Nazifascismo

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Nazifascismo[1] è un termine politico e storiografico[2] con il quale vengono designati, accomunandoli per gli aspetti ideologici e d'azione[3], come tradizionalismo, nazionalismo, il fascismo italiano, nato nel 1919 diffusosi e consolidatosi al potere agli inizi degli anni venti in Italia, ed il nazionalsocialismo (nazismo) tedesco, emulo sotto molti aspetti del primo, che nacque in Germania nel 1920 ma vi si diffuse solo nel decennio successivo giungendo al potere nel 1933.

A livello storico il termine risulta utilizzato indicando il periodo dell'alleanza italo-tedesca (1938-1943/1945), ma venne ed è tuttora spesso utilizzato per definire le forze fasciste e naziste durante l'ultima fase della seconda guerra mondiale, cioè il periodo della Repubblica Sociale Italiana e dell'occupazione (1943-1945), soprattutto dalle forze politiche e culturali della Resistenza Italiana.[4] La sua validità come categoria storica è contestata da una corrente storiografica risalente a Renzo De Felice[5].

Connotazioni comuni[modifica | modifica wikitesto]

Se il fascismo poté iniziare a realizzarsi compiutamente solo dopo la presa del potere da parte di Benito Mussolini nel 1922, il nazismo dovette attendere il 1933 ed il conferimento del cancellierato ad Adolf Hitler per potere esprimere tutte le proprie potenzialità. Sulla scia del fascismo italiano e/o del nazismo tedesco sorsero in tutte le nazioni europee movimenti e regimi che sotto varie forme e in vario modo si ispirarono ad essi.

Pur essendo tale termine contestato da più parti, trova attualmente un ampio e consolidato uso soprattutto sotto il profilo storico-politico e mediatico.

Sia il fascismo che il nazionalsocialismo ed i regimi cui dettero vita, presentano infatti alcune importanti connotazioni comuni:

  • la forma dittatoriale di governo, seppure nel caso del fascismo vigesse un totalitarismo imperfetto;
  • la concezione totalitaria dello Stato, molto più accentuata nel nazismo che nel fascismo;
  • il rigetto sia del marxismo che del liberal-capitalismo unitamente ai regimi che si rifacevano a tali ideologie;
  • l'esaltazione dell'identità nazionale;
  • il tentativo di realizzare un avanzato Stato sociale;
  • la ricerca dell'indipendenza economica dalle cosiddette demoplutocrazie;
  • la collaborazione di classe (corporativismo), in antitesi con la lotta di classe;
  • una concezione "spirituale" della vita, in contrasto con quella materialista;
  • la ricerca di uno spazio vitale per il proprio popolo a spese di entità statuali generate da precedenti smembramenti degli stati italiano e tedesco (la Venezia Giulia nel caso italiano, il porto di Danzica nel caso tedesco);

Fascismo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Fascismo.

Il fascismo diede vita a un tipo di Stato definito a seconda degli storici o totalitario o totalitarismo imperfetto[6] che caratterizzò l'Italia dal 1925 fino al 1945. L'avvento al potere avvenne infatti nel 1922, anche se il fascismo assunse caratteristiche propriamente dittatoriali solo nel 1925 con la promulgazione delle cosiddette Leggi fascistissime e si concluse definitivamente solo nel 1945, con la caduta della Repubblica Sociale Italiana.

L'Italia fascista mantenne l'istituto monarchico, con un rispetto formale delle prerogative della casa reale e un'esautorazione, di fatto, della stessa e del Parlamento. Nella realtà il potere venne infatti detenuto in massima parte da Benito Mussolini e, su suo mandato, da un ristretto numero di gerarchi. Il Duce, come veniva chiamato il fondatore del fascismo, si fece promotore di una politica estera imperialista che portò l'Italia alla conquista dell'Etiopia e dell'Albania e, successivamente, alla seconda guerra mondiale.

In politica interna si ebbe una graduale affermazione dell'autarchia, del corporativismo e del sindacalismo nazionale. Questi, e più in generale la politica economica fascista, avevano l'obbiettivo di eliminare i conflitti e la lotta di classe in ottica di collaborazione interclassista, realizzando tra le varie categorie produttrici le sinergie necessarie ad uno sviluppo organico dell'economia.

Nazismo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Nazionalsocialismo.

Il nazismo (contrazione del termine nazionalsocialismo) sorse nella prima metà degli anni venti e raggiunse il potere in Germania grazie alla figura del proprio fondatore e capo carismatico, Adolf Hitler. Quest'ultimo ed il suo partito governarono il popolo tedesco dal 1933 al 1945, fino cioè alla conclusione, in Europa, della seconda guerra mondiale.

Il totalitarismo nazista si ispirò al Fascismo, per poi esercitare a sua volta (a partire dal 1938 circa) una notevole influenza sul regime mussoliniano, soprattutto in riferimento a temi afferenti le legislazioni razziali e l'antisemitismo.

Il nazismo fu caratterizzato da una politica estera particolarmente aggressiva ed espansionista che, dopo i successi iniziali (la conquista di Francia, Paesi Bassi, Balcani e tutta l'Europa centrale ed orientale), ebbe come epilogo la distruzione e lo smembramento della Germania al termine della seconda guerra mondiale.

In politica interna il regime fu caratterizzato da un appoggio prestato al grande capitale che a sua volta aveva finanziato l'ascesa di Hitler al potere.[7][8]

La politica economica del regime fu caratterizzata da soluzioni improntate su forti investimenti nelle infrastrutture pubbliche (ad esempio la costruzione dell'Autobahn) e del Reinhardt Program, nazionalizzazione dei grandi complessi bancari e finanziari, introduzione di una moneta parallela (Metallurgische Forschungsgesellschaft) al marco basata sulle ore di lavoro realizzate e non sulle riserve d'oro, e forti finanziamenti per l'abbattimento della disoccupazione (6 milioni di disoccupati nel 1933 vennero azzerati nel 1938).

Sia in Germania che nelle zone conquistate vennero introdotte politiche basate sul razzismo biologico nei confronti di popoli considerati inferiori e/o inassimilabili (come ebrei e zingari) e di fasce sociali ben definite considerate dal nazismo dannose (ad esempio omosessuali[9] ed affetti a malattie mentali).

Fascismo, nazismo e nazifascismo[modifica | modifica wikitesto]

Fino alla vigilia della seconda guerra mondiale (1937-1938 circa), il fascismo italiano aveva dato vita a un tipo di regime meno intollerante, almeno in patria, di quello nazista in Germania, sia nei confronti delle minoranze etniche e religiose che verso i propri avversari politici, generalmente sottoposti a sorveglianza o inviati al confino e solo nei casi più gravi incarcerati o fatti assassinare[10]. Nel corno d'Africa (futura AOI) e precedentemente in Libia, invece, vennero commessi crimini di guerra con uso diffuso di aggressivi chimici sui civili a partire dal 1928, nonché istituzione di campi di concentramento in cui morirono molti libici, a causa delle condizioni di vita.[11][12].

A partire dalla seconda metà degli anni trenta tuttavia, e ancor più a partire dagli inizi del decennio successivo, con l'entrata dell'Italia in guerra (1940) e la costituzione della RSI (1943), le atrocità commesse nei territori occupati, in particolare nei Balcani[13], un antisemitismo particolarmente virulento[14], la partecipazione attiva, insieme all'alleato germanico, ad azioni di efferata crudeltà[15], la stessa conclamata amicizia fra Mussolini ed Hitler, finirono con l'accomunare sempre più le due dittature, anche nell'immaginario collettivo, giustificando in tal modo la nascita e la diffusione del termine stesso di nazifascismo[16].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Voce Nazifascismo sul Dizionario di storia Treccani.it
  2. ^ Gianni Oliva, L'ombra nera. Le stragi nazifasciste che non ricordiamo più, Mondadori, Collana: Le scie, 2007, ISBN 8804567783 p.116: Il luogo simbolo delle stragi nazifasciste in Italia sono le Fosse Ardeatine
  3. ^ Dizionario Corriere.it, voce Nazifascismo
  4. ^ Stragi nazifasciste su ANPI.it
  5. ^ Carlo Formenti, De Felice: "il nazifascismo non esiste", in Corriere della Sera, 8 ottobre 1994. URL consultato il 9-1-2010.
  6. ^ Il totalitarismo fascista è stato da alcuni storici definito imperfetto (cfr. il saggio di Domenico Fisichella, Lineamenti di scienza politica. Concetti, problemi, teorie, Roma, Carocci, ISBN 88-430-2778-6.), mentre altri ne sottolineano l'indiscusso carattere totalitario, (cfr. Emilio Gentile, La via italiana al totalitarismo. Il partito e lo Stato nel regime fascista, Roma, Carocci, 2001 e 2008, ISBN 88-430-4576-8., recensito nel sito di Archivio Storico)
  7. ^ «...non si poteva d'altronde non riconoscere che la politica economica di Hitler...veniva notevolmente incontro agli imprenditori...». L'appoggio finanziario della grande industria e della finanza tedesca iniziò a divenire consistente nelle elezioni del 1933, allorquando «...affluirono da parte della grande industria mezzi per la cifra di 3 milioni di RM...» Entrambe le citazioni sono tratte da: Klaus Hildebrand, Il Terzo Reich, Roma-Bari, Laterza, 1989 e 1997, pp 12-15. Titolo dell'ed. originale: Das Dritte Reich, Monaco, R. Oldenbourgh Verlag GmbH, 1979 e 1987 (trad. di Enzo Grillo e, per le integrazioni, di Raffaella Guazzolini)
  8. ^ Secondo Reiner Zietelmann l'alleanza fra Hitler e le forze borghesi conservatrici e reazionarie fu il risultato delle manovre che portarono Hitler al cancellierato (1933). Cfr. Reiner Zietelmann, Hitler, Roma-Bari, Laterza, 1991 e 1998, p. 89 e seg. Titolo dell'edizione orig.: Adolph Hitler. Eine politische Biographie, Göttingen-Zurigo, Muster-Schmidt Verlag, 1989 (Traduz. di Nicola Antonacci)
  9. ^ A Bologna è stato eretto un monumento in ricordo delle vittime omosessuali del nazifascismo. Cfr. il sito del Cassero
  10. ^ Come ad esempio l'assassinio dei fratelli Rosselli in Francia, nel giugno 1937
  11. ^ Angelo Del Boca. I gas di Mussolini. Il fascismo e la guerra d'Etiopia. Roma, Editori Riuniti, 1996.
  12. ^ Marcel Junod: Il Terzo Combattente: dall'iprite in Abissinia alla bomba atomica di Hiroshima, Franco Angeli, 2006, ISBN 88-464-7983-1
  13. ^ Cfr. l'articolo apparso sul Corriere della Sera dell'8 agosto 2007 e riportato nel sito del Corriere della Sera
  14. ^ «...l'esaltazione della razza rappresenta uno dei fattori di specificità del nuovo fascismo repubblicano...a gestire la politica razziale di Salò sono, non a caso, gli elementi più radicali del fascismo repubblicano...» Cit. da Gianni Oliva, L'ombra nera, Milano, Mondadori, 2007, pp. 105-108
  15. ^ Gianni Oliva, "L'ombra nera. Le stragi nazifasciste che non ricordiamo più", Mondadori, 2007
  16. ^ Il termine ha trovato una propria collocazione anche nei dizionari di lingua. Cfr. il sito del Corriere della Sera relativo a dizionari ed enciclopedie

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, Torino, Einaudi, 2004, EAN 9788806169350
  • William Frederick Deakin, La brutale amicizia. Mussolini, Hitler e la caduta del fascismo italiano, Torino, Einaudi, 1990 ISBN 88-06-11821-8
  • Paolo De Simonis, Guida ai luoghi delle stragi nazifasciste in Toscana, Roma, Carocci, 2004
  • Emilio Gentile, La via italiana al totalitarismo. Il partito e lo Stato nel regime fascista, Roma, Carocci, 2001 e 2008, ISBN 88-430-4576-8
  • Tristano Matta, Un percorso della memoria. Guida ai luoghi della violenza nazista e fascista in Italia, Milano, Electa, 1996
  • George Mosse, La nazionalizzazione delle masse, Bologna, Il Mulino, 2004, ISBN 88-15-09711-2
  • George Mosse, Il razzismo in Europa. Dalle origini all'Olocausto Roma-Bari, Laterza, 2003, ISBN 88-420-5401-1
  • Wilhelm Reich, Psicologia di massa del fascismo, Sugar, Milano, 1971
  • Enzo Santarelli, Il Nazifascismo in Europa e la Resistenza, Firenze, G.D'Anna Ed., 1973

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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