Hit parade

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'hit parade è la classifica musicale degli album discografici, dei singoli, dei film o dei libri più venduti, in un territorio e in un periodo di tempo definiti.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Il termine è inglese ed è stato coniato negli anni trenta ed adottato per molto tempo da un famoso programma radiofonico americano.

Verso la fine del 1940, il termine intendeva una lista di canzoni, non una lista di records. In quei tempi, quando una canzone diventava un successo, era solitamente registrata da parecchi artisti diversi. Negli anni seguenti, tali ri-registrazioni diventarono versioni cover di uno stesso brano.

Il titolo Hit Parade divenne familiare durante la fine degli anni 1960 e l'inizio del 1970 grazie ad un format popolare creato dalla leggendaria Drake-Chenault & Co. e trasmesso da centinaia di emittenti radiofoniche. Originariamente chiamata Hit Parade '68, poi Hit Parade '69, '70, ecc., più tardi divenne conosciuta semplicemente come Hit Parade.

In Italia la prima classifica di vendita di 45 giri fu pubblicata a partire dal 1959 dal mensile Musica e dischi[1].

Negli anni successivi ogni settimanale musicale, da TV Sorrisi e canzoni a Ciao 2001, pubblicò una classifica settimanale dei dischi più venduti, affidandosi a varie società di rilevazione. Una di queste società era la Doxa, a cui si appoggiò la Rai per la trasmissione radiofonica che, partita nel 1967, per circa un decennio settimanalmente diffuse la classifica dei dischi più venduti ai tempi conosciuta con il nome appunto di Hit parade. Fu condotta, tra gli altri, dal Maestro Lelio Luttazzi e, successivamente, da Giancarlo Guardabassi, e per più decenni divenne la classifica di vendite più accreditata. In seguito la classifica venne trasmessa anche in televisione dalla trasmissione Discoring e pubblicata sulle pagine della rivista "Radiocorriere TV".

Nella prima metà degli anni 90 la pubblicazione della Hit Parade fu interrotta senza chiari motivi, finché la redazione non fu affidata nel 1995 alla stessa FIMI e redatta dalla "Nielsen": di conseguenza ci sono stati alcuni anni senza dati ufficiali.

Nel frattempo la classifica di vendite di TV Sorrisi e Canzoni, nota come Superclassifica ( che dagli anni 80 veniva in parte trasmessa su Canale 5 nella trasmissione Superclassifica Show), continuò le sue pubblicazioni, ma la crisi di vendita del vinile e l' eccessivo costo del singolo nel nuovo formato CD finì per ridurre e la classifica dei singoli a sole 10 posizioni nella metà degli anni 90.

Il sito "www.hitparadeitalia.it", pur non pubblicando la hit parade ufficialmente riconosciuta, ha stimabilmente tentato di mettere ordine al caos della storia delle classifiche musicali in Italia, pubblicando classifiche settimanali di ogni decennio. Tuttavia non spiega quali siano le fonti scelte tra le varie classifiche disponibili nelle varie epoche, o con quale criterio sia stata scelta l'una o l'altra nei diversi periodi. I dati della Doxa che pubblicava per la Rai la classifica originariamente nota con il nome di Hit Parade non sono finora stati indicizzati in Internet con un motore di ricerca, ma di recente sono stati resi consultabili nelle pagine del sito web contenente l' archivio di tutti i numeri della rivista TV Radiocorriere.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lelio Luttazzi: mi piaceva solo Mina. La figlia di Villa: papa' si arrabbiava, Corriere della Sera. URL consultato il 07-01-2010 (archiviato dall'url originale il ).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Durkee, Rob. "American Top 40: The Countdown of the Century." Schriner Books, New York, 1999.
  • Battistini, Pete, "American Top 40 with Casey Kasem The 1970s." Authorhouse.com, 31 gennaio 2005. ISBN 1-4184-1070-5.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]