Istituto Luce

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Istituto Luce S.p.A.
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Stato Italia Italia
Tipo Società per Azioni
Fondazione 1924[1] a Roma
Fondata da Benito Mussolini
Chiusura maggio 2009[1]
Sede principale Roma
Settore cinematografia
Sito web www.cinecitta.com

L'Istituto Luce (L'Unione Cinematografica Educativa) è una società per azioni italiana, creata nel 1924 durante il ventennio fascista.[1]

Famoso per esser divenuto un potente strumento di propaganda del regime fascista, è la più antica istituzione pubblica destinata alla diffusione cinematografica a scopo didattico e informativo del mondo.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

All'origine della fondazione dell'Istituto Luce vi è una piccola impresa cinematografica privata promossa dal giornalista Luciano De Feo nell'intento di sviluppare l'educazione della popolazione italiana analfabeta attraverso le immagini (da qui l'acronimo Luce, che significa L'Unione Cinematografica Educativa).

Mussolini colloca la prima pietra dell'edificio 1937
L'Istituto Luce nella nuova sede del 1937

Il Luce venne istituito da Benito Mussolini con qualità di ente morale di diritto pubblico con il regio decreto legge n. 1985 del 5 novembre 1925, a sostituire la precedente Società Anonima L.U.C.E. Nel luglio 1925 la Presidenza del Consiglio dei ministri dirama una circolare ai ministri degli Interni, della Pubblica Istruzione, dell'Economia e delle Colonie, invitandoli a servirsi esclusivamente dell'organizzazione tecnica del Luce a scopi educativi e propagandistici.

Nello statuto di fondazione del Luce, la finalità dell'Istituto era volta alla «diffusione della cultura popolare e della istruzione generale per mezzo delle visioni cinematografiche, messe in commercio alle minime condizioni di vendita possibile, e distribuite a scopo di beneficenza e propaganda nazionale e patriottica».

Nel 1927 viene creato il cinegiornale Giornale Luce, destinato a venire proiettato obbligatoriamente in tutti i cinema d'Italia prima della proiezione dei film. In Italia i Cinegiornali Luce possono considerarsi antesignani del telegiornale.

Nel 1935 l'Istituto Luce dà vita all'Ente Nazionale Industrie Cinematografiche (ENIC), entrando direttamente nella produzione cinematografica: uno dei primi film prodotti è il colossal Scipione l'Africano di Carmine Gallone. Nel 1936 il Luce cessa di dipendere direttamente dal Capo del Governo per passare al Ministero della Cultura Popolare; nello stesso anno si dà il via alla costruzione della nuova sede dell'Istituto accanto alle strutture di Cinecittà e del nascente centro sperimentale di cinematografia.

A partire dal dopoguerra l'Istituto Luce si occupa della produzione di numerosi documentari e di film, diretti, tra gli altri, da Pupi Avati, Marco Bellocchio, Claude Chabrol, Liliana Cavani, Mario Monicelli, Ermanno Olmi e Ettore Scola.

Sede[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1937 viene inaugurata, nella zona del Quadraro - nell'attuale Piazza Cinecittà - la sede dell`Istituto Nazionale Luce. Il progetto iniziale, ideato dagli architetti Clemente e Andrea Busiri Vici e da Rodolfo Rustichelli, venne selezionato da una commissione composta dai presidenti dell'Istituto, dell'Opera Nazionale Combattenti, dell'Istituto Nazionale delle Assicurazioni, dell'Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale, ed altri. Si tratta di un edificio a forma semicilindrica, attorniato da altri palazzi. Gli avancorpi contenevano le sale di sincronizzazione e i reparti fotografici; l'edificio centrale i laboratori tecnici e gli uffici della direzione generale, la presidenza, i magazzini deposito pellicole. Era presente poi un'autorimessa con 50 posti auto e la palazzina del dopolavoro.[3] Il tutto, secondo un concetto moderno di campus poi ripreso, nell'immediato dopoguerra, da centri di produzione video e audio quali quello della Settimana Incom e della RCA Italiana.

Pesantemente colpito da bombardamenti alla fine del conflitto, nonostante il suo profondo legame con la fase più alta del regime, si optò per la sua conservazione secondo un'ottica storica prima che politica, apportandovi modifiche con parziali abbattimenti di parti non centrali ed aggiunte in linea con le nuove esigenze.[4] È oggi sede del Municipio VII di Roma.

Eredità[modifica | modifica wikitesto]

L'Istituto, avente sede a Roma, partecipava inoltre alla produzione e diffusione di film e documentari destinati alle sale cinematografiche. Nel 2009 la società viene fusa con Cinecittà Holding S.p.A., costituendo una società per azioni, Cinecittà Luce S.p.A.[1], che nel 2011 diventa Istituto Luce Cinecittà.

A partire da luglio 2012, una vasta collezione di filmati (circa 30.000) è stata messa a disposizione del pubblico, grazie a un accordo con Google, attraverso un canale YouTube.[5]

L'archivio dell`Istituto, in forma di mediateca, è stato spostato in via Tuscolana 1055.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Chi siamo, cinecitta.com. URL consultato il 15 novembre 2015.
  2. ^ Giuliano Montaldo, Le stagioni dell'aquila. Storia dell'Istituto LUCE, titoli di coda del DVD, Istituto Luce 2001, ISBN 8014191900072.
  3. ^ Istituto Luce, Giornale Luce B1191 del 27/10/1937, in video.
  4. ^ Cesar Eur (PDF), cesar-eur.it.
  5. ^ 50 anni di Istituto Luce disponibili su YouTube, daily.wired.it, 5 luglio 2012. URL consultato il 15 novembre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mino Argentieri, L'occhio del regime. Informazione e propaganda nel cinema del fascismo, Firenze, Vallecchi, 1979.
  • Amedeo Benedetti, "Istituto Luce", ne Il Cinema documentato. Cineteche, Musei del Cinema e Biblioteche cinematografiche in Italia, Genova, Cineteca D.W. Griffith, 2002, pp. 130–135.
  • Amedeo Benedetti, L'Istituto Luce di Roma, "Insegnare", Roma, n. 5, maggio 2005, pp. 47–48.
  • Federico Caprotti, Information management and fascist identity: newsreels in fascist Italy, Media History 11(3): 177-191, 2005
  • E.A. Cicchino Il Duce attraverso il Luce Mursia, Milano ISBN 9788842540427
  • Ernesto G. Laura, Le stagioni dell'Aquila. Storia dell'Istituto Luce, Roma, Ente dello Spettacolo, 2000.
  • Stefano Mannucci, Luce sulla guerra. La fotografia di guerra tra propaganda e realtà. Italia 1940-45, Roma, Nuova Arnica Editrice, 2007.
  • Alessandro Sardi, Cinque anni di vita dell'Istituto Nazionale L.U.C.E., Roma, Istituto Nazionale Luce, 1929.
  • Felix Monguilot Benzal, L'Istituto Luce nella guerra civile spagnola, “Cinemasessanta”, n.301, Città del Sole Edizioni, Reggio Calabria, luglio – settembre 2009, pp. 58 – 69.

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