Notte dei cristalli

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Notte dei cristalli
The day after Kristallnacht.jpg
Vetrine di un negozio di proprietà di ebrei distrutte durante la notte dei cristalli
Stato Germania Germania
Obiettivo Civili ebrei
Data 9-10 novembre 1938
Tipo Strage, deportazioni, saccheggi
Morti 91
Responsabili SS
Motivazione Antisemitismo

Con Notte dei cristalli (Reichskristallnacht o Kristallnacht, ma anche Reichspogromnacht o Novemberpogrom) viene indicato il pogrom condotto dai nazisti (SS) nella notte tra il 9 e 10 novembre 1938 in Germania, Austria e Cecoslovacchia.

Si parlò di 7500 negozi ebraici distrutti durante la notte del 9 novembre, di quasi tutte le sinagoghe incendiate o distrutte (secondo i dati ufficiali erano stati 191 i templi ebraici dati alle fiamme, e altri 76 distrutti da atti vandalici). Il numero delle vittime decedute per assassinio o in conseguenza di maltrattamenti, di atti terroristici o di disperazione ammontava a varie centinaia, senza contare i suicidi. Circa 30 000 ebrei furono deportati nei campi di concentramento di Dachau, Buchenwald e Sachsenhausen. Relativamente al campo di Dachau, nel giro di due settimane vennero internati oltre 13 000 ebrei; quasi tutti furono liberati nei mesi successivi (anche se oltre 700 persero la vita nel campo), ma solo dopo esser stati privati della maggior parte dei loro beni[1].

La polizia ricevette l'ordine di non intervenire e i vigili del fuoco badavano soltanto che il fuoco non attaccasse anche altri edifici. Tra le poche eccezioni ci fu l'agente Wilhelm Krützfeld che impedì che il fuoco radesse al suolo la Nuova Sinagoga di Berlino, e che per la sua azione venne sanzionato internamente. Nessuno tra i vandali, assassini e incendiari venne processato.

L'origine della definizione "notte dei cristalli", più correttamente "Notte dei cristalli del Reich" è una locuzione di scherno che richiama le vetrine distrutte, fatta circolare da parte nazionalsocialista e diffusa poi anche nella storiografia comune. Dello stesso atteggiamento di beffa nei confronti dei cittadini classificati "ebrei" fa parte anche l'obbligo imposto alle comunità ebraiche di rimborsare il controvalore economico dei danni arrecati.

Antefatto[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Herschel Grynszpan.

Il 7 novembre 1938 presso l'ambasciata tedesca di Parigi, il diciassettenne Herschel Grünspan (o Grynszpan) sparò, ferendo gravemente il diplomatico tedesco Ernst Eduard vom Rath. Il movente comunemente accettato furono le sofferenze imposte ai genitori di Grünspan nel loro esilio forzato dalla Germania alla Polonia nel 1938 e che vom Rath fu "scelto" casualmente per la vendetta.

Nel 2001, è stata avanzata l'ipotesi (a opera dello storico tedesco Hans-Jürgen Döscher) che Grünspan e vom Rath avessero una relazione omosessuale e che quindi l'omicidio avvenisse per motivi passionali. Comunque sia stato, due giorni dopo vom Rath morì a causa delle gravi ferite.

Dal 7 al 9 di novembre[modifica | modifica sorgente]

Gli assalti e atti di violenza nei confronti di persone di religione ebraica, loro abitazioni ed edifici di culto come "rappresaglia" per l'attentato di Parigi non cominciarono però il 9 novembre. Già a partire dal 7 novembre ci furono pogrom in molte località delle aree (Gau) Kurhessen e Magdeburg-Anhalt. Gli esecutori erano appartenenti alle SA e SS che però agirono vestiti in borghese.

La sera del 7 novembre furono danneggiate la sinagoga e altri edifici di persone di religione ebraica a Kassel e nei dintorni.

La sera dell'8 novembre fu data alle fiamme la sinagoga di Bad Hersfeld. Nei pressi di Fulda e di Melsungen furono danneggiate sinagoghe e abitazioni. Nel corso della nottata vi furono ripetuti maltrattamenti di persone di religione ebraica fino a giungere alla prima vittima nella località di Felsberg (Assia).

Nel pomeriggio del 9 novembre iniziarono i pogrom a Dessau, la sinagoga e l'edificio della comunità ebraica furono incendiati. Alle 19 iniziarono i danneggiamenti anche a Chemnitz.

La notte fra il 9 e il 10 novembre 1938[modifica | modifica sorgente]

Il 9 novembre ebbe luogo l'annuale incontro di Hitler e altri funzionari di partito con i reduci a Monaco di Baviera per l'anniversario del (fallito) putsch di Monaco del 9 novembre 1923. Verso le ore 22 il Ministro della Propaganda Joseph Goebbels tenne un discorso molto acceso nel quale incolpava "gli ebrei" della morte di von Rath. Goebbels si riferì ai pogrom dei giorni precedenti e fece l'osservazione che il partito non organizzava azioni antisemite ma, laddove fossero accadute, non le avrebbe ostacolate. I Gauleiter e Comandanti delle SA presenti interpretarono questa frase come un invito all'azione. Dopo il discorso di Goebbels telefonarono ai loro comandi locali che a loro volta passarono gli ordini alle squadre. Dopodiché membri delle SA in borghese entrarono in azione.

Alcune centinaia di sinagoghe vennero danneggiate e molte furono incendiate. Migliaia di appartamenti e negozi furono distrutti e saccheggiati. Le persone che vi si trovavano furono seviziate e ci furono casi di stupro. Nel corso dei pogrom vi furono circa 400 vittime, ufficialmente 91 secondo una lettera di Heydrichs a Göring dall'11 novembre 1938.

10 novembre 1938[modifica | modifica sorgente]

I pogrom continuarono fino alla mattina del 10 novembre e in alcune zone rurali si protrassero fino nel pomeriggio. A partire dal 10 novembre e nei giorni seguenti circa 30.000 uomini di religione ebraica furono arrestati dalla Gestapo e dalle SS e deportati nei campi di concentramento di Buchenwald, Dachau e Sachsenhausen. La maggior parte di loro fu rilasciata solo quando si "dichiararono" disposti all'esilio. Parecchie centinaia persero la vita durante la detenzione.

Dai pogrom di novembre all'olocausto[modifica | modifica sorgente]

I pogrom del novembre 1938 non rappresentarono assolutamente l'inizio della persecuzione ai danni delle persone di religione ebraica, in quanto già poco dopo la presa di potere vi fu un invito al boicottaggio (aprile 1933) e nel 1935 vi furono le leggi razziali di Norimberga.

I risultati dei pogrom[modifica | modifica sorgente]

Già pochi giorni dopo i pogrom, tra i massimi dirigenti del partito si diffuse l'opinione che essi erano stati una sorta di passo falso.

La violenza applicata venne ritenuta eccessiva da molti funzionari. I saccheggi compiuti ottenendo vantaggi personali crearono alcuni problemi al partito e, all'interno del partito, vi furono forti critiche per la "distruzione di beni patrimoniali priva di senso ai fini economici".

La risonanza all'estero fu ampia, gli Stati Uniti richiamarono l'ambasciatore affinché riferisse sull'accaduto.

Da parte della popolazione ci fu una partecipazione nulla o minima ai pogrom – a parte alcuni curiosi o isolati casi di saccheggio. La versione fornita dalla propaganda nazionalsocialista "di una sollevazione popolare spontanea contro gli ebrei" non fu considerata realistica dalla popolazione.

Ci furono rari e isolati casi di protesta contro i pogrom.

L'opinione interna al partito che i pogrom fossero poco utili nel contesto dell'indiscusso obiettivo di rendere la Germania "judenfrei" cioè libera da persone di religione ebraica è rilevante per due motivi:

  • Molti alti funzionari di partito dopo il 9 novembre presero le distanze dalla pianificazione e esecuzione dei pogrom e il ruolo del "capro espiatorio" cadde completamente sul ministro della propaganda Joseph Goebbels, un comportamento che proseguì fin dopo il 1945.

Recenti ricerche mettono in dubbio la tesi di Goebbels come unico responsabile. Fino ad oggi non è chiaro in quale misura Hitler stesso fosse coinvolto nella pianificazione dei pogrom. Può essere considerato probabile che Hitler e altri alti funzionari come Hermann Göring e Heinrich Himmler sapessero già a partire dal 7 novembre dei pogrom pianificati per il 9 novembre ed è possibile che fossero coinvolti in modo attivo nella pianificazione. Insieme a Himmler anche la partecipazione delle SS nella preparazione ed esecuzione dei pogrom probabilmente fu maggiore di quanto ritennero gli storici dell'immediato dopoguerra.

  • i pogrom di novembre furono un caso unico. Non ne vennero organizzati altri. Al loro posto la dirigenza del partito decise una linea diversa: discriminazione della popolazione di religione ebraica con leggi e regolamenti e violenze e maltrattamenti solo all'interno dei Lager.

La conferenza del 12 novembre 1938 e sue conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Il 12 novembre 1938 vi fu una conferenza presieduta da Hermann Göring con oltre 100 partecipanti che si proponeva di coordinare il prosieguo delle politiche statali nei confronti della popolazione di religione ebraica.

Le conseguenze furono molte disposizioni che provocarono l'allontanamento sistematico dalla vita economica e culturale tedesca di tutti gli ebrei. Le aziende di proprietà di ebrei furono chiuse e molti furono espropriati o costretti a vendere le loro proprietà. Furono esclusi dalla partecipazione a eventi pubblici, dalla frequenza di scuole e scuole superiori e dall'assistenza pubblica. Tutte queste misure erano mirate a mettere in difficoltà gli ebrei e costringerli all'emigrazione.

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale le repressioni aumentarono: restituzione della patente di guida e dei veicoli, esilio forzato, orari fissi per fare la spesa, coprifuoco, sequestro di biciclette, apparecchi elettrici e abiti di lana, divieto di utilizzo dei mezzi di trasporto pubblici, di entrare in ospedali, divieto di uso del telefono, d'acquisto dei giornali, libri, fiori e alcuni alimenti, ecc.

Come identificazione pubblica vi fu, a partire dal 1º settembre 1941, la stella ebraica.

Le misure di oppressione culminarono nella ghettizzazione sistematica, nella deportazione e infine nell'Olocausto.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Berben, Dachau 1933-45: The official history, pp. 12-13.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Angela Hermann, Hitler und sein Stoßtrupp in der "Reichskristallnacht", in: Vierteljahrshefte für Zeitgeschichte, 56 (2008), pp. 603–619.
  • Herbert Schultheis, Die Reichskristallnacht in Deutschland nach Augenzeugenberichten, Rötter Druck und Verlag GmbH, Bad Neustadt a. d. Saale, 1987. ISBN 978-3-9800482-3-1
  • Ben Barkow et al. (a cura di), Novemberpogrom 1938. Die Augenzeugenberichte der Wiener Library, London, Jüdischer Verlag im Suhrkamp Verlag, Francoforte, 2008. ISBN 978-3-633-54233-8
  • Wolfgang Benz, "Emarginazione e discriminazione degli ebrei", in "L'olocausto", Bollati Boringhieri, Torino, 2010, ISBN 978-88-339-1098-7

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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