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Terni

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Terni
comune
Terni – Stemma Terni – Bandiera
Terni – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Umbria-Stemma.svg Umbria
Provincia Provincia di Terni-Stemma.png Terni
Amministrazione
Sindaco Leopoldo Di Girolamo (PD) dal 22-6-2009
Territorio
Coordinate 42°34′N 12°39′E / 42.566667°N 12.65°E42.566667; 12.65 (Terni)Coordinate: 42°34′N 12°39′E / 42.566667°N 12.65°E42.566667; 12.65 (Terni)
Altitudine 130 m s.l.m.
Superficie 211,90 km²
Abitanti 113,339[1] (30-9-2016)
Densità 0,53 ab./km²
Frazioni Vedi elenco
Comuni confinanti Acquasparta, Arrone, Colli sul Velino (RI), Labro (RI), Montecastrilli, Montefranco, Narni, Rieti (RI), San Gemini, Spoleto (PG), Stroncone
Altre informazioni
Cod. postale 05100
Prefisso 0744
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 055032
Cod. catastale L117
Targa TR
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona D, 1 650 GG[2]
Nome abitanti ternani
Patrono san Valentino
Giorno festivo 14 febbraio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Terni
Terni
Terni – Mappa
Posizione del comune di Terni all'interno della provincia omonima
Sito istituzionale

Terni (Interamna Nahars in latino) è un comune italiano di 111 376 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Umbria.

È il quarantunesimo comune italiano per popolazione e il settimo dell'Italia Centrale, nonché secondo della regione Umbria per popolazione e nono per superficie.

Tradizionalmente fondata nel 672 a.C. (sebbene alcuni reperti indichino una presenza stabile dal 3000 a.C.) da popolazioni originarie dell'Europa centrale (protoceltiche e germaniche) che fuse insieme diedero vita alla popolazione conosciuta poi con il nome di Umbri. La tribù che si stanziò a Terni venne chiamata Naharti. La loro città fu una delle più importanti della Regio VI - Umbria et Ager Gallicus, una delle regioni formate da Augusto per dividere l'Italia romana.[3]

Città ad elevato tasso di sviluppo industriale sin dal XIX secolo, ricoprì un ruolo da protagonista nella seconda rivoluzione industriale, parallelamente alla nascita delle Acciaierie nel 1884 ed essendo già sede, dal 1875, di una Fabbrica d'Armi tuttora attiva, oltre che di impianti idroelettrici ed opifici specializzati nei settori tessile e chimico. Per la sua importanza ha subìto pesanti bombardamenti nel corso della seconda guerra mondiale da parte degli Alleati che, però, non le hanno impedito di rimanere tuttora uno dei fulcri dell'economia regionale e nazionale. Per questo motivo è soprannominata "La Città d'Acciaio" e la "Manchester italiana".[4]

Oggi, nel XXI secolo, Terni è una città completamente rinnovata e a misura d'uomo con un importante centro storico, economico, sociale e naturalistico.[5] Alle vastissime zone industriali, infatti, si alternano paesaggi verdi (in primis la cascata delle Marmore), testimonianze di resti romani, medievali e di archeologia industriale.

È conosciuta in tutto il mondo come Città degli Innamorati in quanto il suo patrono, san Valentino, vi nacque e divenne vescovo; le spoglie del santo sono custodite presso l'omonima basilica.[6]

Secondo uno studio dell'ISTAT, Terni risulta essere la città più "verde" del Centro Italia e sesta in tutto lo Stivale.[7]

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Terni sorge sulle rive del fiume Nera e del fiume Serra, in una vasta e fertile conca circondata dall'Appennino umbro-marchigiano e dal Subappennino laziale. È situata al centro della penisola italiana e dista 80 chilometri da Perugia, 90 da L'Aquila e 100 da Roma.

Area urbana di giorno: in primo piano il quartiere Rivo, sullo sfondo il centro cittadino con a sx il polo siderurgico ThyssenKrupp-Ast
Parte dell'area urbana di notte

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Conca Ternana.

Il territorio comunale è ampio (211,90 km²), e si estende intorno alla città di Terni, (conca Ternana) fino alla Valnerina Ternana ad est e alle Terre Arnolfe a nord/nord-ovest raggiungendo una superficie di 325 km² ed i 172.770 abitanti. La densità abitativa è abbastanza elevata, per la notevole presenza di aree verdi sparse nel territorio comunale. Il territorio si è formato a causa dell'erosione dovuta al mare presente durante la preistoria. Anche per questo elemento il sottosuolo è sabbioso e quindi riduce la possibile devastazione dei terremoti che spesso si scatenano nelle zone appenniniche.

Orografia[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale e l'hinterland hanno un dislivello di 1.577 m s.l.m.: si passa infatti dai 95 metri tra il confine fra Terni e Narni, ai 130 di Terni, e si sale progressivamente ai 300 di media dei comuni limitrofi e Valnerina, i 1.121 del Monte Torre Maggiore fino ai 1.672 del Monte Aspra.

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

I fiumi presenti nel territorio sono il Nera, il Serra, il Tescino, l'Aia e il canale di Recentino. Le Cascate delle Marmore sono formate dal fiume Velino che compie interamente il suo corso attraversando la provincia di Rieti e il suo capoluogo, gettandosi poi nel Nera.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la classificazione dei climi di Köppen, Terni appartiene alla fascia Csa, ossia al clima temperato delle medie latitudini, con estate calda. La città gode di un clima mite e confortevole nei periodi primaverili ed autunnali.

Le stagioni più piovose sono la primavera e l'autunno, prevalentemente nei mesi di novembre e aprile. L'autunno tende inoltre a essere più caldo della primavera a causa del lento rilascio del calore assorbito dal suolo nel corso dei mesi estivi.

Per la loro posizione in una piana alluvionale intermontana, sia la città che i centri limitrofi sono soggetti a forti escursioni termiche annue: cosicché l'estate è estremamente calda, umida, poco ventilata e perciò afosa, condizione che espone il territorio a forte rischio di siccità. Viceversa, gli inverni sono freddi e piovosi, con notevoli picchi rigidi e intervallati fenomeni nevosi di una certa consistenza.

In generale, il clima è moderatamente ventilato, poiché i venti tendono a diminuire d'intensità incontrando le alture circostanti. Pertanto, in assenza di vento, è frequente che la nebbia, talvolta molto fitta, ricopra la conca per buona parte della giornata, soprattutto durante la stagione fredda, con elevati valori di umidità dell'aria.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Terni.
TERNI Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 10,2 12,6 16,1 19,7 24,6 28,9 32,7 32,2 27,9 21,8 15,3 10,8 11,2 20,1 31,3 21,7 21,1
T. min. mediaC) 2,4 3,5 5,6 8,1 11,9 15,7 18,3 18,3 15,5 10,8 6,6 3,5 3,1 8,5 17,4 11,0 10,0
Precipitazioni (mm) 66 68 63 65 69 60 26 57 83 102 110 83 217 197 143 295 852
Giorni di pioggia 8 8 8 8 8 7 4 5 6 7 9 8 24 24 16 22 86
Eliofania assoluta (ore al giorno) 3,3 4,2 4,8 5,5 6,9 7,9 9,4 8,8 7,1 5,6 3,8 3,0 3,5 5,7 8,7 5,5 5,9
Vento (direzione-m/s) E
3,3
E
3,3
SW
3,1
SW
3,2
SW
3,2
SW
3,2
SW
3,3
SW
3,2
SW
2,9
E
3,1
E
3,1
E
3,3
3,3 3,2 3,2 3,0 3,2

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Terni.

Preistoria[modifica | modifica wikitesto]

La città, posta in una pianura alluvionale tra il fiume Nera e il torrente Serra, vide il suo territorio abitato già nell'età del bronzo e del ferro, come testimoniano numerosi rinvenimenti. L'età del Bronzo medio (XVIXIII secolo a.C.) è segnata da un'attività pastorale, di tipo transumante, contraddistinta da insediamenti in capanne e grotte. Questa attività di tipo caseario è testimoniata dai vari manufatti ceramici, ad essa connessi, rinvenuti presso Titignano, Avigliano Umbro e Narni. Con gli inizi dell'età del Ferro (X secolo a.C.), il territorio accresce la propria importanza, come attestato dalla grande necropoli delle Acciaierie. In questo periodo si afferma un modello di insediamento stabile ed organizzato, supporto fondamentale per lo sviluppo della cultura ternana, una delle più importanti dell'Italia protostorica.

In base alla tipologia dei corredi funerari è possibile distinguere tre fasi: Terni I, Terni II e Terni III.

Alla prima fase, la più antica, appartengono le tombe ad incinerazione, formate da un pozzetto per lo più cilindrico. Le analogie culturali sono con l'area laziale, soprattutto Roma-Colli Albani e Allumiere. L'abitato corrispondente alla necropoli di questo periodo era probabilmente situato sul Colle di Pentima, lungo il margine orientale della conca ternana.

La fase Terni II, databile al IX secolo a.C., è caratterizzata dalla sostituzione del rito funerario dell'incinerazione con quello dell'inumazione. Le sepolture ad inumazione sono formate da fosse rettangolari, riempite con terra e pietrame oltre il livello del suolo, alcune con circolo di pietre a delimitarne il perimetro, a volte con fondo pavimentato da ciottoli di fiume. Le evidenze culturali di questa fase ricollegano la necropoli ternana all'area umbra, sabina e picena, ma con apporti dalla fase laziale di Roma-Colli Albani II, soprattutto nella ceramica.

Alla fase Terni III, databile fra l'VIII e il VI secolo a.C., appartengono le tombe di S. Pietro in Campo, poco più ad occidente della necropoli delle Acciaierie, e quelle rinvenute nell'area dell'ex poligrafico Alterocca. Le sepolture sono tutte ad inumazione, particolarmente ricche, quelle maschili, di armi in ferro, fra cui le lance a foglia, giavellotti, spade e pugnali, in quelle femminili, lebeti, bacili, attingitoi, anfore, oltre alle fibule. I più recenti scavi, in località Maratta Bassa e in contesto urbano, hanno confermato un processo di proto urbanizzazione, decisamente precoce rispetto ad altre realtà umbre.

In epoca storica, secondo le Tavole eugubine, il popolo dei Naharti (Naharkum..Numen) era considerato nemico dell'arce umbra di Gubbio, al pari degli Etruschi e degli Jabusci. È probabile che i Naharti abitassero proprio lungo il corso del Nera, la cui radice idronimica Nahar- è in comune con l'appellativo Naharkum.

Alcune sommità che circondano la piana di Terni continuarono ad essere abitate, come le propaggini meridionali dei monti Martani, disseminate di piccoli insediamenti, posti fra i 700 e i 1.000 m di altezza, non tutti a scopo abitativo, di cui il più importante è il sito fortificato di Sant'Erasmo di Cesi, databile almeno al V secolo a.C.

La notizia non provata che al di sopra di Rocca San Zenone si trovasse l'oppidum umbro di Vindena si riferisce probabilmente alla memoria di questi insediamenti di altura.

L'origine della città viene dunque fatta risalire al 672 a.C., come si evince da un'iscrizione latina di età tiberiana. Il nome Interamna Nahars ha fatto pensare che il Nera e il Serra e i loro affluenti circondassero la città, costituendo una difesa naturale. Infatti in italiano: Inter (fra) Amne (corsi d'acqua, fiumi) e Nahars (Naharti-ki, abitanti del fiume Nera, in latino Nar o Nahar). Il nome Interamna si è poi evoluto in Teramna, Terani ed infine, Terni.[8]

La conquista romana[modifica | modifica wikitesto]

Scorcio del parco pubblico de "La Passeggiata" con la sconsacrata chiesa di Santa Maria del Carmine

Le fonti classiche non citano quando Terni entrò a far parte delle strutture amministrative romane. Nel 290 a.C., o poco dopo, Manio Curio Dentato promosse la costruzione della Via Curia (di cui non resta traccia), collegando Terni a Rieti[9] e realizzò il taglio del costone delle Marmore, per facilitare il deflusso delle acque del Velino nel Nera;[10] è, quindi, probabile che già all'epoca Interamna fosse romanizzata.

Durante la seconda guerra punica, nel 214 a.C., Interamna, insieme ad altre undici colonie latine, non si trovò nelle condizioni di fornire il suo contingente di armati per formare le due legioni urbane che i consoli di quell'anno, Quinto Fabio Massimo Verrucoso e Marco Claudio Marcello, ebbero intenzione di arruolare; quest'azione, giudicata dal Senato di Roma come tradimento, fu severamente punita qualche anno dopo con l'emanazione di una legge apposita, che nella giurisdizione delle colonie latine si chiamò ius XII coloniarum.[11] Tra l'altro, a questo periodo risalgono le mura che circondarono il perimetro dell'abitato romano.

Alla fine del secondo secolo a.C. sono databili alcuni lavori di riassetto del ramo orientale della via Flaminia, che collegava (e collega) Narni a Spoleto, per riallacciarsi all'originario tracciato della consolare all'altezza di Forum Flaminii, poco a nord di Foligno.

Dopo la Guerra sociale Interamna divenne municipium, non si sa se con le caratteristiche della piena cittadinanza o come civitas sine suffragio.[12]

L'Impero Romano[modifica | modifica wikitesto]

La statua di Gaio Cornelio Tacito a Terni.

Con la sistemazione amministrativa dell'Italia, Interamna fu iscritta alla tribù Clustumina e fu inclusa nella Regio VI Umbria.[13] Si colloca nel periodo fra la fine del I secolo a.C. e la prima metà del I secolo d.C. la strutturazione definitiva della Terni romana. In questo periodo furono edificati tempi, il teatro, due terme e l'anfiteatro.[14]

Durante l'Impero fu teatro di alcuni avvenimenti significativi: la resa delle ultime truppe di Vitellio alle legioni di Vespasiano nel 69,[15] l'attribuzione, da parte del Senato, dell'auctoritas imperiale a L. Settimio Severo, già acclamato imperatore dalle legioni d'Illiria, nel 193,[16] e l'uccisione, nel 253, nelle campagne vicine, dell'imperatore V. Treboniano Gallo e di suo figlio G. Vibio Volusiano, mentre si apprestavano a combattere contro le legioni dell'usurpatore M. Emilio Emiliano, acclamato Imperatore dalle truppe della Mesia.[17]

Risale all'inizio del III secolo d.C. la testimonianza della Tabula Peutingeriana che il tracciato di riferimento della Via Flaminia non è più quello occidentale, da Narnia a Mevania, ma quello orientale, che passa per Terni, contrariamente all'itinerarium Gaditanum di due secoli prima, che indica il primo come percorso preferito.[18]

La diffusione del Cristianesimo è attestata dall'area cimiteriale, databile al IV secolo, sorta su una necropoli pagana, alla sommità di un colle poco a sud della città, lungo la via Interamnana. Il luogo principale di culto fu costruito probabilmente all'interno delle mura cittadine, a ridosso dell'anfiteatro, nel luogo dove ora sorge la cattedrale e fu dedicato inizialmente a S. Maria Assunta.[19]

Dopo la Guerra Gotica, durante la quale è probabile che anche Interamna sia stata, prima occupata dagli Ostrogoti, poi ripresa dai Bizantini,[20] la conquista più significativa fu quella longobarda, avvenuta ad opera dei Duchi di Spoleto alla fine del VI secolo e compiuta già al tempo di Autari. Terni assunse il carattere di città di frontiera, trovandosi a poca distanza da Narni bizantina, posta a guardia della via Flaminia, nel suo tratto occidentale. Sebbene il limite esatto fra le due aree nemiche sia molto difficilmente identificabile, si ritiene che esso fosse compreso fra la consolare Flaminia, nel suo percorso più antico, in mano ai Bizantini, e la via Interamnana, in mano ai Longobardi, che la utilizzarono per l'occupazione della Sabina occidentale, fino a Farfa.[21]

Durante la prima fase del dominio longobardo la diocesi ternana fu soppressa da papa Gregorio Magno, forse più per mancanza di fedeli che per riduzione della popolazione, e fu assorbita da quella di Narni.

Il passaggio ai Franchi non mutò radicalmente la situazione, poiché Terni continuò a dipendere dal Ducato di Spoleto, pur essendo sede di un comes. La diocesi, alla fine dell'VIII secolo, fu annessa a quella di Spoleto, ristabilendo così, ma a favore del Regno, un'anomalia istituzionale. Proprio per questo motivo il Papato e la diocesi narnese non smisero mai di rivendicare la sovranità su Terni, facendosi forti della Promissio Carisiaca e dei capitolari successivi, che affermavano la volontà dell'Impero di restituire Narni al Papa.[22]

Il Basso Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Terni fu libero comune già dall'anno 1100. Nel 1174 le soldataglie del vescovo Cristiano di Magonza la presero e la distrussero con l'accusa di non pagare le gabelle dovute.[23]

Nonostante i diplomi imperiali dei secoli precedenti, la cessione del territorio e della diocesi ternani al potere temporale dei Papi non si realizzò, probabilmente per le resistenze dei duchi e dei vescovi di Spoleto, e soltanto la decisa opera di annessione dell'intero Ducato di Spoleto da parte di Innocenzo III, nel 1198, riuscì a fare di Terni un pezzo del Patrimonio di San Pietro in Tuscia. Nel 1218, Onorio III ricostituì il Capitolo Cattedrale nella chiesa di Santa Maria Assunta, ma dotandola di una competenza territoriale molto esigua, esposta alle rivendicazioni di Spoleto che veniva appoggiata delle capricciose famiglie romane, in particolar modo dai Crescenzi, che all'epoca si incistarono sulla piccola Narni come terrazza e appoggio per le loro incursioni o presunti rivendicazioni in Umbria, in particolar modo nella conca da sempre dominio dell'orgogliosa, ma indomita Terni.[24]

Quando Terni entrò a far parte del potere temporale dei papi era già un Comune, con la magistratura dei due consoli e il Parlamento, ma con una fiera storia di lotte per mantener salda la propria indipendenza.

Al momento in cui gli fu restituita la diocesi, Terni ebbe anche il Podestà e il Capitano del Popolo, in anticipo di qualche decennio rispetto ad altri comuni umbri. Il Duecento, epoca della definizione istituzionale del comune, periodo dominato dalle lotte per la determinazione del confini del territorio e dall'affermazione della città sul contado, era stato caratterizzato dall'iniziativa pubblica che si concretizzava nell'apertura dei grandi cantieri dei palazzi comunali e di quello del complesso dell'episcopio e della cattedrale, nella realizzazione delle nuove porte cittadine e nel contributo all'insediamento degli ordini mendicanti. Con la prima predica in volgare di Francesco d'Assisi nel 1218, per Terni, cominciò un periodo di intensa attività religiosa e sociale. A ridosso di tale data infatti nel territorio circostante - anche nel contado - si vide la nascita prima di alcuni eremi ed insediamenti provvisori francescani (l'Eremita Arnulphorum o di Cesi - da qui il nome dato alla zona sotto Cesi detta delle Terre Arnolfe -, lo speco di S. Urbano di Vasciano) ed agostiniani (S. Bartolomeo di Rusciano presso Rocca San Zenone, quest'ultimo era un castello o borgo fortificato nel contado di Terni, ancora esistente, posto a difesa della città)[25], poi di chiese e veri propri conventi soprattutto in ambito urbano, come accadde anche nei limitrofi castelli (o piccoli borghi fortificati) di Stroncone, Piediluco, Sangemini e Acquasparta per i Minori, nella vicina città rivale di Narni per frati Minori, Agostiniani e Domenicani. Gli ordini Mendicati più importanti, Francescani ed Agostiniani, giunsero a Terni leggermente più tardi, cioè verso la metà del Duecento. I conventi di San Francesco e di S. Pietro costituirono due riferimenti di notevole importanza in seno al contesto spiritituale ternano ma non solo, anche nella platea socio-culturale: nella fattispecie fu l'attività apostolica e pastorale dei religiosi, basata su studio, predicazione e confessione, a fare di questi luoghi dei centri di educazione e cultura. Infatti tutt'ora sono numerosi i testi di codici miniati francescani di questi due conventi ternani, conservati e custoditi gelosamente negli Archivi di Palazzo Mazzancolli (sede attuale dell'Archivio di Stato di Terni) e nell'edificio della Biblioteca Comunale della città. Degno di nota, nello strombo dell’ingresso laterale sinistro nella chiesa di San Francesco, una rara immagine del nobile Beato Simone Camporeali (inizi sec. XIV), tra i primi fondatori della comunità francescana di Terni e primo compagno ternano del santo assisiate.

Nel giugno del 1241 la nobiltà di origine germanica di Terni (Castelli, Manassei, Cittadini, Camporeali, Antonelli, Monteduranti e Simonetti), con tutta la cittadinanza si sottomise spontaneamente a Federico II, che la individuò, forse per le sue vie di comunicazione con Roma, come base della sua presenza nell'Italia Centrale durante il conflitto che lo oppose, nel 1244, al papa Innocenzo IV e, come sede, nel 1247, della dieta che avrebbe dovuto ridisegnare l'assetto amministrativo e politico dell'Italia.[26] Terni arricchirà il proprio stemma con un'aquila, quella imperiale, nera in campo dorato. Un privilegio concesso al libero comune di Terni, «...per la fedeltà e la gagliardia dei suoi uomini...», come riporta lo storico, artista e archeologo ternano Luigi Lanzi, da Federico II di ritorno dagli Abruzzi, dove aveva fondato la città dell'Aquila. Terni s'era data allo Svevo per la sua vocazione ghibellina, coadiuvata da Todi, Amelia e Foligno, sue alleate, e in odio alla prepotente Narni, alleata con Roma, Spoleto e Perugia in una lega guelfa, in appoggio ai comuni lombardi. La nostra città ospiterà più volte la corte di Federico II, che amava ritirarsi in un luogo ameno come la conca ternana, praticare la caccia col falcone nella selvaggia Valnerina insieme alla nobiltà ternana, in più c'era un ottima occasione per tenere sotto controllo le vie che scendevano verso Roma e inviare i messi imperiali coi suoi ordini in ogni angolo del Regno. Egli sostò a Terni anche fra l’estate del 1244 e il marzo del '45 quando avrebbe dovuto incontrare a Narni il nuovo pontefice Innocenzo IV. Tuttavia, con la morte del sovrano tedesco, Terni tornò formalmente all'obbedienza papale, anche se in maniera definitiva lo fece molto tardivamente (ultima metà del XV secolo) e con diverse resistenze, che se anche via via scemavano sempre più, furono epilogate con la eclatante e sanguinosa vicenda della Rivolta dei Banderari avvenuta nella notte del 22 agosto del 1564.

Nel 1294 il Comune si dotò di una nuova carica, i Quattro di Credenza o Difensori del Popolo, composto di quarantotto consiglieri, tratti per metà dall'ordine dei Cittadini o Boni Cives (i nobili) e per il resto dai Banderari (borghesi e artigiani) e, nel 1307, dei Magnifici Priori.

Durante la Cattività avignonese continuò la riottosa e bellicosa resistenza ghibellina al potere papale e, schiacciata fra due comuni guelfi che dovettero allearsi, perché altrimenti troppo deboli se presi singolarmente, come Spoleto e Narni, anche la stessa Terni, si attivò nella stessa politica ritrovando l'antica amicizia con l'altra storica "sorella ghibellina", Todi. Tuttavia nel 1354 tutte le città-stato dell'Umbria - anche se più per natura formale - si sottometteranno al legato papale, il cardinale Egidio Albornoz.[27] Il Trecento, a Terni, vide anche la realizzazione del nuovo circuito murario di nord-ovest, che, mentre inglobava il convento di San Francesco e il monastero di San Procolo, offriva nuove aree edificabili al processo già in atto di espansione urbana verso Porta Spoletina. Lo sforzo finanziario cui i cittadini furono sottoposti fu enorme, affrontato con orgoglio anche se con grande dispendio di denaro e energie (massimis sumptibus et expensis et cum massimis et difficilibus et quasi impossibilibus laboribus personarum)[28], tanto da comportare la redazione di un nuovo catasto al fine di riorganizzare il gettito fiscale [29]. Tuttavia, nonostante i conflitti interni, nonostante la peste nera, che - comunque - non è riscontrabile sapere quanto incise sul numero degli abitanti, nonostante i gravissimi terremoti che colpirono l'Italia centrale fra il settembre ed il novembre del 1349[30], Terni visse - provvidenzialmente - ancora quel momento di "ottimismo" demografico e, conseguentemente, edilizio che aveva caratterizzato il secolo precedente.

Agli inizi del Quattrocento Terni aveva tra i sei e i settemila abitanti ed era una città molto sviluppata e ricca, ricca perché grazie a un capitalismo che stava nascendo sulla spinta di fiorenti commerci e di una crescente attività manifatturiera aveva raggiunto fasti che non avevano nulla da invidiare ad altre città. Il tutto era favorito dalla presenza accanto al Nera e al Serra, di una serie di corsi d’acqua minori, le cosiddette forme, che attivavano: mulini (un numero elevato di trecento attivi), ramiere e cartiere (e che a maggior ragione giustificavano il nome di Interamna). Gran parte dell’attività del governo cittadino era riservata a questioni di natura idrologica (Marmore, fiumi e canali cittadini). Di pari passo la città pullulava - in maniera crescente - di una borghesia mercantile sempre più ricca (la già citata classe sociale dei Banderari) e assai industriosa che pareggiava in fasto e ricchezza alla sua controparte: i nobili. Giunta ad una sicurezza economica e salda, Terni, anche sull’onda del crescente spirito di orgoglio militare, non disdegnava di entrare in conflitto - ancor più che nel medioevo - con il governo pontificio, né con i centri confinanti come Spoleto, da sempre arrogantemente filo papale e orgogliosamente violenta con le città limitrofe, ma ormai indebolita militarmente dai fasti della corte romana e dagli ascetici costumi cardinalizi che l’avevano sempre più fagocitata, Narni, da sempre base di appoggio e terrazza sulla valle del Nera al servizio delle mire espansionistiche delle famiglie papali romane, e poi Rieti, la più importante, perché connessa alla delicata quanto insanabile e vetusta difficoltà con la Cascata delle Marmore e il canale idrico; questione prima fra tutte. Un aspetto molto importante relativo all'edilizia a Terni fra la fine del medioevo e la prima età moderna è l'attività di maestranze provenienti dall'Italia settentrionale, in particolare Lombardia. La lunga serie di contratti stipulati con mastri de Como o de Mediolano, che oltre ai rari appalti pubblici, lavoravano su committenza privata, testimonia una prassi affermatasi nel corso del XV e ancora diffusa nel secolo XVI. Pur esistendo famiglie di muratori locali - si distingue, ad esempio, la famiglia dei Nardoli che lavora all'orologio pubblico e ad alcune cappelle gentilizie all'interno della cattedrale -, si preferiva valersi di appaltatori "stranieri". Nella schiera dei nomi che emergono dalle fonti spicca quello di Pietro di Giovanni de Careva del contado di Milano, attivo a Terni per almeno 25 anni[31], il 27 agosto 1428 venne anche stipulato il contratto d'opera per la costruzione a cottimo di quattro torrioni con i mastri muratori Angelo Beltrami da Milano, Giorgio di Pietro da Como, Stefano di Giorgio da Como e Angelo di Giovanni da Como. Le torri erano a tre piani di cui due voltati (pro duabus voltis fiendis) e l'ultimo a terrazza (parapectum); inoltre la costruzione doveva tenere conto dell'uso della polvere da sparo accanto alle armi tradizionali e prevedere feritoie per le balestre (balestriis) e bocche da fuoco (biombarderiis)

A capo della macchina comunale ternana stavano sei Priori (in carica mensile), con ampi poteri politici e amministrativi. Gli organi legislativi e consultivi erano: il Consiglio di Credenza (o di Cerna), composto, oltre che dai Priori, dai Ventiquattro del popolo (tanti per borgo, o rione, che erano sei: Fabri, Castello, Rigoni, Aultrini, Disotto, Amingoni), che portando ognuno una bandiera furono detti Banderari (da qui l'origine del nome di questa classe sociale); e ventiquattro Boni viri (su base censuaria e imbussolati). Così viene descritta la città del trecento/quattrocento:

«In sei quartieri dunque o rioni essa è divisa, i quali occupando un piano di forma ovato di ben due miglia e mezzo, vengono circondati da alte mura di quadrate pietre con trenta torrioni, disposti in giusta distanza: sta nel dintorno in alcuni luoghi il fiume Nera, che nell’orgoglioso e rapido suo corso non lascia che col valicarlo a quelle possa appressarsi, e perciò si rende forte da ogni lato: oltre che per entro varie case nella città furono già edificate circa trecento torri ad uso di combattervi delle inimiche cittadinesche fazioni. Da cinque porte e due ponti vi segue l’entrata e l’uscita (da Terni); e senza la strada maestra, che dall’una porta, detta Romana, all’altra di tre Monumenti per lo spazio di un miglio per lungo la città divide, altre ampie strade da quelle si diramano, che nel traverso e in ogni lato a varii trivi, piazze e luoghi pubblici e privati son indirizzate. Vi trascorrono per entro varii concotti d’acque derivati dal fiume Nera, per comodo delle arti, degli edifici, dei lavatori e delle delizie dei giardini. Ma discendendo dalla generalità di tali cose alle più particolari, mostrarsene almeno la superficie, giacchè impossibile è il tutto con adeguare, e più si avrà riguardo alla parte, che di cristiana pietà fa segno, che all’altra dei particolari che vi sono al pari di ogni città..»[32].

Terni, torrione, 1914 (tutt'oggi sono numerosi i frammenti medievali di mura e torrioni inglobati nella città moderna, senza dimenticare alcuni degli ancora presenti accessi, come: Porta San'Angelo e Porta Spoletina)

Le «...inimiche cittadinesche fazioni...» erano appunto quelle dei nobili, e dei banderari. Mentre delle trecento case-torri, ancora oggi alcune sono in piedi (tipo quelle più eclatanti che sono quella della Torre Dionisia, della nobile famiglia dei Castelli, quella della Torre Barbarasa, della famiglia di banderari dei Barbarasa, lungo via Roma, e altre ancora come quella dietro il bar Pazzaglia di corso Tacito in via della Repubblica, un'altra alla fine di via della Biblioteca, allo svincolo con via Cesare Beccaria e via del Corso Vecchio, ecc.). Gli accessi alla città erano costituiti da: Porta Sant’Angelo (ancora esistente e chiamata così perchè fu dedicata all’arcangelo San Gabriele), Porta Romana (rivolta sulla strada per Roma), Porta del Sesto (rivolta sulla strada verso Rieti), Porta San Giovanni e infine Porta Tre monumenti (o anche più comunemente chiamata Porta Spoletina), nella quale era inglobato (in età romana) un arco trionfale di Domiziano (per celebrare una vittoria sui Daci da parte della legione di quella città), denominata così perché nei tempi pre-barbarici sorgevano nelle vicinanze tre monumenti funerari dedicati alla famiglia del nobile imperatore romano Marcus Claudius Tacitus, nativo di Interamna Nahars. Il centro cittadino si estendeva dalla piazza principale chiamata platea columnarum o Piazza delle Colonne[33] per una colonna appartenuta all’antico foro romano ove era situato il grande palazzo del Podestà, colui a cui era affidata l'amministrazione della giustizia. Costui era forestiero e rimaneva in carica per sei mesi: a coadiuvarlo erano quattro notai e altri ufficiali di giustizia. Tra il personale addetto al Podestà Municipale vi era il capo della Polizia, che veniva chiamato: Bargello. Vi erano poi i Riguardatori, commissione composta di dodici Cittadini e altrettanti Banderari, i quali duravano in carica un anno ed avevano il compito di tutelare la pubblica irrigazione. In seguito essi saranno chiamati anche Formari (da Forma come già precedentemente detto e che in ternano stava a significare: canale d'acqua), i Custodi dei corsi d'acqua.

Da che se ne ha memoria, senza dubbio, la famiglia più importante di questa città, dopo il dominio romano degli altrettanto importanti nativi Taciti [34], dall'alto medioevo in poi fu quella dei Castelli. La storia tramanda che questa illustre famiglia, la quale vanta discendenza dagli antichi conti germanici di Terni, si moltiplicò dividendosi in diversi rami, cioè in Lombardia, in Genova, in Treviso, in Bologna, in Roma, in Modena, in Reggio, in Milano, in Sicilia e in Napoli. Il capostipite della famiglia fu Remigio, principe di Terni, figlio di Etanno, ultimo duca di Franconia che ordinò che il suo palazzo fosse detto Castello (donde la denominazione del casato), quando egli governava in città, come erede di Gundamaro. I suoi discendenti furono numerosi, gli stessi signori Di Vico erano una delle loro numerose ramificazioni in giro per l’Italia e inoltre quest’ultimi si mantennero sempre vicini alla loro matrice parentale ternana che continuò nei secoli a proliferare numerosa e potente.

Cincinnato (possibile ritratto di Andrea Castelli?), Sala dei Giganti, Palazzo Trinci (Foligno)

In quel primo decennio del Quattrocento, in città cominciava a crescere il potere di Andrea Castelli, detto anche Andrea di Joannuccio o Andrea Giannuzio, figura di alto livello in tutto lo Stato Pontificio, già famoso perché aveva svolto ruoli di carica podestarile dapprima nella sua città, Terni, poi a Fermo, distinguendosi in primo piano nella lotta e poi nella cacciata ai danni del tiranno Rinaldo da Monteverde, a Siena fu onorato del titolo di: Magnificus miles de Interamna. Egli era anche grandissimo amico di papa Gregorio XII e in particolar modo del suo vicario per la guelfa città di Narni, Paolo Orsini. Il Castelli, definito dai suoi coevi: «...uomo mirabile di rare e nobili virtù d'onore...», ebbe di sua iniziativa l'idea di liberare la cittadina di Narni che in quel tempo era caduta preda di un tal Bacciolo. Quest'ultimo si era autoproclamato signore della cittadina e non smetteva di minacciare e inveire guerra contro il suo vicario apostolico. Il Castelli allora, radunati a se un un gran numero delle sue migliori milizie ternane, riuscì in poco tempo a liberare Narni, conquistando così maggior onori agli occhi della Santa Sede, pur essendo ghibellino. Il precedente papa Bonifacio IX, prima di morire, nominò il "Magnifico et potenti viro Andrea Jannutij de Castellis", podestà di Perugia perché di lui aveva una prediletta stima e un'ammirazione tale, tanto che lo onorò suo cavaliere con lo stocco e il cappello ghibellino, insignendolo del titolo onorario di "Signore dei ghibellini d'Umbria"[35], un favore di altissimo pregio. Finito il suo incarico a Perugia e tornato a Terni - dove aveva il patrimonio e i possedimenti di famiglia a cui badare - si mise al centro di diversi episodi di vita politica ternana, come la scelta del podestà, l’esilio dei guelfi (che avevano parenti nelle vicine città nemiche), il recupero delle rocche nel contado e la redazione della tabula gabellarum, diventando anche castellano fisso di Colleluna, la più importante rocca difensiva fuori della città.

Rea Silvia condannata a morte, Loggia di Romolo e Remo, Palazzo Trinci (Foligno)

Andrea di Joannuccio, il “magnificus miles” sembra risultare - dal profilo che ne delineano i vari documenti sparsi in giro per l'Italia - un uomo particolarmente deciso, autorevole e spesso autoritario, un astuto e impareggiabile politico, un nobile cavaliere molto esperto nell'arte marziale e disposto di ampi poteri militari in uomini e autorità. Infatti a Terni, pur facendo parte del Collegio dei Priori, poteva imporre la propria volontà. Tuttavia, pur avendo i mezzi e il diritto per farlo, non si impossessò mai della città. Andrea Castelli - già importante per antico lignaggio, come detto prima, e per affermazione - era anche sposato da tempo con una Trinci di Foligno: Pellegrina, figlia di Ugolino (che fu il secondo Signore di Foligno) e da cui ebbe i suoi figli: Giannotto o Iannotto, Galeotto II e Paolo V.

È in questo contesto che Braccio da Montone, in quel momento insieme a Muzio Attendolo Sforza al servizio dell’antipapa Alessandro V, il 14 settembre 1410 assediò la ghibellina Terni, con un esercito in cui militavano gli storici nemici guelfi: gli Spoletini (rimasti fedeli alla Chiesa) e i Narnesi, ponendo il suo accampamento a nord della città (tra le mura e Rocca San Zenone). Ma la città resistette eroicamente anche se vide i Bracceschi portarsi via il catenaccio di Porta Spoletina e alcuni prigionieri, contadini e mugnai extra portas. Nei giorni a seguire la fazione ghibellina al potere si dilaniò con scontri tra i Castelli e i Camporeali. Alla base di questi scontri c’erano evidentemente disaccordi sulla linea politica “internazionale” da tenere, e cioè sull’opportunità di arrendersi a Braccio da Montone, qualora si fosse ripresentato a muover battaglia. Prevalse in questo caso, coi Castelli, la “linea dura”, cioè della contrapposizione al capitano montonese. Nel frattempo Galeotto Castelli, figlio maggiore di Andrea Castelli venne insignito del ruolo di supervisore e difensore delle rocche e dei territori ternani.

Siamo negli anni in cui il celebre condottiero montonese avviò il suo tentativo di creazione di una signoria personale in Umbria: nel 1416 gran parte dell’attuale regione (il nord e il centro in particolare) fu sottomessa al suo dominio, sia pure ancòra, nominalmente, in nome dell’Antipapa. Braccio ritentò la conquista di Terni poco dopo, ma sta volta la città si arrese, dopo un iniziale tentativo di opposizione - vista anche l’insostenibilità di un’altra guerra con la sterminata armata mercenaria del condottiero, e senza sostegni esterni immediati, ovviamente. Una volta sottomessa la città il Fortebraccio nominò un suo procuratore, il luogotenente Ruggero di Antognolla e il suo cancelliere, il ternano Giovanni de Gregoriis che ebbe il compito di riscuotere le taglie dovute dalle città soggette. Nel frattempo riemerse la secolare disputa tra Ternani e Reatini, già citata all’inizio, per la delicata questione idrologica delle Marmore. I Reatini volendo il Cavo Curiano ben scavato iniziarono dei tentativi di attestarsi sul piano delle Marmore: nello stesso anno (il 1416) occuparono Monte Sant’Angelo, che Terni riconquistò però l’anno dopo con il Bargello Giovanni di Martale di Vitalone. Infatti, le riformanze ternane riportarono che il 3 settembre del 1417 ci fu la popolare arringa del banderaro Giovanni di Martale di Vitalone, con la decisione di dare l’assalto alla Rocca delle Marmore invitando gli abitanti ad andare a mano armata alle Marmore “a vincere o morire”. Andreasso Castelli, nipote di Andrea Castelli venne incaricato di coadiuvare l’attacco. Ripresa la Rocca di Monte Sant’Angelo, si rimise la decisione delle risoluzioni da prendere, nelle mani di Braccio Fortebraccio da Montone, che, dal canto suo, intervenne a favore dei Ternani, restituendo loro le Marmore. La questione, nonostante il lodo di Braccio, non finì certo, però, e ritornò puntuale ad “acque calme” qualche anno dopo. Nel 1426 i Reatini, in accordo coi Pedelucani, aprirono un varco che consentì loro di raggiungere Miranda senza pagare il dovuto pedaggio ai Ternani. Questi, per ristabilire le cose, inviarono a Marmore la cavalleria cittadina capitanata da Ser Antonio di Petruccio. Perfino i frati parteggiarono nella lotta, sempre nelle riformanze di Terni si riporta l’episodio nel quale il convento di San Pietro in città inviò quattro barili di vino del cellario per "ringargliardire" i Ternani impegnati al Cavo Reatino. Il podestà di Terni, Romano di Abbiamonte di Orvieto, nel processo contro i contravventori reatini, riconobbe alla città di Terni il possesso dei territori che dalle Marmore andavano a Piediluco, il lago e fino a Miranda, ribadendo così i confini del comune ternano.

Ben presto però Braccio, che intanto si impossessò anche di Roma, spinto da forti ideali di unificazione nazionale, cominciò a far valere sempre più il suo ruolo di signore delle città dell’Umbria, in particolar modo la bellicosissima Terni. Questa stretta si evidenziò soprattutto nella pretesa di entrare in possesso delle rocche suburbane ternane (Colleluna, prima fra tutte, ma poi anche Papigno, Monte Sant’Angelo, Acquapalombo). Ruggero di Antognolla impose al comune di consegnargliele, e il comune chiese a Andrea Castelli, che con i suoi figli, aveva continuato a mantenere un forte ruolo militare negli anni precedenti, di abbandonarle. Costui, dopo aver preteso, il pagamento di arretrati dovutigli, si barricò in Colleluna con i tre figli Galeotto, Paolo e Iannotto, insieme ad alcuni miliziani. Braccio, con l'inganno e un falso pretesto di armistizio, li fece subito attirare a sé, costoro in buona fede deposero le armi e appena si avvicinarono, furono strangolati senza pietà.

Il fatto non fu dimenticato. Diversi anni dopo, Andreasso, uno dei già citati capi della lotta contro Rieti che era nipote del potente Andrea e figlio di Iannotto, nel 1424 nei pressi dell’Aquila, dopo la famosa battaglia, avrebbe provocato la morte di Braccio già moribondo vendicando, così, la morte del padre, del nonno e dei suoi due zii Galeotto e Paolo.

Terni nel secolo XV accoglie gli impulsi economici creati da tale situazione politica agiata. La città stringe legami sempre più forti con Roma, sfruttando la sua posizione di punto obbligato di transito delle merci che giungono ai mercati della capitale, utilizzando l'abbondanza naturale di acque, l'alta produzione di prodotti agricoli e di cacciagione (quest'ultima a causa anche del territorio assai boscoso e circondato di montagne selvagge). Ai legami economici con Roma si affiancano i legami culturali che le famiglie nobili della città coltivano a cominciare da questo secolo. Primo esempio di tale fenomeno fu la famiglia Mazzancolli con un vescovo, Ludovico, che resse la diocesi di Terni per cinquantadue anni, dal 1406 al 1458, e suo nipote Giovanni, funzionario e diplomatico di curia che, oltre alla sua attività politica, ha lasciato un palazzo prestigioso e una biblioteca di centocinquanta codici (purtroppo dispersi), testimonianza delle sue frequentazioni culturali, di cui forse unica traccia rimane il manoscritto che Pomponio Leto gli dedicò, memore della giovanile amicizia negli studi. A Terni, quattrocento è anche predicazione francescana: S. Giacomo della Marca, per la prima volta in città nel 1444, con la sua influenza oratoria condizionò attraverso gli statuti suntuari[36] le abitudini sociali, limitando doti e banchetti nuziali, imponendo norme sull'abbigliamento femminile fino a stabilire l'altezza dei tacchi delle scarpe, regolando i rapporti con la comunità ebraica, vietando l'usura, i giochi d'azzardo e le scorribande notturne dei giovani con "chitarra, arpa o liuto". Nello stesso periodo storico, infine, ci fu una figura di alto rilievo spirituale sempre nell'ambito francescano di Terni, il nobile beato Barnaba Manassei. Costui si distinse per la sua acclarata santità e austerità di costumi, già in vita, ma soprattutto per aver introdotto e ideato - a fianco di Michele Carcano, come braccio destro - i monti di pietà in Umbria contro l’usura ebraica nelle varie città.

I numerosi frammenti di affreschi, più o meno grandi, presenti nelle varie chiese romaniche risalgono alla scuola del più importante pittore ternano contemporaneo ai fatti e ai vari personaggi precedentemente citati, cioè al XV secolo: Francesco di Antonio o più comunemente chiamato Maestro della Dormitio di Terni. Mentre in molte città toscane e settentrionali si cominciava a riscoprire il Classicismo romano nella poesia e nelle forme artistiche, il Rinascimento ternano si caratterizza per la sua immutata e amata tecnica di chiara impronta medioevale trecentesca.

Le feste tardomedievali: la Fiera di S. Paolo e la Corsa al Bravio[modifica | modifica wikitesto]

I momenti di festa che risaltano dalla lettura delle fonti documentarie tardomedievali del Comune di Terni, si incentrano in due grandi occasioni per la festa di s. Paolo di Galleto: la fiera e la Corsa al Bravio.

La festa di S. Paolo, legata all'ambiente francescano, si era enucleata intorno alla concessione di indulgenza da parte di Papa Bonifacio IX nel martedì di Pasqua al monastero di clarisse presso la chiesa di S. Paolo di Galleto. Il complesso religioso, oggi non più visibile dopo l'impianto delle grandi industrie che decretarono la scomparsa anche delle tracce, che dovevano rimanere ancora nel secolo scorso, nel '400 doveva essere un grande centro di culto e godere di forte prestigio se nelle assegne dei Catasti dell'epoca risulta tra i proprietari ecclesiastici secondo solo alla Mensa Vescovile, possedendo un patrimonio immobiliare di gran lunga superiore a quello dei conventi maschili di S. Francesco, di S. Pietro e della confraternita di S. Nicandro. Rimane un ampia documentazione in merito alle secolari manifestazioni che ruotarono intorno a questa "prima" festa ternana religiosa con la sua indulgenza. La festa civile (o profana) - considerando che sacro e profano erano profondamente legati - si articolava intorno ad una fiera che durava per tutta la settimana successiva alla Pasqua e in una gara, una corsa al palio in cui si misuravano i cavalli delle scuderie delle famiglie nobili della città e di tutto lo Stato Pontificio: La Corsa al Bravio. Nel 1427 la corsa fu regolamentata da Capitoli che ne fissarono lo svolgimento. Nella seduta consiliare del 6 aprile 1427 si deliberò che: tutti i cavalli che sono venuti o verranno per correre il bravio devono essere iscritti presso il palazzo dei Priori dal cancelliere del Comune con i nomi degli scudieri e bollati nello stesso giorno in cui si corre il bravio con il sigillo del Comune, altre cose non vengono ammesse. Il bravio mentre si corre, deve essere posto nella piazza delle Colonne (o Platea Columnarum), in particolare sulla colonna dove viene misurato il grano, come da tempo è consueto. Tutti i cavalli devono andare, per ordine dei Priori della città, nel luogo stabilito o da stabilire, da parte dei magnifici signori Priori, dove verrà data la mossa e sono obbligati a stare tranquilli in attesa della partenza o mossa dei cavalli stessi, che secondo l'uso, deve essere data da parte del cancelliere della città e del capitano delle guardie del podestà, che sono presenti e per tempo lo saranno. Il bravio verrà concesso in premio al cavallo che per primo sarà arrivato al bravio con il fantino sopra di lui e il cui fantino per primo avrà toccato quello. Nessun cittadino di qualsiasi condizione, sia abitante, sia del comitato, sia del distretto medesimo o anche forestiero e di qualsiasi sesso, osi o presuma dare o provocare qualche impedimento in qualsivoglia modo ai detti cavalli mentre corrono al bravio, sotto pene pecuniarie o personali. I signori banderari sono obbligati ad apprestare una milizia per la salvaguardia della festa affinché non possano sorgere inconvenienti e come ad essi sembrerà opportuno spendere per il vino da distribuire ai militi fino a 20 libbre[37].

Il cancelliere del Comune registrava accuratamente ogni anno le fasi salienti della manifestazione: il finanziamento con tassazione delle famiglie ebree residenti in città, l'acquisto del bravio, il drappo offerto in premio al vincitore, il bando, proclamato nelle pubbliche piazze, l'iscrizione e la bollatura dei cavalli, la mossa e la victoria con la consegna del premio[38]. La bollatura era uno dei momenti più interessanti della documentazione poichè offriva una dettagliata descrizione dei cavalli partecipanti con l'indicazione del pelame e dei segni particolari, i nomi dei proprietari con il casato e la provenienza, il nome del fantino con le caratteristiche fisiche che lo contraddistinguevano:

1) Cavallo del magnifico signore Giacomo di S. Gemini, leardo, pomellato, con questo segno sulla coscia posteriore destra... Coraza è il fantino, di circa ventidue anni, con una macchia rossa.

2) Cavallo di Giovanni Antonio di Rieti, baio, balzano alle zampe sinistre anteriore e posteriore, sfacciato, con una striscia bianca sul luogo della cinghia. Giovanni Antonio di Rieti è il fantino, di circa ventisette anni, con un porro sulla nuca.

3) Cavallo dello spettabile cavaliere signor Agamennone, arcipresbitero di Perugia, sagginato, balzano di quattro e sfacciato. Giovanni di Pietro da Yschia è il fantino, con grande cicatrice sul ginocchio sinistro.

4) Cavallo di Alessandrino de' Gubernari di Terni, leardo, moscato, sfrogiato alle narici destra e sinistra. Valente Puccifalasche di Terni è il fantino, con cicatrice sul ginocchio destro.

5) Cavallo del magnifico signore Braccio de' Baglioni di Perugia, baio, sfacciato, sfrogiato e balzano alla zampa posteriore sinistra. Romanello di Matteo di Roma è il fantino, con gli occhi chiari...

Il luogo della mossa solitamente citato come "locus consuetus", solo nel 1438 viene indicato "sulla strada pubblica in prossimità del ponte di Colleluna, presso i confini". Di conseguenza il tracciato della gara si svolgeva in un tratto di strada esterno alle mura, i fantini entravano in città attraverso porta Sant'Angelo, proseguivano per l'attuale Via Cavour per concludersi a piazza delle Colonne, odierna piazza della repubblica. In origine questo palio si correva il martedì Di Pasqua (invece che il lunedì), successivamente la data slittò nei giorni seguenti fino alla domenica in albis. Dai primi del '500 si nota ulteriore slittamento temporale nel mese di maggio di tutta la festa, perdendo il legame con la ricorrenza religiosa, segno di una probabile decadenza della manifestazione.

Il dominio papale[modifica | modifica wikitesto]

Santa Maria Assunta, duomo di Terni e cattedrale della diocesi di Terni-Narni-Amelia.

Nel luglio del 1527 Terni - da sempre filogermanica, a causa della sua vocazione ghibellina e per la guida secolarmente indissolubile della sua fiera e riottosa nobiltà di origine barbara e feudale - accolse con favore i Lanzichenecchi, di ritorno dal sacco di Roma, e si schierò poco dopo con i Colonna nella lotta che oppose Clemente VII a gran parte della nobiltà dello Stato, refrattaria ad accettare l'autoritarismo della Curia.[39]

In questo periodo si ebbero anche guerre intestine tra nobili e borghesi, che culminarono nel sanguinoso episodio del 22 agosto 1564, in cui avvenne la strage dei nobili ad opera della fazione dei Banderari, a cui fece seguito la repressione del commissario apostolico, monsignor Monte Valenti, inviato da papa Pio IV. La durezza della repressione fu proporzionale alla volontà del Papa di imporre una volta per tutte la sua autorità.[40]

Dopo il Concilio di Trento iniziò un'epoca, di circa due secoli, in cui Terni, avendo perduto una sua precisa identità, trovò in Roma un punto di riferimento. Gli Aldobrandini e i Barberini furono per molti anni, nel corso del XVII secolo, patroni della città: ternani, come Francesco Angeloni, si recarono a Roma e si legarono a queste due famiglie. Viceversa, importanti personaggi dell'arte e della cultura approdarono, da Roma, a Terni: Antonio da Sangallo il Giovane per dirigere i lavori della cava paolina alla cascata delle Marmore (proprio a Terni trovò la morte); Jacopo Barozzi da Vignola e Carlo Fontana per la riedificazione del Ponte Romano, Carlo Maderno per la cava clementina e Girolamo Troppa come decoratore di ville e palazzi cittadini.[41]

Da Napoleone al Risorgimento[modifica | modifica wikitesto]

Mappa di Terni alla fine del XIX secolo

Il sonno di questa piccola comunità fu bruscamente interrotto il 16 febbraio del 1797, quando il generale Louis Alexandre Berthier da Spoleto dettò le condizioni di resa all'Armata Francese. Nel marzo dello stesso anno, Terni fu dichiarato municipio cantonale urbano appartenente al Dipartimento del Clitumno, con capoluogo Spoleto.[42] Geograficamente si trovava a poca distanza dal confine fra il territorio della Repubblica Romana, termine con cui fu ribattezzato il vecchio Stato Pontificio, in mano ai francesi, e il Regno delle due Sicilie, nelle mani dei Borbone di Napoli. Una sollevazione popolare contro gli occupanti ed un vano tentativo di reprimerla precedettero soltanto di poche settimane l'arrivo, il 14 agosto 1799, delle truppe austro-russe del generale Gerlanitz, che di fatto pose fine alla breve esperienza napoleonica.[43] Dal luglio del 1809 Terni, come parte del Circondario di Spoleto,[44] entrò nel Dipartimento del Trasimeno, non accorpato al Regno d'Italia, ma, insieme al Dipartimento del Tevere, dipendente direttamente dalla corona imperiale.

Nel febbraio del 1831 Terni accolse le avanguardie dell'esercito del generale Sercognani, che scendeva dalle Legazioni e dalla Marca, deciso a dirigersi su Roma ed entrò a far parte del territorio delle Province Unite, formalmente distaccatosi dal resto dello Stato Pontificio. Per circa un mese le truppe raccogliticce dei rivoltosi usarono Terni come base per le imprese contro Rieti e Civita Castellana, ma la resistenza papalina, il mancato aiuto della Francia e la reazione dell'Austria, che nel frattempo aveva ripreso le Legazioni, indussero Sercognani ad abbandonare l'impresa.[45]

Il ritorno di Terni al Papa fu immediato e ne seguì un periodo di relativo benessere: nel 1842 fu ammodernata la ferriera, nel 1846 fu inaugurato un moderno cotonificio, arrivò la ferrovia Pio Centrale che la collegava a Roma e ad Ancona.[46]

L'esperienza della Repubblica Romana del 1849, segnò l'inizio di una svolta politica: al contrario dei moti del 1831, l'adesione popolare fu piuttosto consistente, tanto che Terni divenne sede del 'Corpo di osservazione degli Appennini'. Nel luglio di quell'anno, però, anche questa breve fase di liberazione dal giogo pontificio si esaurì. Alcuni ternani seguirono Giuseppe Garibaldi che scappava verso la Romagna; uno di essi, Giovanni Froscianti, diventerà uno dei suoi più fidati collaboratori.[47]

Annessione al Regno d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Lavori pubblici disposti dal Commissario generale Pepoli.

I nuovi sentimenti popolari di chiara ribellione al potere papale, alimentati soprattutto dai mazziniani, sfociarono in dimostrazioni contro la tassa sul macinato nel 1850 e contro la tassazione delle attività artistiche ed artigiane nel 1852.[48] Il 20 settembre 1860 i bersaglieri piemontesi del colonnello Brignone, dopo lo scontro di Castelfidardo e la liberazione di Perugia e Spoleto, entrarono a Terni, attraverso la Porta Spoletina, e vi rimasero, poiché Terni diventò sede del comando della XV divisione. Il Plebiscito che seguì e formalizzò l'annessione al Regno d'Italia vide 1 solo voto contrario a fronte di 3.461 voti favorevoli.[49] Il primo sindaco post-unitario fu eletto il 1º dicembre del 1860.

La sua posizione di città di confine fra il Regno d'Italia e lo Stato Pontificio la fece diventare ben presto la base di appoggio per le iniziative politiche e militari tese alla liberazione di Roma. Fra il giugno e l'ottobre del 1867 partirono da Terni vari tentativi in questo senso; prima quello di un centinaio di patrioti ternani, poi quello di Menotti Garibaldi, che riuscì a prendere Montelibretti, l'impresa di Enrico e Giovanni Cairoli, che fu fermata dai papalini a Villa Glori e il tentativo di Giuseppe Garibaldi, che svanì a Mentana.[50] Nel Museo nazionale di Mentana sono presenti, tra gli altri, divisa, berretto e medaglie del ternano Anselmo Massarelli, nato nel 1844, uno dei Mille presente con Garibaldi anche a Bezzecca nel 1866. Quello che non poterono i volontari garibaldini e mazziniani lo fecero la diplomazia e le truppe del generale Raffaele Cadorna, che il 6 settembre 1870 organizzò a Terni il suo quartier generale, mentre i soldati del IV Corpo d'armata piemontese prendevano posizione ai confini; in città fu organizzato un ospedale militare e il necessario per il vettovagliamento giornaliero delle truppe, tramite ferrovia. L'11 settembre 1870 Cadorna lanciò il Proclama con cui iniziava la campagna di guerra; il 20 settembre, esattamente dieci anni dopo l'entrata a Terni, i bersaglieri sabaudi varcavano Porta Pia.[51]

L'industrializzazione[modifica | modifica wikitesto]

Terni, vista panoramica, 1900 circa

Dopo l'annessione al Regno d'Italia, la volontà del Ministero della Guerra, del Commissario per l'Umbria Gioacchino Napoleone Pepoli e degli amministratori locali di fare di Terni un centro industriale e militare portò all'edificazione della Fabbrica d'Armi nel 1875[52] e alla 'Società degli Alti Forni e Fonderie di Terni', nel 1881, su iniziativa di un imprenditore belga, Cassian Bon, che aveva rilevato una fonderia locale specializzata nella fusione di tubi e di Vincenzo Stefano Breda, titolare della Società Veneta per le Imprese e le Costruzioni Pubbliche, un'azienda che utilizzava capitali dello Stato per le opere di edificazione e di impiantistica; l'obiettivo dell'impresa era quello di produrre corazze per le navi da guerra.[53]

Nel 1884 il romano Angelo Sinigaglia acquistò ed ammodernò la ferriera;[54] nel 1885 il genovese Alessandro Centurini iniziò la costruzione di un lanificio e jutificio;[55] nel 1890 il torinese Antonio Bosco costruì uno stabilimento per la produzione di attrezzi agricoli;[56] nel 1896 si costituì la Società Italiana del Carburo di Calcio, Acetilene ed altri Gas, che gestiva non solo stabilimenti per la produzione del carburo di calcio ma anche centrali idroelettriche.[57] Terni fu la quarta città italiana, in ordine di tempo, ad avere l'illuminazione pubblica ad elettricità.

L'industrializzazione creò, tuttavia, dei grossi problemi logistici per la scarsa disponibilità di case e l'inadeguatezza dei servizi pubblici, a cui si aggiunsero i pregiudizi della gente locale contro gli immigrati e la riottosità dei titolari di fondi a concedere le aree necessarie e i diritti di sfruttamento delle acque per l'impiantistica e gli edifici.[58] All'inizio del XX secolo Terni era, comunque, fra le prime città industriali italiane.

Con l'industrializzazione della seconda metà dell'Ottocento fu necessario istruire i giovani nelle attività professionali di tecnico. La situazione dell'istruzione a Terni risultava in questo periodo estremamente grave, mancando qualsiasi tipo di scuola professionale. A tal fine, nel 1861, fu istituito il Regio Istituto Tecnico (in seguito Istituto Industriale e Liceo Scientifico), uno dei primi quattro in Italia, che verso la fine dell'Ottocento, sotto la guida del prof. Luigi Corradi, divenne rinomato attraendo giovani da ogni parte d'Italia.[59]

Nel 1889 Terni si trovò ad ospitare i vescovi della Chiesa Cattolica Nazionale partecipanti al Sinodo di Arrone (in cui si sarebbe cambiato il nome della chiesa in Chiesa Cattolica Riformata d'Italia, esempio italiano di Chiesa vetero-cattolica)

Fra i due conflitti mondiali[modifica | modifica wikitesto]

Alloggi costruiti per gli operai della Società 'Terni', 1938
Resti della seicentesca chiesa dei Santi Andrea e Agata, distrutta dai bombardamenti del 1943

Durante la Prima guerra mondiale la 'Società degli Alti Forni e Fonderie di Terni' aumentò notevolmente la produzione, oltre che delle corazze per le navi da battaglia, anche di componenti dei cannoni e dei proiettili, almeno fino all'apertura degli stabilimenti Ansaldo di Genova.[60] La 'Fabbrica d'Armi' produceva armi di vario tipo, fra le quali il fucile Carcano Mod. 91 che equipaggiò l'esercito italiano per molti anni: durante il primo conflitto mondiale raggiunse la produzione di duemila fucili al giorno.[61] La Bosco si affermò nelle costruzioni per i rimessaggi aeronautici e, nel 1924, iniziò la costruzione di manufatti metallici, come idroestrattori, autoclavi e bollitori.[62] Nel 1927 il 'Lanificio e Jutificio Centurini' era, per dipendenti e produzione, il secondo opificio italiano del settore;[63] nel 1910 il Tipografico Alterocca immetteva sul mercato il 30% delle cartoline illustrate che si stampavano in Italia.[64]

La presenza degli operai nel tessuto sociale cittadino fu enorme, se si considera che questa categoria costituiva, all'inizio del secolo, il 70% della popolazione residente. Nel 1901, dopo le leggi Pelloux, fu ricostituita la Camera del Lavoro.[65] Nelle elezioni politiche del 1919 i socialisti riscossero una maggioranza del 71%. Nonostante nel 1921 vi operassero circa cinquecento Arditi del Popolo, Terni rimase l'unico comune umbro ad amministrazione socialista fino al 17 ottobre 1922.[66]

Sotto la spinta politica del PNF la 'Terni', come era più brevemente chiamata, finanziò, soprattutto negli anni trenta, la costruzione di alloggi per gli operai, fino ad interi quartieri.[67] La concessione dello sfruttamento dell'intero sistema idrico Nera-Velino e le notevoli commesse militari spinsero la 'Terni' ad essere uno dei maggiori gruppi industriali italiani: entrata nell'IRI nel 1933, oltre a sfornare acciaio, produceva in un anno circa un miliardo di kilowattora di energia elettrica dalle centrali del sistema dei fiumi Salto e Turano nel Lazio, e del Vomano in Abruzzo; produceva in esclusiva, negli stabilimenti chimici di Nera Montoro, l'ammoniaca secondo il processo Casale,[68] carburo di calcio e composti azotati nel nuovo stabilimento di Papigno.[69] Nel 1927 la 'Società Umbra Prodotti chimici', modificatasi poi in 'Viscosa Umbra', iniziò la produzione di solfuro di carbonio.[70] Nel 1939 fu costruito lo stabilimento della 'Società Anonima Industria Gomma Sintetica' (SAIGS), su iniziativa dell'IRI e della Pirelli, per la sintesi del butadiene dal carburo di calcio.[71]

L'istituzione della provincia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Provincia di Terni.
Piazza Tacito negli anni '30. L'istituzione della provincia di Terni nel 1927 portò alla realizzazione di diversi edifici importanti: Palazzo del Governo, Banca d’Italia, Palazzo Inam, Albergo Savoia.

Nel 1927 fu istituita la provincia di Terni[72] e il territorio comunale fu ampliato con l'aggregazione dei comuni limitrofi di Cesi, Collescipoli, Collestatte, Papigno, Piediluco e Torre Orsina.[73] Decisivi in questo senso i buoni rapporti che il podestà della città, Elia Rossi Passavanti, aveva con il governo fascista.

Nel 1943, con l'apporto di molti operai, fu costituita la brigata partigiana 'Antonio Gramsci', che durante la Resistenza operò sull'Appennino umbro-marchigiano.[74]

Nodo industriale di primaria importanza, Terni fu oggetto di oltre cento bombardamenti da parte degli Alleati durante la loro campagna di guerra in Italia: l'11 agosto del 1943 un bombardamento aereo, senza che l'UNPA facesse in tempo a lanciare l'allarme, provocò un numero elevatissimo di vittime, quasi tutte civili, e la distruzione di gran parte degli edifici. Gli inglesi del generale Alexander entrarono in città il 13 giugno del 1944.[75] In riconoscimento delle vittime civili e delle distruzioni subite a causa dei bombardamenti Terni è stata insignita della Medaglia d'Argento al Valore Civile[76] e, per la sua attività partigiana, della Croce di Guerra al Valor Militare[77]. Dal 1944 al 1946 la città ha ospitato tre campi di internamento per prigionieri fascisti, gestiti dagli anglo-americani: il Civil Internee Camp di Piazzale Donegani, il campo R707 "Recalcitrant Camp" di Strada dei Laghetti e il centro detentivo ricavato dai capannoni della Società Prodotti Esplodenti Autarchici (SPEA) a Narni Scalo.

La Ricostruzione[modifica | modifica wikitesto]

Vista del centro storico

Le dismissioni belliche risultarono deleterie per l'acciaio ternano: fra il 1947 e il 1952 furono licenziati quattromila e settecento lavoratori.[78] Tuttavia, la capacità produttiva e le competenze delle maestranze sopravvissute alla guerra permisero di recuperare tutto il sistema idroelettrico e di installare una linea diretta con Genova per l'alimentazione del nuovo stabilimento siderurgico dell'Ilva di Cornigliano. Ma nel 1962, con l'istituzione dell'ENEL, tutte le fonti energetiche della società ternana furono nazionalizzate. Seguì, a breve, lo scorporo delle altre attività: l'elettrochimico di Nera Montoro fu ceduto all'Anic, nel 1967 lo stabilimento di Papigno passò all'ENI; le attività siderurgiche furono incorporate nella Finsider.[79]

Negli anni cinquanta fu chiuso lo stabilimento della Viscosa, nel 1970 cessò l'attività il Lanificio e Jutificio Centurini e nel giugno del 1985 chiuse i battenti la SIRI, nonostante i grandi successi industriali degli anni cinquanta. Nel 1949 la SAIGS fu ceduta alla Montecatini, che riconvertì gli impianti per la produzione dei polimeri sintetici. Nel 1960 iniziò la produzione del meraklon, seguita dal montivel e dal moplefan, suddivisi, agli inizi degli anni settanta, in varie sub-unità, imperniate sul polipropilene in granuli, fiocco, film, filo.[80] La 'Fabbrica d'Armi', pur subendo un inevitabile ridimensionamento dopo il secondo conflitto mondiale, con la denominazione di 'Stabilimento Militare Armamento Leggero', ha continuato ad essere uno dei siti nazionali per la manutenzione delle armi dell'esercito italiano e della NATO.

La riconversione di alcuni impianti industriali, dopo gli anni ottanta, non è stata meno importante: la vecchia società 'Terni', sotto la denominazione di 'Acciai Speciali Terni', un insieme di attività siderurgiche ad alta specializzazione, è stata acquistata nel 1994 dalla multinazionale tedesca ThyssenKrupp, l'area della 'Bosco' ospita il 'Centro Multimediale', lo stabilimento di Papigno è stato riconvertito a studi cinematografici e museo, l'ex-SIRI è stata destinata al terziario.

Negli ultimi quindici anni[81], Terni è diventata una città-cantiere: dai primi anni novanta non si sono fermati i lavori che via via stanno portando ad un radicale cambiamento del centro cittadino, imperniato sui "tre centri storici" del Quartiere Clai come centro della città romana, del Quartiere Duomo come centro della città medioevale e dell'asse Piazza Europa-Piazza della Repubblica-Corso Tacito come centro della città moderna.

Nel gennaio 2006 sono iniziati i lavori, con quasi venti anni di ritardo (il progetto preliminare era infatti del 1987), di Corso del Popolo, dove al posto di un terrapieno adibito a parcheggio è sorto un centro direzionale, un moderno parcheggio multipiano interrato, edifici residenziali e un parco che fa da continuum tra i Giardini della Passeggiata e il fiume Nera.

La città, nel secondo dopoguerra, ha avuto una forte espansione ben oltre i villaggi operai d'inizio secolo, sviluppandosi su quattro assi a raggiera intorno al nucleo centrale e ponendo al nuovo piano regolatore Ridolfi (e sue successive varianti) il problema della vivibilità delle periferie e del loro collegamento con il resto della città.[82] La viabilità ha dovuto superare l'antico schema dell'unico asse preferenziale della Flaminia, contestualizzando i progetti in un ambito interregionale, come la direttrice Rieti-Terni-Civitavecchia, la SS 3 bis e la piattaforma logistica, ancora non realizzata, tutte essenziali per le industrie del ternano.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Il gonfalone

La leggenda legata alla città di Terni e al suo stemma narra che molti anni fa, la presenza nel territorio di un terribile drago chiamato Tiro o Thyrus provocava paura e apprensione tra la cittadinanza, e che neanche i più coraggiosi, chiamati dal Consiglio degli Anziani, osavano avventurarsi in quei territori e nessuno riusciva a risolvere la questione. Quando il Consiglio era sul punto di rinunciare alla battaglia, si fece avanti un giovane ternano della nobile famiglia dei Cittadini: si dice che indossasse una lucente armatura e che sfoderasse tutta la sua fierezza e la sua voglia di sfidare l'orribile drago: "Vado io a fare una visita a quel mostro. Cosa ne dite?", sembra che disse presentandosi agli Anziani, i quali accettarono e lo benedissero augurandogli ogni fortuna.

Il coraggioso sorprese il mostro addormentato e la cosa sembrava facilitare il suo ardito compito. Ma mentre stava per colpirlo con la sua lancia, il drago si alzò e gli balzò contro. Da qui ne seguì una spaventosa battaglia, durante la quale la bestia aveva la meglio. Ma un certo punto, il bagliore di un raggio di sole riflesso nell'armatura accecò il drago: fu l'occasione giusta, il giovane scagliò la sua lancia e trafisse a morte il mostro. Tutti i cittadini si riunirono immediatamente sul luogo del combattimento per vedere con i propri occhi quello che era accaduto. Seguirono giorni di festa per celebrare il giovane, che fu premiato con dei terreni che un tempo erano di appartenenza del mostro.

Stemma e gonfalone[modifica | modifica wikitesto]

Il drago della leggenda, che aveva per nome Thyrus (Tiro), è riportato sullo stemma della città di Terni. Sul gonfalone della città invece, campeggia la scritta Thyrus et amnis dederunt signa Teramnis, che significa: Tiro e i fiumi segnarono Terni.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Con decreto dell'allora presidente della Repubblica Giovanni Gronchi il 13 gennaio 1960 venne conferita la Medaglia d'argento al valor civile alla Città di Terni per i 108 bombardamenti subiti e per il contributo offerto alla lotta per la liberazione. L'onorificenza venne consegnata dall'allora prefetto Ferro al sindaco Ottaviani durante un consiglio comunale straordinario che vide la presenza delle massime autorità e di numerosi cittadini.[83]

Medaglia d'argento al valor civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor civile
«Centro industriale di particolare importanza per la produzione bellica, sopportava con sereno coraggio ben 108 bombardamenti che la radevano quasi completamente al suolo e che uccidevano numerosi dei suoi figli migliori. Teneva, nei confronti del nemico invasore, sereno e dignitoso contegno, offrendo un notevole contributo alla lotta per la liberazione.»
— 13 gennaio 1960

Terni è inoltre tra le città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione perché è stata insignita della croce di guerra al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale.[84]

Croce di guerra al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Croce di guerra al valor militare
«Terni, centro industriale di particolare importanza per la produzione bellica, fin dall'8 settembre 1943 sostenne con animo indomito la guerra partigiana. La sua popolazione incurante delle rappresaglie, distruzioni e sacrifici opponeva fiera resistenza allo strapotere militare nazifascista, offrendo alla causa della Resistenza un valido contributo di sangue e di eroismo. Terni, 8 settembre 1943 - 13 giugno 1944.»
— 30 ottobre 1992

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Monumenti e luoghi d'interesse di Terni.

I resti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

  • I resti dell'Anfiteatro Fausto del 32 a.C., ubicato all'interno del parco cittadino "La Passeggiata". Di questa struttura si possono notare parti di opus reticulatum in blocchetti bicolori. Fu eretto nel 32 d.C. per ordine di Fausto Liberale, durante il regno di Tiberio, e poteva ospitare fino a 10.000 persone. Attualmente è scoperto per 2/3 del perimetro, essendo una parte occupata dalla chiesa del Carmine; tuttavia, si può vedere l'ellisse originaria. Periodicamente è adibito a sito per eventi culturali e concertistici.
  • I resti dell'antica cinta muraria romana.
  • I resti archeologici di palazzo Carrara, ex biblioteca civica, consistenti per la maggior parte in epigrafi romane.
  • I resti della città romana di Carsulae, dove ancora è visibile un tratto della antichissima Via Flaminia, che da Roma portava all'Adriatico.
  • Il Museo archeologico di Terni (area ex-SIRI), dove sono raccolti i resti pre-romani e romani recuperati dai numerosi scavi cittadini. Di notevole interesse l'esposizione dei corredi tombali rinvenuti nelle necropoli dell'età del ferro delle Acciaierie, di S. Pietro in Campo e di Alterocca.

La città medievale[modifica | modifica wikitesto]

L'interno della rotonda della Chiesa di San Salvatore nel progetto di restauro di Arnaldo Dell'Ira,1941.
  • Porta Sant'Angelo (XIV secolo), era l'ingresso nord-occidentale della città.
  • Porta Spoletina (XIV secolo), sulla via Flaminia; era l'ingresso settentrionale.
  • La cripta del Duomo (VI secolo).
  • La torre romanica dei Barbarasa, situata in via Roma, è la meglio conservata tra le case-torri medievali. Una lapide in alto ricorda che da qui venne esposta la reliquia del Preziosissimo Sangue, conservata nel Duomo, per allontanare dalla città un'epidemia di peste.
  • La torre dei Castelli, situata in via dei Castelli.
  • Duomo di Terni, dedicato a Santa Maria Assunta, di origine romanica, fu ristrutturato nel XVII secolo. La chiesa conserva interessanti opere d'arte, tra le quali va segnalata la tavola di Livio Agresti "Presentazione al tempio e Circoncisione", del 1560; nella cappella maggiore si può ammirare un altare, opera del Minelli, che rappresenta senza dubbio la testimonianza artistica cittadina più importante tra quelle del XVIII secolo.
  • Chiesa di San Francesco (XIII secolo), in stile gotico. La chiesa è stata manomessa più volte nel corso dei secoli. La parte centrale della facciata presenta un portale gotico sovrastato da un oculo, mentre le parti laterali sono del XV secolo. L'abside e il campanile, decorato con bifore, sono opera di Angelo da Orvieto. All'interno è di notevole interesse la Cappella Paradisi, decorata da affreschi con scene dantesche di Bartolomeo di Tommaso (XV secolo).
  • Chiesa di San Salvatore (XI secolo): è una struttura molto particolare, formata da due edifici contigui, uno a pianta circolare del V secolo ed un altro, l'avancorpo, a pianta rettangolare del XII secolo, con semplice facciata decorata da una monofora e da archetti.
  • Chiesa di Sant'Alò (XI secolo), appartenuta all'Ordine dei Cavalieri di Malta; restaurata negli anni cinquanta, la chiesa presenta tre navate divise da colonne e pilastri e una bella abside.
  • Chiesa di San Pietro, appartenuta agli Agostiniani fin dal 1267, la chiesa presenta nella facciata un portale gotico con decoro quattrocentesco nel timpano; sul lato sinistro si può notare parte della struttura primitiva e il campanile quadrato con bifore nella parte inferiore.
  • Chiesa di San Lorenzo, costruita nel XIII secolo, su un edificio molto più antico, e quindi ampliata nel XVII secolo; restaurata dopo i bombardamenti, attualmente presenta una facciata con trifore e portale cieco, e una bella abside; l'interno è a due navate, con la particolarità che la parte destra è ad un livello più basso.
  • Chiesa di San Cristoforo, risalente al XIII secolo. La chiesa è stata ristrutturata nel dopoguerra e divisa in una parte nuova e in una vecchia: nella parte vecchia vi sono affreschi e resti dei secoli XIV e XV; la parte nuova è stata ricavata dalla canonica, luogo in cui, secondo un'antica tradizione, san Francesco operò un miracolo. Nella chiesa viene anche conservato il cippo dal quale il Santo parlava ai fedeli.
  • Basilica di San Valentino, antichissima struttura costruita in un'area cimiteriale cristiana per ricordare il vescovo ternano martirizzato a Roma nel 273 e portato su tale collina della periferia ternana dai suoi seguaci; la forma attuale risale al 1618 ed il convento e le spoglie del Santo sono state conservate dai Carmelitani fino al XX secolo, quando il comune di Terni ne prese l'eredità.
  • Chiesa di Sant'Antonio di Padova, inaugurata nel 1935 e ricostruita dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale è occupata da Frati Francescani. Dal 2010 la chiesa diventa santuario poiché vi sono custodite le spoglie dei protomartiri francescani (Berardo, Ottone, Pietro, Accursio e Adiuto) uccisi in Marocco il 16 gennaio 1220 e venerati santi da papa Sisto IV nel 1481.

I palazzi cittadini[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo Spada (sede del Comune) (Corso Vecchio) del XV secolo, progettato da Antonio da Sangallo il Giovane (fu terminato nel 1576, forse sua ultima opera), imponente edificio, antica sede della famiglia Spada, è a due piani e un mezzanino.
  • Palazzo Fabrizi (sec. XVII) (Via XI Febbraio).
  • Palazzo Mazzancolli (XV secolo) (Via Cavour), in via Cavour, sede attuale dell'Archivio di Stato.
  • Palazzo Rosci (ora Bianchini-Riccardi) (XVI secolo) (Piazza Duomo), forse edificato su progetto di Baldassarre Peruzzi.
  • Palazzo Gazzoli (fine XVIII secolo) (Via Teatro Romano). Lo schema tipologico del palazzo deriva da quello del palazzo tardo-rinascimentale romano, con una corte interna su cui si affaccia un loggiato a doppio ordine, con volte affrescate a grottesche. Oggi è sede di svariate attività culturali, una grande sala per le conferenze nonché della rappresentanza della Regione Umbria.
  • Palazzo Manassei (XV secolo) (Via Manassei).
  • Palazzo Mariani (XVI secolo) (Via del Tribunale), sede dell'Istituto Musicale Briccialdi.
  • Ex Palazzo del Comune (XIV secolo) (Piazza della Repubblica), ora bibliomediateca comunale (BCT).
  • Palazzo Filerna-Perotti (ora Montani) (XVII secolo) (Via Garibaldi), con significativi affreschi di Girolamo Troppa.
  • Palazzo Pierfelici (XV secolo) (Corso Vecchio), con un notevole portale cinquecentesco.
  • Palazzo Possenti (XVIII secolo) (Via Cavour).
  • Palazzo Corradi-Maroni, già Gigli (XV-XIX secolo) (Via Carrara), con un significativo portale cinquecentesco in travertino.
  • Palazzo Faustini (XIX secolo) (Corso Tacito), con numerose iscrizioni romane nell'androne.
  • Palazzo Cittadini (XVIII-XIX secolo) (Corso Vecchio).
  • Palazzo Carrara (sec.XVI-XVIII) (Piazza Carrara), ivi è presente una serie di elementi lapidei romani e rinascimentali (stemmi, sarcofagi, iscrizioni).
  • Palazzo Sciamanna (sec. XVII) (Via tre colonne), in via Tre Colonne.
  • Palazzo Pressio-Colonnese (già Spada e Graziani) (secolo XVI) (Via Silvestri).
  • Palazzo Canale (Via Silvestri), sede dell'antico Circolo del Drago.

Vie e piazze storiche[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Tacito
  • Piazza della Repubblica, che occupa lo spazio dell'antico foro della città romana, rappresenta da sempre il principale spazio pubblico cittadino. Vi si affaccia l'antico palazzo comunale che ora è sede della biblioteca comunale. Con la ristrutturazione, l'antica torre civica distrutta dai bombardamenti è stata sostituita da una moderna torre di vetro che richiama la Cascata delle Marmore. Di fronte si trova il vecchio palazzo delle poste opera dell'architetto Bazzani che occupa il sito dell'antica chiesa di San Giovanni Decollato, demolita agli inizi del Novecento.
  • Piazza Tacito, realizzata nei primi decenni del Novecento come centro della nuova città industriale, si tratta di un vasto spazio quadrangolare di cui uno dei lati è occupato dall'imponente Palazzo del Governo, opera dall'architetto Cesare Bazzani. Al centro della piazza è una monumentale fontana, opera dell'architetto Mario Ridolfi, simbolo della forza delle acque che producono energia elettrica, decorata con i mosaici rappresentanti i dodici segni zodiacali, di Corrado Cagli.
  • Piazza Solferino, (opposta a piazza della Repubblica dietro la biblioteca) era l'antica piazza del mercato, per questo denominata in passato Piazza delle Erbe. Per un breve periodo ha assunto la denominazione di piazza dei bambini e delle bambine, il suo assetto attuale è opera dell'architetto Carlo Aymonino, che ne ha progettato la pavimentazione e la scultura in travertino di una balena.
Piazza Solferino (già Piazza delle Erbe, poi Vittorio Emanuele II; rinominata Solferino poi "dei bambini e delle bambine" e di nuovo Solferino in anni recenti)
  • Piazza Europa, si tratta di un ampio spazio quadrangolare che si apre sul fianco di palazzo Spada, sede municipale. La piazza è stata aperta nel dopoguerra rimuovendo le macerie degli edifici distrutti da bombardamenti.
  • Piazza Mario Ridolfi, si tratta di un ampio slargo irregolare che si apre di fronte a palazzo Spada, sede municipale, in gran parte circondata da edifici moderni quasi tutti realizzati su progetto dell'architetto Mario Ridolfi.
  • Piazza Clai, si tratta di una delle piazze più antiche della città, la sua origine risale al medioevo anche il suo assetto attuale è in gran parte opera della ricostruzione post-bellica realizzata in chiave post-moderna alla fine del XX secolo
  • Piazza Duomo, si tratta della più bella tra le piazze storiche cittadine, uno dei lati è occupato dal portico seicentesco della cattedrale di Santa Maria Assunta, che raccorda la chiesa con gli edifici del Vescovado e dell'ex Seminario, oggi sede del Museo Diocesano e Capitolare.
  • Piazza San Francesco, di fronte al Santuario di San Francesco.
  • Piazza Valnerina, ivi sorgeva una porta cittadina (porta Valnerina) che collegava la città con la Valnerina.
  • Piazza Dante Alighieri, antistante alla stazione, qui è stata posizionata la pressa da 12.000 tonnellate.

I monumenti di archeologia industriale[modifica | modifica wikitesto]

  • Obelisco "Lancia di Luce" di Arnaldo Pomodoro, che si trova alla fine di Corso del Popolo. L'opera rappresenta contemporaneamente i traguardi tecnologici e i moniti verso gli stessi; la miriade di fratture, gli inserti e gli effetti chiaroscurali rappresentano il dramma della loro scoperta e dei loro relativi poteri. Assemblata con tecniche industriali, si slancia nella sezione terminale e un suo fascino lo trova nel mutamento che assume il suo aspetto in base all'angolo visuale dell'osservatore e della differente luce dei momenti della giornata.
  • La "Pressa" di Piazza Dante.
  • Il Grande Hyperion.
  • La centrale idroelettrica di Galleto.
  • Complesso dell'ex fabbrica chimica Siri: ospita il CAOS (Centro per le Arti Opificio Siri),[85] un complesso architettonico e spazio culturale sede di due musei - il museo archeologico e il Museo d'arte moderna e contemporanea Aurelio De Felice, di uno spazio per mostre e del Teatro Sergio Secci.
  • Polo d'incenerimento Maratta, negli anni si sono avvicendati 3 impianti d'incenerimento, ora in uno dei due attivi sono stati riscontrati gravi mancanze dopo un grande sforamento del limite di diossina e furani è stato solo temporaneamente chiuso.
  • Il Ponte di Ferro.
  • Monumento ai Partigiani d'Italia.
  • La "Stella di Miranda", una stella artificiale posizionata tra le frazioni di Larviano e Miranda, ed è una delle più grandi in Italia, dopo la stella cometa di Torrebelvicino
  • Gli Umbria Studios, appartenenti a Cinecittà, chiamati scherzosamente "PapignHollywood".

Musei[modifica | modifica wikitesto]

  • Il museo archeologico contiene una sezione preromana e una dedicata all'illustrazione della vita cittadina in epoca romana e tardoantica; è ospitato presso il CAOS (Centro Arti Opificio Siri).
  • Il Museo d'arte moderna e contemporanea Aurelio De Felice: al suo interno trovano spazio il rinnovato allestimento della pinacoteca comunale (ospitata precedentemente a Palazzo Gazzoli) e una nuova area dedicata interamente all'arte contemporanea (dal dopoguerra ai giorni nostri) con particolare attenzione agli artisti del territorio. Sono presenti i dipinti della "Pala dei Francescani" di Piermatteo d'Amelia e lo "Sposalizio mistico di Santa Caterina d'Alessandria" di Benozzo Gozzoli, lo "Stendardo" di Niccolò Alunno; è ospitato presso il CAOS (Centro Arti Opificio Siri).
  • Il parco "A. De Felice" a Torreorsina.
  • Mostra permanente di paleontologia (ex-chiesa di San Tommaso).
  • Centro di visita e documentazione di Carsulae.
  • Museo Diocesano e Capitolare.
  • Centro di documentazione dell'Area naturale protetta del Parco Fluviale del Nera, con il Museo Ornitologico e Micologico nel palazzo Magalotti di Collestatte.
  • Centro di Documentazione sul Patrimonio Industriale Locale "Antenna Pressa".
  • Museo delle Armi della Città di Terni.
  • Museo del Motorismo ternano.

Luoghi naturali[modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

A partire dalla seconda metà del XIX secolo, con l'espansione della grande industria, la città raddoppiò i propri abitanti, passando da trentamila a circa sessantamila. Dopo la seconda guerra mondiale, la seconda ondata di immigrazione interna fece raggiungere i centomila abitanti all'inizio degli anni sessanta, inducendo a pensare che Terni avrebbe raggiunto i duecentomila entro il 2000. Con la crisi della siderurgia degli anni settanta e ottanta, il numero degli abitanti si è invece stabilizzato sugli odierni 110.000, soprattutto per l'apporto dell'immigrazione dall'estero che è aumentata in modo esponenziale a partire dagli anni novanta.

L'andamento demografico della città di Terni ha attraversato diverse fasi nel secondo dopoguerra. In particolare, a partire dalla fine degli anni cinquanta troviamo:

  • 1960 – 1974: gli ultimi anni di sviluppo demografico espansivo, con la popolazione che passò da 94.825 a 111.043 unità.

Il saldo demografico, tranne che nel 1961 e 1967, si mantenne costantemente superiore alle mille unità e generò un tasso medio annuo di crescita attorno al 13 per mille. Elementi portanti dell'esplosione demografica furono innanzitutto gli elevati valori della natalità (fenomeno del “baby boom”) con il relativo tasso che oscillava fra il 12,7 ed il 16,2 per mille, raggiungendo quest'ultimo valore, (massimo storico non più registrato) in corrispondenza del 1965 con 1645 nati. Più uniforme l'andamento della mortalità il quale, nonostante qualche oscillazione, procedeva secondo una tendenza di lieve ma costante crescita, muovendosi in un intervallo di valori compresi tra il 7,9 e 9,8 per mille. In valore assoluto, furono più gli anni nei quali si registrò un numero di morti inferiore a 1000 che non quelli con valori superiori. Non meno sostenuto risultò il livello dei movimenti migratori: sull'onda non ancora esaurita della favorevole congiuntura degli anni dello sviluppo economico (1951-1963), alimentati da massicci trasferimenti verso il nord Italia e dai processi di urbanizzazione, i flussi migratori dimostrarono di avere considerevole vitalità e consistenza.

  • 1975 - 1979: gli anni dello sviluppo moderato con la popolazione che invecchia ma continua ad aumentare raggiungendo il picco storico di 113.241 unità nel 1979.

Sebbene caratterizzato da valori positivi tanto del saldo demografico quanto dei differenziali del movimento naturale (ad eccezione del 1979) e migratorio, lo sviluppo della popolazione segnalò un cambio di marcia nei suoi ritmi espansivi con l'inizio di una decelerazione che ridusse notevolmente la velocità di crescita. A determinare questo rallentamento contribuì in primo luogo il progressivo venir meno dell'apporto fino ad allora fornito allo sviluppo del movimento naturale, la cui costante riduzione in termini di saldo giunse per la prima volta a mostrare nel 1979 un valore negativo. È conseguenza di ciò il costante attenuarsi dei livelli di natalità (9,1 per mille) contrapposti a valori lievemente crescenti della mortalità (9,7 per mille) Anche i movimenti migratori diedero il loro apporto, sebbene in tono minore, al rallentamento della crescita della popolazione: meno consistenti rispetto al passato, soprattutto quelli in entrata, i flussi dimostrano una accentuata tendenza ad avvicinare i propri valori così da produrre differenziali sempre più ridotti.

  • 1980 - 1986: gli anni della caduta frenata vedono consolidarsi il modello a bassa natalità della società ternana che porta come risultato l'invecchiamento della popolazione e quindi il suo progressivo decremento.

In termini assoluti la consistenza della popolazione scende da 113.108 a 111.162 unità, caduta che corrisponde ad un tasso medio annuo dell'1,35 per mille. Il differenziale del movimento naturale, a partire dal 1979, diventa definitivamente negativo e determinato in ciò dal persistente prevalere dei decessi sulle nascite. I 785 nati (7,1 per mille) rapportati coi 1084 morti (9,7 per mille) nel corso del 1986, sostanziano assai eloquentemente il divario crescente in seno alla componente naturale della popolazione; se tuttavia la negatività crescente del saldo naturale non si riflette per intero sul saldo demografico, ciò è dovuto al solo fatto che almeno in questo periodo l'effetto delle determinazioni biologiche viene in parte controbilanciato dai differenziali dei movimenti migratori, limitati ma ancora positivi.

  • 1987-1992: gli anni della popolazione in caduta libera; nulla più si oppone al continuo e crescente decremento della popolazione e tutti i fenomeni del precedente periodo si presentano su scala allargata.

La popolazione scende fino alle 108.138 unità nel 1992 e i movimenti migratori esauriscono la loro funzione di contrappeso degli esiti negativi della componente biologica.

  • 1993-1999: anni di sostanziale equilibrio con la popolazione che si assesta sulle 108 mila unità.

Un anno a sé stante è il 1994, in quanto è stata fatta una sanatoria che ha caratterizzato il saldo migratorio di 1129 unità e ha permesso un saldo demografico in attivo di 634 unità; è proprio in questi anni che si riscontra il maggior divario fra tassi di natalità (media del 6,9 per mille) e tassi di mortalità (media dell'11,3 per mille).

L'agglomerato urbano è rappresentato dalla Conca Ternana, dalla Valnerina Ternana, dalla Provincia di Rieti e dalla città di Spoleto (PG), per il quale esiste un "Accordo di pianificazione",[86] raggiunge i 372.782 abitanti.

Abitanti censiti[87]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

La popolazione straniera residente al 1º gennaio 2016 è di 12.540 abitanti e rappresenta l'11,2% della popolazione totale,[88] in leggero calo rispetto ad un anno prima. I gruppi nazionali più numerosi (più di 500) sono:

  1. Romania: 4.477 - 35,7% (della popolazione straniera)
  2. Albania: 1.731 - 13,8%
  3. Ucraina: 993 - 7,9%
  4. India: 708 - 5,6%
  5. Filippine: 650 - 5,2%

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

La nuova Biblioteca Comunale

Università[modifica | modifica wikitesto]

Con l'apertura del triennio clinico della facoltà di Medicina, nel 1974, l'Università di Perugia compiva uno dei suoi primi decentramenti sulla città di Terni. Seguì, negli anni novanta, l'apertura della facoltà di ingegneria, il completamento del ciclo unico di medicina e l'avvio del corso di diploma universitario in economia aziendale (DUEC), che diedero nuovo impulso alla vita universitaria: sono stati avviati nuovi corsi di laurea, che ospitano circa 3.000 iscritti nelle quattro facoltà riunite nel Polo scientifico e didattico di Terni dell'Università degli studi di Perugia:

  • Facoltà di Medicina e Chirurgia (sede di "Viale Trieste");
  • Facoltà di Ingegneria (sede di "Pentima", dove si trovano anche le segreterie amministrative);
  • Facoltà di Economia (sede di "San Valentino");
  • Facoltà di Scienze della Formazione (sede di "Narni").

Centri di ricerca[modifica | modifica wikitesto]

  • Centro Europeo di Ricerca sulle cellule staminali - Diretto da Angelo Vescovi, da ubicare presso la restaurata caserma dell'ex-milizia, nei pressi dell'ospedale. Dall'estate 2006 è attiva la Banca delle Cellule Staminali, ovvero una struttura in cui vengono prodotte e conservate cellule del cervello umano per curare, in futuro, le malattie neurodegenerative.[89] Il 26 agosto 2011 il comitato etico regionale dell'Umbria ha dato via libera alla sperimentazione delle cellule staminali sull'uomo.[90]
  • Centro di eccellenza sui materiali innovativi nanostrutturali per applicazioni chimiche, fisiche e biomediche.[91]
  • Human Health Foundation - Laboratorio di ricerca sul cancro.
  • T.E.R.N.I. - Terni Enterprise for Research and New Industries (meglio nota come Terni Research): centro di ricerca e produzione di fonti energetiche alternative. Gestore di diversi complessi fotovoltatici ed eolici nella provincia di Terni ed in altre zone d'Italia, studia nuove tecnologie di smaltimento e di conversione dei rifiuti in bio combustibili.

Media[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

  • Tele Galileo
  • Umbria Uno
  • Tele Umbria Viva

Radio[modifica | modifica wikitesto]

Stampa[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine degli anni novanta, Roberto Benigni decise di girare nei dintorni della città, e più precisamente presso la vecchia zona industriale dismessa di Papigno, il suo film La Vita è bella, vincitore di diversi premi Oscar: i capannoni abbandonati della vecchia fabbrica della calciocianamide si adattavano perfettamente all'ambientazione delle vicende del film in un campo di concentramento nazista (anche il film Pinocchio fu completamente girato negli studi di Papigno). In conseguenza di questo episodio, e dell'esistenza del CentroMultiMediale (CMM) - struttura produttiva ora dismessa per totale inutilizzo, che ospita teatri di posa dove sono state occasionalmente girate scene sia di lungometraggi che cortometraggi, si parlò tra il 1997 e il 1998 di fare dell'impianto industriale una sorta di Città del Cinema (pubblicizzata all'epoca come "Papignolliwood"). Il progetto è stato realizzato solo in piccola parte e senza una reale bonifica dell'area, pesantemente inquinata. Gli studi di Papigno, che sulla carta vantano teatri di posa tra i più grandi in Europa, una piscina con oblò per le riprese e un teatro di posa, fornito di un enorme blue screen, destinato esclusivamente alla ripresa di scene a cui dovranno essere aggiunti effetti speciali, sono stati utilizzati solo in modo sporadico e occasionale. Recentemente, grazie ad un patto stipulato con il comune di Terni, gli studi di Papigno sono passati sotto la gestione di Cinecittà che nonostante la promessa di svolgervi almeno 150 giorni di lavoro annui, li ha di fatto adibiti al ruolo di magazzino, svolgendovi solo occasionalmente (pochi giorni negli anni) qualche attività lavorativa.

Nel corso di quasi tutto il Novecento (e non solo) diversi film, sceneggiati televisivi, spot pubblicitari e videoclip musicali sono stati ambientati nella zona. Tra questi, si citano Acciaio di Walter Ruttmann (1933), La caduta degli dei di Luchino Visconti (1969), Inferno di Dario Argento (1980), Intervista di Federico Fellini (1987) e La ragazza di Bube di Luigi Comencini (1963).

Nel 1999, presso l'ospedale cittadino Santa Maria, ebbero luogo le riprese della fiction Titanus-RAI L'amore oltre la vita con Monica Guerritore, Adriano Pappalardo ed altri. La stessa RAI, al termine delle riprese, regalò all'ospedale una statua in gesso di Santa Maria utilizzata nello sceneggiato ed oggi posta all'interno della cappella dell'ospedale con tanto di targhetta attestante la donazione.

Nel 2001 fu completamente ambientata a Terni la fiction Sei forte maestro.

Negli studios di Papigno è stato girato La Terza Madre di Dario Argento.

Inoltre, proprio nel CMM, nella primavera del 2004, fu realizzata la prima edizione del reality show Music Farm.

Nel 2007 è stato girato il film Lezioni di cioccolato con Luca Argentero e Violante Placido.

Il 29 novembre 2007, presso gli studi di Papigno si è svolto lo spettacolo di Roberto Benigni Quinto dell'Inferno, basato sulla Divina Commedia di Dante.

Nel 2008 è stato interamente girato a Terni il film Alice per la regia del ternano Oreste Crisostomi, distribuito da Medusa Film nel 2010.

Nel gennaio 2011 cominciano ufficialmente le attività della Funfactory Entertainment che produrranno al CentroMultiMediale svariati Format, Sitcom, una Fiction e un Film.[92][93]

Nel 2012 sono state fatte alcune riprese per la miniserie La vita che corre andata in onda su Rai 1.

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Gruppi musicali provenienti da Terni[modifica | modifica wikitesto]

  • Synthesis Gruppo heavy metal attivo dal 1978.
  • My Mine Gruppo musicale di genere elettronica/Sinth-pop.
  • Warhead Gruppo musicale di genere punk attivo dal 1982.
  • SRL Gruppo musicale di genere death metal attivo dal 1992.
  • Subliminal Crusher Gruppo musicale di genere death/thrash metal attivo dal 2002.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Cucina umbra e Prodotti agroalimentari tradizionali umbri.

Terni è una città che, pur risentendo notevolmente l'influenza dei piatti tipici della vicinissima Valnerina (soprattutto per quanto riguarda legumi, salumi, olio, funghi e tartufi), è riuscita nel tempo a caratterizzarsi per alcune prelibatezze autoctone. I ternani sono degli ottimi consumatori di carne (di ogni genere, maiale soprattutto) abbinata a dei vini rossi, oltre che dei primi e dei dolciumi segnati. Di norma continuano a prediligere la pizza al taglio rispetto a quella al piatto, sebbene alcune pizzerie (al taglio) storiche del centro cittadino abbiano chiuso l'attività negli ultimi anni. La stragrande maggioranza dei paesi ai dintorni di Terni organizza nei periodi estivi delle sagre, tanto che, ormai si parla di vero e proprio circuito gastronomico del comprensorio. Ecco un elenco di piatti tipicamente ternani e di piatti abitualmente consumati dalle famiglie di Terni:

  • il Pane di Terni: non salato, facilmente digeribile, è tipico del luogo.
  • bruschetta: utilizzata spesso come antipasto, viene degustata semplicemente con l'olio umbro (di pregevole fattura anche in paesi del ternano che fanno parte del circuito delle "Città dell'olio", come Stroncone, Sangemini, Ferentillo e Cesi, che si ergono su colline piene di ulivi), con olio e pomodoro, oppure con paté a base di olive, di carciofi o di cacciagione.
  • le ciriole: primo piatto di pasta, più spessa degli spaghetti, che ben si combina con un sugo a base di funghi o a base di asparagi. La variante ciriola alla ternana viene servita in molti ristoranti del luogo. Ciriola in romanesco vuol dire anguilla.
  • spaghetti o tagliatelle al tartufo.
  • Pappardelle al cinghiale: un altro primo piatto.
  • lasagne abbinate solitamente al sugo di carne o alla besciamella ed asparagi/funghi.
  • tagliolini cacio e pepe: altro primo piatto, notevolmente saporito come lascia intendere il nome stesso. Il pepe è un ingrediente usato spesso nella cucina ternana.
  • gnocchi fatti in casa: abbinati con il sugo di carne. Sono comunque famosi anche gli gnocchetti alla Collescipolana (dalla forma più quadrata ed abbinati con fagioli e sugo), che prendono il nome dalla frazione di Collescipoli.
  • la pizza di formaggio: sempre presente in tavola nel periodo pasquale, per una tradizione che coinvolge tutto il territorio umbro.
  • la pizza sotto lu focu: è una sorta di focaccia cotta a legna dall'aspetto simile ad una piadina ben più robusta. All'interno la si farcisce solitamente con prosciutto, formaggio, salsiccia, verdura cotta e salsiccia, o anche con il solo olio. È un piatto che si consuma prevalentemente in inverno. Particolarmente famosa è la pizza sotto lu focu di Portaria, paese a nord della conca ternana e attualmente frazione del comune di Acquasparta, situato sulla collina di fronte alle antiche rovine romane di Carsulae e vicino a Cesi e Sangemini. Nella provincia di Perugia questo piatto è conosciuto come torta al testo (ci sono, comunque, piccole differenze).
  • la cacciagione: famosi sono i piatti come il cinghiale alla cacciatora, o la polenta cucinata con la cacciagione (allodole, tordi).
  • il pampepato: dolce natalizio composto di una quantità notevole di ingredienti (tra cui miele, cioccolato, pinoli, nocciole, noci, pepe ecc.), viene cucinato anche in alcune zone del Lazio (Lazio Settentrionale e Roma stessa) e dell'Umbria Orientale, nonostante sia riconosciuta soprattutto la qualità di quello ternano (che ha il marchio D.O.P.). Nel periodo natalizio è usanza comune cucinare parecchi pampepati per poterli anche regalare agli amici o ai parenti. È considerata una finezza tagliare a fette sottili il pampepato da offrire.
  • le paste e le crostate delle pasticcerie ternane: nelle pasticcerie di Terni vengono preparati dei dolci di altissima qualità, come crostate alla crema o alla cioccolata e come, soprattutto, le paste (dall'ampia gamma di scelta: si parla di crema, panna, crema al cioccolato e frutta). La crema è particolarmente curata nella lavorazione (spesso fatta a mano). È consuetudine del luogo prendere le paste la domenica mattina per poi degustarle come dessert del pranzo. Anche nelle occasioni in cui si viene ospitati si usa comprare le paste e degustarle con la famiglia (o gli amici) ospitante. Rinomati anche i cornetti della mattina (vuoti, alla marmellata, alla crema, integrali al miele), da gustare ben fumanti. Anche le gelaterie del centro cittadino offrono gelati di ottima qualità.
  • gli amari: particolarmente conosciuti quelli a base di erbe ("Viparo", "Amaro Vecchia Umbria", "Thyrus"), dalle notevoli proprietà digestive e dall'ottimo retrogusto dolciastro.

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

In Romanzo Criminale di Giancarlo de Cataldo edito nel 2002 da Einaudi, c'è un piccolo riferimento alla città di Terni dove avviene un arresto per ordine del commissario Scialoja.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • Da gennaio a marzo - Visioninmusica, stagioni di spettacoli e concerti di musica classica a livello internazionale.
  • Da gennaio ad aprile - Araba Fenice, stagioni concertistiche di musica classica a livello internazionale.
  • Da ottobre ad aprile - Filarmonica Umbra, stagioni concertistiche di musica classica a livello internazionale.
  • Febbraio - Giorno di San Valentino vescovo e martire, nativo e patrono della città e protettore degli innamorati, la basilica è situata a 2,2 km dal centro e conserva il corpo del martire. Per tutto il mese di febbraio la città ospita gli Eventi Valentiniani dedicati al patrono della città e a tutti gli innamorati del mondo. Agli eventi religiosi vengono affiancati concerti, mostre, conferenze, sagre, seminari, spettacoli teatrali, sport, premiazioni, fiere. Dal 2005 gli eventi si sono arricchiti con gli stand di Cioccolentino, dove il cioccolato e la tradizione della pasticceria ternana animano le vie del centro.
  • Aprile - Certamen Taciteum, concorso letterario riservato agli studenti delle scuole secondarie italiane, che consiste in una prova di traduzione di un testo latino dello storico Gaio Cornelio Tacito, (che si pensa) nativo della città.
  • Aprile - tre giorni di Regata Internazionale di Canottaggio "Memorial Paolo D'Aloya" al lago di Piediluco.
  • 30 aprile e 1º maggio - Cantamaggio Ternano sfilata di carri allegorici, antica tradizione legata al risveglio della primavera.
  • Giugno - Concorso Internazionale Pianistico "Alessandro Casagrande".
  • Ultima domenica di giugno - Festa delle acque - alla cascata delle Marmore e al lago di Piediluco.
  • Giugno - Giugno Cesano, nella frazione di Cesi vengono svolte varie manifestazioni teatrali, musicali affiancate alle taverne di cucina tipica. le manifestazioni si concludono con un lungo Serpentone, dove è possibile mangiare camminando per le vie del paese.
  • Luglio - Ephebia Festival, manifestazione musicale che dopo un anno di selezione si conclude a Terni con l'esibizione dei migliori gruppi giovanili selezionati da tutta Italia. Negli anni hanno suonato tra gli altri: Linea 77, Statuto, The Ark, Moltheni, Afterhours, Il Teatro degli Orrori, Tre Allegri Ragazzi Morti, Casino Royale, Cosmetic, Zen Circus, Meganoidi, Paolo Benvegnù, Dente, Massimo Volume, Stato Sociale e Gazebo Penguins. Dal 2014 Ephebia si è allargato anche oltre i confini italici. Infatti si sono esibiti, tra gli altri, i britannici 65daysofstatic.
  • Settembre - Terni Festival, festival internazionale della creazione contemporanea. Il festival propone un cartellone di spettacoli teatrali di artisti italiani e stranieri.
  • Settembre - Terni On-Notte Bianca, notte bianca dove si svolgono concerti, spettacoli, manifestazioni, fiere ed altro nei tre giorni (e notti) di un fine settimana.
  • Novembre - Filmfestival popoli e religioni, festival cinematografico dedicato al dialogo interreligioso.
  • Vari periodi dell'anno - Hermans Festival, concerti d'organo.

Persone legate a Terni[modifica | modifica wikitesto]

Economia ed imprese[modifica | modifica wikitesto]

Politica[modifica | modifica wikitesto]

Militari e forze armate[modifica | modifica wikitesto]

  • Ser Cittadini "l'ammazzadraghi", (Terni XIII secolo), mitico cavaliere ternano di origine germanica che secondo una leggenda medievale è l'uccisore del drago Thyrus, effigiato nello stemma comunale.
  • Liberotto Liberotti, (Terni XII secolo), leggendario fabbro ternano, liberatore del popolo di Terni dalla brevissima oppressione narnese (ottenuta con l'aiuto di Spoleto) del XII secolo.
  • Andrea Castelli (Terni XIV - XV secolo), Nobile uomo d'arme, politico e podestà ghibellino. Ufficiosamente e di fatto signore di Terni e contado; ma per volontà propria non nominalmente. Acerrimo nemico di Braccio da Montone.
  • Alessandro e Lucantonio Tomassoni da Terni (Terni, XVI secolo) condottieri.
  • Alvaro Leonardi (Terni, 1895 – Cameri, 1955), aviatore, ufficiale.
  • Elia Rossi Passavanti (Terni, 1896 – Terni, 1985), deputato, militare (dragone di cavalleria). È stato podestà della città di Terni, nonché storico locale.
  • Germinal Cimarelli (Terni, 1911 – Monte Torre Maggiore, 1944), antifascista e partigiano.
  • Roberto Antiochia (Terni, 1962 – Palermo, 1985), poliziotto, vittima della mafia.
  • Stanislao Caraciotti, ammiraglio, di origine ternana.
  • Mario Trabucchi (Terni, 1908 - Pantelleria, 1942), aviatore.
  • Pompeo Agrifoglio (Terni, 1889 - Palermo, 1948), militare, agente segreto.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Arte e cultura[modifica | modifica wikitesto]

Musica e spettacolo[modifica | modifica wikitesto]

Sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Suddivisioni di Terni[modifica | modifica wikitesto]

Nuova ripartizione territoriale secondo la delibera della Commissione Statuto del Comune; divisione operativa dalle elezioni comunali 2009 (Dal 23 giugno 2009)

La città è suddivisa in tre circoscrizioni, a seguito di una riforma amministrativa avvenuta nel 2009, che ne ha ridotto il numero da nove.[94] La suddivisione è la seguente:

Circoscrizione Superficie Residenti Distretti-Quartieri
I Est 118,23 km² 29.257 Quartieri: Centro Storico (parte est), Achille Grandi, Bovio, Campofregoso-Brin, Casali di Papigno, Cervara, Ex Ferrovieri, Pentima, San Carlo, Sant'Agnese, Toano, Trevi, Tuillo, Volghe-Prisciano.

Frazioni: Collestatte, Collestatte Piano, Larviano, Marmore, Miranda, Papigno, Piediluco, San Liberatore, Torreorsina, Valserra (Rocca San Zenone, Collelicino, Castagna, Romita, Appeccano, Poggio Lavarino, Cecalocco, Battiferro, Acquapalombo, Colle Giacone, Giuncano, Polenaco, Pracchia, Porzano).

II Nord 60,72 km² 39.605 Quartieri: Centro Storico (parte ovest), Campitello, Cardeto-Uffici Finanziari, Campomaggiore, Cinque Strade, Colle Dell'Oro, Collerolletta, Dalmazia-San Martino, Fiori, Fonderia, Gabelletta, Maratta, Piedimonte, Pozzo Saraceno, Rivo.

Frazioni: Cesi

III Sud 32,95 km² 44.551 Quartieri: Campomicciolo, Cesure, Cospea, Giardino, Italia, Le Grazie, Matteotti, Perticara-San Rocco, Polymer-Campomaggio, Sabbione-Pantano, San Giovanni, San Valentino, Staino, Valenza, Vallecaprina-Boccaporco.
Frazioni: Collescipoli

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Acquapalombo, Appecano, Battiferro, Cecalocco, Cesi, Collegiacone, Collescipoli, Collestatte, Giuncano, Marmore, Miranda, Papigno, Piediluco, Poggio Lavarino, Polenaco, Porzano, Pracchia, Rocca San Zenone, San Liberatore, Titurano, Torreorsina, San Carlo, La Castagna, Colle Sant'Angelo.[95] Interessante la Collegiata di Santa Maria Maggiore (Collescipoli), con l'organo W. Hermans.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Mario Ridolfi
Vista di Terni verso sud.

Tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento la città conobbe un importante processo di industrializzazione con la creazione di numerose fabbriche.

Questo processo di industrializzazione e un parallelo sviluppo economico-imprenditoriale hanno portato la città a diventare un importante polo siderurgico, metallurgico e chimico dell'economia italiana.

Nel secondo dopoguerra, il nuovo Centro Ricerche della fabbrica chimica della Polymer iniziava a studiare le fibre poliestere e acrilica, protette dal segreto durante la guerra e delle quali pertanto ben poco si conosceva. Il Centro Ricerche studiava, inoltre, la fibra clorovinilica di cui iniziava a la produzione industriale. Oggetto di ricerca era il processo di produzione del polimero clorovinilico (PVC). In questo centro lavorava nel 1954 Giulio Natta, quando riuscì a mettere a punto i catalizzatori per la polimerizzazione stereochimica selettiva delle alfa-olefine: nove anni dopo, nel 1963, Natta fu insignito del Premio Nobel per la chimica, unico finora in Italia.

Il fucile Carcano, modello 91/38 matricola C2766, con il quale Lee Oswald avrebbe assassinato il presidente Usa John Fitzgerald Kennedy, fu costruito nel 1940 nella Regia fabbrica d'Armi di Terni.

Nel 1992 alle acciaierie di Terni fu sequestrata la culatta del famoso "super cannone" commissionato da Saddam Hussein.

Oggi l'economia cittadina è ancora imperniata sull'acciaieria, che dalla fine degli anni novanta è totalmente in mano della multinazionale tedesca ThyssenKrupp. Dopo le dure trattative del 2004 e 2005, terminate con la chiusura del reparto di produzione dell'acciaio magnetico, unico sito in Italia, il trend sembra essere positivo, con nuovi investimenti della proprietà specialmente nella produzione dell'inossidabile.

Inoltre la città si sta sempre più specializzando nel settore terziario, grazie alla posizione geografica che ne fa una cerniera tra l'Umbria, Roma e il Centro Italia; e della ricerca, grazie allo sviluppo universitario e al costituendo Centro di ricerca per le cellule staminali, progetto curato dallo scienziato Angelo Vescovi, e dal centro di ricerca per le Nanotecnologie. In tutto il territorio sono presenti 17 multinazionali, operanti soprattutto nei settori della chimica e della tecnologia.

Al 2015, il totale delle imprese presenti nel territorio ammonta a 10.590, di cui: il 39% è rappresentato da commercio e trasporti, il 25,3% dai servizi, il 12,3% dalle costruzioni ed il 9,1% dall'industria e produzione energetica.[96]

Fonti di energia[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune di Terni è presente una centrale idroelettrica (Galleto), controllata da ERG che produce 530 MW. Due sono le centrali termoelettriche, entrambe controllate da Edison S.p.A.. Nell'ambito delle energie rinnovabili si annovera TerniEnergia (installazione di impianti fotovoltaici, parchi eolici) e Genera (progettazione e realizzazione di impianti fotovoltaici, a biomasse e parchi eolici).

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Nodo viario di Terni (in arancione la tangenziale)

Per la sua posizione strategica, Terni è collegata a tutte le maggiori città del centro Italia con tempi di percorrenza piuttosto brevi. Il sistema viario di Terni è composto da:

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

La stazione di Terni

La stazione centrale è situata sulla ferrovia Roma-Ancona, interessata da relazioni treni regionali e a lunga percorrenza, e funge altresì da capolinea di due relazioni regionali.

La ferrovia Terni-Sansepolcro, la cui infrastruttura è in carico alla Ferrovia Centrale Umbra (FCU), è gestita da Busitalia-Sita Nord.

La ferrovia Terni-L'Aquila-Sulmona, di Rete Ferroviaria Italiana (RFI), vede anch'essa servizi gestiti da Busitalia-Sita Nord sulla relazione verso L'Aquila. Su tale infrastruttura sono attive in ambito suburbano le stazioni e fermate di Terni Cospea, Marmore e Stroncone.

rete dei trasporti del settore nord-est dell'area metropolitana di Roma

La stazione è interessata anche da alcuni treni merci, soprattutto in relazione alla presenza degli stabilimenti siderurgici e chimici raccordati.

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

Convoglio in sosta davanti alle acciaierie (cartolina d'epoca)

Le autolinee urbane, suburbane ed extraurbane di Terni sono attualmente gestite da Busitalia-Sita Nord.

Fra il 1901 ed il 1933 fu attiva a Terni una linea tranviaria urbana che collegava la stazione Dante e la centrale piazza Tacito fino a raggiungere piazza Vittorio Emanuele, poi piazza della Repubblica. Una diramazione di tale linea conduceva presso le Acciaierie di Terni, dove sorgeva anche il deposito della società esercente, la STET. Quest'ultima esercì anche, fino al 1960, la tranvia Terni-Ferentillo, una linea extraurbana costruita prevalentemente per il trasporto delle merci lungo la Valnerina.

Aeroporti[modifica | modifica wikitesto]

La città dispone dell'aviosuperficie Alvaro Leonardi (Icao: LIAA), presso la zona di Maratta, per piccoli aerei, adibita a scuola di volo nonché a servizio delle forze di sicurezza e protezione civile e alla pratica del paracadutismo.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Sindaci di Terni.

Dal 22 giugno 2009 la città è amministrata da Leopoldo Di Girolamo (Pd). La sede del comune è a Palazzo Spada.

Fino al 2014 due delle tre suddivisioni amministrative del comune di Terni sono governate da una coalizione di centro-sinistra, mentre una da Rifondazione Comunista.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Patti di amicizia[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Terni ha ospitato otto volte l'arrivo di tappa del Giro d'Italia (1926, 1940, 1951, 1957, 1976, 1978, 1987, 1995),

Principali società sportive[modifica | modifica wikitesto]

A Terni vi sono diverse società sportive che gareggiano nei livelli nazionali e internazionali della loro disciplina:

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Il parco per il jogging "La Passeggiata".

Questi sono i più importanti impianti sportivi della città di Terni:[97]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ [1] - Popolazione residente al 30 settembre 2016.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ http://www.romanoimpero.com/2011/12/terni-umbria.html
  4. ^ Terni, la Manchester italiana - Terni, la Manchester italiana | Stile.it
  5. ^ Guida turistica Terni: una città, mille sfaccettature - Logitravel.it
  6. ^ DONBOSCOLAND.IT - San Valentino e la città degli innamorati
  7. ^ http://www.terninrete.it/Notizie-di-Terni/default-346348
  8. ^ Laura Bonomi Ponzi, L'Età Preistorica, in Storia Illustrata delle città dell'Umbria a cura di Raffaele Rossi, Terni , a cura di Michele Giorgini, Elio Sellino Editore, Milano 1993, pp. 37-46
  9. ^ Dionigi di Alicarnasso, Ρωμαιχή Ἁρχαιολόγια, I, 14.4
  10. ^ Marco Tullio Cicerone, Epistulae ad Atticum, Liber IV, 15, 5
  11. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, XXVII, 9; Tito Livio, Ab Urbe condita, XXIX, 15. Per una critica complessiva sull'accaduto e l'importanza della sentenza definitiva del Senato si veda Gaetano De Santis, Storia dei Romani, vol. III, parte II, La Nuova Italia Editrice, Firenze 1968, pp. 448-449 e vol. IV, parte I, La Nuova Italia Editrice, Firenze 1969, pp. 553-554.
  12. ^ Claudia Andreani, La città romana, in Valentina Leonelli, Paolo Renzi, Claudia Andreani, Cristina Ranucci, Interamna Nahartium, Materiali per il Museo Archeologico di Terni , Edizioni Thyrus, Arrone (TR) 1997, p. 139
  13. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 12, 107
  14. ^ Claudia Andreani, Il municipio romano , op. cit., pp. 139-168
  15. ^ Publio Cornelio Tacito Historiae, Liber III, LXI
  16. ^ Elio Sparziano ''Historia Augusta, Vita Severi, 6
  17. ^ Epitome De Caesaribus, XXX
  18. ^ Sulla viabilità romana extra-urbana si veda Paul Fontaine, Cités et enceintes de l'Ombrie antique, Institut Historique Belge de Rome, Bruxelles-Rome 1990, pp. 111-114
  19. ^ Cristina Ranucci, Interamna Nahars nella tarda antichità: l'avvento del Cristianesimo, in Valentina Leonelli, Paolo Renzi, Claudia Andreani, Cristina Ranucci, Interamna Nahartium, Materiali per il Museo Archeologico di Terni op. cit., pp. 171-202
  20. ^ Per i movimenti degli eserciti, gotico e bizantino, nell'attuale Umbria meridionale vedi Procopio di Cesarea, Ὑπὸν τὼν πολεμὼν, V, 16; VI, 11; VII, 12; VIII, 23
  21. ^ Pier Maria Conti, Genesi, fisionomia e ordinamento territoriale del ducato di Spoleto, in Spoletium, XVII, 1975
  22. ^ Nonostante i fondati dubbi di autenticità e l'equivoco sull'oggetto della restituzione al Papato, dopo le guerre del re longobardo Desiderio, la documentazione può essere reperita nei vari Diplomi imperiali editi in Monumenta Germaniae Historica dMGH | Suche
  23. ^ Die Chronic des Popstes Burchard von Ursberg in Monumenta Germaniae Historica, Scriptores rerum germanicarum in usum scholarum separatim editi, p. 52; Johan Friederich Bohmer, Regesta Imperii IV. Lothar III und åltere Staufer 1125-1197. 2 Abt.: Die Regesten des Kaiserreiches unter Friederich I 1152(1122)-1190. Lief 1168-1180, Wien 2001, IV, 2,3, n.2070 Startseite : Regesta Imperii
  24. ^ Monumenta Germaniae Historica, Epistulae saeculi XIII e regestis Pontificum Romanorum selectae, Tomus I, Weidmannos, Berolini MDCCCLXXXIII, pp. 33-34
  25. ^ C. Mazzoli, l'abbazia di S. Benedetto in fundis di Stroncone. Per una storia del monachesimo dell'Umbria meridionale, Terni 1994, p. 28 nota 23
  26. ^ Monumenta Germaniae Historica, Constitutiones et acta publica Imperatorum et Regum, Tomus II, Impensis Bibliopoli Hahniani, Hannoverae MDCCCXCVI, pp. 341, 347 e 354; Johan Friedrich Bohmer, op.cit., RI V 1, 1, 3609a
  27. ^ Daniel Waley, Lo Stato papale dal periodo feudale a Martino V, in Storia d'Italia, a cura di Giuseppe Galasso, UTET, Torino 1987, p. 297
  28. ^ Biblioteca Comunale di Terni, Diplomatico, cass. G. cont. 34, nr. 7: Lettera del 22 Gennanio 1372
  29. ^ Archivio di Stato di Terni, Archivio Storico Comunale di Terni, I Catasti antichi, bb. 2135 e 2139
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  32. ^ Francesco Angeloni, Storia di Terni.
  33. ^ «Fra la fine del Trecento e la prima metà del Quattrocento le famiglia ternane più influenti e già affermatesi nel corso del Medioevo come i Giocosi, i Paradisi, i Donatucci e i Manassei, possiedono immobili con affaccio o nei pressi della PLATEA COLUMNARUM, oppure lungo gli assi viari principali». Elisabetta David, la biblioteca di Giovanni Mazzancolli, in BISAO XLII-XLIII 1986-87 pp.203-16
  34. ^ Si estinse nel periodo delle invasioni barbariche , ma fu antica e potente famiglia umbra intermnate, di stirpe Naharti
  35. ^ Della nobiltà dell'Italia parte prima. Del signor D. Francesco Zazzera
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  37. ^ A.S.T., A.S.C.I., riformanze, vol. 2144, cc. 11v e sgg.
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  39. ^ Ludovico Silvestri, op. cit., pp.219-222
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Veduta della città
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  • Luigi Lanzi, Terni, la città e i dintorni. Edizioni Thyrus, Terni 2002
  • Elia Rossi Passavanti, Terni. Alterocca, Terni 1974
  • AAVV, Storia Illustrata delle Città dell'Umbria, a cura di M. Giorgini. Elio Sellino Editore, Milano 1994
  • L'Umbria - Manuali per il territorio, Terni. Edindustria, Roma 1980
  • Franco Bonelli, Lo sviluppo di una grande impresa in Italia. La Terni dal 1884 al 1962. Einaudi, Torino 1975
  • Valentina Leonelli, Paolo Renzi, Claudia Andreani, Cristina Ranucci, (a cura di Vincenzo Pirro) Interamna Nahartium - Materiali per il Museo Archeologico di Terni. Edizioni Thyrus, Terni 1997
  • Marcello Gaggiotti, Dorica Manconi, Liliana Mercando, Monika Verzàr, Guide Archeologiche Laterza, Umbria Marche. Laterza, Roma-Bari 1980
  • Lodovico Silvestri, Collezione di memorie storiche tratte dai protocolli delle antiche riformanze della città di Terni dal 1387 al 1816. Edizioni Thyrus, Terni 1977
  • Francesco Angeloni, Historia di Terni. Roma 1666. III ed. Terni 1966
  • Renato Covino (a cura di), Le industrie di Terni. Giada, Perugia 2002
  • Renato Covino (introduzione) e Gianni Bovini (apparati), "Le industrie di Terni. Schede su aziende, infrastrutture e servizi". Giada, Perugia 2002
  • Paolo Rinaldi (a cura di), "L'iconografia francescana a Terni, nel sud Umbria e nella Sabina". Comune di Terni, Terni febbraio 1983
  • Paolo Rinaldi, "Materiali per il museo archeologico di Terni". Comune di Terni, Terni
  • Adriano Andreani con presentazione di Alighiero Maurizi, "Historie Ternane". Edizioni APE, Terni 2000
  • Simonetta Neri, "Terni. Guida della città e dei dintorni". edilmond, Città di Castello (PG) 1998
  • Enzo Simula - Paola Biribanti (a cura di), "Cento anni cento scatti. Una città si racconta". Edizioni Thyrus, Terni 2005
  • Marcella Arca Petrucci (edited by), "Il patrimonio della cultura termale. Per una rete europea di ecomusei". Edizioni 2005
  • 'Rassegna Economica', periodico trimestrale della CCIA di Terni, varie annate
  • 'Memoria Storica', Rivista del Centro di Studi Storici di Terni, Direttore Vincenzo Pirro. Edizioni Thyrus, Arrone (TR), varie annate, ISSN 1125-3886
  • Aldo Tarquini, La città di Mario Ridolfi. Architettura, urbanistica, storia, arte, cinema, fotografia. De Luca editori d'Arte, Roma 2006, ISBN 88-8016-705-7
  • Roberto Fabrini " La piccola grande storia della medicina a Terni" 2005 Stella editore
  • Tommaso Dore, Misteri di ieri e di oggi a Terni e nella Bassa Umbria, Italus Edizioni / Associazione Italus, Roma 2012.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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