingue tra uso del populismo fatto dall'opposizione e fatto dal governo: "Personalmente ritengo che il populismo sia un nemico da battere, però c'è modo e modo di essere populisti. E mentre io ho rispetto - anche se sono fieramente contrario ma ho rispetto - del populismo del popolo (...) trovo semplicemente immorale il fatto che questi stessi argomenti populisti o demagogici vengano recitati dall'interno della cittadella del potere politico italiano" (Marco Follini, Dibattito di approfondimento sul tema del prossimo referendum costituzionale, 4 novembre 2016 1:06:40).
  15. ^ Il populismo come confine estremo della democrazia rappresentativa, di Nadia Urbinati.
  16. ^ Domenico Fruncillo, Gli italiani populisti, Democrazia e diritto : XLVII, 3/4, 2010, p. 251.
  17. ^ Il loro ingresso nell'agone dimostra come la crisi dei partiti abbia fatto saltare l’equilibrio tra i due pilastri – quello popolare e quello costituzionale – delle democrazie europee occidentali, secondo P. Mair, “Populist Democracy vs. Party Democracy”, in Y. Mény, Y. Surel (a cura di), Democracies and the Populist Challenge, Palgrave, New York, 2002, pp. 81-98.
  18. ^ A. Mastropaolo, La mucca pazza della democrazia. Nuove destre, populismo, antipolitica, Bollati Boringhieri, Torino, 2005, pp. 62-63.
  19. ^ M. Canovan, “Il populismo come l’ombra della democrazia”, Europa/Europe, n. 2, 1993, pp. 43-62, 47.
  20. ^ Pierre-André Taguieff, L'illusione populista. Dall'arcaico al mediatico, Milano, Bruno Mondadori, 2003, p. 84.
  21. ^ Marco Tarchi, L'Italia populista. Dal qualunquismo ai girotondi, Bologna, Il Mulino, 2003

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Daniele Albertazzi e Duncan McDonnell, Twenty-First Century Populism: The Spectre of Western European Democracy, Londra e New York, Palgrave Macmillan, 2008.
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  • Mauro Martini, La destra populista. Il nuovo volto della demagogia in Italia, USA, Germania, Francia e Russia, Roma, Castelvecchi, 1995.
  • Andrea Sarubbi, La Lega qualunque. Dal populismo di Giannini a quello di Bossi, Roma, Armando, 1995.
  • Paolo Flores d'Arcais, Il populismo italiano da Craxi a Berlusconi. Dieci anni di regime nelle analisi di MicroMega, Roma, Donzelli, 1996.
  • William H. Riker, Liberalismo contro populismo. Confronto tra teoria della democrazia e teoria della scelta sociale, Milano, Edizioni di Comunità, 1996.
  • Pasquale Serra, Individualismo e populismo. La destra nella crisi dell'ultimo ventennio, Roma, Datanews, 1997.
  • Maria Matteo, con Marco Rossi e Cosimo Scarinzi, Le armi della lega. Razzismo, xenofobia e populismo in Val Padana, Livorno, Sempre avanti, 1998.
  • Ludovico Incisa di Camerana, Fascismo, populismo, modernizzazione, Roma, A. Pellicani, 1999.
  • Silvia Kobi, con Yannis Papadopoulos et al., Interpretazioni del populismo, Firenze, Cooperativa culturale La roccia di Erec, 2000.
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  • Paul Taggart, Il populismo, Troina, Città aperta, 2002.
  • Pierre-André Taguieff et al., Cosmopolitismo e nuovi razzismi. Populismo, identità e neocomunitarismi, Milano, Mimesis, 2003.
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  • Marco Tarchi, L'Italia populista. Dal qualunquismo ai girotondi, Bologna, Il Mulino, 2003.
  • Yves Meny et al., Materiali per un lessico politico europeo. Populismo, Bologna, Il mulino, 2004.
  • Loris Zanatta (a cura di), Il populismo: una moda o un concetto?, Bologna, Il mulino, 2004.
  • Alfio Mastropaolo, La mucca pazza della democrazia. Nuove destre, populismo, antipolitica, Torino, Bollati Boringhieri, 2005.
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  • Alberto Asor Rosa, "Scrittori e popolo", Torino, Einaudi, 1966.
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