Nazifascismo

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Benito Mussolini e Adolf Hitler nel gennaio 1937

Nazifascismo[1] è un termine politico e storiografico[2] con il quale vengono designati – accomunandoli per gli aspetti ideologici e di azione come tradizionalismo e nazionalismo[3] – il fascismo italiano e il nazismo tedesco.

Il fascismo italiano nacque nel 1919 per poi diffondersi e consolidandosi al potere agli inizi degli anni venti in Italia, mentre il nazionalsocialismo (nazismo) tedesco emulo sotto molti aspetti del primo e nacque in Germania nel 1920, ma vi si diffuse solo nel decennio successivo giungendo al potere nel 1933. I due fondatori ideologici che hanno poi governato i rispettivi Stati furono Benito Mussolini per il fascismo e Adolf Hitler per il nazismo.

A livello storico il termine risulta utilizzato indicando il periodo dell'alleanza italo-tedesca (1938–1943; 1945), ma venne ed è tuttora spesso utilizzato per definire le forze fasciste e naziste durante l'ultima fase della seconda guerra mondiale, cioè il periodo della Repubblica Sociale Italiana e dell'occupazione (1943–1945), soprattutto dalle forze politiche e culturali della Resistenza Italiana.[4]

La sua validità come categoria storica è tuttavia contestata da una corrente storiografica risalente a Renzo De Felice.[5]

Connotazioni comuni e origine del termine[modifica | modifica wikitesto]

Se il fascismo poté iniziare a realizzarsi compiutamente solo dopo la presa del potere da parte di Mussolini e del Partito Nazionale Fascista nel 1922, il nazismo dovette attendere il 1933 e il conferimento del cancellierato a Hitler per potere esprimere tutte le proprie potenzialità. Sulla scia del fascismo italiano e/o del nazismo tedesco sorsero in tutte le nazioni europee movimenti e regimi che sotto varie forme e in vario modo si ispirarono a essi. Pur essendo tale termine contestato da più parti, trova tuttora un ampio e consolidato uso soprattutto sotto il profilo storico-politico e mediatico. Infatti sia il fascismo sia il nazionalsocialismo e i regimi cui dettero vita presentano alcune importanti connotazioni comuni:

A causa di ciò si parla di nazifascismo, che include queste similarità e che indica l'unione sul piano ideologico e politico del fascismo italiano e del nazismo tedesco.

Fascismo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Fascismo.

Il fascismo diede vita a un tipo di Stato definito a seconda degli storici o totalitario o totalitarismo imperfetto[6] che caratterizzò l'Italia dal 1925 fino al 1945. L'avvento al potere avvenne infatti nel 1922, anche se il fascismo assunse caratteristiche propriamente dittatoriali solo nel 1925 con la promulgazione delle cosiddette leggi fascistissime e si concluse definitivamente solo nel 1945 con la caduta della Repubblica Sociale Italiana.

L'Italia fascista mantenne l'istituto monarchico, con un rispetto formale delle prerogative della casa reale e un'esautorazione di fatto della stessa e del Parlamento. Nella realtà il potere venne infatti detenuto in massima parte da Benito Mussolini e su suo mandato da un ristretto numero di gerarchi. Il Duce, come veniva chiamato il fondatore del fascismo, si fece promotore di una politica estera imperialista che portò l'Italia alla conquista dell'Etiopia e dell'Albania e successivamente alla seconda guerra mondiale.

In politica interna si ebbe una graduale affermazione dell'autarchia, del corporativismo e del sindacalismo nazionale. Questi e più in generale la politica economica fascista avevano l'obbiettivo di eliminare i conflitti e la lotta di classe in ottica di collaborazione interclassista, realizzando tra le varie categorie produttrici le sinergie necessarie a uno sviluppo organico dell'economia.

Nazismo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Nazionalsocialismo.

Il nazismo (contrazione del termine nazionalsocialismo) sorse nella prima metà degli anni venti e raggiunse il potere in Germania grazie alla figura del proprio fondatore e capo carismatico, Adolf Hitler. Quest'ultimo e il suo partito nnazista governarono il popolo tedesco dal 1933 al 1945, fino cioè alla conclusione della seconda guerra mondiale in Europa.

Il totalitarismo nazista si ispirò al fascismo, per poi esercitare a sua volta (a partire dal 1938 circa) una notevole influenza sul regime mussoliniano, soprattutto in riferimento a temi afferenti le legislazioni razziali e l'antisemitismo.

Il nazismo fu caratterizzato da una politica estera particolarmente aggressiva ed espansionista che dopo i successi iniziali (la conquista di Francia, Paesi Bassi, Balcani e tutta l'Europa centrale e orientale) ebbe come epilogo la distruzione e lo smembramento della Germania al termine della seconda guerra mondiale. In politica interna il regime fu caratterizzato da un appoggio prestato al grande capitale che a sua volta aveva finanziato l'ascesa di Hitler al potere.[7][8]

La politica economica del regime fu caratterizzata da soluzioni improntate su forti investimenti nelle infrastrutture pubbliche (la costruzione dell'Autobahn) e del Reinhardt Program, nazionalizzazione dei grandi complessi bancari e finanziari, introduzione di una moneta parallela (Metallurgische Forschungsgesellschaft) al marco basata sulle ore di lavoro realizzate e non sulle riserve di oro e forti finanziamenti per l'abbattimento della disoccupazione (sei milioni di disoccupati nel 1933 vennero azzerati nel 1938).

Sia in Germania sia nelle zone conquistate vennero introdotte politiche basate sul razzismo biologico nei confronti di popoli considerati inferiori e/o inassimilabili (come ebrei e zingari) e di fasce sociali ben definite considerate dal nazismo dannose (come omosessuali[9] e affetti a malattie mentali).

Fascismo, nazismo e nazifascismo[modifica | modifica wikitesto]

Fino alla vigilia della seconda guerra mondiale (1937–1938 circa) almeno in patria il fascismo italiano aveva dato vita a un tipo di regime più tollerante di quello nazista in Germania sia nei confronti delle minoranze etniche e religiose sia verso i propri avversari politici, generalmente sottoposti a sorveglianza o inviati al confino e solo nei casi più gravi incarcerati o fatti assassinare.[10] Nel corno d'Africa (futura Africa Orientale Italiana) e precedentemente in Libia vennero invece commessi crimini di guerra con uso diffuso di aggressivi chimici sui civili a partire dal 1928, nonché istituzione di campi di concentramento in cui morirono molti libici a causa delle condizioni di vita.[11][12]

A partire dalla seconda metà degli anni trenta e ancora più a partire dagli inizi del decennio successivo con l'entrata dell'Italia in guerra (1940) e la costituzione della Repubblica Sociale Italiana (1943) le atrocità commesse nei territori occupati, in particolare nei Balcani,[13] un antisemitismo particolarmente virulento,[14] la partecipazione attiva insieme all'alleato germanico ad azioni di efferata crudeltà[15] e la stessa conclamata amicizia fra Mussolini e Hitler finirono con l'accomunare sempre più le due dittature anche nell'immaginario collettivo, giustificando in tal modo la nascita e la diffusione del termine stesso di nazifascismo.[16]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nazifascismo, su treccani.it, Vocabolario Treccani. URL consultato il 26 settembre 2017.
  2. ^ Gianni Oliva, L'ombra nera. Le stragi nazifasciste che non ricordiamo più, Mondadori, Collana: Le scie, 2007, ISBN 8804567783 p. 116. Il luogo simbolo delle stragi nazifasciste in Italia sono le Fosse Ardeatine.
  3. ^ Nazifascismo, su corriere.it, Corriere della Sera. URL consultato il 26 settembre 2017.
  4. ^ Stragi nazifasciste, su anpi.it, Associazione Nazionale Partigiani d'Italia. URL consultato il 26 settembre 2017.
  5. ^ Carlo Formenti, De Felice: "il nazifascismo non esiste", in Corriere della Sera, 8 ottobre 1994. URL consultato il 26 settembre 2017.
  6. ^ Il totalitarismo fascista è stato da alcuni storici definito imperfetto (cfr. il saggio di Domenico Fisichella, Lineamenti di scienza politica. Concetti, problemi, teorie, Roma, Carocci, ISBN 88-430-2778-6.), mentre altri ne sottolineano l'indiscusso carattere totalitario (cfr. Emilio Gentile, La via italiana al totalitarismo. Il partito e lo Stato nel regime fascista, Roma, Carocci, 2001 e 2008, ISBN 88-430-4576-8., recensito nel sito di Archivio Storico).
  7. ^ «[N]on si poteva d'altronde non riconoscere che la politica economica di Hitler veniva notevolmente incontro agli imprenditori». L'appoggio finanziario della grande industria e della finanza tedesca iniziò a divenire consistente nelle elezioni del 1933, allorquando che «affluirono da parte della grande industria mezzi per la cifra di 3 milioni di RM». Entrambe le citazioni sono tratte da: Klaus Hildebrand, Il Terzo Reich, Roma-Bari, Laterza, 1989 e 1997, pp 12-15. Titolo dell'edizione originale: Das Dritte Reich, Monaco, R. Oldenbourgh Verlag GmbH, 1979 e 1987 (traduzione di Enzo Grillo e per le integrazioni di Raffaella Guazzolini).
  8. ^ Secondo Reiner Zietelmann l'alleanza fra Hitler e le forze borghesi conservatrici e reazionarie fu il risultato delle manovre che portarono Hitler al cancellierato (1933). Cfr. Reiner Zietelmann, Hitler, Roma-Bari, Laterza, 1991 e 1998, p. 89 e seg. Titolo dell'edizione originale: Adolph Hitler. Eine politische Biographie, Göttingen-Zurigo, Muster-Schmidt Verlag, 1989 (traduzione di Nicola Antonacci).
  9. ^ A Bologna è stato eretto un monumento in ricordo delle vittime omosessuali del nazifascismo (cfr. il sito del Cassero).
  10. ^ Come ad esempio l'assassinio dei fratelli Rosselli in Francia nel giugno 1937.
  11. ^ Angelo Del Boca, I gas di Mussolini. Il fascismo e la guerra d'Etiopia, Roma, Editori Riuniti, 1996.
  12. ^ Marcel Junod, Il Terzo Combattente: dall'iprite in Abissinia alla bomba atomica di Hiroshima, Franco Angeli, 2006, ISBN 88-464-7983-1.
  13. ^ Cfr. l'articolo apparso sul Corriere della Sera dell'8 agosto 2007 e riportato nel sito del Corriere della Sera.
  14. ^ «[L]'esaltazione della razza rappresenta uno dei fattori di specificità del nuovo fascismo repubblicano [...] a gestire la politica razziale di Salò sono, non a caso, gli elementi più radicali del fascismo repubblicano». Citazione da Gianni Oliva, L'ombra nera, Milano, Mondadori, 2007, pp. 105-108.
  15. ^ Gianni Oliva, L'ombra nera. Le stragi nazifasciste che non ricordiamo più, Mondadori, 2007.
  16. ^ Il termine ha trovato una propria collocazione anche nei dizionari di lingua (cfr. il sito del Corriere della Sera relativo a dizionari ed enciclopedie.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, Torino, Einaudi, 2004, EAN 9788806169350
  • William Frederick Deakin, La brutale amicizia. Mussolini, Hitler e la caduta del fascismo italiano, Torino, Einaudi, 1990 ISBN 88-06-11821-8
  • Paolo De Simonis, Guida ai luoghi delle stragi nazifasciste in Toscana, Roma, Carocci, 2004
  • Emilio Gentile, La via italiana al totalitarismo. Il partito e lo Stato nel regime fascista, Roma, Carocci, 2001 e 2008, ISBN 88-430-4576-8
  • Tristano Matta, Un percorso della memoria. Guida ai luoghi della violenza nazista e fascista in Italia, Milano, Electa, 1996
  • George Mosse, La nazionalizzazione delle masse, Bologna, Il Mulino, 2004, ISBN 88-15-09711-2
  • George Mosse, Il razzismo in Europa. Dalle origini all'Olocausto Roma-Bari, Laterza, 2003, ISBN 88-420-5401-1
  • Wilhelm Reich, Psicologia di massa del fascismo, Sugar, Milano, 1971
  • Enzo Santarelli, Il Nazifascismo in Europa e la Resistenza, Firenze, G.D'Anna Ed., 1973

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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