Populismo

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Il populismo (dall'inglese populism, traduzione del russo народничество narodničestvo)[1] instaura "una relazione diretta, non tradizionale, tra le masse e il leader, che porta a quest’ultimo sia la fedeltà delle prime, sia il loro sostegno attivo nella sua ricerca del potere, e questo in funzione della capacità carismatica del leader di mobilitare la speranza e la fiducia delle masse nella rapida realizzazione delle loro aspettative sociali nel caso in cui egli acquisti un potere sufficiente”[2].

Il populismo può essere sia democratico e costituzionale[3], sia autoritario: in una società di massa, esso nega o svaluta il ruolo della classe dirigente[4], esaltando in modo demagogico e velleitario il popolo[5], sulla base di principi e programmi generalmente socialeggianti[6].

Definizione[modifica | modifica wikitesto]

La parola populismo può avere numerosi campi di applicazione ed è stata usata anche per indicare movimenti artistici e letterari, dove ha contraddistinto la tendenza a idealizzare il mondo popolare come detentore di valori positivi; ma il suo ambito principale rimane quello della politica[7].

Il largo uso che i politici e i media fanno del termine "populismo" ha contribuito a diffondere la tendenza - spesso a scopo denigratorio - a definire "populisti" attori politici dal linguaggio poco ortodosso e aggressivo, i quali demonizzano le élite ed esaltano "il popolo"[8] come fonte unica di legittimazione del potere. Tale legittimazione è considerata di per sé sufficiente a giustificare un superamento dei limiti di diritto posti, dalla Costituzione, all'esercizio del potere politico stesso[9].

Per alcuni tale nozione non implicherebbe un raggiro del popolo (come implica la demagogia) e la sua accezione negativa risalirebbe a fenomeni politici passati che non descriverebbero il significato attuale del termine. Per costoro si definirebbe anche un populismo di sinistra e un populismo di destra con caratteristiche peculiari diverse.[10]

Tuttavia per altri, la parola conserva il senso dispregiativo sinonimo di demagogia[11]. In ogni caso, in ambito politico "si assiste spesso a un paradosso: chi grida al populismo galoppante al contempo si ritrova a rincorrere, a inseguire il populismo sul suo stesso terreno"[12]. In questo ambito vi è, poi, chi distingue tra uso del populismo fatto dall'opposizione e fatto dal governo[13].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origine del termine[modifica | modifica wikitesto]

Il termine nasce come traduzione di una parola russa: il movimento populista è stato infatti un movimento politico e intellettuale della Russia della seconda metà del XIX secolo, caratterizzato da idee socialisteggianti e comunitarismo rurale che gli aderenti ritenevano legate alla tradizione delle campagne russe[14].

Prende il nome dall'omonimo movimento sviluppatosi in Russia tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento che proponeva un miglioramento delle condizioni di vita delle classi contadine e degli ex servi della gleba (affrancati nel 1861 dallo zar Alessandro II, senza che ciò significasse un effettivo miglioramento delle loro condizioni), attraverso la realizzazione di un socialismo basato sulla comunità rurale russa, in antitesi alla società industriale occidentale.

Allo stesso modo il termine può essere considerato legato al Partito del Popolo, un partito statunitense fondato nel 1892 al fine di portare avanti le istanze dei contadini del Midwest e del Sud, le quali si ponevano in conflitto con le pretese delle grandi concentrazioni politiche industriali e finanziarie, e anch'esso caratterizzato da una visione romantica del popolo e delle sue esigenze.

Un Partito del Popolo (Populist o People's party) venne fondato nel 1891 anche negli Stati Uniti da gruppi di operai e agricoltori che si battevano per la libera coniazione dell'argento, la nazionalizzazione dei mezzi di comunicazione, la limitazione nell'emissione di azioni, l'introduzione di tasse di successione adeguate e l'elezione di presidente, vicepresidente e senatori con un voto popolare diretto; sciolto dopo le elezioni presidenziali del 1908.[15]

Suo utilizzo[modifica | modifica wikitesto]

Il termine è stato riferito alla prassi politica di Juan Domingo Perón (vedi la voce peronismo e la sua recente variante di sinistra, il kirchnerismo), al bolivarismo e al chavismo, in quanto spesso fanno riferimento alle consultazioni popolari e ai plebisciti, perché il popolo decida direttamente nei limiti della Costituzione. Ha invece sostenuto che la parola in America latina "ha un altro significato" papa Francesco, secondo cui "l’esempio più tipico di populismo nel senso europeo della parola è il 1933 in Germania. Dopo Paul von Hindenburg e la crisi del ’30, la Germania era in frantumi e guardava in alto alla ricerca della sua identità, alla ricerca di un nuovo leader in grado ripristinare quell’identità. Lì c’era una ragazzo di nome Adolf Hitler che diceva “io posso, io posso”. E tutti hanno votato Hitler in Germania. Hitler non ha rubato il potere, è stato votato dal suo popolo e poi ha distrutto tutto. È questo il pericolo. In tempi di crisi, per me, il discernimento non funziona e per me è un riferimento costante. Cerchiamo un salvatore che ci restituisca la nostra identità e ci difenda con muri e cavi […] E questo è molto grave"[16].

Lo scambio di accuse di populismo

Durante la campagna presidenziale del 2008 "negli Stati Uniti l’accusa di populismo è toccata a Obama perché prometteva di difendere i lavoratori dalla delocalizzazione delle imprese (Usa Today, 20 agosto 2008), a Hillary Clinton perché schierata a difesa delle classi lavoratrici (Washington Post, 25 febbraio 2008), a John Mc Cain perché ostile alle lobbies e alle corporations (Washington Post, 17 agosto 2008), a Sarah Palin, e il suo linguaggio e il modo di presentarsi (Washington Post, 4 settembre 2008), a George W. Bush per il suo anti-intellettualismo (Washington Post, 27 luglio 2008)"[17].

"Uno dei padri spirituali del moderno populismo europeo" è stato definito il francese Pierre Poujade: "il suo slogan «sortez les sortant», che più o meno significa «mandiamo via quelli al potere», è quanto di più vicino allo spirito del nuovo FN e alla sua promessa elettorale di «buttare fuori a calci chi sta al potere»"[18].

In Italia è stato spesso usato con accezione negativa, nei confronti del fascismo o del berlusconismo, e di vari movimenti leaderistici, spesso affini alla destra, il che giustificava in passato la netta presa di distanze dei partiti di massa verso la “democrazia del pubblico”[19].

Quando queste ipotesi di partecipazione e di comunicazione, che fuoriescono dalla tradizionale via del partito ideologico, si sono affermate anche nel centro-sinistra (come l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro), questi gruppi hanno spesso rifiutato l'etichetta[20] ovvero hanno rivendicato una sua accezione del termine in senso positivo, come "vicinanza al popolo e ai suoi valori": essa è stata ad esempio rivendicata da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio per il Movimento 5 Stelle.[21][22]

Gli sviluppi politici europei del secondo decennio del XXI secolo[23] vengono spesso censiti sotto questa categoria[24], anche nella variante del "populismo democratico"[25]: in ogni caso, "il vero trionfo del populismo è di tipo egemonico e consiste nell’essersi diffuso in tutti i partiti, anche in quelli che non sono populisti, e nell’essere diventano un paradigma istituzionale e politico dominante"[26].

Il populismo per la scienza della comunicazione[modifica | modifica wikitesto]

I movimenti e i leader populisti adottano due strategie mediatiche : "In primo luogo tendono a promettere politiche e provvedimenti di ogni genere con il chiaro intento di rassicurare i soggetti che si sentono esposti ai rischi derivanti dai cambiamenti socio-economici che potrebbero provocare una “deprivazione” rispetto alla condizione attuale o una frustrazione delle aspettative future"[27]. L’ overpromising consegue risultati soprattutto in ordine a questa seconda preoccupazione ed è la risorsa più importante a disposizione degli outsider populisti[28], ma a essa ricorrono anche i tradizionali attori politici[29].

Al contempo, i movimenti populisti mobilitano contro le élite economiche e soprattutto politiche che sono perciò additate come responsabili delle difficoltà economiche e della marginalizzazione politica del popolo stesso[30]. La principale argomentazione da essi utilizzata è semplice, ma efficace perché immediata e, pertanto, mediaticamente trasmissibile all'opinione pubblica[31]: se le cose vanno male è perché i rappresentanti non fanno gli interessi del popolo[32]. Inoltre le argomentazioni populiste si basano molto sulla cosiddetta politica della post-verità.

Il populismo per la scienza politica[modifica | modifica wikitesto]

Gli studiosi di scienze politiche hanno proposto diverse definizioni del termine ‘populismo'. «A ognuno la sua definizione di populismo, a seconda del suo approccio e interessi di ricerca», ha scritto Peter Wiles in Populism: Its Meanings and National Characteristics (1969), il primo testo comparativo sul populismo internazionale curato da Ernest Gellner e Ghita Ionescu. Tuttora giornalisti e studiosi di scienze politiche usano spesso il termine in maniera contraddittoria e confusa, alcuni per fare riferimento a costanti appelli alla gente che ritengono tipici di un politico o un movimento, altri per riferirsi a una retorica che essi considerano demagogica, altri infine per definire nuovi partiti che non sanno come classificare.

Negli anni diversi studiosi hanno proposto nuove definizioni del termine allo scopo di precisarne il significato. Ad esempio, nel loro volume dal titolo Twenty-First Century Populism: The Spectre of Western European Democracy, Daniele Albertazzi e Duncan McDonnell hanno definito il populismo come «una ideologia secondo la quale al "popolo" (concepito come virtuoso e omogeneo) si contrappongono delle "élite" e una serie di nemici che attentano ai diritti, i valori, i beni, l'identità e la possibilità di esprimersi del "popolo sovrano"».

Per coloro che includono la definizione nella categoria delle democrazie, il movimento precursore di questa tendenza può essere riconosciuto nel bonapartismo (Napoleone I e Napoleone III, in accezione cesaristica) e nella rivoluzione francese, specialmente nelle fazioni che si rifacevano alle idee politiche del filosofo Jean-Jacques Rousseau, come i giacobini[33].

Coloro che ne sottolineano gli elementi totalitari, evidenziano che regimi come quello fascista nella persona di Benito Mussolini, quello nazista di Adolf Hitler o quello bolscevico di Joseph Stalin - o, ancora, quelli comunisti di Fidel Castro a Cuba, di Mao Zedong in Cina e di Kim Il-sung nella Corea del Nord - sono un perfetto esempio del rapporto diretto fra il leader e le masse che si definisce populismo[34].

La ricaduta sulle relazioni internazionali

In politica estera, la definizione di populismo è rimasta estremamente vaga, facendone per lungo tempo una comoda categoria residuale, buona per catalogare una grande varietà di regimi difficili da classificare in maniera più precisa ma nei quali era possibile rintracciare qualche elemento comune. Questi elementi erano la retorica nazionalista e anti-imperialista, l'appello costante alle masse, e un notevole potere personale e carismatico del leader. Questa concezione nebulosa del populismo è stata utile durante la seconda metà del Novecento per inserire in una categoria comune vari regimi, alcuni del Terzo Mondo, come quello di Juan Domingo Perón in Argentina, Getulio Vargas in Brasile, Gamal Abd el-Nasser in Egitto, Jawaharlal Nehru in India, Jacobo Arbenz Guzmán in Guatemala, Hugo Chávez in Venezuela, Evo Morales in Bolivia che non potevano essere definiti democrazie liberali né essere classificati nella categoria del socialismo reale.

Rispetto a questi regimi, il Regno Unito e gli Stati Uniti erano stati "i principali artefici dell’odierno sistema internazionale", ma ora "la Brexit, insieme alla crescente ondata di populismo da questa parte dell’Atlantico, solleva (...) interrogativi profondamente preoccupanti sul fatto che l’epoca aperta circa 200 anni fa potrebbe essere al tramonto (...) L’emozione e l’identità sono costantemente parte della vita politica – ma non capita spesso di vederle affermarsi in così evidente contrasto con l’interesse nazionale"[35].

Un'altra accezione di populismo (ma neanche questa tenta di dare al termine una definizione precisa) è quella che lo rende un “contenitore” per movimenti politici di svariato tipo (di destra come di sinistra, reazionari e progressisti, e via dicendo) che abbiano però in comune alcuni elementi per quanto riguarda la retorica utilizzata. Per esempio, essi attaccano le oligarchie politiche ed economiche ed esaltano le virtù naturali del popolo (anch'esso mai definito con precisione, e forse entità indefinibile)[36], quali la saggezza, l'operosità e la pazienza. Il populismo guadagna perciò consensi nei momenti di crisi della fiducia nella "classe politica".

Il politologo Marco Tarchi, nel saggio L'Italia populista, ricostruisce le vicende del populismo in Italia[37], dove i momenti di minima fiducia nella politica (e nei rappresentanti politici) si sono avuti con la seconda guerra mondiale e con la denuncia della corruzione del sistema politico venuta in luce a seguito delle inchieste di Mani Pulite. Tarchi si sofferma soprattutto sui due movimenti più schiettamente populisti: l'Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini (l'"uomo qualunque" contro l'"uomo politico") e la Lega Nord (il "popolo del nord" contro "Roma ladrona"). Nella politica italiana repubblicana, Guy Hermet vede in Forza Italia un esempio di «neo-populismo mediatico», ovvero una forma di demagogia che fa dei mass media il suo veicolo di diffusione.

Questa concezione comporta anche forma “liquida” del partito: essa "conserva in sé una visione antipolitica che si fonda sulla critica agli elementi caratterizzanti il partito di massa, e in definitiva, a quest’ultimo. Classi dirigenti, sezioni, organizzazione, struttura, identità, radicamento, appartenenza, tesseramento, sono parole che appartengono a un lessico che viene bandito con l’accusa di essere obsoleto, novecentesco. (...) Per fare politica dunque, non serve l’organizzazione, ma, per usare un termine che va di moda, occorrono “narrazioni”. Si consuma così un passaggio di stato importante che dal realismo porta alla fantasia"[38].

Populismo di destra[modifica | modifica wikitesto]

Benché "anche alcuni movimenti di estrema sinistra, come Lotta Continua o “Servire il Popolo” (...) erano intrisi di retorica populista"[39], l'anti-elitarismo ideologicamente ha un posizionamento sulla destra dello scacchiere politico (posizione che può variare dal centrodestra all'estrema destra).

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Populismo di destra.

Il populismo di destra combina populismo, nell'accezione sopra illustrata, una tendenza al laissez-faire e al liberismo ("meno tasse"), con alcuni elementi della Nuova Destra: si tratta, in particolare, il rifiuto dell'uguaglianza sociale e dell'egualitarismo (e quindi di progetti politici finalizzati al suo raggiungimento), la critica del multiculturalismo[40] e il contrasto all'immigrazione illegale.

Nel XX secolo si è espresso attraverso vari movimenti politici, affermatisi anche in democrazie occidentali avanzate[41]; nel 2016 sono stati annoverati in tale categoria alcuni profili della politica inglese dopo la Brexit[42] e statunitense con la vittoria di Trump[43], oltre ad alcuni sviluppi politici in Polonia ed in Ungheria[44].

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Il romanzo di Sinclair Lewis Qui non è possibile (It Can't Happen Here) del 1935 è stato considerato un'anticipazione dell'affermazione del populismo negli USA nel secondo decennio del XXI secolo[45].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Voce «Populismo» del Vocabolario Treccani Online
  2. ^ G. Hermet, Les populismes dans le monde. Une histoire sociologique, XIX-XX siècle, Fayard, Paris, 2001, p. 40.
  3. ^ Giovanni Sartori, Populismo costituzionale, Corriere della sera, 9 settembre 2010.
  4. ^ Francesco Verderami denuncia - nella rivendicazione del ruolo dirigente del vertice dei movimenti populisti - la "deroga alla coerenza, che in fondo non è la dote richiesta ai populisti" (Corriere della sera, 4 novembre 2015).
  5. ^ Enciclopedia Treccani della lingua italiana, treccani.it.
  6. ^ "Di variegate bandiere socialeggianti i populisti successivi [a Burke] esibiranno un intero emporio": Nicolao Merker, Edmund Burke, ricette di populismo contro il 1789, Giornale di storia costituzionale : 14, II, 2007, p. 39 (Macerata : EUM-Edizioni Università di Macerata, 2007).
  7. ^ La definizione di "populismo" data dal vocabolario Treccani è "...atteggiamento ideologico che, sulla base di princìpi e programmi genericamente ispirati al socialismo, esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi. Con sign. più recente, e con riferimento al mondo latino-americano, in partic. all'Argentina del tempo di J. D. Perón (v. peronismo), forma di prassi politica, tipica di paesi in via di rapido sviluppo dall'economia agricola a quella industriale, caratterizzata da un rapporto diretto tra un capo carismatico e le masse popolari, con il consenso dei ceti borghesi e capitalistici che possono così più agevolmente controllare e far progredire i processi di industrializzazione".
  8. ^ Si tratta della seconda accezione del termine, secondo la definizione di "populismo" data dal dizionario Garzanti: "1. atteggiamento o movimento politico, sociale o culturale che tende all'elevamento delle classi più povere, senza riferimento a una specifica forma di socialismo e a una precisa impostazione dottrinale; 2. (spreg.) atteggiamento politico demagogico che ha come unico scopo quello di accattivarsi il favore della gente; 3. (st.) movimento rivoluzionario russo della seconda metà del XIX secolo, anteriore al diffondersi del marxismo, che teorizzava il dovere degli intellettuali di mettersi al servizio del popolo".
  9. ^ Tale superamento può essere declinato nella forma della prevalenza del Parlamento, in quanto unico organo istituzionale prodotto dalla sovranità popolare, contro "il sopravvento di poteri non eletti dal popolo sovrano e perciò privi di rappresentanza politica, con conseguente e progressivo indebolimento della democrazia" (relazione illustrativa della proposta di legge costituzionale n. 4292 della XVI legislatura della Camera dei deputati).
  10. ^ Sulla democrazia machiavelliana di McCormick: perché il populismo può essere democratico
  11. ^ Il populismo come confine estremo della democrazia rappresentativa, di Nadia Urbinati.
  12. ^ Marco Benadusi, Il falso nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, Mondoperaio, n. 4/2017, p. 8.
  13. ^ "Personalmente ritengo che il populismo sia un nemico da battere, però c'è modo e modo di essere populisti. E mentre io ho rispetto - anche se sono fieramente contrario ma ho rispetto - del populismo del popolo (...) trovo semplicemente immorale il fatto che questi stessi argomenti populisti o demagogici vengano recitati dall'interno della cittadella del potere politico italiano" (Marco Follini, Dibattito di approfondimento sul tema del prossimo referendum costituzionale, 4 novembre 2016 1:06:40).
  14. ^ Gennaro Sangiuliano, Il populismo logora chi non è popolare, Tempi, febbraio 28, 2017.
  15. ^ Voce «Populista» del Vocabolario Treccani Online
  16. ^ ANTONIO CAÑO, “El peligro en tiempos de crisis es buscar un salvador que nos devuelva la identidad y nos defienda con muro”, El Pais, 22 gennaio 2017.
  17. ^ Luciano Violante, Appunti per un'analisi del populismo giuridico, Democrazia e diritto : XLVII, 3/4, 2010, pp. 108-109.
  18. ^ Attilio Geroni, Poujade, il padre del populismo francese, Il Sole 24 ore, 20 aprile 2017.
  19. ^ B. MANIN, Principes du gouvernement représentative, Paris: Calmann-Lévy, 1995.
  20. ^ Populismo double face. Di Pietro e B., destini paralleli
  21. ^ Martina Castigliani, Grillo, confessione a eletti M5S: "Finzione politica l'impeachment di Napolitano", in Il Fatto Quotidiano, 30 ottobre 2013. URL consultato il 22 maggio 2014.
    «Noi parliamo alla pancia della gente. Siamo populisti veri. Non dobbiamo mica vergognarci. (Grillo)».
  22. ^ V-Day, Casaleggio: orgoglioso di essere un populista, su DirettaNews.it, 1º dicembre 2013. URL consultato il 22 maggio 2014.
    «Sono orgoglioso di essere un populista e di essere insieme a decine di migliaia di populisti, il potere deve tornare al popolo. (Casaleggio)».
  23. ^ http://www.lastampa.it/2016/09/05/esteri/lascesa-dei-populisti-fa-tremare-le-cancellerie-europee-cos-bruxelles-cerca-di-arginarli-cABrVCvDEtFPMVz3WIdg7K/pagina.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter
  24. ^ Javier Solana, How To Tame The Populists, pubblicato su Socialeurope.eu del 25 agosto 2016
  25. ^ http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/31/2017-arriva-lanno-del-senso-comune-e-del-populismo-democratico-in-italia/3287243/
  26. ^ Francesco Marchianò, I paradossi del populismo iperdemocratico, Democrazia e diritto: XLVII, 3 4, 2010, p. 179 (Milano : Franco Angeli, 2010).
  27. ^ Domenico Fruncillo, Gli italiani populisti, Democrazia e diritto : XLVII, 3/4, 2010, p. 251.
  28. ^ Il loro ingresso nell'agone dimostra come la crisi dei partiti abbia fatto saltare l’equilibrio tra i due pilastri – quello popolare e quello costituzionale – delle democrazie europee occidentali, secondo P. Mair, “Populist Democracy vs. Party Democracy”, in Y. Mény, Y. Surel (a cura di), Democracies and the Populist Challenge, Palgrave, New York, 2002, pp. 81-98.
  29. ^ A. Mastropaolo, La mucca pazza della democrazia. Nuove destre, populismo, antipolitica, Bollati Boringhieri, Torino, 2005, pp. 62-63.
  30. ^ JOSÉ LUIS LOBERA, Ortega y Gasset en la Era Trump, 01/12/2016.
  31. ^ José Ortega y Gasset, Democracia morbosa.
  32. ^ M. Canovan, “Il populismo come l’ombra della democrazia”, Europa/Europe, n. 2, 1993, pp. 43-62, 47.
  33. ^ Bernard Crick, Populism, politics and democracy, pages 625-632 of Democratization, Volume 12, Issue 5, 2005, Special Issue: On the State of Democracy; Taylor and Francis online
  34. ^ Pierre-André Taguieff, L'illusione populista. Dall'arcaico al mediatico, Milano, Bruno Mondadori, 2003, p. 84.
  35. ^ CHARLES A. KUPCHAN, L'Occidente nella trappola populista, La Stampa, 30 marzo 2017.
  36. ^ Per lo più, la definizione del popolo data dai populisti trascende la natura pluriclasse della società moderna: “Tramonta la democrazia a pluralismo reale e a rappresentanza sociale che ha caratterizzato l’ultimo mezzo secolo: quella democrazia fondata sulla libera e aperta competizione tra sistemi di competizione contrapposti di opinioni, tra progetti alternativi di società; la democrazia che riconosceva come propria la reciproca diversità, in cui si tentava di rendere il conflitto non devastante, senza cancellarlo. Finisce questo modello di democrazia, ed emerge, tra le ‘ombre del futuro’, la democrazia populistica e oligarchica di fine secolo, disponibile all’alternanza (tra élite omologhe, simili tra loro) ma non all’‘alternativa’ tra politiche sociali (tra politiche sociali opposte, tra antagonistiche ‘idee di società’). La democrazia dell’unanimismo dei fini e della differenziazione (parziale) dei mezzi o dei ‘ceti politici’ che li perseguono. La democrazia della ‘gente’ atomizzata, dispersa, e per questo socialmente impotente, e dei ‘poteri forti’, concentrati, privi di vincoli, proteiformi e mobili nello spazio globale, e per questo inevitabilmente egemoni”: cfr. M. Revelli, Le due destre, Bollati Boringhieri, Torino, 1996, p. 65.
  37. ^ Marco Tarchi, L'Italia populista. Dal qualunquismo ai girotondi, Bologna, Il Mulino, 2003
  38. ^ Francesco Marchianò, I paradossi del populismo iperdemocratico, Democrazia e diritto : XLVII, 3 4, 2010, p. 189 (Milano : Franco Angeli, 2010).
  39. ^ Aldo Giannuli, L’armata del Cavaliere nero: 2. I populisti. 19 ottobre 2009.
  40. ^ "Un individuo con alto livello di xenofobia è possibile, ma non certo, che abbia un atteggiamento populista; viceversa, possiamo escludere atteggiamenti populisti in un individuo con livello nullo di xenofobia. Sono quindi condizioni necessarie, ma non sufficienti, che hanno a che vedere con due tematiche tipicamente legate al populismo, come il giustizialismo e la xenofobia": È possibile misurare il 'populismo'?, in Polena : political and electoral navigations : rivista italiana di analisi elettorale. 2 2005, p. 98 (Roma : Carocci, 2005).
  41. ^ Kevin Connolly, Grandfather of populism Poujade who shook France and the world, BBC, 22 dicembre 2016.
  42. ^ Martin Bialecki, Llegados para quedarse: el auge de los populismos en 2016 Servicio Internacional en Español (dpa), 21 dicembre 2016, 13:08
  43. ^ "The world became a more divisive, angry and raucous place in 2016 as grievance-fuelled populism took hold. A majority of British voted to dump the European Union, blaming immigration and trade policies. The United States elected a politically inexperienced and thin-skinned demagogue who won in spite of - or because of - a campaign that insulted visible minorities and the disabled, coyly courted racists and demeaned women": Editorial: Good riddance to a horrible year, Edmonton Journal, 30 dicembre 2016, Postmedia Breaking News.
  44. ^ Il partito al potere in Polonia "ha sviluppato una retorica populista priva di compromessi, che riserva le parole più aspre ai suoi rivali politici, una categoria che comprende giudici indipendenti, attivisti della società civile, organi di stampa critici, e chiunque altro che sia in disaccordo con il partito al governo dei il suo leader, Jarosław Kaczyński. La più significativa differenza tra l'Ungheria di Orbán e la Polonia di Kaczyński, comunque, è che il partito di quest'ultimo sta trasformando il panorama polacco ad una velocità a rotta di collo ed in violazione delle leggi di quel Paese; con una super-maggioranza parlamentare, invece, il partito Fidesz ha potuto riscrivere la Costituzione ed il contesto legislativo ungherese in un modo formalmente legale, anche se tutto ciò viola chiaramente i principi della liberaldemocrazia": Freedom House, Nations in Transit 2017: The False Promise of Populism, Washington, April 3, 2017.
  45. ^ http://cultura.elpais.com/cultura/2017/03/18/actualidad/1489841065_936941.html

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti
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Approfondimenti
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  • (FR) P.-A. Taguieff, “Le populisme comme style politique”, in Id. (a cura di), Le retour du populism. Un défi pour les démocraties européennes, Universalis, Manchecourt, 2004
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  • Sergio Bianchi, La sinistra populista, Roma, Castelvecchi, 1995.
  • Mauro Martini, La destra populista. Il nuovo volto della demagogia in Italia, USA, Germania, Francia e Russia, Roma, Castelvecchi, 1995.
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  • Paolo Flores d'Arcais, Il populismo italiano da Craxi a Berlusconi. Dieci anni di regime nelle analisi di MicroMega, Roma, Donzelli, 1996.
  • William H. Riker, Liberalismo contro populismo. Confronto tra teoria della democrazia e teoria della scelta sociale, Milano, Edizioni di Comunità, 1996.
  • Pasquale Serra, Individualismo e populismo. La destra nella crisi dell'ultimo ventennio, Roma, Datanews, 1997.
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