Pogrom di Leopoli

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Prima della guerra, Leopoli possedeva la terza maggior popolazione ebraica in Polonia che raggiunse gli oltre 200.000 ebrei quando i rifugiati entrarono nella città a seguito degli eventi bellici. Immediatamente dopo l'ingresso delle truppe tedesche nella città gli Einsatzgruppen, coadiuvati da collaborazionisti civili organizzarono dei massicci pogrom che giustificarono come rappresaglia dei precedenti omicidi effettuati dall'NKVD sovietico. Nonostante l'affermazione di alcuni studiosi chiami i collaborazionisti "nazionalisti ucraini", la loro appartenenza effettiva politica all'Organizzazione dei nazionalisti ucraini è ancora oggi dibattuta. Durante il pogrom durato quattro settimane dalla fine di giugno al luglio del 1941 circa 4.000 ebrei vennero uccisi.

Il 25 luglio 1941 venne effettuato un secondo pogrom, detto de "I giorni di Petliura", a seguito dell'omicidio del leader ucraino Symon Petliura. Circa 2.000 ebrei persero la vita, in maggioranza uccisi in gruppi a colpi di arma da fuoco da civili collaborazionisti dopo essere stati costretti a marciare fino al cimitero ebraico o alla prigione di Lunecki.

I pogrom, le uccisioni effettuate dagli Einsatzgruppen, le difficili condizioni nel ghetto e la deportazione verso i campi di sterminio, incluso il locale "campo di lavoro" di Janowski, portarono alla quasi completa distruzione della popolazione ebrea. Nel 1944, quando i russi rientrarono in possesso di Leopoli, solo 200-300 ebrei erano ancora in vita.

Il cacciatore di nazisti Simon Wiesenthal fu uno dei più famosi sopravvissuti ebrei di Leopoli, benché fosse stato deportato in un campo di concentramento invece di condividere la durissima sorte che toccò alla città.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • "I carnefici della porta accanto. 1941: il massacro della comunità ebraica di Jedwabne in Polonia", Gross Jan T., Arnoldo Mondadori Editore, 2002