Campo di concentramento di Theresienstadt

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Coordinate: 50°30′48″N 14°10′01″E / 50.513333°N 14.166944°E50.513333; 14.166944 Il campo di concentramento di Theresienstadt venne fondato presso la città fortezza di Theresienstadt che attualmente fa parte della Repubblica Ceca, e venne utilizzato dalla Gestapo tedesca durante la Seconda guerra mondiale.

Terezín prima della seconda guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Terezín (in tedesco Theresienstadt), costruita tra il 1780 e il 1790, nacque come città-fortezza, con due poli tra loro distinti: la "grande fortezza" e la "piccola fortezza". Nel 1882 la "grande fortezza" venne abbandonata come sede di guarnigione e la "piccola fortezza" venne adibita a carcere di massima sicurezza.

Durante la prima guerra mondiale, nella "piccola fortezza" fu imprigionato e morì nel 1918 Gavrilo Princip uccisore dell'arciduca Francesco Ferdinando, assassinio che fece crollare l'instabile assetto politico europeo provocando la prima guerra mondiale. A Terezín furono tenuti prigionieri anche militari italiani catturati: Carlo Salsa, ufficiale d'artiglieria, prigioniero nel campo, catturato nel 1917 prima di Caporetto, scrisse nel suo diario: "Al campo della truppa, prossimo al nostro, sono concentrati 15.000 soldati: ne muoiono circa 70 al giorno per fame. Spesso questi morti non vengono denunciati subito per poter fruire della loro razione di rancio, i compagni li tengono nascosti sotto i pagliericci fino a che il processo di decomposizione non rende insopportabile la loro presenza."[1]

Il campo di concentramento di Theresienstadt (1941-1945)[modifica | modifica sorgente]

Durante la Seconda guerra mondiale la Gestapo prese il controllo di Theresienstadt Il 10 giugno 1940 e trasformò la "piccola fortezza" in prigione come kleine Festung (piccola fortezza). Dal 24 novembre 1941, l'intera cittadina (grosse Festung, grande fortezza) venne destinata a ghetto dopo essere stata cinta da un muro.

La funzione principale del Lager era quella di collettore per le operazioni di sterminio degli ebrei. Propagandisticamente venne presentato come il modello nazista di insediamento per ebrei, ma nella realtà era un campo di concentramento e transito per gli ebrei diretti ad Auschwitz e ad altri campi di sterminio.

Il campo venne fondato da uno dei capi delle SS, Reinhard Heydrich e divenne presto il punto di arrivo per un grande numero di ebrei provenienti da tutta la Cecoslovacchia occupata dai tedeschi, ma anche dalla Germania, e dall'Austria. I settemila abitanti non-ebrei che vivevano a Theresienstadt vennero espulsi dalla città, rendendo il campo una comunità esclusivamente ebraica e separata.

I documenti relativi ai trasporti ferroviari indicano che tra il 1941 e il 1945 vennero deportati a Theresienstadt più di 140.000 ebrei, dei quali un quarto (33.000) morì nel campo principalmente a causa delle pessime condizioni (fame, stress, e malattie, principalmente di tifo esantematico verso la fine della guerra). Più di 88.000 furono i deportati dal campo verso i ghetti orientali e i campi di sterminio. Quando la guerra finì solo 17.247 erano i sopravvissuti.[2]

Il 3 maggio 1945 il controllo del campo venne trasferito dalla Germania alla Croce Rossa e cinque giorni dopo Theresienstadt venne definitivamente liberata dalle truppe sovietiche avanzanti.

Prigionieri[modifica | modifica sorgente]

L'ingresso del campo, con la scritta tristemente famosa Arbeit macht frei

Il primo gruppo di prigionieri ad arrivare al Campo di concentramento di Theresienstadt tra il 24 novembre ed il 4 dicembre 1941 fu un contingente di 3.300 ebrei cechi con il compito di trasformare la fortezza grande in un campo di concentramento in grado di ricevere decine di migliaia di persone. L'idea originaria era di farne un campo per l'imprigionamento degli ebrei anziani tedeschi e austriaci, destinati a morirvi per "cause naturali". [3] In realtà tale idea non fu mai attuata perché il campo venne immediatamente usato per concentrarvi anche gli ebrei della Bohemia, senza distinzione di età, come luogo di transito per i trasporti verso i ghetti orientali e i campi di sterminio. Delle 109.114 persone che arrivarono a Theresienstadt dalla fine del 1941 alla fine del 1942, furono 43.871 quelle subito inviate alla morte. [4] Tra le migliaia di prigionieri vi furono anche molti importanti artisti, diplomatici, letterati e giuristi provenienti dalla Germania, dall'Austria e dalla Cecoslovacchia.

Le condizioni di vita a Theresienstadt si fecero subito molto difficili: all'interno della fortezza grande, in un'area precedentemente abitata da 7.000 cechi, si trovarono a convivere oltre 50.000 ebrei. Il cibo era scarso, le medicine inesistenti, la situazione abitativa drammatica. Nel 1942 morirono nel campo almeno 16.000 persone, inclusa Esther Adolphine (una sorella di Sigmund Freud), che morì il 29 settembre 1942; Heinrich Rauchinger, pittore polacco, Friedrich Münzer (un noto studioso di storia classica tedesco) che morì il 20 ottobre 1942 e due fratelli della nonna del politico americano John Kerry. Per far fronte al numero elevato dei decessi un crematorio fu costruito nel campo.[5]

Gli ebrei rinchiusi nel campo di Theresienstadt cercarono una parvenza di normalità: si sforzarono ad esempio per quanto possibile che tutti i bambini deportati potessero continuare il loro percorso educativo. Quotidianamente si tenevano lezioni ed attività culturali; inoltre la comunità riuscì a pubblicare una rivista illustrata, Vedem, che trattava di poesia, dialoghi e recensioni letterarie ed era completamente prodotta da ragazzi di un'età compresa tra i dodici ed i quindici anni.[6] Alla conclusione del conflitto degli oltre 15.000 giovani lettori solo 1.100 erano ancora in vita, ma altre stime riducono ulteriormente il numero dei sopravvissuti a 150.

Il cimitero ebraico

L'insegnante d'arte Friedl Dicker-Brandeis creò una classe di disegno per bambini nel ghetto: il risultato di questa attività furono oltre quattromila disegni che Dicker-Brandeis nascose in due valigie prima di essere deportata ad Auschwitz. Questa collezione riuscì a scampare alle ispezioni naziste e venne riscoperta al termine del conflitto, dopo oltre dieci anni. Molti di questi disegni possono oggi essere ammirati al Museo ebraico di Praga dove la sezione archivio dell'Olocausto è responsabile dell'amministrazione della collezione di Theresienstadt.[7]

Nel corso del 1943 circa 500 ebrei provenienti dalla Danimarca vennero inviati a Theresienstadt e rappresentavano coloro che non si era riusciti a far fuggire verso la neutrale Svezia in una vasta operazione clandestina di salvataggio degli ebrei danesi che mise in salvo circa 8.000 di essi quando due anni dopo l'invasione tedesca le autorità naziste decisero la loro deportazione. L'arrivo di questo gruppo di ebrei danesi ebbe un impatto significativo perché le autorità danesi insistettero presso il governo tedesco affinché la Croce Rossa avesse la possibilità di visitare il campo. Questo attivo interessamento rappresentò una rara eccezione in quanto molti dei governi europei dell'epoca sotto occupazione tedesca collaborarono attivamente all'Olocausto o impauriti da eventuali reazioni, non insistettero minimamente sulla sorte e sul rispetto dei propri cittadini di origine ebraica.

Utilizzo propagandistico del campo[modifica | modifica sorgente]

Una cella del campo

Il 23 giugno 1944, in seguito alle proteste del governo danese che dall'ottobre 1943 chiede notizie sul destino degli ebrei catturati a Copenaghen, Adolf Eichmann accorda una visita al campo ai rappresentanti della Croce Rossa internazionale al fine di dissipare le voci relative ai campi di sterminio. Per eliminare l'impressione di sovrappopolazione del campo e nascondere gli effetti della malnutrizione, 7.500 ebrei giudicati "impresentabili" vennero deportati verso un tragico destino ad Auschwitz alla vigilia dell'arrivo della delegazione della Croce Rossa.[8] L'amministrazione del campo si occupò inoltre di costruire falsi negozi e locali al fine di dimostrare la situazione di benessere degli ebrei di Theresienstadt. I danesi che la Croce Rossa visitò erano stati temporaneamente spostati in camere riverniciate di fresco e non più di tre per camera. Gli ospiti poterono apprezzare l'esecuzione dell'opera musicale Brundibar (scritta dal deportato Hans Krása) eseguita dai bambini del campo.

La mistificazione operata nei confronti della Croce Rossa fu così riuscita che i tedeschi girarono un film di propaganda a Theresienstadt le cui riprese iniziarono il 26 febbraio 1944. Diretto da Kurt Gerron (un regista, cabarettista e attore ebreo apparso con Marlene Dietrich nel film L'angelo azzurro), esso era destinato a mostrare il benessere degli ebrei sotto la "benevolente" protezione del Terzo Reich. Sotto minaccia nazista, in cambio del film, il regista ebbe la promessa d'aver salva la vita. Dopo le riprese la maggior parte del cast, e lo stesso regista, vennero deportati ad Auschwitz dove Gerron e sua moglie vennero uccisi nelle camere a gas il 28 ottobre 1944. Il film completo non venne mai proiettato ma alcuni spezzoni vennero utilizzati dalla propaganda tedesca ed oggi ne rimangono solo alcuni frammenti.

Comunemente intitolato Der Führer Schenkt den Juden eine Stadt (Il Führer dona una città agli ebrei), il nome corretto del film è: Theresienstadt. Ein Dokumentarfilm aus dem jüdischen Siedlungsgebiet (in italiano: Terezin: Un documentario sul reinsediamento degli ebrei).

Forca nel campo di Theresienstadt

La fine[modifica | modifica sorgente]

Dal 28 settembre al 28 ottobre 1944 da Theresienstadt partirono undici treni che portarono ad Auschwitz, verso la morte, 18.402 persone, tra i quali moltissimi dei bambini del campo, ma gli arrivi continuarono fino al 15 aprile 1945, anche quando era chiaro che la guerra era perduta per i tedeschi. Nel tentativo di eliminare le prove delle migliaia di persone morte nel campo, si ordinò il 31 ottobre 1944 che le ceneri dei deceduti fossero disperse nel fiume. Una catena di donne e di bambini eseguì il lavoro durante la notte. [9]

Il direttore del campo cercò di trattare la resa, barattando le vite dei superstiti in cambio dell'impunità. Nel febbraio 1945, a un treno con 1200 ebrei fu consentito di raggiungere il territorio svizzero. Nel frattempo si lavorava per liquidare completamente il campo. Un tentativo di creare una camera a gas nei sotterranei della "piccola fortezza" fallì solo per la ribellione dei prigionieri.[10]

Nell'ultimo concitato mese di vita del campo un'epidemia di tifo si diffuse con l'arrivo al campo di prigionieri evacuati da Auschwitz e Ravensbruck; mentre agli ebrei danesi superstiti fu concesso il rimpatrio. Il 5 maggio il campo fu affidato alla Croce Rossa e cinque giorni dopo vi giunsero le truppe sovietiche. Al loro arrivo trovarono in vita poco più di 16.000 persone.

Kleine Festung - piccola fortezza (1940-1945)[modifica | modifica sorgente]

La piccola fortezza (in ceco: Malá pevnost, in tedesco: Kleine Festung) faceva parte del complesso di fortificazioni sulla riva sinistra del fiume Ohře e venne utilizzata dalla Gestapo, a partire dal 1940, come prigione (la più grande dell'intero protettorato di Boemia e di Moravia). Essa era separata e non in relazione con il ghetto ebraico o campo di concentramento di Theresienstadt che si trovava nella fortezza grande sulla riva destra del fiume. Circa 90.000 persone transitarono per la fortezza piccola per essere poi normalmente smistate verso i diversi campi di concentramento. 2.600, però, vi vennero giustiziati, affamati o vi morirono per malattia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Campi di prigionia austriaci e tedeschi
  2. ^ Olokaustos (La fine)
  3. ^ R. Hilberg, La distruzione degli ebrei d'Europa, Torino, Einaudi (Biblioteca di cultura storica), 1999, p. 466; Olocaustos
  4. ^ Olocaustos
  5. ^ Olokaustos (la vita nei campi)
  6. ^ Matteo Corradini. La repubblica delle farfalle: Il romanzo dei ragazzi di Terezín. Milano:Rizzoli, 2012.
  7. ^ Anita Franková, Hana Povolná. Qui non ho visto farfalle: disegni e poesie dei bambini di Terezín Museo Ebraico, 2008
  8. ^ http://www.olokaustos.org/geo/campi/terezin/terezin6.htm Olokaustos (Il ghetto Potëmkin)]
  9. ^ Olokaustos (La fine)
  10. ^ Testimonianza di Adolf Engelstein al processo contro Eichmann del 18 maggio 1961, sessione 45

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