Marlon Brando

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« Mentire per vivere, ecco cos'è la recitazione. Non ho fatto altro che imparare a esserne consapevole. Tutti voi siete attori, perché siete tutti bugiardi. Quando dici qualcosa che non intendi o quando eviti di dirla, questo è recitare. Recitiamo tutti, alcuni vengono pagati per farlo. Devi essere qualcuno, se non lo sei è un peccato, e resti solo. Recitare significa inventarsi le cose, ma va bene così. La vita è una prova, la vita è un'improvvisazione. »
(Marlon Brando, Listen to me, Marlon[1])

Marlon Brando, Jr. (Omaha, 3 aprile 1924Westwood, 1º luglio 2004) è stato un attore e regista statunitense. È unanimemente considerato una delle maggiori stelle di Hollywood e uno degli attori più carismatici e di maggior talento della storia del cinema.[2]

Raggiunse la popolarità interpretando Stanley Kowalski nel film Un tram che si chiama Desiderio (1951), tratto dal'omonimo dramma di Tennessee Williams. Successivamente scandì gli anni cinquanta interpretando film rimasti nella storia come Il selvaggio (1953), Fronte del porto (1954), che lo consacrò definitivamente, e Bulli e pupe (1955). Dopo aver diretto e interpretato I due volti della vendetta (1961), sua unica regia, recitò nei film La caccia e La contessa di Hong Kong che non raggiunsero i risultati sperati, mentre tornò al grande successo internazionale con capolavori quali Il padrino (1972), Ultimo tango a Parigi (1972) e Apocalypse Now (1979). Nel 1978 interpretò inoltre il ruolo di Jor-El nel film Superman.

Otto volte candidato al Premio Oscar (riconoscimento che si aggiudicò due volte, rifiutandosi però, nella seconda occasione, di ritirare la statuetta in segno di protesta contro le ingiustizie nei confronti dei nativi americani[3]), vanta una filmografia relativamente limitata (in tutto poco più di una quarantina di titoli). I suoi film, visti da oltre 800 milioni di spettatori[4] (un primato che non ha eguali nella storia del cinema americano[5][6][7]), riscuotono ancora oggi grande successo e alcuni sono considerati grandi capolavori[6]. Tra i grandi ruoli da lui interpretati, sono da ricordare Stanley Kowalski in Un tram che si chiama Desiderio, prima a teatro e poi nell'omonimo film del 1951; Johnny Strable, il capo di una banda di motociclisti nel film Il selvaggio (1953); Marco Antonio nel Giulio Cesare (1953) di Mankiewicz; lo scaricatore di porto Terry Malloy in Fronte del porto (1954); il giocatore Sky Masterson in Bulli e pupe (1955); il primo ufficiale Fletcher Christian ne Gli ammutinati del Bounty (1962); don Vito Corleone ne Il padrino (1972); il vedovo Paul in Ultimo tango a Parigi (1972); Jor-El, padre del supereroe in Superman (1978), e il colonnello Kurtz in Apocalypse Now (1979).

È stato anche un attivista, sostenendo molte cause, in particolare quella del movimento afro-statunitense, che lo portò a partecipare attivamente alla Marcia su Washington nel 1963. L'American Film Institute ha inserito Brando al quarto posto tra le più grandi star della storia del cinema[8].

Brando è stato uno dei soli tre attori professionisti, insieme a Charlie Chaplin e Marilyn Monroe, nominato dalla rivista statunitense TIME come uno dei 100 personaggi più influenti del secolo nel 1999. È deceduto nel 2004 all'età di 80 anni.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Brando nella versione teatrale de Un tram che si chiama Desiderio (1948)

Marlon Brando nacque a Omaha, in Nebraska, terzo figlio di Marlon Brando Sr., un produttore di alimenti, pesticidi e prodotti chimici, e di Dorothy Julia[9]. Per evitare equivoci col nome paterno, fin dall'infanzia fu soprannominato Bud[10]. La sua famiglia aveva origini tedesche, olandesi, inglesi, irlandesi e francesi[11]: Johann Wilhelm Brandau, suo avo paterno, era infatti migrato negli Stati Uniti da una piccola cittadina della Germania nel XVII secolo. Aveva due sorelle, Jocelyn (19192005) e Frances (19221994).

Brando ebbe con il padre un rapporto tendenzialmente ostile (causato, per sua stessa ammissione, dal fatto che egli frequentava molto spesso bordelli e night club, rimanendo lontano dalla famiglia per lunghi periodi), mentre teneva molto a cuore sua madre, con la quale andò a vivere dopo il divorzio dei genitori, all'età di undici anni, e insieme alle sorelle, nella città di Ada in California. I genitori si sarebbero riconciliati nel 1937, risposandosi a Chicago.

Brando studiò alla Libertyville High School, nello Stato dell'Illinois, e poi alla Shattuck Military Academy nel Minnesota, da cui fu espulso[12]. A partire dal 1943, raggiunse le sorelle a New York e qui frequentò la scuola d'arte drammatica The Dramatic Workshop (fondata da Erwin Piscator), dove fu allievo di Stella Adler, definita da Brando stesso come "l'anima della scuola"[13]. Tra i suoi compagni di studi vi erano Harry Belafonte, Shelley Winters e Rod Steiger.

Brando nel trailer di Viva Zapata! (1952)

Brando apprese da Stella Adler le tecniche del Metodo Stanislavskij. Questa tecnica incoraggiò il futuro attore a esplorare i propri sentimenti, contribuendo a sviluppare il suo carattere sul palcoscenico, in virtù anche di una sorta di riscoperta delle proprie esperienze passate. Un aneddoto riferito dalla Adler racconta che, all'ordine dell'insegnante agli allievi di comportarsi come polli mentre una bomba nucleare stava per schiantarsi, Brando aveva controbattuto "Io sono un pollo, che ne so di bombe?"[14].

Ribelle[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1944, appena ventenne, Brando fece il suo debutto teatrale a Broadway in I Remember Mama, commedia agrodolce di John Van Druten. La commedia ebbe un certo successo, quindi nel 1946 apparve a Broadway nel ruolo del giovane eroe nel dramma politico A Flag is Born di Ben Hecht, rifiutandosi di accettare salari al di sopra del normale standard di un attore, a causa del suo impegno nell'Indipendenza d'Israele[12]. Terminati i corsi all'Actor's Studio di Lee Strasberg, per il giovane attore giunse ben presto il successo teatrale nel 1947, con l'interpretazione di Stanley Kowalski nel dramma Un tram che si chiama Desiderio di Tennessee Williams. La produttrice Irene Mayer Selznick (1907-1990), aveva inizialmente pensato ad altri attori per la parte di Stanley, come John Garfield o Burt Lancaster, ma fu colpita dalla recitazione di Brando in A Flag is Born, decidendo in suo favore[12].

Brando puntualizzò numerose volte che il solo unico motivo che lo spingeva a recitare era per fare una buona impressione sulla madre, che in passato era stata una celebrità locale dell'Illinois, ed era considerata dal figlio la sua musa.[15]interpreterà lo stesso ruolo per il grande schermo nel 1951 nel film omonimo diretto da Elia Kazan[16], in coppia con Vivien Leigh.

L'esordio di Brando come attore cinematografico (genere in cui si rivelerà quanto mai versatile) risale al 1950 in Il mio corpo ti appartiene di Fred Zinnemann, in cui interpretò un reduce paraplegico della seconda guerra mondiale. Brando trascorse un mese a letto in un ospedale per preparasi scrupolosamente al ruolo. Sebbene il film non sia entrato nella storia del cinema, fu comunque un grande successo, consolidatosi anche negli anni a venire. Fu inserito anche nella lista dei migliori dieci film dell'anno.

Gli anni cinquanta[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il successo della versione teatrale, Brando apparve anche nella versione cinematografica di Un tram che si chiama Desiderio, nel quale interpretò uno dei suoi più grandi ed iconici ruoli. Il riscontro della critica fu molto positivo nei confronti di Brando, che fu altresì etichettato come un altro giovane sexy symbol di Hollywood. Gli spettatori furono talmente affascinati dalla sua performance che, anni dopo, Brando dichiarò: "Ancora oggi mi capita di incontrare persone che pensano di me automaticamente come un duro, insensibile, un tizio grosso di nome Stanley Kowalski. Essi non possono farne a meno, ma è preoccupante". Questo ruolo gli fece inoltre guadagnare la sua prima nomination agli Oscar, riconoscimento che si aggiudicò invece la sua partner Vivien Leigh, premiata con l'ambita statuetta come miglior attrice protagonista.

Brando con i coprotagonisti di Un tram che si chiama Desiderio (1951)

Dopo questo grande successo, Brando affrontò il ruolo di Emiliano Zapata in Viva Zapata! (1952), ancora di Elia Kazan, che gli valse il Prix d'interprétation masculine al festival di Cannes[17] come miglior interpretazione maschile, oltre che una seconda nomination agli Oscar come miglior attore protagonista. In questo film, i suoi partner furono Jean Peters, Anthony Quinn, che si aggiudicò l'Oscar come miglior attore non protagonista, e Joseph Wiseman. L'anno seguente fu la volta del ruolo di Marco Antonio in Giulio Cesare (1953) di Joseph L. Mankiewicz, a fianco dell'amico James Mason, uno dei suoi ruoli più apprezzati a livello teatrale. Anche quest'ultimo gli valse una nomination agli Oscar, sempre nella categoria miglior attore protagonista, ed un BAFTA quale miglior attore internazionale (premio tra l'altro già vinto con il film precedente).

Brando in Fronte del porto (1954)

Sempre nel 1953 Brando ottenne il suo primo ruolo di protagonista assoluto, quello di un ribelle appassionato di motociclette (anch'egli un "rebel without a cause" come quello di James Dean) ne Il selvaggio (1953), diretto da László Benedek, in cui l'attore apparve guidando una moto Triumph Thunderbird 6T. Le immagini di Brando con indosso un giubbotto di pelle, in sella o in posa sulla motocicletta, sono a tutt'oggi un'icona, tanto che la statua dell'attore presso il museo delle cere londinese Madame Tussauds rappresenta proprio l'immagine del personaggio del film Il selvaggio. Dopo l'uscita del film, le vendite di giacche di pelle e di blue jeans schizzarono alle stelle. Nella sua autobiografia, Brando affermò però che il film non aveva retto allo scorrere del tempo e che appariva ormai datato e artificioso.

Sempre nello stesso anno, dopo un periodo di assenza dal palcoscenico, Brando fu protagonista di un'altra opera teatrale, Arms and the Man di George Bernard Shaw, prodotta e diretta da Lee Falk, il quale si dichiarò orgoglioso che Brando avesse rifiutato un'offerta di 10.000 dollari a settimana a Broadway per recitare invece in un'opera di Falk a Boston, con un contratto inferiore a 500 dollari a settimana. Arms and the Man rimase l'ultima interpretazione teatrale della carriera di Brando.

Fronte del porto[modifica | modifica wikitesto]

Marlon Brando e Eva Marie Saint nel trailer di Fronte del porto (1954)

Nel 1954 Brando interpretò la parte di Terry Malloy nel suo film rimasto forse più famoso, Fronte del porto. Diretto nuovamente da Elia Kazan e basato sull'omonimo romanzo di Budd Schulberg, il film è incentrato sulla redenzione di Terry Malloy, uno scaricatore di porto ed ex pugile costretto a fronteggiare la malavita locale. Oltre a Brando, gli interpreti principali furono Eva Marie Saint (al suo debutto cinematografico), Karl Malden, Rod Steiger e Lee J. Cobb. Quando inizialmente gli fu offerta la parte di Terry Malloy, Brando era quasi propenso a rifiutare, tanto che per il personaggio venne preso seriamente in considerazione Frank Sinatra, ma alla fine Brando, dopo un periodo di riflessione, accettò il ruolo, per il quale ricevette un compenso di $100.000[18]. Grazie a questa interpretazione, Brando riuscì ad aggiudicarsi l'Oscar al miglior attore protagonista nel 1955. Tra le molte battute del film rimaste famose, da ricordare quella che l'American Film Institute ritiene la 3° frase più famosa della storia del cinema:

(EN)

« You don't understand! I coulda had class. I coulda been a contender. I could've been somebody, instead of a bum, which is what I am. »

(IT)

« Ma non è questo. È questione di classe! Potevo diventare un campione. Potevo diventare qualcuno, invece di niente, come sono adesso. »

(Terry Malloy)

Affiancato dall'emergente Rod Steiger nel ruolo di suo fratello Charlie, Brando collaborò con Kazan alla resa di molte sequenze che riguardavano il personaggio di Terry Malloy e il suo carattere, in particolare la scena in cui Terry tiene in mano una pistola puntata contro suo fratello, dicendo che mai potrebbe premere il grilletto contro Charlie. Kazan espresse profonda ammirazione per la comprensione istintiva di Brando, dichiarando: "...quello che è stato straordinario, a mio parere, è il contrasto del carattere da duro e l'estrema delicatezza del suo comportamento. Quale altro attore, quando Charlie maneggia una pistola per costringere Terry a fare qualcosa di vergognoso, avrebbe messo la mano sulla pistola e l'avrebbe spinta via con la dolcezza di una carezza? Chi altro poteva mormorare "Oh, Charley!" con un tono di rimprovero così amorevole e così malinconico da suggerire la profondità terrificante del dolore? [...] Non riesco a immaginare una migliore performance da un attore nella storia del cinema in America".

Fronte del porto ricevette ottime critiche e recensioni e fu un successo anche di incassi, guadagnando circa 4,2 milioni di dollari al botteghino americano. Dopo che Brando vinse l'Oscar, la statuetta gli fu rubata, per poi essere ritrovata qualche mese dopo. Brando vinse inoltre il BAFTA come miglior attore internazionale, oltre a ottenere molti altri riconoscimenti importanti come il Golden Globe.

L'icona Brando: 1954-1959[modifica | modifica wikitesto]

Durante gli anni cinquanta Marlon Brando continuò a mietere successi. Il primo fu Désirée (1954), in cui interpretò Napoleone Bonaparte. Secondo la co-protagonista Jean Simmons, il contratto di Brando lo aveva costretto a diventare il protagonista assoluto del film. Brando non amava molto la sceneggiatura e fu costretto a compiere un grande sforzo per recitare in modo convincente nel ruolo che gli era stato assegnato, per poi giudicarlo in modo negativo, nonostante la sua interpretazione si fosse rivelata un grande successo. La Simmons si ritrovò a recitare nuovamente con Brando nel musical Bulli e pupe (1955), nel ruolo che anche Marilyn Monroe aveva cercato di ottenere per avere l'occasione di recitare accanto a Brando, suo grande amico. Bulli e pupe fu inoltre il primo e unico musical interpretato da Brando che, in un'intervista del 1955 alla trasmissione Person to Person insieme a Edward Murrow, ammise di non possedere grandi doti canore, definendo il suono della sua voce "abbastanza terribile". Nel documentario Meet Marlon Brando del 1965, rivelò che i suoi numeri di canto furono il frutto di numerose scene tagliate e riunite in un'unica voce e scena.

Dopo Bulli e pupe, Brando interpretò il ruolo di Sakini, un reduce della guerra giapponese nel film La casa da tè alla luna d'agosto, accanto a Glenn Ford. Il critico cinematografico Pauline Kael affermò di non essere rimasta particolarmente colpita dal film, ma di aver molto apprezzato l'interpretazione di Brando, il suo modo di parlare con un accento bizzarro, il suo sorriso fanciullesco e i suoi movimenti delicati con le gambe. Il film ottenne sei nomination ai premi Golden Globe, di cui una anche per Brando nella categoria miglior attore protagonista.

Nel film Sayonara (1957), Brando interpretò un ufficiale dell'aviazione statunitense. Il film fu ripetutamente criticato per le sue tematiche incentrate sul matrimonio interrazziale ma si rivelò comunque un grande successo, ottenendo 10 nomination ai Premi Oscar, compresa una candidatura a Brando come miglior attore. Per il suo successivo ruolo ne I giovani leoni (1958), Brando si tinse i capelli di biondo e cercò di recitare al meglio con un accento tedesco che, per sua stessa ammissione, non fu così convincente. Tratto dall'omonimo romanzo di Irwin Shaw, il film affiancò Brando a due altre stelle del cinema di allora quali Montgomery Clift (suo grande rivale a quei tempi) e Dean Martin. Una delle sue più famose frasi fu:

« Un attore è un ragazzo, che se non si sta parlando di lui, non è in ascolto. »
(Marlon Brando)
Brando con Sidney Lumet sul set di Pelle di serpente (1959).

Il primo decennio di carriera si chiuse con il film Pelle di serpente diretto da Sidney Lumet. Altra sua frase famosa fu:

« i falchi non li prendono perché non li vedono… non li vedono perché si confondono con il blu del cielo, vicino al sole »
(Brando nel ruolo di Valentin.)

Tratto dall'opera teatrale Orpheus Descending di Tennessee Williams, il film è ambientato in una contea del sud degli USA, negli anni cinquanta. Al fianco di Brando vennero affiancate Joanne Woodward e una grande Anna Magnani, la quale riuscì ad instaurare un buon rapporto con il suo partner, come raramente accaduto a Brando durante la propria carriera. La coppia Magnani-Brando ottenne unanimi consensi da parte della critica, che compensarono così un incasso non molto soddisfacente. La pièce da cui venne tratto il film è stata riproposta in teatro nel 2010 da Michael Brando, nipote di Marlon.

Gli anni sessanta[modifica | modifica wikitesto]

Brando sul set di I due volti della vendetta (1961)

Nel 1961 Brando si cimentò per la prima ed unica volta nella regia con il film I due volti della vendetta. L'attore era il detentore dei diritti del romanzo dal quale il film fu tratto, The Authentic Death of Hendry Jones di Charles Neider e, non essendo soddisfatto né di Stanley Kubrick né di Sam Peckinpah, decise di dirigerlo lui stesso e di interpretare il ruolo di protagonista, un bandito che esplora il selvaggio West in cerca di tesori, affiancato da un altro fuorilegge, Dad, interpretato da Karl Malden, e da sua sorella (Katy Jurado). L'originaria versione del regista era di 282 minuti (4 ore e 42 minuti), che furono ridotti drasticamente a 141 (2 ore e 21 minuti) dalla Paramount Pictures. Questo western epico però non riscosse il successo sperato, malgrado critiche positive, e gli incassi non furono soddisfacenti.

Nel film Gli ammutinati del Bounty (1962), nel ruolo del leggendario primo ufficiale Fletcher Christian, a fianco di Trevor Howard, Brando si dimostrò una volta di più interprete dallo stile cupo e istrionico. Fu uno dei suoi più grandi film degli anni sessanta, nel quale venne affiancato anche da Richard Harris, Hugh Griffith e Richard Haydn. Basato sul romanzo del 1932 Mutiny on the Bounty di Charles Bernard Nordhoff e James Norman Hall, il film narra la storia del vero ammutinamento del Bounty avvenuto nel 1789. Al fine di prepararsi per la scena conclusiva in cui Fletcher Christian trova la morte, Brando giacque per alcuni minuti su blocchi di ghiaccio, per simulare con accurato realismo le scosse ed i fremiti provocati dalle profonde ustioni[19]. Accanto a lui recitò anche Tarita Teriipia, che divenne sua moglie nel 1962. Il film ottenne varie nomination ai Premi Oscar, ma non quella a Brando, ed ottenne anche altre nomination ai Golden Globe fra cui una anche per Tarita. Ottimi furono inoltre gli incassi e il riscontro della critica.

La pellicola tuttavia venne apprezzata in modo contrastante da parte della critica, mentre al botteghino il film ottenne buoni incassi, tuttavia senza raggiungere gli obiettivi prefissi dalla produzione. A seguito di ciò la Metro-Goldwyn-Mayer, produttrice del film, e in seguito numerosi altri critici e giornalisti dell'epoca accusarono Brando per l'insuccesso del film, a causa del suo controverso comportamento sul set che secondo loro avrebbe influito negativamente sulla realizzazione della pellicola, provocando numerosi stravolgimenti e tagli al progetto originale del film.[18][20]

Molto note sono le iniziative di Brando a scopo morale e sociale. Il suo impegno e il suo schieramento per le cause in favore delle minoranze culminarono il 28 agosto 1963, quando insieme ad altre 250.000 persone partecipò alla celebre marcia su Washington per i diritti civili[21], alla quale presenziarono altre celebri star del cinema del tempo come James Garner, Charlton Heston, Burt Lancaster e Sidney Poitier.

Secondo alcuni, l'impegno sociale influì negativamente sulla pur gloriosa carriera di Brando, complici anche i numerosi e clamorosi comportamenti, talvolta attuati in segno di contestazione, come il famoso episodio nel quale rifiutò il premio Oscar per il suo film forse più celebre, Il padrino (1973), per protesta contro i maltrattamenti verso i nativi americani.

Il declino: 1963-1969[modifica | modifica wikitesto]

Brando alla marcia per i diritti civili nel 1963

Dopo gli esigui riscontri ottenuti con Gli ammutinati del Bounty, negli anni sessanta Brando recita in numerosi film che non ottengono il plauso della critica e che si rivelano dei sonori insuccessi al botteghino. Interpretò due film Missione in Oriente (1963), di George Englund e I due seduttori (1964), che furono quasi ignorati dalla critica e dal pubblico, e non andò meglio col successivo I morituri (1965), nel quale interpreta un eroe di guerra accanto ad altri due volti noti del cinema americano di allora, Yul Brynner e Trevor Howard (con cui aveva già lavorato ne Gli ammutinati del Bounty). Anche questo non convinse il pubblico e venne presto accantonato.

Nel 1966 l'attore venne scritturato per il film La caccia, in cui interpretò uno sceriffo alla ricerca di un bandito in una città del selvaggio West. La pellicola, in cui venne affiancato da due stelle emergenti del cinema quali Robert Redford (nel ruolo del bandito) e Jane Fonda, doveva rappresentare il rilancio della carriera di Brando, dato che lo stesso attore si era impegnato molto durante le riprese, ritenendo lo script della pellicola uno dei migliori che abbia mai visto.[22] Il film subì pesanti attacchi per le sue tematiche di denuncia contro la brama di partecipare alla caccia all'uomo (vigilantes), contro la rivoluzione sessuale (mariti che apertamente tradiscono le mogli), contro l'incapacità di divertirsi senza doversi ubriacare, contro il razzismo. Nonostante riceva critiche piuttosto favorevoli, gli incassi sono comunque inferiori alle aspettative e non rasentano quel pronto riscatto della carriera di Brando.

Marlon Brando nel 1963

Dopo altri insuccessi commerciali come A sud-ovest di Sonora (1966), La notte del giorno dopo (1968), il mito di Brando sembra volgere definitivamente al tramonto. Nel 1967 interpretò la commedia La contessa di Hong Kong, nel quale recitò al fianco di Sophia Loren e venne diretto da uno dei grandi maestri del cinema, Charlie Chaplin. Il film si rivelò un inaspettato flop commerciale[23] e venne accolto male sia dalla critica che dal pubblico, nonostante fosse uno dei film più attesi di quell'anno per la contemporanea presenza di Brando e la Loren, considerati due icone del cinema mondiale, più Chaplin, regista inglese tra i più apprezzati di sempre.

Lo stesso anno recitò nel drammatico Riflessi in un occhio d'oro (1967), dove interpretò il ruolo tormentato di un maturo militare di carriera, accanto a Elizabeth Taylor, che inizialmente avrebbe dovuto essere affiancata da Montgomery Clift, che però morì prematuramente nel 1966, lasciando il posto a Brando. Tuttavia la pellicola ottenne incassi sfavorevoli, e rappresentò il nono insuccesso commerciale consecutivo dell'attore. L'anno seguente prese parte alla commedia Candy e il suo pazzo mondo (1968), diretta dall'amico Christian Marquand, che Brando successivamente definirà il suo suicidio artistico.

Dopo tutti questi innumerevoli insuccessi commerciali, il declino per Brando pareva inarrestabile, quando giunse un pronto riscatto grazie al regista Gillo Pontecorvo, che scritturò l'attore per il film Queimada (1969). Dramma in chiave politica, il film volle essere una critica nei confronti di ogni forma di colonialismo, e si avvalse di un cast in cui Brando si distinse per la sua recitazione, malgrado avesse avuto varie divergenze con Pontecorvo sull'interpretazione del ruolo assegnatogli[24]. Brando definirà la sua interpretazione come "una delle migliori della mia carriera".[25] Tuttavia la critica non fu dello stesso avviso, anche se il film verrà rivalutato molti anni dopo.

Nonostante le buone premesse, poco dopo la morte di Martin Luther King (avvenuta il 4 aprile 1968), Brando rifiutò qualunque ruolo propostogli, come nel caso de Il compromesso (1969), film che avrebbe sancito il ritorno alla collaborazione con Elia Kazan[26].

La rinascita negli anni settanta[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il flop commerciale de La notte del giorno dopo (1968), e malgrado il momentaneo successo di Queimada, Brando vedeva il proprio mito volgere sempre più al tramonto, tanto che nel 1970 iniziò a prendere in considerazione un possibile ritiro dalle scene. Tuttavia nel 1971 la sua carriera ebbe una svolta clamorosa grazie al regista Francis Ford Coppola, il quale lo scritturò per il ruolo di Don Vito Corleone nel film Il padrino, nonostante le opposizioni della Paramount Pictures, casa di produzione del film. Inizialmente riluttante ad accettare il ruolo affidatogli, l'attore darà invece una caratterizzazione fisica estremamente personale del proprio personaggio. Grazie a questa grande interpretazione, vinse il suo secondo Oscar, ma non si presentò alla cerimonia di premiazione per ritirarlo. In questo film comparivano alcune future stelle del cinema, tra cui James Caan, Al Pacino, Talia Shire, Robert Duvall, Diane Keaton e molte altre.

Un graffito raffigurante Marlon Brando in Il padrino (1972)

L'anno successivo Brando tornò in Europa per essere il protagonista della nuova pellicola di Bernardo Bertolucci Ultimo tango a Parigi, interpretato assieme a una giovanissima Maria Schneider. Con questo ruolo ottenne una seconda rinascita artistica, dopo quella derivata da il padrino, oltre a guadagnarsi un'altra nomination ai premi Oscar. Il film, pietra miliare della storia del cinema, fu però al centro di uno scandalo per i suoi contenuti audaci e a causa delle numerose scene di sesso e nudo presenti, tanto che molte copie vennero ritirate dal mercato.

Dopo quattro anni di assenza dallo schermo, nel 1976 Brando interpretò assieme a Jack Nicholson il film Missouri, un western diverso dai soliti canoni del genere, che si rivelò un discreto successo all'estero, ma venne accolto freddamente in patria e ottenne incassi non soddisfacenti. Due anni dopo venne ingaggiato per il film Superman dove interpretò Jor-El, padre del popolare supereroe, in un cameo molto efficace. Durante le riprese del film, dichiarò: "Il mio tempo di attore sta finendo. Mi rimangono solo due colpi in canna", facendo riferimento al fatto che avrebbe interpretato solo altri due film, come realmente è accaduto (ritornerà comunque sugli schermi nel 1989).

Il padrino[modifica | modifica wikitesto]

La Paramount dapprima considerò l'idea di affidare la parte di Vito Corleone a Ernest Borgnine, Edward G. Robinson, Orson Welles, George C. Scott o Gian Maria Volonté. Anche Burt Lancaster desiderava la parte ma non fu mai preso in considerazione. Francis Ford Coppola era invece indeciso se dare il ruolo a Laurence Olivier o a Marlon Brando. Olivier era però all'epoca troppo anziano e malato per sostenere il ruolo, così la scelta di Coppola cadde su Brando, di cui il regista era un grande ammiratore. La Paramount Pictures era però totalmente contraria all'ingaggio dell'attore, che all'epoca era nel pieno declino della sua carriera; il produttore Robert Evans decise di esaudire la richiesta di Coppola solo a patto che Brando filmasse alcune clausole nel suo contratto: l'attore avrebbe dovuto sostenere un provino, lavorare gratis e firmare una accordo in cui si impegnava a non causare problemi durante la produzione del film. Brando però all'epoca aveva 47 anni e un aspetto ancora giovanile, tuttavia al provino per la parte egli riuscì ad apparire più anziano e a conferire al suo personaggio un aspetto da bulldog, recitando con del cotone in bocca per appesantire le guance (durante le riprese, il cotone verrà sostituito da un particolare apparato costruito appositamente da un dentista, e oggi conservato in un museo di New York dedicato al cinema).

Sul set Brando amava molto fare scherzi. Tra le sue "vittime" ci furono i due sventurati che, nella scena del ritorno a casa di Don Vito dall'ospedale, portano il boss in camera sua su una barella: Brando fece porre accanto a lui, sotto la coperta, una serie di pesi, di modo che il tutto (barella, Brando e pesi) arrivasse a pesare quasi 300 kg. Inoltre, durante le riprese della scena del matrimonio di Connie, Lenny Montana, l'interprete di Luca Brasi, manifestò forti segni di nervosismo ogni volta che doveva recitare il proprio ringraziamento al padrino in occasione dell'invito alle nozze, intimidito dalla notorietà di Brando. Coppola allora scrisse appositamente la scena in cui Brasi prova e riprova il discorso accanto al tavolo di Michael e di Kay Adams. Addirittura, durante le prove, per stuzzicare il collega, Brando una volta entrò in scena con un cartoncino attaccato in fronte, recante la scritta "Vai a fare in...".

Per questa interpretazione, Brando vinse il suo secondo Oscar ma rifiutò di presentarsi alla cerimonia in segno di protesta per il modo in cui venivano trattati gli indiani nativi d'America da parte degli Stati Uniti e di Hollywood. Al suo posto inviò alla premiazione una nativa americana di nome "Sacheen Littlefeather", che lesse il suo discorso di protesta. Brando fu il secondo attore della storia del cinema ad aver rifiutato tale premio (il primo era stato George C.Scott).

Ultimo tango a Parigi[modifica | modifica wikitesto]

L'idea nacque dalle fantasie sessuali personali di Bertolucci, che affermò di aver sognato di vedere una bellissima donna sconosciuta per strada e d'aver fatto l'amore con lei senza sapere chi fosse. Il film fu inizialmente pensato per Jean-Louis Trintignant e Dominique Sanda, che avevano già lavorato con Bertolucci ne Il conformista. Quando Trintignant rifiutò la parte, la Sanda, che aveva partecipato con il regista allo sviluppo dell'idea originale, era incinta e decise di non parteciparvi. Bertolucci allora andò a Parigi per incontrare Jean-Paul Belmondo e Alain Delon, ma Belmondo si rifiutò persino d'incontrare il regista, considerando il film pornografico; Delon invece avrebbe accettato, ma a condizione di produrre egli stesso il film.

Il nome di Marlon Brando emerse quasi per caso e, attraverso Christian Ferry che lavorava per la Paramount, si riuscì a combinare un incontro con Bertolucci all'Hotel Raphael di Parigi. Brando ascoltò con interesse l'inglese stentato del regista, ma prima d'accettare chiese di vedere Il conformista e propose a Bertolucci di andare da lui a Los Angeles per due settimane per parlare del film prima di iniziare a girare[27]. La United Artists offrì a Brando 250.000 dollari e il 10% degli incassi.

Brando nel film interpreta Paul, un uomo vedovo di mezz'età che per una serie di motivi si ritrova ad essere innamorato della ventenne Jeanne, interpretata da Maria Schneider. Come per molti altri suoi film precedenti, Brando rifiutò di memorizzare alcune battute del suo personaggio. Il film creò molti scandali per le numerose scene di sesso esplicito al punto che, il 29 gennaio 1976 la sentenza della Cassazione ordinò la distruzione materiale di tutte le copie del film. Nonostante ciò la pellicola, col passare degli anni, venne riconosciuta come un grande capolavoro, tanto che nel 1987 venne rimessa in commercio. Per questa interpretazione Brando ottenne la settima nomination all'Oscar, e vinse il New York Film Critics Circle Awards e il National Society of Film Awards come miglior attore.

Marlon Brando sul set di Apocalypse Now (1979)

La fine di un mito[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1979 Brando consacrò definitivamente il proprio mito con l'interpretazione del colonnello Kurtz in Apocalypse Now, diretto nuovamente da Francis Ford Coppola. Il film, ambientato durante la guerra del Vietnam e interpretato anche dal giovane Martin Sheen, ebbe un enorme successo ottenendo due premi Oscar, ma stavolta però non fu inclusa la candidatura per Brando.

L'anno precedente, nel film Superman (1978), nel quale interpretò il ruolo di Jor-El, padre del popolare supereroe, Brando percepì un faraonico cachet per recitare in pochi minuti di film, quasi 20 milioni di dollari per soli 12 giorni di riprese. Ormai demotivato come attore e deformato nel fisico a causa di una crescente obesità, negli anni successivi Brando si limiterà a recitare esclusivamente per denaro, attraverso partecipazioni cameo di pochissimi minuti ma retribuite con compensi astronomici: 3 milioni di dollari per sole tre scene nel film La formula (1980), 5 milioni di dollari per 10 minuti in Il coraggioso (1997).

Dopo aver annunciato nel 1980 il suo ritiro dalle scene, Brando tornerà sugli schermi solo 9 anni dopo per prendere parte con un cameo al film Un'arida stagione bianca (1989), grazie al quale ottenne una nomination all'Oscar al miglior attore non protagonista, e per recitare nella commedia Il boss e la matricola (1990). Dopo alcune gravi vicissitudini nella sua vita familiare, ottenne grande successo in uno dei suoi ultimi guizzi di vitalità artistica, con l'interpretazione dello psichiatra nel film Don Juan DeMarco - Maestro d'amore (1995), accanto a Johnny Depp nel ruolo del paziente, con il quale collaborerà una seconda volta nel film Il coraggioso (1997), diretto dallo stesso Depp. Tornò anche a interpretare Jor-El in Superman II, ma le sue scene furono eliminate a causa dell'alto compenso richiesto dall'attore per l'utilizzo delle sue riprese nel film.

La sua ultima apparizione televisiva risale al 2001 quando, insieme ad altre stelle del cinema, partecipò al Michael Jackson: 30th Anniversary Special in occasione dei trent'anni di carriera del cantante e suo grande amico. Per l'occasione discusse di alcuni argomenti forti come gli abusi sui minori, suscitando le ire del pubblico, che lo contestò e lo derise per tutta la durata del suo discorso, dato il luogo e il momento non consoni per trattare argomenti così delicati.

Il suo ultimo film è stato The Score (2001), l'unico interpretato assieme a Robert De Niro. Nel 2006, due anni dopo la sua morte, uscì al cinema Superman Returns, nel quale l'attore ricomparve nel ruolo di Jor-El, padre del supereroe, con scene girate e mai trasmesse al cinema. Fu l'ultima volta che l'attore comparve sullo schermo in assoluto.

Nel giugno del 2004, nonostante le precarie condizioni di salute, Brando volle a tutti i costi realizzare il suo unico film da doppiatore, Big Bug Man (rimasto inedito), insieme a Brendan Fraser. Alcuni mesi prima di morire, inoltre, concesse la sua immagine e la sua voce per il videogioco de Il padrino.

Riceverà anche un Razzie Awards nella categoria peggior attore non protagonista nel 1996, per la sua interpretazione del dottor Moreau in L'isola perduta.

Rimarrà comunque nella storia per le sue interpretazioni, per il suo fascino, per il suo atteggiamento ribelle e per una presunzione che solo pochi grandi personaggi pubblici hanno potuto permettersi.

Nel 2015 è uscito nelle sale inglesi il documentario Listen to Me, Marlon, diretto da Stevan Raily, nel quale viene ripercorsa l'intera vita dell'attore, raccontata da Brando stesso attraverso vecchie registrazioni che egli incise durante i suoi ultimi anni di vita, commentando a cuore aperto le vicissitudini della sua travagliata esistenza, grazie anche a delle sedute di autoipnosi. Il film è poi uscito sottotitolato anche nel resto del mondo.

Ultimi anni e morte[modifica | modifica wikitesto]

Durante i suoi ultimi anni di vita l'attore risiedette in una lussuosa villa a Mulholland Drive, sulle colline di Hollywood; suo vicino di casa era Jack Nicholson. Sofferente di diabete e raggiunto un peso di quasi 140 kg[28], nel 2001 Brando venne ricoverato per una forte polmonite[29], proprio pochi giorni prima dell'inizio delle riprese di Scary Movie 2, al quale avrebbe dovuto prendere parte con un cameo[30]. L'8 febbraio 2004 Marlon Brando informò Michael Jackson che le dichiarazioni di Jordy Chandler, testimone del processo al cantante, nel 1993 erano state pubblicate sul sito Internet The Smoking Gun mentre il cantante stava iniziando un'intervista con Ed Bradley nella trasmissione TV 60 Minutes. In seguito a ciò, Jackson interruppe l'intervista e lasciò subito lo studio[31].

Nel marzo del 2003, la sua ex-compagna Maria Cristina Ruiz intentò nei suoi confronti una causa per 100 milioni di dollari, accusando Brando di averla lasciata sul lastrico dopo la fine della loro relazione. Brando dichiarò di fruire di una misera pensione (circa 6.000 dollari al mese), e di ricevere appena 1000 dollari da parte dell'assistenza sociale, sostenendo quindi di non avere abbastanza denaro per mantenere la Ruiz e i loro tre figli[32].

L'attore morì a Los Angeles il 1º luglio 2004, alle 18:30 (ora locale), nel Centro Medico dell'UCLA (University of California at Los Angeles) a Westwood; la causa del decesso fu attribuibile a una crisi respiratoria, dovuta ad un enfisema polmonare che lo affliggeva già da tre anni[29][33]. Al suo funerale parteciparono moltissime celebrità e suoi grandi amici come Jack Nicholson, Sean Penn, Warren Beatty e Michael Jackson. Per sua esplicita volontà venne cremato e le ceneri disperse a Tahiti e nella Death Valley[34][35].

Un uomo, mille volti[modifica | modifica wikitesto]

Stanley Kowalsky, di Un tram che si chiama Desiderio, è un ragazzo dagli istinti primordiali, rozzo, brutale, ma allo stesso tempo sensuale, capace di dominare sia fisicamente che emotivamente la moglie Stella (Kim Hunter). Il personaggio dimostra di non saper controllare le proprie emozioni, arrivando a fare del male per fare del bene. Questo comportamento gli causerà non pochi guai, compreso l'allontanamento della moglie e di suo figlio, riusciti finalmente a sfuggire ai tormenti psicologici di Stanley. Con questa interpretazione Brando ottenne la sua prima nomination all'Oscar, e iniziò a farsi conoscere al grande pubblico, che rimase impressionato dalle straordinarie doti recitative del giovane attore.

Terry Malloy, protagonista di Fronte del porto, è un ex pugile oramai redento, divenuto lavoratore portuale. Frustrato da tutto il proprio passato, dal quale non riesce a liberarsi, cerca di rifarsi una vita ma, a causa delle cattive frequentazioni del fratello Charley, si ritrova coinvolto in conflitti fra bande, e costretto ad affrontare i lavoratori dei docks di New York. Alla fine però Terry sembrerà ritrovare se stesso e denuncerà le losche attività del fratello e della sua banda. Memorabile è il dialogo finale tra Brando e il fratello, interpretato da Rod Steiger, assolutamente improvvisato dai due attori e rimasto nella storia. Il ruolo di Terry Malloy consacrò definitivamente Brando come uno degli interpreti più intensi della storia del cinema, in grado di affrontare i ruoli più diversi con innata sicurezza e incisività[36].

Paul, protagonista di Ultimo tango a Parigi, è un uomo di mezza età che riflette sulle sue frustrazioni e sui suoi fallimenti (all'inizio del film, una cameriera sta rievocando la vita di Paul, suo datore di lavoro, ma non fa altro che rievocare la carriera di Brando stesso). Un uomo dall'esistenza spezzata, con una grande voglia di azzerare la propria vita, e il cui tormento ha non poche analogie con la vita reale del suo interprete. Resta indimenticabile il monologo di Paul di fronte al letto della moglie, morta suicida. Con questo film Brando ottenne un'altra candidatura all'Oscar, ma incontrò diverse vicissitudini in quanto il film, co-interpretato dalla giovanissima Maria Schneider, venne denunciato in Italia per oscenità e, dopo un lungo iter giudiziario, la Corte Suprema di Cassazione, con sentenza del 29 gennaio 1976, sancì il sequestro e la distruzione di tutte le copie della pellicola[37][38]. Molto interesse suscitò la famosa scena in cui Brando usa del burro durante un rapporto sessuale con Maria Schneider, la quale - a distanza di anni - dichiarò che quella scena non era prevista nella sceneggiatura ma fu un'improvvisazione dello stesso Brando con la complicità di Bertolucci.

Don Vito Corleone (Il padrino), è invece un uomo anziano, capostipite di una famiglia mafiosa, una figura quasi statica, con uno sguardo criptico, in cui sono racchiusi tutto il mistero e l'omertà della mafia. Brando ricorse a un trucco per deformare i propri lineamenti e arricchire l'espressività del proprio volto, utilizzando un paio di grossi batuffoli di ovatta all'interno della bocca. Sul set Brando ebbe un comportamento molto controverso, ma riuscì comunque a far emozionare nuovamente il pubblico, in quella che forse è la sua più grande interpretazione.

Il colonnello Kurtz di Apocalypse now è un uomo che ha raggiunto invece il suo "punto di rottura" e si ritira nella giungla per condurre un'esistenza da semidio, venerato da migliaia di indigeni. Qui è ancora il volto a recitare un ruolo fondamentale: Brando è completamente rasato a zero, i lineamenti perennemente in penombra, quasi a suggerire un'essenza divina, quasi astratta. Come in una sintesi tra l'ex-pugile Paul e il boss don Vito, Kurtz è votato all'autodistruzione. E anche qui c'è un parallelismo con la vita di Brando: negli anni seguenti l'attore non interpreterà più ruoli memorabili e condurrà un'esistenza sempre più tormentata, costellata di infinite tragedie familiari.

Posizioni politiche e umanitarie[modifica | modifica wikitesto]

Brando alla Marcia su Washington nel 1963

Brando fu molto attivo anche politicamente, finanziando in parte la candidatura a presidente degli Stati Uniti d'America di John Fitzgerald Kennedy. Nell'agosto 1963 partecipò alla famosa Marcia su Washington insieme agli amici/star Burt Lancaster, Sidney Poitier, James Garner, Charlton Heston, Harry Belafonte. Assieme a Paul Newman fu inoltre attivista del movimento freedom riders. Il giorno dopo l'assassinio di Martin Luther King, nel 1968, Brando dichiarò di volersi impegnare attivamente nel movimento afro-statunitense. Per questo motivo, l'anno seguente rifiutò il ruolo di protagonista nel film Il compromesso, che passò così a Kirk Douglas.

Negli anni sessanta donò milioni di dollari a entrambi i leader del sud cristiano (S.C.L.C.) e donò fondi per i bambini malati del Mississippi. Recitò in numerose pellicole che trattavano tali tematiche, come Missione in Oriente e Sayonara. La sua solidarietà verso questi movimenti si manifestò in modo memorabile con il rifiuto dell'Oscar nel 1973.

Al di fuori dai suoi impegni cinematografici, Brando partecipò all'Assemblea della California, sostenendo una legge sull'alloggiamento equo delle persone di colore e fu anche un attivista contro l'apartheid. Prese parte ad una manifestazione di protesta nel 1975 contro gli investimenti americani in Sud Africa e per la liberazione di Nelson Mandela. Nel 1989 tornò sulle scene per interpretare il film Un'arida stagione bianca, incentrato sul problema dell'apartheid.

Politicamente, Brando si definì un non votante e non sostenne mai la linea politica di nessun partito.

Protesta a favore dei nativi americani[modifica | modifica wikitesto]

Per la sua interpretazione nel film Il padrino, Brando vinse il suo secondo Oscar ma, unico caso nella storia del cinema insieme a quello dell'attore George C. Scott, preferì rinunciare alla statuetta: l'attore, che in quegli anni si era avvicinato alla causa degli amerindi, inviò alla cerimonia una giovane squaw indiana, Maria Cruz, un'attivista per i diritti civili di sangue per metà amerindo e per metà europeo, che tenne in sua vece un discorso di denuncia e di protesta contro l'ambiente hollywoodiano[39].

L'atteggiamento (ancora una volta ribelle, che si supponeva l'establishment cinematografico non gli avrebbe successivamente perdonato) comunque non gli sbarrò la strada, l'anno successivo, per una nuova nomination, appunto quella per Ultimo tango a Parigi.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Marlon Brando è rimasto nella storia anche per la sua controversa vita privata, movimentata da infinite relazioni e sconvolta da numerosi lutti e tragedie familiari.

Matrimoni e figli[modifica | modifica wikitesto]

L'isola di Tetiaroa in Polinesia Francese, proprietà privata dell'attore dal 1965 al 1990

Nel 1957 Brando si sposò per la prima volta con l'attrice Anna Kashfi, da cui ebbe un figlio, Christian Devi Brando (11 maggio 1958 - 26 gennaio 2008), balzato agli onori della cronaca nel 1990, quando venne condannato a 10 anni per l'omicidio di Dag Drollet, fidanzato della sorellastra Tarita Cheyenne[40].

Dopo aver divorziato nel 1959 dalla Kashfi, nel 1960 Brando si risposò con l'attrice messicana Movita Castaneda, da cui ebbe due figli: Miko Castaneda Brando (1961) e Rebecca Brando Kotlizky (1966). I due si separarono nel 1962 e divorziarono ufficialmente nel 1968.

Appena dopo essersi separato dalla seconda moglie, il 10 agosto 1962 Brando convolò a terze nozze con l'attrice polinesiana Tarita Teriipia, conosciuta sul set de Gli ammutinati del Bounty. Ebbero due figli: Simon Tehotu Brando (1963) e Tarita Cheyenne Brando (26 febbraio 1970 - 16 aprile 1995). I due vissero sull'isola di Tetiaroa, proprietà di Brando, nella Polinesia Francese, fino al divorzio avvenuto nel 1972.

Dalla relazione con la sua cameriera, Christina Maria Ruiz, Brando ebbe tre figli[41], Ninna Priscilla Brando (1989), Myles Jonathan Brando (1992) e Timothy Gahan Brando (1994). L'attore ebbe altri quattro figli da donne sconosciute: Stephen (1967), Michael (1967), adottato dall'amico di lunga data Sam Gilman, Dylan (1968-1988) e Angelique. Adottò la figlia della sua assistente Caroline Barrett e dello scrittore James Clavell, nata nel 1972, con il nome di Petra Brando-Corval[42]. Sempre per adozione, Brando ebbe altri due figli: Maimiti Brando (nato nel 1977) e Raiatua Brando (nato nel 1982).

A Brando furono attribuite relazioni sentimentali con Marilyn Monroe, Paula Fox, Rita Moreno e Grace Kelly[43].

Il rapporto con Anna Kashfi[modifica | modifica wikitesto]

Anna Kashfi, prima moglie di Brando, sposata nel 1957 e da lui definita "La donna più bella che ho mai incontrato"

Durante il matrimonio con Brando e per tutta la sua esistenza, la Kashfi soffrì di una forte dipendenza dall'alcool, che compromise la qualità della sua vita e che è stata la principale causa dei suoi disturbi mentali. Separatisi meno di un anno dopo il loro matrimonio, malgrado la nascita di Christian, Brando e la Kashfi divorziarono ufficialmente il 22 aprile 1959[44]. Fino al 1972, i due furono protagonisti di un'intensa battaglia legale per la custodia di Christian, del quale la Kashfi aveva inizialmente ottenuto l'affidamento dal 1960. Tuttavia, i continui sbalzi d'umore e le continue reazioni comportamentali incontrollabili, fecero sì che Brando la denunciasse perché incapace di badare al loro figlio. La vicenda terminò nel 1972, quando Brando riuscì ad ottenere la custodia di Christian[33]. Dopo il verdetto della giuria, la Kashfi giurò vendetta a Brando, dicendogli: "Non finisce qui... hai capito bastardo!".

Nel 1972, mentre Brando era in Francia sul set di Ultimo tango a Parigi, la Kashfi rapì Christian e lo affidò a due hippie affinché lo tenessero un po' di tempo con loro, con l'unico scopo di vendicarsi dell'ex marito. Come ricompensa, la donna promise ai due hippie 10.000 dollari, ma non avendo mai posseduto quella somma, i due non le riconsegnano il figlio. Brando ingaggiò così due investigatori privati che riuscirono a raggiungere la comunità hippie dei due, in Messico[33], e a ritrovare Christian alcuni mesi dopo, malato e febbricitante.

Il matrimonio con Tarita Teriipia e la morte di Cheyenne[modifica | modifica wikitesto]

Appena dopo essersi separato dalla sua seconda moglie Movida Castaneda, il 10 agosto 1962 Brando si sposò con l'attrice Tarita Teriipia, conosciuta durante le riprese del film Gli ammutinati del Bounty. Proprio per la sua terza moglie[45], Brando comprò un'intera isola, chiamata Tetiaroa, nella Polinesia francese, dove vissero entrambi. Dalla loro relazione nacquero due figli: Simon (1963) e Tarita Cheyenne (1970). Quest'ultima fu la prima figlia di Brando, concepita attraverso l'inseminazione artificiale.

Come dichiarato dalla stessa Tarita nel libro Marlon, il mio amore la mia ferita, per i primi anni di vita Brando trattò la figlia come una principessa[46]. Quest'ultima poi avrebbe molto risentito del fatto che il padre avesse avuto altre figlie da altre donne. Brando e Tarita divorziarono nel 1972, ma l'attore non smise, negli anni seguenti, di spostarsi continuamente tra gli Stati Uniti d'America e la Polinesia. Nel 1986 la figlia si fidanzò con Dag Drollet, dal quale rimase incinta tre anni dopo[47]. In questi anni cade in una grande depressione e inizia a far uso di sostanze stupefacenti[48][49].

Nel 1989, dopo una furiosa lite con il suo fidanzato Dag[50], verso le prime ore del mattino Cheyenne subisce un grave incidente con la sua macchina. Rimane sfigurata orribilmente in volto[51]. Al che, Brando decide di contattare i migliori chirurghi plastici di tutto il mondo commentando così la sua decisione: "Spenderò miliardi ma la farò bella come prima"[33]. I chirurghi riescono a compiere un mezzo miracolo e alla ragazza rimarranno solo due cicatrici. Dopo la morte del fidanzato Dag nel 1990, ad opera del fratellastro Christian, partorisce il figlio Tuki Brando. Il 16 aprile 1995, dopo due tentativi falliti, Cheyenne si toglie la vita impiccandosi nella casa della madre a Tahiti. Alla notizia, Marlon viene colto da un malore[47].

L'omicidio di Dag Drollet[modifica | modifica wikitesto]

La sera del 16 maggio 1990 Dag Drollet, fidanzato polinesiano della figlia di Brando Cheyenne, venne ucciso dal primogenito Christian nella villa di famiglia. Christian, allora trentunenne, ha sostenuto che era ubriaco e perciò l'omicidio sia stato accidentale. Dopo il procedimento cautelare, Christian ha confessato di essere colpevole e di aver usato una pistola per uccidere Dag.

Al processo di suo figlio, Brando si rifiutò di giurare dichiarandosi ateo. Inoltre Brando, chiamato a testimoniare, ha parlato per circa un'ora dicendo che lui e la moglie Anna Kashfi avevano fallito con il loro figlio. Successivamente si è rivolto ai membri della famiglia di Dag dicendogli: "Mi dispiace... Forse non mi crederete ma io volevo bene a Dag. Sono pronto per le conseguenze". Christian fu condannato a 10 anni di prigione, ma ne scontò solo 5 per buona condotta. Nell'ottobre 1991, inoltre, venne emesso un mandato di cattura per Cheyenne, accusata di complicità nell'omicidio, dopo che questa era sparita dalla clinica psichiatrica di Parigi dove era ricoverata per aver tentato due volte il suicidio.[52]

La ragazza sarà poi arrestata un mese dopo a Orleans, dove si trovava col padre,[53] ma venne prima scarcerata nel novembre 1991 con una cauzione di circa 5,5 milioni di franchi,[54] e poi venne definitivamente scagionata nel maggio 1993.[55]La tragedia si è successivamente aggravata quando nel 1995 Cheyenne, ancora depressa per l'omicidio del suo fidanzato, si suicidò impiccandosi nella casa della madre a Tahiti. Christian è morto di polmonite il 27 gennaio 2008.

Interessi e stile di vita[modifica | modifica wikitesto]

La Triumph Thunderbird, utilizzata da Brando nel film Il selvaggio

Marlon Brando è rimasto nella storia anche per il suo carattere ribelle, per molti aspetti misterioso e controverso, e per i suoi numerosi sbalzi d'umore durante la lavorazione dei suoi film. Molti registi che lo diressero, ebbero con lui rapporti difficili durante le riprese, a causa dell'intrattabilità dell'attore, come hanno affermato in numerose occasioni Gillo Pontecorvo, che lo diresse in Queimada, e Francis Ford Coppola (Apocalypse Now e Il padrino). Notoriamente riservato al di fuori dei riflettori, il 12 giugno 1973 Brando colpì in faccia con un pugno il paparazzo Ron Galella, che lo stava fotografando mentre si trovava in un ristorante a Chinatown con il conduttore Dick Cavett, dopo le riprese di una puntata del "The Dick Cavett Show". Galella si ritrovò con la mascella rotta e Brando fu condannato a risarcirlo con una somma pari a 40.000 dollari[56]. Dopo la vicenda, il paparazzo continuò ad inseguire Brando, indossando un casco da football americano.

Fra le sue passioni, quella per le motociclette, in particolare per la sua Triumph Bonneville e la sua Harley Davidson Sportster. Fu anche un radioamatore, trasmettendo con il nominativo francese FO5GJ dalla propria residenza polinesiana a Tetiaroa, l'isola dove Brando non nascose mai la volontà di costruire un resort di lusso, idea a cui rinunciò per i costi esorbitanti che avrebbe comportato l'operazione. Inoltre l'attore, che visse sull'isola fino al 1990, nel giugno 2003 concesse l'utilizzo di 2000 m² dell'isoletta di Onehati al suo grande amico Michael Jackson, come ringraziamento per aver organizzato la festa di compleanno per sua figlia Nina (allora tredicenne)[57]. In seguito alla morte di Brando, l'isola fu prima venduta al promotore immobiliare Richard Bailey e poi, come l'attore aveva sempre sognato, vi fu costruito un resort di lusso chiamato The Brando.

Molto scalpore suscitò il decadimento fisico di Brando, ingrassato notevolmente a partire dai primi anni ottanta. Già nel 1978, Francis Ford Coppola affermò che quando Brando si presentò sul set di Apocalypse Now era notevolmente appesantito (il suo peso era aumentato di circa 18 kg)[58]. Proprio per questo motivo Brando aveva chiesto che le scene in cui appariva fossero girate in penombra, per celare il suo notevole aumento di peso. A partire dal successivo film La formula e nelle apparizioni cinematografiche seguenti, si può notare la graduale e crescente obesità dell'attore. Negli ultimi anni di vita Brando pesava circa 150 kg e, proprio a causa dell'obesità, fu costretto ad utilizzare una sedia a rotelle.

I compensi percepiti[modifica | modifica wikitesto]

Marlon Brando è stato uno degli attori più pagati di Hollywood, come dimostra infatti l'incremento dei suoi compensi per ogni film in cui recitò. È rimasto nella storia il faraonico cachet ottenuto per il film Superman: 19 milioni di dollari (di cui 3,7 per la sua interpretazione e l'11,75% di percentuale sugli incassi), un record che è rimasto nella storia per oltre 10 anni[59].

Nel 1950 per il suo primo film Il mio corpo ti appartiene Brando percepisce 10.000 dollari, uno dei salari più bassi.[60] Per il suo secondo film da protagonista, Un tram che si chiama Desiderio, Brando percepì circa 15.000 dollari, il minimo salariale previsto per contratti del genere;[61] da allora però il cachet va sempre aumentando. I successivi Viva Zapata, Giulio Cesare e Il selvaggio fanno tutti incassare a Brando 30.000 dollari, mentre per il film che gli fece guadagnare il primo Oscar, Fronte del porto, il compenso arrivò a 40.000 dollari (con gli incassi), a fronte dei 906.000 dollari di costi di produzione, il più alto percepito da un attore protagonista dall'epoca.[62] A partire da questo film, il suo cachet aumenta sempre di più: 100.000 dollari per Bulli e pupe, 250.000 per La casa da tè alla luna d'agosto, 300.000 per I giovani leoni e Sayonara, 500.000 per Pelle di serpente.[63]. Per I due volti della vendetta nel 1961, per dirigere e interpretare il film, Brando percepisce un compenso minore di 100.000 dollari, a causa dei problemi di budget per la realizzazione del film.[64]

Nel 1962 per il film Gli ammutinati del Bounty, Brando batte tutti i record, incassando un compenso di un milione di dollari[65], che oltre a creare scandalo (in un periodo in cui il compenso medio di attori del calibro di John Wayne, Cary Grant e Montgomery Clift e` di 300.000 dollari), lo incorono` l'attore piu` pagato di Hollywood.[66] Dal 1963 e per tutti gli anni sessanta, nonostante alcuni flop commerciali, Brando continuò ad essere uno degli attori più pagati, con un compenso medio di 750.000 dollari per film come La caccia e Riflessi in un occhio d'oro.[67] Nel 1969 per il film Queimada Brando incassa molto meno rispetto al suo cachet medio, circa 400.000 dollari.[68]

Nel 1971 per Improvvisamente, un uomo nella notte Brando percepisce 50.000 dollari, mimino salariare previsto allora. Per interpretare Il padrino Brando lavora gratuitamente, come condizione fissata dalla Paramount nel suo contratto per poter prendere parte al film.[69] Per il successivo Ultimo tango a Parigi Brando percepisce 250.000 dollari e il 10% degli incassi, il cachet più mai pagato allora nel cinema italiana. Dopo il film Missouri, per il quale fu pagato 1.000.000 di dollari,[70] nel 1976 Brando dichiarò che non avrebbe più lavorato per meno di 2.000.000 di dollari come compenso[71]. Nel 1978 batté tutti i record: per la sua partecipazione al film Superman, Brando percepì infatti circa 19 milioni di dollari (3,7 per la sua interpretazione e circa l'11,75% degli incassi)[65][67]. Entrato nel Guinness dei primati come il compenso più alto percepito per un film, il record resisterà fino al 1989, quando Jack Nicholson ottenne 60 milioni di dollari per Batman. Nel 1979 per Apocalypse Now Brando fu pagato la straordinaria cifra di 1 milioni di dollari alla settimana.

Nel 1980 per La formula ottiene 3 milioni di dollari per sole 3 scene, mentre in Un'arida stagione bianca Brando lavora gratuitamente.[72] Per Il boss e la matricola nel 1990 Brando percepisce 8 milioni di dollari, per Cristoforo Colombo: la scoperta ne percepisce 5.[73] In Don Juan DeMarco - Maestro d'amore e L'isola perduta percepisce nuovamente 8 milioni di dollari, mentre nel 1997 per Il coraggioso ne percepisce 5. Nel 1998 per In fuga col malloppo ottiene 6 milioni di dollari, mentre nel 2001 per The Score, il suo ultimo film, Brando tornò a percepire 3 milioni di dollari, nonostante alcuni dissidi con il regista Frank Oz[74].

Progetti rifiutati[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso della sua carriera Brando ha rifiutato molti progetti; ecco l'elenco:

Influenze sulla cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

La celebrità dell'attore contribuì decisamente a diffondere il nome proprio di persona maschile Marlon, che egli aveva ereditato da suo padre, e la cui origine è ignota[106].

A Marlon Brando sono dedicate varie canzoni:

  • Marlon Brando è sempre lui di Luciano Ligabue
  • Goodbye Marlon Brando di Elton John.
  • Marlon Brando della Premiata Forneria Marconi, dall'album PFM? PFM!
  • Me, Marlon Brando, Marlon Brando and I dei R.E.M., dall'album Collapse into Now
  • « You can't see California without Marlon Brando's eyes » versi della canzone Eyeless degli Slipknot
  • « I feel a-tragic like I'm Marlon Brando, When I look at my china girl » versi della canzone China Girl di David Bowie e Iggy Pop
  • Il personaggio Dio Brando de " Le bizzarre avventure di jojo " di Hirohiko Araki è un chiaro riferimento all'attore.
  • « I saw you standing at the gates When Marlon Brando passed away » Versi della canzone Advertising Space di Robbie Williams

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

La statua presente al Madame Tussauds di Londra dedicata a Brando nel film Il selvaggio

Attore[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatore[modifica | modifica wikitesto]

Videoclip[modifica | modifica wikitesto]

Regista[modifica | modifica wikitesto]

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Premio Oscar[modifica | modifica wikitesto]

Golden Globe[modifica | modifica wikitesto]

Premi BAFTA[modifica | modifica wikitesto]

Altri riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatori italiani[modifica | modifica wikitesto]

Nelle versioni in italiano dei suoi film, Marlon Brando è stato doppiato da:

  • Giuseppe Rinaldi ne Il mio corpo ti appartiene, Sayonara, I giovani leoni, Pelle di serpente, Missione in Oriente - Il brutto americano, Viva Zapata! (ridoppiaggio), I due volti della vendetta, I due seduttori, I morituri, La caccia, A sud-ovest di Sonora, La contessa di Hong Kong, Candy e il suo pazzo mondo, La notte del giorno dopo, Queimada, Improvvisamente, un uomo nella notte, Il padrino, Ultimo tango a Parigi, Missouri, Superman, La formula, Un'arida stagione bianca, Il boss e la matricola, L'isola perduta, Il coraggioso
  • Emilio Cigoli in Giulio Cesare, Il selvaggio, Fronte del porto, Désirée, Bulli e pupe
  • Stefano Sibaldi in Un tram che si chiama Desiderio
  • Augusto Marcacci in Viva Zapata!
  • Carlo Romano ne La casa da tè alla luna d'agosto
  • Nando Gazzolo ne Gli ammutinati del Bounty
  • Gigi Proietti in Riflessi in un occhio d'oro
  • Sergio Fantoni in Apocalypse Now
  • Marcello Tusco in Radici: le nuove generazioni
  • Gianni Musy in Cristoforo Colombo - La scoperta
  • Francesco Carnelutti in Don Juan DeMarco - Maestro d'amore
  • Carlo Sabatini in In fuga col malloppo
  • Vittorio Di Prima in The Score
  • Ennio Coltorti in Apocalypse Now Redux (ridoppiaggio)
  • Emilio Cappuccio in Superman (ridoppiaggio)
  • Stefano De Sando ne Il padrino (ridoppiaggio)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cineblog.it
  2. ^ Tributo a Marlon brando
  3. ^ La protesta riguardava gli indiani degli Stati Uniti d'America, come da: Michel Ciment, Enrico Lancia, Jean-Loup Passek, Dizionario Larousse del cinema americano, Gremese Editore, 1998, p. 89, ISBN 978-88-7742-184-5.
  4. ^ Bly 1994, p. 11.
  5. ^ Kanfer 2008, p. 134.
  6. ^ a b Kanfer 2008, pp. 5, 6.
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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Oscar al miglior attore Successore
William Holden
per Stalag 17 - L'inferno dei vivi
1955
per Fronte del porto
Ernest Borgnine
per Marty, vita di un timido
Predecessore Oscar al miglior attore Successore
Gene Hackman
per Il braccio violento della legge
1973
per Il padrino
(rifiutato)
Jack Lemmon
per Salvate la tigre
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