Massacro di Carandiru

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Massacro di Carandiru
Stato Brasile Brasile
Luogo Carcere di Carandiru, San Paolo del Brasile
Obiettivo Detenuti
Data 2 ottobre 1992
Tipo Esecuzione con armi da fuoco
Morti 111
Responsabili Polizia militare di stato di San Paolo
Motivazione Rivolta carceraria

Il massacro di Carandiru è una strage avvenuta nel carcere di Carandiru, a San Paolo del Brasile, il 2 ottobre del 1992. L'episodio è considerato come la più grave violazione dei diritti umani nella storia del Brasile democratico.

La dinamica dei fatti[modifica | modifica wikitesto]

Il massacro fu perpetrato dalla polizia militare (Polícia Militar do Estado de São Paulo) per sedare una rivolta carceraria che aveva portato i detenuti a prendere il controllo della struttura detentiva. La polizia uccise 111 prigionieri, giustificando il gesto come legittima difesa, ma nessuno degli agenti fu ferito, e non vi sono prove che i carcerati abbiano opposto resistenza[1]. I sopravvissuti asserirono che la polizia aprì il fuoco contro persone inermi, e che addirittura molti furono giustiziati o uccisi mentre cercavano riparo nelle loro celle.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Il massacro sollevò un caso internazionale. Il penitenziario era stato già sede di rivolte e di reiterate violazioni dei diritti umani, date anche le miserevoli condizioni in cui versava, e in cui erano costretti a vivere i suoi detenuti. Il governo brasiliano chiuse il carcere, tra i più grandi dell'America Latina, nel 2002. Il colonnello Ubiratan Guimarães, che comandò l'irruzione della Polizia militare, fu inizialmente condannato a 620 anni di carcere, ma poi la sua condanna fu ritirata poiché eseguiva gli ordini dei suoi superiori.

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La sentenza sul massacro di Carandiru, ilpost.it, 23 aprile 2013. URL consultato il 10 ottobre 2016.

Sitografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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