Anarco-comunismo

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Bandiere nere e rosso-nere sono fin dal XIX secolo parte della simbologia del comunismo anarchico
Un emblema degli anarco-comunisti francesi

L'anarco-comunismo, chiamato anche comunismo anarchico, anarchismo comunista o comunismo libertario, è una corrente dell'anarchismo, che promuove la pianificazione democratica dell'economia tramite l'associazione volontaria ed egualitaria in una società senza Stato, grazie alla socializzazione dei mezzi di produzione e dei beni e servizi da essi derivati.

Teoria[modifica | modifica wikitesto]

Il comunismo anarchico riconosce nell'esperienza collettiva un elemento chiave nella ricerca della libertà individuale. Il comunismo anarchico, in contrasto con la base filosofica anarchica basata nell'individuo, colloca l'esperienza collettiva al di sopra di quella individuale.

« Il nostro ideale rivoluzionario è molto semplice: si compone, come quello di tutti i nostri predecessori, di questi due termini: libertà ed eguaglianza. Vi è solo una piccola differenza. Ammaestrati dall'esperienza degli inganni commessi dai reazionari di ogni tipo e in ogni tempo per mezzo delle parole libertà ed eguaglianza, abbiamo ritenuto opportuno mettere a fianco di questi due termini l'espressione del loro esatto valore. Queste due monete preziose sono state falsificate tanto sovente che noi vogliamo in via definitiva conoscerne e misurarne esattamente il valore.

Affianchiamo dunque a questi due termini, libertà ed eguaglianza, due equivalenti, il cui significato preciso non può dar luogo a equivoci e diciamo: “Vogliamo la libertà, cioè l'anarchia, e l'eguaglianza, cioè il comunismo”. L'anarchia, oggi, è l'attacco; è la guerra a ogni autorità, a ogni potere, a ogni Stato. Nella società futura, l'anarchia sarà la difesa, la barriera contro la restaurazione di qualsiasi autorità, di qualsiasi potere, di qualsiasi Stato: libertà piena e completa dell'individuo, che liberamente e spinto soltanto dai propri bisogni, gusti e simpatie, si unisce ad altri individui nel gruppo o nell'associazione; libero sviluppo dell'associazione che si federa con altre nel comune o nel quartiere; libero sviluppo dei comuni che si uniscono in federazione nella regione e così via, delle regioni nella nazione, delle nazioni nell'umanità.

Il comunismo, il problema che oggi ci interessa maggiormente, è il secondo termine del nostro ideale rivoluzionario. Il comunismo attualmente è ancora l'attacco; non è la distruzione dell'autorità, ma la presa di possesso in nome di tutta l'umanità di ogni ricchezza esistente sulla terra. Nella società futura il comunismo sarà il godimento di tutta la ricchezza esistente da parte di tutti gli uomini, secondo il principio: da ciascuno secondo le sue facoltà, a ciascuno secondo i suoi bisogni, vale a dire: da ciascuno e a ciascuno secondo la sua volontà »

(Carlo Cafiero Anarchia e Comunismo, 1880)

« Ogni scoperta, ogni progresso, ogni aumento di ricchezza dell’umanità ha la sua origine nell’insieme del lavoro manuale e intellettuale del passato e del presente. Quindi, con quale diritto potrebbe appropriarsi della minima particella di questo immenso tutto, e dire: questo è mio, non vostro? »

(Pëtr Alekseevič Kropotkin, La conquista del pane, 1892.)

Associazione volontaria[modifica | modifica wikitesto]

Il comunismo anarchico pone molto l'accento, oltre che all'abolizione dello Stato, all'abolizione delle classi sociali, che nascono dalla disuguaglianza generata dalla ricchezza. Per questo motivo, gli anarco-comunisti propongono l'abolizione della proprietà privata (sotto tale definizione non rientrano i beni ed i possedimenti ad uso personale[1]) e del denaro. Ogni individuo e gruppo sarebbe libero di contribuire alla produzione di beni e servizi e soddisfare le sue necessità basate sulle proprie libere decisioni. I mezzi di produzione e distribuzione sarebbero dunque in comune e, la loro gestione, sarebbe democraticamente esercitata dall'intera comunità.

L'abolizione del lavoro salariato è il perno centrale per l'anarco-comunismo. Con un'equa distribuzione della ricchezza basata sulla determinazione dei bisogni dagli stessi partecipanti, secondo questa teoria, la gente sarebbe maggiormente libera di entrare in qualsiasi attività lavorativa, scegliendo autonomamente in base alle proprie attitudini. Questo modello socio-economico aiuterebbe le persone a realizzarsi, favorendo lo sviluppo delle loro piene capacità individuali ed evitando anche il presentarsi di gerarchie e stratificazioni sociali di sorta.

Rifiuto della teoria del lavoro socialmente necessario, del denaro e del salariato[modifica | modifica wikitesto]

Gli anarco-comunisti ritengono che non ci sia alcuna formula universale per misurare e valutare inequivocabilmente il valore del contributo economico di ogni singola persona, essendo la ricchezza il prodotto del lavoro collettivo delle generazione attuali e precedenti. Per esempio, non si può misurare il valore del contributo economico giornaliero di un operaio in una fabbrica senza tener conto di diversi fattori, come il trasporto, il cibo, l'acqua, l'abitazione, il riposo, l'efficienza dei macchinari e lo stato emozionale, che pure influiscono sulla produzione. Così, per poter assegnare un valore numerico a questo processo produttivo, si dovrebbero tener conto di un'immensità di fattori esterni – in particolare il lavoro passato e presente del resto dei lavoratori, così come le tecniche e gli strumenti creati nel passato che rendono possibili la realizzazione del lavoro presente e futuro. In questo senso, l'anarco-comunismo tende a rifiutare la teoria del lavoro socialmente necessario, originatosi in seno al pensiero liberale classico ed oggi difesa da molte correnti socialiste, comprese quelle di matrice marxista.

Gli anarco-comunisti ritengono che qualsiasi sistema economico basato sul lavoro salariato e la proprietà privata necessiti giocoforza di un apparato coercitivo in grado di mantenere constantemente effettivo il diritto di proprietà, ponendo dunque le relazioni lavorative, e non solo, su di un piano gerarchizzato e stratificato dalle differenze salariali e/o dal differente grado di possessione di proprietà. Inoltre, considerano l'economia di mercato ed il derivante sistema dei prezzi quali causa della divisione della società in classi. Secondo le teorie anarco-comuniste, inoltre, il denaro ristringerebbe drasticamente la capacità individuale di fruire liberamente dei prodotti del lavoro proprio a causa del sistema dei prezzi e del salariato.

Proprio per la sua natura quantitativistica, il denaro è a dir poco visto come elemento di disturbo in un'economia autenticamente anti-capitalistica da parte dei fautori dell'anarco-comunismo, annullando questi l'aspetto qualificativo delle risorse e delle necessità dei singoli individui. Pertanto, anche la produzione andrebbe vista da un punto di vista qualitativo, con il consumo e la distribuzione determinata dalle necessità di ogni individuo, senza assegnare alcun valore numerico al lavoro, ai beni ed ai servizi prodotti da altri.

Allo stesso modo, si guarda ai mercati ed alla produzione mossa dal guadagno personale come uno spreco di risorse e lavoro. La maggior parte degli anarco-comunisti, infatti, propugna un sistema privo di moneta, dove, anziché di un'economia di mercato, ci sia un'economia del dono in cui beni e servizi siano prodotti e distribuiti dagli stessi lavoratori tramite strutture organizzative autogestiste, dove tutti i membri della comunità abbiano la possibilità di fruire secondo le proprie necessità ed i propri desideri.

Diritto all'uso, individuo e proprietà della comunità[modifica | modifica wikitesto]

L'anarco-comunismo, come ideologia collettivista e socialista antistatale, condivide diverse posizioni con l'anarchismo collettivista ma si differenzia per alcuni aspetti da questa teoria. L'anarchismo collettivista propone la proprietà collettiva nelle mani di associazioni con profitto individuale dei suoi membri, mentre l'anarchismo comunista nega completamente il concetto della proprietà di gruppo o individuale e accetta solo il concetto di uso, riservando la proprietà solo per la comunità. Secondo le teorie dell'anarco-comunismo, i beni del Capitale non debbano essere beni privati di nessun gruppo o persona, solo della comunità, in modo che possano essere lasciati liberi all'utilizzo per gli individui della comunità per i fini e le necessità che essi desiderino. Inoltre tali teorie sostengono che un bene di Capitale, invece di essere qualcosa per la vendita o l'affitto, deve essere liberamente usato senza importanza il lavoro o lo status finanziario che esso tenga.

L'individuo sarebbe libero di creare qualcosa e trattenerlo finché la comunità non consideri che sia un elemento cruciale di produzione per la comunità o il pubblico in generale, cioè che non abbia a che vedere con la volontà o il desiderio di altri. Se la comunità ritenesse che alcune cose siano parte della produzione per la società, queste potrebbero essere considerate come cose di uso sociale e che debbano essere quindi messe alla responsabilità di chi ci lavora e di chi la consuma. Così, il comunismo anarchico può essere considerato un compromesso comunitario tra l'uso collettivo ed individuale.

Nell'attualità c'è chi vincola il movimento del Free Software, del copyleft e del GNU come tipi di economia del dono – lavoro e comunanza dei beni volontario – che a sua volta potrebbe avere alcuni similitudini, nella teoria, con l'economia pianificata e partecipativa che propone il comunismo anarchico.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'Internazionale di Saint-Imier[modifica | modifica wikitesto]

Il primo ad avanzare il termine comunismo anarchico è stato l'internazionalista francese François Dumartheray, in un opuscolo pubblicato a Ginevra nel febbraio del 1876 con il titolo Aux travailleurs manuels partisans de l'action polique[3], nel quale elaborava lo sviluppo delle idee comuniste da Babeuf fino alla Comune di Parigi, passando per Étienne Cabet ed il suo esperimento socialista di Icaria.

La proposta di Dumartheray fu assunta dalla sezione italiana dell'Internazionale antiautoritaria nel Congresso di Berna svoltosi nell'ottobre del 1876 e con l'arrivo in Svizzera dell'esiliato russo Kropotkin. Il primo confronto con la corrente anarco-collettivista si produsse nel Congresso di Verviers dell'Internazionale antiautoritaria svoltosi nel settembre del 1877, nel quale si accordò, con la proposta di James Guillaume, che ogni sezione della federazione decidesse quale delle due teorie adottare.

Mentre gli anarco-collettivisti difendevano il principio di “da ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo il suo lavoro “ (che significava che i mezzi di produzione erano di proprietà collettiva di quelli che avevano contribuito a crearli con il proprio lavoro), gli anarco-comunisti proponevano il principio “da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni” (che significava che i mezzi di produzione non erano di proprietà dei lavoratori, ma di tutta la società).

Gli italiani Carlo Cafiero, Errico Malatesta, Andrea Costa ed altri repubblicani ex-mazziniani non si espressero esplicitamente sulle divergenze con l'anarco-collettivismo fino alla morte di Bakunin, come segno di rispetto per la sua figura. Gli anarco-collettivisti volevano collettivizzare solo la proprietà dei mezzi di produzione, ma gli anarco-comunisti volevano estendere il concetto di proprietà collettiva anche al prodotto del lavoro.

Pertanto gli anarco-comunisti si distanziarono dalle teorie di Bakunin e Proudhon e proposero un modello di società dove gli individui potessero accedere ai beni secondo i propri bisogni senza considerare il lavoro che avessero compiuto.

Carlo Cafiero spiega nell'opera Anarchia e Comunismo[4] che il prodotto del lavoro avrebbe portato alla crescita di disuguaglianze di capitale e quindi alla nuova creazione di classi sociali:

« se dopo aver messo in comune gli strumenti di lavoro e le materie prime, conservassimo la proprietà individuale dei prodotti del lavoro, ci troveremmo costretti a conservare il denaro, quindi un'accumulazione di ricchezza più o meno grande, secondo i meriti più o meno grandi degli individui, o piuttosto secondo la loro abilità »

(Carlo Cafiero Anarchia e Comunismo, 1880)

Nella Conferenza di Firenze della sezione italiana dell'Internazionale del 1876 si stabilirono i principi dell'anarco-comunismo, cominciando con:

« La Federazione Italiana considera la proprietà collettiva del prodotto del lavoro come il complemento necessario per il programma collettivista, l'appoggio di tutti per la soddisfazione delle necessità individuali che è l'unica regola della "produzione e del consumo", corrispondente al principio di solidarietà. »

Sindacati ed insurrezione di massa[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1880 ed il 1890 alcuni settori dell'anarco-comunismo si opposero ad entrare nei sindacati perché ritenute organizzazioni riformiste. Altri si opposero del tutto alle organizzazioni e facero appello semplicemente alla distribuzione di propaganda nei settori del proletariato e dei contadini per provocare l'insurrezione e l'espropriazione di massa.

Nonostante ci fossero alcuni settori diffidenti del sindacalismo, a partire dalla decada del 1890 diversi anarco-comunisti, tra cui Kropotkin, entrarono nei sindacati libertari. In Spagna molti entrarono nel sindacato liberario Confederación Nacional del Trabajo, il quale già da prima della rivoluzione anarchica spagnola del 1936 fomentò e partecipò a diverse insurrezioni e scioperi proletari armati, tra cui l'insurrezione del gennaio e del dicembre 1933 che interessò gran parte del territorio spagnolo.

Attualità[modifica | modifica wikitesto]

L'anarco-comunismo è una delle correnti più grandi dell'anarchismo e conta con militanti in diverse organizzazioni anarchiche esistenti. Tra i sistemi politico-economici più importanti, con una certa rilevanza accademica e sociale, che affondano le proprie radici nell'anarco-comunismo sono l'ecologia sociale ed il municipalismo libertario teorizzati da Murray Bookchin e Janet Biehl e la Democrazia Inclusiva di Takis Fotopoulos.

Nelle federazioni di sintesi anarchica si trovano un gran numero di aderenti all'anarco-comunismo, anche se non si considera come linea ufficiale, dato che la sintesi tratta di includere tutte le tendenze dell'anarchismo, come l'Internazionale delle federazioni anarchiche (IFA).

Le federazioni piattaformiste generalmente inseriscono nel proprio nome il termine "anarco-comunista", anche se la loro proposta organizzativa diverge dalle altre tendenze dell'anarco-comunismo. Tra le federazioni esistenti di questo tipo, ci sono la North Eastern Federation of Anarchist Communists nella costa degli Stati Uniti d'America e Canada, e la Federazione dei Comunisti Anarchici (FdCA) attiva in Italia dal 1986.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Alexander Berkman, What Is Communist Anarchism? [1]: «La rivoluzione abolisce la proprietà privata dei mezzi di produzione e distribuzione, e con essi l'impresa capitalistica. Il possesso personale rientra soltanto nelle cose che utilizzi. Perciò, il tuo orologio è tuo, ma la fabbrica d'orologi appartiene al popolo.»
  2. ^

    « "At the end of the twentieth century, anarcho-communism is no longer confined to avant-garde intellectuals. What was once revolutionary has now become banal." "For most people, the gift economy is simply the best method of collaborating together in cyberspace. Within the mixed economy of the Net, anarcho-communism has become an everyday reality." »

    (Richard Barbrook, The Hi-Tech Gift Economy - http://firstmonday.org/issues/issue3_12/barbrook/)
  3. ^ http://www.worldcat.org/title/aux-travailleurs-manuels-partisants-de-laction-politique-aux-electeurs-de-la-haute-savoie/oclc/81512965&referer=brief_results
  4. ^ http://www.socialismolibertario.it/cafiero4.pdf

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Avvenimenti storici

Personaggi

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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