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Terni

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Terni
comune
Terni – Stemma Terni – Bandiera
Terni – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Umbria-Stemma.svg Umbria
Provincia Provincia di Terni-Stemma.svg Terni
Amministrazione
Sindaco Leopoldo Di Girolamo (PD) dal 22-6-2009
Territorio
Coordinate 42°34′N 12°39′E / 42.566667°N 12.65°E42.566667; 12.65 (Terni)Coordinate: 42°34′N 12°39′E / 42.566667°N 12.65°E42.566667; 12.65 (Terni)
Altitudine 130 m s.l.m.
Superficie 211,90 km²
Abitanti 111 210 (31-03-2017)
Densità 524,82 ab./km²
Frazioni Vedi elenco
Comuni confinanti Acquasparta, Arrone, Colli sul Velino (RI), Labro (RI), Montecastrilli, Montefranco, Narni, Rieti (RI), San Gemini, Spoleto (PG), Stroncone
Altre informazioni
Cod. postale 05100
Prefisso 0744
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 055032
Cod. catastale L117
Targa TR
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona D, 1 650 GG[1]
Nome abitanti ternani
Patrono san Valentino (fino al 1600 era copatrono insieme a sant'Anastasio e san Procolo)
Giorno festivo 14 febbraio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Terni
Terni
Terni – Mappa
Posizione del comune di Terni all'interno della provincia omonima
Sito istituzionale

Terni (Ascolta[?·info], Interamna Nahars in latino) è un comune italiano di 111 210 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Umbria.

È il quarantunesimo comune italiano per popolazione e il settimo dell'Italia Centrale, nonché secondo della regione Umbria per popolazione e nono per superficie.

Sebbene alcuni ritrovamenti indichino una presenza umana stabile dal 3000 a.C., la fondazione della città è tradizionalmente collocata nel 672 a.C. dagli Umbri, ovvero da popolazioni Indoeuropee, Proto-Celtiche provenienti da oltre le Alpi, precisamente dal medio bacino del fiume Danubio e centro-sud della Germania. Le popolazioni Indoeuropee paleo-Celtiche che si stanziarono a Terni possedevano il nome di "Naharki" (o più comunemente chiamati Naharti) che erano la tribù più numerosa, organizzata e bellicosa degli Umbri e che popolava compattamente tutto il bacino del fiume Nera. Questa regione fu una delle più importanti della Regio VI Umbria et Ager Gallicus, una delle regioni formate da Augusto per dividere l'Italia romana.[2]

Città ad elevato tasso di sviluppo industriale sin dal medioevo, quando era un ricco e combattivo libero Comune con centinaia di mulini ad acqua, dal XIX secolo crebbe ancor di più la sua industria, tanto da ricoprire un ruolo da protagonista nella seconda rivoluzione industriale, parallelamente alla nascita delle Acciaierie nel 1884 ed essendo già sede, dal 1875, della Fabbrica d'Armi più importante d'Italia, tuttora attiva, oltre che di impianti idroelettrici ed opifici specializzati nei settori tessile e chimico. Prima città industriale in Italia dopo quelle del famoso Triangolo, ha subìto pesantissimi bombardamenti nel corso della seconda guerra mondiale da parte degli Alleati che, però, non le hanno impedito di rimanere tuttora uno dei fulcri dell'economia regionale e nazionale.

Dal suo boom industriale ottocentesco fu soprannominata "La Città d'Acciaio" e la "Manchester italiana".[3]

Oggi, nel XXI secolo, Terni è una città completamente rinnovata e a misura d'uomo con un importante centro storico, economico, sociale e naturalistico.[4] Alle vastissime zone industriali, infatti, si alternano paesaggi verdi (in primis la cascata delle Marmore), testimonianze di resti romani, medievali e di archeologia industriale.

È conosciuta in tutto il mondo come Città degli Innamorati in quanto il suo patrono, san Valentino, vi nacque e divenne vescovo; le spoglie del santo sono custodite presso l'omonima basilica.[5]

Secondo uno studio dell'ISTAT, Terni risulta essere la città più "verde" del Centro Italia e sesta in tutto lo Stivale.[6]

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Terni sorge sulle rive del fiume Nera e del fiume Serra, in una vasta e fertile conca circondata dall'Appennino umbro-marchigiano e dal Subappennino laziale. È situata al centro della penisola italiana e dista 80 chilometri da Perugia, 90 da L'Aquila e 100 da Roma.

Terni e la sua valle viste dal castello di Miranda.jpg

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Campagna ternana a a nord-ovest della città, panorama delle colline nella zona detta di Valle Antica
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Conca Ternana.

Il territorio comunale è ampio (211,90 km²), e si estende intorno alla città di Terni, (conca Ternana) fino alla Valnerina Ternana ad est e alle Terre Arnolfe a nord/nord-ovest. La densità abitativa è abbastanza elevata, per la notevole presenza di aree verdi sparse nel territorio comunale. Il territorio si è formato a causa dell'erosione dovuta al mare presente durante la preistoria. Anche per questo elemento il sottosuolo è sabbioso e quindi riduce la possibile devastazione dei terremoti che spesso si scatenano nelle zone appenniniche.

Orografia[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale ha un dislivello di 1.017 m s.l.m.: si passa infatti dai 104 di Vocabolo Pantano, ai 1.121 del Monte Torre Maggiore ed è composto per il 52,6% da montagna, per il 31,6% da collina, per il 13,4% da pianura e per il 2,4% da laghi.

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

I fiumi presenti nel territorio sono il Nera, il Serra, il Tescino, l'Aia e il canale di Recentino. Le Cascate delle Marmore sono formate dal fiume Velino che compie interamente il suo corso attraversando la provincia di Rieti e il suo capoluogo, gettandosi poi nel Nera.

Un affluente del fiume Serra

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Temporale sulla campagna ternana, verso Torre Maggiore

Secondo la classificazione dei climi di Köppen, Terni appartiene alla fascia Csa, ossia al clima temperato delle medie latitudini, con estate calda. La città gode di un clima mite e confortevole nei periodi primaverili ed autunnali.

Le stagioni più piovose sono la primavera e l'autunno, prevalentemente nei mesi di novembre e aprile. L'autunno tende inoltre a essere più caldo della primavera a causa del lento rilascio del calore assorbito dal suolo nel corso dei mesi estivi.

Per la loro posizione in una piana alluvionale intermontana, sia la città che i centri limitrofi sono soggetti a forti escursioni termiche annue: cosicché l'estate è estremamente calda, umida, poco ventilata e perciò afosa, condizione che espone il territorio a forte rischio di siccità. Viceversa, gli inverni sono freddi e piovosi, con notevoli picchi rigidi e intervallati fenomeni nevosi di una certa consistenza.

In generale, il clima è moderatamente ventilato, poiché i venti tendono a diminuire d'intensità incontrando le alture circostanti. Pertanto, in assenza di vento, è frequente che la nebbia, talvolta molto fitta, ricopra la conca per buona parte della giornata, soprattutto durante la stagione fredda, con elevati valori di umidità dell'aria.

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Terni.
TERNI Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 10,2 12,6 16,1 19,7 24,6 28,9 32,7 32,2 27,9 21,8 15,3 10,8 11,2 20,1 31,3 21,7 21,1
T. min. mediaC) 2,4 3,5 5,6 8,1 11,9 15,7 18,3 18,3 15,5 10,8 6,6 3,5 3,1 8,5 17,4 11,0 10,0
Precipitazioni (mm) 66 68 63 65 69 60 26 57 83 102 110 83 217 197 143 295 852
Giorni di pioggia 8 8 8 8 8 7 4 5 6 7 9 8 24 24 16 22 86
Eliofania assoluta (ore al giorno) 3,3 4,2 4,8 5,5 6,9 7,9 9,4 8,8 7,1 5,6 3,8 3,0 3,5 5,7 8,7 5,5 5,9
Vento (direzione-m/s) E
3,3
E
3,3
SW
3,1
SW
3,2
SW
3,2
SW
3,2
SW
3,3
SW
3,2
SW
2,9
E
3,1
E
3,1
E
3,3
3,3 3,2 3,2 3,0 3,2

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Terni.

Gli Umbri Naharti[modifica | modifica wikitesto]

La città, posta in una pianura alluvionale tra il fiume Nera e il torrente Serra, vide il suo territorio abitato già nell'età del bronzo e del ferro, come testimoniano numerosi rinvenimenti.

L'età del Bronzo medio (XVIXIII secolo a.C.) fu segnata da un'attività pastorale, di tipo transumante, contraddistinta da insediamenti in capanne e grotte. Questa attività di tipo caseario è testimoniata dai vari manufatti ceramici, ad essa connessi, rinvenuti presso Titignano, Avigliano Umbro e Narni.

Con gli inizi dell'età del Ferro (X secolo a.C.), il territorio accrebbe la propria importanza, come attestato dalla grande necropoli delle Acciaierie. In questo periodo si affermò un modello di insediamento stabile ed organizzato, supporto fondamentale per lo sviluppo della cultura ternana, una delle più importanti dell'Italia protostorica.

In base alla tipologia dei corredi funerari è possibile distinguere tre fasi a livello archeologico: Terni I, Terni II e Terni III.

Alla prima fase, la più antica, appartengono le tombe ad incinerazione, formate da un pozzetto per lo più cilindrico. Le analogie culturali sono con l'area laziale, soprattutto Roma-Colli Albani e Allumiere. L'abitato corrispondente alla necropoli di questo periodo era probabilmente situato sul Colle di Pentima, lungo il margine orientale della conca ternana.

La fase Terni II, databile al IX secolo a.C., è caratterizzata dalla sostituzione del rito funerario dell'incinerazione con quello dell'inumazione. Le sepolture ad inumazione sono formate da fosse rettangolari, riempite con terra e pietrame oltre il livello del suolo, alcune con circolo di pietre a delimitarne il perimetro, a volte con fondo pavimentato da ciottoli di fiume. Le evidenze culturali di questa fase ricollegano la necropoli ternana all'area umbra, sabina e picena, ma con apporti dalla fase laziale di Roma-Colli Albani II, soprattutto nella ceramica.

Alla fase Terni III, databile fra l'VIII e il VI secolo a.C., appartengono le tombe di S. Pietro in Campo, poco più ad occidente della necropoli delle Acciaierie, e quelle rinvenute nell'area dell'ex poligrafico Alterocca. Le sepolture sono tutte ad inumazione, particolarmente ricche, quelle maschili, di armi in ferro, fra cui le lance a foglia, giavellotti, spade e pugnali, in quelle femminili, lebeti, bacili, attingitoi, anfore, oltre alle fibule. I più recenti scavi, in località Maratta Bassa e in contesto urbano, hanno confermato un processo di proto urbanizzazione, decisamente precoce rispetto ad altre realtà umbre.

Tavola eugubina (III-II secolo a. C.)

Secondo le Tavole eugubine, il popolo dei Naharti (Naharkum..Numen) era considerato nemico dell'arce umbra di Gubbio, al pari degli Etruschi e degli Jabusci. I Naharti abitavano proprio lungo il corso del Nera, la cui radice idronimica Nahar- è in comune con l'appellativo Naharkum. Le Tavole eugubine sono delle lastre di bronzo, incise da scrittura misteriosa, sul dritto e sul rovescio del foglio metallico e furono scoperte nelle vicinanze di Gubbio, nel 1444 d.C., in numero di sette: esse sono il più antico e complesso documento scritto rinvenuto nelle regione umbra. Questa scrittura, infine decifrata, attesta che i Naharti confinavano con altre popolazioni, come i Piceni e gli Etruschi. Il popolo dei Naharti viene citato sette volte e definito Naharti Numen, cioè viene classificato come nazione o clan numeroso. Nel complesso era una popolazione di ceppo misto, data la diversificata quantità di sepolture rinvenute a Terni, cioè: a cremazione e a inumazione. Il numen naharto fu un meticciato fra autoctoni (1%, di numero esiguo e poco sviluppato), di gente sbarcata dal mare, di migrazioni penetrate all'interno provenienti dal nord (70%, date le tombe rinvenute, i manufatti e le armi, furono la parte più numerosa e dati anche i numerosi toponimi di riferimento in dialetto ternano, del tutto uguali al celtico gallese e ancora presenti a Terni e nella sua periferia); questa fu la "Cultura di Terni", cioè un popolo meticcio, perlopiù di ceppo protoceltico (della medesima cultura di Golasecca), ma anche con apporti etnici di popolazioni adriatiche e tirreniche. Gli autori latini confermano che gli Umbri erano una popolazione discendente dai Galli (indoeuropei) e Servio Mario, grammatico romano, cita:

«Umbros Gallorum veterum propaginem esse, Marco Antonio refert»

Trad: «…gli Umbri sono un’antica propaggine gallica...».

Catone chiama i Galli:

«...progenitori degli Umbri...».

Elia Rossi Passavanti, nel volume: Interamna Nahars, Storia di Terni dalle origini al Medioevo[7], riporta numerose testimonianze di scrittori greci e latini a proposito del misterioso popolo umbro e del suo dominio:

«…la tradizione classica ci ha sempre mostrato gli Umbri come uno dei popoli più antichi d’Italia e che aveva dominato su un territorio vastissimo…».

Dionisio d’Alicarnasso dice:

«…in molte regioni abitano gli Umbri e questa è gente fra i primi molto numerosa ed antica…»[8].

Altri scrittori li hanno chiamati:

«…il popolo più antico d’Italia…»[9],

«…la gente più antica d’Italia è detta Umbra, perché si crede sopravvissuta alle inondazioni delle terre…»[10].

Erodoto li ricorda abitatori delle regioni in cui scorrevano i fiumi Carpis ed Alpis, e prima delle invasioni dei Veneti essi avevano sede anche nel territorio padano”[11]. Si noti che i fiumi Carpis e Alpis sono affluenti del Danubio e questo spiega l'uguaglianza delle tombe riscoperte a Terni con la Cultura dei campi di urne, cioè sepolture realizzate da popolazioni provenienti dall'Europa centrale.

L’elenco potrebbe continuare a lungo con Strabone che infine dice che:

«…l’Umbria inizia dagli Appennini e ancora più oltre dall’Adriatico. … Cominciando da Ravenna gli Umbri occupano Sarsina, Ariminum, Sesa e Marinum ed inoltre il fiume Metauro ed il tempio della fortuna…»,

e cita poi le città di:

«…Interamna, Ocriculum, Spoletium, Aesium, Camertes, Ameria, Tuder, ed Hispellum…»[12].

L'origine della città viene dunque fatta risalire al 672 a.C., come si evince da un'iscrizione latina di età tiberiana. Il nome Interamna Nahars ha fatto pensare che il Nera e il Serra e i loro affluenti circondassero la città, costituendo una difesa naturale. Infatti in italiano: Inter (fra) Amne (corsi d'acqua, fiumi) e Nahars (Naharti-ki, abitanti del fiume Nera, in latino Nar o Nahar).

I Naharti rimasero per quasi cinquecento anni un’enclave paleo-celtica autonoma dentro la penisola italiana. La loro identità umbra rimase forte e conservatrice anche dopo l'annessione a Roma, riuscirono ad avere peso e diventare una provincia Romana. I Guerrieri Naharki componevano un elemento essenziale delle guarnigioni militari Umbro-Romane. Non è un caso che i più grandi condottieri, strateghi e militari della storia italiana, succedutisi nel secoli successivi, siano stati tutti di origine umbra, sabina e latina.

La conquista romana[modifica | modifica wikitesto]

Le fonti classiche non citano quando Terni entrò a far parte delle strutture amministrative romane. Nel 290 a.C., o poco dopo, Manio Curio Dentato promosse la costruzione della Via Curia (di cui non resta traccia), collegando Terni a Rieti[13] e realizzò il taglio del costone delle Marmore, per facilitare il deflusso delle acque del Velino nel Nera;[14] è, quindi, probabile che già all'epoca Interamna fosse romanizzata.

Durante la seconda guerra punica, nel 214 a.C., Interamna, insieme ad altre undici colonie latine, non si trovò nelle condizioni di fornire il suo contingente di armati per formare le due legioni urbane che i consoli di quell'anno, Quinto Fabio Massimo Verrucoso e Marco Claudio Marcello, ebbero intenzione di arruolare; quest'azione, giudicata dal Senato di Roma come tradimento, fu severamente punita qualche anno dopo con l'emanazione di una legge apposita, che nella giurisdizione delle colonie latine si chiamò ius XII coloniarum.[15] Tra l'altro, a questo periodo risalgono le mura che circondarono il perimetro dell'abitato romano.

Arco di San Damiano a Carsulae

Alla fine del secondo secolo a.C. sono databili alcuni lavori di riassetto del ramo orientale della via Flaminia, che collegava (e collega) Narni a Spoleto, per riallacciarsi all'originario tracciato della consolare all'altezza di Forum Flaminii, poco a nord di Foligno.

Dopo la Guerra sociale Interamna divenne municipium, non si sa se con le caratteristiche della piena cittadinanza o come civitas sine suffragio.[16]

L'Impero Romano[modifica | modifica wikitesto]

Con la sistemazione amministrativa dell'Italia, Interamna fu iscritta alla tribù Clustumina e fu inclusa nella Regio VI Umbria.[17] Si colloca nel periodo fra la fine del I secolo a.C. e la prima metà del I secolo d.C. la strutturazione definitiva della Terni romana. In questo periodo furono edificati tempi, il teatro, due terme e l'anfiteatro.[18]

Durante l'Impero fu teatro di alcuni avvenimenti significativi: la resa delle ultime truppe di Vitellio alle legioni di Vespasiano nel 69,[19] l'attribuzione, da parte del Senato, dell'auctoritas imperiale a L. Settimio Severo, già acclamato imperatore dalle legioni d'Illiria, nel 193,[20] e l'uccisione, nel 253, nelle campagne vicine, dell'imperatore V. Treboniano Gallo e di suo figlio G. Vibio Volusiano, mentre si apprestavano a combattere contro le legioni dell'usurpatore M. Emilio Emiliano, acclamato Imperatore dalle truppe della Mesia.[21]

Nel 275 a. C. un ternano divenne imperatore di Roma. Morto assassinato Aureliano, prima il Senato e poi l’esercito decisero che il successore dovesse essere Marco Claudio Tacito che fu richiamato dalla sua casa interamnate e incoronato:

«Nella bontà, nella clemenza, nella giustizia, nell’equità, nella prudenza, nelle liberalità e nell’altre virtù a’ Principi convenevoli, superò molti dei suoi migliori predecessori...»[22].

Punì i responsabili della morte di Aureliano, riordinò la rete stradale, si rivolse contro gli Eruli e i Goti che saccheggiavano i territorî dell'Asia Minore; dopo averli battuti, affidò la continuazione dell'impresa al suo fratellastro Marco Annio Floriano, suo prefetto del pretorio. Nonostante l’età si impegnò nella guerra contro i persiani che Aureliano aveva avviato. La chiuse vittorioso, ma fu l’ultima soddisfazione per lui. Aveva già la ragguardevole età di 75 anni, Marco Claudio, dopo aver ricoperto importanti cariche pubbliche (fu anche Console) si era ormai ritirato a vita privata ed era ritornato nella sua casa natia di Interamna. Una casa che, come le altre dei Tacito, si trovava secondo gli studi e le ricerche dello storico ternano Francesco Angeloni, in quella che oggi è via Manassei: i Manassei (una delle nobili famiglia ternane più importanti nel Medioevo e Rinascimento) avrebbero appunto costruito il loro palazzo, sulle preesistenti case dei Tacito. Morì nel 276, circa un anno dopo la sua nomina ad imperatore, forse a causa di febbri contratte nell'affrontare il viaggio di ritorno. Tuttavia le testimonianze degli storici latini sono insufficienti rispetto a quest'ultimo particolare. Si sa solo che a succedergli fu un altro Tacito, il suo già citato fratello Annio Floriano. A Marco Claudio Tacito, Marco Annio Floriano e a Gaio Cornelio Tacito (loro avo), era dedicata una tomba detta: Tre Monumenti, che sorgeva nella zona di porta Spoletina.

Risale all'inizio del III secolo d.C. la testimonianza della Tabula Peutingeriana che il tracciato di riferimento della Via Flaminia non è più quello occidentale, da Narnia a Mevania, ma quello orientale, che passa per Terni, contrariamente all'itinerarium Gaditanum di due secoli prima, che indica il primo come percorso preferito.[23]

La diffusione del Cristianesimo è attestata dall'area cimiteriale, databile al IV secolo, sorta su una necropoli pagana, alla sommità di un colle poco a sud della città, lungo la via Interamnana. Il luogo principale di culto fu costruito probabilmente all'interno delle mura cittadine, a ridosso dell'anfiteatro, nel luogo dove ora sorge la cattedrale e fu dedicato inizialmente a S. Maria Assunta.[24]

Dopo la Guerra Gotica, durante la quale è probabile che anche Interamna sia stata, prima occupata dagli Ostrogoti, poi ripresa dai Bizantini,[25] la conquista più significativa fu quella longobarda, avvenuta ad opera dei Duchi di Spoleto alla fine del VI secolo e compiuta già al tempo di Autari. Terni assunse il carattere di città di frontiera, trovandosi a poca distanza da Narni bizantina, posta a guardia della via Flaminia, nel suo tratto occidentale. Sebbene il limite esatto fra le due aree nemiche sia molto difficilmente identificabile, si ritiene che esso fosse compreso fra la consolare Flaminia, nel suo percorso più antico, in mano ai Bizantini, e la via Interamnana, in mano ai Longobardi, che la utilizzarono per l'occupazione della Sabina occidentale, fino a Farfa.[26]

Durante la prima fase del dominio longobardo la diocesi ternana fu soppressa da papa Gregorio Magno, forse più per mancanza di fedeli che per riduzione della popolazione, e fu assorbita da quella di Narni.

Cripta del Duomo di Terni (VIII-IX secolo)

Il passaggio ai Franchi non mutò radicalmente la situazione, poiché Terni continuò a dipendere dal Ducato di Spoleto fino al XI secolo, pur essendo sede di un comes.

Il Basso Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Con il Medioevo Interamna Nahars[27], così chiamata in epoca romana, si modificò in Interapna, poi in Terapna e Teramne; nei secoli successivi abbiamo Terani e infine Terni. Papa Pasquale II disse di Terni che, secondo l’ampiezza e grandezza dei suoi antichi edifici, che fino a quell’ora ne restavano in piedi, si dimostrava città celebre, e volle in una sua bolla data in Laterano - nell'anno 1099 - onorata col titolo di nobile e insigne città[28].

XII secolo - L'alba di Terni come libero Comune - Una città ancora piccola, ma fiera e combattiva. Leggende, eroi, miti fondativi[modifica | modifica wikitesto]

Thyrus, il drago di Terni (statua di età comunale, 1300-1400)

La città fu libero comune già dall'anno 1100. Terni fu una delle prime città ad adottare il sistema consolare e dell'arengo del popolo, ma quando il Barbarossa la fece apparire nella grande storia entrando nelle sue mura, nel 1159, all'inizio del conflitto fra lo svevo e Alessandro III, dovette subire un brevissimo arresto dovuto all'investitura feudale a favore dei fratelli del cardinale Ottaviano Monticelli (di stirpe nobile, il suo casato fu quello della famiglia Cesi di Narni), imposta dall'imperatore, che elevò il cardinale stesso al ruolo di antipapa. Per favorire la parentela dell'antipapa, Federico I investì i due fratelli del cardinale Ottaviano della feudalità di Terni, che così ripiombò nel passato, di quando era soggetta, in epoca longobarda, al Ducato di Spoleto. I ternani riuscirono, con l'aiuto del papa legittimo a "scrollarseli di dosso"[29] pochi anni dopo. Ma se la città riuscì a liberarsi e a riprendere il via, i suoi primi anni di vita da comune medioevale furono scossi da un secondo trauma nel marzo del 1174: le soldataglie del vescovo Cristiano di Magonza la presero e la distrussero con l'accusa[30] di non pagare le gabelle dovute.[31] A questo punto, antica quanto gli stessi fatti, una tradizionale leggenda orale ternana, vuole che spoletini e narnesi fecero sciacallaggio delle spoglie di una Terni semidistrutta. I ternani, per vendicarsi, avrebbero allora inseguito i narnesi fuori le porte della città, guidati da un certo Liberotto Liberotti (eroe popolare-leggendario della città di Terni che insieme a Ser Cittadini, l’ammazzadraghi[32] è uno dei simboli del mito medievale ternano, tanto quanto lo può essere Robin Hood per gli inglesi e Sigfrido per i tedeschi). Il teatro della vicenda sembra sia stato il sagrato della chiesa di San Tommaso il cui parroco, don Piero, esortava frequentemente i popolani a sollevarsi contro le dure imposizioni di gabelle da parte di Narni e Spoleto. Liberotto Liberotti secondo il racconto mitico, fu un coraggioso fabbro ferraio che davanti alla tracotanza di un gabelliere narnese reagì uccidendolo a mazzate; il popolo trascinato dal gesto di ribellione insorse e, con l’aiuto di Foligno e Todi, riconquistò la libertà. La tradizione locale, che alla leggenda di Liberotto ha attribuito il significato di una sorta di vespri ternani, vuole che l’episodio sia raffigurato nel bassorilievo conservato nella sagrestia del Duomo e che rappresenta, invece, la lapidazione di un martire[33].

Considerato quindi che Terni si risollevò presto da questa disgrazia e la sua "resurrezione" non fu lenta come quella dei secoli precedenti, quest'ultimo evento traumatico fu invece positivo, perché fu l'affermazione di una città resistente nella propria identità, libera in pieno Medioevo e capace di metamorfosi pratica[34]. Con la rinascita, dopo la distruzione del 1174 cominciò un altro capitolo di storia per Terni che questa volta cambiò la sua psiche di città soggetta in città autodeterminata. Nella loro rapida rinascita i ternani voltarono pagina, divennero potenti da autogovernarsi e capaci di difendersi dai vicini. La sfida fra Terni e Narni sarà un elemento caratterizzante della storia futura della città.

Nonostante i diplomi imperiali dei secoli precedenti, la cessione del territorio e della diocesi ternani al potere temporale dei Papi o dei Duchi di Spoleto non si realizzò più fino alla seconda metà del '500.

1200[modifica | modifica wikitesto]

Fronte e retro di Crocifisso astile (Duomo di Terni, XIII secolo)

Nel 1200 Terni era già un Comune, con la magistratura dei due consoli e il Parlamento e con già una fiera storia di lotte per mantener salda la propria indipendenza, dalle ancora potenti e aggressive Narni e Spoleto.

Al momento in cui gli fu restituita la diocesi, Terni ebbe anche il Podestà e il Capitano del Popolo, in anticipo di qualche decennio rispetto ad altri comuni umbri come Spoleto, Narni e Perugia. Nel 1218, Onorio III ricostituì il Capitolo della Cattedrale nella chiesa di Santa Maria Assunta, ma dotandola di una competenza territoriale molto esigua, esposta alle rivendicazioni di Spoleto che veniva appoggiata delle capricciose famiglie romane, in particolar modo dai Crescenzi, che all'epoca si incistarono sulla piccola Narni come terrazza e appoggio per le loro incursioni o presunti rivendicazioni in Umbria, in maniera più accanita nella fertile conca[35]. Il Duecento, epoca della definizione istituzionale del comune, periodo dominato dalle lotte per la determinazione del confini del territorio e dall'affermazione della città sul contado, era stato caratterizzato dall'iniziativa pubblica che si concretizzava nell'apertura dei grandi cantieri dei palazzi comunali e di quello del complesso dell'episcopio e della cattedrale, nella realizzazione delle nuove porte cittadine e nel contributo all'insediamento dell'ordine mendicante. Con la prima predica in volgare di Francesco d'Assisi nel 1218, per Terni, cominciò un periodo di intensa attività religiosa e sociale. Così narra la cronaca di Fra Tommaso da Celano nella sua Vita di S. Francesco (prima e seconda) e trattato dei Miracoli:

Della sua umiltà davanti al vescovo di Terni (San Francesco)[modifica | modifica wikitesto]
San Francesco d'Assisi (M. della Dormitio di Terni, dettaglio dell'affresco della Dormitio Virginis, XIV-XV secolo, Terni, chiesa di S. Pietro)
« Mentr'egli predicava al popolo di Terni, il vescovo della città[36], a predica finita, per encomiarlo pubblicamente ebbe a dire così: «In quest'ultima ora[37] Dio ha illustrato la sua Chiesa con questo poverello dispregiato[38], semplice e illetterato; perciò siam tenuti a lodare sempre Dio, sapendo che non ha fatto così per ogni nazione[39]». All'udire tali parole il Santo fu contentissimo che il vescovo tanto esplicitamente lo dichiarasse spregievole, e mentre entravano in chiesa gli si gettò ai piedi, esclamando: «In verità, signor vescovo, mi hai fatto un grande onore, poiché tu solo mi hai dato integralmente quel che è mio, mentre gli altri me lo tolgono; hai separato, voglio dire, ciò che è prezioso da ciò che è vile, rendendo, da uomo accorto, a Dio la lode, e a me la mia miseria »

A ridosso di tale data infatti nel territorio circostante - anche nel contado - si vide la nascita prima di alcuni eremi ed insediamenti provvisori francescani (l'Eremo Arnulphorum o di Cesi, lo speco di S. Urbano di Vasciano) ed agostiniani (S. Bartolomeo di Rusciano presso Rocca San Zenone, quest'ultimo era un castello o borgo fortificato nel contado di Terni, ancora esistente, posto a difesa della città)[40], poi di chiese e veri propri conventi soprattutto in ambito urbano, come accadde anche nei limitrofi feudi (o autonomi piccoli borghi fortificati) di Stroncone, Piediluco, Sangemini e Acquasparta per i Minori, nella vicina città rivale di Narni per frati Minori, Agostiniani e Domenicani.

Chiesa di San Francesco (Terni, seconda metà del XIII secolo)
Campanile della chiesa di San Francesco (Terni, seconda metà del XIII secolo)

Gli ordini religiosi più importanti, Francescani ed Agostiniani, giunsero a Terni leggermente più tardi, cioè verso la metà del Duecento. I conventi di San Francesco e di S. Pietro costituirono due riferimenti di notevole importanza in seno al contesto spirituale ternano ma non solo, anche nella platea socio-culturale: nella fattispecie fu l'attività apostolica e pastorale dei religiosi, basata su studio, predicazione e confessione, a fare di questi luoghi dei centri di educazione e cultura. Infatti tutt'ora sono numerosi i testi di codici miniati francescani di questi due conventi ternani, conservati e custoditi gelosamente negli Archivi di Palazzo Mazzancolli (sede attuale dell'Archivio di Stato di Terni) e nell'edificio della Biblioteca Comunale della città. Degno di nota, nello strombo dell’ingresso laterale sinistro nella chiesa di San Francesco, una rara immagine del nobile Beato Simone Camporeali (inizi sec. XIV), tra i primi fondatori della comunità francescana di Terni e primo compagno ternano del santo assisiate. Nel giugno del 1241 la nobiltà di origine germanica di Terni (Castelli, Manassei, Cittadini, Camporeali, Antonelli, Monteduranti e Simonetti), con tutta la cittadinanza si sottomise spontaneamente a Federico II, che la individuò, forse per le sue vie di comunicazione con Roma, come base della sua presenza nell'Italia Centrale durante il conflitto che lo oppose, nel 1244, al papa Innocenzo IV e, come sede, nel 1247, della dieta che avrebbe dovuto ridisegnare l'assetto amministrativo e politico dell'Italia.[41] Terni arricchirà il proprio stemma con un'aquila, quella imperiale, nera in campo dorato. Un privilegio concesso al libero comune di Terni, «...per la fedeltà e la gagliardia dei suoi uomini...», come riporta lo storico, artista e archeologo ternano Luigi Lanzi, da Federico II di ritorno dagli Abruzzi, dove aveva fondato la città dell'Aquila. Terni s'era data allo Svevo per la sua vocazione ghibellina e, coadiuvata da Todi, Amelia e Foligno, sue alleate, e in odio alla prepotente Narni, alleata con Roma, Spoleto e Perugia in una lega guelfa, in appoggio ai comuni lombardi. Terni ospiterà più volte la corte di Federico II, che amava ritirarsi in un luogo ameno come la conca ternana, praticare la caccia col falcone nella selvaggia Valnerina insieme alla nobiltà della città, in più c'era un'ottima occasione per tenere sotto controllo le vie che scendevano verso Roma e inviare i messi imperiali coi suoi ordini in ogni angolo del Regno. Egli sostò a Terni anche fra l’estate del 1244 e il marzo del '45 quando avrebbe dovuto incontrare a Narni il nuovo pontefice Innocenzo IV. Nel 1249 i ternani seguitarono a parteggiare per l’imperatore e, sotto gli ordini del loro Capitano Simoni, si impadronirono di Rocca Carlea, facendone prigioniero il presidio, e ne rovinarono le mura. Quel presidio era formato da militi narnesi i quali dovettero attendere tredici mesi prima di ottenere la libertà[42].

Araldica dell'antica nobiltà ternana.
Riproduzione del gonfalone della Terni Comunale 1300-1400.

Nel 1250, dopo una serie di vicende più tristi che fortunate, dopo la diserzione di Parma e di tante altre città prima fedeli all'Impero, dopo la cattura del figlio Enzo per mano dei bolognesi, l’imperatore, la cui celebrità cominciava a tramontare, ripiegò nelle Puglie, ed il giorno 17 dicembre dell’anno 1250, Federico II morì dopo breve infermità a Luceria, circondato da monaci, ed assolto da tutti i suoi peccati da Berardo arcivescovo di Palermo, suo grande e fedele amico[42]. Tuttavia, con la morte del sovrano tedesco, Terni tornò formalmente all'obbedienza papale, anche se in maniera definitiva lo fece molto tardivamente (seconda metà del XVI secolo) e con numerose resistenze che furono epilogate con la eclatante e sanguinosa vicenda della Rivolta dei Banderari avvenuta nella notte del 22 agosto del 1564.

Nel 1260 i ghibellini Ternani parteciparono "impetuosi" e in numero cospicuo alla battaglia di Montaperti sostenendo e aiutando i Senesi, insieme ai Pisani e agli Svevi contro la Lega Lombarda, Firenze e altre città guelfe loro alleate. La vittoria fu della parte della lega ghibellina.

Nel 1294 il Comune si dotò di una nuova carica, i Quattro di Credenza o Difensori del Popolo, composto di quarantotto consiglieri, tratti per metà dall'ordine dei Cittadini o Boni Cives (i nobili) e per il resto dai Banderari (borghesi e artigiani) e, nel 1307, dei Magnifici Priori.

File:Madonna con Bambino in trono, San Pietro, San Silvestro I papa (Maestro della Dormitio di Terni).jpg
Madonna con Bambino in trono, San Pietro, San Silvestro I papa (Tarda metà del XIV secolo, M. della Dormitio di Terni, Pinacoteca Comunale di Terni)
Crocifissione (ignoto autore del '300, dettaglio della cappella Manassei, chiesa di San Salvatore Terni)
Sante Maria Maddalena e Caterina d'Alessandria (ignoto autore del '300, dettaglio della cappella Manassei, chiesa di San Salvatore Terni)
San Giovanni Battista (ignoto autore del '300, dettaglio della cappella Manassei, chiesa di San Salvatore Terni)

1300 (I secolo di splendore e potenza comunale, la città si ingrandisce)[modifica | modifica wikitesto]

Durante la Cattività avignonese continuò la riottosa e bellicosa resistenza ghibellina al potere papale e, schiacciata fra due comuni guelfi che dovettero allearsi, perché ormai troppo deboli se presi singolarmente, come Spoleto e Narni, anche la stessa Terni, si attivò nella medesima politica appoggiandosi nuovamente all'antica amicizia con l'altra storica "sorella ghibellina", Todi. Tuttavia nel 1354 tutte le città-stato dell'Umbria - anche se più per natura formale - si sottometteranno al legato papale, il cardinale Egidio Albornoz.[43] Il Trecento, a Terni, vide anche la realizzazione del nuovo circuito murario di nord-ovest, che, mentre inglobava il convento di San Francesco e il monastero di San Procolo, offriva nuove aree edificabili al processo già in atto di espansione urbana verso Porta Spoletina. Lo sforzo finanziario cui i cittadini furono sottoposti fu enorme, affrontato con orgoglio anche se con grande dispendio di denaro e energie (massimis sumptibus et expensis et cum massimis et difficilibus et quasi impossibilibus laboribus personarum)[44], tanto da comportare la redazione di un nuovo catasto al fine di riorganizzare il gettito fiscale[45].

1340 - La battaglia di Colleluna "Libertatem asseres se habere"[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Pietro (Terni, seconda metà del XIII secolo)

Nel 1340 ci fu una famosa battaglia, poco fuori la città, nel contado della zona presso il colle detto di Colleluna[46], uno scontro all'ultimo sangue, epico per i ternani e assai umiliante per i loro sconfitti nemici. Così narrò lo storico e cronista dell'epoca, Merlino di Filippo, un fuoriuscito guelfo ternano:

« Anno domini 1340 de mense septembris fuit debellata gens capitaneo patrimonii per Commune Interampnense prope palatium Petrucci Francisci vide licet Colleluna; qui capitaneus fuit vocatus a D. Vigo de S. Germano. »

Trad: «Nell'anno del Signore 1340 nel mese di settembre fu vinto l'esercito dai Ternani condotto dal Capitano del Patrimonio vicino al palazzo di Petruccio di Francesco, cioè in Colleluna, il quale capitano fu chiamato dal Signor Vigo da San Germano».

I ternani ribelli contro la Chiesa rivendicarono "epicamente"[47] la propria libertà. Colleluna fece da sfondo a questa battaglia avvenuta nel 1340. Fu talmente significativa da colpire per secoli la fantasia di poeti, artisti e scrittori. In un perdurare di lotte tra Guelfi e Ghibellini, Terni, chiamata ripetutamente a unirsi all'esercito che la Chiesa Romana aveva disposto contro Amelia (sua alleata) rifiutò. Seguì Ludovico il Bavaro e continuò la sua ormai consolidata alleanza ghibellina con Todi ed Amelia. Leggendo la lettera che Guigone da S. Germano, il nuovo Rettore, mandò al papa ad Avignone, si apprende che Terni aveva dichiarato di "sentirsi libera in tutto dalla giurisdizione e dalla soggezione della Chiesa Romana e di non considerarsi a essa sottomessa, se non per il modesto censo". "Rivendicando la sua libertà" - Libertatem asseres se habere - la città fece prigioniero un nunzio ufficiale della curia, tenendolo duramente in carcere per più di cinque settimane. Si intensificarono delle azioni disordinate di guerriglia fra i boschetti e i campi di fondo valle mentre cavalieri e fanti alle dipendenze della Chiesa "si spostavano lungo i loro confini" - iuxta eorum confinia - non vennero assaliti alla sprovvista dai ternani. L'agguato sarebbe avvenuto dove Merlino di Filippo indicò esserci il Palazzo di Vigo da San Germano e cioè Colleluna. I cittadini di Terni, in superiorità numerica, 35 nobili cavalieri ghibellini e circa 3000 fanti ben armati, usciti fuori dalla città assaltarono in maniera cruenta i nemici con le bandiere del Comune al vento.

Merlino di Filippo:

« ...Interampnensis extra Civitatem exeuntes, omnes equites et pedites civitatis ipsius irruerunt in nostros et, inter utrosque gravi conflicti habito... »

Trad: «Si sono scagliati i Ternani in massa; usciti tutti, fanti e cavalieri, fuori della città con le bandiere del Comune al vento, hanno assalito i nostri; verificandosi un violento scontro fra le due parti».

Guigone da S. Germano così riferì al papa della vicenda:

« ...Predicti vestri capti et mortui fuerunt, quia equi ipsorum ceciderunt in quodam fossato occulto... »

Trad: «I Vostri sono stati presi ed uccisi, essendo i loro cavalli caduti in un fossato nascosto, insidiosamente ricoperto».

Queste informazioni storiche mettono in risalto quella che fu la perizia dei ternani nelle tecniche belliche e strategiche dell'epoca.

I ternani avevano avuto la possibilità di occultarsi alla vista del nemico che si avvicinava ai confini fino all'ultimo; prevalsero e riuscirono a fare prigioniero il Marescalco delle armate pontificie e due nobili cavalieri, che condotti nudi in città e, additati allo scherno popolare, furono uccisi sulla piazza Maggiore con altri prigionieri.

Tuttavia, nonostante i conflitti comunali, nonostante la peste nera, che - comunque - non è riscontrabile sapere quanto incise sul numero degli abitanti di Terni, nonostante i gravissimi terremoti che colpirono l'Italia centrale fra il settembre ed il novembre del 1349[48], Terni visse - provvidenzialmente - ancora quel momento di "ottimismo" demografico e, conseguentemente, edilizio che aveva caratterizzato il secolo precedente.

Tarda metà del XIV secolo e inizio del XV, l’edificazione della rocca di Colleluna e il potenziamento del sistema difensivo ternano[modifica | modifica wikitesto]

Rocca di Colleluna (Terni, XIV-XV secolo)

La totale libertà politica e amministrativa della città si manifestava anche nell’autonomia di gestione di cui risultava godere sia per quanto riguarda la sfera economica che per il controllo militare del territorio. Particolarmente per quest’ultimo aspetto infatti, il presidio del territorio afferente al contado cittadino già in precedenza era stato condotto con particolare solerzia dal Comune che, continuamente minacciato da Narni e Spoleto (che favoriti dalla posizione naturale in cui sorgevano), doveva affidare la propria difesa al sistema di rocche che circondavano la città. Non tutte le rocche avevano d’altra parte la medesima importanza dal punto di vista strategico-difensivo. Alcune richiedevano un impegno maggiore, sia in termini di risorse umane da investire per la loro custodia, che in termini economici e quindi venivano gestite dal Comune con modalità differenti: quelle di Colleluna e di San Giovanni, necessitavano sicuramente un presidio militare più consistente delle altre, anche perché non sorgevano all’interno o nei pressi di centri abitati, ma erano situate in zone agricole poco abitate, prive per così dire di infrastrutture. Il loro controllo doveva quindi essere commissionato a personaggi estremamente fidati, militarmente esperti e forniti di capitali cospicui. La delicatezza del compito imponeva una certa continuità di gestione e così le due rocche venivano affidate per periodi piuttosto lunghi ai castellani addetti.

Dettaglio di una feritoia (Rocca di Colleluna,Terni, XIV-XV secolo)

La rocca di Colleluna, eretta in un periodo poco precedente all’inizio del XV secolo, posta strategicamente su di un colle naturalmente protetto, era una delle rocche/torri del sistema difensivo medievale di Terni[49] più imponenti. Si trova tutt’ora (anche se in parte diroccata e lasciata all’incuria[50]) nella sua antica posizione, cioè a tre chilometri dalla città sulla direttrice nord-ovest ed è considerata, nella memoria popolare, una delle più importanti (se non la prima) tra le antiche e inespugnabili fortezze ternane.

Medori, 1988:

« …Posata sul primo innalzarsi del movimento collinare verso le alture di Torre Maggiore, si erge ancora, composta, la Torre di Colleluna. »

La torre vigilava allo stesso tempo sulla direttrice Tiberina, sull’ingresso della via Flaminia e sui monti Martani. In questo modo teneva sotto controllo, sia di giorno che di notte, i prevedibili spostamenti e attacchi provenienti dalle zone di Narni, Sangemini, Acquasparta e Todi. Visto e considerato le vicine città nemiche di Narni e Spoleto, e la possibilità di frequenti saccheggi e azioni di guerriglia da parte di o compagnie mercenarie o briganti, la rocca di Colleluna era un fortilizio avanzato che tutelava in maniera egregia trequarti della città con le sue campagne. Le azioni di restauro della torre furono varie e sovrapposte. Infatti, nella fonti storiche, è possibile riscontrare due restauri: uno avvenuto nel 1462 e l’altro nel 1499. La Forterocca di Terni[51] fu simbolo di cruenti battaglie volte alla difesa della città, ha visto avvicendarsi nei secoli importanti personaggi storici come: Andrea Castelli, Braccio da Montone e Bartolomeo d’Alviano e molti altri ancora. L’erudita testimonianza storico-documentaria di molti esimi storici ternani antichi e non, fra presente l’esistenza di un lungo viadotto sotterraneo che doveva collegare il colle con Terni, cioè sino all’attuale Piazza Maggiore (oggi della Repubblica). La rocca essendo stato considerevolmente alta, aveva anche un base molto profonda, dotata di un ambiente sotterraneo importante, con prigioni e alloggi per le milizie.

Nel racconto storico Venturina degli Arroni – cronaca romantica del 1499, l’autore E. Cruciani (1867)[52] fece una descrizione accurata, ambientando presso questa roccaforte un intero capitolo:

Dettaglio della loggia merlata del primo ballatoio (Rocca di Colleluna,Terni, XIV-XV secolo)
Scena di vita cortese (affresco mutilo, prima metà del XV secolo, chiesa di San Pietro, Terni)
« Era la torre situata sul culmine del Colle, fortificata dall’arte e dalla natura. Le girava intorno una corona di merli di mole massiccia e di una spessezza notevole. A ciascun angolo una gotica torre acuminata al vertice ed all’estremità dava agio, nel vuoto della sua larghezza, a quattro o cinque arcieri di stare al coperto, e intanto per le feritoie scoccare le loro frecce. A metà della torre avanzavasi come una specie di loggia merlata a un metro circa dal muro. Questa era un ballatoio che cingeva intorno all’edificio e in comunicazione con l’interno per mezzo di aperture. Nella base speronata,e fabbricata a grosse pietre, aprivasi su ciascun lato una troniera, e nella penombra del buco vedevasi la bocca di uno di quei pezzi d’artiglieria chiamati in quell’epoca falconetti, spingardelle, spazza-campagna, di piccola portata. Un largo fosso di sei o sette metri divideva il baluardo dalla strada. Sulla sponda opposta una fitta palizzata non interrotta che nel punto dove era l’ingresso della torre e dove combina vasi la direzione dell’artiglieria. L’ingresso era difeso da un ponte levatoio. »

Il colle su cui è stata costruita la rocca misura 178 m di altezza sul livello del mare. L’aspetto e l’orografia di Colleluna sono stati modificati dall’apertura di cave nei versanti sud e sud-est. La torre circolare ha una circonferenza di 33 m e si ergeva molto più alta dell’attuale che misura 17 m dal piano di calpestio e, si stima che potesse raggiungere oltre i 35 m di altezza[53]. Lo spessore della cortina muraria è di 1,5 m, questo la rendeva un baluardo piuttosto difficile da espugnare. A partire dalla cordonatura a risalto in pietra ancora si osserva che gran parte della base speronata – che scendendo mano a mano si allarga – è interrata. La porta d’ingresso a tutto sesto si trovava in una posizione più rialzata, divisa da un profondo fossato dal piano di calpestio e accessibile solo mediante un ponte levatoio o una scala a pioli che veniva tolta secondo le necessità. La torre è stata realizzata con quadrelli di pietra sponga[54] di dimensioni variabili (provenienti dalle cave presso la Cascata delle Marmore), blocchetti di pietra calcarea intramezzati con frammenti di laterizio e ciottoli uniti con una malta molto consistente, gialla e argillosa. Come è ancora possibile verificare, per quanto concerne parte del ballatoio restante, la cortina muraria, con le mensole al primo piano, è costituita da un ampio uso di laterizio, e presenta l’uso di calcare bianco, rispetto alla pietra sponga distribuita in maniera cospicua nella parte più in basso[55].

Mura medievali di Terni (secoli XIII e XIV)
Torrioni murari e ex mulino di Porta Spoletina (Terni, XIV-XV secolo)
File:Madonna col Bambino in trono e Angeli (Maestro della Dormitio di Terni).jpg
Madonna col Bambino in trono e Angeli (Maestro della Dormitio di Terni, Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria)
Angelo della Pace (autore ignoto, affresco del XIV secolo, Terni, Chiesa di Sant'Alò)
Torre della famiglia banderara dei Barbarasa
Cincinnato (Gentile da Fabriano, possibile ritratto di Andrea Castelli?, Palazzo Trinci, Foligno)
Porta Spoletina (Terni, XIV secolo)
Rocca San Zenone (Terni, secoli XIII-XIV-XV)
Ritratto di San Bernardino da Siena (autore ignoto, scorcio di un ciclo di affreschi frammentari datati dal XIV al XV secolo, chiesa di San Cristoforo, Terni)

1400: epoca di splendore e potenza comunale[modifica | modifica wikitesto]

Agli inizi del Quattrocento Terni aveva tra i sei e i settemila abitanti ed era una città molto sviluppata e ricca, ricca perché grazie a un capitalismo che stava nascendo sulla spinta di fiorenti commerci e di una crescente attività manifatturiera aveva raggiunto fasti che non avevano nulla da invidiare ad altre città. Il tutto era favorito dalla presenza accanto al Nera e al Serra, di una serie di corsi d’acqua minori, le cosiddette forme, che attivavano: mulini (un numero elevato di circa cinquecento attivi)[56], ramiere e cartiere (e che a maggior ragione giustificavano il nome di Interamna). Gran parte dell’attività del governo cittadino era riservata a questioni di natura idrologica (Marmore, fiumi e canali cittadini). Di pari passo la città pullulava - in maniera crescente - di una borghesia mercantile sempre più ricca (la già citata classe sociale dei Banderari) e assai industriosa che pareggiava in fasto e ricchezza alla sua controparte: i nobili. Giunta ad una sicurezza economica e salda, Terni, anche sull’onda del crescente spirito di orgoglio militare, non disdegnava di entrare in conflitto - ancor più che nel medioevo - con il governo pontificio, né con i centri confinanti come: Spoleto, da sempre arrogantemente filo papale e orgogliosamente violenta con le città limitrofe, ma ormai indebolita militarmente dai fasti della corte romana e dagli ascetici costumi cardinalizi che l’avevano sempre più fagocitata, Narni, da sempre base di appoggio e terrazza sulla valle del Nera al servizio delle mire espansionistiche delle famiglie papali romane, e poi Rieti, la più importante, perché connessa alla delicata quanto insanabile e vetusta difficoltà con la Cascata delle Marmore e il canale idrico; questione prima fra tutte. Un aspetto molto importante relativo all'edilizia a Terni fra la fine del medioevo e la prima età moderna è l'attività di maestranze provenienti dall'Italia settentrionale, in particolare Lombardia. La lunga serie di contratti stipulati con mastri de Como o de Mediolano, che oltre ai rari appalti pubblici, lavoravano su committenza privata, testimonia una prassi affermatasi nel corso del XV e ancora diffusa nel secolo XVI. Pur esistendo famiglie di muratori locali - si distinse, ad esempio, la famiglia dei Nardoli che lavorò all'orologio pubblico e ad alcune cappelle gentilizie all'interno della cattedrale -, si preferiva valersi di appaltatori "stranieri". Nella schiera dei nomi che emergono dalle fonti spicca quello di Pietro di Giovanni de Careva del contado di Milano, attivo a Terni per almeno 25 anni[57], il 27 agosto 1428 venne anche stipulato il contratto d'opera per la costruzione a cottimo di quattro torrioni murali (oltre a quelli numerosi già edificati nei secoli precedenti) con i mastri muratori Angelo Beltrami da Milano, Giorgio di Pietro da Como, Stefano di Giorgio da Como e Angelo di Giovanni da Como. Le torri erano a tre piani di cui due voltati (pro duabus voltis fiendis) e l'ultimo a terrazza (parapectum); inoltre la costruzione doveva tenere conto dell'uso della polvere da sparo accanto alle armi tradizionali e prevedere feritoie per le balestre (balestriis) e bocche da fuoco (biombarderiis)

Scritta gotica (tale Mastro Giuliano da Milano, Duomo di Terni, XV secolo):
« Magister iulianus de milana fecit hoc opus »
La scritta è conclusa con la figurazione del drago, simbolo di Terni

A capo della macchina comunale ternana stavano sei Priori (in carica mensile), con ampi poteri politici e amministrativi. Gli organi legislativi e consultivi erano: il Consiglio di Credenza (o di Cerna), composto, oltre che dai Priori, dai Ventiquattro del popolo (tanti per borgo, o rione, che erano sei: Fabri, Castello, Rigoni, Aultrini, Disotto, Amingoni), che portando ognuno una bandiera furono detti Banderari (da qui l'origine del nome di questa classe sociale); e ventiquattro Boni viri (su base censuaria e imbussolati). Così viene descritta la città del trecento/quattrocento:

« In sei quartieri dunque o rioni essa è divisa, i quali occupando un piano di forma ovato di ben due miglia e mezzo, vengono circondati da alte mura di quadrate pietre con trenta torrioni, disposti in giusta distanza: sta nel dintorno in alcuni luoghi il fiume Nera, che nell’orgoglioso e rapido suo corso non lascia che col valicarlo a quelle possa appressarsi, e perciò si rende forte da ogni lato: oltre che per entro varie case nella città furono già edificate circa trecento torri ad uso di combattervi delle inimiche cittadinesche fazioni. Da cinque porte e due ponti vi segue l’entrata e l’uscita (da Terni); e senza la strada maestra, che dall’una porta, detta Romana, all'altra di tre Monumenti per lo spazio di un miglio per lungo la città divide, altre ampie strade da quelle si diramano, che nel traverso e in ogni lato a varii trivi, piazze e luoghi pubblici e privati son indirizzate. Vi trascorrono per entro varii concotti d’acque derivati dal fiume Nera, per comodo delle arti, degli edifici, dei lavatori e delle delizie dei giardini. Ma discendendo dalla generalità di tali cose alle più particolari, mostrarsene almeno la superficie,

giacché impossibile è il tutto con adeguare, e più si avrà riguardo alla parte, che di cristiana pietà fa segno, che all’altra dei particolari che vi sono al pari di ogni città... »

(Francesco Angeloni, Storia di Terni.)

Le «...inimiche cittadinesche fazioni...» erano appunto quelle dei nobili, e dei Banderari. Mentre delle trecento case-torri, ancora oggi alcune sono in piedi (tipo quelle più eclatanti che sono quella della Torre Dionisia, della nobile famiglia dei Castelli, quella della Torre Barbarasa, della famiglia di Banderari dei Barbarasa, lungo via Roma, e altre ancora come quella dietro il bar Pazzaglia di corso Tacito in via della Repubblica, un'altra all'inizio di via della Biblioteca, allo svincolo con via Cesare Beccaria e via del Corso Vecchio, cioè poco prima di Palazzo Carrara ecc.). Gli accessi alla città erano costituiti da: Porta Sant’Angelo (ancora esistente e chiamata così perché fu dedicata all’arcangelo San Gabriele), Porta Romana (rivolta sulla strada per Roma), Porta del Sesto (rivolta sulla strada verso Rieti), Porta San Giovanni e infine Porta Tre monumenti (o anche più comunemente chiamata Porta Spoletina), nella quale era inglobato (in età romana) un arco trionfale di Domiziano (per celebrare una vittoria sui Daci da parte della legione di quella città), denominata così perché nei tempi pre-barbarici sorgevano nelle vicinanze tre monumenti funerari dedicati alla famiglia del nobile imperatore romano Marcus Claudius Tacitus, nativo di Interamna Nahars. Il centro cittadino si estendeva dalla piazza principale chiamata platea columnarum o Piazza delle Colonne[58] per una colonna appartenuta all’antico foro romano ove era situato il grande palazzo del Podestà, colui a cui era affidata l'amministrazione della giustizia. Costui era forestiero e rimaneva in carica per sei mesi: a coadiuvarlo erano quattro notai e altri ufficiali di giustizia. Tra il personale addetto al Podestà Municipale vi era il capo della Polizia, che veniva chiamato: Bargello. Vi erano poi i Riguardatori, commissione composta di dodici Cittadini e altrettanti Banderari, i quali duravano in carica un anno ed avevano il compito di tutelare - in armi - la pubblica irrigazione. In seguito essi saranno chiamati anche Formari (da Forma come già precedentemente detto e che in ternano stava a significare: canale d'acqua), i Custodi dei corsi d'acqua.

L'ascesa del condottiero Andrea Castelli e il suo casato[modifica | modifica wikitesto]

Da che se ne ha memoria, senza dubbio, la famiglia più importante di questa città, dopo il dominio romano degli altrettanto importanti nativi Taciti[59], dall'alto medioevo in poi fu quella dei Castelli. La storia tramanda che questa illustre famiglia, la quale vanta discendenza dagli antichi conti germanici di Terni, si moltiplicò dividendosi in diversi rami, cioè in Lombardia, in Genova, in Treviso, in Bologna, in Roma, in Modena, in Reggio, in Milano, in Torino e in Napoli. I discendenti di questo nobile e prestigioso casato ternano furono numerosi, gli stessi signori Di Vico erano una delle loro numerose ramificazioni in giro per l’Italia e inoltre quest’ultimi si mantennero sempre vicini alla loro matrice parentale ternana che continuò nei secoli a proliferare numerosa e potente. Il capostipite della famiglia fu Remigio, principe di Terni, figlio di Etanno, ultimo duca di Franconia che ordinò che il suo palazzo fosse detto Castello (donde la denominazione del casato), quando egli governava in città, come erede di Gundamaro. I Castelli di Terni oltre la signoria della propria patria che tennero con titolo comitale, confermata loro dall' imperator Carlo Magno, furono altresì conti di Melace e Signori di Rocca Accarina; inoltre diedero, alla storia militare umbra e italiana, numerosi condottieri e alla Chiesa un Santo: Anastasio (copatrono della città di Terni insieme ai Santi Valetino e Procolo) e un Papa: Celestino II (Guido Castelli) [60].

In quel primo decennio del Quattrocento, in città cominciava a crescere il potere di Andrea Castelli, detto anche Andrea di Joannuccio o Andrea Giannuzio, Signore dei Ghibellini di Terni, come suo padre Giannuzio che aveva guidato la rivolta a Colleluna del 1340 contro Vico da S. Germano. Andrea fu indubbiamente una figura di alto livello in tutto il centro Italia, già famoso perché aveva svolto ruoli di carica podestarile a Fermo, distinguendosi in primo piano nella lotta e poi nella cacciata ai danni del tiranno Rinaldo da Monteverde, a Siena fu onorato del titolo di: Magnificus miles de Interamna. Papa Bonifacio IX, prima di morire, nominò il "Magnifico et potenti viro Andrea Jannutij de Castellis", podestà di Perugia. Finito il suo incarico in questa città, dove tra l'altro gli venne offerta la proroga nella podesteria, ma che egli rifiutò, tornò a Terni, per badare al patrimonio e ai possedimenti di famiglia. Andrea si mise anche al centro di diversi episodi di vita politica ternana, come la scelta del podestà, l’esilio dei guelfi (che avevano parenti nelle vicine città nemiche), il recupero di alcune rocche abbandonate nel contado e la redazione della tabula gabellarum, diventando anche castellano fisso di Colleluna, che come già illustrato in precedenza fu la più importante rocca difensiva fuori della città.

Rea Silvia condannata a morte (Gentile da Fabriano, Palazzo Trinci, Foligno). Ecco un esempio di come era armato un esercito comunale umbro della prima metà del XV secolo

Andrea di Joannuccio, il “magnificus miles” sembra risultare - dal profilo che ne delineano i vari documenti sparsi in giro per l'Italia - un uomo particolarmente deciso, autorevole e spesso autoritario, un astuto e impareggiabile politico, un nobile cavaliere molto esperto nell'arte marziale e disposto di ampi poteri militari in uomini e autorità. Infatti a Terni, pur facendo parte del Collegio dei Priori, poteva imporre la propria volontà. Tuttavia, pur avendo i mezzi e il diritto per farlo, non si impossessò mai della città. Andrea Castelli - già importante per antico lignaggio, come detto prima, e per affermazione - sposò in prime nozze una Trinci di Foligno: Benuenga (o Bennenga), figlia di Ugolino (che fu il secondo Signore di Foligno), ma dopo la morte di lei si risposò con Pellegrina Montoro (o Montorio, dei signori di Nera Montoro), da queste due mogli nacquero i suoi figli: Giannotto o Iannotto, Galeotto II, Paolo V e Giorgio III.

È in questo contesto che Braccio da Montone, in quel momento insieme a Muzio Attendolo Sforza al servizio dell’antipapa Alessandro V, il 14 settembre 1410 assediò la ghibellina Terni, con un esercito in cui militavano gli storici nemici guelfi: gli Spoletini (rimasti fedeli alla Chiesa) e i Narnesi, ponendo il suo accampamento a nord della città (tra le mura e Rocca San Zenone). Ma la città resistette eroicamente anche se vide i Bracceschi portarsi via il catenaccio di Porta Spoletina e alcuni prigionieri, contadini e mugnai extra portas. Nei giorni a seguire la fazione ghibellina al potere si dilaniò con scontri tra i Castelli e i Camporeali. Alla base di questi scontri c’erano evidentemente disaccordi sulla linea politica “internazionale” da tenere, e cioè sull’opportunità di arrendersi a Braccio da Montone, qualora si fosse ripresentato a muover battaglia. Prevalse in questo caso, coi Castelli, la “linea dura”, cioè della contrapposizione al capitano montonese. Nel frattempo Galeotto Castelli, secondo genito di Andrea Castelli venne insignito del ruolo di supervisore e difensore delle rocche e dei territori ternani.

Siamo negli anni in cui il celebre condottiero montonese avviò il suo tentativo di creazione di una signoria personale in Umbria: nel 1416 gran parte dell’attuale regione (il nord e il centro in particolare) fu sottomessa al suo dominio, sia pure ancora, nominalmente, in nome dell’Antipapa. Braccio ritentò la conquista di Terni poco dopo, ma sta volta la città si arrese, dopo un iniziale tentativo di opposizione - vista anche l’insostenibilità di un’altra guerra con la sterminata armata mercenaria del condottiero, e senza sostegni esterni immediati, ovviamente. La sua fulminea (ma risaputo storicamente quanto fatua) signoria ormai si estese dalle sorgenti del Tevere alla Sabina, da Orvieto all'Appennino umbro. Aveva conquistato quasi tutta l'Umbria: Perugia (che inizialmente gli si era opposta con la famiglia Baglioni, alla fine cedette), Spoleto e Narni (che senza lottare gli si erano sottomesse come città servili e alleate), Orvieto, Todi, Rieti e Assisi. L'unica città che si possa dire abbia resistito alla furia del "folle" condottiero fu Gubbio.

Una volta sottomessa Terni il Fortebraccio nominò un suo procuratore, il luogotenente Ruggero di Antognolla e il suo cancelliere, il ternano Giovanni de Gregoriis che ebbe il compito di riscuotere le taglie dovute dalle città soggette. Nel frattempo riemerse la secolare disputa tra Ternani e Reatini, già citata all’inizio, per la delicata questione idrologica delle Marmore. I Reatini volendo il Cavo Curiano ben scavato iniziarono dei tentativi di attestarsi sul piano delle Marmore: nello stesso anno (il 1416) occuparono la fortezza ternana di Monte Sant’Angelo, che Terni però riconquistò l’anno dopo con Giovanni di Martale di Vitalone. Infatti, le antiche Riformanze Ternane riportarono che il 3 settembre del 1417 ci fu la popolare arringa del nobile Giovanni di Martale di Vitalone (della famiglia Cittadini), con la decisione di dare l’assalto alla loro rocca invitando gli abitanti ad andare a mano armata alle Marmore “a vincere o morire”. Andreasso Castelli, cugino di Andrea Castelli venne incaricato di coadiuvare l’attacco. Ripresa la Rocca di Monte Sant’Angelo, si rimise la decisione delle risoluzioni da prendere, nelle mani di Braccio Fortebraccio da Montone, che, dal canto suo, intervenne a favore dei Ternani, restituendo loro le Marmore. La questione, nonostante il lodo di Braccio, non finì certo, però, e ritornò puntuale ad “acque calme” qualche anno dopo. Nel 1426 i Reatini, in accordo coi Pedelucani, aprirono un varco che consentì loro di raggiungere Miranda senza pagare il dovuto pedaggio ai Ternani. Questi, per ristabilire le cose, inviarono a Marmore la cavalleria cittadina capitanata da Ser Antonio di Petruccio. Perfino i frati parteggiarono nella lotta, sempre nelle Riformanze di Terni si riporta l’episodio nel quale il convento di San Pietro in città inviò quattro barili di vino del cellario per "ringargliardire" i Ternani impegnati al Cavo Reatino. Il podestà di Terni, Romano di Abbiamonte di Orvieto, nel processo contro i contravventori reatini, riconobbe alla città di Terni il possesso dei territori che dalle Marmore andavano a Piediluco, il lago e fino a Miranda, ribadendo così i confini del comune ternano.

Castello di Papigno (sullo sfondo, nella montagna, è visibile la diroccata fortezza di Monte San'Angelo)
Miracolo dei tre pani e l’Apparizione della Madonna dell’Ulivo (M.della Dormitio di Terni, affresco del XV secolo, Terni, chiesa di Santa Maria del Monumento)

Ben presto però Braccio, che intanto si impossessò anche di Roma, spinto da forti ideali di unificazione nazionale, cominciò a far valere sempre più il suo ruolo di signore delle città dell’Umbria, in particolar modo la bellicosissima Terni. Questa stretta si evidenziò soprattutto nella pretesa di entrare in possesso delle rocche suburbane ternane (Colleluna, prima fra tutte, ma poi anche Papigno, Monte Sant’Angelo, Acquapalombo). Ruggero di Antognolla impose al comune di consegnargliele, e il comune chiese a Andrea Castelli, che con i suoi figli, aveva continuato a mantenere un forte ruolo militare negli anni precedenti, di abbandonarle. Costui, dopo aver preteso, il pagamento di arretrati dovutigli, si barricò in Colleluna con i quattro figli Iannotto, Galeotto, Paolo e Giorgio insieme ad alcuni miliziani. Braccio, con l'inganno e un falso pretesto di armistizio, li fece subito attirare a sé, costoro in buona fede deposero le armi e appena si avvicinarono, furono strangolati senza pietà.

Il fatto non fu dimenticato. Diversi anni dopo, Andreasso (nipote dello zio, con lo stesso nome precedentemente citato e) nipote del potente Andrea e figlio di Iannotto, nel 1424 nei pressi dell’Aquila, dopo la famosa battaglia, avrebbe provocato la morte di Braccio già moribondo vendicando, così, la morte del padre, del nonno e dei suoi tre zii Galeotto, Paolo e Giorgio.

Terni riprende il suo sviluppo economico, militare e territoriale dopo l'effimera signoria di Braccio da Montone[modifica | modifica wikitesto]

Dormitio Virginis (M. della Dormitio di Terni, affresco del XIV-XV secolo, Terni, chiesa di S. Pietro)
File:Madonna in Trono con Bambino (Paolo da Visso, Terni, originariamente nella chiesa Santa Maria dellOro di Terni, ora si trova al Musèe du Petit Palais di Avignone).jpg
Madonna in Trono con Bambino (Paolo da Visso, originariamente era a Terni nella chiesa di Santa Maria dell'Oro, ora si trova al Musèe du Petit Palais di Avignone)

I numerosi frammenti di affreschi, più o meno grandi, presenti nelle varie chiese romaniche risalgono alla scuola del più importante pittore ternano contemporaneo ai fatti e ai vari personaggi precedentemente citati, cioè al XV secolo: Francesco di Antonio o più comunemente chiamato Maestro della Dormitio di Terni. Mentre in molte città toscane e settentrionali si cominciava a riscoprire il Classicismo romano nella poesia e nelle forme artistiche, il Rinascimento ternano si caratterizza per la sua immutata e amata tecnica di chiara impronta medioevale trecentesca.

Palazzo della nobile famiglia ternana dei Mazzancolli (XV secolo, attuale sede dell'Archivio di Stato di Terni)
Martirio di santo Stefano (M. della Dormitio di Terni, dettaglio, affresco del XIV-XV secolo, Terni, chiesa di S. Pietro)
File:Sposalizio mistico di Santa Caterina d'Alessandria (Benozzo Gozzoli, 1466, Pinacoteca comunale di Terni).jpg
Sposalizio mistico di Santa Caterina d'Alessandria (Benozzo Gozzoli, 1466, Pinacoteca comunale di Terni)

Terni nel secolo XV accoglie gli impulsi economici creati da tale situazione politica agiata. La città stringe legami sempre più forti con Roma, sfruttando la sua posizione di punto obbligato di transito delle merci che giungono ai mercati della capitale, utilizzando l'abbondanza naturale di acque, l'alta produzione di prodotti agricoli e di cacciagione (quest'ultima a causa anche del territorio assai boscoso e circondato di montagne selvagge). Ai legami economici con Roma si affiancano i legami culturali che le famiglie nobili della città coltivano a cominciare da questo secolo. Primo esempio di tale fenomeno fu la famiglia Mazzancolli con un vescovo, Ludovico, che resse la diocesi di Terni per cinquantadue anni, dal 1406 al 1458, e suo nipote Giovanni, funzionario e diplomatico di curia che, oltre alla sua attività politica, ha lasciato un palazzo prestigioso e una biblioteca di centocinquanta codici (purtroppo dispersi), testimonianza delle sue frequentazioni culturali, di cui forse unica traccia rimane il manoscritto che Pomponio Leto gli dedicò, memore della giovanile amicizia negli studi. A Terni, quattrocento è anche predicazione francescana: S. Giacomo della Marca, per la prima volta in città nel 1444, con la sua influenza oratoria condizionò attraverso gli statuti suntuari[61] le abitudini sociali, limitando doti e banchetti nuziali, imponendo norme sull'abbigliamento femminile fino a stabilire l'altezza dei tacchi delle scarpe, regolando i rapporti con la comunità ebraica, vietando l'usura, i giochi d'azzardo e le scorribande notturne dei giovani con "chitarra, arpa o liuto".

Nel 1446 furono deliberate alcune precisazioni circa i poteri e i doveri dei Priori cittadini, ed emanate delle direttive per la conservazione dei documenti (tra cui il famigerato breve di papa Benedetto III)[62]. E nel 1449 papa Niccolò V prima emanò (su consiglio di alcuni nobili ternani), poi dovette rimangiarsi (per la forte influenza dei borghesi in Terni), un’ordinanza di abolizione della magistratura dei banderari ternani[63].

Nel 1447, sia Narni che Spoleto inviarono lettere concilianti agli ormai conclamati e indiscussi padroni della valle del Nera, i ternani. La città offrì 110 fiorini per il restauro della rocca di Narni[64]. Fu in questi anni che tornò in città, di cui era originario, il frate osservante Barnaba Manassei, Guardiano della Porziuncola, che nel 1464 fondò il Monte di Pietà, sviluppando la Confraternita di San Nicandro (una delle più antiche di Terni), fu fondata nel 1291, e fu creata sempre allo scopo di intervenire in materia di usura contro i prestiti effettuati da feneratori ebrei[65]. Insieme a Nicola da Spoleto, Barnaba, grazie anche al prestigio e alla potenza della sua famiglia in città, riuscì a convincere il Comune all’iniziativa.

Castello di Miranda (XI-XII secolo, sullo sfondo è visibile la valle di Terni)
Il drago Thyrus, simbolo della città di Terni (altorilievo sulla facciata della porta d'ingresso del castello di Miranda, Seconda metà del XV secolo)

Terni, nel 1453, fece anche libero dono di 3000 scudi per l’allestimento di una flotta da mandare contro i turchi, che nel frattempo avevano conquistato l’ultimo lembo dell’impero bizantino, la stessa capitale Costantinopoli. Sempre nel medesimo anno, Niccolò V, forse anche dietro consiglio dei numerosi ternani attivi alla sua corte (Giovanni Mazzancolli, Giovanni Ceretani, etc.) donò al Comune di Terni il territorio del distrutto castello di Perticara, insieme al Castello di Miranda.

Papa Callisto III, spagnolo (1455-1458), ebbe il tempo, durante il suo breve pontificato di riconfermare gli Statuti del Comune di Terni. Dopodiché Il nuovo pontefice Pio II (1458-1464) emanò un provvedimento di pacificazione (più per la sopravvivenza di Rieti che per altro) per l’annosa questione delle Marmore, per cui concedette ai reatini di scavare una cava, ma sotto lo stretto controllo costante dei ternani.

Gravi tumulti scoppiarono in Terni nel luglio 1477, a causa dell’insipienza del governatore pontificio di Terni e Rieti, il vescovo di Cervia Achille Mariscotti, residente in Rieti (ovviamente, data ancora la labile presa di Roma sull'autonomo Comune filo-ghibellino ternano), e del suo debole vicario in Terni, il giovane e inesperto Francesco Colozzi. Costui insultato da alcuni giovani ternani, chiese aiuto al suo superiore, che si presentò in città armato di tutto punto e seguìto da una masnada di sgherri, coi quali diede il via a una serie di scontri per le vie della città, da cui sortirono otto morti e numerosi feriti, da ambo le parti; il governatore fu costretto a una poco onorevole fuga rischiando di venir linciato insieme al suo vicario dalla inasprita popolazione[66].

L'Italia nel 1494

Nello stesso tempo la Signoria di Todi, provò a rialzare la cresta, per cui Terni si trovò costretta a tornare in lite; per rimpinguare il proprio esercito, il Comune non badò a spese, con una provvigione di 3000 fiorini al mese, assunse il capitano Corrado d’Alviano (zio del noto condottiero Bartolomeo d'Alviano). E nel 1449 i Chiaravalle di Todi posero sotto la giurisdizione del Comune di Terni i loro castelli di Canale e Laguscello, obbligandosi a riconoscerne il dominio militare con l’offerta annua di un pallio del valore di otto ducati d’oro[67]. Salito al solio di Pietro, papa Innocenzo VIII (1484-1492) annoverò tra i suoi interventi in Umbria meridionale l’assegnazione della terra di San Gemini a Terni, mentre in precedenza era assegnata a Spoleto. Fu il periodo durante il quale predicò a Terni san Bernardino da Feltre, mentre il beato fra’ Francesco da Pavia vi effettuò una serie di miracoli, guarendo alcuni indemoniati, tra cui lo speziale Nicola[68]. Il secolo XV si chiuse col pontificato di Alessandro VI Borgia (1492-1503). Tale pontificato fu, come è noto, travagliatissimo dal punto di vista politico, ma anche gravido della straordinaria scoperta di Colombo, che aprì alle potenze europee (soprattutto Spagna e Portogallo) letteralmente un nuovo mondo. Terni si trovò coinvolta nella, tanto semplice quanto effimera, discesa di Carlo VIII re di Francia verso Napoli nel 1494. In dicembre, di passaggio, il sovrano rilasciò ai ternani, e ai Colonna (loro alleati), un privilegio di protezione particolare, che li mise al riparo dalle devastazioni che lo stesso esercito regio stava procurando lungo il suo tragitto. In quello stesso anno, Alessandro VI nominò sulla cattedra ternana lo spagnolo Giovanni di Fonsalida, ed incaricò Lunati, cardinale-diacono di San Ciriaco alle Terme, di regolare i di nuovo difficoltosi rapporti tra Terni e Narni[69]. Spoleto, poco dopo, nel 1497, attaccò i ternani dalla zona periferica di Cesi: gli spoletini, assoldarono il mercenario Bartolomeo d’Alviano, devastarono alcuni campi a sud della città e danneggiarono la rocca di Colleluna[70].

« All’armi, all’armi, gli Spoletini!». Era la truppa dell’Alviano che con rapida marcia aveva preceduta dall’altra parte del monte quella di Ugo. In un istante sugli spalti (della torre di Colleluna) si videro brulicare i difensori che in negri contorni spiccavano nelle tenebre. Sul ballatoio inferiore schierassi una lunga fila d’uomini come se fossero sbucati dalle viscere della torre. »
(Dal romanzo storico Venturina degli Arroni, Cronaca romantica Spoletina del 1499, primo capitolo di E. Cruciani)

Così definirono la Rocca di Colleluna gli spoletini nel 1497:

« ...Qui locus Interamnatum munitissimum est... »
(Dalle note delle Riformagioni (Anno 1497, fogl. 562) in A. Sansi, Archivio di Stato di Spoleto)

Papa Alessandro dovette intervenire per ricondurre Spoleto a più miti consigli, ma non bastò. Terni non perdonò; gli scontri continuarono, e nel luglio di quell’anno, Pompeo di Amelia, caposquadra di Giovanni Savelli, insieme ai ternani, attaccò gli spoletini a Montefranco, infliggendo loro una dura sconfitta, provocando incendi e trucidando nemici:

« ...Adì 7 luglio 1497 venne in Terani Pompeo di Amelia capo di squadra di Giovanni Savello con 20 huomini d'armi, e tutti questi stittero in Terani fino al 27 agosto con multi fanti, et questo per la verra di Spoliti e tannammo a Montfranco, et facemmo multi damni, et fo fatto d'armi, contra li Spoletini in monte moro; et rompemoli, et feronce morti, et presi assai et poi abrruscianno, et guastammo fino in capo di strettura, et questo fo fatto per le inuirie, et damni receputi da dicti Spoletini per avanti col favore et consiglio di Casa Ursina... »
(Francesco Angeloni, Historia di Terni)
Pala dei Francescani di Terni (Piermatteo d'Amelia, 1483, Pinacoteca comunale di Terni)
Angelo della Pace (Affresco del XV secolo, Terni, Chiesa di Santa Maria del Monumento)

Seguì, nello stesso anno, un importante trattato di pace con Todi, furono presenti numerosi inviati del papa, tra cui Agapito Geraldini di Amelia, e i procuratori ternani Guido Francesco dei Ranieri e Floriano Martini[71]. L’anno successivo venne chiesto l’aiuto di Terni da parte di Giacomo e Troilo Savelli, assediati dagli Orsini in Palombara Sabina. Poco dopo anche i Colonna chiesero aiuto ai ternani. Nel 1499, il papa Borgia nominò vescovo di Terni Ventura Bufalini, che restò in carica fino alla sua morte nel 1504. Lo stesso pontefice l’anno successivo invocò aiuto ai ternani, chiedendo di concedere tutta l’assistenza necessaria a suo figlio Cesare, il famigerato duca Valentino, che si recò in Romagna per ristabilire la situazione. I ternani, accettarono, ma temendo problemi per la città, rinforzarono le difese sia interne che esterne, ed in particolare la loro rocca magna di Colleluna. Chiamarono il capomastro muratore Bernardino di Giacomo Milanese per la direzione dei lavori di rafforzamento difensivo. Il lavoro di intervento per la rocca di Colleluna riguardò nello specifico una maggiore elevazione in altezza, il dotarla di nuovi ritrovati di tecnica bellica, di feritoie "bombardiere" e ulteriori merli e parapetti. Fu evidente che non si trattò di una ricostruzione ex-novo, ma di un restauro degli ingenti danni subiti (per la prima volta dalla sua creazione) e di un potenziamento della struttura anche con l'aggiunta di un coronamento sorretto da beccatelli ed archetti sporgenti; lo "scarpamento" delle muraglie con robustezza di volte per sostenere sulla piattaforma il peso delle artiglierie[72]. Per di più, i ternani, stipularono un trattato di allenza/difesa reciproca con l’eterna rivale Rieti, per il controllo militare del territorio a sud-est della città, a protezione da possibili azioni ostili da parte degli spoletini[73]. Papa Alessandro VI, tramite il legato per l’Umbria, chiese una dieta da tenersi in San Gemini, per pacificare Terni e Spoleto. Durante le guerre del Valentino, un convoglio di vettovaglie inviato dai ternani a Bracciano, per richiesta del papa, a sostenere il campo del duca Cesare, venne intercettato e depredato da squadre degli Orsini, ostili al pontefice Borgia, all’interno delle quali militava anche il ternano Matteo Francesco di Giovanni de’ Manassei; il governo ternano intervenne e condannò a confisca i beni dei Manassei. Poco dopo, essi chiesero perdono al Comune, che glielo accordò.

Le feste tardomedievali[modifica | modifica wikitesto]

I momenti di festa che risaltano dalla lettura delle fonti documentarie tardomedievali del Comune di Terni, si incentrano in due grandi occasioni per la festa di s. Paolo di Galleto: la fiera e la Corsa al Bravio.

La festa di S. Paolo, legata all'ambiente francescano, si era enucleata intorno alla concessione di indulgenza da parte di Papa Bonifacio IX nel martedì di Pasqua al monastero di clarisse presso la chiesa di S. Paolo di Galleto. Il complesso religioso, oggi non più visibile dopo l'impianto delle grandi industrie che decretarono la scomparsa anche delle tracce, che dovevano rimanere ancora nel secolo scorso, nel '400 doveva essere un grande centro di culto e godere di forte prestigio se nelle assegne dei Catasti dell'epoca risulta tra i proprietari ecclesiastici secondo solo alla Mensa Vescovile, possedendo un patrimonio immobiliare di gran lunga superiore a quello dei conventi maschili di S. Francesco, di S. Pietro e della confraternita di S. Nicandro. Rimane un'ampia documentazione in merito alle secolari manifestazioni che ruotarono intorno a questa "prima" festa ternana religiosa con la sua indulgenza. La festa civile (o profana) - considerando che sacro e profano erano profondamente legati - si articolava intorno ad una fiera che durava per tutta la settimana successiva alla Pasqua e in una gara, una corsa al palio in cui si misuravano i cavalli delle scuderie delle famiglie nobili della città e di tutto lo Stato Pontificio: La Corsa al Bravio. Nel 1427 la corsa fu regolamentata da Capitoli che ne fissarono lo svolgimento. Nella seduta consiliare del 6 aprile 1427 si deliberò che: tutti i cavalli che sono venuti o verranno per correre il bravio devono essere iscritti presso il palazzo dei Priori dal cancelliere del Comune con i nomi degli scudieri e bollati nello stesso giorno in cui si corre il bravio con il sigillo del Comune, altre cose non vengono ammesse. Il bravio mentre si corre, deve essere posto nella piazza delle Colonne (o Platea Columnarum), in particolare sulla colonna dove viene misurato il grano, come da tempo è consueto. Tutti i cavalli devono andare, per ordine dei Priori della città, nel luogo stabilito o da stabilire, da parte dei magnifici signori Priori, dove verrà data la mossa e sono obbligati a stare tranquilli in attesa della partenza o mossa dei cavalli stessi, che secondo l'uso, deve essere data da parte del cancelliere della città e del capitano delle guardie del podestà, che sono presenti e per tempo lo saranno. Il bravio verrà concesso in premio al cavallo che per primo sarà arrivato al bravio con il fantino sopra di lui e il cui fantino per primo avrà toccato quello. Nessun cittadino di qualsiasi condizione, sia abitante, sia del comitato, sia del distretto medesimo o anche forestiero e di qualsiasi sesso, osi o presuma dare o provocare qualche impedimento in qualsivoglia modo ai detti cavalli mentre corrono al bravio, sotto pene pecuniarie o personali. I signori banderari sono obbligati ad apprestare una milizia per la salvaguardia della festa affinché non possano sorgere inconvenienti e come ad essi sembrerà opportuno spendere per il vino da distribuire ai militi fino a 20 libbre[74].

Cristo crocifisso tra i Santi Giovanni Battista, Maria Maddalena e Caterina da Siena (Scuola umbra di Giannicola di Paolo, Terni prima metà del XVI secolo)

Il cancelliere del Comune registrava accuratamente ogni anno le fasi salienti della manifestazione: il finanziamento con tassazione delle famiglie ebree residenti in città, l'acquisto del bravio, il drappo offerto in premio al vincitore, il bando, proclamato nelle pubbliche piazze, l'iscrizione e la bollatura dei cavalli, la mossa e la victoria con la consegna del premio[75]. La bollatura era uno dei momenti più interessanti della documentazione poiché offriva una dettagliata descrizione dei cavalli partecipanti con l'indicazione del pelame e dei segni particolari, i nomi dei proprietari con il casato e la provenienza, il nome del fantino con le caratteristiche fisiche che lo contraddistinguevano:

1) Cavallo del magnifico signore Giacomo di S. Gemini, leardo, pomellato, con questo segno sulla coscia posteriore destra... Coraza è il fantino, di circa ventidue anni, con una macchia rossa.

2) Cavallo di Giovanni Antonio di Rieti, baio, balzano alle zampe sinistre anteriore e posteriore, sfacciato, con una striscia bianca sul luogo della cinghia. Giovanni Antonio di Rieti è il fantino, di circa ventisette anni, con un porro sulla nuca.

3) Cavallo dello spettabile cavaliere signor Agamennone, arcipresbitero di Perugia, sagginato, balzano di quattro e sfacciato. Giovanni di Pietro da Yschia è il fantino, con grande cicatrice sul ginocchio sinistro.

4) Cavallo di Alessandrino de' Gubernari di Terni, leardo, moscato, sfrogiato alle narici destra e sinistra. Valente Puccifalasche di Terni è il fantino, con cicatrice sul ginocchio destro.

5) Cavallo del magnifico signore Braccio de' Baglioni di Perugia, baio, sfacciato, sfrogiato e balzano alla zampa posteriore sinistra. Romanello di Matteo di Roma è il fantino, con gli occhi chiari...

Il luogo della mossa solitamente citato come "locus consuetus", solo nel 1438 viene indicato "sulla strada pubblica in prossimità del ponte di Colleluna, presso i confini". Di conseguenza il tracciato della gara si svolgeva in un tratto di strada esterno alle mura, i fantini entravano in città attraverso porta Sant'Angelo, proseguivano per l'attuale Via Cavour per concludersi a piazza delle Colonne, odierna piazza della repubblica. In origine questo palio si correva il martedì Di Pasqua (invece che il lunedì), successivamente la data slittò nei giorni seguenti fino alla domenica in albis. Dai primi del '500 si nota ulteriore slittamento temporale nel mese di maggio di tutta la festa, perdendo il legame con la ricorrenza religiosa, segno di una probabile decadenza della manifestazione.

Il 1500[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Spada (Antonio da Sangallo il Giovane, 1555, Terni)
Dettaglio di Terni e del suo contado nella Mappa d'Italia (Ignazio Danti, XVI secolo, Musei Vaticani)
Circoncisione di Gesù Bambino (Livio Agresti, 1555, Museo Diocesano e Capitolare di Terni)

A Terni, la fiera di San Paolo del 1503 fu l’occasione di richiamare i mercanti, assicurando loro la tranquillità, anche se intorno divampava la guerra in Romagna e quella fra i francesi di Luigi XII e gli aragonesi di Ferdinando il Cattolico per la corona napoletana. I Colonna si schierarono con gli aragonesi, perché i Borgia sostenevano i francesi e nelle truppe dei colonnesi militavano molti ternani. In questo frangente va ricordato un particolare interessante e di non poco conto. Qualcosa successe a Barletta che coinvolse un ternano della schiera di Prospero Colonna e Fabrizio Colonna. C’era stato uno scambio d’invettive fra francesi e italiani, che si concluse nella gloriosa Disfida di Barletta, in cui tredici cavalieri per ognuna delle due nazioni si affrontarono in un torneo. La vittoria degli italiani sembrò epica e l’elenco dei tredici combattenti d’Italia variò da cronista a cronista, perché ogni città voleva infilarci uno dei suoi. Il più autorevole elenco è quello tramandato da Francesco Guicciardini che mise Ludovico Aminale da Terni tra i tredici della Disfida di Barletta: «nutriti tutti nell’armi e sotto i Colonnesi»[76].

Stemma di Orazio Nucula[77]

Nella seconda metà del XVI secolo riusciranno ad elevarsi ulteriormente di rango - grazie alla pratica delle armi sotto la bandiera dello Stato della Chiesa e di altri principati - tre famiglie mercenarie ternane: i Tomassoni, i Ciancherotti e i Nicoletti. Tre casate che alla fine del Cinquecento furono al culmine della propria potenza, vennero a costituire una "triade" alleanza familiare molto influente a Terni, ma anche nello Stato Pontificio, infatti alcuni dei Tomassoni risiederono a Roma con incarichi o militari o di polizia.

Ternani famosi e degni di nota in questo secolo furono: i due prodi fratelli condottieri Alessandro e Lucantonio Tomassoni, celebri per grandi imprese militari, e il letterato-avventuriero Orazio Nucula. Egli a partire dal 1546 fu al servizio di Juan De Vega, Viceré di Sicilia nell’Impero di Carlo V, lo assisté in importanti trattative e lo accompagnò nella guerra nel Mediterraneo contro il corsaro ottomano Dragut, poi scrisse i Commentari sulla guerra di Afrodisia [78] in latino, dedicati a Papa Giulio III.

Nel luglio del 1527 Terni - da sempre filogermanica, a causa della sua vocazione ghibellina e anche per la guida secolarmente indissolubile della sua fiera e riottosa nobiltà di origine barbara e feudale - accolse con favore i Lanzichenecchi, di ritorno dal sacco di Roma, e si schierò poco dopo con i Colonna nella lotta che oppose Clemente VII a gran parte della nobiltà dello Stato, refrattaria ad accettare l'autoritarismo della Curia.[79]

Il crollo dell'autonomia comunale nel 1564 e poi il dominio papale[modifica | modifica wikitesto]

Madonna con Gesù Bambino in Gloria e Santi (Stellaert Marten,1568, Museo Diocesano e Capitolare di Terni)

In questo periodo si ebbero anche guerre intestine tra nobili e borghesi. La classe sociale media a Terni, nel 1500 fu molto potente. I nobili, che sempre avevano comandato, vedutesi così, praticamente tolte le redini del potere dalla borghesia, mal comportando di essere soggetti ad altra autorità, a forza di brighe, di domande di aiuto al clero, riuscirono ad abolire il magistrato dei Banderari e a questi sostituirono un magistrato detto dei Savi, composto di dodici nobili, e formarono così il Consiglio generale di altri sessanta uomini, scelti nella maggioranza fra i nobili e perciò tutti avversi al popolo; infine, col priore presero l’assoluto comando della città. Questo fatto creò inimicizie implacabili, fomentate di tanto in tanto da reati di sangue, che poi portarono alla sanguinosa vendetta della notte del 22 agosto 1564. Il popolo, veduto che da nessuna parte veniva ascoltato per la ricostituzione dell’abolito magistrato dei banderari, stanco delle sevizie e delle prepotenze dei nobili, deliberò di insorgere e nella notte suddetta invase furente la casa di Gabriele detto Caraciotto Ranieri, depositario della camera apostolica, e lo uccise, insieme a sei figli; uccise poi il capitano Angelo Manassei, col figlio, e Sidonio Gigli con i nipoti; strangolò Sisto Mazzancolli, con due figli, e si abbandonò ad altre barbarie. Pio IV, saputa la cosa mandò subito a Terni un commissario straordinario-apostolico con pieni poteri nella persona di monsignore Monte dei Valenti da Trevi[80], il quale già nemico dei ternani per varie discordie avute da questi ultimi con i reatini per causa delle Marmore, entrò in Terni, sitibondo di sangue, con un grosso stuolo di soldati della peggiore specie, con molti giudici, magistrati e con il boia. Valendosi delle ampie ed illimitate facoltà conferitegli da Pio IV, a mezzo di breve in data 30 agosto 1564, egli commise violenze e crudeltà inaudite e di una ferocia senza pari. Senza badare a sesso, ad età, a condizione, imprigionò, torturò, fece cadere la testa di donne e d’uomini distinti, confiscò mobili, demolì case, fece tagliare alberi e piante nei terreni dei supposti rei; non contento di tanta barbarie, aggiunse lo scherno e, ornando il balcone del palazzo del governatore di teste umane sanguinolenti, fra le quali quella di una donna, invitò poi a Consiglio i rappresentanti di Terni e li costrinse a passare sotto quelle teste che, gocciando sangue, macchiarono gli abiti dei passanti.

Stemma di Terni (autore ignoto, Episcopio di Terni, 1600)
Duomo di Terni (S. Maria Assunta, inizio di costruzione nel VI secolo, completamento nel XVII secolo)
Organo a canne (costruito nel 1647 dall'organaro Luca Neri di Roma, su disegno di Gian Lorenzo Bernini, Duomo di Terni)
Monumentale torchio per le olive (Episcopio di Terni, prima metà del 1700). Le terre di proprietà del vescovado producevano anche olive che, per la parte spettante al Capitolo della cattedrale, venivano poi spremute nel torchio del Vescovo per produrre olio.
Saul scaglia la lancia contro David (Stellaert Marten e Congnet Gillis, 1567, Palazzo Giocosi, Terni)
Noli me tangere (Stellaert Marten e Congnet Gillis, 1567, Palazzo Giocosi, Terni)
Mosè e Aronne davanti al Faraone (Congnet Gillis, 1568, Palazzo Giocosi, Terni)
Agar ed Ismaele nel deserto salvati dall'Angelo (Girolamo Troppa, XVII secolo, Palazzo Filerna-Perotti (ora Montani), Terni)
Chiesa di Santa Maria del Carmine (XVII secolo, Terni)

Arrivati a lui, egli domandò con ferocia ironia come mai si fossero imbrattati di sangue… E per più giorni una tale barbarie fu più volte ripetuta. A Roma, forse per intimorire anche il popolo romano, mandò molti arrestati e torturati ed in apposite cassette fece invio di teste e di mani tagliate. Confiscò tutte le entrate dei supposti rei e dai suoi scherani fece uccidere a colpi di alabarda, nella pubblica piazza, il nobile cittadino Paradisi, dottore in legge, appartenente ad una delle più illustri famiglie della città, solo perché coraggiosamente disapprovava l’empio macello che si faceva dei suoi concittadini. Intimoriti quelli del Consiglio di tanta barbarie, onde salvare la vita a sé e agli altri dal violento rigore del fisco e non aggravare più oltre con inutili debiti le già affatto esauste finanze del Comune, adottarono il partito di spogliarsi di tutto ciò che formava l’esistenza municipale, cedendo tutta l’entrata e l’uscita alla Reverendissima Camera Apostolica, che subito accettò.

Silvestri disse che: «L’abdicazione tanto più umiliante e penosa in epoca in cui si era tanto gelosi dei diritti e dell’orgoglio municipale, diè l’ultimo crollo alla consistenza e al decoro del Municipio»..

Se i nobili furono presi da paura dagli atti feroci del commissario apostolico, il popolo ternano invece si era inasprito e meditava di trarne vendetta, tantoché il commissario apostolico, temendo per la sua vita, provocò dal papa un breve col quale fu autorizzato a ridurre in fortezza la sua residenza. Finalmente il carnefice Valenti fu richiamato a Roma ed il municipio di Terni riprese la sua naturale rappresentanza. [81]

Il passaggio dal '500 al '600, andirivieni di Fiamminghi[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il Concilio di Trento iniziò un'epoca, di circa due secoli, in cui Terni, avendo perduto una sua precisa identità, trovò in Roma un punto di riferimento. Gli Aldobrandini e i Barberini furono per molti anni, nel corso del XVII secolo, patroni della città: ternani, come Francesco Angeloni, si recarono a Roma e si legarono a queste due famiglie. Viceversa, importanti personaggi dell'arte e della cultura approdarono, da Roma, a Terni: Antonio da Sangallo il Giovane per far costruire il nuovo palazzo della nobile famiglia ternana degli Spada e dirigere i lavori della cava paolina alla cascata delle Marmore (proprio a Terni trovò la morte); Jacopo Barozzi da Vignola e Carlo Fontana per la riedificazione del Ponte Romano, Carlo Maderno per la cava clementina e Girolamo Troppa, Karel van Mander con Stellaert Marten e Congnet Gillis come decoratori di ville e palazzi cittadini.[82]

Nel secolo 1600 illustri cittadini ternani degni di nota nazionale furono: il già citato storico, umanista e letterato Francesco Angeloni e i due fratelli condottieri Anastasio e Stefano Ciancherotti, prodi e degni successori dei fratelli Tomassoni.

Gli affreschi nella Sala Olimpo di Palazzo Giocosi: divinità greco-romane, metamorfosi, satiri e folletti (Stellaert Marten e Congnet Gillis, 1567, Terni)[modifica | modifica wikitesto]

Gli affreschi nella Sala di Fetonte di Palazzo Spada: la Caduta di Fetonte, paesaggi bucolici, la Notte di San Bartolomeo e la Battaglia di Lepanto (Karel van Mander, 1574-1577, Terni)[modifica | modifica wikitesto]

Da Napoleone al Risorgimento[modifica | modifica wikitesto]

Cascata di Terni (Thomas Patch, 1745, Palazzo Montani, Terni)

Il "quieto vivere valligiano" di questa medio-grande comunità umbra fu bruscamente interrotto il 16 febbraio del 1797, quando il generale Louis Alexandre Berthier da Spoleto dettò le condizioni di resa all'Armata Francese. Nel marzo dello stesso anno, Terni fu dichiarato municipio cantonale urbano appartenente al Dipartimento del Clitumno, con capoluogo Spoleto.[83] Geograficamente si trovava a poca distanza dal confine fra il territorio della Repubblica Romana, termine con cui fu ribattezzato il vecchio Stato Pontificio, in mano ai francesi, e il Regno delle due Sicilie, nelle mani dei Borbone di Napoli. Una sollevazione popolare contro gli occupanti ed un vano tentativo di reprimerla precedettero soltanto di poche settimane l'arrivo, il 14 agosto 1799, delle truppe austro-russe del generale Gerlanitz, che di fatto pose fine alla breve esperienza napoleonica.[84] Dal luglio del 1809 Terni, come parte del Circondario di Spoleto,[85] entrò nel Dipartimento del Trasimeno, non accorpato al Regno d'Italia, ma, insieme al Dipartimento del Tevere, dipendente direttamente dalla corona imperiale.

Nel febbraio del 1831 Terni accolse le avanguardie dell'esercito del generale Sercognani, che scendeva dalle Legazioni e dalla Marca, deciso a dirigersi su Roma ed entrò a far parte del territorio delle Province Unite, formalmente distaccatosi dal resto dello Stato Pontificio. Per circa un mese le truppe raccogliticce dei rivoltosi usarono Terni come base per le imprese contro Rieti e Civita Castellana, ma la resistenza papalina, il mancato aiuto della Francia e la reazione dell'Austria, che nel frattempo aveva ripreso le Legazioni, indussero Sercognani ad abbandonare l'impresa.[86]

Il ritorno di Terni al Papa fu immediato e ne seguì un periodo di relativo benessere: nel 1842 fu ammodernata la ferriera, nel 1846 fu inaugurato un moderno cotonificio, arrivò la ferrovia Pio Centrale che la collegava a Roma e ad Ancona.[87]

L'esperienza della Repubblica Romana del 1849, segnò l'inizio di una svolta politica: al contrario dei moti del 1831, l'adesione popolare fu piuttosto consistente, tanto che Terni divenne sede del 'Corpo di osservazione degli Appennini'. Nel luglio di quell'anno, però, anche questa breve fase di liberazione dal giogo pontificio si esaurì. Alcuni ternani seguirono Giuseppe Garibaldi che scappava verso la Romagna; uno di essi, Giovanni Froscianti, diventerà uno dei suoi più fidati collaboratori.[88]

Annessione al Regno d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Lavori pubblici disposti dal Commissario generale Pepoli.
Mappa di Terni alla fine del XIX secolo

I nuovi sentimenti popolari di chiara ribellione al potere papale, alimentati soprattutto dai mazziniani, sfociarono in dimostrazioni contro la tassa sul macinato nel 1850 e contro la tassazione delle attività artistiche ed artigiane nel 1852.[89] Il 20 settembre 1860 i bersaglieri piemontesi del colonnello Brignone, dopo lo scontro di Castelfidardo e la liberazione di Perugia e Spoleto, entrarono a Terni, attraverso la Porta Spoletina, e vi rimasero, poiché Terni diventò sede del comando della XV divisione. Il Plebiscito che seguì e formalizzò l'annessione al Regno d'Italia vide 1 solo voto contrario a fronte di 3.461 voti favorevoli.[90] Il primo sindaco post-unitario fu eletto il 1º dicembre del 1860.

La sua posizione di città di confine fra il Regno d'Italia e lo Stato Pontificio la fece diventare ben presto la base di appoggio per le iniziative politiche e militari tese alla liberazione di Roma. Fra il giugno e l'ottobre del 1867 partirono da Terni vari tentativi in questo senso; prima quello di un centinaio di patrioti ternani, poi quello di Menotti Garibaldi, che riuscì a prendere Montelibretti, l'impresa di Enrico e Giovanni Cairoli, che fu fermata dai papalini a Villa Glori e il tentativo di Giuseppe Garibaldi, che svanì a Mentana.[91] Nel Museo nazionale di Mentana sono presenti, tra gli altri, divisa, berretto e medaglie del ternano Anselmo Massarelli, nato nel 1844, uno dei Mille presente con Garibaldi anche a Bezzecca nel 1866. Quello che non poterono i volontari garibaldini e mazziniani lo fecero la diplomazia e le truppe del generale Raffaele Cadorna, che il 6 settembre 1870 organizzò a Terni il suo quartier generale, mentre i soldati del IV Corpo d'armata piemontese prendevano posizione ai confini; in città fu organizzato un ospedale militare e il necessario per il vettovagliamento giornaliero delle truppe, tramite ferrovia. L'11 settembre 1870 Cadorna lanciò il Proclama con cui iniziava la campagna di guerra; il 20 settembre, esattamente dieci anni dopo l'entrata a Terni, i bersaglieri sabaudi varcavano Porta Pia.[92]

L'industrializzazione[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'annessione al Regno d'Italia, la volontà del Ministero della Guerra, del Commissario per l'Umbria Gioacchino Napoleone Pepoli e degli amministratori locali di fare di Terni un centro industriale e militare portò all'edificazione della Fabbrica d'Armi nel 1875[93] e alla 'Società degli Alti Forni e Fonderie di Terni', nel 1881, su iniziativa di un imprenditore belga, Cassian Bon, che aveva rilevato una fonderia locale specializzata nella fusione di tubi e di Vincenzo Stefano Breda, titolare della Società Veneta per le Imprese e le Costruzioni Pubbliche, un'azienda che utilizzava capitali dello Stato per le opere di edificazione e di impiantistica; l'obiettivo dell'impresa era quello di produrre corazze per le navi da guerra.[94]

Nel 1884 il romano Angelo Sinigaglia acquistò ed ammodernò la ferriera;[95] nel 1885 il genovese Alessandro Centurini iniziò la costruzione di un lanificio e jutificio;[96] nel 1890 il torinese Antonio Bosco costruì uno stabilimento per la produzione di attrezzi agricoli;[97] nel 1896 si costituì la Società Italiana del Carburo di Calcio, Acetilene ed altri Gas, che gestiva non solo stabilimenti per la produzione del carburo di calcio ma anche centrali idroelettriche.[98] Terni fu la quarta città italiana, in ordine di tempo, ad avere l'illuminazione pubblica ad elettricità.

L'industrializzazione creò, tuttavia, dei grossi problemi logistici per la scarsa disponibilità di case e l'inadeguatezza dei servizi pubblici, a cui si aggiunsero i pregiudizi della gente locale contro gli immigrati e la riottosità dei titolari di fondi a concedere le aree necessarie e i diritti di sfruttamento delle acque per l'impiantistica e gli edifici.[99] All'inizio del XX secolo Terni era, comunque, fra le prime città industriali italiane.

Con l'industrializzazione della seconda metà dell'Ottocento fu necessario istruire i giovani nelle attività professionali di tecnico. La situazione dell'istruzione a Terni risultava in questo periodo estremamente grave, mancando qualsiasi tipo di scuola professionale. A tal fine, nel 1861, fu istituito il Regio Istituto Tecnico (in seguito Istituto Industriale e Liceo Scientifico), uno dei primi quattro in Italia, che verso la fine dell'Ottocento, sotto la guida del prof. Luigi Corradi, divenne rinomato attraendo giovani da ogni parte d'Italia.[100]

Nel 1889 Terni si trovò ad ospitare i vescovi della Chiesa Cattolica Nazionale partecipanti al Sinodo di Arrone (in cui si sarebbe cambiato il nome della chiesa in Chiesa Cattolica Riformata d'Italia, esempio italiano di Chiesa vetero-cattolica).

Fra i due conflitti mondiali[modifica | modifica wikitesto]

Terni, vista panoramica, 1900 circa
Medaglia al merito del comune di Terni (bronzo, 1900-1943)

Durante la Prima guerra mondiale la 'Società degli Alti Forni e Fonderie di Terni' aumentò notevolmente la produzione, oltre che delle corazze per le navi da battaglia, anche di componenti dei cannoni e dei proiettili, almeno fino all'apertura degli stabilimenti Ansaldo di Genova.[101] La 'Fabbrica d'Armi' produceva armi di vario tipo, fra le quali il fucile Carcano Mod. 91 che equipaggiò l'esercito italiano per molti anni: durante il primo conflitto mondiale raggiunse la produzione di duemila fucili al giorno.[102]

La Bosco si affermò nelle costruzioni per i rimessaggi aeronautici e, nel 1924, iniziò la costruzione di manufatti metallici, come idroestrattori, autoclavi e bollitori.[103] Nel 1927 il 'Lanificio e Jutificio Centurini' era, per dipendenti e produzione, il secondo opificio italiano del settore;[104] nel 1910 il Tipografico Alterocca immetteva sul mercato il 30% delle cartoline illustrate che si stampavano in Italia.[105]

La presenza degli operai nel tessuto sociale cittadino fu enorme, se si considera che questa categoria costituiva, all'inizio del secolo, il 70% della popolazione residente. Nel 1901, dopo le leggi Pelloux, fu ricostituita la Camera del Lavoro.[106] Nelle elezioni politiche del 1919 i socialisti riscossero una maggioranza del 71%. Nonostante nel 1921 vi operassero circa cinquecento Arditi del Popolo, Terni rimase l'unico comune umbro ad amministrazione socialista fino al 17 ottobre 1922.[107]

Sotto la spinta politica del PNF la 'Terni', come era più brevemente chiamata, finanziò, soprattutto negli anni trenta, la costruzione di alloggi per gli operai, fino ad interi quartieri.[108] La concessione dello sfruttamento dell'intero sistema idrico Nera-Velino e le notevoli commesse militari spinsero la 'Terni' ad essere uno dei maggiori gruppi industriali italiani: entrata nell'IRI nel 1933, oltre a sfornare acciaio, produceva in un anno circa un miliardo di kilowattora di energia elettrica dalle centrali del sistema dei fiumi Salto e Turano nel Lazio, e del Vomano in Abruzzo; produceva in esclusiva, negli stabilimenti chimici di Nera Montoro, l'ammoniaca secondo il processo Casale,[109] carburo di calcio e composti azotati nel nuovo stabilimento di Papigno.[110] Nel 1927 la 'Società Umbra Prodotti chimici', modificatasi poi in 'Viscosa Umbra', iniziò la produzione di solfuro di carbonio.[111] Nel 1939 fu costruito lo stabilimento della 'Società Anonima Industria Gomma Sintetica' (SAIGS), su iniziativa dell'IRI e della Pirelli, per la sintesi del butadiene dal carburo di calcio.[112]

L'istituzione della provincia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Provincia di Terni.
Piazza Tacito negli anni '30. L'istituzione della provincia di Terni nel 1927 portò alla realizzazione di diversi edifici importanti: Palazzo del Governo, Banca d’Italia, Palazzo Inam, Albergo Savoia.

Nel 1927 fu istituita la provincia di Terni[113] e il territorio comunale fu ampliato con l'aggregazione dei comuni limitrofi di Cesi, Collescipoli, Collestatte, Papigno, Piediluco e Torre Orsina.[114] Decisivi in questo senso i buoni rapporti che il podestà della città, Elia Rossi Passavanti, aveva con il governo fascista.

Nel 1943, con l'apporto di molti operai, fu costituita la brigata partigiana 'Antonio Gramsci', che durante la Resistenza operò sull'Appennino umbro-marchigiano.[115]

Nodo industriale di primaria importanza, Terni fu oggetto di oltre cento bombardamenti da parte degli Alleati durante la loro campagna di guerra in Italia: l'11 agosto del 1943 un bombardamento aereo, senza che l'UNPA facesse in tempo a lanciare l'allarme, provocò un numero elevatissimo di vittime, quasi tutte civili, e la distruzione di numerosi edifici della città vecchia. Gli inglesi del generale Alexander entrarono in città il 13 giugno del 1944.[116] In riconoscimento delle vittime civili e delle distruzioni subite a causa dei bombardamenti Terni è stata insignita della Medaglia d'Argento al Valore Civile[117] e, per la sua attività partigiana, della Croce di Guerra al Valor Militare[118]. Dal 1944 al 1946 la città ha ospitato tre campi di internamento per prigionieri fascisti, gestiti dagli anglo-americani: il Civil Internee Camp di Piazzale Donegani, il campo R707 "Recalcitrant Camp" di Strada dei Laghetti e il centro detentivo ricavato dai capannoni della Società Prodotti Esplodenti Autarchici (SPEA) a Narni Scalo.

La Ricostruzione[modifica | modifica wikitesto]

Le dismissioni belliche risultarono deleterie per l'acciaio ternano: fra il 1947 e il 1952 furono licenziati quattromila e settecento lavoratori.[119] Tuttavia, la capacità produttiva e le competenze delle maestranze sopravvissute alla guerra permisero di recuperare tutto il sistema idroelettrico e di installare una linea diretta con Genova per l'alimentazione del nuovo stabilimento siderurgico dell'Ilva di Cornigliano. Ma nel 1962, con l'istituzione dell'ENEL, tutte le fonti energetiche della società ternana furono nazionalizzate. Seguì, a breve, lo scorporo delle altre attività: l'elettrochimico di Nera Montoro fu ceduto all'Anic, nel 1967 lo stabilimento di Papigno passò all'ENI; le attività siderurgiche furono incorporate nella Finsider.[120]

Negli anni cinquanta fu chiuso lo stabilimento della Viscosa, nel 1970 cessò l'attività il Lanificio e Jutificio Centurini e nel giugno del 1985 chiuse i battenti la SIRI, nonostante i grandi successi industriali degli anni cinquanta. Nel 1949 la SAIGS fu ceduta alla Montecatini, che riconvertì gli impianti per la produzione dei polimeri sintetici. Nel 1960 iniziò la produzione del meraklon, seguita dal montivel e dal moplefan, suddivisi, agli inizi degli anni settanta, in varie sub-unità, imperniate sul polipropilene in granuli, fiocco, film, filo.[121] La 'Fabbrica d'Armi', pur subendo un inevitabile ridimensionamento dopo il secondo conflitto mondiale, con la denominazione di 'Stabilimento Militare Armamento Leggero', ha continuato ad essere uno dei siti nazionali per la manutenzione delle armi dell'esercito italiano e della NATO.

La riconversione di alcuni impianti industriali, dopo gli anni ottanta, non è stata meno importante: la vecchia società 'Terni', sotto la denominazione di 'Acciai Speciali Terni', un insieme di attività siderurgiche ad alta specializzazione, è stata acquistata nel 1994 dalla multinazionale tedesca ThyssenKrupp, l'area della 'Bosco' ospita il 'Centro Multimediale', lo stabilimento di Papigno è stato riconvertito a studi cinematografici e museo, l'ex-SIRI è stata destinata al terziario.

Negli ultimi quindici anni[122], Terni è diventata una città-cantiere: dai primi anni novanta non si sono fermati i lavori che via via stanno portando ad un radicale cambiamento del centro cittadino, imperniato sui "tre centri storici" del Quartiere Clai come centro della città romana, del Quartiere Duomo come centro della città medioevale e dell'asse Piazza Europa-Piazza della Repubblica-Corso Tacito come centro della città moderna.

Nel gennaio 2006 sono iniziati i lavori, con quasi venti anni di ritardo (il progetto preliminare era infatti del 1987), di Corso del Popolo, dove al posto di un terrapieno adibito a parcheggio è sorto un centro direzionale, un moderno parcheggio multipiano interrato, edifici residenziali e un parco che fa da continuum tra i Giardini della Passeggiata e il fiume Nera.

La città, nel secondo dopoguerra, ha avuto una forte espansione ben oltre i villaggi operai d'inizio secolo, sviluppandosi su quattro assi a raggiera intorno al nucleo centrale e ponendo al nuovo piano regolatore Ridolfi (e sue successive varianti) il problema della vivibilità delle periferie e del loro collegamento con il resto della città.[123] La viabilità ha dovuto superare l'antico schema dell'unico asse preferenziale della Flaminia, contestualizzando i progetti in un ambito interregionale, come la direttrice Rieti-Terni-Civitavecchia, la SS 3 bis e la piattaforma logistica, ancora non realizzata, tutte essenziali per le industrie del ternano.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Il gonfalone

La leggenda legata alla città di Terni e al suo stemma narra che molti anni fa, la presenza nel territorio di un terribile drago chiamato Tiro o Thyrus provocava paura e apprensione tra la cittadinanza, e che neanche i più coraggiosi, chiamati dal Consiglio degli Anziani, osavano avventurarsi in quei territori e nessuno riusciva a risolvere la questione. Quando il Consiglio era sul punto di rinunciare alla battaglia, si fece avanti un giovane ternano della nobile famiglia dei Cittadini: si dice che indossasse una lucente armatura e che sfoderasse tutta la sua fierezza e la sua voglia di sfidare l'orribile drago: "Vado io a fare una visita a quel mostro. Cosa ne dite?", sembra che disse presentandosi agli Anziani, i quali accettarono e lo benedissero augurandogli ogni fortuna.

Il coraggioso sorprese il mostro addormentato e la cosa sembrava facilitare il suo ardito compito. Ma mentre stava per colpirlo con la sua lancia, il drago si alzò e gli balzò contro. Da qui ne seguì una spaventosa battaglia, durante la quale la bestia aveva la meglio. Ma un certo punto, il bagliore di un raggio di sole riflesso nell'armatura accecò il drago: fu l'occasione giusta, il giovane scagliò la sua lancia e trafisse a morte il mostro. Tutti i cittadini si riunirono immediatamente sul luogo del combattimento per vedere con i propri occhi quello che era accaduto. Seguirono giorni di festa per celebrare il giovane, che fu premiato con dei terreni che un tempo erano di appartenenza del mostro.

Stemma e gonfalone[modifica | modifica wikitesto]

Il drago della leggenda, che aveva per nome Thyrus (Tiro), è riportato sullo stemma della città di Terni. Sul gonfalone della città invece, campeggia la scritta Thyrus et amnis dederunt signa Teramnis, che significa: Tiro e i fiumi segnarono Terni.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Con decreto dell'allora presidente della Repubblica Giovanni Gronchi il 13 gennaio 1960 venne conferita la Medaglia d'argento al valor civile alla Città di Terni per i 108 bombardamenti subiti e per il contributo offerto alla lotta per la liberazione. L'onorificenza venne consegnata dall'allora prefetto Ferro al sindaco Ottaviani durante un consiglio comunale straordinario che vide la presenza delle massime autorità e di numerosi cittadini.[124]

Medaglia d'argento al valor civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor civile
«Centro industriale di particolare importanza per la produzione bellica, sopportava con sereno coraggio ben 108 bombardamenti che la radevano quasi completamente al suolo e che uccidevano numerosi dei suoi figli migliori. Teneva, nei confronti del nemico invasore, sereno e dignitoso contegno, offrendo un notevole contributo alla lotta per la liberazione.»
— 13 gennaio 1960

Terni è inoltre tra le città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione perché è stata insignita della croce di guerra al valor militare per i sacrifici della sua popolazione e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale.[125]

Croce di guerra al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Croce di guerra al valor militare
«Terni, centro industriale di particolare importanza per la produzione bellica, fin dall'8 settembre 1943 sostenne con animo indomito la guerra partigiana. La sua popolazione incurante delle rappresaglie, distruzioni e sacrifici opponeva fiera resistenza allo strapotere militare nazifascista, offrendo alla causa della Resistenza un valido contributo di sangue e di eroismo. Terni, 8 settembre 1943 - 13 giugno 1944.»
— 30 ottobre 1992

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Monumenti e luoghi d'interesse di Terni.

I resti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

  • I resti dell'Anfiteatro Fausto del 32 a.C., ubicato all'interno del parco cittadino "La Passeggiata". Di questa struttura si possono notare parti di opus reticulatum in blocchetti bicolori. Fu eretto nel 32 d.C. per ordine di Fausto Liberale, durante il regno di Tiberio, e poteva ospitare fino a 10.000 persone. Attualmente è scoperto per 2/3 del perimetro, essendo una parte occupata dalla chiesa del Carmine; tuttavia, si può vedere l'ellisse originaria. Periodicamente è adibito a sito per eventi culturali e concertistici.
  • I resti dell'antica cinta muraria romana.
  • I resti archeologici di palazzo Carrara, ex biblioteca civica, consistenti per la maggior parte in epigrafi romane.
  • I resti della città romana di Carsulae, dove ancora è visibile un tratto della antichissima Via Flaminia, che da Roma portava all'Adriatico.
  • Il Museo archeologico di Terni (area ex-SIRI), dove sono raccolti i resti pre-romani e romani recuperati dai numerosi scavi cittadini. Di notevole interesse l'esposizione dei corredi tombali rinvenuti nelle necropoli dell'età del ferro delle Acciaierie, di S. Pietro in Campo e di Alterocca.

La città medievale[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa San Salvatore (X-XI secolo, Terni)
  • Porta Sant'Angelo (XIV secolo), era l'ingresso nord-occidentale della città.
  • Porta Spoletina (XIV secolo), sulla via Flaminia; era l'ingresso settentrionale.
  • La cripta del Duomo (VI secolo).
  • La torre romanica dei Barbarasa, situata in via Roma, è la meglio conservata tra le case-torri medievali. Una lapide in alto ricorda che da qui venne esposta la reliquia del Preziosissimo Sangue, conservata nel Duomo, per allontanare dalla città un'epidemia di peste.
  • La torre dei Castelli, situata in via dei Castelli.
  • Duomo di Terni, dedicato a Santa Maria Assunta, di origine romanica, fu ristrutturato nel XVII secolo. La chiesa conserva interessanti opere d'arte, tra le quali va segnalata la tavola di Livio Agresti
  • Presentazione al tempio e Circoncisione", del 1560; nella cappella maggiore si può ammirare un altare, opera del Minelli, che rappresenta senza dubbio la testimonianza artistica cittadina più importante tra quelle del XVIII secolo.
  • Santuario di San Francesco (XIII secolo), in stile gotico. La chiesa è stata manomessa più volte nel corso dei secoli. La parte centrale della facciata presenta un portale gotico sovrastato da un oculo, mentre le parti laterali sono del XV secolo. L'abside e il campanile, decorato con bifore, sono opera di Angelo da Orvieto. All'interno è di notevole interesse la Cappella Paradisi, decorata da affreschi con scene dantesche di Bartolomeo di Tommaso (XV secolo).
  • Chiesa di San Salvatore (XI secolo): è una struttura molto particolare, formata da due edifici contigui, uno a pianta circolare del V secolo ed un altro, l'avancorpo, a pianta rettangolare del XII secolo, con semplice facciata decorata da una monofora e da archetti.
  • Chiesa di Sant'Alò (XI secolo), appartenuta all'Ordine dei Cavalieri di Malta; restaurata negli anni cinquanta, la chiesa presenta tre navate divise da colonne e pilastri e una bella abside.
Basilica di San Valentino(III-XVII secolo, Terni
  • Chiesa di San Pietro, appartenuta agli Agostiniani fin dal 1267, la chiesa presenta nella facciata un portale gotico con decoro quattrocentesco nel timpano; sul lato sinistro si può notare parte della struttura primitiva e il campanile quadrato con bifore nella parte inferiore.
  • Chiesa di San Lorenzo, costruita nel XIII secolo, su un edificio molto più antico, e quindi ampliata nel XVII secolo; restaurata dopo i bombardamenti, attualmente presenta una facciata con trifore e portale cieco, e una bella abside; l'interno è a due navate, con la particolarità che la parte destra è ad un livello più basso.
  • Chiesa di San Cristoforo, risalente al XIII secolo. La chiesa è stata ristrutturata nel dopoguerra e divisa in una parte nuova e in una vecchia: nella parte vecchia vi sono affreschi e resti dei secoli XIV e XV; la parte nuova è stata ricavata dalla canonica, luogo in cui, secondo un'antica tradizione, san Francesco operò un miracolo. Nella chiesa viene anche conservato il cippo dal quale il Santo parlava ai fedeli.
  • Basilica di San Valentino, antichissima struttura costruita in un'area cimiteriale cristiana per ricordare il vescovo ternano martirizzato a Roma nel 273 e portato su tale collina della periferia ternana dai suoi seguaci; la forma attuale risale al 1618 ed il convento e le spoglie del Santo sono state conservate dai Carmelitani fino al XX secolo, quando il comune di Terni ne prese l'eredità.
  • Santuario di Sant'Antonio di Padova, inaugurata nel 1935 e ricostruita dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale è occupata da Frati Francescani. Dal 2010 la chiesa diventa santuario poiché vi sono custodite le spoglie dei protomartiri francescani (Berardo, Ottone, Pietro, Accursio e Adiuto) uccisi in Marocco il 16 gennaio 1220 e venerati santi da papa Sisto IV nel 1481.

I palazzi cittadini[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo Spada (sede del Comune) (Corso Vecchio) del XV secolo, progettato da Antonio da Sangallo il Giovane (fu terminato nel 1576, forse sua ultima opera), imponente edificio, antica sede della famiglia Spada, è a due piani e un mezzanino.
  • Palazzo Fabrizi (sec. XVII) (Via XI Febbraio).
  • Palazzo Mazzancolli (sec. XV) (Via Cavour), sede attuale dell'Archivio di Stato.
  • Palazzo Rosci (ora Bianchini-Riccardi) (sec. XVI) (Piazza Duomo), forse edificato su progetto di Baldassarre Peruzzi.
  • Palazzo Gazzoli (fine sec. XVIII) (Via del Teatro Romano). Lo schema tipologico del palazzo deriva da quello del palazzo tardo-rinascimentale romano, con una corte interna su cui si affaccia un loggiato a doppio ordine, con volte affrescate a grottesche. Oggi è sede di svariate attività culturali, una grande sala per le conferenze nonché della rappresentanza della Regione Umbria.
  • Palazzo Manassei (sec. XV) (Via Manassei).
  • Palazzo Mariani (sec. XVI) (Via del Tribunale), sede dell'Istituto Musicale Briccialdi.
  • Ex Palazzo del Comune (sec. XIV/XX) (Piazza della Repubblica), ora bibliomediateca comunale (BCT).
  • Palazzo Filerna-Perotti (ora Montani) (sec. XVII) (Via Garibaldi), con significativi affreschi di Girolamo Troppa.
  • Palazzo Pierfelici (sec. XV) (Corso Vecchio), con un notevole portale cinquecentesco.
  • Palazzo Possenti (sec. XVIII) (Via Cavour).
  • Palazzo Corradi-Maroni, già Gigli (sec. XV-XIX) (Via dei Carrara), con un significativo portale cinquecentesco in travertino.
  • Palazzo Faustini (sec. XIX) (Corso Tacito), con numerose iscrizioni romane nell'androne.
  • Palazzo Cittadini (sec XVIII-XIX) (Corso Vecchio).
  • Palazzo Carrara (sec. XVI-XVIII) (Piazza dei Carrara), ivi è presente una serie di elementi lapidei romani e rinascimentali (stemmi, sarcofagi, iscrizioni).
  • Palazzo Sciamanna (sec. XVII) (Via tre colonne).
  • Palazzo Pressio-Colonnese (già Spada e Graziani) (sec. XVI) (Via Silvestri).
  • Palazzo Canale (sec. XVII) (Via Silvestri), sede dell'antico Circolo del Drago, con una galleria interamente affrescata nel Settecento.

Vie e piazze storiche[modifica | modifica wikitesto]

  • Piazza della Repubblica, che occupa lo spazio dell'antico foro della città romana, rappresenta da sempre il principale spazio pubblico cittadino. Vi si affaccia l'antico palazzo comunale che ora è sede della biblioteca comunale. Con la ristrutturazione, l'antica torre civica distrutta dai bombardamenti è stata sostituita da una moderna torre di vetro che richiama la Cascata delle Marmore. Di fronte si trova il vecchio palazzo delle poste opera dell'architetto Bazzani che occupa il sito dell'antica chiesa di San Giovanni Decollato, demolita agli inizi del Novecento.
  • Piazza Tacito, realizzata nei primi decenni del Novecento come centro della nuova città industriale, si tratta di un vasto spazio quadrangolare di cui uno dei lati è occupato dall'imponente Palazzo del Governo, opera dall'architetto Cesare Bazzani. Al centro della piazza è una monumentale fontana, opera dell'architetto Mario Ridolfi, simbolo della forza delle acque che producono energia elettrica, decorata con i mosaici rappresentanti i dodici segni zodiacali, di Corrado Cagli.
  • Piazza Solferino, (opposta a piazza della Repubblica dietro la biblioteca) era l'antica piazza del mercato, per questo denominata in passato Piazza delle Erbe. Per un breve periodo ha assunto la denominazione di piazza dei bambini e delle bambine, il suo assetto attuale è opera dell'architetto Carlo Aymonino, che ne ha progettato la pavimentazione e la scultura in travertino di una balena.
  • Piazza Europa, si tratta di un ampio spazio quadrangolare che si apre sul fianco di palazzo Spada, sede municipale. La piazza è stata aperta nel dopoguerra rimuovendo le macerie degli edifici distrutti da bombardamenti.
  • Piazza Mario Ridolfi, si tratta di un ampio slargo irregolare che si apre di fronte a palazzo Spada, sede municipale, in gran parte circondata da edifici moderni quasi tutti realizzati su progetto dell'architetto Mario Ridolfi.
  • Piazza Clai, si tratta di una delle piazze più antiche della città, la sua origine risale al medioevo anche il suo assetto attuale è in gran parte opera della ricostruzione post-bellica realizzata in chiave post-moderna alla fine del XX secolo
  • Piazza Duomo, si tratta della più bella tra le piazze storiche cittadine, uno dei lati è occupato dal portico seicentesco della cattedrale di Santa Maria Assunta, che raccorda la chiesa con gli edifici del Vescovado e dell'ex Seminario, oggi sede del Museo Diocesano e Capitolare.
  • Piazza San Francesco, di fronte al Santuario di San Francesco.
  • Piazza Valnerina, ivi sorgeva una porta cittadina (porta Valnerina) che collegava la città con la Valnerina.
  • Piazza Dante Alighieri, antistante alla stazione, qui è stata posizionata la pressa da 12.000 tonnellate.

I monumenti di archeologia industriale[modifica | modifica wikitesto]

Lancia di Luce (o Obelisco), di Arnaldo Pomodoro
  • Obelisco "Lancia di Luce" di Arnaldo Pomodoro, che si trova alla fine di Corso del Popolo. L'opera rappresenta contemporaneamente i traguardi tecnologici e i moniti verso gli stessi; la miriade di fratture, gli inserti e gli effetti chiaroscurali rappresentano il dramma della loro scoperta e dei loro relativi poteri. Assemblata con tecniche industriali, si slancia nella sezione terminale e un suo fascino lo trova nel mutamento che assume il suo aspetto in base all'angolo visuale dell'osservatore e della differente luce dei momenti della giornata[126].
  • La "Pressa" di Piazza Dante.
  • Il Grande Hyperion.
  • La centrale idroelettrica di Galleto.
  • Complesso dell'ex fabbrica chimica Siri: ospita il CAOS (Centro per le Arti Opificio Siri),[127] un complesso architettonico e spazio culturale sede di due musei - il museo archeologico e il Museo d'arte moderna e contemporanea Aurelio De Felice, di uno spazio per mostre e del Teatro Sergio Secci.
  • Polo d'incenerimento Maratta, negli anni si sono avvicendati 3 impianti d'incenerimento, ora in uno dei due attivi sono stati riscontrati gravi mancanze dopo un grande sforamento del limite di diossina e furani è stato solo temporaneamente chiuso.
  • Il Ponte di Ferro.
  • Monumento ai Partigiani d'Italia.
  • La "Stella di Miranda", una stella artificiale posizionata tra le frazioni di Larviano e Miranda, ed è una delle più grandi in Italia, dopo la stella cometa di Torrebelvicino
  • Gli Umbria Studios, appartenenti a Cinecittà, chiamati scherzosamente "PapignHollywood".

Musei[modifica | modifica wikitesto]

  • Il museo archeologico contiene una sezione preromana e una dedicata all'illustrazione della vita cittadina in epoca romana e tardoantica; è ospitato presso il CAOS (Centro Arti Opificio Siri).
  • Il Museo d'arte moderna e contemporanea Aurelio De Felice: al suo interno trovano spazio il rinnovato allestimento della pinacoteca comunale (ospitata precedentemente a Palazzo Gazzoli) e una nuova area dedicata interamente all'arte contemporanea (dal dopoguerra ai giorni nostri) con particolare attenzione agli artisti del territorio. Sono presenti i dipinti della "Pala dei Francescani" di Piermatteo d'Amelia e lo "Sposalizio mistico di Santa Caterina d'Alessandria" di Benozzo Gozzoli, lo "Stendardo" di Niccolò Alunno; è ospitato presso il CAOS (Centro Arti Opificio Siri).
  • Il parco "A. De Felice" a Torreorsina.
  • Mostra permanente di paleontologia (ex-chiesa di San Tommaso).
  • Centro di visita e documentazione di Carsulae.
  • Museo Diocesano e Capitolare.
  • Centro di documentazione dell'Area naturale protetta del Parco Fluviale del Nera, con il Museo Ornitologico e Micologico nel palazzo Magalotti di Collestatte.
  • Centro di Documentazione sul Patrimonio Industriale Locale "Antenna Pressa".
  • Museo delle Armi della Città di Terni.
  • Museo del Motorismo ternano.

Luoghi naturali[modifica | modifica wikitesto]

  • La campagna ternana la si può ammirare perché conserva ancora un fascino bucolico suggestivo, circondata com'è dai Monti Martani a nord, Reatini a sud e le gole della Valnerina a est. Il suo fascino paesaggistico ricorda, ad un occhio attento e sensibile, una via di mezzo fra i paesi delle isole britanniche e la Toscana, con uno sprizzo di campagna laziale. Va notato che è particolarmente bella sia in inverno che in primavera, quando la punta del Monte Terminillo, che svetta sopra le altre con la sua cima innevata, si staglia in tutta la sua austera bellezza in molteplici giochi di luci e colori a seconda delle ore della giornata. Ad arricchire ulteriormente il paesaggio, come gioielli incastonati fra colline e monti, sono anche le numerose rocche e castrum dell'antico comune di Terni: Collescipoli, Rocca San Zenone, Colleluna, Miranda e Rocca di Monte Sant'Angelo.
Cascata di Terni (durante l'orario odierno di chiusura serale del Cavo Curiano).

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

A partire dalla seconda metà del XIX secolo, con l'espansione della grande industria, la città raddoppiò i propri abitanti, passando da trentamila a circa sessantamila. Dopo la seconda guerra mondiale, la seconda ondata di immigrazione interna fece raggiungere i centomila abitanti all'inizio degli anni sessanta, inducendo a pensare che Terni avrebbe raggiunto i duecentomila entro il 2000. Con la crisi della siderurgia degli anni settanta e ottanta, il numero degli abitanti si è invece stabilizzato sugli odierni 110.000, soprattutto per l'apporto dell'immigrazione dall'estero che è aumentata in modo esponenziale a partire dagli anni novanta.

L'andamento demografico della città di Terni ha attraversato diverse fasi nel secondo dopoguerra. In particolare, a partire dalla fine degli anni cinquanta troviamo:

  • 1960 – 1974: gli ultimi anni di sviluppo demografico espansivo, con la popolazione che passò da 94.825 a 111.043 unità.

Il saldo demografico, tranne che nel 1961 e 1967, si mantenne costantemente superiore alle mille unità e generò un tasso medio annuo di crescita attorno al 13 per mille. Elementi portanti dell'esplosione demografica furono innanzitutto gli elevati valori della natalità (fenomeno del “baby boom”) con il relativo tasso che oscillava fra il 12,7 ed il 16,2 per mille, raggiungendo quest'ultimo valore, (massimo storico non più registrato) in corrispondenza del 1965 con 1645 nati. Più uniforme l'andamento della mortalità il quale, nonostante qualche oscillazione, procedeva secondo una tendenza di lieve ma costante crescita, muovendosi in un intervallo di valori compresi tra il 7,9 e 9,8 per mille. In valore assoluto, furono più gli anni nei quali si registrò un numero di morti inferiore a 1000 che non quelli con valori superiori. Non meno sostenuto risultò il livello dei movimenti migratori: sull'onda non ancora esaurita della favorevole congiuntura degli anni dello sviluppo economico (1951-1963), alimentati da massicci trasferimenti verso il nord Italia e dai processi di urbanizzazione, i flussi migratori dimostrarono di avere considerevole vitalità e consistenza.

  • 1975 - 1979: gli anni dello sviluppo moderato con la popolazione che invecchia ma continua ad aumentare raggiungendo il picco storico di 113.241 unità nel 1979.

Sebbene caratterizzato da valori positivi tanto del saldo demografico quanto dei differenziali del movimento naturale (ad eccezione del 1979) e migratorio, lo sviluppo della popolazione segnalò un cambio di marcia nei suoi ritmi espansivi con l'inizio di una decelerazione che ridusse notevolmente la velocità di crescita. A determinare questo rallentamento contribuì in primo luogo il progressivo venir meno dell'apporto fino ad allora fornito allo sviluppo del movimento naturale, la cui costante riduzione in termini di saldo giunse per la prima volta a mostrare nel 1979 un valore negativo. È conseguenza di ciò il costante attenuarsi dei livelli di natalità (9,1 per mille) contrapposti a valori lievemente crescenti della mortalità (9,7 per mille) Anche i movimenti migratori diedero il loro apporto, sebbene in tono minore, al rallentamento della crescita della popolazione: meno consistenti rispetto al passato, soprattutto quelli in entrata, i flussi dimostrano una accentuata tendenza ad avvicinare i propri valori così da produrre differenziali sempre più ridotti.

  • 1980 - 1986: gli anni della caduta frenata vedono consolidarsi il modello a bassa natalità della società ternana che porta come risultato l'invecchiamento della popolazione e quindi il suo progressivo decremento.

In termini assoluti la consistenza della popolazione scende da 113.108 a 111.162 unità, caduta che corrisponde ad un tasso medio annuo dell'1,35 per mille. Il differenziale del movimento naturale, a partire dal 1979, diventa definitivamente negativo e determinato in ciò dal persistente prevalere dei decessi sulle nascite. I 785 nati (7,1 per mille) rapportati coi 1084 morti (9,7 per mille) nel corso del 1986, sostanziano assai eloquentemente il divario crescente in seno alla componente naturale della popolazione; se tuttavia la negatività crescente del saldo naturale non si riflette per intero sul saldo demografico, ciò è dovuto al solo fatto che almeno in questo periodo l'effetto delle determinazioni biologiche viene in parte controbilanciato dai differenziali dei movimenti migratori, limitati ma ancora positivi.

  • 1987-1992: gli anni della popolazione in caduta libera; nulla più si oppone al continuo e crescente decremento della popolazione e tutti i fenomeni del precedente periodo si presentano su scala allargata.

La popolazione scende fino alle 108.138 unità nel 1992 e i movimenti migratori esauriscono la loro funzione di contrappeso degli esiti negativi della componente biologica.

  • 1993-1999: anni di sostanziale equilibrio con la popolazione che si assesta sulle 108 mila unità.

Un anno a sé stante è il 1994, in quanto è stata fatta una sanatoria che ha caratterizzato il saldo migratorio di 1129 unità e ha permesso un saldo demografico in attivo di 634 unità; è proprio in questi anni che si riscontra il maggior divario fra tassi di natalità (media del 6,9 per mille) e tassi di mortalità (media dell'11,3 per mille).

L'agglomerato urbano è rappresentato dalla Conca Ternana, dalla Valnerina Ternana, dalla Provincia di Rieti e dalla città di Spoleto (PG), per il quale esiste un "Accordo di pianificazione",[128] raggiunge i 372.782 abitanti.

Abitanti censiti[129]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

La popolazione straniera residente al 1º gennaio 2017 è di 12.871 abitanti e rappresenta l'11,5% della popolazione totale,[130] in leggero calo rispetto ad un anno prima. I gruppi nazionali più numerosi (più di 500) sono:

  1. Romania: 4.607 - 35,7% (della popolazione straniera)
  2. Albania: 1.579 - 12,2%
  3. Ucraina: 998 - 7,7%
  4. India: 713 - 5,5%
  5. Filippine: 679 - 5,2%

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

La nuova Biblioteca Comunale costruita sul vecchio palazzo medievale del Municipio

Università[modifica | modifica wikitesto]

Con l'apertura del triennio clinico della facoltà di Medicina, nel 1974, l'Università di Perugia compiva uno dei suoi primi decentramenti sulla città di Terni. Seguì, negli anni novanta, l'apertura della facoltà di ingegneria, il completamento del ciclo unico di medicina e l'avvio del corso di diploma universitario in economia aziendale (DUEC), che diedero nuovo impulso alla vita universitaria: sono stati avviati nuovi corsi di laurea, che ospitano circa 3.000 iscritti nelle quattro facoltà riunite nel Polo scientifico e didattico di Terni dell'Università degli studi di Perugia:

  • Facoltà di Medicina e Chirurgia (sede di "Viale Trieste");
  • Facoltà di Ingegneria (sede di "Pentima", dove si trovano anche le segreterie amministrative);
  • Facoltà di Economia (sede di "San Valentino");
  • Facoltà di Scienze della Formazione (sede di "Narni").

Centri di ricerca[modifica | modifica wikitesto]

  • Centro Europeo di Ricerca sulle cellule staminali - Diretto da Angelo Vescovi, da ubicare presso la restaurata caserma dell'ex-milizia, nei pressi dell'ospedale. Dall'estate 2006 è attiva la Banca delle Cellule Staminali, ovvero una struttura in cui vengono prodotte e conservate cellule del cervello umano per curare, in futuro, le malattie neurodegenerative.[131] Il 26 agosto 2011 il comitato etico regionale dell'Umbria ha dato via libera alla sperimentazione delle cellule staminali sull'uomo.[132]
  • Centro di eccellenza sui materiali innovativi nanostrutturali per applicazioni chimiche, fisiche e biomediche.[133]
  • Human Health Foundation - Laboratorio di ricerca sul cancro.
  • T.E.R.N.I. - Terni Enterprise for Research and New Industries (meglio nota come Terni Research): centro di ricerca e produzione di fonti energetiche alternative. Gestore di diversi complessi fotovoltatici ed eolici nella provincia di Terni ed in altre zone d'Italia, studia nuove tecnologie di smaltimento e di conversione dei rifiuti in bio combustibili.

Media[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

  • Tele Galileo
  • Umbria Uno
  • Tele Umbria Viva

Radio[modifica | modifica wikitesto]

Stampa[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine degli anni novanta, Roberto Benigni decise di girare nei dintorni della città, e più precisamente presso la vecchia zona industriale dismessa di Papigno, il suo film La Vita è bella, vincitore di diversi premi Oscar: i capannoni abbandonati della vecchia fabbrica della calciocianamide si adattavano perfettamente all'ambientazione delle vicende del film in un campo di concentramento nazista (anche il film Pinocchio fu completamente girato negli studi di Papigno). In conseguenza di questo episodio, e dell'esistenza del CentroMultiMediale (CMM) - struttura produttiva ora dismessa per totale inutilizzo, che ospita teatri di posa dove sono state occasionalmente girate scene sia di lungometraggi che cortometraggi, si parlò tra il 1997 e il 1998 di fare dell'impianto industriale una sorta di Città del Cinema (pubblicizzata all'epoca come "Papignolliwood"). Il progetto è stato realizzato solo in piccola parte e senza una reale bonifica dell'area, pesantemente inquinata. Gli studi di Papigno, che sulla carta vantano teatri di posa tra i più grandi in Europa, una piscina con oblò per le riprese e un teatro di posa, fornito di un enorme blue screen, destinato esclusivamente alla ripresa di scene a cui dovranno essere aggiunti effetti speciali, sono stati utilizzati solo in modo sporadico e occasionale. Recentemente, grazie ad un patto stipulato con il comune di Terni, gli studi di Papigno sono passati sotto la gestione di Cinecittà che nonostante la promessa di svolgervi almeno 150 giorni di lavoro annui, li ha di fatto adibiti al ruolo di magazzino, svolgendovi solo occasionalmente (pochi giorni negli anni) qualche attività lavorativa.

Nel corso di quasi tutto il Novecento (e non solo) diversi film, sceneggiati televisivi, spot pubblicitari e videoclip musicali sono stati ambientati nella zona. Tra questi, si citano Acciaio di Walter Ruttmann (1933), La caduta degli dei di Luchino Visconti (1969), Inferno di Dario Argento (1980), Intervista di Federico Fellini (1987) e La ragazza di Bube di Luigi Comencini (1963).

Nel 1999, presso l'ospedale cittadino Santa Maria, ebbero luogo le riprese della fiction Titanus-RAI L'amore oltre la vita con Monica Guerritore, Adriano Pappalardo ed altri. La stessa RAI, al termine delle riprese, regalò all'ospedale una statua in gesso di Santa Maria utilizzata nello sceneggiato ed oggi posta all'interno della cappella dell'ospedale con tanto di targhetta attestante la donazione.

Nel 2001 fu completamente ambientata a Terni la fiction Sei forte maestro.

Negli studios di Papigno è stato girato La Terza Madre di Dario Argento.

Inoltre, proprio nel CMM, nella primavera del 2004, fu realizzata la prima edizione del reality show Music Farm.

Nel 2007 è stato girato il film Lezioni di cioccolato con Luca Argentero e Violante Placido.

Il 29 novembre 2007, presso gli studi di Papigno si è svolto lo spettacolo di Roberto Benigni Quinto dell'Inferno, basato sulla Divina Commedia di Dante.

Nel 2008 è stato interamente girato a Terni il film Alice per la regia del ternano Oreste Crisostomi, distribuito da Medusa Film nel 2010.

Nel gennaio 2011 cominciano ufficialmente le attività della Funfactory Entertainment che produrranno al CentroMultiMediale svariati Format, Sitcom, una Fiction e un Film.[134][135]

Nel 2012 sono state fatte alcune riprese per la miniserie La vita che corre andata in onda su Rai 1.

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Gruppi musicali provenienti da Terni[modifica | modifica wikitesto]

  • Synthesis Gruppo heavy metal attivo dal 1978.
  • My Mine Gruppo musicale di genere elettronica/Sinth-pop.
  • Warhead Gruppo musicale di genere punk attivo dal 1982.
  • SRL Gruppo musicale di genere death metal attivo dal 1992.
  • Mother Mary Mood Gruppo musicale di genere hard-rock alternative attivo dal 2016.
  • Backlight Gruppo musicale di genere rock-progressive indie-folk.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Maiali Cinturini in affreschi del '400 (Vallo di Nera)
Maiali Cinturini a Porta Garibaldi (Terni, cartolina dei primi del '900)
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Cucina umbra e Prodotti agroalimentari tradizionali umbri.

Terni è una città che, pur risentendo notevolmente l'influenza dei piatti tipici della vicinissima Valnerina (soprattutto per quanto riguarda legumi, salumi, olio, funghi e tartufi), è riuscita nel tempo a caratterizzarsi per alcune prelibatezze autoctone. I ternani sono sempre stati degli ottimi consumatori di carne (di ogni genere, ma di maiale soprattutto). Questo grazie anche alla zona geografica, storicamente abbontandante, sin dall'antichità, di querceti di varie specie e di allevatori di maiali. La razza suina tipica del territorio ternano è l'antico Maiale Cinturino, utilizzato fino al tardo 1800; dopo l'industrializzazione e con l'avvento del grande Maiale Rosa dello Yorkshire (inglese) nel mercato italiano, preferito per la sua mole e per la maggiore quantita di carne, ne è stato quasi del tutto abbandonato l'allevamento.

Per quanto riguarda la pizza, i ternani continuano a prediligere quella al taglio rispetto a quella al piatto, sebbene alcune pizzerie (al taglio) storiche del centro cittadino abbiano chiuso l'attività negli ultimi anni. Tuttavia un paio di storiche tradizioni di panettieri e pizzettari di pruduzione artigianale sopravvivono allo scorrere del tempo e delle mode, continuando ad alimentare fama e curiosità culinaria dalle città limitrofe e lontane; per quanto riguarda lo streetfood di Terni alcuni tipi di pizza particolari danno lustro, tipicità e unicità alla cucina ternana: la Pizza Grassa de Elio e le Ciambelle Grasse de Colasanti .

La stragrande maggioranza dei paesi ai dintorni di Terni organizza nei periodi estivi delle sagre, tanto che, ormai si parla di vero e proprio circuito gastronomico del comprensorio. Ecco un elenco di piatti tipicamente ternani e di piatti abitualmente consumati dalle famiglie di Terni:

Il famoso Pane Sciapo di Terni

Pane sciapo di Terni
  • Pane di Terni: non salato, facilmente digeribile, è tipico del luogo.
  • Bruschetta: utilizzata spesso come antipasto, viene degustata semplicemente con l'olio umbro (di pregevole fattura anche in paesi del ternano che fanno parte del circuito delle "Città dell'olio", come Stroncone, Sangemini, Ferentillo e Cesi, che si ergono su colline piene di ulivi), con olio e pomodoro, oppure con paté a base di olive, di carciofi o di cacciagione.

Primi piatti

Pappardelle ternane al cinghiale
  • Ciriole: primo piatto di pasta, più spessa degli spaghetti, che ben si combina con un sugo a base di funghi o a base di asparagi. La variante ciriola alla ternana viene servita in molti ristoranti del luogo.
  • spaghetti o tagliatelle al tartufo.
  • Pappardelle al cinghiale: un altro primo piatto.
  • gnocchi fatti in casa: abbinati con il sugo di carne. Sono comunque famosi anche gli gnocchetti alla Collescipolana (dalla forma più quadrata ed abbinati con fagioli e sugo), che prendono il nome dalla frazione del castello di Collescipoli.

Secondi piatti

Pizza di formaggio ternana
Faraona alla Leccarda
  • Pizza di formaggio pasqualina: sempre presente in tavola nel periodo pasquale, per una tradizione che coinvolge tutto il territorio umbro.
  • Pizza sotto lu focu: è una sorta di focaccia cotta a legna dall'aspetto simile ad una piadina ben più robusta, tipica dell'ancestrale tradizione culinaria della città di Terni. All'interno la si farcisce solitamente con prosciutto, formaggio, salsiccia, erbe di campo cotte e salsiccia, o anche con il solo olio. È un piatto che si consuma prevalentemente in inverno. Particolarmente famosa è la pizza sotto lu focu di Portaria, paese a nord della conca ternana e attualmente frazione del comune di Acquasparta, situato sulla collina di fronte alle antiche rovine romane di Carsulae e vicino ai castelli di Cesi e Sangemini. Nella provincia di Perugia questo piatto è conosciuto come torta al testo (ci sono, comunque, piccole differenze).
  • Cacciagione: famosi sono i piatti come il Cinghiale alla Cacciatora, la Faraona alla Leccarda (piatti tipici di Terni, risalenti al Medioevo) o la polenta cucinata con la cacciagione (allodole, tordi, ecc.).

La pasticceria

La pasticceria Pazzaglia (primo edificio sulla sinistra, cartolina del primo '900)
Panpepato di Terni

Il primo laboratorio di pasticceria di Terni sorse ad opera di Spartaco Pazzaglia nel 1913. Egli fu l’antesignano di maestri della pasticceria che producono ancora squisiti dolci, tanto che è ancora usuale che in molti giungano a Terni da Roma e da altre città, per gustarne la bontà. La sua innovazione fu di prendere l'antica ricetta, risalente al Rinascimento, del panpepato ternano e metterci il cioccolato, invece che solo il miele; questa miglioria lo rese famoso.

  • Panpepato di Terni: dolce natalizio composto di una quantità notevole di ingredienti (tra cui miele, cioccolato, pinoli, nocciole, noci, pepe ecc.), viene cucinato anche in alcune zone del Lazio (Lazio Settentrionale e Roma stessa) e dell'Umbria Orientale, nonostante sia riconosciuta soprattutto la qualità e l'origine di quello ternano (che ha il marchio D.O.P.). Nel periodo natalizio è usanza comune cucinare parecchi pampepati per poterli anche regalare agli amici o ai parenti. È considerata una finezza tagliare a fette sottili il pampepato da offrire.
  • Paste e crostate delle pasticcerie ternane: nelle pasticcerie di Terni vengono preparati dei dolci di altissima qualità, come crostate alla crema o alla cioccolata e come, soprattutto, le paste (dall'ampia gamma di scelta: si parla di crema, panna, crema al cioccolato e frutta). La crema è particolarmente curata nella lavorazione (spesso fatta a mano). È consuetudine del luogo prendere le paste la domenica mattina per poi degustarle come dessert del pranzo. Anche nelle occasioni in cui si viene ospitati si usa comprare le paste e degustarle con la famiglia (o gli amici) ospitante. Rinomati anche i cornetti della mattina (vuoti, alla marmellata, alla crema, integrali al miele), da gustare ben fumanti. Anche le gelaterie del centro cittadino offrono gelati di ottima qualità.

Gli alcolici

Metello Morganti
Viparo (tipico liquore amaro di Terni)
  • Amari: particolarmente conosciuti quelli a base di erbe come il "Viparo". Ad inventarlo fu un farmacista ternano, Metello Morganti, nei primi del '900, il quale ottenne questo "elisir", frutto di un infuso alcolico di erbe, radici, fiori e legni aromatici in botti di castagno, cui venne aggiunto zucchero caramellato che gli conferì il caratteristico colore. Dopo cinque anni di invecchiamento il liquore ternano è pronto per essere venduto. Il Viparo è una bevanda che va degustata come aperitivo puro o con soda, o a fine pasto per le sue eccellenti qualità digestive. L'originale nome «Viparo» deriva dal latino «vis-paro», ossia «genera forze», ed è per questo motivo che ad esso sono legati numerosi aneddoti: negli anni '30, infatti, gli operai delle Acciaierie di Terni erano soliti entrare in farmacia a corroborarsi con un bicchierino prima di iniziare i pesanti turni di lavoro, grazie anche alla bassa gradazione alcolica (20,9°), e durante la seconda guerra mondiale furono numerose le testimonianze di soldati che si rigeneravano con un sorso di Viparo. Altre bevande tipiche ternane sono: "Amaro Vecchia Umbria" e il "Thyrus", dalle notevoli proprietà digestive e dall'ottimo retrogusto dolciastro.

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

In Romanzo Criminale di Giancarlo de Cataldo edito nel 2002 da Einaudi, c'è un piccolo riferimento alla città di Terni dove avviene un arresto per ordine del commissario Scialoja.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • Da gennaio a marzo - Visioninmusica, stagioni di spettacoli e concerti di musica classica a livello internazionale.
  • Da gennaio ad aprile - Araba Fenice, stagioni concertistiche di musica classica a livello internazionale.
  • Da ottobre ad aprile - Filarmonica Umbra, stagioni concertistiche di musica classica a livello internazionale.
  • Febbraio - Giorno di San Valentino vescovo e martire, nativo e patrono della città e protettore degli innamorati, la basilica è situata a 2,2 km dal centro e conserva il corpo del martire. Per tutto il mese di febbraio la città ospita gli Eventi Valentiniani dedicati al patrono della città e a tutti gli innamorati del mondo. Agli eventi religiosi vengono affiancati concerti, mostre, conferenze, sagre, seminari, spettacoli teatrali, sport, premiazioni, fiere. Dal 2005 gli eventi si sono arricchiti con gli stand di Cioccolentino, dove il cioccolato e la tradizione della pasticceria ternana animano le vie del centro.
  • Aprile - Certamen Taciteum, concorso letterario riservato agli studenti delle scuole secondarie italiane, che consiste in una prova di traduzione di un testo latino dello storico Gaio Cornelio Tacito, (che si pensa) nativo della città.
  • Aprile - tre giorni di Regata Internazionale di Canottaggio "Memorial Paolo D'Aloya" al lago di Piediluco.
  • 30 aprile e 1º maggio - Cantamaggio Ternano sfilata di carri allegorici, antica tradizione legata al risveglio della primavera.
  • Giugno - Concorso Internazionale Pianistico "Alessandro Casagrande".
  • Ultima domenica di giugno - Festa delle acque - alla cascata delle Marmore e al lago di Piediluco.
  • Giugno - Giugno Cesano, nella frazione di Cesi vengono svolte varie manifestazioni teatrali, musicali affiancate alle taverne di cucina tipica. le manifestazioni si concludono con un lungo Serpentone, dove è possibile mangiare camminando per le vie del paese.
  • Luglio - Ephebia Festival, manifestazione musicale che dopo un anno di selezione si conclude a Terni con l'esibizione dei migliori gruppi giovanili selezionati da tutta Italia. Negli anni hanno suonato tra gli altri: Linea 77, Statuto, The Ark, Moltheni, Afterhours, Il Teatro degli Orrori, Tre Allegri Ragazzi Morti, Casino Royale, Cosmetic, Zen Circus, Meganoidi, Paolo Benvegnù, Dente, Massimo Volume, Stato Sociale e Gazebo Penguins. Dal 2014 Ephebia si è allargato anche oltre i confini italici. Infatti si sono esibiti, tra gli altri, i britannici 65daysofstatic.
  • Settembre - "Tributo a Sergio Endrigo - Città di Terni", manifestazione musicale che celebra la figura e il valore artistico di Sergio Endrigo, che sposo' una cittadina ternana ed è sepolto nel cimitero civico. Negli anni, dal 2012, sono stati ospiti dell'evento Simone Cristicchi, Francesca Michielin, Morgan.
  • Settembre - Terni Festival, festival internazionale della creazione contemporanea. Il festival propone un cartellone di spettacoli teatrali di artisti italiani e stranieri.
  • Settembre - Terni On-Notte Bianca, notte bianca dove si svolgono concerti, spettacoli, manifestazioni, fiere ed altro nei tre giorni (e notti) di un fine settimana.
  • Novembre - Filmfestival popoli e religioni, festival cinematografico dedicato al dialogo interreligioso.
  • Vari periodi dell'anno - Hermans Festival, concerti d'organo.

Persone legate a Terni[modifica | modifica wikitesto]

Economia ed imprese[modifica | modifica wikitesto]

Politica[modifica | modifica wikitesto]

  • Marco Claudio Tacito (Interamna Nahars, 200 - Tyana, 276), imperatore romano.
  • I Castelli furono storicamente la famiglia più importante di Terni. I loro titoli furono di: Cavalieri, Consignori, Patrizi, Nobili, Baroni, Marchesi, Duchi e Principi. Il loro ruolo, e il loro rango li assursero, sin dall'inizio del loro insediamento in città - dai tempi della loro discesa dalla Franconia (durante la discesa di Carlo Magno)- come la famiglia nobile più importante. Ebbero importantissimi esponenti in tutto il Medioevo e Rinascimento e cospicui possedimenti in terre e castelli sin dall'inizio dell'era comunale, ma soprattutto numerose diramazioni in molte città importanti quali: Milano, Genova, Roma, Treviso, Napoli e tante altre. Di loro dominio era un intero rione della città di Terni: cioè Rione Castello; un intero quartiere costruito come una cittadella fortificata all'interno della città stessa e di unico dominio del casato stesso. Ebbero un ruolo carismatico e assai coercitivo nel consiglio cittadino, tanto da influenzare in maniera incisiva la politica della città durante tutto l'alto e basso Medioevo.
  • Federico Fratini (Terni, 1828 - Terni, 1877), patriota.
  • Giovanni Froscianti (Collescipoli, 1811 - Collescipoli, 1885), patriota.
  • Giuseppe Nicoletti (Terni, 1799 - Terni, ?), ex sindaco.
  • Alceo Massarucci (Terni, 1832 - Terni, 1923), sindaco di Terni.
  • Giuseppe Petroni (Bologna, 1812 – Bologna, 1888), patriota, politico.
  • Pietro Clementini (Terni, 1821 – Mentana, 1867), patriota.
  • Tito Oro Nobili (Magliano Sabina 1882 – 1967), politico, ex Sindaco di Terni, ex Presidente delle acciaierie.
  • Comunardo Morelli (Terni, 1892, ?), politico, ex sindaco.
  • Gianfranco Ciaurro (Terni, 1929 – Roma, 2000), ex Consigliere di Stato e Ministro della Repubblica, dal 1993 al 1999 fu sindaco della città.
  • Filippo Micheli (Montefranco, 1911 - Terni, 1995), politico.
  • Gustavo Selva (Imola, 1926 - Terni, 2015), giornalista, politico.
  • Enrico Micheli (Terni, 1938 - Terni, 2011), politico.
  • Antonio Baldassarre (Foligno, 1940), costituzionalista, vive a Terni, è stato consigliere comunale.
  • Claudio Petruccioli (Terni, 1941), politico, giornalista.
  • Oreste Scalzone, (Terni, 1947), attivista.
  • Paolo Raffaelli- giornalista e politico

Militari e forze armate[modifica | modifica wikitesto]

  • Ser Cittadini l'ammazzadraghi, (Terni XIII secolo), mitico cavaliere ternano di origine germanica che secondo una leggenda medievale è l'uccisore del drago Thyrus, effigiato nello stemma comunale.
  • Liberotto Liberotti, (Terni XII secolo), leggendario fabbro ternano, liberatore del popolo di Terni dalla brevissima oppressione narnese (ottenuta con l'aiuto di Spoleto) del XII secolo.
  • Gioannuccio (o Giannuccio) II Castelli (o anche chiamato Joannuccio o Giannuzio, Terni XIV secolo), soprannominato il Senza paura, fu nobile uomo d'arme, capitano del popolo e Signore dei ghibellini di Terni. Guidò la famosa battaglia di Colleluna del 1340 contro le truppe del governatore pontificio Guigone (o anche detto Vigone o Vigo) da S. Germano.
  • Andrea V Castelli (Terni XIV - XV secolo), figlio di Gioannuccio II fu nobile uomo d'arme, politico, podestà e Signore dei ghibellini di Terni. Ufficiosamente e di fatto Signore della città di Terni e contado; ma per volontà propria non nominalmente. Acerrimo nemico di Braccio da Montone.
  • Andreasso I Castelli (Terni XV secolo), soprannominato il Vecchio, nipote di Andrea V, fu Gran connestabile del Regno di Napoli e condottiero. Fu l'uccisore di Braccio da Montone e fu il primo inventore della ruota, del cane e della selce che si applicarono all'archibugio.
  • Giorgio III Castelli (Terni XV secolo), soprannominato Torio, condottiero.
  • Andreasso II Castelli (Terni XV secolo, nipote di Andreasso I) condottiero. Fu ricordato per grandi imprese rese alla sua patria città e ad altre bandiere, e soprattutto per la sua statura e la sua corporatura imponenti.
  • Ludovico Aminale da Terni (Terni, XVI secolo) fu uno dei tredici cavalieri italiani che partecipò alla famosa Disfida di Barletta contro tredici cavalieri francesi.
  • Alessandro Tomassoni (Terni, XVI secolo) condottiero.
  • Lucantonio Tomassoni (Terni, XVI secolo) condottiero.
  • Orazio Nucula (Terni, XVI secolo) cavaliere avventuriero, scrittore e diplomatico.
  • Anastasio e Stefano e Ciancherotti (Terni, XVI-XVII secolo) condottieri.
  • Alvaro Leonardi (Terni, 1895 – Cameri, 1955), aviatore, ufficiale.
  • Elia Rossi Passavanti (Terni, 1896 – Terni, 1985), deputato, militare (dragone di cavalleria). È stato podestà della città di Terni, nonché storico locale.
  • Germinal Cimarelli (Terni, 1911 – Monte Torre Maggiore, 1944), antifascista e partigiano.
  • Roberto Antiochia (Terni, 1962 – Palermo, 1985), poliziotto, vittima della mafia.
  • Stanislao Caraciotti, ammiraglio, di origine ternana.
  • Mario Trabucchi (Terni, 1908 - Pantelleria, 1942), aviatore.
  • Pompeo Agrifoglio (Terni, 1889 - Palermo, 1948), militare, agente segreto.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Arte e cultura[modifica | modifica wikitesto]

Musica e spettacolo[modifica | modifica wikitesto]

Sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Suddivisioni di Terni[modifica | modifica wikitesto]

Nuova ripartizione territoriale secondo la delibera della Commissione Statuto del Comune; divisione operativa dalle elezioni comunali 2009 (Dal 23 giugno 2009)

La città è suddivisa in tre circoscrizioni, a seguito di una riforma amministrativa avvenuta nel 2009, che ne ha ridotto il numero da nove.[136] La suddivisione è la seguente:

Circoscrizione Superficie Residenti Distretti-Quartieri
I Est 118,23 km² 29.257 Quartieri: Centro Storico (parte est), Achille Grandi, Bovio, Campofregoso-Brin, Casali di Papigno, Cervara, Ex Ferrovieri, Pentima, San Carlo, Sant'Agnese, Toano, Trevi, Tuillo, Volghe-Prisciano.

Frazioni: Collestatte, Collestatte Piano, Larviano, Marmore, Miranda, Papigno, Piediluco, San Liberatore, Torreorsina, Valserra (Rocca San Zenone, Collelicino, Castagna, Romita, Appeccano, Poggio Lavarino, Cecalocco, Battiferro, Acquapalombo, Colle Giacone, Giuncano, Polenaco, Pracchia, Porzano).

II Nord 60,72 km² 39.605 Quartieri: Centro Storico (parte ovest), Campitello, Cardeto-Uffici Finanziari, Campomaggiore, Cinque Strade, Colle Dell'Oro, Collerolletta, Dalmazia-San Martino, Fiori, Fonderia, Gabelletta, Maratta, Piedimonte, Pozzo Saraceno, Rivo.

Frazioni: Cesi

III Sud 32,95 km² 44.551 Quartieri: Campomicciolo, Cesure, Cospea, Giardino, Italia, Le Grazie, Matteotti, Perticara-San Rocco, Polymer-Campomaggio, Sabbione-Pantano, San Giovanni, San Valentino, Staino, Valenza, Vallecaprina-Boccaporco.
Frazioni: Collescipoli

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Acquapalombo, Appecano, Battiferro, Cecalocco, Cesi, Collegiacone, Collescipoli, Collestatte, Giuncano, Marmore, Miranda, Papigno, Piediluco, Poggio Lavarino, Polenaco, Porzano, Pracchia, Rocca San Zenone, San Liberatore, Titurano, Torreorsina, San Carlo, La Castagna, Colle Sant'Angelo.[137] Interessante la Collegiata di Santa Maria Maggiore (Collescipoli), con l'organo W. Hermans.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento la città conobbe un importante processo di industrializzazione con la creazione di numerose fabbriche. Questo processo di industrializzazione e un parallelo sviluppo economico-imprenditoriale hanno portato la città a diventare un importante polo siderurgico, metallurgico e chimico dell'economia italiana.

Nel secondo dopoguerra, il nuovo Centro Ricerche della fabbrica chimica della Polymer iniziava a studiare le fibre poliestere e acrilica, protette dal segreto durante la guerra e delle quali pertanto ben poco si conosceva. Il Centro Ricerche studiava, inoltre, la fibra clorovinilica di cui iniziava a la produzione industriale. Oggetto di ricerca era il processo di produzione del polimero clorovinilico (PVC). In questo centro lavorava nel 1954 Giulio Natta, quando riuscì a mettere a punto i catalizzatori per la polimerizzazione stereochimica selettiva delle alfa-olefine: nove anni dopo, nel 1963, Natta fu insignito del Premio Nobel per la chimica, unico finora in Italia.

Il fucile Carcano, modello 91/38 matricola C2766, con il quale Lee Oswald avrebbe assassinato il presidente Usa John Fitzgerald Kennedy, fu costruito nel 1940 nella Regia fabbrica d'Armi di Terni.

Nel 1992 alle acciaierie di Terni fu sequestrata la culatta del famoso "super cannone" commissionato da Saddam Hussein.

Oggi l'economia cittadina è ancora imperniata sull'acciaieria, che dalla fine degli anni novanta è totalmente in mano della multinazionale tedesca ThyssenKrupp. Dopo le dure trattative del 2004 e 2005, terminate con la chiusura del reparto di produzione dell'acciaio magnetico, unico sito in Italia, il trend sembra essere positivo, con nuovi investimenti della proprietà specialmente nella produzione dell'inossidabile.

Inoltre la città si sta sempre più specializzando nel settore terziario, grazie alla posizione geografica che ne fa una cerniera tra l'Umbria, Roma e il Centro Italia; e della ricerca, grazie allo sviluppo universitario e al costituendo Centro di ricerca per le cellule staminali, progetto curato dallo scienziato Angelo Vescovi, e dal centro di ricerca per le Nanotecnologie. In tutto il territorio sono presenti 17 multinazionali, operanti soprattutto nei settori della chimica e della tecnologia.

Al 2015, il totale delle imprese presenti nel territorio ammonta a 10.590, di cui: il 39% è rappresentato da commercio e trasporti, il 25,3% dai servizi, il 12,3% dalle costruzioni ed il 9,1% dall'industria e produzione energetica.[138]

Fonti di energia[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune di Terni è presente una centrale idroelettrica (Galleto), controllata da ERG che produce 530 MW. Due sono le centrali termoelettriche, entrambe controllate da Edison S.p.A.. Nell'ambito delle energie rinnovabili si annovera TerniEnergia (installazione di impianti fotovoltaici, parchi eolici) e Genera (progettazione e realizzazione di impianti fotovoltaici, a biomasse e parchi eolici).

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Grattacielo in Via Giandimartalo di Vitalone
Vista di un quartiere moderno di Terni in notturna.

Per la sua posizione strategica, Terni è collegata a tutte le maggiori città del centro Italia con tempi di percorrenza piuttosto brevi. Il sistema viario di Terni è composto da:

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

La stazione di Terni

La stazione centrale è situata sulla ferrovia Roma-Ancona, interessata da relazioni treni regionali e a lunga percorrenza, e funge altresì da capolinea di due relazioni regionali.

La ferrovia Terni-Sansepolcro, la cui infrastruttura è in carico alla Ferrovia Centrale Umbra (FCU), è gestita da Busitalia-Sita Nord.

La ferrovia Terni-L'Aquila-Sulmona, di Rete Ferroviaria Italiana (RFI), vede anch'essa servizi gestiti da Busitalia-Sita Nord sulla relazione verso L'Aquila. Su tale infrastruttura sono attive in ambito suburbano le stazioni e fermate di Terni Cospea, Marmore e Stroncone.

rete dei trasporti del settore nord-est dell'area metropolitana di Roma

La stazione è interessata anche da alcuni treni merci, soprattutto in relazione alla presenza degli stabilimenti siderurgici e chimici raccordati.

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

Convoglio in sosta davanti alle acciaierie (cartolina d'epoca)

Le autolinee urbane, suburbane ed extraurbane di Terni sono attualmente gestite da Busitalia-Sita Nord.

Fra il 1901 ed il 1933 fu attiva a Terni una linea tranviaria urbana che collegava la stazione Dante e la centrale piazza Tacito fino a raggiungere piazza Vittorio Emanuele, poi piazza della Repubblica. Una diramazione di tale linea conduceva presso le Acciaierie di Terni, dove sorgeva anche il deposito della società esercente, la STET. Quest'ultima esercì anche, fino al 1960, la tranvia Terni-Ferentillo, una linea extraurbana costruita prevalentemente per il trasporto delle merci lungo la Valnerina.

Aeroporti[modifica | modifica wikitesto]

La città dispone dell'aviosuperficie Alvaro Leonardi (Icao: LIAA), presso la zona di Maratta, per piccoli aerei, adibita a scuola di volo nonché a servizio delle forze di sicurezza e protezione civile e alla pratica del paracadutismo.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Sindaci di Terni.

Dal 22 giugno 2009 la città è amministrata da Leopoldo Di Girolamo (Pd). La sede del comune è a Palazzo Spada.

Fino al 2014 due delle tre suddivisioni amministrative del comune di Terni sono governate da una coalizione di centro-sinistra, mentre una da Rifondazione Comunista.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Patti di amicizia[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Terni ha ospitato otto volte l'arrivo di tappa del Giro d'Italia (1926, 1940, 1951, 1957, 1976, 1978, 1987, 1995),

Principali società sportive[modifica | modifica wikitesto]

A Terni vi sono diverse società sportive che gareggiano nei livelli nazionali e internazionali della loro disciplina:

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Questi sono i più importanti impianti sportivi della città di Terni:[139]

Terni, zona sud-est (quartiere di Città Giardino).jpg

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  2. ^ http://www.romanoimpero.com/2011/12/terni-umbria.html
  3. ^ Terni, la Manchester italiana - Terni, la Manchester italiana | Stile.it
  4. ^ Guida turistica Terni: una città, mille sfaccettature - Logitravel.it
  5. ^ DONBOSCOLAND.IT - San Valentino e la città degli innamorati
  6. ^ http://www.terninrete.it/Notizie-di-Terni/default-346348
  7. ^ Roma, 1932, pp. 24-29
  8. ^ Rom. Ant. Lib. I, c. 19
  9. ^ Flor. Lib. I, cap. 7
  10. ^ C. Plinii Secundi, Historiae Mundi, Lib. III, cap. 19
  11. ^ Erodoto, IV, 49, 3.
  12. ^ Geografia, Lib. V, Cap. II, n. 10
  13. ^ Dionigi di Alicarnasso, Ρωμαιχή Ἁρχαιολόγια, I, 14.4
  14. ^ Marco Tullio Cicerone, Epistulae ad Atticum, Liber IV, 15, 5
  15. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, XXVII, 9; Tito Livio, Ab Urbe condita, XXIX, 15. Per una critica complessiva sull'accaduto e l'importanza della sentenza definitiva del Senato si veda Gaetano De Santis, Storia dei Romani, vol. III, parte II, La Nuova Italia Editrice, Firenze 1968, pp. 448-449 e vol. IV, parte I, La Nuova Italia Editrice, Firenze 1969, pp. 553-554.
  16. ^ Claudia Andreani, La città romana, in Valentina Leonelli, Paolo Renzi, Claudia Andreani, Cristina Ranucci, Interamna Nahartium, Materiali per il Museo Archeologico di Terni , Edizioni Thyrus, Arrone (TR) 1997, p. 139
  17. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 12, 107
  18. ^ Claudia Andreani, Il municipio romano , op. cit., pp. 139-168
  19. ^ Publio Cornelio Tacito Historiae, Liber III, LXI
  20. ^ Elio Sparziano ''Historia Augusta, Vita Severi, 6
  21. ^ Epitome De Caesaribus, XXX
  22. ^ Racconta Francesco Angeloni nella sua Historia di Terni.
  23. ^ Sulla viabilità romana extra-urbana si veda Paul Fontaine, Cités et enceintes de l'Ombrie antique, Institut Historique Belge de Rome, Bruxelles-Rome 1990, pp. 111-114
  24. ^ Cristina Ranucci, Interamna Nahars nella tarda antichità: l'avvento del Cristianesimo, in Valentina Leonelli, Paolo Renzi, Claudia Andreani, Cristina Ranucci, Interamna Nahartium, Materiali per il Museo Archeologico di Terni op. cit., pp. 171-202
  25. ^ Per i movimenti degli eserciti, gotico e bizantino, nell'attuale Umbria meridionale vedi Procopio di Cesarea, Ὑπὸν τὼν πολεμὼν, V, 16; VI, 11; VII, 12; VIII, 23
  26. ^ Pier Maria Conti, Genesi, fisionomia e ordinamento territoriale del ducato di Spoleto, in Spoletium, XVII, 1975
  27. ^ La etimologia è chiara: città posta tra i fiumi o tra le acque.
  28. ^ Enio Navonni, curatore delle ricerche storiche di: Terni che fu.
  29. ^ Pompeo De Angelis, Storia di Terni, prima parte - Dalla preistoria alla formazione del comune medioevale. p.155
  30. ^ Fu una scusa per punire il popolo di Terni per essersi sbarazzati dei fratelli di Ottaviano.
  31. ^ Die Chronic des Popstes Burchard von Ursberg in Monumenta Germaniae Historica, Scriptores rerum germanicarum in usum scholarum separatim editi, p. 52; Johan Friederich Bohmer, Regesta Imperii IV. Lothar III und åltere Staufer 1125-1197. 2 Abt.: Die Regesten des Kaiserreiches unter Friederich I 1152(1122)-1190. Lief 1168-1180, Wien 2001, IV, 2,3, n.2070 Startseite : Regesta Imperii
  32. ^ Secondo eroe leggendario ternano, nato dal mito popolare dell'inizio del secolo '200. Sarà l'antagonista di questa seconda leggenda a dare le Armi ufficiali al comune di Terni.
  33. ^ Testimonianza della tenace sopravvivenza della tradizione, sono i numerosi testi di storia e cultura locale, e un quadro di Orneore Metelli, ora in una collezione privata di Zurigo, intitolato “La rivolta contro gli agenti delle tasse“. Vi è riconoscibile la facciata di San Tommaso, un sacerdote sulla porta, certamente don Piero e, sopra botti accatastate, una figura vigorosa con un martello in mano, attorniata da popolani armati di forconi e bastoni.
  34. ^ Pompeo De Angelis, Storia di Terni, prima parte - Dalla preistoria alla formazione del comune medioevale. p.155
  35. ^ Monumenta Germaniae Historica, Epistulae saeculi XIII e regestis Pontificum Romanorum selectae, Tomus I, Weidmannos, Berolini MDCCCLXXXIII, pp. 33-34
  36. ^ Era Rainerio (13 gennaio 1218-1253).
  37. ^ I Gv. 2, 18.
  38. ^ Concetto, più volte espresso con parole di Isaia.
  39. ^ Salm. 147,20. Seguirono brevi sparse referenze bibliche.
  40. ^ C. Mazzoli, l'abbazia di S. Benedetto in fundis di Stroncone. Per una storia del monachesimo dell'Umbria meridionale, Terni 1994, p. 28 nota 23
  41. ^ Monumenta Germaniae Historica, Constitutiones et acta publica Imperatorum et Regum, Tomus II, Impensis Bibliopoli Hahniani, Hannoverae MDCCCXCVI, pp. 341, 347 e 354; Johan Friedrich Bohmer, op.cit., RI V 1, 1, 3609a
  42. ^ a b Da: Cronistoria Narnese, di Edoardo Martinori (1854-1935).
  43. ^ Daniel Waley, Lo Stato papale dal periodo feudale a Martino V, in Storia d'Italia, a cura di Giuseppe Galasso, UTET, Torino 1987, p. 297
  44. ^ Biblioteca Comunale di Terni, Diplomatico, cass. G. cont. 34, nr. 7: Lettera del 22 Gennanio 1372
  45. ^ Archivio di Stato di Terni, Archivio Storico Comunale di Terni, I Catasti antichi, bb. 2135 e 2139
  46. ^ Chiamato così dai ternani, per la sua forma a spicchio di luna. Sulla cima di detto locus alla fine del secolo '300 e inizio '400 sorgerà la più potente rocca difensiva della città: la famosa Torre di Colleluna, visibile ancora dalla strada e dalla ferrovia linea Roma-Ancona.
  47. ^ Marina Antinori, Colleluna: ieri, oggi e domani, p.97
  48. ^ Merlino di Filippo, Cronaca, in Francesco Angeloni, Storia di Terni, Roma 1646, p. 167: Anno Domini 1349 fuerunt in partibus civitatis Interampnae multi terraemotus et inceperunt de mense septembris et duraverunt usque ad medietatem mensis novembris
  49. ^ Le altre erano: le fortificazioni della Valnerina all’ingresso della conca ternana, come la Rocca Accarina; presso le Marmore, la Rocca di Monte Sant’Angelo, rocca di Lago Stella e Papigno, la rocca di Monte di Valle presso Miranda, Miranda stessa (dal 1453); le fortificazioni dei rilievi a sud della Conca Ternana come Rocca di Fava, il castello di Perticara e, Rocca Carlea, le rocca della Flaminia fra Narni e Terni: Collescipoli; le rocche presso gli insediamenti fortificati dei rilievi settentrionali della Conca Ternana, la rocca di Casale Rinaccio, e Rocca San Zenone. Cinzia Perissinotto, Il sistema di fortificazioni della Conca Ternana nel medioevo.
  50. ^ Marina Antinori, giugno 2012: «Oggi la torre non è più munita e temibile come un tempo, è senza difese: proprietà privata e in vendita».
  51. ^ Così veniva chiamata in passato.
  52. ^ Autore di romanzi e novelle storiche stampati tra il 1860 e 1970.
  53. ^ Ceroni, 1931, pp. 53 e ss. l’autore dà la misura di 35 m stimando che potesse arrivare molto più in alto. Perissinotto, 2006, pp. 67 e ss.
  54. ^ Pietra calcarea che si trova solo a Terni, molto dura e dall'aspetto spugnoso.
  55. ^ Perissinotto 2006, p. 68.
  56. ^ Francesco Angeloni, Historia di Terni
  57. ^ A.S.T., A.N.T., 13 c. 222r (1456 dicembre 9) e A.S.T., A.N.T. 16, c. 125v e ss. (anno 1479)
  58. ^ «Fra la fine del Trecento e la prima metà del Quattrocento le famiglie ternane più influenti e già affermatesi nel corso del Medioevo come i Giocosi, i Paradisi, i Donatucci e i Manassei, possedevano immobili con affaccio o nei pressi della PLATEA COLUMNARUM, oppure lungo gli assi viari principali». Elisabetta David, la biblioteca di Giovanni Mazzancolli, in BISAO XLII-XLIII 1986-87 pp.203-16
  59. ^ Si estinse nel periodo delle invasioni barbariche , ma fu antica e potente famiglia umbro-celtica interamnate, di stirpe Naharti.
  60. ^ Giovan Battista di Crollalanza, Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane, estinte e fiorenti - volume secondo, e Francesco Zazzera, Della nobilta dell'Italia parte prima.
  61. ^ Le leggi suntuarie, ispirate dalla predicazione francescana, ma anche da ragioni economiche, regolamentavano il lusso e il costume in molte città italiane. A.S.T. ,A.S.C.I., Riformanze, vol. 1649, c. 72v.; A. Ghinato, op. cit. Elisabetta David, Leggi suntuarie a Terni tra XV e XVI secolo, in "Memoria storica", n. 6, pp. 49-59.
  62. ^ Silvestri, Collezione di memorie storiche ct., I pp. 92-93.
  63. ^ Rossi Passavanti, Interamna dei Naarti cit., p. 462.
  64. ^ Rossi Passavanti, Interamna dei Naarti cit., p. 455.
  65. ^ Rossi Passavanti, Interamna dei Naarti cit., pp. 470-471; De Angelis, Terni di Barnaba Manassei cit., p.33.
  66. ^ Silvestri, Collezione di memorie storiche ct., I pp. 145-146; Rossi Passavanti, Interamna dei Naarti cit., p. 502.
  67. ^ Rossi Passavanti, Interamna dei Naarti cit., p. 465.
  68. ^ Angeloni, Storia di Terni cit., p. 237.
  69. ^ Angeloni, Storia di Terni cit., p. 243.
  70. ^ Perissinotto, Il sistema di fortificazioni cit., p. 66.
  71. ^ Francesco Angeloni, Historia di Ternicit., p. 245.
  72. ^ Ceroni 1931, p. 246.
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  74. ^ A.S.T., A.S.C.I., riformanze, vol. 2144, cc. 11v e sgg.
  75. ^ Elisabetta David, C. Massoli, Feste, giochi e tornei in "Storia illustrata delle città dell'Umbria. Terni", pp. 203-212.
  76. ^ Pompeo De Angelis, Storia di Terni - terza parte, Dal Rinascimento all'Illuminismo.
  77. ^ Luigi Lanzi, Araldica di Terni
  78. ^ (l’attuale Mahdia in Tunisia)
  79. ^ Ludovico Silvestri, op. cit., pp.219-222
  80. ^ È possibile vedere il suo monumento funerario nella Chiesa delle Lagrime a Trevi.
  81. ^ Lodovico Silvestri, op. cit., pp. 304-308; Augusto Pozzi, "Storia di Terni", Spoleto 1939, p. 199; Walter Mazzilli, "Da Piazza Maggiore alla Rotonda dell'Obelisco", Terni 2009, pp. 53-57; Vincenzo Pirro, La rivolta dei Banderari, in Storia Illustrata delle città dell'Umbria, op. cit., pp. 115-124
  82. ^ Maria Laura Moroni, La città pontificia, in Storia Illustrata delle città dell'Umbria, op. cit., pp. 125-146
  83. ^ Giorgio Brighi, Terni giacobina. Dalla Repubblica Spoletina alla Repubblica Romana, in 'Memoria Storica', 18, 2001, pp. 7-16
  84. ^ Giorgio Brighi, Terni giacobina. La Repubblica Romana, in 'Memoria Storica', 20, 2002, 55-68
  85. ^ Lodovico Silvestri, op.cit., p. 618, 633, 635
  86. ^ Vincenzo Pirro, Terni e la rivoluzione del 1831, in 'Memoria Storica', 2, 1992, pp. 5-28
  87. ^ Vincenzo Pirro, Cultura e struttura a Terni nell'Ottocento. II parte: Il tramonto dello Stato Pontificio (1831-1846), in 'Memoria Storica', 3, 1993, pp. 5-26
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  89. ^ Andrea Giardi, La città nel Risorgimento, in Storia Illustrata delle città dell'Umbria, op. cit., pp. 263-267
  90. ^ Vincenzo Pirro, «Terni politica. Dalla restaurazione all'annessione (1850-1861)», in Memoria Storica, 8, 1996, pp. 7-26
  91. ^ Museo Mentana
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Scorcio di Terni all'alba con quartiere degli anni 60-70 (sullo sfondo i monti della Valnerina).

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  • Luigi Lanzi, Terni, la città e i dintorni. Edizioni Thyrus, Terni 2002
  • Elia Rossi Passavanti, Terni. Alterocca, Terni 1974
  • AAVV, Storia Illustrata delle Città dell'Umbria, a cura di M. Giorgini. Elio Sellino Editore, Milano 1994
  • L'Umbria - Manuali per il territorio, Terni. Edindustria, Roma 1980
  • Franco Bonelli, Lo sviluppo di una grande impresa in Italia. La Terni dal 1884 al 1962. Einaudi, Torino 1975
  • Valentina Leonelli, Paolo Renzi, Claudia Andreani, Cristina Ranucci, (a cura di Vincenzo Pirro) Interamna Nahartium - Materiali per il Museo Archeologico di Terni. Edizioni Thyrus, Terni 1997
  • Marcello Gaggiotti, Dorica Manconi, Liliana Mercando, Monika Verzàr, Guide Archeologiche Laterza, Umbria Marche. Laterza, Roma-Bari 1980
  • Lodovico Silvestri, Collezione di memorie storiche tratte dai protocolli delle antiche riformanze della città di Terni dal 1387 al 1816. Edizioni Thyrus, Terni 1977
  • Francesco Angeloni, Historia di Terni. Roma 1666. III ed. Terni 1966
  • Renato Covino (a cura di), Le industrie di Terni. Giada, Perugia 2002
  • Renato Covino (introduzione) e Gianni Bovini (apparati), "Le industrie di Terni. Schede su aziende, infrastrutture e servizi". Giada, Perugia 2002
  • Paolo Rinaldi (a cura di), "L'iconografia francescana a Terni, nel sud Umbria e nella Sabina". Comune di Terni, Terni febbraio 1983
  • Paolo Rinaldi, "Materiali per il museo archeologico di Terni". Comune di Terni, Terni
  • Adriano Andreani con presentazione di Alighiero Maurizi, "Historie Ternane". Edizioni APE, Terni 2000
  • Simonetta Neri, "Terni. Guida della città e dei dintorni". edilmond, Città di Castello (PG) 1998
  • Enzo Simula - Paola Biribanti (a cura di), "Cento anni cento scatti. Una città si racconta". Edizioni Thyrus, Terni 2005
  • Marcella Arca Petrucci (edited by), "Il patrimonio della cultura termale. Per una rete europea di ecomusei". Edizioni 2005
  • 'Rassegna Economica', periodico trimestrale della CCIA di Terni, varie annate
  • 'Memoria Storica', Rivista del Centro di Studi Storici di Terni, Direttore Vincenzo Pirro. Edizioni Thyrus, Arrone (TR), varie annate, ISSN 1125-3886
  • Aldo Tarquini, La città di Mario Ridolfi. Architettura, urbanistica, storia, arte, cinema, fotografia. De Luca editori d'Arte, Roma 2006, ISBN 88-8016-705-7
  • Roberto Fabrini " La piccola grande storia della medicina a Terni" 2005 Stella editore
  • Tommaso Dore, Misteri di ieri e di oggi a Terni e nella Bassa Umbria, Italus Edizioni / Associazione Italus, Roma 2012.
  • a cura di Cecilia Cristofori, Operai senza Classe. La fabbrica globale e il nuovo capitalismo. Un viaggio nella ThyssenKrupp Acciai Speciali di Terni, Franco Angeli Milano 2009, ISBN 978-88-568-0633-5
  • Walter Mazzilli, Da Piazza Maggiore alla rotonda dell'Obelisco. Le vie e le piazze di Terni, Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni, 2009.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Antico battente con volto grottesco (Terni, XVI-XVII secolo circa)

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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