Dacia Maraini

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Dacia Maraini nel 2012
Premio Premio Strega 1999

Dacia Maraini (Fiesole, 13 novembre 1936) è una scrittrice, poetessa, saggista, drammaturga e sceneggiatrice italiana che fa parte della "generazione degli anni trenta".

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Inizi[modifica | modifica wikitesto]

Primogenita dello scrittore ed etnologo toscano di origini ticinesi Fosco Maraini e della principessa siciliana e pittrice Topazia Alliata, appartenente all'antico casato siciliano di origini pisane degli Alliata di Salaparuta. La nonna materna, Oria Sonia Ortúzar Ovalle, era una cantante lirica che non poté esordire e figlia di un diplomatico cileno[1]. La nonna paterna di Dacia era la scrittrice Yoï Pawloska Crosse, per metà polacca e per metà inglese[2], nata in Ungheria e trasferitasi in Inghilterra durante l'adolescenza.

Dacia trascorse l'infanzia in Giappone dove i genitori si stabilirono dal 1939 al 1945 e dove nacquero le sue sorelle Yuki e Antonella detta Toni. Lì, dal 1943 al 1946, la famiglia fu internata in un campo di concentramento giapponese, dove patì la fame.

Al ritorno in Italia, la famiglia si trasferì in Sicilia, presso i nonni materni, nella Villa Valguarnera di Bagheria, e in seguito, a Roma. Quindi, il padre Fosco tornò a Firenze. Questi anni sono raccontati dalla stessa Maraini nel suo romanzo Bagheria:

« Conoscevo troppo bene le arroganze e le crudeltà della Mafia che sono state proprio le grandi famiglie aristocratiche siciliane a nutrire e a far prosperare perché facessero giustizia per conto loro presso i contadini […] Io non ne volevo sapere di loro. Mi erano estranei, sconosciuti. Li avevo ripudiati per sempre già da quando avevo nove anni ed ero tornata dal Giappone affamata, poverissima, con la cugina morte ancora acquattata nel fondo degli occhi. […] Io stavo dalla parte di mio padre che aveva dato un calcio alle sciocchezze di quei principi arroganti rifiutando una contea che pure gli spettava in quanto marito della figlia maggiore del duca che non lasciava eredi. Lui aveva preso per mano mia madre e se l'era portata a Fiesole a fare la fame, lontana dalle beghe di una famiglia impettita e ansiosa. […] E invece eccoli lì, mi sono cascati addosso tutti assieme, con un rumore di vecchie ossa, nel momento in cui ho deciso, dopo anni e anni di rinvii e di rifiuti, di parlare della Sicilia. Non di una Sicilia immaginaria, di una Sicilia letteraria, sognata, mitizzata. »

(Dacia Maraini, Bagheria)

Dopo la separazione dei genitori, a 18 anni Dacia raggiunse il padre, che nel frattempo si era trasferito a Roma, e nella capitale riscosse il suo primo successo con il romanzo La vacanza (1962). Seguono L'età del malessere (1963) e A memoria (1967).

Anni settanta e ottanta[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1972 scrisse Memorie di una ladra e nel 1975 Donna in guerra. Nel 1973 fondò a Roma con Maricla Boggio, il Teatro della Maddalena, gestito e diretto soltanto da donne. Ha scritto più di sessanta testi teatrali rappresentati in Italia e all'estero, tra cui ricordiamo Manifesto dal carcere e Dialogo di una prostituta con un suo cliente. In questi anni fu a lungo compagna di Alberto Moravia, con cui visse dal 1962 al 1978. Negli anni ottanta scrisse Il treno per Helsinki (1984) e Isolina (1985, Premio Fregene). Alla fine degli anni ottanta, Rai3 mandò in onda il programma Raccontare Palermo ove la scrittrice incontra per le vie e i palazzi della città diversi esponenti della cultura siciliana come Mimmo Cuticchio.

Anni novanta e duemila[modifica | modifica wikitesto]

Con La lunga vita di Marianna Ucrìa (1990) si è aggiudicata il Premio Campiello (Libro dell'Anno 1990). Seguono Bagheria (1993), Voci (1994), Un clandestino a bordo (1996), Dolce per sé (1997) e la raccolta di racconti Buio (1999) che ha vinto il Premio Strega.

Nel 2001 ha pubblicato La nave per Kobe, in cui rievoca l'esperienza infantile della prigionia in Giappone, e Amata scrittura. Laboratorio di analisi letture proposte conversazioni.

Nel 2004 è la volta di Colomba. Nel 2007 ha pubblicato Il gioco dell'universo (Mondadori), con il quale vince il Premio Cimitile nella sezione di narrativa, e nel 2008 Il treno dell'ultima notte. Nel 2010 "La seduzione dell'altrove". Nel 2011 "La grande festa".

Tra i premi vinti, oltre al Premio Cimitile, Campiello e Strega, c'è anche il Premio Città di Bari[3]. Il 4 ottobre 2005, l'Università degli studi dell'Aquila le ha conferito la Laurea Honoris Causa in Studi teatrali[4]. Nel 2007 ha ricevuto il Premio leopardiano La Ginestra. Il 18 novembre 2010, l'Università degli Studi di Foggia le ha conferito la laurea magistrale honoris causa in Progettista e dirigente dei servizi educativi e formativi[5].

Nel 2012 le è stato assegnato il premio Alabarda d'oro per la letteratura e nel 2014 Bocconi d'Inchiostro, il salotto letterario dell'Università commerciale Luigi Bocconi di Milano, per iniziativa degli studenti, le ha riconosciuto il "Dante d'oro" per l'opera omnia.

Dal 2016 è cittadina onoraria di Arona sul lago Maggiore, località dove si svolge ogni anno il festival di teatro e letteratura «Il teatro sull’acqua» di cui è direttrice artistica. È vegetariana e si è espressa pubblicamente in favore dei diritti animali.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Romanzi[modifica | modifica wikitesto]

Racconti[modifica | modifica wikitesto]

Racconti per bambini[modifica | modifica wikitesto]

Poesie[modifica | modifica wikitesto]

  • Botta e risposta poetica... o quasi, con Nicolò Maraini, Roma, Editrice dell'Orso, 1960.
  • Crudeltà all'aria aperta, Milano, Feltrinelli, 1966.
  • Donne mie, Torino, Einaudi, 1974.
  • Mangiami pure, Torino, Einaudi, 1978. ISBN 88-06-01339-4.
  • Dimenticato di dimenticare, Torino, Einaudi, 1982. ISBN 88-06-05474-0.
  • Maraini, Stein, Roma, Il ventaglio, 1987.
  • Viaggiando con passo di volpe. Poesie 1983-1991, Milano, Rizzoli, 1991. ISBN 88-17-66466-9.
  • Occhi di Medusa, Calcata, Edizione del Giano, 1992.
  • Se amando troppo. Poesie 1966-1998, con CD-ROM, Milano, Rizzoli, 1998. ISBN 88-17-86019-0.
  • Notte di capod'anno in ospedale, Roma, Lepisma, 2009. ISBN 978-88-7537-103-6.

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

  • Il ricatto a teatro e altre commedie, Torino, Einaudi, 1970.
  • Viva l'Italia, Torino, Einaudi, 1973.
  • La donna perfetta, Venezia, La Biennale, 1974.
  • La donna perfetta seguito da Il cuore di una vergine, Torino, Einaudi, 1975.
  • Don Juan, Torino, Einaudi, 1976.
  • Dialogo di una prostituta con un suo cliente. Con un dibattito sulla decisione di fare il testo e la preparazione dello spettacolo, Padova, Mastrogiacomo-Images 70, 1978.
  • I sogni di Clitennestra e altre commedie, Milano, Tascabili Bompiani, 1981.
  • Lezioni d'amore e altre commedie, Milano, Bompiani, 1982.
  • Stravaganza, Roma, Serarcangeli, 1987.
  • Paura e amore, con Margarethe von Trotta e Laura Novati, Milano, A. Mondadori, 1988. ISBN 88-04-31769-8.
  • Erzbeth Bathory; Il geco; Norma 44, Roma, Editori & Associati, 1991.
  • Veronica, meretrice e scrittora, Milano, Bompiani, 1992. ISBN 88-452-1880-5.
  • La casa tra due palme, Salerno, Sottotraccia, 1995. ISBN 88-86351-05-4.
  • Maria Stuarda. Mela, Donna Lionora giacubina, Stravaganza, Un treno, una notte, Milano, Biblioteca universale Rizzoli, 2001. ISBN 88-17-12693-4.
  • Teatro anni Novanta
I, Veronica, meretrice e scrittora. La terza moglie di Mayer, Camille, Milano, Biblioteca universale Rizzoli, 2001. ISBN 88-17-12694-2.
II, Memorie di una cameriera. Storia di Isabella di Morra raccontata da Benedetto Croce, I digiuni di Catarina da Siena, Milano, Biblioteca universale Rizzoli, 2001. ISBN 88-17-12695-0.

Sceneggiature[modifica | modifica wikitesto]

Saggi[modifica | modifica wikitesto]

Interviste[modifica | modifica wikitesto]

Audiolibri[modifica | modifica wikitesto]

  • Piera Degli Esposti legge La lunga vita di Marianna Ucrìa, Roma, Emons Italia, 2011. ISBN 978-88-95703-47-3.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 9 gennaio 1996[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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