Elio Petri

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Elio Petri (Roma, 29 gennaio 1929Roma, 10 novembre 1982) è stato un regista e sceneggiatore italiano.

« Il Neorealismo, se non è inteso come vasta esigenza di ricerca e di indagine, ma come vera e propria tendenza poetica, non ci interessa più (...) Occorre fare i conti con i miti moderni, con le incoerenze, con la corruzione, con gli esempi splendidi di eroismi inutili, con i sussulti della morale: occorre sapere e potere rappresentare tutto ciò.[1] »
« La libertà di espressione va difesa per quello che essa fondamentalmente rappresenta: il diritto degli artisti di esprimersi e di indagare criticamente sul corpo della realtà in cui vivono, qualunque sia la società in cui vivano.[2] »
(Elio Petri)

Elio Petri fu personalità poliedrica e complessa, difficilmente liquidabile come semplice “regista” di film. Lungo il suo percorso formativo, da giornalista e critico cinematografico a regista, si distinse per aver rilevato la grande importanza ma al contempo i limiti del filone "neorealista" del cinema italiano. Già durante la sua attività di critico, egli dimostrò di avere ben chiaro in mente un suo personale progetto di cinema di idee che andasse oltre i temi e gli stili propri del neorealismo. All'interno di questo progetto Petri dimostrò, pur restando dentro i canoni del cinema di produzione, la sua originalità e la sua dote di artista, che lo distinse nello stile e nelle tematiche affrontate sia all'interno del cinema italiano sia di quello internazionale.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia e giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Roma in Via dei Giubbonari in una famiglia di artigiani: il nonno e il padre erano artigiani nel settore della lavorazione del rame. La madre lavorava, invece, in una latteria gestita da parenti. Insieme con loro viveva una nonna che ebbe una certa influenza sull'educazione di tipo repressivo ricevuta da Elio. Anche per questa ragione, da bambino Elio, figlio unico, amava trascorrere il suo tempo libero per strada. Ebbe un buon rapporto con il padre, con il quale la domenica spesso andava a nuotare nel Tevere. D'estate si recavano insieme anche al mare, a Ostia, dove trascorrevano l'intera giornata. Petri dichiarerà in una intervista con Dacia Maraini[3] che per la sua educazione ebbero influenza: la madre per il lato affettivo, il padre come modello sociale, la nonna per il suo rigore morale. A quindici anni cominciò la sua passione per il giornalismo e per il cinema, che lo portò a iscriversi ai circoli del cinema e a scrivere sui bollettini delle associazioni cinematografiche. Successivamente, nel 1949, cominciò a scrivere sull’l'Unità, su Gioventù Nuova, come critico cinematografico.

Gli esordi, prime esperienze da sceneggiatore e di regia[modifica | modifica wikitesto]

Attraverso un amico, Petri conobbe il regista Giuseppe De Santis ("Il mio unico maestro del cinema è stato Peppe") che gli chiese una mano a condurre un'inchiesta, sotto forma di dossier di interviste, per un film che stava realizzando: Roma ore 11 (1951). Fu tra i frequentatori dell'Osteria Fratelli Menghi, noto punto di ritrovo per pittori, registi, sceneggiatori, scrittori e poeti tra gli anni quaranta e gli anni settanta. Tra il 1953 e il 1960, Petri incominciò a collaborare al soggetto e alla sceneggiatura di film di diversi registi: oltre al già citato Giuseppe De Santis, Giuseppe Amato, Guido Brignone, Aglauco Casadio, Veljko Bulajic, Enzo Provenzale, Carlo Lizzani, Gianni Puccini e Leopoldo Savona. In quegli stessi anni, condusse le prime esperienze di regia, realizzando due cortometraggi: Nasce un campione (1954) e I sette contadini (1957).

L'esordio come regista: L'assassino[modifica | modifica wikitesto]

All'età di 32 anni girò il suo primo lungometraggio, L'assassino (1961), film, a tema poliziesco, di analisi psicologica che nonostante alcuni problemi con la censura fu accolto sotto buoni auspici. Il protagonista del film era Marcello Mastroianni del quale era diventato amico durante le riprese del film di G. De Santis Giorni d'amore. Nella sua prima opera sono già presenti i temi fondamentali del suo cinema: la nevrosi e il potere.

Da I giorni contati a Un tranquillo posto di campagna[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1962, dopo aver sposato a Roma Paola Pegoraro, diresse I giorni contati, film che narra la crisi esistenziale di uno stagnaro romano e che si giovava di una grande prova attoriale di Salvo Randone, nel suo unico ruolo da protagonista al cinema.

Nel suo terzo film lavorò con Alberto Sordi in Il maestro di Vigevano (tratto dall'omonimo libro di Lucio Mastronardi, 1963).
Nel 1964 si dedicò, insieme con Giuliano Montaldo e Giulio Questi, alla realizzazione di un documentario sull'industria dell'erotismo dal titolo Nudi per vivere, uscito in realtà come realizzato dal regista immaginario Elio Montesti (nome composto dai nomi degli autori reali: Elio stava per Petri, Mont per Montaldo e esti per Questi). Successivamente, nel 1965, si cimentò, ancora con Mastroianni, nel fantascientifico La decima vittima, ispirato a un racconto di Robert Sheckley, affermato autore americano del genere fantastico.
A quel punto. le difficoltà con i grandi produttori lo spinsero a lavorare con produttori esordienti, come nel caso di A ciascuno il suo (1967), tratto da un romanzo di Leonardo Sciascia e interpretato da Gian Maria Volonté, Irene Papas e Gabriele Ferzetti. Nel film emergeva con chiarezza una propensione al cinema d'impegno civile (o cinema politico) che troverà compiuta espressione nella "trilogia sulla nevrosi" degli anni settanta. A seguire realizzò il film Un tranquillo posto di campagna (1968), allegoria sul ruolo dell'artista nella società contemporanea, e un episodio del film militante Documenti su Giuseppe Pinelli (1970), singolare e magistrale esempio di cinema di impegno civile.

Il grande successo: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (la trilogia della nevrosi)[modifica | modifica wikitesto]

Nello stesso anno (1970) Petri firmò il suo film più noto, il primo capitolo della cosiddetta trilogia della nevrosi: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (che rappresenta il senso di onnipotenza dato dal potere: nevrosi del potere), con un Gian Maria Volonté in stato di grazia nel ruolo di un commissario di polizia che uccide la propria amante (Florinda Bolkan) ma che, nonostante la sua confessione, non viene di fatto punito dai colleghi preoccupati di difendere la reputazione dell'apparato. Il film ottenne un grandissimo consenso da parte del pubblico e l'anno seguente si aggiudicò l'Oscar al miglior film straniero.

Gli altri due capitoli della trilogia della nevrosi sono: La classe operaia va in paradiso (1971), corrosiva satira sulla vita in fabbrica (nevrosi del lavoro), con cui nel 1972 (ex aequo con Il caso Mattei di Francesco Rosi, sempre con Volonté protagonista) conquistò la Palma d'oro a Cannes, e a seguire La proprietà non è più un furto (1973), con Ugo Tognazzi e Flavio Bucci come protagonisti, che rappresenta un'analisi a sfondo grottesco sulla proprietà e sul denaro (nevrosi del denaro).

Todo modo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1976 Petri portò al cinema un altro romanzo di Sciascia, Todo modo, che racconta il grottesco decadimento di una classe dirigente nella descrizione di un'assise dei vertici del partito presso un albergo-eremo allo scopo di praticare degli esercizi spirituali. Il film si avvale delle interpretazioni di Gian Maria Volontè, Marcello Mastroianni e Mariangela Melato, e delle musiche di Ennio Morricone.

Le ultime opere[modifica | modifica wikitesto]

Due anni dopo (1978) diresse, per la RAI, l'adattamento televisivo (in tre parti) del capolavoro teatrale di Jean-Paul Sartre, Le mani sporche, con Marcello Mastroianni e Giovanni Visentin protagonisti.

Il film successivo, Buone notizie (1979), con Giancarlo Giannini e Ángela Molina protagonisti, è all'insegna di un pessimismo ormai inguaribile e pregno di propensioni metafisiche. Nel 1980 (dopo un tentativo, fallito tre anni prima, di portare in scena l'Anfitrione di Plauto[4]) Petri esordisce nel mondo del teatro, curando la regia de L'orologio americano, opera del drammaturgo americano Arthur Miller. La prima si svolse a Sanremo ed ebbe tra gli interpreti l'attore Lino Capolicchio[5].

Nel 1982 Petri si accingeva a girare con Mastroianni Chi illumina la grande notte, ma, ammalato di cancro, muore il 10 novembre, all'età di 53 anni, senza poter dare inizio alle riprese del film. È sepolto presso il cimitero del Verano nel centro di Roma, a pochi metri dalla tomba dove riposa Marcello Mastroianni.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2005 gli è stato dedicato il documentario Elio Petri. Appunti su un autore di Federico Bacci, Nicola Guarneri e Stefano Leone, presentato alle Giornate degli Autori alla Mostra del Cinema di Venezia dello stesso anno.

Elio Petri appare, come comparsa, in due sue opere: in Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (s'intravede brevemente seduto tra coloro che assistono al discorso di insediamento del commissario alla direzione dell'ufficio politico)[6] e ne Le mani sporche (s'intravede nella prima parte dello sceneggiato nel ruolo di uno dei partecipanti a una riunione di partito: Petri, insieme con altri, è intento a scendere le scale e a congedarsi da un altro membro del partito)[7].

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Regista[modifica | modifica wikitesto]

Cortometraggi e documentari
Lungometraggi
Film TV
Aiuto regista
Regia teatrale

Sceneggiatura[modifica | modifica wikitesto]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Miglior film al Festival di Mar del Plata 1962: I giorni contati
  • Nastro d'Argento 1962 per il miglior soggetto originale a Tonino Guerra: I giorni contati
  • Premio per la migliore sceneggiatura al Festival di Cannes 1967: A ciascuno il suo
  • Nastro d'Argento 1967 per il miglior regista: A ciascuno il suo
  • Orso d'Argento nella categoria miglior film al Festival internazionale del cinema di Berlino 1969: Un tranquillo posto di campagna
  • Premio speciale della giuria al Festival di Cannes 1970: Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto
  • Premio Oscar 1971 per il miglior film in lingua straniera: Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto
  • Premio migliore sceneggiatura a The Edgar Awards 1971: Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto
  • Palma d'Oro al Festival di Cannes 1972: La classe operaia va in paradiso
  • David di Donatello 1972 per il miglior film: La classe operaia va in paradiso

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Roma ore 11 (Rome & Milan: Sellerio Editore Palermo, 1956; 2004).
  • L'assassino (Milan: Zibetti, 1962). Con Tonino Guerra.
  • Indagine su un cittadino al di sopra ogni sospetto (Rome: Tindalo, 1970). Con Ugo Pirro.
  • La proprietà non è più un furto (Milan: Bompiani, 1973). Con Ugo Pirro.
  • Scritti di cinema e di vita, a cura di Jean A. Gili (Rome: Bulzoni Editore, 2007).
  • Writings On Cinema & Life, (New York: Contra Mundum Press, 2013), ed.: Jean A. Gili

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Città aperta", 4-5, 25 luglio 1957, in Elio Petri, Scritti di cinema e di vita, a cura di J.A. Gili, p. 56, Bulzoni Editore, 2007
  2. ^ "Città aperta", 1, 25 maggio 1957, in Elio Petri, Scritti di cinema e di vita, a cura di J.A. Gili, p. 33, Bulzoni Editore, 2007
  3. ^ E tu chi eri?, intervista di D. Maraini in Elio Petri, catalogo della mostra, (palazzo del cinema, 31 agosto - 11 settembre), Venezia, RAI-ERI, («La Biennale diVenezia»), 1983, pp. 29-38.
  4. ^ Da un articolo (titolo:Petri:"Non allestirò l'Anfitrione per le tribolazioni del Teatro Stabile) pubblicato in La Stampa, n. 42, anno 111, 2 marzo 1977.
  5. ^ Da un articolo (titolo:Elio Petri regista teatrale per L'orologio di Miller) pubblicato in La Stampa, n. 47, anno 116, 4 marzo 1982.
  6. ^ Elio Petri, vedi al minuto 2 secondo 24 dell'estratto da "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto" - YouTube
  7. ^ Elio Petri, Estratto da "Le mani sporche" 1978 - YouTube

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Elio Petri (Firenze: La Nuova Italia, 1979) di Afredo Rossi (per la serie di pubblicazioni Il Castoro Cinema).
  • Parla il cinema italiano vol. 2 (Milano: Il formichiere, 1979) di Aldo Tassone.
  • Elio Petri, impolitico. La decima vittima (1965) (Edizioni ETS, 2005), di Lucia Cardone.
  • Elio Petri. Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (Edizioni Lindau, 2011), di Claudio Bisoni.
  • L'ultima trovata - Trent'anni di cinema senza Elio Petri (Bologna: Edizioni Pendragon, 2012), a cura di Diego Mondella.
  • Elio Petri e il cinema politico italiano (Edizioni Mimesis, 2015), di Alfredo Rossi.
  • Elio Petri, uomo di cinema - Impegno, spettacolo, industria culturale (Bonanno Editore, 2016), di Gabriele Rigola.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN37038074 · LCCN: (ENn80051622 · SBN: IT\ICCU\RAVV\026271 · ISNI: (EN0000 0001 0888 4179 · GND: (DE118790587 · BNF: (FRcb126312106 (data)