Lucio Battisti

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Lucio Battisti
Battisti alla fine degli anni sessanta
Battisti alla fine degli anni sessanta
Nazionalità Italia Italia
Genere Musica d'autore[1]
Pop rock[1][2][3]
Rhythm and blues
Periodo di attività 1964 – 1998
Strumento Voce, chitarra, tastiera, pianoforte, batteria
Etichetta Dischi Ricordi, Numero Uno, CBS, Columbia
Album pubblicati 20
Studio 20

Lucio Battisti (Poggio Bustone, 5 marzo 1943Milano, 9 settembre 1998) è stato un cantautore, polistrumentista, produttore discografico e compositore italiano.

Tra i più grandi, influenti e innovativi cantanti italiani di sempre, è considerato una delle massime personalità nella storia della musica leggera italiana sia come compositore ed interprete della propria musica, sia come compositore per altri artisti[4][5][6]. In tutta la sua carriera ha venduto oltre 25 milioni di dischi[7][8][9][10]. La sua produzione ha impresso una svolta decisiva al pop/rock italiano: da un punto di vista strettamente musicale, Lucio Battisti ha personalizzato e innovato in ogni senso la forma della canzone tradizionale e melodica.

Grazie ai testi scritti da Mogol, Battisti ha rilanciato temi ritenuti esauriti o difficilmente rinnovabili, quali il coinvolgimento sentimentale e i piccoli avvenimenti della vita quotidiana; ha saputo esplorare anche argomenti del tutto nuovi e inusuali, a volte controversi, spingendosi fino al limite della sperimentazione pura nel successivo periodo di collaborazione con Pasquale Panella.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Lucio Battisti nacque a Poggio Bustone (Provincia di Rieti) alle 13,30 del 5 marzo 1943 (un giorno dopo rispetto al collega ed omonimo Dalla), nella casa di via Roma 40[11], secondo figlio di Alfiero (1913 – 2008[12]) e Dea Battisti (1917 – 1983[13]). La famiglia era completata dalla sorella Albarita (1946 – 2003[14]), mentre il primogenito, anch'egli di nome Lucio, era morto nel 1942 a 2 anni di età[15].

Esordi[modifica | modifica sorgente]

1943-1962: infanzia e adolescenza[modifica | modifica sorgente]

Lucio Battisti (a sinistra) insieme a Paolo Ordanini, pianista dei Campioni

Nel 1947 la sua famiglia si trasferì nella frazione Vasche del comune di Castel Sant'Angelo[16], sempre in provincia di Rieti, e nel 1950 a Roma[16] in Piazzale Prenestino 35 [17]. A seguito della promozione in terza media[16], o forse della licenza media, Lucio chiese ai suoi genitori di avere una chitarra. L'interesse per lo strumento fu dovuto anche all'influenza di due ragazzi che abitavano nel suo condominio, da cui aveva sentito suonare i primi brani stranieri di rock and roll arrivati in Italia[16]. Secondo i vari racconti delle primissime esperienze musicali di Battisti (spesso poco attendibili e misti a leggende), ad insegnargli a suonare la chitarra fu l'elettricista di Poggio Bustone, Silvio Di Carlo[18]; quello che è sicuro, in ogni caso, è che l'approccio principale fu quello di autodidatta.

L'interesse per la chitarra, dopo il periodo iniziale, andò via via calando, ma ci fu un notevole ritorno di fiamma nel 1961. Questa passione lo portò a trascurare gli studi (che sosteneva presso l'Istituto Tecnico Industriale Galileo Galilei[19]), suscitando la rabbia del padre Alfiero che, secondo la leggenda, arrivò a sfasciargli la chitarra in testa. Indipendentemente dalla veridicità della leggenda, Alfiero minacciò Lucio di non firmare la sua esenzione dalla leva militare (a cui aveva diritto in quanto figlio di un invalido di guerra) se non si fosse diplomato; alla fine, Lucio promise di impegnarsi a prendere il diploma, alla condizione che lui firmasse l'esenzione e gli concedesse i due anni, che avrebbe dovuto impiegare nel servizio militare, per provare a guadagnarsi da vivere con la musica. Il patto fu accettato, e nel luglio del 1962 Battisti, come da promessa, si diplomò perito elettrotecnico[20].

1962-1966: i primi passi e l'incontro con Mogol[modifica | modifica sorgente]

Il periodo di gavetta di Battisti iniziò nell'autunno del 1962, quando cominciò a suonare a Napoli con I Mattatori; la solitudine e la mancanza di soldi, sul finire dell'anno, lo portarono però alla decisione di tornare a casa. Successivamente, fece parte de I Satiri, gruppo romano che accompagnava Enrico Pianori, e che spesso suonava a Roma nel night Cabala[21]. Nello stesso locale, suonavano I Campioni, un gruppo ben più famoso che, dopo l'abbandono di Bruno De Filippi, era alla ricerca di un chitarrista. Una prima offerta fu fatta ad Alberto Radius, che però rifiutò, così il leader della band Roby Matano decise di offrire il ruolo a Battisti, che accettò entusiasticamente. Si trasferisce quindi a Milano, principale zona di attività dei Campioni, e gravita nell'ambiente che ruota attorno al club Santa Tecla, allora tempio del jazz e della nascente musica rock italiana.

Battisti vivrà tutto il resto della sua vita a Milano (tornando ogni tanto quasi di nascosto a Rieti) prima nel quartiere popolare del Giambellino, poi nella zona di Città Studi esattamente in una villetta in Largo Rio de Janeiro, per trasferirsi dal 1973 al 1998 (anno della sua morte) in una villa nel residence Poggio di Coroldo a Molteno, in Brianza.

All'inizio del 1964, I Campioni partirono per un tour in Germania e nei Paesi Bassi, dove tra l'altro ebbero la possibilità di ascoltare alla radio musica che in Italia non veniva trasmessa.

Lucio Battisti quando aveva ancora i capelli corti

Fu proprio Matano, che ha più volte rivendicato una sorta di "primogenitura" nella scoperta del talento di Lucio, a spronarlo a scrivere canzoni. Ne nacquero alcuni pezzi, come Se rimani con me, i cui testi erano stati scritti da Matano (ma depositati a nome di Lucio perché l'amico non era iscritto alla SIAE), che rimasero perlopiù o sconosciuti o addirittura mai pubblicati. Tuttavia, alcuni di questi pezzi furono successivamente rimaneggiati da Lucio sulla base di nuovi testi di Mogol, come Non chiederò la carità, che diverrà Mi ritorni in mente.

Il 14 febbraio del 1965, Battisti riesce ad avere un appuntamento con Franco Crepax: durante il provino, viene notato da Christine Leroux, un'editrice musicale di origine francese, arrivata a Milano negli anni sessanta, contitolare delle edizioni El & Chris. Cacciatrice di talenti per la casa discografica Ricordi, fu lei una delle prime a credere nel talento di Battisti, e fu lei a procurargli il fatidico appuntamento con l'autore Giulio Rapetti, in arte Mogol.

Riguardo a questo primo incontro con Battisti, Mogol ha raccontato di non essere rimasto particolarmente impressionato dalle canzoni che Lucio gli aveva proposto, ma di aver comunque deciso di collaborare con lui per la sua umiltà nell'ammettere i propri limiti e la voglia di fare e di migliorarsi[22].

Nel 1966, fu lo stesso Mogol a insistere con Battisti, scettico egli stesso circa le proprie doti vocali, perché cantasse in prima persona le sue canzoni, anziché limitarsi ad affidarle ad altri artisti. Mogol dovette superare non poche resistenze presso la Ricordi, la loro casa discografica, ma alla fine, minacciando di dare le dimissioni, l'ebbe vinta[23].

Lucio esordì quindi come solista con il 45 giri Per una lira/Dolce di giorno, con modestissimi risultati di vendite. Le due canzoni vennero poi portate al successo rispettivamente dai Ribelli, capitanati da Demetrio Stratos, e dai Dik Dik. Nel circuito degli "addetti ai lavori", Per una lira si fece notare come brano fortemente innovativo nel testo e nella scrittura musicale.

1967-1968: il successo di 29 settembre e Balla Linda[modifica | modifica sorgente]

Lucio Battisti con l'Equipe 84, nel dicembre 1969

Nel 1967, Mogol e Battisti sono gli autori del brano 29 settembre che, interpretato dagli Equipe 84 e più volte trasmesso nel programma radiofonico Bandiera gialla, si classificò al primo posto nella hit parade. Sempre nel 1967, sono ancora una volta autori di un altro brano Nel cuore, nell'anima, interpretato e portato al successo sempre dagli Equipe 84, e per l'ex Camaleonte Riki Maiocchi, scrissero la celebre Uno in più, considerata una canzone-manifesto della cosiddetta linea verde con cui Mogol intendeva perseguire un rinnovamento della tradizione musicale italiana, lavorando con giovani cantanti e autori, quali Battisti[24]. Per quanto riguarda la carriera da solista, Battisti produsse il suo secondo singolo, Luisa Rossi/Era, che conteneva un rhythm and blues e una canzone dalle atmosfere quasi medioevali e non riscosse grande successo. Sempre nel 1967, Battisti scrisse Non prego per me per Mino Reitano e suonò la chitarra in La ballata di Pickwick, la sigla iniziale e finale dello sceneggiato di Ugo Gregoretti, Il Circolo Pickwick, mai pubblicata su disco; la canzone è cantata da Gigi Proietti.

Nel 1968, pubblica il singolo Prigioniero del mondo/Balla Linda. Prigioniero del mondo, una canzone scritta da Carlo Donida con testo di Mogol, che doveva essere originariamente interpretata da Gianni Morandi, fu portata con scarso successo alla manifestazione Un disco per l'estate 1968. Di questo brano esiste anche un videoclip girato su pellicola in bianco e nero, che è anche il primo filmato dove compare il cantante, girato a Tonezza del Cimone. Di maggiore successo è il retro, Balla Linda, una canzone melodica, ma già "sperimentale" per i canoni musicali dell'epoca, nei testi della quale Battisti e Mogol rifiutano la convenzione delle rime baciate[25].

Con Balla Linda, partecipò al Cantagiro 1968, classificandosi quarto[26], ed entrò, per la prima volta, con una canzone da lui interpretata, in hit parade; con una versione in inglese intitolata Bella Linda ed eseguita dai The Grass Roots, otterrà un notevole successo anche negli Stati Uniti, piazzandosi al numero 28 della classifica di Billboard.

1969: la consacrazione come cantante e autore[modifica | modifica sorgente]

Lucio Battisti al Festival di Sanremo 1969

Dopo due partecipazioni come autore al Festival di Sanremo 1967 con Non prego per me (interpretato da Mino Reitano e The Hollies) e al Festival di Sanremo 1968 con La farfalla impazzita (interpretato da Johnny Dorelli e Paul Anka), nel gennaio 1969, Lucio partecipa per la prima e unica volta come cantante al Festival di Sanremo 1969, con la canzone Un'avventura, dove riesce a conciliare la melodia italiana con le atmosfere e i suoni del rhythm and blues, in particolare con una caratteristica e vigorosa sezione fiati; non a caso, l'interprete straniero che gli viene affiancato è Wilson Pickett, un importantissimo esponente di quel genere musicale. Il brano si piazza al nono posto nella classifica finale,[27] con 69 voti[28]. La partecipazione a Sanremo aumentò di molto la sua popolarità, ma lo espose anche a critiche di vario genere: Alfonso Madeo, sul Corriere della Sera, definì l'interpretazione di Battisti «impacciata»[29], Natalia Aspesi, su Il Giorno, criticò duramente la sua voce, parlando di «chiodi che gli stridono in gola»[30], mentre Paolo Panelli, su Il Messaggero, ironizzò sulla sua capigliatura anticonformista e "selvaggia", equiparandolo a Pierino Porcospino e ad Attila, re degli Unni[31]. In corrispondenza con la partecipazione a Sanremo, il 31 gennaio[32] pubblica il singolo Un'avventura/Non è Francesca.

Battisti fotografato nel paese natale

Il 4 marzo 1969[33], esce il suo primo album, intitolato Lucio Battisti, che è una raccolta di brani già pubblicati nei precedenti singoli, più sei brani già editi nelle versioni di altri gruppi e cantanti, qui interpretati da Battisti; il 28 marzo[34] pubblica il secondo singolo dell'anno, Acqua azzurra, acqua chiara/Dieci ragazze.

In primavera, in alcune interviste, rivela il fidanzamento con Grazia Letizia Veronese[35][36], di professione segretaria di Miki Del Prete nel Clan Celentano[37], sua futura compagna di vita; della Veronese si era parlato poco tempo prima in alcune riviste come fidanzata di Gian Pieretti[38].

Il 15 aprile partecipa per la prima volta a una trasmissione televisiva, Speciale per voi di Renzo Arbore, all'epoca in onda in seconda serata sul secondo canale della RAI. Nella trasmissione viene lanciata la canzone Acqua azzurra, acqua chiara, che diventerà un tormentone estivo nell'estate 1969: con questa canzone, Battisti arriva terzo al Cantagiro 1969 con 861 voti[39] e vince il Festivalbar di quell'anno[40] con 343 984 preferenze, distaccando I Camaleonti, secondi classificati, di quasi 50 000 voti[41].

Durante l'estate, esegue il suo primo tour, composto di 21 serate[42]. Sempre durante il periodo estivo, Battisti fonda insieme a Mogol una casa discografica indipendente, la Numero Uno. In questo progetto vengono coinvolti la Formula 3, Bruno Lauzi, Edoardo Bennato, Adriano Pappalardo, Oscar Prudente e altri, tuttavia Battisti non può ancora passare all'etichetta per via degli obblighi contrattuali che lo legano alla Ricordi.

Il 14 ottobre[43] pubblica il terzo singolo dell'anno, Mi ritorni in mente/7 e 40; il lato A è presentato il 19 ottobre con una sua partecipazione nel programma radiofonico Gran varietà condotto da Walter Chiari. Tra i singoli che pubblica quell'anno, questo è quello che incontra il successo maggiore: è l'11º singolo più venduto del 1969 e arriva anche al primo posto in Hit parade[44].

Nonostante il successo come interprete, la sua attività di autore per altri cantanti non si interrompe: sue sono canzoni di grande successo come Questo folle sentimento, dall'atmosfera vagamente psichedelica, affidata alla Formula 3; Mamma mia, affidata ai Camaleonti; infine Il paradiso della vita (una canzone scritta nel 1968 da Mogol e Battisti per La ragazza 77, ma che non ottiene alcun successo) quell'anno viene ripresa dal gruppo inglese degli Amen Corner, con il titolo (If Paradise Is) Half as Nice, raggiungendo il primo posto delle classifiche di vendita britanniche[45]. Inoltre Patty Pravo, in un viaggio nel Regno Unito, rimane affascinata dal brano degli Amen Corner, ignorando che fosse stato scritto in origine dagli italiani Battisti e Mogol, e decide di farne una cover con il titolo di Il paradiso, rendendo la canzone popolare anche in Italia[46].

Sebbene sia abbastanza disponibile a rilasciare interviste ai mass media, già in questo periodo inizia a delinearsi il suo carattere: in un'intervista relativa al suo fidanzamento con Grazia Letizia Veronese, seppure in tono scherzoso, definisce i giornalisti dei «dannati curiosi»,[36] inizia a manifestare il desiderio di privacy e di non essere costantemente sotto i riflettori («Noi gente dello spettacolo non riusciamo mai a farci gli affari nostri senza che interveniate voi […] a togliere anche quel minimo di riservatezza della nostra vita privata»[36]) e la convinzione di dover essere giudicato solo per la sua musica e non per il gossip che si crea attorno al personaggio («Lucio Battisti deve essere giudicato per le canzoni che scrive e per le canzoni che canta»[42]).

Battisti, Mogol e la Numero Uno[modifica | modifica sorgente]

L'addio ai concerti

Dopo quello del 1969, il tour dell'estate 1970 è il secondo ma anche l'ultimo della carriera di Battisti. Secondo le sue stesse dichiarazioni, una prima motivazione per la decisione di non fare più concerti è il maggiore tempo a disposizione, con ripercussioni positive sia in campo artistico che personale:

« Intanto, non vivi e, come ho detto, io intendo seguire questa professione, intendo guadagnare, intendo divertirmi, intendo avere successo, ma intendo anche vivere. […] Non solo, ma le ripercussioni più grandi quali sono? Proprio quelle del lavoro: e chi me lo dà il tempo di stare la mattina, da quando mi alzo, dalle otto alle quattro del pomeriggio, con la chitarra a suonare? Perché, ripeto, le canzoni mica scaturiscono così. […] Intendo conservare la mia autonomia, la mia personalità per quanto possibile, e una delle cose che ti spersonalizzano al massimo sono le serate. »
(Battisti, dicembre 1970[16])

Inoltre, una seconda motivazione è da ricercare nella volontà di essere giudicato esclusivamente per la musica composta, e di eliminare qualsiasi altro fattore "di disturbo":

« Non faccio tournée né spettacoli perché mi sembra di vendermi, di espormi in vetrina: io voglio che il pubblico compri il disco per le qualità musicali e non per l'eventuale fascino del personaggio. »
(Battisti, 1980[47])

Secondo l'amico e fotografo Cesare Montalbetti, inoltre, un altro fattore che lo portò a questa decisione fu l'impossibilità di riprodurre dal vivo la perfezione dei suoni ottenuti in studio di registrazione.[48]

Altri sostengono inoltre che la decisione sia dovuta, almeno in parte, anche alla timidezza di Battisti, che lo rendeva poco adatto a intrattenere grandi folle, o ancora alle non eccellenti doti vocali dell'artista[49], che non gli avrebbero permesso di eseguire dal vivo performance soddisfacenti.

« Non ci importa di cadere. Cadremmo in piedi. L'importante per noi è di essere stati sempre coerenti. »
(Mogol nel 1971 sul successo della coppia Battisti-Mogol[50])

Dal 1969 e per tutti gli anni settanta, Lucio Battisti raggiunge il culmine della popolarità e del successo. I suoi album sono costantemente tra i primi posti nelle classifiche di vendita degli anni 1969[51], 1971[52], 1972[53], 1973[54], 1975[55], 1976[56], 1977[57], 1978[58] e 1980[59]. Nel 1973, caso raro nella storia discografica italiana, riesce a conquistare il primo ed il secondo posto in classifica (con Il mio canto libero e Il nostro caro angelo), distanziando opere di respiro e successo internazionali come The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd (3°) e Don't Shoot Me I'm Only the Piano Player di Elton John (4°).[54]

1970: la fortuna del sodalizio con Mogol[modifica | modifica sorgente]

Mogol (davanti) e Battisti durante il viaggio a cavallo dell'estate 1970

Durante il 1970 compone Sole giallo, sole nero e Io ritorno solo per la Formula 3, Insieme e Io e te da soli per Mina, Per te per Patty Pravo, Mary oh Mary ed E penso a te per Bruno Lauzi, Uomini e Perché dovrei per una cantante da lui lanciata senza successo, Sara.

Sempre nello stesso anno suona la chitarra nella canzone La prima cosa bella di Nicola Di Bari, che si classifica al secondo posto al Festival di Sanremo[60].

Il 2 giugno partecipa per la seconda volta a Speciale per voi di Renzo Arbore. Durante il dialogo con il pubblico in sala ribadisce di non essere un cantante politicamente impegnato e ancora una volta viene criticata la sua voce, stavolta dal giornalista e conduttore Renzo Nissim; alla fine Battisti, evidentemente stanco di tutte quelle chiacchiere, tronca bruscamente il discorso chiedendo al pubblico:

« Sono tre ore che state a parlare e non si è concluso niente! Io propongo delle cose: vi emozionano, vi piacciono, sì o no? »

Dopo aver ricevuto un coro di «sì» canta Il tempo di morire e Fiori rosa, fiori di pesco, dimostrando ancora una volta la sua avversione per le discussioni e i pettegolezzi e il desiderio di essere giudicato solo per la sua musica. L'8 giugno 1970[61] esce il singolo Fiori rosa fiori di pesco/Il tempo di morire, che contiene le due canzoni interpretate in anteprima a Speciale per voi.

Dal 21 giugno al 26 luglio di quell'anno, su iniziativa di Mogol, i due intraprendono un viaggio a cavallo da Milano a Roma; il viaggio sarà raccontato dallo stesso Battisti in tre articoli su TV Sorrisi e canzoni[62][63][64]. Appena tornato dal viaggio iniziò i preparativi per il tour che intraprenderà quell'estate con la Formula 3: dieci date eseguite tra L'altro mondo di Rimini, La Bussola di Viareggio e il locale di Gino Paoli a Sestri Levante[64]. Sarà anche il suo ultimo tour.

Il 2 settembre Battisti vince il Festivalbar 1970 con la canzone Fiori rosa fiori di pesco[65][66]. In questa occasione annuncia di avere in mente di realizzare un concept album basato sul tema dell'amore visto con angolazioni nuove[66].

Il 15 ottobre[67] esce il singolo Emozioni/Anna. Nel novembre 1970 il concept album annunciato in occasione del Festivalbar, Amore e non amore, è pronto[68]: essendo però un album piuttosto sperimentale e di difficile comprensione (la metà dei brani sono strumentali e tendenti verso il rock progressivo) la Ricordi decide di metterlo da parte e a dicembre[69] pubblica invece un'altra raccolta, intitolata Emozioni, dove si trovano in versione stereofonica i brani tratti dai singoli già pubblicati, stavolta senza neanche un inedito. Con questa operazione commerciale da parte della Ricordi i rapporti di Battisti con la casa discografica si cominciano a incrinare.

1971: il passaggio alla Numero Uno[modifica | modifica sorgente]

Battisti durante una sua esibizione all'Altro Mondo di Rimini, il 7 agosto 1970

Ad aprile[70] Battisti pubblica il singolo Pensieri e parole/Insieme a te sto bene. Il produttore discografico Alessandro Colombini, prima della pubblicazione, era molto scettico riguardo al singolo ed era sicuro che Pensieri e parole avrebbe decretato la fine del sodalizio Mogol-Battisti,[71] invece il 45 giri ebbe un successo tale da essere definito da Lelio Luttazzi «regina di Hit parade».[72]

Lucio Battisti il 13 ottobre 1970 mentre si esibisce al Palasport di Torino interpretando Anna e Fiori rosa fiori di pesco per la trasmissione televisiva Seimilauno

In questo anno la stampa inizia a lamentare la calante disponibilità di Battisti a essere intervistato e fotografato,[68] così il 27 aprile si esibisce al Circolo della stampa di Milano appositamente per i giornalisti e le loro famiglie, accompagnato da Mario Lavezzi alla chitarra e Mogol, con lo scopo di far capire che non si tratta di avversione personale contro i giornalisti ma solo della sua volontà di essere giudicato unicamente per la sua musica.[73][74]

Il 1º maggio 1971 partecipa alla trasmissione televisiva Teatro 10, dove canta in playback Pensieri e parole (in un video molto originale che mostra in sovrapposizione due immagini di Battisti che cantano le due parti della canzone) mentre canta dal vivo con la chitarra Eppur mi son scordato di te, canzone all'epoca affidata alla Formula 3. Sembra che Battisti, recandosi negli studi RAI a Roma, dimenticò la propria chitarra a Milano e ne acquistò all'ultimo momento una da pochi soldi alla stazione Termini[75][76]; nonostante ciò la sua esibizione mandò in visibilio il pubblico, che nel finale iniziò anche a urlare.

Per l'estate Mogol aveva in progetto di ripetere un'impresa simile a quella dell'anno precedente scendendo a nuoto il fiume Po fino alla foce, ma a causa dei reumatismi di Battisti il medico sconsigliò l'impresa e il progetto sfumò.[77] A luglio si reca a Campione d'Italia per dirigere un'orchestra di 25 elementi nell'esecuzione di 7 agosto di pomeriggio[78], brano proveniente dall'album Amore e non amore, che nel frattempo è "congelato" da otto mesi negli archivi della Ricordi suscitando preoccupazione in Battisti riguardo al fatto che, dopo tutto quel tempo, potesse essere già "superato" e meno moderno delle sue composizioni più recenti.[68][79]

Lucio Battisti (a sinistra) insieme a Mariolina Cannuli e Mogol ospite della trasmissione radiofonica Arriva il compressore, estate 1971

Sempre nel mese di luglio, finalmente, la Ricordi pubblica l'album Amore e non amore[80], accompagnato dal singolo Dio mio no/Era[81]; il brano Dio mio no viene censurato, a causa della frase «la vedo in pigiama e lei si avvicina. Dio mio no! Cosa fai? Che cosa fai?» che conteneva dei significati erotici considerati inaccettabili.[82] Il 31 luglio[78] viene registrata negli studi della RAI Tutti insieme, una trasmissione televisiva musicale ideata da Mogol dove si esibiscono dal vivo molti artisti appartenenti (o comunque legati) alla Numero Uno: Lucio Battisti, Alberto Radius, i Dik Dik, i Flora Fauna Cemento, la Premiata Forneria Marconi, Lally Stott, Mia Martini, Mauro Pagani, Adriano Pappalardo, la Formula 3, Bruno Lauzi ed Edoardo Bennato. Verrà trasmessa il 23 settembre[83], con un ottimo esito soprattutto tra il pubblico più giovane.[84]

A settembre scade il contratto che lo legava alla Dischi Ricordi, ed è quindi libero di passare alla Numero Uno.[68][85] Per ricavare il più possibile da Battisti, che in quel momento godeva di grande popolarità, la Ricordi iniziò a sfruttare al massimo il materiale inedito che, come da contratto, aveva ancora diritto a pubblicare, così il 28 ottobre[86] mette sul mercato un'altra raccolta, Lucio Battisti vol. 4, a discapito del nome in effetti una semi-antologia, dove i brani inediti sono appena tre, e il 24 ottobre[87] pubblica il singolo Le tre verità/Supermarket. In Le tre verità sono evidenti gli echi internazionali, in particolare dei Led Zeppelin.

A novembre[88] pubblica il suo primo singolo per la Numero Uno, La canzone del sole/Anche per te; per la semplicità degli accordi e l'ispirazione artistica, La canzone del sole è un classico per chi si accinge a imparare a suonare la chitarra.

Il 31 dicembre partecipa alla trasmissione televisiva Cento di queste notti, dove prima di cantare La canzone del sole accenna l'introduzione strumentale di Dio mio no.

Durante questo anno scrive Vendo casa per i Dik Dik, Eppur mi son scordato di te, Nessuno nessuno e Mi chiamo Antonio tal dei tali e lavoro ai mercati generali per la Formula 3, Amor mio e La mente torna per Mina, Amore caro amore bello e L'aquila per Bruno Lauzi e Un papavero per i Flora Fauna Cemento; rimangono dubbi su La folle corsa, interpretata da Little Tony e dalla Formula 3.

1972-1973: il progressivo distacco dai mass media[modifica | modifica sorgente]

Battisti e la politica

Come dichiarato più volte e in tempi non sospetti dallo stesso Lucio[89][90], dai suoi collaboratori[91][92] e da Mogol[93], Battisti non era interessato dalla politica; eppure, a partire dal 1972 si iniziarono a diffondere delle voci secondo le quali Battisti sarebbe stato fascista[94] e avrebbe finanziato organizzazioni di estrema destra, circostanza smentita da Battisti[95] e giudicata da Mogol improbabile data la sua proverbiale parsimonia.[96] Riguardo alla mancanza di fonti sicure, Pierangelo Bertoli dichiarò che «negli anni settanta si sapeva che Battisti stava a destra e che era vicino al MSI. Non c'era bisogno di prove, lo si sapeva e basta.»[97][98]. Recentente Luigi Manconi ha definito le voci sul Battisti fascista «una delle leggende metropolitane più tenaci» attribuita negli anni Settanta a Re nudo, storica e autorevole rivista di controcultura e controinformazione[99]. La diceria trovò credito proprio per la mancanza di tematiche "impegnate" di sinistra tipiche dei cantanti di allora come De Gregori, così che l'estrema destra fece passare l'idea di un Battisti "camerata" citandolo nei propri manifesti. Da qui un fiorire di dettagli il più delle volte fantasiosi (partecipazioni di Battisti a manifestazioni del Fuan, tradizioni familiari, ecc.)[100]. Bruno Lauzi affermò, nella propria autobiografia, di aver chiesto a Battisti perché permettesse che lo dicessero "fascista", al che Lucio rispose «Alimenta la leggenda».[101]

La diceria fu alimentata anche dalle interpretazioni dei versi di alcuni brani, come La canzone del sole (nella quale i riferimenti al «mare nero» e alla «fiamma» furono riconosciuti come metafore della simbologia fascista[102]), La collina dei ciliegi (dove «planando sopra boschi di braccia tese» fu interpretato come un riferimento al saluto romano[103]), Il mio canto libero (ritenuta una metafora dell'innalzarsi dell'ideologia di destra[104]) e Il veliero (in cui, secondo alcuni, Battisti pronuncerebbe a bassa voce le parole «avvicinatevi alla patria»[105]); nella copertina de Il mio canto libero le braccia alzate (che, secondo quanto dichiarato da Mogol, rappresentavano un inno alla libertà[106]) furono interpretate invece come saluti romani[106][107][108].

Battisti canta con Mina nel duetto del 23 aprile 1972

Evidentemente turbata dal successo di La canzone del sole/Anche per te, la Ricordi nel marzo del 1972[109] compie un ulteriore tentativo commerciale pubblicando il singolo Elena no/Una. È l'ultimo brano inedito che la Ricordi ha diritto a pubblicare.

Il 23 aprile Battisti partecipa alla trasmissione televisiva Teatro 10. Presentato da Alberto Lupo, canta in anteprima I giardini di marzo (in playback) e si esibisce dal vivo in un duetto con Mina, interpretando un medley composto da Insieme, Mi ritorni in mente, Il tempo di morire, E penso a te, Io e te da soli, Eppur mi son scordato di te ed Emozioni, accompagnati da Massimo Luca alla chitarra acustica, Angel Salvador al basso, Gianni Dall'Aglio alla batteria, Gabriele Lorenzi alle tastiere e Eugenio Guarraia alla chitarra elettrica. Il duetto è ritenuto una delle esibizioni più importanti della musica pop italiana[110][111] e sarà l'ultima apparizione televisiva di Battisti in Italia.

Il 24 aprile[112] pubblica il suo primo album per la Numero Uno, Umanamente uomo: il sogno, accompagnato dal singolo I giardini di marzo/Comunque bella[113]. L'album è il secondo più venduto del 1972[53].

In questo periodo inizia a rifiutarsi di posare per fotografie e rilasciare interviste e, rifiutandone una per il settimanale Sogno, dichiara di preferire l'olio di ricino alla televisione[114]; la stampa, in risposta, inasprisce i toni: Sogno lo accusa di essere incoerente alle sue dichiarazioni (avendo appena partecipato a Teatro 10) e di aver scelto di non farsi più intervistare solo per attirare l'attenzione e farsi pubblicità[114]; Oggi pubblica un dibattito tra musicisti e critici sul tema «Battisti è davvero un fenomeno?» in cui Riz Ortolani lo accusa di «scopiazzare», Augusto Martelli dichiara che «Battisti è un dilettante spaventoso» e «un pallone gonfiato», mentre Aldo Buonocore dichiara che «la sua voce è una lagna, uno strazio».[115]

A novembre del 1972[116] pubblica l'album Il mio canto libero, accompagnato dal singolo Il mio canto libero/Confusione. L'album è il più venduto del 1973 e solo nel giro iniziale di distribuzione vende 450 000 copie.[117]

Lucio Battisti alla chitarra durante la trasmissione radiofonica «Supersonic» del dicembre 1972

Il 12 dicembre si registra la sua ultima partecipazione ad una trasmissione radiofonica, Supersonic, nella quale interpreta Comunque bella, Innocenti evasioni, La canzone del sole e Sognando e risognando, mentre non è chiaro se abbia eseguito anche Il leone e la gallina[118]; Fabrizio Zampa su Il Messaggero lo stronca scrivendo che «la sua esibizione è stata una sagra della stonatura e dell'approssimazione».[119] Con l'ultima esibizione televisiva italiana avvenuta ad aprile dello stesso anno e l'ultimo concerto risalente all'estate del 1970, questo evento costituisce l'ultima esibizione pubblica di Battisti in Italia.

Durante il 1972 compone Il mio bambino per Iva Zanicchi, Io mamma per Sara, È ancora giorno e Segui lui per Adriano Pappalardo, Mondo blu per i Flora Fauna Cemento, Aeternum (di cui scrive il testo), Sognando e risognando e Storia di un uomo e di una donna per la Formula 3 e Prima e dopo la scatola per Alberto Radius. Non comporrà più per altri cantanti, ad eccezione di due brani nel 1976.

Battisti a Roma, negli anni settanta

Il 25 marzo 1973 nasce l'unico figlio di Lucio e Grazia Letizia, Luca Filippo Carlo Battisti. Le reazioni della stampa a questo evento causeranno la definitiva rottura tra Battisti e i giornalisti: il 26 marzo Sogno pubblica un articolo su un fantomatico e improbabile flirt tra Battisti e l'attrice di cinema erotico Zeudi Araya[120], il 27 marzo due fotografi irrompono violentemente nella stanza della clinica dove si trovava Battisti iniziando a scattare fotografie all'impazzata e costringendo Battisti a cacciarli via in malo modo, chiudendosi per oltre quattro giorni in una stanza della clinica insieme alla moglie e al figlio[121]; in risposta a questo isolamento, Novella 2000 scrive che il cantante «ha paura anche delle ombre», tracciando un ritratto di Battisti tirchio, burbero e apatico[122]. Nel periodo successivo la stampa non allenta la presa, anzi la ricerca dello scoop assume sempre di più l'aspetto di una caccia: il 14 maggio Novella 2000 documenta con un lungo articolo l'affissione della notifica di una grossa multa sulla porta della casa milanese di Battisti[123], mentre il 10 giugno TV Sorrisi e canzoni titola in prima pagina «abbiamo stanato col teleobiettivo Lucio, figlio e moglie in un misterioso rifugio in Brianza pieno di provviste»[124], dove Battisti stava facendo costruire una villa accanto a quella di Mogol (precisamente a Dosso di Coroldo, comune di Molteno)[125], dove vivrà per il resto della sua vita.

Il suo distacco dalla stampa e dalle esibizioni dal vivo diventa, a questo punto, totale: sul finire dell'anno, arriva infatti a rifiutare un'intervista per Enzo Biagi e a rifiutare una richiesta di Gianni Agnelli, che gli chiese di esibirsi al Teatro Regio di Torino in uno spettacolo sponsorizzato dalla FIAT, per un compenso di 2 miliardi di lire[126].

A settembre[127] pubblica l'album Il nostro caro angelo accompagnato dal singolo La collina dei ciliegi/Il nostro caro angelo. Negli arrangiamenti, per la prima volta, compaiono con una certa importanza gli strumenti elettronici mentre si riduce il peso di archi e fiati, punto fermo dei lavori realizzati negli anni precedenti. L'album vende 500 000 copie[128][129] ed è il secondo album più venduto del 1973, preceduto da Il mio canto libero[54].

Nello stesso anno, inoltre, Battisti compare per la prima e unica volta nella locandina di un film, per la colonna sonora di La circostanza di Ermanno Olmi, nella quale compaiono canzoni precedentemente scritte da Battisti per la Formula 3[130].

La svolta di Anima latina[modifica | modifica sorgente]

Battisti e Grazia Letizia Veronese nel marzo del 1974

Alla fine del 1974, ispirato da un viaggio in Sudamerica con Mogol, Battisti pubblica Anima latina: probabilmente il suo disco più ambizioso, complesso e sfaccettato[131], originale tentativo di fusione delle sonorità latine con alcune delle modalità espressive tipiche del progressive (brani lunghi, dall'orchestrazione e strumentazione estremamente composita e stratificata; ampio uso di sintetizzatori). È un disco che, come dirà lo stesso Battisti, è votato alla valorizzazione del ritmo, reso a tratti ossessivo nelle sezioni per fiati, cori e percussioni; i testi si fanno sempre più criptici, quasi esoterici, in controtendenza col modo di scrivere di Mogol, tradizionalmente ispirato alla quotidianità; ed il canto di Lucio è soffuso e volutamente tenuto a volume basso nel mixaggio, alla pari con gli altri strumenti, tanto da essere talvolta quasi impercettibile.

Tra i brani che ottengono maggior riscontro, la stessa Anima latina, con un testo che Mogol ritenne essere il più bello da lui mai scritto[132]; Due mondi, una frenetica ballata in crescendo a metà strada tra il genere salsa e la tradizione sudamericana, in cui duetta con la brava cantante monzese Mara Cubeddu; Anonimo, una canzone che parla delicatamente dell'iniziazione di un fanciullo ai rapporti sessuali e che reca in coda una singolare citazione de I giardini di marzo; e Macchina del tempo, giustapposizione di più linee melodiche che formano il brano musicalmente più complesso dell'album, incentrato sulle estreme conseguenze dell'alienazione per sofferenza amorosa. Nonostante l'osticità della proposta (nessuna canzone è davvero rimasta nella memoria collettiva), il disco ottiene vendite eccezionali, rimanendo in classifica per 65 settimane (a tutt'oggi il record per un disco di Battisti[133]).

1975-1980: gli ultimi successi e la fine del sodalizio[modifica | modifica sorgente]

Tra maggio e giugno del 1975 parte per un viaggio negli Stati Uniti visitando New York, San Francisco e Los Angeles, città dove lo raggiungono anche Mogol e la compagna (che sposerà un anno dopo) Grazia Letizia Veronese; l'ultima tappa, Nashville, viene eliminata in favore di una permanenza più lunga a Los Angeles. Durante questo periodo Battisti assorbe le novità musicali nello stile e nella tecnica di registrazione, in particolare le sonorità della disco music. La RCA gli propone di realizzare un album con i suoi maggiori successi cantati in inglese per conquistare il mercato statunitense, ma Battisti, contrario a utilizzare brani già pubblicati, dichiara che «è sciocco continuare a guardarsi indietro» pur confessando di essere «eccitato dall'idea di incidere un album qui». Inoltre risale a questo soggiorno la bozza di una canzone, ispirata dall'autostrada americana Interstate 5 e provvisoriamente intitolata San Diego Freeway, che sarebbe poi diventata Ancora tu[134][135].

Il 16 luglio 1975, poco dopo il suo rientro in Italia, il figlio di Lucio (Luca Battisti, all'epoca di due anni e quattro mesi) sfugge per poco a un tentativo di rapimento, che la stampa dell'epoca attribuisce all'Anonima sequestri[136]. Il piccolo Luca, che giocava in un parco pubblico della periferia di Milano, sfuggì ai rapitori solo grazie al pronto intervento della babysitter. Da questo momento in poi Battisti, la compagna e il figlio Luca iniziano a recarsi a Londra sempre più spesso, a quanto sembra anche (se non principalmente) per paura dei rapimenti[137].

Lucio Battisti nella seconda metà degli anni settanta

Il 17 settembre nello studio di registrazione Il mulino di Anzano del Parco venne organizzato un incontro tra Mogol, Battisti, il direttore della rivista di controcultura Re Nudo Andrea Valcarenghi e alcuni personaggi che facevano parte dell'ambiente della rivista, tra cui Nanni Ricordi, Gianfranco Manfredi con la sua fidanzata Mirella Lisignoli e Cesare Montalbetti con la fidanzata Wanda Spinello, alla presenza del giornalista Renato Marengo. L'incontro venne organizzato per far ascoltare in anteprima le tracce del nuovo album di Battisti, discutendo la partecipazione di Battisti al Festival del proletariato giovanile di Parco Lambro del 1976, che era organizzato dalla rivista e a cui Battisti intendeva partecipare per farsi conoscere dai frequentatori del festival, particolarmente attenti al genere di musica trattato da Battisti in Anima latina ma solitamente poco interessati alla musica italiana. Durante l'incontro vennero ascoltati i brani con spiegazioni di Mogol per il testo e Battisti per le scelte musicali; sul brano Io ti venderei, però, Mirella Lisignoli e Wanda Spinello sollevarono una polemica sul maschilismo del testo che Mogol non condivideva; tuttavia sul momento non ci fu un vero scontro, tanto che a seguito dell'incontro Mogol organizzò una partita di calcio. La collaborazione sfumò definitivamente quando, il 12 dicembre, Marengo pubblicò un articolo su Nuovo Sound nel quale criticò l'esasperato atteggiamento femminista delle fidanzate di Montalbetti e Manfredi asserendo che «il femminismo serio è un'altra cosa, per fortuna»[138] suscitando l'ira di Manfredi e degli altri organizzatori di Re Nudo[139][140].

A settembre realizza due filmati con la regia di Ruggero Miti e Cesare Montalbetti in cui canta Ancora tu e La compagnia: secondo il giornalista e autore televisivo Michele Bovi si tratta del primo videoclip italiano, che anticipa di circa 2 mesi anche quello di Bohemian Rhapsody dei Queen (spesso considerato erroneamente il primo videoclip della storia della musica)[141].

Nel gennaio 1976, quando i brani del nuovo album sono pronti, cede Un uomo che ti ama a Bruno Lauzi e Io ti venderei a Patty Pravo; Ancora tu fu offerta a Mina, ma la cantante la rifiutò.[142] A febbraio[142] il nuovo album, influenzato dai ritmi della disco music e intitolato Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso, eccetera viene pubblicato, accompagnato dal singolo Ancora tu/Dove arriva quel cespuglio. L'album vende circa 500000 copie[143] ed è il 3º album più venduto del 1976[56].

Il 3 settembre 1976[144] si sposa in matrimonio civile con Grazia Letizia Veronese.

In questo periodo accoglie la proposta fattagli dalla RCA l'anno precedente e inizia a lavorare ad un album in lingua inglese sulla base dei nuovi brani che stava componendo per il suo prossimo album. Alla traduzione dei testi lavora Marva Jan Marrow, una cantautrice statunitense immigrata in Italia dove faceva parte già da tempo della Numero Uno. Realizzati i provini, si reca con la Marrow in California per la realizzazione del disco e il 4 ottobre[145] iniziano le sessioni di registrazione. Alla fine del lavoro, dopo circa nove mesi, Mogol, non contento del fatto che il significato originale venisse perso e secondo Marva Jan Marrow invidioso del risultato raggiunto[146][147], decise di far riscrivere i testi da capo affidando l'incarico a Peter Powell, chiedendogli di tradurli in maniera più letterale.

Battisti sulla copertina della rivista Ciao 2001, dedicata all'uscita di Una giornata uggiosa

L'album in italiano, realizzato sempre in California, viene pubblicato nel marzo 1977[148] con il titolo di Io tu noi tutti, accompagnato dal singolo Amarsi un po'/Sì, viaggiare. Il disco è il 2º album più venduto dell'anno[57].

L'album in inglese, intitolato Images, invece viene pubblicato ad agosto[149] sul mercato statunitense e inglese. Contiene i brani presenti su Io tu noi tutti (tranne L'interprete di un film, Ami ancora Elisa e Questione di cellule) con l'aggiunta di La canzone del sole e Il mio canto libero. L'album, però, ottiene scarsissimo successo: tra le cause del fiasco ci furono i difetti nella pronuncia inglese di Battisti[150], i testi tradotti male e in maniera troppo letterale per conservare un senso in una lingua diversa[150] e la scarsa pubblicizzazione del disco da parte della RCA[151]. Per alleggerire le perdite, la RCA Italiana a settembre commercializza l'album anche in Italia, dove ottiene comunque scarso successo e si piazza al 59º posto nella classifica degli album più venduti[57].

Nell'ottobre del 1978[152] Battisti pubblica l'album Una donna per amico, accompagnato dal singolo Una donna per amico/Nessun dolore. Una donna per amico fu il 4º album più venduto del 1978[58] e le sue vendite sono stimate tra 600 000[10] e 1 000 000[153] di copie, affermandosi come il più grande successo commerciale della carriera di Lucio Battisti.

In questo periodo Battisti realizza anche un secondo album in inglese che sarebbe dovuto essere il secondo tentativo di sfondare nel mondo anglofono dopo Images e che si sarebbe dovuto chiamare Friends o A Woman As A Friend[154]; avrebbe dovuto contenere i brani pubblicati su Una donna per amico (tranne Maledetto gatto e Al cinema) con l'aggiunta di Ancora tu ed E penso a te, ma a seguito di pareri negativi e scoraggianti da parte di discografici e collaboratori, Battisti decise di non pubblicare il disco; solo Baby It's You (Ancora tu) e Lady (Donna selvaggia donna) saranno pubblicate in un singolo nel 1979, senza particolare successo. Le registrazioni delle tracce dell'album sono ad oggi inedite (sebbene circolino da tempo su Internet[155]).

Nel febbraio del 1980[156] pubblica l'album Una giornata uggiosa, accompagnato dal singolo Una giornata uggiosa/Con il nastro rosa. Fu il 5º album più venduto del 1980[59].

Il 4 luglio 1980 avviene la sua ultima apparizione televisiva (avvenuta, si dice, per aver perso una scommessa con degli amici), nella quale canta in playback Amore mio di provincia nella trasmissione Music & Gasle della televisione svizzera di lingua italiana[157]. Da questo momento il silenzio di Battisti sarà totale.

La fine della collaborazione con Mogol[modifica | modifica sorgente]

« Il nostro rapporto è il rapporto di due persone di questo tempo che dopo tanti anni di lavoro assieme […] improvvisamente, per divergenze di interessi, si sono messi ognuno su una sua rotaia, su una sua strada, per cui adesso da quattro o cinque anni a questa parte ci vediamo al massimo un mese all'anno. […] È l'esperienza di due persone che stanno diventando completamente diverse. »
(Battisti parla del rapporto con Mogol, 18 maggio 1979[158])

A Una giornata uggiosa non seguiranno altri album con testi di Mogol. Lo scioglimento, avvenuto silenziosamente e senza litigi[159][160], fu dovuto principalmente alla divergenza artistica tra i due, tra un Mogol ancorato a un universo poetico dai ben saldi punti fermi e un Battisti perennemente impegnato a innovare, a sperimentare e a superare se stesso. La causa occasionale fu la discrepanza nata sulla ripartizione dei diritti d'autore: gli introiti infatti andavano per un quarto a Battisti e un quarto a Mogol mentre il rimanente spettava alla società editoriale, la edizioni Acqua azzurra; all'interno di essa, però, Battisti aveva una quota del 40% mentre Mogol controllava appena il 10%. Mogol non era d'accordo con tale ripartizione (più che per questioni economiche, per questione di principio[161][162]) e voleva cambiare le quote azionarie della società, ma da Battisti ricevette solo il silenzio[163].

Su questi eventi sono sorte molte leggende metropolitane: si parlò anche di banali liti di condominio per quanto riguarda la divisione di un piccolo pezzo di terreno[164] o di un tombino[165]; in realtà, a detta di Mogol, questa questione nacque solo anni più tardi[163].

Mentre Mogol inizierà una collaborazione con Riccardo Cocciante, per il quale continuerà a scrivere testi simili a quelli che scriveva per Battisti secondo il suo consueto stile alato e sognatore, Lucio continuò la sua strada con Velezia (pseudonimo di Grazia Letizia Veronese) prima e con Pasquale Panella poi, soddisfacendo il suo bisogno di esplorare nuove mete, nuovi orizzonti, nuove esperienze musicali.

Dopo Mogol[modifica | modifica sorgente]

1981-1985: E già e l'incontro con Panella[modifica | modifica sorgente]

Lucio Battisti nel 1982

Dopo essersi liberato del rapporto con Mogol, Battisti attraversò un periodo felice e spensierato durante il quale si dedicò ad hobby come il windsurf (praticato assieme all'amico Adriano Pappalardo)[166].

Nel settembre 1982 pubblica l'album E già, lavoro che lascia spiazzato il suo pubblico: si tratta infatti di un disco decisamente diverso dai precedenti, composto di melodie più brevi (solo un brano su 12 supera i quattro minuti di durata), su arrangiamenti completamente elettronici, dove gli unici strumenti sono i sintetizzatori mentre archi e chitarre sono totalmente assenti. I testi di E già sono scritti dalla moglie Grazia Letizia Veronese sotto lo pseudonimo Velezia; tuttavia, i numerosi spunti autobiografici presenti nei testi (come la passione per il Windsurf e la gioia di fare e ascoltare musica) fanno ritenere da parte della critica che autore o almeno coautore dei medesimi sia lo stesso Battisti[166].

Il disco, pur conquistando il primo posto in classifica[133], non ebbe il riscontro di vendita dei precedenti, complici l'assoluta mancanza di promozione (alla quale Battisti era strenuamente contrario) e caratteristiche eccessivamente "avanzate" per il mercato musicale italiano, come le sonorità elettroniche, cui molti musicisti anglosassoni peraltro facevano già ampiamente ricorso.

E già, oltre che per il suo valore musicale, viene ricordato per il messaggio che Battisti volle comunicare: era avvenuto un cambiamento radicale, e nulla sarebbe più rimasto come prima[167].

Tra il 1982 e il 1983 collabora con Adriano Pappalardo alla realizzazione degli album Immersione e Oh! Era ora: è proprio durante la lavorazione di Oh! Era ora che conosce il paroliere romano Pasquale Panella, che aveva scritto i testi dell'album.

1986-1994: la collaborazione con Pasquale Panella[modifica | modifica sorgente]

La copertina dell'album Hegel (1994). A causa del colore di sfondo di quasi tutte le copertine degli album con Panella e del loro stile minimalistico, l'ultimo periodo di Battisti viene spesso chiamato "periodo bianco"[168].

Nella seconda metà degli anni ottanta comincia la collaborazione tra Lucio Battisti e Pasquale Panella, l'ultima fase della carriera del musicista. In questo periodo pubblica cinque album musicalmente molto avanzati, che continuano l'esplorazione musicale iniziata con E già trattando generi musicali all'epoca emergenti nella scena musicale italiana (come la musica rap, techno e eurodance); i testi di Panella sono molto diversi da quelli scritti in precedenza da Mogol: di difficile comprensione, sono densi di giochi di parole e doppi sensi[169]. Per volere di Battisti gli album non vengono pubblicizzati in alcun modo nei mass media[170]; saranno accolti dal pubblico con un successo via via calante e dalla critica con pareri estremamente discordi.

Nel marzo del 1986[171] Battisti torna sul mercato discografico con l'album Don Giovanni. Gli arrangiamenti sono meno elettronici rispetto al precedente E già e coniugano sonorità sintetiche con quelle tradizionali. La critica accoglie l'album con pareri molto contrastanti: Michele Serra scrive che «Don Giovanni ridimensiona gran parte della musica leggera degli ultimi dieci anni»[172], mentre Gianfranco Manfredi dichiara senza mezzi termini che «il disco è una palla»[173]. Don Giovanni comunque ottiene un buon successo commerciale: vende 350 000 copie[174] e risulta essere il terzo album più venduto dell'anno[175].

Il 7 ottobre 1988[176] esce l'album L'apparenza. Su richiesta di Panella stesso, a partire da questo album la tecnica di scrittura dei brani viene invertita, con Panella che scrive i testi e Battisti che successivamente scrive la musica sopra[177]; anche per questo motivo in questo album la struttura tradizionale della canzone comincia ad essere utilizzata sempre di meno. Con L'apparenza le vendite registrano un calo rispetto al precedente Don Giovanni: l'album è il 17º disco più venduto dell'anno[178], con poco più di 200 000 copie vendute[174].

Il 10 ottobre 1990[179] esce La sposa occidentale, pubblicato dalla CBS (e non dalla Numero Uno, come era accaduto per gli album precedenti). Nonostante le 400 000 copie vendute[180] l'album si piazzò solo al 34º posto nella classifica[181] e non ottiene successo tra il grande pubblico. In questo periodo tra il grande pubblico comincia a farsi strada un sentimento di nostalgia verso il Battisti con Mogol, più classico e immediato, rinnegando la produzione recente di Battisti.

Il 6 ottobre 1992[182] pubblica Cosa succederà alla ragazza, stavolta sotto l'etichetta Columbia, nel quale esplora generi musicali nuovi come la musica rap e techno. Dal punto di vista commerciale rappresentò un ulteriore passo indietro piazzandosi al 57º posto nella classifica degli album più venduti, dove invece ottiene più successo una raccolta di vecchi brani scritti con Mogol, Le origini (al 26º posto)[183]. Per quanto riguarda la critica Mario Luzzatto Fegiz scrisse che «Cosa succederà alla ragazza è un disco senza amore, un incubo»[184]; Alfredo Saitto parlò di «insulto al suo pubblico e alla sua stessa musica»[184]; Fabrizio Zampa dichiarò che «ricorda le sofferenze di Fantozzi al cineclub»[184]; al contrario, Marco Mangiarotti scrisse che «Cosa succederà alla ragazza è un altro capolavoro»[184].

Per puro caso, nell'estate del 1993 Battisti incontra Adriano Celentano; da questo incontro nasce l'idea di realizzare un album a tre insieme a Mina che si sarebbe dovuto chiamare H2O. Celentano diede appuntamento a Battisti a casa sua per tre giorni dopo, per discutere i particolari, ma il molleggiato dimenticò l'appuntamento e da quel momento Battisti diventò irraggiungibile. Celentano riuscì a contattarlo di nuovo solo dopo circa venti giorni, quando Battisti disse di essere occupato e di non avere tempo e che avrebbe telefonato in caso avesse voluto partecipare; nonostante l'idea fosse stata approvata anche da Mina, la telefonata di Battisti non arrivò e il progetto sfumò[185].

Nel gennaio 1994, quando il suo nuovo disco è quasi pronto, Battisti decide di non rinnovare il contratto con la Sony.[186] L'album, intitolato Hegel, viene pubblicato il 29 settembre di quell'anno[187] per la Numero Uno; musicalmente è molto vicino all'eurodance, mentre i testi contengono numerosi riferimenti al filosofo tedesco Georg Wilhelm Friedrich Hegel. Si piazzò al 68º posto della classifica degli album più venduti[188]. La critica, come al solito, fu estremamente discorde nel giudicare l'album: Sandro Veronesi dichiarò che «di Hegel si può anche guardare solo le figure […] e poi dire in coro che "Mogol-Battisti però era un'altra cosa", ma esaminato poco più attentamente […] finisce di farci vedere quanto è piccina, in confronto, l'attuale musica italiana»[189] mentre Gigio Rancilio parlò della musica di Battisti come di «uno scandalo non più accettabile»[189]. Nel periodo della pubblicazione di Hegel Panella dichiara che non scriverà più testi per Battisti[190].

1994-1998: gli ultimi anni e la morte[modifica | modifica sorgente]

Negli anni trascorsi dall'uscita del suo ultimo disco al 1998, si parlerà con insistenza di un riavvicinamento artistico tra Lucio e Mogol[191], ma tali voci non troveranno mai conferma e, comunque, non si concretizzeranno.

Nell'autunno del 1996, data la regolarità biennale seguita a partire da Don Giovanni, molti si aspettavano la pubblicazione di un nuovo album da parte di Battisti, ma così non fu, e da quel momento cominciarono a circolare voci sull'esistenza di un fantomatico nuovo album, che non sarebbe stato ancora pubblicato a causa delle difficoltà da parte di Battisti nel trovare un accordo con le case discografiche, che non avevano accettato le sue richieste, troppo alte in rapporto al calo delle vendite degli ultimi album.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Postumo (Lucio Battisti).

Il 27 febbraio 1997 viene scoperto l'asteroide "9115 Battisti", intitolato in onore del musicista[192].

Durante l'estate del 1997 su Rai Uno la trasmissione televisiva Va ora in onda lancia la moda degli "abbattistamenti" aprendo l'omonima rubrica nel programma, nella quale vengono segnalati dai fan presunti "avvistamenti" di Lucio Battisti in tutta Italia, trasmettendone anche fotografie e video[193].

Nel 1998 le voci circolanti sull'album di Battisti ancora non pubblicato vengono sfruttate dal giornalista Franco Zanetti per realizzare un pesce d'aprile: il 30 marzo, infatti, pubblicò sul sito rockol.it una notizia che destò scalpore: Lucio Battisti, a causa di problemi nel trovare una casa discografica, pubblicava il suo nuovo disco (chiamato L'asola) su Internet[194], nel neonato sito www.luciobattisti.com. Numerosissimi giornali riportarono la notizia (come il Corriere della Sera[195], la Repubblica[196] e altre importanti testate nazionali). Il giorno successivo un altro articolo sullo stesso sito[197] dichiarava che si era trattato solo di un pesce d'aprile (spostando l'accento sul nome del disco si ottiene "La sola", termine romanesco equivalente a "fregatura") messo in scena dalla stessa redazione del sito; anche il sito www.luciobattisti.com era stato realizzato da Zanetti. A causa dell'enorme rilievo che i mass media diedero alla notizia, ancora nei mesi successivi alcuni giornalisti indicarono erroneamente L'asola come ultimo album di Battisti[198].

Tra il 29 e il 30 agosto 1998 si diffonde la notizia del ricovero di Battisti in una clinica milanese[198][199]. Durante gli 11 giorni di ricovero, per volere della stessa famiglia, non viene diffuso alcun bollettino medico[200]. Il 6 settembre le sue condizioni si aggravano e l'8 viene spostato nel reparto di terapia intensiva dell'Ospedale San Paolo di Milano[201]. Lucio Battisti muore la mattina del 9 settembre 1998, all'età di 55 anni; le cause della morte non sono state comunicate ufficialmente: il bollettino medico riporta solamente che «il paziente, nonostante tutte le cure dei sanitari che lo hanno assistito, è deceduto per intervenute complicanze in un quadro clinico severo sin dall'esordio»[202]. Secondo alcune voci non confermate il musicista sarebbe morto per tumore[5][203]; altre voci parlano invece di glomerulonefrite[204]. Ai funerali, celebratisi in forma strettamente privata a Molteno, furono ammesse appena 20 persone, tra le quali Mogol[205].

Dal 1998 a oggi: avvenimenti recenti[modifica | modifica sorgente]

A distanza di quindici anni dalla morte la popolarità di Battisti rimane ancora alta: i suoi brani vengono spesso interpretati dagli artisti della scena musicale attuale in tributi e manifestazioni in suo onore, e album o raccolte di suoi brani sono tornati nelle classifiche dei dischi più venduti nel 1999[206], 2004[207], 2005[208], 2006[209], 2007[210], 2008[211], 2009[212], 2010[213] e 2011[214]; secondo il 75% dei giovani, nell'estate 2009 Battisti è stato l'artista più cantato nelle spiagge italiane[215].

La vedova Grazia Letizia Veronese ha deciso di adottare una politica fortemente protezionistica, bloccando manifestazioni (come è accaduto nel 2006 per il festival Un'avventura, le emozioni di Molteno, ai cui organizzatori fu intentato un ricorso[216], perso in appello dalla famiglia del cantautore nel settembre 2013; nell'aprile 2014 gli avvocati della famiglia hanno notificato il ricorso in Cassazione) e pubblicazioni di album e video (come nel caso del videoclip per la versione dei Delta V di Prendila così (2004)[217], di un DVD dei Dik Dik (2005)[218] e dell'autorizzazione per l'apparizione di immagini di Battisti nella scenografia per il brano Buonanotte all'Italia in un concerto di Luciano Ligabue (2008)[219][220]), non senza sollevare polemiche e dibattiti nelle file degli appassionati, tra chi considera ciò una giusta protezione contro chi specula sull'arte del musicista e chi invece critica il continuo annullamento di iniziative in sua memoria.

Il 6 settembre 2013, pochi giorni dopo la sentenza del Tribunale di appello di Milano che ha assolto il comune di Molteno, condannando gli eredi dell'artista a versare al comune brianzolo circa 50.000 euro, la salma viene traslata dal cimitero del piccolo comune lecchese per essere trasferita a quello di San Benedetto del Tronto dove, il 9 settembre 2013, quindici anni esatti dalla morte, viene cremata e le ceneri conservate dalla famiglia[221]. Nel comune brianzolo rimane la villa di famiglia e la cappella, oramai vuota.

Eredità delle opere battistiane ai giorni nostri[modifica | modifica sorgente]

Il profilo di Lucio Battisti, con la folta chioma entrata nell'immaginario collettivo, come compare nella copertina dell'album Emozioni

Alla sua scomparsa, Battisti ha lasciato 19 album ufficiali. I brani scritti con Mogol sono rimasti nella memoria collettiva al punto che alcune frasi dei testi sono entrate nel linguaggio comune alla pari dei proverbi: tra queste, «lo scopriremo solo vivendo»[222], tratta da Con il nastro rosa, e la frase «una donna per amico» con i suoi derivati[223] (es. «un cane per amico»), tratta dal brano Una donna per amico; un'ulteriore dimostrazione è che all'inizio degli anni ottanta, la frase «Le discese ardite e le risalite», tratta dal brano musicale Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi…, fu scelta dalle Brigate Rosse come titolo per un loro documento programmatico[224]. La grande influenza di Battisti nell'attuale produzione musicale è testimoniata dal grande numero di artisti musicali che hanno dichiarato la loro stima verso di lui: tra i molti Claudio Baglioni[225], David Bowie[226], Cesare Cremonini[227][228][229][230], Francesco De Gregori[231], Zucchero[232], Gianluca Grignani[233], Luciano Ligabue[234][235][236][237], Fiorella Mannoia[238], Mia Martini[239], Ennio Morricone[240], Gianna Nannini[241], Max Pezzali[235], Eros Ramazzotti[242], Vasco Rossi[243], Tricarico[244], Laura Pausini, Marcella Bella, Jose Feliciano, Pete Townshend[245][246], Renato Zero[247][248] e Verdena[249].

Innovazioni introdotte da Battisti[modifica | modifica sorgente]

« Un artista non può camminare dietro il suo pubblico, un artista deve camminare davanti. »
(Lucio Battisti[250])

Oltre alla sua produzione, Lucio Battisti ha lasciato in eredità alla musica italiana un consistente numero di innovazioni tecniche e stilistiche, derivate dalla fusione della tradizione melodica italiana con le sonorità nuove della musica rock e pop internazionali. L'opera battistiana risulta essere stata particolarmente efficace nell'aver continuato a traghettare la musica "leggera" italiana verso la modernità e la molteplicità dei linguaggi musicali, offrendo in ogni fase dell'esperienza artistica un interessante sovrapporsi di tonalità e testo lirico.

Dal punto di vista stilistico, l'artista fu spesso anticipatore di generi e mode che sarebbero esplose di lì a poco: da citare l'album Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso, eccetera (1976), di stampo disco music, e Cosa succederà alla ragazza (1992), disco molto vicino al rap e alla techno. Le sonorità innovative degli ultimi dischi di Battisti, in particolare da La sposa occidentale in poi, sono divenute, sia pure in contesti spesso più melodici e tradizionali, patrimonio comune degli arrangiamenti delle canzoni di moltissimi artisti italiani. Inoltre Battisti fu uno dei primi cantanti in Italia a riuscire ad affermarsi pur non avendo una voce tecnicamente perfetta.

Battisti, apprezzato anche come tecnico in sala di registrazione, fu tra i primi in Italia a utilizzare la tecnica di capovolgere i nastri nelle registrazioni, già a partire dal brano Era del 1967[251].

Discografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Discografia di Lucio Battisti e Brani musicali di Lucio Battisti.
Battisti insieme a Mogol

Album[modifica | modifica sorgente]

Singoli[modifica | modifica sorgente]

Brani affidati ad altri interpreti[modifica | modifica sorgente]

Insieme a Mina, durante i preparativi del duetto del 23 aprile 1972
Gtk-go-forward-ltr.svg Per l'elenco completo dei brani affidati ad altri interpreti, vedi Brani musicali di Lucio Battisti#Brani scritti ed affidati ad altri interpreti.

Gli inediti[modifica | modifica sorgente]

A partire dalla seconda metà degli anni novanta sono stati rinvenuti e quindi divulgati al pubblico, sia attraverso la radio e la televisione sia (in modo non sempre regolare) attraverso la distribuzione peer2peer (Napster, WinMX, eMule, ecc.), numerosi brani inediti o versioni alternative che l'artista di Poggio Bustone aveva accumulato durante la sua carriera scartandoli, modificandoli o riscrivendone ora il testo, ora l'arrangiamento.

Si possono dividere i brani inediti in quattro gruppi:

  • Brani scritti con Roberto Matano tra il 1964 e il 1966, alcuni dei quali furono ripresi e riadattati in seguito con Mogol, di cui rimane la registrazione su nastro magnetico di Battisti;
  • Canzoni scritte originariamente per altri cantanti a cui Battisti ha lasciato la registrazione di una sua versione da usare come linea guida;
  • Prove di registrazione e versioni alternative di brani pubblicati;
  • Brani del tutto inediti, che non furono pubblicati in alcun modo e di cui non esiste alcuna versione edita.

Altre attività[modifica | modifica sorgente]

La Nazionale Cantanti[modifica | modifica sorgente]

Lucio Battisti ha giocato la prima partita della Nazionale italiana cantanti, disputata contro la Nazionale Attori il 2 ottobre 1975: si era trattato di un caso isolato che non ebbe seguito negli anni successivi fino al 1981, anno in cui l'iniziativa venne istituzionalizzata (ma Battisti non partecipò più)[254][255].

La pittura[modifica | modifica sorgente]

L'interesse di Battisti per la pittura, sin dalla fine degli anni Sessanta, è ben documentato e può essere desunto dalle sue stesse dichiarazioni: nella lunga intervista-autobiografia rilasciata per Sogno nel dicembre 1970 cita il disegno come uno dei suoi hobby[16]; in un articolo del gennaio 1970 viene fotografato in una trattoria mentre disegna fumetti[256]; nell'intervista a Renato Marengo del dicembre 1974 confronta musica e pittura e citando il lascito artistico di Picasso[257]; in un'intervista del 1978, rispondendo ad una domanda sulle attività del tempo libero, si definisce «un pittore astratto»[258]. L'amico Pietruccio Montalbetti ricorda con schiettezza che Lucio «[…] credeva d'essere un pittore; amava l'astrattismo, era attratto dai colori, dalla loro potenza, ma pittore non lo era affatto».[259]

L'impegno di Battisti nelle arti figurative, tuttavia, è sempre rimasto nella dimensione dell'hobby, e nel corso della sua vita il cantautore non ha mai divulgato o esposto in pubblico alcuna sua opera. Le uniche eccezioni sono un bozzetto autografato disegnato all'epoca della partecipazione a Sanremo 1969[260] e intitolato «Occhi sulla sabbia» e, soprattutto, le cinque copertine degli album scritti con Pasquale Panella. Un dipinto riportante la firma di Battisti è inquadrato per pochi secondi nel documentario Pensieri e parole trasmesso nel 2004 da Rete 4, nel momento in cui viene citata questa passione di Battisti.[261]

Il 21 marzo 2009, in un servizio di Striscia la notizia, Andrea Barbacane (figlio di Albarita Battisti e quindi nipote di Lucio) ha mostrato alcuni quadri che venivano presentati come dipinti di Battisti, motivando l'apparizione televisiva con il desiderio di Alfiero Battisti (il padre di Lucio ed Albarita, all'epoca scomparso da pochi mesi) di far conoscere questa attività parallela del musicista reatino. Le tele, che a detta di Barbacane erano state dipinte tra il 1969 e il 1972, hanno per nome i titoli delle stesse sue canzoni.[262] Nel sito quadriluciobattisti.com, aperto poco dopo il servizio di Striscia, si può trovare l'elenco completo dei dipinti con la relativa immagine e descrizione; lo stile e la firma sono simili a quelle del quadro visibile nel documentario di Rete 4, quadro che non è compreso tra gli 11 della collezione. Ben presto ha suscitato perplessità il fatto che tra i titoli dei quadri (Macchina del tempo, Prigioniero del mondo, Sognando e risognando, Gente per bene e gente per male, Respirando, Due mondi, La canzone della terra, Una, Una giornata uggiosa, La collina dei ciliegi, Apparenza) figurassero canzoni che, negli anni indicati come periodo di realizzazione, non erano ancora state scritte (con un anticipo che, nel caso de L'apparenza, arriva a più di 15 anni).

Dal 14 settembre al 2 ottobre 2011, nello spazio espositivo AuditoriumArte dell'Auditorium Parco della Musica di Roma, si è tenuta la mostra Battisti, il tratto delle emozioni, curata da Gianni Borgna e Carla Ronga, in cui sono stati esposti al pubblico i suddetti quadri.[263][264][265][266] Intervistato dai giornalisti, Andrea Barbacane ha dichiarato di non sapere come sia possibile che alcune tele portino nomi di canzoni scritte successivamente alla realizzazione del quadro.[267]

L'11 ottobre il figlio di Battisti, Luca, e la vedova Grazia Letizia Veronese, per mezzo dei loro legali, hanno palesato il loro dubbio sull'autenticità dei quadri esposti nella mostra, dichiarando di «aver interpellato sia la Fondazione Musica per Roma che i curatori della mostra Gianni Borgna e Carla Ronga, al fine di conoscere la provenienza delle opere esposte, ma di non aver ricevuto alcun chiarimento».[268] Gianni Borgna ha replicato che le tele erano in casa di Alfiero Battisti, da cui sono state regolarmente acquistate, e ha affermato di avere «tutti gli elementi per ritenere che si tratti di opere autentiche».[269][270]

Note[modifica | modifica sorgente]

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  38. ^ In molti articoli tra la fine del 1967 e l'inizio del 1968 in Ciao amici, Giovani e Big. Qualche anno dopo Mario Luzzatto Fegiz ricorderà la vicenda in un articolo del Corriere della Sera, Grazia Letizia, la moglie che l'ha sempre scortato nelle trattative discografiche, pubblicato il 1º settembre 1998 a pagina 13. Fegiz sbaglierà però clamorosamente l'anno, parlando del Cantagiro del 1973 al posto di quello, corretto, del 1968 in cui Battisti gareggiava
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  90. ^ «Guarda che io non mi interesso assolutamente di politica, non me ne sono interessato mai. È proprio fuori dal mio mondo. […] anche volendo non troverei il tempo per comprendere che cosa vogliano la sinistra e la destra.» Frase pronunciata da Battisti a Renato Marengo nel novembre del 1974, come riportato su Renato Marengo (2010), op. cit., pagina 98; riferimenti a tale dichiarazione sono reperibili anche nei seguenti articoli di presentazione del libro di Marengo:
  91. ^ Intervista a Walter Calloni, su Francesco Marchetti (2008), op. cit., pagina 121 «Lucio Battisti non voleva parlare assolutamente di politica. Lavorava sulle emozioni. Desiderava dare emozioni alla gente a prescindere dal fatto che fosse politicamente di destra o di sinistra.»
  92. ^ Emanuela Grigliè, Il viaggio è un sogno che ho realizzato in City, 11 maggio 2010. URL consultato il 17 maggio 2010.
  93. ^ Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro (2008), op. cit., pagina 85 «Noi pensavamo a un discorso artistico indipendente dai dogmi politici, ideologici e partitici.»
  94. ^ Gianfranco Salvatore (2000), op. cit., pagina 168
  95. ^ «Io finanziare Ordine Nuovo? Chi mi conosce sa che faccio fatica anche a pagare il biglietto del tram.» Frase pronunciata da Battisti a Gianfranco Manfredi, come riportato su Tullio Lauro e Leo Turrini (1995), op. cit., pagina 155
  96. ^ Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro (2008), op. cit., pagina 99
  97. ^ Tullio Lauro e Leo Turrini (1995), op. cit., pagina 151
  98. ^ Gloria Pozzi, I missini: noi siamo più innovativi di lui. L'"Unità": disimpegnato ma adorabile in Corriere della Sera, 29 settembre 1992. URL consultato il 30 giugno 2013.
  99. ^ Luigi Manconi, con Valentina Brinis, La musica è leggera. Racconto su mezzo secolo di canzoni, Milano, Il saggiatore, 2012, pp. 263-267.
  100. ^ Luciano Lanna e Filippo Rossi, Fascisti immaginari. Tutto quello che c'è da sapere sulla destra, Firenze, Vallecchi, 2003, pp. 60-81.
  101. ^ Edmondo Berselli, «Io, Tenco, Paoli e gli altri amici e nemici in musica» in la Repubblica, 29-10-2006.
  102. ^ Dieci anni fa moriva Lucio Battisti… in Gioventù italiana, 8 settembre 2008. URL consultato il 13 settembre 2009.
  103. ^ Gianfranco Salvatore (2000), op. cit., pagina 169
  104. ^ Leo Turrini (2008), op. cit., pagina 63 «Che Battisti e Mogol, ragionando sulle immagini che dovevano introdurre Il mio canto libero, pensassero a Freda e Ventura, gli imputati «neri» per la strage di piazza Fontana, non era una forzatura. Era un delirio, punto e basta.»
  105. ^ Pino Casamassima (2002), op. cit., pagina 135
  106. ^ a b Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro (2008), op. cit., pagina 97 D: «Perché dicevano che eravate di destra?»
    R: «A causa di una fotografia che fu messa sulla copertina di un album. C'erano molte braccia levate in alto.»
    D: «Il saluto fascista?»
    R: «Ma quale saluto fascista. Era un'invocazione a due mani.»
  107. ^ Antonio Zamparelli, Camerata Lucio Battisti… Presente? in Lo Stregatto, 23 aprile 2010. URL consultato il 15 agosto 2011.
  108. ^ Leo Turrini (2008), op. cit., pagina 62 «… dobbiamo accennare alla copertina del Mio canto libero. Quella con le braccia tese. E dai. Non fosse bastata la storiella del saluto romano, ecco la cover di un 33 giri destinato a dominare le classifiche del 1973. Cos'era, una provocazione? Un messaggio in codice?»
  109. ^ Elena no / Una in Io Tu Noi Tutti – luciobattisti.info. URL consultato il 31 marzo 2010.
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  112. ^ Umanamente uomo: il sogno in Io Tu Noi Tutti – luciobattisti.info. URL consultato il 1º settembre 2011.
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    «Avete mai litigato tu e Lucio?» «Litigi no. Ci sono stati dei silenzi. Periodi di silenzio.»
  160. ^ Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro (2008), op. cit., pagina 63
    «Ti racconto una storia: quando c'è stato questo allontanamento, dopo ci siamo visti un paio di volte. Una volta eravamo in giardino e si avvicinò la moglie, Grazia, che ci abbracciò tutti e due e disse: «Ma perché avete litigato?» Io le risposi: «Ma io non ho mai litigato». E Lucio anche dicce: «Nemmeno io ho mai litigato con lui». »
  161. ^ Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro (2008), op. cit., pagina 63
    «Io ne facevo un problema non di soldi ma di principio.»
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  167. ^ Si veda il testo del brano di apertura di E già, Scrivi il tuo nome: «Scrivi il tuo nome su qualcosa che vale, mostra a te stesso che non sei un vegetale, e per dimostrare che si può cambiare sposta il confine di ciò che è normale […] il momento migliore per cominciare un'altra vita, un altro stile».
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Vincitore del Festivalbar Successore
Adamo 1969 Lucio Battisti I
Lucio Battisti 1970 Demis Roussos II

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