Nazionalismo di sinistra

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«Se eliminaste l'esercito inglese domani e si issasse la bandiera verde in cima al Castello di Dublino, a meno che non si disponesse l'organizzazione della Repubblica Socialista i vostri sforzi sarebbero inutili. Il Regno Unito vi governerebbe comunque: lo farebbe tramite i suoi capitalisti, i suoi coloni, i suoi finanzieri, attraverso l'intera massa di istituzioni commerciali e individualiste che ha piantato nel paese abbeverate con le lacrime delle nostre madri e il sangue dei nostri martiri.»

(James Connolly, Shan Van Vocht, gennaio 1897)

Il repubblicismo o patriottismo di sinistra, definito in maniera inesatta da alcuni interpreti nazionalismo di sinistra, rappresenta la posizione dei movimenti e partiti politici che si fanno promotori di una forma di patriottismo coniugato con il posizionamento a sinistra nello spettro politico. La visione antimperialista, antischiavista, socialista e comunista è quindi coniugata alla visione repubblicana e laica della nazione. I suoi valori di base sono quelli dell'anticapitalismo, dell'uguaglianza sociale, dell'autodeterminazione dei popoli, del principio di sovranità popolare e della Repubblica come forma di governo legittima a difesa della classe operaia. Nelle tesi repubbliciste la lotta di classe va di pari passo alla lotta nazionale in quanto queste teorie e queste prassi politiche si sono sviluppate soprattutto in quei paesi in cui movimenti indipendentisti si sono contrapposti all'occupazione da parte di potenze straniere[1].

Le radici socialiste[modifica | modifica wikitesto]

«II socialismo è contro la violenza verso le nazioni. Questo è innegabile. Ma il socialismo è in generale contro la violenza verso gli uomini. Tuttavia nessuno, tranne gli anarchici cristiani e i tolstoiani, ha mai dedotto da ciò che il socialismo sia contro la violenza rivoluzionaria. Dunque, parlare di «violenza» in generale senza esaminare le condizioni che differenziano la violenza reazionaria dalla violenza rivoluzionaria significa essere un filisteo che rinnega la rivoluzione, o semplicemente ingannare se stessi e gli altri con dei sofismi.

Lo stesso criterio si riferisce alla violenza verso le nazioni. Ogni guerra è violenza contro delle nazioni, e tuttavia ciò non impedisce ai socialisti di essere per la guerra rivoluzionaria. Qual è il carattere di classe della guerra? Ecco la questione fondamentale che si pone ogni socialista (se non è un rinnegato). La guerra imperialista del 1914-1918 è una guerra tra due gruppi della borghesia imperialista per la spartizione del mondo, per la spartizione del bottino, per il saccheggio e lo strangolamento delle nazioni piccole e deboli.»

(Lenin, La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky, 1918)
Un murale a favore dell'indipendenza basca a Belfast.

Marx e Lenin definivano il nazionalismo nemico del socialismo, in quanto il nazionalismo nasce ed esiste unicamente in funzione degli interessi politici ed economici dello stato borghese (L'Imperialismo, fase suprema del capitalismo). Nelle guerre imperialistiche i borghesi, cavalcando la propaganda nazionalista e razzista, coinvolgono i proletari soltanto come manodopera sacrificabile a difesa dei propri interessi. Per questi motivi Marx e Lenin incitavano il proletariato di tutto il mondo ad emanciparsi attraverso la lotta di classe, rivoltandosi contro la borghesia, senza fare distinzioni razziali o nazionali[2].

Il marxismo ha quindi sostenuto i movimenti indipendentisti che fossero interpreti della lotta di classe e che si opponessero all'occupazione delle potenze imperialiste, respingendo invece i movimenti nazionalisti di matrice borghese (come i fascismi)[3]. Stalin, sviluppando la teoria del "Socialismo in un solo paese", impresse alla lotta di classe anche un significato patriottico. Egli così facendo riuscì a conciliare il patriottismo con la teoria marxista, allargando il divario col nazionalismo borghese[4].

«Noi siamo per l’appoggio ai popoli vittime di un’aggressione e che lottano per l’indipendenza della patria. Noi non temiamo le minacce degli aggressori e siamo pronti a rispondere con un doppio colpo a quello dei fautori di guerra»

(Stalin, Rapporto tenuto al XVIII Congresso del Partito Comunista (bolscevico) dell’U.R.S.S., 1939)

In questo senso, durante la Guerra fredda, polarizzandosi lo scontro tra blocco socialista e blocco imperialista, l'Unione Sovietica sostenne le rivolte indipendentiste dei popoli del Terzo Mondo che, seppur non sempre guidate da gruppi politici realmente ortodossi rivoluzionari, erano positive in chiave anti-imperialista, poiché portavano i popoli all'autodeterminazione politica, necessaria poi per lo sviluppo e la crescita delle forze progressiste e del Partito Comunista, unica vera forza rivoluzionaria capace di capovolgere i rapporti di forza a favore del proletariato[5].

In questa ottica sono state numerose nel passato le esperienze di gruppi comunisti che hanno fuso le dottrine marxiste-leniniste con idee patriottiche, solo apparentemente in contrasto con l'internazionalismo proletario marxista.

Partiti repubblicisti[modifica | modifica wikitesto]

Gli esempi di partiti e movimenti politici repubblicisti di centrosinistra o sinistra nel mondo sono molteplici. Tra i più importanti, citiamo:

Europa[modifica | modifica wikitesto]

Asia[modifica | modifica wikitesto]

Africa[modifica | modifica wikitesto]

America[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]