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Edith Bruck

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Edith Steinschreiber Bruck (Tiszabercel, 3 maggio 1932) è una scrittrice e poetessa ungherese naturalizzata italiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Edith Steinschreiber nasce in una numerosa e poverissima famiglia ebrea che viveva a Tiszabercel (Tiszakarád), un piccolo villaggio ungherese ai confini dell'Ucraina. Nel 1944 la sua famiglia, compresi i suoi genitori, i suoi due fratelli, e una delle sue sorelle, è deportata ad Auschwitz. Edith e la sorella Elizabeth sopravvivono, passando da Auschwitz a Dachau, Christianstadt, e Bergen-Belsen, dove sono liberate dagli Alleati nel 1945. Rimasta così orfana dei genitori a soli 12 anni, Edith torna in Ungheria dove si riunisce al fratello Peter (anch'egli sopravvissuto) e alle altre loro sorelle. Insieme si trasferiscono in Cecoslovacchia. Edith si sposa (e divorzia) tre volte prima dei 20 anni, prima con Milan Grün (con il quale si trasferisce in Israele), poi con Dany Roth, e infine, con un conoscente (Bruck) che sposa solo per posporre il suo servizio militare obbligatorio.[1] Lasciato Israele con l'intenzione di raggiungere una sorella emigrata in Argentina, Edith vive viaggiando in diversi Paesi europei, dove fa la ballerina, l'assistente di sartoria, la modella, la cuoca e la direttrice di un salone di bellezza. Poi dal 1954 si stabilisce in Italia dove conosce Montale, Ungaretti, Luzi e stringe amicizia con Primo Levi, che la sollecita a ricordare la Shoah.

Con l'opera Chi ti ama così (Milan: Lerici, 1959), Bruck inizia la sua carriera di scrittrice e testimone dell'Olocausto adottando la lingua italiana, una "lingua non mia", che, secondo l'autrice, le offre quel distacco emotivo che le consente di descrivere le sue esperienze dei campi di concentramento.[2] Dopo i primi racconti di deportati pubblicati negli anni immediatamente successivi alla guerra, Edith Bruck, assieme a Emilio Jani, Piera Sonnino, Ruth Weidenreich Piccagli e Corrado Saralvo, fa parte di quella seconda generazione di testimoni che nel decennio 1959-69 produce in Italia nuovi importanti memoriali dell'Olocausto, prima della grande prolificazione di racconti successiva agli anni '90.[3] A differenza dei primi testimoni dell'Olocausto, Bruck non limita la sua narrazione agli eventi nel lager, ma racconta la sua infanzia prima della sua deportazione e l'ostilità continua dell'Europa verso i sopravvissuti, anche dopo la guerra.

È solo l'inizio di una vasta produzione letteraria, che non si limita ai temi dell'Olocausto.

A Roma inizia anche un lungo sodalizio sentimentale e artistico con il poeta e regista Nelo Risi (che, tra l'altro, ha tratto il film[4] Andremo in città nel 1966, con Geraldine Chaplin e Nino Castelnuovo, dal romanzo omonimo di lei).

Edith Bruck collabora nel frattempo con alcuni giornali, fra cui Il Tempo, il Corriere della Sera e Il Messaggero, intervenendo in diverse occasioni intorno ai temi dell'identità ebraica e della politica di Israele.

Nel 1971 la sua prima opera teatrale, "Sulla Porta", è messa in scena al Piccolo Teatro di Milano e di Roma al Teatro Quirinale di Roma. È tra i fondatori del Teatro della Maddalena di Roma, dove l'opera "Mara, Maria, Marianna" (di Bruck, Maraini, e Boggio) è presentata nel 1974, seguita l'anno successivo da "Per il tuo bene".[2]

Si cimenta anche nella regia, girando il film[5] Improvviso, nel 1979 (storia dell'educazione di un adolescente all'interno di una famiglia cattolica), e più tardi il film[6] per la televisione Un altare per la madre (1986), tratto dall'omonimo romanzo (del 1978) di Ferdinando Camon. Collabora alla sceneggiatura del film Fotografando Patrizia (1984) di Salvatore Samperi e gira qualche documentario di viaggio.

Ha tradotto Gyula Illyés, Ruth Feldman, Attila József e Miklós Radnóti, e presentato Renukā. Vive a Roma. Nella sua narrativa, spesso autobiografica, la passione, il dissidio e la perdita diventano causa di improvvise trasformazioni della persona.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Chi ti ama così (Milano: Lerici, 1959; Venezia: Marsilio 1974, 2015)
  • Andremo in città (Milano: Lerici, 1962; Roma: Carucci, 1982; Napoli: L'ancora del Mediterraneo, 2007)
  • È Natale, vado a vedere (Milano: Scheiwiller, 1962)
  • Le sacre nozze (Milano: Longanesi, 1969)
  • Due stanze vuote (presentazione di Primo Levi, Venezia: Marsilio, 1974)
  • Il tatuaggio (presentazione di Giovanni Raboni, Parma: Guanda, 1975)
  • Transit (Milano: Bompiani, 1978; Venezia: Marsilio, 1995)
  • Mio splendido disastro (Milano: Bompiani, 1979)
  • Improvviso, 1979 (sceneggiatura del film)
  • In difesa del padre (Milano: Guanda, 1980)
  • Lettera alla madre (Milano: Garzanti, 1988) - Premio Rapallo Carige per la donna scrittrice 1989
  • Monologo (Milano: Garzanti, 1990)
  • Nuda proprietà (Venezia: Marsilio, 1993)
  • L'attrice (Venezia: Marsilio, 1995)
  • Il silenzio degli amanti (Venezia: Marsilio, 1997)
  • Itinerario: poesie scelte (Roma: Quasar, 1998)
  • Signora Auschwitz: il dono della parola (Venezia: Marsilio, 1999, 2014)
  • L'amore offeso (Venezia: Marsilio, 2002)
  • Lettera da Francoforte (Milano: Mondadori, 2004)
  • Specchi (Roma: Edizioni di storia e letteratura, 2005)
  • Quanta stella c'è nel cielo (Milano: Garzanti, 2009) - Premio Viareggio 2009 - Premio Città di Bari-Costiera del Levante-Pinuccio Tatarella
  • Privato (postfazione di Gabriella Romani, Milano: Garzanti, 2010) - Premio Europeo di Narrativa G. Ferri - D. H. Lawrence
  • La rondine sul termosifone (Milano: La nave di Teseo, 2017)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Italian Women Writers.
  2. ^ a b Institute of Modern Languages Research (biografia a cura di Gabriella Romani) Archiviato il 26 settembre 2015 in Internet Archive.
  3. ^ Anna Baldini (2012), "La memoria italiana della Shoah (1944-2009)", in Atlante della letteratura italiana, Torino, Einaudi, Vol.3, pag. 758-763.
  4. ^ vedi su IMDB
  5. ^ vedi su IMDB
  6. ^ vedi su IMDB

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Serkowska, Hanna, ‘Edith Bruck tra commemorazione e “liquidazione” ',in Tra storia e immaginazione: Gli scrittori ebrei di lingua italiana si raccontano, edited by H. Serkowska. Rabid: Kraków (Cracow: Poland), 2008, pp. 165-181.
  • Serkowska, Hanna, ‘Dall'Ungheria all'Italia e di ritorno - Edith Bruck tra Imre Kertész e Primo Levi', in L'Italia e l'Europa centro-orientale. Gli ultimi cento anni. Ed. Piotr Salwa. Semper: Warszawa (Warsaw: Poland), pp. 80–90.
  • Villa, Cristina. ‘Perché la Shoah talvolta parla italiano? La letteratura italiana della deportazione razziale nelle opera di Edith Bruck ed Elisa Springer.' Scrittori italiani di origine ebrea ieri e oggi: un approccio generazionale. Eds. Raniero Speelman, Monica Jansen, and Silvia Gaiga. Utrecht: Utrecht Publishing and Archiving Services, 2007, pp. 97–105.
  • Mauceri, Maria Cristina. ‘Edith Bruck, a Translingual Writer Who Found a Home in Italy.' Italica 84. 2-3 (2007): 606-613.
  • Lucamante, Stefania. ‘Non soltanto memoria. La scrittura delle donne della Shoah dal dopoguerra ai giorni nostri.' Scrittori italiani di origine ebrea ieri e oggi: un approccio generazionale. Eds. Raniero Speelman, Monica Jansen, and Silvia Gaiga. Utrecht: Utrecht Publishing and Archiving Services, 2007, pp. 77–95.
  • Giorgio, Adalgisa. ‘Dall'autobiografia al romanzo: La rappresentazione della Shoah nell'opera di Edith Bruck.' Le donne delle minoranze: Le ebree e protestanti d'Italia. Ed. Claire E. Honess and Verina R. Jones. Turin: Claudiana, 1999, pp. 297–307.

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