Socialismo nazionale

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'ideologia sviluppatasi in Germania negli anni 1920, vedi Nazionalsocialismo.

Il socialismo nazionale è il termine con cui i movimenti politici della destra del primo novecento identificavano le loro linee programmatiche di politiche sociali. Tale accezione del termine "socialismo", differente, alternativa, in contrapposizione e assoluta discontinuità con l' internazionalismo proletario o socialista[1], è stata alla base delle politiche sociali del fascismo[2][3] e più tardi della presenza del termine nel nome del NSDAP, partito nazionalsocialista tedesco del lavoratori.[4] Era fondato sull'adesione al nazionalismo e basato su dottrine anticomuniste e sul contrasto alle teorie sociali, politiche ed economiche del marxismo, rivendicando un antitetico ma mai ben definito anticapitalismo corporativista[5][6], essendo stato subito abbandonato per un appoggio al conservatorismo nel momento dell'ascesa al potere.[7]

Interessò in particolare il primo Novecento in Europa, e in Italia trovò in parte rappresentanza con il fascismo delle origini e successivamente nella carta costituente della Repubblica Sociale Italiana. Dal dopoguerra fino al 1991, questa espressione in italia verrà ripresa dal Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale. Il suo significato è anche ripreso da alcune frange dell'estrema destra e del neofascismo.[8] Nell'estrema destra Francese verrà utilizzata dall' esponente neofascista e suprematista Renè Binet, già membro delle SS.[9][10][11]
L'espressione è stata peraltro utilizzata con differente significato anche con riferimento ad esperienze politiche diverse, precedenti alla nascita dell'internazionalismo organizzato, come quella di Carlo Pisacane[12], o anche operanti nell'ambito delle varie Internazionali, quali il Partito Socialista Polacco.[13] Tali esperienze si caratterizzavano per il fondamentale richiamo alle tematiche dell'indipendenza nazionale affiancate e spesso anteposte a quelle di stampo sociale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La prima apparizione del termine, con le varianti "socialismo nazionalista" o "nazionalismo socialista" è attribuita ai nazionalisti antisemiti francesi Antoine-Amédée-Marie-Vincent Manca-Amat de Vallombrosa, Marchese di Morès e Maurice Barrès, da loro usato durante la campagna elettorale francese del 1898.[14]

In Germania alla fine del XIX secolo il revisionismo teorizzò un'analisi dello sviluppo sociale che criticava alcune tesi di Marx (opponendosi alla ineluttabilità del processo rivoluzionario).[15] Di tale dibattito interno al socialismo e della sua litigiosa dialettica si servirono invece come mezzo di opposizione politica ll nazionalismo, il patriottismo e il pangermanismo, che approfittarono dei contrasti in seno al socialismo per appropriarsi e strumentalizzare alcune rivendicazioni sindacali e anticapitaliste nella formazione delle loro politiche sociali.[16][17][18] La sconfitta tedesca nella prima guerra mondiale e le contraddizioni in seno alla fragile "Repubblica di Weimar" acuirono i sentimenti dei nazionalisti tedeschi che continuarono a cercare l'appoggio delle masse popolari attraverso istanze di rivendicazioni territoriali, razziali ed etniche, di riscatto sociale e orgoglio nazionale, che, allontanandole dalle posizioni socialiste, riuscissero a far leva sulla loro condizione di difficoltà e povertà, permettendo così la nascita e il successo, anche presso i ceti popolari, del nazionalsocialismo e del partito nazionalsocialista tedesco del lavoratori guidato da Adolf Hitler, salito al potere nel 1933.[19]

Sia in Italia che in Francia,[11] alcune fronde (di cui in Italia il leader era Benito Mussolini) tranfughe ed espulse dal socialismo e vicine agli ambienti che portarono alla nascita del fascismo e del nazismo, appoggiarono l'interventismo nella prima guerra mondiale e le guerre coloniali. In questo si ritrovarono gli estremisti ammiratori delle teorie di Georges Sorel, appartenenti alla corrente del sindacalismo rivoluzionario di matrice nazionalista. Costoro consideravano indispensabile l'accrescimento socioeconomico della patria anche attraverso lo sfruttamento coloniale, al fine di migliorare le condizioni del ceto operaio[20]. I sindacalisti rivoluzionari, inoltre, ritenevano indispensabile che il proletariato fosse allenato all'uso delle armi in funzione pre-rivoluzionaria. In italia in epoca fascista l'espressione "socialismo nazionale" era usata nell'esposizione delle politiche del "sindacalismo nazionale" e del "corporativismo".

Nel 1910, Enrico Corradini parlò di un nazionalismo che doveva anche essere "sociale" in economia[21].

I fermenti “social-nazionalistici” si manifestarono, oltre che con la guerra italo-turca del 1912, soprattutto alla vigilia della prima guerra mondiale anche da parte di alcuni esponenti socialisti (il cui capofila fu Mussolini, per questo espulso dal partito[22]) che, in rottura con il partito, si proclamarono interventisti, rivendicando gli ideali patriottici della tradizione risorgimentale, sia con l'obiettivo di completare l'unificazione dell'Italia sia perché ritenevano che soltanto dalla guerra vittoriosa sarebbe potuta nascere la scintilla della rivoluzione sociale, che avrebbe completamente annientato il sistema “borghese” ottocentesco della Belle Époque[23].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ socialismo nell'Enciclopedia Treccani, su www.treccani.it. URL consultato il 17 ottobre 2020.
  2. ^ Rassegna della stampa estera, \s. n.!, 1922. URL consultato il 17 ottobre 2020.
  3. ^ Leonardo Rapone, Fascismo: Né destra né sinistra?, in Studi Storici, vol. 25, n. 3, 1984, pp. 799–820. URL consultato il 17 ottobre 2020.
  4. ^ Leonardo Rapone, Il socialismo internazionale, l'ascesa del nazismo e la politica del disarmo, in Studi Storici, vol. 37, n. 4, 1996, pp. 1155–1199. URL consultato il 17 ottobre 2020.
  5. ^ corporativismo nell'Enciclopedia Treccani, su www.treccani.it. URL consultato il 25 ottobre 2020.
  6. ^ Sindacalismo in "Enciclopedia del Novecento", su www.treccani.it. URL consultato il 25 ottobre 2020.
    «sezione b) Il sindacalismo cattolico e quello dei nazionalisti come sindacalismo corporativo».
  7. ^ Gianpasquale Santomassimo, La terza via fascista: il mito del corporativismo, Carocci, 2006, ISBN 978-88-430-3841-1. URL consultato il 17 ottobre 2020.
  8. ^ cerca: "Unione Socialismo Nazionale"
  9. ^ nei suoi scritti "Contribution à une éthique raciste", e "Socialismo nazionale contro marxismo"
  10. ^ (FR) Jean Christian Petitfils, L'extrême droite en France, Presses universitaires de France, 1995, ISBN 978-2-13-041489-6, OCLC 34882180. URL consultato il 25 ottobre 2020.
  11. ^ a b (FR) Pierre Milza, Fascisme français: passé et présent, Flammarion, 1987, ISBN 978-2-08-064927-0, OCLC 18588571. URL consultato il 25 ottobre 2020.
  12. ^ Vincenzo Mazzei, Il socialismo nazionale di Carlo Pisacane, Roma, Edizioni Italiane, 1943 (riedito da Grisolia nel 1999, con presentazione di Mario D'Addio).
  13. ^ Una delle quattro organizzazioni fondatrici del partito nel 1892 si chiamava, ad esempio, Polska Gmina Narodowo-Socjalistyczna, e cioè "Comune nazional-socialista polacca" (Leon Wasilewski, Zarys dziejów Polskiej Partii Socjalistycznej w związku z historją socjalizmu polskiego w trzech zaborach i na emigracji, Varsavia, Nowe Źycie, 1925, p. 32).
  14. ^ (EN) Robert O. Paxton, The Anatomy of Fascism, Knopf Doubleday Publishing Group, 18 dicembre 2007, ISBN 978-0-307-42812-7. URL consultato il 25 ottobre 2020.
  15. ^ La Critica sociale, Sul nuovo programma socialista tedesco. Osservazioni e raffronti, in Critica sociale, n. 11, 1891, p. 162.
  16. ^ Hannah Arendt, Archivio Arendt, Feltrinelli Editore, 2001, ISBN 978-88-07-10311-7. URL consultato il 24 ottobre 2020.
  17. ^ Rudolf Lill e Franco Valsecchi, Il Nazionalismo in Italia e in Germania fino alla Prima guerra mondiale, Il Mulino, 1983, ISBN 978-88-15-00216-7. URL consultato il 24 ottobre 2020.
  18. ^ Giorgio Trichilo, La socialdemocrazia tedesca nello specchio della "Critica sociale" (1899-1904), in Studi Storici, vol. 36, n. 2, 1995, pp. 415–444. URL consultato il 24 ottobre 2020.
  19. ^ Il socialismo vietato | Sapienza - Università di Roma, su web.uniroma1.it. URL consultato il 24 ottobre 2020.
  20. ^ Giorgio Del Boca, Habib Wadaa Al-Hesnawi, Le Guerre coloniali del fascismo, Laterza, 1991, ISBN 978-88-420-3783-5. URL consultato il 24 ottobre 2020.
  21. ^ Zeev Sternhell, Nascita dell'ideologia fascista, Dalai, 2008.
  22. ^ Mussolini interventista: l'espulsione dal PSI, su Fatti per la Storia, 29 novembre 2019. URL consultato il 25 ottobre 2020.
  23. ^ Santarelli, E. (1965). Le socialisme national en Italie: Précédents et origines. Le Mouvement Social, (50), 41-70.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pietro Castagnoli, Il socialismo nazionale, 1959, S.t.f.
  • Franco Landolfi, Che cosa è il "Socialismo nazionale", 1955, Raimondi
  • Luca L. Rimbotti, Il fascismo di sinistra, Roma, 1989, Settimo Sigillo
  • Paolo Buchignani, Fascisti rossi, Milano, 1998, Mondadori
  • Giuseppe Parlato,La sinistra fascista: storia di un progetto mancato, Il Mulino, Bologna, 2000
  • Maddalena Carli, Nazione e rivoluzione: il socialismo nazionale in Italia, 2001, Unicopli
  • Stelvio Dal Piaz, Orientamenti per il Socialismo Nazionale, 2011, Unione per il Socialismo Nazionale
  • Michelangelo Ingrassia, La sinistra nazionalsocialista una mancata alternativa a Hitler, 2011, Siena

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]