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Guevarismo

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Ernesto "Che" Guevara, da cui il guevarismo prende il nome.

Il guevarismo è la dottrina politica di stampo comunista basata sul pensiero del rivoluzionario e politico argentino naturalizzato cubano Ernesto "Che" Guevara. Esso unisce l’elaborazione ideologica marxista-leninista a una strategia militare di guerriglia, concepita come strumento per la liberazione dei popoli oppressi. Guevara, figura centrale della Rivoluzione cubana, sostenne e diffuse i principi del marxismo-leninismo, contribuendo alla loro affermazione nel movimento rivoluzionario internazionale.[1]

Panoramica generale

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Dopo il trionfo della Rivoluzione cubana del 1959, guidata da un foco militante sotto la leadership di Fidel Castro, il suo collega argentino, internazionalista e marxista, Ernesto "Che" Guevara trasformò la propria ideologia e le esperienze maturate in un modello da emulare, che in alcuni casi divenne anche uno strumento di intervento militare diretto a livello internazionale. Nel tentativo di esportare una di queste rivoluzioni di tipo focalista in Bolivia, alla guida di un’avanguardia armata nell’ottobre 1967, Guevara fu catturato e giustiziato, diventando una figura martirica per il movimento comunista mondiale e per il socialismo in generale.

La sua ideologia promuove l’esportazione della rivoluzione in ogni Paese il cui governo sia sostenuto da una potenza imperialista, in particolare dagli Stati Uniti, e abbia perso il consenso della popolazione. Guevara sostiene che una guerra di guerriglia costante, condotta in aree non urbane, possa rovesciare i governi al potere.

Egli espone tre principi fondamentali che riassumono la sua concezione ideologica: il popolo, se adeguatamente organizzato, può prevalere sull’esercito di una nazione; le condizioni necessarie per una rivoluzione possono essere create dalle stesse forze popolari; e queste ultime dispongono sempre di un vantaggio strategico negli ambienti rurali rispetto a quelli urbani.[2]

Guevara mostrò un particolare interesse per la guerra di guerriglia, dedicandosi alla dottrina del focolaio, noto anche come fochismo (in spagnolo foquismo). Tale approccio consiste in una forma di avanguardismo condotta da piccoli gruppi armati che, spesso in assenza di partiti comunisti consolidati, avviano azioni militari a partire dalle aree rurali con l’obiettivo di trasformare il malcontento popolare in un fronte unito contro il regime in carica.

Pur differendo per metodo, poiché privilegiava la guida diretta della guerriglia e azioni audaci capaci di suscitare un’insurrezione generale piuttosto che il consolidamento graduale del potere politico in roccaforti militari, Guevara trasse grande ispirazione dal concetto maoista di “guerra popolare” e condivise la linea politica della Repubblica Popolare Cinese di Mao Zedong durante la crisi sino-sovietica. Tale divergenza ideologica potrebbe in parte spiegare il suo allontanamento dalla Cuba di Castro, allineata con l’Unione Sovietica, a metà degli anni 1960. Guevara individuò inoltre parallelismi con i suoi contemporanei del Viet Cong, sostenendo una strategia di guerriglia su più fronti e invitando alla creazione di “due, tre, molti Vietnam”.[3]

Negli ultimi anni della sua vita, dopo aver lasciato Cuba, Guevara fornì consulenza ad organizzazioni paramilitari comunisti in Africa e America Latina, tra cui un giovane Laurent-Désiré Kabila, futuro presidente della Repubblica Democratica del Congo. Infine, mentre guidava una piccola formazione di guerriglieri focalisti in Bolivia, Guevara fu catturato e ucciso. La sua morte e il fallimento a breve termine delle sue tattiche guevariste potrebbero aver interrotto temporaneamente le guerre di guerriglia inserite nel più ampio contesto della guerra fredda, scoraggiando anche in via temporanea il sostegno sovietico e cubano al focalismo.

I movimenti comunisti emergenti e altri compagni di strada affini dell’epoca adottarono, prima della fine degli anni 1960, la guerriglia urbana o, successivamente, rilancarono le strategie rurali proprie sia del maoismo che del guevarismo. Tali tendenze si estesero a livello globale nel corso degli anni 1970, in larga parte con il sostegno degli Stati comunisti e, più in generale, dell’Unione Sovietica, nonché della Cuba di Castro in particolare.

Un altro sostenitore del guevarismo fu l’intellettuale francese Régis Debray, il quale cercò di sviluppare un quadro teorico coerente e unitario basato su tali principi. Successivamente, Debray si distaccò da questa posizione.

Principi fondamentali

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Aspetto sociopolitico

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Secondo Guevara, lo Stato non è altro che il risultato del lavoro di tutti i cittadini, uniti nell'obiettivo di creare una società basata sull'uguaglianza e sulla solidarietà.

Aspetto economico

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Da punto di vista economico, Guevara non si scosta molto da Karl Marx, aggiungendo ai suoi ideali fondamentali due principi puramente guevaristi:

  • il Trabajo volontario (Lavoro volontario), cioè l'idea di Guevara di istituire turni di lavoro gratuiti la domenica, con lo scopo di velocizzare la ricostruzione del paese dopo la rivoluzione;
  • l'Hombre nuevo (Uomo nuovo), cioè un vero e proprio ridimensionamento del pensiero umano (per questo Guevara definiva questi uomini nuovi), che avrebbe portato a far diventare tutti i lavoratori un'unica entità senza compromessi politici.

Aspetto rivoluzionario

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L'aspetto più importante del guevarismo è senza dubbio quello rivoluzionario: Guevara, infatti, oltre che per il suo paese d'adozione, propone il guevarismo per liberare tutti i paesi del Terzo Mondo dall'imperialismo americano.

Ulteriori dettagli

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Che Guevara elaborò una serie di idee e concetti che divennero noti come "guevarismo". Il suo pensiero si fondava sul marxismo-leninismo e sull’anti-imperialismo come elementi fondamentali, ai quali aggiunse riflessioni su come condurre una rivoluzione e costruire una società socialista, conferendo così alla sua dottrina un’identità propria.

Guevara a cavallo come guerrigliero armato durante la Rivoluzione cubana (1958)

Che Guevara attribuì un ruolo fondamentale alla lotta armata. A partire dalla propria esperienza elaborò un’intera teoria sulla guerra di guerriglia, definita "foco". Secondo il suo pensiero, quando in uno Stato esistono le “condizioni oggettive” per una rivoluzione, un piccolo foco guerrigliero, agendo come avanguardia, può creare le “condizioni soggettive” necessarie e provocare un’insurrezione generale della popolazione.[4]

Sosteneva che esistesse un legame stretto tra i guerriglieri, i contadini e la riforma agraria. Questa posizione distingueva il suo pensiero dal socialismo rivolto esclusivamente alla classe operaia e industriale e lo avvicinava alle idee maoiste.

Il suo libro La guerra di guerriglia è un manuale in cui vengono esaminate le tattiche e le strategie impiegate nella guerriglia cubana.

Ernesto Guevara sosteneva che, in determinati contesti, la lotta armata non fosse appropriata e che fosse quindi necessario ricorrere a meccanismi pacifici, come la partecipazione alla democrazia rappresentativa. Pur indicando che questa linea dovesse rimanere pacifica, egli ne sottolineava il carattere “molto combattivo, molto coraggioso” e precisava che essa poteva essere abbandonata solo qualora l’orientamento della popolazione a favore della democrazia rappresentativa fosse compromesso.[senza fonte]

L’asse fondamentale su cui Guevara orientò la propria azione politico-teorico-militare fu l’avvio di un umanesimo marxista. In altre parole, Guevara sottolinea l’importanza di distinguere tra l’umanesimo di Marx e l’umanesimo borghese, tradizionale, cristiano, filantropico e simili. Contrariamente a ogni forma di umanesimo astratto che si dichiara “al di sopra delle classi” (e che, in ultima analisi, risulta borghese), l’umanesimo di Guevara, come quello della liberazione dell’uomo in Marx, si colloca esplicitamente in una prospettiva di classe proletaria. Opponendosi radicalmente a quello che definisce “cattivo umanesimo”, egli afferma che la piena realizzazione delle potenzialità dell’uomo può avvenire solo attraverso la rivoluzione dei lavoratori, dei contadini e delle altre classi sfruttate, che elimini lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo e stabilisca una dominazione collettiva e razionale dei proletari sul processo della vita sociale.[senza fonte]

Il guevarismo è stato criticato da una prospettiva anarchica rivoluzionaria da Abraham Guillén, uno dei principali teorici della guerriglia urbana in Uruguay e Brasile. Guillén sosteneva che le città costituiscono un terreno più favorevole per la guerriglia rispetto alle campagne (Guillén era un veterano della guerra civile spagnola). Egli criticò i movimenti guevaristi di liberazione nazionale, come i Tupamaros uruguaiani, uno dei numerosi gruppi ai quali prestò supporto in qualità di consulente militare.[5]

  1. Hansing 2006, pp. 41–42
  2. Guevara 1998, p. 8
  3. (EN) Richard Gott, Bolivia on the Day of the Death of Che Guevara: Rough Draft of History: 'All Right, Let's Get the Hell Out of Here', su www.mindfully.org, 11 agosto 2005. URL consultato il 18 ottobre 2025 (archiviato dall'url originale il 26 novembre 2005).
  4. (ES) Che Guevara, El socialismo y el hombre en Cuba, su Archivo Che Guevara, 1965. URL consultato il 22 ottobre 2025.
  5. Timothy P. Wickham-Crowley 1992

Altri progetti

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Voci correlate

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Collegamenti esterni

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