Viverna

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Rappresentazione amatoriale di una viverna

La viverna è una creatura leggendaria rappresentata come un rettile alato bipede, simile al drago della tradizione europea, dal quale differisce per la parte posteriore simile a un serpente con la coda uncinata[1]. Solitamente non sputa fuoco, ma vi sono numerose eccezioni, ed è solitamente di dimensioni abbastanza contenute. Caratteristica peculiare è la presenza di un uncino o un pungiglione all'estremità della coda, capace - in alcuni rami delle leggende - di iniettare veleno mortale o paralizzante.

Tradizionalmente hanno intelligenza e comportamento simili a quelli dei gatti: durante il rinascimento erano considerati il tipo di creatura più utile per la stregoneria, per la loro affinità con gli incantesimi.

Presenti anche nella mitologia africana, dove sono considerate presagio di sventura, si crede tradizionalmente che si nutrano di elefanti, rinoceronti, ippopotami o occasionalmente di gruppi nomadi umani.

Araldica[modifica | modifica wikitesto]

La figura araldica della Viverna

Nell'araldica la Viverna può essere rappresentata in modo simile ad una coccatrice o a un basilisco, e può assumere diversi significati. Può rappresentare la peste, la conquista o simili concetti, o indicare lo status della casata o del nobile.

Solitamente è rappresentata sollevata da terra e con le ali aperte. In tale ambito, una creatura alata stava a indicare una casata in ascesa o un nuovo nobiliato (contrapposto alle creature terrestri come leoni e orsi che indicavano un potere già saldo). La Viverna era pertanto simbolo di sovvertimento politico, preferito dalle casate che avevano ottenuto potere o terre grazie ad azioni belliche o concessioni di Sovrani.

Diversi casati, città o stemmi hanno attinto dalla leggenda della Viverna. Due viverne verdi ad esempio sostengono in alcune raffigurazioni lo Stemma dei Braganza, la Casa reale portoghese, tanto che la viverna è anche uno dei simboli minori del Portogallo. La viverna è anche il simbolo della città di Terni, dov'è raffigurata all'interno dello stemma comunale, nonché in quello ufficiale della Ternana. La popolazione ternana identifica l'animale anche col nome di "Drago Thyrus".

Una Viverna dorata dipinta sulla bandiera del Wessex è presente nello storico arazzo di Bayeux.

Variante araldica[modifica | modifica wikitesto]

In alcune raffigurazioni araldiche e in alcuni stemmi, la Viverna è rappresentata mentre brandisce un Giglio. Questa variante, definita cristiana, indica la conversione delle forze naturali a Dio. Ovvero, la simbologia negativa della figura mitologica è ricondotta “in Bonum” attraverso l’incontro con la Fede. Il giglio simboleggia infatti purezza, lealtà, castità, ma è precipuo simbolo araldico anche della Vergine Maria e di San Giuseppe. In conseguenza le viverne con giglio, presenti nello stemmario, significavano una famiglia ligia alla Chiesa, con una spiccata devozione alla Madonna e a San Giuseppe.

Influenze culturali[modifica | modifica wikitesto]

San Michele e un angelo mentre combattono contro una Viverna

Le viverne sono giunte ai giorni nostri grazie alle influenze dell'immaginifico rinascimentale e scandinavo, in particolare sul genere fantasy. La loro rappresentazione non è uniforme: in alcune opere hanno quattro zampe invece che due, in altre (come nel gioco Dungeons & Dragons) sono dotate di una coda velenosa. Anche il semplice colore delle scaglie - in alcuni casi marrone, in altri verdi - è motivo di differenza fra le varie ambientazioni di libri, videogiochi e giochi di ruolo. Una viverna è protagonista del film del 2009 Il demone dei ghiacci (Wyvern). Le viverne sono le antagoniste della saga letteraria La ragazza drago.

Falsi storici: Lacerta ignes spiritus Saxon[modifica | modifica wikitesto]

Il falso ritrovamento di una Viverna (chiamata "Lacerta ignes spiritus Saxon") in Bassa Sassonia (Germania) fece molto scalpore nel 1993: un'équipe di scienziati disse di aver ritrovato nel fondo di una caverna la carcassa di un rettile che corrispondeva alla descrizione di un poema cavalleresco germanico. In particolare ha colpito il gruppo il fatto che la creatura avesse l'addome carbonizzato. Un'analisi chimica dei tessuti riportò dati sorprendenti: lo stomaco si era infiammato a causa di un particolare succo gastrico dell'animale (contenente molecole di fosforo comburenti con l'ossigeno come acceleratore di combustione), dopo la rottura della parete tessile. Era stato trovato anche un dotto glottidale collegato dallo stomaco alla bocca (molto simile alle ghiandole velenifere dei serpenti, ma più ampio). Secondo un'ipotesi, la creatura doveva essere in grado di espellere sotto forma di getto questo liquido che a contatto con l'aria esterna bruciava sotto forma di fiammata nel caso di minaccia.

Tempo dopo, un gruppo di esperti scettici volle esaminare il corpo della creatura, ma alla fine gli scienziati, per evitare qualsiasi problema giuridico, confessarono di aver inventato la storia per farsi pubblicità.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine non è presente sui comuni dizionari di italiano ed è un probabile adattamento dell'anglosassone wyvern[2]. Il termine inglese, che risale al XVII secolo, deriva a sua volta dal precedente wyver/wivre, che deriva dalla Lingua francese antica guivre, che deriva dal latino vīpera[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) wyvern, su wordreference.com.
  2. ^ Silverio Novelli, I nostri lettori cacciatori di parole nuove/12, su treccani.it.

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