Rimini

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Rimini
comune
Rimini – Stemma Rimini – Bandiera
Rimini – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
Provincia Provincia di Rimini-Stemma.png Rimini
Amministrazione
Sindaco Andrea Gnassi (PD) dal 31/05/2011
Territorio
Coordinate 44°03′00″N 12°34′00″E / 44.05°N 12.566667°E44.05; 12.566667 (Rimini)Coordinate: 44°03′00″N 12°34′00″E / 44.05°N 12.566667°E44.05; 12.566667 (Rimini)
Altitudine 15 m s.l.m.
Superficie 135,71 km²
Abitanti 147 500[1] (31-08-2014)
Densità 1 086,88 ab./km²
Frazioni vedi elenco delle frazioni del Comune di Rimini
Comuni confinanti Bellaria-Igea Marina, Coriano, Riccione, San Mauro Pascoli (FC), Santarcangelo di Romagna, Serravalle (RSM), Verucchio
Altre informazioni
Cod. postale 47921-47924
Prefisso 0541
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 099014
Cod. catastale H294
Targa RN
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti riminesi
Patrono San Gaudenzio di Rimini
Giorno festivo 14 ottobre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Rimini
Posizione del comune di Rimini all'interno dell'omonima provincia
Posizione del comune di Rimini all'interno dell'omonima provincia
Sito istituzionale

Rimini (Rémin, Rémni o Rémne in romagnolo[senza fonte], Ariminum in latino, Ascolta[?·info]) è un comune italiano di 147 500 abitanti[1], capoluogo dell'omonima provincia in Emilia-Romagna.

Rimini è il principale, nonché più popoloso, centro della Riviera romagnola e la seconda città per numero di abitanti (dopo Ravenna) di tutta la Romagna. Località di soggiorno estivo di fama internazionale[2][3], si estende per 15 km lungo la costa del mare Adriatico con hotel, locali notturni, attrezzature balneari e impianti sportivi. Lo sviluppo del turismo, avviato nel 1843 con la fondazione del primo Stabilimento balneare, si affermò definitivamente nel secolo successivo, perdendo l'originaria connotazione aristocratica e mondana e trasformandosi in fenomeno di massa.

Rimini non è però solo un luogo di villeggiatura della Riviera romagnola, ma anche una città di livello storico-culturale non indifferente (anche se quest'aspetto viene solitamente posto in secondo piano rispetto a quello più famoso di capitale della vita notturna e mondana). Colonia fondata infatti dai Romani nel 268 a.C., per tutto il periodo della loro dominazione è stata un fondamentale nodo di comunicazione fra il nord e il sud della penisola, e sul suo suolo gli imperatori romani eressero monumenti quali l'Arco d'Augusto, il Ponte di Tiberio e l'Anfiteatro; mentre durante il primo Rinascimento, sotto i Malatesta, la sua corte è stata una delle più vivaci dell'epoca, ospitando artisti del calibro di Leon Battista Alberti, Piero della Francesca, Roberto Valturio, Matteo de' Pasti e producendo opere quali il Tempio Malatestiano. Nell'Ottocento è stata poi una delle città più attive sul fronte rivoluzionario, ospitando molti dei moti volti all'unificazione, mentre durante la seconda guerra mondiale la città fu teatro di duri scontri e aspri bombardamenti, ma anche di una fiera resistenza partigiana, che le valse l'onore di una medaglia d'oro al valore civile.

Favorita dalla posizione geografica e dall'attrezzatura ricettiva, si è affermata come uno dei maggiori poli fieristici e congressuali d'Europa[4], sede di manifestazioni e convegni di grande rilievo.

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Veduta panoramica della spiaggia di Rimini, dominata sullo sfondo dalle colline romagnole e dal promontorio di Gabicce

Rimini è situata a 44°03’00’’ di latitudine N e 12°34’00’’ di longitudine E, sul mare Adriatico, all’estremità sud-orientale dell’Emilia-Romagna, a breve distanza dal Montefeltro e dalle Marche. Il territorio comunale si estende per 135,71 km² e confina con Bellaria-Igea Marina, San Mauro Pascoli e Santarcangelo di Romagna a NO, Verucchio e Serravalle a SO, Coriano a S e Riccione a SE. Rimini occupa una posizione storicamente strategica, all’estremo vertice meridionale della pianura Padana, nel punto di congiunzione tra l’Italia settentrionale e l’Italia centrale[5].

È circondata a sud-ovest da basse e verdi colline, ai cui piedi si stende la città: Covignano (153 m), Vergiano (81 m), S. Martino Monte l’Abbate (57 m) e S. Lorenzo in Correggiano (60 m), coltivate a vigneti, oliveti e frutteti e dominate da ville signorili. Queste lievi ondulazioni, costituite in prevalenza da formazioni argillose e sabbiose, raccordano gradualmente gli ambiti di pianura, originati dai depositi fluviali del Marecchia e dell’Ausa, i due principali fiumi del riminese, a una serie di poggi più elevati che salgono verso l’Appennino romagnolo. Il fiume Marecchia scorre attraverso la sua valle e la pianura entro un letto ghiaioso molto ampio e, dopo aver ricevuto le acque del torrente Ausa, sfocia nell’Adriatico attraverso un deviatore tra S. Giuliano Mare e Rivabella, mentre il corso fluviale originario è utilizzato nel suo tratto a mare come porto-canale. Il Marecchia, normalmente povero d’acqua, era soggetto a periodiche piene in grado di provocare spaventose inondazioni alla sua foce, dove il suo letto si restringeva in una strozzatura preceduta da numerose anse, e per questa ragione fu deviato a nord della città[6]. Il torrente Ausa, che costituì per secoli il limite orientale di Rimini, venne allo stesso modo deviato nel secondo dopoguerra e il suo letto fu colmato e trasformato in parco urbano.

La fascia costiera, costituita da depositi marini recenti, è orlata da una spiaggia di sabbia finissima, lunga 15 km e larga fino a 200 metri, interrotta soltanto dalle foci dei corsi d’acqua e digradante molto lentamente verso il mare. Lungo il litorale corre un cordone sabbioso, o “falesia morta”, formato da fenomeni di ingressione marina verificatisi intorno al 4.000 a.C. e sfruttato dai Romani per l’impostazione del primo porto cittadino. Un tratto del cordone è conservato a nord di Rimini, tra Rivabella e Bellaria-Igea Marina, arretrato di circa 1300 metri rispetto alla linea di costa[7].

Il territorio riminese, per la sua posizione geografica e per i suoi caratteri climatici, è situato al confine tra la zona fitoclimatica mediterranea e la zona centroeuropea[8][9], e rappresenta quindi un ambiente di transizione di grande valore naturalistico. La flora del riminese è tradizionalmente compresa nella zona fitoclimatica del Lauretum, al punto di incontro tra la fascia mediterranea del leccio, che qui raggiunge il suo estremo settentrionale lungo la costa adriatica, la fascia sub-mediterranea calda dei querceti caducifogli di roverella e la fascia temperata della farnia, del carpino e del frassino[10].

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Rimini Miramare e Stazione meteorologica di Rimini Centro.

Rimini ha un clima temperato caldo, stabilmente umido, con estate molto calda (classificazione Köppen-Geiger Cfa)[11], con caratteristiche di transizione al clima mediterraneo (Csa). Secondo la classificazione di Rivas-Martínez, rientra nella fascia a clima temperato sub-mediterraneo[12].

Il clima è mite, a ridotta escursione termica diurna, grazie all’influsso del mare Adriatico, con brezze di mare costanti tra la primavera e l’autunno, e relativamente poco piovoso per la parziale protezione dell’Appennino romagnolo al passaggio delle perturbazioni oceaniche. Rimini presenta le temperature medie autunnali e invernali più alte e le temperature minime medie annuali più alte in Emilia-Romagna[13].

La temperatura media annuale, per il periodo 1971-2000, è di 13,4°C; il mese più freddo è gennaio, con una temperatura media di 4,0°C, quello più caldo è luglio, con una temperatura media di 23,1°C[14]. La temperatura più alta registrata dalla stazione meteorologica di Rimini-Miramare, situata presso l’aeroporto, è di 38,9°C (agosto 2000), quella più bassa è di -17,2°C (gennaio 1985)[15]. Le temperature estreme registrate dalla stazione meteorologica di Rimini Lido, interna all’area urbana, sono di 37,9°C (agosto 1988) e di -10,1°C (gennaio 1985)[16].

Le precipitazioni sono contenute (655 mm annui) e distribuite regolarmente durante il corso dell’anno, con valori massimi in ottobre (75 mm) e minimi in gennaio e in luglio (42 e 43 mm)[17]. In primavera, autunno e inverno le precipitazioni sono portate prevalentemente dal passaggio di perturbazioni oceaniche o dalla formazione di cicloni mediterranei, mentre in estate sono più frequentemente di tipo convettivo, con temporali che giungono sulla costa dall’Appennino o dalla pianura Padana.

L’umidità è molto elevata tutto l’anno, con un minimo del 72% in giugno e in luglio e un massimo dell’84% in novembre e dicembre. I venti prevalenti provengono da O (Ponente), seguiti da quelli da S (Ostro), E (Levante) e NE (Grecale)[18]. Il vento da SO, noto come libeccio o garbino, è un vento di caduta appenninico eccezionalmente caldo e secco che precede l’arrivo di depressioni atlantiche, portando temperature molto elevate in ogni stagione. L’insolazione media, per il periodo 1961-1990, è di oltre 2.040 ore di sole all’anno[19].

RIMINI MIRAMARE
(1971-2000)
Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 7,7 9,5 13,2 16,9 21,9 25,8 28,5 28,1 24,5 19,2 12,8 8,9 8,7 17,3 27,5 18,8 18,1
T. mediaC) 4,0 5,3 8,5 11,9 16,6 20,4 23,1 22,8 19,4 14,8 9,0 5,2 4,8 12,3 22,1 14,4 13,4
T. min. mediaC) 0,4 1,1 3,7 6,9 11,2 15,0 17,7 17,6 14,4 10,4 5,1 1,5 1,0 7,3 16,8 10,0 8,8
Precipitazioni (mm) 41,8 45,1 47,8 52,8 47,9 56,3 42,8 61,3 70,4 75,2 67,0 46,6 133,5 148,5 160,4 212,6 655,0
Giorni di pioggia 6 6 6 7 7 6 4 6 7 8 7 7 19 20 16 22 77
Umidità relativa media (%) 83 79 76 75 75 72 72 74 76 81 84 84 82 75,3 72,7 80,3 77,6

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Rimini.

Le origini e l'età romana[modifica | modifica wikitesto]

Il Ponte di Tiberio, punto di partenza della Via Emilia
Il porto di Rimini nel mosaico delle barche dalla domus di Palazzo Diotallevi (Rimini, Museo della Città)

Le prime tracce dell'insediamento umano nel territorio riminese risalgono al Paleolitico inferiore (oltre 800.000 anni fa). Il popolamento fu favorito già in epoca antica dalla posizione geografica e dalle caratteristiche morfologiche dell'area: colli ricchi di sorgenti idriche, allo sbocco dell'ampia valle del Marecchia (agevole via di comunicazione con l'alta valle Tiberina attraverso il valico di Viamaggio) e in prossimità del mare, che offriva buone possibilità di approdo alla foce del fiume[20].

L'arrivo dei Celti (390 a.C.) portò rapidamente alla decadenza e all'abbandono di numerosi insediamenti umbro-etruschi e contemporaneamente favorì lo sviluppo dei centri costieri di Ravenna e Rimini[21]. Le tribù gallo-celtiche mantennero per quasi un secolo il controllo del territorio, fino alla battaglia di Sentino (295 a.C.), nella quale la coalizione di Galli, Umbri, Etruschi e Sanniti fu sconfitta dai Romani, che aprirono la strada alla colonizzazione della Gallia Cisalpina[21].

Nel 268 a.C., alla foce del fiume Ariminus (oggi Marecchia), in una zona del Piceno[22] già abitata in precedenza dagli Etruschi, dagli Umbri, dai Greci, dai Piceni e dai Galli, i Romani "fondarono" la Colonia di Diritto Latino di Ariminum. Lo statuto di colonia latina, conferito solitamente alle città fondate allo scopo di controllare e difendere nuovi territori, conferiva ad Ariminum il ruolo di stato autonomo, legato a Roma da trattati che ne regolamentavano il commercio, la difesa e i rapporti esteri[23].

Ariminum era snodo di importanti vie di comunicazione tra il Nord e il Centro Italia[24]: la Via Flaminia (220 a.C.), proveniente da Roma, la Via Emilia (187 a.C.), diretta a Piacenza, e la Via Popilia-Annia (132 a.C.), che collegava la città a Ravenna, Adria, Padova, Altinum e Aquileia.

Durante l'ultimo secolo dell'età repubblicana la città fu coinvolta nelle guerre civili, rimanendo sempre fedele al popolo romano e a Caio Mario[24]. Per questa sua secolare fedeltà a Roma, ad Ariminum furono riconosciuti nel 90 a.C. la cittadinanza romana e il rango di primo municipio cispadano. Nel 49 a.C., dopo il passaggio del Rubicone (che segnava l'inizio del territorio urbano di Roma, il Pomerium, e di cui è tuttora incerta l'identificazione), Giulio Cesare rivolse un discorso alle proprie legioni nel Foro di Rimini, pronunciando la celebre frase «Alea iacta est» (il dado è tratto).

Nella prima età imperiale Rimini godette di un lungo periodo di prosperità e rinnovamento urbano, e fu oggetto delle attenzioni degli imperatori Augusto, Tiberio e Adriano,che promossero la costruzione di grandi opere pubbliche e monumenti, quali l'Arco d'Augusto, il Ponte di Tiberio, il teatro e l'anfiteatro[25]. Un generale riassetto interessò la rete dell'acquedotto, il sistema delle fognature e le strade cittadine, che furono lastricate e rialzate in alcuni tratti[26].

Dal III secolo d.C., ormai perduto quel ruolo diretto nella storia d'Italia che la città aveva raggiunto all'epoca di Augusto, Ariminum fu soggetta a un progressivo declino e a trasformazioni sociali e culturali, tra cui la diffusione di culti orientali, dovuti ai rapporti commerciali e alla presenza di numerosi funzionari e mercanti stranieri[27]. Le prime invasioni barbariche, affrontate con la costruzione di una nuova cinta muraria in età aureliana, portarono a un'inesorabile decadenza e ad un arresto dell'espansione urbana[28].

Rimini, già sede vescovile dal 313, ospitò nel 359 un concilio di oltre 300 vescovi occidentali a difesa dell'ortodossia cattolica contro l'arianesimo, religione professata da molti popoli germanici che avevano invaso l'Italia[29]. Secondo la tradizione il primo vescovo riminese fu San Gaudenzio[29], giunto da Efeso e ucciso per mano degli ariani nel 360.

Il Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

In epoca tardo antica Rimini fu coinvolta nelle vicende della guerra greco-gotica, che ne decimò la popolazione e portò ad un progressivo abbandono di alcune aree interne alla cinta muraria. Nel 538 la città venne assediata dalle truppe del goto Vitige, intenzionato a farne un presidio militare per la difesa di Ravenna, fu occupata dai Goti nel 549 e infine conquistata dal generale bizantino Narsete.

Sotto la dominazione bizantina fu costituita la Pentapoli marittima, composta dalle città di Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia e Ancona. Il territorio della Pentapoli, insieme a quello dell'Esarcato, fu donato alla Chiesa nel 756 dal re dei Franchi, Pipino[30].

La città divenne un libero comune nel corso del XII secolo, durante il periodo delle lotte per le investiture tra Chiesa e Impero[31]. Nel XIII secolo iniziò un periodo di intensa attività urbanistica ed edilizia. Il centro del potere civile divenne la Piazza del Comune (l'attuale piazza Cavour), dove furono edificati il Palazzo dell'Arengo e il Palazzo del Podestà. L'antico Foro per secoli ospitò il mercato e, successivamente, tornei e giostre equestri.

Le più potenti famiglie nobiliari riminesi, i guelfi Gambacerri e i ghibellini Parcitadi, si contesero il potere civile per tutto il XIII secolo. Dopo una prima fase in cui la città sposò la causa ghibellina, Rimini divenne guelfa, grazie all'avvento della famiglia dei Malatesta da Verucchio, il cui capostipite fu Malatesta il Vecchio, detto anche il Mastin Vecchio e ricordato nella Divina Commedia di Dante[32].

La signoria malatestiana[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rinascimento riminese.
Piero della Francesca, Ritratto di Sigismondo Pandolfo Malatesta (Parigi, Louvre)

I Malatesta assunsero la preminenza tra i guelfi riminesi nel 1248, dopo la rotta subita a Parma dall'imperatore Federico II di Svevia[33]. Malatesta il Vecchio riportò gli esiliati Gambacerri al governo della città, divenendo una figura molto popolare e di prestigio.

Nel 1295 Rimini, sconfitti definitivamente i Parcitadi, fu conquistata dai Malatesta, che ne fecero la capitale della signoria. Per circa due secoli la città ebbe l'egemonia su un vasto territorio, che superò i confini geografici della Romagna, estendendosi fino a Sansepolcro (1370-1430), Sestino e Senigallia.

Alla morte di Malatestino (1317), Pandolfo Malatesta divenne signore di Rimini; dopo la sua morte la città passò nelle mani di Ferrantino, mentre ai figli Galeotto e Malatesta “guastafamiglia” spettarono i territori marchigiani. Nel 1343, dopo un lungo periodo di dissidi e lotte intestine tra i membri della famiglia, a Rimini salirono al potere gli stessi Galeotto e Malatesta[34]. Il dominio su Rimini passò prima nelle mani di Galeotto I (1364) e poi di Carlo (1385), che si distinse per capacità politiche e diplomatiche.

Sigismondo Pandolfo Malatesta, salito al potere nel 1432, fu uno spregiudicato capitano di ventura e allo stesso tempo grande mecenate[35]. Sigismondo militò prima al soldo pontificio contro i Visconti, poi a fianco di Francesco Sforza contro il Papa, con la lega tra Firenze e Venezia, con i Senesi e infine contro Pio II. Si assicurò prestigio dinastico attraverso accorte sistemazioni matrimoniali, sposando Ginevra d'Este (morta nel 1440), Polissena Sforza e, nel 1456, Isotta degli Atti, e volle dare lustro al proprio nome con la costruzione del Tempio Malatestiano e di Castel Sismondo. Nel 1463 Sigismondo fu sconfitto dalle truppe pontificie guidate da Federico da Montefeltro, duca di Urbino e suo acerrimo rivale[36].

Alla morte di Sigismondo (1468) iniziò un periodo di lotte dinastiche tra i figli Sallustio e Roberto, detto “il Magnifico”. Valente condottiero e abile diplomatico, Roberto fu escluso dal governo della città per volere dello stesso Sigismondo, ma riuscì a impadronirsi di Rimini, venendo accusato della morte dei fratelli e della matrigna Isotta[37]. Pandolfo IV, ostile alla nobiltà locale (che lo soprannominò “Pandolfaccio”), e il figlio Sigismondo II furono gli ultimi signori della casata malatestiana, ormai giunta a un definitivo declino, prima dell'annessione allo Stato della Chiesa[38].

Rimini nello Stato Pontificio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1509, dopo la caduta dei Malatesta e il breve periodo di dominazione veneziana, ebbe inizio il governo pontificio della città, che divenne parte per quasi trecento anni della Legazione di Ravenna. Dal punto di vista territoriale e politico Rimini non era più capitale di uno stato autonomo, quanto piuttosto una città marginale dello stato pontificio[39].

La città fu duramente provata dal passaggio dell'esercito imperiale di Carlo V nel 1531 e dal transito delle truppe francesi nel 1577, che razziarono il territorio. A ciò si aggiunsero frequenti inondazioni provocate dalle piene del Marecchia, gravi epidemie e carestie, che colpirono periodicamente la città e le campagne.

Nel 1672 la città fu scossa da un violento terremoto[40], che provocò il crollo parziale di abitazioni e di alcuni edifici pubblici, tra cui il palazzo comunale, la cattedrale, la chiesa dei Teatini e quella di San Francesco di Paola.

Il XVIII secolo fu caratterizzato da una grande vivacità della vita cittadina, da un rinnovamento del tessuto edilizio e da una generale ripresa economica, nonostante il ripetersi di alluvioni, passaggi di eserciti e terremoti, che tornarono a colpire la città nel dicembre 1786, provocando danni ingenti a numerosi edifici pubblici e privati[41]. In misura maggiore rispetto al secolo precedente, nel Settecento Rimini si distinse nell'ambito degli studi scientifici e letterari con l'opera degli scienziati Giovanni Bianchi, Giovanni Antonio Battarra e Michele Rosa, del cardinale e storico Giuseppe Garampi e del poeta Aurelio Bertola[42].

Il XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Mauro Cesare Trebbi, La Battaglia delle Celle (Faenza, Museo del Risorgimento e dell'Età Contemporanea)

Dopo l'ingresso a Rimini di Napoleone Bonaparte, avvenuto nel febbraio 1797, la città fu annessa alla Repubblica cispadana prima e, dal 27 luglio dello stesso anno, alla Repubblica cisalpina. A Rimini fu conferito – anche se per breve tempo – il titolo di capitale del Dipartimento del Rubicone, qualifica che mantenne fino all'unificazione dei due dipartimenti romagnoli, avvenuta nel 1798[43].

A Rimini il 30 marzo 1815, giunto dal Regno di Napoli, Gioacchino Murat lanciò il Proclama di Rimini, attraverso il quale esortò gli italiani a combattere uniti per la costituzione del Regno d'Italia[44].

Nel 1831 le truppe austriache calarono in Romagna per reprimere l'insurrezione scoppiata nello Stato pontificio che aveva portato alla creazione del governo delle Province unite da parte delle legazioni di Ravenna, Forlì, Bologna e Ferrara. Alle porte della città, in località Celle, duemila volontari combatterono una battaglia contro gli austriaci; lo scontro, ricordato da Giuseppe Mazzini nel suo scritto “Una notte di Rimini”, si concluse con la restituzione del territorio romagnolo allo Stato pontificio[45].

Il 30 luglio 1843 fu inaugurato il primo “Stabilimento privilegiato dei Bagni Marittimi”, sul modello delle già affermate località balneari francesi e mitteleuropee.

L'annessione al Regno di Sardegna avvenne il 5 febbraio 1860, quando il Consiglio comunale di Rimini votò il provvedimento con due soli voti contrari; l'esito fu confermato dalla volontà popolare l'11 marzo dello stesso anno[46]. L'anno seguente Rimini fu raggiunta dalla ferrovia Bologna-Ancona (1861). La strada ferrata, posta a mare della città, nella prospettiva di un futuro sviluppo del porto, consentì più agevoli collegamenti con il resto d'Italia, contribuendo in modo decisivo al grande sviluppo dell'economia turistica[47].

Dopo l'annessione al Regno d'Italia Rimini continuò ad essere al centro di avvenimenti politici di grande importanza. Nel 1872 la città ospitò la conferenza che sancì la nascita dell'anarchismo e la contestuale divisione degli anarchici di Mikhail Bakunin dai seguaci di Karl Marx; due anni più tardi, nel 1874, a Villa Ruffi, alla storica riunione tra anarchici e repubblicani, furono arrestati Aurelio Saffi e Alessandro Fortis, con l'accusa di cospirazione insurrezionale[48]. Nell'agosto 1881 Andrea Costa fondò a Rimini il Partito Socialista Rivoluzionario di Romagna[49].

Il XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Operazioni militari sulla Linea Gotica (1944)

Il 24 maggio 1915, nel giorno seguente alla dichiarazione di guerra dell'Italia all'Austria-Ungheria, e il 18 giugno dello stesso anno, Rimini subì bombardamenti navali austriaci, che provocarono ingenti danni ma nessuna vittima. Nel dicembre 1915 e nei primi mesi del 1916 la città subì le prime incursioni aeree nemiche, ad opera di bombardieri austriaci decollati da Pola ed aventi come obiettivo le officine ferroviarie. La difficile situazione creata dalle ostilità del primo conflitto mondiale ebbe gravi ripercussioni sull'economia cittadina, a causa della chiusura della stagione dei bagni[50]. Nel 1916 un forte terremoto danneggiò seriamente palazzi storici, chiese e monumenti, tra cui la chiesa di Sant'Agostino, il palazzo comunale e il Teatro Vittorio Emanuele II.[51].

Nel 1922 Riccione, all'epoca frazione del comune di Rimini, che si era sviluppata velocemente come località balneare, divenne comune a sé stante. Con il regime fascista il turismo d'élite fu soppiantato dalla nascita del turismo di massa, con la costruzione di numerosi alberghi, pensioni e villini, e l'apertura di colonie marine nelle frazioni periferiche; la città storica fu invece interessata dagli interventi di risanamento del Borgo San Giuliano (1931) e di isolamento dell'Arco d'Augusto (1938). Nello stesso periodo furono costruite opere di grande importanza per il futuro assetto urbano, tra cui il deviatore del Marecchia (1931), il lungomare (a partire dal 1935) e l'aeroporto di Rimini-Miramare (1938)[52]. Nel 1939 l'aeroporto divenne sede di un reparto dell'aeronautica militare e scalo della linea aerea Roma-Venezia[53].

Durante la seconda guerra mondiale, tra il 1º novembre 1943 e il settembre 1944 nel corso dell'Operazione Olive, il cui scopo era di sfondare la Linea Gotica, su Rimini furono effettuate 11.510 missioni aeree[54], di cui 486 nella sola giornata del 18 settembre, e furono distrutti o danneggiati 754 mezzi corazzati.[55] Secondo una stima tedesca, alla fine della battaglia più dell'80% di Rimini era stata rasa al suolo e migliaia di civili perirono negli scontri e nei bombardamenti.[56] I riminesi abbandonarono la città, ormai quasi completamente distrutta, per rifugiarsi nelle campagne circostanti e nella vicina Repubblica di San Marino[57], dichiaratasi neutrale e quindi ritenuta sicura. Tra il 25 agosto e il 30 settembre 1944 le forze tedesche, comandate dal generale Traugott Herr, e le forze alleate (Regno Unito, Canada, Nuova Zelanda e Grecia), guidate dal generale Harold Alexander, si scontrarono presso Rimini, nelle vicinanze della Linea Gotica, combattendo una delle più sanguinose battaglie di tutta la Campagna d'Italia[58]. Rimini fu liberata il 22 settembre.

Il secondo dopoguerra fu caratterizzato da una rapida ricostruzione e da un'enorme crescita del settore turistico. Rimini, divenuta una delle più importanti località turistiche d'Italia e d'Europa, conobbe un forte incremento demografico: i circa 77 000 abitanti del 1951 diventarono oltre 100 000 nel 1963 per effetto del movimento migratorio dall'entroterra, nonostante la fondazione del nuovo comune di Bellaria-Igea Marina (1956)[59]. Nel 1992 Rimini divenne capoluogo dell'omonima provincia, ottenendo l'autonomia amministrativa dalla Provincia di Forlì.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Stemma del Comune di Rimini

Il Comune di Rimini ha come emblema uno scudo bipartito: nella metà di sinistra sono raffigurati, su uno sfondo argenteo nella parte superiore ed un mare increspato in quella inferiore, l'Arco d'Augusto – in un'ipotetica ricostruzione del suo aspetto originario – e il Ponte di Tiberio, monumenti di grande valore identitario per la città. Nella metà di destra, di colore rosso, campeggia una croce guelfa rossa bordata d'argento. Approvato nel 1930, lo stemma cittadino è il risultato dell'unione di due emblemi preesistenti: quello del libero Comune medievale – così come risulta da alcuni sigilli – e la croce guelfa concessa alla città nel 1509 con la “bolla sipontina” dal pontefice Giulio II[60].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor civile (decreto del Presidente della Repubblica del 16.1.1961) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor civile (decreto del Presidente della Repubblica del 16.1.1961)
«Fedele alle sue più nobili tradizioni, subiva stoicamente le distruzioni più gravi della guerra per la liberazione, attestando, con il sacrificio eroico di numerosi suoi figli, la sua purissima fede in un'Italia migliore, libera e democratica.»
— Rimini, 1940-1944

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Rimini possiede un patrimonio storico-artistico di grande rilievo[61], che comprende chiese e conventi, ville e palazzi gentilizi, fortificazioni, siti archeologici, strade e piazze di interesse storico e artistico. Questa ricchezza è il risultato del succedersi di 22 secoli di storia, attraverso varie civiltà e dominazioni: dai Romani, all’Impero bizantino, all’importante ruolo di libero comune e di capitale malatestiana[62], fino alle dominazioni veneziana e pontificia. Rimini fu una porta storica verso l’oriente e il sud del Mediterraneo, grazie alla sua posizione geografica e all’importanza del porto, e punto di incontro tra le culture dell’Italia settentrionale e quelle dell’Italia centrale[63].

Rimini è ricca di monumenti di ogni epoca, con importantissimi esempi di architettura della civiltà romana, quali l’Arco d’Augusto, il Ponte di Tiberio, l’Anfiteatro e la Domus del Chirurgo, del Medioevo, quali il palazzo dell’Arengo, la chiesa di S. Agostino e Castel Sismondo, e del Rinascimento, con il Tempio Malatestiano, capolavoro di Leon Battista Alberti[64]. La città, con i suoi borghi e la marina, conserva inoltre un vasto patrimonio architettonico del periodo barocco, neoclassico e liberty, comprendente chiese, palazzi, ville signorili, edifici storici della marineria, hotel e villini d’epoca, testimonianze del suo ruolo di centro culturale, politico, commerciale e, dalla metà dell’Ottocento, di rinomata località balneare.

La città ha mantenuto per secoli l’assetto romano, con il tracciato regolare dei suoi isolati, custodendo allo stesso tempo i grandi monumenti romani che ne dimostravano le origini antiche. Rimini è sempre stata caratterizzata dal vivere la contemporaneità facendo rivivere insieme il suo passato: le trasformazioni medievali, le grandi opere di rinnovamento urbano dei Malatesta, i terremoti, le soppressioni degli ordini conventuali ne hanno determinato un’evoluzione continua, leggibile nella stratificazione di testimonianze storiche. I bombardamenti della seconda guerra mondiale distrussero la città, compromettendo gravemente il patrimonio monumentale e l’integrità del centro storico[65], che è stato ricostruito e restaurato per valorizzarne gli spazi e i numerosi, pregevoli edifici.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Rimini possiede numerose chiese di interesse storico e artistico, conventi e santuari, arricchiti da pregevoli opere d’arte, che testimoniano l’evoluzione dell’architettura e dell’arte attraverso i secoli. La città, situata alla confluenza di strade consolari di grande traffico, con un porto importante in collegamento con l’Oriente, accolse molto presto la religione cristiana[66]. Le prime testimonianze monumentali del Cristianesimo, tra cui la cattedrale di S. Colomba e la basilica di S. Gaudenzo, furono modificate nel corso dei secoli e distrutte nel periodo napoleonico[66]. Nel Medioevo sorsero i grandi conventi e le chiese di numerosi ordini religiosi, quali i Benedettini, gli Agostiniani, i Domenicani, i Francescani, i Carmelitani e i Serviti[67] e la città si arricchì di santuari, oratori, celle e tempietti, alcuni dei quali costruiti a ricordo di eventi miracolosi. La chiesa gotica di S. Francesco fu trasformata nella prima metà del XV secolo da Sigismondo Pandolfo Malatesta nel Tempio Malatestiano, monumentale mausoleo del signore di Rimini. Nel Settecento ordini e confraternite promossero il rinnovamento di tutti i principali edifici religiosi: sorse la chiesa del Suffragio e vennero trasformate, in forme grandiose ed eleganti, le chiese di S. Agostino, S. Giovanni Battista, S. Bernardino e la chiesa dei Servi. Il patrimonio architettonico religioso fu profondamente segnato dalla soppressione degli ordini voluta da Napoleone e dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, che inflissero danni gravissimi.

Chiese[modifica | modifica wikitesto]

Il Tempio Malatestiano
L'interno della chiesa del Suffragio.
La chiesa di Sant'Agostino.
La chiesa di San Giuliano.
L'interno della chiesa di Santa Rita.
Il Tempietto di Sant'Antonio da Padova
Tempio Malatestiano 
È il duomo di Rimini e una delle più alte espressioni dell’architettura italiana del Rinascimento[68]. Fu costruita nella seconda metà del XIII secolo dall’ordine dei Francescani e divenne il luogo di sepoltura dei signori di Rimini[69]. Nel 1450, per volere di Sigismondo Pandolfo Malatesta, l’antica chiesa fu trasformata in un monumento celebrativo che avrebbe reso immortale la grandezza del signore. L’incompiuta facciata in pietra d'Istria, capolavoro dell’architettura di Leon Battista Alberti, suggerisce l’idea prospettica di un arco trionfo romano, sull’esempio dell’Arco d’Augusto e di quello di Costantino a Roma. Lungo i fianchi si allineano sette arcate a tutto sesto sostenute da pilastri, che accolgono le arche di poeti e intellettuali della corte malatestiana[70]. L’interno, a un’unica grande navata affiancata da cappelle, è arricchito da opere d’arte di Agostino di Duccio, Giotto e Piero della Francesca e custodisce le tombe monumentali di Sigismondo e Isotta degli Atti[71].
Chiesa dei Servi 
Fu edificata nel 1317 dall’ordine dei Servi di Maria e trasformata interamente nel 1779 su progetto di Gaetano Stegani, che qui fu sepolto. La facciata fu compiuta nel 1894 da Giuseppe Urbani[72]. L’interno è a navata unica, scandito da colonne binate e ornato da ricchissimi stucchi barocchi eseguiti da Antonio Trentanove.
Chiesa del Suffragio 
Fu edificata dall’ordine dei Gesuiti nel 1721, su progetto di Giovan Francesco Buonamici, ed è dedicata a San Francesco Saverio. Ha una facciata incompiuta e un interno a croce latina, a navata unica fiancheggiata da cappelle, ornato da sobrie decorazioni barocche e dipinti di Guido Cagnacci[73].
Chiesa di Sant'Agostino 
È una delle principali chiese della città. Fu costruita nel 1247 dall’ordine degli Agostiniani in forme di transizione tra il romanico e il gotico ed è dedicata a San Giovanni Evangelista. Fu cattedrale tra il 1789 e il 1809. L’interno, a navata unica, è ornato da fastosi stucchi barocchi di Ferdinando Bibiena e conserva nell’abside e nell’adiacente cappella del campanile un prezioso ciclo di affreschi di scuola riminese del Trecento, inattesa scoperta avvenuta dopo il terremoto nel 1916[74]. Dall’arco trionfale della chiesa proviene il grandioso affresco del Giudizio Universale esposto al Museo della città.
Chiesa di San Bernardino 
Fu costruita nel 1759 su progetto di Giovan Francesco Buonamici, di cui è l’ultima opera. Ha una facciata incompiuta, ornata dalle statue di San Bernardino e San Giacomo della Marca, e un interno a navata unica che costituisce un tipico esempio del gusto barocco a Rimini[75].
Chiesa di Santa Chiara 
Fu costruita nel 1852 sul luogo di una chiesa medievale, a ricordo del miracolo della Madonna della Misericordia, qui avvenuto nel 1850. Ha un interno neoclassico a croce latina e una cupola riccamente affrescata[76].
Chiesa di San Fortunato 
La chiesa sorge vicino alla sommità del colle di Covignano, a circa 4 km dal centro storico della città. Fu costruita nel 1418 come abbazia olivetana, con il titolo di Santa Maria di Scolca, grazie a una donazione di Carlo Malatesta, signore di Rimini. Ha un interno ad un'unica navata, coperto da un soffitto a cassettoni dipinti e affiancato da cappelle laterali. Nell’abside, all’altare maggiore, è posta la mirabile pala d’altare dell’Adorazione dei Magi, opera di Giorgio Vasari, che in ritiro nel vicino convento trascrisse il suo celebre “Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori italiani e architettori”[77].
Chiesa di San Giovanni Battista 
Fu edificata nel XII secolo, ricostruita nel 1625 e rinnovata nel 1772 dall’ordine dei Carmelitani e conserva la sobria facciata barocca a due ordini. L’interno è a un’unica, grande navata fiancheggiata da cappelle laterali, ed è ornato da stucchi di Antonio Trentanove e dipinti di Guido Cagnacci e Cosimo Piazza[78].
Chiesa di San Giuliano 
La chiesa sorse come abbazia benedettina nell’Alto Medioevo, lungo il tratto iniziale della Via Emilia e fu riedificata tra il 1553 e il 1575 in forme rinascimentali[79]. L’interno, a navata unica con altari laterali, custodisce un polittico di Bittino da Faenza, San Giuliano e fatti della sua vita (1409), una tela di Paolo Veronese, Martirio di San Giuliano[80] e l’arca di San Giuliano, che secondo la tradizione giunse a Rimini per mare dall’isola turca di Marmara, anticamente nota come Proconneso.
Chiesa di San Lorenzo in Monte 
La pieve di San Lorenzo in Monte, situata sul colle di Covignano a 4 km dal centro storico, è un’antichissima pieve sorta sulle rovine di un antico tempio romano ed esistente già nel V secolo d.C.[81] Era in origine un edificio a tre navate. La chiesa fu ricostruita intorno alla metà del XVIII secolo con un impianto a navata unica, reimpiegando nelle murature elementi romani quali rocchi di colonne e cornici modanate in pietra.
Chiesa di Santa Maria Ausiliatrice 
La chiesa di Santa Maria Ausiliatrice, o dei Salesiani, fu edificata tra il 1912 e il 1925[82] e ampliata nel 1962 con la costruzione di una nuova abside. La facciata, caratterizzata da un paramento a fasce bianche che si alternano alla muratura in laterizio, ha un unico portale strombato a cuspide sovrastato da un rosone, ed è conclusa in sommità da una loggetta cieca sulla quale si innalzano tre guglie. Il campanile ha un alto coronamento a cuspide in rame. L’interno è a tre navate, divise da pilastri compositi con lo stesso paramento a fasce, su cui innestano i costoloni delle volte a crociera. Alle pareti laterali si aprono alte finestre gotiche ornate da vetrate policrome.
Chiesa di Santa Maria della Colonnella 
La chiesa, situata lungo la via Flaminia a circa 1,5 km dal centro storico, fu edificata nel 1510 a ricordo di un miracolo compiuto dalla Vergine nel 1483. Ha un’unica navata affiancata da cappelle e decorata da fregi in cotto a candelabre, di gusto rinascimentale[83].
Chiesa di Santa Maria delle Grazie 
La chiesa sorge sul colle di Covignano, a circa 3 km dal centro storico, alla sommità di una Via Crucis ombreggiata da tigli e cipressi. Fu costruita intorno al 1391 e trasformata tra il XVI e il XVII secolo con la costruzione della facciata e del portico antistante[84]. Ha un singolare impianto a due navate, una delle quali coperta da un soffitto a carena del XV secolo, e custodisce all’altare maggiore uno stendardo processionale raffigurante l’Annunciazione, opera di Ottaviano Nelli.
Chiesa di Santa Rita 
Fu costruita alla fine nel XII secolo[85] e trasformata nel XVI. È dedicata ai santi Bartolomeo e Marino. L’interno, dal tipico impianto ad aula, conserva un organo del veneziano Pietro Callido, un coro intarsiato del 1494 e affreschi di Giorgio Picchi rappresentanti scene della vita di San Marino[86].
Tempietto di Sant'Antonio da Padova 
È un piccolo tempietto di scuola bramantesca, a pianta ottagonale, coronato da una cupola con baldacchino. Fu costruito nel 1518 a ricordo del “miracolo della mula” qui compiuto da Sant'Antonio e fu ricostruito dopo le distruzioni subite nel terremoto del 1672[87].

Campanili[modifica | modifica wikitesto]

Campanile di Santa Colomba 
Il campanile, di forme romaniche, è tutto ciò che resta dell’antichissima cattedrale di S. Colomba, edificio a pianta basilicale risalente all’alto medioevo e distrutta nel 1815[88]. Conserva al piano superiore eleganti polifore gotiche.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

A Rimini sono presenti esempi di architettura civile di diverse epoche e tipologie, che compongono un patrimonio storico di grande valore. L’Arco d’Augusto e il Ponte di Tiberio, monumenti di età imperiale, sono da almeno mille anni i simboli di Rimini, ammirati e celebrati, inclusi nello stemma civico fin dal X secolo[89] e assunti a modello per l’architettura del Rinascimento[90]. I palazzi comunali, in piazza Cavour, costituiscono un grande complesso monumentale e il centro del potere civile, delle assemblee cittadine e dell’amministrazione della giustizia fin dal Medioevo. I palazzi nobiliari, costruiti tra il XVI e il XVIII secolo dai più importanti casati riminesi, sono caratterizzati da un classicismo composto e solenne. Sul colle di Covignano e sugli altri poggi che circondano la città sorgono splendide ville signorili, sede di possedimenti agricoli e residenze di rappresentanza, immerse nel verde di vigneti, oliveti e giardini formali di lecci e cipressi. Gli edifici storici della marineria, risalenti alla metà del Settecento, testimoniano la vitalità economica, imprenditoriale e marittima della città, che fu per lungo tempo uno dei principali porti pescherecci e commerciali dell’Adriatico[91]. Per la sua storica tradizione di località turistica, tra le più antiche in Italia, la città possiede inoltre numerosi esempi di architetture balneari, quali hotel, stabilimenti balneari e villini.

Archi di trionfo[modifica | modifica wikitesto]

L'Arco d'Augusto
Arco d’Augusto 
L’Arco d’Augusto, il più antico arco romano superstite e simbolo di Rimini, fu costruito nel 27 a.C. in onore di Augusto per celebrare il restauro delle più importanti strade consolari italiane. Il fornice misura 8,84 metri di luce e 10,4 di altezza[92]. Su entrambe le fronti l’arco presenta due semicolonne corinzie che sorreggono una trabeazione dalle cornici elegantemente decorate. Nel serraglio è scolpita una testa di bue, mentre all’interno di quattro clipei, due per ogni lato, sono raffigurate le divinità tutelari della colonia di Ariminum: Nettuno e Minerva sulla fronte interna, Giove e Apollo su quella esterna. L’attico, sul quale era probabilmente collocata una grande quadriga marmorea guidata da Augusto, fu in parte smantellato nel Medioevo e coronato da una merlatura. Il monumento era affiancato originariamente da mura in arenaria, e da due torri a pianta quadrilatera, distrutte nel 1938 durante i lavori di isolamento[93].

Edifici storici della marineria[modifica | modifica wikitesto]

La pescheria
Faro 
Il faro, elegante edificio costruito nel 1754, subì numerose modifiche nei secoli e fu ricostruito nel 1946 dopo i gravi danni subiti durante la seconda guerra mondiale. È alto 27 metri e ha una portata luminosa di 15 miglia[94].
Pescheria 
Edificata nel 1747 in piazza Cavour su progetto di Giovan Francesco Buonamici[95], è un elegante edificio porticato che sotto il quale si svolse per secoli il mercato del pesce. È aperta sui lati da nove arcate su massicci pilastri in muratura, coronata da una copertura su capriate lignee, ed è unita agli altri edifici della piazza da un fronte a tre arcate culminante in un timpano curvo affiancato da volute barocche. Agli angoli della pescheria si trovano quattro fontanelle in pietra, decorate da delfini dalla cui bocca zampilla l’acqua. Il percorso centrale è delimitato da banconi in marmo, sotto i quali corre una canalina per lo scolo e la raccolta dell’acqua.

Edifici storici del turismo balneare[modifica | modifica wikitesto]

Grand Hotel
Il Grand Hotel fu costruito in stile liberty su progetto di Paolito Somazzi tra il 1906 e il 1908[96]e dichiarato monumento nazionale nel 1994[97]. L’edificio è preceduto da una grande terrazza sopraelevata ed ha una pianta a ferro di cavallo, con due ali laterali. La facciata, a cinque ordini, con due torrette centrali originariamente concluse da cupole moresche e due laterali affiancate da terrazze, è notevole per la sua decorazione floreale. All’interno ha 117 camere, un grande atrio, un ristorante e ambienti di soggiorno affacciati sul parco antistante, arredati da mobili e lampadari veneziani del XVIII secolo. Vi soggiornarono personalità illustri, sovrani, nobili ed esponenti dell’alta borghesia europea.
Palazzine Roma e Milano 
Le palazzine Roma e Milano furono costruite nel 1863 come hotel sui due lati del primo stabilimento balneare, sostituito dal monumentale Kursaal nel 1872; entrambe furono ampliate e trasformate nelle forme attuali nel 1929[98]. Sono due edifici in stile classico, identici tra loro e posti in posizione simmetrica rispetto al parco Fellini e all’asse di viale Principe Amedeo; hanno un impianto formato da un corpo centrale, con portico di ingresso di ordine tuscanico e timpano in sommità, e due ali laterali, una affacciata sul mare e una verso il centro della città.

Fontane[modifica | modifica wikitesto]

La Fontana della Pigna
La Fontana dei Quattro Cavalli
Fontana della Pigna 
La fontana della Pigna, di origini medievali, fu ricostruita 1543 da Giovanni da Carrara. Ha una struttura circolare lobata, composta di tre tamburi sovrapposti. I due bacini inferiori, frammezzati da colonnine ognuna differentemente decorata con motivi geometrici o vegetali, rimandano alla classica tipologia medievale, mentre quello superiore, di dimensioni più ridotte, racchiude la botte di contenimento dell’acqua; la sommità, coronata dalla pigna posta in sostituzione della preesistente statua di S. Paolo, è costituita da un tamburo risalente all’epoca romana, lungo il quale corre un fregio raffigurante armi, scudi e trofei. Un iscrizione ricorda l’ammirazione di Leonardo da Vinci nell’ascoltare la caduta dell’acqua dalle quindici cannelle[99].
Fontana dei Quattro Cavalli 
È uno dei simboli della Rimini balneare, opera dello scultore riminese Filogenio Fabbri del 1928. Fu demolita nel 1954 e ricostruita fedelmente nel 1983, ricomponendo in parte gli elementi originali[100]. La base della fontana è costituita da una grande vasca di forma circolare che rappresenta simbolicamente il mare. Quattro cavalli marini, dalle cui narici sgorga l’acqua, sorreggono una vasca superiore, al centro della quale si innalza uno scenografico zampillo verso l’alto.

Palazzi[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo dell'Arengo
Palazzo del Podestà
Palazzo Buonadrata
Palazzo Gambalunga
Palazzo Garampi
Palazzo dell’Arengo 
È il palazzo pubblico e uno dei principali monumenti dell’architettura civile di Rimini, sede del Consiglio generale del libero Comune. Fu costruito nel 1204 e rimaneggiato nel XVI e XVII secolo; il restauro del 1919-25 lo riportò alle forme originarie[101]. La facciata è a due ordini, uno inferiore a portico, con grandi arcate ogivali su robusti pilastri, e uno superiore aperto da quattro polifore ad arco e coronato da merli. Sulla sinistra uno scalone esterno a due rampe conduce alla torre, alla cui sommità è posta la “campana del popolo”, del 1683. Nel grande salone dell’Arengo, al primo piano, si tenevano le adunanze del consiglio cittadino.
Palazzo del Podestà 
Il palazzo del Podestà fu edificato intorno al 1330 come residenza per il signore della città ed è ricordato come “Palatium novum” o “palazzo della Ragione”. Fu molto rimaneggiato nei secoli e trasformato nelle forme attuali da un restauro stilistico, compiuto nel 1924 sulla base degli elementi architettonici originali presenti nel fronte posteriore[102]. La facciata è a due ordini, con arcate gotiche al piano terra e monofore al piano superiore, ed è coronata da una merlatura.
Palazzo Buonadrata 
Fu edificato nel XVIII secolo dal marchese Ercole Buonadrata[103] ed è sede di uffici della Cassa di Risparmio di Rimini. Il palazzo ha una monumentale facciata a quattro ordini di finestre e un grande portale ad arco di trionfo che sorregge il balcone del piano nobile. Vi soggiornarono la regina di Napoli, Napoleone Bonaparte e Giuseppe Garibaldi[104].
Palazzo della Cassa di Risparmio 
Fu costruito nel 1912 su modello di celebri palazzi fiorentini del Rinascimento su progetto di Paolito Somazzi[73]. La facciata ha tre piani a bugnato con finestre centinate a bifora e un ricco cornicione.
Palazzo Cima 
Fu costruito nel XVII secolo sul corso d’Augusto dalla famiglia Cima e rimaneggiato nel secolo successivo. Il fronte principale ha al piano terra un solenne portale e grandi finestre al piano nobile. Nel 1940 la facciata del palazzo fu smontata e ricostruita arretrata di 5 metri per allargare il corso[105].
Palazzo Gambalunga 
È uno dei più monumentali palazzi della città e sede dal 1614 della biblioteca Gambalunghiana. Fu costruito tra il 1610 e il 1614 da Alessandro Gambalunga in forme rinascimentali[106]. Il palazzo ha due ordini di finestre più un mezzanino e un grande portale in pietra d'Istria sulla facciata principale. Ha un cortile interno a portici su tre lati, dal quale uno scalone sale al piano nobile, dove si conservano quattro sale del XVII e XVIII secolo, con librerie e scaffalature originali e fondi bibliografici antichi di grande valore.
Palazzo Garampi 
Fu edificato nel 1562 in piazza Cavour, quando fu demolita l’antica chiesa di S. Silvestro, con le case adiacenti ad essa; distrutto da un terremoto nel 1672, fu ricostruito nel 1687[107]. È sede del municipio di Rimini. Il palazzo ha un alto portico sopraelevato su una gradinata e due balconi affacciati sulla piazza. All’angolo con il corso d’Augusto si trova una statua bronzea della Vergine[108].
Palazzo Ghetti 
Fu costruito nel 1857 in stile neoclassico come sede di una fabbrica di zolfanelli fosforici. La facciata ha un bugnato al piano terra e paraste di ordine gigante ai piani superiori. Ha un impianto articolato, con una corte interna e portici che collegano con un’elegante prospettiva i due fronti dell’edificio[109].
Palazzo Gioia 
Fu edificato nel 1604 da monsignor Pietro Pavoni e ospitò nei secoli Napoleone Bonaparte, Luigi Carlo Farini e Giuseppe Garibaldi[110]. Il palazzo subì gravissime distruzioni durante la seconda guerra mondiale e fu ricostruito in forme moderne come sede di un istituto di credito, con un grande salone illuminato da una copertura vetrata. Il fronte sul corso d’Augusto conserva in parte gli elementi architettonici originali e il portale in pietra.
Palazzo Ricciardelli 
Il palazzo fu costruito nel 1448 in corso d’Augusto, di fronte alla piazzetta dei Servi, e fu nel Rinascimento uno dei più importanti palazzi della città[111]. Fu trasformato nell’Ottocento e gravemente danneggiato dai bombardamenti nella seconda guerra mondiale. È sede della facoltà di Scienze della Formazione.
Canevone di S. Maria della Misericordia 
È un edificio risalente al XII-XIII secolo, costruito come magazzino per il grano o per il sale, o come bottega per la vendita del vino. Sulla facciata è conservato uno stemma in pietra del 1683, che ricorda che l’edificio appartenne all’Abbazia di S. Maria della Misericordia di Venezia[112].
Ospedale di S. Maria della Misericordia e Chiesa di Santa Maria ad Nives 
Il complesso dell’ospedale di S. Maria della Misericordia, in corso d’Augusto, comprende due distinti edifici costruiti in epoche differenti: il palazzo dell’ospedale, risalente al 1368[113] e ristrutturato nel Settecento, e la chiesa sconsacrata di S. Maria ad Nives, costruita in sobrie forme barocche tra il 1730 e il 1754. Il palazzo dell’ospedale ha una pianta rettangolare irregolare, con un lungo atrio coperto da volte a crociera, due corti interne e un cortile sul retro. È sede del Consiglio Provinciale.

Ponti[modifica | modifica wikitesto]

Il Ponte di Tiberio
Ponte di Tiberio 
Il Ponte di Tiberio è uno tra i più grandiosi e meglio conservati ponti romani superstiti[114] e simbolo della città. È detto anche “di Augusto” poiché la costruzione fu iniziata sotto Augusto, a partire dal 14 d.C., e terminata nel 21 d.C. da Tiberio. Costruito in pietra d'Istria, il ponte è lungo 62 metri e largo 8,65, ed è composto da cinque arcate di diversa ampiezza: quella centrale, la più grande, ha una luce di 10,5 metri[115], mentre le altre variano da 8,70 a 8,80 metri. Le sei pile sono oblique rispetto all’asse del ponte per meglio assecondare la corrente del fiume e assicurare quindi una maggiore resistenza. I fronti delle pile sono decorati nella parte centrale da semplici edicole, sotto le quali sporgono sproni lapidei con funzione di frangiflutti.Nel serraglio di alcune arcate, sia a monte che a mare, sono scolpiti in rilievo emblemi che ricordano cariche ed onori tributati ad Augusto: sulle arcate a monte sono presenti una brocchetta, un clipeo con umbrone schiacciato ed un lituo, mentre su quelle a mare figurano una corona di quercia e una patera[116].

Teatri storici[modifica | modifica wikitesto]

Teatro Amintore Galli
Il teatro, inizialmente dedicato Vittorio Emanuele II, fu progettato in forme neoclassiche da Luigi Poletti come monumentale sfondo di piazza Cavour. Fu solennemente inaugurato nel 1857 con la prima de “L’Aroldo” di Giuseppe Verdi, diretta personalmente dal maestro. Nel dicembre 1943 fu in gran parte distrutto dai bombardamenti. Il foyer, preceduto da un portico su colonne ioniche, ospita al suo interno tre grandi sale – la sala delle colonne al piano terra, la sala Ressi e quella per la preparazione delle maschere al primo piano – e un loggiato al piano superiore affacciato sulla piazza. La grande sala comprendeva 71 palchi coronati da un loggione e poteva ospitare fino a 1.400 spettatori[117].

Torri[modifica | modifica wikitesto]

Torre dell’orologio 
Fu costruita nel 1547 sul luogo delle antiche beccherie e riedificata nel 1759 su progetto di Giovan Francesco Buonamici[118]. Nel 1875 un’altra scossa determinò il crollo della cella campanaria, la cui ricostruzione, avvenuta solo nel 1933, restituì alla torre l’aspetto originario. La torre ha un orologio risalente al 1562, sotto il quale è posto un calendario perpetuo del 1750, decorato da formelle in terracotta raffiguranti i segni zodiacali, i mesi e le fasi lunari. L’arcata cieca centrale del portico della torre ospita il Monumento ai Caduti della seconda guerra mondiale.

Ville[modifica | modifica wikitesto]

Villa des Vergers 
È la più grande e famosa tra le ville riminesi ed è situata sui colli di San Lorenzo in Correggiano, a circa 6 km dal centro della città. La villa fu costruita nel XVII secolo dalla famiglia Diotallevi, acquistata nel 1843 dallo storico e archeologo francese Adolphe Noel des Vergers e interamente restaurata tra il 1880 e il 1890 su progetto di Arthur-Stanislas Diet. Il palazzo è un tipico esempio di eclettismo francese del periodo di Napoleone III, con un corpo centrale preceduto da un pronao a due ordini e affiancato da due ali laterali, e sale interne caratterizzate da arredi e decorazioni di gusto neoclassico. Intorno alla villa si estende un parco di circa 6 ettari, che comprende un parterre d’acqua, un giardino all’italiana ed uno all’inglese, con gruppi di lecci, pini e cipressi che inquadrano il palazzo in scenografiche prospettive[119].
Villa Mattioli 
La villa sorge sui colli di Vergiano, a circa 6 km dal centro della città, circondata da un parco all’inglese ricco di specie arboree di pregio, con notevoli esemplari di cedri, tigli, ippocastani, lecci, viburni e lillà[120]. Fu progettata in stile neoclassico da Luigi Poletti e costruita nel 1853 per il marchese Audiface Diotallevi[121]. La villa ha un corpo centrale a tre piani, con terrazze sorrette da portici sui due fronti, affiancato da ali laterali a due piani. Le splendide sale interne hanno pareti e volte affrescate con figurazioni e motivi vegetali.

Villini[modifica | modifica wikitesto]

Villino Baldini 
Costruito nel 1870 in viale Principe Amedeo[122], fu il primo villino ad essere edificato al lido di Rimini da un privato, il conte Ruggero Baldini, che fu anche il fondatore del primo stabilimento balneare. È un semplice ed elegante edificio neoclassico, circondato da un giardino e da un’alta cancellata in laterizio.
Villino Cacciaguerra 
Il villino, in stile liberty, sorge in viale Vespucci e risale alla fine dell’Ottocento[123]. Ha un impianto articolato, con un elegante scalone d’ingresso e una terrazza al primo piano, ed è affiancato da una torre ottagonale conclusa in sommità da una singolare lanterna.
Villino Solinas 
È un villino in stile neogotico, costruito in viale Principe Amedeo nel 1874[124], all’interno di un giardino chiuso da un monumentale cancello. L’edificio ha una pianta rettangolare, con un corpo centrale sovrastato da timpano e due ali leggermente più basse. La facciata sul viale presenta due ordini di finestre a sesto acuto dalla cornice riccamente decorata e un grande balcone al piano nobile.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Il patrimonio storico di architetture militari di Rimini riassume l’immagine e la struttura stessa della città dall’antichità romana fino al primo Quattrocento, documentandone i caratteri fondanti, l’evoluzione e gli eventi storici. Le mura, con i suoi torrioni e le sue porte, e il castello costituirono per secoli un sistema difensivo importante per la vita cittadina sotto molteplici aspetti: protezione dai pericoli esterni, elemento essenziale dell’assetto urbanistico e controllo sui commerci con il territorio circostante[125]. Rimini ebbe una cinta muraria fin dalla sua fondazione (268 a.C.); nel III secolo d.C fu costruito un nuovo sistema fortificato che rimase operativo per molto tempo, fino al Medioevo, quando nuove esigenze militari richiesero l’edificazione di una nuova cerchia fortificata[125]. Castel Sismondo, voluto da Sigismondo Pandolfo Malatesta come residenza signorile e fortezza al tempo stesso, coronava il sistema difensivo malatestiano connettendosi alla cinta muraria cittadina. Al mutare delle tecniche militari e delle condizioni politiche, tra la fine del Settecento e la metà dell’Ottocento, quasi tutte le porte cittadine furono abbattute e sostituite da barriere daziarie; ulteriori distruzioni avvennero nel Novecento, quando l’espansione urbana varcò l’antico e ormai obsoleto limite delle mura[126].

Castel Sismondo
Le mura malatestiane del borgo S. Giuliano
Castel Sismondo 
Fu costruito tra il 1437 e il 1454 come fortezza e residenza signorile di Sigismondo Pandolfo Malatesta, incorporando preesistenti costruzioni malatestiane del XIII secolo e demolendo un intero quartiere. Il castello doveva avere in origine l’aspetto di una grande cittadella fortificata, circondata da un immenso fossato largo 350 passi, dotata di 160 finestre, sei torri e quattro ponti levatoi e dipinta con intonaci nei colori malatestiani (verde, bianco e rosso) [127][128]. Le sue strutture furono adeguate alle nuove necessità difensive e subirono numerose modifiche nel XVII secolo e nel 1826, con la demolizione dei baluardi esterni e la chiusura del fossato[129]. Il grande complesso fortificato è composto dal mastio, dal palazzo d’Isotta, da una corte centrale e dalla corte del Soccorso[130]. Il cassero è difeso su ogni lato da poderosi terrapieni a scarpa e da imponenti torri quadrate rivolte verso la città.
Mura romane 
Le mura repubblicane, risalenti all’epoca della fondazione della città e probabilmente limitata ai lati non difesi naturalmente dal mare e dal Marecchia, comprendevano quattro porte poste in corrispondenza del cardo e del decumano massimo: l’Arco d’Augusto, Porta Montanara, Porta Gallica e Porta Marina[131]. Le mura repubblicane, un tratto delle quali è conservato ai lati dell’Arco d’Augusto, avevano una struttura in opus quadratum, composta da grandi blocchi di arenaria gialla provenienti dall’Appennino romagnolo[132]. Le mura tardoimperiali o aureliane furono costruite nel III secolo d.C., per fronteggiare la minaccia delle invasioni barbariche; si sviluppavano lungo un perimetro di 2,5 km e mantennero la loro funzione difensiva per molti secoli, fino all’edificazione delle mura medievali e malatestiane. Le mura aureliane presentano una struttura più incoerente rispetto a quelle repubblicane, con laterizi di dimensioni variabili, blocchi di arenaria e frammenti lapidei. All’interno di Castel Sismondo sono conservati i resti di una torre, mentre un breve tratto superstite, che include le cortine murarie e una torre quadrangolare, è ancora visibile nei pressi dell’anfiteatro[133].
Mura federiciane 
Le mura federiciane, costruite per volere dell’imperatore Federico II tra il 1225 e il 1248, difendevano la città nel lato rivolto al mare, includendo i quartieri medievali di S. Maria al Mare e S. Cataldo, sorti al di fuori della cinta muraria aureliana[134]. Delle mura federiciane, costruite in laterizi, alte più di 5 metri e con uno spessore variabile da uno a due metri, è conservato un breve tratto lungo via Bastioni settentrionali, nei pressi dell’antico porto.
Mura malatestiane 
La cinta muraria medievale fu costruita tra la metà del XIV e l’inizio del XV secolo, a difesa della città e del borgo San Giuliano, seguendo un tracciato leggermente esterno rispetto alle precedenti mura di età repubblicana e federiciana. Le mura di S. Giuliano, lungo via Madonna della Scala, edificate per volere di Galeotto I Malatesta nel 1359[127], comprendevano alte cortine murarie aperte da due porte: Porta S. Giuliano e Porta Gervasona o Gabelletta, quest’ultima ancora esistente Gervasona. Sono caratterizzate da alte torri a base poligonale e conservano interessanti elementi architettonici quali le bombardiere originali e tracce del cammino di ronda. Le mura di Rimini, costruite nel 1426 da Carlo Malatesta[135], presentano una muratura in laterizio di tipo a sacco, con poderose cortine murarie a scarpa interrotte da torri a base quadrangolare e trapezoidale. Delle otto porte medievali della città – Porta S. Genesio, Porta S. Andrea, Porta del Gattolo, Porta di S. Giovanni Battista, Porta S. Pietro, Porta Galliana, Porta S. Giorgio e Porta S. Cataldo – resta soltanto la trecentesca Porta Galliana, nota anche come “Arco di Francesca”, presso l’antico argine del Marecchia.
Porta Montanara 
Costruita nel I secolo a.C., costituiva uno dei quattro ingressi dell’antica Ariminum insieme alle porte Romana, Gallica e Marina. In origine era composta da due archi in grossi blocchi di arenaria, dai quali transitavano separatamente carri e pedoni[136]: il fornice di destra, distrutto dai bombardamenti nel 1943, fu rialzato ed utilizzato per secoli come accesso alla città per le strade provenienti dall’entroterra, mentre quello di sinistra fu chiuso già nei primi secoli dell’impero ed in seguito inglobato nel complesso delle “case rosse” dei Malatesta.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Rimini presenta una struttura urbana di origine romana, composta da piazze e strade più volte trasformate nel tempo, che testimoniano la sua evoluzione attraverso i secoli. Piazza Cavour, centro della vita cittadina dal Medioevo, e piazza Tre Martiri, l’antico foro romano, sono le due piazze principali di Rimini, punti di ritrovo e d’incontro, nei quali si svolgono tradizionalmente cerimonie, mostre e mercati[137]. Tra le grandi piazze della città figurano inoltre piazza Malatesta, anticamente unita a piazza Cavour, sulla quale prospettavano la cattedrale e il castello[138], e piazza Ferrari, realizzata nell’Ottocento con un importante rinnovamento urbanistico. Le principali strade storiche sono il corso d’Augusto, l’antico decumano massimo, che collega l’ Arco d’Augusto al Ponte di Tiberio attraversando le piazze principali, e via Garibaldi, l’antico cardo massimo, che collega Porta Montanara alla stazione ferroviaria. Un carattere distintivo della vecchia Rimini è dato da numerose piazzette, che compongono angoli particolarmente suggestivi: le piazzette Gregorio da Rimini o “delle poveracce”, S. Bernardino, Ducale, Zavagli e dei Servi nel centro storico, e le piazzette S. Giuliano, Pozzetto, Ortaggi, Gabena, Padella e Pirinela nel borgo S. Giuliano. Le strade e le piazze di Rimini sono ornate da monumenti, sculture, colonne e iscrizioni di diverse epoche, tra cui quelli dedicati a Giulio Cesare, Paolo V e ai caduti della Grande Guerra.

Piazza Cavour
Piazza Tre Martiri
Corso d'Augusto

Piazze[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Cavour 
Piazza Cavour è il centro politico ed economico della città fin dall’inizio del XIII secolo, quando acquistò importanza con la costruzione del palazzo dell’Arengo[137]. Nel XVI secolo la piazza assunse il nome di “piazza del Comune” o “della fontana” e subì importanti modifiche: l’antico palazzo comunale fu ampliato e unito al nuovo palazzo Garampi, in un unico grande complesso monumentale, mentre l’isolato di S. Silvestro, che chiudeva la piazza verso il corso d’Augusto, fu completamente demolito. Tra il 1615 e il 1620 sul lato occidentale della piazza fu costruito il Granaio pubblico, detto anche “edificio dell’abbondanza” o dei “Forni”, sostituito alla metà dell’Ottocento dal teatro comunale. Sulla piazza prospettano i palazzi comunali (Garampi, dell’Arengo e del Podestà), il Teatro Amintore Galli e la Pescheria; al centro sorgono la Fontana della Pigna e il monumento a Paolo V.
Piazza Tre Martiri 
E’ la più importante piazza della città insieme a piazza Cavour. Si trova sul luogo dell’antico foro romano, posto all’incrocio tra il cardine e il decumano massimo[139]. Nel Medioevo, nota come “piazza delle Erbe”, era sede del mercato, delle beccherie e di tornei cavallereschi. Subì modifiche nel XVI secolo sul lato occidentale, che assunse l’attuale configurazione ellittica a portici, e nel 1921, quando furono ampliate le vie IV Novembre e Garibaldi e demolito l’Arco dei Magnani[140]. La denominazione “Tre Martiri”, che succedette nel secondo dopoguerra ai precedenti toponimi “piazza Maggiore” e “piazza Giulio Cesare”, ricorda l’uccisione di tre giovani partigiani avvenuta qui il 16 agosto 1944[141]. Sul lato orientale della piazza prospettano la Torre dell’Orologio, la colonna di Giulio Cesare, la moderna chiesa di S. Antonio di Padova e il cinquecentesco Tempietto di S. Antonio da Padova.
Piazza Ferrari 
La piazza fu creata nel 1888 con la demolizione dell’isolato di S. Tommaso o del Cuor di Gesù[142], su progetto di Luigi Urbani, con l’intenzione di farne un luogo salubre per abbondanza d’aria, di luce e di verde[143]. Vi prospettano il neorinascimentale palazzo della Cassa di Risparmio, il palazzo Agolanti-Pedrocca e la settecentesca chiesa del Suffragio. Nei giardini della piazza sorgono il grande complesso archeologico della Domus del Chirurgo e il Monumento ai Caduti della Grande Guerra.

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Corso d’Augusto 
Il corso è storicamente la strada principale di Rimini ed ha come termini l’Arco d’Augusto e il ponte di Tiberio. In età romana era il decumano massimo; nel Cinquecento era chiamato per la sua importanza “Strada Maestra”[144]. Sul corso si affacciano caffè, negozi, grandi magazzini, palazzi nobiliari e sedi di rappresentanza delle principali istituzioni pubbliche e private della città.
Via Garibaldi 
Era il cardo massimo della città romana[145]. Fu il più antico collegamento tra il porto e l’entroterra, e la principale strada cittadina fino all’apertura delle grandi vie consolari, avvenuta tra il II e il III secolo a.C. Fino all’Ottocento fu chiamata "Via dei Magnani” ed era caratterizzata da negozi, botteghe di fabbri e attività artigianali in stretta connessione con il territorio rurale.

Colonne[modifica | modifica wikitesto]

Colonna di Giulio Cesare 
È un cippo rinascimentale posto sul lato orientale di Piazza Tre Martiri. Fu eretto nel 1555 per celebrare l’allocuzione che qui Giulio Cesare rivolse ai soldati della XIII legione dopo il passaggio del Rubicone[118]. Sopra alla colonna, fino alla seconda guerra mondiale, era posto il “petrone” sul quale Cesare salì per pronunciare il suo discorso, del quale oggi non v’è più traccia.

Monumenti scultorei[modifica | modifica wikitesto]

Monumento a Paolo V 
Il monumento a Paolo V, posto al centro di Piazza Cavour dal 1614, fu realizzato da Sebastiano Sebastiani su disegno di Nicolò Cordieri come atto di riconoscenza della città a papa Paolo V Borghese[146]. In epoca napoleonica la figura del pontefice venne trasformata in quella di S. Gaudenzo, patrono della città, nel timore che il monumento potesse essere abbattuto dai francesi e la statua fusa per ricavarne armi e cannoni[107]; nel 1938 fu riportata alle forme originarie. La statua in bronzo, collocata su un alto basamento marmoreo, raffigura il pontefice seduto su un trono ornato da rilievi ed elementi decorativi, con le chiavi nella mano sinistra e quella destra alzata nel segno della benedizione.
Monumento ai Caduti della Grande Guerra 
Costruito nel 1926 in piazza Ferrari in onore dei caduti della prima guerra mondiale, è opera di Bernardino Boifava[73].

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Rimini possiede il più grande patrimonio archeologico dell’Emilia-Romagna[147], eredità del suo lungo passato e del suo ruolo di importante nodo stradale, centro economico e punto di riferimento per il territorio. La ricchezza di ritrovamenti si deve all’opera di Luigi Tonini, il più illustre storico riminese[148], e ai numerosi scavi effettuati nella seconda metà del Novecento[149], che hanno prodotto una disponibilità documentaria molto ampia sulla storia e sulla struttura della città romana, sull’architettura, l’arte, i culti religiosi, l’economia e molteplici aspetti della vita quotidiana dei suoi abitanti. I rinvenimenti includono le rovine del monumentale anfiteatro, numerose domus di età repubblicana e imperiale, resti della sede stradale, necropoli sorte lungo le vie consolari e impianti produttivi.I siti archeologici di tre domus, grandi abitazioni signorili che riflettono nei loro caratteri architettonici e decorativi il contatto con la cultura greca e il diffondersi della filosofia dell’“otium”, sono stati conservati in loco: la domus del Chirurgo, la domus di palazzo Massani e la domus della Camera di Commercio[150].

L'anfiteatro romano
La domus del Chirurgo
Anfiteatro 
Costruito tra il 119 e il 138 d.C e distrutto in epoca altomedievale, aveva forma ellittica e dimensioni grandiose. Misurava 118 metri nell’asse maggiore e 88 in quello minore, mentre l’arena era ampia 73 metri per 44; poteva ospitare fino a 12.000 spettatori seduti[151][152]. La costruzione, interamente in laterizio, era composta da due ordini di sessanta arcate di uguale altezza, intervallate al piano inferiore da lesene di ordine tuscanico. Dal portico esterno si accedeva al corridoio perimetrale grazie a due ingressi principali, collocati a nord e a sud, che immettevano direttamente nell’arena, oppure attraverso entrate secondarie che, per mezzo di numerose scale coperte, permettevano di raggiungere le gradinate[153]. La cavea, sostenuta da un terrapieno di argilla battuta e ghiaia marina, presentava un unico ordine di gradinate raggiungibile da un corridoio inferiore lungo il podio e da un ambulacro posto sopra la galleria esterna.
Domus del Chirurgo 
È un grande complesso archeologico, rinvenuto nel 1989 nel sottosuolo di Piazza Ferrari[154], composto da una residenza della tarda età imperiale (II-III secolo d.C.) e una ricca abitazione tardo antica (V-VI secolo d.C.), ai quali si sovrappongono livelli insediativi altomedievali. La domus occupa una superficie di circa 700 mq[150] ed è coperta da una moderna struttura, interamente vetrata sui lati, che rende visibili i resti archeologici dal piano di calpestio della piazza. Il luminoso spazio interno è percorso tre leggere passerelle sospese sugli scavi, che dividono i due principali ambiti del complesso. Le residenza del chirurgo ha magnifici pavimenti musivi decorati a motivi geometrici e naturalistici ed un mosaico che raffigura Orfeo citaredo tra gli animali[155]. Il palazzo tardoantico si sviluppa intorno ad un cortile ornato da una fontana a ninfeo, con ambienti dai ricchissimi pavimenti a mosaico e un’aula absidata destinata a funzioni di rappresentanza[156].
Domus di palazzo Massani 
L’area archeologica fu scoperta nel 1998 sotto a palazzo Massani, sede della prefettura di Rimini, in via IV Novembre, e comprende edifici appartenenti a tre fasi costruttive. Al livello inferiore si trova una semplice abitazione del III secolo a.C., e sovrapposto ad essa un edificio residenziale del II secolo a.C., che comprendeva anche ambienti destinati a tabernae e attività produttive. Sui resti delle prime due domus si trovano le vestigia di una residenza di età imperiale dotata di atrio, tablino, peristilio e sale di rappresentanza, con pavimenti in marmi policromi[157].
Domus della Camera di Commercio 
Il complesso archeologico fu scoperto nel 1995 sotto alla sede della Camera di Commercio, in via Sigismondo, e comprende edifici di diverse epoche. Nel settore occidentale si trovano un’abitazione del I secolo a.C. con pavimento a opus signinum a meandri e un vicolo pedonale che tagliava l’isolato romano. Il settore orientale degli scavi è occupato dagli ambienti di due domus affiancate di età repubblicana, con pavimenti in mosaico e cocciopesto. A sud-ovest emergono i resti di un grande complesso tardoantico del III secolo d.C., dotato di una sala di rappresentanza absidata con pavimentazione geometrica in marmi policromi e di ambienti pavimentati a mosaico con motivi geometrici e vegetali[158].
Pavimentazione del Foro romano 
I resti dell’antico selciato in pietra del foro romano, lasciati in vista in piazza Tre Martiri e via IV Novembre, risalgono al I secolo d.C, e sono posti a 1,5 metri al di sotto dell’attuale piano di calpestio. I ritrovamenti del foro situati in via IV Novembre confinano su un lato con un frammento murario della chiesa medievale di S. Innocenza, distrutta nel 1919 nel corso dei lavori di ampliamento della strada[159].
Resti di San Michele in Foro 
Inglobati nel cortile interno di un moderno palazzo in via IV Novembre, i resti dell’abside costituiscono l’unico elemento superstite dell’antichissima chiesa di S. Michele in Foro, costruzione a croce greca risalente al VI secolo d.C[160] che doveva estendersi fino all’isolato della torre dell’orologio. Il paramento murario mostra i segni di successive ricostruzioni e integra reperti più antichi quali il frammento di una lastra con dedica a Caio Mario e un’iscrizione marmorea di età imperiale che sembra riferirsi al vicino teatro romano. All’interno è conservato un affresco raffigurante l’immagine di una santa del XIII secolo[161].

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Rimini ha un ampio sistema di verde pubblico, con 1,3 milioni di mq di parchi e giardini in ambito urbano (9,4 mq/ab)[162] e un totale di 3,2 milioni di mq di aree verdi nell’intero territorio comunale[163], inclusi parchi fluviali, impianti sportivi e aree naturalistiche. Il sistema del verde comprende una serie di grandi parchi urbani, creati lungo l’antico corso del fiume Marecchia e del torrente Ausa, parchi e giardini di quartiere, viali alberati e verde d’arredo. Il complesso arboreo presente nel territorio riminese comprende circa 42.000 alberi, appartenenti a 190 diverse specie, in prevalenza tigli, platani, aceri, pioppi, pini e querce[164]. Nel comune di Rimini sono presenti 23 grandi esemplari arborei tutelati come alberi monumentali per la loro età e il loro valore naturalistico[165], tra cui il platano di piazza Malatesta, la roverella del parco Giovanni Paolo II, i cipressi di S. Agostino, l’olmo di viale Vespucci e i tigli di S. Fortunato. La rete ciclabile cittadina si articola nel verde dei parchi e lungo i viali più importanti, collegando i principali monumenti, le attrazioni turistiche, le spiagge e i luoghi di ritrovo e offrendo opportunità a diverse categorie di utenti, dagli spostamenti urbani, alla mountain bike, al cicloturismo. La rete urbana è connessa, attraverso il parco XXV Aprile, al percorso ciclabile che collega Rimini a Saiano lungo il corso fluviale del Marecchia.

Il Parco Giovanni Paolo II
Il Parco Alcide Cervi
Parco XXV Aprile 
Il Parco XXV Aprile, noto come Parco Marecchia, con i suoi 25 ettari è il più grande parco pubblico di Rimini[166]. Il parco si estende sull’antico alveo del fiume Marecchia, tra il centro storico, il ponte di Tiberio e i quartieri San Giuliano, INA Casa, Marecchiese e Celle, con prati, gruppi di alberi, boschetti, impianti sportivi e aree gioco per i bambini. Il patrimonio arboreo del parco è composto per lo più da specie autoctone, con grandi esemplari di pioppi, salici, ontani, tigli e frassini.
Parco Giovanni Paolo II 
Il Parco Giovanni Paolo II, noto anche come Parco V PEEP o Parco della Cava, occupa l’area della grande cava dismessa della fornace Fabbri, dalla quale si estraeva argilla. Il parco si estende per 14 ettari[167] intorno ad un lago, con percorsi panoramici, prati, collinette, aree gioco per i bambini e un frutteto. Le specie arboree comprendono pini, lecci, cedri dell’Himalaya e dell’Atlante, pioppi, aceri, salici e cipressi calvi. Tra la vegetazione acquatica, ricca di tife e cannucce di palude, nidificano oche, cigni e anatre domestiche.
Parco Alcide Cervi 
Il Parco Cervi, esteso su una superficie di 6 ettari[168], è il più grande della serie di parchi urbani del torrente Ausa, che collegano senza soluzione di continuità il Parco Giovanni Paolo II a Marina Centro con una pista ciclabile di 2 km. Il parco si estende lungo il tratto orientale delle mura malatestiane e include una grande varietà di aree gioco per bambini, prati e aiuole fiorite. Le specie arboree più diffuse nel parco sono pini, platani, tigli, cipressi, aceri, lecci, robinie e tamerici.
Parco Federico Fellini 
Il Parco Fellini, a Marina Centro, ha un’estensione di 3 ettari ed occupa l’area dei giardini del Kursaal, creati nel 1879 con una composizione informale di aiuole fiorite e alberi ad alto fusto e trasformati nel 1948 su progetto di Pietro Porcinai[169]. Il parco ha un impianto regolare e simmetrico, con aiuole bordate da siepi alternate ad aree di sosta in terra battuta, ombreggiate da pini domestici, pini d’Aleppo, lecci, tamerici e pioppi. Al centro del parco si trova la Fontana dei Quattro Cavalli, uno degli elementi superstiti del giardino originario; ai lati sorgono le palazzine Roma e Milano e il Grand Hotel. Nell’emiciclo rivolto verso la città, una serie di monumenti in bronzo ricorda i fondatori del turismo riminese: Ruggero Baldini, Claudio Tintori, Paolo Mantegazza e Augusto Murri.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[170]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 15.702 persone[171]. Le nazionalità maggiormente rappresentate erano:

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

L'ingresso di Palazzo Gambalunga, sede della Biblioteca Gambalunghiana

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

La Biblioteca Gambalunghiana, storica istituzione fondata nel 1617 dal giureconsulto Alessandro Gambalunga, svolge un ruolo preminente nella vita culturale cittadina. Il patrimonio librario, costituito da circa 2.000 volumi al tempo della fondazione e ampliato nel corso dei secoli da acquisti e donazioni – tra cui quelle del cardinale Giuseppe Garampi e dell'antichista Adolphe Noel des Vergers – conta attualmente 280.000 libri (di cui 60.000 antichi), 1.350 manoscritti, 6.000 stampe[172] e 80.000 fotografie[173]. Tra le edizioni a stampa del XV secolo, gli incunaboli, spiccano il De claris mulieribus (1497) di Giacomo Filippo Foresti, tratto in parte dall'omonima opera di Giovanni Boccaccio, e il De re militari (1472) di Roberto Valturio, trattato di larga divulgazione sull'arte della guerra dedicato a Sigismondo Pandolfo Malatesta. La raccolta di codici miniati, provenienti da diversi ambiti culturali e linguistici europei, annovera il Regalis Historia di frate Leonardo (XIV secolo) e il De Civitate Dei di Sant'Agostino (inizi del XV secolo).

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

Hanno sede a Rimini istituzioni scolastiche pubbliche di ogni ordine e grado: il territorio comunale conta 13 nidi d'infanzia comunali, 12 scuole materne statali, 39 scuole primarie statali, 5 scuole secondarie statali di primo grado e 11 scuole secondarie statali di secondo grado (4 licei, 3 istituti tecnici, 3 istituti professionali e un istituto di studi musicali)[174].

Il più antico liceo cittadino è il Liceo Classico “Giulio Cesare”, istituito nel 1800[175] e ospitato prima all'interno di Palazzo Gambalunga, poi a Palazzo Buonadrata e, dal 1996, nell'attuale sede di Via Maurizio Brighenti. Tra gli alunni celebri che frequentarono il liceo si ricordano Giovanni Pascoli, Federico Fellini, Sergio Zavoli e Antonio Paolucci[175].

Università[modifica | modifica wikitesto]

Il Polo scientifico-didattico dell'Università di Bologna a Rimini, sede di decentramento di attività e strutture dell'ateneo bolognese, è frequentato da circa 5.800 studenti[176]. I corsi di laurea del polo riminese appartengono a otto facoltà[177]:

  • Economia
  • Scienze Statistiche
  • Farmacia
  • Lettere e Filosofia
  • Chimica Industriale
  • Scienze Motorie
  • Medicina e Chirurgia
  • Scienze della Formazione

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Museo della Città. Sezione archeologica

Il Museo della Città, principale istituzione museale di Rimini, fu inaugurato come Galleria Archeologica al piano terra di Palazzo Gambalunga nel 1872 dallo storico riminese Luigi Tonini[148], assai attivo nella ricerca e nello studio del patrimonio archeologico locale, che da secoli d'altronde rivestiva uno spiccato interesse nella cultura cittadina data la grandiosità dei monumenti e delle rovine che l'età romana aveva qui lasciato[178]. La galleria fu il primo museo della città e fu concepita come raccolta di antichità etrusche e romane rinvenute a Rimini e nelle campagne circostanti. Nel 1923 il museo fu ordinato nelle sale del convento di San Francesco e nel 1938 fu ampliato con una sezione di arte medievale. I materiali furono sottratti alle distruzioni belliche con il trasferimento tra il 1940 e il 1943 di gran parte dei reperti in due distinti rifugi a Spadarolo e Novafeltria[179]. Nel 1964 le raccolte furono trasferite a Palazzo Visconti e infine, nel 1990, nel grande Collegio dei Gesuiti, progettato dall'architetto bolognese Alfonso Torregiani e ultimato nel 1749. Nella sezione archeologica sono esposti corredi delle necropoli villanoviane di Verucchio e Covignano, frammenti architettonici, sculture, mosaici, ceramiche, monete di età repubblicana e imperiale e il singolare corredo medico dalla domus del chirurgo. Nella raccolta del lapidario romano, ordinato nella corte del convento, figurano monumenti funerari, epigrafi e miliari. La sezione di arte medievale e moderna comprende raccolte di pittura, scultura, ceramica e oggetti d'arte di scuola romagnola (Giovanni da Rimini, Giuliano da Rimini, Guido Cagnacci), emiliana (Guercino, Vittorio Maria Bigari), toscana (Domenico Ghirlandaio, Agostino di Duccio) e veneta (Giovanni Bellini) dal XIV al XIX secolo. Il museo organizza esposizioni temporanee e promuove attività di ricerca, studio e restauro del patrimonio storico e artistico cittadino.

Il Museo Fellini, dedicato all'omonimo regista riminese, ospita esposizioni temporanee di documenti, disegni, scenografie e costumi relativi alla produzione cinematografica di Federico Fellini[180].

Il Museo degli Sguardi, allestito nella settecentesca Villa Alvarado, sul colle di Covignano, fu istituito nel 2005 con l'acquisizione dei reperti del Museo delle culture extraeuropee “Dinz Rialto” , fondato a Rimini nel 1972 dall'omonimo esploratore padovano, delle raccolte del Museo Missionario Francescano delle Grazie e di collezioni private. Il museo conta oltre 3.000 pezzi provenienti da Cina, Oceania, Africa e America precolombiana[181]: dipinti, sculture, oggetti d'uso, totem, maschere, strumenti musicali e tessuti illustrano i modi in cui il mondo occidentale ha guardato storicamente alle culture di questi paesi.

Il Museo della Piccola pesca e della Marineria, a Viserbella, documenta la storia della marineria riminese attraverso una raccolta di imbarcazioni, attrezzi per la pesca, modelli, fotografie e un'ampia collezione di conchiglie, provenienti da tutto il bacino del Mediterraneo[182].

Nel comune di Rimini sono presenti due musei privati: il Museo dell'Aviazione a Sant'Aquilina, al confine con la Repubblica di San Marino, e il Museo Nazionale del Motociclo, in località Casalecchio.

Media[modifica | modifica wikitesto]

Radio[modifica | modifica wikitesto]

La prima emittente radiofonica della città fu Radio Rimini (1975), le cui trasmissioni proseguirono fino al 1993[183]. A Rimini ha sede Radio Icaro, fondata a Riccione nel 1981 e facente parte del circuito nazionale di radio cattoliche “Inblu”.

Stampa[modifica | modifica wikitesto]

La città può vantare, a meno di trent'anni di distanza dalla data di fondazione della prima gazzetta italiana a Firenze, la pubblicazione del suo primo giornale, il Rimino (1660), stampato dal tipografo veneziano Simbene Simbeni[184]. Negli anni compresi tra l'Unità d'Italia e la prima metà del Novecento il largo numero di testate riminesi riflette la varietà e la pluralità delle posizioni e degli interessi cittadini[185]. Assai numerose furono le testate di partiti politici (Il Progressista, La Vita Nuova, L'Alfabeto, Italia[186], Il Mulo, L'Azione Democratica, La Discussione, Il Momento, La Riscossa, L'Ausa, La Lotta, Il Giornale del Popolo)[187] e le testate fasciste (La Penna Fascista, La Prora, Il Tricolore, La Testa di Ponte, Il 33)[188], cui si affiancarono quelli di istituzioni pubbliche, enti religiosi, categorie professionali e movimenti culturali. Singolare testimonianza delle vicende storiche, dello sviluppo turistico e dell'evoluzione dei costumi sono i periodici balneari (Corriere dei Bagni, Nettuno, La Sirena, Galatea, La tregua di Attila, Zigh-zagh[186], Il Gazzettino Verde, La Perla dell'Adriatico, Il Nautilo, Loreley, Il Concerto, Il Lunario[187], Il Lido, Il Moscone, Il Ficcanaso, Il Giojante, Allegre Giornate[188]). L'informazione locale di Rimini è curata dalle redazioni dei quotidiani la Voce, Corriere di Rimini e Il Resto del Carlino e dal settimanale cattolico Il Ponte.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Federico Fellini sul set cinematografico

Rimini compare per la prima volta sullo schermo in alcuni filmati sulla vita balneare, tra cui il documentario Rimini l'Ostenda d'Italia (1912)[189]. Negli anni trenta i cinegiornali Luce celebrano la conquista del tempo libero e la nascita del turismo di massa, divulgando per la prima volta l'immagine della città a un vasto pubblico. Fu tuttavia Federico Fellini, tra i più noti registi della storia del cinema, a rendere celebri nel mondo personaggi, luoghi e atmosfere di Rimini attraverso i suoi film, ispirati alla sua città natale, anche se girati quasi interamente negli studi di Cinecittà, a Roma: I Vitelloni (drammatico 1953), (drammatico 1963, premio Oscar 1964), I clowns (documentario 1970) e specialmente Amarcord (drammatico 1973, premio Oscar 1975). I film e gli scritti del regista rivelano la conflittualità del suo rapporto con Rimini. Fellini ammise di non tornarvi volentieri: una sorta di imbarazzo nacque in lui per avere “speculato” tanto sulla sua città, che rappresentava per lui più una “dimensione della memoria” che un luogo reale[190]. Nei suoi lungometraggi ricorrono spesso, con significati allegorici, i temi autobiografici e le rievocazioni oniriche del mare, simbolo dell'avventura e del viaggio, del mondo contadino e popolare, della ricchezza e dello sfarzo del Grand Hotel, della città che scompare nei banchi di nebbia delle giornate invernali. Oltre ai lungometraggi di Fellini, tra i numerosi film girati a Rimini spiccano La prima notte di quiete (drammatico 1972, regia di Valerio Zurlini), Sole negli occhi (drammatico 2001, regia di Andrea Porporati), Da zero a dieci (drammatico 2002, regia di Luciano Ligabue) e Non pensarci (commedia 2007, regia di Gianni Zanasi).

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

La prima emittente televisiva cittadina fu Babelis tv poi rinominata TeleRimini (dal 2006 Rete 8-V.G.A) le cui trasmissioni ebbero inizio nel dicembre 1971[191], con servizi sulla città e il suo territorio, telecronache di eventi sportivi e telefilm. L'informazione televisiva locale è curata inoltre da Teleromagna e IcaroTV, che si occupano di cronaca, sport, folklore e programmi di approfondimento.

Internet[modifica | modifica wikitesto]

La città è sede del LUG (Linux user group) e di CentroLinux, associazione culturale per la divulgazione del software OpenSource per le P.M.I.

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Arte riminese.
Cornice del mosaico di Anubi (Rimini, Museo della Città)
Giotto, Crocifisso (Rimini, Tempio Malatestiano)
Piero della Francesca, Sigismondo Pandolfo Malatesta in preghiera davanti a San Sigismondo (Rimini, Tempio Malatestiano)

Lo sviluppo delle arti figurative a Rimini fu sempre condizionato in larga misura da apporti esterni, cui si devono opere assai rappresentative: l'assenza di una cultura artistica locale realmente attiva e autonoma spiega bene questo fenomeno, protrattosi nei secoli pur con alcune rare eccezioni[192]. La dispersione e la distruzione di molte testimonianze d'arte, dovute specialmente ai bombardamenti della seconda guerra mondiale, non sempre consentono una lettura unitaria della storia artistica locale.

I monumenti più grandiosi dell'antichità a Rimini, l'Arco d'Augusto e il Ponte di Tiberio furono costruiti per iniziativa dall'imperatore Augusto. Grandi edifici pubblici e importanti luoghi collettivi (anfiteatro, teatro, foro, terme)[193] sorsero nella prima età imperiale secondo forme architettoniche e modelli ormai consolidati. I caratteri tipologici dell'edilizia residenziale di età imperiale non hanno riscontri nelle regioni della Gallia Cisalpina, tanto per la complessità planimetrica, quanto per la ricchezza di ambienti di rappresentanza e la presenza di vasche ornamentali [194]. In età romana Rimini fu un centro artistico importante, per la presenza di pregevoli opere di importazione e per lo sviluppo in loco di officine e scuole specializzate nella produzione di ceramiche, terrecotte architettoniche[195], bronzi artistici[196] e mosaici[197], che raggiunsero altissimi livelli tecnici[198].

Con l'istituzione del libero comune sorsero in fasi distinte le sedi del potere civile, Palazzo dell'Arengo e Palazzo del Podestà, la cui struttura è analoga a quella dei broletti dell'Italia settentrionale[199]. La più importante testimonianze dell'architettura ecclesiastica medievale è rappresentata dalla chiesa di Sant'Agostino[199]. Intorno al 1310 Giotto dipinse gli affreschi e il Crocifisso su tavola della chiesa di San Francesco: opere importantissime che furono determinanti per lo sviluppo della Scuola riminese del Trecento[200], espressione artistica autonoma e di alto livello[199], alla quale appartennero il Maestro dell'Arengo, Giovanni Baronzio, Neri, Giovanni, Giuliano e Francesco da Rimini[201].

Nella prima metà del Quattrocento il signore di Rimini, Sigismondo Pandolfo Malatesta, le cui ambizioni di mecenatismo furono di certo finalizzate ad accrescere il suo prestigio[202], promosse la costruzione di opere architettoniche di assoluto rilievo: il Tempio Malatestiano di Leon Battista Alberti e Castel Sismondo. Per il monumento che doveva rendere immortale il suo nome, il Tempio Malatestiano, Sigismondo Pandolfo Malatesta chiamò Agostino di Duccio e Piero della Francesca, il cui affresco, Sigismondo Pandolfo Malatesta in preghiera davanti a San Sigismondo, insieme al ritratto su tavola del signore custodito al Louvre, rappresenta una tappa fondamentale nel percorso stilistico del maestro toscano[203]. Nella seconda metà del secolo giunsero a Rimini, sempre su commissione malatestiana, opere di Giovanni Bellini e Domenico Ghirlandaio.

Dopo la caduta dei Malatesta, perduto il ruolo di capitale, non si ebbero più grandi opere a Rimini. L'architettura barocca sfuggì agli eccessi e ai fasti propri di questo stile e mantenne un carattere più sobrio e controllato, al pari delle coeve opere bolognesi[204]. La pittura barocca assunse spiccati accenti naturalistici nei dipinti di Guido Cagnacci e Giovan Francesco Nagli, detto il Centino[204], che si distinguono per le ricerche formali sull'uso della luce. Le architetture neoclassiche più significative furono realizzate da architetti forestieri, tra cui Giuseppe Valadier, Giuseppe Achilli e Luigi Poletti[205]. Tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX, secondo il nuovo gusto borghese per lo storicismo eclettico ed il linguaggio dell'Art Nouveau, sorsero grandi alberghi, villini e stabilimenti per l'alta società, concepiti come volumi tradizionali ma arricchiti da decorazioni floreali e motivi esotici.

Nel complesso scenario dell'architettura contemporanea spiccano le opere di Paolo Portoghesi, Massimiliano Fuksas, Mario Cucinella, Ron Arad e dello studio GMP (Gerkan, Marg und Partner)[206]. Opere rappresentative dell'arte riminese del Novecento sono le sculture informali di Elio Morri e Arnaldo Pomodoro (autore del monumento funebre a Federico Fellini), le illustrazioni per grandi firme della moda di René Gruau, la street art di Eron; da ricordare inoltre i manifesti balneari di noti grafici e pittori italiani e stranieri, tra cui Adolfo Busi, Marcello Dudovich e Milton Glaser.

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Certa è la presenza di un teatro stabile a Rimini dal 1681, quando il Consiglio comunale decise la trasformazione del salone dell'Arengo in

Interno del teatro Novelli

una sala teatrale di grandi dimensioni a palchetti in legno[207] su progetto del veneziano Pietro Mauri. Gli spettacoli delle compagnie filodrammatiche qui rappresentati furono seguiti per breve tempo dal giovane Carlo Goldoni, trasferitosi a Rimini per studiare alla scuola di filosofia dei Domenicani[207].

Le strutture del teatro si rivelarono ben presto insufficienti per il limitato numero di posti e furono smantellate nel 1839 a causa di motivi statici. Anche il Teatro Buonarroti, fondato nel 1816 e frequentato principalmente da esponenti dell'aristocrazia riminese, dovette essere chiuso nel 1843 per minacce di crolli. Tra il 1842 e il 1857 fu costruito il Teatro comunale Vittorio Emanuele II, progettato da Luigi Poletti (architetto) secondo gli ormai tradizionali canoni del teatro ottocentesco. Il monumentale edificio neoclassico, preceduto da un portico a cinque arcate, si componeva di un grande atrio a tre navate al piano terra, di un foyer al piano superiore e di una cavea di tre ordini di ventuno palchi sui quali girava la balconata del loggione. Il teatro, inaugurato con la prima de l'Aroldo di Giuseppe Verdi, diretta dal maestro di Busseto, ospitò prestigiose stagioni liriche e di prosa fino alla sua distruzione, avvenuta nel dicembre 1943 a causa di un bombardamento aereo. Le rappresentazioni ripresero nel dopoguerra al moderno Teatro Ermete Novelli, inaugurato nel 1935 a Marina Centro, sul luogo dell'Arena Lido, che allietava con serate di prosa e di operette il soggiorno dei turisti al lido di Rimini.

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Il primo musicista riminese di cui si abbiano notizie fu Sant'Arduino da Rimini (X secolo)[208]; una tradizione musicale di un certo rilievo è testimoniata nel secolo successivo dalla presenza di una “Scuola cantorum” presso la cattedrale di Santa Colomba. Tra il XV e il XVI secolo è da ricordare la significativa presenza di Guillaume Dufay, compositore francese tra i più importanti del tempo, che fu alla corte malatestiana fino al 1427 e vi compose numerose opere, e di Pietro Aaron, che nel 1518 divenne il primo maestro di cappella del coro della cattedrale.
Nel 1690 la città diede i natali a Carlo Tessarini, violinista e compositore di concerti, sonate e sinfonie[209].
Rimini diede anche i natali al musicista Benedetto Neri 1771 - 1841, che visse e morì a Milano, dove fu professore al Conservatorio e Direttore musicale del Duomo.
Amintore Galli, illustre musicologo e compositore nato nel 1845 a Talamello, frequentò il Ginnasio di Rimini prima di trasferirsi a Milano per studiare al Conservatorio[210]. Galli fu critico per il quotidiano musicale “Il Secolo” e compose nel 1886 l'Inno dei lavoratori; a lui fu dedicato nel 1945 il Teatro comunale di Rimini. Tra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento una certa vivacità caratterizzò lo Stabilimento dei Bagni, presso il quale si tenevano eventi mondani e serate danzanti; negli stessi anni furono ospiti del lido di Rimini il soprano Elena Bianchini Cappelli e il tenore Enrico Caruso[211]. In anni recenti la città diviene ispirazione per l'omonimo album di Fabrizio De André, pubblicato nel 1978, ed è ricordata in diverse canzoni popolari italiane e straniere: Rimini (Fabrizio De André), Inutile (Francesco Guccini), Amarcord (Nino Rota, nella colonna sonora dell'omonimo film di Fellini), Adriatico (Claudio Lolli), Tokyo storm warning (Elvis Costello), Ritorna a Rimini (Fred Buscaglione). Sono nati a Rimini il cantautore Samuele Bersani, la cantante Raffaella Cavalli e il compositore e produttore discografico Carlo Alberto Rossi, autore di canzoni di successo (Le mille bolle blu e E se domani di Mina).

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Tagliatelle al ragù
Lasagne al forno

La cucina riminese è semplice, popolare, ed è legata indissolubilmente alle tradizioni della civiltà contadina e alla cultura della terra, con influssi peculiari dovuti alla posizione tra mare e collina, al confine tra Romagna e Marche. I piatti riminesi si basano sull’uso di farina, uova, formaggi, carne e legumi, ingredienti classici della cucina romagnola, ai quali si aggiungono il pesce azzurro, di cui il mare Adriatico è ricchissimo, le erbe aromatiche – aglio, finocchio selvatico, prezzemolo, rosmarino, rosole, ortica, rucola – e prodotti tipici locali, tra cui olio extravergine di oliva, strigoli, bietole e spinaci.

Il piatto principale è tradizionalmente la pasta, asciutta, in brodo o al forno, preparata in molte forme diverse. I primi piatti si ottengono quasi tutti dalla sfoglia, uno degli elementi distintivi della cucina locale: un impasto di uova e farina, lavorato a mano e steso con il mattarello, dalla superficie fine e lievemente rugosa per assorbire i condimenti. Una versione verde della sfoglia, preparata con l’aggiunta di spinaci, viene utilizzata per le lasagne al forno. Tra i primi figurano i cappelletti, i passatelli in brodo, le lasagne al forno, i cannelloni, i nidi di rondine, i ravioli, le tagliatelle, i garganelli, i maltagliati, gli gnocchi e gli strozzapreti[212], spesso conditi con ragù di carne o con burro e salvia.

I secondi piatti comprendono piatti di carne quali il pollo alla cacciatora, il coniglio in porchetta, le zucchine ripiene, i salumi, le grigliate miste composte da braciole di castrato e salsicce di maiale, e piatti di pesce, tra cui le grigliate di sgombri, saraghine, sardoncini e sarde, gli spiedini di pesce cotti sul “focone”, le seppie con i piselli, le fritture di calamaretti e di bianchetti (qui conosciuti come “omini nudi”)[213].

La piada è un pane di antica tradizione, sottile e friabile, ottenuto da un impasto di farina, acqua, strutto e sale, e fatta cuocere al fuoco su un testo di terracotta o in ghisa. È spesso accompagnata a grigliate di carne o di pesce, salsicce, verdure gratinate, salame, prosciutto, formaggi freschi o erbe di campagna. I cassoni, o cascioni, sono focacce ripiene che costituiscono una variante “chiusa” della piada[214] e vengono farciti con numerosi ripieni differenti: rosole ed erbe di campo, patate e salsicce, pomodoro e mozzarella.

I contorni comprendono insalate miste, verdure gratinate, patate al forno, strigoli saltati in padella, olive marinate con finocchio selvatico, aglio e scorza d’arancia. I dolci riminesi sono rustici e venivano preparati quasi esclusivamente in occasione del Natale e del Carnevale. La ciambella appartiene alla tradizione di Natale; i fiocchetti e le castagnole a quella di Carnevale; la piada dei morti è un dolce con noci, uvetta, pinoli e mandorle, caratteristico del mese di novembre[215]. La zuppa inglese è un dolce particolarmente ricco che combina il gusto delicato della crema pasticciera a quello robusto dei savoiardi imbevuti in diversi liquori[216]. I dessert di frutta includono i fichi caramellati, le pesche con l’Albana e le fragole con il vino rosso.

Prodotti tipici locali sono lo squacquerone, formaggio fresco a pasta molle, dal sapore leggermente acidulo, e la saba, sciroppo d’uva o mosto cotto, usato per la preparazione di dolci. L’olio extravergine di oliva ha una tradizione storica testimoniata dalla presenza di frantoi attivi sin dall’antichità[217][218]. La produzione di olio deriva principalmente dalla varietà Correggiolo, la più diffusa sul territorio, dal colore giallo con riflessi verdi molto intensi e dal sapore fruttato, con note aromatiche di mandorla verde[219]. I vini più noti sono il Sangiovese, dal colore rosso rubino carico, e il Trebbiano, bianco asciutto e armonico, ma anche altri vini si sono imposti per le loro caratteristiche qualitative: il Pagadebit, la Rebola, il Cabernet Sauvignon[220] e l’Albana, bianco secco e amabile risalente probabilmente all’epoca romana.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Il Palacongressi di Rimini

Manifestazioni ed eventi di primo piano si tengono a Rimini in ogni periodo dell'anno.

Rimini Fiera è la media company fieristica della città e del territorio di Rimini. Rimini Fiera presidia quattro distretti economici (Travel & Tourism, Technology & Enviroment, Entertainment & Leisure e Hotel & Food Industry) con manifestazioni ad alta specializzazione (35 tra annuali e biennali, 11 delle quali con la qualifica di internazionale e per la maggior parte organizzate direttamente).

Sede di congressi nazionali e internazionali, la città ospita il Meeting per l'amicizia fra i popoli e le Giornate internazionali di studio “Pio Manzù”, nell'ambito dei quali si tengono interventi, mostre e incontri su temi di attualità, società e politica.

Durante tutto l'anno sono in programma rassegne musicali – la più nota delle quali è la Sagra Musicale Malatestiana –, concerti, eventi sportivi (Paganello), culturali (Festival del mondo antico, Festival Internazionale di Pianoforte “Città di Rimini”) e mondani, tra cui particolare rilievo ha la Notte Rosa, che si festeggia in contemporanea lungo l'intera costa dell'Emilia-Romagna.

Tra il 1954 e il 1956 la città fu sede delle finali del concorso di bellezza Miss Italia, che videro l'elezione di Eugenia Bonino nel 1954, Brunella Tocci nel 1955 e Nives Zegna nel 1956.

Persone legate a Rimini[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Persone legate a Rimini.

Numerose sono le persone celebri nate e vissute a Rimini, o legate alla città, che si sono distinte in ambito scientifico, artistico, culturale, letterario, musicale, teologico, politico e sportivo[221]. Tra i riminesi più illustri si ricordano San Gaudenzio (circa 280-360), vescovo di Rimini, lo storico Roberto Valturio (1405-1475), il condottiero e signore di Rimini Sigismondo Pandolfo Malatesta (1417-1468), il cardinale Michelangelo Tonti (1566-1622), il giureconsulto Alessandro Gambalunga (1554-1619), il medico, anatomista e letterato Giovanni Bianchi (1693-1775), il naturalista Giovanni Antonio Battarra (1714-1789), il cardinale e diplomatico Giuseppe Garampi (1725-1792), il poeta e scrittore Aurelio de' Giorgi Bertola (1753-1789), lo storico Luigi Tonini (1807-1874), il regista di fama mondiale Federico Fellini (1920-1993), il motociclista Renzo Pasolini (1938-1973), il giornalista Sergio Zavoli, lo storico dell’arte Antonio Paolucci, il cestista Carlton Myers. Sono inoltre legati alla città Giulio Cesare, che secondo la tradizione qui arringò le sue truppe prima della marcia su Roma, Giotto, Piero della Francesca, Alfredo Panzini e Giovanni Pascoli.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Urbanistica di Rimini.

Rimini presenta un impianto urbano di origine romana, riconoscibile dalla regolarità dei tracciati viari del centro storico. Tale impianto, basato su due assi fondamentali, il decumano (Corso d'Augusto) e il cardo massimo (Via Garibaldi – IV Novembre), era originariamente compreso entro i limiti naturali rappresentati dal Marecchia a NO e dell'Ausa a SE. I limiti difensivi rimasero per secoli coincidenti con le mura aureliane.

Nel Medioevo la città si espanse verso il porto, dotandosi di una nuova cinta muraria e trasformando alcune aree del centro urbano, come i rioni Montecavallo, Pomposo e Clodio, con strade strette e dall’andamento sinuoso, irregolare e concentrico. I mutamenti verificatisi tra il XV e il XIX secolo non comportarono modifiche sostanziali all'impianto ormai consolidato della città. Le vaste aree libere parzialmente coltivate a orti che esistevano nel tessuto urbano furono rimarginate solo tra la metà dell'Ottocento e i primi anni del Novecento[222].

Nel 1825 l'immigrazione e soprattutto la necessità di localizzare fuori dalla cinta muraria le attività produttive portarono alla formazione, lungo le tre direttici per l'entroterra, del borgo S. Andrea. Questo sobborgo si aggiunse a quelli di San Giuliano e San Giovanni, esistenti rispettivamente almeno dall'XI e XVI secolo, anche se più volte ricostruiti[223]. Nel 1843 fu costruito il primo stabilimento balneare (1843), che fu collegato direttamente alla città attraverso Viale Principe Amedeo.

Dall'inizio del Novecento, grazie allo sviluppo turistico e demografico, Rimini si estese all’esterno della cinta muraria, verso la stazione ferroviaria e il mare. Nel secondo dopoguerra l'espansione delle nuove periferie e la definitiva saturazione della fascia a mare della linea ferroviaria portarono ad una saldatura dell'area urbana con le frazioni litoranee e gli altri centri della Riviera romagnola[224], che si configura oggi come una conurbazione costiera estesa per oltre 50 km.

Suddivisioni storiche[modifica | modifica wikitesto]

Il centro storico di Rimini, compreso entro la cinta muraria malatestiana, fu storicamente diviso fin dall'età medievale in quattro rioni: Cittadella, Clodio, Pomposo e Montecavallo[225]. I confini esatti dei quartieri non sono noti, ma si suppone dovessero coincidere con le maggiori strade storiche della città: gli attuali Corso d'Augusto, Via Giuseppe Garibaldi e Via Alessandro Gambalunga[225].

Il rione Cittadella, nella zona occidentale del centro, ospitava le principali sedi del potere civile e religioso (i palazzi comunali, Castel Sismondo e la Cattedrale di Santa Colomba) e rappresentava di fatto il quartiere più importante della città storica[225]. Il rione Clodio, il più settentrionale, aveva un carattere popolare e un impianto urbanistico strettamente legato alla presenza del fiume Marecchia e alla vicinanza all'antica linea di costa[225], molto più arretrata rispetto a quella odierna. Il rione Pomposo, il più vasto, assunse il proprio nome dal monastero dei Benedettini di Pomposa; un'ampia parte del territorio per secoli fu occupata da conventi e orti[225], scomparsi in seguito all'espansione del 1907[226]. Il rione Montecavallo, che costituisce il settore meridionale del centro storico, si caratterizza per l'andamento curvilineo delle strade, di origine medievale e legate alla presenza della Fossa Patara, e per il piccolo rilievo detto “Montirone”[225].

All'esterno della cinta muraria, lungo le principali strade, si sviluppavano quattro borghi, completamente assorbiti dall'espansione urbana tra gli anni cinquanta e sessanta del Novecento: San Giuliano, Sant'Andrea, San Giovanni e Marina[223].

Il borgo più antico ed importante era quello di San Giuliano, lungo la Via Emilia, abitato da pescatori ed esistente già nell'XI secolo[223]. Il borgo San Giovanni e il borgo Sant'Andrea (noto anche come borgo Mazzini) furono entrambi distrutti nel corso di un incendio nel 1469[223]. Il primo, sviluppatosi lungo la Via Flaminia e abitato da piccoli artigiani e borghesi, fu ricostruito intorno alla metà del Cinquecento; il secondo, formatosi lungo le strade di collegamento con l'entroterra – Via Covignano, Via Marecchiese e Via Monte Titano – fu ricostruito solo a partire dal 1825. Il borgo di Marina, sviluppatosi dal XV secolo lungo la riva destra del fiume Marecchia ed indissolubilmente legato alle attività portuali, fu radicalmente trasformato a causa degli sventramenti per l'apertura di Via dei Mille (1932) e dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, particolarmente pesanti data la vicinanza ai ponti cittadini e allo scalo ferroviario[227].

Suddivisioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il Comune di Rimini è ufficialmente suddiviso in sei circoscrizioni[228]:

  • Circoscrizione 1: Centro Storico - Marina Centro – San Giuliano (3,36 km²; 19.074 abitanti[229])
  • Circoscrizione 2: Borgo San Giovanni – Lagomaggio – Marina Lido (3,67 km²; 21.033 abitanti)
  • Circoscrizione 3: Bellariva – Miramare (5,28 km²; 22.701 abitanti)
  • Circoscrizione 4: Borgo Mazzini – INA Casa – Vergiano – Corpolò (43,81 km²; 23.460 abitanti)
  • Circoscrizione 5: Celle – Viserba – San Vito – Santa Giustina (35,23 km²; 32.034 abitanti)
  • Circoscrizione 6: V PEEP – Grotta Rossa – Gaiofana (43,46 km²; 25.019 abitanti)

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni (litorale nord)[modifica | modifica wikitesto]

San Giuliano Mare e Rivabella

Le frazioni litoranee a nord della città sono cinque (da nord-ovest a sud-est): Torre Pedrera, Viserbella, Viserba, Rivabella e San Giuliano a Mare. Le località di Bellaria e Igea Marina, oggi unite nel comune omonimo, furono frazioni di Rimini fino al 1956.

Questo tratto di costa, lungo circa 6 km, presenta un arenile meno profondo rispetto alla Marina di Rimini e protetto dall'erosione da scogliere, con fondali molto bassi (a 500 metri dalla costa si raggiungono circa 5 metri di profondità).

Torre Pedrera, la frazione più settentrionale, deve il suo nome all'antica torre fatta costruire nel 1673 in prossimità del fiume Pedriera come difesa contro gli attacchi dei pirati. È dotata di una propria stazione ferroviaria (stazione di Rimini Torre Pedrera) sulla linea Ferrara-Rimini.

Viserba, la più antica e popolosa tra le frazioni settentrionali, si sviluppò dopo il 1889, con l'inaugurazione della stazione ferroviaria (stazione di Rimini Viserba) sulla linea Ferrara-Rimini[230], creata per favorire il commercio dei materiali della corderia, una fabbrica presente dal 1840 e passata da semplice mulino a pillificio e corderia.

Nel 1908 Viserba fu collegata al Lido di Rimini dalla strada litoranea[231], lungo la quale sorsero numerosi villini, ancora oggi in parte esistenti. Nella prima metà del Novecento Viserba ebbe l'appellativo di "regina delle acque", per la presenza della fonte Sacramora e di abbondanti acque nel sottosuolo, dovute alla sua posizione al centro della conoide fluviale del Marecchia. Dal secondo dopoguerra Viserba si è espansa ulteriormente verso l'entroterra (Viserba Monte), fino a raggiungere in tempi recenti la Strada statale 16 Adriatica, attraverso la costruzione di un vasto quartiere di edilizia economica e popolare.

San Giuliano a Mare, separata dal centro di Rimini solo dal porto canale, è sede della darsena Marina di Rimini, il maggiore porto turistico della città, dotato di 680 posti barca.

Marina Centro[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Marina Centro.
La spiaggia di Rimini

Marina Centro è un quartiere centrale di Rimini, parte integrante del capoluogo e dunque non una frazione. Nota anche come marina, si sviluppò a partire dal 1843 con la fondazione dello Stabilimento balneare[232], tra i primi in Italia nel suo genere[233], il cui modello fu riproposto in molte città balneari della penisola, tra cui Pesaro, Senigallia e Lido di Venezia[234]. La marina di Rimini si affermò come importante località di soggiorno con l'apertura dell'hotel Kursaal (1872) e del Grand Hotel (1908), sviluppandosi secondo il modello anglosassone della “città giardino[235].

Frazioni (litorale sud)[modifica | modifica wikitesto]

Le frazioni litoranee a sud di Rimini sono quattro (da nord-ovest verso sud-est): Bellariva, Marebello, Rivazzurra e Miramare. La città di Riccione, oggi comune autonomo, costituiva la frazione più meridionale del comune di Rimini fino al 1923.

Lungo questo tratto costiero, lungo circa 5 km, sorgono le principali colonie marine di Rimini: il Sanatorio Comasco (1906) e l'Ospizio Marino Bolognese “A. Murri” (1912)[236] a Bellariva, la Colonia Villa Margherita (1920) a Marebello[237], la Colonia Enel a Rivazzurra (1932)[238] e le colonie Novarese (1933-34)[239] e Bolognese (1934)[240] a Miramare. Questo tratto di costa fu quasi interamente edificato durante il forte sviluppo turistico degli anni sessanta del Novecento, quando, senza ancora un piano regolatore, furono costruiti uno a ridosso dell'altro numerosi hotel economici e pensioni, aperti a partire da aprile-maggio.

La maggiore frazione litoranea meridionale, nonché la più antica, è Miramare, sorta nei primi anni del Novecento e sviluppatasi dagli anni trenta lungo Viale Ivo Oliveti e la strada litoranea. Miramare è sede dell'Aeroporto internazionale “Federico Fellini” e possiede una propria stazione ferroviaria sulla linea ferroviaria Bologna-Ancona; ospita inoltre il centro termale marino di Riminiterme.

Altre frazioni[modifica | modifica wikitesto]

San Lorenzo in Correggiano (in dialetto riminese San Lurènz in Curzein), situata sull'omonimo colle, posto tra via Coriano e via Montescudo a circa 4 km dalla Strada statale 16 Adriatica, ha una popolazione di circa 500 abitanti. Da sempre parte del contado riminese, nel 1371 era ricordata come Villa Plebis Sancti Laurentii in Coregiano e ospitava 34 focolari. Il celebre orientalista Giuseppe Adolfo Noel des Verges comprò in questi luoghi nel 1843 la Villa des Vergers.

Elenco delle frazioni del Comune di Rimini[modifica | modifica wikitesto]

Bellariva, Marebello, Rivazzurra, Alba Adriatica, Miramare, San Fortunato, San Lorenzo a Monte, Pomposa-Grotta Rossa, Sant'Aquilina, San Lorenzo in Correggiano, Osteria del Fiume, San Salvatore, San Martino in Venti, San Martino Monte l'Abate, Gaiofana, Villaggio Primo maggio, Ghetto Randuzzi, San Paolo, Ceriano-Santa Cristina, Spadarolo, Padulli, Vergiano, Corpolò, San Martino in Riparotta, Santa Giustina, Orsoleto, Variano, Osteria del Bagno, San Giovanni in Bagno, San Vito, Borgo Nuovo, Castellabate, San Giuliano a Mare, Rivabella, Viserba, Viserbella, Torre Pedrera.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

La spiaggia di Rimini
Veduta del porto canale dal Ponte della Resistenza

Rimini è un centro turistico di importanza internazionale[241]. L’economia è interamente basata sul terziario turistico, il cui sviluppo, iniziato nella prima metà dell’Ottocento e definitivamente affermatosi con il “miracolo economico” del secondo dopoguerra, ha condizionato tutti gli altri settori: il terziario avanzato, il commercio, l’edilizia e l’industria[242]. L’agricoltura e la pesca, che per secoli costituirono le principali risorse economiche per la città, sono settori secondari, anch’essi in parte subordinati alle attività turistiche.

Terziario[modifica | modifica wikitesto]

Rimini è una delle destinazioni turistiche più note in Europa e nel Mediterraneo, grazie alla sua spiaggia, agli attrezzati stabilimenti balneari, ai parchi tematici e alle numerose opportunità per il divertimento e il tempo libero.

Le tradizioni balneari di Rimini risalgono al 1843, data di fondazione del primo Stabilimento balneare, il più antico dell’Adriatico[243]. L’ampiezza della spiaggia, il dolce declivio del fondale marino, la dotazione di stabilimenti e attrezzature balneari, i lussuosi alberghi, la mitezza del clima, la ricchezza di acque curative, i prestigiosi eventi mondani, resero la costa riminese una meta turistica tra le più rinomate e frequentate dall’aristocrazia italiana ed europea[244].

Il turismo a Rimini nacque inizialmente come soggiorno di tipo terapeutico, per cure talassoterapiche, idroterapiche ed elioterapiche, evolvendosi in villeggiatura balneare d’élite alla fine dell’Ottocento, in turismo medio e piccolo borghese nel Ventennio fascista e, nel secondo dopoguerra, in turismo di massa[245].

Rimini concentra un quarto dell’offerta alberghiera regionale, con oltre 1.000 hotel di ogni categoria[246], di cui circa 300 aperti tutto l’anno[247], per un totale di 72.000 posti letto[248], oltre a centinaia di residence, appartamenti, villette, bed & breakfast e campeggi.

Il turismo si basa sul settore balneare, accanto al quale si sviluppa l’offerta legata alle fiere e ai congressi, agli eventi, alla notte, alla cultura, al benessere e all’enogastronomia[249].

Rimini è sede di fiere e congressi internazionali, con un quartiere fieristico e un palacongressi tra i più importanti in Europa[250], grazie alla posizione geografica e alla concentrazione di strutture ricettive, servizi e attrattive che la città offre. Il commercio, come numero di imprese e di addetti, figura tra i principali settori economici, con un importante centro commerciale all’ingrosso, due ipermercati, grandi magazzini, supermercati e centinaia di negozi e boutique.

Industria[modifica | modifica wikitesto]

L’industria, meno sviluppata rispetto al turismo e al terziario, comprende numerose aziende di media e piccola dimensione operanti nei settori alimentare, della meccanica del legno, dell’edilizia, dell’arredamento, dell’abbigliamento e dell’editoria[251]. Rimini è sede inoltre di uno storico stabilimento delle Officine Grandi Riparazioni di Trenitalia, specializzato nelle attività di manutenzione e riparazione di mezzi di trazione diesel[252]. L'azienda più grande di Rimini è la «MARR», società per azioni attiva nel settore alimentare.[253] Il sistema produttivo riminese comprende due principali poli industriali e artigianali: quello delle Celle e quello del Villaggio I° Maggio, situati rispettivamente a nord-ovest e a sud-ovest della città.

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

L’agricoltura riveste un'importanza marginale rispetto agli altri settori, ma può vantare produzioni di buona qualità che hanno ottenuto il riconoscimento di denominazione di origine protetta[254]. Rimini possiede un’importante tradizione vitivinicola, grazie alla varietà dei terreni e dei vitigni (Sangiovese, Trebbiano, Rebola, Pagadebit, Albana) e una storica produzione di olio extravergine d’oliva, con le cultivar Correggiolo, Frantoio, Moraiolo, Pendolino e Rossina[255]. Le colture più diffuse sono, oltre alla vite e all’olivo, gli alberi da frutta (pesche e nettarine, albicocche, kaki, mele, pere, ciliegie, kiwi, susine), gli ortaggi e i legumi (lattuga, zucchine, patate, pomodori, fagioli, fagiolini, cavolfiori, finocchi, fragole), i seminativi (frumento, orzo, sorgo, mais, avena) e le piante da seme (girasole, colza)[256].

Pesca[modifica | modifica wikitesto]

Il settore della pesca ha un’importanza secondaria nell'economia della città, nonostante rappresenti una delle attività storiche del territorio. Rimini è uno tra i principali porti pescherecci del mare Adriatico[257] e la sua flotta, con un centinaio di barche, è la più ampia del compartimento riminese, che comprende un tratto di circa 50 km di costa, da Cattolica a Cesenatico[258].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Rimini è collegata alla rete autostradale nazionale tramite due caselli, situati a nord e a sud della città, della Autostrada A14 Bologna-Taranto.
Altre strade importanti che toccano la città sono di origine romana e sono:

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Stazione di Rimini
Stazione di RiminiFiera

La città è attraversata da due linee ferroviarie, la Bologna-Ancona e la Ferrara-Ravenna-Rimini, ed è servita da cinque impianti tra stazioni e fermate: Rimini, RiminiFiera, Rimini Miramare, Rimini Viserba e Rimini Torre Pedrera.

In tempi precedenti, la città fu dotata di altre due linee ferroviarie:

Entrambe le linee erano a scartamento ridotto da 950 mm ed inizialmente furono esercite in concessione da società private, rispettivamente la Società Veneto Emiliana Ferrovie Tranvie (SVEFT) e la Società Anonima delle Ferrovie e Tramvie Padane (FTP).

Aeroporti[modifica | modifica wikitesto]

Aeroporto "Federico Fellini" a Rimini Miramare

Rimini è dotata di un proprio aeroporto internazionale che è il secondo della regione come numero di passeggeri. Nato come aeroporto militare (numerosi i piloti riminesi in guerra tra cui Fabbri, Melandri e Grossi) è dotato di una pista di decollo/atterraggio molto lunga, pertanto talvolta viene utilizzato come scalo secondario di Bologna soprattutto per aerei e cargo di grosse dimensioni che non potrebbero atterrare altrove. Collega quotidianamente i principali aeroporti europei come Roma-Fiumicino e Mosca, e anche intercontinentali come Sharm el-Sheikh.

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

L'azienda di trasporto Start Romagna gestisce il bacino di Rimini, comprendente le linee autobus urbane e interurbane a servizio della città e della provincia. La Start esercisce anche la filovia interurbana per Riccione, che nel 1939 aveva sostituito la preesistente tranvia extraurbana la quale svolgeva anche servizio urbano.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sindaci di Rimini.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Istituzione della provincia[modifica | modifica wikitesto]

La provincia fu istituita nel 1992 distaccandone il territorio dall'allora provincia di Forlì; solo nell'aprile 1995 ha iniziato a essere effettivamente operativa, con l'attivazione della Prefettura e l'elezione del primo consiglio provinciale.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Lo Stadio "Romeo Neri"
Il 105 Stadium, sede di incontri di basket, concerti e spettacoli

Principali società sportive[modifica | modifica wikitesto]

  • Associazione Calcio Rimini 1912, la principale squadra calcistica cittadina. La Rimini Calcio ha avuto partecipazioni anche in serie B e in Lega Pro Prima Divisione. Attualmente milita nel girone D della Serie D.
  • Basket Rimini Crabs: militano in Divisione Nazionale B dopo un passato nella massima serie.
  • Rimini Baseball Club: milita nella IBL, ha vinto 11 scudetti e 3 Coppe dei Campioni.
  • A.S.D. Rimini 86 Baseball Club: milita nel campionato di serie C, ha disputato un campionato di serie B
  • Pallamano Rimini '72, con un passato nella massima serie
  • Viserba Volley (serie B1 femminile)
  • Polisportiva Stella (volley serie B2 femminile)
  • Calcio a 5 Rimini
  • Rimini Rugby
  • Profighting
  • Rimini Pallavolo (serie C maschile e femminile)
  • SG Volley (serie D femminile)
  • L.S.D.F. (Ultimate frisbee)
  • Romagna Roller Derby

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

A Rimini sono presenti 66 impianti sportivi pubblici comunali e 8 provinciali, che comprendono lo Stadio Romeo Neri, dotato di 9.800 posti a sedere e di una pista di atletica, lo stadio del baseball dei Pirati, centri sportivi polifunzionali, campi da calcio, palestre, piscine, pattinodromi e campi da rugby[259]. La città è dotata inoltre di due palasport, il 105 Stadium, da 5.000 posti, e il Palasport Flaminio, da 2.800 posti[260].

Note[modifica | modifica wikitesto]

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  259. ^ Comune di Rimini. Impianti sportivi pubblici., http://sport.comune.rimini.it/imp_pubblici/-categoria1/ .
  260. ^ Comune di Rimini. Strutture private., http://sport.comune.rimini.it/imp_privati/-categoria3/pagina1.html .

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bibliografia su Rimini.
  • Autori vari, Analisi di Rimini antica. Storia e archeologia per un museo, Rimini, Comune di Rimini, 1980.
  • Giorgio Conti, Pier Giorgio Pasini, Rimini città come storia, Rimini, Giusti, 1982.
  • Giorgio Conti, Pier Giorgio Pasini, Rimini città come storia 2, Rimini, Giusti, 2000.
  • Ferruccio Farina, Una costa lunga due secoli. Storia e immagini della riviera di Rimini, Rimini, Panozzo, 2003.
  • Federico Fellini, La mia Rimini, Bologna, Cappelli, 1967.
  • Angela Fontemaggi, Orietta Piolanti, Rimini antica. Percorsi archeologici tra terra e mare, Rimini, Provincia di Rimini, 2008.
  • Grazia Gobbi, Paolo Sica, Le città nella storia d'Italia. Rimini, Roma, Laterza, 1982.
  • Oriana Maroni, Maria Luisa Stoppioni, Storia di Rimini, Cesena, Il Ponte Vecchio, 1997.
  • Nevio Matteini, Rimini. I suoi dintorni. La riviera di Romagna, Rimini, Cappelli, 1966.
  • Pier Giorgio Pasini, Itinerari malatestiani a Rimini e nel riminese, Rimini, Provincia di Rimini, 2003.
  • Pier Giorgio Pasini, Musei nella provincia di Rimini, Rimini, Provincia di Rimini, 2006.
  • Pier Giorgio Pasini, Presenze d'arte negli edifici sacri di Rimini e del Riminese, Rimini, Provincia di Rimini, 2003.
  • Luigi Tonini, Guida del forestiere nella città di Rimini, Rimini, Malvolti ed Ercolani, 1864.
  • Luigi Tonini, Rimini dopo il Mille, Rimini, Bruno Ghigi, 1975.
  • Luigi Tonini, Storia di Rimini: Rimini avanti il principio dell’era volgare, Rimini, Orfanelli e Grandi, 1848.

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