Euroscetticismo

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Il Parlamento europeo

L'euroscetticismo è un orientamento di critica all'Unione europea e di opposizione al processo di integrazione politica europea; è presente all'interno di tutto lo spettro politico. Tradizionalmente, la fonte principale alla base dell'euroscetticismo è stata l'idea secondo cui l'integrazione indebolisca gli stati; altre cause includono le percezioni di una UE antidemocratica o eccessivamente burocratica[1][2].

Tra i successi storici degli euroscettici ci sono la bocciatura della Costituzione Europea nel Referendum francese e in quello olandese del 2005, che portarono all'affossamento della carta comune europea. Un altro successo è il no irlandese nel referendum sul Trattato europeo, che nel giugno 2008 sostituiva la Costituzione Europea proprio in seguito alle bocciature francese e olandese. Una sconfitta per gli euroscettici è però arrivata proprio con il secondo referendum sul Trattato di Lisbona dove più di due terzi degli irlandesi si sono espressi per il dando il via libera definitivo alla ratifica.

Terminologia[modifica | modifica wikitesto]

Possono essere considerati due tipi di pensiero euroscettico, che si differenziano nella misura in cui gli aderenti rifiutano l'integrazione europea e nelle loro ragioni per farlo. Aleks Szczerbiak e Paul Taggart definirono tali correnti di pensiero "euroscetticismo forte" ed "euroscetticismo moderato"[3][4][5][6][7].

Nigel Farage

Con euroscetticismo forte s'intende l'opposizione per principio all'appartenenza all'Unione europea oppure all'esistenza della stessa[6]. Il gruppo Europa della Libertà e della Democrazia al Parlamento europeo, composto da partiti come l'UKIP, rientra nella categoria dell'euroscetticismo forte. Nei Paesi membri dell'Europa occidentale, l'euroscetticismo forte è attualmente una caratteristica dei partiti anti-establishment[8].

D'altra parte, l'euroscetticismo moderato sostiene l'esistenza e l'appartenenza a una forma di Unione europea, opponendosi tuttavia a politiche specifiche della UE, oltre che all'Europa federale[9]. Il gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei – insieme alla EUL/NGL che è un'alleanza di partiti di sinistra dell'europarlamento –, composto da partiti di centro-destra come il Partito Conservatore britannico, è moderatamente euroscettico.

Definizioni alternative ai summenzionati nomi sono rispettivamente «withdrawalist» ed «euroscetticismo riformista». Alcuni euroscettici forti come gli aderenti all'UKIP preferiscono chiamarsi «eurorealisti» piuttosto che «scettici» e considerare la loro posizione pragmatica piuttosto che "in linea di principio". Anche molte persone riconducibili alla sinistra come Tony Benn tendono a non utilizzare il termine «euroscettico» per riferirsi a loro stesse, sebbene condividano molte delle critiche all'Unione europea; possono infatti utilizzare definizioni come «eurocritico» o chiamarsi semplicemente «democratici» o «socialisti». Il presidente ceco Václav Klaus respinse il termine «euroscetticismo», con le sue presunte sfumature negative, dicendo nel 2012 che le espressioni atte a designare un euroscettico ed un suo avversario dovrebbero essere rispettivamente «eurorealista» ed «euronaïf».

Václav Klaus

François Asselineau della UPR ha messo sotto accusa il termine «scettico» per descrivere l'euroscettico forte o coloro che vogliono uscire dalla UE, preferendo appoggiare l'uso del termine «euroavversario»[10]. Ad ogni modo, Asselineau ritiene appropriato il termine «scettico» per gli euroscettici moderati, dal momento che gli altri partiti francesi si limitano alla "semplice critica" della UE senza tener conto del fatto che il Trattato sul funzionamento dell'Unione europea è modificabile solo con l'approvazione unanime, che lui ritiene impossibile da raggiungere, dei Paesi membri[11]

Storia nel parlamento europeo[modifica | modifica wikitesto]

1999–2004[modifica | modifica wikitesto]

2004–2009[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2004, trentasette eurodeputati provenienti da Regno Unito, Polonia, Danimarca e Svezia fondarono, sulle ceneri del vecchio Europa delle Democrazie e delle Diversità, un nuovo gruppo presso il Parlamento europeo denominato Indipendenza e Democrazia.

Il principale obiettivo di tale gruppo è stato la bocciatura del proposto Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa – più comunemente noto come "Costituzione europea". Alcune delegazioni interne al gruppo, in particolare quella dell'UKIP, sostennero inoltre la completa uscita del loro Paese dall'Unione, mentre altre vollero semplicemente porre limiti più stringenti all'integrazione europea.

Elezioni del 2009[modifica | modifica wikitesto]

Le Elezioni europee del 2009 videro un significativo calo degli euroscettici in determinate aree; tutti gli eurodeputati polacchi, danesi e svedesi persero il proprio seggio. Di contro, l'UKIP ottenne il secondo posto tra i partiti del Regno Unito superando il Partito Laburista al governo. Inoltre, sempre nell'ambito dei risultati britannici, il BNP ottenne i suoi primi due rappresentanti all'europarlamento.

Il gruppo Indipendenza e Democrazia si riformò sotto la nuova denominazione di Europa della Libertà e della Democrazia con una rappresentanza composta da 32 eurodeputati provenienti da nove Paesi.

Euroscetticismo negli Stati membri dell'Unione[modifica | modifica wikitesto]

La seguente tabella riporta i risultati dell'indagine del Standard Eurobarometer 86, un sondaggio ufficiale comunitario dell'autunno 2016, sulla percentuale di coloro che hanno un'opinione totalmente negativa dell'Unione europea e la relativa variazione rispetto ai risultati riportati nella primavera 2016[12].

Stato Percentuale Variazione
Europa Media UE 25 -2
Austria Austria 35 -2
Belgio Belgio 27 -4
Bulgaria Bulgaria 16 -1
Cipro Cipro 35 -6
Croazia Croazia 18 -1
Danimarca Danimarca 23 0
Estonia Estonia 14 -3
Finlandia Finlandia 20 -2
Francia Francia 31 2
Germania Germania 21 -8
Grecia Grecia 47 -4
Irlanda Irlanda 13 -1
Italia Italia 30 3
Lettonia Lettonia 16 -2
Lituania Lituania 7 -2
Lussemburgo Lussemburgo 19 -3
Malta Malta 7 -6
Paesi Bassi Paesi Bassi 28 -1
Polonia Polonia 10 -5
Portogallo Portogallo 16 -2
Regno Unito Regno Unito 32 -4
Rep. Ceca Rep. Ceca 32 -2
Romania Romania 13 -1
Slovacchia Slovacchia 20 -6
Slovenia Slovenia 19 -1
Spagna Spagna 19 -4
Svezia Svezia 28 2
Ungheria Ungheria 18 -7

Austria[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre del 2016 il candidato nazionalista di destra Norbert Hofer ha perso col 46,2% a favore di Alexander Van der Bellen, sostenuto dal partito I Verdi, al ballottaggio delle elezioni presidenziali. Hofer era il candidato del Partito della Libertà Austriaco, che già negli anni 1990 si oppose all'ingresso dell'Austria nell'Unione europea e all'adozione dell'euro[13][14].

Belgio[modifica | modifica wikitesto]

In Belgio nella parte fiamminga il partito Vlaams Belang che è definito di estrema destra e regionalista (propone l'indipendenza delle Fiandre) è anche definito euroscettico.

Bulgaria[modifica | modifica wikitesto]

Cipro[modifica | modifica wikitesto]

Le misure di austerità imposte dalla cosiddetta troika a seguito della crisi bancaria del 2013 e del successivo prestito di 10 miliardi di euro hanno probabilmente contribuito a minare la fiducia della popolazione cipriota nei confronti dell'Unione europea, visto che uno dei sondaggi ufficiali del 2016, l'Eurobarometro, ha rivelato che solo circa il 40% dei cittadini riteneva l'Unione europea un fatto positivo per Cipro[14].

Croazia[modifica | modifica wikitesto]

Danimarca[modifica | modifica wikitesto]

La socialista Alleanza Rosso-Verde e il piccolo Movimento Popolare contro l'UE esprimono la volontà di indire un referendum per uscire dall'Unione europea, che, secondo alcuni sondaggi del 2016, accomuna il 33% della popolazione[15][16], mentre il Partito del Popolo Danese, votato dal 21,1% degli elettori alle elezioni legislative del 2015, è stato il principale oppositore del referendum dello stesso anno per una maggiore integrazione europea, che è stato respinto dall'elettorato[17][18].

Estonia[modifica | modifica wikitesto]

Finlandia[modifica | modifica wikitesto]

Anche se in un sondaggio realizzato dopo la Brexit risultava che a desiderare un referendum era solo il 16% della popolazione, il partito dei Veri Finlandesi l'ha inserito nel suo programma elettorale del 2015[14].

Francia[modifica | modifica wikitesto]

In Francia, molti partiti presentano posizioni euroscettiche: essi oscillano tra il sostenere un intervento minore da parte dell'UE negli affari nazionali e la posizione secondo la quale è necessaria l'uscita definitiva dall'Unione e dall'eurozona. Questi partiti sono presenti in tutto lo spettro politico nazionale, sicché le ragioni del loro euroscetticismo possono risultare diverse; ad ogni modo, tutti si sono opposti al Trattato di Lisbona. Molti francesi non sono comunque interessati a questioni di carattere europeo: solo il 40% dell'elettorato francese ha votato alle Elezioni europee del 2009[19].

Tra i partiti moderatamente euroscettici di centro-destra vi sono il gollista Debout la République, il Movimento per la Francia, Caccia, Pesca, Natura e Tradizioni. Gli ultimi due hanno aderito a Libertas, partito pan-europeo euroscettico[20]. Alle Elezioni europee del 2009, Debout la République ottenne l'1,77% del consenso nazionale e Libertas il 4,8%.

Per ciò che riguarda i partiti di destra, il più influente è il Fronte Nazionale. Nel 2009 questo partito ottenne il 6,34%, risultato che lo rese la più importante forza euroscettica francese. Dopo le elezioni europee del 2014 il Front National, guidato da Marine Le Pen, risulta il primo partito di Francia[21].

I partiti euroscettici di sinistra tendono a criticare l'agenda liberale dell'Unione, sebbene essi siano favorevoli all'unificazione delle nazioni, per quanto all'interno di un sistema basato sul socialismo, e all'abolizione dei confini nazionali. Tra questi sono inclusi il Parti de Gauche e il Partito Comunista Francese, all'interno del Fronte di Sinistra, che si è presentato alle Elezioni europee del 2009 ottenendo il 6,3% dei consensi. Altri partiti euroscettici di estrema sinistra sono il Nuovo Partito Anticapitalista – che ottenne il 4,8% – e Lotta Operaia, che ottenne l'1,2%. Il Movimento Repubblicano e Cittadino, partito di sinistra e sovranista, non partecipò alle Elezioni del 2009.

Un'altra formazione euroscettica è l'Unione Popolare Repubblicana guidata da François Asselineau.

il polo di rinascimento comunista, isu della scissione col partito comunista francese, creare nel 2004 a lei nel suo programma l'uscita dell'unione europea,

Germania[modifica | modifica wikitesto]

Alternativa per la Germania, un partito politico liberale fondato nel 2013 dall'economista Bernd Lucke, aveva tra i suoi obiettivi principali quello di ridurre la burocrazia centralizzata dell'Unione europea e l'abolizione dell'euro con il ritorno alle valute nazionali o la creazione di unioni monetarie più piccole, anche se il fondatore si dichiara filo-europeista[22]. Nel 2015 Lucke abbandonò, a causa del diffondersi di opinioni da lui giudicate xenofobiche, Alternativa per la Germania, che era nel frattempo diventato il primo partito euroscettico a ottenere seggi in una elezione regionale tedesca e aveva potuto eleggere alcuni deputati al Parlamento europeo[23]. Guidato attualmente da Frauke Petry, questo movimento politico ora propone una consultazione democratica, simile al referendum sulla Brexit, riguardo alla permanenza della Germania nell'Unione europea[24].

Grecia[modifica | modifica wikitesto]

Poster contro l'Unione Europea ad Atene, nel 2005.

Partito Comunista di Grecia, Alba Dorata, ANTARSYA, LAE, Coalizione della Sinistra Radicale, Greci Indipendenti e Raggruppamento Popolare Ortodosso sono i principali partiti euroscettici in Grecia. Secondo la London School of Economics and Political Science, la Grecia è il secondo partito dell'UE in termini di euroscetticismo, con il 50% (solo dopo il Regno Unito) della popolazione che ritiene che il Paese non abbia tratto alcun beneficio dall'Unione. L'81% della popolazione non si fida dell'Unione[25]. Tali percentuali rappresentano un forte aumento dell'euroscetticismo del Paese a partire dal 2009. Nel giugno 2012, i partiti euroscettici rappresentati al parlamento nazionale (Coalizione, Greci Indipendenti, Alba Dorata, Partito Comunista) hanno ottenuto il 45,8% dei voti e il 40,3% dei seggi parlamentari. Secondo i 32 sondaggi condotti a dicembre 2014, i partiti pro-UE (Nuova Democrazia, Movimento Socialista Panellenico, Sinistra Democratica, Il Fiume e Movimento dei Socialisti Democratici) otterrebbero in media il 42,3% dei voti; gli euroscettici di sinistra il 39,6% e gli euroscettici di destra il 9,9%, con la Coalizione della Sinistra Radicale in testa al 33,5%. Nove sondaggi condotti tra il 1º dicembre 2014 e il 3 gennaio 2015 hanno previsto, in media, 158 seggi in parlamento per i partiti euroscettici di sinistra, 29 per i partiti euroscettici di destra e 113 per i partiti pro-UE.

Irlanda[modifica | modifica wikitesto]

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle, un partito euroscettico italiano.
Matteo Salvini, Claudio Borghi Aquilini e Alberto Bagnai in occasione del No Euro Day

In Italia il più grande partito euroscettico è il Movimento 5 Stelle, fondato dall'ex comico Beppe Grillo. Alle Elezioni politiche del 2013 il partito di Grillo ottenne il 25,5%, diventando il primo partito euroscettico italiano ed europeo. Il M5S sostiene un referendum per l'uscita dall'eurozona[26] e il ritorno alla moneta nazionale. È stato più volte sottolineato come tra il leader del M5S e Nigel Farage, leader dell'UKIP, intercorrano rapporti di reciproca stima dal punto di vista politico[27][28].

Secondo partito euroscettico per risultati elettorali è la Lega Nord, guidata da Matteo Salvini. Essa, considerata una formazione regionalista e populista di destra, ha espresso più volte le sue idee contrarie all'Unione europea.

Su posizioni euroscettiche si colloca anche Fratelli d'Italia - Alleanza Nazionale, il cui orientamento legato ad argomenti di ordine europeo non risulta tuttavia sempre lineare. La presidenza del partito, infatti, nella persona di Giorgia Meloni, ha criticato la permanenza – "a queste condizioni" – dell'Italia nell'eurozona[29], sostenendo in seguito un generale "scioglimento concordato e controllato" della stessa[30]. Giorgia Meloni ha comunque messo in dubbio anche la presenza dell'Italia nell'Unione stessa[31]. Critico nei confronti dell'euro, ma ipotizzando una soluzione differente che non imponga in linea di principio l'uscita dalla moneta unica, è stato anche Ignazio La Russa, membro dell'ufficio di presidenza e presidente dell'assemblea nazionale del partito[32].

Tra gli esponenti della sinistra italiana che hanno espresso opinioni contrarie alle politiche economiche dell'Unione europea possono essere ricordati Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista[33], l'ex-sindacalista della Fiom Giorgio Cremaschi (che giudica l'euro un progetto liberista e auspica una consultazione democratica sui trattati europei[34]), e intellettuali come Vladimiro Giacchè[35] e Claudio Formenti[36]. Sono movimenti di destra euroscettici La Destra di Francesco Storace, che però è favorevole all'idea di un'Unione europea presidenziale[37], Forza Nuova di Roberto Fiore[38], il Movimento Sociale Fiamma Tricolore, che propone la costituzione di una nuova comunità europea allargata alla Russia[39], il Fronte Nazionale[40] e CasaPound[41]. Inoltre il processo di integrazione europea, soprattutto nell'aspetto dell'introduzione della moneta unica, è stato oggetto di critica di alcuni rappresentanti del mondo accademico, come gli economisti Alberto Bagnai[42] e Sergio Cesaratto[43]. Sono euroscettici anche i sostenitori della cosiddetta economia mosleriana, che è stata ideata prevalentemente dall'economista statunitense Warren Mosler e divulgata in Italia dal giornalista Paolo Barnard[44].

Lettonia[modifica | modifica wikitesto]

Lituania[modifica | modifica wikitesto]

Lussemburgo[modifica | modifica wikitesto]

Nel panorama politico del Lussemburgo manca un partito veramente euroscettico, anche se il Partito Riformista di Alternativa Democratica, che alle elezioni europee del 2014 ha guadagnato il 7,53% dei voti, è considerato quello più critico nei confronti dell'Unione europea.[14]

Malta[modifica | modifica wikitesto]

A differenza del Partito Nazionalista maltese, il Partito Laburista, un tempo favorevole all'isolazionismo rispetto agli altri stati europei, in occasione del referendum del 2003 si oppose all'ingresso nell'Unione europea, ma in seguito assunse una posizione filo-europeista[14].

Paesi Bassi[modifica | modifica wikitesto]

Nei Paesi Bassi il partito di Geert Wilders, PVV (Partij voor de Vrijheid) che si profila anti-islam, è anche contro l'Unione europea.

Polonia[modifica | modifica wikitesto]

Portogallo[modifica | modifica wikitesto]

Critiche nei confronti delle politiche economiche dell'Unione europea, considerate neoliberali, sono state mosse dal Partito Socialista e dal Partito Comunista Portoghese, che ha proposto una revisione del patto di stabilità e crescita, mentre il Centro Democratico Sociale - Partito Popolare ha espresso la volontà di preservare la sovranità del paese dal processo di integrazione europea e varie preoccupazioni si sono diffuse in occasione dell'allargamento dell'Unione europea ai paesi dell'Europa orientale[45].

Regno Unito[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1993, quando lo Ukip, partito contrario alla permanenza del Regno Unito nell'Unione europea, venne fondato dallo storico Alan Sked, che in seguito lo abbandonò, era appena stato firmato il Trattato di Maastricht. Tuttavia il neonato movimento politico non ricevette molto consenso dall'elettorato britannico, tanto che nelle elezioni del 1997 ottenne solo l'1%, ma già nel 2004 conquistò 12 seggi al Parlamento europeo, nel 2009 sorpassò i Liberal Democratici e, nel 2014, divenne il partito britannico con più seggi al Parlamento europeo, sebbene, anche a causa del sistema elettorale britannico, abbiano ottenuto il primo seggio al Parlamento del Regno Unito solo nell'ottobre dello stesso anno. Attualmente membri del gruppo Europa della Libertà e della Democrazia, spesso vicini ad altri movimenti euroscettici, come il Partito per la Libertà olandese e il Fronte Nazionale francese, il partito è stato guidato da Nigel Farage, che aveva abbandonato il Partito Conservatore per partecipare alla fondazione dello Ukip. In questo contesto il politico conservatore David Cameron, che era primo ministro del Regno Unito, promise un referendum sulla permanenza del Regno Unito nell'Unione europea, che fu vinto nel giugno del 2016 dai sostenitori del leave (uscita dall'Unione europea) con il 52% dei voti e il 70% di affluenza alle urne, a dispetto della precedente rinegoziazione sul ruolo del paese all'interno dell'Unione europea[46][47] e nonostante il Partito Laburista e parte del Partito Conservatore, tra cui lo stesso David Cameron, si fossero schierati a favore del remain[48][49].

Repubblica Ceca[modifica | modifica wikitesto]

Nel maggio 2010, il presidente ceco Václav Klaus ha sostenuto che "non c'è fretta di entrare nell'eurozona"[50]. L'economista Petr Mach, stretto collaboratore del presidente Klaus e membro – dal 1997 al 2007 – del Partito Democratico Civico, fondò, nel 2009, il Partito dei Liberi Cittadini. Questo partito si propone principalmente di attrarre gli elettori insoddisfatti del Partito Democratico Civico[51]. Durante il periodo della sua ratifica, condussero attivamente una campagna contro il Trattato di Lisbona[52][53], contrariamente al Partito Democratico Civico al governo, che lo approvò alla Camera dei Deputati[54]. A seguito dell'avvenuta ratifica del Trattato, si dichiarano favorevoli all'uscita completa dall'Unione europea[55].

Romania[modifica | modifica wikitesto]

Slovacchia[modifica | modifica wikitesto]

Spagna[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene nessuno tra i principali partiti sia apertamente euroscettico, la fiducia nell'Unione europea degli spagnoli è in declino secondo i sondaggi e Podemos è critico su alcuni aspetti delle sue politiche[14]. Il variegato movimento degli Indignados, che è composto dai simpatizzanti di vari partiti politici di sinistra, è nato anche come espressione della protesta nei confronti dell'Unione europea e delle sue politiche economiche durante la grande recessione[56].

Svezia[modifica | modifica wikitesto]

In Svezia, paese che tra l'altro non ha aderito all'euro, i principali movimenti euroscettici sono il partito dei Democratici Svedesi, che col 12,9% di preferenze alle elezioni legislative del 2014 intende rinegoziare i trattati con l'Unione europea, e il Partito della Sinistra, che nelle suddette elezioni ha ottenuto il 5,7% ed è favorevole all'uscita dall'Unione europea[57][58].

Ungheria[modifica | modifica wikitesto]

Viktor Orbán, leader del partito di destra Fidesz e primo ministro dal 2010, si è mostrato estremamente critico nei confronti delle istituzioni comunitarie, soprattutto al riguardo della gestione della crisi migratoria, pur non protendendo a favore dell'abbandono dell'Unione europea. Al contrario, il movimento di estrema destra Jobbik, terzo partito ungherese, è apertamente schierato a favore dell'uscita dell'Ungheria[59][60].

Euroscetticismo in altri Paesi europei[modifica | modifica wikitesto]

Albania[modifica | modifica wikitesto]

Andorra[modifica | modifica wikitesto]

Bielorussia[modifica | modifica wikitesto]

Bosnia ed Erzegovina[modifica | modifica wikitesto]

Islanda[modifica | modifica wikitesto]

Liechtenstein[modifica | modifica wikitesto]

Macedonia[modifica | modifica wikitesto]

Moldavia[modifica | modifica wikitesto]

Monaco[modifica | modifica wikitesto]

Montenegro[modifica | modifica wikitesto]

Norvegia[modifica | modifica wikitesto]

Russia[modifica | modifica wikitesto]

San Marino[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei due quesiti del referendum del 20 ottobre 2013 riguardava la presentazione di una domanda di adesione all'Unione europea, contro la quale si erano schierati i movimenti Rete e Noi Sammarinesi, mentre la maggior parte dei partiti di sinistra (Partito Socialista, Sinistra Unita, Unione per la Repubblica) era favorevole, il Partito Democratico Cristiano Sammarinese ha invitato a votare scheda bianca e l’Alleanza Popolare si è dichiarata neutrale. Alla fine non è stato raggiunto il quorum, pari al 36%, forse anche per le preoccupazioni legate al principio della libera circolazione delle persone, che avrebbe potuto rendere più difficile il controllo dell'immigrazione[61][62].

Serbia[modifica | modifica wikitesto]

Svizzera[modifica | modifica wikitesto]

Turchia[modifica | modifica wikitesto]

Ucraina[modifica | modifica wikitesto]

Partiti[modifica | modifica wikitesto]

Diversi partiti vengono comunemente classificati come euroscettici:

A livello europeo i partiti euroscettici sono riuniti nell'Alleanza dei Conservatori e Riformisti Europei e nel Movimento per un'Europa della Libertà e della Democrazia (il primo a orientamento conservatore e liberista, il secondo nazionalconservatore e di destra populista).[79]

In Svizzera sono considerati euroscettici gli avversari di una eventuale adesione all'Unione europea (di cui la Svizzera non è Stato membro), cioè la quasi totalità del paese. Tra i partiti euroscettici svizzeri vi sono la Lega dei Ticinesi, l'UDC e i Democratici Svizzeri.[senza fonte]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Speak No Evil, davekopel.org. URL consultato il 4 maggio 2014.
  2. ^ (EN) Daniel Hannan, Why aren't we shocked by a corrupt EU?, in The Daily Telegraph, 14 novembre 2007. URL consultato il 4 maggio 2014.
  3. ^ Krisztina Arato e Petr Kaniok, Euroscepticism and European Integration, CPI/PSRC, p. 162.
  4. ^ Harmsen et al., 2005, p. 18
  5. ^ Chris Gifford, The Making of Eurosceptic Britain, Ashgate Publishing, 2008, p. 5, ISBN 978-0-7546-7074-2.
  6. ^ a b Szczerbiak et al., 2008, p. 7
  7. ^ Paul G. Lewis e Paul D. Webb, Pan-European Perspectives on Party Politics, Brill, 2003, p. 211, ISBN 978-90-04-13014-2.
  8. ^ Harmsen et al., 2005, p. 31–32
  9. ^ Szczerbiak et al., 2008, p. 8
  10. ^ « Européens convaincus » contre « Eurosceptiques » : Le retour de la Sainte Inquisition, su upr.fr. URL consultato il 5 maggio 2014.
  11. ^ (FR) Laurent De Boissieu, Présidentielle: Ces «petits» candidats qui veulent se faire entendre, in La Croix, 15 marzo 2012. URL consultato il 5 maggio 2014.
  12. ^ (EN) Risultati dell’Eurobarometer Standard 86, Commissione europea. URL consultato il 5 febbraio 2017.
  13. ^ Giovanni Gagliardi, Austria, Van der Bellen è il nuovo presidente, in La Repubblica, 4 dicembre 2016. URL consultato il 3 febbraio 2017.
  14. ^ a b c d e f Quelli contro l’Europa, in il Post, 10 settembre 2016. URL consultato il 3 febbraio 2017.
  15. ^ Gianni Rosini, Brexit. Che Londra lasci l'Unione o meno ora si rischia l'effetto domino: "Il primo pilastro dell'Ue in discussione sarà l'Euro", in il Fatto Quotidiano, 22 giugno 2016. URL consultato il 4 dicembre 2017.
  16. ^ (EN) Peter Foster, Nick Squires e Richard Orange, EU faces Brexit "contagion" as populist parties across Europe call for referendums, in The Daily Telegraph, 24 giugno 2016. URL consultato il 4 febbraio 2017.
  17. ^ Wolfram Nordsieck, Parties & Elections, http://www.parties-and-elections.eu/denmark.html. URL consultato il 4 febbraio 2017.
  18. ^ Il referendum sulle leggi europee in Danimarca, in il Post, 4 dicembre 2015. URL consultato il 4 febbraio 2017.
  19. ^ (FR) La synthèse des résultats en France, 7 giugno 2009. URL consultato l'8 maggio 2014.
  20. ^ Européennes : la dynamique inédite de l’Euroscepticisme, eurosduvillage.eu, 29 aprile 2009. URL consultato l'8 maggio 2014.
  21. ^ France – European Parliament Election: 2 May 2014 poll (Ifop), metapolls.net. URL consultato l'8 maggio 2014.
  22. ^ (EN) Silent no more, in The Economist, 23 marzo 2013. URL consultato il 3 febbraio 2017.
  23. ^ (EN) Jenny Hill, What next for Germany's Eurosceptic AfD party?, in BBC, 21 luglio 2015. URL consultato il 3 febbraio 2017.
  24. ^ (IT) Chiata Degl'Innocenti, Brexit, effetto domino. I Paesi che vorrebbero il referendum, in Panorama, 24 giugno 2016. URL consultato il 3 febbraio 2017.
  25. ^ The Eurozone crisis has increased soft Euroscepticism in Greece, where Greeks wish to remain in the euro, but no longer trust the EU., blogs.lse.ac.uk. URL consultato l'8 maggio 2014.
  26. ^ Grillo: "Se vinciamo le elezioni subito un referendum sull'euro, in La Stampa, 4 maggio 2014. URL consultato il 6 maggio 2014.
  27. ^ Alessio Pisanò, Europee 2014: Grillo e Farage, questo matrimonio non s’ha da fare, in il Fatto Quotidiano, 23 agosto 2013. URL consultato il 7 maggio 2014.
  28. ^ Mario Lucio Genghini, Chi è Nigel Farage, il leader dell'Ukip, polisblog.it, 28 aprile 2014. URL consultato il 7 maggio 2014.
  29. ^ Fabrizio De Feo, Fratelli d'Italia attacca: "Ci vuole il coraggio di dire addio all'euro", in il Giornale, 9 marzo 2014. URL consultato il 7 maggio 2014.
  30. ^ Meloni,risoluzione per sciogliere euro, in ANSA, 30 aprile 2014. URL consultato il 7 maggio 2014.
  31. ^ Europee: Meloni (FdI-An), rivedere presenza in Ue e zona euro, in ASCA, 23 aprile 2014. URL consultato il 7 maggio 2014.
  32. ^ Varese, La Russa sostiene i candidati di Fratelli d’Italia. E parla dei marò, in varesereport.it, 3 maggio 2014. URL consultato il 7 maggio 2014.
  33. ^ Marco Rizzo a Salerno: I veri comunisti contro l'Unione europea, youtube.com. URL consultato il 28 gennaio 2017.
  34. ^ Il fallimento dell'euro, huffingtonpost.it. URL consultato il 28 gennaio 2017.
  35. ^ Vladimiro Giacchè, Costituzione italiana contro trattati europei, Imprimatur 2016
  36. ^ Claudio Formenti, La variante populista, DeriveApprodi 2016
  37. ^ Manuale della sovranità (PDF), ladestra.com. URL consultato il 28 gennaio 2017.
  38. ^ Intervista a Roberto Fiore, ordinefuturo.net. URL consultato il 28 gennaio 2017.
  39. ^ Programma del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, fiammatricolore.com. URL consultato il 28 gennaio 2017.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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