Anarco-comunismo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Un emblema degli anarco-comunisti francesi

L'anarco-comunismo, definito anche anarchismo comunista o comunismo anarchico, è una corrente dell'anarchismo.

Teoria[modifica | modifica wikitesto]

L'anarco-comunismo combina due termini, uno dei quali, l'anarchismo, definisce il movimento libertario[1] che vuole la libertà politica (autogestione dei lavoratori, federalismo, democrazia diretta) e l'altro, il comunismo, secondo l'aforisma di Louis Blanc «da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni», postula la libertà economica a partire dalla necessità degli individui (per aree, comuni, per quartieri, imprese e per vari altri mezzi federativi), di organizzare la produzione e soddisfare le esigenze individuate o stimate, senza altra limitazione che le capacità e le esigenze dei soggetti interessati (che hanno propri bisogni e capacità di condividere e partecipare). Questo aspetto costituisce una fase di progressione dal collettivismo, che permeava tutti i movimenti proto anarchici, in senso storico, all'egualitarismo di stampo libertario portato inizialmente avanti in parte da Bakunin, che viene comunque più associato ad una visione collettivista, e poi, più compiutamente da Pëtr Kropotkin. In Italia, fautori della teoria furono in senso storico Errico Malatesta e Luigi Fabbri.

Questa visione è priva del centralismo economico o politico, come nel collettivismo marxista, in quanto la forma di organizzazione è libero-associativa, il federalismo, senz'altra limitazione che bisogni e disponibilità dei singoli e possibilità di revoca dei mandati.

Il rappresentante più conosciuto tedesco è stato il poeta, scrittore, attivista e membro della Repubblica dei Consigli della Baviera Erich Mühsam.

Tra i francesi, oltre ai nomi già citati, lo storico Daniel Guérin, il sindacalista Pierre Monatte e, negli ultimi anni di vita, il filosofo Jean-Paul Sartre.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'Internazionale di Saint-Imier[modifica | modifica wikitesto]

Il primo ad avanzare il termine comunismo anarchico è stato l'internazionalista francese François Dumartheray, in un opuscolo pubblicato a Ginevra nel febbraio del 1876 con il titolo Aux travailleurs manuels partisans de l'action polique[2], nel quale elaborava lo sviluppo delle idee comuniste da Babeuf fino alla Comune di Parigi, passando per Icaria ed Etienne Cabet.

La proposta di Dumartheray fu assunta dalla sezione italiana dell'Internazionale di Saint-Imier (o Internazionale anarchica) nel Cogresso di Firenze svoltosi nell'ottobre del 1876 e con l'arrivo in Svizzera dell'esiliato russo Kropotkin. Il primo confronto con la corrente anarco-collettivista si produsse nel Congresso di Verviers dell'Internazionale anarchica svoltosi nel settembre del 1877, nel quale si accordò, con la proposta di James Guillaume, che ogni sezione della federazione mantenesse le due teorie.

Mentre gli anarco-collettivisti difendevano il principio di “da ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo il suo lavoro “ (che significava che i mezzi di produzione erano di proprietà collettiva di quelli che avevano contribuito a crearli con il proprio lavoro), gli anarco-comunisti proponevano il principio “da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni” (che significava che i mezzi di produzione non erano di proprietà dei lavoratori, ma di tutta la società).

Gli italiani Carlo Cafiero, Errico Malatesta, Andrea Costa ed altri repubblicani ex-mazziniani non si espressero esplicitamente sulle divergenze con l'anarco-collettivismo fino alla morte di Bakunin. Gli anarco-collettivisti volevano collettivizzare solo la proprietà dei mezzi di produzione, ma gli anarco-comunisti volevano estendere il concetto di proprietà collettiva anche al prodotto del lavoro.

Pertanto gli anarco-comunisti si distanziarono dalle teorie di Bakunin e Proudhon e proposero un modello di società dove gli individui potessero accedere ai beni secondo i propri bisogni senza considerare il lavoro che avessero compiuto. Carlo Cafiero spiega nel libro Rivoluzione: Anarchia e comunismo[3] che il prodotto del lavoro avrebbe portato alla crescita di disuguaglianze di capitale e quindi alla nuova creazione di classi sociali:

« se dopo aver messo in comune gli strumenti di lavoro e le materie prime, conservassimo la proprietà individuale dei prodotti del lavoro, ci troveremmo costretti a conservare il denaro, quindi un'accumulazione di ricchezza più o meno grande, secondo i meriti più o meno grandi degli individui, o piuttosto secondo la loro abilità »
(Carlo Cafiero Rivoluzione: Anarchia e Comunismo, 1880)

Nella Conferenza di Firenze della sezione italiana dell'Internazionale del 1876 si stabilirono i principi dell'anarco-comunismo:

« La Federazione Italiana considera la proprietà collettiva del prodotto del lavoro come il complemento necessario per il programma collettivista, l'appoggio di tutti per la soddisfazione delle necessità individuali che è l'unica regola della "produzione e del consumo", corrispondente al principio di solidarietà. »

Sindacati ed insurrezione di massa[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1880 ed il 1890 alcuni settori dell'anarco-comunismo si opposero ad entrare nei sindacati perché ritenute organizzazioni riformiste. Altri si opposero del tutto alle organizzazioni e facero appello semplicemente alla distribuzione di propaganda nei settori del proletariato e dei contadini per provocare l'insurrezione e l'espropriazione di massa.

Nonostante ci fossero alcuni settori diffidenti del sindacalismo, a partire dalla decada del 1890 diversi anarco-comunisti, tra cui Kropotkin, entrarono nei sindacati libertari. In Spagna molti entrarono nel sindacato liberario Confederación Nacional del Trabajo, il quale già da prima della rivoluzione anarchica spagnola del 1936 fomentò e partecipò a diverse insurrezioni e scioperi proletari armati, tra cui l'insurrezione del gennaio e del dicembre 1933 che interessò gran parte del territorio spagnolo.

Attualità[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente in Italia è attiva dal 1986 la Federazione dei Comunisti Anarchici (FdCA).

« Il nostro ideale rivoluzionario è molto semplice: si compone, come quello di tutti i nostri predecessori, di questi due termini: libertà ed eguaglianza. Vi è solo una piccola differenza.

Ammaestrati dall'esperienza degli inganni commessi dai reazionari di ogni tipo e in ogni tempo per mezzo delle parole libertà ed eguaglianza, abbiamo ritenuto opportuno mettere a fianco di questi due termini l'espressione del loro esatto valore. Queste due monete preziose sono state falsificate tanto sovente che noi vogliamo in via definitiva conoscerne e misurarne esattamente il valore.

Affianchiamo dunque a questi due termini, libertà ed eguaglianza, due equivalenti, il cui significato preciso non può dar luogo a equivoci e diciamo: “Vogliamo la libertà, cioè l'anarchia, e l'eguaglianza, cioè il comunismo”. L'anarchia, oggi, è l'attacco; è la guerra a ogni autorità, a ogni potere, a ogni Stato. Nella società futura, l'anarchia sarà la difesa, la barriera contro la restaurazione di qualsiasi autorità, di qualsiasi potere, di qualsiasi Stato: libertà piena e completa dell'individuo, che liberamente e spinto soltanto dai propri bisogni, gusti e simpatie, si unisce ad altri individui nel gruppo o nell'associazione; libero sviluppo dell'associazione che si federa con altre nel comune o nel quartiere; libero sviluppo dei comuni che si uniscono in federazione nella regione e così via, delle regioni nella nazione, delle nazioni nell'umanità.

Il comunismo, il problema che oggi ci interessa maggiormente, è il secondo termine del nostro ideale rivoluzionario. Il comunismo attualmente è ancora l'attacco; non è la distruzione dell'autorità, ma la presa di possesso in nome di tutta l'umanità di ogni ricchezza esistente sulla terra. Nella società futura il comunismo sarà il godimento di tutta la ricchezza esistente da parte di tutti gli uomini, secondo il principio: da ciascuno secondo le sue facoltà, a ciascuno secondo i suoi bisogni, vale a dire: da ciascuno e a ciascuno secondo la sua volontà »

(Carlo Cafiero Rivoluzione: Anarchia e Comunismo, 1880)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ George Woodcock, L'anarchia: storia delle idee e dei movimenti libertari, Feltrinelli Editore, 1966.
  2. ^ http://www.worldcat.org/title/aux-travailleurs-manuels-partisants-de-laction-politique-aux-electeurs-de-la-haute-savoie/oclc/81512965&referer=brief_results
  3. ^ http://www.liberliber.it/mediateca/libri/c/cafiero/rivoluzione_per_la_rivoluzione/pdf/cafiero_rivoluzione_per_la_rivoluzione.pdf

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Erich Mühsam, La liberazione della società dallo stato, 1932.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Avvenimenti storici

Personaggi

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità GND: (DE4753124-1