Jair Bolsonaro

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Nota disambigua.svg Disambiguazione – "Bolsonaro" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Bolsonaro (disambigua).
Jair Bolsonaro
2020-03-24 Pronunciamento do Presidente da República, Jair Bolsonaro em Rede Nacional de Rádio e Televisão - 49695919452 (cropped 2).jpg
Jair Bolsonaro a marzo 2020

38º Presidente del Brasile
In carica
Inizio mandato 1º gennaio 2019
Vice presidente Hamilton Mourão
Predecessore Michel Temer

Deputato federale per lo Stato di Rio de Janeiro
Durata mandato 1º febbraio 1991 –
31 dicembre 2018

Vereador della Città di Rio de Janeiro
Durata mandato 1º febbraio 1989 –
1º febbraio 1991

Dati generali
Partito politico Alleanza per il Brasile (dal 2019)
Precedenti:
Partito Democratico Cristiano
(1988-1993)
Partito Progressista
(1993)
Partito Progressista Riformatore
(1993-1995)
Partito Progressista
(1995-2003; 2005-2016)
Partito Laburista Brasiliano
(2003-2005)
Partito del Fronte Liberale
(2005)
Partito Progressista
(2005-2016)
Partito Sociale Cristiano (2016-2018)
Partito Social-Liberale (2018-2019)
Università Academia Militar das Agulhas Negras
Professione Militare riservista, politico
Firma Firma di Jair Bolsonaro
Jair Messias Bolsonaro
Bolsonaro 1986 (cropped).jpg
NascitaGlicério, 21 marzo 1955
Dati militari
Paese servitoBrasile Brasile
Forza armataCoat of arms of the Brazilian Army.svg Esercito brasiliano
Anni di servizio1973-1988
GradoCapitano
Comandante di21º Gruppo d'artiglieria campale
9º Gruppo d'artiglieria campale
8º Gruppo paracadutista d'artiglieria campale
voci di militari presenti su Wikipedia

Jair Messias Bolsonaro (Glicério, 21 marzo 1955) è un politico brasiliano, Presidente del Brasile dal 1º gennaio 2019.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Jair Bolsonaro è nato a Glicério[1], San Paolo, da Perci Geraldo Bolsonaro e Olinda Bonturi, entrambi di origine italiana. La famiglia di suo nonno paterno viene dal Veneto, più precisamente dal comune di Anguillara Veneta, in provincia di Padova. Il bisnonno, Vittorio Bolzonaro (il cognome era originariamente scritto con una Z), nacque il 12 aprile 1878. I genitori di Vittorio emigrarono in Brasile quando aveva dieci anni, insieme alla sorella Giovanna e al fratellino Tranquillo. Da parte di padre, Bolsonaro ha anche origini tedesche e calabresi: il bisnonno Carl "Carlos" Hintze nacque ad Amburgo intorno al 1876 e immigrò in Brasile nel 1883, mentre Luzia Caliò era di origine calabrese. Guido Bonturi e Argentina Pardini, nonni materni di Jair Bolsonaro, erano toscani di Lucca, e immigrarono in Brasile negli anni novanta del XIX secolo.[2]

Jair con i suoi genitori, Olinda e Geraldo Bolsonaro, nel 1974, all'Accademia Militare delle Agulhas Negras

Bolsonaro si è sposato tre volte e ha cinque figli. La prima moglie è stata Rogéria Bolsonaro con la quale ha avuto tre figli: Flávio, Carlos ed Eduardo. In seconde nozze si è sposato con Ana Cristina, con la quale ha avuto il quarto figlio maschio, Renan. La sua terza moglie è Michelle de Paula Firmo Reinaldo Bolsonaro, con la quale ha avuto la sua unica figlia femmina, Laura. Il figlio Eduardo nel 2018 è stato eletto al parlamento federale (con 1 843 000 preferenze è stato il più votato deputato nella storia del Brasile).[3]

Attività militare[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la scuola superiore ha frequentato l'Academia Militar das Agulhas Negras a Resende, diplomandosi nel 1977 in artiglieria. Ufficiale di carriera, ha prestato servizio nei reparti di artiglieria e paracadutisti dell'Exército Brasileiro.

Passato, con il grado di capitano, nel 1988 nella riserva, si candidò e fu eletto alcuni mesi dopo consigliere comunale a Rio de Janeiro.

Deputato[modifica | modifica wikitesto]

È stato eletto membro della Camera dei Deputati la prima volta nel 1991, e più volte riconfermato, prima con il Partido Democrata Cristão, poi con il Partido da Frente Libera e infine con il Partito Sociale Cristiano.

Nel 1993, quando era un deputato federale, Bolsonaro fece un discorso che sconvolse diversi suoi colleghi: si disse estimatore del passato regime militare in Brasile (1964-1985) e aggiunse che la democrazia non era in grado di risolvere i gravi problemi che affliggevano il paese.[4]

Nel 2016 annunciò la sua precandidatura per le elezioni del 2018 per la presidenza della Repubblica nel Partito Sociale Cristiano, partito che però lasciò nel gennaio 2018.[5]

La vittoria alle elezioni presidenziali del 2018[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Governo Bolsonaro.

Primo nei sondaggi in previsione delle elezioni presidenziali del 2018 dopo l'esclusione del condannato ex presidente Lula da Silva, porta avanti convinzioni populiste e idee di destra.[6] Il 22 luglio è annunciato come candidato ufficiale del Partito Social-Liberale alla presidenza della Repubblica. Bolsonaro ottiene anche l'appoggio del Partito Laburista Rinnovatore Brasiliano (PRTB), e indica come vicepresidente il generale Hamilton Mourão. Bolsonaro è stato fortemente sostenuto anche dalle chiese evangeliche brasiliane, pur essendo di religione cattolica.[7]

Tra gli altri principali sostenitori di Bolsonaro si sono segnalati, fin dalle prime battute della campagna elettorale, gli esponenti della finanza e del mondo agrario (i fazendeiros), attratti o dalla capacità di Bolsonaro di cambiare agenda politica rispetto all'era del Partito dei Lavoratori o dalle sue prese di posizione contrarie alle numerose regolamentazioni ambientali che tutelano la ricchissima biodiversità brasiliana e pongono vincoli all’attività economica in campo agricolo, minerario e commerciale nelle delicate regioni protette, prime fra tutte quelle dell’Amazzonia.[8] A favorire l'avvicinamento a Bolsonaro della finanza brasiliana è stata la scelta di Paulo Guedes, esponente della scuola liberale dei Chicago Boys, come ideatore del programma di politica economica del Partito Social-Liberale, fondato su tagli alle imposte, privatizzazioni e liberalizzazioni di servizi a controllo statale.[9] In campo geopolitico, Bolsonaro ha espresso una forte vicinanza agli Stati Uniti e un'aperta ostilità per i regimi politici socialisti latinoamericani, primo fra tutti quello del Venezuela di Nicolás Maduro.[10]

Il 6 settembre 2018 Bolsonaro viene accoltellato durante una manifestazione elettorale a Juiz de Fora da uno squilibrato e una volta portato in ospedale viene operato per fermare l'emorragia all'intestino.[11] Alle elezioni del 7 ottobre al primo turno ottiene il 46% dei voti e va al ballottaggio con Fernando Haddad, esponente del Partito dei Lavoratori. Al secondo turno delle elezioni del 28 ottobre ottiene il 55,13% dei voti validi e viene eletto 38º presidente della Repubblica Federale del Brasile.[12]

Mandato presidenziale[modifica | modifica wikitesto]

Bolsonaro è entrato in carica il 1º gennaio 2019. Nel gabinetto di governo ha nominato esponenti del suo Partito Social-Liberale e di altre formazioni di destra e conservatrici del panorama politico brasiliano. Oltre al vicepresidente Hamilton Mourão, il governo comprende otto ministri di provenienza militare, tra cui il ministro della Difesa Fernando Azevedo e Silva.

Bolsonaro con Neymar

Tra le personalità della società civile brasiliana nominata in ruoli di primo piano da Bolsonaro un ruolo di spicco è stato riservato a Sérgio Moro e Paulo Guedes; il primo, procuratore capo nell'inchiesta giudiziaria Lava Jato che ha fortemente condizionato la politica brasiliana negli anni precedenti l'ascesa di Bolsonaro, è stato nominato Ministro della Giustizia, mentre il secondo, ideatore dell'agenda economica di Bolsonaro, è entrato in carica come Ministro dell'Economia.[13]

Non appena insediato, ha promosso azioni volte a diminuire i diritti delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali. Uno dei primissimi provvedimenti governativi è stato quello di escludere le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender dal raggio di azione del ministero delle Donne, della Famiglia e dei Diritti Umani,[14] togliendole dalle linee guida governative per la promozione dei diritti umani mentre prima erano menzionate accanto alle "donne, i bambini e gli adolescenti, i giovani, gli anziani, i disabili, i neri, le minoranze etniche[15] e sociali".[14]

Una delle sue prime azioni come presidente è stata aumentare il salario minimo da 954 a 998 Real brasiliani.[senza fonte]Inoltre ha approvato la vendita di 700.000 proprietà statali.[senza fonte]

A fine gennaio 2019 il Brasile di Bolsonaro si unisce alla posizione della maggioranza della comunità internazionale nella crisi presidenziale venezuelana disconoscendo il presidente Nicolás Maduro a favore di Juan Guaidó, autoproclamatosi capo dello Stato ad interim[16].

Dopo lo scoppio della pandemia di COVID-19 in Brasile Bolsonaro ha più volte sminuito e negato la gravità della problematica e rinviato a lungo l'imposizione di misure di distanziamento sociale funzionali a limitare l'espansione del contagio. Le sue politiche sanitarie sono state aspramente criticate da membri dell'opposizione e da diversi osservatori internazionali, mentre il religioso e scrittore Frei Betto è arrivato a definire "genocide" le scelte, giustificate dalla volontà di evitare un eccessivo tracollo dell'economia per la chiusura delle attività più importanti, della presidenza[17].

Il 24 aprile 2020 Sérgio Moro ha rassegnato le dimissioni da Ministro della giustizia, per i tentativi inaccettabili di interferenze del Presidente nella sua attività giuridica, tra cui alcune inchieste su tre figli di Bolsonaro[18][19].

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

«Con il voto non cambierà niente in questo Paese. Purtroppo le cose cambieranno solo quando un giorno partiremo per una guerra civile qui dentro e faremo il lavoro che il regime militare non ha fatto, cioè uccidendo 30 mila persone, cominciando da Fernando Henrique Cardoso - Presidente del Brasile al momento -, Se morirà qualche innocente non fa niente, in ogni guerra muoiono innocenti.»

(Dichiarazione del 1999 sulla dittatura militare)

Bolsonaro è stato accusato dai critici brasiliani e stranieri di fascismo in senso sudamericano[20] (autoritarismo e neoliberismo), di aver impostato una campagna elettorale sulla disinformazione, ed è stato avvicinato alle idee dell'alt-right statunitense.[21] Per protestare contro la sua campagna si è formato sui social network il movimento #EleNão (in portoghese: "non lui") che è sfociato in un insieme di manifestazioni guidate da donne[22][23] in diverse regioni del Brasile e, con minore intensità, in altri paesi.[24][25]

Soprannominato il «Trump brasiliano» e paragonato al filippino Rodrigo Duterte[26], Jair Bolsonaro è noto per le diverse dichiarazioni controverse. Oltre all'apprezzamento per la dittatura militare e a dichiarazioni di disprezzo verso i parenti dei desaparecidos[27], egli ha esposto posizioni estremamente reazionarie e conservatrici su questioni come l'omosessualità, la parità di diritti tra uomo e donna, il razzismo verso i neri, gli indios, il Massacro di Carandiru, i non cristiani, la violenza sessuale, il porto d'armi, l'aborto, l'immigrazione e la difesa dell'ambiente.[28]

«Sarei incapace di amare un figlio omosessuale. Non sarò un ipocrita: preferirei che mio figlio morisse in un incidente piuttosto che presentarsi con un tipo con i baffi.[29]»

(giugno 2011)

«Se vedo due uomini che si baciano per strada, li uccido.[29]»

(ottobre 2002)

Bolsonaro ha espresso il suo sostegno alla tortura contro i trafficanti di droga e gli autori di sequestri di persona[30], e alla pena di morte per l'omicidio premeditato.[31]

Jair Bolsonaro con Regina Duarte

Nel mese di agosto 2019 Bolsonaro viene accusato dai media a livello globale in seguito a un incendio scoppiato nella Foresta amazzonica, salito all'attenzione internazionale grazie a immagini di San Paolo completamente al buio alle tre del pomeriggio a causa del fumo il 20 agosto, dopo circa quattordici giorni dai primi focolai. Nonostante i toni allarmistici con cui è stato riportato l'accaduto,[32] i dati raccolti dal satellite Aqua della NASA mostrano che, alla fine di agosto 2019, il totale degli incendi occorsi nel bacino dell'Amazzonia era prossimo alla media dei 15 anni precedenti,[33] e complessivamente inferiori rispetto al periodo 2000-2007.[34] Nonostante ciò la notizia, diffusasi soprattutto sui social network e senza riferimento ai dati NASA, ha scatenato una grande mobilitazione pubblica oltre a un forte sdegno soprattutto riguardo alle ipotesi di colpevolezza del presidente, considerato diretto responsabile anche da note figure come Emmanuel Macron. Secondo tali congetture, Bolsonaro avrebbe esortato agricoltori e proprietari terrieri ad appiccare l'incendio con i suoi discorsi riguardo all'economia, come dimostrato il 10 agosto 2019 con un picco di incendi nelle località di Novo Progresso e Altamira.

Diverse critiche in patria sono arrivate a Bolsonaro a partire dal marzo 2020 per la gestione della pandemia di COVID-19 in Brasile. Inizialmente il presidente la definì una "febricciuola", affermando che l'economia non poteva fermarsi, ponendosi su una posizione estremamente negazionista del pericolo da COVID-19 e scontrandosi apertamente coi governatori federali che avevano deciso di limitare il diffondersi del virus con misure di confinamento.[35] In aprile Bolsonaro ha destituito il ministro della salute Luiz Henrique Mandetta, col quale da giorni era ai ferri corti per la gestione della pandemia in Brasile.[36] Il ministro chiedeva misure più drastiche per contenere i contagi mentre da parte sua il presidente continuava a definire il coronavirus una banale influenza che avrebbe colpito più che altro gli anziani, dimostrandosi preoccupato esclusivamente delle perdite economiche causate dal lockdown. In un sondaggio tra i brasiliani fatto da Datafolha, il 76% si è dichiarato concorde con la gestione di Mandetta.[37] Nonostante l'aumento esponenziale di casi di contagiati e morti in Brasile nel mese di maggio, e nonostante l'Università di Washington in uno studio abbia stimato che in agosto i morti in Brasile saranno oltre 80.000, Bolsonaro continua a ripetere che ciò che conta è ripartire, o la gente scenderà per strada per la fame.[38] Dopo nemmeno un mese da quando Bolsonaro aveva silurato Mandetta e lo aveva sostituito con Nelson Teich, il nuovo ministro della salute si è dimesso il 15 maggio per incompatibilità col presidente stesso sulla gestione della pandemia.[39]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Bolsonaro si è sposato tre volte e ha cinque figli. La prima moglie è stata Rogéria Nantes Braga (con la quale ha avuto tre figli: Flávio, Carlos ed Eduardo). Il secondo matrimonio è stato con Ana Cristina Valle (con la quale ha avuto un figlio, Renan). Nel 2007 ha sposato la terza e attuale moglie, Michelle de Paula Firmo Reinaldo (con la quale ha avuto una figlia, Laura).[40][41] Mentre lavorava al Congresso, Bolsonaro assunse Michelle come segretaria la quale nei due anni successivi ricevette promozioni insolite e lo stipendio più che triplicato. È stato costretto a licenziarla dopo che il Supremo tribunale federale ha stabilito che il nepotismo è illegale nella pubblica amministrazione.[42][43] Nel 2018 Bolsonaro e la moglie vivevano a Barra da Tijuca, a Rio de Janeiro.[44]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze brasiliane[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro e Gran Collare dell'Ordine nazionale della Croce del Sud - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Gran Collare dell'Ordine nazionale della Croce del Sud
— 1º gennaio 2019
Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine del Rio Branco - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine del Rio Branco
— 1º gennaio 2019
Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine al Merito Militare - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine al Merito Militare
— 1º gennaio 2019
Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine al Merito della Marina Militare - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine al Merito della Marina Militare
— 1º gennaio 2019
Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine al Merito dell'Aviazione Militare - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine al Merito dell'Aviazione Militare
— 1º gennaio 2019
Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine al Merito della Magistratura Militare - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine al Merito della Magistratura Militare
— 1º gennaio 2019

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ufficialmente, Jair Bolsonaro è originario di Campinas. Essendo nato a Glicerio, fu registrato dai suoi genitori in un'altra città.
  2. ^ Desiderio Peron con traduzione di Claudio Piacentini, Taddone revela genealogia de Bolsonaro: 13 dos 16 trisavôs do candidato são italianos da Toscana, do Vêneto e da Calábria, su insieme.com.br, 23 ottobre 2018.
  3. ^ Piccoli populisti crescono: Bolsonaro Jr arruolato da Steve Bannon, su Il Dubbio, 6 febbraio 2019. URL consultato il 6 febbraio 2019.
  4. ^ A disciple of Brazil's dictatorship moves closer to the presidency.
  5. ^ Jair Bolsonaro é apresentado como pré-candidato à Presidência da República, su Extra Online.
  6. ^ Pablo Ochoa, Jair Bolsonaro: Why Brazilian women are saying #NotHim, BBC news, 21 settembre 2018.
  7. ^ Andrea Muratore, Chi è Jair Bolsonaro, leader della destra brasiliana, in it.insideover.com, 19 settembre 2018. URL consultato il 16 novembre 2019.
  8. ^ Andrea Muratore, Bolsonaro dichiara guerra all'ambiente, in it.insideover.com, 29 ottobre 2018. URL consultato il 26 novembre 2019.
  9. ^ Andrea Muratore, Da Pinochet a Bolsonaro, Paulo Guedes è l'ultimo dei Chicago Boys, in it.insideover.com, 15 ottobre 2018. URL consultato il 26 novembre 2019.
  10. ^ Luigi Maria Romano, Brasile, dopo la vittoria di Bolsonaro un intervento in Venezuela?, in Occhidellaguerra.it, 20 ottobre 2018. URL consultato il 28 dicembre 2018.
  11. ^ Brasile: Bolsonaro accoltellato, il candidato di destra è in testa nei sondaggi.
  12. ^ Brasile, Bolsonaro presidente, vince l'estrema destra, su it.reuters.com, 29 ottobre 2018. Ospitato su it.reuters.com.
  13. ^ Andrea Muratore, Agenda e obiettivi di Jair Bolsonaro: ecco come cambierà il Brasile, Gli Occhi della Guerra, 3 gennaio 2019
  14. ^ a b Le prime cose che ha fatto Bolsonaro, su Il Post, 3 gennaio 2019. URL consultato l'11 gennaio 2019.
  15. ^ Andrea Muratore, Bolsonaro mette a rischio l'Amazzonia: la resistenza degli indios continua, Inside Over, 31 luglio 2019
  16. ^ Perché il Brasile di Bolsonaro sta con l'Assemblea Nazionale, Gli Occhi della Guerra, 23 gennaio 2019
  17. ^ Frei Betto, La pandemia di coronavirus in Brasile: il genocidio di Bolsonaro?, Osservatorio Globalizzazione, 20 luglio 2020
  18. ^ Brasile: si dimette ministro Moro, ANSA, 24 aprile 2020.
  19. ^ https://www.repubblica.it/esteri/2020/04/25/news/cosa_c_e_dietro_le_dimissioni_di_sergio_moro_stella_dell_esecutivo_di_bolsonaro-254851416/
  20. ^ Massimo Cavallini, Brasile, come siamo arrivati al fascismo di Bolsonaro
  21. ^ Jair Bolsonaro: il volto disumano dell’Alt Right, su linterferenza.info, 29 ottobre 2018.
  22. ^ (PT) 15 imagens que resumem os atos a favor e contra Jair Bolsonaro pelo Brasil, su Exame. URL consultato il 10 maggio 2020.
  23. ^ (PT) Carla Jiménez, Heloísa Mendonça, Regiane Oliveira, Marina Rossi, R. D. Coletta, Mulheres quebram o jejum das ruas no Brasil com manifestações contra Bolsonaro, su EL PAÍS, 30 settembre 2018. URL consultato il 10 maggio 2020.
  24. ^ (PT) El País, Mulheres lideram multidão contra Bolsonaro em São Paulo, Rio e Recife, su EL PAÍS, 30 settembre 2018. URL consultato il 10 maggio 2020.
  25. ^ (PT) Um protesto histórico, menos na tevê, su revista piauí. URL consultato il 10 maggio 2020.
  26. ^ Brasile, vince il neofascista Bolsonaro. Greenpeace: «Scenario tragico e senza precedenti», su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile, 29 ottobre 2018.
  27. ^ Citato in Cartaz contra desaparecidos do Araguaia irrita deputados, politica.estadao.com.br; 28 maggio 2009.
  28. ^ Scott Wallace, Brasile, il trionfo di Bolsonaro spaventa indigeni e ambientalisti, in nationalgeographic.it, 31 ottobre 2018. URL consultato il 2 novembre 2018 (archiviato dall'url originale il 4 novembre 2018).
  29. ^ a b "Meglio un figlio morto che gay, viva la tortura e la dittatura": tutte le frasi shock di Bolsonaro, su tpi.it, 31 ottobre 2018.
  30. ^ «Io difendo la tortura. Un trafficante che agisce nelle strade contro i nostri figli deve essere messo sul pau de arara [palo di ferro, strumento di tortura usato durante il regime] immediatamente. Non ci sono diritti umani in questo caso. Pau de arara, botte. Per i sequestratori, la stessa cosa. Il tizio deve essere pestato perché apra il becco».
  31. ^ «La pena di morte deve essere applicata per qualsiasi crimine premeditato».
  32. ^ La Repubblica: "Record di incendi in Amazzonia: "Colpa di Bolsonaro""
  33. ^ Fires in Brazil - NASA Earth Observatory
  34. ^ BBC News: The Amazon in Brazil is on fire - how bad is it?
  35. ^ Coronavirus. Bolsonaro negazionista, ma si scontra con governatori e cittadini brasiliani. E minaccia “uscita da normalità democratica, Il Fatto Quotidiano, 25 marzo 2020.
  36. ^ (ES) Jair Bolsonaro destituye al ministro de Salud de Brasil en plena crisis del coronavirus, El Mundo.
  37. ^ Coronavirus, il ministro della Sanità pronto a lasciare il governo Bolsonaro: “Ora basta”, La Nuova Ferrara, 16 aprile 2020.
  38. ^ Brasile: «Entro agosto 88.000 morti». Ma Bolsonaro: «La gente scenderà in strada per la fame», Il Messaggero, maggio 2020.
  39. ^ Coronavirus, Brasile: si dimette il nuovo ministro della Salute per “incompatibilità” con Bolsonaro. Era in carica da meno di un mese, Il Fatto Quotidiano, 15 maggio 2020.
  40. ^ (PT) A mulher dos bastidores: saiba quem é Michelle Bolsonaro, a nova primeira-dama, in G1, 28 ottobre 2018. URL consultato il 9 gennaio 2019.
  41. ^ (PT) ISTOÉ Gente Online, su Terra.com.br.
  42. ^ (PT) A bela da fera, su universa.uol.com.br. URL consultato il 7 settembre 2018.
  43. ^ (PT) Bolsonaro empregou ex-mulher e parentes dela no Legislativo, in O Globo, 3 marzo 2017. URL consultato il 18 ottobre 2018.
  44. ^ (PT) Bolsonaro posa com vizinhos no Rio antes de se mudar para Brasília, su noticias.uol.com.br. URL consultato il 3 gennaio 2019.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN4348152684017923430004 · LCCN (ENn2018251489 · GND (DE1168630924 · WorldCat Identities (ENlccn-n2018251489