Ghetto di Kovno

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Ghetti nazisti.

Ghetto di Kovno
Kauno getas 2007-06-08.jpg
StatoLituania Lituania
CittàKaunas
Abitanti30.000 ab. (1 agosto 1941 - 8 luglio 1944)

Coordinate: 54°54′N 23°54′E / 54.9°N 23.9°E54.9; 23.9

Il Ghetto di Kovno (Kaunas, Lituania) è stato uno dei più ampi tra i ghetti nazisti della seconda guerra mondiale nei territori conquistati in seguito all'invasione tedesca dell'Unione Sovietica. Istituito nell'agosto 1941, servì come luogo di raccolta per i circa 30.000 ebrei della città. Il numero dei suoi abitanti fu progressivamente ridotto attraverso una lunga serie di eccidi e deportazioni, fino alla liquidazione finale del ghetto nel luglio 1944.

La storia[modifica | modifica wikitesto]

Vittime dei pogrom antiebraici del giugno 1941

La città di Kovno (Kaunas) era uno dei centri più vitali della presenza ebraica in Lithuania. Nel 1939, vi vivevano circa 40.000 ebrei, un quarto della popolazione totale della città. Nel 1940-41, in seguito al Patto Molotov-Ribbentrop, Kovno fu annessa all'Unione Sovietica con il resto della Lituania. Il nuovo regime impose pesanti restrizioni anche all'autonomia delle istituzioni ebraiche, con la chiusura delle scuole ebraiche e delle organizzazioni politiche e sindacali. Il 14 giugno 1941, centinaia di famiglie ebree, tra cui proprietari di fabbriche, mercanti, personaggi pubblici e attivisti e dirigenti sionisti, furono mandati in esilio in Siberia (paradossalmente, salvandoli dall'imminente Olocausto).[1]

Dopo che il 22 giugno 1941 ebbe inizio l'invasione tedesca dell'Unione Sovietica, cominciarono subito i primi eccidi di ebrei ad opera dei nazionalisti lituani e quindi delle truppe tedesche. Già nella notte del 25 giugno si compì un primo massiccio pogrom, che risultò in un migliaio di vittime.[2] Altri eccidi si succedettero con ritmo crescente. Si stima che 10.000 ebrei furono assassinati tra il giugno e il luglio del 1941. Luoghi privilegiati degli eccidi divennero le fortezze che circondano la città, in particolare la Nona, ma anche la Quarta e la Settima. Con le uccisioni vennero operate anche le confische delle proprietà. La propaganda antisemita e la prospettiva di un profitto personale alimentarono la partecipazione popolare ai pogrom antiebraici.[3]

Alla fine di luglio del 1941, la maggior parte degli ebrei nella Lituania rurale erano stati uccisi o deportati. I tedeschi si concentrarono ora sulla sorte degli ebrei che vivevano nelle grandi città. Già dall'8 luglio cominciarono i preparativi per la costituzione di un ghetto istituito nel quartiere di Slobodka, cui fu ingiunto a tutti gli ebrei di Kovno di trasferirsi entro i primi di agosto.

L'istituzione del ghetto (agosto 1941)[modifica | modifica wikitesto]

Quando il ghetto fu sigillato il 15 agosto 1941, conteneva 29.760 ebrei. L'area assegnata consisteva in due parti (il "piccolo ghetto" e il "grande ghetto"), entrambe situate nel quartiere di Slobodka, ai lati della via principale, collegate da un ponte pedonale. Un recinto di filo spinato, con postazioni presidiate da guardie lituane, era sistemato attorno al ghetto, le cui porte erano sorvegliate anche dalla polizia tedesca.

Il consiglio ebraico del ghetto, presieduto da Elhanan Elkes

Le attività di vita quotidiana erano lasciate all'amministrazione di un Consiglio degli Anziani della Comunità del Ghetto Ebraico di Kovno (Aeltestenrat der Jedischen Ghetto Gemeinde Kauen), presieduto dal Dr. Elhanan Elkes, e da Leib Garfunkel, un avvocato e leader sionista, che fungeva da suo vice.[3] L'Aeltestenrat nominò e supervisionò la polizia ebraica, che sotto il comando di Mikhael Kopelman era responsabile per il lavoro forzato e il mantenimento dell'ordine pubblico.

All'interno del ghetto, nella relativa tranquillità che seguì nei primi mesi della sua esistenza, gli ebrei di Kovno cercarono di riorganizzare la loro vita sociale. Il Consiglio cercò di far fronte alla drammatica situazione alimentare, razionando le limitate forniture. Per la salute, il benessere e i servizi culturali fu creato un ospedale e una clinica medica, una casa per anziani, una mensa per i poveri, una scuola e un'orchestra. L'educazione pubblica dei bambini era stata vietata, fu comunque mantenuta sotto la copertura delle scuole di formazione professionale. Si organizzarono persino concerti, conferenze, serate letterarie e altri eventi culturali.

Nel ghetto si formarono gruppi clandestini di resistenza di ispirazione comunista e sionista, che a differenza di quanto avvenuto in altri ghetti agirono in pieno accordo e coordinamento con il Consiglio ebraico.[2] Grazie alla loro azione fuggirono dal ghetto almeno 300 persone, che si unirono ai partigiani, ed anche alcuni neonati, affidati alla cura a famiglie cristiane.

L'Aeltestenrat soprattutto si preoccupò di organizzare una forza-lavoro interna al ghetto composta da 6.500 donne, bambini e anziani, nella speranza che il loro lavoro a favore dell'industria bellica tedesca li rendesse indispensabili, ritardandone lo sterminio.[1]

Gli eccidi però ripresero ben presto, con l'intento di ridurre la popolazione del ghetto, eliminando in primo luogo coloro che non fossero abili al lavoro (bambini, anziani, malati). Il 4 ottobre 1941 il piccolo ghetto fu liquidato e 1.600 ebrei furono uccisi al Nono Forte. Il 28-29 ottobre 1941, fu organizzata la "Gross Aktion", nel corso della quale 9.200 persone (2,007 uomini, 2,920 donne, e 4,273 bambini) furono portate al Nono Forte e lì uccisi.[1] Nel ghetto erano rimasti 17.412 ebrei (9.899 donne e 7.513 uomini), la maggior parte dei quali era in età lavorativa.

Dalla fine del 1941 fino all'autunno del 1943 fu un periodo relativamente "tranquillo" nella vita del ghetto di Kovno. La vita rimase molto difficile per la fame, il freddo e le malattie, e l'emanazione di norme sempre più restrittive.[2] Il 27 febbraio 1942 fu ingiunto agli ebrei del ghetto di consegnare tutti i libri in loro possesso, risultando nella confisca di oltre 100.000 volumi. Il 7 maggio 1942 furono vietate le gravidanze e le nascite, minacciando di morte le donne che non avessero abortito entro il settimo mese. Il 26 agosto 1942 ad essere proibita fu ogni attività culturale. Il 18 novembre 1942, un giovane di nome Nachun Mak, accusato di aver tentato di sparare a una sentinella tedesca, fu impiccato pubblicamente e la sua famiglia sterminata. Vi fu tuttavia una tregua nei massacri, dato che i tedeschi avevano bisogno di tutti coloro che erano rimasti in vita nel ghetto dall'età di 16 anni per lavorare nelle fabbriche che sostenevano il loro sforzo bellico.

La liquidazione del ghetto (8-13 luglio 1944)[modifica | modifica wikitesto]

Già nell'estate del 1943 i tedeschi iniziarono a liquidare i pochi ghetti rimasti (Bialystok ad agosto; Minsk, Lida, Vilnius a settembre, Riga a novembre). Anche a Kovno le operazioni si smantellamento cominciarono nell'autunno 1943, con la deportazione il 26 ottobre 1943 di oltre 2,700 lavoratori in vari campi di concentramento. Alla fine di novembre e dicembre altri 5.000-6.000 lavoratori furono distribuiti in altri campi. Il ghetto stesso fu trasformato in un campo di concentramento sotto la responsabilità diretta delle SS.[2] Per l'efficienza dei suoi apparati produttivi, tuttavia, non si procedette ancora al completo smantellamento del ghetto di Kovno, che avverrà solo agli inizi di luglio 1944, quando l'Armata Rossa stava già avvicinandosi alla città.

A seguito di questi trasferimenti, gli abitanti del ghetto iniziarono a preparare nascondigli; la maggior parte erano bunker sotterranei costruiti sotto le case, con cibo e acqua sufficienti per un lungo soggiorno, in alcuni bunker c'erano pozzi e sistemi di illuminazione.

Il 27 marzo 1944, tutti i membri della polizia ebraica furono arrestati e interrogati perché rivelassero i luoghi dove le persone di nascondevano.[2] Lo stesso giorno e il giorno seguente si compì una vasta retata allo scopo di catturare tutti i bambini e gli anziani ancora presenti nel ghetto. Oltre un migliaio di essi furono catturati e inviati a morire a Auschwitz.[4]

L'8 luglio 1944, le forze tedesche e le milizie ausiliarie lituane penetrarono in forze nel ghetto, che conteneva ancora tra le 7.000 e le 8.000 persone. Migliaia di persone si nascosero nelle case e nei rifugi sotterranei.[2] Il comandante delle SS Wilhelm Goecke ordinò che ogni casa del ghetto fosse bruciata e demolita. Per cinque giorni (8-12 luglio), i militari fecero uso di granate fumogene e bombe incendiarie per costringere gli ebrei a uscire allo scoperto. Circa 1.500-2.000 ebrei morirono soffocati o tra le fiamme o in seguito alle esplosioni.[1] Alla fine i prigionieri furono 6.000, evacuati su chiatte sul fiume Nemunas o in carri bestiame e deportati nei campi di concentramento di Stutthof (le donne) e Dachau (gli uomini). Tra gli uomini giunti a Dachau c'erano anche 131 bambini del ghetto, che separati dagli adulti furono mandati ad Auschwitz, dove non furono destinati alle camere a gas ma impiegati come forza lavoro. Ridottisi progressivamente di numero a causa delle selezioni, il 18 gennaio 1945 i 39 superstiti del gruppo furono inseriti in una marcia della morte che raggiunse Mauthausen. Furono quindi trasferiti a Gunskirchen dove in 37 furono liberati dalle truppe alleate.[5]

Quando il 1º agosto 1944 le forze sovietiche liberarono Kovno, tre settimane dopo la liquidazione del ghetto, solo un gruppo di 90 ebrei emersero dai bunker nascosti nell'area dell'ex-ghetto. Altre 400 persone erano sopravvissute perché unitisi ai partigiani nella foresta, o (come il piccolo Aharon Barak, futuro presidente della Corte Suprema di Israele) perché nascosti da amici e conoscenti non ebrei al di fuori del ghetto. 2.500 saranno i reduci dai campi di concentramento. In totale i sopravvissuti del ghetto furono circa 3.000.[3]

La memoria[modifica | modifica wikitesto]

Monumento in memoria delle vittime del ghetto

Ci sono vari monumenti a Kaunas in ricordo delle vittime dell'Olocausto. Il più imponente è quello eretto nel 1984 nel Nono Forte, già dal 1958 trasformato in museo delle atrocità naziste.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d "Kovno", United States Holocaust Memorial Museum.
  2. ^ a b c d e f Kovno, su holocausthistoricalsociety.org.uk.
  3. ^ a b c "The Kovno Ghetto", H.E.A.R.T.
  4. ^ "From the Lithuanian Holocaust", The Jewish Magazine
  5. ^ The 131 Boys from Kovno.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Geoffrey P. Megargee, Christopher Browning, Martin Dean: The United States Holocaust Memorial Museum Encyclopedia of Camps and Ghettos, 1933–1945: Vol. 2 – Ghettos in German-Occupied Eastern Europe. Indiana University Press, 2012. ISBN 0-253-35599-0. S. 675–678.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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