Cossoine

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Cossoine
comune
Cossoine – Stemma
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Sardegna-Stemma.svg Sardegna
Provincia Provincia di Sassari-Stemma.png Sassari
Amministrazione
Sindaco Sabrina Sassu (lista civica) dal 31/05/2015
Territorio
Coordinate 40°26′50″N 8°42′26″E / 40.447222°N 8.707222°E40.447222; 8.707222 (Cossoine)Coordinate: 40°26′50″N 8°42′26″E / 40.447222°N 8.707222°E40.447222; 8.707222 (Cossoine)
Altitudine 529 m s.l.m.
Superficie 39,17 km²
Abitanti 872[1] (30-11-2014)
Densità 22,26 ab./km²
Comuni confinanti Bonorva, Cheremule, Giave, Mara, Padria, Pozzomaggiore, Romana, Semestene, Thiesi
Altre informazioni
Cod. postale 07010
Prefisso 079
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 090027
Cod. catastale D100
Targa SS
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti cossoinesi
Patrono santa Chiara
Giorno festivo 11 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Cossoine
Cossoine
Posizione del comune di Cossoine all'interno della provincia di Sassari
Posizione del comune di Cossoine all'interno della provincia di Sassari
Sito istituzionale
Santa Chiara

Cossoine (Cossoìne in sardo) è un comune di 872 abitanti della provincia di Sassari. Esso è compreso nella regione storico-geografica del Meilogu, a sua volta sub-regione del Logudoro.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel suo territorio le prime testimonianze della presenza umana risalgono alle civiltà neolitiche per la presenza di diverse domus de janas e tombe dei giganti, nonché di numerosi Nuraghi.

Non mancano testimonianze del passaggio successivo di altri popoli, tra cui i Romani con "Lucentia" o "Castrum Lucentinum" (oggi "Lughentinas") e i Bizantini con l'insediamento di "Kourin".

Nell'XI secolo viene citata per la prima volta la chiesa bizantina di Santa Maria Iscalas nelle cui vicinanze sorgeva il villaggio detto Santa Maria di Curin. Non appare chiaro che il nome di questa località, di apparente orgine greca, sia relazionato con quello di Corsein, con cui in alcune mappe geografiche medievali viene indicato per la prima volta il villaggio dove sorge ora l'odierno comune, poi evoluto in Cossein e quindi nell'odierno Cossoine, in seguito alle distorsioni dovute alle stratificazioni linguistiche in sequenza dei dominatori catalani, castigliani e italiani . Secondo una interpretazione etimologica questo nome deriverebbe da "cossu", forse ad indicare "corso", ossia abitante della Corsica[2]. Questa interpretazone sarebbe surrogata anche dall'alta frequenza nel Paese del cognome Unali, che deriva da Gunale, una curatoria del Giudicato di Gallura storicamente abitata da tribù corse.

Durante il medioevo Cossoine fece parte del giudicato di Torres, per poi passare alla famiglia genovese dei Doria nel XIII secolo. Dopo alterne vicende Cossoine passò dal giudicato di Arborea agli aragonesi alla metà del XIV secolo. Per tutto il periodo aragonese-spagnolo il paese fu sotto il controllo di diverse famiglie di feudatari iberici fino al 1839, quando in periodo sabaudo fu abolito il feudalesimo.

Fino all'Ottocento il paese era lo spauracchio dei parroci della sede vescovile per la sua inospitalità all'autorità spirituale e il cattolicesimo era praticato prevalentemente dalle famiglie delle classi alte, mentre le masse popolari aderivano ad un culto distorto con superstizioni e reminiscenze di culti pagani. Il territorio, allora ricco di foreste nei monti e di paludi nelle valli, tra i più selvaggi della provincia di Sassari, era il paradiso dei protagonisti del banditismo locale, quali i fratelli Cabizza del villaggio stesso e Peppino Marceddu di Pozzomaggiore, e anche di altri latitanti, come il famigerato Francesco Derosas di Usini.

Nel Novecento il progresso delle comunicazioni portò il villaggio ad un certo grado di sviluppo economico e sociale. Il quasi completo abbattimento degli alberi durante la costruzione della ferrovia impedì ogni futuro insediamento di banditi, tanto che Cossoine restò immune dal fenomeno dei sequestri di persona, che nell'isola invece aumentavano insieme allo sviluppo economico.

Dopo alcuni decenni le migliori condizioni nutritive e sanitarie portarono come rovescio della medaglia ad un eccesso di popolazione, che a partire dagli anni cinquanta provocò inevitabilmente una notevole emigrazione, soprattutto in Argentina, Nord Italia e Nord Europa.

A partire dagli anni ottanta si aprì per Cossoine una stagione di notevoli cambiamenti sociali ed urbanistici, i quali garantirono al paese un profondo rinnovamento e ad una maggiore emancipazione economica. Tali miglioramenti furono portati avanti dalle amministrazioni e dalle numerose associazioni caratterizzate dalla forte presenza dei giovani di Cossoine.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Luoghi di interesse naturalistico[modifica | modifica wikitesto]

  • grotta di Mammuscone, che nel Medioevo era considerata dalla credulità popolare la porta dell'Inferno: si dice che per ordine del clero o dei feudatari locali (nobili iberici di ascendenze germaniche) vi venissero gettate le adultere, i vecchi non più utili ai lavori di campagna ormai incapaci di pagare corvè e decime, e soprattutto le coppie che si rifiutavano di sottostare allo Ius primae noctis, che veniva crudelmente imposto a tutte le donne. È probabilmente questo terribile istituto giuridico il motivo per cui oggi gli abitanti di Cossoine (soprattutto quelli delle famiglie di più antico radicamento e meno miste con forestieri) presentano una statura più alta, tratti sottili, occhi chiari e una complessione generale meno mediterranea rispetto al circondario; sono presenti addirittura i capelli rossi con una frequenza davvero anomala per l'isola.

Queste caratteristiche vanno di pari passo con la quasi totalità di cognomi sardi, per cui risulta difficile trovare spiegazioni alternative a un'effettiva attuazione storica dello Ius primae noctis.[senza fonte]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Cossoine è citato in diverse fonti storiche per una singolare caratteristica dei suoi canti: al contrario della comune consuetudine sarda di un canto a tenore esclusivamente maschile, in questo villaggio esisteva una tradizione femminile, che da più di un secolo è andata irreversibilmente persa.

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Ha dato i natali allo scrittore Gavino Cossu (1844-1890), fra i massimi esponenti del romanzo storico in Sardegna. Cfr., tra l'altro, G. Cossu, Il Colle del Diavolo, Cargeghe, Documenta-Biblioteca di Sardegna, 2007, con "Prefazione" di C. Piana (riedizione dell'opera Il Colle del Diavolo ovvero Lupo Doria-Malaspina marchese di Bonvhei. Tradizione popolare sarda del secolo XIII, Cagliari, Tipografia del Corriere di Sardegna, 1869); G. Deriu, "Il Colle del Diavolo" di Gavino Cossu tra realtà e finzione, in LibroSardo 4/03, Cargeghe, Documenta-Biblioteca di Sardegna, 2008.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

L'economia del Paese era fino all'Ottocento tradizionalmente imperniata sulle colture cerealicole e leguminose, grazie alla feracità dei suoli vulcanici. Oggi si basa quasi esclusivamente sull'allevamento.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Sindaco Partito Carica Note
1980 2000 Sebastiano Piras Sindaco
2000 2010 Antonia Sotgiu Sindaco
2010 2015 Alfredo Unali Sindaco
2015 in carica Sabrina Sassu Sindaco

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2014.
  2. ^ Comunas, Storia di Cossoine
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • M. L. Chicconi (a cura di), Raccontando Cossoine, con "Presentazione" di A. Sotgiu, Cargeghe, Documenta, 2009.
  • G. Deriu, scheda "Cossoine", in Studio sui centri storici medioevale del Meilogu, Bonorva, Comunità Montana N. 5, 1991, ora in L'insediamento umano medioevale nella curatoria di "Costa de Addes", Sassari, Magnum, 2000. Attenzione: la chiesa di sca. Maria de Curin, citata a proposito dei termini della domo de Teclata (Il Condaghe di San Pietro di Silki, 311), non deve affatto essere identificata con Santa Maria Iscalas (Cossoine), come qualche storico ha opinato, bensì con Santa Maria di Curos (Villanova Monteleone).
  • G. Deriu, schede "Androliga", "Monticleta [Montirigheddu?]", "Alchennero" e "Domestica di Zinnigas [Su Tinnialzu]", in G. Deriu - S. Chessa, Semestene ed il suo territorio dal Basso Medioevo agli inizi dell'Epoca Contemporanea, Sassari, Edes, 2003.
  • G. Nurra, Tradizioni e Usanze Popolari di Cossoine, Macomer, Eurografica, 2004.
  • G. Pittalis, Un paese del Logudoro. Cossoine e dintorni nella Storia di Sardegna, Sassari, Magnum, 2004.
  • G. Deriu - S. Chessa, L'assetto territoriale dell'odierno Meilogu dal Basso Medioevo ai nostri giorni, Cargeghe, Documenta, 2011; edizione ebook, Cagliari, Logus Mondi Interattivi, 2012.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN248334955
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