Sassari

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Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Sassari (disambigua).
Sassari
comune
(ITSDC) Sàssari
(SC) Tàttari
Sassari – Stemma
Sassari – Bandiera
Sassari – Veduta
Sassari – Veduta
A sinistra: la Fontana di Rosello, il palazzo dell'Università, la Faradda al corso Vittorio Emanuele e piazza Castello; a destra: il palazzo della Provincia in piazza d'Italia, i costumi tradizionali alla Cavalcata, il Museo Sanna e la chiesa di Santa Maria; al centro: vista aerea su Palazzo Ducale e sul duomo
Localizzazione
StatoBandiera dell'Italia Italia
Regione Sardegna
Provincia Sassari
Amministrazione
SindacoNanni Campus (Lista civica) dal 2-7-2019
Territorio
Coordinate40°43′36″N 8°33′33″E / 40.726667°N 8.559167°E40.726667; 8.559167 (Sassari)
Altitudine225 m s.l.m.
Superficie547,04 km²
Abitanti120 875[2] (31-12-2023)
Densità220,96 ab./km²
FrazioniArgentiera, Bancali, Baratz, Biancareddu, Bonassai, Caffè Roma, Campanedda, Canaglia, Caniga, Filigheddu, La Corte, La Crucca, La Landrigga, La Muntagna, La Pedraia, Li Punti, Mandra di l'Ainu, Marchetto, Molafà, Ottava, Palmadula, Pian di Sorres, Platamona (condivisa con i comuni di Sorso e Porto Torres), Saccheddu, San Camillo, San Francesco, San Giovanni, Tottubella, Truncu Reale, Villa Assunta (condivisa con il comune di Alghero), Villa Gorizia, Fiume Santo (condivisa con il comune di Porto Torres), Zuari
Comuni confinantiAlghero, Muros, Olmedo, Osilo, Ossi, Porto Torres, Sennori, Sorso, Stintino, Tissi, Uri, Usini
Altre informazioni
Cod. postale07100, 07040
Prefisso079
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT090064
Cod. catastaleI452
TargaSS
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)[3]
Cl. climaticazona C, 1 185 GG[4]
Nome abitanti(ITSDC) sassaresi
(SC) tattaresos
Patronosan Nicola

santi Gavino, Proto e Gianuario;

Madonna delle Grazie[1]

Giorno festivo6 dicembre; ultima domenica di maggio
PIL procapite(nominale) 19 457,28
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Sassari
Sassari
Sassari – Mappa
Sassari – Mappa
Posizione del Comune di Sassari all'interno dell'omonima provincia
Sito istituzionale

Sassari (AFI: /ˈsassari/[5], ascolta, toponimo in italiano e in sassarese,[6][7] Tàttari in sardo[8][9]) è un comune italiano di 120 875 abitanti[2], capoluogo della omonima provincia in Sardegna.

Antica capitale del Giudicato di Torres, della repubblica sassarese e poi del Giudicato di Arborea, sede universitaria, arcivescovile e di sezione distaccata di corte d'appello, seconda città dell'isola per popolazione.

In base alla legge regionale del 4 febbraio 2016, n. 2, ha dato vita, insieme ad Alghero, alla rete metropolitana del Nord Sardegna che include anche i comuni di Castelsardo, Porto Torres, Sennori, Sorso, Valledoria e Stintino[10].

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Monte Forte

La città di Sassari è il polo urbano storico del Capo di sopra dell'isola. Con i suoi 546,08 km², è il comune più esteso della regione e il quinto più esteso d'Italia, dopo Roma, Ravenna, Cerignola e Noto. Essa sorge su un tavolato calcareo declinante a nord-ovest verso il golfo dell'Asinara e la pianura della Nurra, mentre a sud-est il terreno è prevalentemente collinare. Il territorio urbano e suburbano è caratterizzato da valli e gole che incidono profondamente l'altopiano su cui è adagiata la città. Coltivazioni ortive, oliveti e boschi circondano il centro urbano e costituiscono l'aspetto paesaggistico peculiare di tutto il settore orientale del territorio comunale.
Appartiene al territorio di Sassari lo scoglio Businco.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Panorama di Sassari da Monte Oro.

Sassari gode di un clima temperato caldo di tipo mediterraneo. Gli inverni sono relativamente miti e umidi, le estati calde e secche, ma ventilate. Le precipitazioni si concentrano soprattutto nei mesi invernali e autunnali. I dati pluviometrici differiscono a seconda dell'altimetria e della distanza dal mare, la media nel territorio comunale è di 588,2 mm/anno, ma notevoli differenze si riscontrano nelle stazioni localizzate nell'area urbana e in particolare nei quartieri meridionali, fino a un massimo di 647,7 mm/anno presso la stazione meteorologica di Serra Secca, posta a 310 metri sul livello del mare[11]. Le nevicate sono sporadiche ma non eccezionali. Le precipitazioni a carattere nevoso si concentrano generalmente nei mesi di gennaio e febbraio. Il clima dell'area di Sassari risulterebbe, secondo la rivista statunitense Weatherwise, tra i 10 più confacenti alla specie umana. Più precisamente viene collocata al 4º posto mondiale, tra le 10 città con il clima più piacevole[12].

Sassari Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. media (°C) 11,112,015,019,023,126,429,029,326,021,816,812,812,019,028,221,520,2
T. min. media (°C) 5,45,77,510,013,016,419,419,517,014,010,06,55,910,218,413,712,0
Precipitazioni (mm) 58,652,049,247,939,322,55,212,345,481,796,081,5192,1136,440,0223,1591,6

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Domus a prospetto architettonico di Molafà, II millennio a.C.

L'origine resta ignota e oggetto di speculazioni accademiche. L'odierno toponimo ricorre dalla metà del XII secolo in diverse forme, fra quali Sassaris, Sassaro, Sasser, Sacer alternato con Thathari, Thathar, Táttari, essendo non raro il passaggio ss-th in sardo. Secondo Massimo Pittau troverebbe riscontro in altre località sarde come Sassareddu (Olbia), Sassara (Genoni), sa Sássara (Tonara), Sassái (Olbia, Silius), Sassalái (Samugheo), Sassalu (Osilo), Sassuni (Sanluri), Satzái (Villagrande Strisaili) e sarebbe traducibile come "ciottoli di fiume" (sássari, sátzari, sátzeri, perda'e sássari, perda'e sassu, sássinu-a) dal sardiano, antecedente al latino saxum. Ciò è confermato dagli insediamenti, in epoca nuragica e prenuragica, nelle valli sassaresi, ricche di sorgenti e corsi d'acqua.[13]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Preistoria e storia antica[modifica | modifica wikitesto]

Altare di Monte d'Accoddi

Il territorio di Sassari è abitato dall'uomo sin dal periodo prenuragico come testimoniato dai resti di abitati neolitici, dalle numerose domus de janas, dai menhir e dal dolmen di San Bainzu Arca. Il monumento più importante ed enigmatico di quel periodo è però l'altare megalitico di Monte d'Accoddi, edificato dalle genti della cultura di Ozieri nel IV millennio a.C. e poi restaurato nel millennio successivo dalle popolazioni della cultura di Abealzu-Filigosa, che gli donarono il caratteristico aspetto a gradoni; il sito fu frequentato come luogo di sepoltura fino all'antica età del bronzo (cultura di Bonnanaro), quando era già in rovina, per poi essere abbandonato definitivamente[14].

Nell'età dei nuraghi il territorio sassarese era fortemente antropizzato come dimostrato dall'alto numero di siti nuragici, più di 150, suddivisi in nuraghi semplici e complessi, villaggi, tombe dei giganti e pozzi sacri. In epoca romana le campagne di Sassari erano costellate da numerose fattorie di proprietà dei latifondisti della colonia di Turris Libisonis, l'odierna Porto Torres[14].

La proclamazione della Repubblica sassarese (Il Consiglio della Repubblica sassarese), di Giuseppe Sciuti, circa 1880. Palazzo della Provincia, Piazza d'Italia, Sassari.

Le origini della città e il Libero comune[modifica | modifica wikitesto]

Gli Statuti Sassaresi nella versione in sardo logudorese (XIII-XIV secolo)

Le origini dell'attuale abitato di Sassari sono da ricercare nell'Alto Medioevo, quando la popolazione della città costiera di Turris Libisonis gradualmente si rifugiò verso l'interno, a causa delle incursioni dei pirati saraceni. Intorno al XI-XII secolo sorgevano nei suoi dintorni altre ville, poi scomparse, come Silki, Bosove, Enene e Kiterone[14]. È solo nel 1131 che la città viene menzionata per la prima volta in riferimento a un tale Jordi de Sassaro, servo di Bosove, mentre nel 1135 viene citata la chiesa di San Nicola (Sancti Nicolai de Tathari)[14][15]. Queste informazioni circa la città provengono dal Condaghe di San Pietro di Silki, codice medievale scritto in logudorese e compilato dal 1165 al 1180[16], ma contenente anche atti più antichi risalenti al secolo precedente[17].

Fu l'ultima capitale del Giudicato di Torres, e nel 1294 diviene Libero comune, confederato a Genova (dopo un primo periodo filo-pisano), a seguito della promulgazione degli Statuti Sassaresi. Questo corpus di leggi, redatto sia in latino che in sardo logudorese, regolava l'organizzazione ed il funzionamento della città: dall'urbanistica, alle attività economiche, alla giustizia. Gli Statuti Sassaresi sono uno dei documenti identitari più importanti non solo per la città di Sassari, ma per l'intera isola.[18] È in questo periodo che, contesa fra le repubbliche marinare, Sassari si dotò delle prime mura e torri.[14]

Sassari aragonese e spagnola[modifica | modifica wikitesto]

Alla notizia dell'intervento aragonese, la borghesia cittadina si avvicinò ai reali d'Aragona, presentando nel 1323 una propria delegazione alla corte dell'infante Alfonso e offrendosi di essere parte del nascente Regno di Sardegna. Sassari contava all'epoca circa 10.000 abitanti[19].

Ciononostante i sassaresi mal tollerarono la sudditanza e la scarsa autonomia; così, sotto la spinta della Repubblica di Genova e dei Doria, la città si ribellò ai catalano-aragonesi, dando inizio ad un periodo di rivolte popolari[20] che culminò nell'espulsione del ceto dirigente e mercantile locale e la sua sostituzione con sudditi catalani, aragonesi, maiorchini, valenziani, rossiglionesi e, in misura minore, sardi[21]; tentativo di colonizzazione che tuttavia diede scarsi risultati[19], dei 1000 coloni previsti solo una piccola parte si stabili definitivamente a Sassari[21]. Divenuta città regia nel 1331, Sassari fu poi conquistata dagli Arborea durante la guerra sardo-catalana; la città fu infatti l'ultima capitale del Giudicato di Arborea dal 1410 al 1420, fino alla vendita dei diritti di quest'ultimo da parte dell'ultimo giudice Guglielmo III di Narbona al re d'Aragona Alfonso V il Magnanimo per 100.000 fiorini d'oro[22]. Gli aragonesi costruirono il castello di Sassari con lo scopo principale di difendersi dalle rivolte degli stessi sassaresi; esso venne demolito nel 1877 per decisione del Consiglio comunale, in quanto simbolo dell'oppressione straniera e dell'oscurantismo religioso, essendo stato sede dell'Inquisizione spagnola. I resti del castello, comprendenti le fondazioni e due corridoi dell'antemurale cinquecentesco che ospitava le artiglierie, sono stati recentemente riportati alla luce e sono visitabili nell'omonima piazza.

Veduta di Sassari del XVII secolo, Juan Francisco Carmona
La fontana di Rosello, simbolo di Sassari

Tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo Sassari visse un periodo di grave crisi economica e sociale. Nel 1527-28 venne ripetutamente invasa e saccheggiata dai francesi guidati da Renzo degli Anguillara[23]; le continue incursioni piratesche nel Mediterraneo impoverirono l'economia cittadina, basata sul commercio, e diverse epidemie uccisero molti dei suoi abitanti.

Nella seconda metà del XVI secolo la città, che ospitava una folta comunità còrsa[24], si risollevò dopo anni di crisi, rinacque culturalmente, rifiorirono le arti, grazie all'introduzione della stampa, si diffuse il pensiero umanistico, grazie anche all'opera del vescovo e storico Giovanni Francesco Fara e dell'arcivescovo Salvatore Alepus. Tra i pittori che svolsero la loro attività in città, a quel tempo, sono da menzionare Giovanni Muru, il Maestro di Ozieri, Andrea Lusso, il fiorentino Baccio Gorini e vari artisti di scuola fiamminga. Nel 1562 venne istituito uno studio generale, aperto dai gesuiti, che, dopo vari perfezionamenti giuridici si stabilizzò come prima università della Sardegna, cui contribuirono, fra gli altri, Alessio Fontana, funzionario della cancelleria di Carlo V, che, nel 1558, nel proprio testamento lasciò i suoi beni alla municipalità per l'istituzione dell'Ateneo, e l'arcivescovo Antonio Canopolo, che nel 1611 fondò un Seminario Tridentino (con annesso Convitto per esterni), per la diocesi di Oristano, affidato ai gesuiti e oggi evolutosi in Convitto Nazionale "Canopoleno" e contribuì al completamento dell'edificio universitario e alla dotazione economica.

La facciata barocca della cattedrale di San Nicola.

La cosiddetta "lotta per il primato" acuì la rivalità con la città di Cagliari; la competizione tra Sassari e la capitale del Regno di Sardegna porterà i sassaresi a rivendicare il diritto ad avere un Parlamento nella propria città, e la sede del Sant'Uffizio dell'Inquisizione.

Nel 1528 la città viene colpita da una grave epidemia di peste con la decimazione della popolazione a seguito di questa e di altre epidemie. L'ultima fase della dominazione spagnola comporta anni di decadenza per Sassari e per tutta la Sardegna, visto il minor interesse verso l'isola da parte degli iberici, dopo che la Corona di Spagna aveva iniziato la sua espansione nel Nuovo Mondo.

Sassari sabauda[modifica | modifica wikitesto]

Ingresso a Sassari di Giovanni Maria Angioy, opera di Giuseppe Sciuti

Col trattato di Utrecht nel 1713, inizia la breve dominazione austriaca. Pochi anni dopo nel 1720, la Sardegna passa ai Savoia. Sul finire del XVIII secolo in città, sulla scia dei sommovimenti locali[25] e della diffusione delle idee della Rivoluzione francese, la nobilità sassarese sfrutta l'occasione per chiedere al re l'autonomia da Cagliari.[26] Questo provocò la reazione di quest'ultima, che cercò l'appoggio dei vassalli locali, e degli abitanti di tutto il Logudoro per manifestare in città il 28 dicembre 1795 cantando il famoso inno Su patriotu sardu a sos feudatarios.[26]

Il Viceré Filippo Vivalda, preoccupato di una possibile degenerazione in rivolta inviò a Sassari Giovanni Maria Angioy, funzionario e giudice della Reale Udienza, con la carica di alternòs, ovvero rappresentante del Governo con delega dei poteri viceregi, dove fu accolto come un liberatore trionfante.[26] Angioy cercò per tre mesi di riconciliare feudatari e vassalli, ma resosi conto del diminuito interesse e sostegno governativo e cagliaritano, lavorò ad un piano eversivo con emissari francesi, mentre Napoleone Bonaparte invadeva l'Italia.[27] Tuttavia venendo meno ogni possibile appoggio esterno con l'Armistizio di Cherasco e la Pace di Parigi, decise di effettuare una marcia antifeudale su Cagliari[27] ma dal Viceré gli vennero revocati i poteri, e dovette arrestare la marcia dopo esser stato abbandonato da molti sostenitori all'accoglimento reale delle cinque richieste degli Stamenti Sardi, fuggendo a Parigi.[27]

Ristabilito il controllo, i Savoia sedarono il dissenso senza tuttavia far cessare del tutto le rivolte e dissidi che continuarono sporadici fino alla metà dell'Ottocento, come nel 1833 quando il patriota sassarese Efisio Tola venne fucilato a Chambéry perché accusato di essere vicino agli ideali della Giovine Italia di Giuseppe Mazzini.

Veduta dalla Valle di Rosello, 1849, John Warre Tyndale.

Fra la fine del XVIII e tutto il XIX secolo, si vive un'era di rinascita culturale e urbanistica, l'Università viene riaperta, la città dopo cinque secoli si espande oltre il tracciato delle Mura di Sassari, fortificazioni pisane trecentesche, (quando in concomitanza di un'epidemia di colera venne dato il permesso di abbatterle in grande parte, dando così sfogo ad un abitato che era divenuto estremamente compatto e denso), si costruiscono nuovi quartieri, prendendo come modello la nuova capitale del regno, cioè Torino, con strade a maglia ortogonale, viene realizzato il nuovo ospedale, le carceri, il teatro civico, scuole e piazze, la rete ferroviaria e fognaria, l'illuminazione a olio, e più avanti, a gas, il vicino Porto di Torres, viene ristrutturato, si attivano i primi collegamenti navali di linea tra il porto sardo e Genova, con l'impiego di navi a vapore, come il Gulnara, prima imbarcazione che utilizzava questo tipo di propulsione, in Italia. La città si apre ad importanti attività imprenditoriali, l'industriale sassarese Giovanni Antonio Sanna, acquisisce la miniera di Montevecchio, si crea un'area industriale a ridosso della nascente ferrovia, diventa la seconda città italiana per la produzione del cuoio. La nuova espansione urbanistica seguì uno sviluppo geometrico regolare, costretto a fertili compromessi con la realtà del territorio e gli eventi storici. L'asse centrale, il corso Vittorio Emanuele, venne prolungato dando vita a via Roma, strada principale del quartiere umbertino.

Vista di piazza d'Italia da via Roma

Sassari contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Nel Novecento, i successivi piani regolatori ampliarono la griglia inserendo nuovi assi generatori verso le principali emergenze architettoniche dei dintorni, estendendo l'abitato oltre i limiti delle valli e procedendo con diverse zonizzazioni a carattere residenziale e commerciale.

"Grattacielo nuovo"

Passando indenne la seconda guerra mondiale e scampando a tre bombardamenti programmati che fecero cadere una sola bomba nei pressi della stazione causando una vittima, e diventando repubblicana suo malgrado avendo confermato la fedeltà alla monarchia sabauda col 71,7% dei voti,[28] la città crebbe principalmente per la migrazione dall'entroterra, grazie al costante afflusso dai paesi del nord Sardegna, esercitando una forte influenza nella vita pubblica italiana, sia in campo militare grazie alla Brigata Sassari, sia nelle vicende politiche (vedasi i Presidenti della Repubblica Italiana Antonio Segni e Francesco Cossiga), molti dei quali legati all'episodio dei cosiddetti giovani turchi. Sassari è capoluogo della più grande provincia d'Italia e il quinto comune italiano per estensione territoriale con una superficie di 546 km². Raggiungendo una popolazione di 120.000 abitanti, in leggera ma costante decrescita. Nonostante negli ultimi decenni stia vivendo una crisi economica, sociale e politica Sassari resta la seconda città dell'isola.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Il Comune di Sassari ha come segno distintivo lo stemma storico concesso con Regio Diploma del 15 gennaio 1767 dal re Carlo Emanuele III e confermato dal regio decreto del 10 aprile 1936.

«Inquartato: al 1° e 4° di Savoia (di rosso alla croce d'argento); al 2° e 3° d'oro, al castello merlato di rosso, aperto e finestrato.»

Lo scudo è inoltre cimato dalla corona marchionale, ornato da due fronde di palma ai lati e accompagnato da due cavalli quali onorificenze al podestà Cavallino de Honestis sotto cui Sassari si rese un libero Comune. Le torri riprendono la simbologia del Giudicato di Torres e della città di Turris Libisonis o Porto Torres. Fino al 1766, come nei sigilli di altre città sarde, permanevano le insegne della signoria iberica. Queste vennero poi sostituite dietro suggerimento del ministro Giovanni Battista Lorenzo Bogino negli stemmi con la croce di Savoia, anche nel caso di Bosa, Cagliari, Oristano e Alghero (che la rimosse nel 1991 per tornare ai colori iberici). La corona marchionale venne invece riservata solo a Cagliari e a Sassari.[29]

Stemma di Sassari nella tarda età spagnola

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Sassari, già libero Comune, ottenne il titolo di città regia il 20 agosto 1331, terza città nell'isola pochi anni dopo Iglesias (come Villa di Chiesa) e Cagliari (come Castel de Càller e in seguito solo Càller), che l'avevano ottenuto il 7 giugno e il 25 agosto del 1327.

Tale titolo fece seguito al diritto di mantenere i propri statuti comunali, ottenuto il 7 maggio 1323 da Giacomo II di Aragona, sebbene mutati nell'estensione dei privilegi barcellonesi. La città, ammessa così all'unione perpetua alla Corona, fondò il proprio status giuridico sugli speciali privilegi concessi dal sovrano. Questo portò ad una mutazione del diritto locale in favore di quello straniero, dove al modello comunale podestarile italiano venne sostituito il modello barcellonese: alla figura del podestà venne affiancata quella del vicario, limitandone la precedente totale giurisdizione, la nomina come la retribuzione divenne regia, la carica a tempo indeterminato e aperta anche ai feudatari. La carica di Governatore poi si intese estesa all'intero Capo di sopra.

Titolo di Città Regia - nastrino per uniforme ordinaria
— 20 agosto 1331

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Particolare della cupola della chiesa di Santa Maria di Betlem
Chiesa di Santa Caterina (XVI secolo)

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Casa Montanyans (XV secolo)
Palazzo Giordano

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Mura medievali con gli stemmi di Sassari, Genova e del podestà
  • Mura di Sassari, costruite nel XIII secolo, cingevano la città intervallate da 36 torri di cui ne rimangono solo 6, tra le quali l'unica torre tonda detta anche Turondola accessibile da piazza Università. Le mura sono visibili lungo il perimetro della città medioevale, ed in particolare in corso Vico, corso Trinità e via Torre Tonda.
  • Castello di Sassari, del 1330. Costruito dagli aragonesi, fu demolito nel 1877 e nell'area dove esso sorgeva fu in seguito edificata la caserma La Marmora, sede della Brigata Sassari e ricavata l'omonima piazza. Gli scavi archeologici nella piazza hanno portato alla luce le fondazioni dell'antica struttura ora in fase in valorizzazione.
Piazza Tola

Piazze[modifica | modifica wikitesto]

Vie[modifica | modifica wikitesto]

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

«Sassari non ha bisogno di formarsi un giardino pubblico,
se le sue circostanze formano un giardino così vario, ameno e vago,
che non potrebbe l’arte far di meglio
[...]»

Parco di Monserrato
Cala della Frana

In città sono presenti vari giardini e parchi, fra i quali i giardini pubblici situati al centro della città fra viale Pasquale Stanislao Mancini e corso Margherita di Savoia, i giardini di via Venezia, i giardini di Monte Rosello, i giardini di via Di Vittorio nel quartiere di Luna e Sole, i giardini di Li Punti, il parco di Monserrato (del XVII-XIX secolo) recentemente restaurato e situato tra la SS 131 e l'asse viario di via Budapest, il parco di Baddimanna, grande pineta nel quartiere di Monte Rosello, e il parco di Bunnari, recentemente riqualificato, che offre un centro polifunzionale, una piscina, la ricostruzione di un villaggio nuragico e i due laghi artificiali del Bunnari, ora in secca.
Inoltre:

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso argomento in dettaglio: Demografia di Sassari.

Abitanti censiti[30]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Vicolo della città vecchia

Al 31 dicembre 2018[31] a Sassari risultavano residenti 4 979 cittadini stranieri. Le principali nazionalità d'origine sono:[31]

La Provincia vanta il primato di rilascio di permessi di soggiorno per residenza elettiva con una media del 18,1%, contro una regionale del 14,4% e una nazionale di appena l'1,7%. È alta la percentuale di stranieri che svolgono un lavoro autonomo, pari al 20,2% contro una media nazionale del 7%, che pone Sassari, e tutta la Sardegna, al primo posto tra le regioni con maggiore imprenditorialità da parte dei nuovi cittadini. I principali settori di occupazione da parte degli stranieri sono l'alberghiero, i servizi alle imprese, le costruzioni, il commercio e i trasporti.[32]

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso argomento in dettaglio: Lingua sassarese e Sardo logudorese.
In arancio la zona di diffusione del sassarese

Oltre all'italiano, espresso comunemente nella variante regionale con innesti locali[33], come nei tre comuni confinanti verso nord si parla il sassarese, lingua di transizione tra il sardo e il corso, essendo non del tutto assimilabile a nessuna delle due e caratterizzata da una componente fondamentale corsa fortemente influenzata dal contiguo sardo logudorese. Le città di Porto Torres, Stintino e Sorso condividono con Sassari la lingua, detta anche "turritano" dal nome del Giudicato di Torres. A Sennori, paese di lingua sarda logudorese, si ha la peculiarità, data la vicinanza con Sorso e Sassari, di avere al plurale solo sostantivi di genere maschile: questo deriva da una reinterpretazione della norma del turritano, nel quale, essendo caduta la distinzione fra desinenze plurali maschili e femminili, i sostantivi hanno un'unica uscita per il plurale (è la desinenza /-i/, in quanto il sassarese non contempla /-e/ atona finale).[34][35] L'uso della lingua sassarese si estende poi nella restante fascia costiera fino alla foce del Coghinas, nella sua variante castellanese di transizione verso il gallurese, nei comuni di Castelsardo, Tergu e Sedini.[36] Nella città di Sassari, tuttavia, non è mai venuto meno l'uso della preesistente lingua sarda e specificamente logudorese, le cui testimonianze moderne più pregiate si trovano sia nei numerosi e preziosi documenti archivistici della Diocesi sia componimenti più pregiati degli scrittori del XVI secolo.

Sull'origine del sassarese vi sono varie teorie. Per esempio, lo storico sassarese Enrico Costa scrive «ai Pisani dobbiamo anche il nostro dialetto, che per la maggior parte è quasi lo stesso che vi si parla oggi - una specie di toscano del secolo XIII - corrotto più tardi da un po' di corso e da molto spagnuolo»[37], mentre per lo studioso Mario Pompeo Coradduzza «il sassarese deriva dalla lingua italiana e, più precisamente, dal toscano antico, poi trasformatosi lentamente in dialetto popolare fin dal secolo XII, quando ancora i borghesi e i nobili parlavano in sardo logudorese. Durante l'età del Libero Comune (1294-1323), il dialetto sassarese non era altro che un pisano contaminato, al quale si aggiungevano espressioni sarde, corse e spagnole; non è quindi un dialetto autoctono, ma continentale e, meglio determinandolo, un sotto - dialetto toscano misto, con caratteri propri, diverso dal gallurese di importazione corsa»[38]: entrambi non sembrano propendere per un'influenza più rilevante del sardo rispetto ad altri apporti linguistici.

Secondo il linguista Mauro Maxia, il fondo toscano del sassarese deriva invece dalla lingua corsa, importata dalle numerose famiglie còrse che si stabilirono in città a partire dal periodo giudicale e che nel XVI secolo avrebbero costituito la maggioranza della popolazione cittadina[24]. Le influenze toscane sul sassarese, evidenziate da altri studiosi, sarebbero quindi indirette e riconducibili alla secolare dominazione pisana della Corsica[39].

Per Antonio Sanna, la lingua che nacque a Sassari divenne patrimonio della popolazione e della classe mercantile, venendo oggi considerata un idioma a sé stante[40]. Anche il linguista Leonardo Sole rimarca come il sassarese sia una lingua a sé stante sostanzialmente di origine sarda[41][42], tesi ripresa da altri studiosi tra cui Massimo Pittau.[43]

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Faradda di li candareri[modifica | modifica wikitesto]

Discesa dei candelieri
Lo stesso argomento in dettaglio: Faradda di li candareri.

Il 14 agosto a Sassari è festha manna, ovvero "festa grande": la città è attraversata dalla Faradda di li candareri (discesa dei candelieri), una processione che viene conclusa da una cerimonia sacra per sciogliere il voto alla Vergine Assunta che, nel XVI secolo salvò la città dalla peste, che vede i cittadini distribuiti tra i diversi gremi (corporazioni medievali di arti e mestieri), portare sulle spalle i candelieri riccamente ornati per le vie della città, danzando fino alla chiesa di Santa Maria di Betlem. Tale festa è molto sentita dalla popolazione che per l'evento si riversa per le vie del centro storico dal primo pomeriggio sino a tarda notte. Le varie piazze sono invase da musica e canti ma dominante rimane il rimbombo dei tamburi che accompagna la "discesa" dei gremi con i candelieri in spalla.

La Cavalcata Sarda[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1711, anno citato da Enrico Costa, la città è teatro anche della Cavalcata sarda, che dal 1951 è organizzata con cadenza annuale nella penultima domenica di maggio. La manifestazione, a carattere laico, consiste nella sfilata di gruppi folcloristici provenienti da varie zone della Sardegna che, appiedati o a cavallo e indossando i propri costumi tradizionali, mostrano al pubblico aspetti etnografici ed enogastronomici della cultura sarda.

Festa del Voto[modifica | modifica wikitesto]

Molto sentita è la cosiddetta Festa del Voto, che si svolge l'ultima domenica di maggio, in ricordo del voto che, durante l'ultima guerra mondiale, fece l'allora arcivescovo di Sassari, Arcangelo Mazzotti, davanti all'antico simulacro della Madonna delle Grazie di San Pietro in Silki, trasportato, nel 1943, per un settenario di preghiera speciale nella Primaziale cittadina nonostante i timori dei bombardamenti. L'arcivescovo promise solennemente che ogni anno si sarebbe svolta una processione, dal duomo alla chiesa di San Pietro, se Sassari fosse stata risparmiata. In città in effetti non si subì alcun bombardamento ma solo pochi danni irrilevanti alla Stazione Ferroviaria, al contrario di Alghero o Cagliari[44].

Costume tradizionale[modifica | modifica wikitesto]

Costume di Sassari

Nel 2002 è stato ricostruito un costume tradizionale, quello rosso degli ortolani di Sassari, sulla base della documentazione iconografica esistente, per quanto frammentaria e lacunosa, e facendo riferimento all'immigrazione popolare dal Logudoro, specie dai centri prossimi alla città.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Università[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso argomento in dettaglio: Università degli Studi di Sassari.
Sede centrale dell'Università

L'Università degli Studi di Sassari istituita tra il 1562 e il 1617 è tradizionalmente votata allo studio del diritto, dell'agraria e della veterinaria, con posizioni di rilievo nella classifica stilata annualmente dal Censis, che considera come fattori di valutazione produttività, capacità d'attrazione, qualità della ricerca, offerta formativa e relazioni internazionali. Sassari è sede di un master in giornalismo riconosciuto dall'Ordine dei giornalisti e dalla Federazione Nazionale Stampa Italiana. Nel 2012 l'università sassarese ha celebrato i suoi primi 450 anni di storia e per l'occasione il 21 febbraio il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è andato appositamente a Sassari per visitare l'ateneo cittadino.

La città è anche sede di un'accademia di belle arti e di un conservatorio di musica.

Nei giorni 4 e 5 dicembre 2014 l'Università di Sassari ha ospitato la dodicesima edizione del Premio nazionale dell'innovazione.

Scuole secondarie[modifica | modifica wikitesto]

Sono presenti diversi istituti di istruzione secondaria superiore, ad indirizzo umanistico, scientifico, tecnico e professionale:

Media[modifica | modifica wikitesto]

Stampa[modifica | modifica wikitesto]

Il quotidiano storico della città è La Nuova Sardegna, fondato nel 1891 da Enrico Berlinguer, nonno dell'omonimo segretario del PCI, e ora della società SAE Sardegna spa.

Il 26 marzo 1896 uscì un altro quotidiano cittadino Il Giornale di Sardegna che, per una breve parentesi, si affiancò e si contrappose a La Nuova Sardegna. Di orientamento conservatore, filomonarchico, antirepubblicano, antisocialista, la concorrenza vincente de La Nuova Sardegna ne determinò la chiusura che avvenne il 31 marzo 1900[45].

Nel 1924 iniziò le pubblicazioni L'Isola, un quotidiano fascista, che dal 1939 ebbe anche una pagina giovanile che divenne pubblicazione autonoma col titolo Intervento. Caduto il regime, si ebbe un graduale processo di defascistizzazione del giornale fin quando nel 1947 la testata cessò le pubblicazioni[46].

Nel 1981 iniziò le pubblicazioni L'Isola (quotidiano 1981), un quotidiano nato in alternativa a La Nuova Sardegna di Carlo Caracciolo, nel volgere di un anno interruppe le pubblicazioni[47].

Negli ultimi decenni, diversi editori hanno tentato senza successo l'apertura di un secondo quotidiano cittadino, come il Quotidiano di Sassari negli anni novanta, Il Sardegna Rosso appartenente del gruppo E Polis, fondato nel 2005 e chiuso nel 2010, infine l'edizione locale di Metro attiva dal 2010 e fermata nell'estate 2012.

Fra i periodici attivi troviamo L'Occasione[48] dal 1982, Sassari & Hinterland[49] dal 1996, Piazzaffari[50] dal 1998, Qui Sardegna Nord dal 2001, e SassariCity dal 2012.

Fino al 2012 si stampava Il sassarese, fondato nel 1973, fino alla scomparsa del direttore e fondatore Pino Careddu nel gennaio 2008 si stampava Sassari Sera, fondato nel 1961 e fino al 1886 si stampava il periodico La Stella di Sardegna, fondato nel 1875 da Enrico Costa. In città sono presenti diversi editori, fra cui Carlo Delfino Editore, Tipografia Gallizzi, Edizioni Segnavia, Isola Felice, Composita, Stampacolor, EDES Edizioni Democratiche Sarde, J. Webber Editore e Mare Nostrum Editrice.

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

In città è presente una sede distaccata della Rai, di Videolina e gli studi delle emittenti Canale 12, TeleGì, LiberaTV, TeleSassari.tv.

Radio[modifica | modifica wikitesto]

Tra le emittenti radiofoniche gestite per intero a livello locale si segnalano Radio Antenna 2000.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Museo Archeologico Nazionale G.A. Sanna

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Teatro civico

Sono attualmente presenti sei teatri: il Teatro Verdi, il Teatro Ferroviario, il Teatro Civico, il Teatro Smeraldo, il CineTeatro Astra e il nuovo Teatro Comunale. Esiste una lunga tradizione di recitazione in vernacolo sassarese, con decine di spettacoli in cartellone ogni anno e diverse compagnie attive, fra cui "Paco Mustela", "La Quinta", "La Frumentaria" e "Teatro Sassari". Altre compagnie attive in città sono la "Compagine Teatrale Ouroboros", i "Meridiano Zero", "Theatre En Vol", "S'Arza" e "Gurdulù Teatro", oltre a un Teatro Stabile d'innovazione per l'infanzia e la gioventù (ex teatro ragazzi) della compagnia "La botte e il cilindro" e dal 2007 un teatro di prosa in lingua italiana, "Arts Tribu". Quest'ultimo gestisce la Scuola di Teatro della Città di Sassari.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

La città è sede dal 2006 del Sardinia Film Festival, premio cinematografico internazionale dedicato al cortometraggio. Nel 2012 le opere presentate, tra cui cortometraggi di fiction, animazione, documentari, videoarte e sperimentali, sono state circa mille, rappresentate da registi provenienti da sessanta nazioni.

Nel 2000 è stato girato in città il film Un delitto impossibile del regista Antonello Grimaldi tratto dal romanzo Procedura di Salvatore Mannuzzu, già vincitore del premio Viareggio. Nel 2007 il regista Malachi Bogdanov ha girato interamente nel centro storico di Sassari The Mandrake Root, dall'opera di Machiavelli La mandragola. Nel 2013 è stato girato in città il film drammatico Perfidia, del regista sassarese Bonifacio Angius, che ha partecipato all'edizione 2014 del Festival di Locarno.

In città sono state girate alcune scene del film d'esordio del trio comico Pino e gli Anticorpi Bianco di Babbudoiu, uscito nelle sale cinematografiche nel marzo del 2016.

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso argomento in dettaglio: Canzone sassarese.

Fra i principali cantautori in sassarese troviamo Ginetto Ruzzetta, Tony Del Drò, Giovannino Giordo, Franco Russu, Trio Latte Dolce e i gruppi Trio Folk "Sassari in casthurina" e La cumpagnia. In città si sono sviluppati gruppi di musica leggera di fama nazionale, come i Bertas e i Tazenda, che hanno partecipato al Festival di Sanremo, più altri gruppi come il Coro degli Angeli. In ambito jazz spicca il musicista, compositore e membro della prestigiosa Recording Academy (Grammy Awards) Roberto Tola, passato alla ribalta della critica internazionale negli ultimi anni[66], grazie a molteplici premi internazionali vinti per la sua attività musicale, in tutto il mondo, fra cui l'Independent Music Awards, l'Hollywood Music Awards ed il Global Music Awards.

Sassari offre inoltre un panorama di associazioni che hanno ricevuto importanti riconoscimenti a livello internazionale, come il Corpo bandistico Luigi Canepa, la più antica formazione bandistica sassarese, fondato alla metà del 1800 come banda civica dallo stesso illustre compositore, l'Associazione Corale Luigi Canepa il più antico gruppo corale in Sardegna, l'Associazione polifonica Santa Cecilia e il coro dell'Associazione musicale "Gioacchino Rossini". Il conservatorio cittadino è intitolato al musicista e compositore Luigi Canepa.

Dal 1942, l'Ente concerti Marialisa De Carolis è responsabile per la tradizionale stagione lirica che fino al 2011 era ospitata nello storico Teatro Verdi. Per la 69ª stagione lirica, l'opera Roméo et Juliette di Charles Gounod ha inaugurato nell'ottobre 2012 il più grande e tecnologicamente avanzato teatro comunale di piazza Cappuccini, spazio che dominerà la nuova cultura musicale di Sassari. Inoltre, nel panorama jazzistico, la città è sede dell'Orchestra Jazz della Sardegna la quale organizza Scrivere in Jazz, importante concorso di composizione jazzistica, e vari eventi come Time in Sassari, legato al festival Time in Jazz.

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

La cucina tipica sassarese è ricca e variegata, composta da molte pietanze fortemente legate alla tradizione contadina della città ma diffusa e legata anche alle tradizioni dei centri vicini. Le verdure sono infatti regine nella maggior parte delle pietanze locali, assieme alle parti meno pregiate degli animali da macello, in particolare agnello e maiale. Gli ortaggi più conosciuti ed utilizzati della cucina sassarese sono la melanzana (mirinzana), la cipolla (ziodda) e le fave (faba).

Tra i primi piatti troviamo la mineshtra e fasgiori o mineshtra e patati, una zuppa preparata con fagioli, patate, lardo, finocchietto selvatico e pomodori secchi. La classica fabadda viene tradizionalmente preparata nel periodo di carnevale: è una zuppa molto densa a base di fave secche, cavolo, finocchi, cotenna e carne di maiale. In genere è consumata in occasioni conviviali, con larga presenza di parenti o amici. Tra i primi a base di pasta ricordiamo i giggioni, ossia gli gnocchi conditi con sugo di salsiccia. Altri piatti a base di verdure sono le fave cotte a ribisari, cioè lessate e condite con aglio e prezzemolo; e i carciofi, preparati tradizionalmente con le patate (ischazzofa e patati).

Tra i secondi piatti, principalmente a base di carne, troviamo la cordula con piselli, un piatto preparato con le interiora dell'agnello avvolte nell'intestino e cotte con piselli, cipolle e salsa di pomodoro; la trippa cotta nel sugo di pomodoro da mangiare spolverata di abbondante pecorino grattugiato; i pedi d'agnoni, ovvero i piedini dell'agnello cotti in salsa di pomodoro oppure con solo aglio e prezzemolo. Un posto importantissimo, ma peculiare in realtà dell'attiguo centro di Ossi, occupano le chiocciole (spesso chiamate lumache) nelle loro varie pezzature: dalle lumachine "Theba pisana"(ciogga minudda) lessate con delle patate, alle lumache "Eobania vermuculata" (ciogga grossa) preparate con un sugo piccante o con aglio a prezzemolo- i lumaconi "Helix aspersa" (coccoi) che vengono serviti ripieni di un impasto di formaggio, uova, prezzemolo spezie e pangrattato. Non mancano le monzette (lett. "suorine" per via del cappuccio bianco a chiusura del guscio), cotte in padella con aglio, olio, prezzemolo.

Il piatto tipico più conosciuto è invece lo ziminu, zimino, cotto in grabiglia, cioè le interiora del vitello come diaframma (parasangu), intestino (cannaculu), cuore, fegato e milza, cotte in graticola sulla brace. Alla brace vengono preparate anche le sardine, anche queste molto apprezzate dai sassaresi.

Tra i dolci, oltre a quelli tipici della Sardegna settentrionale come papassini, tiricche e seadas, sono proprie della città e dei dintorni le frittelle lunghe (li frisgiori longhi o "sas frigjolas"): preparate principalmente durante il carnevale, sono fatte di un impasto di farina, acqua, zucchero, anice e scorza d'arancia grattugiata, fritto in forma di lunghi cordoni. Piatto tipico "adottato" è la fainé genovese. È ottenuta da un impasto molto semplice di farina di ceci, olio, acqua e sale (spesso arricchita da più ingredienti a piacere come le cipolle o le salsicce), cotta in teglia ad alta temperatura e servita già tagliata, spesso con pepe nero tritato. Viene preparata in alcuni locali tipici (dove è l'unico piatto servito) ma anche in molte pizzerie e paninoteche.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Il centro di Sassari visto da monte Oro: sullo sfondo Osilo e l'Anglona, in basso il tracciato della strada provinciale ex SS 131

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso argomento in dettaglio: Urbanistica di Sassari.

Suddivisioni storiche e amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso argomento in dettaglio: Suddivisioni di Sassari.

La città era suddivisa in dieci circoscrizioni, ridotte a sei dalle elezioni comunali del 3 maggio 2000 e a quattro dalle elezioni del 31 maggio 2010. Dalle elezioni amministrative del 25 maggio 2014 è rimasta una sola circoscrizione, la Circoscrizione Unica, che rappresenta il territorio della Nurra di Sassari.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo della Presidenza del Banco di Sardegna
Centrale termoelettrica EPH di Fiume Santo

L'economia della città è incentrata sul terziario avanzato, in particolare nei servizi al territorio, la grande distribuzione e la gestione amministrativa del nord Sardegna; la grande industria è localizzata in località Fiume Santo ove è presente una centrale termoelettrica, mentre numerose sono le piccole e medie imprese, dislocate nell'area industriale di Predda Niedda, di Muros e nel nuovo insediamento produttivo di Truncu Reale, sito a poca distanza dal complesso petrolchimico di Porto Torres. Notevole importanza ha assunto il settore finanziario che vede Sassari sede delle principali banche dell'isola, il Banco di Sardegna e la Banca di Sassari, oltre che della Sardaleasing, leader nella locazione finanziaria.

Nel territorio sono ancora in attività produzioni agricole tradizionali come quella olearia, ortofrutticola, vinicola, casearia e tessile.[68] È sede di numerosi enti di ricerca (come quelli universitari, del CNR, l'Istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna, il Servizio agro-meteorologico della Sardegna, l'Agenzia regionale per la protezione ambientale, l'Istituto zootecnico caseario della Sardegna, l'Ufficio studi della Confcommercio) ed istituzioni locali.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso argomento in dettaglio: Trasporti a Sassari.

Strade[modifica | modifica wikitesto]

La SS 131 Carlo Felice collega Sassari con Porto Torres, con il centro e con il sud della Sardegna. La SS 597 di Logudoro collega la città al Monteacuto, alla Gallura e ad Olbia, mentre la SS 291 della Nurra la collega ad Alghero. La SS 672 Sassari-Tempio a scorrimento veloce collega invece Sassari a Tempio Pausania, costituendo una variante del tortuoso tracciato della SS 127 Settentrionale Sarda che attraversa l'Anglona, dalla quale prende il nome anche la SS 200 dell'Anglona, che raggiunge Sennori, Sorso e Castelsardo. La Strada Provinciale 15/M a scorrimento veloce collega Sassari con Ittiri.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Le singole voci sono elencate nella Categoria:Stazioni ferroviarie di Sassari.
Stazione ferroviaria e Tram Sirio

Sassari è attraversata dalla ferrovia Ozieri Chilivani-Porto Torres Marittima di RFI, su cui Trenitalia esercita relazioni con Olbia, Cagliari (entrambe con snodo ad Ozieri-Chilivani) e Porto Torres. È inoltre collegata ai vari comuni limitrofi tramite linee regionali a scartamento ridotto (ARST). Queste ferrovie, sono non elettrificate, e l'intero parco rotabile è costituito da automotrici e locomotori a trazione termica (diesel). I collegamenti principali sono con Alghero e con Sorso, più uno esclusivamente turistico con Tempio e Palau. Numerose le stazioni attive sia in città che nella sua periferia per il servizio di trasporto pubblico. Presso la stazione centrale di Sassari è esistente anche un centro intermodale merci, che consente la movimentazione dei container tra il gommato ed il ferroviario, sebbene non in uso dal 2011.

Aeroporti[modifica | modifica wikitesto]

Lo scalo aeroportuale a cui fa riferimento la città è l'Aeroporto Internazionale di Alghero-Fertilia, distante 25 km

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

Minibus dell'ATP nel centro storico

I trasporti urbani e interurbani di Sassari vengono svolti con autoservizi di linea gestiti dall'Azienda Trasporti Pubblici Sassari (ATP).

La tranvia di Sassari è gestita dall'ARST. La prima linea della metrotranvia, inaugurata il 27 ottobre 2006, collega il quartiere di Santa Maria di Pisa alla stazione, all'Emiciclo Garibaldi ed alle Cliniche Universitarie.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Ducale, sede del Comune
Gonfalone comunale
Lo stesso argomento in dettaglio: Sindaci di Sassari.

Consolati[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi folcloristici[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi artistici[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Baseball e softball[modifica | modifica wikitesto]

Serie C1: S.S.D. Yellow Team Sassari Baseball
Serie B: A.S.D. Black Sheep Baseball & Softball Sassari

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

Serie C: S.E.F. Torres 1903, che ha visto la semifinale play-off per l'accesso alla Serie B come massimo risultato conseguito sul campo.
Serie D: Sassari Calcio Latte Dolce (che porta il nome dell'omonimo quartiere)
Eccellenza: Li Punti.
Promozione: Lanteri Sassari
Prima categoria: Campanedda, San Paolo
Seconda Categoria: Treselighes, Ottava
Terza Categoria: U.S.D. Wilier,Fulgor Sassari, ASD Centro Storico, Caniga, Santa Maria di Pisa, Sporting Sassari, Marzio Lepri, Gymnasium Sassari, Deportivo Baddelonga
Serie B femminile: Sassari Torres Calcio Femminile, vincitrice di 7 scudetti, 8 coppe Italia e 7 supercoppe italiane
Serie C1 maschile Calcio a 5: Ichnos Calcetto Sassari, fondata nel 1998

Equitazione[modifica | modifica wikitesto]

Società Ippica Sassarese

Karate[modifica | modifica wikitesto]

Shotokan Karate Club Sassari

Kendō[modifica | modifica wikitesto]

Shardana Kendo Sassari

Lotta[modifica | modifica wikitesto]

Athlon Sassari

Judo[modifica | modifica wikitesto]

Judo Club Torres

Muay thai[modifica | modifica wikitesto]

A.S.D. Accademia Moros
TARANTINI Kai Muay Fight Club Muay Thai Boxing
A.S.D Ajna Arana Canoligo Muay Thai Boxing

Nuoto[modifica | modifica wikitesto]

SPORTER Sassari
A.P.D. Sport Full Time Sassari

Scherma[modifica | modifica wikitesto]

A.S.D. Circolo schermistico sassarese
A.P.D. Sport Full Time Sassari

Pallacanestro[modifica | modifica wikitesto]

Serie A (maschile): Dinamo Basket Sassari, vincitrice di uno Scudetto italiano, 2 Coppe Italia, 2 Supercoppe e una FIBA Europe Cup
Divisione Nazionale C (maschile): Sant'Orsola Sassari
Serie C regionale (maschile): SEF Torres Sassari
Serie D regionale (maschile): Dinamo 2000 Sassari
Serie A3 (femminile): Sant'Orsola Team 98 Sassari
Serie A-1 Pallacanestro in carrozzina: Anmic Sassari, vincitrice di sei scudetti.

Pallamano[modifica | modifica wikitesto]

Serie A1 maschile: Handball Sassari
Serie A2 maschile: Verdeazzurro Sassari
Serie A2 femminile: Lions Sassari 2012

Pallavolo[modifica | modifica wikitesto]

Serie B italiana di pallavolo maschile:Silvio Pellico 3P
Serie C regionale femminile: Silvio Pellico 3P
Serie D provinciale femminile: San Giuseppe e Orion Sassari
1°,2ª e 3ª divisione: Punto Volley

Pugilato[modifica | modifica wikitesto]

Boxing Club Domenico Mura

Rugby[modifica | modifica wikitesto]

Serie C: ASD Rugby Sassari
Serie C: Bulldog Rugby Club Sassari

Scacchi[modifica | modifica wikitesto]

Serie A2-B e C: A.S.D. Scacchi Torres

Softball[modifica | modifica wikitesto]

Serie B femminile: A.S.D. Sassari Baseball Softball Club

Tennis[modifica | modifica wikitesto]

Serie A2 maschile: Torres Tennis Sassari

Tennistavolo[modifica | modifica wikitesto]

Campionati Nazionali Serie A2, B2, C1 maschile: ASD Tennistavolo Sassari
Campionati Nazionali Serie A2, B femminile: ASD Tennistavolo Sassari
Campionati Nazionali Serie A2 Paralimpica: ASD Tennistavolo Sassari

Tiro con l'arco[modifica | modifica wikitesto]

A.S.D. Arcieri Torres Sassari

Tiro a segno[modifica | modifica wikitesto]

Tiro a Segno Nazionale - Sezione di Sassari
Palasport Serradimigni

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Eventi sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Antonio Meloni, La Madonnina delle grazie protegge l’intera diocesi, La Nuova, 28 maggio 2018
  2. ^ a b Bilancio demografico mensile anno 2023 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT, 29 marzo 2024. URL consultato il 2 aprile 2024.
  3. ^ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  4. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  5. ^ Luciano Canepari, Sassari, in Il DiPI: dizionario di pronuncia italiana, Bologna, Zanichelli, 2009, ISBN 978-88-08-10511-0.
  6. ^ LA PUISIA IN SASSARI. URL consultato il 19 febbraio 2017 (archiviato dall'url originale il 20 febbraio 2017).
  7. ^ TOGO Dizionario Italiano-Sassarese, su togo.sassari.tv. URL consultato il 19 febbraio 2017.
  8. ^ «Corraine, a cadaunu s'arte sua» - Regione - la Nuova Sardegna, in la Nuova Sardegna, 25 giugno 2011. URL consultato il 19 febbraio 2017.
  9. ^ Toponimi della Sardegna settentrionale (PDF), su luigiladu.it.
  10. ^ Piano Strategico Intercomunale, su comune.sassari.it (archiviato dall'url originale l'11 ottobre 2012).
  11. ^ Sardegna Arpa, su sar.sardegna.it.
  12. ^ Sassari tra le 10 città con il clima migliore al mondo, in La Nuova Sardegna, 23 marzo 2014. URL consultato il 18 ottobre 2014.
  13. ^ Massimo Pittau, Significato e origine del toponimo Sassari, su pittau.it, 2 luglio 2008.
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  16. ^ Oggi custodito nella sala manoscritti della biblioteca dell'Università degli Studi di Sassari
  17. ^ I Condaghi, su sardegnacultura.it. URL consultato il 25 febbraio 2017.
  18. ^ Gli Statuti sassaresi, su sardegnacultura.it. URL consultato il 25 febbraio 2017 (archiviato dall'url originale il 3 febbraio 2018).
  19. ^ a b John Day, L'economia della Sardegna catalana in AA.VV, I Catalani in Sardegna, 1984
  20. ^ Giuseppe Meloni, Sassari tra Genova e Aragona, in "Atti del Convegno di studio: Gli Statuti Sassaresi, economia, società, istituzioni a Sassari nel medioevo e nell'età moderna, Sassari, 12-14 maggio, 1983", Sassari, 1987
  21. ^ a b L'economia a Sassari dal Medioevo all'età moderna. Contributo archeozoologico (PDF), su core.ac.uk. URL consultato il 17 dicembre 2023.
  22. ^ Francesco Cesare Casula, p.372.
  23. ^ Massimo Guidetti, Storia dei sardi e della Sardegna, Volume 3 p.55-56
  24. ^ a b Mauro Maxia, p.83-111, 243-251.
  25. ^ Come la rivolta cagliaritana del 28 aprile 1794
  26. ^ a b c Francesco Cesare Casula, La Storia di Sardegna, Sassari, Carlo Delfino Editore, marzo 1998, ISBN 88-7741-760-9, pagine=468.
  27. ^ a b c Francesco Cesare Casula, La Storia di Sardegna, Sassari, Carlo Delfino Editore, marzo 1998, pp. 470, ISBN 88-7741-760-9.
  28. ^ Manlio Brigaglia, La fucilazione di Efisio Tola che leggeva «libri sediziosi», in Corriere della Sera, 25 settembre 2010, p. 17. URL consultato il 19 gennaio 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2016).
  29. ^ Sergio Serra, Araldica Catalana: lo stemma della città di Alghero (PDF), su revistes.iec.cat, p. 67. URL consultato il 25 aprile 2011.
  30. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
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  33. ^ Federico Spano, Il mix di italiano e dialetto nella lingua nata a Sassari, su lanuovasardegna.it, La Nuova Sardegna, 2019.
  34. ^ Così come non contempla /o/ atona finale, che storicamente si è chiusa in /u/.
  35. ^ Unica eccezione alla chiusura di /e/ atona finale in /i/ sembrerebbe essere il corrispettivo dell'italiano "qualche": in sassarese, si può dire sia calche che calchi.
  36. ^ "Le innovazioni provenienti da Sassari, allora la maggiore città della Sardegna, conquistarono gradatamente le varietà còrse radicate in Anglona, che qui chiamiamo castellanese e sedinese, e questo processo continua tuttora con dinamiche che si colgono agevolmente sia in diacronia che in sincronia..." da Mauro Maxia, Studi storici sui dialetti del Sardegna settentrionale, p. 22
  37. ^ Enrico Costa, Sassari, vol. I, pag. 51, Edizioni Gallizzi, Sassari, 1992
  38. ^ Mario Pompeo Coradduzza, Il sistema del dialetto, Prefazione, Sassari, 2004
  39. ^ Mauro Maxia, Studi sardo-corsi. Dialettologia e storia della lingua tra le due isole, p.58
  40. ^ Sanna A., Il dialetto di Sassari (e altri saggi), Cagliari, 1975
  41. ^ Leonardo Sole, Sassari e la sua lingua.
  42. ^ Lingua sassarese | BRIGATA SASSARI VECCIU, in BRIGATA SASSARI VECCIU, 14 marzo 2014. URL consultato il 25 febbraio 2017 (archiviato dall'url originale il 26 febbraio 2017).
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  44. ^ La Madonna delle Grazie di San Pietro di Silki in Sassari. Origine del culto e Festa del Voto, su sardiniatridentina.blogspot.com. URL consultato il 1º luglio 2020.
  45. ^ Carlo Figari, Il Giornale di Sardegna. Un quotidiano nato quattro volte
  46. ^ Giuseppa Carmela Rita Fois, Giornali e giornalisti (PDF), in La Provincia di Sassari: ambiente, storia, civiltà, Cinisello Balsamo, Edizioni Amilcare Pizzi, 1989 [1987], pp. 189-191.
  47. ^ Andrea Corda, Giovanni Murgia, Laura Pisano, «L’Isola» (1981-1982): il secondo quotidiano di Sassari, in Il giornalismo in Sardegna dall'istituzione della Regione Autonoma ai giorni nostri. Tra conservazione e innovazione, Università degli studi di Cagliari, 2014, pp. 393-394
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  59. ^ Uniss - Museo della scienza e della tecnica - Collezioni, su uniss.it. URL consultato il 5 maggio 2019 (archiviato dall'url originale il 19 settembre 2015).
  60. ^ Uniss - Museo della scienza e della tecnica - Collezioni Archiviato il 10 gennaio 2014 in Internet Archive.
  61. ^ Uniss - Museo della scienza e della tecnica - Collezioni, su uniss.it. URL consultato il 5 maggio 2019 (archiviato dall'url originale il 19 settembre 2015).
  62. ^ Uniss - Museo della scienza e della tecnica - Collezioni Archiviato il 19 settembre 2015 in Internet Archive.
  63. ^ Uniss - Museo della scienza e della tecnica - Collezioni Archiviato il 23 marzo 2015 in Internet Archive.
  64. ^ Uniss - Museo della scienza e della tecnica - Collezioni Archiviato il 19 settembre 2015 in Internet Archive.
  65. ^ Uniss - Museo della scienza e della tecnica - Collezioni Archiviato il 19 settembre 2015 in Internet Archive.
  66. ^ Il chitarrista sassarese Roberto Tola trionfa a New York - Cronaca, su la Nuova Sardegna, 2 aprile 2018. URL consultato il 19 maggio 2019.
  67. ^ Il «gioddu» di famiglia Lo yoghurt sardo nel ricordo di Natalia Ginzburg - La Nuova Sardegna, in Archivio - La Nuova Sardegna. URL consultato il 7 luglio 2017 (archiviato dall'url originale il 16 marzo 2018).
  68. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 3, Roma, A.C.I., 1985, p. 21.
  69. ^ Sassari, gemellaggio artistico con Barcellona, sindaco Ganau concede patrocinio - Adnkronos Sardegna[collegamento interrotto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Pazzona, Sassari nell'Ottocento. Acquerelli inediti di Giuseppe Cominotti (1823-1825), Sassari, EDES, 2009, ISBN 88-6025-040-4
  • Giuseppe Pazzona, Giuseppe Cominotti. Architetto e pittore (1792-1833), Sassari, Delfino, 2011, ISBN 978-88-7138-590-7
  • Giuseppe Meloni, Sassari tra Genova e Aragona, in Atti del Convegno di studio: Gli Statuti Sassaresi, economia, società, istituzioni a Sassari nel medioevo e nell'età moderna, Sassari, 12-14 maggio, 1983, Sassari, 1987
  • Manlio Brigaglia, Salvatore Tola (a cura di), Dizionario storico-geografico dei Comuni della Sardegna, 3 (M-O), Sassari, Carlo Delfino editore, 2006, ISBN 88-7138-430-X. URL consultato il 10 dicembre 2012 (archiviato dall'url originale il 30 settembre 2022).
  • Francesco Floris (a cura di), Grande Enciclopedia della Sardegna, Sassari, Newton&ComptonEditori, 2007. URL consultato il 10 dicembre 2012 (archiviato dall'url originale l'11 giugno 2012).
  • Francesco Cesare Casula, La Storia di Sardegna, Sassari, Delfino, 1994.
  • Mauro Maxia, I Corsi in Sardegna, Cagliari, Edizioni Della Torre, 2006 ISBN 978-88-7343-412-2.
  • Mauro Maxia, Studi sardo-corsi. Dialettologia e storia della lingua tra le due isole, 2ª ediz., Olbia, Taphros 2010.
  • Mauro Maxia, Fonetica storica del gallurese e delle altre varietà sardocorse, Olbia, Taphros, 2012.

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