RCA Italiana

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RCA Italiana
Logo
StatoItalia Italia
Fondazione1949
Chiusura1987
Sede principaleRoma
GruppoRCA Records
SettoreMusicale
ProdottiVari

La RCA Italiana fu una casa discografica italiana nata nel 1949 e attiva fino al 1987, anno in cui - assieme a tutta la casa madre, la RCA Records - fu acquistata dalla BMG. È oggi un marchio dismesso; viene saltuariamente utilizzato, solo per quanto riguarda le ristampe dei dischi storici, dal proprietario del catalogo e licenziatario del marchio stesso, senza connessione alcuna con la RCA Records statunitense.

Storia della RCA Italiana[modifica | modifica wikitesto]

La nascita e i primi anni cinquanta[modifica | modifica wikitesto]

Il primo logo della RCA, utilizzato fino al 1968

Nel secondo dopoguerra, la RCA Records era già fra le più note case discografiche degli Stati Uniti: fondata nel 1919 come compagnia radiofonica, nel 1929 aveva acquistato la Victor Talking Machine Company (a sua volta una delle case discografiche più antiche, fondata nel 1901, che aveva stampato e distribuito tra gli altri i dischi di Enrico Caruso), entrando così nel mercato discografico sia per quel che riguardava la produzione che la distribuzione.

Con la fine della seconda guerra mondiale, nell'ambito degli investimenti statunitensi collegati con il piano Marshall, la RCA decise di costituire una filiale in Italia.

Nel 1949, il cattolico Frank M. Folsom, già dal 1942 vice presidente della RCA Victor (una delle cinque sottocompagnie della RCA statunitense) era nel frattempo succeduto a David Sarnoff alla presidenza della compagnia. Papa Pio XII, durante un'udienza, memore dei bombardamenti americani del 19 luglio 1943 che colpirono il quartiere romano di San Lorenzo, aveva chiesto espressamente a Folsom l'installazione di una fabbrica nel borgo romano: fu così deciso che la sede italiana della RCA - inizialmente prevista a Milano - fosse situata a Roma, con gli uffici in Via Caccini vicino a Villa Borghese, seguiti due anni dopo, nel 1951, dalla fabbrica vera e propria sita al Km 12 della Via Tiburtina. Nacque così, alla fine del 1951, una società per azioni controllata per il 90% dalla casa madre statunitense e per il 10% dal Vaticano tramite l'Istituto per le Opere di Religione (IOR): la prima ragione sociale dell'azienda era Radio e Televisione Italiana S.p.A. (RTI), che pochi mesi dopo fu cambiata definitivamente in RCA Italiana S.p.A.

Come presidente fu nominato il conte Enrico Pietro Galeazzi[1], (ingegnere dipendente del Vaticano, uomo di fiducia del Papa nonché amico di Francis J. Spellman, già potente vescovo di New York), mentre a capo della fabbrica di via Tiburtina fu posto l'ingegnere Antonio Giuseppe Biondo. Fino ad allora, l'unica fabbrica di dischi in Italia si trovava a Milano ed era di proprietà de La Voce del Padrone.

I primi anni furono stampati per lo più dischi di provenienza della RCA statunitense, anche perché la casa madre non era interessata più di tanto a promuovere la presenza sul mercato italiano, ancora poco consistente; le poche registrazioni italiane di quegli anni (ad esempio quelle di un giovanissimo Domenico Modugno, in assoluto uno dei primi artisti italiani dell'RCA, o di Nilla Pizzi, Paolo Bacilieri, Rino Loddo, Katyna Ranieri, ecc.) erano state effettuate in studi in affitto situati in via Pola, oppure al Cinefonico di Cinecittà.

Alla fine del 1954, la casa madre propose di chiudere la sede italiana, il cui bilancio era in perdita: papa Pio XII decise allora di inviare uno dei suoi segretari laici, Ennio Melis[2], ad ispezionare gli uffici e la fabbrica assieme al conte Galeazzi.

Nato a Firenze nel 1926, Melis era stato assunto giovanissimo come segretario in Vaticano, grazie a un annuncio letto su il Messaggero; nel corso dei nove anni passati in Vaticano si era conquistato sempre di più la fiducia del suo datore di lavoro, ed uno dei suoi compiti era quello di accompagnare i giornalisti e i cineoperatori statunitensi che si recavano dal Papa, soprattutto a Castel Gandolfo.

Melis giudicò l'azienda non solo meritevole di essere conservata, ma anzi di essere lanciata in grande stile, valutando il settore della musica leggera come in probabile espansione negli anni futuri: su spinta di Papa Pio XII la casa madre sostituì l'ingegner Biondo e il conte Galeazzi con il giovane funzionario della Città del Vaticano che, iniziando a lavorare per la casa discografica nel novembre 1955, ne divenne ufficialmente segretario nell'aprile 1956; Melis, uomo di fiducia del Vaticano (possessore del 10% delle azioni della casa discografica italiana tramite lo IOR) dopo un periodo molto triste di licenziamenti assume come dirigente amministrativo Giuseppe Ornato a cui poi farà ricoprire, successivamente, il ruolo di Amministratore Delegato e, dall'agosto 1959, di Direttore Generale e Direttore Commerciale; successivamente Alberto Ferraguzzi diverrà Direttore Amministrativo e presidente Rca Francia, durante la sua carriera Ornato all'interno della RCA ricoprì tra l'altro la nomina di presidente della RCA Europa e di presidente dell'Associazione Fonografica Italiana, Consigliere della Sezione Musica della SIAE e di presidente della Hertz Italia.

Fin dall'inizio Melis, per sua stessa ammissione, lascerà ad Ornato la parte amministrativa e gestionale dell'azienda ed i contatti con gli americani, mentre lui gestirà la direzione artistica ed i cantanti.

Le prime decisioni di Melis e Ornato furono di chiudere gli uffici di via Caccini, trasferendo tutto presso lo stabilimento di via Tiburtina, e di assumere come direttore artistico Vincenzo Micocci.

Gli anni sessanta ed i primi successi[modifica | modifica wikitesto]

Micocci era un giovane appassionato di musica, specialmente jazz (nel 1958 pubblicherà per le edizioni Cappelli di Bologna il fondamentale volume "Il libro del jazz", scritto insieme a Salvatore Biamonte e ripubblicato più volte nel corso degli anni, e sempre con Biamonte condurrà in quegli anni la celebre trasmissione radiofonica "Il Discobolo", ricordata anche da Francesco De Gregori nella canzone "Rollo & His jets").

In quel periodo lavorava presso il negozio di dischi dello zio ("Musicalradio", in via delle Convertite a Roma), occupandosi in particolar modo degli acquisti, e quindi trattando in prima persona con gli agenti delle case discografiche: ed è proprio l'agente della RCA a segnalare Micocci a Melis, per via del quantitativo di dischi venduti (superiori alla media di altri negozi) e soprattutto per il "fiuto" che dimostra, richiedendo moltissime copie di dischi di artisti come Harry Belafonte e Perry Como (entrambi distribuiti in Italia dalla RCA), ancora poco conosciuti in Italia ma che esplodono nel giro di breve tempo.

Il primo incarico che gli dà Melis è quello di quantificare le copie di dischi di importazione da stampare, ma di fronte ad una serie di previsioni azzeccatissime (Belafonte in Italia venderà, tra il 1956 e il 1957, circa 500.000 copie) lo nomina direttore artistico, ed insieme pianifica l'attività per gli anni successivi: si decide quindi di dare il via alla costruzione di nuovi studi di registrazione (che avranno sede sempre sede in via Tiburtina, e che saranno inaugurati alla fine del 1961), si assumono come arrangiatori alcuni giovani musicisti (alcuni appena diplomati al Conservatorio Santa Cecilia di Roma, come Ennio Morricone, altri con esperienze in altre case discografiche, come Luis Bacalov, e si decise di sviluppare l'acquisizione di giovani cantanti italiani, per sviluppare in maniera maggiore il catalogo nazionale: tra i primi che vengono messi sotto contratto, sono da ricordare Gianni Meccia e Nico Fidenco, subito seguiti, a distanza di poco tempo da Edoardo Vianello e Jimmy Fontana.

Nel portare avanti queste attività, Micocci non trascura la sua passione, il jazz, e riesce ad aprire e gestire una collana apposita che stampa in Italia molte incisioni americane di grandi artisti (come Jelly Roll Morton), alcune inedite per il paese.
Meccia, nel frattempo, inizia ad incidere i primi 45 giri per la sotto etichetta Camden: è per lui che viene coniato, per la prima volta, il termine "cantautore", e desta molto scalpore la sua prima apparizione televisiva nello stesso anno in cui, accompagnandosi solo con la chitarra, esegue Odio tutte le vecchie signore, un suo brano ironico forse troppo in anticipo sui tempi.

Il marchio Camden era usato dalla RCA statunitense per le ristampe di vecchi dischi del catalogo, e prendeva il nome dalla città del Nuovo Jersey: in Italia fu usata come sottoetichetta; stessa cosa successe per il marchio Victor.

Il periodo d'oro: il campus di Via Tiburtina e le produzioni[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine del 1961 vengono inaugurati anche gli studi di registrazione della RCA, siti sempre al km. 12 di Via Tiburtina (l'indirizzo esatto coincide con il numero 7 di Via Sant'Alessandro); si concentrano così in un complesso polivalente, tutte le fasi dell'intero processo produttivo: nuove sale per i provini (per i quali verranno affittate anche altre sale sulla Via Nomentana chiamate "il cenacolo") e - oltre ai già esistenti uffici amministrativi e di marketing - studi all'avanguardia che verranno quindi usati anche da artisti di altre case discografiche. Viene anche creato un impianto per la masterizzazione ed il pressaggio dei dischi.

La prima registrazione nei nuovi studi (1962)[modifica | modifica wikitesto]

Gli studi della RCA Italiana al Km. 12 di Via Tiburtina come apparivano nel 1962; tratto dalla copertina di uno speciale LP "Demonstration Record - Rome - March 1st - 1962"

Tra febbraio e marzo del 1962 RCA Italiana pubblicò uno speciale LP stereofonico (catalogazione: LPS-SPEC) intitolato "Demonstration Record - Rome - March 1st - 1962" : davanti riportava la foto degli stabilimenti RCA di via Tiburtina, sul retro della copertina il disco veniva presentato come "(...) la prima registrazione effettuata nei nuovi Studi della RCA Italiana, anteriormente alla loro inaugurazione". Il contenuto: Ottorino Respighi, I pini di Roma; due brani eseguiti dalla Banda dell'Arma dei Carabinieri (lato A). Seguono sei brani di George Gershwin eseguiti dall'orchestra di Armando Trovajoli (lato B). Come in parte suggerisce il titolo del disco, i brani in esso contenuti dovevano mostrare in modo tangibile al pubblico la qualità del suono e le caratteristiche di acustica del nuovissimo Studio A.

Nello stesso anno Micocci mette sotto contratto due giovani promesse (che negli anni successivi domineranno le classifiche di vendita), la torinese Rita Pavone ed il bolognese Gianni Morandi.

All'interno degli studi vi è anche un bar, che diventerà famoso come luogo di ritrovo degli artisti, e in cui per anni nasceranno idee per collaborazioni o canzoni nuove.
Proprio a causa di questi successi, poiché il suo nome inizia a diventare noto nell'ambiente discografico, la Dischi Ricordi gli fa la proposta di sostituire come direttore artistico Nanni Ricordi, che per alcuni dissidi ha abbandonato la casa discografica di cui pochi anni prima era stato fondatore: Micocci accetta, ed abbandona Roma per trasferirsi a Milano.

Per sostituire Micocci, la Rca ingaggia come direttore artistico proprio Ricordi, che porta con sé alla RCA alcuni cantautori amici, come Sergio Endrigo e Gino Paoli (successivamente imitati anche da Luigi Tenco e Enzo Jannacci): è proprio in questi anni che la RCA Italiana diventa la casa discografica leader per le vendite, grazie a brani come Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte, Non son degno di te e In ginocchio da te interpretati da Morandi, La partita di pallone, Cuore e Datemi un martello da Rita Pavone, ma anche Io che amo solo te scritta e cantata da Endrigo o Sapore di sale di Paoli, abbinando quindi la canzone d'autore di qualità alla canzone più orecchiabile e di consumo.

Il 45 giri più venduto del periodo per la RCA, però, è un altro: si tratta di una canzone lanciata dal concorso Un disco per l'estate 1965, Il mondo, scritta e cantata da Jimmy Fontana, che viene anche tradotta e riproposta in numerose versioni all'estero.
Il successo di queste canzoni è anche dovuto agli arrangiamenti, spesso opera di musicisti come Morricone e Bacalov che non si limitano all'orchestrazione ma cercano anche sonorità nuove e particolari, ed agli studi, all'avanguardia per l'epoca, suddivisi in quattro sale di cui la prima, la A, era usata per le registrazioni delle orchestre, la seconda, la B, per la registrazione delle voci e dei complessi, e le altre due, la C e la D, per la realizzazione dei provini.

Come responsabile tecnico degli studi la Rca chiama l'ingegner Benito Bolle, che contribuirà a gestirli in maniera tale da essere sempre aggiornati sulle novità tecnologiche.

Visto il successo, però, la Rca decide di aumentare gli investimenti, e nel 1964 crea una sotto-etichetta della RCA, la ARC, per la ricerca e la valorizzazione di nuovi talenti, affidandone la direzione artistica ad un giovane paroliere che lavora per la RCA, Sergio Bardotti: sono gli anni del beat, e spesso l'ARC distribuirà dischi appartenenti a questo genere, lanciando gruppi come i Rokes di Shel Shapiro o i Primitives di Mal o The Planets o solisti come Ricky Shayne, Patty Pravo o Dino, ma anche nuovi cantautori come Lucio Dalla. L'altra grande realizzazione di Melis di questo periodo è Il Cenacolo: si tratta di una grande struttura, situata in via Nomentana, costituita da una palazzina e da piccole costruzioni adiacenti, dove viene creato un ulteriore studio di registrazione per la realizzazione di provini per artisti emergenti, che lavorava con orario continuato consentendo agli artisti di soggiornare lì per il tempo necessario a realizzare al meglio le incisioni, e grazie a questa ricerca di nuovi talenti emergeranno alcuni nomi che raggiungeranno il grande successo negli anni successivi, come Nada o Claudio Baglioni.

Nello stesso tempo è aumentata anche la capacità della RCA di attirare artisti affermati provenienti da altre case discografiche, ed in tal modo vengono messi sotto contratto cantautori come Nicola Di Bari (grande successo nel 1968 la sua Il mondo è grigio, il mondo è blu) o cantanti come Gabriella Ferri.

Gli anni settanta[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni settanta continuano con i grandi successi sia dei vecchi artisti, sia di nuovi, spesso reclutati grazie all'etichetta It di Micocci, come nel caso di Rino Gaetano. La RCA lancia, quindi, Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Lucio Dalla e Mango ma anche artisti che vengono scritturati direttamente, come Renato Zero o riusciti esperimenti comico/musicali come quello di Marco Messeri.

Viene anche stipulato un accordo per la distribuzione della Numero Uno, la casa discografica di proprietà di Mogol e Lucio Battisti; accordi simili vengono fatti (per periodi più o meno brevi) con molte case discografiche minori, come l'Apollo di Edoardo Vianello, la Valiant di Gianni Marchetti, la Mama Records di Herbert Pagani, la Spaghetti Records di Alessandro Colombini e l'Amico di Don Backy.

Inoltre Melis e Lilli Greco danno vita, in questo periodo, al Cenacolo, situato sulla via Nomentana, luogo di incontro e di crescita per gli artisti, con studi di registrazione e sale prove[3].

Si ha, però, in questi anni, un primo periodo di problemi economici, dovuto da un lato ad una crisi più generale del mercato discografico italiano (a partire dal 1973) e da un altro ad una serie di investimenti sbagliati: il più evidente è quello dovuto al lancio delle cassette Stereo 8, che fu imposto dalla casa madre e che, alla fine, fallì miseramente, ma certamente altri errori furono da un lato l'incapacità di trattenere alcuni artisti di successo (nel 1978 in pochi mesi la RCA perde Baglioni, che firma per la CBS e Venditti, che passa alla Philips) e dall'altro la perdita di risorse nel far incidere dischi ad artisti che non raggiunsero gli obiettivi di vendita previsti, pur essendo molto meritevoli dal punto di vista artistico (ad esempio Piero Ciampi e Renzo Zenobi).

Dagli anni ottanta alla crisi e l'acquisizione da parte della BMG. L'abbandono di Via Tiburtina e la nuova sede.[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1983, avendo saputo che la BMG Ariola era interessata all'acquisto della RCA, e che i dirigenti statunitensi avevano la necessità di operare una forte riduzione del personale in tutto il mondo e, quindi, anche in Italia (dove da 600 dipendenti bisognava scendere a 200), Melis decide di dimettersi e di abbandonare l'azienda (solo 10 anni dopo, nel 1993, tenterà di reinserirsi nel mondo discografico fondando una sua casa discografica, la THM, con scarso successo).

Di fatto, anche per il clima di incertezza e la riduzione di mezzi, in questo periodo molti artisti abbandonano la casa discografica (tra i più noti Gabriella Ferri e Ivano Fossati nel 1982; Paolo Conte, Riccardo Cocciante e Anna Oxa nel 1983; Francesco De Gregori nel 1986), e non vengono ingaggiati personaggi di rilievo, se si escludono Scialpi nel 1983 e Luca Carboni nel 1984.

Poco prima della vendita, si ha l'acquisizione da parte della casa madre americana del 10 % delle azioni di proprietà dello IOR (per rendere più agevole la contrattazione).

Nel dicembre 1986 muore Giuseppe Ornato, con Melis l'altro artefice degli anni d'oro della RCA Italiana, e pochi mesi dopo la vendita alla BMG sancisce la fine di quella che resta una pagina gloriosa nella storia della discografia italiana. L'enorme archivio di provini e dischi della RCA confluisce probabilmente in quello della società acquirente, anche se ne disconosce l'attuale ubicazione o conservazione. Alcune fonti riportano come tutto il materiale viene lasciato in via Tiburtina fino al 2001, per dar tempo ai tecnici di utilizzare le apparecchiature in loco per digitalizzare tutti i master multi-traccia nel modo più fedele possibile alla filosofia con cui furono incisi. In tale anno il materiale audio e l'archivio amministrativo rilevante è asportato e trasferito in Germania, dove sarà di BMG prima e Sony poi. Parte dei master è però portata al macero perché commercialmente ininfluente.

Nel luglio del 2001, il presidente della BMG Franco Reali lascia l'incarico, senza sostituzione. È un chiaro segnale del fatto che il gruppo Bertelsmann vuole esternalizzare a studi di consulenza l'attività italiana, controllandone l'operato dai propri uffici europei[4]. Nel luglio si compie l'atto che sancisce la definitiva rottura della nuova proprietà col passato e con la RCA in generale: il complesso di Via Sant`Alessandro 7 in Roma, costoso ed oramai pressoché inutilizzato (registrazioni, produzione, pressa e stampa venivano oramai da tempo effettuati - da tutte le etichette - presso impianti terzi, privati) viene abbandonato, trasferendosi gli uffici rimanenti (marketing e promozione) prima in Via Mascagni 160[5] e successivamente - dopo la fusione con Ricordi e l'acquisizione da parte di Sony - in via della Maglianella 65/F[6]. Gli edifici della sede storica sono stati in parte demoliti, per far spazio a nuove strutture. Sono sopravvissuti gli immobili degli studi di registrazione, la palazzina dirigenti, il magazzino e pochi altri. Questi palazzi - completamente svuotati ed ampiamente rimaneggiati anche esternamente - sono oggi utilizzati come magazzini per ditte di import/export e depositi di ingrosso abbigliamento e calzature.

Le fasi produttive e la stampa di dischi e copertine[modifica | modifica wikitesto]

La RCA iniziò la propria attività in via Tiburtina secondo la filosofia del campus: quasi tutto il processo produttivo (dalle prove, la registrazione del pezzo negli studi, il missaggio, la masterizzazione, al prodotto finito e pronto per la distribuzione) avveniva all'interno dell'area produttiva, in diversi edifici e palazzine. La RCA utilizzò, in tutte le fasi, sempre la migliore tecnologia, sostituendo - almeno fino ai primi anni ottanta - spesso le apparecchiature. Con il passaggio di proprietà di RCA e l'esternalizzazione progressiva delle varie fasi, avere studi di registrazione o macchine per la pressa dei dischi in vinile (peraltro tecnologia oramai obsoleta, mentre la procedura per i dischi compatti - stampati da terzisti - non fu mai implementata) sempre aggiornati divenne meno rilevante.

La masterizzazione e la stampa dei dischi e delle cassette avveniva all'interno del campus della RCA, in una struttura apposita . Nei primi anni le presse furono quelle vecchie della RCA statunitense, importate, per la stampa dei 78 giri e - successivamente - anche dei 33 e 45. Per i vinili in 33 giri, fino al 1974 - e, per alcune linee di catalogo, ancora per qualche anno - le presse lasciavano sul disco un cerchio scavato e concentrico, all'altezza di metà dell'etichetta (definito poi dai collezionisti "deep groove"). Successivamente, con i nuovi macchinari, migliorati anche nella qualità dell'incisione del microsolco, tale cerchio scomparve.

La RCA stampò - per molti anni - anche i vinili e le cassette provenienti da matrici della propria casa madre (le cui copertine spesso erano identiche a quelle stilizzate per la versione originale)[7] nonché di altre etichette distribuite.

La RCA non elaborò mai grafiche personalizzate per le etichette dei dischi, preferendo mantenere il logo distintivo su sfondo blu, bianco, arancio, rosa o di altri colori (a seconda delle collane e delle edizioni), mentre grande attenzione venne posta alle copertine esterne ed alle copertine interne, con ampio uso di pieghevoli, soprattutto negli anni settanta, anche per album singoli.

Al di là delle foto, l'elaborazione grafica delle copertine era operata da una squadra di professionisti interni allo stabilimento, estendendosi - dalle sole produzioni nazionali - dagli anni settanta anche ai dischi incisi dalla RCA statunitense la cui veste grafica venne italianizzata. La stampa delle copertine - diversamente da quella dei dischi - avveniva presso laboratori esterni, che mutarono nel tempo. Negli anni cinquanta e sessanta le copertine (oltre che le etichette, le copertine, o eventuali manifesti ed inserti) dei dischi vennero stampate principalmente da due laboratori romani: la Corporazione Arti Grafiche, in via L. Mantegazza 59[8], le Officine Grafiche A. Marendino[9] (nate peraltro queste ultime come piccola etichetta per audio militari incisi su dischi RCA e con stampa delle copertine presso la Corporazione)[10] e la Società A.BE.T.E[11] (Azienda Beneventana Tipografica Editoriale di Antonio Abete). Dalla seconda metà degli anni sessanta, con la cessazione dell'attività di tali aziende, e dovendo comunque contare su numeri sempre più elevati, si optò per fornitori maggiori quali la stamperia Stabilimento Tipolitografico Ugo Pinto[12] che, dalla sede di via in via Maratta 2B, si era trasformata in vera e propria industria, in Tor Cervara 283, e le Grafiche Boccadoro. La peculiarità fu che nessuna di queste tipografie - oggi non più in attività - si era occupata precedentemente di copertine, trattandosi soprattutto di stamperie di pubblicazioni istituzionali.

Con il passaggio alla BMG, il sistema cambiò, utilizzando altri fornitori, ed - al pari della progressiva sospensione delle registrazioni presso gli studi, migrate ad altre strutture - le stesse fasi di preparazione e stampa dei supporti (dischi e cassette) furono esternalizzate in un'ottica economica di scala del gruppo, che prevedeva anche la stampa dei cd, per cui la sede di via Tiburtina non era attrezzata. Questi ultimi supporti videro notevoli modifiche grafiche, con utilizzo anche di etichette fotografiche per gli album e le cassette, e di plastica trasparente per le cassette stesse. Essendo i supporti privi di indicazioni in tal senso, non è possibile risalire a tali fornitori.

Il logo RCA[modifica | modifica wikitesto]

Fotografia dell'etichetta di un 45 giri RCA Italiana successiva al 1968

Poco tempo dopo l'inaugurazione, le insegne della RCA Italiana furono issate sulla palazzina rossa degli studi di registrazione; sul lato frontale (dove era presente il logo bianco RCA su un cerchio a sfondo rosso, nel carattere usato dalla casa madre, affiancato dalla scritta in stampatello RCA Italiana) e sul lato visibile dalla Tiburtina, dove era presente il solo logo con la scritta RCA. Il medaglione circolare era stato affisso anche a fianco dell'ingresso di via Sant'Alessandro.

Sebbene le grafiche abbiano subito mutazioni nel corso degli anni e in base al supporto, tale logo è stato utilizzato sia sulle copertine che sulle etichette interne dei dischi fino al 1968.

In quell'anno è stato ri-disegnato completamente, optando per uno stile meno elaborato, che consisteva nella scritta RCA in lettere stampatello di fantasia, in linea con il decennio in entrata, e vuote al loro interno. In un'ottica di razionalizzazione del prodotto, nei dischi, il logo fu sostituito sia sulle copertine che sulle etichette interne. Queste ultime - che dal nero precedente assunsero diversi colori di fondo in base alla collana, fra cui dominava il blu delle serie ordinarie - videro la nuova scritta RCA , posta in verticale, alla sinistra del foro di inserimento verticale, e - sulla destra - la scritta Italiana (o delle diverse collane) in orizzontale, a caratteri bianchi.[13], neri solo per le edizioni promozionali, che avevano fondo bianco e per quelle juke box, di colore arancione, che solitamente contenevano sui due lati brani di diversi autori, connumeri di catalogo a sé stanti.

Per l'occasione, furono sostitute anche tutte le enormi insegne issate sugli stabilimenti con le nuove, di colore metallico e retroilluminate, e rossa quella all'ingresso[14].

Successivamente all'acquisizione da parte della BMG, il marchio RCA Italiana sull'etichetta interna fu progressivamente sostituito negli anni successivi - nei dischi - dal vecchio logo circolare. Il marchio scomparve anche dal fronte della copertina, venendo applicato - in piccole dimensioni - nel retro della copertina[15], prima nel formato ultimo e successivamente in quello storico, fino alla cessazione di nuove emissioni a nome RCA. Le insegne furono ammainate e smontate, per essere avviate al macero.

Il marchio RCA Italiana[modifica | modifica wikitesto]

Nella parte bassa dell´etichetta, soprattutto per i 33 giri, erano riportate, seguendo la circolare dell'etichetta, in lingua inglese (o spagnola) le indicazioni relative al produttore del supporto e proprietario dell'opera. Fino al 1985 il riferimento era alla RCA S.p.A. Roma (manufactured and distributed by); a partire dal 1986 - con identica grafica - la dicitura iniziò a riflettere i nuovi assetti societari: se la produzione fisica (manufactured by) era di BMG Ariola, i diritti della matrice appartenevano alla (used by authority of) RCA Corporation.

Acquisita l'azienda, il marchio è oggi dismesso per le nuove produzioni. Inizialmente utilizzato in continuità dalla BMG, dal 1986, come logo sui dischi, è stato progressivamente sostituito dal logo storico, anche sui cd, per poi essere definitivamente accantonato. Recentemente, nel ristampare - soprattutto in riedizioni masterizzate in vinile, anche per distribuzione editoriale - alcuni vecchi dischi, la Sony Music ha posto, accanto al proprio logo, nelle etichette, il logo RCA. Per una questione di filologia, considerando l´obiettivo collezionistico di tali uscite, nelle copertine viene mantenuta la scritta RCA Italiana nella forma originale del disco. In questi casi i simboli, al pari dei numeri di catalogo originali, sono privi di valore identificativo.

Le altre etichette[modifica | modifica wikitesto]

La RCA Italiana ha pubblicato anche dischi con una numerazione di catalogo differente ed una diversa etichetta. Sono infatti svariate le altre etichette controllate o solo distribuite dalla casa romana. Eccole:

I dischi pubblicati[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso della propria esistenza, la RCA - oltre all'utilizzo di diverse etichette (vedi sopra) con proprio numero di catalogo - ed ai propri sistemi di numerazione ordinari, aggiornati negli anni e con le diverse ristampe dei medesimi dischi, fece anche ampio uso, soprattutto nelle raccolte, di collane sussumibili sotto uno stesso nome: è il caso delle pubblicazioni denominate "lineatre", con grafiche simili - rinnovate solo una volta, negli anni ottanta, con il passaggio a BMG - che riproducevano i più grandi successi degli artisti prodotti da RCA, il cui catalogo era quindi di proprietà della stessa; pubblicazioni proseguite anche dopo il passaggio di tali artisti ad altre etichette, così da monetizzare il successo di tali artisti. Oltre a questo, furono pubblicate versioni promozionali dei dischi (45 e 33 giri) per la stampa e le radio, essenzialmente identiche a quelle in commercio, stesso numero di catalogo, ma con label bianca a scritte nere e la dicitura "campione non commerciabile" a fianco del logo.

Vi furono poi le edizioni juke boxe (45 giri), generalmente con label arancione, che riportavano un diverso artista e canzone per lato (generalmente i lati A dei rispettivi 45 giri in vendita), ed il cui codice vedeva un "JB" anteposto al numero di catalogo ordinario, o ad un numero specifico. Oltre a questo, l'azienda pubblicò diversi dischi di sonorizzazione ed effetti sonori, raccolte, dischi a 45 che contenevano i refrain dei successi del momento per i locali o i venditori al pubblico, oppure 33 giri che contenevano antologie di diversi artisti, da regalare[11], con diverse catalogazioni, alle quali si rimanda.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Catalogo RCA Italiana.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Claudio Rendina, L'oro del Vaticano, Newton Compton Editori, 25 novembre 2010, ISBN 9788854126817. URL consultato il 25 marzo 2017.
  2. ^ cfr. l'intervista Archiviato il 18 dicembre 2009 in Internet Archive.
  3. ^ Ennio Melis, su www.ilpopolodelblues.com. URL consultato il 25 marzo 2017.
  4. ^ Rockol.com s.r.l., √ Franco Reali dà l'addio a BMG, in Rockol. URL consultato il 25 marzo 2017.
  5. ^ Rockol.com s.r.l., √ Dopo quasi 50 anni, la BMG (ex RCA) cambia sede, in Rockol. URL consultato il 25 marzo 2017.
  6. ^ Rockol.com s.r.l., √ BMG, completato il trasferimento degli uffici romani, in Rockol. URL consultato il 25 marzo 2017.
  7. ^ 50.000.000 Elvis fans can't be wrong, LPM 2075.
  8. ^ Corporazione Arti Grafiche, su Discogs. URL consultato il 9 febbraio 2021.
  9. ^ Officine Grafiche A. Marendino, su Discogs. URL consultato il 9 febbraio 2021.
  10. ^ Le Marce D'Ordinanza Dell'Arma Di Cavalleria (Vinyl). URL consultato il 9 febbraio 2021.
  11. ^ a b RCA Italiana, Auguri, in Raccolta (Ennio Morricone, Elvis Presley, ed altri), Spec - 4 Fuori Commercio, 1964.
  12. ^ Stabilimento Tipolitografico U. Pinto, su Discogs. URL consultato il 9 febbraio 2021.
  13. ^ Discografia Nazionale della canzone italiana, su discografia.dds.it. URL consultato il 25 marzo 2017.
  14. ^ https://www.liberaeva.com/2020/reportage/rca/8.jpg
  15. ^ Angela Baraldi – Mi Vuoi Bene O No? (1993, Vinyl). URL consultato il 9 febbraio 2021.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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