Angelo Del Boca

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Angelo Del Boca (Novara, 23 maggio 1925) è uno storico, giornalista e scrittore italiano, considerato il maggiore storico del colonialismo italiano[1]. È stato il primo studioso italiano ad occuparsi della ricostruzione critica e sistematica della storia politico-militare dell'espansione italiana in Africa orientale e in Libia, e primo fra gli storici a denunciare i numerosi crimini di guerra compiuti dalle truppe italiane durante le guerre coloniali fasciste[2]. Vive a Torino e dirige la rivista di storia contemporanea I sentieri della ricerca[3].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Giacomo (nato nel 1878, albergatore richiamato in servizio sul fronte dell'Isonzo e in Trentino sul monte Corno[4]) e Rosa Silvestri (originaria di Rovereto sulla Secchia)[5], Angelo Del Boca fu costretto ad arruolarsi nella Repubblica Sociale Italiana, al fine di scongiurare l'arresto del padre[6]. Venne quindi inviato in Germania per l'addestramento e assegnato alla divisione alpina Monterosa[5], dalla quale poi disertò una volta rientrato in Italia nell'estate 1944. Prese quindi parte alla Resistenza, entrando a far parte della 7ª brigata alpina della 1ª divisione Giustizia e Libertà "Piacenza". Durante la guerra conobbe l'infermiera Maria Teresa Maestri[6], che sposò nel 1947 e da cui ha avuto i figli Alessandra (economista e seconda moglie di Riccardo Chiaberge), Daniela (economista) e Davide (regista). Dopo la morte di Maria Teresa, si è sposato con Paola Zoli da cui nel 1991 è nata Ilaria[7]. I suoi trascorsi nella resistenza saranno poi raccolti nel volume Nella notte ci guidano le stelle in cui descrive la paura dei rastrellamenti, degli incendi dei paesi, della violenza delle truppe nazi-fasciste, rivelando in un passaggio nel volume tutte le inquietudini di un adolescente: «Combatto non per la Patria ma per rivedere il volto di mia madre»[8]

Nel dopoguerra, Del Boca si iscrisse al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP)[6] e iniziò a scrivere libri di memorie (tra cui la raccolta di racconti Dentro mi è nato l'uomo) e articoli giornalistici, divenendo redattore capo del settimanale socialista Il Lavoratore di Novara. In seguito divenne inviato speciale della Gazzetta del Popolo e de Il Giorno di Enrico Mattei (direttore Italo Pietra). Nel 1981, con l'avvento di Bettino Craxi, Angelo Del Boca decise di abbandonare Il Giorno e il Partito Socialista Italiano[6]. Dopo aver smesso i panni del giornalista e caporedattore, Del Boca si concentrò sullo studio del passato coloniale italiano che gli hanno permesso di realizzare numerosi libri, pubblicati da importanti case editrici come Laterza, Feltrinelli, Bompiani, Neri Pozza e Mondadori, sulle guerre di aggressione del fascismo di Benito Mussolini in Libia e in Africa Orientale, denunciando per la prima volta l'utilizzo, da parte italiana, dei gas contro i membri della resistenza e la popolazione dell'Africa[6]. Tra il 1976 e il 1984 pubblica la sua opera più importante e famosa suddivisa in quattro volumi Gli italiani in Africa orientale, alla quale seguì nel 1986 la storia del colonialismo in Libia descritta nei due volumi Gli italiani in Libia. A queste due importantissime opere seguirono diversi volumi, i più significativi dei quali si possono ricordare L'Africa nella coscienza degli italiani del 1992, la biografia di Hailé Selassié Il negus. Vita e morte dell'ultimo re dei re del 1995 I gas di Mussolini. Il fascismo e la guerra d'Etiopia del 1996. Nel 1998 ebbe la possibilità di incontrare nel deserto il leader libico Muammar Gheddafi, e il lungo colloquio si tradusse nel volume Gheddafi. Una sfida dal deserto, come ebbe anni prima la possibilità di conoscere e stimare il Negus Hailé Selassié e poter accedere ai suoi archivi[9]. Nel 2005 uscì uno dei maggiori successi editoriali, Italiani, brava gente? in cui vennero narrati i maggiori crimini italiani dal 1861, la soppressione del brigantaggio, la ribellione dei Boxer, i crimini in Libia ed Etiopia, la guerra d'occupazione nei Balcani, il collaborazionismo della RSI nelle deportazioni, dimostrando ancora una volta che il mito degli "italiani brava gente", incapaci di crudeli atrocità, è smentito dalla storiografia[10]. Del Boca però si è sempre detto consapevole che «gli italiani non sono peggio degli altri. Sono al livello di inglesi, portoghesi, spagnoli e di tutti coloro che hanno commesso grandi genocidi laddove sono andati a fare conquiste»[11]

Nel 2008 ha pubblicato la sua autobiografia Il mio Novecento: biografia di un giornalista e di un intellettuale rigoroso, in cui ripercorre tutta la sua vita intrecciando quella della sua generazione, una generazione che, con gente come lui, ha fatto l'Italia democratica e repubblicana e, insieme, di tanti uomini in tante parti del mondo[12]. Ultimo importante lavoro in ordine temporale è Nella notte ci guidano le stelle: La mia storia partigiana, con chiaro riferimento nel titolo ad un verso della famosa canzone partigiana Fischia il vento, pubblicato da Mondadori nel 2015.

Caso eccezionale di giornalista diventato storico, l'università italiana gli ha per molti anni evitato ogni riconoscimento sino alla concessione (a settantacinque anni compiuti) di una lauree honoris causa nel 2002 da parte dell'Università degli Studi di Torino a cui poi si aggiunse anche una medesima iniziativa da parte dell'Università di Lucerna. Nel luglio del 2014 anche l'Università di Addis Abeba gli conferì una laurea honoris causa in Storia africana[13], rendendo Del Boca il primo italiano e il primo europeo ad ottenere tale riconoscimento dall'Etiopia dopo la seconda guerra mondiale[9]. Stima che si è potuta leggere affiancata ad una serena critica, nel suo ritratto dell'imperatore etiopico ne Il Negus, vita e morte dell’ultimo Re dei Re, che Del Boca concluse: «Qualunque sia il guidizio finale su Hailè Selassiè, la sua figura merita rispetto e considerazione. É impossibile provare un senso di grande ammirazione e di riconoscenza verso l’uomo che il 30 giugno 1936, dalla tribuna ginevrina della Società delle Nazioni, denunciava al mondo i crimini del fascismo e avvertiva che l’Etiopia non sarebbe stata che la prima vittima di quella funesta ideologia. Per questo suo messaggio, malauguratamente non ascoltato, gli siamo un pò tutti debitori.[14]» A proposito di questa stima, anni dopo in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera venne riportata una dichiarazione dello stesso Del Boca in cui manifesta che egli abbia inteso ricostruire «soprattutto le nostre responsabilità di Paese cosiddetto civile rispetto a popolazioni che avevamo aggredito con estrema violenza», evidenziando come appunto avesse «una enorme ammirazione per il negus Hailé Selassié e questo mi confortava nell'idea che bisognava evidenziare in primo luogo i crimini italiani»[15].

Ricerca storiografica[modifica | modifica wikitesto]

Dopo un primo fortunato volume del 1965 sulla guerra d'Etiopia, a metà degli anni '70, dopo aver smesso la professione di inviato speciale e caporedattore, Del Boca si concentrò nello studio del colonialismo italiano, avviando una poderosa ricerca storiografica che portò alla pubblicazione di quattro volumi dedicati alla colonizzazione italiana dell'Africa orientale, due volumi legati alla conquista della Libia e a due ampie biografie su Hailé Selassié e Muammar Gheddafi[2]. La ricostruzione complessiva della storia militare e politica italiana in Africa terminò all'incirca a metà degli anni '80, e da quel momento iniziò a modificarsi anche il panorama degli studi sul colonialismo italiano. Spinta dall'interesse suscitato dalla ricerca di Del Boca in ambito accademico, una nuova generazione di storici italiani, ma anche africani ed europei, iniziò a occuparsi della storia dei paesi un tempo dominati dall'Italia[2]. Contemporaneamente però, si vennero a creare nuove polemiche e dibattiti che acquisirono rilevanza non solo culturale e storiografica, ma soprattutto politica e diplomatica[16].

Nel secondo dopoguerra in Italia vennero spese pochissime energie per documentare e affrontare il passato coloniale italiano, e ancor meno per accendere il dibattito civile e politico nei confronti delle ex-colonie. Forse solo Del Boca seppe coniugare il rigore della ricerca alla capacità di intervento pubblico: negli anni '80 e '90 in particolare, decine e decine di migliaia di lettori e una ancor più vasta platea televisiva, hanno imparato a conoscere e a criticare il passato coloniale italiano[17]. Fino ad allora la memoria degli italiani in Africa era legata soprattutto alle esperienze dirette degli italiani che effettivamente furono mandati a combattere o che vi si trasferirono per colonizzare i nuovi territori; la maggior parte degli italiani avevano vissuto l'esperienza coloniale solo attraverso la propaganda del regime, che negli anni del dopoguerra fu velocemente dimenticata. Fu Del Boca a riportare in auge la storia coloniale e ad aprire un dibattito che fino ad allora non era stato affrontato[18].

Fu tra i primi studiosi italiano a denunciare le atrocità compiute dalle truppe italiane in Libia[19] e in Etiopia anche ricorrendo a bombardamenti aerei terroristici su centri abitati e talora persino all'impiego di armi chimiche come iprite, fosgene e arsina contro le truppe combattenti e la popolazione civile. Documentò inoltre la creazione e l'utilizzo di campi di concentramento per l'internamento di guerriglieri e personalità nemiche e il ricorso alle deportazioni di massa, come avvenne con le popolazioni della Cirenaica. Per le sue denunce Angelo Del Boca è stato per anni contestato dalla stampa conservatrice e dalle associazioni di reduci e di profughi italiani dall'Africa; primo fra tutti l'ex ministro dell'Africa Italiana Alessandro Lessona, il quale appena Del Boca iniziò a documentare la storia della campagna d'Etiopia e il ricorso italiano ai gas alla fine degli anni '60, polemizzò con lo storico sostenendo energicamente per il resto della sua vita che l'Italia fascista non aveva mai usato le armi chimiche in Etiopia. Per questa sua posizione Lessona ricevette il sostegno dalla platea ancora abbastanza ampia di reduci e di nostalgici che, nelle elezioni dell'aprile 1963, gli valse un seggio senatoriale a Firenze per il MSI[20]. Ma solo dalla seconda metà degli anni '80, con la pubblicazione completa dell'opera Gli italiani in Africa orientale, il dibattito si fece più intenso e interessò anche il livello politico. Del Boca ne fece fin da subito le spese: nel 1982 l'Associazione nazionale reduci d'Africa dichiarò di voler portare lo storico in tribunale a causa dei suoi scritti e per la «tutela morale del sacrificio compiuto dagli Italiani in Africa»[21], e sempre in quell'anno la rivista Il reduce d'Africa dedicò a Del Boca un articolo riicco di invettive, alle quali affiancò l'invito criminale a chiunque si fosse ritenuto offeso da quanto scritto «a recarsi dai Del Boca vari e provvedere da solo, a propria difesa, a difesa di ciò che fu e fece»[22] In quest'ottica la sua opera di ricostruzione storica dei crimini italiani in Africa e di fustigazione del colonialismo italiano ha avuto il merito di incrinare nell'opinione pubblica il mito degli «Italiani brava gente», utilizzato dalle destre italiane e dagli ambienti neofascisti[23], ma si è scontrata, secondo Del Boca stesso, anche con la storiografia vicina «agli ambienti conservatori per cui certe cose non si possono dire perché siamo, appunto, "brava gente"»[24].

Di rilievo è la sua polemica del 1995 con il giornalista Indro Montanelli il quale al contrario sostenne ostinatamente l'opinione secondo cui quello italiano fu un colonialismo mite e bonario, portato avanti grazie all'azione di un esercito cavalleresco, incapace di compiere brutalità, rispettoso del nemico e delle popolazioni indigene[25]. In numerosi interventi pubblici, Montanelli negò infatti ripetutamente l'impiego sistematico di armi chimiche da parte dell'aviazione militare italiana in Etiopia[26][27]; tuttavia nel 1996 Montanelli si scusò pubblicamente con Del Boca quando quest'ultimo dimostrò, documenti alla mano, l'impiego di tali mezzi di distruzione[28]. Montanelli basava la sua tesi sulla sua testimonianza oculare, ma Del Boca oltre a dimostrare che l'apparato militare italiano riuscì a mantenere uno stretto segreto sulla guerra chimica grazie all'allontanamento dei giornalisti dal fronte e all'utilizzo di squadre del servizio per la bonifica del terreno, dimostrò anche come lo stesso Montanelli durante i primi episodi di impiego delle armi chimiche era ospedalizzato ad Asmara e che quando fu dimesso non tornò più al fronte, per cui non poteva essere considerato attendibile[22]. A confermare definitivamente Del Boca nel 1996 fu l'ammissione dell'allora ministro della Difesa generale Domenico Corcione, che riferì al Parlamento l'utilizzo di bombe d'aereo e proiettili d'artiglieria caricati a iprite e arsine durante la guerra d'Etiopia[29].

Del Boca ebbe anche il merito di far conoscere diversi crimini di cui si era macchiata l'Italia, come quelli commessi durante riconquista della Libia a cavallo del 1930, la strage di civili nella capitale Addis Abeba a seguito della rappresaglia scatenata dagli italiani dopo l'attentato al generale Rodolfo Graziani del febbraio 1937, il massacro di monaci copti nella città-convento di Debra Libanos nel maggio del 1937 - diretto dal gen. Pietro Maletti, ma voluto e rivendicato dallo stesso Graziani - e le famigerate operazioni di "polizia coloniale" con cui si cercò di pacificare con la repressione e il terrorismo le diverse regioni dell'Etiopia. Nel 2010 proprio queste operazioni sono state al centro del saggio di Federica Saini Fasanotti, storica legata agli ambienti della destra cattolica, in Etiopia: 1936-1940. Le operazioni di polizia coloniale nelle fonti dell'esercito italiano, la quale, pur condannando l'aggressione italiana e riconoscendo le molte atrocità commesse dal nostro esercito, cita il telegramma firmato da Graziani il 31 ottobre, in cui il viceré auspicava «larga generosità e perdono» ai guerriglieri, e quindi esprime un giudizio positivo, per la capacità del successore di Graziani, il duca d'Aosta, di instaurare buoni rapporti con gli etiopici e di combattere la guerriglia in modo efficace, tanto da far pensare che, se non fosse scoppiata la seconda guerra mondiale, l'insurrezione sarebbe andata scemando fino a esaurirsi. Del Boca si disse d'accordo solo in parte, riconoscendo al duca d'Aosta il merito di aver intrapreso una politica di dialogo con i capi abissini, ma ricorda che non cessarono rappresaglie e l'uso di gas tossici, tanto che la rivolta etiopica contro l'occupante, dopo una flessione, era tornata vigorosa nel 1939. Molto diverso è il parere di Del Boca sul telegramma: «Graziani aveva sulla coscienza massacri spaventosi, come l'eccidio di massa dei monaci copti di Debrá Libanós, e la sua presunta resipiscenza non convince. Ormai era in disgrazia presso Mussolini, a causa degli effetti pessimi della sua politica, e cercava di mettere le mani avanti. Ma non servì, perché venne sostituito poco dopo»[15]. D'accordo con l'analisi di Del Boca si espresse anche lo storico Matteo Dominioni, che descrisse la ricerca della Fasanotti di «stampo neocolonialista» la quale ha posto l'accento sulle crudeltà dei guerriglieri con l'intento di giustificare i crimini commessi da un esercito invasore verso un popolo di "selvaggi" che si opponevano alla gloriosa «missione civilizzatrice» italiana. Dominioni, come Del Boca, non nega che «gli abissini fossero un popolo bellicoso, capace di gesti brutali», ma in una ricerca storiografica «non ci si può basare solo su documenti italiani» di epoca fascista, bisogna considerare anche l'altro punto di vista[15].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Narrativa[modifica | modifica wikitesto]

  • Dentro mi è nato l'uomo, Einaudi, Torino, 1947
  • L'anno del giubileo, Einaudi, Torino, 1948
  • Viaggio nella luna, Vallecchi, Firenze, 1955
  • con Towensend Harris, Occhio giapponese, De Agostini, Novara, 1963

Saggistica[modifica | modifica wikitesto]

  • Israele anno dieci, Lattes, Torino, 1958
  • L'Africa aspetta il 1960, Bompiani, Milano, 1959
  • L'altra Spagna, prefazione di Aldo Garosci, Bompiani, Milano, 1961
  • Apartheid: affanno e dolore, Bompiani, Milano, 1962
  • I figli del sole: mezzo secolo di nazifascismo nel mondo, con Mario Giovana, Feltrinelli, Milano, 1965
  • La guerra d'Abissinia 1935-1941, Feltrinelli, Milano, 1965
  • Manicomi come lager, Edizioni dell'Albero, Torino, 1966
  • Giornali in crisi: indagine sulla stampa quotidiana in Italia e nel mondo, Aeda, Torino, 1968
  • Rapporto dalla Jugoslavia, Valnoci, Genova, 1968
  • Obiettività e indipendenza dei mezzi di comunicazione di massa in Italia, Club Turati, Milano, 1969
  • Gli italiani in Africa orientale. Vol. 1: Dall'unità alla marcia su Roma, Laterza, Bari, 1976
  • Gli italiani in Africa orientale. Vol. 2: La conquista dell'Impero, Laterza, Bari, 1979
  • Gli italiani in Africa orientale. Vol. 3: La caduta dell'Impero, Laterza, Bari, 1982
  • Gli italiani in Africa orientale. Vol. 4: Nostalgia delle colonie, Laterza, Bari, 1984
  • Gli italiani in Libia. Vol. 1: Tripoli bel suol d'Amore, Laterza, Bari, 1986
  • Gli italiani in Libia. Vol. 2: Dal fascismo a Gheddafi, Laterza, Bari, 1986
  • L'Africa nella coscienza degli italiani. Miti, memorie, errori, sconfitte, Laterza, Bari, 1992
  • Una sconfitta dell'intelligenza. Italia e Somalia, Laterza, Bari, 1993
  • La trappola somala: dall'operazione Restore Hope al fallimento delle Nazioni Unite, Laterza, Bari, 1994
  • I gas di Mussolini. Il fascismo e la guerra d'Etiopia, Editori Riuniti, Roma, 1996 (con contributi di Giorgio Rochat, Ferdinando Pedriali e Roberto Gentilli)
  • L'impero africano del fascismo. Nelle fotografie dell'Istituto Luce, con Nicola Labanca, Editori Riuniti, Roma, 2002
  • La nostra Africa. Nel racconto di cinquanta italiani che l'hanno percorsa, esplorata e amata, Neri Pozza, Vicenza, 2003
  • L'occhio del maestro. Vittorio Resta, educatore e fotografo, Centro Studi Piero Ginocchi, Crodo, 2003
  • La disfatta di Gasr Bu Hàdi. 1915: il colonnello Miani e il più grande disastro dell'Italia coloniale, Mondadori, Milano, 2004
  • Italiani, brava gente?, Neri Pozza, Vicenza, 2005
  • A un passo dalla forca. Atrocità e infamie dell'occupazione italiana della Libia nelle memorie del patriota Mohamed Fekini, Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2007
  • La guerra d'Etiopia. L'ultima impresa del colonialismo, Longanesi, Milano, 2010
  • Da Mussolini a Gheddafi: quaranta incontri, Neri Pozza, Vicenza, 2012

Autobiografie[modifica | modifica wikitesto]

  • La scelta, Feltrinelli, Milano, 1963
  • Un testimone scomodo, Grossi, Domodossola, 2000
  • Il mio Novecento, Neri Pozza, Vicenza, 2008
  • Nella notte ci guidano le stelle: La mia storia partigiana, Mondadori, Milano, 2015

Biografie[modifica | modifica wikitesto]

  • Hailé Selassié, Fabbri, Milano, 1983
  • Il negus. Vita e morte dell'ultimo re dei re, Laterza, Bari, 1995
  • Gheddafi. Una sfida dal deserto, Laterza, Bari, 1998

Curatele e miscellanea[modifica | modifica wikitesto]

  • cura di Le guerre coloniali del fascismo, Laterza, Bari, 1991
  • prefazione a Gian Carlo Corada, Lafolè: un dramma dell'Italia coloniale, Ediesse, Roma, 1996
  • cura di Adua: le ragioni di una sconfitta, Laterza, Bari, 1997* introduzione a Ettore Formento, Kai Bandera. Etiopia 1936-1941: una banda irregolare, Mursia, Milano, 2000
  • Crodo e la grande guerra, Centro Studi Piero Gnocchi, Crodo, 2001
  • prefazione a Paolo Borruso, L'Africa al confino: la deportazione etiopica in Italia, 1937-39, Lacaita, Manduria, 2003
  • prefazione a Anita Azzari, L'Ossola nella resistenza italiana, Il rosso e il blu, Anita Azzari, Santa Maria Maggiore, 2004
  • cura di La "Repubblica" partigiana dell'Ossola, Centro studi Piero Ginocchi, Crodo, 2004
  • presentazione di Stefano Fabei, Mussolini e la resistenza palestinese, Mursia, Milano, 2005
  • Gli studi sul colonialismo italiano, in L'Impero fascista. Italia ed Etiopia, 1935-1941, a cura di Riccardo Bottoni, Il mulino, Bologna 2008, pp. 25–34
  • prefazione a Matteo Dominioni, Lo sfascio dell'impero. Gli italiani in Etiopia, 1936-1941, Laterza, Bari, 2008
  • All'alba dell'indipendenza: l'Africa nelle fotografie di Angelo Del Boca inviato speciale 1954-1966, a cura di Nicola Labanca, Archivio fotografico toscano, Prato, 1998
  • prefazione a Arturo Varvelli, L'Italia e l'ascesa di Gheddafi. La cacciata degli italiani, le armi e il petrolio (1969-1974), Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2009
  • cura di La storia negata. Il revisionismo e il suo uso politico, Neri Pozza, Vicenza, 2009
  • prefazione a Indro Montanelli, XX battaglione eritreo: il primo romanzo e le lettere inedite dal fronte africano, Rizzoli, Milano, 2010
  • prefazione a Lucia Ceci, Il papa non deve parlare. Chiesa, fascismo e guerra d'Etiopia, Laterza, Bari, 2010

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Le verità negate sulla guerra d'Etiopia, corriere.it. URL consultato il 21 febbraio 2018.
  2. ^ a b c Labanca, p. 9.
  3. ^ I sentieri della ricerca, Centro studi Piero Ginocchi. URL consultato il 24 gebbraio 2018.
  4. ^ Del Boca 2014, pp. 135-137.
  5. ^ a b Scheda libro Il mio Novecento, Neri Pozza. URL consultato il 23 febbraio 2018.
  6. ^ a b c d e Angelo Del Boca, in Donne e Uomini della Resistenza, Associazione Nazionale Partigiani d'Italia. URL consultato il 28 settembre 2017 (archiviato il 28 settembre 2017).
  7. ^ Angelo Del Boca, su Cinquantamilagiorni. URL consultato il 26 febbraio 2014.
  8. ^ Franco Giannantoni, Nel diario di Angelo Del Boca il riscatto di una generazione, in Varesereport. URL consultato il 24 febbraio 2018.
  9. ^ a b Franco Giannantoni, Ad Angelo Del Boca laurea honoris causa ad Addis Abeba, in Varesereport. URL consultato il 24 febbraio 2018.
  10. ^ Michela Tartaglia, Una pagina buia degli "Italiani brava gente", in LetteraTu.it. URL consultato il 24 febbraio 2018.
  11. ^ Marco Ansaldo, "Italiani brava gente?" Non è mai stato vero, in LetteraTu.it. URL consultato il 24 febbraio 2018.
  12. ^ Manlio Brigaglia, Angelo Del Boca, il taccuino di un testimone del Novecento, in La Nuova. URL consultato il 24 febbraio 2018.
  13. ^ Massimo Novelli, L'Etiopia "laurea" lo storico Del Boca. Denunciò i crimini del colonialismo, in La Repubblica. URL consultato il 04 luglio 2014.
  14. ^ Pietro Lamprati, La controversa figura di Hailé Selassié I, in Nella terra di Zion. URL consultato il 24 febbraio 2018.
  15. ^ a b c Antonio Carioti, Etiopia, l'esercito corregge gli storici, in Corriere della Sera, 06 gennaio 2011, p. 33. (archiviato dall'url originale il 13 settembre 2014).
  16. ^ Labanca, p. 10.
  17. ^ Labanca, p. 447.
  18. ^ Labanca, p. 449.
  19. ^ Prima di lui ebbe ampia eco la dura polemica di Carlo Alfonso Nallino, illustre professore e accademico italiano, che qualificò come “brutale” l'operato di Graziani nella cosiddetta "riconquista" del Paese, venendo dal generale bollato col nomignolo irridente e calunniosamente allusivo di "Gran Senusso".
  20. ^ Lessona, Alessandro, treccani.it. URL consultato il 23 febbraio 2018..
  21. ^ Labanca, p. 458.
  22. ^ a b Simone Belladonna, Gas in Etiopia, Neri Pozza, 2015, ISBN 978-88545-0814-9. URL consultato il 23 febbraio 2018..
  23. ^ Labanca, p. 458.
  24. ^ Intervista di Anais Ginori ad Angelo Del Boca, La Repubblica, 23 maggio 2006. URL consultato il 14 maggio 2008 (archiviato dall'url originale il 9 aprile 2007).
  25. ^ Michele Brambilla, Montanelli, Del Boca e l'Etiopia: le guerre non finiscono mai, in Corriere della Sera, 1º ottobre 1996.
  26. ^ Angelo Del Boca, I gas di Mussolini, Il fascismo e la guerra d'Etiopia, Roma, Editori Riuniti, 1996, pp. 29 e 32, ISBN 978-88-3595-859-8.
  27. ^ Sandro Gerbi e Raffaele Liucci, Lo stregone: la prima vita di Indro Montanelli, Einaudi, 2006.
  28. ^ Dino Messina, Le armi chimiche in Etiopia e l’ammissione di Montanelli, corriere.it, 2 aprile 2016. URL consultato il 23 febbraio 2018.
  29. ^ Guerra d'Etiopia - Il Governo ammette l'uso dei gas, Roma, Adnkronos, 8 febbraio 1996. URL consultato il 23 febbraio 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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