Neoliberismo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

In economia con neoliberismo si indicano un insieme di concezioni filosofiche, politiche ed economiche non ben definite, indirizzate ad una esaltazione del libero mercato ed a una riduzione del peso dello Stato nella vita pubblica.[1]

Il termine era dapprima utilizzato di rado e con significati diversi nell'evoluzione del pensiero economico, seppur identificando sempre indirizzi di pensiero che miravano alla creazione di una nuova forma di liberismo diversa da quello classico. Negli ultimi tempi però il concetto di neoliberismo è entrato maggiormente nel linguaggio giornalistico, saggistico e propagandistico, assumendo il più delle volte un significato dispregiativo.[2][3]

Origine ed evoluzione del termine[modifica | modifica wikitesto]

Il primo a coniare il termine fu il sociologo ed economista tedesco Alexander Rüstow, il quale cercò di teorizzare una nuova forma di liberismo leggermente distaccata da quello classico, maggiormente attenta al sociale e non completamente contraria ad un controllo dell'evoluzione dei mercati da parte dello Stato. Rüstow successivamente portò queste sue idee all'interno dei circoli di intellettuali, da lui frequentati in Germania, sotto il nome di neoliberismo.[2]

Nel 1938 il filosofo francese Louis Rougier organizzò a Parigi un colloquio intitolato a nome del giornalista Walter Lippmann, basato appunto sulle idee di quest'ultimo, contrarie ad ogni forma di collettivismo. Al colloquio presero parte oltre a Rougier e Lippmann anche Wilhelm Röpke, Friedrich von Hayek, Ludwig von Mises, Michael Polanyi, Raymond Aron, Robert Marjolin, Jacques Rueff e lo stesso Alexander Rüstow.[4] L'incontro puntò, sotto l'auspicio degli organizzatori Rougier e Lippmann, a definire una nuova visione di liberalismo economico, cui in quel periodo, nell'opinione comune, si imputava la Grande Depressione del 1929. Fu attraverso questo incontro, grazie anche alla partecipazione di Alexander Rüstow, che si ebbe un primo vero utilizzo della parola neoliberismo quale identificazione di una qualche ideologia economica, nella fattispecie una ideologia che intendeva proporsi come terza via tra il laissez faire e la pianificazione economica collettivista.[2]

Oggi invece si considera il neoliberismo come nettamente opposto al concetto di economia keynesiana (in cui vi è correzione da parte statale del sistema economico) e ad altre forme di economia mista fino al caso limite di economia pianificata.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Mont Pelerin Society[modifica | modifica wikitesto]

Reduce dal Colloquio Walter Lippmann, nel 1947 Friedrich von Hayek fondò la Mont Pelerin Society con l'intento di aggregare varie personalità del mondo intellettuale al fine di ridiscutere il liberalismo classico, quindi ancora una volta si parlò di neoliberismo.[5] Come sostenuto da Milton Friedman, uno degli aderenti alla società fondata da Hayek, il periodo storico vissuto di recente, caratterizzato dalla forte ascesa da parte degli statalismi un po' ovunque nel mondo, fece vedere agli occhi di tutti la Mont Pelerin Society come baluardo dell'ideologia liberale, punto di incontro annuale dei sostenitori del libero mercato,[6] sebbene in realtà gli scopi del gruppo d'intellettuali fossero diversi da quelli della difesa strenua del laissez-faire, perché puntavano a ridiscutere il pensiero liberale alla luce di una maggiore attenzione all'aspetto sociale[senza fonte]. La creazione della società creò infatti non pochi attriti tra Hayek ed il suo collega di Scuola austriaca Ludwig von Mises, difensore del liberalismo classico.[7]

Il Cile di Augusto Pinochet[modifica | modifica wikitesto]

A partire dagli anni sessanta in America Latina iniziò un certo interesse da parte di alcuni intellettuali locali per le politiche di libero mercato ed in particolare per l'ordoliberalismo che aveva caratterizzato il miracolo economico tedesco, il Wirtschaftswunder. Tali teorie economiche venivano menzionate attraverso il termine spagnolo neoliberalismo.[8] Fu soltanto dopo il colpo di Stato effettuato in Cile, ad opera del generale Augusto Pinochet, che delle idee liberali iniziarono a trovare posto nell'economia politica di uno Stato sudamericano, sebbene si trattasse di uno Stato in regime dittatoriale.

Pinochet entrò in contatto con diversi economisti appartenenti alla Scuola di Chicago, i cosiddetti Chicago boys, tra cui il fondatore della scuola Milton Friedman. Questi suggerirono a Pinochet una serie di riforme di stampo liberale ispirate ai princìpi espressi in Capitalismo e libertà, come la deregolamentazione (deregulation), il conservatorismo fiscale, le privatizzazioni del patrimonio statale e i tagli alla spesa sociale, portando il Cile dall'essere un paese basato su un forte interventismo statale ad un paese liberale aperto agli investimenti dei mercati internazionali[9] e delle multinazionali.

Le politiche adottate da Pinochet, principalmente per quanto riguardò la riduzione della spesa pubblica, generarono non poco malcontento nella popolazione, specialmente per le classi sociali più basse che videro venir meno molti servizi assistenziali oltre che una riduzione media dei salari dell'8%[9][10] e del potere di acquisto dei salari stessi; l'inflazione toccò il 375% nel 1974 e la disoccupazione il 20% (dal 3% che era; nel 1982 salì al 30%)[11]. Tali politiche erano inoltre attuate nel clima di terrore in cui la polizia teneva la popolazione grazie a torture e sparizioni. Durante il discusso regime di Pinochet si registrò quindi una evoluzione del termine neoliberismo, convertendosi dall'essere una nuova visione filosofica-liberale ad una sorta di termine dispregiativo utilizzato dai detrattori delle politiche cilene di quel periodo.[3]

Gli anni 2000[modifica | modifica wikitesto]

A partire dagli anni 2000 si è assistito ad un inflazionamento del termine neoliberismo, soprattutto da parte dei critici del libero mercato e del liberalismo in genere, similmente a quanto accaduto nell'America Latina durante la dittatura Pinochet.[3] Difatti, ad oggi, non esiste una definizione monolitica di neoliberismo, il quale rimane un concetto spesso confuso ed utilizzato nel linguaggio retorico ed accusatorio. Tanto meno vi sono economisti, politici o pensatori che si autodefiniscono neoliberisti.[2]

Alcuni dei detrattori dell'ideologia neoliberista le addebitano il fatto di essere una sorta di estremizzazione del liberismo economico, tendendo all'annullamento totale dello Stato in favore del libero mercato e dell'imprenditorialità privata.[12] Da questo punto di vista il neoliberismo sembrerebbe assumere i significati di anarco-capitalismo e libertarianismo o anche di miniarchismo, inglobando quindi anche le differenze presenti tra queste varie correnti filosofiche. Altri ancora identificano il neoliberismo non tanto nella concezione del venir meno dello Stato a beneficio del mercato, quanto il processo di impadronimento e controllo dello stesso Stato e dei suoi organi chiave da parte di lobby e cricche finanziarie. In quest'altro caso quindi il termine assume un significato simile a quello di corporativismo o lobbismo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ NEOLIBERISMO, in http://www.grandidizionari.it.
  2. ^ a b c d (EN) Oliver Marc Hartwich, Neoliberalism: The Genesis of a Political Swearword (PDF), ort.edu.uy.
  3. ^ a b c (EN) Taylor C. Boas, Jordan Gans-Morse, Neoliberalism: From New Liberal Philosophy to Anti-Liberal Slogan, Critical Sociology, 2009, DOI:10.1007/s12116-009-9040-5.
  4. ^ Michel Foucault, The Birth of Biopolitics, Graham Burchell. Picador., 2010, ISBN 978-0-312-20341-2.
  5. ^ (EN) Philip Mirowski, Dieter Plehwe, The road from Mont Pèlerin: the making of the neoliberal thought collective, Harvard University Press, 2010, p. 16, ISBN 0-674-03318-3.
  6. ^ (EN) George H. Nash, The Conservative Intellectual Movement in America Since 1945, Intercollegiate Studies Institute, 1976, pp. 26-27, ISBN 978-1-933859-12-5.
  7. ^ (EN) Ludwig von Mises On the Formation of the Mont Pelerin Society, in Economic Policy Journal.com, 30 giugno 2009.
  8. ^ (EN) Taylor C. Boas, Jordan Gans-Morse, Neoliberalism: From New Liberal Philosophy to Anti-Liberal Slogan (PDF), DOI:10.1007/s12116-009-9040-5.
  9. ^ a b (EN) K. Remmer, Public Policy and Regime Consolidation: The First Five Years of the Chilean Junta, Journal of the Developing Areas, 1998, pp. 5-55.
  10. ^ (EN) James Petras, Steve Vieux, The Chilean "Economic Miracle": An Empirical Critique, Critical Sociology, 1998, pp. 5-55, DOI:10.1177/089692059001700203.
  11. ^ Naomi Klein, Shock economy, Milano, BUR Rizzoli, 2014, pp. 94-100, ISBN 978-88-17-02346-7.
  12. ^ (EN) Neoliberalism and Higher Education, in The New York Times, 8 marzo 2009.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità GND: (DE4171438-6