Giulio Natta

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«[...] per le sue scoperte nel campo della chimica e della tecnologia dei polimeri»

(Dalla motivazione per il Premio Nobel per la chimica 1963)

Giulio Natta (Porto Maurizio, 26 febbraio 1903Bergamo, 2 maggio 1979) è stato un ingegnere chimico e accademico italiano, insignito del premio Nobel per la chimica insieme a Karl Ziegler nel 1963 per "le loro scoperte nel campo della chimica e della tecnologia dei polimeri"[1], in particolare per la messa a punto di catalizzatori capaci di operare sulla stereochimica delle reazioni di polimerizzazione del propilene[2] per la produzione di polipropilene isotattico[3].

Biografia e carriera[modifica | modifica wikitesto]

L'infanzia, la formazione, la carriera accademica[modifica | modifica wikitesto]

Bancone del laboratorio di Giulio Natta, esposto al Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci di Milano

Giulio Natta nacque a Porto Maurizio, allora capoluogo dell'omonima provincia (quella di Imperia nacque negli anni '20 dalla fusione con Oneglia, per decisione personale di Mussolini), il 26 febbraio 1903, figlio di Francesco Maria, magistrato, e di Elena Crespi. La madre, già vedova di un rinomato medico inglese dal quale aveva avuto una figlia, si occupò attivamente dell'educazione di Giulio sin dai primi anni, insegnandogli prestissimo a leggere. Natta rimase sempre legato alla sua famiglia e ai luoghi d'origine della costa ligure, dove si recava spesso quando gli era possibile.[4]

Diplomatosi ad appena 16 anni al Liceo classico Cristoforo Colombo di Genova, frequentò il biennio propedeutico in ingegneria nella stessa città.[5] Nel 1921 si iscrisse al corso di laurea in Ingegneria industriale del Politecnico di Milano e l'anno successivo divenne anche allievo interno all'Istituto di Chimica generale e inorganica del Politecnico. Laureatosi in Ingegneria chimica nel 1924, a soli 21 anni, con Giuseppe Bruni, ne divenne subito dopo assistente e, a partire dal 1925 fino al 1933, fu incaricato di chimica analitica al Politecnico. Al contempo, dal 1929 al 1933, fu altresì incaricato di chimica fisica alla Facoltà di Scienze dell'Università di Milano. In questo periodo, Natta già si distinse per alcune sue ricerche in cristallografia e in chimica industriale inorganica.[6]

Nel 1932, grazie a una borsa di studio della Fondazione "A. Volta", si recò a Friburgo, in Germania, presso il laboratorio di Hugo Seemann, dove entrò pure in contatto con il gruppo di lavoro di Hermann Staudinger che si occupava di macromolecole. Qui Natta, oltre a perfezionare le sue ricerche di strutturistica diffrattometrica (che già aveva intrapreso, come allievo interno all'Istituto di Chimica generale e inorganica del Politecnico, fin dai primi anni 20') con Seemann, intuì l'importanza e le potenzialità delle macromolecole e, tornato a Milano, iniziò studi e ricerche sulla struttura cristallina dei polimeri mediante le nuove tecniche diffrattometriche.

Conseguita la libera docenza in chimica generale nel 1927, al suo ritorno dalla Germania vinse, nel 1933, un concorso ad una cattedra di chimica generale dell'Università di Pavia che tenne fino al 1935 quando passò alla cattedra di chimica fisica dell'Università di Roma. Nel 1937, assunse la cattedra di chimica industriale del Politecnico di Torino, quindi quella del Politecnico di Milano nel 1938, che mantenne fino al suo pensionamento, nel 1973.

Al suo rientro al Politecnico di Milano nel 1938, fu chiamato a dirigerne anche l'Istituto di Chimica industriale per sostituire Mario Giacomo Levi[7] costretto dalle leggi razziali fasciste a lasciare l'insegnamento. Durante gli anni della guerra soggiornò, come sfollato milanese, alla Cascina Marzorata di Vittuone.[8]

Nel 1935 si sposò con Rosita Beati, laureata in lettere, da cui ebbe due figli, Franca e Giuseppe. Oltre l'affetto e l'amorevole accudimento del marito per il sopraggiungere della malattia di Parkinson nel 1956, gli suggerì alcuni nomi etimologicamente molto appropriati per i nuovi composti chimici che Natta scoprì.

La maturità, l'attività di ricerca, il premio Nobel[modifica | modifica wikitesto]

Giulio Natta al politecnico di Milano

Fin da quando era allievo interno all'Istituto di Chimica generale e inorganica diretto da Giuseppe Bruni, nei primi anni 20', Natta condusse approfondite ricerche, sia teoriche che sperimentali, sulla struttura microscopica di leghe e altri composti inorganici tramite tecniche diffrattometriche, da poco introdotte, da cui emerse, in particolare, una notevole correlazione fra la struttura cristallina dei catalizzatori chimici e la loro operatività chimica. Nei primi anni trenta, durante l'assistentato, riuscì pure a stabilire un nuovo processo di sintesi del metanolo in collaborazione con la Montecatini, rompendo, per la prima volta, un monopolio detenuto nel settore da industrie tedesche. Costante attenzione di Natta, si rivelò essere, già da questi anni, il rapporto fra scienze chimiche teoriche, il loro ambito sperimentale e le loro possibili applicazioni tecnico-pratiche e industriali, interesse, questo, che caratterizzò tutta la sua carriera.

Durante la guerra, Natta poté portare a conclusione, sempre partendo da un approfondito studio delle inerenti questioni teoriche, diverse importanti scoperte, numerosi brevetti (in comproprietà con diverse industrie italiane) e notevoli innovazioni tecniche, fra cui la produzione di gomma sintetica (butadiene),[9] il processo di ossosintesi, la formazione di formaldeide, sintesi di glicoli, glicerina e isottano, l'idrogenazione di carboidrati. Nel 1938, a Ferrara, contribuì alla costruzione del primo impianto in Italia per la produzione di gomme sintetiche. Nel primo dopoguerra, Natta ritornò a interessarsi, sempre più approfonditamente, della chimica macromolecolare, iniziando ricerche di acustica degli ultrasuoni nei polimeri finalizzate allo studio degli stati condensati delle sostanze polimeriche e sulla polimerizzazione radicalica di monomeri vinilici.

Nell'estate del 1947, Natta e Piero Giustiniani, direttore della Montecatini, si recarono negli Stati Uniti per aggiornarsi sulla ricerca scientifica e tecnologica in chimica d'oltreoceano, constatandone le differenze rispetto all'Europa, ad esempio con la crescente attenzione americana per la petrolchimica. Al ritorno, Giustiniani mise a disposizione di Natta e del Politecnico di Milano, finanziamenti e strutture per un nuovo centro di ricerca chimica avanzata, in sinergia sia col Centro di ricerca in chimica industriale del CNR (voluto proprio da Natta nel 1946) che con l'Istituto di Chimica industriale del Politecnico di Milano, diretto prima da Mario G. Levi (dopo il suo rientro in Italia dall'esilio in Svizzera) poi da Natta.

A partire dai primi anni 50', sempre nell'ambito della chimica delle macromolecole, Natta cominciò a interessarsi, sempre più specificatamente, di problematiche riguardanti la stereochimica dei polimeri e delle macromolecole in generale,[10] da quando venne a conoscenza dei processi di polimerizzazione dell'etilene (reazione di Aufbau) e della dimerizzazione delle alfa-olefine in presenza di composti alluminio-alchilici, realizzati, in quegli anni, da Karl Ziegler mediante catalizzatori organometallici, poi detti "catalizzatori Ziegler".[11] Natta intuì le potenzialità di questi processi di polimerizzazione catalitica (metallorganica) nell'ottenere bassi polimeri molto lineari e cristallini a partire da monomeri quali l'etilene, la cui struttura lineare venne, da Natta, messa a confronto con la struttura ramificata tipica degli alti polimeri.[12] La successiva produzione, da parte di Ziegler, di polietilene lineare ad alta densità ottenuto con gli stessi procedimenti di polimerizzazione dell'etilene ma adoperando altri catalizzatori, suggerì a Natta di applicare lo stesso disciplinare non all'etilene ma al polipropilene e ad altre alfa-olefine superiori con l'uso di alcune varianti dei catalizzatori tipo Ziegler, ottenendo, l'11 marzo 1954, un nuovo composto organico altamente ordinato nella struttura cristallina, poi denominato polipropilene isotattico, dando così il via ai polimeri stereospecifici (o stereoregolari),[13][14] brevettati poi con il nome commerciale di moplen, meraklon, mopeflan, etc., dotati di eccellenti proprietà chimiche e meccaniche.[15][16]

L'invenzione di questi nuovi catalizzatori per la polimerizzazione stereospecifica, detti poi catalizzatori di Ziegler-Natta, fruttò congiuntamente a Natta e Ziegler il Premio Nobel per la chimica nel 1963. La produzione industriale su scala mondiale di polipropilene isotattico, il più apprezzato fra i polipropileni, si baserà sui successivi brevetti (comunemente noti come "brevetti Natta-Montecatini") depositati da Natta a partire dalla metà degli anni 50', in comproprietà con la ditta Montecatini, a cui fondamentalmente si ispireranno tutte le altre metodologie di produzione autonomamente sviluppate in seguito da altre ditte.[17][18]

Nel 1961, con il parere favorevole del CNR, Natta fondò e diresse un nuovo istituto di ricerca in chimica macromolecolare, appositamente creato per dar seguito agli studi e alle ricerche della sua scuola in cui si formeranno numerosi ricercatori e docenti, che lavoreranno in varie sedi universitarie e in diversi centri di ricerca pubblici e privati, nonché futuri dirigenti di aziende pubbliche e private, sia italiane che straniere.

L'opera scientifica, la vita istituzionale e gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

I contributi di Natta ricadono in molti ambiti della chimica industriale organica, sia teorica che sperimentale e applicata. Fu tra i primi in Italia a credere – e mettere in pratica – nella proficua collaborazione fra ricerca accademica e industria privata (la Montecatini, in particolare). Profondo conoscitore di molti settori delle scienze chimiche, dalla chimica inorganica alla chimica organica e chimica fisica, dalla chimica industriale all'impiantistica chimica, che seppe coordinare in maniera interdisciplinare e proficua, i suoi risultati hanno riguardato principalmente la struttura chimico-fisica e le proprietà fisiche di numerosi composti organici e inorganici, quindi la chimica fisica, la cristallografia macromolecolare, la stereochimica e la cinetica chimica delle reazioni organiche, con specifica attenzione alle metodologie di polimerizzazione, studiate sia dal punto di vista teorico che negli aspetti merceologici e tecnico-applicativi, che porteranno Natta e la sua scuola a sintetizzare un'ampia classe di nuovi polimeri. In particolare, anche sulla base dei lavori di Ziegler, ha dato il via a un nuovo capitolo della stereochimica dei polimeri e delle macromolecole in generale,[19] quello della stereodinamica chimica dei processi di polimerizzazione, sulla base della scoperta della polimerizzazione stereospecifica.[20][21][22]

A Milano, anche grazie alla sinergia che Natta riuscì per primo a stabilire in Italia fra università, enti di ricerca pubblici (fra cui, il CNR) e privati e industria, creò una delle più rinomate scuole di chimica industriale e ingegneria chimica, in cui si formarono numerosi allievi poi divenuti, a loro volta, importanti docenti universitari, ricercatori e dirigenti d'azienda, fra cui, in linea più o meno diretta, ricordiamo Giuseppe Allegra, Ivano W. Bassi, Luisa Bicelli, Fausto Calderazzo, Sergio Carrà, Paolo Chini, Paolo Corradini, Gino Dall'Asta, Ferdinando Danusso, Raffaele Ercoli, Mario Farina, Giorgio Gaudiano, Umberto Giannini, Luigi Giuffrè, Enrico Mantica, Giorgio Mazzanti, Giovanni Moraglio, Attilio Palvarini, Italo Pasquon, Mario Peraldo, Piero Pino, Lido Porri, Mario Ragazzini.[23][24]

Fu socio dell'Accademia Nazionale dei Lincei, dell'Accademia delle Scienze di Torino, dell'Istituto lombardo di scienze, lettere ed arti, nonché membro onorario di numerose accademie e società scientifiche straniere; ricevette inoltre numerosi premi, riconoscimenti e onorificenze, italiani e stranieri, assieme a varie lauree ad honorem.

A Natta venne diagnosticata la malattia di Parkinson nel 1956. A partire dal 1963, le sue condizioni di salute erano andate peggiorando e per questo motivo divenne necessario affiancargli il figlio Giuseppe e altri quattro colleghi, che presenziarono inoltre al conferimento del Nobel a Stoccolma il 10 dicembre 1963. Nel 1968 morì la moglie Rosita, di cui la figlia Franca si era attivamente occupata.

Natta morì a Bergamo il 2 maggio 1979, all'età di 76 anni, dove da anni si era trasferito per esser anch'egli accudito dalla figlia Franca.

Alcuni lavori[modifica | modifica wikitesto]

  • "A New Class of Polymers of α-Olefins with and Exceptions Regularity of Structure", Atti dell'Accademia Nazionale dei Lincei-Memorie, 4 (8) (1955) pp. 61-72.
  • "Crystalline High Polymers of α-Olefins" (con P. Pino, P. Corradini, F. Danusso, E. Mantica, G. Mazzanti, G. Moraglio), Journal of the American Chemical Society, 77 (1955) pp. 1708-1710.
  • "Stereospecific Polymerization of α-Olefins" (con P. Pino, E. Mantica, F. Danusso, G. Mazzanti, M. Peraldo), Chimica e Industria, 38 (1956) pp. 124-128.
  • "Stereospecific Catalysis and Isotactic Polymers", Chimica e Industria, 38 (1956) pp. 751-768.
  • "Isotactic and Stereoisomeric Polymers", Materie Plastiche, 23 (1957) pp. 541-563.
  • "Isotactic Polymers", Chemistry and Industry, 47 (1957) pp. 1520-1531.
  • Stereoregular Polymers and Stereospecific Polymerizations. The Contributions of Giulio Natta and his school to Polymer Physics (edited with F. Danusso), 2 Vols., Pergamon Press, Ltd., Oxford, 1966-67 (collectanea, in due volumi, dei lavori pubblicati nel periodo 1955-1960 dalla scuola di Natta, di complessive pp. 887).

Tutte le pubblicazioni di Natta sono reperibili nell'Archivio "Giulio Natta", disponibile a quest'indirizzo [1].

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

  • Chimica analitica, 2 voll., Libreria Editrice Politecnica C. Tamburini, Milano, 1932-34 (con successive edizioni).
  • Lezioni di chimica industriale, 2 voll., Libreria C. Tamburini, Milano, 1942-44.
  • Fondamenti della chimica industriale, Libreria Editrice Politecnica C. Tamburini, 1951.
  • Gli orientamenti della grande industria chimica organica (con I. Pasquon), Scuola in Azione-ENI, Milano, 1961.
  • Principi della chimica industriale (con I. Pasquon), 2 voll., Libreria Editrice Politecnica C. Tamburini, Milano, 1966-78.
  • Stereochimica. Molecole in 3D (con M. Farina), Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1968, II ed. nel 1979 (tradotto in francese nel 1971, in inglese nel 1972, in giapponese e in slovacco nel 1975).

La memoria[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2007 è stata assegnata alla sua memoria la cittadinanza onoraria di Cucciago, paese dove Natta aveva trascorso periodi di vacanza e sposato, nel 1936, la moglie Rosita Beati[25].

Nel 2013, la città di Imperia ha celebrato il cinquantenario dell'assegnazione del premio Nobel con la produzione di due documentari[26].

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Nel numero 2916 di Topolino, Natta compare nella storia Qui Quo Qua e la grande storia della chimica dei paperi.

Gino Bramieri è stato testimonial di una pubblicità del moplen, uno dei prodotti ideati da Natta, andata in onda nei primi anni 60'.

Riconoscimenti e onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Insignito del premio Nobel per la chimica nel 1963, per la messa a punto di catalizzatori stereospecifici per la polimerizzazione stereochimica selettiva delle alfa-olefine, in particolare per la realizzazione del polipropilene isotattico, alcuni di tali polimeri sono stati poi commercializzati e resi noti in tutto il mondo dalla Montecatini e da altre aziende dello stesso gruppo, con il nome di Moplen (articoli in plastica) e Meraklon (fibra tessile).

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 27 dicembre 1965[27]
Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte
— 1961
  • Premio ministeriale dell'Accademia Nazionale dei Lincei;
  • Premio reale dell'Accademia Nazionale dei Lincei (1943);
  • Medaglia d'oro del Comune di Milano come Cittadino benemerito (1960) e della Provincia di Milano come Benemerito della Provincia (1962);
  • Ia medaglia d'oro "International Synthetic Rubber" conferitagli dalla "Rubber & Plastics Industry" (1961);
  • "Fronda d'oro" della Liguria (1962);
  • Medaglia d'oro della "Society of Plastic Engineers" di New York (International Award in Plastic Science and Engineering) (1963);
  • Medaglia Perkin della inglese "Dyers and Colourist Society" (1963);
  • John Scott Award del Board of Directors del City Trust di Filadelfia (1963);
  • Medaglia Exposition Nationale Suisse, Lausanne (1964);
  • Medaglia Lomonosov (1969).

Lauree Honoris Causa:

Laurea honoris causa in Chimica - nastrino per uniforme ordinaria Laurea honoris causa in Chimica
— Università degli Studi di Torino, Torino 1962
Laurea honoris causa in Chimica - nastrino per uniforme ordinaria Laurea honoris causa in Chimica
— Università Johannes Gutenberg di Magonza, Facoltà di Scienze Naturali, Magonza, Germania 1963
Laurea honoris causa in Chimica - nastrino per uniforme ordinaria Laurea honoris causa in Chimica
— NYU Polytechnic School of Engineering, New York 1964
Laurea honoris causa in Chimica - nastrino per uniforme ordinaria Laurea honoris causa in Chimica
— Università di Genova, Genova 1964
Laurea honoris causa in Chimica - nastrino per uniforme ordinaria Laurea honoris causa in Chimica
— Università Cattolica di Lovanio, Lovanio, Belgio 1965

A lui sono state inoltre intitolate le seguenti scuole e strutture:

  • l'Istituto tecnico per attività sociali di Milano;
  • l'Istituto Tecnico Industriale Statale di Bergamo;
  • l'Istituto Tecnico Industriale Statale di Rivoli;
  • il Dipartimento di Chimica Industriale e Ingegneria Chimica del Politecnico di Milano;
  • il Centro di Ricerca della Montedison, sede di Ferrara (poi della Basell-Polyolefins);
  • l'Istituto Tecnico Industriale Statale di Padova;
  • l'Istituto di Istruzione Superiore di Sestri Levante;
  • il laboratorio di chimica del Liceo Scientifico "S. Cantone" di Pomigliano d'Arco;
  • il 20 ottobre 2008, gli è stato dedicato il laboratorio di chimica del Liceo classico "Cristoforo Colombo" di Genova, dove Natta si diplomò.

In suo onore sono stati istituiti:

  • la "Medaglia d'oro Giulio Natta", istituita nel 1991 dalla Società Chimica Italiana (SCI);[28]
  • il "Premio Giulio Natta", come «riconoscimento ad un ricercatore scientifico affermato che, con i suoi studi, le sue scoperte e relative eventuali applicazioni pratiche, abbia contribuito in maniera significativa allo sviluppo delle conoscenze scientifiche e tecnologiche ed al progresso umano»;[29]
  • il "Premio di laurea Giulio Natta", istituito nel 2002 dal Ministero dello sviluppo economico, con "l'intento di promuovere l'innovazione tecnico-scientifica nel mondo accademico attraverso la maggiore diffusione della cultura brevettuale".[30]

Inoltre, nel 1994, per il quarantennale della scoperta del polipropilene isotattico, fu aperto uno speciale annullo filatelico commemorativo dalle Poste Italiane. Lo stesso avvenne in Svezia, nel 1988, per commemorare le scoperte sia di Ziegler che di Natta.

Molte città italiane, fra cui Milano, Torino, Roma e Reggio Emilia, gli hanno inoltre dedicato delle vie.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ The Nobel Prize in Chemistry 1963, su nobelprize.org. URL consultato il 2 gennaio 2015.
  2. ^ Cfr. R.J. Fessenden, J.S. Fessenden, Chimica organica, Piccin Editore, Padova, 1983, Cap. 9, § 9.17-A, p. 431.
  3. ^ Cfr. E. Stocchi, Chimica Industriale Organica, Editrice Edisco, Torino, 1990, Cap. 13, in particolare Parti I, II, § 7.13.
  4. ^ Le notizie biografiche qui riportate, sono tratte principalmente da I. Pasquon, "Natta, Giulio", Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 78, Anno 2013, e da L. Cerruti, "Natta, Giulio", Il contributo italiano alla storia del Pensiero-Scienze, Anno 2013.
  5. ^ Nella riforma universitaria di allora, poteva esistere, internamente alle facoltà di scienze delle varie università, un biennio propedeutico terminato il quale si poteva poi accedere al triennio di specializzazione in ingegneria nelle relative facoltà, dove queste esistevano.
  6. ^ Cfr. P.J.T. Morris, Polymer Pioneers. A Popular History of the Science and Technology of Large Molecules, 2nd edition, Beckman Center for the History of Chemistry, No. 5, The University of Pennsylvania Press, Philadelphia (PA), 1990, pp. 81-90.
  7. ^ Luigi Cerruti, Levi, Mario Giacomo, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 64, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2005.
  8. ^ Cfr. testimonianza di Antonia Porta in Castellazzo de' Stampi - volti di un borgo tra storia e natura di Andrea Balzarotti, Amministrazione Comunale di Corbetta, Tipolitografia Crespi, Corbetta (MI), 2008.
  9. ^ Grazie alla quale la Pirelli gli chiese poi, alla fine degli anni 30', collaborazioni per studi e consulenze sulla produzione di gomma sintetica.
  10. ^ Cfr. G. Natta, M. Farina, Stereochimica. Molecole in 3D, Biblioteca della EST, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1968.
  11. ^ Ancora grazie alla collaborazione con la Montecatini, fu possibile acquistare i diritti di utilizzo di questi nuovi catalizzatori in Italia.
  12. ^ Cfr. L.H. Van Vlack, Tecnologia dei materiali, Biblioteca della EST, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1976, Cap. VII.
  13. ^ Cfr. Aleksandr N. Nesmejanov, Nikolaj A. Nesmejanov, Fondamenti di chimica organica, 4 voll., Edizioni Mir, Mosca, 1984-85, Vol. 2, pp. 47-49.
  14. ^ Cfr. N.L. Allinger, M.P. Cava, D.C. De Jongh, C.R. Johnson, N.A. Lebel, C.L. Stevens, Chimica organica, II edizione, Nicola Zanichelli Editore, Bologna, 1981, Cap. 24, § 24.4.
  15. ^ Cfr. L. Malatesta, S. Cenini, Chimica generale e inorganica, Editrice Scientifica L.G. Guadagni, Milano, 1986, Cap. 9, § 9.6.
  16. ^ Cfr. E. Martuscelli, Dalla scoperta di Natta, lo sviluppo dell'industria e della ricerca sulle plastiche in Italia, Istituto di Ricerca e Tecnologia delle Materie Plastiche di Arco Felice (NA), Monografie scientifiche del CNR-Serie Scienze Chimiche, CNR, Roma, 2001, Cap. I.
  17. ^ Cfr. E. Stocchi, Chimica industriale organica, Editrice Edisco, Torino, 1990, § 11.13, p. 635.
  18. ^ Per una visione complessiva sulla storia delle materie plastiche sintetiche, si veda: E. Martuscelli, Le fibre di polimeri naturali nell'evoluzione della civiltà – Le fibre di seta, Monografie scientifiche del CNR-Serie Scienze Chimiche, CNR, Roma, 1999; E. Martuscelli, Degradation and preservation of artefacts in synthetic plastics, Edizioni Paideia, Firenze, 2012; E. Martuscelli, La ricerca sui polimeri in Italia. Storia, attualità e prospettive in un contestuale sviluppo industriale, Pubblicazioni del CNR, Aversa (CE), 2001.
  19. ^ Cfr. G. Natta, M. Farina, Stereochimica. Molecole in 3D, A. Mondadori Editore, Milano, 1968.
  20. ^ Cfr. W.J. Moore, Chimica fisica, II edizione italiana condotta sulla IV edizione inglese, Piccin Editore, Padova, 1979, Cap. 20, § 8.
  21. ^ Cfr. pure A.W. Adamson, Trattato di chimica fisica, Piccin Editore, Padova, 1976, Cap. 20, § 20-6.
  22. ^ Cfr. G. Picciòla, Introduzione alla chimica organica, II edizione, Editore Ulrico Hoepli, Milano, 1986, Cap. 9, § 9.8.13-d).
  23. ^ Cfr. E. Martuscelli, Dalla scoperta di Natta, lo sviluppo dell'industria e della ricerca sulle plastiche in Italia, Pubblicazioni del CNR, Roma, 2001, Cap. I.
  24. ^ Cfr. pure E. Martuscelli, La ricerca sui polimeri in Italia. Storia, attualità e prospettive in un contestuale sviluppo industriale, Pubblicazioni del CNR, Aversa (CE), 2001, Capp. I-IV.
  25. ^ Silvia Cattaneo, Il Nobel Giulio Natta cittadino di Cucciago, in "La Provincia" (Como), 26 aprile 2007, p. 25.
  26. ^ Imperia ricorda Giulio Natta a 50 anni dal Premio Nobel Archiviato il 7 dicembre 2013 in Internet Archive..
  27. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  28. ^ (IT) Medagli conferite dalla SCI, su Società Chimica Italiana. URL consultato il 21 dicembre 2016.
  29. ^ (IT) Premi Giulio Natta e Nicolò Copernico, su soc.chim.it. URL consultato il 21 dicembre 2016.
  30. ^ Premio di laurea Giulio Natta, su Ministero dello sviluppo economico - Ufficio Italiano Brevetti e Marchi. URL consultato il 21 dicembre 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Questo testo proviene in parte dalla relativa voce del progetto Mille anni di scienza in Italia, opera del Museo Galileo. Istituto Museo di Storia della Scienza di Firenze (home page), pubblicata sotto licenza Creative Commons CC-BY-3.0
  • John Jr. Boor, Ziegler-Natta Catalysts Polymerizations, Academic Press, Inc., 1979.
  • Elena Ceausescu, Stereospecific Polymerization of Isoprene, Pergamon Press, Ltd., Oxford, 1983.
  • Yury V. Kissin, Isospecific Polymerization of Olefins With Heterogeneous Ziegler-Natta Catalysts, Springer-Verlag, Inc., New York, 1985.
  • Ser van der Ven, Polypropylene and other Polyolefins. Polymerization and Characterization, Elsevier Science Publishers, Amsterdam (NL), 1990.
  • Voce "Giulio Natta", in: AA.VV., Biografie e bibliografie degli Accademici Lincei, Roma, Accademia Nazionale dei Lincei, 1976, pp. 463–465.
  • AA.VV., Giulio Natta, l'uomo e lo scienziato, a cura del Dipartimento di Chimica Industriale e Ingegneria Chimica "Giulio Natta" del Politecnico di Milano, AIDIC-Servizi, Milano, 1998.
  • Italo Pasquon, Giulio Natta, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 78, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2013. Modifica su Wikidata
  • Italo Pasquon (a cura di), Giulio Natta scienziato (PDF), in Istituzioni, attori e ideali di un secolo di cultura scientifica a Milano 1863-1963, Milano città delle scienze, 15 giugno 2012. URL consultato il 30 gennaio 2016.
  • Francesca Turco, Natta, Giulio, Enciclopedia dei ragazzi, Roma, Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani, 2006.
  • Luigi Cerruti, "Natta, Giulio", Il Contributo italiano alla storia del Pensiero-Scienze, Anno 2013.
  • Ezio Martuscelli, Dalla scoperta di Natta, lo sviluppo dell'industria e della ricerca sulle plastiche in Italia, Istituto di Ricerca e Tecnologia delle Materie Plastiche, Arco Felice-Napoli, Pubblicazioni del CNR, Roma, 2001.
  • Ezio Martuscelli, La ricerca sui polimeri in Italia. Storia, attualità e prospettive in un contestuale sviluppo industriale, Istituto di Ricerca e Tecnologia delle Materie Plastiche di Pozzuoli-Napoli, CNR, Aversa (CE), 2011.
  • Ezio Martuscelli, Degradation and preservation of artefacts in synthetic plastics, Firenze, Edizioni Paideia, 2012.
  • S. Carrà, F. Parisi, I. Pasquon, P. Pino (a cura di), Giulio Natta – Present significance of his scientific contributions, Editrice di Chimica S.r.l, Milano, 1982.
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  • Frank M. McMillan, The chain straighteners. Fruitful innovation: the discovery of linear and stereoregular synthetic polymers, The Macmillan Press, London, 1979.
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  • M. Taddia (a cura di), Atti del XV Convegno Nazionale di Storia e Fondamenti della Chimica, Bologna, 18-20 settembre 2013, Aracne Editrice, Roma, 2014.
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  • Pietro Redondi, Italo Pasquon, La gomma artificiale: Giulio Natta e i laboratori Pirelli, Milano, Guerini & Associati, 2013.

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