Jair Bolsonaro

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Jair Bolsonaro
Official portrait of Jair Bolsonaro.jpg

38º Presidente del Brasile
In carica
Inizio mandato 1º gennaio 2019
Vice presidente Hamilton Mourão
Predecessore Michel Temer

Deputato federale per lo Stato di Rio de Janeiro
Durata mandato 1º febbraio 1991 –
31 dicembre 2018

Vereador della Città di Rio de Janeiro
Durata mandato 1º febbraio 1989 –
1º febbraio 1991

Dati generali
Partito politico Partito Social-Liberale
Tendenza politica Anticomunismo
Antifemminismo
Autoritarismo
Conservatorismo
Militarismo
Nazionalismo brasiliano
Populismo di destra
Professione Militare riservista dell'Esercito Brasiliano
Firma Firma di Jair Bolsonaro

Jair Messias Bolsonaro (Glicério, 21 marzo 1955) è un politico brasiliano, Presidente del Brasile dal 1º gennaio 2019.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Jair con i suoi genitori, Olinda e Geraldo Bolsonaro, nel 1974, all'Accademia Militare delle Aghi Neri.

Jair Bolsonaro è nato a Glicério[1], San Paolo, da Perci Geraldo Bolsonaro e Olinda Bonturi, entrambi di origine italiana. La famiglia di suo nonno paterno viene dal Veneto, più precisamente del comune di Anguillara Veneta, in provincia di Padova. Il bisnonno, Vittorio Bolzonaro (il cognome era originariamente scritto con una Z), nacque il 12 aprile 1878. I genitori di Vittorio emigrarono in Brasile quando aveva dieci anni, insieme alla sorella Giovanna e al fratellino Tranquillo. Da parte di padre, Bolsonaro ha anche origini tedesche e calabresi: il bisnonno Carl "Carlos" Hintze nacque ad Amburgo intorno al 1876 e immigrò in Brasile nel 1883, mentre Luzia Caliò era di origine calabrese. Guido Bonturi e Argentina Pardini, nonni materni di Jair Bolsonaro, erano toscani di Lucca, e immigrarono in Brasile negli anni novanta del XIX secolo.[2]

Dopo la scuola superiore ha frequentato l'Academia Militar das Agulhas Negras a Resende, diplomandosi nel 1977 in artiglieria. Ufficiale di carriera, ha prestato servizio nei reparti di artiglieria e paracadutisti dell'Exército Brasileiro. Passato con il grado di capitano nel 1988 nella riserva, fu eletto alcuni mesi dopo consigliere comunale a Rio de Janeiro.

Bolsonaro si è sposato tre volte e ha cinque figli. La prima moglie è stata Rogéria Bolsonaro con la quale ha avuto tre figli: Flávio, Carlos e Eduardo. In seconde nozze si è sposato con Ana Cristina, con la quale ha avuto il quarto figlio maschio, Renan. La sua terza moglie è Michelle de Paula Firmo Reinaldo Bolsonaro, con la quale ha avuto la sua unica figlia femmina, Laura. Il figlio Eduardo è un politico di estrema destra ed ultra cattolico; nel 2018 è stato eletto al parlamento federale con un milione e 843.000 preferenze, il più votato nella storia del Brasile.[3]

Deputato[modifica | modifica wikitesto]

È membro della Camera dei Deputati del Brasile dal 1991, sempre riconfermato, prima con il Partido Democrata Cristão, poi con il Partido da Frente Libera e infine con il Partito Social Cristiano brasiliano.

Nel 1993, quando era un deputato della Camera bassa del Congresso nazionale del Brasile, Bolsonaro fece un discorso che sconvolse diversi suoi colleghi: si disse estimatore del passato regime militare in Brasile (1964-1985) e aggiunse che la democrazia non era in grado di risolvere i gravi problemi che affliggevano il paese.[4]

Nel 2016 annunciò la sua precandidatura per le elezioni del 2018 per la presidenza della Repubblica nel Partito Sociale Cristiano, partito che però lasciò nel gennaio 2018.[5]

La vittoria alle elezioni presidenziali del 2018[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Governo Bolsonaro.

Primo nei sondaggi in previsione delle elezioni presidenziali del 2018 dopo l'esclusione del condannato ex presidente Lula da Silva, porta avanti convinzioni populiste e idee di destra.[6] Il 22 luglio è annunciato come candidato ufficiale del Partito Social-Liberale alla presidenza della Repubblica. Bolsonaro ottiene anche l'appoggio del Partito Laburista Rinnovatore Brasiliano (PRTB), che indica come vicepresidente il generale Hamilton Mourão. Bolsonaro è stato fortemente sostenuto anche dalle chiese evangeliche brasiliane, pur essendo di religione cattolica.[7]

Tra gli altri principali sostenitori di Bolsonaro si sono segnalati, fin dalle prime battute della campagna elettorale, gli esponenti della finanza e del mondo agrario (i fazendeiros), attratti o dalla capacità di Bolsonaro di cambiare agenda politica rispetto all'era del Partito dei Lavoratori o dalle sue prese di posizione contrarie alle numerose regolamentazioni ambientali che tutelano la ricchissima biodiversità brasiliana e pongono vincoli all’attività economica in campo agricolo, minerario e commerciale nelle delicate regioni protette, prime fra tutte quelle dell’Amazzonia.[8] A favorire l'avvicinamento a Bolsonaro della finanza brasiliana è stata la scelta di Paulo Guedes, esponente della scuola liberale dei Chicago Boys, come ideatore del programma di politica economica del Partito Social-Liberale, fondato su tagli alle imposte, privatizzazioni e liberalizzazioni di servizi a controllo statale.[9] In campo geopolitico, Bolsonaro ha espresso una forte vicinanza agli Stati Uniti e un'aperta ostilità per i regimi politici socialisti latinoamericani, primo fra tutti quello del Venezuela di Nicolás Maduro.[10]

Il 6 settembre 2018 Bolsonaro viene accoltellato durante una manifestazione elettorale a Juiz de Fora da un sostenitore dell'estrema sinistra e una volta portato in ospedale viene operato per fermare l'emorragia all'intestino.[11] Alle elezioni del 7 ottobre al primo turno ottiene il 46% dei voti e va al ballottaggio con Fernando Haddad, esponente del Partito dei Lavoratori.

Al secondo turno delle elezioni del 28 ottobre ottiene il 55,13% dei voti validi (il suo rivale Fernando Haddad il 44,87%) e viene eletto 38º presidente della Repubblica Federale del Brasile.[12]

Mandato presidenziale[modifica | modifica wikitesto]

Bolsonaro è entrato in carica il 1º gennaio 2019. Nel gabinetto di governo ha nominato esponenti del suo Partito Social-Liberale e di altre formazioni di destra e conservatrici del panorama politico brasiliano. Oltre al vicepresidente Hamilton Mourão, il governo comprende otto ministri di provenienza militare, tra cui il ministro della Difesa Fernando Azevedo.

Tra le personalità della società civile brasiliana nominata in ruoli di primo piano da Bolsonaro un ruolo di spicco è stato riservato a Sérgio Moro e Paulo Guedes; il primo, procuratore capo nell'inchiesta giudiziaria Lava Jato che ha fortemente condizionato la politica brasiliana negli anni precedenti l'ascesa di Bolsonaro, è stato nominato Ministro della Giustizia, mentre il secondo, ideatore dell'agenda economica di Bolsonaro, è entrato in carica come Ministro dell'Economia.[13]

Non appena insediato, ha promosso azioni volte a diminuire i diritti delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali. Uno dei primissimi provvedimenti govenativi è stato quello di escludere le persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) dal raggio di azione del ministero delle Donne, della Famiglia e dei Diritti Umani.[14] Ha eliminato dalle linee guida governative per la promozione dei diritti umani le persone LGBT che erano menzionate accanto alle "donne, i bambini e gli adolescenti, i giovani, gli anziani, i disabili, i neri, le minoranze etniche e sociali".[14]

A fine gennaio 2019 il Brasile di Bolsonaro si unisce alla posizione degli Stati Uniti nella crisi presidenziale venezuelana disconoscendo il presidente Nicolas Maduro a favore di Juan Guaidó, autoproclamatosi capo dello Stato ad interim[15].

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

«Con il voto non cambierà niente in questo Paese. Purtroppo le cose cambieranno solo quando un giorno partiremo per una guerra civile qui dentro e faremo il lavoro che il regime militare non ha fatto, cioè uccidendo 30 mila persone, cominciando da Fernando Henrique Cardoso. Se morirà qualche innocente non fa niente, in ogni guerra muoiono innocenti.»

(Dichiarazione del 1999 sulla dittatura militare)

Bolsonaro è stato accusato dai critici brasiliani e stranieri di fascismo[16], di aver impostato una campagna elettorale sulla disinformazione e le fake news[17], ed è stato avvicinato alle idee dell'alt-right statunitense.[18]

Soprannominato il «Trump brasiliano» e paragonato al filippino Rodrigo Duterte[19], Jair Bolsonaro è noto per le diverse dichiarazioni controverse. Oltre all'apprezzamento per la dittatura militare e a dichiarazioni di disprezzo verso i parenti dei desaparecidos[20], egli ha esposto posizioni reazionarie e ultra-conservatrici su questioni come l'omosessualità, la parità di diritti tra uomo e donna, il razzismo verso i neri, gli indios e gli immigrati, i non cristiani, la violenza sessuale, il porto d'armi, l'aborto, l'immigrazione e la difesa dell'ambiente.[21]

«Sarei incapace di amare un figlio omosessuale. Non sarò un ipocrita: preferirei che mio figlio morisse in un incidente piuttosto che presentarsi con un tipo con i baffi.[22]»

(Giugno 2011)

«Se vedo due uomini che si baciano per strada, li uccido.[22]»

(Ottobre 2002)

Bolsonaro ha espresso il suo sostegno alla tortura[23] e alla pena di morte.[24]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze brasiliane[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro e Gran Collare dell'Ordine nazionale della Croce del Sud - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Gran Collare dell'Ordine nazionale della Croce del Sud
— 1º gennaio 2019
Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine del Rio Branco - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine del Rio Branco
— 1º gennaio 2019
Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine al Merito Militare - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine al Merito Militare
— 1º gennaio 2019
Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine al Merito della Marina Militare - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine al Merito della Marina Militare
— 1º gennaio 2019
Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine al Merito dell'Aviazione Militare - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine al Merito dell'Aviazione Militare
— 1º gennaio 2019
Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine al Merito della Magistratura Militare - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine al Merito della Magistratura Militare
— 1º gennaio 2019

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ufficialmente, Jair Bolsonaro è originario di Campinas. Essendo nato a Glicerio, fu registrato dai suoi genitori in un'altra città.
  2. ^ Desiderio Peron con traduzione di Claudio Piacentini, Taddone revela genealogia de Bolsonaro: 13 dos 16 trisavôs do candidato são italianos da Toscana, do Vêneto e da Calábria, su insieme.com.br, 23 ottobre 2018.
  3. ^ Piccoli populisti crescono: Bolsonaro Jr arruolato da Steve Bannon, su Il Dubbio, 6 febbraio 2019. URL consultato il 6 febbraio 2019.
  4. ^ A disciple of Brazil's dictatorship moves closer to the presidency.
  5. ^ Jair Bolsonaro é apresentado como pré-candidato à Presidência da República, su Extra Online.
  6. ^ Pablo Ochoa, Jair Bolsonaro: Why Brazilian women are saying #NotHim, BBC news, 21 settembre 2018.
  7. ^ Andrea Muratore, Chi è Jair Bolsonaro, leader della destra brasiliana, in Occhidellaguerra.it, 19 settembre 2018. URL consultato il 28 dicembre 2018.
  8. ^ Andrea Muratore, Bolsonaro dichiara guerra all'ambiente, in Occhidellaguerra.it, 29 ottobre 2018. URL consultato il 28 dicembre 2018.
  9. ^ Andrea Muratore, Da Pinochet a Bolsonaro, Paulo Guedes è l'ultimo dei Chicago Boys, in Occhidellaguerra.it, 15 ottobre 2018. URL consultato il 28 dicembre 2018.
  10. ^ Luigi Maria Romano, Brasile, dopo la vittoria di Bolsonaro un intervento in Venezuela?, in Occhidellaguerra.it, 20 ottobre 2018. URL consultato il 28 dicembre 2018.
  11. ^ Brasile: Bolsonaro accoltellato, il candidato di destra è in testa nei sondaggi.
  12. ^ Brasile, Bolsonaro presidente, vince l'estrema destra, su it.reuters.com, 29 ottobre 2018. Ospitato su it.reuters.com.
  13. ^ Andrea Muratore, Agenda e obiettivi di Jair Bolsonaro: ecco come cambierà il Brasile, Gli Occhi della Guerra, 3 gennaio 2019
  14. ^ a b Le prime cose che ha fatto Bolsonaro, su Il Post, 3 gennaio 2019. URL consultato l'11 gennaio 2019.
  15. ^ Perché il Brasile di Bolsonaro sta con l'Assemblea Nazionale, Gli Occhi della Guerra, 23 gennaio 2019
  16. ^ Massimo Cavallini, Brasile, come siamo arrivati al fascismo di Bolsonaro
  17. ^ Fake news, milioni di sms e il ruolo delle chiese evangeliche dietro il 46% di Bolsonaro in Brasile, su www.lantidiplomatico.it.
  18. ^ Jair Bolsonaro: il volto disumano dell’Alt Right, su linterferenza.info, 29 ottobre 2018.
  19. ^ Brasile, vince il neofascista Bolsonaro. Greenpeace: «Scenario tragico e senza precedenti», su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile, 29 ottobre 2018.
  20. ^ Citato in Cartaz contra desaparecidos do Araguaia irrita deputados, politica.estadao.com.br; 28 maggio 2009.
  21. ^ Scott Wallace, Brasile, il trionfo di Bolsonaro spaventa indigeni e ambientalisti, in nationalgeographic.it, 31 ottobre 2018.
  22. ^ a b "Meglio un figlio morto che gay, viva la tortura e la dittatura": tutte le frasi shock di Bolsonaro, su tpi.it, 31 ottobre 2018.
  23. ^ «Io difendo la tortura. Un trafficante che agisce nelle strade contro i nostri figli deve essere messo sul pau de arara [palo di ferro, strumento di tortura usato durante il regime] immediatamente. Non ci sono diritti umani in questo caso. Pau de arara, botte. Per i sequestratori, la stessa cosa. Il tizio deve essere pestato perché apra il becco».
  24. ^ «La pena di morte deve essere applicata per qualsiasi crimine premeditato».

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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