Metallurgische Forschungsgesellschaft

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La Metallurgische Forschungsgesellschaft m.b.H ("Società per la ricerca in campo metallurgico") fu una compagnia statale inesistente nella realtà, creata dal Terzo Reich per finanziare la ripresa economica tedesca ed, al contempo, il riarmo, aggirando di fatto i limiti e le imposizioni del Trattato di Versailles. Questo sistema di finanziamento si basava sull'emissione di bond speciali, i cosiddetti "MEFO bond" inventati nel 1934 dal ministro del Tesoro nazista Hjalmar Schacht il quale, a nome della summenzionata compagnia fantasma, emetteva tali cambiali a guisa di titoli di stato onde rastrellare denaro da impiegare per favorire la ripresa e lo sviluppo economico della Germania insieme alla produzione di armamenti.[1] "MEFO" era dunque l'acronimo riferito a una scatola vuota, chiamata appunto "Metallurgische Forschungsgesellschaft", in nome della quale si emisero siffatte obbligazioni senza gravare sul bilancio pubblico e senza creare inflazione, in quanto tali cambiali erano "spendibili" esattamente come il denaro ma unicamente entro i confini nazionali.[2]

Cronistoria[modifica | modifica wikitesto]

Al momento della sua ascesa al cancellierato, Hitler si trovò di fronte ad una situazione drammatica dal versante economico - finanziario:

  • circa il 20 % della popolazione attiva era disoccupata, di cui circa 7 milioni di giovani al di sotto dei 40 anni d'età;
  • le entrate fiscali dello stato erano, conseguentemente, in caduta libera;
  • la "Grande Depressione" che seguì al crollo borsistico statunitense del 1929 aveva non solo interrotto il flusso dei prestiti americani alla Germania, ma imponeva la restituzione a tempi brevi delle quote già erogate;
  • l'inflazione stava drammaticamente riportando la situazione tedesca al decennio precedente, ossia al "Periodo della Grande Inflazione", quando, nel biennio 1921 - 1923, l'iperinflazione arrivò a gettare sul lastrico oltre un terzo della popolazione ed a far impennare i prezzi di tutti i beni e di tutti i servizi a livelli siderali (basti considerare che un francobollo per cartolina arrivò a costare 5 miliardi di marchi);
  • permanevano grandi manovre speculative contro la divisa monetaria tedesca e la voluta impossibilità - da parte di Francia e Gran Bretagna - di consentire alla Germania di ripagare le riparazioni di guerra[3].

A questa situazione, il governo nazista avviò una serie di riforme che portarono, nel volgere di cinque anni, al riassorbimento totale della disoccupazione (venne praticamente eliminata nel 1938), e nel giro di due anni (dal 1935) alla rinascita dell'economia nazionale, alla ripresa dei consumi interni ed all'abolizione unilaterale delle riparazioni di guerra, il che trasformò la Germania da uno degli stati più poveri d'Europa alla prima potenza industriale del continente. I cardini della strategia nazista per l'ottenimento del consenso popolare erano orientati su due poli, il terrore e la ripresa economica [4] Tale ripresa passava indispensabilmente attraverso il progressivo miglioramento delle condizioni economiche della popolazione: il riassorbimento della disoccupazione e la crescita dei salari del popolo tedesco senza alimentare l’inflazione[3]. Le misure adottate furono[5]:

  • l'inconvertibilità della moneta nazionale sui mercati valutari, che stroncò la speculazione finanziaria;
  • la statalizzazione della banca nazionale, che eliminò il pericolo di stampa di cartamoneta da parte di enti pubblici locali e di privati;
  • l'abolizione del diritto di sciopero, compensato con l'impossibilità di licenziamento dei lavoratori da parte del datore di lavoro;
  • la produzione autarchica di beni di consumo a favore esclusivamente del mercato interno con l'impossibilità di delocalizzare la produzione di beni e di servizi all'estero;
  • l'incentivazione al baratto dei beni e dei servizi, sistema diretto che non crea inflazione all'interno e che sopperisce ai bisogni di materie prime provenienti dall'estero una volta che la moneta nazionale venne resa inconvertibile;
  • la minaccia rivolta agl'industriali di nazionalizzazione "a costo zero" delle industrie nel caso non si fossero attenuti al programma economico dettato dal regime;
  • l'obbligatorietà per tutti i giovani in età scolare di due mesi estivi (luglio - settembre) di lavoro non retribuito al termine dell'anno scolastico;
  • la creazione appunto dei titoli di stato "MEFO".

Schacht ebbe modo di affermare, al Processo di Norimberga che: "... l'artificio permise alla banca centrale di fare quello che normalmente non può fare !"[6]

L'artificio contabile[modifica | modifica wikitesto]

I “MEFO Wechsel” erano delle cambiali emesse da questa fantomatica compagnia statale, quindi garantiti dallo stato ed offerenti un interesse del 4 %, incassabili dopo un lustro, che avevano lo scopo di dilazionare praticamente a tempo indeterminato i pagamenti contratti dallo Stato con le industrie private. Il progetto partì già nell’estate del 1933, dopo che il partito nazista divenne l’unico ammesso in Germania (14 luglio 1933), quando l’allora ministro tedesco delle finanze, Hjalmar Schacht (già noto per esser riuscito a debellare l’iperinflazione nel 1924) s’ispirò al precedente storico statunitense dettato dalla Guerra di Secessione, quando – sul finire del 1862 il governo nordista si trovò ad aver necessità della colossale cifra di 449 milioni di dollari (di allora, equivalenti a circa 39 miliardi di dollari del 2011). Le banche americane chiesero un interesse del 30 % sulla cifra di cui il governo nordista abbisognava, in quanto il corso bellico rendeva elevato il rischio d’insolvenza dello stato (solo dall’anno seguente, il 1863, l’esito del conflitto si mutò decisamente a favore dell’esercito nordista). Allora il presidente nordista, Abrahm Lincoln ricorse al potere conferitogli dall’articolo primo della Costituzione americana, ovvero stampare cambiali di prestito (“Greenback”) che il popolo sovrano può concedere al proprio governo (vale a dire a se stesso) senza pagare interessi di sorta e coperto non da riserva aurea, ma unicamente dalla forza lavoro del popolo medesimo. La Germania doveva, in più, reperire un mezzo di pagamento che non lasciasse traccia nei libri contabili e nel bilancio statale, per non insospettire le potenze vincitrici della prima guerra mondiale.[7]

La costruzione della Compagnia Statale[modifica | modifica wikitesto]

Schacht escogitò la creazione di una Compagnia Statale "di facciata" che avesse un carattere provvisorio per durata temporale, sebbene lo stratagemma funzionò talmente alla perfezione che Hitler, il 20 gennaio 1939 lo promulgò sine die, esautorando lo stesso Schacht che assumeva su di sé le cariche di Ministro dell'Economia, delle Finanze e Plenipotenziato dell'Economia Bellica, contrario ad un prolungamento forzato della durata dell'esperimento. La Compagnia disponeva di un capitale sociale di 1 milione di Reichsmark al momento della sua nascita, nel 1933. Essa non ricorreva a prestiti di banche statali o pubbliche, né a prestiti sui mercati internazionali. Neppure poteva drenare denaro dalla tassazione, al fine di non deprimere ulteriormente la capacità di risparmio del popolo, che il regime voleva - all'opposto - indirizzare verso la ripresa dei consumi interni. In pratica, l'unico azionista della Compagnia era la banca nazionale stessa, la Reichsbank statalizzata mesi prima. L'ammontare del denaro "prestato" alla Compagnia da parte della banca centrale s'incrementò in modo progressivo col trascorrere degli anni[8]:

  • 1934 2,14 Miliardi di RM
  • 1935 2,72 Miliardi di RM
  • 1936 4,45 Miliardi di RM
  • 1937 2,69 Miliardi di RM (fino al 31 marzo 1938, quando Schacht si dimise da Ministro)
  • 1938 11,9 Miliardi di RM
  • 1939 11,4 Miliardi di RM
  • 1940 10,8 Miliardi di RM
  • 1941 10,1 Miliardi di RM
  • 1942 9,5 Miliardi di RM
  • 1943 8,8 Miliardi di RM
  • 1944 8,1 Miliardi di RM

Il regime nazista riuscì in tal modo ad eludere il limite di 100 milioni di Reichsmark che le potenze vincitrici della "Grande Guerra" avevano imposto come cifra totale di finanziamento alla banca centrale tedesca appunto per prevenire il riarmo germanico, e dell'interesse legale del 4,5%. Il denaro ottenuto con questo artificio contabile consentì la totale ricostruzione industriale della nazione, la ripresa del mercato interno e la spesa esponenziale per il riarmo, evitando di ricorrere ad altre fonti di finanziamento che avrebbero destato sùbito sospetti di violazione dei trattati di pace. Il regime necessitava di spendere un'immensa somma di denaro al fine di conseguire contemporaneamente tutti gli obiettivi prefissati, basti considerare che l'uscita dal periodo di depressione e la ricostruzione dell'industria pesante, e dell'economia di base fu raggiunta dagli Stati Uniti soltanto nel 1945, al termine della seconda guerra mondiale, ben un decennio dopo rispetto a quanto fece la Germania nazista, ed indebitandosi pesantemente con le banche. Il sistema dei "MEFO", in teoria, avrebbe dovuto cessare nell'aprile del 1938, quando i possessori avrebbero dovuto presentarsi alla banca di stato per riscattarli. All'epoca, erano in circolazione buoni del tesoro per più di 12 milioni di Reichsmark. In realtà, tutto il sistema poggiava sul perno della fiducia instaurata tra fornitori (industria privata) e debitore (il governo, vale a dire il regime nazista), per cui il rinnovo del "prestito forzoso" era automatico alla scadenza, anche in virtù del fatto che i MEFO avevano valore unicamente sul mercato interno e non erano vendibili od acquistabili all'estero[3].

Il circolo virtuoso[modifica | modifica wikitesto]

Il quantitativo di titoli MEFO in circolazione era tenuto segreto, al fine di non generare sospetti o panico nei sottoscrittori, cosa che avrebbe provocato un repentino ricorso di questi ultimi al rimborso, facendo di fatto crollare l'intero edificio creditizio e precipitando, al contempo, la banca centrale nell'insolvenza. L'emissione dei titoli, all'inizio, era prevista per un solo semestre, con la facoltà di una proroga di un trimestre o di un quadrimestre. In realtà si prevedeva già nel 1933 di procrastinare all'infinito di emissione in emissione. Il circolo vizioso su cui si basava l'artificio prevedeva che[9]: 1 - Gli industriali (di beni di consumo, di armi, e via discorrendo) ricevessero commesse dal governo per la produzione di beni e / o di servizi. 2 - L'importo della commessa fosse espressa sì in Reichsmark, ma fatturata dagl'industriali stessi in titoli MEFO, dal momento che i MEFO erano a tutti gl'effetti delle cambiali commerciabili sul solo territorio nazionale. 3 - I titoli MEFO erano convertibili nella valuta nazionale (il Reichsmark) su richiesta, ma erano altresì voci di bilancio finanziario, un rendiconto annuale, che venivano ripagati in valuta corrente dai lavoratori salariati nell'acquisto dei beni di consumo e dei servizi. 4 - I titoli MEFO emessi dagl'industriali erano accettati dalla Compagnia Statale fantasma e "girati" alle banche tedesche (pubbliche e private), che li accumulavano. 5 - Le banche dovevano - al termine dei cinque anni dalla data di emissione - presentare i titoli MEFO presso la banca centrale per scontarli ed estinguerli. 6 - I MEFO permettevano al governo di emettere "titoli di stato" paralleli per finanziare le spese governative, creando un deficit di bilancio statale assai più vasto di quello che normalmente avviene, tant'è che nel 1939 erano in circolazione 12 milioni di MEFO contro 19 milioni di titoli ordinari di debito pubblico. 7 - Alla fine, i MEFO erano utilizzati dal governo per ridar fiato all'economia, e - così facendo - di rinforzare l'economia stessa producendo beni e servizi che i lavoratori potevano permettersi di pagare grazie ai posti di lavoro che l'economia stessa generava. I soldi virtuali investiti nell'economia reale generavano il carburante per la crescita dell'economia in sé e per migliorare il tenore di vita della popolazione, nonché - purtroppo - per espandere il bilancio delle spese militari.[10]

La filosofia economica del MEFO Bund[modifica | modifica wikitesto]

Stando alle cifre comunicate dal regime nazista, sulla Germania incombevano ben 33 miliardi di dollari - oro del 1919 da rifondere per riparazioni di guerra entro il 1988, una cifra ritenuta impagabile per la propria enormità. In più, nel gennaio 1933, quando Hitler saliva al potere, i disoccupati erano oltre 6 milioni; a gennaio 1934 si erano quasi dimezzati e a giugno ammontavano ormai 2,5 milioni; nel 1936 calavano ancora a 1,6 milioni e nel 1938 non erano più di 400 mila. Nel 1939, alla vigilia della guerra, non si contavano più disoccupati. Nel frattempo i risultati del "New Deal" statunitense sono di gran lunga meno spettacolari [11].

Come spiegò Schacht ai giudici del Tribunale di Norimberga che lo stavano processando, "...la nazione tedesca era gravata da un'enormità di debito estero schiacciante e virtualmente impagabile, priva di un concreto e tangibile piano di crescita, con una povertà dilagante in una popolazione al limite della malnutrizione, titoli di debito statale non rimborsati nel 1932 (alle soglie dell'avvento al potere del nazismo), e le riserve monetarie ridotte quasi a zero: se la recessione manteneva inutilizzato lavoro, officine e materie prime, doveva esserci anche del capitale parimenti inutilizzato nelle casse delle imprese". Il concetto di "Ripresa senza Inflazione" necessitava di un sistema di garanzie che permettesse di mobilitare quei fondi dormienti, ed i MEFO assurgevano proprio a questo scopo, ovvero di disporre di un mezzo e di un modo di pagamento parallelo ed invisibile. In realtà erano proprio i fondi a mancare nelle casse, dello Stato, come delle industrie, perché il denaro era stampato e prestato da banche private, non la manodopera, e la prosperità della finanza internazionale dipende dall’emissione di prestiti con elevato interesse a nazioni in difficoltà economica, condizione per cui la domanda effettiva è quasi paralizzata ed il risparmio è inesistente. L'idea di fondo era quella di non lasciare alle industrie private il còmpito di debellare la disoccupazione dilagante, bensì di avocare allo Stato quest'onere, gestendolo come se si trattasse d'una unica grande impresa privata[12]. Occorreva - pertanto - che[13]:

  • La moneta non potesse essere accumulata in modo duraturo e, tanto meno, che fosse impiegata per alimentare speculazioni finanziarie anziché servire per rilanciare l'economia reale.
  • I settori trainanti fossero quello dell’edilizia, dell’automobile e della metallurgia, e solo in minima parte quello degl'armamenti (per non destare sospetti nei francesi e negl'inglesi).
  • Una teoria monetaria "alternativa" a quella classica, dove la produzione di ingenti quantità di banconote non creasse inflazione, bensì fiducia nel lavoratore e nel lavoro, perché lo Stato doveva assolutamente garantire il potere d'acquisto del salario e la stabilità dei prezzi.
  • Fosse soppressa l'intermediazione dell'apparato bancario internazionale, che stava strangolando l'economia tedesca con interessi usurai sui prestiti concessi, creando una nuova forma di baratto dove la moneta tornasse ad essere unità di misura del baratto medesimo, ovvero un mezzo e non un fine, quello di garantire rendite di posizione a chi la prestava.

La quadratura del cerchio fu ottenuta con la realizzazione di un nuovo sistema di pagamento che risolvesse il problema di eliminare solo apparentemente l'utilizzo del Reichsmark, una moneta dal valore internazionalmente riconosciuto, sostituendola con un baratto non fra singoli individui, bensì tra grandi attori economici. Schacht ideò un ingegnoso sistema di passaggi tale per cui vennero avvantaggiati i diversi settori dell'industria manufatturiera tedesca pur senza il ricorso alla stampa diretta della cartamoneta (il che avrebbe inevitabilmente creato svalutazione della moneta ed inflazione conseguente). Il procacciamento delle commesse industriali alla Germania fu basato sul fatto che le materie prime di cui la nazione tedesca era priva venivano saldate in prodotti finiti. I fornitori erano pagati in una sorta di "moneta" che poteva essere spesa soltanto per comprare merci fatte in Germania. Lo Stato, quindi, aveva il pieno controllo della politica monetaria, sottraendola di fatto alle banche private. L'emissione di obbligazioni (i "Mefo") sul mercato interno favoriva lo sviluppo industriale perché:

  • Non creava inflazione.
  • Garantiva agl'industriali i capitali di cui necessitavano per assumere i lavoratori a tempo indeterminato e per produrre beni di massa che i lavoratori avrebbero poi acquistato.
  • Non erano aperti fidi bancari agl'industriali, ma essi furono autorizzati ad emettere titoli di stato (obbligazioni) garantite dallo Stato a mo' di cambiale. Con tali cambiali i produttori (gl'industriali) potevano pagare i fornitori, nazionali e stranieri.
  • Il meccanismo di stimolo al settore manifatturiero, garante della ripresa economica e strumento per debellare la povertà e la disoccupazione, si reggeva su una sorta di baratto, vale a dire che i fornitori delle materie prime importate erano - in definitiva - saldati con i prodotti finiti della neorisorta industria tedesca, ed il tutto avveniva senza il peso dell’intermediazione finanziaria e la fuoriuscita di capitali (riserve auree).
  • La creazione di questa "moneta" alternativa avveniva nel momento era disponibile il connubio tra materie prime importate e manodopera specializzata ed efficente al fine di sviluppare nuove attività economiche che non richiedevano un infinito indebitamento dello Stato con denaro preso a prestito su cui pagare interessi esosi.

Questo sistema, appunto essendo apparentemente svincolato dalla cartamoneta, non era punibile con gli attacchi speculativi sui mercati internazionali dei cambi con vendite massicce di titoli di stato tedeschi, né con la svalutazione della moneta nazionale. La comodità di questi titoli, accettati tra l'altro dal fisco per il saldo delle imposte annuali, rendeva poco probabile l'eventualità di una loro contemporanea restituzione alla banca centrale da parte di tutti i possessori; gl'industriali preferivano trattarli come una vera e propria moneta alternativa, un mezzo di pagamento fra di loro comodo, veloce e snello che rendeva poco conveniente sia l'accumulo che l'incasso. Ciò permetteva di far ripartire i consumi, finanziati coi salari devoluti ai lavoratori, i quali si potevano ora permettere di comprare i beni da essi stessi prodotti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Rudolf Stucken: "Deutsche Geld- und Kreditpolitik 1914-1953". Tübingen: Ed. Mohr, 1953.
  2. ^ Wilhelm Grotkopp: "Die grosse Krise". Düsseldorf: Econ, 1954.
  3. ^ a b c Maurizio Blondet: "Schiavi delle banche"; Effedieffe Editore; 2004
  4. ^ Fest Joachim C. : "Hitler, una biografia". Ed. Ital. Garzanti Editore; 2005
  5. ^ Ibidem
  6. ^ Hjalmar Schacht
  7. ^ Internationales Militärtribunal Nürnberg: Der Prozess gegen die Hauptkriegsverbrecher. Nürnberg 1947, Band 36, S. 492. Dokument EC-419
  8. ^ Major General J.F.C. Fuller: "A Military History of the Western World": Minerva Press; 1956; pp. 368 e seg.
  9. ^ Statistisches Handbuch von Deutschland, 1949.
  10. ^ La Germania problema d'Europa / globi / Sezioni / Home - Sbilanciamoci
  11. ^ Fest Joachim C. :"Hitler, una biografia". Ed. Italiana Garzanti Editore, 2005
  12. ^ Maurizio Blondet: "Schiavi delle banche"; Effedieffe Editore; 2004
  13. ^ Ibidem

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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